Archivio per l'etichetta ‘FAVOLA DI SAGGEZZA

Le lacrime di Mago Magone – Una bella e saggia favola… fantasy   2 comments

 
 


Una favola destinata solo a coloro che amano
testi che possono donarci pensieri di saggezza.

 
 
 
 
 
 

 

 

LE LACRIME DI MAGO MAGONE


 

Il Mago Magone era sempre tanto triste; bastava che una nuvola oscurasse il sole e cominciava a piangere e se gli si slacciava una stringa della scarpa gli venivano i lustrini agli occhi; 
piangeva perfino ogni volta che starnutiva, gli veniva il mestolino qualunque notizia sentisse alla radio e si affliggeva terribilmente quando guardava tramontare il sole.
 
Insomma: non gli andava mai bene niente, sia che avesse la pancia piena oppure vuota.

 

 

 

 

Finché un giorno si accorse di aver finito le lacrime, ma ciò non lo fece piangere: lo preoccupò talmente che perse anche l’uso della parola.
Allora si diede a correre in lungo e in largo per il suo enorme castello; era disperato e guardò in tutti i cassetti in cerca di una preoccupazione, dentro tutti gli armadi per trovare un dispiacere, sotto tutti i letti per scovare un mal di pancia, ma niente da fare; mise a soqquadro la casa, ma dentro ai cassetti trovò solo chili di salute, negli armadi tonnellate di lavoro e sotto i letti monete d’oro a non finire.
La cosa brutta era che non poteva chiedere aiuto a nessuno visto che era diventato muto, e comunque, a forza di piangere, col tempo la gente lo aveva lasciato solo, quindi doveva risolvere questo problema per conto suo.
Si sedette davanti al camino e, a forza di fissare quelle fiamme che guizzavano allegramente, assicurandogli che in fondo la vita è bella anche se brucia, giunse in breve alla conclusione che prima di parlare bisogna pensare (cosa che lui non aveva mai fatto) e a forza di pensare riuscì, dopo qualche giorno, a dire delle cose sensate.
Per la prima volta in vita sua, il Mago Magone era contento!
Non lo preoccupava più il fatto di aver finito le lacrime così, non sapendo che fare, si recò al fossato, ai piedi del castello e il coccodrillo, appena vide il Mago Magone che correva a gambe levate verso di lui, incominciò a piangere; aveva appena mangiato un’anatra e gli dispiaceva molto (del resto in quel castello piangevano tutti, e spesso non sapevano neppure perché, così piangevano anche per questo).
Il Mago Magone – che era un mago vero – si affrettò a raccogliere le lacrime del coccodrillo (il quale probabilmente pensava invece che avrebbe ricevuto un sonoro rimprovero), in una boccettina di vetro, e le portò in cima alla torre più alta, nel suo laboratorio; non si era mai domandato di che cosa fossero fatte le lacrime.







Lui pensava che fossero senz’altro costituite più d’acqua salata che di buon vino bianco, ma fu proprio in quella strana circostanza che gli venne la curiosità di accertarsene; lui non ne possedeva più neanche una goccia, perciò depositò sotto la lente del microscopio (s’inizia sempre così) quel prezioso campione.
Ma cosa vide!
Vide che cos’erano la fame, la malattia e la sofferenza; vide la guerra, l’odio e la morte; vide madri disperate piangere per i loro bambini e bambini piangere per le loro paure. I vecchi piangevano per i loro rimpianti e i giovani per i loro rimorsi.
Poi guardò in faccia l’invidia e la gelosia mentre danzavano, ridendo fino alle lacrime, intorno al mondo.
Vide che anche molti animali piangevano, specialmente quelli chiusi in prigione; piangevano i fiori recisi, i pesci nel mare sporco, e anche le montagne quando venivano scavate con le trivelle fin nel loro cuore.
L’aria stessa lacrimava a causa del fumo degli incendi che facevano piangere i boschi.
Vide infine piangere gli occhi di Gesù e quelli di Buddha.
Scoprì così che esistono diverse specie di lacrime: molte sono causate dal dolore, altre dalla compassione, alcune perfino dalla gioia oppure dal sollievo.
Certe, come quelle che sgorgavano fino a qualche tempo prima dai suoi propri occhi, addirittura sembrava non avessero una causa apparente, e invece erano pur’esse lacrime di sofferenza: perché anche il vuoto è dolore; forse, quel dolore, è persino più acuto perché non si sa come spiegarlo a sé stessi o agli altri.
Il Mago Magone capì che le lacrime di tutte le creature contengono queste cose poiché esse non sono affatto semplice acqua salata oppure buon vino bianco; sono il sangue dell’anima ferita.
Mentre pensava a ciò non si accorse – tanto era immerso in quelle visioni – che due lacrimoni gli rigavano le guance, scorrevano lungo la sua folta barba bianca e cadevano ai suoi piedi, trasformandosi in due enormi diamanti.
Perché fu in quel tormento che il suo cuore si aprì per far sbocciare il fiore dell’amore.
Quando se ne accorse si vergognò molto per tutto il tempo che aveva perduto a piangere per niente, anche se quel niente lo aveva spinto a farsi queste stupefacenti domande.

 

 

Sergio Fasolini – Il Mago dei Rovi

 

 

FINE



DAL WEB – IMPAGINAZIONE ORSO TONY

 

 

 

barrafiorita
LA TUA NUOVA PAGINA DI SOGNO
PER COLORARE AL MEGLIO LE TUE ORE
frecce052
.
.
.
.
 
 

La saggia leggenda di “Castel del porco” ci dice che spesso l’intelligenza batte la forza –   Leave a comment

 

 

Castel Greifenstein


 

 


L’intelligenza spesso può più delle armi… 



Questo è il senso

di questa carinissima leggenda dell’Alto Adige.


 

 

 

 

LA LEGGENDA DI… CASTEL DEL PORCO

 

 

Castel del Porco era un piccolo maniero ove regnava la felicità e gli abitanti trascorrevano serenamente lo scorrere del tempo.

Uno sventurato giorno però, Federico dalle Tasche Vuote, decise di conquistarlo, aiutato dai suoi temibili cavalieri.



Le battaglie che seguirono furono molto aspre e i valorosi soldati del castello, anche se in pochi, si difendevano con grande forza e coraggio.

Ma Federico era persona molto superba e non si dava per vinto, così ordinò ai suoi uomini di assediare il castello giorno e notte.


Con il passare dei giorni all’interno della fortezza i soldati diventavano sempre più deboli perché il cibo scarseggiava e la situazione appariva disperata.

 

 


 

 

 


L’unica cosa rimasta ancora da mangiare era un grosso porco, insufficiente per saziare tutti.

Quando ormai tutto sembrava perduto, il capitano ebbe un’idea geniale e ordinò: “Cominciate a ridere, ballare e festeggiare.

Arrostite il porco e gettatelo già dalle mura!”

Gli uomini rimasero sbalorditi chiedendosi se il loro comandante fosse uscito di senno, ma così fecero poiché riponevano grande fiducia in lui.

 

 

 

 

Quando Federico dalle Tasche Vuote udì i festeggiamenti e vide il porco gettato dalle mura,

pensò che i suoi avversari avessero viveri ancora in abbondanza e forza per affrontare mille battaglie;

così esclamò rosso dalla rabbia:


 

” Sono invincibili, torniamo a casa! “


 

 

 

 

dal web – impaginaz. t.k.

 

 

 
 
 
Castel del Porco esiste davvero… in Alto Adige
ed il vero nome è Castel Greifenstein
ma ormai è solo un rudere…


 
 CIAO DA TONY KOSPAN

 
 
 
 


Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2
PER LE NOVITA’ DEL BLOG
SE TI PIACE… ISCRIVITI








LA PIANTA DELLA PAZIENZA – Un racconto simpatico e… saggio   Leave a comment




Un suggestivo e saggio racconto che ci parla di una virtù
che ai giorni nostri appare sempre più trascurata
se non addirittura del tutto sconosciuta.

.

.

.




LA PIANTA DELLA PAZIENZA
Favoletta di saggezza






Un uomo duramente provato dalla vita, il quale aveva saputo mantenere sempre integra la sua serenità e il suo coraggio, sentendo avvicinarsi la fine chiamò intorno a sé i figlioli, le nuore, i nipoti e i pronipoti e disse loro:
“Voglio svelarvi un segreto. Venite con me nel frutteto”.
Tutti lo seguirono con curiosità e tenerezza, poiché sapevano quanto il vecchio amasse le piante.
Con le poche forze rimaste e rifiutando ogni aiuto, l’uomo cominciò a zappare in un punto preciso, al centro del verziere.
Apparve un piccolo scrigno.
Il vecchio lo aprì e disse:
“Ecco la pianta più preziosa di tutte, quella che ha dato cibo alla mia vita e di cui tutti voi avete beneficiato”.
Ma lo scrigno era vuoto e la pianticella che l’uomo teneva religiosamente fra le dita era una sua fantasia.
Nonostante tutto nessuno sorrise.
“Prima di morire”, proseguì l’uomo, “voglio dare ad ognuno di voi uno dei suoi inestimabili semi”.
Le mani di tutti si aprirono e finsero di accogliere il dono.
“E’ una pianta che va coltivata con cura, altrimenti s’intristisce e chi la possiede ne è come intossicato e perde vigore.
Affinché le sue radici divengano profonde, bisogna sorriderle;
solo col sorriso le sue foglie diventano larghe e fanno ombra a molti.
Infine, i suoi rami vanno tenuti sollevati da terra;
solo con l’aiuto di molto cielo diventano agili e lievi a tal punto da non farsi nemmeno notare”.
Il vecchio tacque.
Passò molto tempo ma nessuno si mosse.
Il sole stava per tramontare, quando il figlio maggiore rispose per tutti loro:
“Grazie, padre, del tuo bellissimo dono; ma forse non abbiamo capito bene di che pianta si tratti”.
“Sì che lo avete capito.
Mentre mi ascoltavate e mi stavate intorno, ognuno di voi ha già dato vita al piccolo seme che vi ho consegnato.
 
E’ la Pianta della Pazienza“.









TESTO DAL WEB... IMPAG. T.K.







123gifs010123gifs010123gifs009123gifs009

IL SALOTTO CULTURALE DI FB?

LA TUA PAGINA D’AMORE PSICHE E SOGNO




La giraffa vanitosa – Bella.. simpatica e saggia favola etnica   Leave a comment

,

,

 

.

.


Davvero una favola densa di saggezza


che penso sia utile sia a grandi che a piccoli.

 

 

 

 

 

 

LA GIRAFFA VANITOSA

(favola etnica proveniente dall’Africa)

 

 

 

 

 

 

Ai limiti di una grande foresta, in Africa, viveva tra gli altri animali una giraffa bellissima, agile e snella, più alta di qualunque altra.

Sapendo di essere ammirata non solo dalle sue compagne ma da tutti gli animali era diventata superba e non aveva più rispetto per nessuno, né dava aiuto a chi glielo chiedeva.

Anzi se ne andava in giro tutto il santo giorno per mostrare la sua bellezza agli uni e agli altri dicendo: – Guardatemi, io sono la più bella. –

Gli altri animali, stufi di udire le sue vanterie, la prendevano in giro, ma la giraffa vanitosa era troppo occupata a rimirarsi per dar loro retta.

Un giorno la scimmia decise di darle una lezione. Si mise a blandirla con parole che accarezzavano le orecchie della giraffa:

– Ma come sei bella! Ma come sei alta! La tua testa arriva dove nessuno altro animale può giungere… –

E così dicendo, la condusse verso la palma della foresta.

Quando furono giunti là, la scimmia chiese alla giraffa di prendere i datteri che stavano in alto e che erano i più dolci. lì suo collo era lunghissimo, ma per quanto si sforzasse di allungarlo ancor di più, non riusciva a raggiungere il frutto.

Allora la scimmia, con un balzo, saltò sul dorso della giraffa, poi sul collo e finalmente si issò sulla sua testa riuscendo ad afferrare il frutto desiderato.

Una volta tornata a terra, la scimmia disse alla giraffa:

– Vedi, cara mia, sei la più alta, la più bella, però non puoi vivere senza gli altri, non puoi fare a meno degli altri animali.

La giraffa imparò la lezione e da quel giorno cominciò a collaborare con gli altri animali e a rispettarli.


 

 

 

 

 

 


DAL WEB – IMPAGINAZ. T.K.

 

 


CIAO DA TONY KOSPAN

 

 



LA TUA PAGINA DI


CULTURA.. PSICHE E SOGNO


PER COLORARE LE TUE ORE…



.
.
.
.
 
 
 
 

SOGNO E REALTA’ – Questa simpaticissima favoletta ci svela quale sia il rapporto tra loro   Leave a comment


.



.


.
Per chi ama il sogno, quale compagno della nostra vita,

soprattutto nei momenti difficili,

questa carinissima favoletta

ci offre una bella chiave di lettura sulla sua importanza…





.
.
.
LA FAVOLA DEL SOGNO E DELLA REALTA’
.
.
.

  (musica new age)




Un giorno, il sogno e la realtà si incontrarono per strada.
Si guardarono a lungo e poi esclamarono insieme: “Non ci assomigliamo per niente, com’è allora che l’uomo ci confonde così facilmente?”.  
Due che facevano lo stesso cammino si intromisero nel discorso: “la colpa, o il merito, è nostro!”. 
“Chi siete?” domandarono il sogno e la realtà.
“Siamo il dolore e il piacere. Avete mai visto un uomo che concepisca un sogno fatto di dolore, oppure uno che miri a una realtà priva di qualche piacere?”.
“Mai” assentirono il sogno e la realtà.  
“Ed io“, intervenne a questo punto una voce squillante, “non sono forse la molla che sostiene ogni sogno?”.
Tutti si chiesero chi parlasse così… “sono la speranza” rispose la voce.  
A questo punto si udì un’altra voce, robusta e pastosa:
“Ma senza di me, che sono il coraggio, mai nessun uomo riuscirebbe a trasformare un sogno… in realtà“.
“A meno che non intervenga io“, interloquì un’altra voce ancora, “trasformando il sogno e modificando la realtà“ il sogno, la realtà, il dolore, il piacere, la speranza e il coraggio riconobbero subito quella parlata in falsetto: era l’illusione.  
“Che stolti“ mormorò fra sé qualcuno che non volle intervenire alla diatriba “non sanno che, per merito mio, il sogno è la realtà e la realtà è il sogno“.  
Non pronunciò ad alta voce queste parole perché, pur essendo la verità, nessuno le avrebbe creduto…






.
.
– testo dal web
– impaginazione di Tony Kospan  
.
.
.
CIAO DALL’ORSO…


OVVIAMENTE… SOGNANTE








Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2

PER LE NOVITA’ DEL BLOG
SE TI PIACE… ISCRIVITI



.
.
.
.

LA DOLCE E SAGGIA FAVOLA DEL BRUCO SOGNATORE (DA FAR LEGGERE AI VOSTRI BAMBINI)   Leave a comment



E’ una delle più belle favole dedicate ai bruchi 

che spiega un po’ il particolare modo in cui nasce la farfalla

ma ci dona anche dei punti di saggezza e di speranza

 di poter, con la perseveranza, raggiungere i nostri sogni.


Penso sia utile farla leggere, o leggerla, ai bambini.


 

 

 

 

LA FAVOLA DEL BRUCO SOGNATORE

 

 

 

 

 

 

 

Un piccolo bruco camminava verso la grande montagna. 
Molto vicino della sua strada c’era un grillo… “dove vai?” gli chiese. 
Senza smettere di camminare, il bruco rispose: 
“Ieri sera ho fatto un sogno, sognai che ero sulla cima della montagna e da li potevo guardare tutta la valle. 
Mi è piaciuto quello che ho visto e cosi voglio realizzare il mio sogno. 
Sorpreso, il grillo disse mentre il bruco si allontanava: “Devi essere pazzo! 
Come farai ad arrivare fin là???? Tu, un piccolo bruco?? 
Per te, una pietra sarà una montagna, una piccola pozzanghera sarà un mare, e qualsiasi ramo sarà una barriera impossibile da oltrepassare.” 
Ma il piccolo bruco era gia lontano e non lo sentì.


 

 



I suoi piccoli piedi non smettevano di muoversi. 

Poi sentì la voce dello scarafaggio:
“Dove vai con tanto sforzo?”
Gia un bel po’ sudato, il piccolo bruco rispose: 
“Ieri sera ho fatto un sogno, sognai che ero sulla cima della montagna e da lì potevo guardare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e cosi voglio realizzare il mio sogno.” 
Lo scarafaggio si mise a ridere, e disse: “Ma se neanche io con le mie grandi zampe comincerei un’impressa così difficile. 
E rimase steso per terra ridendo mentre il bruco continuava la sua strada. 
Uguale successe col topo, il ragno, la rana e il fiore
Tutti gli consigliavano di smettere.
“Non arriverai mai..!”, gli dicevano 
Ma il piccolo bruco continuò a camminare, perché dentro di sè sentiva che doveva farlo. 
Già stanco e senza forze, e sentendosi al punto di morire, decise di fermarsi a riposare e costruire, col suo ultimo sforzo, un posto per dormire quella notte. 
“Cosi mi sentirò meglio.” disse. 
Ma morì.
Per giorni, gli animali si avvicinarono a vedere i suoi resti. 








Lì c’era l’animale più pazzo del mondo, che aveva costruito la sua tomba come un monumento alla mancanza di buon senso. 
Li c’era l’ultimo rifugio di uno che era morto per andare dietro ad un sogno. 
Giorni dopo, una mattina nella quale il sole brillava in una maniera speciale, tutti gli animali si riunirono intorno a quello che era diventato un avviso per tutti loro. 
All’improvviso tutti restarono a bocca aperta:quel bocciolo grigiastro, comincio a rompersi e con meraviglia videro un paio di occhi e due antenne… 
A poco a poco, per dargli tempo di rimettersi da quell’impatto, apparirono due bellissime ali dai colori stupendi. 
Era una farfalla!



 


 



Nessuno disse niente perché già sapevano cosa avrebbe fatto. 
Sarebbe andata volata in cima alla montagna a vedere da là su, tutta la valle. 
E cosi compiere il suo sogno.. il sogno per il quale era vissuto e s’era sforzato fino a morire ed era rinato per compierlo. 
Tutti s’erano sbagliati meno lui.





(DAL WEB – IMPAG. T.K.)
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN


PER LE NOVITA’ DEL BLOG
Frecce (51)
E… SE TI PIACE… ISCRIVITI


Il principino gran riformatore – Simpatica e saggia favoletta per farci meditare un po’   Leave a comment

 

 

 

 

 

 

Ecco una favoletta molto carina che evidenzia un’amara realtà.

 
 
Tutti siamo bravi a dar saggi consigli agli altri
ma poi, quando capita a noi di trovarci nella stessa situazione,
ehm ehm… spesso ce ne dimentichiamo…
e facciamo come tutti.
 
 
Questa favoletta è, a mio parere, molto significativa.
 
 
 
 
 

 

 

 

IL PRINCIPINO… “SAGGIO”

 

 

C’era una volta un principino molto saggio.
Un giorno il re suo padre gli disse: 
“Figlio, tra il popolo serpeggia il malcontento.
Che mi consigli di fare?”.  
“Babbo, sentenziò il principino, fai come le nuvole sagge”. 


“Che significa?” chiese il re.

“Non mi dirai che ci sono nuvole sagge e nuvole stolte”. 
“Eppure è così.
Se le nuvole fanno cadere la pioggia sui terreni tormentati
dalla siccità, sono sagge.
Se invece piovono sul mare, sono stolte”. 
“Tradotto per la situazione del regno, cosa significa?”, indagò il re.  
“Babbo, fai come le nuvole sagge, insistette il fanciullo.
Sappi distinguere i deserti dai mari, i poveri dai ricchi.
Fai piovere sul secco e migliora le condizioni di chi sta peggio:
questo io lo chiamo un buon governo. 
Se invece farai piovere sul mare, favorendo i ricchi, aumenterai il disordine”.  
“Ma i ricchi mi diverranno ostili e quelli sono potenti!”, fece notare il sovrano. 
“Se il mare si lamenta di non avere abbastanza acqua, osservò il principino,
sarà il caso di dargli retta? E se minaccia di tracimare con l’acqua che ha, è il caso di dargli ancora più acqua?”. 


“Mi hai convinto, disse il re. Cominciamo a mettere in atto le riforme.

Portami il tuo salvadanaio: daremo i tuoi soldini a quel bambino scalzo e
affamato che sta passando. Tanto a te non manca niente”. 

“Non sia mai!”, gridò il bambino. 


Il re commentò amaramente:
“Ahi ahi, oggi la nuvoletta è stolta!”
 
 
 
 

 
 
 
 

Cosa ne pensate?
 
 
Siamo  o no… colpevoli di questo?
 
 
Siamo  o no… consapevoli di questo?






 
 
 
Ciao da Tony Kospan




Questa simpatica favola ci dona una particolare visione della potenza dell’amore – Cosa ne pensate?   4 comments


 

 



Davvero una bella… simpatica… favola.

 

La trovai nel web tempo fa… 

 ma… parliamone solo dopo averla letta.

 

 






 

 


LA FAVOLA DELL’AMORE


 

 
 
 


Una donna stava innaffiando il giardino della sua casa quando vide tre vecchietti con i loro anni di esperienza che stavano di fronte al suo giardino.  
Ella non li conosceva e disse:
“Non mi sembra di conoscervi, ma dovrete essere affamati.
Vi prego, entrate in casa così che mangiate qualcosa.” 
 
Essi domandarono: “Non c’è  l’uomo di casa?”   
“No!” – rispose lei- “non è in casa”. – “In tal caso, non possiamo entrare” dissero.
All’imbrunire, quando il marito rincasò, ella gli raccontò tutto ciò che le era capitato. 
“Allora, dì loro che son rientrato e, dunque, invitali pure ad entrare!”
La donna uscì per invitare i tre uomini a casa. “Non possiamo entrare tutti e tre insieme in una casa”,  spiegarono i vecchietti. “
“Perché?”  volle sapere lei.
Uno degli uomini indicò uno dei suoi amici e spiegò:
“Il suo nome è Ricchezza”.
Subito dopo indicò l’altro. “Il suo nome è Successo ed io mi chiamo Amore.
Adesso va’ dentro e decidi con tuo marito quale di noi tre desiderate invitare a casa vostra.”  
La donna entrò n casa e raccontò suo marito tutto ciò he i tre uomini le avevano detto.
 Lui si rallegrò e disse: “Che bello! Se è così, allora invitiamo Ricchezza, che venga, e riempia la nostra casa!”
Sua moglie non era d’accordo:
“Caro, perché non invitiamo Successo?” 
 
La figlia della coppia stava ascoltando dall’altra parte della casa ed entrò di corsa.
“Non sarebbe meglio far entrare
Amore? Così la nostra famiglia sarebbe piena di amore.”
 
“Prendiamo in considerazione il consiglio di nostra figlia”’, disse il marito alla moglie.
“Va’ fuori ed invita Amore perché sia nostro ospite.”

La moglie uscì chiese loro:
“Chi di voi è Amore?
Che venga, per favore, e sia il nostro invitato.” 
Amore si sedette sulla sua sedia e cominciò d avanzare in direzione della casa.
Anche gli altri due si alzarono e lo seguirono.  
Alquanto sorpresa, la signora chiese a Ricchezza e a Successo:
“Io ho invitato solo Amore: perché venite anche voi?”
 
I tre replicarono insieme:
“Se avessi invitato Ricchezza o Successo gli altri due sarebbero rimasti fuori, ma poiché hai invitato Amore, dovunque egli vada, noi andiamo con lui.”

 
 
 
Laddove c’è amore,


c’è anche ricchezza e successo.
 
 
 
 
 
Anthony Van Dyk – Amore e Psiche



Personalmente non è che mi convinca molto questa favola…

a meno che non la si voglia interpretare come speranza o auspicio
dato che nella realtà
vedo coppie rimaste povere e senza successo amarsi felicemente
e coppie ricche e di successo amarsi solo per modo di dire.

 
 
Cosa ne pensate?

 
 
 
Ciao da Tony Kospan










ARTE MUSICA POESIA
E CULTURA IN GENERE
NEL GRUPPO DI FB








 
 

Il racconto del naufrago – Dall’Antico Egitto ci giunge una favola di saggezza di 4.000 anni fa!   Leave a comment

 

 

 

 
 

Favola trovata in un unico manoscritto…
il papiro 1115, dell’Ermitage di Leningrado, in scrittura ieratica,
risalente alla XII dinastia (ca. 2000 a.C.)
 
 
I suoi significati sono di vario tipo
ma il racconto riesce soprattutto a donarci l’atmosfera
di quell’antichissima epoca.
 

 

  

 

 


IL RACCONTO DEL NAUFRAGO

 

 

Disse allora l’ottimo cortigiano:
“Gioisci, o principe, vedi, abbiamo raggiunto la patria, afferrato il martello, il paletto è stato fissato.
La cima di prua è stata gettata in terra, si levano inni di lode, si ringrazia Dio, ognuno abbraccia il suo compagno.
Poichè il nostro equipaggio è tornato sano e salvo, non ci sono state perdite fra la nostra truppa.
 Abbiamo raggiunto il confine della Nubia, abbiamo passato l’isola Bigga.
Vedi, siam tornati felicemente, la nostra terra, l’abbiamo raggiunta.
Ma ascoltami, o principe,  non esagero: lavati, versa acqua sulle tue dita, rispondi a ciò che ti si chiede, parla al re con cuore raccolto, rispondi senza balbettio, perchè la bocca dell’uomo è in grado di salvarlo. Il suo discorso gli guadagna indulgenza.
Ma agisci come vuoi, è stancante consigliarti.

 
 
 

 
 
 

Piuttosto ti racconto qualcosa di simile, una cosa a me stesso accaduta: ero partito per le miniere del re, ero uscito in mare con una nave.
Era lunga centoventi cubiti e larga quaranta, imbarcava centoventi mariani,l’élite d’Egitto.
Osservavano il cielo, osservavano la terra e il loro cuore era impavido più di quello dei leoni.
Allora annunciarono una tempesta, prima ancora che giungesse, e un temporale, prima che scoppiasse.
La tempesta ci colse che eravamo ancora in mare prima che potessimo raggiungere la terraferma.
Ancora veleggiavamo, quando il vento raddoppiò e sospinse un’onda di otto cubiti.
Mi scagliò addosso un pezzo di legno, la nave affondò.
Non si salvò nessuno dell’equipaggio, io solo fui gettato su un’isola da un’onda.
Vi trascorsi tre giorni in solitudine, col mio cuore unico compagno.
Dormii nell’incavo di un albero e (di giorno) cercavo l’ombra.
Mi accinsi poi a cercare qualcosa da poter mettere in bocca.
Trovai lì dei fichi e dell’uva e ogni sorta di porri, sicomori, maturi e acerbi e cetrioli, come fossero stati piantati.
C’erano anche pesci e uccelli, in breve: nulla vi mancava.
Mangiai a sazietà e qualcosa la gettai via, perchè avevo troppo sulle mie braccia.
Feci poi un bastoncino per il fuoco, ne accesi uno e bruciai un olocausto agli dèi.
Udii poi il rimbombo di un tuono e pensai:” E’ un’onda del mare”.
Alberi si schiantavano, la terrra tremò.
Mi scoprii il volto e lo riconobbi: era un serpente (un dio serpente), che si avvicinava.
Era lungo trenta cubiti la sua barba era lunga più di due cubiti.
Il suo corpo era rivestito d’oro le sue ciglia di vero lapislazzuli… 
Spalancò la sua bocca su di me mentre io ero sdraiato sulla pancia dinnanzi a lui.
Mi disse:”Chi ti ha portato, chi ti ha portato bricconcello, chi ti ha portato (qui)?
Se esiti a dirmi chi ti ha portato in quest’isola, farò in modo che ti  trovi incenerito, diventato un qualcosa che non si può guardare”.
(Io risposi:) “E’ a me che parli, ma non riesco a sentirti. Sono davanti a te, ma non mi riconosco più”.
Allora mi afferrò con la bocca, mi trascinò nella sua tana. 
Lì mi posò, illeso, ero sano e salvo, non mi aveva staccato nulla. Spalancò la sua bocca verso di me, mentro io ero prostrato davanti a lui.
Poi mi parlò: “Chi ti ha portato, chi ti ha portato? Bricconcello, chi ti ha portato su quest’isola del mare che sta in mezzo alle acque?”.
Allora gli risposi, le mie mani rispettosamente piegate. Gli dissi:” Andò così: ero uscito per raggiungere le miniere su incarico del re
(ero in mare con una nave).
Era lunga centoventi cubiti e larga quaranta, imbarcava centoventi marinai, l’élite d’Egitto. Osservavano il cielo, osservavano la terra e il loro cuore era impavido più di quello dei leoni. Allora preannunciarono una tempesta, prima ancora che giungesse, e un temporale prima che si formasse.
Ognuno di loro era più coraggioso e forte del proprio camerata. Fra di loro non c’era un balordo. La tempesta arrivò che eravamo ancora in mare prima che potessimo raggiungere la costa.
Quando ancora navigavamo, il vento raddoppiò e formò un’onda di otto cubiti che mi rovesciò addosso un pezzo di legno.
La nave affondò. Nessuno dell’equipaggio si salvò, a parte me, ed eccomi da te.
Fui portato su quest’isola da un’onda del mare”.
Allora mi disse: “Non temere, non temere, bricconcello, il tuo viso non deve impallidire, perchè è da me che tu sei giunto. Vedi, è stato un dio che ti ha fatto sopravvivere e che ti ha portato su quest’isola paradisiaca. Non c’è nulla che vi manchi, è piena di buone cose. Ebbene: vi trascorrerai un mese dopo l’altro fin quando non ne saranno trascorsi quattro. Allora verrà una nave dalla tua patria, con marinai che tu conosci.
Con loro navigherai verso casa, e potrai morire nella tua città.
Com’è felice chi può raccontare quello che ha passato, una volta superato il pericolo!
Adesso ti voglio raccontare qualcosa di simile accaduto su quell’isola.

 
 
 

 
 
 

Ero su di essa con la mia stirpe, fra di loro dei bambini; tutti insieme eravamo settantacinque serpenti, i miei bambini e la mia schiatta.
Nulla ti dirò di una figlioletta, donatami in seguito a una preghiera. Allora una stella cadde (dal cielo) e tutti perirono tra le fiammme!
Ma accadde che io non fossi tra quelli bruciati, perchè in quel momento non ero con loro:
Quando perciò li vidi tutti morti, su un unico mucchio, fu come se fossi morto anche’io.
Se saprai essere forte e vincerai il tuo cuore, allora riabbraccerai i tuoi bambini… bacerai  tua moglie e rivedrai la tua casa.
E’ la cosa più bella di tutte, ritornare nella tua patria; raggiungere la tua stirpe”.
Allora mi prosternai e toccai la terra dinnanzi a lui.
Gli dissi: “Parlerò della tua gloria al mio signore e gli racconterò della tua grandezza.
Ti farò portare ladano, oli di Hekenu, profumo, balsamo, incenso per il tempio, con i quali ogni dio si fa benigno.
Racconterò quello che mi è succeso e quello che ho visto del tuo potere.
Sì (il re) loderà dio per te nella sua residenza, davanti ai funzionari di tutto il paese.
Sacriferò dei tori in tuo onore e li brucerò, tirerò  il collo alle oche. Ti invierò delle navi, cariche di tutti i tesori d’Egitto, come si fa per un dio che ama gli uomini in un paese straniero, sconosciuto agli uomini”.
Allora egli rise per colpa mia, (più precisamente) per ciò che avevo detto e che per lui era così stolto.
Mi disse:” Non sei affatto ricco di mirra o di altri tipi di incenso.
Io sono il signore di Punt e la mirra mi appartiene.
Quell’olio di Hekenu che promettevi di portarmi è proprio il tesoro di quest’isola.
Inoltre, quando lascerai questo posto non lo rivedrai mai più, perchè diverrà acqua.

 
 
 

 
 
 
 
 
 
Poi venne quella nave, come egli aveva predetto. mi incamminai verso un grande albero e riconobbi quelli che erano a bordo.
Tornai indietro per informarlo, ma vidi che già sapeva.
Allora mi disse:”Ritorna sano e salvo a casa, bricconcello, per rivedere i tuoi bambini.
Parla bene di me nella tua città: vedi, questo è ciò che desidero da te”.
Allora mi prosternai dinnanzi a lui, con le braccia rispettosamente piegate.
Mi diede un carico di mirra, oli di Hekenu, profumo e balsamo; erbe di Tischepse, essenze e ombretto, code di giraffa, grandi pezzi d’incenso e zanne d’elefante, levrieri, cercopitechi, babbuini e ogni sorta di oggetti preziosi.
Caricai tutto sulla nave e mi prosternai per ringraziarlo.
Allora mi disse:”Vedi, fra due mesi raggiungerai la tua patria, abbraccerai i tuoi bambini e potri ringiovanire nella tua bara”.
A quel punto scesi verso la riva, vicino alla nave e parlai all’equipaggio.
Lungo la riva intonai poi un inno di ringraziamento al signore dell’isola e quelli che erano sulla nave fecero la stessa cosa.
Navigammo dunque verso nord, verso la residenza del signore che raggiungemmo dopo due mesi, proprio come lui aveva predetto.
Entrai poi (nel palazzo), mi presentai al cospetto del signore e gli diedi i doni che avevo portato dall’isola.
Allora di fronte a tutti i funzionari egli mi ringraziò, mi promosse suo cortigiano e mi diede duecento schiavi.
Pensa a come stavo dopo aver raggiunto la terra, quando mi voltavo a guardare ciò che avevo passato.
Ascoltami! E’ bene che gli uomini ascoltino.

 
 
 
 

 

 

 

Lui però (il principe) rispose soltanto: ” Non ti sforzare troppo amico mio.
Chi dà da mangiare a un’oca prima dell’alba, quando il mattino stesso le tireranno il collo?”.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

DAL WEB – IMPAGINAZIONE T.K.
 
 
 

CIAO DA TONY KOSPAN



Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2

PER LE NOVITA’ DEL BLOG (SE TI PIACE… ISCRIVITI)


.

.


.


Il ragazzo ed il cavallo – Una favoletta Zen davvero bella e molto saggia   Leave a comment

 
 
 

  La saggezza è merce rara… ahimè…  e non tutti la ricercano…  –



 
 


 
 
 
 
 
 


Forse sì non la raggiungeremo mai… la saggezza…
ma leggere questa breve storiella, che adoro,
penso che comunque non possa che farci bene
ed aprirci la mente.

 
 
 
 
 
Benedetto Luti – Allegoria della Sapienza

 
  

 
Infatti nel mondo che ci circonda, da quello reale a quello virtuale,
da quello della stampa a quello (soprattutto) televisivo
ascoltiamo grida, sentenze inappellabili, verità eterne etc…
salvo poi ascoltare, dalle stesse persone o da altri,
 il contrario dopo appena poche ore.

 

 
 
 
  

IL RAGAZZO ED IL CAVALLO



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Un ragazzo riceve un cavallo come regalo per il suo quattordicesimo compleanno.
La gente del villaggio dice “Oh! Fantastico!”
Ma il maestro Zen, che vive nel villaggio, dice “Vedremo”

Il ragazzo cade da cavallo e si rompe una gamba
La gente del villaggio dice “Oh! Terribile!”

Il maestro Zen dice “Vedremo”
Il villaggio viene coinvolto nella guerra
e tutti i giovani uomini devono partire ma,
a causa della gamba rotta, il ragazzo resta a casa.
Tutti esclamano “Oh! Fantastico!”
Il maestro Zen dice “Vedremo”
 



 





Ci dice questa storiella infatti che dobbiamo guardare sempre
oltre le apparenze… e  che spesso, quel che sembra male,
può rivelarsi un bene… (e viceversa).

Quindi quando ci accadono degli eventi conviene aspettare
e ragionare… un po’ e con calma… prima di dare un giudizio.









Dunque quel che appariva bene non lo era

e quel che appariva male… non lo era altrettanto!


Certo mi direte che questo lo sapevate già…

ma in verità quando poi traduciamo

in vera pratica di vita questa riflessione

senza lamentarci o gioire subito e spesso inutilmente?


Che ne pensate?

Ciao da Tony Kospan





.

.

.



 

 

 
 
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: