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Tre brevi brani di Stephen Littleword sul significato dell’amicizia e sulle persone che lasciano il segno   Leave a comment





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.
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Tre brevi brani che ci possono illuminare
sul profondo significato dell’amicizia vera
che ben si adattano
sia a  quella reale che a quella virtuale.

.
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.






L’autore è uno scrittore e pubblicitario molto noto
per la profondità e la bellezza dei suoi testi,
aforismi e riflessioni in genere brevi e fulminanti,
che auspicano il miglioramento delle relazioni umane.

E’ nato nel 1970 e vive a Padova… 
ma di lui si sa poco altro.




.
.

I


Una grande amicizia ha due ingredienti principali: 
il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili, 
il secondo è il rispetto di ciò che ci fa diversi.








II


Un amico vero lo riconosci subito, ti fa scoppiare a ridere anche quando proprio non lo vuoi, se ti domanda come stai dissolve anche il più triste pensiero e, basta stare in sua compagnia per sentirsi speciali. 
Questo è un vero amico, colui che trasforma la tua vita, in una vita speciale!









III


Mi piacciono le persone che lasciano il segno.
Non cicatrici.
Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio.
Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.
Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore…
sono quelle che mai se ne andranno perchè quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.

Stephen Littleword

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Ciao da Tony Kospan

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Tre brevi brani sul vero senso dell’amicizia e sulle persone che lasciano il segno di Stephen Littleword   3 comments





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Tre brevi brani che ci possono illuminare
sul profondo significato dell'amicizia vera
che ben si adattano
sia a  quella reale che a quella virtuale.

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L'autore è uno scrittore e pubblicitario molto noto
per la profondità e la bellezza dei suoi testi,
aforismi e riflessioni in genere brevi e fulminanti,
che auspicano il miglioramento delle relazioni umane.

E' nato nel 1970 e vive a Padova… 
ma di lui si sa poco altro.




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I


Una grande amicizia ha due ingredienti principali: 
il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili, 
il secondo è il rispetto di ciò che ci fa diversi.








II


Un amico vero lo riconosci subito, ti fa scoppiare a ridere anche quando proprio non lo vuoi, se ti domanda come stai dissolve anche il più triste pensiero e, basta stare in sua compagnia per sentirsi speciali. 
Questo è un vero amico, colui che trasforma la tua vita, in una vita speciale!









III


Mi piacciono le persone che lasciano il segno.
Non cicatrici.
Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio.
Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.
Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore…
sono quelle che mai se ne andranno perchè quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.

Stephen Littleword

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Nell’amicizia la scoperta di sé – Umberto Galimberti ci dona una bella ed interessante riflessione   3 comments


 

 

 

 

 

Davvero un bel brano, a mio parere, 

sul rapporto

(necessario… nel bene e nel male)

 tra noi e… l’amicizia.

 

 

 

 

 

 

NELL’AMICIZIA LA SCOPERTA DI SE’

Umberto Galimberti*

 

 

 

 

 

 

Il nostro tempo è caratterizzato o da solitudini di massa, ciascuno davanti al suo computer, vittime di bulimia informatica per non perdere neppure un frammento di mondo, o adunate di massa in occasione di concerti, o a maxischermi per le partite di calcio, o in piazza San Pietro ad applaudire parole di fede o di speranza, ma non più l’amicizia, che è quel rapporto duale che evita alla solitudine di impazzire e alla gran massa di affogarci.

Oggi “amicizia” è diventata una parola che cataloga amori che non si vogliono svelare, rapporti coniugali resi esangui dalla quotidianità, conoscenze utili a scambi di favori, relazioni ipocrite che un giorno possono rivelarsi vantaggiose. Nulla di più, nulla di autentico, ma soprattutto nulla che possa dare espressione a quel bisogno di narrazione, di racconto, di immaginazione, di allusione, di cui si nutre la nostra anima quando nei fatti vuol trovare dei significati, nel dolore un argine, nella gioia una comunicazione, nella monotonia della ripetizione un lampo di novità.

Tutto ciò non è possibile nella solitudine dove il dolore dilaga e la gioia resta inespressa, e neppure nella gran massa che concede espressione solo all’applauso o allo slogan, ma unicamente nell’amicizia dove la parola si fa affabulatoria, immaginifica, confidenziale, segreta e soprattutto fuoriesce dalla “concretezza”, oggi da tutti invocata ed eretta a valore, che altro non è se non un limitarsi nel linguaggio, un controllo delle parole, uno stare ai fatti come richiede il “sano realismo”degli uomini di poche parole, a cui non verrebbe mai in mente di chiedere alla luna “che ci fa in cielo” o a se stessi “che ci fanno qui sulla terra”.

In solitudine queste domande restano inespresse o soffocate, in mezzo alla gente che quotidianamente frequentiamo possono generare qualche sospetto, perché sono domande troppo cariche di senso per poterle esplorare in solitudine, e troppo fuori dall’usuale per poter essere accolte in pubblico come domande “serie”. Eppure queste sono le domande di cui si nutre l’anima, domande poco realistiche ma cariche di simbolismo, per dare spazio alle quali gli antichi Greci, accanto al singolare e al plurale, avevano inventato il “duale”, che è lo spazio dell’amicizia, dove ogni parola che rinvia a un’eccedenza di senso non rischia di apparire parola folle, perché l’ascolto dell’amico non è solo ascolto razionale ma aperto a tutti gli sconfinamenti di senso, che è prerogativa del cuore.

Ma dove trovare il tempo? Si giustificano i più. Non a caso l’amicizia è diffusa tra i giovani che hanno a disposizione tanto tempo, e riprende in età senile quando non si ha null’altro a disposizione che il tempo. Ma che dire di una cultura che concepisce l’amicizia una “perdita di tempo”? Non inganniamoci. Non è il tempo che ci manca, è la capacità di stare l’uno con l’altro in quella forma intermedia che non è la fusione dell’amore e neppure l’anonimato dei rapporti impersonali perchè solo funzionali, è la capacità di muoverci in quella zona di confine tra le prescrizioni della ragione e quegli sprazzi di follia che di continuo attraversano la nostra anima e che solo l’amicizia sa accogliere. Perchè proibirci questo spazio? Quale spietata tirannide ci impone di stare ai fatti e nient’altro che ai fatti?

Tra l’anonimato del pubblico e la solitudine del privato vogliamo conservare quello spazio intermedio propiziato dall’amicizia, che ricuce quella dissociazione a cui la nostra cultura ci costringe a non essere mai in pubblico quel che veramente siamo, e a vergognarci un po in privato delle nostre pubbliche performance. Tuteliamo l’amicizia. Forse è l’unico spazio che ci rimane per un residuo di sincerità, una sorta di riunificazione con noi stessi dalla dissociazione che ci è imposta, una forma di autoriconoscimento secondo quel modulo che Platone ci indica là dove dice: “Se uno, con la parte migliore del suo occhio guarda la parte migliore dell’occhio dell’amico, vede se stesso”.

A meno che ciascuno non sia diventato per se stesso il maggior ingombro da evitare, qualcuno con cui non si sa che rapporti avere, qualcuno da evitare, quando non da affogare con le cose da fare, per non trovarci mai a tu per tu con questo sconosciuto che lo sguardo accogliente dell’amico potrebbe incominciare a raccontare, a delinearne i contorni, a propiziarci l’incontro.

E’ infatti la scoperta di noi che l’amicizia favorisce e propizia.

 

* filosofo

 

 

 

 



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Piccolo ma bel brano sul vero senso dell’amicizia e sulle persone che… lasciano il segno   3 comments






 
 
 
 
 Questo m’appare davvero un bel brano,
benché breve,
sul principale significato della vera amicizia
che ben si adatta
sia alla vita reale che virtuale.

 
 
 
 






L’autore è uno scrittore e pubblicitario molto noto
per la profondità e la bellezza dei suoi testi
che auspicano il miglioramento delle relazioni umane.

E’ nato nel 1970 e vive a Padova…
ma di lui si sa poco altro.




 

 
 
 
 
Mi piacciono le persone che lasciano il segno.
 
Non cicatrici.
 
Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio.

Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.
 
Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore…
sono quelle che mai se ne andranno perchè quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.
 
 
Stephen Littleword
 
 
 
 
 

 

 

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Nell’amicizia la scoperta di sé – Bella ed interessante riflessione di Umberto Galimberti   Leave a comment


 

 

 

 

 

Davvero un bel brano, a mio parere, 

sul rapporto

(necessario… nel bene e nel male)

 tra noi e… l'amicizia.

 

 

 

 

 

 

NELL’AMICIZIA LA SCOPERTA DI SE’

Umberto Galimberti*

 

 

 

 

 

 

Il nostro tempo è caratterizzato o da solitudini di massa, ciascuno davanti al suo computer, vittime di bulimia informatica per non perdere neppure un frammento di mondo, o adunate di massa in occasione di concerti, o a maxischermi per le partite di calcio, o in piazza San Pietro ad applaudire parole di fede o di speranza, ma non più l’amicizia, che è quel rapporto duale che evita alla solitudine di impazzire e alla gran massa di affogarci.

Oggi “amicizia” è diventata una parola che cataloga amori che non si vogliono svelare, rapporti coniugali resi esangui dalla quotidianità, conoscenze utili a scambi di favori, relazioni ipocrite che un giorno possono rivelarsi vantaggiose. Nulla di più, nulla di autentico, ma soprattutto nulla che possa dare espressione a quel bisogno di narrazione, di racconto, di immaginazione, di allusione, di cui si nutre la nostra anima quando nei fatti vuol trovare dei significati, nel dolore un argine, nella gioia una comunicazione, nella monotonia della ripetizione un lampo di novità.

Tutto ciò non è possibile nella solitudine dove il dolore dilaga e la gioia resta inespressa, e neppure nella gran massa che concede espressione solo all’applauso o allo slogan, ma unicamente nell’amicizia dove la parola si fa affabulatoria, immaginifica, confidenziale, segreta e soprattutto fuoriesce dalla “concretezza”, oggi da tutti invocata ed eretta a valore, che altro non è se non un limitarsi nel linguaggio, un controllo delle parole, uno stare ai fatti come richiede il “sano realismo”degli uomini di poche parole, a cui non verrebbe mai in mente di chiedere alla luna “che ci fa in cielo” o a se stessi “che ci fanno qui sulla terra”.

In solitudine queste domande restano inespresse o soffocate, in mezzo alla gente che quotidianamente frequentiamo possono generare qualche sospetto, perché sono domande troppo cariche di senso per poterle esplorare in solitudine, e troppo fuori dall’usuale per poter essere accolte in pubblico come domande “serie”. Eppure queste sono le domande di cui si nutre l’anima, domande poco realistiche ma cariche di simbolismo, per dare spazio alle quali gli antichi Greci, accanto al singolare e al plurale, avevano inventato il “duale”, che è lo spazio dell’amicizia, dove ogni parola che rinvia a un’eccedenza di senso non rischia di apparire parola folle, perché l’ascolto dell’amico non è solo ascolto razionale ma aperto a tutti gli sconfinamenti di senso, che è prerogativa del cuore.

Ma dove trovare il tempo? Si giustificano i più. Non a caso l’amicizia è diffusa tra i giovani che hanno a disposizione tanto tempo, e riprende in età senile quando non si ha null’altro a disposizione che il tempo. Ma che dire di una cultura che concepisce l’amicizia una “perdita di tempo”? Non inganniamoci. Non è il tempo che ci manca, è la capacità di stare l’uno con l’altro in quella forma intermedia che non è la fusione dell’amore e neppure l’anonimato dei rapporti impersonali perchè solo funzionali, è la capacità di muoverci in quella zona di confine tra le prescrizioni della ragione e quegli sprazzi di follia che di continuo attraversano la nostra anima e che solo l’amicizia sa accogliere. Perchè proibirci questo spazio? Quale spietata tirannide ci impone di stare ai fatti e nient’altro che ai fatti?

Tra l’anonimato del pubblico e la solitudine del privato vogliamo conservare quello spazio intermedio propiziato dall’amicizia, che ricuce quella dissociazione a cui la nostra cultura ci costringe a non essere mai in pubblico quel che veramente siamo, e a vergognarci un po in privato delle nostre pubbliche performance. Tuteliamo l’amicizia. Forse è l’unico spazio che ci rimane per un residuo di sincerità, una sorta di riunificazione con noi stessi dalla dissociazione che ci è imposta, una forma di autoriconoscimento secondo quel modulo che Platone ci indica là dove dice: “Se uno, con la parte migliore del suo occhio guarda la parte migliore dell’occhio dell’amico, vede se stesso”.

A meno che ciascuno non sia diventato per se stesso il maggior ingombro da evitare, qualcuno con cui non si sa che rapporti avere, qualcuno da evitare, quando non da affogare con le cose da fare, per non trovarci mai a tu per tu con questo sconosciuto che lo sguardo accogliente dell’amico potrebbe incominciare a raccontare, a delinearne i contorni, a propiziarci l’incontro.

E’ infatti la scoperta di noi che l’amicizia favorisce e propizia.

 

* filosofo

 

 

 

 



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 Questo m'appare davvero un bel brano,
benché breve,
sul principale significato della vera amicizia
che ben si adatta
sia alla vita reale che virtuale.

 
 
 
 






L'autore è uno scrittore e pubblicitario molto noto
per la profondità e la bellezza dei suoi testi
che auspicano il miglioramento delle relazioni umane.

E' nato nel 1970 e vive a Padova…
ma di lui si sa poco altro.




 

 
 
 
 
Mi piacciono le persone che lasciano il segno.
 
Non cicatrici.
 
Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio.

Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.
 
Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore…
sono quelle che mai se ne andranno perchè quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.
 
 
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Un bel brano sull’amicizia e sulle persone che… lasciano il segno…   2 comments

 
 
 
 
 
 
 
 
Questo m'appare davvero un bel brano,
 
benché breve,  
 
sul principale significato dell'amicizia
 
sia reale che virtuale…
 
 
 
 
 

Iman Maleki – Lettura ed amicizia

 
 
 
 
 
 
Mi piacciono le persone che lasciano il segno.
 
Non cicatrici.
 
Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio.

 
Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.
 
Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore…
sono quelle che mai se ne andranno perchè quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.
 
 
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Le persone che lasciano il segno… sublime brano sull’amicizia   6 comments

 
 
 
 
 
 
 
 
Questo m'appare davvero un bel brano,
 
benché breve,  
 
sul principale significato dell'amicizia
 
sia reale che virtuale…
 
 
 
 
 

Iman Maleki – Lettura ed amicizia

 
 
 
 
 
 
Mi piacciono le persone che lasciano il segno.
 
Non cicatrici.
 
Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio.

 
Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.
 
Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore…
sono quelle che mai se ne andranno perchè quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.
 
 
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IL VOSTRO AMICO – POETICO BRANO DI GIBRAN SUL SENSO DELLA VERA AMICIZIA   2 comments

 
 
 
 
 
 
 
Questo, a mio parere,
è uno dei brani più belli in assoluto
sull'amicizia…
 
 
Gibran ci dà il meglio di sé,
con suggestioni semplici ma insieme magiche…,
parlandoci dell'enorme valore che l'amicizia
riveste nella nostra vita…
 
 
Se vi fa piacere
leggetelo ascoltando questa musica…
 

 

Nota

Pierre-Auguste Renoir – Le Chapeau

 
 
 
IL VOSTRO AMICO
Gibran
 
 
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e che mietete ringraziando.
Egli è la vostra mensa e la vostra dimora perchè, affamati, vi rifugiate in lui e lo cercate per la vostra pace.
Se l'amico vi confida il suo pensiero non nascondetegli il vostro.
Quando lui tace il vostro cuore non smette di ascoltarlo, perchè nell'amicizia ogni pensiero, desiderio, speranza nasce in silenzio e si partecipa con gioia.
Se vi separate dall'amico non addoloratevi, perchè la sua assenza v'ìllumina su ciò che più in lui amate.
E non vi sia nell'amicizia altro intento che scavarsi nello spirito a vicenda.
Condividetevi le gioie sorridendo nella dolcezza amica, perchè nella rugiada delle piccole cose il cuore scopre il suo mattino e si conforta.
 
 
 
 
 

 

 

 

CIAO CON… AMICIZIA
 
 
DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
 
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NELL’AMICIZIA LA SCOPERTA DI SE’ – INTERESSANTE RIFLESSIONE DI U. GALIMBERTI   2 comments

 

 

Davvero un bel brano sul rapporto (necessario)

 tra noi e… l'amicizia.

 

 

 

 

 

 

NELL’AMICIZIA LA SCOPERTA DI SE’

Umberto Galimberti*

 

 

 

 

 

 

Il nostro tempo è caratterizzato o da solitudini di massa, ciascuno davanti al suo computer, vittime di bulimia informatica per non perdere neppure un frammento di mondo, o adunate di massa in occasione di concerti, o a maxischermi per le partite di calcio, o in piazza San Pietro ad applaudire parole di fede o di speranza, ma non più l’amicizia, che è quel rapporto duale che evita alla solitudine di impazzire e alla gran massa di affogarci.

Oggi “amicizia” è diventata una parola che cataloga amori che non si vogliono svelare, rapporti coniugali resi esangui dalla quotidianità, conoscenze utili a scambi di favori, relazioni ipocrite che un giorno possono rivelarsi vantaggiose. Nulla di più, nulla di autentico, ma soprattutto nulla che possa dare espressione a quel bisogno di narrazione, di racconto, di immaginazione, di allusione, di cui si nutre la nostra anima quando nei fatti vuol trovare dei significati, nel dolore un argine, nella gioia una comunicazione, nella monotonia della ripetizione un lampo di novità.

Tutto ciò non è possibile nella solitudine dove il dolore dilaga e la gioia resta inespressa, e neppure nella gran massa che concede espressione solo all’applauso o allo slogan, ma unicamente nell’amicizia dove la parola si fa affabulatoria, immaginifica, confidenziale, segreta e soprattutto fuoriesce dalla “concretezza”, oggi da tutti invocata ed eretta a valore, che altro non è se non un limitarsi nel linguaggio, un controllo delle parole, uno stare ai fatti come richiede il “sano realismo”degli uomini di poche parole, a cui non verrebbe mai in mente di chiedere alla luna “che ci fa in cielo” o a se stessi “che ci fanno qui sulla terra”.

In solitudine queste domande restano inespresse o soffocate, in mezzo alla gente che quotidianamente frequentiamo possono generare qualche sospetto, perché sono domande troppo cariche di senso per poterle esplorare in solitudine, e troppo fuori dall’usuale per poter essere accolte in pubblico come domande “serie”. Eppure queste sono le domande di cui si nutre l’anima, domande poco realistiche ma cariche di simbolismo, per dare spazio alle quali gli antichi Greci, accanto al singolare e al plurale, avevano inventato il “duale”, che è lo spazio dell’amicizia, dove ogni parola che rinvia a un’eccedenza di senso non rischia di apparire parola folle, perché l’ascolto dell’amico non è solo ascolto razionale ma aperto a tutti gli sconfinamenti di senso, che è prerogativa del cuore.

Ma dove trovare il tempo? Si giustificano i più. Non a caso l’amicizia è diffusa tra i giovani che hanno a disposizione tanto tempo, e riprende in età senile quando non si ha null’altro a disposizione che il tempo. Ma che dire di una cultura che concepisce l’amicizia una “perdita di tempo”? Non inganniamoci. Non è il tempo che ci manca, è la capacità di stare l’uno con l’altro in quella forma intermedia che non è la fusione dell’amore e neppure l’anonimato dei rapporti impersonali perchè solo funzionali, è la capacità di muoverci in quella zona di confine tra le prescrizioni della ragione e quegli sprazzi di follia che di continuo attraversano la nostra anima e che solo l’amicizia sa accogliere. Perchè proibirci questo spazio? Quale spietata tirannide ci impone di stare ai fatti e nient’altro che ai fatti?

Tra l’anonimato del pubblico e la solitudine del privato vogliamo conservare quello spazio intermedio propiziato dall’amicizia, che ricuce quella dissociazione a cui la nostra cultura ci costringe a non essere mai in pubblico quel che veramente siamo, e a vergognarci un po in privato delle nostre pubbliche performance. Tuteliamo l’amicizia. Forse è l’unico spazio che ci rimane per un residuo di sincerità, una sorta di riunificazione con noi stessi dalla dissociazione che ci è imposta, una forma di autoriconoscimento secondo quel modulo che Platone ci indica là dove dice: “Se uno, con la parte migliore del suo occhio guarda la parte migliore dell’occhio dell’amico, vede se stesso”.

A meno che ciascuno non sia diventato per se stesso il maggior ingombro da evitare, qualcuno con cui non si sa che rapporti avere, qualcuno da evitare, quando non da affogare con le cose da fare, per non trovarci mai a tu per tu con questo sconosciuto che lo sguardo accogliente dell’amico potrebbe incominciare a raccontare, a delinearne i contorni, a propiziarci l’incontro.

E’ infatti la scoperta di noi che l’amicizia favorisce e propizia.

 

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