Napoleone ed il Conte Monaldo.. padre di Leopardi.. ed i loro mondi lontanissimi   Leave a comment








Frugare tra le tante pieghe della Storia ci consente spesso di capire un’epoca e le atmosfere vissute dai popoli meglio di date e battaglie.

Qui parleremo di 2 personaggi molto diversi, che non ebbero nulla un comune e che non si incontrarono mai.






Tuttavia rappresentarono, nello stesso periodo, 2 mondi opposti che convissero nei primi anni dell’800 anche se poi uno, il Conte Monaldo, rimase ancorato alla sua terra e l’altro invece sconvolse tutta l’Europa.

Napoleone, amatissimo o odiatissimo,  era l’incontrastato dominatore dell’Europa nella quale, oltre alle guerre aveva diffuso elementi moderni e principi nuovi (non tutti) della Rivoluzione francese, mentre l’altro era un tranquillo aristocratico, amante del gioco d’azzardo (e per questo controllato a vista dalla severissima moglie) ma con la passione dello scrivere e soprattutto convintissimo reazionario voglioso di ricostruire il passato e che considerava l’Imperatore un Anticristo.


(Recanati 16 agosto 1776 – Recanati, 30 aprile 1847)


Monaldo Leopardi, Gonfaloniere di Recanati, quindi mentre Napoleone attraversava trionfalmente e velocemente l’Italia centrale, fece sbarrare porte e finestre del suo palazzo e si vestì a lutto che portò poi per tutta la gravidanza della moglie, incinta del mitico Giacomo.

Ma non era il solo. 

Infatti all’epoca, per reazione ai trionfi ed ai provvedimenti napoleonici, nascevano nel Centro Italia dei gruppi armati in difesa soprattutto del… passato.

Eppure però, quando il Bonaparte fece chiudere i conventi, il nostro (forse contro il volere dell’avara moglie) non ebbe problemi ad approfittare della situazione ed a comprare, a peso, i tesori delle loro biblioteche (circa 14.000 volumi).



Adelaide Antici – Moglie di Monaldo e madre di Giacomo Leopardi



In tal modo, e questo gli fa onore più delle velleità letterarie, poté creare una delle più importanti biblioteche private del Centro Italia e nella quale il giovanissimo Giacomo passò «sette anni di studio matto e disperatissimo» rovinandosi la salute.

La biblioteca, per decisione del Monaldo, fu aperta anche a parenti, amici ed ai cittadini recanatesi (Filiis amicis civibus) e fu poi ampliata dal figlio Pierfrancesco.



La Biblioteca della famiglia Leopardi (una parte)



Fu però il grande Giacomo nel 1815 con la sua “Orazione agli Italiani“, alla morte di Napoleone ed in occasione della liberazione delle zone natie, a salutar l’Imperatore sì con formale giubilo ma soprattutto affermando il contrasto tra la POTENZA imperiale e la BELLEZZA del paesaggio italiano.

Tony Kospan






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