Buon lunedì sera in poesia “T’amo” P. Eluard – arte.. Childe Hassam – canzone.. “In assenza di te”   3 comments

 
 
 

 

 

 

Childe Hassam

 

 

 

 
 
“Io non amo la gente perfetta,
quelli che non sono mai caduti,
che non hanno inciampato.
La loro è una virtù spenta, di poco valore.
A loro non si è svelata la bellezza della vita.”
Boris Pasternak
 
 
 
 
 
Childe Hassam – Suonata al piano
 
 
 
 
 
 

 
 
T’AMO
Paul Éluard
 
T’amo per tutte le donne che non ho conosciuto
t’amo per tutte le stagioni che non ho vissuto
per l’odore d’altomare e l’odore del pane fresco
per la neve che si scioglie per i primi fiori
per gli animali puri che l’uomo non spaventa
t’amo per parlare
t’amo per tutte le donne che non amo
sei tu stessa a riflettermi io mi vedo così poco
senza di te non vedo che un deserto
tra il passato e il presente
ci sono state tutte queste morti superate senza far rumore
non ho potuto rompere il muro del mio specchio
ho dovuto imparare parola per parola la vita
come si dimentica
t’amo per la tua saggezza che non è la mia
per la salute
t’amo contro tutto quello che ci illude
per questo cuore immortale che io non posseggo
tu credi di essere il dubbio e non sei che ragione
tu sei il sole forte che mi inebria
quando sono sicuro di me.
 
 
 

Childe Hassam – Pesciolini rossi alla finestra

 
 
 
  
 
 
 

da Orso Tony
 
 
 

 

 

 

AMANTI DELL’ARTE ED ARTISTI…
I N S I E M E

 

 

 

Childe Hassam – Signora al piano

 

 

 

La spada nella roccia.. solo una leggenda? No! Esiste davvero ed è in Italia.. nell’Abbazia di San Galgano!   2 comments

 
 

 

 
 



Molti pensano che si tratti solo di una leggenda medievale…

ma la spada nella roccia la possiamo ammirare davvero

ed è in Italia nell’Abbazia di San Galgano.



 

 (Musica medievale)

 

 

 

 “Un Cavaliere è devoto al valore,

il suo cuore conosce solo la virtù,

la sua spada difende i bisognosi,

la sua forza sostiene i deboli,

le sue parole dicono solo verità,

la sua ira si abbatte sui malvagi.”

 

 

 

 
 
 
LA SPADA NELLA ROCCIA
– LA LEGGENDA E’… REALTA’ –

 

 

 

Ma andiamo con ordine…

 

 

 

          

 

 

 

Tra le tante leggende quella di Re Artù è sicuramente una delle più affascinanti. Tanti sono i personaggi e le storie che ruotano intorno al Re, nato, secondo la leggenda, grazie ad un incantesimo di Merlino. Il mago permise infatti a Uther Pendragon, re di Britannia, di giacere con la bella Igerna, trasformando i suoi lineamenti in quelli del marito di lei.







 

La spada nella roccia di San Galgano

 

Merlino pretese che, in cambio dell’incantesimo, Re Uther gli consegnasse il bambino non appena fosse nato. Al momento della nascita, Merlino reclamò il neonato e lo affidò ad una famiglia per allevarlo. Ma il mago aveva grandi progetti per il piccolo, che infatti, apparentemente per caso divenne Re di Britannia, dopo essere riuscito a estrarre la Spada nella Roccia. Fin qui la leggenda arturiana, ma la leggenda della spada nella roccia si intreccia in maniera decisamente affascinante con la realtà, e per l’esattezza con una realtà tutta italiana.

 

Siamo nella Toscana del XII secolo, poco lontani da Siena, in un paesino chiamato Chiusdino. Qui, nel 1148, nasce Galgano Guidotti. La cavalleria lo affascina al punto che, dopo una prima visione di San Michele, decide di diventare egli stesso un cavaliere, e la sua vita viene segnata da un comportamento libertino e dissoluto. I suoi genitori avevano per lungo tempo atteso l’arrivo di un figlio, tanto da recarsi in pellegrinaggio verso la Basilica di San Michele sul Monte Gargano, in Puglia (da qui forse il nome del santo), ma si abbandonano allo sconforto davanti a tale comportamento. Il destino ha, però, riservato loro una sorpresa.







 

Un’antica immagine raffigurante Galgano e la sua spada nella roccia

 

Galgano, dopo una seconda visione di San Michele, si interroga sulla sua vita e decide di dedicare i suoi anni a venire a Dio e di vivere come un eremita.
Impugnata la sua spada, la conficca in una roccia, e davanti all’elsa, che si erge come una croce, egli pregherà (una variante della storia narra che fu lo stesso San Michele a conficcare la spada).
Era il 1180 e l’intero anno successivo viene segnato dai miracoli di Galgano, che muore di stenti nel 1181. La sua beatificazione avviene in soli 3 giorni e nel 1185 papa Urbano III lo proclama Santo.


 



Di lui rimane solo il teschio, conservato nella chiesa di Chiusdino, da cui si racconta crescessero capelli biondi, tanto da nominare San Galgano protettore dei calvi. Il resto del corpo non è mai stato trovato, sebbene alcuni testi indichino come luogo di sepoltura l’area intorno alla spada.
Sul luogo è stata poi costruita una chiesetta, con una particolare volta dipinta con cerchi concentrici bianchi e neri.

 

Si potrebbe pensare ad una variazione della leggenda Arturiana, ma c’è una testimonianza incontestabile: la spada è ancora oggi conficcata nella roccia.
E su questo mistero sono iniziate le indagini di alcuni ricercatori delle Università di Pavia, Milano, Padova e Siena.
I risultati hanno confermato che l’elsa che emerge dalla roccia appartiene a una intera spada realmente conficcata nella roccia. Le ricerche hanno anche permesso di datare con precisione la chiesa e alcuni resti ossei trovati in una piccola scatola, anche se purtroppo i risultati non sono stati resi pubblici.

 

La cronologia degli eventi, e delle diverse opere che hanno reso celebre Re Artù, testimoniano come in realtà si potrebbe vedere in Galgano un vero e proprio ispiratore del famoso ciclo Arturiano. Lo stesso nome Galgano pare sia stato mutato in Galvano, uno dei cavalieri della tavola rotonda. Il ciclo Arturiano inoltre risale alla fine del XII secolo, esattamente dopo la morte del santo senese.







 

I resti dell’Abbazia di San Galgano 

Se ci si fa trasportare dalla leggenda non si può ignorare uno dei sogni fatti da Galgano, in cui egli incontrò Gesù e i dodici Apostoli seduti intorno ad una tavola rotonda e vide il Santo Graal. Coincidenze si potrebbe dire, ma è facile cedere al fascino dei miti celtici e ambientazioni medievali che fanno da sfondo alla storia e di Galgano. A poca distanza dalla collinetta su cui sorge la chiesetta, infatti, si trovano i resti di un’antica abbazia cistercense, ormai senza tetto, a causa del crollo del campanile, e con un prato al posto del pavimento: un paesaggio che sembra essere tratto dalle più antiche e famose leggende dei cavalieri medievali, un luogo quasi magico in cui circa 750 anni fa si svolsero eventi straordinari.

 

TESTO DI GIANLUCA MARRAS

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Andiamo ora a conoscere l’abbazia in cui si trova
ed il modo in cui possiamo arrivarci
per poter vedere dal vivo questa mitica spada…


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

SAN GALGANO… E’ IL PAESE IN CUI SI TROVA
 
 
 
 

 
 
 
 
 
Per raggiungere l’abbazia detta di San Galgano si percorre da Siena la statale 73, una strada stretta e tortuosa in mezzo al bosco che sembra nascondere, a ogni curva, l’agguato di un gruppo di briganti. Giunti sul pianoro, ecco la famosissima abbazia di San Galgano, la celeberrima chiesa senza tetto, in stile gotico classicheggiante, dalle pareti con le tipiche volte a sesto acuto e il prato verde come pavimento.
 
La spada, però, non è qui; è custodita nella minuscola chiesetta di Monte Siepi che sorge sulla collinetta lì accanto.



 

Un dipinto medievale in cui già si nota questa spada…




La storia di questi luoghi risale al XII secolo. Galgano era un giovane di una nobile famiglia del luogo, non certo timoroso di Dio e amante dell’avventura e della vita senza regole. Ma come vuole la leggenda, fu visitato in sogno dall’arcangelo Michele, che lo convertì. Come segno di rinuncia alla vita trascorsa fino a quel momento, Galgano conficcò la spada in una roccia, per poterne adorare l’elsa come croce di Cristo. Si racconta anche che il diavolo, tentando di smantellare quella fede divenuta così salda, inviò tre uomini per distruggere la roccia; non riuscendovi, spezzarono la spada in tre pezzi. Galgano, addolorato, si mise a pregare tentando di ricomporre l’arma che, miracolosamente, si rinsaldò. Poco tempo dopo, nel dicembre del 1181, Galgano morì.


La fama di questo cavaliere eremita, che divenne monaco cistercense crebbe tanto rapidamente che fu edificata una chiesetta intorno alla roccia con la spada. L’edificio, costruito intorno al 1185, è già di per sé una piccola meraviglia: esempio unico nell’architettura romanica senese, è a pianta circolare. Le pareti e il tetto, a forma di cupola, sono stati edificati in cerchi concentrici bianchi e rossi (cotto e travertino sono i materiali usati). Nell’oratorio adiacente si possono ammirare dei pregevoli affreschi di Ambrogio Lorenzetti, purtroppo non molto ben conservati.

 

 

 

 


L’ABBAZIA A CIELO APERTO


 

Nel giro di pochi anni l’eremo acquistò un’enorme importanza, diventando troppo piccolo sia per i monaci sia per i moltissimi fedeli che vi affluivano. Sul pianoro sottostante, perciò, tra il 1224 e il 1228, fu costruita la grande chiesa, lunga 72 metri e larga 21, in stile gotico cistercense, con accanto il monastero. Tra il XIII e il XIV secolo l’abbazia godette di grande potenza e di splendore, poi iniziò la decadenza. Già a metà del ’500 i monaci che vi risiedevano erano solo cinque e a metà del secolo successivo ne era rimasto solo uno. La struttura restò in completo abbandono fino a che, nel 1786, crollò il campanile, travolgendo anche parte del tetto.

Il luogo diventò cava di pietre e di colonne per la costruzione delle abitazioni della zona, poi, all’inizio del XX secolo, opere di manutenzione e di restauro l’hanno resa come la possiamo ammirare ancora oggi.


 

 

 

 


CELTI E CAVALIERI TEMPLARI

 

L’abbazia di San Galgano, dunque, è magica per la natura che si fonde mirabilmente con l’opera dell’uomo, ma anche per i fatti che vi sono accaduti.

La storia del giovane cavaliere eremita, infatti, sembra una storia di santi come tante, ma non lo è.

Il nome del luogo dove fu costruito il primo eremo, Monte Siepi, sembra un toponimo antico, che stava a indicare un luogo elevato e chiuso, dedicato a riti pagani. I cerchi concentrici del tetto della chiesetta richiamano alla mente addirittura una simbologia celtica, utilizzata, tra l’altro anche dai cavalieri Templari che si dedicarono alla ricerca del Santo Graal.

 

 

 

 

E a questo punto, come ignorare che, nelle storie di Galgano, si narra anche che in un sogno lui avesse visto Gesù, con i dodici apostoli (anche i cavalieri della Tavola Rotonda di Artù erano dodici) intorno a una tavola rotonda?

E Galgano, come nome, non somiglia forse a Galvano, cavaliere di re Artù?

 

 

 

 

 

 

Le coincidenze sembrano troppe, ma la storia di san Galgano precede solo di qualche decennio gli anni in cui sono state scritte le prime vicende del ciclo del Santo Graal. Se sia stato Galgano a ispirare il ciclo bretone di Artù o se quest’ultimo e i Templari abbiano dato la spinta inversa per creare in terra di Toscana un punto importante per la ricerca del Graal, ancora non si sa. Il luogo dove sta infissa la spada nella roccia ed il terreno della chiesetta forse nascondono ancora dei segreti.

 

 

TESTO DI GIOVANNA COLESCHI

IMPAGINAZIONE RICERCHE E COORDIN. TONY KOSPAN

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

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Buon compleanno Johnny Dorelli con 2 tuoi grandi successi.. “Aggiungi un posto a tavola” e “L’immensità”   Leave a comment




Oggi è il compleanno di Johnny Dorelli,

grande cantante di genere confidenziale,

ma anche attore di cinema e di teatro

nonché showman radiofonico e televisivo

che è stato presente a lungo, grazie alla tv,

accanto a coloro che hanno qualche anno in più…

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Meda – 20 febbraio 1937

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La sua carriera si è svolta soprattutto

dalla fine degli anni 50 fino alla fine degli anni 90.









Mi fa piacere fargli gli auguri

con un ricordo della sua mitica commedia musicale

Aggiungi un posto a tavola“,

della canzone “L’immensità

che hanno rappresentato l’apice del suo successo.




 

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AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

 

 

La ricordate?

E’ una commedia musicale in due atti di Garinei e Giovannini, liberamente ispirata al romanzo After me the Deluge di David Forrest musicata da Armando Trovajoli.

Nella versione originaria le scene ed i costumi erano di Giulio Coltellacci e le coreografie di Gino Landi.

 

 

 

 

 



Il personaggio principale  era interpretato in modo brillante da Johnny Dorelli ed insieme agli altri attori… le scene… le musiche etc… compresa la simpatica “voce” di Dio ne sancirono il successo.

 

 

 



 

 

 LA TRAMA IN BREVE

 

 

Don Silvestro parroco di un paesino di montagna riceve una telefonata da Dio che gli ordina di cotruire un’arca dato che ha deciso un nuovo Diluvio Universale.


Il parroco tra dubbi e difficoltà la costruisce ma poi il paese per il veto di un cardinale lo lascia solo nell’arca con Clementina la figlia del sindaco.

Inizia il diluvio ma il parroco per non lasciar solii suoi fedeli scende dall’arca ed allora Dio si decide a bloccar il diluvio.

All’interno della trama poisi innestano tante altre simpatiche minitrame con diversi personaggi…

 

 

 

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IL SUCCESSO DELLA COMMEDIA



 

 


La commedia nella versione originaria battè tutti i record di durata e di incasso rimanendo in cartellone per 3 stagioni 630 repliche sempre con il tutto esaurito.

Fu rappresentata per la prima volta a Roma, al Teatro Sistina, l’8 Dicembre 1974 ma poi nel tempo, grazie al suo successo, girò per il mondo e le TV….

 

 

 

 

 

 

ALCUNE SCENE

 

 

Riviviamone bellezza ed atmosfera… prima con una significativa scena in cui Johnny Dorelli dà il meglio di sé…

 

 



e  poi ascoltando una sua perfetta interpretazione della canzone… ed infine vedendo un’altra bella scena con Paolo Panelli ed altri…

 





 

 

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JOHNNY


ANCHE DA TONY KOSPAN

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Felice notte con la bella minipoesia “Scrivo” di Paul Eluard   1 comment


 
 
L'immagine può contenere: una o più persone
 
 
 
 


SCRIVO
Paul Éluard
 
Sui miei rifugi distrutti
Sui miei fari crollati
Sui muri del mio tormento
Scrivo il tuo nome

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

by Tony Kospan


SCOPRI IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

SE TI PIACE… I S C R I V I T I



 

Haddon Sundblom




Pubblicato 20 febbraio 2017 da tonykospan21 in BUONANOTTE IN MINIPOESIA

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Buona domenica sera in poesia “Ci sono anime” Lorca – arte.. Hopper – canzone “Rose rosse”   1 comment

 
 
 
 
Edward Hopper
 
 
 
 
 
Nessun testo alternativo automatico disponibile.
 
 
 
 
 
 
Ho una sola passione,
quella della luce in nome dell'umanità
che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità.
Émile Zola
 
 
 
 
 
 
 
Edward Hopper – New York Interno – 1921
 
 
 
CI SONO ANIME
Garcia Lorca
 
Ci sono anime che hanno
stelle azzurre,
mattini fioriti
tra foglie del tempo,
casti cantucci
che conservano un antico
sussurro di nostalgia
e di sogni.
Altre anime hanno
spettri dolenti
di passioni. Frutta
con vermi. Echi
di una voce arsa
che viene di lontano
come una corrente
d'ombre.
Ricordi
vuoti di pianto e
briciole di baci.
La mia anima è matura
da gran tempo,
e si dissolve
confusa di mistero.
Pietre giovanili
consunte di sogno
cadono sulle acque
dei miei pensieri.
Ogni pietra dice:
“Dio è molto lontano”

 
 
 

Edward Hopper – Tavoli per signore – 1930
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Edward Hopper – Mattinata di sole 
 
 
 
 
 

Breve ma originale e simpatica è la rinascimentale… PREGHIERA DEL BUONUMORE!   Leave a comment

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Credevamo che il riconoscimento dell'importanza

del buonumore fosse una conquista moderna ma…

ecco invece…


 

 Nicolò dell'Abate


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DAL RINASCIMENTO LA…

PREGHIERA DEL “BUON UMORE”

 

 

 

 

Gerard van Honthorst  – Concerto

 

 

L’importanza del buonumore nella nostra vita è ben nota…

e non solo per gli effetti benefici sulla salute…

ma, a mio parere…, anche per vivere al meglio i nostri giorni

pochi o molti che saranno…

 

 

 

 

 

 

Ma è sorprendente vedere come già nel ’500

il tema era sentito…  e possiamo farlo

leggendo come veniva visto all'epoca…

grazie a  questa 

PREGHIERA DEL “BUON UMORE”

di Tommaso Moro.
 
 
 
 
 
Tommaso Moro


 

 

  



Devo dire che è anche molto simpatica…

e sempre attualissima.



Piero di Cosimo – Simonetta Vespucci
 
 


Ma eccola… dunque…
 

 


LA PREGHIERA DEL “BUON UMORE”


 

Dammi, o Signore, una buona digestione ed anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo, col buon umore necessario per mantenerla.
Dammi, o Signore, un’anima santa, che faccia tesoro di quello che è buono e puro,
affinché non si spaventi del peccato, ma trovi alla sua presenza la via per mettere di nuovo le cose a posto.
Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri e i lamenti, e non permettere che io mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo invadente che si chiama: “IO”.
Dammi, o Signore,
il senso del ridicolo.
Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia
e possa farne parte anche ad altri.
Così sia.
 
 

Tommaso Moro (da una pagina del “Libro d’Oro” – Parigi – 1549)
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Ciao da Tony Kospan

 

 

 

 

LA TUA PAGINA DI SOGNO PER  COLORARE LE TUE ORE

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Constantin Brancusi – Vita.. opere e stile di un genio della scultura del ‘900.. anche con 2 video   Leave a comment

 

 

 

 

Le cose d’arte sono specchi
nei quali ognuno vede ciò che gli somiglia.
C. Brancusi

 

 

 

 

 

 

CONSTANTIN BRANCUSI
LA LEGGENDA DELLA SCULTURA
 
 
 
 
Tete
 
  
 
 


LA SUA E' UNA SCULTURA… ESSENZIALE
O SECONDO ALTRI
UNA SCULTURA… ASTRATTA

 

MA ANDIAMO A CONOSCERE MEGLIO QUESTO SCULTORE

CONSIDERATO UNO DEI GRANDISSIMI DEL 900
 
 
 
 
 


 
Constantin Brancusi (19 febbraio 1876 – Parigi 16 marzo 1957)
 
 
 
 
 
BREVE MA INTERESSANTE BIOGRAFIA
DA… ARTDREAMGUIDE

 
 
 
Nasce a Hobitza (Romania) il 19 febbraio 1876. Compie i primi studi d’arte alla Scuola d’Arte e Mestieri di Craiova (1894-98).
Dal 1898 al 1901 studia all’Accademia di Belle Arti di Bucarest. Ha quindi modo lavorare per qualche anno a Vienna e Monaco.

Nel 1904 quello che diventerà un leggendario scultore attraversa a piedi tutta l’Europa per  trasferirsi a Parigi.

 
Nel 1905 si iscrive all’École des Beaux-Arts. Qui entra in contatto con lo scultore Mercié.
Nel 1906 espone al Salon de la Société nationale des Beaux Arts e al Salon d’Automne.
Entra anche in contatto con il famosissimo Auguste Rodin e inizia un breve periodo di praticantato nel suo atelier.
 
Ma quando lo scultore parigino gli offre di diventare suo allievo, rifiuta obiettando:
«Non cresce nulla sotto i grandi alberi»  e Rodin rispose «Hai ragione! Sei più ostinato di me».

 

 

 

Musa dormiente

 

 

 

Nello stesso periodo comincia a interessarsi alla scultura negra.

Tra il 1907 e il 1908 realizza Il bacio.

La scultura è il primo segnale di una svolta antinaturalistica, tesa alla progressiva stilizzazione delle forme. La stessa ricerca lo porterà, negli anni successivi, a concentrarsi su alcuni temi privilegiati: Teste, Maiastre, Uccelli nello spazio, Pesci.

Intorno al 1908 Brancusi conosce Henri Matisse, Amedeo Modigliani, Henri Rousseau e Fernand Léger.

 

 

 

Il bacio – 1907

 

 

 

Due anni dopo diventa amico di Duchamp, che si incarica di promuovere la sua opera negli Stati Uniti.


Mantiene sempre stretti legami con la Romania, dove effettua frequenti viaggi.
Ogni anno espone a Bucarest.
Nel 1912 espone al Salon des artistes Indépendants e vince il Primo premio al Salone di Bucarest.

Nel 1913 partecipa all’Armory Show di New York con 5 sculture. Nel 1914 espone alla Galleria 219 di Alfred Stieglitz, sulla Quinta Strada di New York.

 

 

 

M.me Brancusi

 

 

 

Tra il 1914 e il 1918 si dedica alla scultura in legno, realizzando opere di ispirazione primitivista.

Nel 1918 scolpisce la prima Colonna senza fine, omaggio all’arte popolare rumena e alle figure totemiche primitive.

Sempre più attratto dalle forme pure, studia l’arte egizia, cicladica e messicana.


(DA ARTDREAMGUIDE)

 

 

 

Il neonato – 1915

 

 

 

SINTETICA ANALISI DELLA SUE OPERA

 
 

Nel tessuto dell’arte il suo lavoro si erge in modo autonomo e autorevole per l’originalità e il rigore dello stile, teso alla definizione di una forma essenziale.

La critica ha avuto sempre difficoltà a collocare la figura di Brancusi in un movimento ben determinato.








Oggi, insieme a colleghi-amici come Chagall e Modigliani, viene solitamente incasellato nella cosiddetta

“École de Paris”.

 

 

 

Signorina Pogany

 

 

E' chiaramente una scelta alquanto neutrale, più che altro di comodo.

Ma serve comunque a sottolineare alcuni aspetti della figura di Brancusi:
–  la sua indifferenza nei confronti dei grandi movimenti d’avanguardia,
–  il sostanziale isolamento della sua ricerca,
–  l’importanza dei risultati da lui raggiunti e del suo posto nel clima vitale e cosmopolita della Parigi di inizio secolo.

 

 

 

 

 

 

L’attività di Brancusi si è espressa soprattutto in scultura.

In questo campo i suoi sforzi si sono indirizzati verso un costante processo di semplificazione della forma.

Ricercare un forma essenziale che consentisse di sprigionare la tensione e l’energia della materia.

 

 

 

 

 

Questo è stato lo scopo alla base di tutte le sue opere
sia le più note che le altre.
 
 
 

 

Leda

 

 

 

La maturazione delle sue idee e del suo stile così personale avviene in un momento cruciale della storia dell’arte.


Brancusi vive a Parigi, crocevia di innumerevoli apporti culturali. Trae spunto dall’incontro con la scultura negra e la scultura cicladica. Vive a contatto di tanti altri coetanei:
Modigliani, Leger, etc.

 

 

 



Colonna senza fine

 

 

 

In questo contesto Brancusi si rivolge a generi scultorei semplici: la testa, la stele, la cariatide.

Lavora con forme solide elementari: l’uovo, la sfera, il cubo i solidi trapezoidali.

Sperimenta l’interazione di queste forme con vari tipi di materiali, grezzi e lucidati: pietra, legno, bronzo, ottone, marmo.

Ma la sperimentazione tocca anche aspetti più complessi, come la combinazione di elementi diversi, o la moltiplicazione di una forma modulare.

Da cui, ad esempio, la sovrapposizione di una forma principale ad un’altra, che funge da suo basamento.

Oppure lo sviluppo di opere modulari, come nel caso della Colonna senza fine.




Il suo studio di Parigi


 
 
 
 
 
TUTTO BRANCUSI IN VIDEO
 
 
 
 
 
Clikkando qui giù possiamo vedere un’ampia galleria di immagini
sia dello scultore che delle sue opere…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
mentre qui possiamo vedere, sempre in video,
il Brancusi all'opera insieme ad una Biografia 
ed ad un’altra bellissima esposizione di suoi lavori. 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

DA VARI SITI WEB – COORDINAM. E IMPAGIN. T.K.

 

 

Tony Kospan




PER VIVER L'ARTE
I N S I E M E








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