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LA RESA DI BREDA DI VELAZQUEZ – Un dipinto che inneggia all’umanità ed al rispetto verso i vinti   Leave a comment




L’opera di cui vi parlerò è uno dei più famosi dipinti di Velázquez.

E’ uno dei 12 grandi dipinti commissionati dal Regno di Spagna a vari pittori per ricordare le loro vittorie militari e che attualmente sono allocati nel Museo del Prado a Madrid.







STORIA DEL DIPINTO


Siamo negli anni ’30 del 1600.

A Velazquez viene assegnato un noto episodio bellico avvenuto solo un decennio prima e che aveva fatto stare in ansia la Spagna e tutta l’Europa.

Il lungo, ma alla fine vittorioso, assedio della città olandese di Breda.

L’opera è nota anche col titolo “LE LANCE”.

Tuttavia, osservando il dipinto, vi leggeremo molto di più dell’esaltazione di un trionfo militare perché, come tutti i grandi artisti, il nostro anche qui ci lancia messaggi sublimi.

Ma andiamo con ordine.



L’assedio di Breda – 1625




L’EPISODIO STORICO ED I SUOI PROTAGONISTI


Siamo nell’ambito della lunga guerra (detta degli Ottanta Anni) intrapresa dai Paesi Bassi per ottenere l’indipendenza dalla Spagna.
L’armata olandese protestante, asserragliata nella città di Breda e comandata da Giustino Nassau-Orange, riuscì a resistere per circa 1 anno all’armata spagnola guidata dal grande generale genovese Ambrogio Spinola.
Ma agli inizi del giugno del 1625 gli olandesi furono costretti alla resa ed il 5 dello stesso mese consegnarono ai vincitori le chiavi della città secondo il codice cavalleresco all’epoca in vigore.






IL TEMA DEL DIPINTO


E’ proprio la consegna delle chiavi il tema del dipinto come è evidente in quanto appare in pimo piano e centralmente.

Perché Velazquez scelse quel particolare momento?

Inanzitutto perché su quell’assedio e sul suo epilogo si scrisse molto ma soprattutto perché un melodramma di Pedro Calderon de la Barca, recitato alla corte del Re, già nel novembre del 1625, ed al quale Velazquez, pittore del Re, dovette certamente assistere si concludeva proprio con la consegna delle chiavi della città.






BREVE ANALISI E SIGNIFICATO DELL’OPERA


Appare chiaro che il pittore non ha inteso tanto esaltare la vittoria ma piuttosto l’umanità dei 2 generali.
E se quello olandese cerca di inginocchiarsi davanti al collega, nemico e vincitore, quest’utimo, nel prendere le chiavi, si china verso di lui e con una mano sulla spalla lo ferma come a riconoscere il suo valore ed a rispettarlo.
Lontanissimo è tutto questo dai precedenti e trionfanti dipinti con scene di vittorie in cui si esalta l’umiliazione dei perdenti.
Velazquez conosce bene il generale Ambrogio Spinola e la sua umanità oltre al suo valore.
Anche Calderon nel suo melodramma fa dire allo Spinola “Onorare il vinto è un’azione che la dignità impone a chi è vincitore: esser vinto non è una vergogna”.






Osserviamo poi il contrasto tra le lance spagnole ritte verso il cielo in segno di giubilo e quelle abbassate e con i vessilli slabbrati degli olandesi.
Si nota anche il loro diverso numero ed anche qui Velazquez ci dice che la vittoria forse era già scritta per la netta superiorità dell’armata spagnola.
In tutto questo c’è però forse anche la consapevolezza che l’espansione iberica sta per iniziare a tramontare.






Inoltre Velazquez ritrae con realismo i volti dei soldati alle spalle dei generali ma in particolare quello di un olandese che ci guarda negli occhi come se volesse dirci qualcosa.
Appare chiaro nel dipinto il rispetto anche del pittore verso gli sconfitti ma poi realisticamente non nasconde il disastro ed i lutti della battaglia mostrando in lontananza le fiamme ed il fumo che si levano ancora dalla città conquistata.






CONCLUSIONE


Il pittore con tutta evidenza ed in tanti particolari inneggia all’umanità nella… disumana realtà della guerra.



Tony Kospan


Copyright Tony Kospan – Vietata la copia integrale senza indicare autore e sito.



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Velazquez – Autoritratto


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MANUEL CABRE’ ed i suoi affascinanti paesaggi – Breve ricordo del pittore venezuelano del ‘900   1 comment

 
 


 
 
 
 

MANUEL CABRE’
OVVERO
IL FASCINO SUBLIME DEL PAESAGGIO


 
 
 
 
 
Barcellona 25.1.1890 – Caracas 26.2.1984
 
 


Nato in Spagna seguì da piccolissimo i genitori
che si erano trasferiti in  Venezuela.
 
 
Il padre, scultore, l’iscrisse già a 8 anni
all’Accademia delle Belle Arti.






 
 
La sua passione fu subito diretta
verso la pittura dei paesaggi venezuelani…
e soprattutto quelli di Caracas Cerro Avila
pieni delle calde atmosfere degli Indios.

Da questo gli venne il soprannome di
“Pittore di Avila”


 
 
 
 
 
 
 
In questo campo ebbe notevoli successi e quando divenne adulto
si trasferì a Parigi ove fece esperienze cubiste ed impressioniste
rimanendovi fino al 1930.






 
 
Tornato in Venezuela nel 1931
tornò anche all’amore verso gli amati paesaggi del suo Paese.
 
 
Qui vinse diversi Premi Nazionali di pittura
per l’eccellenza della sua tecnica e dei suoi colori.









Essendosi ormai consolidata la sua fama
fu nominato direttore del Museo delle Belle Arti di Caracas.


 
 
 

 
 
 
 

ALTRE OPERE IN… VIDEO

 
 
Questo stupendo… fantastico video…  che segue,
d’arte e musica, ci aiuta a conoscerlo meglio.
 
 
Sono immagini di sue opere d’arte
incorniciate da bellissima musica classica.
 
 
 



 
 
 

Buona visione e buon ascolto…
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 

MARRONE CHIARO
IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)
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Pubblicato 25 gennaio 2022 da tonykospan21 in ARTE

Pensieri ed aforismi di grandi pittori… associati a loro opere d’arte – II PARTE   1 comment



I grandi artisti hanno spesso espresso le loro idee
sull’arte, la loro o in genere.
Questo è il 2° post dedicato a questo tema.
Stavolta leggeremo dei pensieri di grandi pittori
che associerò ad un loro dipinto.
Tony Kospan








Ho cercato di esprimere con il rosso
e il verde le terribili passioni umane. 
Vincent Van Gogh



Van Gogh – Caffetteria in piazza




Nelle nostre vite c’è un solo colore
che dona senso all’arte e alla vita stessa. 
Il colore dell’amore 
Marc Chagall




 

Chagall – Il gran sole





Il colore è la mia ossessione giornaliera,
gioia e tormento. 
Claude Monet




Claude Monet – Passeggiata sulla scogliera





Dipingere è azione di autoscoperta.
Ogni artista dipinge ciò che è. 
Jackson Pollock





Jackson Pollock




Tra la mia pittura e la mia poesia non c’è discrepanza, 
cerco sempre la verità poetica, non quella naturalista. 
Hermann Hesse




Hermann Hesse


L’arte oltrepassa i limiti
nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, 
e indica il contenuto del futuro. 
Wassily Kandinsky




Wassily Kandinsky




Lavoro molto nella direzione di un’arte concettuale, 
prendendo la realtà come punto di partenza,
mai di arrivo. 
Joan Mirò



Joan Mirò




Beati coloro che vedono le cose belle in luoghi umili 
dove invece le altre persone non vedono nulla 
Camille Pissarro




Camille Pissarro – Due contadine





Io non credo in un’arte che non nasca da una forza, 
spinta dal desiderio di un essere di aprire il suo cuore. 
Ogni forma d’arte, di letteratura, di musica, 
deve nascere nel sangue del nostro cuore. 
L’arte è il sangue del nostro cuore. 
Edward Munch




Malinconia




La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. 
Leonardo da Vinci


(Per chi vuol conoscere il dipinto e la sua storia)

Leonardo  – La bella principessa (partic.)




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Manet.. ispiratore degli impressionisti ma pittore indipendente – Biografia.. analisi e capolavori   Leave a comment




Bar delle Folies – Bergère





MANET
BREVE BIOGRAFIA… CAPOLAVORI… 
ED ANALISI DELLA SUA ARTE 
a cura di Tony Kospan




Édouard Manet (Parigi 23.1.1832 – Parigi 30.4.1883)


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BREVE BIOGRAFIA


Nato a Parigi in una famiglia ricca e colta fu iscritto al Collegio Rollin dove incontrò Antonin Proust di cui divenne amico per la vita.

Qui si appassionò a varie forme d’arte.

Il padre, magistrato, avrebbe voluto che lui intraprendesse la sua stessa carriera ma in Manet era troppo forte l’amore per la pittura a cui aveva già iniziato ad interessarsi.

Allora il padre lo fece imbarcare su di nave dove lavorò per un anno e dove forse ebbe origine quella grave malattia reumatica che lo perseguitò sempre.

Al ritorno a casa il padre comprese la forza della sua passione e l’iscrisse all’atelier di Thomas Couture noto pittore dell’epoca.



Argenteuil



Dopo alcuni anni Manet abbandonò questo atelier perché troppo accademico e formale, e passò allo studio di Léon Bonnat pittore allora in auge, dove fece amicizia prima con Berthe Morisot e poi con un gruppo di giovani innovatori…

Questo gruppo era composto tra altri da Degas, Monet, Renoir, Sisley, Cézanne e Pissarro… cioè dai futuri mitici impressionisti.

Poco dopo, nel 1856, aprì un suo atelier.



Colazione nello studio di prima mattina




Fece anche viaggi in Germania, Italia, Spagna e Paesi Bassi per studiare le opere dei grandi pittori dell’epoca e del passato.

Con le sue opere divenne una figura di spicco e di riferimento del mondo impressionista che contribuì a creare, anche se non volle mai identificarsi nella corrente, affermando la sua totale libertà espressiva.

Chi volesse leggere un’analisi di questo suo mitico dipinto
Gif Animate Frecce (117)
La ferrovia



Ebbe molti problemi di salute oltre a quelli di natura reumatica, come la sifilide, e soprattutto dal 1879 l’atassia, che in pochi anni lo condusse alla morte.

Nel 1881 il governo francese, su proposta dell’amico Proust, lo insignì della Legion d’onore.

Seppure con grandi difficoltà fisiche, dipinse fino alla morte.



Emile Zola




OPERE PRINCIPALI… CRITICHE E SCANDALI


Il bevitore di assenzio… prima sua opera originale che piacque moltissimo a Baudelaire ed in cui è chiara
l’influenza di Diego Velázquez fu criticatissima per il suo realismo e rifiutata al Salon del 1859.
Manet stesso disse che se invece di un parigino avesse disegnato un uomo spagnolo forse sarebbe stata compresa molto meglio.






Dejeuner sur l’herbe, famosissima, destò scandalo al Salon del 1863, non tanto per i 2 uomini vestiti e le 2 donne nude ma per il fatto che l’abbigliamento maschile era contemporaneo!






L’Olympia pure sollevò molto scandalo perché il soggetto era una prostituta vista sul “posto di lavoro”, per il suo sguardo provocante
e per la mano sul pube che avrebbe offeso le virtù tradizionali femminili mentre i critici dichiararono errate le scelte dei colori.






ANALISI DELLO STILE


Fin dalle sue prime opere appare evidente l’innovazione del suo linguaggio pittorico rispetto al classicismo e dopo un certo tempo in cui restò nell’ambito della pittura d’atelier passò a quella che si definisce “en plein air“.

Manet abbandona infatti le classiche modalità del chiaroscuro e della prospettiva per creare dipinti con macchie di colore stese in modo uniforme.



Autoritratto con tavolozza




Manet è quello che ha operato il taglio più incisivo rispetto al precedente modo di dipingere.

Suol dirsi che dopo di lui la pittura non è stata più la stessa.

Per gli storici dell’arte questo suo contributo alla modernità vale perfino più del suo pur grande contributo alla nascita dell’impressionismo.


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Al balcone




F I N E




VIVERE L’ARTE… INSIEME?



Relax



Salvador Dalì – Breve biografia e vari dipinti del più istrionico dei grandi surrealisti   Leave a comment







L’unica differenza tra me e un pazzo

è che io non sono pazzo.

Dalì

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Sogno causato dal ronzio di un’ape su una melagrana un attimo prima del risveglio 1944 (part.)



E’ stato uno dei più grandi surrealisti del XX secolo 
amato ed odiato per i suoi eccessi
e per il suo incredibile ma geniale… istrionismo.


 
 
 
Autoritratto

 

 
 
BREVE BIOGRAFIA


Scacciato da giovanetto, per indegnità,
dall’Accademia delle belle arti di Madrid
si recò a Parigi dove venne in contatto
con i più grandi artisti del primo ‘900
 
Qui poi dall’incontro con il Surrealismo
comprese che attraverso esso
poteva dar libero sfogo alla sua enorme immaginazione
ed al suo desiderio di rottura di ogni inibizione.




(Figueres 11.5.1904 – Figueres 23.1.1989)




Anche qui però, per il superamento di ogni limite,
lo portò ad essere espulso dalla corrente Surrealista
da parte di André Breton con cui ebbe tutta la vita
momenti di incontro e di scontro.

Tuttavia questo non lo fermò affatto… anzi.




Dalì giovane con Man Ray



Nel 1929 ci fu un incontro
che avrà grande importanza 
per la sua vita e per la sua arte 
quello con Gala Deluvina Diakonoff,
moglie del poeta Paul Eluard 
che diventò prima sua amante 
e poi sua moglie
e con cui restò tutta la vita.




Dalì e Gala



Ma soprattutto Gala fu la sua musa ispiratrice di tanti dipinti
 in cui dava libero sfogo alla sua idea di sensualità 
dipingendola quasi sempre nuda e provocante.




Leda ed il Cigno (part.)
(qui è dipinta Gala sua moglie e musa)



Il suo rapporto con lei fu sempre di ammirazione e devozione
ma in un contesto di reciproca e totale libertà sessuale.






Metamorfosi di Narciso – 1937




Col tempo i suoi dipinti però raggiungevano
sempre più chiari significati ed alti livelli artistici
come il geniale “La persistenza della memoria
così come i suoi successi nella vendita dei dipinti.

In particolare il suo dichiarato intento pittorico
era quello di rappresentare la ricerca
della verità nella surrealtà
ovvero dipingere le manifestazioni dell’inconscio.





La persistenza della memoria


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Tuttavia si faceva conoscere anche per altri aspetti
se Breton, l’iniziatore del surrealismo e suo “maestro”,
 arrivò a coniare per lui il nomignolo di “Avida dollars,
anagramma del suo nome, per la sua ricerca,
continua e senza limiti, di successo e di denaro.



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Il sogno americano


Nel 1939 si trasferì negli USA dove si avvicinò al Cattolicesimo.








Tornato, dopo la guerra, in Europa continuò la sua ricerca artistica
anche in altri settori così come continuarono i suoi eccessi.

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Mae WEst




Dopo la morte di Gala, negli anni ’60,  
fu Amanda Lear la sua Musa ispiratrice.




 
 


Negli ultimi anni di vita però

si affievolì molto la sua vena creativa.




Ragazza alla finestra 


LA DOMANDA


La domanda che molti si pongono è: 
L’artista spagnolo era un folle o un genio?

Propendo per la seconda ipotesi e spiego perché.


 
 
 
 
 Donna nel paesaggio

 

In fondo tutti i grandi artisti hanno sempre avuto un pizzico,
e spesso più di un pizzico, di follia
ed il rilievo artistico del nostro è indubitabile
nonostante una personalità molto discutibile.

Certo alla fine della sua lunga e controversa vita umana ed artistica
Dalì fece cose non degne di un grande pittore
ma questo nulla toglie al suo grande estro
ed alla sua genialità di cui aveva dato grande prova in precedenza.



  
 
 
 La rosa meditativa

 
 
 

Questo bellissimo video, si pone la stessa domanda
 e nel contempo ci illustra molto bene la sua arte
 nell’ambito del surrealismo, ma non solo.



 
 
 
 

 
 
 
 

Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 



MARRONE CHIARO
IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)

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Le 3 Sfingi di Bikini




E. Munch – Biografia.. capolavori e breve analisi della sua arte espressione di forti emozioni   Leave a comment








La sofferenza… il silenzio… il pensiero della morte…
e la lotta agli assurdi formalismi della società umana
sono stati i cardini della sua visione artistica…
in totale controtendenza
rispetto alle principali correnti del suo tempo.


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Malinconia





BREVISSIMA BIOGRAFIA


Nato in Norvegia che ovviamente è lontanissima da Parigi,
capitale mondiale dell’arte nel secondo 800 e nel primo 900,
Edvard Munch tuttavia ha poi ricoperto un ruolo importante
nella storia dell’arte con i suoi temi esistenziali
che hanno prima anticipato e poi affiancato l’espressionismo.



Løten 12.12.1863 – Oslo 23.1.1944



Fin da ragazzo visse tristi esperienze familiari
che si susseguiranno durante tutta la sua vita
unite a persistenti problemi di salute.


A 17 annni iniziò a studiare pittura.



 (Per approfondire la storia di questo dipinto)
La fanciulla malata



Nel 1885 fu a Parigi per un breve periodo
e negli anni successivi girò per vari paesi europei
compresa l’Italia conoscendo così
le opere dei grandi artisti del passato
e frequentando gli artisti dell’epoca.



Notte d’estate. Inger davanti al mare – 1889



Le sue opere iniziarono ad essere apprezzate
prima dalle avanguardie e poi ben presto da molti.




Donne sul ponte – 1902




Il luogo da lui preferito per dipingere
era Asgårdstrand, sul fiordo di Oslo,
i cui paesaggi egli spesso riporta sulle tele.



Casa vicina al fiordo – 1902



Dopo un ricovero per una malattia nervosa
negli anni 1908/1909 da cui guarì del tutto
si trasferì a Kragero dove ebbe notevoli commesse
da parte di enti pubblici.



Autoritratto con bottiglia di vino 1906




Nel 1920 si trasferì a Ekely dove però
si isolò quasi del tutto fino alla sua morte.




Fertilità – 1899/1900



ANALISI DELLA SUA OPERA



Ai silenzi ed alle malinconie connaturati nei popoli scandinavi Munch aggiunge
un forte senso di dolore… una costante presenza del pensiero della morte…
insieme ad una insofferenza per i valori formali della società.

In lui si riconoscono pertanto tutti i temi della cultura nordica
ai quali aggiunge la sua visione angosciosa e disperata.



Il bacio

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Il grande pittore norvegese infonde nei dipinti

il suo modo di essere e di sentire

attraverso l’uso di colori vivaci

associati a notevoli distorsioni lineari.

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Bohemians – 1925 26



I suoi tormenti egli li riporta intatti e con forza sulle sue tele
ma a differenza di quelli di altri grandi artisti
essi sono i tormenti di una persona comune,
e cioè di chi si sente tale e quale
a ciascun altro uomo di questo mondo





Scena di un bordello, 1897-99




Le sue opere considerate per questo “degenerate” dal nazismo
furono vendute dai musei tedeschi a quelli di altre nazioni.


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Sera sulla via Karl Joan


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LA SUA OPERA PIU’ FAMOSA – L’URLO


Questo video ci consente un’approfondita “lettura”
del suo capolavoro più noto…





F I N E




Copyright T.K.




La danza della vita




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Paul Cezanne.. padre dell’arte moderna – Capolavori ed analisi della sua arte – II PARTE   Leave a comment

 

 

 

Les grandes baigneuses (Le grandi bagnanti)

 

 

 

In questa seconda parte cercherò di approfondire

la sua geniale e profonda ricerca pittorica

che sarà feconda anticipatrice dell’arte figurativa moderna.

 

 

 

PAUL CEZANNE


PADRE DELL’ARTE MODERNA


E POETA DEL COLORE


 

 

Autoritratto

 

 

 

II PARTE

 

 

 

Cezanne – Ritratto del padre

 

 


Dalla sua ricerca parte proprio la più grande rivoluzione del ventesimo secolo: la pittura cubista di Picasso.

Con il cubismo si perde completamente il primo termine della sintesi di Cezanne (visione-coscienza), per ricercare solo quella rappresentazione che ha la coscienza delle cose.

Perdendo il primo termine il cubismo romperà definitivamente con il naturalismo e la rappresentazione mimetica della realtà per introdurre sempre più l’arte nei campi dell’astrazione e del non figurativo.


 

 

La signora in blu – 1904

 

 


In Cezanne tutto ciò però è ancora assente.

Egli non perde mai di vista la realtà e il suo aspetto visivo.

Come per i pittori impressionisti, egli è del tutto indifferente ai soggetti.

Li utilizza solo per condurre i suoi esperimenti sul colore.

Ed i suoi soggetti sono in realtà riducibili a poche tipologie: i paesaggi, le nature morte ed i ritratti a figura intera.


 

 

 

 


I paesaggi sono, tra la produzione di Cezanne, quella più emozionante e poetica.

Vi dominano i colori verdi, distesi in infinite tonalità diverse, tra cui si inseriscono tenui tinte di colore diverso.

Sono paesaggi che nascono da una grande sensibilità d’animo e che cercano nella natura la serenità e l’equilibrio senza tempo.


 

 

 

 

 

 


Le nature morte di Cezanne sono quasi sempre dominate dalla frutta.

Inconfondibili sono le sue mele che, come perfette sfere rosse, compaiono un po’ ovunque.



 

 

 

 


In questi quadri gli elementi si pongono con grande libertà, cominciando già a mostrare le prime volute rotture con la visione prospettiva.

Cezanne è interessato solo ai volumi non allo spazio.

Tanto che egli affermò che tutta la realtà può essere sempre riconducibile a tre solidi geometrici fondamentali: il cono, il cilindro e la sfera.


Questa sua attenzione alla geometria solida ritorna anche nei suoi ritratti a figura intera, tra cui spiccano le composizioni delle Grandi Bagnanti.

 

 

 

Gardanne

 

 


La sua tecnica pittorica è decisamente originale ed inconfondibile.

Egli sovrapponeva i colori con spalmature successive, senza mai mischiarle.

Per far ciò, aspettava che il primo strato di colore si asciugasse per poi intersecarlo con nuove spalmature di colore.

Era un metodo molto lento e meticolo, per certi versi simile a quello di Seurat e dei neoimpressionisti che accostavano infiniti e minuscoli puntini.

Cezanne è, tuttavia, molto lontano dai risultati e dagli intenti dei puntinisti.

Egli non ricercava una pittura scientifica, bensì poetica.

La sua rimane però comunque una pittura molto difficile da decifrare e spiegare.

Renoir di lui disse: «Ma come fa? Non mette neanche due macchie di colore su una tela, senza fare una cosa eccezionale!»


 

 

M.me Cezanne


 

 

La sua ricerca fu sempre estremamente solitaria e lontana dai clamori.

Anche per il suo carattere schivo e introverso condusse una vita molto ritirata nella sua Aix-en-Provence.

La sua attività di pittore è del resto contraddistinta da una insoddisfazione perenne.

Egli si sentiva sempre alla ricerca di qualcosa che non riusciva mai pienamente a raggiungere.

La sua scoperta e rivalutazione avvenne solo negli ultimi anni della sua vita.


 

 

Il grande pino


 

 

Nel 1904, due anni prima della morte, il Salon d’Automne espose le sue opere dedicandogli una intera sala.

Dal 1906, anno della sua morte, la sua eredità venne ripresa soprattutto dai cubisti che in Cezanne videro il loro precursore.

Oggi è considerato uno dei grandissimi…


 

 

Il ragazzo dal gilet rosso

 

 

 

F I N E

 

 

 

Immagini e testi da vari siti web – coordinam. e impagin. t.k.

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 

Chi desideri leggere la sua biografia,

una prima analisi della sua pittura

e vedere diversi altri suoi noti dipinti

 

 

 

IL NUOVO GRUPPO IN CUI VIVER L’ARTE
INSIEME
Gif Animate Frecce (117)

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Paul Cezanne.. padre dell’arte moderna – Biografia.. capolavori ed analisi della sua arte – I PARTE   Leave a comment

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Autoritratto (partic.)




E’ considerato l’iniziatore della modernità in pittura…,
primitivo di un’arte nuova,
un visionario che anticipò Cubismo e Astrattismo…



Paul Cezanne – I giocatori di carte



La luce è una cosa che non può essere riprodotta
ma deve essere rappresentata attraverso un’altra cosa,
attraverso il colore.
Sono stato contento di me, quando ho scoperto questo.
Cezanne



Paul Cezanne




C E Z A N N E
PADRE DELL’ARTE MODERNA
E POETA DEL COLORE



Paul Cezanne – Il castello di Medan



I PARTE



Paul Cezanne – Autoritratto
(Aix-en-Provence 19.1.1839 – Aix-en-Provence 22.10.1906)





BREVE BIOGRAFIA



Cezanne è il pittore più enigmatico di tutta la pittura francese dell’ottocento.

Nato nel meridione della Francia, proveniva da una famiglia benestante.

Il padre, di lontane origini piemontesi, era proprietario della banca locale.

Condusse quindi una vita agiata, a differenza degli altri pittori impressionisti, e poté svolgere una solitaria ricerca artistica del tutto lontana dai problemi dei critici e dalla necessità di vendere le sue opere.

Negli anni giovanili, dopo aver iniziato studi giuridici a Parigi, si rese conto di non esser interessato ad essi bensì d’esser portato all’arte.

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Paul Cezanne – Pranzo all’aperto



Qui ebbe modo di venire a contatto con i pittori impressionisti della prima ora quali Pissarro, Degas, Renoir, Monet ed altri.

Nel 1869 iniziò una relazione con una sartina Hortense Fiquet da cui ebbe un figlio Paul.

M.me Cezanne fu sempre la sua modella preferita… come risulta dal gran numero di dipinti a lei dedicati.

Partecipò in quel periodo a diverse mostre ma sempre senza successo.

Egli poi, come gli altri impressionisti, si vide rifiutare le sue opere dalla giuria del Salon ed insieme a loro partecipò alla prima mostra che tennero nello studio del fotografo Nadar nel 1874.

A questa mostra egli espose la sua famosissima opera «La casa dell’impiccato a Auvers».





Paul Cezanne – La casa dell’impiccato a Auvers




In tutta la sua vita, al pari di Van Gogh, vendette una sola tela, e solo qualche anno prima di morire.





Paul Cezanne – Madame Cezanne



Nel 1878 quando il padre seppe della sua relazione con Hortense gli tagliò i viveri.

L’aiutò allora il suo grande amico e già noto scrittore… Emile Zola.

 
Nel 1886 però, riconoscendosi nel personaggio di un pittore fallito descritto nel romanzo di Zola  “L’opera”,  si offese moltissimo e ruppe del tutto l’amicizia con lui che pur durava da moltissimi anni.





Cezanne – Paul Alexis legge a Emile Zola un manoscritto – 1869



Nello stesso anno sposò Hortense facendo pace col padre… che poco dopo morì lasciandogli una grossa eredità.

Qualche anno dopo s’ammalò di diabete.

La pittura era comunque tutto il suo mondo.. tutta la sua vita.

Nel 1896 si separò dalla moglie e partecipò a varie mostre grazie alle quali iniziò ad essere apprezzato ed ammirato soprattutto dai giovani pittori…

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Paul Cezanne – Ragazzo



Verso la fine del secolo ormai era diventato un pittore abbastanza noto.

Sopravvennero però difficoltà economiche e fu costretto a vendere la casa ed a vivere in affitto… ad Aix-en-Provence.

Riuscì però ad aprire uno studio oggi diventato museo.

Morì il 22 ottobre 1906 di polmonite… a 67 anni…

L’anno dopo la sua morte fu allestita a Parigi una retrospettiva dedicata alle sue opere che ebbe un grandissimo successo…

Iniziava il suo mito.




Paul Cezanne – Natura morta



L’ARTISTA



La sua adesione al movimento impressionista fu sempre distaccata.

La sua pittura fin dagli inizi si differenziava nettamente da quella di un Monet o di un Renoir.

Mentre questi ultimi erano interessati solo ai fenomeni percettivi della luce e del colore, Cezanne nelle sue opere porta integre le sue emozioni ed il riconoscimento delle forme e dello spazio.

Ma, per far ciò, egli non ricorse mai agli strumenti tradizionali del disegno, del chiaroscuro e della prospettiva, ma solo al colore.

La sua grande ambizione era di risolvere tutto solo con il colore, arrivando lì dove nessun pittore era mai arrivato: sintetizzare nel colore la visione ottica e la coscienza delle cose. 




Paul Cezanne – Martedì grasso – 1888




Nella pittura ci sono due cose: l’occhio e il cervello,
ed entrambe devono aiutarsi tra loro
Cezanne



Doodle di Google in omaggio a Cezanne





  



FINE I PARTE


FONTI VARI SITI WEB – COORDIN E IMPAGINAZ. T.K



Continua


Nella II parte 
un approfondimento della sua ricerca pittorica 
ed altri capolavori
fre bia pouce



La Madonnina del Ferruzzi – Storia e misteri di un dipinto notissimo ed amatissimo ma scomparso   Leave a comment






Questo quadro fino a pochi decenni fa era presente, con le cornici più disparate, in quasi tutte le case italiane
(spesso era situato in camera da letto sopra il letto matrimoniale).

Ma penso che pochi ne conoscono storia e misteri.




(Dalmazia 1853 – Luvigliano, Colli Euganei, 1934)



LA STORIA DEL DIPINTO E L'AUTORE


Roberto Ferruzzi era figlio di un avvocato e studente di giurisprudenza ma appassionato di pittura.
Un giorno vide una ragazza dei Colli Euganei, Angelina Cian, che aveva in braccio un fratellino che dormiva.
L'immagine della ragazza, secondogenita di quindici figli, e del fratellino Giovanni colpì la fantasia del Ferruzzi che decise di dipingerli.
Il dipinto presentato poi alla II Biennale di Venezia nel 1897 con il titolo “Maternità” fu premiato ed ebbe subito un grande successo popolare.





IL CAMBIO DEL TITOLO – PRIMO MISTERO


Perché, chi e come cambiò il titolo del dipinto?
Il motivo forse sta nella grande emozione che il dipinto suscitava in tutti coloro che lo vedevano.
Dunque ci fu una forte pressione popolare, anche di natura religiosa, ed alla fine il Ferruzzi, o qualcuno del suo entourage, cambiò il titolo in “Madonnina”.






Il dipinto poi fu acquistato e rivenduto più volte finché non divenne di proprietà dei F.lli Alinari noti fotografi fiorentini che a loro volta lo vendettero ma mantennero il diritto di utilizzare l'immagine per farne copie, santini, biglietti, opuscoli religiosi etc.
Il dipinto, copiato sia in modo legale che illegale, ebbe un'enorme diffusione, in tutta Italia e non solo, durata fino a qualche decennio fa.






I CAMBI DI PROPRIETA' ED IL MISTERO DELLA SCOMPARSA


Dopo ulteriori cambi di proprietà a cifre sempre più alte fu infine acquistato dall'ambasciatore americano in Francia, John G.A. Leishman, che, durante la II Guerra Mondiale lo spedì negli Usa dove però non arrivò mai perché la nave fu affondata.
Secondo un'altra versione invece il dipinto fu salvato e per questa, o per altre vie, sarebbe finito in Pennsylvania in una collezione privata .
Quel che è certo è che del dipinto si persero del tutto perse le tracce.
Intorno al 2000 apparve in circolazione una versione ad olio considerata molto vicina all'originale.



Foto varie dei F.lli Alinari



L'AMARA STORIA DELLA RAGAZZA DEL DIPINTO


La ragazza del dipinto dopo il matrimonio raggiunse il marito negli USA, a Oakland, ove ebbe 10 figli.
Poi, a seguito dell'inattesa morte del marito, cadde in una forte depressione e finì in manicomio, dove morì nel 1972.
I suoi figli furono accolti in un orfanotrofio.






Tony Kospan


F I N E



Copyright Tony Kospan – Vietata la copia senza indicare autore e sito.



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La Cappella Sansevero ed i suoi misteriosi capolavori – La Pudicizia con analisi ed interpretazioni – III Parte   Leave a comment

 
 
 


 
 
 

Quest’opera, con il Cristo velato di cui abbiamo già parlato
ed il Disinganno di cui parleremo più avanti,
forma la triade delle opere della Cappella più apprezzate
fin dal ‘700 dai visitatori e dagli storici dell’arte
ed è oggi un’immagine che vediamo molto spesso nel web.

 
 
 

LE ALTRE OPERE DELLA CAPPELLA
LA PUDICIZIA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
Il Principe Raimondo l’ha dedicata alla memoria
della “incomparabile madre”, la nobildonna Cecilia Gaetani,
morta quando Raimondo aveva meno di un anno.


 
 
 
 
 
 

L’autore, il veneto Antonio Corradini noto per le sue figure velate,
è davvero un grande della scultura dell’epoca.

Aveva lavorato con successo in diverse parti d’Europa
ma morì proprio poco dopo averla terminata.
 
La prima cosa che salta all’occhio nell’osservarla
è che il titolo “La pudicizia” è davvero strano
tanto la statua appare… maestosamente “impudica“!


 
 
 
 
 
 


Anche qui il “velo corradiniano” appare fantastico
con quelle pieghe trasparenti del tessuto
che aderiscono elegantemente e morbidamente alla pelle.
 
L’arte del velo nella scultura era già nota agli antichi
ed era molto amata dal Principe anche per il suo significato esoterico
del… velare e… svelare (la verità).


 
 
 
 
 
 


La donna ha una cintura di rose intrecciate
ed uno sguardo perso nel vuoto ed ha poi accanto a sé
l’albero della vita e una lapide divisa in 2 parti
simbolo indiscusso di una vita troppo presto spezzata
ed ancor più confermato dalla mano lì appoggiata.
 

La base infine su cui essa è situata
mostra un bassorilievo in cui è raffigurato
l’episodio evangelico del Noli me tangere.


 
 
 
 
 
 
 


Abbiamo dunque visto e descritto la statua
sia come “significato familiare“,
omaggio alla madre prematuramente morta,
che da un punto di vista artistico,
la genialità dell’arte del Corradini.
 
Ora esaminiamo le differenti ed opposte interpretazioni
esoteriche e cristiane della stessa.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE ESOTERICA
 
 


Appare chiaro che se la scultura voleva rappresentare
solo un omaggio alla madre morta così giovane
qui c’è molto… ma molto di più
a partire da quel velo di cui abbiamo già parlato,
riferimento alla sapienza nascosta ai non iniziati,
e per la figura accostabile alla dea egizia Iside.
 

Inoltre tanto gli arbusti di quercia,
albero della conoscenza del Bene e del Male per gli antichi,
l’opulenza delle forme, la cintura di rose (Rosa mistica?) etc
evidenziano che l’opera
non è altro che un’allegoria della sapienza esoterica.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE RELIGIOSA O CLASSICA

 
 
Tutti i simboli dell’opera non sono altro
che espressione della fede cristiana.
 

La quercia è anche un simbolo cristiano,
il vaso sotto la statua è  un contenitore di incenso,
la cintura di rose rappresenta la nascita della vita,
la lapide rotta fa riferimento alla resurrezione
(lapide del sepolcro di Cristo trovata rotta )
ed il velo null’altro è che un omaggio
alla nuda castità e/o alla nudità di Eva.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

UNA PERSONALE OPINIONE

 
 
Tanta religiosità nel Principe, noto massone
e duramente perseguitato a più riprese dalla Chiesa
mi sfugge proprio del tutto e mi appare incomprensibile.


Lo stesso Corradini, lo scultore, era poi un iniziato.


Come pure non mi convince l’idea che un figlio
 voglia ricordare la madre precocemente scomparsa
mostrandola con forme così procaci
e coperte solo da un leggero velo trasparente.


 
 
 
 
 
 
 
 


Però penso anche che sia innegabile
la presenza di diversi riferimenti religiosi.
 
Dunque ritengo che nell’opera siano presenti
entrambi gli aspetti che forse sono stati volutamente
tenuti insieme principalmente per 2 motivi.
 
Il primo è quello di renderla ancor più misteriosa
ed il secondo per evitare le ire delle Autorità ecclesiastiche.

In ogni caso è indubitabile che si tratta
di un vero e proprio fantastico capolavoro…


 
 
 
 
 
 

FINE DELLA III PARTE

(LA CAPPELLA SANSEVERO 
E LE 4 INTERPRETAZIONI 
DELLE SUE MISTERIOSE OPERE)
 
 

La visita virtuale della Cappella
continuerà con le altre misteriose opere

 
 
 
 
Chi volesse legger la I parte
– Presentazione e biografia del Principe di Sansevero –
 
 
 
 
Chi volesse legger la II parte
– La Cappella ed il Cristo Velato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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