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Buona settimana in poesia.. “Camminando” R. Perin – arte Fragonard – canzone “Pazzo di lei”   Leave a comment

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Fragonard

 

 

 

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Nel primo bacio d’amore rivive il paradiso terrestre.
Lord Byron
 
 
 

 
 
 
Fragonard – La lettera d'amore
 
 
 
 
CAMMINANDO

~ Roberto Perin ~

 

Camminando nei tuoi pensieri
ho incontrato riflessi
di sole ridenti.
Ho parlato con nuvole tristi,
arcobaleni radiosi.
I miei passi hanno
sfiorato sassi di cuore,
perle scappate dalla
loro prigione
per cavalcare l’onda
della libertà.
Ho visto un fiore
che dipingeva sorrisi,
imbottigliava profumi
di pelle innamorata.
Camminando nei tuoi pensieri
ho incontrato vecchi
ricordi di fanciulla,
legati con fiocchi rosa,
profumati di verginità.
Dolci ricordi di mani
fra i capelli,
note di una ninna nanna
intonata da voci sicure.
Ho visto un cappello,
con una tesa seria ma orgogliosa.
Balocchi che giocavano
con una bimba felice.
Ho visto della cenere di spine
bruciate sul rogo della libertà,
racchiuse dai muri dei ricordi,
in celle buie e segrete.
Ho visto un cielo di bolle
colorate di giallo grano,
di verde cespuglio,
di rosso papavero.
Ho visto uno spazio
libero per l’amore.
Ho visto te.
 
 
 
 

Fragonard – La bella lettera

 
 
 
 

 

 

 




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Fragonard – La bella lettrice



IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE – I nativi americani e la ricerca dell’armonia con se stessi e con la natura   Leave a comment

 

 

 

 

 

 

Una bella ed a mio parere… vera… riflessione
sulla differente visione della vita
tra i Pellerossa e l’Uomo Bianco…
ed i primi appaiono ben più vicini di noi
allo spirito della Natura…
ed al rispetto per il Pianeta che ci ospita…
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE…

 
 
Un indiano Taos Pueblo incontrò un giorno il più famoso discepolo di Freud, Carl Gustav Jung, il quale era alla ricerca della propria ombra, e gli disse:
«I bianchi vogliono sempre qualcosa. Ma che cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa. Sono sempre inquieti, turbati. Non sappiamo cosa vogliono. Non li comprendiamo. Pensiamo siano pazzi».
Nelle parole dell’indiano Jung trovò conferma di ciò che aveva già da tempo intuito: il mondo dell’uomo bianco è Koyaanisqatsi, un mondo disarmonico, privo di equilibrio.
Un mondo malato al quale la saggezza degli Indiani d’America può recare giovamento. Affinché l’uomo bianco possa vivere dentro le stagioni, nel cuore della vita, in armonia con se stesso e con la natura.

Nella cultura indiana il percorso di risanamento dell’anima ha delle tappe ben precise che devono essere rispettate: innanzitutto le quattro direzioni dei punti cardinali e, poi, il rapporto con la terra come madre dell’universo e con il cielo come dimora degli spiriti. Il processo si completa nel cerchio sacro, una forma che diventa il simbolo dell’armonia tra gli uomini e ciò che li circonda.
Questo viaggio senza fine, perché il miglioramento fisico, emotivo, mentale e spirituale non può mai essere completato, è lo scopo dell’esistenza di ogni Indiano, qualunque sia il gruppo tribale d’appartenenza.
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
Le quattrocento nazioni originarie del continente nordamericano erano caratterizzate da differenze marcatissime a livello geografico, sociale, linguistico e culturale. I Lakota-Sioux si muovevano liberamente nel grande `oceano d’erba’, le praterie e pianure sconfinate che si estendevano dalla Valle del Mississippi alle Montagne Rocciose. Erano nomadi che, spostando le proprie tende (tipi), seguivano le migrazioni del bisonte in cerca di nuovi pascoli. Gli Zuni e gli Hopi, stanziati nell’arida terra del sud-ovest americano, ricavarono le loro case dal deserto. I Cherokee praticavano l’agricoltura. Avevano un sistema sociale preciso basato su principi democratici e si organizzarono in insediamenti piuttosto ampi. Gli Tsimshian vivevano sulle coste nordoccidentali del Canada. I Chippewa e i Wintu appartenevano al gruppo degli Indiani dei boschi.
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
Ma un filo comune emerge dalle loro parole, dal ricchissimo patrimonio orale di canti, miti, leggende, narrazioni sacre e profane: la consapevolezza che la Terra è madre e deve essere rispettata. La meta di questa avventura spirituale è la comprensione che l’uomo è parte integrante di un cerchio che comprende le piante, gli animali, i minerali, la Terra, il Cielo, l’acqua, le stelle, la notte e il giorno, la Luna e il Sole. Il corpo umano è tutt’uno con la terra che lo nutre e lo sostiene: «Noi siamo la terra. Noi le apparteniamo. Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. Le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia». Non c’è separazione tra mondo naturale e mondo umano. L’uomo non è il Signore del Creato e il mondo non è a suo beneficio. Ogni creatura ha un eguale diritto all’esistenza e merita rispetto semplicemente perché è viva. Il ritmo della natura porta la salute, l’equilibrio, l’armonia la bellezza. Il ciclo annuale delle stagioni è garanzia di ordine e di benessere: il tepore primaverile verrà sempre a riscattare il gelo invernale.
Non bisogna spezzare il fluire del cielo naturale, altrimenti ne deriveranno malattia, paura, incubi e insicurezza.
La natura batte il tempo, il suo orologio regola la vita del pianeta e dell’uomo.
L’uomo non stabilisce quindi solamente un rapporto equilibrato con la natura ma arriva a conoscere se stesso grazie a questa armonia.
 
 
 
 
 



 
 
 
 
 
Joseph Bruhac ci racconta una storia che riassume questo viaggio interiore:
 «Dopo che Wakan Tanka, il Grande Spirito, ebbe messo in ordine le altre sei direzioni, l’est, il sud, l’ovest, il nord, il cielo e la terra, restava sempre una direzione senza destinazione. Ma poiché la settima direzione era la più potente di tutte, in quanto racchiudeva la saggezza e la forza più grandi, Wakan Tanka, il Grande Spirito, desiderò metterla in un luogo dove non sarebbe stato facile trovarla.
Ecco perché la nascose nell’ultimo posto dove gli uomini generalmente pensano di guardare: nel loro cuore».
Nonostante siano stati privati della propria terra, della propria cultura e della propria identità, gli Indiani d’America sono riusciti a trasmettere la loro fede in questo modo di vivere. Hanno parlato con il cuore , di padre in figlio, per indicare il sentiero che porta alla rigenerazione e la loro voce è rimasta.
 
Anche con queste parole:
 
 
 
 
 



 
 
 
 
Accanto alla montagna,
spianato
dai nostri passi,
il terreno del campo risuona.
Ti dice: la terra è un tamburo,
pensaci.
Noi, per seguirne il ritmo,
dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.
 
 
 
 
 
 

 
 
TESTO DAL WEB – IMPAGINAZIONE T.K.

 

 

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Nostalgia di un abbraccio mai avvenuto – Un racconto d’amore filiale bello ed emozionante.. anche se triste   Leave a comment


 
 
 
 
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Propongo la lettura di questo racconto che,
pur riguardando un rapporto filiale,
è rappresentativo di realtà diverse
rispetto al nostro immaginario collettivo…

Esso, per la sua bellezza ed intima sofferta verità,
ci fa esser vicini alla sua autrice
e forse a tante ed a tanti,
più di quanti possiamo pensare,
possono in esso riconoscersi.
 



 
 
 
 
 
 
 
 


L'ABBRACCIO
OVVERO
NOSTALGIA DI UN ABBRACCIO MAI AVVENUTO

 
 
Racconto triste ma dolcissimo e poetico…
 
 
 
 




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L'ABBRACCIO
GERMANA GALMAZZI
 
 
 

Mi chiedo se sia possibile avere nostalgia di qualcosa che non si è avuto, sapendo che comunque non lo si potrà avere mai.
Parlo di un abbraccio, io ho nostalgia di un abbraccio che avrei voluto e che mia madre non mi ha dato.
Non in un giorno o una situazione particolari, non per una caduta dolorosa o un amore finito. Io parlo dell'Abbraccio, quello che ti senti ancora dentro dopo che lei è morta, quello che ti senti ancora fuori quando ti rannicchi, chiudi gli occhi e ti lasci avvolgere dal ricordo.
Ho provato a cercarlo ovunque, mi sono detta “due braccia che ti stringono è un abbraccio”.
Ma non è così semplice.
Nell'abbraccio di un uomo ho trovato tenerezza, protezione, ma basta un niente perché si trasformi in passione.
Anche nell'abbraccio di un figlio ho trovato tenerezza e protezione, ma basta un niente e si trasforma in un “Grazie, ora sto bene”, anche se non è vero che stai bene.
Perché non ricordo alcun abbraccio di mia madre? Eppure deve avermene dati.
Guardo le fotografie dove lei mi tiene in braccio. Perché non lo ricordo?
Ho avuto il coraggio di chiederglielo. Ero grande e continuavo ad avere questo desiderio, questa nostalgia.
Le ho scritto un biglietto: c'era Snoopy che ballava e io ballavo con lui, per avere trovato il coraggio di dire quello che per tanti anni avevo tenuto dentro: amore, bisogno, parole.
Non una risposta a quel biglietto, nè una battuta ironica, nè una frase commossa, o – come dire – un accenno di rammarico per quello che non ha saputo darmi.
Il silenzio. Peggio di uno schiaffo, peggio di un rifiuto, il peggio di tutto quello che una madre ti può dare.
L'ho cercato fino alla fine, questo abbraccio, fino alla fine di lei.
E quando stava morendo io, quasi approfittando della sua malattia, della sua debolezza, la lavavo, la pettinavo, le massaggiavo tutto il corpo, quel corpo che non ero riuscita a sentire vicino in un abbraccio;
quando stava morendo e ormai parlava con i suoi morti, a un tratto mi chiese:
– Mi vuoi bene?
La rabbia salì dal cuore fino alla gola. Avrei voluto urlarle:
– Che cosa mi stai chiedendo? E' tutta la vita che ti voglio bene.
Tutta la mia stronza vita, l'ho vissuta per dimostrarti che ti voglio bene.
E tu, un fottutissimo “ti voglio bene”, me lo vuoi dire? Una sola volta, me lo vuoi dire?
Ma l'abbracciai io, l'abbracciai e le dissi:
– Certo che ti voglio bene.
E dolcemente la poggiai di nuovo sul letto dove poco dopo sarebbe morta lasciandomi sola, non più di come mi aveva lasciato quando era viva, ma senza più la speranza di poter avere da lei un abbraccio nel quale entrare per farmi consolare.

 







 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 







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Scalinatella longa longa – La storia.. l’atmosfera.. il mistero della località e.. la mitica canzone   Leave a comment





  


Questa è una delle prime canzoni della mia memoria…
 
Ero ancora bambino.. ma quel canto dolce e suggestivo…
mi incuriosiva… e mi costringeva a pensare… ad immaginare…
questa lunga ma stretta scalinata….
come sospesa nell’aria… nella fantasia…
 
 Poi crescendo capii il resto della canzone…
e “l’innamoratella”… A bocca aperta


 
 
 



 
 
 SCALINATELLA (LONGA LONGA)


MUSICHE ED ATMOSFERE DI UN TEMPO
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 



 
 
 
 
 


La canzone, il cui titolo è sì Scalinatella…
(ma è notissima con l’aggiunta di “Longa Longa”)
è del 1951… di Bonagura – Cioffi.

Come di consueto prima di leggerne la storia
e di ascoltarla…
vediamo alcune immagini che ci riportano
all’atmosfera di quell’anno…


 
  
 
L'ATMOSFERA DEL 1951

 
 




 

 

Totò e Aldo Fabrizi

 

 

Miss Italia
 
 
 
 
 
Quartetto Cetra

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Capri 1951
 
 
 
 
 
2 PAROLE SUL PERCHE' DEL SUO SUCCESSO
 
 
A mio parere questa è una canzone più suggestiva e dolce
che poetica…
(ovviamente se la confrontiamo con le grandissime liriche della
CANZONE CLASSICA NAPOLETANA)
ma la semplicità e la suggestione della ripetuta rima in “ella“,
insieme ad una musica dal ritmo morbidissimo,
crea un effetto che ti penetra nel profondo…
e da questo mix, penso, nasce il suo successo…

 
 




 
 
 
 
LA SCALINATELLA SI TROVA A… ?
 
 
 
 
Secondo alcuni essa è a Capri  perché l’autore, Bonagura,
in quei giorni era a Capri… e quindi…

Secondo altri,
che si basano sulla dichiarazione di Roberto Murolo,
è invece a Positano
dove in effetti la spiaggia è raggiungibile a piedi
percorrendo la stradina principale ma lunghetta
oppure una “Scalinatella longa, longa, longa…”
così come citata nella celebre canzone,
che però conduce al mare in pochi minuti.



 
 
 
 
 
Conoscendo entrambe le località…
mi sembra più verosimile l’ipotesi Positano
che è una cittadina letteralmente abbarbicata
al costone della Costiera Amalfitana… 
 
 
Va sa da sé che sono tutte e due
delle località davvero… stupende e mitiche…

 
 
 
 
 
 
 
 
LA VERA STORIA NARRATA DALL'AUTORE
 
 
Ma ecco, per gli appassionati,
come nasce la canzone
con le parole dello stesso Bonagura:


 
 
“Andavo a casa di Cioffi una sera, a piedi, ero giovane e mi piaceva camminare.
Percorrevo via Toledo e tracciavo senza fermarmi delle parole sulla carta, che avevo già, così come mi venivano a mente, un certo suono e una certa cadenza che rendevano più veloce e più cadenzato il mio passo.
Giunto a casa dell’amico e sedutomi al suo fianco, ho a più riprese posto quel foglietto accanto al piatto dove egli mangiava.
Niente. Finse sempre di non percepire il mio invito a leggere.
Finito il pranzo, con calma egli si alzò, sedette al pianoforte e suonò Scalinatella con le stesse note che tutto il mondo oggi conosce.
Io non rifeci e non aggiunsi, non sostituii mai alcun verso”. 
 




Roberto Murolo
 
 
 
 
LA CANZONE
 
 
Ascoltiamola dunque cantata da Murolo
potendo anche leggere
sia il testo originale che la traduzione in italiano…
 
 


Buon ascolto, se vi fa piacere,
da Tony Kospan

 
 
 
 
 
 


LA TUA PAGINA DI… SOGNO?

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Felice notte con la bella minipoesia “Mai a parole” di Emily Bronte   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
MAI A PAROLE
Emily Bronte
 
Mai a parole gli mostrai
il mio amore,
ma se gli sguardi parlano,
il più grande idiota avrebbe capito
che avevo perso la testa.
 
 
 
 
Josephine Wall
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
da Orso Tony

 
 
 
 

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Buona domenica sera in poesia “Ripenso il tuo sorriso” Montale – arte H. M. Turner – canzone “Autogrill”   1 comment

  
 
 
Helen M. Turner
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
Ora ascolta: ovunque io sia, riconoscerò le tue risate,
vedrò il sorriso nei tuoi occhi, sentirò la tua voce.
Il semplice fatto di sapere che tu sei da qualche parte
su questa terra sarà, nell’inferno, il mio angolo di Paradiso.
Marc Levy, Sette giorni per l’eternità

 
 

 
 
 

Helen M. Turner – Il giornale del  mattino

  

 

RIPENSO IL TUO SORRISO…


– Eugenio Montale –

 

 

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida

scorta per avventura tra le pietraie d'un greto,

esiguo specchio in cui guardi un'ellera e i suoi corimbi;

e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto.

 

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,

se dal tuo volto si esprime libera un'anima ingenua,

vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua

e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

 

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie

sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,

e che il tuo aspetto s'insinua nella memoria grigia

schietto come la cima di una giovane palma…

 

 

 

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Helen M. Turner – Gigli, lanterne e serenità – 1923

 

 

 

                        

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

PER CHI AMA VIVER L'ARTE…
I N S I E M E
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Helen M. Turner – Ora del tè d'estate


La casalinga ed il robot – Una mitica… super… barzelletta   Leave a comment

 

 

SIMPATICISSIMA… FORTISSIMA BARZELLETTA

 

 


 
 
 
 
 
 
LA CASALINGA ED IL ROBOT
 
 
 
 

Un giorno, una casalinga tornò a casa con l’ennesimo strano acquisto,
un robot in grado di individuare una bugia.

Il marito trovò l’acquisto piuttosto inutile, in quanto aveva sempre predicato l’importanza della sincerità in famiglia ed era certo di essere riuscito nel suo intento.
 
Nel pomeriggio, il figlio quindicenne rincasò con 2 ore di ritardo.
 
A quel punto, certo di dare a sua moglie uno smacco, chiese al ragazzino:
‘Come mai sei arrivato a casa 2 ore dopo?’
Siamo stati in libreria a lavorare su un progetto scolastico’, rispose prontamente.
Il robot girò intorno al ragazzo, e con uno sberlone lo stese.
 
‘Questa è la macchina della verità figliolo, dove sei stato veramente dopo scuola?’
‘Siamo stati a casa di Carlo a guardare un film’.
‘Cosa avete guardato?’ chiese a quel punto la madre.
‘I dieci Comandamenti’, rispose il figlio.
Il robot girò intorno al ragazzo, e con uno sberlone lo stese.
 
Con voce tremante si rialzò e disse:
 ‘Mi dispiace, vi ho mentito, in realtà abbiamo guardato un film intitolato: 'la regina del sesso’.
 
‘Mi vergogno di te, disse il padre infuriato, ‘alla tua età non ho mai mentito ai miei genitori’.
Il robot girò intorno all’uomo, e lo stese.
 
La moglie piegata in due dalle risate disse:
‘Questa te la sei proprio cercata, non puoi neanche arrabbiarti troppo con lui,
dopotutto è… tuo figlio!’.
Il robot girò intorno alla donna, e… …. …
la stese……
 
 
 

 
 




CIAOOOOOOOOOOOOOOOO


DA TONY KOSPAN


  


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