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IL FUTURISMO – II PARTE – La pittura – Manifesto.. caratteristiche e storia   Leave a comment

 


Come accennavamo nel primo post dedicato al Manifesto fondante del Futurismo 
la corrente si estende in tutte le discipline artistiche.
 
Iniziamo dalla pittura che ebbe anch'essa un suo manifesto… anzi… più manifesti.


 
 
Gino Severini – Madame M.S. 1915 (1913) 
 
 
 

LA PITTURA FUTURISTA
MANIFESTO E CARATTERISTICHE
 
 
 
Il primo, dell'11 febbraio 1910, fu redatto da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini e Giacomo Balla che poi furono tra i più grandi pittori futuristi.
 
Ecco sulla pittura… certo la regina delle arti futuriste, quanto a numero ed importanza di opere, qual'è il programma che i manifesti annunciano:
un assoluto rifiuto del tradizionale modo di dipingere per giungere ad un ampio rinnovamento sia mediante nuove tecniche (come ad esempio il collage molto usato ad es. dal Boccioni), che con l'esaltazione del movimento, delle macchine e della modernità in genere.
 
 
 
 

 Balla – Trasformazione forma spirito

 
 
 

Leggiamo però proprio su questo aspetto un significativo passo del manifesto del 1911:

“Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono.
Così un cavallo da corsa non ha quattro gambe: ne ha venti, e i loro movimenti sono triangolari.”
 
Il tutto, per la “filosofia” della corrente, deve avvenire nell'ambito di una ricerca che anticipi il futuro.
 
In verità la nascente pittura futurista risente molto di quella della corrente cubista, anch'essa nata anch'essa Parigi (Mont Martre) solo 2 anni prima (1907).
 
 
 


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Luigi Russolo – La rivolta – 1911

 
 

Ma mentre Il cubismo scompone un oggetto e poi lo ricompone in una nuova forma o prospetto il futurismo interseca diverse cose tra loro.
Inoltre mentre il tempo nel cubismo è statico nel futurismo è accelerato… veloce.
 
 
 
Per chi pattina sul ghiaccio sottile, la sicurezza è nella velocità.
Ralph Waldo Emerson

 
 
 
Ed è proprio la velocità… simbolo della modernità… il principale carattere che gli artisti vogliono dare alle loro opere.
 
Come?
 
Molto bella, a mio parere, questa spiegazione del prof. Morante del Liceo Artistico di Benevento(http://www.francescomorante.it/cap_V/V.4.htm).

 
 
 
 

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Boccioni – La città che sale – (New York – Museum of Modern Art)
 
 



“Nei quadri futuristi, la velocità si traduceva in linee di forza rette che davano l’idea della scia che lasciava un oggetto che correva a grande velocità.
Mentre in altri quadri, soprattutto di Balla, la sensazione dinamica era ricercata come moltiplicazione di immagini messe in sequenza tra loro.
Così che le innumerevoli gambe che compaiono su un suo quadro non appartengono a più persone, ma sempre alla stessa bambina vista nell’atto di correre («Bambina che corre sul balcone»).”
 
 

 

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Balla – Bambina che corre sul balcone

  
 

LA STORIA DELLA PITTURA FUTURISTA
(ed in buona sostanza di tutta la corrente)

 
 
La prima mostra si tenne nel 1912 sempre a Parigi… all'epoca capitale mondiale di tutte le avanguardie.
 
L'attività del gruppo dei pittori futuristi aveva però la sede a Milano.
 
La mostra evidenziò la necessità di uniformare le diverse tecniche e tematiche dei vari artisti… che decisero di accogliere in parte la tecnica di scomposizione del cubismo per poter meglio rendere il movimento dei corpi e degli oggetti.
 
Non più, dunque,  precisione di prospettiva e di proporzioni del soggetto dipinto ma l'esigenza di giungere a dare, mediante sequenze di parti ripetute e l'accavallamento o la separazione degli spazi,  la percezione del movimento.
 
La pittura futurista così come fu influenzata da altre avanguardie ebbe a sua volta molta influenza sulle altre correnti artistiche contemporanee…
 
All'estero ebbe molti seguaci soprattutto in Russia.


 
 
 
Natalija Gončarova – Il ciclista
 
 
 
 
 
IL SECONDO FUTURISMO

 
 
A seguito della morte di Boccioni nel 1916 ed il distacco da parte di Carrà e Severini attratti dal cubismo il gruppo, insieme a nuovi artisti,  si trasferì a Roma accanto a Marinetti fondatore del Futurismo.
 
Nasceva così nel 1918 il secondo futurismo che ebbe 2 fasi… la prima legata al postcubismo ed al costruttivismo e la seconda al surrealismo.
 
La novità artistica più importante di questa fase è senz'altro l'Aeropittura.

 
 
 

Tullio Crali 

 


Il gruppo all'arrivo del fascismo si divise tra fautori ed oppositori ma la maggior parte aderì (ricevendone favori)  anche se poi i gerarchi trattarono sempre il futurismo con sufficienza.
 
Pian piano il Futurismo declinò… ma pur senza assurgere ai vertici artistici iniziali ha vissuto alterne vicende ed in realtà non è mai davvero scomparso.
 
Per gli autori che ancor oggi si ispirano al futurismo si parla di Terzo Futurismo.

 
 
 

Enrico Prampolini – Ritratto di Marinetti
 
 

I PIU' NOTI DIPINTI FUTURISTI
 
 
Osserviamo ora alcune tra le opere più importanti dei più famosi pittori della corrente.

 
 
GINO SEVERINI

 
 

 
Ballerina blu
 
 
 
 
Geroglifico dinamico del Bal Tabarin – 1912 – Metropolitan Museum (New York)
 
 
 

 
Il treno blindato – 1915 – collezione Zeisler, New York 
 
 
 
 

GIACOMO BALLA
 
 
 
 
 
Rondini in volo – 1913 – New York – Museum of Modern Art
 
 
 
 

Cane al guinzaglio – 1912 – Albright-Knox Art Gallery (Buffalo)
 
 
 
 
 

CARLO CARRA'


  

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Funerali dell’anarchico Galli (1911)




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Lo spirito del cavaliere occidentale
 
 
 
 

UMBERTO BOCCIONI

 
 
 
La madre

 
 
 
Idolo moderno

 
 
 

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La risata – 1911




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I rumori della strada invadono la casa – 1911


 
 
 
FINE II PARTE
 
 
 
 
Copyright Tony Kospan per il Mondo di Orsosognante
Il post proseguirà affrontando l'esame di altre espressioni artistiche futuriste.


 
 

 Barres ...
Chi desiderasse conoscere la I PARTE del post
relativa alla nascita della corrente
ed al manifesto fondante del Futurismo
può cliccare qui giù.
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IL GRUPPO IN CUI VIVER
L'ARTE…
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Carrà – Il cavaliere rosso



 

La difficile amicizia tra Van Gogh e Gauguin – Il mistero dell’orecchio tagliato.. alcuni loro capolavori e la canzone Vincent   Leave a comment

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Diamo uno sguardo nelle pieghe della storia dell’arte.

Ripercorriamo la storia dell’amicizia

tra 2 dei più grandi pittori di sempre, Van Gogh e Gauguin,

e le ultime ipotesi su un giallo della storia dell'arte…




L'immagine può contenere: 2 persone

Van Gogh e Gauguin

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IL GIALLO DELL’ORECCHIO TAGLIATO DI VAN GOGH

a cura di Tony Kospan



I 2 AMICI PITTORI AD ARLES





Che cosa furono le nove settimane (novembre – dicembre 1888) in cui Van Gogh e Gauguin vissero fianco a fianco ad Arles?




Van Gogh  (Zundert 30.3.1853 – Auvers-sur-Oise 29.7.1890)





Un disastro! Eppure un trionfo, la follia a braccetto del genio, la gioia di creare e la nevrosi di fallire…

Si conclusero con il primo che rincorreva il secondo con un rasoio, con il secondo che saggiamente se ne andava a dormire in albergo, con l’orecchio di Van Gogh tagliata dalla sua stessa mano e offerto come dono a una prostituta locale…

Questa è la classica interpretazione di questo drammatico episodio.




Gauguin (Parigi 7.6.1848 – Hiva Oa 8.5.1903)




Di lì il ricovero in clinica, un mesto saluto, un non più rivedersi.

Vincent morirà due anni dopo, nel 1890, dopo essersi sparato un colpo di pistola al petto, in quella Provenza che lo aveva così tanto segnato, Paul gli sopravviverà  per un decennio e poco più, in un’isola delle Marchesi dove la sua fuga dalla civiltà lo aveva portato, trentasette anni l’uno, cinquantacinque l’altro.




La Casa gialla – Van Gogh




Questo sodalizio ci viene raccontato nella “La Casa Gialla” da Martin Gaylord una biografia parallela tra i 2 grandi artisti…

Questo però è solo l’antefatto storico-artistico… che ci porta ad una nuova ipotesi sulla mutilazione all’orecchio di Van Gogh…




NUOVA IPOTESI SULL’ORECCHIO TAGLIATO DI VAN GOGH




Vincent Van Gogh – Autoritratto con l’orecchio tagliato – (1889)




Un accordo segreto, ma anche la prova tangibile di un’amici­zia al tempo stesso profonda e complicata tra due giganti dell’arte, Vincent Van Gogh e Paul Gauguin.

Il saggio di Hans Kaufmann e Rita Wildegans appena uscito in Germania (L’orecchio di Van Go­gh, Paul Gauguin e il patto del silenzio) ora propo­ne un’interpretazione inedita di un fatto notissimo: non sarebbe stato Van Gogh a tagliarsi l’orecchio nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 1888, ad Arles, ma sarebbe in­vece stato Gauguin a ferire l’amico al ter­mine di un litigio, forse non per motivi ar­tistici, ma piuttosto per colpa di «una cer­ta Rachele».








Il saggio con­ferma anche il legame tra Vincent e Paul e quella tensione, mista a gelosia, che accomunava i due.

Una tensione che il critico Flavio Ca­roli definisce «ben avvertibile già a partire dall’inverno del 1886, che sembrava nasce­re dalla gelosia di Van Gogh per l’amico più ‘forte’ e che vedeva come terzo inco­modo il giovane Émile Bernard».Secondo Caroli l’interpretazione di Kaufmann e Wil­degans «è possibile», anche perché di quell’evento non ci sono documenti certi: «Se non quelli ufficiali del sindaco di Ar­les, la petizione dei cittadini che non vole­vano quel pittore così scomodo e il reso­conto della polizia di un Van Gogh che si presenta in un bordello con il suo orec­chio avvolto nella carta di giornale».I due ricercatori tedeschi sostengono che «l’automutilazione di Van Gogh non è mai stata provata» e che, di fatto, «l’unica testimonianza accertata è quella di Gau­guin ». 






Paul Gauguin – Ritratto di Van Gogh


Infatti Gauguin ce ne parla ampiamente nel libro Avant et après del 1903 e, forse non per caso, dopo l’incidente sarebbe precipi­tosamente ritornato a Parigi per poi fuggi­re a Tahiti.

Gauguin avrebbe mozzato il lo­bo dell’orecchio di Van Gogh con una scia­bola, che poi avrebbe gettato nel Rodano, al termine di un litigio «su una prostitu­ta », Rachele appunto (e non su problemi d’arte) mentre l’amico avrebbe taciuto per proteggerlo (più tardi i due si sarebbero anche scritti).

La mattina del 24 la polizia avrebbe poi trovato un uomo con il volto insanguinato e l’avrebbe fatto ricoverare in ospedale. Scrivono Kaufmann e Wildegans: «La versione tradizionale, quella finora accre­ditata, è basata solo su affermazioni senza prove e sul racconto di Gauguin, che non sarebbe nemmeno stato presente al fatto, un racconto pieno di contraddizioni e di punti oscuri. Non esiste un’inchiesta uffi­ciale e nemmeno un testimone indipen­dente. Van Gogh, per parte sua, non ha mai confermato niente».

 Questa tesi dunque smentirebbe un’au­tomutilazione che avrebbe anticipato il suicidio di Van Gogh 2 anni dopo.





Gauguin – I girasoli


ALCUNE CONSIDERAZIONI



Dunque, nessuna nuova prova. Eppure questa lettura può essere convincente.

Dice Marco Goldin «Sono stupito, ma può essere una lettura co­me un’altra. Certo, il fatto che quel litigio non fosse legato all’arte, ma a una donna, era abbastanza noto» (un fatto che con­traddice la tesi a suo tempo proposta da Bataille e Artaud che videro nell’automuti­lazione di Van Gogh «il simbolo della fol­lia come base dell’arte moderna»).

Vittorio Sgarbi conferma: «Quella dell’automutilazione è una leggenda, per cui anche quest’altra ipotesi può essere valida».

Certo è che, al di là del­l’orecchio tagliato di Van Gogh, sorprende come gli impressionisti continuino sempre ad attirare l’attenzione.

In quella Casa gialla, che fungeva da casa e da studio per i 2 amici, comunque furono creati i dipinti che ammiriamo e che troviamo nei musei di tutto il mondo… e che cambiarono la… Storia dell’Arte… grazie alle loro intuizioni e sperimentazioni.





Camera da letto dell’artista – Van Gogh





L’AMICIZIA TRA I 2 GRANDI ARTISTI CANTATA DA VECCHIONI


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La loro vera e forte amicizia ha fatto nascere questa stupenda mitica poetica canzone scritta da Don McLean e cantata in Italia da Vecchioni, VINCENT, che consiglio di ascoltare con attenzione…  ammirando nel contempo diversi dipinti… di questi 2 grandissimi artisti che il video ci dona…








TONY KOSPAN

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– Post copiatissimo!!!!


– Fonti: immagini e testi da vari siti web


– Impaginazione, libere rielaborazioni e coordinamento.. di Tony Kospan


– Per chi copia tutto il post… è vietato tralasciare il nome del blog e l'autore del post.





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IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L'ARTE… INSIEME
Ripped Note







Artistica e coloratissima.. anche se poco nota.. ecco la scalinata mosaico di San Francisco   1 comment

 
 
 
 
 
 
 



Questa scala è una gemma d’arte nascosta a San Francisco


ma è nota nel web come…


San Francisco’s Secret Mosaic Staircase
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Da lì sopra si possono anche ammirare


alcune fantastiche vedute della città.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ma è essa stessa bellissima da vedere e da… salire (o scendere)
essendo i suoi 163 scalini tutti ricoperti da splendidi mosaici.
 
 
 
 
 
 
 
 


Per la sua coloratissima vivacità è anche definita…


Scala del buonumore.











L’opera si ispira ai famosi passi di Rio de Janeiro.

 
 
 
 
 
 
 
 

E’ stata realizzata
dal ceramista Aileen Barr e dal mosaicista Colette Crutcher
con l’ausilio di 300 volontari in 2 anni e mezzo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’opera è terminata nel 2005.
 
 
 
 

 

 

 

 

Ciao da Tony Kospan





PER VIVER L’ARTE
I N S I E M E





 

S. BOTTICELLI – Il fascino dell’arte rinascimentale ed il trionfo delle allegorie – Biografia e capolavori   Leave a comment

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Sandro Botticelli, ma il suo vero nome era Sandro Filipepi,
è stato uno degli artisti più emblematici del Rinascimento.

Alcune sue opere non è difficile definirle fantastiche,
soprattutto quelle, ancor oggi ammiratissime,
del cd. “Primo Periodo Mediceo“.



La calunnia



BOTTICELLI GENIO DEL RINASCIMENTO
DALLA FAMA ALL’OBLIO FINO ALLA RISCOPERTA
a cura di Tony Kospan







Buona parte del fascino delle sue opere
nasce anche dalla constatazione che egli ha inteso,
attraverso l’affascinante bellezza dei suoi dipinti,
anche donarci dei messaggi, culturali e non solo,
grazie ad allegorie più o meno nascoste.

E’ considerato il pittore più vicino
agli ideali neoplatonici molto “sentiti”
negli ambienti intellettuali ed artistici dell’epoca.





Eppure, anche se vi sembrerà incredibile,
le sue opere,
nonostante la loro stupefacente bellezza,
erano quasi completamente sconosciute
fin quasi alla fine dell’ ottocento,
forse (o soprattutto?)
anche per il giudizio freddino del Vasari.








Poi grazie alla loro riscoperta nell’800
da parte del critico inglese John Ruskin
e per l’innamoramento dei Preraffaelliti
il loro successo non è più tramontato
ed ancor oggi i suoi dipinti sono amatissimi nel web.




Firenze 1.3.1445 – Firenze 17.5.1510 (Autoritratto)



BREVE BIOGRAFIA


Fin da piccolo iniziò a frequentare la bottega del Pollaiolo
che gli instillò il senso della pennellata elegante
che sarà una delle sue più belle caratteristiche.

A 25 anni si stacca dal maestro ed inizia la sua carriera
che subito appare di successo se riceve incarichi importanti
come quello di realizzare il ritratto di Giuliano de’ Medici.



Giuliano de’ Medici (partic.)



A seguito di questo viene preso a benvolere
dalla grande famiglia fiorentina
che fu, in questo periodo (1478 e segg.),
grande  committente di suoi dipinti
come le mitiche “Primavera” e “Nascita di Venere“.



Nascita di Venere



Entrambe furono chieste al Botticelli per “tirar su” lo spirito
di un rampollo mediceo, Lorenzo di Pierfrancesco, affetto
da disturbi mentali che potremmo definire depressivi ed infatti
entrambe queste opere ebbero quale prima sistemazione
Villa del Castello dove questi abitava.



(clicca qui giù se desideri conoscerne i segreti)
Primavera



Entrambe queste opere rivelano lo spirito libero,
curioso, colto ed estroverso
del Botticelli insieme al suo amore per le allegorie.




Botticelli – Madonna dei 6 angeli



Chiamato a Roma, su consiglio di Lorenzo il Magnifico,
è incaricato di affrescare 3 episodi biblici
nella Cappella Sistina “Prove di Mosè”, “Prove di Cristo”
e “La Punizione di Qorah, Dtham e Abiram”.





(clicca qui giù se desideri conoscerne i segreti)
Marte e Venere – 1483



Dagli anni ’90 in poi, a seguito della cacciata dei Medici,
cambia il suo stile, quasi certamente per l’influenza
della severa predicazione del Savonarola
ed a causa di una sua forte crisi spirituale.









Alla fine del ‘400 dipinge 100 pergamene
sui vari temi della Divina Commedia
commissionategli da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici
cugino di Lorenzo il Magnifico e suo amico



Divina Commedia – La voragine infernale




Abbandona allora il tratto elegante e figurativo
per riavvicinarsi con estremo misticismo alla pittura medievale
dipingendo figure più filiformi e chiaroscuri più densi.





Madonna della melagrana

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Tra i più noti dipinti di questo periodo possiamo elencare
“La calunnia”, “Natività mistica”, e “Compianto sul Cristo morto”.




Tondo Raczynski – 1477


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La sua fama però iniziava a declinare inesorabilmente
mentre nel cielo dell’arte fiorentina trionfava Leonardo
e si faceva largo prepotentemente il genio di Michelangelo.

Morì povero e solo nel 1510, a Firenze, dopo grave malattia.


F I N E



– COPYRIGHT TONY KOSPAN

– VIETATA LA COPIA INTEGRALE SENZA RIPORTARE IN MODO CHIARO AUTORE E BLOG





IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE





Botticelli – Simonetta Vespucci nelle sembianze della Venere




Pensieri ed aforismi di grandi pittori… associati a loro opere – I PARTE   Leave a comment




I grandi artisti hanno spesso espresso il loro pensiero
sull’arte e non solo.


Per questo mi fa piacere iniziare una serie di post
in cui assocerò un loro pensiero
ad una loro opera d’arte…

Tony Kospan








I SELEZIONE




La luce è una cosa che non può essere riprodotta
ma deve essere rappresentata attraverso un’altra cosa,
attraverso il colore.
Sono stato contento di me, quando ho scoperto questo.
Paul Cézanne



Cezanne – Il ragazzo dal gilet rosso



Una mattina, siccome uno di noi era senza nero,
si servì del blu:
era nato l’impressionismo.
Pierre-Auguste Renoir



Renoir – Bal au Moulin de la Galette



Beati coloro che vedono le cose belle in luoghi umili
dove invece le altre persone non vedono nulla
Camille Pissarro



Camille Pissarro – Contadine



Il colore è la mia ossessione giornaliera,
gioia e tormento.
Claude Monet



Monet – Passeggiata sulla scogliera



L’unico momento in cui mi sento vivo
è quando dipingo.
Vincent van Gogh




Van Gogh – Caffè all’aperto di notte



Io non credo in un’arte che non nasca da una forza,
spinta dal desiderio di un essere di aprire il suo cuore.
Ogni forma d’arte, di letteratura, di musica,
deve nascere nel sangue del nostro cuore.
L’arte è il sangue del nostro cuore.
Edward Munch




Munch – Donne sul ponte




Il colore è un mezzo per esercitare sull’anima
un’influenza diretta.
Il colore è un tasto,
l’occhio il martelletto che colpisce,
l’anima lo strumento dalle mille corde
V. Kandinsky




Kandinsky



Sono le cose più semplici a darmi delle idee.
Un piatto in cui un contadino mangia la sua minestra,
l’amo molto più dei piatti ridicolmente preziosi dei ricchi.
J. Mirò




Mirò – Il Carnevale di Arlecchino



Nelle nostre vite c’è un solo colore
che dona senso all’arte e alla vita stessa.
Il colore dell’amore.
Marc Chagall




Chagall – Volare



L’arte scuote dall’anima
la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.
Picasso




Picasso – Amanti



FINE I PARTE




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Tamara de Lempicka… vera icona dell’Art Deco – Breve biografia ed alcuni capolavori   Leave a comment

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Un'artista dallo stile unico, raffinato, affascinante ed inconfondibile,

ed una donna dalla vita avventurosa e libera.




Tamara de Lempicka – Autoritratto sulla Bugatti





TAMARA DE LEMPICKA
LA VITA… L'ARTISTA
Tony Kospan








BREVE BIOGRAFIA


Nata in Polonia in una famiglia agiata (ma complicata)
fin da giovanissima mostra un carattere curioso ed intraprendente
con frequenti viaggi per l'Europa e grande interesse per l'arte.

A San Pietroburgo in casa di una zia conobbe
l'avvocato Tadeusz Łempicki che sposò nel 1916.



(Varsavia 16.5.1898 – Cuernavaca 18.3.1980)



Nel corso della rivoluzione russa
grazie al suo impegno ed alle sue conoscenze
riuscì a liberare il marito che era stato arrestato dai bolscevichi.

Vista la situazione russa tutta la famiglia si trasferì
a Parigi dove, nel 1920, nacque sua figlia Kizette.
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Qui con Dalì


 
Qui iniziò un corso di pittura vero e proprio
presso l'Académie Ranson.

Ben presto s'innamorò dello stile dell'Art Déco interpretandolo
però in un modo tutto suo e con assoluta originalità.






Nel 1922 ci fu la sua prima mostra e ben presto divenne famosa.

Nel corso dei suoi tanti viaggi fu anche ospite di Gabriele D'Annunzio
ma rifiutò sempre le sue insistenti avances.

Con lo scoppio della II Guerra Mondiale si trasferì negli USA
col 2° marito (il barone Raoul Kuffner de Diószegh).



Tamara de Lempicka – Arlette Boucard




Le opere “americane” tendenti all'astrattismo, a cui si era avvicinata,
però non ebbero lo stesso successo che avevano avuto quelle precedenti
al punto che non volle più mostrarle.

Morì il 18 marzo 1980 in Messico dove si era trasferita da poco
e le sue ceneri furono disperse, secondo il suo desiderio,
sul vulcano Popocatepetl.



Tamara de Lempicka – Ragazza che dorme – 1935




LO STILE

Le sue opere, pur nel solco della corrente dell'Art Déco,
appaiono originalissime ed uniche 
per il suo stile pittorico affascinante ed inconfondibile…

Lei percepisce e rielabora nei suoi dipinti
la vita e le mode del suo tempo con fantasia e maestria
ma non senza rigore formale.



L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta
Tamara de Lempicka – Ritratto del marchese D'Afflitto – 1925



Numerosi sono poi i ritratti dedicati a personaggi
della sua epoca.

Le sue opere affrontano con chiarezza,
ma senza volgarità, anche il tema dell'amore tra donne
(si è sempre affermata bisessuale).



Il vestito rosso



I soggetti ritratti da lei si stagliano vivi… vigorosi,
quasi capaci di crear soggezione, tanto forte e tanto nitida
appare l'immagine… quasi un trompe-l'oeil.

Lei affermava di non voler copiare nessuno…
e di voler avere uno stile tutto suo…



Donna in verde



Possiamo dire che c'è riuscita in pieno
se le sue opere sono ancor oggi ammirate dappertutto
e vanno per la maggiore anche nel web.








F I N E





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Edward Hopper – Breve ricordo.. anche con diverse opere.. del grande pittore del silenzio e della solitudine   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Parlerò qui di questo grande pittore americano del ‘900
nonché della sua arte “del silenzio” o “dell’incomunicabilità”
e mostrerò le immagini di diversi suoi noti e significativi dipinti
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

EDWARD HOPPER…
OVVERO 
LA POESIA SILENZIOSA NELLA PITTURA
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
(Nyack 22.7.1882 – New York 15.5.1967)
 
 
 
 
Edward Hopper è stato un pittore statunitense
divenuto famoso soprattutto per la sua capacità
di ritrarre il senso della solitudine
nella società americana contemporanea.

Il suo mondo artistico è lontano dalle tendenze
astratte o surreali in auge nella prima metà del 900.






Il suo stile si forma in modo assolutamente indipendente
ma non senza lo studio dei grandi artisti europei dell’800
ed in particolare degli impressionisti.

Per questa sua lontananza dalle grandi mode artistiche dell’epoca
 i suoi dipinti non ebbero per lungo tempo
la considerazione che meritavano.




Prima fila




Il vero grande successo gli arrise infatti solo verso i 50 anni
e precisamente dopo il 1933
anno in cui il MoMa di New York gli dedicò la prima retrospettiva.


 
 
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NIGHTHAWKS – NOTTAMBULI



ANALISI DELLA SUA PITTURA


Le opere di Edward Hopper… “Pittore del silenzio“,  hanno grandi valenze simboliche che esplorano ed anticipano le difficili realtà comunicative della moderna società…

La sua è una pittura “semplice” e lontana da ogni virtuosismo o raffinatezza ma trasmette con forza dei messaggi, anche spirituali, grazie all’uso intenso del colore.

Ogni suo dipinto “fissa” un particolare momento emblematico di una situazione ma può anche esser visto da molte angolazioni.


 
 
 

 Hopper – Autoritratto (partic.)
 
 
 
 
 
 

 
Il tema principale  delle sue opere è l’atmosfera di solitudine soprattutto delle grandi città… dei suoi tempi… ma che tuttavia, a ben vedere, è uguale ancor oggi nonostante l’esplosione del web e le nuove tecnologie di comunicazione anche se celato, o coperto, dal boom dei social network.
 
 
 
 
 
 
Hopper – Sole di mattina
 
 
 
 
 
IL SUO MONDO PITTORICO

 
 
Nei suoi esordi fu molto vicino alla pittura impressionista soprattutto nel suo soggiorno europeo dei primi anni del secolo scorso ed in quelli successivi.
 
Poi però, pian piano, la “rarefazione” della sua pennellata,  in evidente contrasto con la vivacità dei colori, donando un senso di inquietudine, porta a definire la sua… una pittura metafisica
 
La scena dei suoi quadri è sempre silenziosa ed i personaggi dipinti appaiono fermi come se ripresi nell’attimo di un pensiero, di un momento di solitaria riflessione…
 
 


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New York Movie 1939

 
 


 
I suoi dipinti rappresentano quello che appariva già evidente nell’America del primo 900 cioè il senso di vuoto, di alienazione, di grave incomunicabilità soprattutto nelle classi medie delle grandi città americane.
 
Presento ora altri suoi dipinti per meglio evidenziare quel che dicevo e cioè la sua rappresentazione di un mondo sempre più moderno, sempre più avanzato, sempre più veloce… ma che, proprio per questo, gli appare (ed è) moltiplicatore di solitudine ed incomunicabilità…
 
Quel che è certo è che egli coglieva nel segno…

Oggi i suoi dipinti sono amatissimi e vanno per la maggiore ed anzi dirò di più… essi sono anche diventati mitici ed emblematici… del “male di vivere“.
 
 
 
 
 
 
Automat
 
 
 
 
Escursione nella filosofia
 
 
 
 
 
Compartment C Car 293


 
 
 
 
Sera blu



Stanza d’albergo



Silenzio




Guardare il mare


 
 

 
 Tony Kospan 
 

 
 
 

PER CHI AMA L’ARTE…
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Chop Suey (1929)

 
 
 

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