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Domenica sera in poesia “Amai” U. Saba – arte E. Mostyn – canzone “Anche per te” Battisti   Leave a comment


 

 

 

 

 

 

 

 


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A volte, 

è sufficiente un cambiamento di prospettiva 

per vedere la luce.

– Dan Brown –

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fre bia pouce    musical notes

Thomas Edwin Mostyn – Gioielli (Part.) 
 

AMAI
~ Umberto Saba ~

 

Amai trite parole che non uno

osava. M’incantò la rima fiore

amore,

la più antica difficile del mondo.

 

Amai la verità che giace al fondo,

quasi un sogno obliato, che il dolore

riscopre amica. Con paura il cuore

le si accosta, che più non l’abbandona.

 

Amo te che mi ascolti e la mia buona

carta lasciata al fine del mio gioco.

 

 

 

Thomas Edwin Mostyn

 

 

 

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Frecce (174)

 

 

 

 

Thomas Edwin Mostyn – Flora

 

Salutiamo Dicembre con POESIE.. DIPINTI.. PENSIERI e con l’AUGURIO che sia un mese felice per tutti   Leave a comment


.
.




Siamo a dicembre… 

parliamone un po’… a modo nostro.






Anche se quest’anno tutto appare ancora diverso 
e la pandemia non smette di angustiarci…
comunque DICEMBRE resta sempre il mese:
.
.

.



DELL’INVERNO, DEL NATALE, DEI RICORDI,
DELLA FAMIGLIA E SOPRATUTTO DEI BAMBINI

.




.


MA ANCHE…
DELLE TREDICESIME, DEI REGALI E DELLO SHOPPING
(CON PRUDENZA E MASCHERINA… PER CHI PUO’)

.


(Bianco Natale)
Thomas Kinkade


FIOR DI NEVE
U. Saba
Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.

Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.



.
.


E’ PUR SEMPRE IL MESE DELLE FESTE LUNGHE,
ED INSIEME ANCHE IL MESE DELLA MALINCONIA…
PER I RICORDI STRUGGENTI
DEI NOSTRI CARI CON CUI FESTEGGIAVAMO IL NATALE
E CHE ORA NON CI SONO PIU’.








E’ PUR SEMPRE IL MESE IN CUI INIZIA IL VERO FREDDO
CHE POI E’ ANCOR PIU’ FREDDO
PER COLORO CHE NON HANNO NULLA.


Emilio Longoni – Riflessioni di un affamato



MA ANCHE A LORO AUGURIAMO CHE CON L’AIUTO DI TUTTI

POSSANO VIVER ALMENO UNA SERENA FINE D’ANNO



(Inverno – Battiato)


Jean Beraud



ED ANCORA E’ IL MESE IN CUI, COL SOLSTIZIO D’INVERNO,
SI GIUNGE AL GIORNO PIU’ CORTO DELL’ANNO
MA IN CUI PERO’, PROPRIO DA QUEL MOMENTO,
INIZIANO AD AUMENTARE LE ORE DI LUCE







CADE LA NEVE
Ada Negri
Sui campi e sulle strade;
silenziosa e lieve,
volteggiando la neve cade.
Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa
poi sul terren si posa stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblio profondo
indifferente il mondo tace.



(Inverno – Vivaldi)

Hendrick Avercamp Paesaggio invernale con pattinatori1608



E’ INFINE ANCHE L’ULTIMO MESE DEL CALENDARIO CHE CI SPINGE:
1 – A VALUTARE COM’E’ ANDATA QUEST’ANNO
MA ANCHE, AUGURANDOCI UN ANNO MIGLIORE,
2 – A CHIEDERCI ” IL PROSSIMO COME SARA’?”






SI’… DICEMBRE E’ UN MESE DAVVERO…


DENSO DI MOMENTI IMPORTANTI E BELLISSIMI


E PERTANTO MI AUGURO CHE ANCHE QUEST’ANNO
FACCIA LA MAGIA DI DONARCI
SERENITA’ E TUTTO QUEL CHE DESIDERIAMO.





TONY KOSPAN




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Umberto Saba – La biografia.. alcune belle poesie e l’omaggio di Strehler al grande poeta triestino   3 comments



.
E’ stato uno dei più grandi poeti italiani del primo novecento.


Possiamo definirlo:
il poeta della semplicità…
dell’umanità… e della triestinità.

.
.
.
.
.
.

 
Ripartiamo dall’ordinario che è già straordinario
(U. Saba)


.


Umberto Saba (vero cognome Poli) Trieste 9 marzo 1883 – Gorizia 25 agosto 1957
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA

  
 
 
Nato a Trieste da Rachel Coen (ebrea) e Ugo Poli (cattolico) 
fu presto
abbandonato dal padre e la madre l’affidò ad una balia slovena, 
nota come “Peppa Sabaz” 
che l’allevò come un figlio e che lui definì “madre di gioia”.

Fu proprio per lei che scelse lo pseudonimo “Saba”.

.
.
.
Saba bambino
.
.
.

Rientrato in famiglia dalla madre,
con cui però ebbe sempre un rapporto conflittuale, 
interruppe il ginnasio per iniziare a lavorare.

La sua formazione culturale avvenne
dunque con “sterminate letture” di classici.



Saba a Firenze



Trasferitosi a Firenze frequentò gli ambienti intellettuali dell’epoca.


Dopo il servizio militare svolto a Salerno (1907/1908) si sposa con
Carolina Wölfler (
la Lina del Canzoniere).

 

 

Saba con la moglie

 
 
 
Nel 1910 pubblica il suo primo libro di poesie.

Tornato a Trieste visse gestendo una vecchia Libreria
e scrivendo.

Poi si trasferì a Milano e successivamente a Roma.

 

 

 
 

Ebbe molte traversie al tempo delle famigerate leggi razziali
e durante la guerra ma fu aiutato da molti intellettuali antifascisti.

.
.
.
.
.
.

Dopo la guerra ebbe molti riconoscimenti… tra cui
il premio dell’Accademia dei Lincei nel 1951
e la laurea honoris causa dell’università di Roma nel 1953.








Dopo la morte della moglie
si convertì al cattolicesimo nel 1957.

Purtroppo la sua vita
 fu connotata anche da frequenti problemi neurologici.

Morì a Trieste nel 1957.




Saba con Lina… l’amata moglie

 



LA SUA POETICA


La sua vita interiore fu caratterizzata 
da un grande amore per la conoscenza
mentre la sua poetica ricevette sempre giudizi contrastanti.

Se per Pasolini era un poeta “difficile”
a Palazzeschi invece appariva “semplice e puro”.

In realtà la sua è una poetica assolutamente
indipendente rispetto alle mode ed agli stili del suo tempo
e tesa, attraverso la ricerca interiore,
ad esprimere vere ed universali emozioni.




 

 
 
 
 
 
ALCUNE SUE BELLE POESIE
 
 
 
Segnalo la seconda che è considerata la sua più bella
e l’ultima che possiamo considerare 
una mini biografia della sua vita poetica.






 
 
 
 
FANCIULLE
 
Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s’infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.
Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.
Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un’asprezza
strana di tinte. è mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.
Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica.

 


 
 

A MIA MOGLIE
 
Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell’andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull’erba
pettoruta e superba. 
E’ migliore del maschio. 
E’ come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio.
Così, se l’occhio, se il giudizio mio
non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun’altra donna.
Quando la sera assonna
 le gallinelle
 mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.
Tu sei come una gravida giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
Se l’incontri e muggire
l’odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l’erba
strappi, per farle un dono.
è così che il mio dono
t’offro quando sei triste.
Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d’un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.
Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l’angusta
gabbia ritta al vederti
 s’alza
 e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui priva
in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?
Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest’arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva
  ed era vecchio, annunciavi
un’altra primavera.
Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l’accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun’altra donna.

 
.
.
.
Miguel Mackinlay 
 
 
 

RITRATTO DELLA MIA BAMBINA
 
La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: Babbo
mi disse voglio uscire oggi con te.
Ed io pensavo: di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra alle nubi , insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo:
e ad altre cose leggiere e vaganti.

 
 
 
Chagall
 

.
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.
AMAI
 
Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona 
carta lasciata al fine del mio gioco.

 
 
 
 
IL VIDEO IN CUI STREHLER LO RICORDA
 
 
 
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TONY KOSPAN



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IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
E’ ORA ANCHE UNA PAGINA FB
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.
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Trieste nei primi anni del ‘900 
 

Felice domenica sera in poesia “Amai” U. Saba – arte E. Mostyn – canzone “Anche per te” Battisti   Leave a comment


 

 

 

 

 

 

 

 


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A volte, 

è sufficiente un cambiamento di prospettiva 

per vedere la luce.

– Dan Brown –

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Thomas Edwin Mostyn – Gioielli (Part.) 
 

AMAI
~ Umberto Saba ~

 

Amai trite parole che non uno

osava. M’incantò la rima fiore

amore,

la più antica difficile del mondo.

 

Amai la verità che giace al fondo,

quasi un sogno obliato, che il dolore

riscopre amica. Con paura il cuore

le si accosta, che più non l’abbandona.

 

Amo te che mi ascolti e la mia buona

carta lasciata al fine del mio gioco.

 

 

 

Thomas Edwin Mostyn

 

 

 

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Thomas Edwin Mostyn – Flora

 

Umberto Saba.. grande poeta triestino – Mini biografia.. alcune sue belle poesie e l’omaggio di Strehler   1 comment



.
E’ stato uno dei più grandi poeti italiani del primo novecento.


Possiamo definirlo:
il poeta della semplicità…
dell’umanità… e della triestinità.

.
.
.
.
.
.

 
Ripartiamo dall’ordinario che è già straordinario
(U. Saba)


.


Umberto Saba (vero cognome Poli) Trieste 9 marzo 1883 – Gorizia 25 agosto 1957
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA

  
 
 
Nato a Trieste da Rachel Coen (ebrea) e Ugo Poli (cattolico) 
fu presto
abbandonato dal padre e la madre l’affidò ad una balia slovena, 
nota come “Peppa Sabaz” 
che l’allevò come un figlio e che lui definì “madre di gioia”.

Fu proprio per lei che scelse lo pseudonimo “Saba”.

.
.
.
Saba bambino
.
.
.

Rientrato in famiglia dalla madre,
con cui però ebbe sempre un rapporto conflittuale, 
interruppe il ginnasio per iniziare a lavorare.

La sua formazione culturale avvenne
dunque con “sterminate letture” di classici.



Saba a Firenze



Trasferitosi a Firenze frequentò gli ambienti intellettuali dell’epoca.


Dopo il servizio militare svolto a Salerno (1907/1908) si sposa con
Carolina Wölfler (
la Lina del Canzoniere).

 

 

Saba con la moglie

 
 
 
Nel 1910 pubblica il suo primo libro di poesie.

Tornato a Trieste visse gestendo una vecchia Libreria
e scrivendo.

Poi si trasferì a Milano e successivamente a Roma.

 

 

 
 

Ebbe molte traversie al tempo delle famigerate leggi razziali
e durante la guerra ma fu aiutato da molti intellettuali antifascisti.

.
.
.
.
.
.

Dopo la guerra ebbe molti riconoscimenti… tra cui
il premio dell’Accademia dei Lincei nel 1951
e la laurea honoris causa dell’università di Roma nel 1953.








Dopo la morte della moglie
si convertì al cattolicesimo nel 1957.

Purtroppo la sua vita
 fu connotata anche da frequenti problemi neurologici.

Morì a Trieste nel 1957.




Saba con Lina… l’amata moglie

 



LA SUA POETICA


La sua vita interiore fu caratterizzata 
da un grande amore per la conoscenza
mentre la sua poetica ricevette sempre giudizi contrastanti.

Se per Pasolini era un poeta “difficile”
a Palazzeschi invece appariva “semplice e puro”.

In realtà la sua è una poetica assolutamente
indipendente rispetto alle mode ed agli stili del suo tempo
e tesa, attraverso la ricerca interiore,
ad esprimere vere ed universali emozioni.




 

 
 
 
 
 
ALCUNE SUE BELLE POESIE
 
 
 
Segnalo la seconda che è considerata la sua più bella
e l’ultima che possiamo considerare 
una mini biografia della sua vita poetica.






 
 
 
 
FANCIULLE
 
Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s’infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.
Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.
Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un’asprezza
strana di tinte. è mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.
Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica.

 


 
 

A MIA MOGLIE
 
Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell’andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull’erba
pettoruta e superba. 
E’ migliore del maschio. 
E’ come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio.
Così, se l’occhio, se il giudizio mio
non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun’altra donna.
Quando la sera assonna
 le gallinelle
 mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.
Tu sei come una gravida giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
Se l’incontri e muggire
l’odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l’erba
strappi, per farle un dono.
è così che il mio dono
t’offro quando sei triste.
Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d’un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.
Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l’angusta
gabbia ritta al vederti
 s’alza
 e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui priva
in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?
Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest’arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva
  ed era vecchio, annunciavi
un’altra primavera.
Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l’accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun’altra donna.

 
.
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.
Miguel Mackinlay 
 
 
 

RITRATTO DELLA MIA BAMBINA
 
La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: Babbo
mi disse voglio uscire oggi con te.
Ed io pensavo: di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra alle nubi , insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo:
e ad altre cose leggiere e vaganti.

 
 
 
Chagall
 

.
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AMAI
 
Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona 
carta lasciata al fine del mio gioco.

 
 
 
 
IL VIDEO IN CUI STREHLER LO RICORDA
 
 
 
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IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
E’ ORA ANCHE UNA PAGINA FB
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Salutiamo l’arrivo di Dicembre con POESIE.. DIPINTI.. PENSIERI e con l’AUGURIO che sia felice per tutti   2 comments


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Siamo a dicembre… 

parliamone un po’… a modo nostro.






Anche se quest’anno tutto appare ancora diverso 
e la pandemia non smette di angustiarci…
comunque DICEMBRE resta sempre il mese:
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DELL’INVERNO, DEL NATALE, DEI RICORDI,
DELLA FAMIGLIA E SOPRATUTTO DEI BAMBINI

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MA ANCHE…
DELLE TREDICESIME, DEI REGALI E DELLO SHOPPING
(CON PRUDENZA E MASCHERINA… PER CHI PUO’)

.


(Bianco Natale)
Thomas Kinkade


FIOR DI NEVE
U. Saba
Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.

Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.



.
.


E’ PUR SEMPRE IL MESE DELLE FESTE LUNGHE,
ED INSIEME ANCHE IL MESE DELLA MALINCONIA…
PER I RICORDI STRUGGENTI
DEI NOSTRI CARI CON CUI FESTEGGIAVAMO IL NATALE
E CHE ORA NON CI SONO PIU’.








E’ PUR SEMPRE IL MESE IN CUI INIZIA IL VERO FREDDO
CHE POI E’ ANCOR PIU’ FREDDO
PER COLORO CHE NON HANNO NULLA.


Emilio Longoni – Riflessioni di un affamato



MA ANCHE A LORO AUGURIAMO CHE CON L’AIUTO DI TUTTI

POSSANO VIVER ALMENO UNA SERENA FINE D’ANNO



(Inverno – Battiato)


Jean Beraud



ED ANCORA E’ IL MESE IN CUI, COL SOLSTIZIO D’INVERNO,
SI GIUNGE AL GIORNO PIU’ CORTO DELL’ANNO
MA IN CUI PERO’, PROPRIO DA QUEL MOMENTO,
INIZIANO AD AUMENTARE LE ORE DI LUCE







CADE LA NEVE
Ada Negri
Sui campi e sulle strade;
silenziosa e lieve,
volteggiando la neve cade.
Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa
poi sul terren si posa stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblio profondo
indifferente il mondo tace.



(Inverno – Vivaldi)

Hendrick Avercamp Paesaggio invernale con pattinatori1608



E’ INFINE ANCHE L’ULTIMO MESE DEL CALENDARIO CHE CI SPINGE:
1 – A VALUTARE COM’E’ ANDATA QUEST’ANNO
MA ANCHE, AUGURANDOCI UN ANNO MIGLIORE,
2 – A CHIEDERCI ” IL PROSSIMO COME SARA’?”






SI’… DICEMBRE E’ UN MESE DAVVERO…


DENSO DI MOMENTI IMPORTANTI E BELLISSIMI


E PERTANTO MI AUGURO CHE ANCHE QUEST’ANNO
FACCIA LA MAGIA DI DONARCI
SERENITA’ E TUTTO QUEL CHE DESIDERIAMO.





TONY KOSPAN




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A volte, 

è sufficiente un cambiamento di prospettiva 

per vedere la luce.

– Dan Brown –

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Thomas Edwin Mostyn – Gioielli (Part.) 
 

AMAI
~ Umberto Saba ~

 

Amai trite parole che non uno

osava. M’incantò la rima fiore

amore,

la più antica difficile del mondo.

 

Amai la verità che giace al fondo,

quasi un sogno obliato, che il dolore

riscopre amica. Con paura il cuore

le si accosta, che più non l’abbandona.

 

Amo te che mi ascolti e la mia buona

carta lasciata al fine del mio gioco.

 

 

 

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E' stato uno dei più grandi poeti italiani del primo novecento.


Possiamo definirlo:
il poeta della semplicità…
dell'umanità… e della triestinità.

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Ripartiamo dall’ordinario che è già straordinario
(U. Saba)

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Umberto Saba (vero cognome Poli) Trieste 9 marzo 1883 – Gorizia 25 agosto 1957
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA

  
 
 
Nato a Trieste da Rachel Coen (ebrea) e Ugo Poli (cattolico) fu presto
abbandonato dal padre e la madre l'affidò ad una balia slovena
che l'allevò come un figlio.

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Saba bambino
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.
.

Rientrato in famiglia dalla madre,
con cui però avrà sempre un rapporto conflittuale,
interruppe il ginnasio per iniziare a lavorare.

La sua formazione culturale avvenne
dunque con “sterminate letture” di classici…



Saba a Firenze



Trasferitosi a Firenze frequentò gli ambienti intellettuali dell'epoca.


Dopo il servizio militare svolto a Salerno (1907/1908) si sposa con
Carolina Wölfler (
la Lina del Canzoniere).

 

 

Saba con la moglie

 
 
 
Nel 1910 pubblica il suo primo libro di poesie.

Tornato a Trieste visse gestendo una vecchia Libreria
e scrivendo.

Poi si trasferì a Milano e successivamente a Roma.

 

 

 
 

Ebbe molte traversie al tempo delle leggi razziali
e durante la guerra…
ma fu aiutato da molti intellettuali antifascisti.

.
.
.
.
.
.

Dopo la guerra ebbe molti riconoscimenti… tra cui
il premio dell'Accademia dei Lincei nel 1951
e la laurea honoris causa dell'università di Roma nel 1953.








Dopo la morte della moglie
si convertì al cattolicesimo nel 1957.

Purtroppo la sua vita
 fu connotata anche da frequenti problemi neurologici… 

Morì a Trieste nel 1957.



Saba con Lina… l'amata moglie

 



LA SUA POETICA


La sua vita interiore fu caratterizzata 
da un grande amore per la conoscenza
mentre la sua poetica ricevette sempre giudizi contrastanti.

Se per Pasolini era un poeta “difficile”
a Palazzeschi invece appariva “semplice e puro”.

In realtà la sua è una poetica assolutamente
indipendente rispetto alle mode ed agli stili del suo tempo
e tesa, attraverso la ricerca interiore,
ad esprimere vere ed universali emozioni…




 

  
 
 
 
ALCUNE SUE BELLE POESIE
 
 
 
Segnalo la seconda che è considerata la sua più bella
e l'ultima che possiamo considerare 
una mini biografia della sua vita poetica






 
 
 
 
FANCIULLE
 
Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s'infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.
Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.
Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un'asprezza
strana di tinte. è mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l'ami.
Sai ch'è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica.

 


 
 

A MIA MOGLIE
 
Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell'andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull'erba
pettoruta e superba. 
E' migliore del maschio. 
E' come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio.
Così, se l'occhio, se il giudizio mio
non m'inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun'altra donna.
Quando la sera assonna
 le gallinelle
 mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.
Tu sei come una gravida giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
Se l'incontri e muggire
l'odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l'erba
strappi, per farle un dono.
è così che il mio dono
t'offro quando sei triste.
Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d'un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.
Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l'angusta
gabbia ritta al vederti
 s'alza
 e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui priva
in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?
Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest'arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva
  ed era vecchio, annunciavi
un'altra primavera.
Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l'accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun'altra donna.

 
.
.
.
Miguel Mackinlay 
 
 
 

RITRATTO DELLA MIA BAMBINA
 
La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell'estiva vesticciola: Babbo
mi disse voglio uscire oggi con te.
Ed io pensavo: di tante parvenze
che s'ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull'onde biancheggia, a quella scia
ch'esce azzurra alle nubi , insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo:
e ad altre cose leggiere e vaganti.

 
 
 
Chagall
 

.
.
.
AMAI
 
Amai trite parole che non uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona 
carta lasciata al fine del mio gioco.

 
 
 
 
IL VIDEO IN CUI STREHLER LO RICORDA
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TONY KOSPAN



80x8080x8080x8080x8080x8080x80
IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
LA TUA PAGINA DI FB




Trieste nei primi anni del '900



 
 

BENVENUTO DICEMBRE! Salutiamolo con POESIE.. DIPINTI.. PENSIERI e con l’AUGURIO che sia felice per tutti   3 comments


.
.





Siamo a dicembre… parliamone un po’…
a modo nostro.






DICEMBRE E’… IL MESE:
.
.

.
.



DELL’INVERNO, DEL NATALE, DEI RICORDI,
DELLA FAMIGLIA E SOPRATUTTO DEI BAMBINI

.
.




.
.


MA ANCHE… DELLE TREDICESIME, DEI REGALI
E DELLO SHOPPING PAZZO (PER CHI PUO’),

.
.


(Bianco Natale)
Thomas Kinkade


FIOR DI NEVE
U. Saba
Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.

Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.



.
.


IL MESE DELLE FESTE LUNGHE,
MA ANCHE IL MESE DELLA MALINCONIA…
E DEI RICORDI STRUGGENTI
DEI NOSTRI CARI CON CUI FESTEGGIAVAMO IL NATALE
MA CHE ORA NON CI SONO PIU’.







IL MESE IN CUI INIZIA IL VERO FREDDO
MA CHE E’ ANCOR PIU’ FREDDO
PER COLORO CHE NON HANNO NULLA…



Emilio Longoni – Riflessioni di un affamato





MA A LORO AUGURIAMO, CHE CON L’AIUTO DI TUTTI,
POSSANO VIVER ALMENO UNA SERENA FINE D’ANNO



(Inverno – Battiato)



Jean Beraud



IL MESE IN CUI, COL SOLSTIZIO D’INVERNO,
SI GIUNGE AL GIORNO PIU’ CORTO DELL’ANNO
MA IN CUI PERO’, PROPRIO DA QUEL MOMENTO,
INIZIANO AD AUMENTARE LE ORE DI LUCE







CADE LA NEVE
Ada Negri
Sui campi e sulle strade;
silenziosa e lieve,
volteggiando la neve cade.
Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa
poi sul terren si posa stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblio profondo
indifferente il mondo tace.



(Inverno – Vivaldi)

Hendrick Avercamp Paesaggio invernale con pattinatori1608



E’ INFINE
ANCHE L’ULTIMO MESE DEL CALENDARIO
E CI PORTA INSIEME:
1 – A VALUTARE COM’E’ ANDATA QUEST’ANNO
MA ANCHE, AUGURANDOCI UN ANNO MIGLIORE,
2 – A CHIEDERCI ” IL PROSSIMO COME SARA’?”






SI’… DICEMBRE E’ UN MESE DAVVERO…


BELLISSIMO…


E PERTANTO MI AUGURO ANCHE QUEST’ANNO
CHE FACCIA LA MAGIA DI DONAR A NOI TUTTI
SERENITA’ E TUTTO QUEL CHE DESIDERIAMO…





TONY KOSPAN




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Umberto Saba grande poeta del ‘900 – Mini biografia.. alcune sue belle poesie e l’omaggio di Strehler   1 comment



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E’ stato uno dei più grandi poeti italiani del primo novecento.


Possiamo definirlo:
il poeta della semplicità…
dell’umanità… e della triestinità.
.
.
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Trieste nei primi anni del ‘900
.
.
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Ripartiamo dall’ordinario che è già straordinario
(U. Saba)

.

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.


Umberto Saba (vero cognome Poli) Trieste 9 marzo 1883 – Gorizia 25 agosto 1957
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA

  
 
 
Nato a Trieste da Rachel Coen (ebrea) e Ugo Poli (cattolico) fu presto
abbandonato dal padre e la madre l’affidò ad una balia slovena
che l’allevò come un figlio.

.
.
.
Saba bambino
.
.
.

Rientrato in famiglia dalla madre,
con cui però avrà sempre un rapporto conflittuale,
interruppe il ginnasio per iniziare a lavorare.

La sua formazione culturale avvenne
dunque con “sterminate letture” di classici…



Saba a Firenze



Trasferitosi a Firenze frequentò gli ambienti intellettuali dell’epoca.


Dopo il servizio militare svolto a Salerno (1907/1908) si sposa con
Carolina Wölfler (
la Lina del Canzoniere).

 

 

Saba con la moglie

 
 
 
Nel 1910 pubblica il suo primo libro di poesie.

Tornato a Trieste visse gestendo una vecchia Libreria
e scrivendo.

Poi si trasferì a Milano e successivamente a Roma…

 

 

 
 

Ebbe molte traversie al tempo delle leggi razziali
e durante la guerra…
ma fu aiutato da molti intellettuali antifascisti.

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Dopo la guerra ebbe molti riconoscimenti… tra cui
il premio dell’Accademia dei Lincei nel 1951
e la laurea honoris causa dell’università di Roma nel 1953.








Dopo la morte della moglie
si convertì al cattolicesimo nel 1957.

Purtroppo la sua vita
 fu connotata anche da frequenti problemi neurologici… 

Morì a Trieste nel 1957.




Saba con Lina… l’amata moglie

 



LA SUA POETICA


La sua vita interiore fu caratterizzata 
da un grande amore per la conoscenza
mentre la sua poetica ricevette sempre giudizi contrastanti.

Se per Pasolini era un poeta “difficile”
a Palazzeschi invece appariva “semplice e puro”.

In realtà la sua è una poetica assolutamente
indipendente rispetto alle mode ed agli stili del suo tempo
e tesa, attraverso la ricerca interiore,
ad esprimere vere ed universali emozioni…




 

 
 
 
 
 
ALCUNE SUE BELLE POESIE
 
 
 
Segnalo la seconda che è considerata la sua più bella
e l’ultima che possiamo considerare 
una mini biografia della sua vita poetica






 
 
 
 
FANCIULLE
 
Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s’infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.
Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.
Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un’asprezza
strana di tinte. è mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.
Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica.

 


 
 

A MIA MOGLIE
 
Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell’andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull’erba
pettoruta e superba. 
E’ migliore del maschio. 
E’ come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio.
Così, se l’occhio, se il giudizio mio
non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun’altra donna.
Quando la sera assonna
 le gallinelle
 mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.
Tu sei come una gravida giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
Se l’incontri e muggire
l’odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l’erba
strappi, per farle un dono.
è così che il mio dono
t’offro quando sei triste.
Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d’un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.
Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l’angusta
gabbia ritta al vederti
 s’alza
 e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui priva
in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?
Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest’arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva
  ed era vecchio, annunciavi
un’altra primavera.
Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l’accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun’altra donna.

 
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.
.
Miguel Mackinlay 
 
 
 

RITRATTO DELLA MIA BAMBINA
 
La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: Babbo
mi disse voglio uscire oggi con te.
Ed io pensavo: di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra alle nubi , insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo:
e ad altre cose leggiere e vaganti.

 
 
 
Chagall
 

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AMAI
 
Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona 
carta lasciata al fine del mio gioco.

 
 
 
 
IL VIDEO IN CUI STREHLER LO RICORDA
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TONY KOSPAN



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IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
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