Come rispondere alle domande delle donne… per sopravvivere – Solo per sorridere   Leave a comment



Le ironie tra maschi e femmine iniziarono quando iniziò il mondo
ed in verità, essendo fervido ammiratore delle donne,
cerco d'alternar questo genere d'umorismo
una volta a favore degli uni ed un'altra a favore del gentil sesso…

Spero pertanto di non urtar la suscettibilità di nessuno/a
auspicando sempre il trionfo dell'ironia e dell'autoironia
(cosa ahimè accaduta in passato… ma per fortuna raramente)



 

 



LE DOMANDE DELLE DONNE… PER SORRIDERE



 

 

 

 

Le 5 domande più difficili che può  farvi una donna

e le loro risposte…

 

Le 5 domande sono:


 

 


A cosa stai pensando? 

Mi ami? 

Ti sembro grassa? 

Pensi sia più bella di me? 

Che faresti se morissi?



 

 

 




Ciò che rende queste domande così difficili

è il fatto che ognuna può esplodere in una ferocissima lite e/o divorzio

se l’uomo non risponde correttamente, ovvero in modo disonesto.

 

 

Ad esempio:

 

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 “A cosa stai pensando?” 

 

Ovviamente la risposta corretta è

 

“Scusa se sembravo distratto cara, stavo riflettendo su quanto sono fortunato
ad aver incontrato una donna intelligente, bella, attenta e meravigliosa come te”.


Naturalmente questa affermazione non ha attinenza
con ciò che lui stava pensando in quel momento,
probabilmente una di queste cose:

 

Politica
Football
Quanto sei grassa
Lei è più carina di te
Come spendere i soldi dell’assicurazione se lei morisse

 

Secondo l’articolo di Sassy, la miglior risposta

a questa stupida domanda è venuta da Al Bundy

di “Sposato con Figli” a sua moglie Peg:

Se avessi voluto fartelo sapere, avrei parlato invece di pensare.”

 

Anche le altre domande hanno una sola risposta corretta

ma molte errate.


 

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 “Mi ami?”

 

La risposta corretta è “Si”.
Per coloro che sentono il bisogno di essere più elaborati
si pùo rispondere
“Si, cara”.

 

Le risposte errate sono:

Penso di sì 
Staresti meglio se dicessi di sì? 
Dipende da ciò che intendi per amore 
Ha importanza? 
Chi, io? 

 

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“Ti sembro grassa?”

 


La risposta corretta nel lasciare velocemente la stanza
consiste nell’affermare con enfasi

“No, certamente no!”.



 

Le risposte errate sono: 

 

Non direi che sei grassa ma neanche magra 
Rispetto a cosa? 
Un poco di peso extra ti dona 
Ho visto donne più grasse 
Puoi ripetere?




Foto:



 

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 “Pensi che lei sia più carina di me?” 

 

La lei in questione può essere una ex,

una passante che stavate fissando così intensamente

da rischiare un incidente stradale o un’attrice in un film.

In ogni caso la risposta corretta è

“No, tu sei molto più bella”.



 Le risposte errate sono: 

 

Non più bella, bella in modo diverso 
Non sò come si possano considerare certe cose 
Sì ma scommetto che tu hai più personalità 
Solo nel senso che è più magra e più giovane 
Puoi ripetere?  

 

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 “Che faresti se morissi?” 

 

Risposta corretta:


“Cara, nel caso di un tua prematura dipartita

la vita cesserebbe di avere senso per me,

quindi mi butterei sotto il primo camion

che mi capitasse davanti”

 


Questa che segue potrebbe essere la più stupida di queste domande,
ma come illustrato dal dialogo che segue…
fate
attenzione!!!




“Caro” disse la moglie “Che faresti se io morissi?”


“Sarei terribilmente triste” rispose il marito

“Perchè fai queste domande?”

“Ti risposeresti?” insistette la moglie

“No di certo” disse lui.

“Non ti piace essere sposato?” disse lei

“Certo cara”

“Allora perchè non ti risposeresti?”

“Va bene, mi risposerei” rispose il marito.

“Lo faresti?” disse la moglie vagamente offesa

“Sì” rispose lui.

“Dormiresti con lei nel nostro letto?” disse lei dopo una lunga pausa

“Beh, penso di sì” rispose il marito.

“Capisco” disse indignata la moglie

“E le permetteresti di indossare i miei vestiti?”

“Se lei lo volesse penso di sì”

“Davvero” disse freddamente la moglie

“E metteresti via le mie foto e le rimpiazzeresti con le sue?”

“Sì. Penso sarebbe la cosa più corretta da fare”

“Ah è così?” disse la moglie scattando in piedi

“E suppongo che le permetteresti di giocare con le mie mazze da golf”

Certamente no cara, lei è… mancina.” 

 

 

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SCAPPOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

 

 

TESTO DAL WEB – IMPAGIN. T.K.

 

CIAO DA TONY KOSPAN



Arte musica poesia

umorismo curiosità… etc…

i n s i e m e





Foto:

RALPH GIBSON – LA FOTOGRAFIA COME FRAMMENTO CLASSICO   Leave a comment

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Ricerca della perfezione e massima eleganza
nell'arte di questo grande fotografo…

Ogni sua fotografia ha il dono
di creare una… narrazione.


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RALPH GIBSON
LA FOTOGRAFIA COME FRAMMENTO CLASSICO
 
  
 
 




Ralph Gibson 16.1.39 Los Angeles
 
 
 
Ralph Gibson è nato a Los Angeles e si è avvicinato alla fotografia durante i quattro anni di servizio nella marina militare.
 
In seguito frequenta il San Francisco Art Institute e poi lavora come assistente fotografo per artisti come Dorothea Lange e Robert Frank, per il quale ha anche lavorato come cameraman in un paio di film.
 

 
 



 


 
 
 

Gibson divenne famoso grazie a una serie di libri fotografici, prodotti dalla casa editrice che lui aprì a questo scopo, la Lustrum Press. La trilogia, The Somnambulist (1970), Déjà Vu (1973) e Days at Sea (1975) si distingue per la sequenza di immagini senza testo né didascalie.
 
Le fotografie hanno un carattere fortemente surreale e la pura sequenza di immagini è estremamente 'narrativa'.
 

 
 
Foto:

 
 
 
 
 

Da allora ha vissuto in Francia e a New York, ma gran parte di ciò che ha pubblicato è stato realizzato in Francia, come L'Histoire de France (1991).
 

 
 



 
 

 
 
 
 
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Ogni fotografia di Ralph Gibson somiglia ad un frammento classico, monumentale, come scolpito nel tempo.
 
 
 

 

 
 
 
Per mezzo del suo “obbiettivo” Gibson, formalista della fotografia, si avvicina a luoghi e persone unendo la sua visione del mondo ad un'attenzione costante per la composizione e per le proporzioni delle immagini.
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
I soggetti scelti da Ralph Gibson per le sue fotografie sono essenziali, in particolare da quando non si interessa più di catturare i momenti salienti del dramma umano come impone lo stile del reportage.
Per Gibson la percezione del soggetto è più importante della fotografia.



 

 
 
Le sue immagini riflettono la sensazione e lo stato emozionale che produce un certo luogo in un certo tempo.
 
 
 
 

Ralph Gibson

 
 
 
Ralph Gibson utilizza prevalentemente pellicole in bianco e nero – ma anche il colore – e usa una Leica nel formato 35mm.
 
L'uso dell'obiettivo grandangolare accentua la dinamica e la tensione dell'immagine nello spazio così deformato.

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

Gibson con una modella

 
 
 

La sua ricerca del “luogo ideale” da fotografare, l'ha spinto a Los Angeles, e successivamente a New York, dove vive e lavora.
 
Il suo interesse per la fotografia si è così evoluto dal reportage all'espressione introspettiva e personale.
 
La serie The Somnambulist – prima testimonianza di questa nuova inclinazione – comprende delle immagini quasi sognanti.
 
L'impiego delle pellicole a grana grossa, donano alle fotografie caratteristiche grafiche, evocando mondi fantastico-surreali.

 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
Così una mano colpita dallo spiraglio di luce bianca che filtra da una porta socchiusa, diventa il “fantasma” dei sogni onirici di Gibson.
 
Con The Somnambulist, Ralph Gibson abbandona lo stile reportage a favore delle sue visioni personali, espresse con i ritratti, gli still life e i paesaggi.
 
Il libro del Somnambulist – pubblicato recentemente con grande successo – ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica, spingendo Gibson ad esporre le sue immagini in numerose istituzioni museali degli Stati Uniti e d'Europa.
 

 
 

 

 

 

 

 

 

Le immagini, in bianco e nero e a colori, riflettono la sua visione privata, mantenendo quelle qualità naturali e non-monumentali che lo contraddistinguono.

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Ralph Gibson ha spesso raccolto i suoi lavori in libri fotografici, perché apprezza l'unicità che questo oggetto possiede.

 Così se per Gibson i libri sono i mezzi narrativi che esprimono “cosa un fotografo pensa delle sue fotografie “, le fotografie raccontano invece di “cosa il fotografo pensa della realtà”

Le mostre hanno invece un carattere piu' complesso e sociale, e richiedono una relazione fra il fotografo, la galleria e il pubblico.

 

 

 

Foto:

 
 

Ralph Gibson, San Francisco
San Francisco 1962

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TESTO DA VARI SITI WEB – IMPAG. TONY KOSPAN

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F I N E

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I S C R I V I T I














 

Buon sabato pomer. in poesia “Taci, anima stanca..” C. Sbarbaro – arte.. Romero de Torres – canzone “Lilly”   Leave a comment

 
 
 
 
 
Julio Romero de Torres – Carmen Otero
 

 
 
 
 
 
 
 
L’amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo.
L’amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso.
Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.
H. Hesse
 
 
 
 
 
 
Julio Romero de Torres – La buona fortuna
 
 
 
TACI ANIMA STANCA DI…
Camillo Sbarbaro
 
 
Taci, anima stanca di godere
e di soffrire
(all’uno e all’altro vai rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza ,non d’ira o di speranza,
e neppure di tedio.
 
Giaci come
il corpo, ammutolita, tutta piena
d’una rassegnazione disperata.
 
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato…
 
Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
 
E gli alberi son alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
 
La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca.

Perduto ha la voce
la sirena del mondo,
e il mondo è un grande deserto.
 
Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso..
 
 

 
 
Julio Romero de Torres – Venus of Poetry

 
 
 
 
 
 

a tutti da Tony Kospan

 

 

IL NOSTRO MONDO A COLORI
LA PAGINA PER COLORARE I NOSTRI GIORNI

 
 
 
 
Julio Romero de Torres – La chitarrista
 
 
 

E’ in questa crepuscolare poesia di Gozzano l’origine della nota frase “Non amo che le rose che non colsi”   1 comment



Francois Martin-Kavel – Rose d'estate



Chi di noi non conosce questa frase?
Ma penso che pochi sappiano,
come me, prima di scoprirlo,
in quale circostanza sia stata scritta
e da chi…





Gironzolando tra le amate poesie
ho trovato la soluzione…
che mi fa piacere condividere con voi…









NON AMO CHE LE ROSE CHE NON COLSI



a cura di Tony Kospan






E’ in una strofa di questa poesia,
apparentemente sognante e birichina,
ma profondamente crepuscolare
di Guido Gozzano…
poeta tra i più interessanti di questa corrente
morto prematuramente a soli 32 anni.




Guido Gozzano
(Torino 19.12.1883 – Torino 9.8.1916)




La poesia crepuscolare fu molto in voga
a partire dal secondo decennio del '900
in aperto contrasto con le visioni futuriste e moderniste
delle avanguardie culturali di quel periodo




Fernand Toussaint



Ma torniamo alla mitica frase
e vediamo il punto esatto dove nasce…


Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!


Il poeta ci parla di sé… bambino… ma già ammiratore
di una… Cocotte… vicina di casa…
che avendogli donato un furtivo bacio… ed un confetto…
è rimasta scolpita nel suo cuore…




Vincenzo Irolli – Tra Le Rose



Gozzano si abbandona languidamente ai ricordi
di quel volto… di quei volti…
di quei luoghi e di quelle emozioni…
che dopo tanti anni vivono ancora forti in lui…
ma rimane fermo lìnella sola contemplazione




John William Waterhouse – Mia dolce rosa (partic.)




E’ una poesia, per me carinissima,
che rallegra il cuore…
unendo freschezza e profumi…
in un ampio caldo affresco
avvolto in forte romanticismo…
pur nella sua profonda atmosfera d'abbandono..



   

Ma il successo della poesia è forse dovuto soprattutto

a quella frase… diventata di uso comune…

“non amo che le rose che non colsi”.

Ma ora leggiamola tutta…

 


Alphonse Mucha




COCOTTE

(Guido Gozzano)
I
Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto…
II
«Piccolino, che fai solo soletto?»
«Sto giocando al Diluvio Universale.»
Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d’un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò di tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.
Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto
di quel suo volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!
«Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?»
«Sì… vedi la mia mamma e il mio Papà?»
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità…
«Una cocotte!…»
«Che vuol dire, mammina?»
«Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!»
Co-co-tte… La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d’ovo e di gallina…
Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l’Isole Felici…
Co-co-tte… le fate intese a malefici
con cibi e con bevande affatturate…
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!
III
Un giorno – giorni dopo – mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
«O piccolino, non mi vuoi più bene!…»
«è vero che tu sei una cocotte?»
Perdutamente rise… E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.
IV
Tra le gioie defunte e i disinganni,
dopo vent’anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso… Dove sei, cattiva
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?
Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l’ultimo amante disertò l’alcova…
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d’un bacio e d’un confetto,
dopo vent’anni, oggi ti ritrova
in sogno, e t’ama, in sogno, e dice: T’amo!
Da quel mattino dell’infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t’aspetta, o creatura!
Vieni! Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t’agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
come Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!
Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!
Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fa ch’io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò; rifiorirà, nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia.
Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d’allora.
Il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.





  Foto:
 Gregory Frank Harris



         






Ed infine… in ideale dolce collegamento… floreale…
ascoltiamo la mitica voce dell'altrettanto sfortunata
Giuni Russo che ci canta
Una rosa è una rosa


Alphonse Mucha



CIAO DA TONY KOSPAN


Foto:



P O E S I E ?
 

ImageChef.com




Foto:


Vincenzo Irolli – Sdraiata nel giardino




IN RIVA AL MARE – Questa inusuale ma bella poesia ci parla della magia della nascita dell’amore tra persone mature   Leave a comment

 

 

 Frederic Leighton – Idillio

 

 

IN RIVA AL MARE

POESIA DI SOGNO E D'AMORE MATURO…

 

 

 

Foto:

 

 

Questa poesia mi piacque subito… non parlava di amori giovanili o di amori tout court… ma di un amore tra persone mature… cosa alquanto rara… nel panorama generale della poesia.

Ma è molto bella, a mio parere, anche per la freschezza e la semplicità delle immagini evocate… e l’atmosfera dolce e romantica…

Debbo dire che per me il titolo giusto sarebbe… IL GRANDE SOGNO… e cioè il primo verso… 

Essa ci rivela anche che, finché vivremo…, non dovremmo smettere di sognare…  m a i ….

Ma ora leggiamola…

 

 

 

Foto:  Foto:

 

Foto:

 

 

 

IN RIVA AL MARE…

Riccardo Spelta

 

Il grande sogno.

S’erano cercati a lungo.

Vite trascorse
con tutti gli alti e bassi
di chi non si accontenta
di un semplice rapporto,
ma non trova mai di meglio.

Ormai erano convinti
che le loro aspirazioni
sarebbero rimaste per sempre
un sogno nel cassetto.

Rassegnati a lasciarsi vivere,
dedicavano i loro tempi
ad altre effimere soddisfazioni.

Finì l’estate e le vacanze,
trascorse nella stessa pensione,
senza conoscersi nè mai incontrarsi,
se non all’ora di pranzo.

Quell’ultimo giorno,
triste come tutti gli ultimi giorni
di piacevole vacanza,
ebbero la stessa idea:
un ultimo saluto al mare.

Ognuno di loro si recò alla spiaggia
e si sdraiò a gustare quell’ultima brezza.

Poi i loro sguardi s’incrociarono.
Un semplice sorriso.
Le prime frasi di convenienza.

Ma la chiacchierata si ampliò,
toccando temi sempre più personali ed intimi.

Avvicinarono le sdraio,
con la scusa dell’ascoltare meglio.

Tante affinità emersero d’incanto.
La piacevolezza reciproca era incontestabile.
L’attrazione irresistibile.

Moriva un’estate,
ma nasceva una storia,
che sicuramente era quella tanto sognata.

Il sole tramontò
senza che loro se ne rendessero conto
e la brezza si fece pungente.

Lui le prestò la giacca per coprirsi
e la invitò a rientrare.

Lei lo prese sottobraccio,
con un gesto così spontaneo e naturale
come di una intera vita insieme.

 

 


 

 

 

Cosa ne pensate?

 

Orso Tony




LA TUA PAGINA CULTURALE D'AMORE.. PSICHE E SOGNO

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Foto:


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Buon weekend in poesia “L’angelo buono” R. Alberti – arte E. Vernon – canzone “Perché ti amo”   1 comment

 
 
 
Emile Vernon
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Amano davvero,
quelli che tremano a dire che amano
Philip Sidney
 
 

 
 
 
Emile Vernon
 
 
 
 

  

 

 

L’ANGELO BUONO
 Rafael Alberti
 
 
Venne quello che amavo,
quello che invocavo.
Non quello che spazza cieli senza difese,
astri senza capanne,
lune senza patria,
nevi.
Nevi di quelle cadute da una mano,
un nome,
un sogno,
una fronte.
Non quello che alla sua chioma
legò la morte.
Quello che io amavo.
Senza graffiare i venti,
senza foglia ferire né smuovere cristalli.
Quello che alla sua chioma
legò il silenzio.
Senza farmi del male,
per scavarmi un argine di dolce luce nel petto
e rendermi l’anima navigabile.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Emile Vernon – Il coniglietto
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 

IL GRUPPO DI CHI AMA L'ARTE

 
 
 
 
 
Emile Vernon
 

 
 

Le 25 regole d’oro di Frate Indovino per affrontare al meglio l’invecchiamento…   1 comment

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Non so perché… ma penso proprio
che la cosa mi riguardi un po'… ah ah

In ogni caso però sono delle regole utilissime
per chi ha superato gli “anta”!





LE VENTICINQUE REGOLE D’ORO PER PREVENIRE L’INVECCHIAMENTO
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1.
Fare esercizio fisico con regolarità secondo le proprie forze (una buona passeggiata quotidiana migliora la circolazione sanguigna ed evita tanti malanni)
2.
Osservare un equilibrato regime alimentare, tenendo conto che il fabbisogno energetico varia secondo l’attività svolta.
3.
Nutrirsi bene al mattino e ridurre il pasto serale.
4.
Usare con moderazione il sale da cucina. Lo stesso vale per bevande alcoliche.
5.
Ricorrere ai medicinali solo e quando necessario e nelle dosi delle prescrizioni del medico
6.
Ricordarsi che il letto è il peggior nemico di chi vuole sentirsi in forma.
7.
Curare oltre al proprio aspetto esteriore anche il proprio comportamento.
8.
Coltivare e migliorare il senso dell’umorismo.




9.
Dedicare tempo a libri piacevoli. Talvolta è utile una lettura ad alta voce.
10.
Avere sempre qualcosa da sbrigare in casa e fuori.
11.
Interessare la propria intelligenza a conoscere, riflettere, discutere, scrivere.
12.
Rendersi conto che l’avanzare degli anni non pregiudica affatto l’efficienza: molti “grandi” (da Chaplin a Einstein e a Picasso) lo dimostrano.
13.
Apprezzare la compagnia dei più giovani dando loro la possibilità del dialogo e del sorriso.
14.
Condividere con i giovani l’esperienza accumulata nella vita, senza essere sentenziosi o moraleggianti nei loro confronti.
15.
Dedicarsi al raccoglimento interiore, inteso possibilmente come fiducioso abbandono a Dio
16.
Far tesoro di tutti i ricordi, ma essere sempre ottimisti.






17.
Mantenere sempre la gioia di vivere interessandosi alle cose e agli altri, godere di tutto.
18.
Temperare le speranze e le illusioni con la saggezza e il conforto della fede.
19.
Dare ogni tanto sfogo alle proprie emozioni, magari esprimendole con la scrittura.
20.
Cercare compagnie serene. Evitare le persone volgari e quelle aggressive: opprimono lo spirito.
21.
Affrontare il futuro armati di coraggio e serenità. Non tormentarsi mai con immagini oscure e infondate paure.
22.
Agire sempre con determinazione, senza cercare il conforto ad ogni costo.
23.
Ricordarsi che non solo le gioie, ma anche i dolori aiutano a crescere.
24.
Essere consapevoli che il dolore, di qualsiasi natura esso sia brucia il corpo, ma purifica, illumina la mente e fortifica il cuore.
25.
Tener presente che da quest’anno…è proibito invecchiare!







(Tratte dal libro “Saper invecchiare” di Frate Indovino – Web – Impagin. T.K.)
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LA TUA PAGINA CULTURALE E DI PSICHE E SOGNO


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