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I FIORI NELL’ARTE – Piccola.. bella e sognante.. antologia floreale dal ‘600 a Van Gogh (e poco oltre)   Leave a comment

 
 
 
 
 
David Burliuk




Siamo pronti a fare insieme,
e comodamente seduti,
un piccolo viaggio nella storia dell’arte…
tutto immerso nei fiori?




Astolfo Petrazzi – Allegoria dell’estate
 
 
 
 

I FIORI NELL’ARTE 
Dal Seicento a Van Gogh


  
 
 
 
La Fiasca fiorita (Cagnacci o Caravaggio) 
 
 
 

La Fiasca fiorita è considerata una della più belle natura morte di tutti i tempi.
L’opera rappresenta ancor oggi un enigma, in quanto nessun studioso è riuscito a scioglierne il mistero dell’attribuzione.
Molti i nomi in campo, più vicini alla realtà restano Caravaggio e Cagnacci.
Unico fatto certo è che si tratta di un quadro eseguito da un maestro della pittura.

 
 
 
 
Brueghel – Ghirlanda di fiori
 

 
 
Il criterio da me utilizzato nella scelta di questi dipinti è stato il rilievo che l’elemento floreale assume nel dipinto che deve esser eguale se non superiore alla figura.
 
 
 
 
 

Gregory Frank Harris – Tra le rose
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Questo originale approccio metodologico, la storia della pittura vista attraverso i fiori, partendo dal naturalismo caravaggesco di fine ‘500 fino all'affermazione della modernità con Van Gogh è stato già utilizzato in diverse recenti mostre tenutesi in Italia ed altrove.
 
 
 
 
Eugène Delacroix – Il cesto di fiori
 
 
 


Nel corso dei secoli, i quadri di fiori o i quadri di figura, dove l’elemento floreale assume un rilievo simbolico hanno raggiunto spesso un’intensità ed un’originalità estetica assai elevata.


 
 
 
 
Otto Scholderer – La composizione floreale
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A testimoniarlo i capolavori di Caravaggio, Cagnacci, Gentileschi, Dolci e altri grandi pittori che hanno eccezionalmente dipinto quadri di fiori, ma anche di Rembrandt, ad esempio, quando ritrae la moglie come Flora.

 
 
 
 

Juan de Arellano – Fiori variopinti

 
 
 
 
L’osservazione di tante belle opere floreali potrebbe… forse… aiutarci se non a risolvere, almeno ad avvicinarci al mistero ancora racchiuso nella straordinaria bellezza della Fiasca fiorita.
 
 
 
 
 
 Louis Marie de Schryver – Il carrettino dei fiori
 
 
 
 
Paul Cézanne – Frutta e vaso di fiori
 
 
 
 
 
 
 Sidney Harold Meteyard – Fiori di melo
 
 
 
 
L'arte floreale è presente anche nel soprannome “Mario de’ Fiori”  di questo artista romano molto apprezzato nelle Corti Europee del '600
 
 
 
 
 
Mario Nuzzi detto Mario de’ Fiori – Autoritratto con valletto e fiori 
 
 
 
 
 
Mario Nuzzi e Lauri – La Primavera
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E se nel ‘700 il tema floreale sembra perder importanza, nel secolo successivo se ne registra una forte e decisiva ripresa.
Mentre però molti specialisti riducono la loro pittura di fiori ad una produzione altamente specifica e inevitabilmente commerciale, sono invece i protagonisti dei maggiori movimenti (dal Romanticismo al Realismo, dall’Impressionismo al Simbolismo) a riprendere questo genere dandogli nuovi significati… nuove valenze.
 
 
 
 
 
 
Monet – Woman with a parasol in the garden at Argenteuil – 1875



Monet – Nel prato




Jean-Francois Millet – Il bouquet di margherite

 
 


Artisti come Hayez, Delacroix, Courbet, Manet, Monet, Cezanne, Renoir, De Nittis, Boldini, Zandomeneghi, Klimt, Van Gogh e Previati si sono applicati nel dipingere fiori

 
 
 
 
 
Hayez – Fiori
 
 
 
 
 
Van Gogh – Vaso con girasoli





Van Gogh Ramo di mandorlo in fiore
 
 
 
 
ispirandosi però alla volontà più moderna di scardinare gli schematismi seicenteschi unendo a nuove valenze simboliche la magia della pura visione dell’occhio dell’artista che registra le impressioni della natura fino a creare una realtà superiore, quella dell’arte.
 
 
 
 
 

Van Gogh – Iris


 
 
 
 
Ovviamente le immagini qui proposte… non esauriscono,  neanche lontanamente il mondo dell'arte dei fiori.

Il post però non finisce qua!

 
 
 
 

 

 

 
Infatti in questo video, dedicato anch'esso ai fiori nell'arte, possiamo ammirare tantissimi altri dipinti.
 
E' il bellissimo e famosissimo video “Duetto dei Fiori” con immagini floreali di pittori fiamminghi del XVII sec. e musica classica… scomparso dal web… ma per fortuna ritrovato anche se con diverso titolo…

Buona visione…

Se vi va, dite quale dipinto floreale vi piace di più…
 
 
 
 
DUETTO DEI FIORI
 
   
Daniel Seghers
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 

 
 
 
IL GRUPPO IN CUI VIVER L'ARTE…
INSIEME

 


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Renoir – Rose




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Paolo Uccello – Mini biografia ed alcune note opere del grande pittore del ‘400   Leave a comment

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 Caccia notturna
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Il suo vero nome è Paolo di Dono, ovvero Paolo Doni,
ma è noto a tutti come Paolo Uccello.

Su di lui, nel corso dei secoli ha pesato il giudizio bivalente
del Vasari che, pur apprezzando l'eleganza dei suoi dipinti,
lo criticava per l'eccessiva presenza di aspetti prospettici.



Pratovecchio 15.6.1397 – Firenze 10.12.1475



Il nome d'arte Paolo Uccello, sempre secondo il Vasari
sarebbe nato per la sua passione per la pittura di animali
ed in particolare di uccelli ed aggiungeva,
con un pizzico di cattiveria..
dato che non poteva permettersi di averli realmente“.



Tebaide


BREVISSIMA BIOGRAFIA


Poco si sa dei suoi inizi salvo che fu nella bottega
di Lorenzo Ghiberti.

Dopo un primo periodo veneziano lavorò quasi sempre a Firenze
con intervalli lavorativi a Prato, Padova ed Urbino.



2 Angeli e 2 diavoli
(Notare il gioco delle prospettive N.T.K.)



BREVISSIMA ANALISI

Pittore della generazione di Masaccio e di Brunelleschi
amò molto il rigore prospettico
e la plasticità della resa pittorica
sulla base dello stile gotico internazionale.

Però la sua è una prospettiva quasi di fantasia
in quanto poco si cura dell'insieme
ma solo dei singoli soggetti ritratti
unendo poi il tutto con estro…
ed ogni volta in modo diverso.



Monumento equestre a Giovanni Acuto


ALTRE SUE OPERE


Come sempre per comprendere un artista
la cosa migliore resta il dare uno sguardo attento
alle sue opere principali.



Natività di Maria



La presentazione di Maria al Tempio



La Battaglia di San Romano,
 un trittico su 3 pannelli ed oggi in 3 musei diversi
è forse il suo dipinto più rappresentativo.



La Battaglia di San Romano – 1




La Battaglia di San Romano – 2




La Battaglia di San Romano – 3




San Giorgio e il drago




F I N E



PER CHI AMA VIVER L'ARTE
I N S I E M E

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Paolo Uccello – Miracolo dell'ostia profanata – 4° scena

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Lucian Freud.. uomo e pittore dalle tinte forti e dallo stile intenso.. libero e senza tabù   Leave a comment

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“Descrivo me stesso ed il mio ambiente,
le persone a cui voglio bene,
le mie stanze e ciò che conosco”
 
 
 
 
 
 
 
 
 
OMAGGIO A LUCIAN FREUD
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 
(Berlino 8 dicembre 1922 – Londra 21 luglio 2011)
 
 
 
 
 
E’ stato uno dei pittori più influenti degli ultimi 50 anni
ed un artista di fama internazionale
nonostante si sia tenuto sempre fuori dalle correnti ufficiali…
 
 
 
 
 

Autoritratto

 

 

Benché nipote di Sigmund Freud la sua fama
è nata e si è diffusa solo per aver contribuito a ridefinire
l’arte contemporanea.
 
 
Nato in Germania, dopo l’avvento di Hitler,
la sua famiglia si trasferì a Londra nel 1933…
perché il padre intuì presto che per gli ebrei
sarebbero giunti momenti tremendi…
 
 
 
 

Una sua immagine da giovane

 
 
 
 
La sua prima opera fu anche la sua unica scultura
che però gli valse l’iscrizione alla Central School of Arts and Crafts
ma poi i suoi studi si interruppero per partecipare alla guerra
prestando servizio nella Marina Britannica.
 
 

Pur essendo di famiglia ricca ed in vista
Lucian Freud
si è sempre tenuto ai margini del bel mondo
ma ha vissuto allo stesso modo l’arte e la vita
e cioè senza freni… senza regole e senza tabù…
 
 
 
 

 
 
 
 
Le sue opere giovanili sono espressione della sua solitudine
anche se era molto legato a pittori
del calibro di Francis Bacon ed Edward Hopper
con i quali avvenne un mutuo scambio di artistiche influenze…
 
Esse mostrano anche un chiara ricerca del reale
con l’accettazione di una visione concettuale
che con gli anni crescerà sempre di più…
 
 
 
 
 
 
 
 
Nel 1954 rappresenta la Gran Bretagna
alla XXVII Biennale di Arti Visive di Venezia
 insieme a Francis Bacon e Ben Nicholson.
 
 
Dal 1979 il suo successo si estende sempre di più… 
attraverso mostre sempre più numerose
ed espone anche in Giappone e negli Stati Uniti.
 
 
 
 
Ritratto di Francis Bacon
 
 
 
 
Dal 1983 dopo l’onorificenza di “Companion of Honour
riceve di continuo onori ed apprezzamenti
finendo con l’esser l’artista più pagato al mondo…
fino alla sua morte avvenuta il 21 luglio 2011.
 
 
 
 

Donna con cane bianco

 
 
 
 
LO STILE
 
 
 
 
Il suo stile è di difficilissima catalogazione…
possiamo solo dire che si muove nell’ambito figurativo
ma ogni suo dipinto appare quasi un unicum
benché poi si possano notare delle linee costanti.

Una di queste è la deformazione di volti ed oggetti
caratterizzata però da intensa e potente espressività.

 

 

Giovane donna

 
 
 
Le caratteristiche principali delle sue opere
si possono poi racchiudere,
oltre che nell’analisi impietosa, nuda, cruda e senza tabù
della verità dei corpi umani,
anche in un particolare piacere di esibire senza problemi
anche il suo mondo personale 
e la stessa ambientazione in cui opera…
 
 
 
 
 Jerry Hall (attrice ed ex moglie di Mick Jagger) mostra il dipinto fattole da Lucian Freud
 
 
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Da notare infatti che in molte sue opere appaiono
modelle sdraiate su stracci inzuppati di colore,
macchie di vernice in giro su pavimento e pareti,
nomi e numeri di telefono sui muri del suo laboratorio
insieme a tanti altri particolari…
grazie ai quali l’autore vuol proprio condividere
i suoi spazi ed i suoi artifici compositivi.
 
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image
 
 
 
 
Tra i tanti ritratti spiccano quelli famosi
della Regina Elisabetta
e della supermodella Kate Moss
che, come sempre accade nei suoi dipinti, appaiono
senza alcun tipo di abbellimento estetico.





 
 
Famosa e significativa è questa sua risposta…
 

“Cosa chiedo a un dipinto?
Gli chiedo di stupire, disturbare, sedurre, convincere”
 
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I soggetti scelti dall’artista sono quasi sempre parenti,
amici o persone a lui vicine
e li fa rimanere in posa anche per molte ore di fila.
 
 
 
 
Ib and Her Husband dipinto nel 1992.
Un profondo e intrigante ritratto della figlia Isobel e del suo compagno.
 
 
 
 
Per realizzare un dipinto impiega anche un anno
e per un’acquaforte diversi mesi.
 
 Sono celebri i suoi nudi soprattutto femminili…
visti però, come si diceva su, in una cruda personale visione
ed a tal proposito amava dire:
 
”Voglio che la pittura sia carne”

 

 

‘Benefits supervisor sleeping’
(‘L’ispettrice dei sussidi addormentata’)
 
 

 
 
L’opera e la modella… Sue Tilley… una delle sue  “muse”
 
 
 

– Il critico Richard Dorment, sul Daily Telegraph sostiene,
in sintesi, che
“la bravura di Freud non è tanto nello stile pittorico,
 ma nel modo in cui egli si relaziona con la sua modella,
nel modo in cui reagisce a lei,
in quello che sceglie di raccontare al mondo di lei
(ed anche di sé stesso).”

(web)
 
 
 
 

 
 
 
 
Se ci fa piacere, possiamo ora attraverso questo video,
approfondire ancor di più  la conoscenza dell’artista
e delle sue opere…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TONY KOSPAN






PER CHI AMA VIVER L’ARTE

I N S I E M E






Ilaria del Carretto “sposa d’Italia” – Il monumento amatissimo.. la storia di Ilaria e la poesia di Pasolini   4 comments


 

Un'eccezionale opera d'arte,
vero bellissimo inno alla maternità
trasferito nel marmo,
che emoziona da secoli.
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ILARIA DEL CARRETTO
 LA VITA – L'OPERA D'ARTE – LA POESIA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA STORIA D'ILARIA
 
 

Ilaria ha lasciato questo nostro mondo parecchi secoli fa ed ora le sue ceneri riposano tranquille
in un grande sarcofago di marmo posto nella sacrestia del Duomo di San Martino a Lucca…
una delle più belle città medievali della Toscana.

Ilaria nacque nel 1379 in una nobile famiglia… il padre, Carlo, era Marchese della Liguria Occidentale.
 
Gian Galeazzo Visconti signore di Milano per rinforzare l'alleanza contro la Signoria  di Firenze
propose all’amico Guinigi di risposarsi con la marchesina Ilaria.

Di lei si diceva che era di grandissima bellezza e molto ben educata ed inoltre il matrimonio
giovava a stabilizzare i rapporti politici dell'epoca.

Il padre accettò con piacere ed a 24 anni Ilaria lasciò il natio castello per sposarsi a Lucca in modo sfarzosissimo…

Dopo un viaggio di nozze nei vasti possedimenti del marito si stabilirono a Lucca e qui
Ilaria alla vigilia di Natale del 1404 diede alla luce il primogenito Ladislao.

L'anno dopo però, nel dicembre 1405, nel dare alla luce Ilaria Minor, morì tra indicibili dolori.

 

 

 

 

Anche i figli non ebbero vita lunga per tragiche, ma ahimè classiche, vicende degli intrighi dell'epoca…
così come lo stesso marito di Ilaria che fu deposto da una rivolta dei notabili di Lucca
ed a cui non solo fu tolto tutto ma furono anche distrutti tutti i suoi beni e perfino le tombe di famiglia…

Ma… ma i rivoltosi si fermarono, per fortuna, dinanzi alla sacralità del sarcofago
contenente le spoglie di Ilaria…che però vennero disperse.

Benché gli storici dell'arte siano divisi su quest'opera in ogni caso questo monumento funebre,
davvero unico per magnificenza e bellezza, è lì a testimoniare e ricordare in modo sublime
il senso della caducità della vita ed il silenzio eterno della morte… ma anche il grande amore
che doveva albergare in chi volle commissionare un simile gioiello marmoreo.




 

 



Ed infatti è impossibile non emozionarsi… non commuoversi…

nell'osservar quest'opera

che da secoli è universalmente ammirata (ed amata).




L'OPERA D'ARTE


 
 
 
Sopra il sarcofago c’è la statua con la sua immagine, che pur nella tranquillità del sonno perenne, esprime sia una dolce sofferenza di madre che non ha potuto veder crescere la propria creatura ma anche tanta serenità per averle donato la vita in cambio della sua.


L'opera marmorea affascina non solo per la bellezza del viso o per l’armonia del corpo modellato dal vestito, ma anche e soprattutto per quella nobiltà d’animo e quel profondo senso di maternità che emana in un modo che colpisce ed emoziona.
 
 
 

Il sarcofago (particolare)

 
 

 
Jacopo della Quercia, autore di quest’opera commissionata dal marito, è stato veramente grande non solo nel ricostruire l’aspetto fisico , ma soprattutto nel dare a questo freddo marmo davvero un’anima.
 
Narra Sgarbi che Ilaria è stata la prima donna che ha amato… ma non so proprio se lei poi avrebbe contraccambiato.
 
Ai piedi del sarcofago c'è un cane e penso che sia stato posto lì perché simbolo della fedeltà.

 
 
 
 
Il cane – dal sito… Stilearte.it
 
 
 
 
LA POESIA
 
 
 
Anche Pasolini dedicò dei versi
(come aveva già fatto D'Annunzio)
 a quella che per la sua storia e la sua bellezza
è considerata la… Sposa d’Italia”.

Eccoli…
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Dentro nel claustrale transetto
Come dentro un acquario, son di marmo
Rassegnato le palpebre, il petto
dove giunge le mani in una calma
lontananza. Lì c’è l’aurora
e la sera italiana, la sua grama
nascita, la sua morte incolore.
Sonno, i secoli vuoti: nessuno
Scalpello potrà scalzare la mole
tenue di queste palpebre.
Jacopo con Ilaria scolpì l’Italia
perduta nella morte, quando
la sua età fu più pura e necessaria



 
 

 

 

  


L'OPERA IN VIDEO


 

Possiamo infine ammirare quest'opera eccezionale

insieme alla Cattedrale di San Martino a Lucca,

in modo ancor più approfondito grazie a questo video.

 

 

 


FINE

 

 

FONTI VARI SITI WEB – COORDIN. E IMPAGINAZIONE TONY KOSPAN
 
 
 
 
 

IL GRUPPO DI CHI AMA L'ARTE
IN SENSO LATO
Ripped Note
 
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Dal sito… “Dovealucca.it”



 

I MORTICELLI – Dipinto di F. P. Michetti triste ma interessante – Immagini.. breve analisi e la poesia di D’Annunzio   3 comments


Un dipinto molto triste ma nel contempo molto interessante è “I morticelli” del pittore e fotografo abruzzese Francesco Paolo Michetti appassionato cantore del mondo rurale e del folklore della sua regione.




Autoritratto (Tocco da Casauria 4.8.1851 – Francavilla al Mare 5.3.1929)




Rappresenta la scena molto dolorosa di un funerale di un neonato sul mare.
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Più che un dipinto sembra mostrare la storia dell'intero percorso di coloro che partecipano in varie forme all'evento ed è paragonabile ad una scena cinematografica.
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L'impressione è agevolata anche dalla forma del dipinto, rettangolare e lunga, che lo fa apparire come un fregio.







In verità non appaiono manifestazioni forti di dolore tranne quella del vecchio incurvato che regge il catafalco.
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Infatti i colori del mare, della natura, dei vestiti e dei volti dei personaggi ci donano una visione dell'evento composta ed accettata come fatto naturale benché doloroso.







Ricordiamo che all'epoca, fine '8oo, la mortalità infantile era ancora molto frequente.
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Inoltre risalta agli occhi come il dipinto presenta precise scene di gruppi di persone che possono essere viste anche come dipinti a sé stanti.







Il dipinto fu replicato quasi identico dall'autore 4 anni dopo (“Il morticino”).
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L'amico D'annunzio, abruzzese come lui, apprezzò a tal punto la lunga scena del dipinto che le dedicò i versi che seguono:


“Stagna l’azzurra caldura (…)
Vien per la spiaggia lento il funereo
corteo seguendo croce e cadavere:
sol qualche risucchio di fiotto,
qualche singhiozzo di strozza umana
a tratti a tratti rompe il silenzio
greve (…)
Dietro la croce, dietro il cadavere,
con litanie lunghe, allontanasi,
va va va la pia carovana
sotto la tragica luce immensa.”

da Canto Novo, 1882













IL RATTO DI PROSERPINA – Storia ed analisi del mitico capolavoro del Bernini.. anche con immagini e video   Leave a comment






Il “Ratto di Proserpina” è un gruppo scultoreo


dell’architetto e scultore napoletano Gian Lorenzo Bernini 




(Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680)



L'opera del Bernini, autore anche delle note…“Apollo e Dafne” e “David”,


era destinata dal committente, Scipione Borghese,
ad arredare Villa Borghese.







Ma solo qualche mese dopo, per motivi non noti,


Scipione Borghese dona la scultura al nipote del nuovo papa Gregorio XV.




La mano nella carne



L'opera, benché di un  Bernini giovane,


appare come un’opera pienamente barocca, matura, dinamica

 
e densa di dettagli per descrivere in modo completo il mitico rapimento.







Non viene trascurato alcun dettaglio,  c'è perfino Cerbero (sotto),

 
il cane che con le sue tre teste protegge l'operazione.




Cerbero, il cane a 3 teste alla base della scultura



La fantastica bellezza di questo gruppo scultoreo è dovuta ai curatissimi dettagli,


alla resa della torsione dei corpi che esprime il pathos dell'azione,


ed al fatto che è ammirabile da qualunque punto lo si osservi


benché quello principale sia quello frontale.







I dettagli più evidenti sono anche la lacrima che solca il volto di Proserpina

 
che esprime la sua disperazione nello sforzo di fuggire,

 
la mano di Plutone che affonda nella carne di Proserpina per bloccarla,


la morbidezza della veste che mostra il corpo della dea.




Il volto con le lacrime




L'insieme dona allo spettatore l'idea d'esser davanti ad una scena vera.







L'eccezionale e plastico realismo dell'opera, pur nell'ambito del barocco,


è capace di donare grandi emozioni a chi la osserva


ed evidenzia la suprema abilità del Bernini che, anche grazie alle opere successive,


è considerato come uno dei più grandi scultori di tutti i tempi.




OBIETTIVO ARTE
IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L'ARTE… INSIEME



 (Versione video Facebook)




Fabrizio Clerici.. pittore del ‘900 – Breve ricordo anche con alcune opere della sua arte visionaria.. enigmatica.. originale ed elegante   Leave a comment


  


 

 

 

Fabrizio Clerici… pittore di archeologie fantastiche

è considerato

il più visionario artista italiano del Novecento

anche se è poco noto alle masse. 



I suoi dipinti sono molto amati dalla popstar Madonna

 

 

 


(Milano 15.5.1913 – Roma 7.6.1993) 

 

 

BREVE BIO

 

Nato nel 1913 a Milano nel 1920 si trasferisce a Roma dove si laurea presso la Scuola Superiore di Architettura nel 1937.

Roma con i suoi monumenti, la sua architettura e la spettacolarità delle manifestazioni religiose è fondamentale per la formazione della sua visione artistica si guardi giù in tal senso “Sonno Romano” del 1955.

Notevole influenza ebbero poi gli incontri con i più grandi artisti della sua epoca ed i suoi viaggi. 

 

 

Qui con Moravia

 

 

Oltre alla pittura, a partire dagli anni 50, si dedicò con passione anche alla creazione di scene per il teatro… collaborando con vari registi tra cui Strehler… ed ad una grande vetrata per la Basilica di San Domenico di Siena nel ’57.


La sua attività artistica si svolse fin quasi alla fine della sua vita. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1993, è stato creato un archivio delle sue opere in suo onore e secondo i suoi desideri.
 

 

 

 
 
 
 
ENIGMA FABRIZIO CLERICI

LAURA LARCAN 

 

 

 

 


Accadde un giorno del 1990 che Jean Paul Gaultier, quello che stava per diventare uno degli stilisti più eccentrici e geniali del fashion system, visitando il Museum of Modern Art di New York s’imbatté nel “Duo per arp“, quadro d’una sontuosa suggestione mitica del 1944 di Fabrizio Clerici.
Gaultier si fermò a contemplarlo a lungo, gli ricordava molta fotografia surrealista parigina degli anni Sessanta.
Ne rimase folgorato.
Chiese subito informazioni, voleva assaporare questo Clerici che lo gustava molto!
Quel 1990, stava per essere l’anno esplosivo del designer francese anche perché la popstar Madonna gli aveva affidato il disegno e i costumi del suo Blond Ambition Tour.
 
 
 
 

 
 
 

E quel Clerici, quelle tracce di genio romantico e apocalittico, facevano al caso suo. Accadde, allora, che Gaultier regalò alla Material Girl, per una scena del concerto, la più segreta reinterpretazione di arte italiana, nella storia del costume e della moda, di “Solo per Arpa”, citando un’opera del 1946.

Galeotto fu Gaultier.
Perché anche Madonna impazzì per quell’italiano che dipinge pastiche di fantasia e fantascienza infarciti di decadenze antiquarie, tra grandiosità di un’archeologia romana e orientalismi esuberanti che evocano universi paralleli. E quattro anni dopo, quando scrive la sceneggiatura del videoclip “Bedtime story” invoca l’occhio di Horus, proprio come fa Fabrizio Clerici nelle sue opere. Quella di Madonna è stata la celebrazione più sensazionale che il pop abbia mai offerto all’arte “fantastico visionaria italiana”, con un tributo all’iconografia di Fabrizio Clerici. E mentre la sua bocca comincia a scandire “Today is the last day that I’m using words”, la sua faccia somiglia a quelle che Clerici ha disegnato nei “Testimoni oculari” del 1943 e nei “Testimoni oculari” del 1946.  
 
 
 
 

 
 
 
 
 
E questo maestro del Novecento (1913-1993), ma allo stesso tempo così avulso dai canoni delle avanguardie storiche, così profondamente colto ma anche inattuale, così permeato di una componente visionaria di derivazione onirica, ma sempre così razionale nell’articolazione delle immagini, così “stendhaliano” nelle sue suggestive scenografie evocatrici di archeologie fantastiche, ma anche così attento alla letteratura fantascientifica che a sua volta diventa nutrimento per i film di fantascienza, dal Pianeta delle scimmie a 2001 Odissea nello Spazio, questo maestro della pittura calligrafica e dell’indeterminatezza temporale, di architetture fossili, di ruderi e rovine di civiltà antiche che rimandano a scoperte temerarie ma anche a viaggi della mente, di miraggi sospesi in paesaggi fantastici, dove l’enigma sembra essere il Dna di un’iconografia germogliata dalla fascinazione per Böcklin e per De Chirico, per Ernst e per Tanguy, per Kircher, ma anche per Signorelli, questo maestro di utopie e catastrofi figurative, di cui Alberto Savinio scrisse in “Ascolto il tuo cuore città” (1944) “Fabrizio del resto è così naturalmente stendhaliano, nell’animo, nel carattere, nel costume, che per una volta mi è consentito credere che la natura ha fatto le cose a dovere”…
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
La sua è una produzione “visionaria”, bizzarra, affabulatoria e ossessiva. Fabrizio Clerici esordì nel ’49 come pittore relativamente tardivo, quando aveva trentasei anni e un passato già da disegnatore e scenografo, ma con in mente un’opera che fondeva con assoluta audacia le suggestioni del Piranesi, l’autorevolezza negli studi sull’antichità classica del gesuita ed erudito tedesco del XVII secolo Athanasius Kircher, le romantiche e struggenti evocazioni del sublime di Caspar David Friedrich e le simbologie decadenti e misteriose di Arnold Böcklin, trasferendone i codici figurativi e di ricerca nel suo paesaggio contemporaneo, inevitabilmente intriso di inquietudini ed introspezioni.
Un’opera che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali per la sua opera. Dal MoMA al Guggenheim di New York, dal Centre Pompidou di Parigi al Puskin di Mosca, dai musei Vaticani a prestigiose collezioni private e pubbliche, le sue opere sono parte importante e significativa dell’arte italiana del Novecento.
E questa componente di spettacolarizzazione sul baratro di una teatralità effimera e magniloquente, rimasta forte, quasi incandescente, nelle sue opere sempre pregne di un carisma ambizioso, costante nella sua grandeur surrealista, che non cederà il passo a nessun’altra ricerca di impronta neoavanguardista, conservando sempre la sua aulica e algida poetica, estranea, intenzionalmente sorda a qualsiasi dibattito del secondo dopoguerra.
 
 
 
 
 

 

 

Forse un suo limite? Forse una sua spasmodica ancora di salvezza nel tourbillon di prove d’autore che hanno imperversato nel secondo Novecento. Sicuramente una cifra stilistica che ne ha segnato, nel bene e nel male, tra successi e critiche, il peso di un’identità nella storia dell’arte contemporanea. Una carriera, quasi quarantacinque anni di arte complessa e colta, densa di raffinati riferimenti culturali, fitta di virtuosismi surreal-metafisici, alimentata di umane inquietudini che hanno tormentato il secolo scorso, documentata da un percorso di oltre cento opere, fra dipinti, disegni e bozzetti di scena provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, a ricostruire l’evoluzione visionaria di Fabrizio Clerici, dai famosi labirinti alle composizioni fantastiche di immaginari paesaggi archeologici, dagli interni di matrice onirica, le cosiddette “stanze”, alla serie dedicata alle figure e ai simboli dell’antico Egitto, fino alle opere ispirate a Friedrich, Böcklin e Signorelli.
 
 
 
 
 
 

Sonno Romano – 1955

 
 
 

Roma sarà decisiva per la sua maturità immaginifica. Arriva da Milano all’età di sette anni, si laurea in architettura a ventiquattro, e si innamora dei suoi monumenti antichi, della pittura e dell’architettura rinascimentale e barocca che lo influenzarono fortemente. E’ tutto l’apparato teatrale, folclorico e mistico della città che lo seduce.

Sempre a Roma, negli anni della guerra, si appassiona agli studi scientifici di Athanasius Kircher, agli anamorfici di Erhard Schön e a quelle teorie ottico-prospettiche del Padre Jean-Francois Niceron dell’ordine dei Minimi.
In piena Roma città aperta incontra Leonor Fini, che gli regala il senso tangibile dell’atmosfera di magia infusa nelle sue opere. Ma gli anni Quaranta sono anche gli anni in cui frequentava Alberto Moravia, Elsa Morante, Renato Guttuso, che lo ritrarrà negli anni settanta con de Chirico e Savinio nel dipinto “Caffè Greco“.
L’incontro con Tristan Tzara, la collaborazione con Lucio Fontana, l’amicizia con Salvador Dalì, sono tutti eventi che ne accentuano la creatività eccentrica.
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
Poi arrivano i viaggi, le sue peregrinazioni nel Medio Oriente, negli anni Cinquanta, l’Egitto e successivamente la Siria, Giordania, Libia, Cirenaica e Turchia, che gli regaleranno i temi che gli saranno sempre cari, i Miraggi e i Templi dell’uovo, cicli di costruzioni utopistiche nei deserti, che si sviluppano a spirale partendo da un nucleo centrale dove ha sede un ipotetico uovo primigenio.
Viaggi che gli infonderanno la dimensione mitologica, quel senso di fatalità quanto mai vivo nelle sue tele.
Alla pittura, che si evolve secondo l’indirizzo sempre più fantastico e magico, si dedica al teatro.
Al ritorno dall’Egitto, Giorgio Strehler lo invita a creare le scene per La Vedova scaltra di Carlo Goldoni. Non è il primo, e non sarà l’ultimo.
Anche Federico Felllini non riuscì a resistere all’eloquente ambiguità dell’immaginario fantastico di Clerici, come raccontano i bozzetti per “Tre passi nel delirio”, del 1968.
 
 
 
 
 

 

  

 
 
 
Testo di Laura Larcan, per una mostra, leggermente adattato al post… da T.K.
Diverse immagini dal sito ARCHIVIO FABRIZIO CLERICI
Impaginaz. T.K.
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
 
 

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