Archivio per la categoria ‘ARTE

Canova – Breve ricordo del grande scultore anche con le immagini dei suoi capolavori   Leave a comment





Antonio Canova è stato il massimo esponente della scultura neoclassica,
e per questo definito il nuovo Fidia.


Mi fa piacere ricordarlo con un accenno alle sue attività artistiche
e poi mostrando alcuni tra i suoi capolavori più noti.





Antonio Canova (Possagno 1.11.1757 – Venezia 13.10.1822)

 
  
 
 
In verità Canova non è stato solo uno grandissimo scultore,
ma anche un interessante pittore
ed un “ambasciatore dell'arte italiana”.



Un suo dipinto – Le 3 Grazie danzano davanti a Marte




Infatti grandemente meritoria fu la sua attività diplomatica
presso Napoleone Bonaparte per far rientrare in Italia
numerosi capolavori artistici (purtroppo non tutti)
saccheggiati dalle truppe imperiali francesi.



La statua del principino Henryk Lubomirski nelle vesti di Eros




A parte questo è stato uno dei massimi artisti italiani
vissuti a cavallo tra la fine del '700 e l'inizio dell'ottocento.


A differenza di molti altri artisti Antonio Canova 
è stato ammirato ed osannato già in vita.

Nobili, papi, principi etc hanno voluto opere scolpite da lui nel marmo 
e la sua fama da allora non si è mai interrotta.




Adone e Venere



Nato a Possagno in una zona ricca di cave 
fin da piccolo usò lo scalpellino per scolpire.

I suoi maestri, o meglio gli artisti che lo ispirarono, 
furono i grandi scultori classici ed il barocco ma geniale Bernini.

L'amore per le letture dei classici antichi (greci e latini)
 gli consentì di farsi una grande cultura
 che gli servì poi nelle sue sculture con temi mitologici.




Ercole e Lica



Nel 1779 recatosi a Roma per studiare
dal vivo le tantissime sculture antiche lì esistenti 
venne a conoscenza delle idee
dell'archeologo tedesco Johann Joachim Winckelmann.


Questi sosteneva che l'arte greca era il massimo della bellezza, 
e che gli scultori dovevano cercare di avvicinarsi con le loro opere 
allo stile deciso ma semplice e sereno delle antiche sculture.




Le tre Grazie



Ammiriamo ora alcuni suoi capolavori 
e qualche leggiadro dipinto 
(dipingere era però per lui soprattutto un gioco).



Amore e Psiche



Cliccando qui giù potremo leggere la storia
di questa sua opera che però, pur essendo
uno dei nudi più belli della storia della scultura,
non piacque a Napoleone.


 fre bia pouce

Napoleone



Amorino alato



Cliccando qui giù potremo leggere la storia
di questo suo capolavoro “Eros”
che fece innamorare l'Europa intera.


fre bia pouce
Henryk Lubomirski





Paolina Borghese





Amore e Psiche



Infine altri suoi leggiadri dipinti.













F I N E



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Ripped Note






RON MUECK E LE SUE OPERE – L’iperrealismo (impressionante) di uno scultore moderno   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
SCULTURE DAVVERO SORPRENDENTI
E QUASI INCREDIBILI
QUELLE DI 
RON MUECK
 ARTISTA AUSTRALIANO…
CHE PERO’ OPERA IN INGHILTERRA
 
 
 
 
 
Ron Mueck all’opera
 
 
 
 
 
SONO SCULTURE COME NON L’AVETE MAI VISTE
PER L’INCREDIBILE ADERENZA ALLA REALTA’…
PIU’ DURA E PIU’ INTIMA
DELL’UMANITA’ NORMALE O FOLLE…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

LA SUA ARTE E’ DEFINITA
 
IPERREALISMO


 
 
 
 





Le sue opere sono create con materiali polivinilici
ed appaiono di un incredibile realismo
tranne che per un aspetto.

Esse sono infatti o molto grandi o molto piccole
rispetto ai soggetti reali
e però generano ugualmente e sempre… stupore
e talvolta un certo disagio.






Per raggiungere questo risultato l’artista australiano
cura a lungo e con estrema precisione ogni minimo particolare
come il colore della pelle e la perfezione dei capelli.

Le sue opere sono state esposte in diversi musei internazionali.

 
 
 
 
QUESTE CHE MOSTRO QUI SONO SOLO ALCUNE
TRA LE MENO “FORTI”


NONOSTANTE CIO’ ALCUNE IMMAGINI CHE SEGUONO
POSSONO APPARIRE TROPPO CRUDE
E POSSONO TURBARE O DISTURBARE 
 PERSONE MOLTO SENSIBILI
PER CUI CONSIGLIO A LORO DI ASTENERSI
DAL PROSEGUIRE 


SE PERO’ VE LA SENTITE…



 
 
 
 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 
 
 
 
 
POSSIAMO INFINE VEDERE IN QUESTO VIDEO
UN’AMPIA RASSEGNA DI ALTRE SUE OPERE
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
 
 
IL NUOVO GRUPPO IN CUI VIVER L’ARTE
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L’ARCHITETTURA FUTURISTA – STORIA.. LINEE GUIDA… ASPETTI E MASSIMI ESPONENTI (IV PARTE)   Leave a comment








Tra le innumerevoli discipline in cui il futurismo si esercitò non poteva mancare l’architettura.
In questo campo però molti furono i progetti ma pochissime le realizzazioni.
Tuttavia l’architettura futurista ha lasciato un’impronta non secondaria nella storia.








L’ARCHITETTURA FUTURISTA



Anche l’architettura futurista segue le linee guida del movimento ed anch’essa ebbe il suo “Manifesto”.
Fu scritto da Antonio Sant’Elia, uno dei suoi massimi esponenti, e di cui possiamo ora leggere alcuni punti significativi:
 – “ L’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; 
l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza”.
– “Il valore decorativo dell’architettura Futurista dipende solamente dall’uso e dalla sistemazione originale di materiali grezzi o scoperti o violentemente colorati.”








Non ci sono, come accennavo su, a differenza delle altre discipline, molte realizzazioni ma i molti progetti rimasti possono farci intravedere come si prevedeva l’inserimento, rivoluzionario per l’epoca, delle costruzioni futuriste nelle città.
L’intento era di realizzare il loro concetto di “città nuove”.




GLI ARCHITETTI FUTURISTI







Il massimo esponente dell’architettura futurista fu il su nominato Antonio Sant’Elia autore di progetti visionari e monumentali diretti proprio alla realizzazione dell’anzidetto nuovo modello di città.
Questi suoi elaborati e avveniristici disegni, che in molti casi hanno preceduto le idee dell’architettura del dopoguerra, non furono però mai realizzati, anche e soprattutto per la sua prematura morte.
Un altro notevole esponente dell’architettura futurista fu Mario Chiattone che, dopo la morte dell’amico e collega Sant’Elia, si rititrò nel Canton Ticino dove però tornò a creare opere più… classiche.
Conosciamo un po’ meglio (seppur molto brevemente) questi due architetti futuristi osservando anche i loro elaborati.








BREVE BIOGRAFIA DEI 2 ARCHITETTI


ANTONIO SANT’ELIA



(Como, 30 aprile 1888 – Monfalcone, 10 ottobre 1916)



Antonio Sant’Elia nasce il 30 aprile 1888 a Como e nel 1906 si diploma nella scuola di Arti e Mestieri “G. Castellini” sempre di Como.
Si trasferisce poi a Milano dove frequenta fino al 1909 l’Accademia di Belle Arti di Brera. 
Qui ha modo di conoscere tra gli altri Carlo Carrà, Leonardo Dudreville e Mario Chiattone.
Il suo primo impiego è partecipare, con altri, al completamento del Canale Villoresi e l’anno successivo riceve un incarico presso l’ufficio tecnico comunale di Milano.




Sant’Elia – Casa comunicante con ascensori e ponte esterno





Nel 1913 insegna disegno architettonico a Bologna e, contemporaneamente, apre, con l’amico Chiattone, uno studio di architettura a Milano. 
Si avvicina in questi anni al movimento futurista a cui aderisce nel 1914 grazie, probabilmente, alle sollecitazioni di Umberto Boccioni e Carlo Carrà che aveva conosciuto nel mondo culturale milanese.





Sant’Elia – Stazione per treni ed aerei





Tra il 1912 ed il 1914, influenzato dalla visione delle immagini delle città industriali USA e dagli studi degli architetti viennesi Otto Wagner e Josef Maria Olbrich, inizia una serie di disegni per una “Città Nuova” che poi non era altro che la visione futuristica di Milano.
Molti di questi disegni furono esposti nel maggio/Giugno 1914 alla prima e unica mostra del gruppo delle Nuove Tendenze, di cui faceva parte, nella galleria della “Famiglia Artistica”.





Sant’Elia – Palazzo con ascensore esterno





Sempre del 1914 è il Manifesto dell’architettura futurista scritto da lui riprendendo quasi del tutto il testo che aveva pubblicato in precedenza nel catalogo della mostra Nuove Tendenze.








La sua idea di architettura parte dalla visione di una città del futuro estremamente industrializzata e meccanizzata che non considerava una prevalenza di edifici singoli ma una immensa concatenazione urbana, oggi diremmo “multi-livello”,  collegata al centro dei molteplici interessi e delle varie caratteristiche della città.
Cioè, in parole povere, gli edifici dovevano essere tutti uniti tra loro per collegare in modo funzionale ed efficiente tutte le attività delle città.
I suoi disegni, estremamente coinvolgenti, ci mostrano grattacieli monolitici ed enormi con terrazzi, ponti, passerelle ed aree comuni che hanno poi rappresentato le più suggestive ed affascinanti linee dell’architettura moderna.




Sant’Elia –  Diga e centrale elettrica




Nel 1915, condividendo lo spirito interventista della corrente si arruola da volontario nel Regio Esercito, ottenendo i gradi da sotto-tenente.
Col suo reparto combatté sul fronte delle alpi vicentine e, nel luglio del 1916, durante un attacco sul Monte Zebio, si guadagnò la sua prima Medaglia d’Argento al valor militare.
Pochi mesi dopo, il 10 ottobre, il Sant’Elia si trovava schierato col suo reparto sul Monte Hermada, nella zona di Monfalcone quando si lanciava col suo plotone all’assalto di una trincea nemica e lì morì colpito in fronte e per questo gli fu assegnata una seconda Medaglia d’Argento al valor militare. 
Non fu il solo futurista a morire in guerra in nome della visione esageratamente bellicista della corrente così privando ahimé, l’Italia degli anni successivi delle sue grandissime qualità artistiche.
Proprio partendo da un suo progetto fu poi edificato da Enrico Prampolini e Giuseppe Terragni il sacrario di Como con il Monumento ai caduti costituito da un grande monolito in granito dal peso di 40 tonnellate e posto all’interno di una torre alta 33 metri.
Sul fianco del sacrario rivolto verso il lago fu scolpita una sua frase: “Stanotte si dorme a Trieste o in paradiso con gli eroi”.




Sant’Elia – Monumento ai Caduti Como






MARIO CHIATTONE




(Como, 30.4.1888 – Monfalcone, 10.10.1916) Mario Chiattone ritratto da A. Funi




Altro elemento di spicco dell’architettura futurista fu Mario Chiattone, amico e collaboratore del Sant’Elia.
Mario Chiattone fu tra i primi aderenti al gruppo Nuove Tendenze, movimento artistico milanese riconosciuto dalla critica quale precursore del futurismo architettonico.




Chiattone – Cattedrale




Anche i disegni realizzati da Mario Chiattone negli anni Dieci e si confrontano con la produzione di Antonio Sant’Elia e la poetica futurista.
La morte dell’amico lo convinse ad emigrare nel Canton Ticino e ad abbandonare le tesi futuriste.





Chiattone – Studio su città futurista




Tony Kospan





FONTI: VARI SITI WEB
Copyright Tony Kospan per il blog Il Mondo di Orsosognante
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I MACCHIAIOLI – UNA CORRENTE ARTISTICA DAVVERO “SUI GENERIS”   Leave a comment



I MACCHIAIOLI – UNA CORRENTE ARTISTICA DAVVERO SUI GENERIS



Fattori




CHI ERANO?

Erano dei pittori italiani, per lo più toscani e del Centro/Nord Italia, uniti dalla passione risorgimentale (molti di loro avevano partecipato ai moti del 1848) e dal desiderio di rompere con le vecchie regole accademiche e ritrarre la luce della natura con le sue ombre ed i suoi colori.

Avevano in comune con gli Impressionisti, che nacquero qualche anno dopo, la pittura all’aria aperta ma per il resto le linee guida erano molto diverse.



Silvestro Lega




COS’ERA LA MACCHIA?

Ce lo spiega Fattori, uno dei grandissimi della corrente, in tarda età: “Era la solidità dei corpi di fronte alla luce”.



Telemaco Signorini

BREVE STORIA DELLA CORRENTE

La sua nascita appare molto spontanea. 

Un gruppo di pittori si riuniva al Caffè Michelangelo di Firenze, verso la fine del 1850, uniti dalla passione per i grandi pittori del ‘600 e soprattutto per le idee politiche risorgimentali. La maggior parte di loro era mazziniana ma c’erano anche seguaci di Garibaldi.



Un gruppo di Macchiaioli 



All’inizio erano chiamati “effettisti” ed il loro stile non piaceva proprio nel mondo dell’arte dell’epoca.

Un articolo del 1862 della “Gazzetta del popolo” per denigrarli li definì “macchiaioli“.

Tuttavia la definizione in fondo in fondo piacque ed attecchì, perdendo col tempo ogni elemento negativo e diventando così il nome della corrente.



L’UNICO NUDO DELLA CORRENTE



Vito D’Ancona




I MACCHIAIOLI CHE EBBERO SUCCESSO

E’ importante sapere che la maggior parte dei Macchiaioli non potè sostenersi grazie alla pittura ma fecero altri lavori pur continuando a dipingere, a partecipare a mostre ed a creare belle opere.

La corrente in realtà rimase sempre confinata in Toscana ed in alcune aree del centro/nord Italiano.

Non godendo mai di un grande e generale appeal sopravvisse soprattutto grazie a mecenati che riconoscevano come a loro vicini i paesaggi ed i temi dei loro dipinti.

Gli unici che poterono vivere della loro arte furono Fattori, Signorini e Lega.



Qui Fattori nel suo atelier è dipinto da Boldini




ALTRI MACCHIAIOLI DI SUCCESSO MA… ANDANDO VIA

Il più noto è Boldini che lasciò la corrente e, recandosi a Parigi, trionfò  con i famosi suoi ritratti delle donne del bel mondo ovviamente però lontani dalla “macchia”.

Ma anche De Nittis ebbe importanti esperienze “macchiaiole” prima di andare a Parigi dove ebbe un buon successo, interrotto ahimé da una prematura morte. 
Il suo stile indipendente univa impressionismo e “macchia”.



De Nittis



IN SINTESI LE CARATTERISTICHE PRINCIPALI DELLA CORRENTE

Nacque in ambito risorgimentale.

Fu una corrente territoriale.

I temi furono soprattutto i paesaggi, con le loro particolari luci, ma non mancarono dipinti risorgimentali, familiari e ritratti.



Vincenzo Cabianca – Al sole



Benché non abbia avuto un clamoroso successo,  la corrente ebbe comunque un ruolo significativo nell’arte italiana dell’800 e per alcuni critici, in qualche modo, favorì la nascita poi del Futurismo.

A mio modesto parere i Macchiaioli avrebbero meritato molto di più sia perché autori di una modernizzazione dell’arte rispetto a quella precedente, accademica e spenta, che per la rappresentazione di un’Italia vera, reale e non stereotipata.

Infine molti dipinti sono dei veri e propri capolavori.



Filippo Palizzi – Garibaldini



VEDIAMO INFINE ALCUNI CAPOLAVORI SIGNIFICATIVI

Iniziamo con i 3 pittori più noti.



GIOVANNI FATTORI







Fattori ritrae S. Lega che dipinge sugli scogli



In vedetta



Fattori – La scolarina



SILVESTRO LEGA






Tra le rose


I fidanzati 



Il pergolato



La curiosa




TELEMACO SIGNORINI









Bambina che scrive



Bambini colti nel sonno



A L T R I



Antonio Puccinelli



Angiolo Tommasi



Vincenzo Cabianca



F I N E 


Ciao da Orso Tony






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Rembrandt.. grande pittore olandese del ‘600 – Breve ricordo anche con alcuni capolavori e l’analisi di 2 dipinti   Leave a comment

 
 
 
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Breve ricordo di Rembrandt,
grandissimo pittore ed incisore olandese,
con una mini biografia, una breve analisi di 2 dipinti
e le immagini di diversi suoi capolavori.

Infine un bel video con tante sue opere associate 
alle musiche di Vivaldi e di altri grandi compositori classici.
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Autoritratto (Leida 15.7.1606 – Amsterdam 4.10.1669)

L’UOMO E L’ARTISTA

Rembrandt è considerato una dei più grandi pittori di sempre
e, dalla maggior parte dei critici, il più grande del ‘600 olandese
definito “L’età d’oro della pittura” dei Paesi Bassi.



Re Sole

La sua arte fu ben presto riconosciuta dai suoi contemporanei
ed ebbe grandi successi soprattutto grazie ai suoi mitici ritratti
ma non tralasciò temi biblici e paesaggistici.



La ronda di notte


Dopo una vita vissuta negli agi 
i suoi ultimi anni furono invece difficili e in miseria
per aver scialacquato le ricchezze accumulate
grazie alla vendita delle sue opere.
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Ritratto di Saskia Riant
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Uomo col cappello



Il dipinto qui sotto ha sorprendenti implicazioni 
bibliche ed artistiche.
Chi volesse approfondirne la conoscenza ed il significato 
può cliccare sull’immagine.


fre bia pouce
Betsabea

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.SINTETICA ANALISI DI 2 DIPINTI

a cura di Francesco Morante

 
 
 
 

Rembrandt – Il ponte di pietra – 1638 – Rijksmuseum – Amsterdam
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Questo quadro è uno dei pochi paesaggi della produzione di Rembrandt.

E’ da notare la grande abilità dell’artista nel cogliere soprattutto gli effetti atmosferici, caricando l’immagine anche di una valenza sentimentale che sembra quasi anticipare la pittura romantica del XIX secolo.

Se confrontiamo questo paesaggio con uno di Poussin, si comprende facilmente come Rembrandt si ponga su un piano molto diverso.

Nel pittore francese l’immagine è organizzata con l’intento di permettere allo sguardo di cogliere più elementi che compongono un insieme di grande spettacolarità.

L’immagine tuttavia colpisce soprattutto l’intelletto di chi guarda.

Il paesaggio di Rembrandt è invece diretto alla nostra sensibilità, per farci sentire quella particolare sensazione di trovarsi in un luogo anonimo ma carico di luce, aria, umidità, odori, e così via.

 

 


Rembrandt – Hendrickje che si bagna in un fiume -1654 – National Gallery – Londra




L’opera qui su, mi appare davvero incredibile ed affascinante 

per il suo profondo e direi moderno realismo 

all’epoca assolutamente impensabile 

(N.T.K.)

 

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In quest’altro straordinario dipinto, Rembrandt raffigura la moglie Hendrickje che si sta bagnando in un fiume.

Il quadro è straordinario per molti aspetti, innanzitutto per un realismo che concede poco a quel decoro bozzettistico molto apprezzato dal pubblico del tempo.

Questa fu infatti una delle cause del venir meno del successo di Rembrandt negli anni successivi, incompreso nella sua eccezionale arte troppo moderna per quei tempi.

Ma straordinaria è anche la tecnica: Rembrandt era un eccezionale disegnatore, e questa sua propensione lo portava a capire l’essenziale dell’immagine e riempire il resto solo con contrasti luminosi. Anche qui procede in questa maniera.

La figura della donna è soprattutto disegnata, scarna com’è di colori ed effetti cromatici.

Intorno, invece, per poter meglio evidenziare la figura, lo sfondo è così scuro che si fa quasi fatica ad immaginare che siamo all’aria aperta.

In pratica l’angolo visivo è molto ristretto, così che si intravede un angolo protetto dall’ombra di alberi che giungono fino alla riva del fiume, mentre su una roccia si vede la veste che la donna si è tolta, per restare solo in camicia.

Straordinaria, infine, è anche la resa veristica dell’acqua e dei riflessi che crea, con una perfezione che solo Rembrandt poteva ottenere. 





La lezione di anatomia

 

 


Ecco infine un video che associa molte opere 

di Rembrandt con belle musiche classiche.

 

 

  (video)

Gli sposi ebrei

 

 

 

F I N E

 

 

Testo Francesco Morante (dal web) – Impaginaz. e note T.K.

 

 

Ciao da Tony Kospan




PER LE NOVITA’ DEL BLOG

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Semplici ma in realtà sorprendenti e geniali questi dipinti in 3D che impazzano nei social network   Leave a comment

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Oltre ai Trompe l’oeil, a cui comunque si avvicinano,
 esistono immagini 3D create semplicemente…
con una matita.






Grazie a giochi di ombre… ma anche a colori…
ed a riprese da una certa angolazione
si ha davvero l’impressione di immagini tridimensionali.






Tra gli artisti più affermati in questo campo,
grazie soprattutto ai social network (Fb… Google plus… etc.),
dove sono amatissimi, 
annoveriamo soprattutto il giovane artista olandese
Ramon Bruin e l’italiano Alessandro Diddi
ma ce ne sono anche altri.







Vediamo ora altri esempi…
di ingegnosissime creazioni che ci danno l’impressione
che gli oggetti e/o i personaggi dipinti
vogliano uscire dalla pagina o dallo schermo del pc

















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Cosa ne pensate?

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Tony Kospan

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(Immagini dal web)


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SAN LORENZO MAGGIORE.. LA BASILICA GOTICA DOVE BOCCACCIO INCONTRO’ FIAMMETTA E PETRARCA SI RIPARO’!   Leave a comment

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SAN LORENZO MAGGIORE 
– UNA BASILICA GOTICA NEL CUORE DI NAPOLI E… BOCCACCIO E PETRARCA! –


San Lorenzo Maggiore è una delle più antiche basiliche monumentali di Napoli ed è situata nel centro storico.

E’ in assoluto una delle più belle basiliche del ‘300 e fu sorprendentemente frequentata dal Boccaccio e dal Petrarca come leggeremo in seguito.








LA STORIA E L’ARCHITETTURA


La costruzione della Basilica iniziò nel 1270 per volontà del Re Carlo I d’Angiò nel centro di Napoli sulle rovine di una chiesa paleocristiana a sua volta edificata su un prececedente “Macellum” d’epoca latina.

L’abside, unico esempio in Italia di architettura gotica francese, nacque così perché commissionato ad architetti francesi ed è stupendamente simile a quello della Sainte Chapelle di Parigi.

Era l’epoca in cui Napoli, grazie agli Angioini, si ispirava molto agli stili francesi.








Nel tempo però questi architetti lasciarono Napoli e l’opera, per le altre parti della Basilica, fu continuata da architetti italiani… che si ispirarono alle idee francescane.

Nei secoli ha avuto diversi restauri, in parte positivi ed ahimè talvolta negativi, ma la sua bellezza è tuttora altamente emozionante anche perché il nostro pensiero può andare indietro, al ‘300, quando la frequentarono, per motivi diversi, il Boccaccio ed il Petrarca.








BOCCACCIO QUI INCONTRA FIAMMETTA 

 

Ecco come lo scrittore descrive il suo incontro avvenuto il sabato santo del 1331.

“Io…. mi ritrovai in un grazioso e bel tempio in Partenope…;  e quivi con canto pieno di dolce melodia ascoltava l’uficio che in tale giorno si canta, celebrato da sacerdoti successori di lui che prima la corda cinse umilmente…. . Ove io dimorando….  apparve agli occhi miei la mirabile bellezza della prescritta giovane venuta in quel luogo a udire quello c’hio attentamente udiva.”
(Boccaccio – Filocolo).

Possiamo immaginare che l’atmosfera sognante vissuta dal Boccaccio possa essere stata arricchita dalla luce coloratissima che giungeva dalle bellissime vetrate istoriate.





Petrarca



IL RIPARO DEL PETRARCA



E’ noto che il grande poeta Francesco Petrarca vi trovò riparo nel 1343, sconvolto a seguito di un violento maremoto.

Lo raccontò lo stesso poeta in una sua lettera ancora conservata.

Tony Kospan




IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE
I N S I E M E
Ripped Note 








Caravaggio.. genio della luce – Breve ricordo del grande artista e le immagini dei suoi massimi capolavori   Leave a comment


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Proviamo a conoscere in breve
Michelangelo Merisi da Caravaggio meglio noto come Caravaggio.

Lo faremo soprattutto guardando i suoi dipinti
ed analizzando la sua mitica arte.

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(Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610) – Autoritratto
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E’ uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi
nonostante sia morto molto giovane.
La sua formazione avvenne tra Milano e Venezia.

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Il baro
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La maggior parte delle sue opere
fu invece creata a Roma, Napoli, Malta e in Sicilia.
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Il suo stile pittorico,
lontano dalle mode accademiche del tempo,

ebbe poi grande influenza sulla pittura barocca e non solo.

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Bacco
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I suoi dipinti con un potente uso della luce
e con l’innovativa idea di dipinger il… vero
analizzano la condizione umana 
sia da un punto di vista fisico che emozionale.
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Per questo,
ma anche per la sua capacità di vedere le cose
con la massima indipendenza e libertà di pensiero,
la sua arte appariva all’epoca rivoluzionaria.

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Concerto di giovani
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Asse centrale della sua ispirazione artistica
è per lui la necessità di dare un senso all’esistenza.
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Al contrario dei pittori della sua epoca
egli non cerca di portar l’uomo ad esaltare il divino 
bensì tende a cercare il divino
nella complessità e varietà della realtà umana.

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Il suonatore di liuto
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Di questa importante tematica della sua arte, e di altre,
ho parlato in modo più approfondito
analizzando la “Madonna dei Pellegrini“,
le “7 opere di misericordia” e “La Natività
opere per molti aspetti davvero molto sorprendenti.

Cliccando sui titoli 
è possibile leggere le analisi delle opere suelencate.

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Narciso

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Ammiriamolo ora anche in questo video
che pure ci evidenzia quanto “rivoluzionaria”
sia stata la sua arte.
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Tony Kospan
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IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE…
 INSIEME

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Ragazzo con frutta
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L’Orangerie – Ecco la “Cappella Sistina” dell’Impressionismo – Conosciamola!   Leave a comment



L’ORANGERIE – LA CAPPELLA SISTINA DELL’IMPRESSIONISMO








Sono pochi i luoghi che possiamo considerare dedicati all’esaltazione di una corrente artistica… e l’Orangerie è uno di questi… e, riguardo all’Impressionismo è un assoluto “unicum”.



COME NASCE E COS’E’





Siamo alla fine della 1° Guerra Mondiale, Monet, il più impressionista di tutti gli impressionisti, ed anche il più grande paesaggista tra gli impressionisti, stava dipingendo enormi tele con tema “Ninfee”, uno dei suoi temi preferiti, per donarle allo Stato Francese.

Monet l’aveva prima studiata “en plein air” ma poi l’aveva realizzata in atelier.



Monet alle prese con le Ninfee



L’ex politico Georges Clémenceau, grande amico di Monet, suggerì che i grandi quadri fossero installati nelle sale da poco disponibili dell’Orangerie, edificio costruito nel 1852 per ospitare gli alberi di arance (da qui il suo nome) del vicino giardino delle Tuileries e poi destinato nel tempo a vari usi, soprattutto di rappresentanza.








L’imponente opera di Monet costituita da 8 pannelli di due metri di altezza e di una lunghezza totale di 91 metri venne quindi esposta (con un processo di incollatura delle tele direttamente al muro) in due stanze ovali che formano il segno dell’infinito.

L’illuminazione di queste 2 stanze avviene solo grazie a delle finestre, secondo la volontà del pittore, per immergere il visitatore in uno “stato di grazia”.







VISITIAMOLA


L’impressione che il visitatore ha, entrando in queste 2 sale, è di trovarsi dinanzi ad un’unica pittura continua e nel contempo d’essere totalmente immerso nella natura.

Gli potrà sembrare di trovarsi seduto in una barchetta circondata da ninfee al centro di uno stagno e poi, per vedere e capire meglio, si muoverà proprio come se si trovasse calato realmente nel paesaggio lacustre.







Monet, con i suoi colori e le sue luci, imita in modo perfetto la realtà, non realisticamente ma sensorialmente, anticipando quelle che saranno le linee del futuro astrattismo.



BREVE RIFLESSIONE







Era impensabile che un’arte nata per raccontare piccole scene borghesi, di vita quotidiana, di umane impressioni e destinata ad arredare i salotti realizzasse un’enorme opera come questa di Monet.








Però ciò è inaspettatamente avvenuto al punto che queste 2 sale ovali unite nel simbolo dell’infinito furono definite da André Masson “La Cappella Sistina” dell’Impressionismo.

Esse infatti rappresentano la più alta e la più monumentale espressione artistica di questa corrente.






Tony Kospan




– Copyright Tony Kospan

– Vietata la copia integrale senza indicare autore e Blog










Pubblicato 28 settembre 2021 da tonykospan21 in ARTE

Taggato con

Edgar Degas – Breve ricordo e diversi capolavori dell’impressionista delle ballerine e della Belle Epoque   1 comment

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Questo è certamente il pittore impressionista
che presenta, nei suoi dipinti, le maggiori diversità
rispetto agli altri della corrente.

Ciò appare evidente sia 
per la costruzione attenta che per la resa prospettica
dovute certamente alla sua preparazione giovanile
formatasi sull’arte rinascimentale italiana.

 
 
 
Edgar Degas – Ballerine in rosso



EDGAR DEGAS
L’IMPRESSIONISTA DELLE BALLERINE (E NON SOLO)
a cura di Tony Kospan 
 
 
 
 
 
Edgar Degas è comunque
 tra i più grandi della mitica corrente di fine ‘800
ed è in genere definito ilpittore delle ballerine
perché amava rappresentare i riti ed i miti dell’epoca
caratterizzata dalla nota atmosfera “bohemiènne
in cui la danza aveva un notevole rilievo.



L’orchestra



In verità il suo grande amore per questo tema
(e per quello teatrale) si sviluppò soprattutto
verso la fine della sua notevole carriera artistica.
 
 
 
 
 
(Parigi 19.7.1834 – Parigi 27.9.1917)



Il suo primo dipinto che lo rese subito famoso,
per la sua modernità ed introspezione psicologica,
fu “La famiglia Bellelli
in cui ritrasse la sorella, il marito fiorentino
e le loro figlie.



La famiglia Bellelli



In verità non si può certo ridurre la sua notevole attività artistica
solo alla fantastica atmosfera parigina di fine 800
come la definizione di “pittore delle ballerine” 
potrebbe far pensare.







In effetti egli fu anche attento osservatore,
con le sue opere, di tutta la realtà intorno a lui
compresa quella relativa al lavoro, ai vizi,
alle sue amicizie etc… come, ad esempio,
 possiamo vedere nei dipinti che ora seguono…



Dalla modista




L’assenzio (partic.)



Le stiratrici



3 amici dell’artista



Come abbiamo potuto osservare
egli, al contrario degli altri impressionisti,
non amava la pittura “en plein air” e cioè all’aperto
ma quella che si può definire d’atelier (da studio).

Concludiamo il post con altri suoi noti dipinti


  

Edgar Degas – Scuola di danza

  



Le prove del balletto




Degas – Ballerine




 

 Degas – Ballerine




Degas – Ballerine









Chi volesse leggere la storia e l’analisi
di un suo dipinto del tutto diverso
ma molto importante per diversi aspetti
“Un ufficio di cotone a New Orleans”
può cliccare sull’immagine qui giù



Gif Animate Frecce (39)

F I N E






IL MONDO DEGLI ARTISTI E DI CHI AMA L’ARTE
Gif Animate Frecce (117)


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Danzatrici dell’Opera – Collage




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