Archivio per 22 ottobre 2014

Buonanotte con la bella minipoesia… La tua nudità… di J. R. Jimenez   Leave a comment

 
 
 
Lorenzo Lotto – Venere e Cupido
 
 
 
LA TUA NUDITA’
– Juan Ramon Jimenez –

 
 
La rosa: la tua nudità fatta grazia.
La fonte: la tua nudità fatta acqua.
La stella: la tua nudità fatta anima.

 
Ti riconobbi.
 
 
 
 
 
Velasquez – Venere allo specchio
 
 
 

 
 
 
 

 
 
 
by Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Le pazzesche invenzioni giapponesi… Non potremo farne a meno eh eh…   4 comments


 
 
 
Il panino per mangiare senza essere visti



 
 CORRIAMO A COMPRARLE!!! AH AH… Animoticon
 
 
 
 
Ombrello… TV
 
 
 
Ditemi quale è per voi la più…
simpatica
 

 
 
 
La T-Shirt Gratta schiena!
Per indicare con esattezza
dove vi prude, e dove farvi grattare !!!

 
 
 
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Ombrello raccoglitore d'acqua…

 
 
 
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Comoda spalmatrice di burro
 
 
 
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Giacche con aria condizionata
 
 
 
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La maschera del proprio volto
 
 
 
 
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L’ombrello integrale…
 
 
 
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Quando manca la mamma…
 
 
 
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Come mettersi il collirio negli occhi
 
 
 
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Strisce pedonali portatili

 
 
 
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LevaScarpe
 
 
 
 
 
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Masticometro

 
 
 
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Rossetto a… timbro…

 
 
 

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Maschera per rossetto
(per non sbagliare)

 
 
 
 
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 Ombrellini proteggi scarpe
 

 
 
 
 
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Come pulire i pavimenti senza stancarsi 
 
 
 
 
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Per dormir sulle gambe di una ragazza
 
 
 
 
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Cuscini per donne che non amano dormir da sole
 
 
 
 
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Assolutamente necessario poi
l'astuccio porta…banane…
Questa è poi l'ultima novità…
La cravatta-ombrello!







 
 
 
Ed infine il vero capolavoro…
Project Desk… che permette di guardare la tv sotto la scrivania
ed è stato realizzato da Saki Satom, nel 2005,
nella sua città  di residenza: Londra,
dove è ancora visibile presso la Gasworks Gallery.
 
 
 
 
 
 
Ciaoooooooooo e fatemi sapere…
quale preferite….
 
 
Nel caso… ve la… ordino… ah ah A bocca aperta
 
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 
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Inviti superflui racconto di Dino Buzzati – Quando la narrativa è poetica e sublime   Leave a comment

 
 .
.
 
 Paul Gustave Fischer
 
 
 


Questo racconto, letto casualmente, mi entusiasmò subito 
apparendomi davvero fantastico.

Però in fondo è un brano notissimo

L’autore è il grande scrittore (ma anche stimato pittore) del ‘900
Dino Buzzati.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Mi ha quindi fatto venir il desiderio ed il piacere
di condividerlo con voi.

Ma non voglio anticipare giudizi,
posso solo dirvi di leggerlo con calma
e di gustarlo fino in fondo.
 
 
 
 

Dino Buzzati 

(San Pellegrino di Belluno 16.10.1906 – Milano 28.1.1972)

 
 
 

INVITI SUPERFLUI
Dino Buzzati
 
 
 
Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.

Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi.


Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava.

Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento.

 
 
 


 

 Claudio Tesser – Viandante nella nebbia



Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati.

Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra.

Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.

Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi, e in date ore vaga la poesia congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene.

 
 
 
 

 

 



Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione.

Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care.

Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, le avventure, i vagheggiati romanzi.

E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola.

Ma tu – adesso mi ricordo – mai mi dicesti cose insensate, stupide e care.

Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l’anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all’ora giusta l’incantesimo delle città, né le speranze che scendono dal settentrione.

Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna.

Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro.

Vorrei anche andare con te d’estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate.

Fermarci sul ponte di legno a guardare l’acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai.

E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull’erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne.

 
 
 

Claude Theberge

 

 


Tu diresti “Che bello!”.

Niente altro diresti perché noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora.

Ma tu – ora che ci penso – tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata a esaminare una calza, mi chiederesti un’altra sigaretta, impaziente di fare ritorno.

E non diresti “Che bello! “, ma altre povere cose che a me non importano.

Perché purtroppo sei fatta così.

 E non saremmo neppure per un istante felici.

Vorrei pure – lasciami dire – vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo.

Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini.

Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sé una specie di musica. 



Paul Cornoyer

..

.

Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto.

Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell’uomo.

Ma tu – lo capisco bene – invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall’estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine.

E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa.

Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni.

Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d’oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi.

Ed io sarei solo. è inutile.

Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita.

Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti.

Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia.

Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda.

 
 
 
 
 

 
 

Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare – ti prometto – gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento.

Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo.

Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi.

Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore.

Ma io ti avrò vicina.

E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.

Ma tu – adesso ci penso – sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare.

Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati.

Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me.

Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre.

Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

 
 
 
 

 

Richard Macneil




Sì certo è un racconto…

ma come non accostarlo alle poesie sublimi?


Per me è straordinario il modo in cui,
pur senza darlo a vedere e quasi in sordina,
il racconto susciti in noi emozioni e visioni bellissime
in un’alternanza di suggestioni romantiche ed amare.

Ciao da Orso Tony


frecq8h




Haddon Sundblom


Solamente una vez (You Belong to My Heart) – Grande canzone poesia di Agustin Lara   Leave a comment

 


 

 

 

Solamente una vez” significa “una sola volta”,

ed è una canzone

meglio conosciuta come YOU BELONGS TO MY HEARTH

cantata da Elvis Presley, Connie Francis

e tanti altri famosi cantanti in tutto il mondo.


 

 

 

 

 

E’  tutta messicana,

opera del compositore e poeta Agustin Lara.

 

 

 

 

 

 

IL TESTO


 

 

 

 


Non ho trovato una sola traduzione decente in italiano…

per cui, con mille difficoltà e traduttori vari,

 ho provato a farla io.

.

Se può, qualche amica/o di lingua spagnola la migliori.

.

Grazie

 

 

 

 

 

SOLAMENTE UNA VOLTA

Agustin Lara


Solamente una volta

Ho amato in vita mia


Solo una volta


E poi mai più.


Solamente una volta

nel mio giardino

splendeva la speranza

che illuminava la strada

della mia solitudine.


Solamente una volta

la mia anima

si donava

in una dolce e totale rinuncia.


E quando questo miracolo,

l’incanto dell’amore,

è avvenuto

c’erano campane a festa

che mi suonavano nel cuore.


  

Traduzione Tony Kospan…

 

 

 

Dipinto di Diego Rivera

 

 

 

Questo primo video con la canzone solo in versione strumentale


è davvero molto interessante, inconsueto e bellissimo.

 

Le immagini del video (dipinti e murales)

sono del grande pittore Diego Rivera anch’egli messicano.

 

 

Dipinto di Diego Rivera



 

In quest’altro bel video poi possiamo, se ci va, 

 ascoltar la canzone in una bella versione italiana

col titolo “Voglio amarti così“.


 

 

 

 

 Ciao da Tony Kospan

 

 

 

 

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Buon mercoledì in poesia.. Anche tu ami gli uccelli bianchi di A. Brandolini – arte.. F. Vallotton – canzone.. Volare   1 comment

 

 

Felix Vallotton – Donna che legge

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una vita senza sogni

è come un giardino senza fiori.

G. Beese

 

 

 

Felix Vallotton – Il bacio

 
 
 
ANCHE TU AMI GLI UCCELLI BIANCHI
Alessio Brandolini
 
Anche tu ami gli uccelli bianchi
dalle ali morbide più del pane
per questo rubarti vorrei
alla fine d’un sogno e dell’estate
quando già si comincia a pensare
al ritorno al proprio quartiere
al monotono lavoro
ai problemi di tutti i giorni
alle leggi nefaste del governo
alle guerre e al fanatismo religioso.
Mi aspetti a un’ora insolita
con la mente che nuota
tra le onde e la schiuma
con le mani e i piedi nudi
che tracciano nodi nell’aria.
Oggi c’è qualcosa di strano
nell’odore salmastro del Tirreno
parla di te, di noi
unisce le nostre mani
i corpi nudi che tessono
trame dai colori precolombiani
un amore difficile, ma intenso.
 
 
 
 

Felix Vallotton – Cena sotto la lampada

 

 
 
da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 

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