Archivio per l'etichetta ‘annibale carracci

“Santa Margherita” di A. Carracci era un dipinto molto amato da Caravaggio – Conosciamolo e vediamo perché   Leave a comment






Ci sono opere che rappresentano una vera e proprio cesura rispetto a quelle del passato e che rappresentano una vera “rivoluzione stilistica e/o di contenuti…
come ad  esempio le opere del Masaccio che danno inizio al Rinascimento con la prospettiva (e non solo) rispetto a quelle, piene di eccessi decorativi e artificiali, dello stile precedente.



LA RIVOLUZIONARIA “SANTA MARGHERITA” 
DI ANNIBALE CARRACCI
NASCOSTA IN UNA CHIESETTA ROMANA






Quella di cui parlerò ora in verità è davvero poco nota… ma che sia stata molto significativa nel senso suindicato ce lo dice non un critico o uno storico ma un pittore mitico… ed addirittura contemporaneo dell’autore.

L’opera di Annibale Carracci non si trova in un famoso museo ma in una chiesetta dove fu collocata nel 1599, Santa Caterina dei Funari, che fu ricostruita nel ‘500 in un piccolo rione romano e che spesso ora è pure chiusa.







Non appena il dipinto fu esposto accorsero molti romani, artisti e non, per vederla in quanto appariva come una vera grande novità rispetto all’ormai tramontante manierismo romano.

Alle forme stentoree, rigide ma coperte da broccati e stoffe dai colori sgargianti qui si opponeva un corpo… vero, vitale e reale… che sembrava essere in connessione diretta con lo spettatore.






Santa Margherita, pur con il diadema, la palma del martirio, il libro in mano e col piede sinistro che schiaccia il demonio raffigurato nella forma di un drago e dunque con tutti i crismi dell’iconografia classica, appare tuttavia come una giovane donna del cinquecento che se ne sta morbidamente appoggiata ad un antico e sbreccato piedistallo nello splendido paesaggio agreste romano che appare essere molto di più di una semplice cornice della scena.

Tutto quel che vediamo in Santa Margherita e nell’ambiente intorno a lei non appare astratto ma ci riporta al mondo reale di quell’epoca.






Dunque l’eucaristico motto inciso sull’antico piedistallo “Sursum corda” ovvero “In alto i cuori” non sembra solo diretto alla cura delle anime ma anche a tirar su i nostri cuori reali e palpitanti.

Come ho accennato su questa “rivoluzione” fu intuita subito dai contemporanei come ci riferisce qualche decennio dopo Giovan Pietro Bellori:
– Collocato il quadro sull’altare per la novità vi concorsero li pittori, e tra li vari discorsi loro, Michel Angelo da Caravaggio dopo essersi fermato lungamente a riguardarlo, si rivolse, e disse: “mi rallegro che al mio tempo veggo pure un pittore” – .






Dunque il grande Caravaggio, che da poco era arrivato a Roma e lì non aveva ancora dipinto alcuna opera pubblica, era rimasto entusiasta del dipinto ed in fondo, conoscendo il realismo dei suoi personaggi ed i suoi chiaroscuri, egli non poteva non rilevare ed apprezzare la sorprendente novità.

Narrava un allievo del Carracci che, ancora molti anni dopo, Caravaggio, parlando di questa opera “ci moriva sopra”.






Ecco quindi come nell’arte spesso nascono opere che sono rivelatrici un’avvenuta evoluzione stilistica e di contenuti e talvolta ciò accade in modo assolutamente evidente e documentato come in questo caso.

Tony Kospan




arte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gif
IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE
Gif Animate Frecce (39)











Monsignor Agucchi ci guarda dal ‘600 – Analisi e storia dell’innovativo dipinto di Annibale Carracci   1 comment





Fin dalla sua creazione il dipinto colpì molto coloro che l’osservavano e il Malvasia, nel suo libro “Felsina Pittrice” del 1678, attribuendolo al Carracci lo descriveva così:
«Monsignor Agucchi che in zimarra tenendo una lettera con ambe le mani guarda a noi spettatori»

In effetti l’Agucchi, che appare vestito con una comoda vestaglia mentre legge una lettera seduto al suo scrittoio, alza lo sguardo dalla lettera e fissa attentamente qualcuno entrato nella stanza all’improvviso.




Annibale Carracci (Bologna, 3.11.1560 – Roma, 15.7.1609) – Autoritratto 



Questo sguardo attento ed intenso in verità appare rivolto allo spettatore cioè a noi ed è quel che maggiormente colpisce.

Il dipinto è considerato una delle pietre miliari della ritrattistica barocca.

Infatti il personaggio ritratto entra in diretta relazione con lo spettatore al quale quasi sembra stia per parlare, a dirla con le parole dello storico dell’arte Tomaso Montanari, secondo i canoni di quella corrente.

Il quadro, che sembra “vivo“, è altresi definito una delle più brillanti opere ritrattistiche del ‘600.




CHI E’ L’AGUCCHI








Il personaggio rappresentato non è affatto un tipo qualunque.

Infatti Giovanni Battista Agucchi (Bologna 1570 – San Salvatore 1.1.1632) è stato un diplomatico della Santa Sede, arcivescovo, scrittore ed esperto d’arte.

Si interessò di studi astronomici ed ebbe rapporti con Galileo.

Scrisse un “Trattato della pittura” ed una celebre descrizione della “Venere dormiente con amorini” proprio del Carracci.

Fu anche amico sia del Carracci che del suo allievo Domenichino.




BREVE STORIA DELL’ATTRIBUZIONE DEL DIPINTO




Esempio di ritratto del Domenichino




Il dipinto inizialmente attribuito al Carracci in seguito per alcuni secoli è stato invece sempre attribuito al Domenichino ma nel 1994 una studiosa, Silvia Ginzburg, esaminando stilisticamente la tela e ripartendo dalle parole del Malvasia, giunge alla conclusione che il ritratto dell’Agucchi è frutto del pennello di Annibale.

Questa è la tesi prevalente in quanto i dipinti del Domenichino appaiono privi di quel “contatto con lo spettatore” di cui ho parlato su, e mostrano invece una, seppur elegante, separazione.

A ciò si aggiunge la considerazione della grande amicizia tra Annibale Carracci e l’Agucchi.

In verità la duplice attribuzione forse è stata generata dalla presenza di una copia d’epoca per cui le documentazioni archivistiche sul dipinto possono essere state da ciò deviate.

Tony Kospan

Copyright Tony Kospan




Annibale Carracci – Autoritratto sul cavalletto



IL GRUPPO DI FB IN CUI VIVER L’ARTE
INSIEME








L’arte del paesaggio dal ‘600 a Monet in una breve antologia con storia e capolavori – I PARTE   2 comments

 
 
Il paesaggio pittorico nasce, come genere autonomo, solo nel Seicento,
si afferma poi nel Settecento, soprattutto in Italia,
per esplodere infine nell’Ottocento nell’ambito delle correnti del tempo
come la naturalista, la romantica ed infine quella impressionista.

 
 
 
 

Annibale Carracci – Paesaggio con fiume

 
 
 

Dato il notevole arco di tempo in cui si svolge l’affermazione
della pittura del paesaggio e volendo evidenziarne,
con analisi ed esempi, l’evoluzione di stile e di contenuti
 il post viene suddiviso in 2 parti.

 
 
 

 
 
Claude Lorrain – 1682
 
 
 
 
 
L’EVOLUZIONE DEL PAESAGGIO NELLA PITTURA

 
 
I PARTE

.
.
.

art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif



In questo percorso seguiremo le linee indicate
in una interessante mostra tenutasi a Verona qualche anno fa.




Tiziano – Sacro e profano (Esempio di paesaggio prima del ‘600)
 
 
 

– Il Seicento, il vero e il falso della natura;
– Il Settecento, l’età della veduta;
– Romanticismi e Realismi;
– L’Impressionismo ed il paesaggio;
– Monet e la natura nuova.
 
 
 
 
art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif
 
 
 
 
1° – Il Seicento, il vero e il falso della natura

 
 
 
 
Claude Lorrain – Porto al tramonto * 
 
 
 
 

E’ proprio in questo secolo che inizia l’interesse degli artisti verso il tema del paesaggio che precedentemente era sullo sfondo quasi come un contorno… talvolta certo anche bellissimo… di dipinti che avevano però temi… oggetti e soggetti diversi .

Significative di questo nuovo modo d’intender il paesaggio sono le opere di Annibale Carracci, Claude Lorrain, Salvator Rosa, Domenichino ed altri che ritraggono la natura del paesaggio con un misto di fedeltà e fantasia.





Annibale Carracci – Fuga in Egitto






Annibale Carracci – La pesca




 
  
 

Nicolas Poussin – Paesaggio con le ceneri di Focione – 1648

 

 

Domenico Zampieri detto il Domenichino  – Barche e fiume


 

 

Salvator Rosa – Baia con rovine


 

 

 

art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif

 
 
 
 

2° – Il Settecento, l’età della veduta

 
 
 
 
Canaletto – Ponte di Rialto
 
 
 
 
E’ il secolo in cui il paesaggio è ritratto con assoluta fedeltà ed amore e principi di questo stile vedutistico sono soprattutto artisti veneziani come i mitici Canaletto, Bellotto e Guardi ma anche altri come Gaspar van Wittel.
 
 
 
 
 

Canaletto – Bacino di S. Marco

 

 

 

Canaletto – Canal Grande




Canaletto – Ponte di Rialto con gondole




Canaletto – Il ritorno del Bucintoro al molo nel giorno dell’Ascensione


 

 

 

Bellotto – Veduta di Verona e dell’Adige  dal Ponte Nuovo

 

 

 

Bellotto – Castello di Hof in Austria

 

 

 

 

Gaspar van Wittel – Veduta del bacino di San Marco

 

 


art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif

 

 


FINE PRIMA PARTE
 
 
 

 

 
 

C O N T I N U A . . .





IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L’ARTE…
INSIEME


Frecce (51)








“Santa Margherita” di A. Carracci è un dipinto amato da Caravaggio per la sua innovazione – Conosciamolo   Leave a comment






Ci sono opere che rappresentano una vera e proprio cesura rispetto a quelle del passato e che rappresentano una vera “rivoluzione stilistica e/o di contenuti…
come ad  esempio le opere del Masaccio che danno inizio al Rinascimento con la prospettiva (e non solo) rispetto a quelle, piene di eccessi decorativi e artificiali, dello stile precedente.



LA RIVOLUZIONARIA “SANTA MARGHERITA” 
DI ANNIBALE CARRACCI
NASCOSTA IN UNA CHIESETTA ROMANA






Quella di cui parlerò ora in verità è davvero poco nota… ma che sia stata molto significativa nel senso suindicato ce lo dice non un critico o uno storico ma un pittore mitico… ed addirittura contemporaneo dell’autore.

L’opera di Annibale Carracci non si trova in un famoso museo ma in una chiesetta dove fu collocata nel 1599, Santa Caterina dei Funari, che fu ricostruita nel ‘500 in un piccolo rione romano e che spesso ora è pure chiusa.







Non appena il dipinto fu esposto accorsero molti romani, artisti e non, per vederla in quanto appariva come una vera grande novità rispetto all’ormai tramontante manierismo romano.

Alle forme stentoree, rigide ma coperte da broccati e stoffe dai colori sgargianti qui si opponeva un corpo… vero, vitale e reale… che sembrava essere in connessione diretta con lo spettatore.






Santa Margherita, pur con il diadema, la palma del martirio, il libro in mano e col piede sinistro che schiaccia il demonio raffigurato nella forma di un drago e dunque con tutti i crismi dell’iconografia classica, appare tuttavia come una giovane donna del cinquecento che se ne sta morbidamente appoggiata ad un antico e sbreccato piedistallo nello splendido paesaggio agreste romano che appare essere molto di più di una semplice cornice della scena.

Tutto quel che vediamo in Santa Margherita e nell’ambiente intorno a lei non appare astratto ma ci riporta al mondo reale di quell’epoca.






Dunque l’eucaristico motto inciso sull’antico piedistallo “Sursum corda” ovvero “In alto i cuori” non sembra solo diretto alla cura delle anime ma anche a tirar su i nostri cuori reali e palpitanti.

Come ho accennato su questa “rivoluzione” fu intuita subito dai contemporanei come ci riferisce qualche decennio dopo Giovan Pietro Bellori:
– Collocato il quadro sull’altare per la novità vi concorsero li pittori, e tra li vari discorsi loro, Michel Angelo da Caravaggio dopo essersi fermato lungamente a riguardarlo, si rivolse, e disse: “mi rallegro che al mio tempo veggo pure un pittore” – .






Dunque il grande Caravaggio, che da poco era arrivato a Roma e lì non aveva ancora dipinto alcuna opera pubblica, era rimasto entusiasta del dipinto ed in fondo, conoscendo il realismo dei suoi personaggi ed i suoi chiaroscuri, egli non poteva non rilevare ed apprezzare la sorprendente novità.

Narrava un allievo del Carracci che, ancora molti anni dopo, Caravaggio, parlando di questa opera “ci moriva sopra”.






Ecco quindi come nell’arte spesso nascono opere che sono rivelatrici un’avvenuta evoluzione stilistica e di contenuti e talvolta ciò accade in modo assolutamente evidente e documentato come in questo caso.

Tony Kospan




arte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gif
IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE
Gif Animate Frecce (39)











Monsignor Agucchi ci guarda dal ‘600 – Un dipinto (di Annibale Carracci).. una storia ed un’analisi   Leave a comment





Fin dalla sua creazione il dipinto colpì molto coloro che l'osservavano e il Malvasia, nel suo libro “Felsina Pittrice” del 1678, attribuendolo al Carracci lo descriveva così:
«Monsignor Agucchi che in zimarra tenendo una lettera con ambe le mani guarda a noi spettatori»

In effetti l'Agucchi, che appare vestito con una comoda vestaglia mentre legge una lettera seduto al suo scrittoio, alza lo sguardo dalla lettera e fissa attentamente qualcuno entrato nella stanza all'improvviso.




Annibale Carracci (Bologna, 3.11.1560 – Roma, 15.7.1609) – Autoritratto 



Questo sguardo attento ed intenso in verità appare rivolto allo spettatore cioè a noi ed è quel che maggiormente colpisce.

Il dipinto è considerato una delle pietre miliari della ritrattistica barocca.

Infatti il personaggio ritratto entra in diretta relazione con lo spettatore al quale quasi sembra stia per parlare, a dirla con le parole dello storico dell'arte Tomaso Montanari, secondo i canoni di quella corrente.

Il quadro, che sembra “vivo“, è altresi definito una delle più brillanti opere ritrattistiche del '600.




CHI E' L'AGUCCHI








Il personaggio rappresentato non è affatto un tipo qualunque.

Infatti Giovanni Battista Agucchi (Bologna 1570 – San Salvatore 1.1.1632) è stato un diplomatico della Santa Sede, arcivescovo, scrittore ed esperto d'arte.

Si interessò di studi astronomici ed ebbe rapporti con Galileo.

Scrisse un “Trattato della pittura” ed una celebre descrizione della “Venere dormiente con amorini” proprio del Carracci.

Fu anche amico sia del Carracci che del suo allievo Domenichino.




BREVE STORIA DELL'ATTRIBUZIONE DEL DIPINTO




Esempio di ritratto del Domenichino




Il dipinto inizialmente attribuito al Carracci in seguito per alcuni secoli è stato invece sempre attribuito al Domenichino ma nel 1994 una studiosa, Silvia Ginzburg, esaminando stilisticamente la tela e ripartendo dalle parole del Malvasia, giunge alla conclusione che il ritratto dell'Agucchi è frutto del pennello di Annibale.

Questa è la tesi prevalente in quanto i dipinti del Domenichino appaiono privi di quel “contatto con lo spettatore” di cui ho parlato su, e mostrano invece una, seppur elegante, separazione.

A ciò si aggiunge la considerazione della grande amicizia tra Annibale Carracci e l'Agucchi.

In verità la duplice attribuzione forse è stata generata dalla presenza di una copia d'epoca per cui le documentazioni archivistiche sul dipinto possono essere state da ciò deviate.

Tony Kospan

Copyright Tony Kospan




Annibale Carracci – Autoritratto sul cavalletto



IL GRUPPO DI FB IN CUI VIVER L'ARTE
INSIEME








Mini storia dell’arte del paesaggio dal ‘600 a.. Monet – Storia e capolavori – I PARTE   Leave a comment

 
 
Il paesaggio pittorico nasce, come genere autonomo, solo nel Seicento,
si afferma poi nel Settecento, soprattutto in Italia,
per esplodere infine nell’Ottocento nell’ambito delle correnti del tempo
come la naturalista, la romantica ed infine quella impressionista.

 
 
 
 

Annibale Carracci – Paesaggio con fiume

 
 
 

Dato il notevole arco di tempo in cui si svolge l’affermazione
della pittura del paesaggio e volendo evidenziarne,
con analisi ed esempi, l’evoluzione di stile e di contenuti
 il post viene suddiviso in 2 parti.

 
 
 

 
 
Claude Lorrain – 1682
 
 
 
 
 
L’EVOLUZIONE DEL PAESAGGIO NELLA PITTURA

 
 
I PARTE

.
.
.

art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif



In questo percorso seguiremo le linee indicate
in una interessante mostra tenutasi a Verona qualche anno fa.




Tiziano – Sacro e profano (Esempio di paesaggio prima del ‘600)
 
 
 

– Il Seicento, il vero e il falso della natura;
– Il Settecento, l’età della veduta;
– Romanticismi e Realismi;
– L’Impressionismo ed il paesaggio;
– Monet e la natura nuova.
 
 
 
 
art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif
 
 
 
 
1° – Il Seicento, il vero e il falso della natura

 
 
 
 
Claude Lorrain – Porto al tramonto * 
 
 
 
 

E’ proprio in questo secolo che inizia l’interesse degli artisti verso il tema del paesaggio che precedentemente era sullo sfondo quasi come un contorno… talvolta certo anche bellissimo… di dipinti che avevano però temi… oggetti e soggetti diversi .

Significative di questo nuovo modo d’intender il paesaggio sono le opere di Annibale Carracci, Claude Lorrain, Salvator Rosa, Domenichino ed altri che ritraggono la natura del paesaggio con un misto di fedeltà e fantasia.





Annibale Carracci – Fuga in Egitto






Annibale Carracci – La pesca




 
  
 

Nicolas Poussin – Paesaggio con le ceneri di Focione – 1648

 

 

Domenico Zampieri detto il Domenichino  – Barche e fiume


 

 

Salvator Rosa – Baia con rovine


 

 

 

art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif

 
 
 
 

2° – Il Settecento, l’età della veduta

 
 
 
 
Canaletto – Ponte di Rialto
 
 
 
 
E’ il secolo in cui il paesaggio è ritratto con assoluta fedeltà ed amore e principi di questo stile vedutistico sono soprattutto artisti veneziani come i mitici Canaletto, Bellotto e Guardi ma anche altri come Gaspar van Wittel.
 
 
 
 
 

Canaletto – Bacino di S. Marco

 

 

 

Canaletto – Canal Grande




Canaletto – Ponte di Rialto con gondole




Canaletto – Il ritorno del Bucintoro al molo nel giorno dell’Ascensione


 

 

 

Bellotto – Veduta di Verona e dell’Adige  dal Ponte Nuovo

 

 

 

Bellotto – Castello di Hof in Austria

 

 

 

 

Gaspar van Wittel – Veduta del bacino di San Marco

 

 


art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif

 

 


FINE PRIMA PARTE
 
 
 

 

 
 

C O N T I N U A . . .





IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L’ARTE…
INSIEME


Frecce (51)








Un dipinto.. una storia.. un’analisi – Monsignor Agucchi ci guarda dal.. 1600   Leave a comment






Fin dalla sua creazione il dipinto colpì molto coloro che l'osservavano e il Malvasia, nel suo libro “Felsina Pittrice” del 1678, attribuendolo al Carracci lo descriveva così:
«Monsignor Agucchi che in zimarra tenendo una lettera con ambe le mani guarda a noi spettatori»

In effetti l'Agucchi, che appare vestito con una comoda vestaglia mentre legge una lettera seduto al suo scrittoio, alza lo sguardo dalla lettera e fissa attentamente qualcuno entrato nella stanza all'improvviso.




Annibale Carracci (Bologna, 3.11.1560 – Roma, 15.7.1609) – Autoritratto 



Questo sguardo attento ed intenso in verità appare rivolto allo spettatore cioè a noi ed è quel che maggiormente colpisce.

Il dipinto è considerato una delle pietre miliari della ritrattistica barocca.

Infatti il personaggio ritratto entra in diretta relazione con lo spettatore al quale quasi sembra stia per parlare, a dirla con le parole dello storico dell'arte Tomaso Montanari, secondo i canoni di quella corrente.

Il quadro, che sembra “vivo“, è altresi definito una delle più brillanti opere ritrattistiche del '600.




CHI E' L'AGUCCHI








Il personaggio rappresentato non è affatto un tipo qualunque.

Infatti Giovanni Battista Agucchi (Bologna 1570 – San Salvatore 1.1.1632) è stato un diplomatico della Santa Sede, arcivescovo, scrittore ed esperto d'arte.

Si interessò di studi astronomici ed ebbe rapporti con Galileo.

Scrisse un “Trattato della pittura” ed una celebre descrizione della “Venere dormiente con amorini” proprio del Carracci.

Fu anche amico sia del Carracci che del suo allievo Domenichino.




BREVE STORIA DELL'ATTRIBUZIONE DEL DIPINTO




Esempio di ritratto del Domenichino




Il dipinto inizialmente attribuito al Carracci in seguito per alcuni secoli è stato invece sempre attribuito al Domenichino ma nel 1994 una studiosa, Silvia Ginzburg, esaminando stilisticamente la tela e ripartendo dalle parole del Malvasia, giunge alla conclusione che il ritratto dell'Agucchi è frutto del pennello di Annibale.

Questa è la tesi prevalente in quanto i dipinti del Domenichino appaiono privi di quel “contatto con lo spettatore” di cui ho parlato su, e mostrano invece una, seppur elegante, separazione.

A ciò si aggiunge la considerazione della grande amicizia tra Annibale Carracci e l'Agucchi.

In verità la duplice attribuzione forse è stata generata dalla presenza di una copia d'epoca per cui le documentazioni archivistiche sul dipinto possono essere state da ciò deviate.

Tony Kospan

Copyright Tony Kospan




Annibale Carracci – Autoritratto sul cavalletto



IL GRUPPO DI FB IN CUI VIVER L'ARTE
INSIEME







“La Lupa allatta Romolo e Remo” di Annibale Carracci – Ecco il primo paesaggio della storia dell’arte   Leave a comment





Questo dipinto è considerato da molti storici dell'arte
 il primo vero paesaggio nella pittura.

Vediamo perché.




Annibale Carracci
 – La Lupa allatta Romolo e Remo nella campagna del Lazio –




Benché ci siano altri dipinti precedenti in tema
 (anche dello stesso autore), questo,
per la preponderanza e la forza schiacciante dell'atmosfera paesaggistica
rispetto ai personaggi dipinti (i pargoli Romolo e Remo con la Lupa),
è considerato dagli storici dell'arte un vero e proprio punto di svolta.




Palazzo Magnani di Bologna – Altro dipinto della Storia di Roma 




Ciò viene in un certo modo certificato dalla descrizione, 
fatta da Carlo Cesare Malvasia nel 1678 ,di questo che è il primo dipinto
del Fregio con la Storia di Roma affrescato nel 1590/1591
dai Carracci nel Palazzo Magnani di Bologna.










“Due lumi due scuri, un po' di orizzonte alto e un alberone ben visto di sotto in su e sodamente frappato, mostrano un sito immenso.
Il color di quell'acqua, che – non contrastato da verde vago – né da sfacciato azzurro che la batta – prevalendo a quell'aere nubiloso, fa mirabilmente il suo effetto, e sul colore mortificato di essa, le carni tenere dei pargoletti han sangue, son vive.”



Il pesaggio poi non è, con tutta evidenza, generico o vago 
ma ognuno può riconoscervi
un qualsiasi affascinante angolo agreste ed autunnale del territorio italiano.










La “superiorità” evidente del paesaggio sulle figure umane
è considerata una vera e propria “rivoluzione artistica” 
ed il vero tema del dipinto.

Non è più l'Uomo al centro del mondo 
ma ora lo diventa il mondo stesso 
nella sua complessità ed interezza naturale.











Riguardo all'autore del dipinto 
sempre considerato genericamente “dei Carracci”
(i 2 fratelli Annibale e Agostino ed il cugino Ludovico)
come poi loro stessi affermavano 
(ma riferendosi all'intercomposizione del fregio)
ora è stato possibile riconoscere le varie “mani”.

Dopo un'attenta, lunga e scrupolosa analisi 
si è infine giunti ad affermare che il dipinto sia del solo Annibale.



F I N E 




Fonte: Tomaso Montanari – Il Venerdì 
Impaginazione T. K.






BREVE STORIA DELL’ARTE DEL PAESAGGIO DAL ‘600 A MONET – I PARTE   Leave a comment

 
 
Il paesaggio pittorico nasce, come genere autonomo, solo nel Seicento,
si afferma poi nel Settecento, soprattutto in Italia,
per esplodere infine nell'Ottocento nell'ambito delle correnti del tempo
come la naturalista, la romantica ed infine quella impressionista.

 
 
 
 

Canaletto – Il ritorno del Bucintoro al molo nel giorno dell'Ascensione

 
 
 

Dato il notevole arco di tempo in cui si svolge l'affermazione
della pittura del paesaggio e volendo evidenziarne,
con analisi ed esempi, l'evoluzione di stile e di contenuti
 il post viene suddiviso in 2 parti.

 
 
 

 
 
Claude Lorrain – 1682
 
 
 
 
 
L'EVOLUZIONE DEL PAESAGGIO NELLA PITTURA
 
 
I PARTE

.
.
.

art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif



In questo percorso seguiremo le linee indicate
in una interessante mostra tenutasi a Verona qualche anno fa.




Tiziano – Sacro e profano (Esempio di paesaggio prima del '600)
 
 
 

– Il Seicento, il vero e il falso della natura;
– Il Settecento, l'età della veduta;
– Romanticismi e Realismi;
– L'Impressionismo ed il paesaggio;
– Monet e la natura nuova.
 
 
 
 
art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif
 
 
 
 
1° – Il Seicento, il vero e il falso della natura

 
 
 
 
Claude Lorrain – Porto al tramonto
 
 
 
 

E' proprio in questo secolo che inizia l'interesse degli artisti verso il tema del paesaggio che precedentemente era sullo sfondo quasi come un contorno… talvolta certo anche bellissimo… di dipinti che avevano però temi… oggetti e soggetti diversi .

Significative di questo nuovo modo d'intender il paesaggio sono le opere di Annibale Carracci, Claude Lorrain, Salvator Rosa, Domenichino ed altri che ritraggono la natura del paesaggio con un misto di fedeltà e fantasia.




Annibale Carracci – Fuga in Egitto




Annibale Carracci – La pesca




 
  
 

Nicolas Poussin – Paesaggio con le ceneri di Focione – 1648

 

 

Domenico Zampieri detto il Domenichino  – Barche e fiume


 

 

Salvator Rosa – Baia con rovine


 

 

 

art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif

 
 
 
 

2° – Il Settecento, l'età della veduta

 
 
 
 
Canaletto – Ponte di Rialto
 
 
 
 
E' il secolo in cui il paesaggio è ritratto con assoluta fedeltà ed amore e principi di questo stile vedutistico sono soprattutto artisti veneziani come i mitici Canaletto, Bellotto e Guardi ma anche altri come Gaspar van Wittel.
 
 
 
 
 

Canaletto – Bacino di S. Marco

 

 

 

Canaletto – Canal Grande




Canaletto – Ponte di Rialto con gondole


 

 

 

Bellotto – Veduta di Verona e dell'Adige  dal Ponte Nuovo

 

 

 

Bellotto – Castello di Hof in Austria

 

 

 


Gaspar van Wittel – Veduta del bacino di San Marco

 

 


art-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gifart-34.gif

 

 


FINE PRIMA PARTE
 
 
 

 

 
 

C O N T I N U A . . .





IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L'ARTE…
INSIEME





Annibale Carracci – Paesaggio con fiume – 1590



Monsignor Agucchi ci osserva dal.. 1600 – Il dipinto del Carracci.. la storia ed una breve analisi   Leave a comment






Fin dalla sua creazione il dipinto colpì molto coloro che l'osservavano e il Malvasia nel suo libro “Felsina Pittrice” del 1678 attribuendolo al Carracci lo descriveva così:
«Monsignor Agucchi che in zimarra tenendo una lettera con ambe le mani guarda a noi spettatori»

In effetti l'Agucchi, che appare vestito con una comoda vestaglia mentre legge una lettera seduto al suo scrittoio, alza lo sguardo dalla lettera e fissa attentamente qualcuno entrato nella stanza all'improvviso.




Annibale Carracci (Bologna, 3.11.1560 – Roma, 15.7.1609) – Autoritratto 



Questo sguardo attento ed intenso in verità appare rivolto allo spettatore cioè a noi ed è quel che maggiormente colpisce.

Il dipinto è considerato una delle pietre miliari della ritrattistica barocca.

Infatti il personaggio ritratto entra in diretta relazione con lo spettatore al quale quasi sembra stia per parlare, a dirla con le parole dello torico dell'arte Tomaso Montanari, secondo i canoni di quella corrente.

Il quadro che sembra “vivo” è altresi definito una delle più brillanti opere ritrattistiche del '600.




CHI E' L'AGUCCHI








Il personaggio rappresentato non è affatto un tipo qualunque.

Infatti Giovanni Battista Agucchi (Bologna 1570 – San Salvatore 1.1.1632) è stato un diplomatico della Santa Sede, arcivescovo, scrittore ed esperto d'arte.

Si interessò di studi astronomici ed ebbe rapporti con Galileo.

Scrisse un “Trattato della pittura” ed una celebre descrizione della “Venere dormiente con amorini” del Carracci .

Fu anche amico sia del Carracci che del suo allievo Domenichino.




LA STORIA DELL'ATTRIBUZIONE DEL DIPINTO




Esempio di ritratto del Domenichino




Il dipinto inizialmente attribuito al Carracci in seguito per alcuni secoli è stato invece sempre attribuito al Domenichino ma nel 1994 una studiosa, Silvia Ginzburg, esaminando stilisticamente la tela e ripartendo dalle parole del Malvasia, giunge alla conclusione che il ritratto dell'Agucchi è frutto del pennello di Annibale.

Questa è la tesi prevalente in quanto i dipinti del Domenichino appaiono privi di quel contatto con lo spettatore di cui ho parlato su, e mostrano invece una, seppur elegante, separazione.

A ciò si aggiunge la considerazione della grande amicizia tra Annibale Carracci e l'Agucchi.

In verità la duplice attribuzione forse è stata generata dalla presenza di una copia d'epoca per cui le documentazioni archivistiche sul dipinto possono essere state da ciò deviate.

Tony Kospan

Copyright Tony Kospan




Annibale Carracci – Autoritratto sul cavalletto




Foto animataFoto animataFoto animata

IL GRUPPO DI CHI AMA L'ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)









%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: