Archivio per 28 ottobre 2014

Buonanotte con la bella minipoesia… Chi mi conosce?… di Barbara Gormley   2 comments

 
 
 
 
 
 
 
CHI MI CONOSCE?
Barbara Gormley
 
Chi guarda e non vede?
Chi ascolta e non sente?
Chi non mi conosce veramente?
Dall'animo, dal cuore?
Non lo puoi indovinare?
Sei tu
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

by Tony Kospan

 

 

 

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UN MODO DIVERSO DI VIVER
LA POESIA (E NON SOLO)
NELLA PAGINA FB
 
 

Pubblicato 28 ottobre 2014 da tonykospan21 in BUONANOTTE IN MINIPOESIA

Taggato con ,

La Melencolia… famosa ed esoterica incisione del ‘500 – Esaminiamone i segreti ed i simboli nascosti da Durer   Leave a comment

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Benché coperta da un’ampia mole di simboli ed allegorie di tipo ermetico
tuttavia la mitica opera del ‘500 tedesco, che andremo ora ad esaminare,
non nasconde quello che è poi il suo vero significato.

E cioè descrivere quello stato d’animo leggermente triste
ma anche meditativo… (se non troppo prolungato nel tempo)
che definiamo malinconia.


 
 
 
 
Albrecht Dürer
(Norimberga 21 maggio 1471 – Norimberga 6 aprile 1528)
è stato un pittore, incisore e matematico tedesco.
 
 
 
 
 
Dürer, di origine ungherese, è considerato
il massimo esponente del rinascimento… tedesco. 
 
A seguito di contatti con ambienti neoplatonici veneziani
egli oltre a conoscere e studiare il rinascimento italiano 
s’avvicinò alle conoscenze esoteriche ed ermetiche
di cui questa sua MELENCOLIA 
è la massima espressione artistica.
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LA MELENCOLIA DI DURER

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Albrecht Dürer Melencolia I incisione a bulino, 1514

 
 
 

La materia al nero degli alchimisti
è chiamata anche “primo segno” dell’opus
poichè senza annerimento non ci sarà bianchezza.

A.J.Pernety, Dictionnaire Mytho-Hermétique, 1758

 

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Melencolia I, detta anche Melancholia I (1514), è parte di un trittico di incisioni di Albrecht Dürer che comprende le allegorie di tre classi di virtù e tre sfere di attività secondo una classificazione ancora medioevale.

 
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Il Cavaliere (II)
 

 

 

La seconda opera del trittico, “Il Cavaliere, la morte e il diavolo” rappresenta la sfera morale e la terza “S. Girolamo nella cella” quella della teologia e della meditazione.

 
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San Girolamo nello studio (III)


 
 
 
 
ESAMINIAMO I SIMBOLI PRESENTI NELL’OPERA

 
 

Melencolia I simboleggiava invece la sfera intellettuale dominata dal pianeta Saturno, secondo la tradizione astrologica legato al sentimento della malinconia, ed intendeva istituire una connessione fra il mondo razionale e scientifico e quello immaginativo dell’arte.


Nello sfondo, incorniciata da un arcobaleno “lunare”, brilla una cometa, inquietante simbolo notturno capace di suscitare sentimenti melanconici. 
Le chiavi rappresentano la conoscenza che sola può liberare l’uomo dallo stato melancolico della sua ricerca, e infatti in fondo portato da un pipistrello vi è una luce che rischiara le tenebre.


Tutta l’opera è disseminata dei simboli del “sapere” alchemico.


 

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Il personaggio principale della scena è la figura femminile dell’angelo che, seduta su un gradino, con la mano sinistra sorregge il capo mentre nella destra stringe un compasso, strumento indispensabile nella misurazione non solo delle cose e degli spazi terreni, ma anche della distanza tra finito e infinito.


Il volto è in ombra ed emerge, per contrasto, lo sguardo fisso in avanti e perso nel vuoto.


Il lungo abito non lascia intravedere alcuna forma anatomica ed è modellato con una serie di pieghe dal sapore baroccheggiante.


Dal fianco pende un mazzo di chiavi, mezzo e strumento per aprire le porte dell’ignoto ed avere accesso alla conoscenza.


La figura allegorica dell’angelo è simbolo dell’impotenza creativa del genio (quasi certamente lo stesso autore) dominato e, forse, momentaneamente domato dall’umore nero, dall’umore malinconico.


Il titolo dell’opera di Dürer è stampato su un cartello sorretto da un pipistrello da sempre simbolo della morte.
Malinconia, dunque, come morte della creatività, come momento di blocco creativo.




Arcobaleno.. cometa.. clessidra e bilancia




Un arcobaleno dai tratti netti e precisi incornicia un arco di cielo attraversato da una cometa dal nucleo brillante che si orienta da nord–ovest a sud–est e farebbe pensare alla cometa apparsa nei cieli dell’occidente negli anni 1513 – 1514.


Più che a un dato negativo e in correlazione con la bilancia (fine dei tempi), con la clessidra e con la meridiana quali simboli precipitosi degli avvenimenti di un ciclo che finisce, l’arcobaleno è un elemento positivo che, di contro alla negatività del pipistrello, rappresenta la speranza di superare l’attuale stato di abbattimento e dell’impossibilità creativa.


Arcobaleno e stella cometa illuminano un tratto di mare, forse l’Adriatico, e le terre in lontananza, quelle veneziane, da sempre più libere alle sperimentazioni scientifiche e alle meditazioni filosofiche in un rapporto più diretto con il mondo orientale.

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Sulla parete dell’edificio, in alto a destra e quasi sfiorato dall’ala sinistra dell’angelo, è scolpito il quadrato magico numerico di quarto ordine, ossia simmetrico, la cui somma dei numeri opposti all’angolo dà 17 (16 +1; 13 +4; 10 + 7; 11 + 6).

Nella credenza rinascimentale si riteneva che combattesse la malinconia di origine saturnina e fu collegato dagli astrologi a Giove.
L’ultima fila di numeri del quadrato può essere letta come la data di realizzazione dell’opera, 1514, ed i numeri 1 e 4 corrispondenti alle iniziali del nome e cognome dell’artista A(lbrecht) D(ürer) oppure sinonimi di A(nno) D(omini).

La sfera e il tetraedro troncato suggeriscono la base matematica dell’arte del costruire, mentre strumenti di carpenteria giacciono inutilizzati al suolo.
Secondo studi recenti il quadrato numerico è strettamente collegato al poliedro che in un disegno preparatorio poggiava su di una grande lastra quadrangolare la cui forma è interamente dedotta dal quadrato magico.







Alle pareti dell’edificio, quasi in posizione speculare, sono appesi una bilancia ed una clessidra 

(vedi su immagine con arcobaleno);

la prima non solo simbolo di giustizia, ma anche strumento presente in tutte le botteghe degli alchimisti, 

l’altra porta con sé varie simbologie: 

dal lento ed inesorabile fluire del tempo fino alla vanità delle cose terrene.


Il tempo che passa e, quindi, la clessidra, può essere la metafora di una vita regolata che tende a Dio, 

al mondo sovrannaturale ed è anche quanto viene suggerito dalla scala 

che non è solo uno strumento che serve per innalzare edifici, 

ma diventa simbolo dell’ascesa dal mondo delle apparenze al mondo della conoscenza 

in perfetta simbiosi sia con il credo cristiano che con la filosofia neoplatonica.



Tutto è immobile, un momento di sospensione suprema e un’atmosfera di silenzio, 

è sottolineato dal levriero accucciato ai piedi dell’angelo quale servitore fedele 

e quasi sopraffatto dal masso alle sue spalle geometricamente modellato 

che sembra delimitare uno spazio protetto in cui potersi accucciare 

e non ribellarsi a niente e nessuno, neanche a quella fame che lo ha ormai ridotto 

ad una forma scheletrica al limite di una naturale sopravvivenza.



Tutta l’opera, che è conservata al Metropolitan Museum di New York

è composta con i soli colori bianchi e neri con diverse sfumature e tonalità.



 
 
 
 
“Io Albrecht Dürer di Norimberga, all’età di 28 anni,
con colori eterni ho creato me stesso a mia immagine” 
 
 
 
 
 
Fonti : vari siti web 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN




IL GRUPPO IN CUI POSSIAMO VIVER L’ARTE…
INSIEME

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Rafael Alberti – Mini biografia ed alcune belle poesie del noto poeta spagnolo   Leave a comment

  

Rafael Alberti Merello

è stato un poeta spagnolo di notevole levatura

 e dalla vita molto movimentata e socialmente impegnata.



El Puerto de Santa María 16.12.1902 – Cadice 28.10.1999

 

 

 

BREVE BIOGRAFIA 

 

La città in cui nacque è in Andalusia…

ed il suo cognome rivela chiaramente la sua lontana origine italiana

essendo stato suo nonno un garibaldino toscano.

 

I suoi inizi artistici furono nel campo della pittura 

e partecipò anche ad una mostra

(e questo forse spiega la bellezza di certe sue “raffigurazioni poetiche”).

  

Ben presto prevalse però il suo amore per la poesia.

 

 

 

 

 

 

Fu amico di Federico Garcia Lorca, Buñuel, Salvador Dalì e Pablo Picasso.

  

Ebbe una parte importante sia in ambito giornalistico che concreto

nella guerra civile spagnola in cui combatté il Franchismo.

  

 

  

 

Nel 1939 alla fine della guerra civile 

riparò a Roma con la compagna Maria Teresa Leon.

 

Qui frequentò circoli culturali progressisti

e si dedicò ad una multiforme attività letteraria

di cui è riconosciuta la grande qualità.

  

 

  


Nel 1977 tornò in Spagna…

  

Poco dopo si separò dalla moglie, compagna da una vita,

per unirsi ad una giovane intellettuale italiana

che l'assistette fino alla sua morte nel 1999.

  

 

 

 

 



LA POETICA 


La sua poetica spazia dall'impegno sociale e civile all'amore.


I suoi versi sono sempre densi di raffinati umori,

di immagini fantastiche 

e di effetti sorprendenti e coinvolgenti…



 

 

UN RICORDO IN… POESIA…

 

Ricordiamolo con 5 poesie, 3 da leggere e 2 in video 

 

La 2° è però quella che amo di più…

 

 

 

 

I BAMBINI DELL'ESTREMADURA

I bambini dell'Estremadura
vanno scalzi
chi ha rubato loro le scarpe?
Li feriscono il caldo e il freddo
chi ha rotto loro i vestiti?
La pioggia
bagna loro il sonno e il letto
chi ha distrutto loro la casa?
Non sanno
i nomi delle stelle
Chi ha chiuso loro le scuole?
I bambini dell'Estremadura
sono seri
Chi è il ladro dei loro giochi?

 

 

 

 

 

SECONDO RICORDO


Anche prima,
molto prima della rivolta delle ombre,
e che nel mondo cadessero piume incendiate
e un uccello potesse essere ucciso da un giglio.

Prima,
prima che tu mi domandassi
il numero e il sito del mio corpo.

Assai prima del corpo.

Nell'epoca dell'anima.

Quando tu apristi nella fronte non coronata, del cielo,
la prima dinastia del sogno.

Allorché,
contemplandomi nel nulla,
inventasti la prima parola.

Allora,
il nostro incontro.

 





TERZO RICORDO

 

Ancora i valzer del cielo 

non avevano sposato il gelsomino e la neve,

né i venti riflettuto 

la possibile musica dei tuoi capelli,

né decretato il re 

che la violetta fosse sepolta in un libro.

 

No.

 

Era l'età nella quale viaggiava la rondine

senza le nostre iniziali nel becco.

Quando convolvoli e campanule

morivano senza balconi da scalare né stelle.

 

L'età

nella quale sull'omero di un uccello 

non c'era fiore che posasse il capo.

 

Allora, dietro al tuo ventaglio, 

la nostra prima luna.

 

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 Ora altre 2 sue note  poesie in… video


 

BALLATA DI CIO' CHE DISSE IL VENTO

 

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R O S S O

(letta da Vittorio Gassman)

 

 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

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Il saggio e la verità – La verità è importante certo… ma come dirla? Questa favola ce lo spiega   8 comments

 

 

 

 

L'importanza della diplomazia non solo tra le nazioni

ma anche nei rapporti interpersonali

ci viene spiegata in modo esemplare

da questa simpatica storiella…

 

 

 

 

 

IL SAGGIO E LA VERITA'

 

 

 

 

 

 

(musica fantasy)

 

 

 

 Una volta, un imperatore sognò di aver perso tutti i denti.
 Si svegliò spaventato e fece chiamare un saggio  in grado di interpretare
il suo sogno.
 – Signore, che disgrazia! – esclamò il saggio.
 Ciascuno dei denti caduti rappresenta la perdita di un famigliare
caro a Vostra Maestà .
 – Ma che insolente! – gridò l'imperatore.
 Come si permette di dire tale fesseria?
 Chiamò le guardie ordinando loro di  frustarlo.
 
 
 
 

 
 
 

 
 Chiese in seguito che cercassero un'altro saggio.
 L'altro saggio arrivò e disse:
 – Signore, vi attende una grande felicità!
 Il sogno rivela che lei vivrà più a lungo  di tutti i suoi parenti.
 Il volto dell'imperatore si illuminò.
 Chiese che venissero consegnate  cento monete d'oro a quel saggio.
 Quando costui lasciò il palazzo,  un suddito domandò:
– Com'è possibile?  
 L'interpretazione data da lei fu la stessa  del suo collega.
Tuttavia lui prese  delle frustate mentre lei ebbe delle monete d'oro!!
 
 

 

 

 

 

 
 – Mio amico – rispose il saggio. Tutto dipende da come si vedono le cose…
 Questa è la grande sfida dell'umanità .
 Da ciò deriva la felicità  o l'infelicità ,  la pace o la guerra.
 La verità  va sempre detta, non c'è alcun dubbio,  ma il modo come la si dice… 
 E' quello che fa la differenza.
 La verità  deve essere comparata ad una pietra  preziosa.Se la rinfacciamo a qualcuno,  può ferire, provocando rivolta.
 Ma se l'avvolgiamo in una delicata confezione e la offriamo con tenerezza,  sarà sicuramente accettata con più felicità .
 
 
 
TESTO DAL WEB
 
 

 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

 

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