Buona serata in poesia “Il mio occhio..” di Shakespeare – arte A. Moore – canzone “Sicuramente tu” di A. Minghi   Leave a comment

 

 

Albert Moore

 

 

Foto:

 

 

 

 
La cosa più bella con cui possiamo entrare in contatto è il
mistero.
E’ la sorgente di tutta la vera arte e di tutta la vera scienza.
– Albert Einstein –
 
 

 

 

Albert Moore – Bacche -1884
 
 
 

IL MIO OCCHIO S'E' FATTO PITTORE
~ William  Shakespeare ~ 

Il mio occhio si è fatto pittore
e ha tracciato
la forma della tua bellezza sulla tavola del mio cuore.
Il mio corpo è la cornice in cui essa è tenuta,
e, fatta in prospettiva,
 essa è la migliore arte del pittore:
perché attraverso il pittore devi vedere la sua maestria,
per scoprire
dove sia la tua fedele immagine dipinta,
che sempre pende nella bottega del mio petto,
nelle cui finestre
si specchia il vetro dei tuoi occhi.
Ora vedi che bei servigi
gli occhi hanno reso agli occhi:
i miei hanno ritratto la tua figura, e i tuoi per me
sono finestre sul mio petto,
attraverso cui il sole si diletta a sbirciare,
per ammirare, là dentro, te.
Ma agli occhi manca l’abilità
che dia grazia alla loro arte:
ritraggono solo ciò che vedono,
non conoscono il cuore.


 
 
 

 
Albert Moore – Notte d'estate

 

 
 

 
 

 
Foto:
da Orso Tony

 


LA POESIA… LA CULTURA…
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NELLA PAGINA FB
 
 
 
 

 
Albert Moore -Tuoni e lampi




 
 

Il corallo e la sua antica magia – In breve.. storia.. natura.. mito.. arte ed.. oreficeria   Leave a comment

 

 

 

 

IL CORALLO

 

 

 

 

 

MITO STORIA NATURA ARTE

 

 

 

 

 

IL MITO

 

L’origine del corallo è stata per secoli avvolta nella leggenda:
Ovidio nelle “Metamorfosi” e Plinio il Vecchio nella “Naturalis historia” riconoscono al corallo la stessa genesi mitica;


Il sangue che continuò a gocciolare dalla testa recisa della gorgone Medusa, si trasformò in corallo.

 

 

LA NATURA

 

Il suo colore caldo e vivo, l’origine marina, la sua natura ambigua devono aver fortemente impressionato i primi popoli del bacino del Mediterraneo che hanno così iniziato a lavorarlo e a farlo conoscere in tutto il mondo.

Il corallo propriamente detto è un celenterato ottocorallo dell’ordine dei gorgonacei, caratterizzato da uno scheletro calcareo ramificato, colorato più o meno intensamente di rosso, per la presenza di sali di ferro, e ricoperto da uno strato di tessuto molle denominato sarcosoma.

 

 

 

 

Nel sarcosoma si osservano molti polipi provvisti di otto tentacoli ramificati e contrattili,
molte piccole spicole calcaree, rosse e un fitto reticolo di canali che collegano i singoli
polipi.

I coralli si riproducono per mezzo di piccole larve ciliate, natanti e vermiformi che, trascinate dalle correnti, si fissano alle pietre, dove ciascuna dà origine ai un primo individuo (oozoite), che per gemmazione da origine a una colonia.

 

 

 

 

LA STORIA

 

Il corallo sembra aver esercitato il proprio fascino sui popoli sin dai tempi più remoti:
i ritrovamenti d’età preistorica ne confermano un utilizzo per la produzione di oggetti ornamentali o comunque dei beni di lusso.


Il mondo romano, che fa ampio uso del corallo, preferisce al prodotto lavorato destinato ad ornamenti e realizzazioni complesse, manufatti più semplici. Il mondo medievale adotta invece il corallo con grande ampiezza e varietà, non soltanto in contesti artistici, ma anche economici e spirituali.

Difatti, nel medioevo, il corallo appare legato a due principali sfere d’uso:
una religiosa ed una alchemico-farmacologica.

Il Rinascimento registra il radicarsi di una lavorazione del corallo in senso plastico e figurativo, legata in modo particolare alla realizzazione di soggetti sacri.

Pian piano nel corso del tempo Napoli e (soprattutto) Torre del Greco assumono il ruolo di guida sia nella pesca che nella realizzazione di prodotti in corallo.

 

 

 

 

A partire dal 1870 Torre del Greco si afferma come il maggior centro produttivo mondiale nel settore del corallo.

Dopo la prima guerra mondiale, grazie ad una nuova concezione di gioiello, il corallo entra a pieno titolo nell’altissima gioielleria;

 

 



  


dopo le difficoltà vissute nel corso del secondo conflitto mondiale, si registra una ripresa dei flussi commerciali legati al corallo, e le aziende di Torre del Greco, altamente specializzate, tornano a dominare il panorama mondiale.






 

LA CAPITALE DEL CORALLO 

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Torre del Greco è unanimemente riconosciuta come tale anche se in Italia vi sono altri importanti centri per la sua lavorazione.

La pesca del corallo è stata esercitata dai Torresi da tempi remoti ed i loro guadagni erano tali che che Ferdinando IV di Borbone chiamò la città “spugna d’oro” del suo regno.

 

 

 

 

Del ‘500 i Torresi si spinsero nel mare della Corsica e della Sardegna e nel '600 avevano una flotta di centinaia di barche ed alla fine del '700 si spinsero anche verso le coste africane.

La città ospita ben 2 musei dedicati al corallo: uno storico all'interno dell' “Istituto d'arte di stato” e l'altro più piccolo

 

 

 

 

L'arte del corallo viene insegnata e tramandata dall'antica Scuola d'incisione e lavorazione del corallo annessa all'omonimo Museo.

Nel suo territorio sono tantissime le aziende di ogni dimensione che lo lavorano e l'esportano in ogni parte d'Italia e del mondo.

 

 

 

 

TONY KOSPAN 

 





LA TUA NUOVA PAGINA DI
PSICHE E SOGNO
PER COLORARE LE TUE ORE…

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Walter Rosenblum – Arte fotografica.. ma anche documentazione e ricerca dell’umanità – Biografia e foto   Leave a comment

 
 


Walter Rosenblum per oltre mezzo secolo
è stato un punto di riferimento per l'arte fotografica,
sia negli Stati Uniti che nel mondo.

 
 
 
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WALTER ROSENBLUM
ARTE FOTOGRAFICA… E TESTIMONIANZA SOCIALE…
 
 
 
 
 
Walter Rosenblum



DIAMO PRIMA UN'OCCHIATA AD ALCUNE TRA LE SUE FOTO PIU' FAMOSE





 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA
 
 
 
 

Walter Rosenblum (New York, 1 ottobre 1919 – 23 gennaio 2006) per oltre mezzo secolo è stato una figura di rilievo per la storia della fotografia, non solo degli Stati Uniti, ma nel mondo.
 
Fu infatti, testimone attivo di alcuni dei più significativi eventi dell’età moderna e sperimentò personalmente, durante gli anni giovanili, le condizioni degli immigrati in America; visse la grande Depressione, la seconda Guerra Mondiale e la repressione del maccartismo.
 
In tempi più recenti poté osservare il mutarsi delle condizioni di vita delle minoranze di New York e la crescita di una consapevolezza politica ed estetica nel Terzo Mondo. Rosenblum usò occhi e apparecchio fotografico per cercare di capire il corso delle vicende umane e celebrare i sentimenti egli uomini.

All’età di diciassette anni entrò a far parte della Photo League di New York dove incontrò Lewis Hine e studiò con Paul Strand, che contribuirono in modo fondamentale alla formazione della sua visione sull’arte e sulla vita.
 
 
 
 
  
 
 
 
 
In particolare egli condivise con Hine la convinzione che con la fotografia fosse possibile dimostrare che la dignità è un sentimento universale, che non si possono fare differenze fra gli uomini in base alla razza, alle religioni, alla nazionalità o alle condizioni economiche.
 
 
 
 

 

 

Fotografo dell’esercito nel corso della seconda guerra mondiale, sbarcò il D Day in Normandia, dove, per la morte di un cineoperatore nel corso dello sbarco, ne dovette prendere il posto per tutto il conflitto attraversando così la Francia, la Germania,l’Austria e realizzando il primo film sul campo di concentramento di Dachau appena liberato.

Per le coraggiose azioni svolte durante il combattimento fu anche insignito della “Silver Star”, della “Bronze Star”, del “Purple Heart” e la Unit Citation presidenziale, divenendo uno dei fotografi più decorati della Seconda Guerra Mondiale.

 

 

 

Sbarco in Normandia

 

 

 

Prigionieri tedeschi



Ma Rosenblum nel suo percorso professionale non mancò di fotografare i quartieri dove vivevano gli immigrati di New York e del South Bronx con gli insediamenti della nuova immigrazione, e in seguito spingendosi anche ad Haiti, Francia, Italia, Cuba, Cina, nell’ Unione Sovietica e in Brasile.

 
Da quest’immensa ricchezza di esperienze e dal prolungato rapporto con le diverse culture la visione fotografica di Rosenblum divenne testimone della condizione umana come di una comunità globale in cui i bisogni fondamentali, i valori e le aspirazioni esistenziali sono universalmente condivisi.
 

 

 




 

 

Rosenblum cercò così di sottolineare la dignità dell’essere umano, con i suoi soggetti mai semplici vittime, ma persone integre e complesse, la cui umanità sopravvive intatta malgrado le circostanze avverse.

La sua macchina fotografica fu strumento affinché gli uomini si potessero riconoscere nelle loro azioni e comportamenti, nella speranza che la comprensione delle dinamiche interpersonali, potesse estinguere ignoranza e paura e le principali cause di tante ingiustizie sociali.

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
Le opere di Walter Rosenblum sono conservate in prestigiose collezioni, quali il J.Paul Getty Museum di Malibù, alla Library of Congress di Washington, al MoMA, al Metropolitan Museum of Art e all’ICP di New York, alla Bibliotheque Nazionale de France di Parigi ed altri ancora.

 

FINE

 
 
 
Testi ed immagini dal Web coordinati da T.K.
 
 
 
 
TONY KOSPAN 
 
 
 
 
 
 
 
LA TUA PAGINA DI SOGNO OLTRE IL SOGNO
 
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L’amore milanese.. non corrisposto.. di Stendhal.. grande scrittore francese   4 comments





Grenoble 23.1.1783 – Parigi 23.3.1842



IL GRANDE AMORE DI STENDHAL.. IL MILANESE..


Tony Kospan


Perché possiamo chiamare… “milanese“… Stendhal… pseudonimo dello scrittore francese Henri Beyle… uno dei più grandi romanzieri dell'800?


Semplice… perché amava Milano (e l'Italia) al punto che sulla sua tomba volle che fosse scritto…
Arrigo Beyle – Milanese – Scrisse – Amò – Visse


Iniziò a frequentare Milano nel 1800 e dopo un po' vi si stabilì vivendo alla grande la fervente vita milanese d'allora che oggi chiameremmo movida… fatta però di incontri artistici, letterari, musicali e… non ultimi… anzi… amorosi.




Stendhal giovane




Ma in verità amava tutta l'Italia che girò in lungo ed in largo per ammirarne le bellezze paesaggistiche storiche ed artistiche.


Dicevamo che la sua passione però era Milano che elesse a città della sua felicità, ma qui ebbe però anche forse la più grande delusione d'amore della sua vita, quella per Metilde.


Ma andiamo con ordine. Chi era Metilde?


Métilde Viscontini Dembowski è stata una notevole figura del Risorgimento italiano amica di Foscolo, Pellico, Confalonieri etc.




incerto ritratto di Metilde





Fu anche arrestata dagli Austriaci ma non rivelò mai i nomi degli altri patrioti.


Di ottima famiglia milanese Metilde ha 28 anni quando Stendhal, che ne ha 35, il 4.3.1818 la vede per la prima volta. 


Madre di 2 figli è la moglie separata di un Ufficiale Napoleonico della Legione polacca ma di lei si hanno pochissime ed incerte immagini.








E' per Stendhal un vero e proprio colpo di fulmime… per una donna davvero bella e cortese.


Ma non è affatto un colpo di fulmine per lei… che subito si mostra fredda.


Stendhal non capisce più niente… cerca in ogni modo di incontrarla di approcciarla arrivando a fermarla per strada… ma sempre senza esito.


Una volta lei, dopo aver ascoltato le sue parole d'amore, gli consigliò d'andar a veder il Duomo.
Sempre in preda alla passione allora le scrisse una lettera disperata in cui chiedeva almeno di poterla incontrare, anche solo da amico, una volta al giorno…


Lei gli concesse solo 2 incontri al mese ma nei salotti e tra altre persone.








Stendhal era convinto che la sua resistenza era dovuta al fatto che una sua cugina aveva parlato male di lui.

Ad un certo punto però le cose peggiorarono addirittura.

Egli venne a sapere che lei si sarebbe recata a Volterra per incontrare i figli che erano in collegio e lui la raggiunse lì nascosto da occhiali verdi.


Lei lo riconobbe subito e lo cacciò in malo modo… e per sempre.








In preda al suo immenso dolore scrisse allora di getto il breve romanzo “Roman in cui lo stesso Stendhal racconta tutto il suo amore e tutto il suo dolore… che però lei non lesse mai.


Metilde morì giovanissima a 35 anni… ma lui non la dimenticherà mai e ne parlerà ogni tanto nei suoi romanzi.


Tony Kospan




Barres ...

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Foto:




Biografia e opere di Salvador Dalì.. il più istrionico dei grandi surrealisti – Genio o Follia?   Leave a comment



L’unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo.

Dalì



Sogno causato dal ronzio di un’ape su una melagrana un attimo prima del risveglio 1944 (part.)

 


E’ stato uno dei più grandi surrealisti del XX secolo
amato ed odiato… per i suoi eccessi…
e per il suo incredibile ma geniale… istrionismo…



 
 
 
Foto:
Autoritratto
 

 
 
BREVE BIOGRAFIA


Scacciato da giovanetto, per indegnità,
dall’Accademia delle belle arti di Madrid
si recò a Parigi dove venne in contatto
con i più grandi artisti del primo 900
 
Qui poi dall’incontro con il Surrealismo
comprese che attraverso esso
poteva dar libero sfogo alla sua enorme immaginazione
ed al suo desiderio di rottura di ogni inibizione.




(Figueres 11.5.1904 – Figueres 23.1.1989)



Anche qui però… per il superamento di ogni limite…
lo portò ad essere espulso dalla corrente Surrealista
da parte di André Breton… con cui ebbe tutta la vita
momenti di incontro e di scontro.

Tuttavia questo non lo fermò affatto… anzi…




Dalì giovane con Man Ray



Nel 1929 ci fu un incontro
che avrà grande importanza per la sua vita e per la sua arte
quello con
Gala Deluvina Diakonoff,
moglie del poeta Paul Eluard
che diventò prima sua amante e poi sua moglie
e con cui  restò poi per tutta la vita.




Dalì e Gala



Ma soprattutto Gala fu la sua musa ispiratrice di tanti dipinti
in cui dava libero sfogo alla sua idea di sensualità
dipingendola quasi sempre nuda e provocante…




Leda ed il Cigno (part.)

(qui è dipinta Gala sua moglie e musa)


Il suo rapporto con lei fu sempre di ammirazione e devozione
ma in un contesto di reciproca e totale libertà sessuale.





Metamorfosi di Narciso – 1937





Col tempo i suoi dipinti però raggiungevano
sempre più chiari significati ed alti livelli artistici
come il geniale “La persistenza della memoria
così come i suoi successi nella vendita dei dipinti.

In particolare il suo dichiarato intento pittorico
era quello di rappresentare la ricerca
della verità nella surrealtà
ovvero dipingere le manifestazioni dell’inconscio.




La persistenza della memoria


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Tuttavia si faceva conoscere anche per altri aspetti…
se Breton, l’iniziatore del surrealismo e suo “maestro”,
 arrivò a coniare per lui il nomignolo di “Avida dollars,
anagramma del suo nome, per la sua ricerca,
continua e senza limiti, di successo e di denaro.




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Il sogno americano



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Nel 1939 si trasferì negli USA dove si avvicinò al Cattolicesimo.

Tornato, dopo la guerra, in Europa continuò la sua ricerca artistica
anche in altri settori… così come continuarono i suoi eccessi…


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Mae WEst

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Dopo la morte di Gala negli anni ’60 
fu Amanda Lear la sua Musa ispiratrice.


Negli ultimi anni di vita però
si affievolì molto la sua vena.

 
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LA DOMANDA


La domanda che molti si pongono è:
L’artista spagnolo era un folle o un genio?

Propendo per la seconda ipotesi…
e spiego perché…

 
 
 
 
 
 
 
 
In fondo tutti i grandi artisti hanno sempre avuto
un pizzico, e spesso più di un pizzico, di follia…
ed il rilievo artistico del nostro è indubitabile
nonostante una personalità molto discutibile…

Certo alla fine della sua lunga e controversa
vita umana ed artistica Dalì
fece cose non degne di un grande pittore
ma questo nulla toglie
al suo grande estro ed alla sua genialità
di cui aveva dato grande prova in precedenza.


  
 
 
 La rosa meditativa
 
 
 
Questo bellissimo video, si pone la stessa domanda…
e nel contempo ci illustra molto bene la sua arte…
nell’ambito del surrealismo ma non solo…

 
 
 
 

 
 
 
 

Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 

PER CHI AMA L’ARTE…
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Mercato di schiavi con busto invisibile di voltaire – 1940




Edvard Munch – Biografia.. capolavori.. e breve analisi della sua arte.. espressione di intense emozioni   Leave a comment








La sofferenza… il silenzio… il pensiero della morte…
e la lotta agli assurdi formalismi della società umana
sono stati i cardini della sua visione artistica…
in totale controtendenza
rispetto alle principali correnti del suo tempo.


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Autoritratto



BREVISSIMA BIOGRAFIA


Nato in Norvegia che ovviamente è lontanissima da Parigi,
capitale mondiale dell’arte nel secondo 800 e nel primo 900,
Edvard Munch tuttavia ha poi ricoperto un ruolo importante
nella storia dell’arte con i suoi temi esistenziali
che hanno prima anticipato e poi affiancato l’espressionismo.



Løten 12.12.1863 – Oslo 23.1.1944



Fin da ragazzo visse tristi esperienze familiari
che si susseguiranno durante tutta la sua vita
unite a persistenti problemi di salute.


A 17 annni iniziò a studiare pittura.



Il bordello



Nel 1885 fu a Parigi per un breve periodo
e negli anni successivi girò per vari paesi europei
compresa l’Italia conoscendo così
le opere dei grandi artisti del passato
e frequentando gli artisti dell’epoca.



Notte d’estate. Inger davanti al mare – 1889



Le sue opere iniziarono ad essere apprezzate
prima dalle avanguardie e poi ben presto da molti.


Il luogo da lui preferito per dipingere
era Asgårdstrand, sul fiordo di Oslo,
i cui paesaggi egli spesso riporta sulle tele.



Autoritratto con bottiglia di vino 1906



Dopo un ricovero per una malattia nervosa
negli anni 1908/1909 da cui guarì del tutto
si trasferì a Kragero dove ebbe notevoli commesse
da parte di enti pubblici.


Nel 1920 si trasferì a Ekely dove però
si isolò quasi del tutto fino alla sua morte.




Malinconia



ANALISI DELLA SUA OPERA


Ai silenzi ed alle malinconie connaturati nei popoli scandinavi Munch aggiunge
un forte senso di dolore… una costante presenza del pensiero della morte…
insieme ad una insofferenza per i valori formali della società.

In lui si riconoscono pertanto tutti i temi della cultura nordica
ai quali aggiunge la sua visione angosciosa e disperata.


Autoritratto con sigaretta – 1895 (partic.)

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Il grande pittore norvegese infonde nei dipinti

il suo modo di essere e di sentire

attraverso l’uso di colori vivaci

associati a notevoli distorsioni lineari.

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Bohemians – 1925 26



I suoi tormenti egli li riporta intatti e con forza sulle sue tele
ma a differenza di quelli di altri grandi artisti
essi sono i tormenti di una persona comune,
e cioè di chi si sente tale e quale
a ciascun altro uomo di questo mondo


Le sue opere considerate per questo “degenerate” dal nazismo
furono vendute dai musei tedeschi a quelli di altre nazioni.

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Sera sulla via Karl Joan

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LA SUA OPERA PIU’ FAMOSA


Questo video ci consente un’approfondita “lettura”
del suo capolavoro più noto…




F I N E




Copyright T.K.




La danza della vita

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Edouard Manet.. grande ma indipendente impressionista – Biografia e capolavori   Leave a comment








MANET… BREVE BIOGRAFIA… OPERE… ED ANALISI DELLA SUA ARTE
a cura di Tony Kospan





Édouard Manet (Parigi 23.1.1832 – Parigi 30.4.1883)



BREVE BIOGRAFIA


Nato a Parigi in una famiglia ricca e colta fu iscritto al Collegio Rollin dove incontrò Antonin Proust di cui divenne amico per la vita.

Qui si appassionò a varie forme d’arte.

Il padre, magistrato, avrebbe voluto che lui intraprendesse la sua stessa carriera ma in Manet era troppo forte l’amore per la pittura a cui aveva già iniziato ad interessarsi.

Allora il padre lo fece imbarcare su di nave dove lavorò per un anno e dove forse ebbe origine quella grave malattia reumatica che lo perseguitò sempre.

Al ritorno a casa il padre comprese la forza della sua passione e l’iscrisse all’atelier di Thomas Couture noto pittore dell’epoca.



Argenteuil



Dopo alcuni anni Manet abbandonò questo atelier perché troppo accademico e formale, e passò allo studio di Léon Bonnat pittore allora in auge, dove fece amicizia prima con Berthe Morisot e poi con un gruppo di giovani innovatori…

Questo gruppo era composto tra altri da Degas, Monet, Renoir, Sisley, Cézanne e Pissarro… cioè dai futuri mitici impressionisti.

Poco dopo, nel 1856, aprì un suo atelier…



Colazione nello studio di prima mattina




Fece anche viaggi in Germania, Italia, Spagna e Paesi Bassi per studiare le opere di grandi pittori dell’epoca e del passato.

Con le sue opere divenne una figura di spicco e di riferimento del mondo impressionista che contribuì a creare
anche se non volle mai identificarsi nella corrente affermando la sua totale libertà espressiva.

Ebbe molti problemi di salute oltre a quelle reumatiche, come la sifilide e soprattutto dal 1879 l’atassia, che in pochi anni lo condusse alla morte.

Nel 1881 il governo francese, su proposta dell’amico Proust, lo insignì della Legion d’onore.

Seppure con grandi difficoltà fisiche, dipinse fino alla morte.




Un bar alle Folies Bergère




OPERE PRINCIPALI… CRITICHE E SCANDALI


Il bevitore di assenzio… prima sua opera originale che piacque moltissimo a Baudelaire ed in cui è chiara
l’influenza di Diego Velázquez fu criticatissima per il suo realismo e rifiutata al Salon del 1859.
Manet stesso disse che se invece di un parigino avesse disegnato un uomo spagnolo forse sarebbe stata compresa molto meglio.







Dejeuner sur l’herbe, famosissima, destò scandalo al Salon del 1863, non tanto per i 2 uomini vestiti e le 2 donne nude ma per il fatto che l’abbigliamento maschile era contemporaneo!







– L’Olympia pure sollevò molto scandalo perché il soggetto era una prostituta vista sul “posto di lavoro”, per il suo sguardo provocante
e per la mano sul pube che avrebbe offeso le virtù tradizionali femminili mentre i critici dichiararono errate le scelte dei colori.






ANALISI DELLO STILE


Fin dalle sue prime opere appare evidente l’innovazione del suo linguaggio pittorico e dopo un certo tempo in cui restò nell’ambito della la pittura d’atelier passò a quella che si definisce “en plein air“.

Manet abbandona infatti le  classiche modalità del chiaroscuro e della prospettiva per creare dipinti con macchie di colore stese in modo uniforme.




Autoritratto (partic.)




Manet è quello che ha operato il taglio più incisivo rispetto al precedente modo di dipingere.

Suol dirsi che dopo di lui la pittura non è stata più la stessa.

Per gli storici dell’arte questo suo contributo alla modernità vale perfino più del grande contributo dato alla nascita dell’impressionismo.
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Primavera (part.)



F I N E




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VIVERE L’ARTE… INSIEME?



Emile Zola




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