Archivio per la categoria ‘ARTE

Salvator Rosa – Biografia e dipinti del geniale e tenebroso pittore del ‘600   Leave a comment

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Salvator Rosa – La poesia
 
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Salvator Rosa… è stato un pittore, incisore
ma anche poeta del '600

Fin da giovanissimo fu chiaro il suo talento.

Dopo la morte del padre lasciò Napoli e si recò a Roma dove
approfondì le sue esperienze artistiche
alla “Scuola dei Bamboccianti“,
gruppo di artisti che tendevano al rinnovamento del barocco.



Salvator Rosa – Marina del Faro




Ma dopo un po' lasciò il gruppo
per seguir le orme degli eredi caravaggeschi.

Operò principalmente a Roma, Napoli e Firenze
dove frequentò l'Accademia dei Percossi
che riuniva esponenti di arti varie 
(poesia e cultura in genere oltre alla pittura).



Napoli 21.7.1615 – Roma 15.3.1673




La sua vita fu molto movimentata
anche per un carattere non propriamente facile.

Si specializzò soprattutto nella pittura delle battaglie equestri
per cui fu definito anche il Salvator delle battaglie“.




Battaglia tra Turchi e Cristiani



E non solo i pittori eran poeti,
ma filosofi grandi, e fûr demonii
nel cercar di natura i gran segreti
Salvator Rosa


E' considerato, sia per diversi aspetti artistici
che per il carattere ombroso e lo spirito ribelle,
un precursore del romanticismo
benché egli si muova comunque nell'ambito del barocco.



Salvator Rosa – Autoritratto


 
 
 
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Vediamo ora altri suoi dipinti in cui possiamo ammirar
la sua predilezione per temi alquanto.. inconsueti
e però anche rivelatori del suo carattere tenebroso
attraverso i colori scuri ed intensi delle sue opere.
 
 
 
 
 
 
Salvator Rosa – Veduta del golfo di Salerno



Frine e Xenocrate




Streghe ed incantesimi

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Glauco e Scilla




L'immagine può contenere: una o più persone, spazio all'aperto e acqua

Baia con rovine

 
 
 
 

Infine un video musicale del suo contemporaneo

nonché grande musicista, Domenico Scarlatti,

che pure si muoveva in ambito barocco

che ci consente di rivivere l'atmosfera del '600



(video)

Salvator Rosa – La musica




Tony Kospan




F I N E





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Autoritratto




Edgar Degas – Breve ricordo e diversi capolavori dell’impressionista delle ballerine (ma non solo)   Leave a comment

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Edgar Degas – Danzatrici dell’Opera
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Questo è certamente il pittore impressionista
che presenta, nei suoi dipinti, le maggiori diversità
rispetto agli altri della corrente
sia per la costruzione attenta che per la resa prospettica
dovute certamente alla sua preparazione giovanile
formatasi sull’arte rinascimentale italiana…

 
 
 
Edgar Degas – Ballerine in rosso



EDGAR DEGAS
L’IMPRESSIONISTA DELLE BALLERINE
a cura di Tony Kospan 
 
 
 
 
 
Edgar Degas è comunque
 tra i più grandi della mitica corrente di fine ‘800
ed è definito ilpittore delle ballerine
perché amava rappresentare i riti ed i miti dell’epoca
caratterizzata dalla nota atmosfera “bohemiènne”.



L’orchestra



In verità il suo grande amore per questo tema
(e per quello teatrale) si sviluppò soprattutto
verso la fine della sua notevole carriera artistica.
 
 
 
 
 
(Parigi 19.7.1834 – Parigi 27.9.1917)



Il suo primo dipinto che lo rese subito famoso,
per la sua modernità ed introspezione psicologica,
fu “La famiglia Bellelli
in cui ritrasse la sorella, il marito fiorentino
e le loro figlie.



La famiglia Bellelli



In verità non si può certo ridurre
la sua notevole attività artistica
solo alla fantastica atmosfera parigina di fine 800
come la definizione di “pittore delle ballerine”
potrebbe far pensare.







In effetti egli fu anche attento osservatore,
con le sue opere, di tutta la realtà intorno a lui
compresa quella relativa al lavoro, ai vizi,
alle sue amicizie etc… come, ad esempio,
 possiamo vedere nei dipinti che ora seguono…



Dalla modista




L’assenzio (partic.)



Le stiratrici



3 amici dell’artista



Come abbiamo potuto osservare
egli, al contrario degli altri impressionisti,
non amava la pittura “en plein air” e cioè all’aperto
ma quella che si può definire d’atelier (da studio).

Concludiamo il post con altri suoi noti dipinti


  

Edgar Degas – Scuola di danza

  



Edgar Degas – Piccola ballerina



Degas – Ballerine in blu




 
 Degas – Ballerine




Degas – Ballerine




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Le prove del balletto



 

Caravaggio – Breve ricordo del grandissimo pittore con analisi della sua visione artistica e con suoi capolavori   Leave a comment


 
 
 
Ragazzo con frutta
 
 
 
 
Proviamo a conoscere in breve
Michelangelo Merisi da Caravaggio
noto col solo nome Caravaggio.

Lo faremo soprattutto guardando i suoi dipinti
ed analizzando la sua mitica arte…

 
 
 
 
 
 
(Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610) – Autoritratto
 
 
 
 
E' uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi
nonostante sia morto molto giovane.
 
 
La sua formazione avvenne tra Milano e Venezia.
 
 
 
 
 
Il baro
 
 
 
 
La maggior parte delle sue opere
furono create a Roma, Napoli, Malta e in Sicilia.
 
 

Il suo stile pittorico,
lontano dalle mode accademiche del tempo,

ebbe poi grande influenza sulla pittura barocca.
 
 
 
 
 
Bacco
 
 
 
 

I suoi dipinti con un potente uso della luce
e con l'innovativa idea di dipinger il… vero
analizzano la condizione umana
sia da un punto di vista fisico che emozionale.
  

Per questo,
ma anche per la sua capacità di vedere le cose
con la massima indipendenza e libertà di pensiero,
la sua arte appare come rivoluzionaria… per l'epoca.
 
 
 
 
 
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Concerto di giovani
 
 
 
 
Asse centrale della sua ispirazione artistica 
è per lui la necessità di dare un senso all'esistenza.
 
Al contrario dei pittori della sua epoca
egli non cerca di portar l'uomo ad esaltare il divino
bensì tende a cercare il divino
nella complessità della realtà umana.
 
 
 
 
 
Il suonatore di liuto
 
 
 
 
 
Di questo aspetto parleremo in modo più approfondito
analizzando  la “Madonna dei Pellegrini
opera per molti aspetti davvero molto sorprendente.




Narciso ed Eco


 
 
Ammiriamolo ora anche in questo video…
che ci mostra anche quanto “rivoluzionaria”
sia stata la sua arte
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 

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INSIEME

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Buona ventura
 

La Cappella Sansevero.. museo e non solo.. e le sue magiche e misteriose opere d’arte – IV PARTE – Il Disinganno   Leave a comment

 
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LE ALTRE OPERE DELLA CAPPELLA
IL DISINGANNO
a cura di Tony Kospan
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Sansevero.jpg (51826 byte)
 
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Avviciniamoci a quest'altra meravigliosa opera…
dopo aver visto e descritto il Cristo velato e la Pudicizia
densa anch'essa di tanti aspetti simbolici.
 

Per il fascino che emana e le emozioni che dona,
fa parte, insieme alle altre 2 suindicate,
 della triade delle opere più belle della Cappella
che di recente è stata dichiarata
al primo posto della classifica dei musei italiani
 preferiti dai viaggiatori di tutto il mondo.

 
 
 
 
 
 
 
 

 

Il disinganno è considerato il capolavoro di Francesco Queirolo
artista genovese, allievo del Corradini, che fu
anche l'autore del bozzetto preparatorio.
 
 
Anche stavolta ne approfondiremo i 4 aspetti
familiari, artistici, religiosi ed esoterici
seguendo le diverse opinioni dei tanti studiosi
che si sono impegnati nel cercar
di comprendere il vero significato dell'opera.

 
 
 
 
 
 
 
 

DESCRIZIONE ED ASPETTO FAMILIARE
 
 
L'opera ha quale scopo dichiarato ridar lustro al padre del Principe
per mondarlo dalla sua pessima fama.
 
 
Mostra un uomo (il padre di Raimondo) nell'atto di liberarsi
da una pesante rete da cui è avvolto.
 
 
In questo è aiutato da un genietto (o putto) alato
con in testa una coroncina, con fiamma sulla fronte,
e che tiene un piede su di un globo
al quale è poi appoggiato un libro.
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Il bassorilievo su cui è posata la scultura rappresenta
la parabola di Gesù che ridà la vista ad un cieco
con la scritta “Qui non vident videant” .
(Coloro che non vedono… vedano)
 
 
Il Principe con questa opera vuol esaltare la grande forza morale
del padre che era sì stato un grandissimo peccatore,
“Asservito alle giovanili brame” così è scritto sulla lapide,
ma che poi alla fine era riuscito a comprender gli errori  commessi
ed a pentirsi rinunciando alle ricchezze ed al titolo nobiliare
(proprio a favore di Raimondo) ritirandosi in convento
e così liberandosi dalle tenebre del male.
(V. la sua biografia nella I parte)

 
 
 
 
 
 
 
 

VISIONE ARTISTICA

 
 
La scultura mostra una evidente forza intrinseca
che si apre in un movimento potente che coinvolge chi l'osserva.
 
Ma la cosa che maggiormente colpisce, e colpì fin dal '700,
lasciando a bocca aperta tutti coloro che l'osservano
è l'incredibile rete che morbidamente avvolge l'uomo.
 
Questo della rete è indubitabilmente
un caso senza precedenti nella storia della scultura…
e frutto di una lavorazione davvero geniale.


 
 
 
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Essa infatti è il risultato di un grande virtuosismo tecnico,
quello di trasformare il marmo in una plastica rete,
così preciso da esser da alcuni paragonato a quello degli orafi.
 
Si racconta anche che gli artigiani collaboratori dell'artista
non se la sentirono di aiutar il Queirolo, per paura di romperla,
per cui lo scultore dovette far tutto da solo.


 
 
 
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INTERPRETAZIONE RELIGIOSA
 
 
L'opera simboleggia il grande sforzo necessario
per la liberazione dal peccato e dall'illusione di dominio
per giungere infine a ritrovare la vera fede.
 
 
Anche il passo biblico scritto sul libro e la parabola
scolpita sul basamento (Gesù che dona la vista al cieco)
confermano questa tesi.
 
 
Inoltre l'opera può aver una ulteriore lettura
religiosa in quanto può anche rappresentare
il pentimento dello stesso Principe per le sue attività esoteriche.
 
 
Pentimento che egli stesso dichiarò con suppliche
alle autorità religiose (che lo consideravano eretico e massonico)
con le quali affermava con forza la sincerità del suo pentimento.

 
 
 
 
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INTERPRETAZIONE ESOTERICA
 
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La lotta tra luce e tenebre è l'immediato e chiaro messaggio
che ci giunge da una semplice osservazione dell'opera
fortemente ideata e voluta dal Principe in tutti i suoi particolari
al punto che per alcuni non il padre… ma proprio lui…
potrebbe esserne il vero soggetto rappresentato.
 
 
Infatti fu totale il suo controllo sia sulla realizzazione dell'opera
che sul Queirolo al punto che nel contratto si legge
“a tutto piacimento, genio e gusto d'esso Signor Principe,
di non poter lavorare per nessun'altra persona,
e collo stretto ligame di non potersi licenziare”
che dimostra quanta poca libertà d'azione avesse l'artista.
 
 
E' noto a tutti anche che l'iniziazione massonica avviene
con la bendatura dell'adepto per poi esserne liberato
per poter finalmente conoscere la Luce della Verità della Loggia.
 
 
La fiamma sulla fronte del putto alato è poi notoriamente
un simbolo dell'Illuminismo mentre il libro aperto
è un chiaro accenno alle grandi luci esoteriche che,
consentendo di vedere oltre l'apparente ed ingannatrice realtà,
portano all'uso della razionalità ed a vivere secondo virtù.

 
 
 
 
 
 
 
 

Come abbiamo letto nella biografia tra lui e le Autorità della Chiesa
vi furono non pochi e non semplici conflitti per salvarsi dai quali
egli denunciò al RE Carlo III (suo amico) tutti i Liberi Muratori
delle Logge del Regno.
 
Il Re emise (a malincuore) l'editto che cancellava tutte le Logge
ma questo, a parte un rimprovero, non causò alcun reale problema
e le Logge continuarono tranquillamente come prima.
 
Gli storici ritengono che si sia trattato di una abiura strategica…
servita per metter a tacere i nemici, soprattutto Gesuiti,
che il Principe aveva all'interno della Chiesa,
e così salvare sé ed i “Fratelli”.
 
Infine l'impatto visivo è così forte da farci “sentire”
che qualcosa di misterioso e segreto aleggia in essa.

 

 

 
 
 
 
 
 

UNA PERSONALE OPINIONE
 
 
Come ho accennato parlando delle altre opere,
anche qui i vari concetti e simboli impressi nella scultura…
si affiancano, si sovrappongono, si fondono
in una sintesi sia tra aspetti simili ma anche tra opposti
con un risultato alla fine davvero mirabile.
 
La complessità degli elementi costitutivi dell'opera
non è infatti diversa da quella della personalità del Principe.
 
Egli era nel contempo massone e devoto a San Gennaro,
scienziato ma amante dell'arte, alchimista e generale dell'esercito,
bigotto ed eretico, nobile ma anche incline a contrar debiti,
colto ma anche superstizioso etc etc…
 
Per questi motivi attribuir all'opera un unico significato
mi appare fatica improba se non del tutto inutile e senza senso
in quanto appaiono presenti, in modo più o meno evidente,
tutti i simboli allegorici su elencati.
 
 
 
Continua
 
 
Tony Kospan
 
 
 

Chi volesse legger la I parte
– Presentazione e biografia del Principe di Sansevero –
 
 
 
 
 
 

Chi volesse legger la II parte
– La Cappella ed il Cristo Velato –

 

 

Chi volesse legger la III parte
– La Pudicizia –
 

 

 


LA TUA PAGINA DI… SOGNO?

Foto animata

Foto animata

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La storia e la poesia dell’originale scultura “L’uomo di affari” di Los Angeles   2 comments

 

 

 

DELLA SERIE SCULTURE ORIGINALISSIME

 

 

Strana vero?

 

Cos'è, com'è nata e dove si trova?

 

 

 


 

 
 
E' la statua in bronzo di un uomo d'affari con valigetta e con testa incastrata nel muro che si trova a Los AngelesCalifornia.

 
 
 
 

 

 
 
L'uomo d'affari si trova sul marciapiede e si piega in avanti sconsolato con la testa andata da qualche parte nel muro di granito di Ernst and Young, network mondiale di servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, fiscalità etc. in un punto molto popolare per gli abitanti e molto fotografato.
 
 
 
 
 

 

 

 
 
Dopo una non facile ricerca finalmente sono riuscito a ricostruire la storia di questa particolarissima scultura che ha la sua genesi nel clima politico ed economico degli anni 80.

L'artista è Terry Allen ma la scultura nasce dalla collaborazione con il poeta Phillip Levine.

Essi volevano rappresentare l'eccesso di pressioni (e le conseguenti ricadute sulla vita dei cittadini) a cui erano sottoposti i dirigenti ed i dipendenti delle grandi istituzioni finanziarie e bancarie (Col senno di poi possiamo dire che avevano visto molto bene).







Ecco la poesia che ha ispirato questa creazione.



Hanno detto che avevo una testa per gli affari.
Hanno detto di andare sempre avanti
ma ci ho rimesso la testa.
Hanno detto sii concreto
e sono diventato calcestruzzo.
Hanno detto, vai, figlio mio,
moltiplicare, dividere, conquistare.
Ho fatto del mio meglio.
Philip Levine







 Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 

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Breve ricordo di Rembrandt.. pittore olandese del ‘600.. anche con alcuni capolavori ed analisi di 2 noti dipinti   Leave a comment

 
 
 
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Breve ricordo di Rembrandt,
grandissimo pittore ed incisore olandese,
con una mini biografia, un'analisi di 2 dipinti
ed altre sue opere di cui alcune
associate alla musica di Vivaldi.
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Autoritratto (Leida 15.7.1606 – Amsterdam 4.10.1669)

L'UOMO E L'ARTISTA

Rembrandt è considerato una dei più grandi pittori di sempre
e dalla maggior parte dei critici il più grande del '600 olandese
definito “L'età d'oro della pittura” dei Paesi Bassi.






La sua arte fu ben presto riconosciuta dai suoi contemporanei
ed ebbe grandi successi soprattutto grazie ai suoi mitici… ritratti
ma non tralasciò temi biblici e paesaggistici.



La ronda di notte



Dopo una vita vissuta negli agi 
i suoi ultimi anni furono invece vissuti in miseria
per aver scialacquato le ricchezze accumulate
grazie alla vendita delle sue opere.
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Ritratto di Saskia Riant
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SINTETICA ANALISI DI 2 DIPINTI

a cura di Francesco Morante

 
 
 
 

Rembrandt – Il ponte di pietra – 1638 – Rijksmuseum – Amsterdam
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Questo quadro è uno dei pochi paesaggi della produzione di Rembrandt.

E' da notare la grande abilità dell’artista nel cogliere soprattutto gli effetti atmosferici, caricando l’immagine anche di una valenza sentimentale che sembra quasi anticipare la pittura romantica del XIX secolo.

Se confrontiamo questo paesaggio con uno di Poussin, si comprende facilmente come Rembrandt si ponga su un piano molto diverso.

Nel pittore francese l’immagine è organizzata con l’intento di permettere allo sguardo di cogliere più elementi che compongono un insieme di grande spettacolarità.

L’immagine tuttavia colpisce soprattutto l’intelletto di chi guarda.

Il paesaggio di Rembrandt è invece diretto alla nostra sensibilità, per farci sentire quella particolare sensazione di trovarsi in un luogo anonimo ma carico di luce, aria, umidità, odori, e così via.

 

 


 


Rembrandt – Hendrickje che si bagna in un fiume -1654 – National Gallery – Londra
 
 
 

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In quest'altro straordinario dipinto, Rembrandt raffigura la moglie Hendrickje che si sta bagnando in un fiume.

Il quadro è straordinario per molti aspetti, innanzitutto per un realismo che concede poco a quel decoro bozzettistico molto apprezzato dal pubblico del tempo.

Questa fu infatti una delle cause del venir meno del successo di Rembrandt negli anni successivi, incompreso nella sua eccezionale arte troppo moderna per quei tempi.

Ma straordinaria è anche la tecnica: Rembrandt era un eccezionale disegnatore, e questa sua propensione lo portava a capire l’essenziale dell’immagine e riempire il resto solo con contrasti luminosi. Anche qui procede in questa maniera.

La figura della donna è soprattutto disegnata, scarna com’è di colori ed effetti cromatici.

Intorno, invece, per poter meglio evidenziare la figura, lo sfondo è così scuro che si fa quasi fatica ad immaginare che siamo all’aria aperta.

In pratica l’angolo visivo è molto ristretto, così che si intravede un angolo protetto dall’ombra di alberi che giungono fino alla riva del fiume, mentre su una roccia si vede la veste che la donna si è tolta, per restare solo in camicia.

Straordinaria, infine, è anche la resa veristica dell’acqua e dei riflessi che crea, con una perfezione che solo Rembrandt poteva ottenere.

 

 


Questa seconda opera mi appare

 davvero incredibile ed affascinante per il suo realismo…

all'epoca assolutamente impensabile… (N.T.K.)



La lezione di anatomia


 

 

 

 


Terminiamo con un video

che  associa anch'esso opere di Rembrandt a Vivaldi…


 

 

  Una bella musica di Vivaldi  e dipinti di Rembrandt (video)

Rembrandt – Gli sposi ebrei

 

 

 

F I N E

 

 

Testo Francesco Morante (dal web) – Impaginaz. e note T.K.

 

 

Ciao da Tony Kospan


 

 

AMANTI DELL'ARTE ED ARTISTI…
I N S I E M E

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La Melencolia di Durer (1514) è una delle più grandi opere dedicate alla malinconia   Leave a comment

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Pur se coperta da un'ampia mole di simboli ed allegorie di tipo ermetico
tuttavia la mitica opera del '500 tedesco, che andremo ad esaminare,
non nasconde quello che è il significato, anche moderno,
della malinconia come stato d'animo leggermente triste
ma insieme meditativo… (se non troppo prolungato nel tempo).


 
 
 
 
Albrecht Dürer
(Norimberga 21 maggio 1471 – Norimberga 6 aprile 1528)
è stato un pittore, incisore e matematico tedesco.
 
 
 
 
 
Dürer, di origine ungherese, è considerato
il massimo esponente del rinascimento… tedesco. 
 
A seguito di contatti con  ambienti neoplatonici veneziani
s'avvicinò alle conoscenze esoteriche ed ermetiche….
di cui la sua MELENCOLIA è la massima espressione artistica…




LA MELENCOLIA DI DURER


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Albrecht Dürer Melencolia I incisione a bulino, 1514
 
 
 
La materia al nero degli alchimisti
è chiamata anche “primo segno” dell’opus
poichè senza annerimento non ci sarà bianchezza.

A.J.Pernety, Dictionnaire Mytho-Hermétique, 1758
 

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Melencolia I, detta anche Melancholia I (1514), è parte di un trittico di incisioni di Albrecht Dürer che comprende le allegorie di tre classi di virtù e tre sfere di attività secondo una classificazione ancora medioevale.
 
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Il Cavaliere (II)
 

 

 
La seconda opera del trittico, “Il Cavaliere, la morte e il diavolo” rappresenta la sfera morale e la terza “S. Girolamo nella cella” quella della teologia e della meditazione.
 
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San Girolamo nello studio (III)

 
 
 
 
ESAMINIAMO I SIMBOLI PRESENTI NELL'OPERA

 
 

Melencolia I simboleggiava invece la sfera intellettuale dominata dal pianeta Saturno, secondo la tradizione astrologica legato al sentimento della melanconia, a istituire una connessione fra il mondo razionale delle scienze e quello immaginativo dell’arte.


Nello sfondo, incorniciata da un arcobaleno “lunare”, brilla una cometa, inquietante simbolo notturno capace di suscitare sentimenti melanconici. Le chiavi rappresentano la conoscenza che sola può liberare l’uomo dallo stato melancolico della sua ricerca, e infatti in fondo portato da un pipistrello vi è una luce che rischiara le tenebre.


Tutta l’opera è disseminata dei simboli della cono-scienza alchemica.

 

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Il personaggio principale della scena è la figura femminile dell’angelo che, seduta su un gradino, con la mano sinistra sorregge il capo mentre nella destra stringe un compasso, strumento indispensabile nella misurazione non solo delle cose e degli spazi terreni, ma anche della distanza tra finito e infinito.


Il volto è in ombra ed emerge, per contrasto, lo sguardo fisso in avanti e perso nel vuoto.


Il lungo abito non lascia intravedere alcuna forma anatomica ed è modellato con una serie di pieghe dal sapore baroccheggiante.


Dal fianco pende un mazzo di chiavi, mezzo e strumento per aprire le porte dell’ignoto ed avere accesso alla conoscenza.


La figura allegorica dell’angelo è simbolo dell’impotenza creativa del genio (quasi certamente lo stesso autore) dominato e, forse, momentaneamente domato dall’umore nero, dall’umore malinconico.


Il titolo dell’opera di Dürer è stampato su un cartello sorretto da un pipistrello da sempre simbolo della morte.
Malinconia, dunque, come morte della creatività, come momento di blocco creativo.


Un arcobaleno dai tratti netti e precisi incornicia un arco di cielo attraversato da una cometa dal nucleo brillante che si orienta da nord–ovest a sud–est e farebbe pensare alla cometa apparsa nei cieli dell’occidente negli anni 1513 – 1514.


Più che a un dato negativo e in correlazione con la bilancia (fine dei tempi), con la clessidra e con la meridiana quali simboli precipitosi degli avvenimenti di un ciclo che finisce, l’arcobaleno è un elemento positivo che, di contro alla negatività del pipistrello, rappresenta la speranza di superare l’attuale stato di abbattimento e dell’impossibilità creativa.


Arcobaleno e stella cometa illuminano un tratto di mare, forse l’Adriatico, e le terre in lontananza, quelle veneziane, da sempre più libere alle sperimentazioni scientifiche e alle meditazioni filosofiche in un rapporto più diretto con il mondo orientale.

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Sulla parete dell’edificio, in alto a destra e quasi sfiorato dall’ala sinistra dell’angelo, è scolpito il quadrato magico numerico di quarto ordine, ossia simmetrico, la cui somma dei numeri opposti all’angolo dà 17 (16 +1; 13 +4; 10 + 7; 11 + 6).

Nella credenza rinascimentale si riteneva che combattesse la malinconia di origine saturnina e fu collegato dagli astrologi con Giove.
L’ultima fila di numeri del quadrato può essere letta come la data di realizzazione dell’opera, 1514, ed i numeri 1 e 4 corrispondenti alle iniziali del nome e cognome dell’artista A(lbrecht) D(ürer) oppure sinonimi di A(nno) D(omini).

La sfera e il tetraedro troncato suggeriscono la base matematica dell’arte del costruire, mentre strumenti di carpenteria giacciono inutilizzati al suolo.
Secondo studi recenti il quadrato numerico è strettamente collegato al poliedro che in un disegno preparatorio poggiava su di una grande lastra quadrangolare la cui forma è interamente dedotta dal quadrato magico.








Alle pareti dell’edificio, quasi in posizione speculare, sono appesi una bilancia ed una clessidra;

il primo non solo simbolo di giustizia, ma anche strumento presente in tutte le botteghe degli alchimisti,

l’altro porta con sé varie simbologie: dal lento ed inesorabile fluire del tempo fino alla vanità delle cose terrene.


Il tempo che passa e, quindi, la clessidra, può essere la metafora di una vita regolata che tende a Dio,

al mondo sovrannaturale ed è anche quanto viene suggerito dalla scala che non è solo uno strumento

che serve per innalzare edifici, ma diventa simbolo dell’ascesa dal mondo delle apparenze al mondo

della conoscenza in perfetta simbiosi sia con il credo cristiano che con la filosofia neoplatonica.


Tutto è immobile, un momento di sospensione suprema e un’atmosfera di silenzio, è sottolineato dal levriero accucciato ai piedi dell’angelo quale servitore fedele e quasi sopraffatto dal masso alle sue spalle geometricamente modellato che sembra delimitare uno spazio protetto in cui potersi accucciare e non ribellarsi a niente e nessuno, neanche a quella fame che lo ha ormai ridotto ad una forma scheletrica al limite di una naturale sopravvivenza.


Tutta l'opera, che è conservata al Metropolitan Museum di New York, è composta con i soli colori bianchi e neri con diverse sfumature e tonalità…


 
 
 
 
“Io Albrecht Dürer di Norimberga, all’età di 28 anni,
con colori eterni ho creato me stesso a mia immagine” 
 
 
 
 
 
Fonti da vari siti web 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN




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