Felice mercoledì sera in poesia “Voleva farsi piccola” Eluard – arte Carrier-Belleuse – canzone “Oh Marie”   Leave a comment





Pierre Carrier-Belleuse – Omnibus








mhbkup
Tutti abbiamo incontrato lo sguardo di qualcuno
e sentito una specie di “riconoscimento”
che avrebbe potuto essere l’inizio di un’amicizia.
Ma poi le luci cambiano, il treno parte,
la folla fa ressa tutto intorno… e non sapremo mai.
Pam Brown

mhbkup




Pierre Carrier-Belleuse




VOLEVA FARSI PICCOLA
Paul Eluard

Voleva farsi piccola
per stare nel suo orecchio
e sussurrargli sempre parole d’amore, 
voleva farsi piccola
per stare nel palmo della mano
o dentro una manica
per farlo sentire meno solo, 
voleva farsi piccola
per stargli sulle labbra
e baciarlo ogni volta che le socchiudeva…




Pierre Carrier-Belleuse – La sorveglianza





a tutti da Orso Tony



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  (Oh Marie… Si tu savais…)
Pierre Carrier-Belleuse – Testo di musica




“Quando 40 inverni” – Questo sublime sonetto di Shakespeare mal si adatta.. in parte.. alle quarantenni di oggi   Leave a comment




Questa volta la poesia di cui desidero parlare,
e che propongo anche alla vostra riflessone,
è del sommo Shakespeare…



Elizabeth Sonrel




QUANDO QUARANTA INVERNI…

Il sonetto di Shakespeare ed una mia piccola riflessione


In questi versi, prima di dare uno sguardo al loro significato,
possiamo subito osservare come l’idea di una donna quarantenne 
piena di rughe (e forse di acciacchi…) oggi stride e stupisce…
anzi ci appare quasi incomprensibile.




Elizabeth Sonrel




Oggi la donna quarantenne è poco più che giovanetta…
e dunque opterei in questo caso,
date le modifiche avvenute nel corso degli ultimi secoli
riguardo alla durata e tenuta della nostra vita,
per una diversa rappresentazione,
delle immagini poetiche del Sommo.

La donna oggi non sarebbe quarantenne ma settantenne
ed il piccolo sarebbe… il nipotino… eh eh.

Se ci guardiamo intorno, anche nel nostro mondo web,
il numero di nonne giovani e pimpanti
è in incredibile e costante aumento…
(ma in verità anche di nonni). 

Fatte queste mie opinabilissime (ma non credo) premesse
passiamo alla poesia.




Elizabeth Sonrel




QUANDO QUARANTA INVERNI
~  Sonetto 2° ~ William Shakespeare ~

Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l’orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch’essi s’adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: “Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni”,
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand’esso nelle tue vene è freddo.




Elizabeth Sonrel




Il grande William consiglia alla donna ultraquarantenne
di non preoccuparsi per lo sfiorir “di sua giovanile gran beltà”
ma anzi d’esser felice dato che la sua grazia
sta passando al/la figlio/a.

(Nella mia versione dalla nonna… al/la nipotino/a)

Però il Sommo, anche stavolta,
nonostante i 40 inverni ormai non siano più validi
ci dona un esempio di profondità di pensiero. 








Non possiamo non scorgere in questi versi 
anche il consiglio d’accettar lo scorrer del tempo
in modo sereno… anche perché diversamente
vivremmo molto male gli anni… 
pochi o molti…c he ci restano.

Infatti se ci fermassimo a rimpianger
la bellezza e la forza della nostra gioventù
che giorno per giorno s’allontana sempre più
rischieremmo di cadere nella depressione.

Come sempre, cari amici,
la mia è una personalissima interpretazione
e come sempre sono curioso di legger
vostre diverse impressioni e valutazioni.

Tony Kospan




F I N E 




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G. G. Savoldo


L’UOMO CHE NON CREDEVA NELL’AMORE – Davvero molto bello questo racconto di M. Ruiz – Cosa ne pensate?   Leave a comment








Perdete qualche minuto a leggere questa storia, è molto bella e mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

Posso dire solo che mi piace molto…. e che mi appare molto meno banale di quanto sembra.

Leggetelo fino alla fine, perché è lì, alla fine, la seconda chiave del racconto.








L’UOMO CHE NON CREDEVA NELL’AMORE
Miguel Ruiz



Voglio raccontarvi una storia molto antica su un uomo che non credeva nell’amore.
Si trattava di un uomo comune, proprio come voi e me, ma ciò che lo rendeva speciale era il suo modo di pensare: 
era convinto che l’amore non esistesse.
Naturalmente l’aveva cercato a lungo, aveva osservato le persone intorno a sé, trascorrendo gran parte della vita in cerca d’amore, solo per scoprire che l’amore non esisteva.
Dovunque andasse, diceva a tutti che l’amore è soltanto un’invenzione dei poeti e delle religioni, usata per manipolare la debole mente umana, per controllare le persone. Diceva che l’amore non è reale, e per questo è impossibile trovarlo quando lo si cerca.
Era un uomo molto intelligente e riusciva ad essere convincente. 
Lesse una quantità di libri, frequentò le migliori università e diventò un rinomato studioso. 
Poteva parlare ovunque, davanti a qualunque pubblico, e la sua logica era inoppugnabile. Diceva che l’amore è come una droga: ti fa sentire bene, ma crea una dipendenza.
E cosa succede se una persona diventa dipendente dall’amore, e poi non riceve la sua dose quotidiana? 
Quell’uomo diceva che la maggior parte dei rapporti d’amore è come il rapporto che c’è tra un tossicodipendente e il suo spacciatore.
Quello dei due che ha il bisogno maggiore è il drogato, e l’altro assume il ruolo dello spacciatore. 
Quest’ultimo è quello che controlla il rapporto.
è una dinamica facilmente osservabile, perché in ogni relazione di solito c’è uno che ama di più e un altro che si limita a ricevere, ad approfittare di chi gli ha donato il suo cuore. è facile vedere come si manipolano a vicenda, tramite le loro azioni e reazioni, proprio come un drogato e uno spacciatore.
Il tossicodipendente, quello che ha il bisogno maggiore, vive con il timore costante di non ricevere la prossima dose d’amore.
Pensa: “Cosa farò se mi lascia?”. 
E tale paura lo rende possessivo. Diventa geloso ed esigente. 
Lo spacciatore comunque può sempre manipolarlo, dandogli dosi maggiori o minori, oppure negandogliele del tutto. 
La persona con il bisogno maggiore si arrende ed accetta di fare qualunque cosa pur di non essere abbandonata.
L’uomo della nostra storia continuava a spiegare a tutti perché l’amore non esiste.
“Ciò che gli uomini chiamano amore è solo una relazione basata sul controllo e sulla paura. 
Dov’è il rispetto? Dov’è l’amore che dichiariamo di provare? Non esiste.”
Le giovani coppie, davanti a un simulacro di Dio, e davanti alle loro famiglie e agli amici, si scambiano una quantità di promesse: di vivere insieme per sempre, di amarsi e rispettarsi l’un l’altro, di restare uniti nella salute e nella malattia. 
Promettono di amare e onorare l’altro… promesse e ancora promesse.
La cosa stupefacente è che credono davvero in ciò che promettono.
Ma dopo il matrimonio, dopo una settimana, un mese o alcuni mesi, le promesse vengono infrante una dopo l’altra.
Scoppia una guerra di potere, di manipolazione, per stabilire chi è il drogato e chi lo spacciatore. 
Pochi mesi dopo le nozze, il rispetto che avevano giurato di mantenere l’uno per l’altra è scomparso. 
Resta il risentimento, il veleno, il modo in cui si fanno male a vicenda, finché ad un certo punto, senza che se ne rendano conto, l’amore finisce.
I due restano insieme perché hanno paura di restare soli, temono i giudizi degli altri e anche i propri. 
Ma dov’è l’amore?
Quell’uomo sosteneva di conoscere molte coppie anziane che avevano vissuto insieme per trenta o quarant’anni, e ne erano molto fiere.
Ma quando parlavano del loro rapporto dicevano: “Siamo sopravvissuti al matrimonio”. 
Ciò significava che uno dei due a un certo punto si era arreso all’altro. 
La persona con la volontà più forte aveva vinto la guerra. Ma dov’era la fiamma che chiamavano amore? 
Si trattavano come una proprietà, l’uno dell’altro. “Lui è mio”. “Lei è mia”.
L’uomo spiegava senza fine tutte le ragioni per cui non credeva nell’esistenza dell’amore, e diceva: “Io ho già vissuto situazioni del genere e non permetterò più a nessuno di manipolare la mia mente, di controllare la mia vita in nome dell’amore”.
Le sue argomentazioni erano logiche e convincevano molte persone.








Poi un giorno, mentre quell’uomo camminava in un parco, vide una bella donna in lacrime seduta su una panchina. 
Si incuriosì e avvicinatosi le chiese se poteva aiutarla.
Potete immaginare la sua sorpresa quando lei rispose che piangeva perché aveva scoperto che l’amore non esiste.
L’uomo disse: “Stupefacente. Una donna che non crede nell’esistenza dell’amore”.
Naturalmente volle subito sapere qualcosa di più.
“Perché dici che l’amore non esiste?” chiese.
“E’ una lunga storia” rispose lei. “Mi sono sposata molto giovane, piena di amore e di illusioni. 
Credevo che avrei condiviso tutta la vita con mio marito. 
Ci giurammo reciprocamente fedeltà e rispetto e creammo una famiglia. 
Ma presto tutto cambiò. Io ero la moglie devota che si occupava della casa e dei bambini. 
Mio marito continuò a seguire la sua carriera. Il suo successo e la sua immagine esteriore per lui erano più importanti della famiglia. 
Smise di rispettarmi e io smisi di rispettare lui. 
Ci facemmo del male a vicenda e un giorno scoprii che non lo amavo più e che neppure lui mi amava. 
Ma i bambini avevano bisogno di un padre e quella fu la scusa che adottai per non lasciarlo, facendo anzi di tutto per sostenerlo.
Ora i bambini sono diventati adulti e se ne sono andati. 
Non ho più scuse per restare con lui. Tra noi non c’è rispetto né gentilezza. 
So anche che se trovassi un altro sarebbe la stessa cosa, perché l’amore non esiste. 
Non ha senso cercare ciò che non esiste e per questo piango”.
L’uomo la comprendeva benissimo. 
L’abbracciò e disse: “Hai ragione, l’amore non esiste. 
Lo cerchiamo, apriamo il nostro cuore, ci rendiamo vulnerabili e troviamo solo egoismo. 
Questo ci fa del male anche quando pensiamo di esserne usciti indenni. 
Non importa quante volte ci proviamo, accade sempre la stessa cosa. 
Perché allora continuare a cercare l’amore?”.
Erano così simili che diventarono grandi amici.
Il loro era un rapporto meraviglioso. Si rispettavano e nessuno dei due cercava di prevalere sull’altro. 
Ogni passo che facevano assieme li rendeva felici. Tra loro non c’era invidia né gelosia, non c’era controllo né possesso.
La relazione continuava a crescere. Amavano stare insieme, perché si divertivano molto. 
Quando erano soli ciascuno sentiva la mancanza dell’altro.
Un giorno, mentre l’uomo era fuori città, gli venne un’idea assurda.
“Forse ciò che sento per lei è amore”, pensò.








“Ma è così diverso da ciò che ho provato in passato. 
Non è ciò che dicono i poeti, o la religione, perché io non mi sento responsabile per lei. 
Non le chiedo nulla e non ho bisogno che si occupi di me. Non sento la necessità di incolparla dei miei problemi. Insieme stiamo bene e ci divertiamo. Io rispetto il suo modo di pensare e lei non mi mette mai in imbarazzo. 
Non mi sento geloso quando è con altri e non invidio i suoi successi. 
Forse l’amore esiste davvero, alla fine, ma non è ciò che tutti credono che sia”.
Non vedeva l’ora di tornare a casa e parlare con la donna, per raccontarle dei suoi strani pensieri. 
Appena cominciarono a parlare, lei disse: “So esattamente a cosa ti riferisci. 
Forse dopotutto l’amore esiste, ma non è ciò che pensavamo che fosse”.
I due decisero di diventare amanti e di vivere insieme, e sorprendentemente le cose tra loro non cambiarono. 
Continuavano a rispettarsi e a sostenersi e l’amore cresceva sempre di più.
Anche le cose più semplici li facevano gioire, perché si amavano ed erano felici. 
Il cuore dell’uomo era così pieno d’amore che una notte accadde un grande miracolo. 
Era intento a guardare le stelle e ne vide una bellissima. Il suo amore era così forte che la stella scese dal cielo e finì nelle sue mani. Quindi accadde un altro miracolo e la sua anima si fuse con la stella.
La sua felicità era intensa, e andò subito dalla donna per mettere la stella nelle sue mani. 
Non appena lo fece, lei ebbe un momento di dubbio: quell’amore era troppo forte. 
Non appena quel pensiero le attraversò la mente, la stella le cadde di mano e si ruppe in un milione di pezzi.
Ora c’è un vecchio che gira per il mondo giurando che l’amore non esiste.
E in una casa c’è una donna anziana che aspetta un uomo, versando lacrime amare per il paradiso che aveva tenuto tra le mani, perdendolo in un momento di dubbio.
Questa è la storia dell’uomo che non credeva nell’amore.
Di chi fu l’errore? Cosa non funzionò?








Fu l’uomo a sbagliare, pensando di poter dare alla donna la sua felicità.
La sua felicità era la stella e l’errore fu quello di mettere la stella nelle mani della donna.
La felicità non viene mai dal di fuori.
L’uomo era felice per tutto l’amore che proveniva da se stesso.
La donna era felice per tutto l’amore che proveniva da lei.
Ma appena lui la rese responsabile della propria felicità, lei ruppe la stella, perché non poteva farsi carico della felicità di un altro essere.
Indipendentemente da quanto lo amasse, non avrebbe potuto renderlo felice, perché non poteva sapere ciò che lui aveva in mente, non poteva conoscere le sue aspettative, i suoi sogni.
Se prendete la vostra felicità e la mettete nelle mani di un’altra persona, prima o poi quella persona la distruggerà.
Se la felicità invece vive dentro di voi, siete voi ad esserne responsabili.
Non possiamo rendere nessuno responsabile della nostra felicità, ma quando andiamo in chiesa e ci sposiamo, la prima cosa che facciamo è quella di scambiarci gli anelli.
Mettiamo la nostra stella nelle mani dell’altro, sperando che ci renda felici e che noi renderemo felici lui, o lei.
Ma indipendentemente da quanto amate un’altra persona, non sarete mai ciò che quella persona vuole che siate.
Questo è l’errore che quasi tutti facciamo fin dall’inizio.
Basiamo la nostra felicità sul partner.
Trovate la vostra stella e tenetela nel cuore… sarà la sua luce a trasmettere l’amore… perché…

L’AMORE ESISTE!







Miguel Ruiz dal libro “La padronanza dell’amore”




Ciao da Tony Kospan





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Gino Bartali – Campione del ciclismo ma anche silenzioso eroe (“Giusto tra le Nazioni”)   Leave a comment

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Mitico e leggendario avversario di Fusto Coppi

la sua fama era sempre rimasta

nel campo del grande ciclismo di un tempo.




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Gino Bartali agli esordi



Soprannominato Ginettaccio

ha infatti rappresentato con Fausto Coppi

un’epoca leggendaria del ciclismo italiano.




Risultato immagine



Famosissima, direi ormai mitica,

è la foto in cui i 2 si passarono la borraccia

ed ancor oggi non si sa per certo chi fu… dei due.







Per aver salvato diverse famiglie ebree dai lager nazisti

ha ricevuto nel 2005 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi

la medaglia d’oro al valor civile (postuma).


Egli aveva fatto delle “corse” segrete… (durante gli allenamenti)

nascondendo nei tubolari della bici falsi documenti

per accreditare una loro diversa identità.


E’ da notare che tutto questo è stato coperto dal silenzio

per circa 50 anni e che mai Bartali ne aveva parlato in pubblico

e solo da una decina d’anni è stato accertato.

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(Ponte a Ema 18.7.1914 – Firenze 5.5.2000)



Il 23 settembre 2013 è stato dichiarato

‘Giusto tra le nazioni’

dallo Yad Vashem”  (Wikipedia)


Ricordiamolo ed omaggiamolo infine

con questo video…

 
 
 
 
 
 .
La sua stella è tra quelle che nel cielo brillano di più…
e non solo per il ciclismo.
 
 
 
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“5 Maggio” – La più nota poesia di Alessandro Manzoni… e la sua storia   Leave a comment





Non possiamo… noi che amiamo la poesia,
nel giorno in cui morì Napoleone,
non ricordare la più grande e la più bella poesia,
benché dubbiosa, scritta dal Manzoni per lui
e che ha per titolo… questa giornata.





(Ajaccio 15.8.1769 – Longwood – Sant’Elena 5.5.1821)




Questa poesia che oltre ad esser nota a tutti,
perché ce la fanno studiare a scuola,
ha anche una notevole valenza storica…
oltre ad esser densa di significati spirituali.




Alessandro Manzoni (Milano 7.3.1785 – Milano 22.5.1873)




Il Manzoni la scrisse quasi di getto (4 o 5 gg)
dopo aver saputo che Napoleone era morto
ma soprattutto perché commosso dal fatto
che si era convertito poco prima di morire…








Il poeta, quando il Bonaparte dominava l’Europa
non era stato tra i suoi ammiratori, anzi,
per cui appare chiaro che questa poesia
in cui ne riconosce comunque la grandezza
(all’epoca Napoleone era amatissimo o odiatissimo)
non poteva certo portar vantaggi allo scrittore milanese.




Questo il foglio su cui fu scritta




In realtà egli si astiene da un preciso giudizio storico
limitandosi a dire… con i mitici versi 31-32
“Fu vera Gloria?
Ai posteri l’ardua sentenza”
frase poi entrata a far parte anche del nostro comune dire.








La poesia fu censurata dalle Autorità Austriache
che governavano all’epoca la Lombardia ma, 
grazie a Goethe, che la fece pubblicare su una rivista tedesca,
ebbe un’eco immediata in tutta Europa. 

Ma ora leggiamola… rileggiamola.








IL CINQUE MAGGIO
Alessandro Manzoni 
 
 Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.
Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.
Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio
e d’indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l’avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.







Tony Kospan




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Buon martedì sera in poesia “Ti guardo e il sole cresce” P. Eluard – arte J. W. Godward – canzone “Al di là”   Leave a comment


 
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John William Godward

 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’amore è come un albero… spunta da sé,
getta profondamente le radici in tutto il nostro essere
e continua a verdeggiare anche sopra un cuore in rovina.
– Victor Hugo –

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John William Godward – L’animale tranquillo


 
 
 
 
TI GUARDO E IL SOLE CRESCE
Paul Eluard
 
Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte

Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore

E’ l’inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell’alba alle porte dell’ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti

Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno


 
 
 
 
John William Godward
 
 
 


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John William Godward
 
 

Betsabea di Rembrandt – Un nudo che imbarazza ma non per il suo erotismo – Storia ed analisi di un dipinto originale   Leave a comment








Questo dipinto, esposto al Louvre, sembra che non possa esser guardato a lungo senza un certo imbarazzo.
Si è notato infatti che le persone, dopo un rapido sguardo, rimangono interdette e perplesse e passano a guardare altri dipinti. 
Per capire questa che è una delle opere più note di Rembrandt ed i motivi del comportamento dei visitatori del mitico Museo bisogna innanzitutto conoscere la storia di Betsabea, una delle più brutte raccontate dalla Bibbia. 










LA STORIA DI BETSABEA


Narrano le Sacre Scritture che un giorno il re Davide, passeggiando sulla terrazza del suo palazzo, vede Betsabea fare il bagno. 
Anche se è a conoscenza che ella è moglie di Uria, uno dei suoi migliori soldati attualmente impegnato in guerra, s’invaghisce di lei, la fa portare nel suo palazzo e la mette incinta.








Davide richiama Uria dalla guerra affinché egli dorma con la propria moglie, ma il soldato si rifiuta di dormire a casa propria e giacere con la donna mentre i suoi uomini patiscono in guerra.
Il piano di Davide di far credere che sia Uria il padre del bambino fallisce. 
Perciò il re comanda al suo generale Joab di sferrare un attacco e ordina di mettere Uria in prima fila. 
Uria muore durante l’attacco e Davide è libero di prendere in moglie Betsabea.
(Wikipedia)









IL DIPINTO


Il dipinto ci mostra la donna che ha appena finito di fare il bagno mentre viene curata per essere pronta all’incontro d’amore con il re.
Anche in questa opera si può notare l’influenza del Caravaggio, pittore all’epoca molto amato in Olanda, sullo stile di Rembrandt soprattutto nell’uso della luce.
Betsabea viene dipinta come donna bene in carne secondo i canoni femminili olandesi del ‘600.
Non mancano poi arredi eleganti e gioielli che abbelliscono sia la scena che la protagonista.
Si può anche notare, in basso a sinistra la classica presenza della mezzana. 
Sembra certo che la modella del dipinto sia stata la compagna dell’artista, Hendrickje Stoffels, scelta da lui al di fuori di ogni convenzione sociale.








IL TURBAMENTO CHE L’OPERA EMANA


Nonostante la bellezza del dipinto, quel che imbarazza chi lo osserva è lo sguardo perso.. vuoto della donna. 
Esso rivela in modo evidente il forte tormento interiore della donna combattuta tra l’amore per il proprio marito e il desiderio di compiacere il proprio re. 
Il dipinto sembra in realtà un racconto o una poesia narrante un conflitto interiore ed il Rembrandt è geniale nel mostrarcelo. 
Il pittore aggiunge un particolare, quello della lettera, di cui non c’è traccia nella Bibbia in quanto l’unica lettera di questa storia è quella mandata dal Re al generale del suo esercito per far morire il marito della donna.
Dunque la lettera è certamente un escamotage che l’artista utilizza per farci entrare nel cuore del significato del dipinto.
Fa ciò dunque  immaginando una lettera a lei inviata o facendo un riferimento “virtuale” alla lettera mandata al generale. 
In ogni caso quel tormento interiore, intenso, forte e quasi doloroso della donna fa sì che passi in secondo piano la bellezza della nudità della donna.

Tony Kospan




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Ripped Note




FONTI: Tomaso Montanari – Il Venerdì di Repubblica ed altri siti web




Rembrandt – Autoritratto giovanile



La telefonata nella sauna – Barzelletta mitica   Leave a comment

 

 

Bellissima… classica… barzelletta.

 

 

LA TELEFONATA NELLA SAUNA


 

 

 


 
 


Diversi uomini ignudi chiacchierano piacevolmente in una sauna, quando all’improvviso un telefonino si mette a suonare… –
Pronto, caro, sono davanti ad un negozio di pellicce, hanno un visone magnifico, a un prezzo incredibile… Che dici, lo compro?
– OK… comprati il tuo visone. –
Oh, grazie amore mio. Ah, sai, passando davanti al concessionario Mercedes ho visto l’ultimo coupé: interni in pelle, vernice metallizzata… solo 70.000 euro.  Non voglio abusare della tua gentilezza, ma cosa ne pensi?
– Va bene, OK, OK, comprala! –
Grazie amore mio. A proposito, ti ricordi il nostro ultimo viaggio in costa azzurra? Ricordi la casa sul promontorio, quella con piscina e campo da tennis? E’ in vendita a soli 700 mila euro… è un vero affare.
– Va bene, compra anche la casa… –
Amore mio…è il piu’ bel giorno della mia vita! Tu sei meraviglioso, ti amo! A stasera.
– A stasera, cara.
L’uomo riattacca, sorride soddisfatto, poi alza la mano e, sventolando il telefonino, grida:
 
– DI CHI E’ QUESTO CELLULARE???



 
 
 

 

 

 

 

Compiuta Donzella – Breve ricordo.. anche con 2 sue poesie.. della prima poetessa in italiano   Leave a comment



J. W. Waterhouse



Una donna che in tempi considerati molto bui per il sesso femminile

ha saputo farsi apprezzare per le sue poesie

ed è considerata la prima poetessa in lingua italiana.

 
 
 
 
 

 

 

 


COMPIUTA DONZELLA


– POETESSA DEL MEDIOEVO –

a cura di Tony Kospan





 

  

 

Una donna del Medioevo ed in particolare una poetessa, Compiuta Donzella, di cui si sa poco… se non per alcuni giudizi espressi su di lei in prosa e poesia… ma che possiamo considerare quasi certamente la prima poetessa in lingua italiana (all'epoca si diceva “in volgare” essendo la lingua colta ancora il latino). 



 

 

 


Quel che qui leggeremo, la sua storia, i giudizi su di lei e 2 suoi sonetti, ci aprono una finestra sia sulla sua persona che sulla poesia nel Medioevo.



 

 

 

 



Mentre leggiamo, se ci va, ascoltiamo questa musica.

 

   

 

Marie Spartali Stillman



 

COMPIUTA DONZELLA

LA SUA STORIA E QUEL CHE DI LEI HANNO SCRITTO


 

Resta un enigma storico Compiuta Donzella, il nome, o lo pseudonimo, sotto cui si cela una “rimatrice” fiorentina del Duecento.

Si tratta quasi certamente della prima donna che compone poesie in  italiano.

Ci sono pervenuti soltanto tre suoi sonetti di gusto trobadorico e giullaresco, due dei quali dallo stile non lontano da quello del Petrarca.

Data l’asssenza di altri riscontri letterari o biografici, sulla Compiuta (nome, all’epoca abbastanza comune all’epoca a Firenze) sono fiorite le più svariate ipotesi… spesso di fantasia.

Ecco come Guittone d’Arezzo la definisce in questo che appare un esagerato panegirico delle sue virtù.  

Soprapiacente donna, di tutto compiuto savere, di pregio coronata, degna mia Donna Compiuta, Guitton, vero devotissimo fedel vostro, de quanto el vale e po’, umilmente se medesmo raccomanda voi. “.

Ma quel che possiamo evincere, con certezza, da queste espessioni scritte in un'epoca come quella medievale in cui molto raramente alle donne era concesso dedicarsi alla letteratura, è che Compiuta fu certamente una poetessa dotata d’indubbie qualità artistiche.

A conferma di ciò  ci sono anche due sonetti di un autore anonimo suo contemporaneo, che allude alla fama di Compiuta come autrice di poesie, in cui un verso così recita: che di trobare avete dominanza”.

Il  “trobar” fa riferimento ai “trobadours”,  poeti musicisti provenziali in gran voga all’epoca.

 

 

 



 

 

Ecco il sonetto in questione… dedicato a lei…

 

 

 Gentil donzella somma ed insegnata,
poi c’ag[g]io inteso di voi tant’ or[r]anza,
che non credo che Morgana la fata
né la Donna de[l] Lago né Gostanza
né fosse alcuna come voi presc[i]ata;
e di trobare avete nominanza
(ond’eo mi faccio un po[ca] di mirata
c’avete di saver tant’abondanza):
però, se no sdegnaste lo meo dire,
vor[r]ia venire a voi, poi non sia sag[g]io,
a ciò che ‘n tutto mi poria chiarire
di ciò ch’eo dotto ne lo mio corag[g]io;
e so che molto mi poria ‘nantire
aver contia del vostro segnorag[g]io.
Perc’ogni gioia ch’è rara è graziosa,
mi son tardato, Compiuta Donzella,
d’avere scritto a la vostra risposa
la qual faceste a me fresca e novella.
E ben si testimonia, per la losa
che di me usaste, che voi siete quella
in cui altezza e gran valor riposa:
cotal a[l]bor mostr’ alto sua fior bella.
Sua fiore bella e d’amare lo frutto
mostra ‘n altezza com’è d’alto stato:
però in gioia ab[b]o vostro detto tutto,
e pregovi che mi sia perdonato
s’io m’invitai laove sone al postutto
ch’io non son degno d’esser presentato.

 

 

 

 


LE SUE POESIE


 

Ma ora avviciniamoci al suo cuore… leggendo 2 suoi sonetti di contenuti… opposti!


Nel primo sembra disdegnare ogni contaminazione con l’amore umano… desiderando dedicarsi solo a quello divino…
ma poi nel secondo svela invece l’aprirsi, in modo pieno del suo cuore, verso un uomo.

 
 
 
 

 

 

I SONETTO

 

LASCIAR VORRIA LO MONDO E DIO SERVIRE

 

Lasciar vor[r]ia lo mondo e Dio servire

e dipartirmi d’ogne vanitate,

però che veg[g]io crescere e salire

mat[t]ezza e villania e falsitate,

ed ancor senno e cortesia morire

e lo fin pregio e tutta la bontate:

ond’io marito non vor[r]ia né sire,

né stare al mondo, per mia volontate.

Membrandomi c’ogn’om di mal s’adorna,

di ciaschedun son forte disdegnosa,

e verso Dio la mia persona torna.

Lo padre mio mi fa stare pensosa,

ca di servire a Cristo mi distorna:

non saccio a cui mi vol dar per isposa.


 

 

  

 

 


II SONETTO

 

ORNATO DI GRAN PREGIO E DI VALENZA

 

Ornato di gran pregio e di valenza

e risplendente di loda adornata,

forte mi pregio più, poi v’è in plagenza

d’avermi in vostro core rimembrata

ed invitate a mia poca possenza

per acontarvi, s’eo sono insegnata,

come voi dite c’a[g]io gran sapienza;

ma certo non ne son [tanto] amantata.

Amantata non son como vor[r]ia

di gran vertute né di placimento;

ma, qual ch’i’ sia, ag[g]io buono volere

di servire con buona cortesia

a ciascun ch’ama sanza fallimento:

ché d’Amor sono e vogliolo ubidire.


 

 

 

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Tony Kospan



F I N E





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La Terra (e l’Italia) come la vedrebbe un’astronave aliena… in questo bel video   Leave a comment

 




 

 

 

IL NOSTRO PIANETA


COME NON L’ABBIAMO MAI VISTO

 

 

 

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SI’… IN QUESTO VIDEO POTREMO VEDERE LA TERRA

COSI’ COME LA VEDREBBE UN’ASTRONAVE ALIENA

CHE GIUNGE SUL NOSTRO PIANETA







 

Ai minuti 1,44 e  2,28 del video

potremo anche ammirare… l’Italia


 

 

 

 

 

 

Immagini bellissime dunque e
del tutto nuove… ma anche verissime
della nostra cara madre Terra
così come appare vista dal satellite
accompagnate anche da una musica coinvolgente.


 
 











 
 
 
 

Un video che a mio parere merita davvero d’esser visto

ma che rappresenta
anche un messaggio che ci ricorda
che bisogna aver rispetto… per la Natura.

 
 
 





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