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Messaggini.. sms e whatsapp d’amore che arrivano dal passato ma che sono sempre attuali   Leave a comment

 

 

 

 

 

Messaggini d’amore…  e d’autore… (in verità aforismi)

sempre utili in quanto validi in ogni tempo…

 

 

 
 
 
SMS E WHATSAPP D’AMORE
CHE VENGONO DAL PASSATO… E NON SOLO.
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
1 – Ama e fai quel che vuoi S.Agostino
 
 
2 – Amano davvero, quelli che tremano a dire che amano Ph.Sidney
 
 

3 – Amare è gioire, mentre crediamo di gioire solo se siamo amati – Aristotele

 

4 – Amare è mettere la nostra felicità nella felicità di un altro – G.W.von Leibnitz

 

5 – Amico mio, non pensiamo al domani e cogliamo insieme quest’attimo della vita che trascorre – Kyyam

 

6 – Amare è scegliere, baciare è la sigla della scelta – Anonimo

 

7 – Amore non è guardarsi a vicenda; è guardare insieme nella stessa direzione – A. de Saint-Exupery

 

 

 

 

8 – Amore guarda non con gli occhi ma con l’anima… – Shakespeare

 

9 – Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze – Paul Valery

 

10 – Amore! Ecco un volume in una parola, un oceano in una lacrima, un turbine in un sospiro, un millennio in un secondo – Tupper

 

11 – Baci uguali non esistono: ogni bacio ha un suo sapore – Anonimo

 

12 – Baci ardenti come il sole, baci profondi come la notte – Anonimo

 

13 – Bocca dolcissima, se parli o taci sei tutta amori, sei tutta grazie e sempre affabili, sempre vivaci – Rolli

 

14 – Baci: parole che non si possono scrivere – Anonimo

 

 

 

 

15 – Celami in te, dove cose più dolci son celate, fra le radici delle rose e delle spezie – Swinburne

 

16 – Ci si trova per caso, ci si incontra con un bacio – Anonimo

 

17 – Come ti vidi mi innamorai. E tu sorridi perché lo sai – Arrigo Boito  

 

18 – Con te conversando, dimentico ogni tempo e le stagioni e i loro mutamenti: tutte mi piacciono allo stesso modo – Milton
 
 

19 – Dall’amicizia all’amore c’è la distanza di un bacio – Anonimo

 

20 – Cos’è un tuo bacio? Un lambire di fiamma… – Victor Hugo

 

21 – Dolce, rossa, spendida bocca che bacia – A.C. Swindburne

 

 

 

 

22 – Dammi 1000 baci e quindi 100 e quindi altri 1000 ed altri 100 e poi di nuovo 1000 e ancora 100 – Catullo

 

23 – E’ dolce quello che tu mi dici, ma più dolce è il bacio che ho rubato alla tua bocca – H. Heine

 

24 – E’ preferibile l’aver amato e aver perso l’amore al non aver amato affatto – Lord Tennyson

 

25 – Fortunato quanto gli dei, a me pare, colui che siede di fronte a te e da vicino ode la tua voce e il riso melodioso – Saffo

 

26 – Fu il tuo bacio, amore, a rendermi immortale – M. Fuller

 

 

 

 

27 – Il bacio è un dolce trovarsi dopo essersi a lungo cercati – Anonimo

 

28 – Il silenzio di un bacio vale più di mille parole – Anonimo

 

29 – Il vero amore non ha mai conosciuto misura – Properzio 

 

30 – La gelosia è il pepe dell´amore: un pizzico gli dà più sapore, troppo rende il piatto immangiabile – Anonimo

 

31 – La gioia non è nelle cose, è in noi – Richard Wagner


 

 


 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN





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“Un nomade del web” poesia di Tony Kospan.. anche in video   2 comments




UN NOMADE DEL WEB…
Tony Kospan





Per il mondo del web
in lungo e in largo 
giro
tra spoglie dune e viali fioriti 
con il mio carro lungo
di ricordi e di speranze 
sì come Diogene 
cercando però
la dolce luce che illumini il mio autunno.






E d’isola in isola giro 
tra quelle di sogno e quelle deserte 
col mio battello carico
di vissute passioni 
ma ancor più carico
d’emozioni da vivere… 
sì come Ulisse 
cercando però
l’alba luminosa d’un giorno di sogno.





 

Quante piccole albe 
quanti piccoli tramonti 
questo nomade ha vissuto 
in attesa della grande alba sognata?



 
Thomas Col – Il viaggio della vita – 1842



Chi sarà la… stella 
di luce piena e col sapore d’infinito 
che mi seguirà lungo il viale frondoso 
del mio… spero… dolce tramonto?








 
viola 19
ECCOLA ANCHE IN VIDEO DONO DELL’AMICA LUNA


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Giacomo Leopardi.. mito della letteratura italiana – Un breve ricordo ed alcune sue favolose poesie   1 comment

 
 
 
 
 
 



Parlare di Leopardi è per me come parlare di un proprio Padre spirituale.

Penso però che questa possa essere la sensazione che vivono tutti coloro che sentono di far parte davvero della grande e comune famiglia della Poesia.

 
 
 
 

GIACOMO LEOPARDI

(Recanati 29.6.1798 – Napoli, 14.6.1837) 
 

 


Per questo, per la sua immensa grandezza, la sua intramontabile notorietà e per la geniale profondità dei suoi versi e delle sue opere in genere, qualunque cosa io possa scrivere sembrerebbe (e sarebbe) vecchia e banale.



La sua infatti è certamente una delle più grandi figure di tutti tempi nell’ambito della letteratura mondiale.


 
 
 

 
 
 


Mi astengo dunque dal parlare della sua poetica e della sua biografia e mi limiterò a condividere con te, lettore amante della poesia, alcune tra le sue più note e stupende liriche.


Aggiungo solo che da ragazzo mi sentivo tanto profondamente vicino a lui ed al suo animo da giungere a scrivere sulla copertina di un mio diario questi miei modestissimi versi (eravamo nell’epoca della contestazione giovanile e delle battaglie per il divorzio etc…)

 
 
 
Qui la sensibil alma
di colui che singolar vita visse
nel borghese mondo
che la bestia umana crear seppe
per ritener valori
che pur già morti
vissero ancora a rovinar le genti
la fraterna dolorosa psiche
dell’amico Leopardi ammirando
all’ignara pagina
tutta si svelò…






 
 

Ma torniamo al Sommo Conte Giacomo, che non era, come sembrerebbe, solo dedito a profondissimi pensieri ma aveva passioncelle umanissime come ad es. il piacere di viaggiare, lo star in bella compagnia, l’amore per i dolci (che gli rovinarono i denti) ed una finissima, e come sempre geniale, autoironia.




Ah, signora!
Quello che lei crede una gobba
è l’astuccio delle mie ali! 
Giacomo Leopardi





Immagine dal film a lui dedicato “Il giovane favoloso”





Ma veniamo alle sue mitiche liriche.
 
Quelle che ho scelto e che possiamo leggere qui di seguito sono tra quelle che considero più belle e comunque, anche se note, sempre belle da rileggere.

Se vi va, potete aggiungere o indicare le sue poesie che amate di più.



 
 



LA SERA DEL DI’ DI FESTA

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.



.

.

 A SILVIA

Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all’opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D’in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d’amore.
Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell’età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.



 

L’INFINITO
.
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.






ALLA LUNA
.
O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!






Passiamo ora a 2 video davvero belli
dedicati ad altre 2 bellissime sue opere.



Il primoè “LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA” letta da Vittorio Gassman
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e l’altro il “CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA” letto da Arnoldo Foà
.
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CIAO DA TONY KOSPAN










Con “Te voglio bene assaje” nasce nel 1835 la grande canzone napoletana – Storia immagini e video   Leave a comment

  
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Stavolta andremo molto a ritroso nel tempo,
addirittura nella prima metà dell’800,
con questa storica mitica canzone.

 
  
 

 
 
 
 
IO TE VOGLIO BENE ASSAJE

 
 
 
Questa canzone fu presentata infatti
la prima volta il 7  settembre 1835 
alla Festa di Piedigrotta.


 
 
 

 Festa di Piedigrotta – Antica stampa

 
 


Con essa comincia ufficialmente, per gli studiosi della canzone,  
la storia della grande canzone napoletana
che univa testi poetici a musiche sublimi.

 

 

 

ATMOSFERE E NOTE… D’UN TEMPO

a cura di Tony Kospan  

 

 

 

 

 

 

LA STORIA DELLA CANZONE
 
 
La nascita di questa canzone è molto controversa ma la tradizione,
condivisa dal grande poeta Salvatore Di Giacomo,
attribuisce la musica a Gaetano Donizetti, bergamasco,
grande estimatore delle canzoni napoletane che all’epoca,
prima metà dell’ottocento, erano cantate ed apprezzate dappertutto.
 
 
Il motivo di ciò era la sublime bellezza della musica
ma in realtà sembra ormai accertato
che invece fu Filippo Campanella,
musicista ed amico da sempre dell’autore del testo.
 
 
 
 
 
 
 
 

La leggenda vuole che la canzone fosse cantata una sera
ad una festa tra amici che ne furono così entusiasti
che se la misero subito a cantare tutti insieme.
 

Il successo della canzone fu immediato e travolgente
al punto che veniva cantata e fischiettata dappertutto
diventando quasi un tormentone
a tal punto che il Cardinale dell’epoca rimproverò,
più o meno bonariamente, il paroliere Raffaele Sacco 
per aver dedicato la canzone all’amore umano.
 
 
 
 

 
 


 
LA MUSICA ED IL SIGNIFICATO DEL TESTO
 
 
Questa canzone ha in sé davvero qualcosa di magico.
 
 
La semplicità del testo… la freschezza del suono
la rendono una vera e propria opera d’arte poetica e musicale.
 
 

Essa ricorda per molti aspetti
anche grandi musiche classiche.
 


 
Il testo parla di un amore non corrisposto ma
lo fa in modo dolcemente e quasi allegramente coinvolgente
perché, com’è noto, a Napoli non è rara l’ironia
e l’autoironia sulle proprie disgrazie.

 
 
 

 
 
 


LA CANZONE
 
 


Ma eccola… ascoltiamola… cantata
dal grande Murolo insieme a Mia Martini

 
 
 

fre bia pouce   musicAnimata






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Questa simpatica favola ci dona una particolare visione della forza dell’amore – Cosa ne pensate?   Leave a comment


 

 



Davvero una bella… simpatica… favola

che ci parla di un aspetto,

in verità controverso, dell’amore

 

La trovai nel web tempo fa

 ma… parliamone solo dopo averla letta.

 

 






 

 LA FAVOLA DELL’AMORE



 

 
 
 


Una donna stava innaffiando il giardino della sua casa quando vide tre vecchietti con i loro anni di esperienza che stavano di fronte al suo giardino.  
Ella non li conosceva e disse:
“Non mi sembra di conoscervi, ma dovrete essere affamati.
Vi prego, entrate in casa così che mangiate qualcosa.” 
 
Essi domandarono: “Non c’è  l’uomo di casa?”   
“No!” – rispose lei- “non è in casa”. – “In tal caso, non possiamo entrare” dissero.
All’imbrunire, quando il marito rincasò, ella gli raccontò tutto ciò che le era capitato. 
“Allora, dì loro che son rientrato e, dunque, invitali pure ad entrare!”
La donna uscì per invitare i tre uomini a casa. “Non possiamo entrare tutti e tre insieme in una casa”,  spiegarono i vecchietti. “
“Perché?”  volle sapere lei.
Uno degli uomini indicò uno dei suoi amici e spiegò:
“Il suo nome è Ricchezza”.
Subito dopo indicò l’altro. “Il suo nome è Successo ed io mi chiamo Amore.
Adesso va’ dentro e decidi con tuo marito quale di noi tre desiderate invitare a casa vostra.”  
La donna entrò n casa e raccontò suo marito tutto ciò he i tre uomini le avevano detto.
 Lui si rallegrò e disse: “Che bello! Se è così, allora invitiamo Ricchezza, che venga, e riempia la nostra casa!”
Sua moglie non era d’accordo:
“Caro, perché non invitiamo Successo?” 
 
La figlia della coppia stava ascoltando dall’altra parte della casa ed entrò di corsa.
“Non sarebbe meglio far entrare
Amore? Così la nostra famiglia sarebbe piena di amore.”
 
“Prendiamo in considerazione il consiglio di nostra figlia”’, disse il marito alla moglie.
“Va’ fuori ed invita Amore perché sia nostro ospite.”

La moglie uscì chiese loro:
“Chi di voi è Amore?
Che venga, per favore, e sia il nostro invitato.” 
Amore si sedette sulla sua sedia e cominciò d avanzare in direzione della casa.
Anche gli altri due si alzarono e lo seguirono.  
Alquanto sorpresa, la signora chiese a Ricchezza e a Successo:
“Io ho invitato solo Amore: perché venite anche voi?”
 
I tre replicarono insieme:
“Se avessi invitato Ricchezza o Successo gli altri due sarebbero rimasti fuori, ma poiché hai invitato Amore, dovunque egli vada, noi andiamo con lui.”

 
 
 
Laddove c’è amore,
c’è anche ricchezza e successo.
 
 
 
 
 
Anthony Van Dyk – Amore e Psiche


Personalmente non è che mi convinca molto questa favola
a meno che non la si voglia interpretare solo come speranza o auspicio
dato che nella realtà
vedo coppie rimaste povere e senza successo amarsi felicemente
e coppie ricche e di successo amarsi solo per modo di dire.

 
 
Cosa ne pensate? 

 
Ciao da Tony Kospan










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Pessoa e Vecchioni divisi sulle “lettere d’amore” – La poesia del primo e la canzone del secondo   2 comments

 


Il poeta ed il cantante affrontano con calore
un tema forse oggi divenuto fuori moda
ma paragonabile in fondo
alle nostre @ o ai nostri sms o wp d’amore.






 
 
 

 .
.

 
 
TUTTE LE LETTERE D’AMORE
– LA POESIA DI PESSOA –
E
LE LETTERE D’AMORE
– LA CANZONE DI VECCHIONI –
 
 
.
.

 
 
Pessoa 
 
 
 

 
TUTTE LE LETTERE D’AMORE
Pessoa

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente ridicole).

 
 
 


 
 
 
 

Questa originale poesia ha ispirato,
anche se in senso molto critico,
 Roberto Vecchioni
nella creazione di questa bellissima canzone-omaggio
al grande poeta portoghese. 
 
 Vecchioni non è nuovo a questi omaggi a grandi artisti
del  passato come, ad esempio, la bellissima “Vincent”
dedicata al mitico pittore Van Gogh.

 
 

 
 
Roberto Vecchioni
 
 

 
Questa canzone è però anche un’affettuosa, ma decisa,
 critica alle solitarie e spesso pessimistiche 
– seppur poetiche – visioni di Pessoa
ed è anche un (seppur ormai tardivo) invito al poeta
a viver l’amore senza timore… d’esser ridicolo. 
 
 Ma ora leggiamo il testo della canzone e dopo
ascoltiamola in un poetico-musical video.
 
 
 
 
 
 
 
F. Martin-Kavel – La lettera
 
 

 
 
LE LETTERE D’AMORE (Chevalier De Pas) 
Roberto Vecchioni
 
Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo…
così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì
di fingere fogli
di fare male ai fogli…
e la finì di mascherarsi
dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c’è
e alla fine chiederle “scusa
se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me…”
e le lettere d’amore,
le lettere d’amore
fanno solo ridere:
le lettere d’amore
non sarebbero d’amore
se non facessero ridere;
anch’io scrivevo un tempo
lettere d’amore,
anch’io facevo ridere:
le lettere d’amore
quando c’è l’amore,
per forza fanno ridere.
E costruì un delirante universo
senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena
di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano…
e capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c’era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo…
e scrivere d’amore,
e scrivere d’amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere;
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere.
Le lettere d’amore,
le lettere d’amore,
di un amore invisibile;
le lettere d’amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d’amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
per potertele scrivere…

 
 
 
 
Fragonard – Lettera d’amore





Eccoci infine alla canzone in questo bellissimo video…






 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Come sempre
mi piacerebbe leggere il vostro pensiero.
 
 
Ciao da Tony Kospan 
 
 
 


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2 GIUGNO… FESTA DELLA REPUBBLICA – Brevissima riflessione su questo anniversario   Leave a comment

 






Anche Google ha reso omaggio alla nostra festa nazionale


.





Oggi infatti è la festa della Repubblica Italiana.


Ovvero è l’anniversario del referendum istituzionale del 1946 

con cui gli Italiani scelsero la forma della Repubblica.









Si celebra infatti la nascita dell’attuale forma del nostro Stato

che prima era una Monarchia.






 

 


Spero che almeno in questo giorno di festa 

la smettiamo di dividerci per ogni cosa…

e ci auguriamo tutti insieme

le migliori fortune per la nostra Patria

che è comunque la nostra casa comune

quali che siano le nostre idee.


 

 

 

 

 

Tony Kospan

 

 

 

Walt Whitman.. noto poeta americano – Breve ricordo e la sua passionale poesia “Credo in te anima mia”   Leave a comment

 
 





Walter Whitman, noto come Walt Whitman, 
è stato un poeta, scrittore e giornalista americano. 

Questo notevole poeta americano dell’ottocento 
ci offre, in modo libero e direi modernissimo,
versi densi di grande sensualità
immersi in un ambiente in cui la natura è parte importante.






E’ considerato il padre della poesia americana 
ed anche il primo poeta moderno 
ad utilizzare normalmente il verso libero, 
di cui è considerato in un certo senso l’iniziatore.


Per conoscerlo un po’
propongo la lettura di questa sua notissima poesia 
che non è solo una poesia d’amore
ma molto di più.

 
 
 
 
 
Talantbek Chekirov
.
.
.
CREDO IN TE ANIMA MIA
di WALTER WHITMAN 
POESIA SUBLIME D’AMORE E PASSIONE
a cura di Tony Kospan



 
 
 



E’  riconosciuta come una di quelle poesie sublimi
che ci fa “conoscere”
quello che la quotidianità e chiuse visioni secolari
 non ci consentono spesso di vedere e sentire.
 
 
.
.
 
 
 
 
 
 


L’idea che emerge, in modo forte e chiaro,
nella visione di questo poeta,
è che il piacere fisico, i momenti di passione,
non sono accessori…
bensì elementi sostanziali dell’amore.
 
 
Elementi che insieme ad un reale sentimento
ed a una sincera partecipazione emotiva
ci consentono di giungere all’estasi sublime.

 
 
 
 
 
Tiziano – Amor Sacro e Amor Profano
 
 
 
 

L’eros quindi assume anch’esso una sua sacralità,
negata per millenni dai fondamentalismi religiosi
 che hanno in pratica… staccato l’anima dal corpo…
demonizzando quest’ultimo
ed impedendo emozioni e vibrazioni di luce.
 
 
In tal senso anche la poesia Sufi d’amore
fu combattuta all’interno della sua religione.

 
 
 
 
Walt Whitman (West Hills 31.5.1819 – Camden 26.3.1892)




 
 Ma ora leggiamola…

 
 
 
 
 


Alma Tadema

 
 
 
 
 
 CREDO IN TE ANIMA MIA
 Walt Whitman
 

 

Credo in te, anima mia,

l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,

 e tu non devi umiliarti di fronte a lui.

 Ozia con me sull’erba,

libera la tua gola da ogni impedimento, 

né parole, né musica o rima voglio,

 né consuetudini né discorsi,

neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,

 il suo mormorio mi piace.

Penso a come una volta giacemmo, 

un trasparente mattino d’estate,

come tu posasti la tua testa

di per traverso sul mio fianco

ti voltasti dolcemente verso di me,

 e apristi la camicia sul mio petto,

e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,

e ti stendesti sino a sentire la mia barba,

 ti stendesti sino a prendere i miei piedi.

 Veloce si alzò in me

e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza

che va oltre ogni argomento terreno,

io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,

 e io conosco che lo spirito di Dio

 è il fratello del mio,

e che tutti gli uomini mai venuti alla luce

sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,

 e che il fasciame della creazione è amore,

 e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,

 e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,

 e le incrostazioni muschiose del corroso recinto,

pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.


 

 

 

 

Lauri Blank


 
 
 
 

CIAO DA TONY KOSPAN




Csaba Markus – Rapsodia d’amore


 
 
 

La travolgente storia dei “Blog” e qualche pensiero sul mio   Leave a comment

 


SOLO IERI NASCEVANO I BLOG

– STORIA.. EVOLUZIONE ED UN MIO PENSIERO –

 

 

 

 

NEL 1997 O NEL 1999 NASCEVA IL




 


 

 

 

Era il maggio 1999  quando Peter Merholz scrisse,  “we blog“, inteso come noi blogghiamo, sulla fascia laterale del suo sito.
E in quel momento nel gergo tecnologico e nei vocabolari si fece largo l’ uso del termine come sostantivo (“weblog”).
Ma forse era il 1997  dato che già 2 anni prima i pionieri del web incominciarono a sperimentare un modo per “auto pubblicare” i loro testi e foto senza chiedere permesso a nessuno.

 

 

 

 

Il mondo si era già “blog-formato” ma senza saperlo.

Oggi conosciamo siti che dettano legge nel web e paesi dove i blogger venivano (e ancora vengono) arrestati come Cina e Iran (e tanti altri).
 
E anche blog che si trasformano in giornali – qualcuno chiama ancora così l’ “Huffington Post” –  una corazzata con tantissimi collaboratori (ormai però è diventato un giornale).
 
Il blog da genere “antimedia” si è mutato in “mainstream”, ovvero abitudine di massa: abbiamo oltre 2 miliardi di iscritti a Facebook nel mondo che ogni giorno “bloggano” senza nemmeno sapere di farlo.
 
Si è polverizzato poi anche nei “twitter” di 140 caratteri o nel “TumblR”, più lungo, ma sempre fulmineo nel testo o nelle sentenze ma anche in nuovi e vari social.
 
E sono pure cose che ora si possono fare anche senza un computer: non c’ è telefono “smart” che non abbia il suo programmino per pubblicare un “post” o per leggere il flusso dei “twitter”.
 
 
 
 
 
 
 
 

Le idee si sminuzzano in uno spazio lungo quanto uno sms e stabiliscono la nuova unità di misura della comunicazione se n’è accorto il New York Times che ha nominato un “Social Media Editor”.
 
Si occuperà di “disseminare” le notizie del giornale, liofilizzate in micro messaggi, attraverso twitter, Facebook, MySpace e ovviamente attraverso i blog.
 
E come si fa a viaggiare nel mare del social web?
 
Il link è il collegamento che ogni blog (o twitter o microblog qualsiasi) stabilisce con la fonte della sua notizia o della sua indignazione.
 
Io cito te, tu citi me, e avanti così per migliaia di collegamenti.
 
Parole che comunicano con parole.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
C’erano una volta i blog del sottosuolo e dell’ antimedia.
 
Era il 1999 forse il 1997.
 
 
VITTORIO ZAMBARDINO – (con molte modifiche dato che l’articolo iniziale non è recente)
 
 
Dal quotidiano LA REPUBBLICA – impaginazione e libero adattamento di Tony Kospan
 
 
 
 

 

 
 
LA MIA ESPERIENZA ED UN PARERE
 
 
Oggi i blog classici stanno cambiando la loro funzione… ed in parte hanno anche perso la loro centralità nel mondo del web… dopo l’esplosione dei social network… in primis Facebook.
 
Dunque sta avvenendo una loro trasformazione da diario personale da mostrare ai visitatori a vero e proprio piccolo sito con proposte di informazioni, pareri, analisi, poesie, immagini, video etc… da condividere e scambiare con i lettori – frequentatori – visitatori casuali – amici.
 
Inoltre appare sempre più spesso esserci un’interazione tra social network e blog per le possibilità molto più ampie di immagini colori sfondi e musiche che presentano questi ultimi accanto alla strepitosa facilità di contatti dei primi.
 
Infine l’esplosione tecnologica, che consente a tutti di frequentare il web con una miriade di aggeggi elettronici (cellulari,  tablet, smartphone etc ), ha consentito una parallela esplosione delle offerte e richieste di informazioni, conoscenze, contatti etc..


Purtroppo c’è da constatare infine che questo immenso flusso di informazioni tocca molto poco i temi culturali rimanendo per la massima parte ancorato su temi sportivi… erotici… comici… politici e anche spesso interpretati solo come arene di insulti o come pedane di lancio di fake news (bufale) senza limiti.

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Questo il mio parere, oggi, ma devo dire che l’evoluzione tecnologica non solo non rallenta, nonostante la crisi, ma procede in modo velocissimo e certamente assisteremo presto a nuovi ulteriori cambiamenti, a nuove imprevedibili velocizzazioni ed ampliamenti delle telecomunicazioni.

Personalmente sono giunto in ritardo al blog, prima ero nelle comunità virtuali (antesignane degli attuali social network), e l’impostazione iniziale nell’accostarmi a questo mondo era quella di scrivere, o selezionare, messaggi, pensieri, poesie, riflessioni, sogni, interessi etc… (ma non tanto personali) ed inserirli poi in una bottiglia (post) lanciata nell’immenso mare di internet.
 
Successivamente ho creato una inter-relazione tra Blog e Mondo Social (Facebook e Twitter), ma in modo assolutamente molto personale.
 
Devo infine dire che oltre alle numerosissime frequentazioni quotidiane questo mio blog appare anche punto di riferimento e di dialogo per molti e la cosa mi rende molto felice per cui sento anche il dovere di ringraziare  in primis i tantissimi visitatori e poi soprattutto coloro che, commentando i vari post o scrivendo al blog, entrano in contatto con me con le loro idee, i loro pareri, i loro consigli, i loro suggerimenti etc. e perché no critiche (per fortuna rare).
 
Concludo pertanto augurando “Lunga vita ai blog”.
 
 
 

 


Tony Kospan

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IL DIALOGO D’AMORE – Ecco come appare nelle poesie.. nei dipinti.. negli aforismi e nelle canzoni   Leave a comment


 
 
 
Tranquillo Cremona

 
 
Cari amici che, come me,
avete un debole per il mondo della poesia,
torniamo dopo un po’ al tema dell’amore
visto però da una particolare angolazione.

 
Stavolta il tema infatti è… il dialogo d’amore… 
attraverso il quale fluiscono
le emozioni… i desideri… le gioie…
ma anche i dolori… i rimpianti… gli addii… etc…
tra innamorati.

 
 
 

Frederic Soulacroix

 
 
 
 
IL DIALOGO IN AMORE…
IN POESIA ARTE AFORISMI E CANZONI… (1)
 
a cura di Tony Kospan
 
 
 
Dunque parleremo del dialogo in amore
che può aver però le forme e le modalità più diverse
perché chi ama, oltre alle parole, utilizza anche
gesti, sguardi, carezze, sorrisi e, perfino… silenzi.

  
E’ infine da notare anche che
le espressioni, le paroline, i nomignoli
che si usano nei dialoghi intimi, com’è noto,
apparirebbero ad orecchie estranee
del tutto assurde, surreali e… molto divertenti.


 
 
 

Brent Lynch

 
 
Ma come affrontare questo tema in poesia?

Beh la risposta è semplice… attraverso poesie
che hanno contenuti e/o forme di tipo dialogante
ma prima leggiamo sul tema alcuni aforismi.
 
 
 
CUORI oi648
 
 

Niente è più brutto di una parola d’amore
pronunciata freddamente da una bocca annoiata. 
Nagib Mahfuz 
 

Amare è donare tutto se stesso senza nulla chiedere;
amare è non dire mai – mi devi…- 
A. De Saint-Exupéry
 

I litigi degli amanti rinnovano l’amore. 
Terenzio
 
 
L’amore immaturo dice: “Ti amo perché ho bisogno di te”.
L’amore maturo dice: “Ho bisogno di te perché ti amo.» 
E. Fromm


L’amore è… non sapere di cosa si sta parlando. 
Lucy van Pelt

 
 
CUORI oi648

 
 

Quelle che seguono dunque
sono le poesie scelte stavolta
e come sempre mi piacerebbe leggere
quelle che sul tema amate voi.

 

fre bia poucemusicAnimata Sappi amore mio 

Arthur Saron Sarnoff


 
 
 
LEGGO 
G. A. Bécquer
 
Come un libro aperto
leggo nel fondo dei tuoi occhi.
Perchè la bocca sorride
se gli occhi la smentiscono?
Piangi.
Non vergognarti
di confessare che mi amasti.
Piangi.
Nessuno vede.
Guarda.
Io sono un uomo,
eppure piango.

 
 
 
fre bia pouce    musicAnimataLa nostra relazione
Josephine Wall

 
 
LE PAROLE DEL CIELO 
Mikis Theodorakis
 
Dimmi le parole del cielo
ed io ti darò il bacio dell’amore.
Resta lì, nuda come il mare
e lasciami guardare  i tuoi occhi
nei quali io sogno.
Devo volar via come una colomba,
partire in viaggio con il tuo ricordo,
oltre le nuvole
oltre gli oceani d’argento.
Dimmi le parole del cuore
e avrò ali per volare come in sogno.
Resta lì, nuda come il mare
e lasciami guardare i tuoi occhi
nei quali io sogno.
Devo volar via come una colomba,
partire in viaggio con il tuo ricordo,
oltre le nuvole,
oltre gli oceani d’argento.
 
 
fre bia pouce   musicAnimata Volami nel cuore

Nigel Van Wieck


 
 
LA MASCHERA 
William Butler Yeats
  “Tògli quella maschera d’oro ardente
con gli occhi di smeraldo”.
“Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
benché non freddi”.
“Volevo solo scoprire
quel che c’è da scoprire,
Amore o inganno”.
“Fu la maschera ad attrarre la tua mente
e poi a farti battere il cuore,
non quel che c’è dietro”.
“Ma io debbo indagare per sapere
se tu mi sia nemica”.
“Oh no, mio caro,
lascia andar tutto questo;
che importa, purché ci sia fuoco
In te, in me?”
 
 
fre bia pouce   musicAnimata  La voce del silenzio

Tranquillo Cremona

 
 

STANZE PER MUSICA
 
George Gordon Byron
 
Non c’è figlia della Bellezza
d’un incanto simile al tuo;
come musica sulle acque
la tua voce è dolce per me.
Quando, come se avesse posa
l’oceano ammaliato a quel suono,
scintillano calme le onde,
placati i venti sembrano sognare.
Ela luna di mezzanotte
tesse una trama lucente sul mare
che lieve solleva il suo petto
come un fanciullo addormentato.
Così l’anima a te s’inchina
per ascoltare ed adorarti,
con emozione profonda e soave
come d’estate l’onda dell’oceano.

 
 
 
fre bia pouce musicAnimata   La canzone delle domande consuete

Renoir


 
 
PARLAMI AMORE MIO 
Tagore
  
Parlami, amore mio!
Dimmi a parole quello che hai cantato.
La notte è buia.
Le stelle si nascondono tra le nuvole.
Il vento soffia tra le foglie.
Scioglierò i miei capelli.
Il mio mantello azzurro mi avvolgerà
come la notte. Stringerò la tua testa
al mio petto; nella dolce solitudine
sospirerò sul tuo cuore.
Socchiuderò i miei occhi e ascolterò.
Non ti guarderò il viso.
Quando le tue parole cesseranno,
staremo fermi e in silenzio.
Solo gli alberi bisbiglieranno nell’oscurità.
La notte impallidirà.
Spunterà l’aurora.
Ci guarderemo negli occhi
per l’ultima volta e andremo ognuno
per la sua strada.
Parlami, amore mio!
Dimmi a parole quello che hai cantato.
 
 
 

CUORI-rosannw6.gif
 
 
 
Auguro a tutti
felici e poetici… “dialoghi” d’amore.

orsotony





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Frecce2039




Emile Friant

 

 

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