Archivio per la categoria ‘ARTE

A. Rodin e C. Claudel – La storia dell’intensa passione tra grandi scultori insieme ai loro capolavori – II PARTE   Leave a comment

 
 
 
 
 
Rodin – Il pensiero (Camille Claudel)
 
 
 
 
RODIN E CLAUDEL
– STORIA… D’ARTE D’AMORE E DI DOLORE –
a cura di Tony Kospan

 
 
II PARTE
 
 
 
 
 
 
Camille Claudel e Auguste Rodin
 
 
 
 
INIZIO DELLE DIFFICOLTA’ TRA I 2
 
 
 
Camille inizia a percepire qualche mancanza.
 
E lo afferma in una lettera ad un’amica: “C’è sempre qualche cosa di assente che mi tormenta…”.
 
Le sembra di non riuscire ad emergere dalla dolce ombra in cui la tiene, seppur amorevolmente, Rodin…
 
Siamo ormai nel 1891 e Claudel sente di non riuscire ad esprimere tutta la sua modernità di donna e tutta la sua genialità d’artista.
 
 
 
 

Claudel… all’opera

 

 
Arriva a sentirsi quasi una “favorita“ del sultano e non riesce a non tratttenere il suo orgoglio quando scrive parlando di alcune opere del Maestro…
Queste mani, questi piedi, questi fianchi, questa sensualità straziante è tutta opera mia”!
 
 
 
 
La mano di Dio – Rodin
 
 
 
Ormai l’intensa passione tra i due, artisticamente espressa con l’opera “La Valse” di Camille (una coppia che balla un valzer appassionatamente), inizia a vivere sempre magggiori difficoltà.
 
 
 
 

Camille Claudel – La Valse – 1891
Coppia in bronzo, avvinghiata in un walzer trascinante
in cui non solo i loro corpi, ma anche le loro anime
si fondono in un movimento che sembra sfidare le leggi della gravità.
 
 
 
Camille arrivò ad avere una breve relazione col celebre compositore Claude Debussy (incontrato nel salotto del poeta Mallarmé), forse anche per ingelosire Rodin.
 
 
 
 

Claude Debussy
 
 
 
LA ROTTURA
 
 
Nel 1892 arriva la rottura finale… causata forse da un aborto a cui Rodin la costringe e dal fatto che lui non si decide a lasciare la convivente… “la vecchiaccia“… (così Claudel definiva la convivente di Rodin) mentre contemporaneamente la sua arte, sempre più indipendente, viene scoperta dai critici che si accorgono delle differenze tra i loro stili….
 
Suo fratello Paul definì l’opera di Camille “la scultura dell’interiore”.
 
 
 
 
Auguste Rodin 
 
 
 
La separazione però dal “grande Rodin”, ahimé,  la allontana anche dagli ambienti artistici “à la page” e dai grandi collezionisti.
 
Tuttavia questi anni di fine 800 sono gli anni dei suoi pù grandi grandi capolavori… ed infatti oltre alla “Valse“… ci fu “Sakuntala” o Vertumne et Pomone
 
 
 

Claudel – Vertumne et Pomone 
 
 
 
Questo gruppo in bronzo,  opera sensuale ispirata al poema indiano del V° secolo, che narra le vicende della ninfa Sakuntala alla ricerca dell’amato sposo scomparso per un sortilegio, le fruttò il primo grande riconoscimento pubblico..
 
 
E poi un’altra famosa opera  “La piccola castellana“…
 
 
 
Claudel – La petite Châtelaine – 1892-98
 
 
 
Con quest’opera in marmo, che ritrae la piccola Therese Courcelles, Claudel trasfigura il suo desiderio di maternità.
 
C’è poi… un altro suo capolavoro… l’AGE MUR
 
 
 
 
Camille Claudel – L’Age mur (L’’età matura)
Una vera e propria opera narrativa in bronzo,
realizzata tra il 1894 e il 1900.
 
 
 
Quest’altra scultura narra, con accenti drammatici, proprio la sua tremenda storia d’amore sconfitta dalle avversità del destino.
 
Benché il numero e la qualità dei suoi capolavori insieme all’interesse dei critici stiano diventando molto elevati, Camille inizia ad isolarsi sempre di più…
 
Il suo grande amore per Rodin diventa acceso risentimento, quasi una fissazione che esprime pubblicamente ed in ogni modo.
 
Iniziano anche le difficoltà economiche unite al ricorso all’alcool ed ad una certa instabilità psicologica…
 
 
Camille Claudel
 
 
 
La sua intransigenza nel non voler scendere ad alcun compromesso, in nome del suo genio, insieme all’alcool ed ad una vita sbandata aggraveranno le sue condizioni psicologiche al punto che in nome del “rispetto” la madre ed il fratello (diplomatico e rappresentante dell’intellighenzia cattolica francese), pochi giorni dopo la morte del padre, suo strenuo paladino, la fecero rinchiudere, nel marzo del 1913, nel manicomio di Ville-Evrard….
 
 
 
– CONTINUA –
 
 
copyright t.k.
 
 
TONY KOSPAN
 
 
 
SE DESIDERI LEGGERE
LA PRIMA PARTE
DI QUESTA INTENSA STORIA
D’ARTE E D’AMORE
 
 
 
 

AMANTI DELL’ARTE ED ARTISTI…
I N S I E M E

 
 
 
 
 
Claudel – Vertumne et Pomone (partic.)
 
 
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Toulouse Lautrec – Biografia e dipinti del mitico pittore del Moulin Rouge e della Belle Epoque   2 comments


Toulouse-Lautrec è stato uno degli artisti più importanti
della scintillante e sognante Parigi di fine ‘800
di cui ha “narrato”, con calore e verità, vizi e virtù.









BREVE BIOGRAFIA


Henri Marie Raymond de Toulouse-Lautrec nacque in una nobile famiglia discendente addirittura da Carlo Magno.
Fin da piccolo fu sofferente di una malattia alle ossa che ne impedì la crescita in altezza e gli rese la testa molto grande rispetto al corpo in cui soprattutto le gambe restarono molto piccole.




Albi 24.11.1864 – Saint-André-du-Bois 9.9.1901


Per questo fece gli studi nella casa paterna, da dove in pratica usciva raramente, dedicandosi fin da piccolo alla pittura.
Visto questo suo interesse fu inviato a studiare pittura presso studi di alcuni noti pittori.






A 19 anni aprì il suo primo atelier a Montmartre (Parigi) noto per esser il quartiere degli artisti e dei bohemiens.







Fu proprio questo mondo fatto di caffè… bordelli… e bistrot… che ha creato il mito della Belle Époque ad ispirare la massima parte dei suoi dipinti.








Fece una vita economicamente disordinata, e quasi sempre in compagnia dell’alcool, ma ci tenne sempre a differenziare i propri guadagni di pittore dall’appannaggio familiare.
Pur disponendo di notevoli risorse economiche egli amava frequentare gli ambienti più poveri e diseredati alloggiando spesso nei bordelli dove amava dipingere le prostitute nei loro atteggiamenti spregiudicati.




Le sue opere, con il loro calore ma anche con la loro verità, mostrano una forte vicinanza umana ai soggetti dipinti.
Nel 1893 la sua prima mostra ebbe subito successo e piacque anche ai critici.







Da quel momento in poi pian piano divenne ben presto un notevole punto di riferimento nel mondo artistico parigino.

Tuttavia, nonostante i successi artistici delle sue opere, rimase sempre schiavo dell’alcoolismo.

Morì a soli 36 anni a seguito di complicazioni causate dalla sifilide in un corpo già debilitato.







SINTETICA ANALISI DELLA SUA ARTE


All’inizio le sue opere presentano caratteristiche simili a quelle degli impressionisti ed in questo molta influenza ebbero soprattutto Edgar Degas ma anche da Cézanne, Renoir e Manet.

Egli poi però ben presto inizierà a tener sempre differenziata la figura umana dall’ambiente di sfondo e proprio per questo è definito un post-impressionista.









Infatti egli stesso affermava:
Non esiste che la figura, il paesaggio è nulla, non dovrebbe che essere un accessorio.


Il paesaggio dovrebbe essere usato solo per rendere più intelligibile il carattere della figura.”









Possiamo dunque dire che per lui viene prima di ogni altra cosa la persona e molte persone, da lui dipinte, sono divenute poi, grazie a lui, immortali.

Egli usava diversi supporti per le sue opere ed è infatti considerato anche uno dei più geniali autori di manifesti e stampe dei suoi tempi.






Tony Kospan

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IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE
IN OGNI SUO ASPETTO E NON SOLO
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Al Moulin Rouge con autoritratto

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ANCORA UN BACIO – Breve analisi di questo dipinto bello e significativo di Italo Nunes Vais   Leave a comment




“Ancora un Bacio” è un dipinto di Italo Nunes Vais
(Tunisi 1860 – Firenze 1932) del 1885,
che ha numerosi estimatori.


Ben poco si conosce della biografia di questo pittore
salvo che frequentò l’Accademia di Belle Arti di Firenze dal 1875 al 1880,
e che dipinse tutta la vita ma senza grandi successi.





L'immagine può contenere: una o più persone e persone in piedi




Mostra un bacio tra una madre, in partenza su un vagone del treno,
e la figlia che rimane a terra.

Il dipinto intende rivelare il contrasto tra la frenetica vita metropolitana
e la sospensione del tempo indicata dal bacio tra madre e figlia.

La scena ben rappresenta l'avanzare della modernità in quella fine dell'800
ma anche l'influenza della nascente arte fotografica sulla pittura.

Il dipinto infine rivela la notevole capacità tecnica del Nunes ben integrata,
in questo caso, con l'aspetto spontaneo e realistico della scena.




L'immagine può contenere: una o più persone




Questa opera è la più importante dell'artista che,
nonostante la creazione di tante altre opere,
non riuscì più a ripetersi a questi livelli.



Tony Kospan




Pubblicato 8 settembre 2017 da tonykospan21 in ARTE

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Tre ragazze e un ragazzo – Scultura berlinese originale.. simpatica e molto amata   3 comments

 

 

 
 
 
Come sapete amo le sculture originali o inconsuete…
 
Questa è forse l’opera più nota di uno scultore tedesco dello scorso secolo.
 
 
 
 

 
 
 
 

Il web non ci dice molto su Wilfried Fitzenreiter  autore di questo gruppo “Drei Mädchen und ein Knabe (Tre ragazze e un ragazzo).
 
Sappiamo solo che oltre ad essere uno scultore è stato anche un creatore e cesellatore di medaglie e monete commemorative.
 
 
 
 
 
 

Particolare

 
 
 
 
 
La scultura appare frutto di ottima tecnica e precisa lavorazione artistica.
 
Tuttavia essa è molto amata per la grande simpatia che emana…
 
La scultura realizzata nel 1988 all’inizio era situata davanti alla fontana di fronte all’ex Palace Hotel’ di Berlino Est ma si trova dal 1977 nel quartiere dei Musei di Berlino.
 
 
 
 
 

“Lovers” – Altra scultura in bronzo di Wilfried Fitzenreiter

 
 
 
 
 
Il gruppo scultoreo, che è sul muretto accanto al fiume Spree, sembra quasi partecipare alla vita degli studenti e dei giovani del quartiere ed è amatissimo anche dai turisti.
 
 
 
 
 

 
 
 
 
Vien quasi voglia di chiedersi, guardando la scultura, che cosa stiano pensando questi ragazzi…
 
 
 
 
 

 

 

 

FINE

 

 

FONTI: VARI SITI WEB ITALIANI ED INTERNAZIONALI

 

 

 

 

IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE
I N S I E M E
Ripped Note









 
 
 
 

L’ENIGMA DELLA “PRIMAVERA” DEL BOTTICELLI   Leave a comment

 

 

 

Un mitico dipinto, molto chiaro, perfino semplice…

ma che tuttavia, secondo lo stile dell'epoca,

nasconde tanti simboli ed il mistero del suo significato…

 “Osserviamolo attentamente e…  da… vicino”

 

 

 

 

L’ENIGMA DELLA PRIMAVERA DEL BOTTICELLI

a cura di Tony Kospan

 
 

STORIA DEL DIPINTO


Raramente un dipinto che ha un oggetto così chiaro…, come questo…, nasconde invece tanti segreti interpretativi…

Commissionata al pittore fiorentino intorno al 1478, “La Primavera” è il più celebre dipinto mitologico del Quattrocento, ed è anche una delle creazioni più belle e più misteriose del Rinascimento.

Ancor oggi, nonostante i tantissimi studi da parte dei più grandi esperti d'arte, ci sfuggono sia la genesi precisa che tutti i suoi veri significati

Nel 1498, pochi anni dopo la sua realizzazione, adornava il letto del giovane Lorenzo di Piefrancesco de’ Medici, nipote del Magnifico.

Sessant’anni più tardi, avendola vista nella villa medicea di Castello, Giorgio Vasari ce ne parla in un passo del suo celebre “Le Vite” ed in pratica ci consegna il titolo dell'opera “… un’altra Venere, che le Grazie la fioriscono, dinotando la Primavera: le quali da lui (Botticelli) con grazia si veggono espresse“.

 

 

 

 

AMBIENTAZIONE E PERSONAGGI RAPPRESENTATI

 

 

Nell'opera sono rappresentati 9 personaggi posti in un boschetto ombroso, che si presentano allineati su un prato tappezzato da decine di fiori di vario genere.

 

 

 

 

L'ambientazione ricorda gli arazzi fiamminghi, noti come “millefiori“, all’epoca molto diffusi nelle case aristocratiche fiorentine.

L’identità delle nove figure sembra però ormai definitivamente accertata.

 

 

Venere

 

 

Al centro della composizione c'è Venere (per altri potrebbe essere invece Giunone per la sua posa serena).

 

 

 

 

Accanto a lei le tre Grazie: Talia la prosperità, Eufrosine la gioia e Aglaia lo splendore

Sia la dea che le altre figure femminili appaiono chiaramente incinte.






Sulla destra c'è Zefiro, la ninfa Cloris che si trasforma in Flora dalla splendida veste bianca decorata di corolle.

 

 

Cupido

 

 

In alto poi c'è Cupido e sull'estrema sinistra Mercurio.

 

 

LETTURA DEL DIPINTO

 

Va fatta contrariamente al solito… da destra verso sinistra.

 

 

Zefiro Cloris e Flora (da dx verso sin)

 

 

 

Zefiro, vento primaverile agguanta la ninfa Cloris che poi si trasforma in Floradea della Primavera… e dei fiori… 

 

 

 

Flora


 

Flora, pur non essendo il personaggio centrale, spicca però per la sua bellezza… e dà anche il nome al dipinto.

Accanto a Flora… al centro dipinto… la dea Venere (o Giunone) con un atteggiamento sereno saluta con la mano le tre Grazie che danzano in cerchio un ballo dell'epoca coperte solo di veli trasparenti.

 

 

 

Mercurio

 

 

Dall’alto Cupido alato scocca uno strale infuocato, mentre Mercurio, assorto, volgendo le spalle agli altri personaggi, tocca (indica? disperde?) le nuvole col caduceo (bastone con due serpenti attorcigliati intorno a esso). 

 

I DUBBI

 

L'aver individuato tutti i soggetti presenti non ha tuttavia risolto la spiegazione del senso complessivo del dipinto ed infatti si è molto discusso sui seguenti punti:


– Qual è il vero significato dell'opera e cosa accomuna le nove figure?


– Perché la dea e le altre figure femminili sono tutte incinte?

 

 

 

 

 

 

ALCUNE TRA LE SPIEGAZIONI PIU' ACCREDITATE

 

Il primo che tentò di risolvere il problema fu lo studioso tedesco Aby Warburg che ipotizzò anche un titolo più preciso per il dipinto “Regno di Venere”. Questo perché appaiono riunite figure mitologiche che generalmente sono associate alla dea, la quale è anche la divinità della primavera.

L’inglese Charles Dempsey, invece, ritenne che il quadro fosse la raffigurazione non solo della stagione primaverile, ma anche dei tre mesi di cui essa è composta: il mese dei venti, marzo, sarebbe simboleggiato da Zefiro-Cloris-Flora; Venere, Cupido e le Grazie alluderebbero ad aprile, il mese dell’amore; mentre Mercurio rappresenterebbe maggio, dato che il nome di tale mese derivò anticamente da quello di Maia, madre di Mercurio.

Altri studiosi hanno cercato figure storiche nascoste sotto i panni mitologici e così sono stati fatti i nomi di dame fiorentine per Flora e le tre Grazie.

Altri ancora hanno ipotizzato spiegazioni di tipo filosofico.

Il critico d’arte tedesco Erwin Panofsky, per esempio, ricordando i diversi tipi di Amore e le relative Veneri del Neoplatonismo, ha contrapposto la Venere celeste raffigurata nella “Nascita di Venere” – altro capolavoro del Botticelli – alla Venere terrena de “La Primavera”.

Lo storico dell’arte austriaco Ernst Gombrich, invece, ha interpretato il quadro come la raffigurazione della Venus-Humanitas, figura che il filosofo Marsilio Ficino raccomandava come guida spirituale in una lettera al giovane Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, probabile destinatario del quadro.

“La Primavera”, dunque, è la visualizzazione di un dogma filosofico?

E' la rappresentazione di un ideale paradiso umanistico, immerso nella natura e abitato da un’umanità eternamente giovane e bella?

E' la raffigurazione di un complesso messaggio simbolico?

Oppure rappresenta semplicemente – secondo un’opinione oggi poco seguita – una mascherata di giovani fiorentini in una festa dell’epoca?

Il mistero intorno a questo straordinario dipinto è ancora fitto.

 

 

UNA PERSONALE INTERPRETAZIONE

 

 

Botticelli

 

 

Riguardandolo ora di nuovo tutto insieme, a mio parere, il dipinto appare in modo evidente un inno al sorgere ed all'affermarsi della Primavera come la bella stagione che, rompendo le rigidità e le oscurità invernali e con il sorgere dei fiori e la rinascita della natura, prepara il trionfo dell'estate.

 

 

 

 

 

 

Nel rappresentar ciò il Botticelli utilizza i simboli della mitologia classica e, a conferma della mia interpretazione, attraverso l'immagine delle donne incinte esalta la primavera quale momento di “gestazione della natura che darà presto tutti i suoi frutti… al sole dell'estate. 

 

 

TONY KOSPAN

 

FONTI: VARI SITI WEB 


IL GRUPPO DI CHI AMA L'ARTE

 


 

IL “NAPOLEONE” DEL CANOVA.. UNO DEI NUDI PIU’ BELLI DELLA STORIA DELL’ARTE   Leave a comment




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Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore è una scultura marmorea in stile neoclassico di Antonio Canova ed è considerata uno dei nudi più belli della storia dell'arte benché, soprattutto la versione originale “inglese” sembra non suscitare più un grandissimo interesse.




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L’opera fu commissionata al Canova nel 1802.

L'artista prima si recò a Parigi per realizzare un calco preparatorio e poi la realizzò per il Louvre che era stato destinato ad ospitarla.




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Antonio Canova




Napoleone però non ne rimase entusiasta e, dopo la sua fine, la statua fu acquistata dal Duca di Wellington che la portò nel suo museo di Londra, Apsley House, dove si trova tuttora.




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Apsley House





Una versione bronzea dell’opera si trova però a Milano grazie al viceré Eugenio di Beauharnais.




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Il viceré la richiese al Righetti il quale, con una perfetta fusione riuscì a “copiare” perfettamente l’originale, per donar la scultura all'Italia (oggi però priva della “Vittoria alata” originale trafugata nel 1978 e sostituita con una copia).

Questa statua “italiana” oggi si trova nel cortile d'onore della Pinacoteca di Brera.





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BREVE ESAME DELLA SCULTURA



L'imperatore, proprio nello stile delle sculture dei tempi antichi, appare nelle vesti di Marte, dio della guerra, e quindi nudo a parte il mantello (clamide) appoggiato su una spalla.





Nessun testo alternativo automatico disponibile.





Il braccio sinistro sorregge l’asta e quello destro un globo d’oro su cui svetta la Vittoria alata.

Correda e sorregge l’intera composizione un tronco d’albero accanto alla statua che, a differenza delle statue antiche, non presenta un corpo muscoloso e possente bensì agile ed armonico.






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Tony Kospan






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La mitica Cappella Sansevero con le sue magiche e misteriose opere d’arte – II PARTE – Il Cristo velato   Leave a comment

 
 
 

 
 
 
 
La più importante opera del Principe Raimondo de Sangro è certamente questa Cappella da lui abbellita ed arricchita da eccezionali opere d’arte.
 
 
 
 
LA CAPPELLA DI SANSEVERO
 
 
 
 
Costruita già nel 1590 per ospitare le tombe della famiglia fu del tutto restaurata nel corso del ‘700 dal Principe.
 
 
 
 

 

 

 


E’ situata in pieno centro storico a pochi metri dalla piazza San Domenico Maggiore, ed è accanto al palazzo di famiglia dei Principi di Sansevero, ma divisa da un vicoletto che era però sormontato da un ponticello sospeso che consentiva ai membri della famiglia di accedere direttamente alla Cappella.
 
 
 
 

La piantina della Cappella

 
 
 
 
La prima cosa che stupisce è che nella Cappella sono presenti soprattutto sculture ed infatti gli unici dipinti sono: 
il soffitto affrescato da F. M. Russo nel 1749 con le immagini allegoriche dei Santi della famiglia ed i medaglioni monocromatici con i Santi protettori del Casato.
 
Tutti presentano ancor oggi colori vivissimi grazie all’uso di una cd. pittura “oloidrica” che consisterebbe nell’uso, al posto della colla, di sostanze create dal Principe ed il cui segreto avrebbe portato nella tomba con sé.
 
Questa massiccia preponderanza di sculture e di parti architettoniche rappresenta probabilmente un vero e proprio “unicum” nell’ambito delle Chiese e delle grandi Cappelle (benché questa sia ora sconsacrata).
 
 
 
 

 
 
 
LE 4 CHIAVI DI LETTURA
 
 
 
Prima dare un’occhiata alle opere più rappresentative presenti nella Cappella bisogna precisare che essa presenta, a mio parere, ben 4 chiavi di lettura:
– La prima è quella religiosa… certo è una Cappella… con statue e qualche dipinto di carattere religioso… eppure forse è la chiave meno importante.
– La seconda è quella della rappresentazione della
storia della famiglia del Principe e dei personaggi che più le diedero lustro.
– La terza è quella
artistica, per la presenza di fantastiche opere di grandi maestri dell’epoca inserite in un contesto tutto barocco ed in un trionfo (quasi musicale) di marmi e stucchi.
– La quarta, la più misteriosa e per molti affascinante, è quella
esoterica in quanto il Principe avrebbe “fatto nascondere ma non troppo” nelle diverse opere i suoi principi e le sue conoscenze ermetiche ed alchemiche. Qualcosa di vero certamente ci deve essere se si pensa alla persecuzione che il Principe subì da parte delle gerarchie ecclesiastiche.
 
 
 
 

 
 
 
Dunque nell’esaminare ciascuna opera cercherò di evidenziare le diverse chiavi apparenti o nascoste… per quanto è a mia conoscenza.
 
 
 
 
 
IL CRISTO VELATO
 
 
 
 
 
 
 
 
E’ certo l’opera più bella e nel contempo più misteriosa… in quanto è considerata uno dei massimi capolavori dell’arte mondiale e basterebbe da sola a giustificare una visita…
 
Il grande Canova, quando la vide, ne rimase così entusiasta che era pronto a spender qualunque cifra per poterla acquistare… e studiare… ed affermò che avrebbe dato 10 o 20 anni di vita per poter dire d’esserne stato lui l’autore.
 
 
 
 

 
 
 
 
 
Il motivo di tanta stupefacente bellezza?
 
E’ soprattutto la presenza di un velo di marmo che lascia incredibilmente visibile sia il corpo sottostante che perfino le ferite ed i buchi fatti dai chiodi sul corpo di Gesù.
 
Molto si è scritto su quest’opera in quanto ci sono opposte versioni su questo velo.
 
Secondo presunte clausole del contratto d’opera che sarebbero state ritrovate nell’Archivio Notarile di Napoli tra il Principe ed il Sammartino (che potremo leggere nelle note in calce), allora apparirebbe certo che il “velo trasparente di marmo” sia stato un composto alchemico fornito dal Principe allo scultore.
 
 
 
 

 

 

 
 
Tuttavia sulla base di altri documenti c’è anche una tesi opposta e cioè che l’opera sia tutta un unico blocco di marmo finemente e favolosamente lavorato dal Sammartino.
 
In ogni caso, quando la vidi qualche anno fa, davvero mi sbalordì e mi sconvolse la trasparenza e l’aderenza del velo di marmo capace di mostrar con estrema e realistica precisione tutto quanto è da esso coperto… e cioè… la vena gonfia sulla fronte, i fori dei chiodi sui piedi e sulle mani, il costato scavato e l’aspetto rilassato del Cristo per la sopraggiunta morte liberatrice dal dolore.
 
 
 
 

 
 
 
 
Ma cosa voleva dirci il Principe volendo realizzare quest’opera?
 
Potrebbe aver avuto lo scopo di dimostrare la possibilità di una felice unione tra arte ed alchimia oppure richiamare l’attenzione sulla Sindone quale simbolo esoterico di perfezione..
A mio modesto parere, con essa il Principe ha voluto soprattutto evidenziare la grandezza della sua potenza (in tutti i sensi) in quanto capace di pensare e di far realizzare (con o senza alchimie) un’opera davvero mitica ed unica al mondo.
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
NOTE
Tra le virgolette ecco degli estratti dalle clausole del contratto per la realizzazione del Cristo Velato rinvenute in alcuni siti in cui si afferma che siano state ritrovate nell’Archivio Notarile di Napoli ma delle quali non sono in grado di confermare l’autenticità:
 – Lo scultore s’impegna a realizzare una ” statua raffigurante Nostro Signore Morto al Naturale da porre situata nella cappella Gentilizia del Principe, un Cristo Velato steso sopra un materasso che sta sopra un panneggio e appoggia la testa su due cuscini, apprè del medesimo vi stanno scolpiti una Corona di spine tre chiodi e una tenaglia“.
Il Principe s’impegna a fornire il marmo ed a realizzare una “Sindone, una tela tessuta la quale dovrà essere depositata sovra la scultura, dopo che il Principe l’haverà lavorata secondo sua propria creazione e cioè una deposizione di strato minutioso di marmo composito in grana finissima sovrapposta al telo; Il quale strato di marmo da usa idea, farà apparire per la sua finezza il sembiante di Nostro Signore dinotante come fosse scolpito di tutto con la statua“.
Lo scultore avrebbe però dovuto mantenere il segreto sulla “maniera escogitata dal Principe per la Sindone ricovrente la statua” e però l’opera sarebbe stata attribuita solo allo scultore.
 
 
 
 
 
FINE II PARTE
 
 
 
Chi volesse conoscer la biografia
del misterioso Principe e della sua famiglia
e la I Parte del post può cliccare qui giù…
 
 
 
 
 
CONTINUA
CON LE ALTRE MIRABILI OPERE DELLA CAPPELLA… E NON SOLO…
 
 
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