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Arthur Rimbaud.. “poeta maledetto” dal volto di bambino – Breve biografia ed alcune mitiche poesie   Leave a comment









Tutti abbiamo sentito parlare dei poeti maledetti
ma spesso ne abbiamo solo una vaghissima conoscenza.

Stavolta parleremo del poeta dalla faccia da bambino,
vero e proprio grande innovatore in poesia
attraverso l’esaltazione senza alcun limite
di ogni genere di emozioni e sensazioni.

 
 
 
 
Charleville 20.10.1854 – Marsiglia 10.11.1891
 
 
 


BREVE BIOGRAFIA

 
 
Arthur Rimbaud, il più maledetto dei poeti maledetti,
nacque a Charleville nel 1854 in una buona famiglia borghese
ma restò presto senza padre (scappato) e con una madre severissima.
 
 
Ebbe la classica educazione e ben presto,
già a 10 anni iniziò a scriver poesie.

Ma a 16 si rivoltò contro le forme tradizionali
della buona società iniziando a vagabondare per la città
e vivendo esperienze di ogni tipo
comprese quelle della droga, dell’alcool e del carcere
ma anche leggendo di tutto.

 
 
 
 
 
 
 
 

L’incontro con Paul Verlaine, di cui divenne amico,
rappresentò per lui un momento decisivo di consapevolezza
delle sue capacità poetiche e letterarie.
 
 
Nel 1870 fu ospitato a Parigi da Verlaine a casa sua
dove viveva con la moglie.

 
 
 
 
 Verlaine e Rimbaud
 
 
 

Verlaine l’introdusse negli ambienti letterari parigini
(circolo di poeti parnassiani
ed ecco come lo definì tal Léon Valade 
«poeta terrificante e selvaggio più che timido».
 
 
In pratica il poeta dalla faccia di bambino

affascinava e addirittura sconvolgeva il circolo 
per le capacità artistiche e per la sua incontenibile depravazione.

 
 
 
 
Henri Fantin Latour  – I poeti maledetti  – (Verlaine e Rimbaud a sinistra)
 
 
 

Proprio dal ’70 e per 5 anni scrisse tutte le sue opere letterarie
frequentando Verlaine, con cui fece dei viaggi a Londra e Bruxelles,
fino al 1873 quando l’amico poeta mise fine alla loro relazione
sparandogli un colpo di pistola e ferendolo.
 
 
Dopo di ciò abbandonò la poesia ed addirittura distrusse tutti i suoi scritti
iniziando una vita di avventure e peripezie in giro per il mondo.

 
 
 
 
 
 
 
 

Fece l’insegnante, lo scaricatore di porto, il mercenario,
il capomastro etc… ed infine il commerciante in Abissinia
 
 
Intanto Verlaine pubblicava le sue “Illuminazioni” nel 1886.
 
 
Tornato in Francia per curar un tumore al ginocchio
vi morì a soli 32 anni.

 
 
 
 
 
 
 .
.
.
 
LA SUA RIVOLUZIONARIA POETICA
 
 
Oscillando tra Victor Hugo ed i parnassiani ma soprattutto
volendo cambiare tutti i canoni preesistenti
perfino quelli degli innovatori prima di lui come Baudelaire
giunse ad una poesia detta della sensazione
ovvero delle emozioni totali senza filtri né controlli.
 
 
Nei suoi versi si uniscono pensieri, odori, musiche e colori 
in modo talmente libero da farlo considerare assolutamente unico 
e l’iniziatore dell’audacia assoluta in poesia.
 
 
 

 .
.
.
 
ALCUNE SUE POESIE
 
 
 
 
 
 
 

SOGNATO PER L’INVERNO
 
Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli
posa nei cantucci molli.
Tu chiuderai gli occhi,
per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di demoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
 Poi la tua guancia graffiare si sentirà…
un piccolo bacio, un ragno matto,
ti correrà sul collo…
Intanto tu mi dirai:
“Cerca!”, chinando a me la testa
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto…

 
 
 
 
 
 
 

PRIMA SERATA
 
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…
Seduta sul mio seggiolone,
Seminuda, giungeva le mani.
Al suolo fremevano lieti
i suoi piccolissimi piedi.
Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio di luce
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, mosca al rosaio.
Le baciai le caviglie sottili.
Ebbe un ridere dolce e brutale
Che si sciolse in un limpido trillo,
Un ridere grazioso di cristallo.
I suoi piedini sotto la camicia
Si salvarono: “Beh, vuoi finirla?”.
La prima audacia era stata permessa,
Ma ridendo fingeva di punirla!
Baciai, palpitanti al mio labbro,
I suoi timidissimi occhi;
Lei ritrasse la sua testolina
Esclamando: “Ma questo è ancor meglio!…
Signore, ho qualcosa da dirvi…”
Tutto il resto gettai sul suo seno
In un bacio, del quale ella rise
D’un riso che fu generoso…
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…

 
 
 
Berthe Morisot – Giovane donna
 
 
 
SENSAZIONE
 
Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna.




Ma Boheme – Jean-Paul Surin



LA MIA BOHEME (Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!
I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;
Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

 
 
 
 
F I N E
Frecce (174)

 
 
 
 
 




 
 

La poesia visiva.. genere poco noto ma con un grande padre.. Apollinaire – Definizione.. storia ed esempi   Leave a comment

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.

 

 

 
 

C’è un genere di poesia del tutto particolare… e poco noto 

è…

la poesia delle (e nelle) immagini.

 

 

 



Non ne parlerò per esaltarla e diffonderla
né per denigrarla o disconoscerla ma solo per approfondire la conoscenza
di un genere poco noto ma che ha illustri genitori
ed in Apollinaire il massimo esponente.

Essa, pur non avendo una grande diffusione,
ha però ancor oggi poeti che si esprimono in tal modo
e diversi gruppi che l’apprezzano.






 
 
 
 
 


LA POESIA VISIVA O VISUALE


– DEFINIZIONE.. STORIA E QUALCHE ESEMPIO –



 
 
 
 
 
 
 
 

DEFINIZIONE

 

 

Essa si può definire come il punto d’incontro tra l’arte figurativa (in ogni suo aspetto) e la poesia così come la conosciamo.

Spesso la poesia visiva si associa anche al sonoro.

Ne tracceremo una sua breve storia a partire dalle prime avanguardie artistiche degli inizi del 20° secolo per giungere alla sua teorizzazione nel secondo dopoguerra fino all’esplosione tecnologica degli ultimi tempi.

 

 

 





La famosa poesia “IL PLEUT” di Apollinaire…

Pioggia di parole… Parole a pioggia…

 

 

 

Poesia visiva di Apollinaire




Poesia visiva di Apollinaire e la sua… musa




Un discorso a parte merita poi il noto poeta del primo ‘900

Thomas Dylan

per la vastità e complessità del suo mondo poetico.











La poesia visuale o poesia visiva, rinasce da sperimentazioni artistiche e letterarie compiute dalle “neoavanguardie”, dagli anni sessanta del XX secolo insieme all’Arte Concettuale ed alla Pop Art.
 
 
 
 
 

Il famoso libro di poesie visuali di Apollinaire “Calligrammes”

 
 
 
 
L’ORIGINE CON LE AVANGUARDIE DELL’INIZIO DEL XX SEC.
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In verità la ricerca di una sintesi verbo-immagine ebbe inizio già con le avanguardie degli inizi del 20° secolo come il Dadaismo… il Futurismo ed il Surrealismo.

Tutte queste avanguardie avevano come scopo principale la ricerca di nuove forme in tutti i campi dell’arte rivoluzionando tutti i canoni che, a parer loro, avevano imprigionato la libera espressione dell’animo umano.
 
 
 
 
 
 
Poesia dadaista
 
 
 
 
 
 
Poesia futurista di Marinetti






 
Poesia futurista… Carlo Belloli – 2 poemi visuali


  
 
 
 
Il più illustre esponente di questa ricerca di sintesi tra immagine e parole fu senz’altro il grande poeta italo-francese Apollinaire che partecipò a tutte le avanguardie della sua epoca.


Ecco alcune sue opere… oltre quelle in alto.
 
  
 
 
 
 
Apollinaire





 
 
Apollinaire 
 



LA POESIA VISUALE OGGI
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La poesia visuale attuale anche grazie ai progressi tecnologici, all’enorme diffusione dei media ed in particolare dei pc e di internet si esprime attraverso immagini, sonorità e testi utilizzando anche programmi di video, di grafica, etc..


Bisogna infine dire che quella della poesia visuale tuttavia è, a tutt’oggi, una corrente poco nota alle masse.


Qui di seguito alcuni altri esempi.


 
 
 
 
Poesia di Michele Perfetti





  

A.DeL.- Ne dis rien 2011


  


Poesia di Luciano Ori



Poesia di Maria Luisa Grimani




 

Poesia di Giuliano Bartolozzi







Diamo ora in conclusione un’occhiata a questo video che può aiutarci a comprendere ancor meglio il concetto di poesia visiva.





fre bia pouce


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Se vi fa piacere esprimete liberamente il vostro pensiero.


 



CIAO DA TONY KOSPAN






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PER LE NOVITA’ DEL BLOG
Frecce (174)

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Carmen de Visini

 


 
 

Compiuta Donzella – Breve ricordo e due poesie della prima poetessa in italiano   2 comments



J. W. Waterhouse



Una donna che in tempi considerati molto bui per il sesso femminile

ha saputo farsi apprezzare per le sue poesie

ed è considerata la prima poetessa in lingua italiana.

 
 
 
 
 

 

 

 


COMPIUTA DONZELLA


– POETESSA DEL MEDIOEVO –

a cura di Tony Kospan





 

  

 Una donna del Medioevo ed in particolare una poetessa, Compiuta Donzella, di cui si sa poco… se non per alcuni giudizi espressi su di lei in prosa e poesia… ma che possiamo considerare quasi certamente la prima poetessa in lingua italiana (all’epoca si diceva “in volgare” essendo la lingua colta ancora il latino). 



 

 

 


Quel che qui leggeremo, la sua storia, i giudizi su di lei e 2 suoi sonetti, ci aprono una finestra sia sulla sua persona che sulla poesia nel Medioevo.



 

 

 

 



Mentre leggiamo, se ci va, ascoltiamo questa musica.

 

   

 notes1

 

Marie Spartali Stillman



 

COMPIUTA DONZELLA

LA SUA STORIA E QUEL CHE DI LEI HANNO SCRITTO


 

Resta un enigma storico Compiuta Donzella, il nome, o lo pseudonimo, sotto cui si cela una “rimatrice” fiorentina del Duecento.

Si tratta quasi certamente della prima donna che compone poesie in  italiano.

Ci sono pervenuti soltanto tre suoi sonetti di gusto trobadorico e giullaresco, due dei quali dallo stile non lontano da quello del Petrarca.

Data l’assenza di altri riscontri letterari o biografici, sulla Compiuta (nome, all’epoca abbastanza comune a Firenze) sono fiorite le più svariate ipotesi… spesso di fantasia.

Ecco come Guittone d’Arezzo la definisce in questo che appare un esagerato panegirico delle sue virtù.  

Soprapiacente donna, di tutto compiuto savere, di pregio coronata, degna mia Donna Compiuta, Guitton, vero devotissimo fedel vostro, de quanto el vale e po’, umilmente se medesmo raccomanda voi. “.

Ma quel che possiamo evincere, con certezza, da queste espressioni scritte in un’epoca come quella medievale in cui molto raramente alle donne era concesso dedicarsi alla letteratura, è che Compiuta fu certamente una poetessa dotata d’indubbie qualità artistiche.

A conferma di ciò ci sono anche due sonetti di un autore anonimo suo contemporaneo, che allude alla fama di Compiuta come autrice di poesie e che in un verso così la esalta: che di trobare avete dominanza”.

Il  “trobar” fa riferimento ai “trobadours”,  poeti e musicisti provenzali in gran voga all’epoca. 

 

 



 

 

Ecco il sonetto in questione… dedicato a lei… 

 

 Gentil donzella somma ed insegnata,
poi c’ag[g]io inteso di voi tant’ or[r]anza,
che non credo che Morgana la fata
né la Donna de[l] Lago né Gostanza
né fosse alcuna come voi presc[i]ata;
e di trobare avete nominanza
(ond’eo mi faccio un po[ca] di mirata
c’avete di saver tant’abondanza):
però, se no sdegnaste lo meo dire,
vor[r]ia venire a voi, poi non sia sag[g]io,
a ciò che ‘n tutto mi poria chiarire
di ciò ch’eo dotto ne lo mio corag[g]io;
e so che molto mi poria ‘nantire
aver contia del vostro segnorag[g]io.
Perc’ogni gioia ch’è rara è graziosa,
mi son tardato, Compiuta Donzella,
d’avere scritto a la vostra risposa
la qual faceste a me fresca e novella.
E ben si testimonia, per la losa
che di me usaste, che voi siete quella
in cui altezza e gran valor riposa:
cotal a[l]bor mostr’ alto sua fior bella.
Sua fiore bella e d’amare lo frutto
mostra ‘n altezza com’è d’alto stato:
però in gioia ab[b]o vostro detto tutto,
e pregovi che mi sia perdonato
s’io m’invitai laove sone al postutto
ch’io non son degno d’esser presentato.

 

 

 

 


LE SUE POESIE


 

Ma ora avviciniamoci al suo cuore… leggendo 2 suoi sonetti di contenuti… opposti!

Nel primo sembra disdegnare ogni contaminazione con l’amore umano, desiderando dedicarsi solo a quello divino,
ma poi nel secondo svela invece l’aprirsi del suo cuore, in modo pieno, verso un uomo.

 
 
 
 

 

 

I SONETTO

 

LASCIAR VORRIA LO MONDO E DIO SERVIRE

 

Lasciar vor[r]ia lo mondo e Dio servire

e dipartirmi d’ogne vanitate,

però che veg[g]io crescere e salire

mat[t]ezza e villania e falsitate,

ed ancor senno e cortesia morire

e lo fin pregio e tutta la bontate:

ond’io marito non vor[r]ia né sire,

né stare al mondo, per mia volontate.

Membrandomi c’ogn’om di mal s’adorna,

di ciaschedun son forte disdegnosa,

e verso Dio la mia persona torna.

Lo padre mio mi fa stare pensosa,

ca di servire a Cristo mi distorna:

non saccio a cui mi vol dar per isposa.


 

 

  

 

 


II SONETTO

 

ORNATO DI GRAN PREGIO E DI VALENZA

 

Ornato di gran pregio e di valenza

e risplendente di loda adornata,

forte mi pregio più, poi v’è in plagenza

d’avermi in vostro core rimembrata

ed invitate a mia poca possenza

per acontarvi, s’eo sono insegnata,

come voi dite c’a[g]io gran sapienza;

ma certo non ne son [tanto] amantata.

Amantata non son como vor[r]ia

di gran vertute né di placimento;

ma, qual ch’i’ sia, ag[g]io buono volere

di servire con buona cortesia

a ciascun ch’ama sanza fallimento:

ché d’Amor sono e vogliolo ubidire.


 

 

 

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Tony Kospan



F I N E





barrafiorita

Frecce (174)






Paul Verlaine – Breve ricordo del grande “Poeta Maledetto” anche con un’analisi della sua poetica ed varie bellissime poesie   Leave a comment







Paul Verlaine è stato uno dei più grandi 

“Poeti maledetti”

mitico gruppo di poeti francesi dell’800

di cui parlò e scrisse anche lui stesso…


..

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BREVE BIOGRAFIA


Paul Verlaine nasce nel 1844
in una famiglia francese benestante.
 
Fin da piccolo inizia a scrivere poesie.
 
Presto mostra una personalità complessa e difficile
fatta insieme di
dolcezza e brutalità
che traspare in modo chiaro, fin dai primi tempi,
anche nella sua poetica.

.

.


Metz 30.3.1844 – Parigi 8.1.1896



La madre, per sottrarlo alla sua vita sregolata
lo fa sposare.

Il matrimonio però dopo un breve periodo di tranquillità,
che ritroviamo nei versi della raccolta
La bonne chanson,
finisce presto per la sua incostanza e soprattutto
per la relazione con l’altro poeta “maledetto”, Rimbaud.

Anche questo rapporto finisce a sua volta dopo 3 anni
con l’esplosione di alcuni colpi di pistola,
per fortuna non gravi, sparati al suo amico.

.

.

Verlaine e Rimbaud

.

.

Questo episodio però lo porta in carcere e qui…
ecco una nuova svolta… stavolta religiosa.
.
Ma di nuovo, dopo un periodo sereno,
ricade nei suoi eccessi di ogni genere.



Verlaine e Rimbaud




Ciononostante a Parigi iniziano i successi
della sua attività poetica e letteraria
e si inserisce bene nei salotti culturali parigini
mentre però la sua vita continua
in una continua alternanza di povertà e benessere.



Il gruppo dei poeti maledetti (nel cerchio Verlaine e Rimbaud)
.



Oltre alle poesie di vario genere scrisse anche un saggio
proprio sui
poeti maledetti
(
Rimbaud, Mallarmé, Corbière ed altri)






in cui parla anche di se stesso,
ma con lo pseudonimo di
Pauvre Lelian.

Morì povero in un ospedale parigino.



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LA SUA POETICA


.
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La sua poesia, che predilige la musicalità del verso,
è di tipo evocativo e non descrittiva…
cioè ci fa giungere alla verità delle cose
con visioni illuminanti e suggestive.

I suoi versi scorrono senza vincoli con grande fluidità e semplicità
e mostrano una profonda sensibilità che molti associano
 a quella dei pittori Impressionisti.

Considerato, ai suoi tempi, un maestro dai giovani,
è stato un precursore della poesia moderna.








ALCUNE SUE NOTE E BELLISSIME POESIE


.


NOI SAREMO


Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,
talvolta, fieri e sempre indulgenti, vero?
Andremo allegri e lenti sulla strada modesta
che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, vero?
Nell’amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,
saranno due usignoli che cantan nella sera.
Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,
non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.
Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.
Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l’anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero?




LE CONCHIGLIE


Ogni incrostata conchiglia che sta
in quella grotta
in cui ci siamo amati
ha la sua propria particolarità. 
Una dell’anima nostra
ha la porpora
che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
quando io brucio e tu
a quel fuoco ardi;
Un’altra imita te
nei tuoi languori
e nei pallori tuoi di quando,
stanca,
ce l’hai con me perché
ho gli occhi beffardi;
Questa fa specchio
a come in te s’avvolge
la grazia del tuo orecchio,
un’altra invece
alla tenera e corta nuca rosa;
Ma una sola, fra tutte,
mi sconvolge.

.

.

.

.

VOLA CANZONE RAPIDA


Vola, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce un raggio.
Dissipando, santo lume,
le tenebre dell’amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida. La senti?
L’allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti
vani colei che infine torna.

.

.

.

.

VIVIAMO IN TEMPI…

Viviamo in tempi infami
dove il matrimonio delle anime
deve suggellare l’unione dei cuori;
in quest’ora di orribili tempeste
non è troppo aver coraggio in due
per vivere sotto tali vincitori.
Di fronte a quanto si osa
dovremo innalzarci,
sopra ogni cosa, coppia rapita
nell’estasi austera del giusto,
e proclamare con un gesto augusto
il nostro amore fiero, come una sfida.
Ma che bisogno c’è di dirtelo.
Tu la bontà, tu il sorriso,
non sei tu anche il consiglio,
il buon consiglio leale e fiero,
bambina ridente dal pensiero grave
a cui tutto il mio cuore dice: Grazie!
.


.


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Al lettore – Manoscritto

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Ciao da Tony Kospan



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Arthur Rimbaud – Breve biografia ed alcune poesie del mitico “poeta maledetto” dal volto di bambino   Leave a comment









Tutti abbiamo sentito parlare dei poeti maledetti
ma spesso ne abbiamo solo una vaghissima conoscenza.

Stavolta parleremo del poeta dalla faccia da bambino,
vero e proprio grande innovatore in poesia
attraverso l’esaltazione senza alcun limite
di ogni genere di emozioni e sensazioni.

 
 
 
 
Charleville 20.10.1854 – Marsiglia 10.11.1891
 
 
 


BREVE BIOGRAFIA

 
 
Arthur Rimbaud, il più maledetto dei poeti maledetti,
nacque a Charleville nel 1854 in una buona famiglia borghese
ma restò presto senza padre (scappato) e con una madre severissima.
 
 
Ebbe la classica educazione e ben presto,
già a 10 anni iniziò a scriver poesie.

Ma a 16 si rivoltò contro le forme tradizionali
della buona società iniziando a vagabondare per la città
e vivendo esperienze di ogni tipo
comprese quelle della droga, dell’alcool e del carcere
ma anche leggendo di tutto.

 
 
 
 
 
 
 
 

L’incontro con Paul Verlaine, di cui divenne amico,
rappresentò per lui un momento decisivo di consapevolezza
delle sue capacità poetiche e letterarie.
 
 
Nel 1870 fu ospitato a Parigi da Verlaine a casa sua
dove viveva con la moglie.

 
 
 
 
 Verlaine e Rimbaud
 
 
 

Verlaine l’introdusse negli ambienti letterari parigini
(circolo di poeti parnassiani
ed ecco come lo definì tal Léon Valade 
«poeta terrificante e selvaggio più che timido».
 
 
In pratica il poeta dalla faccia di bambino

affascinava e addirittura sconvolgeva il circolo 
per le capacità artistiche e per la sua incontenibile depravazione.

 
 
 
 
Henri Fantin Latour  – I poeti maledetti  – (Verlaine e Rimbaud a sinistra)
 
 
 

Proprio dal ’70 e per 5 anni scrisse tutte le sue opere letterarie
frequentando Verlaine, con cui fece dei viaggi a Londra e Bruxelles,
fino al 1873 quando l’amico poeta mise fine alla loro relazione
sparandogli un colpo di pistola e ferendolo.
 
 
Dopo di ciò abbandonò la poesia ed addirittura distrusse tutti i suoi scritti
iniziando una vita di avventure e peripezie in giro per il mondo.

 
 
 
 
 
 
 
 

Fece l’insegnante, lo scaricatore di porto, il mercenario,
il capomastro etc… ed infine il commerciante in Abissinia
 
 
Intanto Verlaine pubblicava le sue “Illuminazioni” nel 1886.
 
 
Tornato in Francia per curar un tumore al ginocchio
vi morì a soli 32 anni.

 
 
 
 
 
 
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LA SUA RIVOLUZIONARIA POETICA
 
 
Oscillando tra Victor Hugo ed i parnassiani ma soprattutto
volendo cambiare tutti i canoni preesistenti
perfino quelli degli innovatori prima di lui come Baudelaire
giunse ad una poesia detta della sensazione
ovvero delle emozioni totali senza filtri né controlli.
 
 
Nei suoi versi si uniscono pensieri, odori, musiche e colori 
in modo talmente libero da farlo considerare assolutamente unico 
e l’iniziatore dell’audacia assoluta in poesia.
 
 
 

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ALCUNE SUE POESIE
 
 
 
 
 
 
 

SOGNATO PER L’INVERNO
 
Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli
posa nei cantucci molli.
Tu chiuderai gli occhi,
per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di demoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
 Poi la tua guancia graffiare si sentirà…
un piccolo bacio, un ragno matto,
ti correrà sul collo…
Intanto tu mi dirai:
“Cerca!”, chinando a me la testa
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto…

 
 
 
 
 
 
 

PRIMA SERATA
 
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…
Seduta sul mio seggiolone,
Seminuda, giungeva le mani.
Al suolo fremevano lieti
i suoi piccolissimi piedi.
Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio di luce
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, mosca al rosaio.
Le baciai le caviglie sottili.
Ebbe un ridere dolce e brutale
Che si sciolse in un limpido trillo,
Un ridere grazioso di cristallo.
I suoi piedini sotto la camicia
Si salvarono: “Beh, vuoi finirla?”.
La prima audacia era stata permessa,
Ma ridendo fingeva di punirla!
Baciai, palpitanti al mio labbro,
I suoi timidissimi occhi;
Lei ritrasse la sua testolina
Esclamando: “Ma questo è ancor meglio!…
Signore, ho qualcosa da dirvi…”
Tutto il resto gettai sul suo seno
In un bacio, del quale ella rise
D’un riso che fu generoso…
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…

 
 
 
Berthe Morisot – Giovane donna
 
 
 
SENSAZIONE
 
Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna.




Ma Boheme – Jean-Paul Surin



LA MIA BOHEME (Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!
I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;
Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

 
 
 
 
F I N E
Frecce (174)

 
 
 
 
 




 
 

Arthur Rimbaud – Breve biografia ed alcune liriche del mitico “poeta maledetto”.. dal volto di bambino   4 comments









Tutti abbiamo sentito parlare dei poeti maledetti
ma spesso ne abbiamo solo una vaghissima conoscenza.

Stavolta parleremo del poeta dalla faccia da bambino,
vero e proprio grande innovatore in poesia
attraverso l’esaltazione senza alcun limite
di ogni genere di emozioni e sensazioni.

 
 
 
 
Charleville 20.10.1854 – Marsiglia 10.11.1891
 
 
 


BREVE BIOGRAFIA

 
 
Arthur Rimbaud, il più maledetto dei poeti maledetti,
nacque a Charleville nel 1854 in una buona famiglia borghese
ma restò presto senza padre (scappato) e con una madre severissima.
 
 
Ebbe la classica educazione e ben presto,
già a 10 anni iniziò a scriver poesie.

Ma a 16 si rivoltò contro le forme tradizionali
della buona società iniziando a vagabondare per la città
e vivendo esperienze di ogni tipo
comprese quelle della droga, dell’alcool e del carcere
ma anche leggendo di tutto.

 
 
 
 
 
 
 
 

L’incontro con Paul Verlaine, di cui divenne amico,
rappresentò per lui un momento decisivo di consapevolezza
delle sue capacità poetiche e letterarie.
 
 
Nel 1870 fu ospitato a Parigi da Verlaine a casa sua
dove viveva con la moglie.

 
 
 
 
 Verlaine e Rimbaud
 
 
 

Verlaine l’introdusse negli ambienti letterari parigini
(circolo di poeti parnassiani
ed ecco come lo definì tal Léon Valade 
«poeta terrificante e selvaggio più che timido».
 
 
In pratica il poeta dalla faccia di bambino

affascinava e addirittura sconvolgeva il circolo 
per le capacità artistiche e per la sua incontenibile depravazione.

 
 
 
 
Henri Fantin Latour  – I poeti maledetti  – (Verlaine e Rimbaud a sinistra)
 
 
 

Proprio dal ’70 e per 5 anni scrisse tutte le sue opere letterarie
frequentando Verlaine, con cui fece dei viaggi a Londra e Bruxelles,
fino al 1873 quando l’amico poeta mise fine alla loro relazione
sparandogli un colpo di pistola e ferendolo.
 
 
Dopo di ciò abbandonò la poesia ed addirittura distrusse tutti i suoi scritti
iniziando una vita di avventure e peripezie in giro per il mondo.

 
 
 
 
 
 
 
 

Fece l’insegnante, lo scaricatore di porto, il mercenario,
il capomastro etc… ed infine il commerciante in Abissinia
 
 
Intanto Verlaine pubblicava le sue “Illuminazioni” nel 1886.
 
 
Tornato in Francia per curar un tumore al ginocchio
vi morì a soli 32 anni.

 
 
 
 
 
 
 .
.
.
 
LA SUA RIVOLUZIONARIA POETICA
 
 
Oscillando tra Victor Hugo ed i parnassiani ma soprattutto
volendo cambiare tutti i canoni preesistenti
perfino quelli degli innovatori prima di lui come Baudelaire
giunse ad una poesia detta della sensazione
ovvero delle emozioni totali senza filtri né controlli.
 
 
Nei suoi versi si uniscono pensieri, odori, musiche e colori 
in modo talmente libero da farlo considerare assolutamente unico 
e l’iniziatore dell’audacia assoluta in poesia.
 
 
 

 .
.
.
 
ALCUNE SUE POESIE
 
 
 
 
 
 
 

SOGNATO PER L’INVERNO
 
Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli
posa nei cantucci molli.
Tu chiuderai gli occhi,
per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di demoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
 Poi la tua guancia graffiare si sentirà…
un piccolo bacio, un ragno matto,
ti correrà sul collo…
Intanto tu mi dirai:
“Cerca!”, chinando a me la testa
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto…

 
 
 
 
 
 
 

PRIMA SERATA
 
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…
Seduta sul mio seggiolone,
Seminuda, giungeva le mani.
Al suolo fremevano lieti
i suoi piccolissimi piedi.
Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio di luce
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, mosca al rosaio.
Le baciai le caviglie sottili.
Ebbe un ridere dolce e brutale
Che si sciolse in un limpido trillo,
Un ridere grazioso di cristallo.
I suoi piedini sotto la camicia
Si salvarono: “Beh, vuoi finirla?”.
La prima audacia era stata permessa,
Ma ridendo fingeva di punirla!
Baciai, palpitanti al mio labbro,
I suoi timidissimi occhi;
Lei ritrasse la sua testolina
Esclamando: “Ma questo è ancor meglio!…
Signore, ho qualcosa da dirvi…”
Tutto il resto gettai sul suo seno
In un bacio, del quale ella rise
D’un riso che fu generoso…
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…

 
 
 
Berthe Morisot – Giovane donna
 
 
 
SENSAZIONE
 
Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna.




Ma Boheme – Jean-Paul Surin



LA MIA BOHEME (Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!
I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;
Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

 
 
 
 
F I N E
Frecce (174)

 
 
 
 
 




 
 

La poesia visiva.. genere poetico poco noto ma con un grande padre.. Apollinaire – Definizione.. storia ed esempi   Leave a comment

.

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C’è un genere di poesia del tutto particolare… e poco noto 

è…

la poesia delle (e nelle) immagini.

 

 

 



Non ne parlerò per esaltarla e diffonderla
né per denigrarla o disconoscerla ma solo per approfondire la conoscenza
di un genere poco noto ma che ha illustri genitori
ed in Apollinaire il massimo esponente.

Essa, pur non avendo una grande diffusione,
ha però ancor oggi poeti che si esprimono in tal modo
e diversi gruppi che l’apprezzano.






 
 
 
 
 


LA POESIA VISIVA O VISUALE


– DEFINIZIONE.. STORIA E QUALCHE ESEMPIO –



 
 
 
 
 
 
 
 

DEFINIZIONE

 

 

Essa si può definire come il punto d’incontro tra l’arte figurativa (in ogni suo aspetto) e la poesia così come la conosciamo.

Spesso la poesia visiva si associa anche al sonoro.

Ne tracceremo una sua breve storia a partire dalle prime avanguardie artistiche degli inizi del 20° secolo per giungere alla sua teorizzazione nel secondo dopoguerra fino all’esplosione tecnologica degli ultimi tempi.

 

 

 





La famosa poesia “IL PLEUT” di Apollinaire…

Pioggia di parole… Parole a pioggia…

 

 

 

Poesia visiva di Apollinaire




Poesia visiva di Apollinaire e la sua… musa




Un discorso a parte merita poi il noto poeta del primo ‘900

Thomas Dylan

per la vastità e complessità del suo mondo poetico.











La poesia visuale o poesia visiva, rinasce da sperimentazioni artistiche e letterarie compiute dalle “neoavanguardie”, dagli anni sessanta del XX secolo insieme all’Arte Concettuale ed alla Pop Art.
 
 
 
 
 

Il famoso libro di poesie visuali di Apollinaire “Calligrammes”

 
 
 
 
L’ORIGINE CON LE AVANGUARDIE DELL’INIZIO DEL XX SEC.
.
.
.
In verità la ricerca di una sintesi verbo-immagine ebbe inizio già con le avanguardie degli inizi del 20° secolo come il Dadaismo… il Futurismo ed il Surrealismo.

Tutte queste avanguardie avevano come scopo principale la ricerca di nuove forme in tutti i campi dell’arte rivoluzionando tutti i canoni che, a parer loro, avevano imprigionato la libera espressione dell’animo umano.
 
 
 
 
 
 
Poesia dadaista
 
 
 
 
 
 
Poesia futurista di Marinetti






 
Poesia futurista… Carlo Belloli – 2 poemi visuali


  
 
 
 
Il più illustre esponente di questa ricerca di sintesi tra immagine e parole fu senz’altro il grande poeta italo-francese Apollinaire che partecipò a tutte le avanguardie della sua epoca.


Ecco alcune sue opere… oltre quelle in alto.
 
  
 
 
 
 
Apollinaire





 
 
Apollinaire 
 



LA POESIA VISUALE OGGI
.
.
.
La poesia visuale attuale anche grazie ai progressi tecnologici, all’enorme diffusione dei media ed in particolare dei pc e di internet si esprime attraverso immagini, sonorità e testi utilizzando anche programmi di video, di grafica, etc..


Bisogna infine dire che quella della poesia visuale tuttavia è, a tutt’oggi, una corrente poco nota alle masse.


Qui di seguito alcuni altri esempi.


 
 
 
 
Poesia di Michele Perfetti





  

A.DeL.- Ne dis rien 2011


  


Poesia di Luciano Ori



Poesia di Maria Luisa Grimani




 

Poesia di Giuliano Bartolozzi







Diamo ora in conclusione un’occhiata a questo video che può aiutarci a comprendere ancor meglio il concetto di poesia visiva.





fre bia pouce


.
.

Se vi fa piacere esprimete liberamente il vostro pensiero.


 



CIAO DA TONY KOSPAN






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PER LE NOVITA’ DEL BLOG
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Carmen de Visini

 


 
 

Cecco Angiolieri “S’i fosse foco”.. un poeta.. una poesia – I suoi versi trasgressivi in una breve analisi e nella canzone di De André   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 

Nel vasto mondo della poesia un posto non secondario
ce l’ha la poesia dissacrante, controcorrente, originale, sorprendente
ed uno degli antesignani è l’autore di cui vado a parlarvi
soprattutto in relazione alla sua poesia più nota
per il suo sorridente anticonformismo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

SCRIVER-Penna-che-scrive.gifUN POETA – UNA POESIASCRIVER-Penna-che-scrive.gif



CECCO ANGIOLIERI


a cura di Tony Kospan







 
 
 

Ecco la sua… autopresentazione
 
 
“Tre cose solamente m’énno in grado
[…] cioè, la donna, la taverna e ‘l dado”…
 
 
Certo come presentazione non è delle più tranquille,
eppure così Cecco Angiolieri (1260-1311)
si descrive in uno dei suoi sonetti:

“tre cose soltanto mi piacciono: le donne, la taverna
(cioè, il vino) e il dado (cioè, il gioco)”.

 
 
 
 
John William Waterhouse – Decamerone
 
 
 
 

Nasce a Siena intorno al 1260.
 
Si conosce poco della sua vita, ma, da testimonianze dell’epoca, si sa di una vita sregolata e dissipata.


Nel 1281, ad esempio, fu multato tre volte per disturbo della quiete pubblica e nel 1291 fu implicato nel ferimento di un uomo.
 
Nel 1296 venne allontanato da Siena, per cause politiche. Nel 1302, per bisogno di soldi, fu costretto a vendere un suo podere.
 
Alla sua morte, avvenuta forse nel 1312, i cinque figli rinunciarono all’eredità perché gravata da troppi debiti.
 
I sonetti dell’Angiolieri sono circa 150 e sono eseguiti nella tipica tradizione goliardica della poesia giocosa.
 
E’ da considerare uno dei primi poeti in volgare ed è, sicuramente, uno tra i più amati dai giovani (ancora oggi) proprio per il suo il suo modo di vedere la vita in maniera così gaia e priva di alcun freno
 
Certo la sua vita fu del tutto fuori degli schemi dell’epoca… e la sua poesia nella sua massima originalità e vivacità è appunto espressione di ciò… anche se forse si divertiva anche ad esagerare un pochettino… e per questo è amata ancor oggi da coloro che desiderano visioni inconsuete della realtà.
 
 


 
 
 

 
 
 
 
 

Ma ora eccola… questa poesia che l’ha reso immortale… e che in molti abbiamo amato fin dai tempi scolastici per l’interno spirito ribelle e controcorrente ma anche simpaticamente guascone che aleggia in essa.
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 

S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo
 
S’i’ fosse foco, arderei’ il mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil en profondo;
s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti ‘ cristiani embrigarei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo.
S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi’ madre.
S’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui.
 
 
 
 


 

 

 

Per chi avesse difficoltà a comprendere il testo
ecco una traduzione in italiano moderno
 
 
 
 
Se fossi fuoco, brucerei il mondo;
se fossi vento, lo sconvolgerei con tempeste;
se fossi acqua, lo annegherei;
se fossi Dio, lo farei sprofondare.
Se fossi papa, allora sarei allegro,
perché potrei mettere nei guai tutti i cristiani;
se fossi imperatore, lo saprei fare proprio bene;
taglierei la testa di netto a tutti quanti.
Se fossi morte, andrei da mio padre;
se fossi vita, non rimarrei con lui;
lo stesso farei con mia madre.
Se fossi Cecco, come sono e sono sempre stato,
terrei le donne giovani e belle,
e lascerei quelle sporche e vecchie agli altri
.
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 

Ma ora, se vogliamo, possiamo anche ascoltarla,
in una splendida e musicale interpretazione del grande De André
grazie a questo video.


 
 
fre bia pouce    musical notes




 
 
 
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
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STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
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Compiuta Donzella – Breve ricordo.. anche con 2 sue poesie.. della prima poetessa in italiano   Leave a comment



J. W. Waterhouse



Una donna che in tempi considerati molto bui per il sesso femminile

ha saputo farsi apprezzare per le sue poesie

ed è considerata la prima poetessa in lingua italiana.

 
 
 
 
 

 

 

 


COMPIUTA DONZELLA


– POETESSA DEL MEDIOEVO –

a cura di Tony Kospan





 

  

 Una donna del Medioevo ed in particolare una poetessa, Compiuta Donzella, di cui si sa poco… se non per alcuni giudizi espressi su di lei in prosa e poesia… ma che possiamo considerare quasi certamente la prima poetessa in lingua italiana (all’epoca si diceva “in volgare” essendo la lingua colta ancora il latino). 



 

 

 


Quel che qui leggeremo, la sua storia, i giudizi su di lei e 2 suoi sonetti, ci aprono una finestra sia sulla sua persona che sulla poesia nel Medioevo.



 

 

 

 



Mentre leggiamo, se ci va, ascoltiamo questa musica.

 

   

 notes1

 

Marie Spartali Stillman



 

COMPIUTA DONZELLA

LA SUA STORIA E QUEL CHE DI LEI HANNO SCRITTO


 

Resta un enigma storico Compiuta Donzella, il nome, o lo pseudonimo, sotto cui si cela una “rimatrice” fiorentina del Duecento.

Si tratta quasi certamente della prima donna che compone poesie in  italiano.

Ci sono pervenuti soltanto tre suoi sonetti di gusto trobadorico e giullaresco, due dei quali dallo stile non lontano da quello del Petrarca.

Data l’assenza di altri riscontri letterari o biografici, sulla Compiuta (nome, all’epoca abbastanza comune a Firenze) sono fiorite le più svariate ipotesi… spesso di fantasia.

Ecco come Guittone d’Arezzo la definisce in questo che appare un esagerato panegirico delle sue virtù.  

Soprapiacente donna, di tutto compiuto savere, di pregio coronata, degna mia Donna Compiuta, Guitton, vero devotissimo fedel vostro, de quanto el vale e po’, umilmente se medesmo raccomanda voi. “.

Ma quel che possiamo evincere, con certezza, da queste espressioni scritte in un’epoca come quella medievale in cui molto raramente alle donne era concesso dedicarsi alla letteratura, è che Compiuta fu certamente una poetessa dotata d’indubbie qualità artistiche.

A conferma di ciò ci sono anche due sonetti di un autore anonimo suo contemporaneo, che allude alla fama di Compiuta come autrice di poesie e che in un verso così la esalta: che di trobare avete dominanza”.

Il  “trobar” fa riferimento ai “trobadours”,  poeti e musicisti provenzali in gran voga all’epoca. 

 

 



 

 

Ecco il sonetto in questione… dedicato a lei… 

 

 Gentil donzella somma ed insegnata,
poi c’ag[g]io inteso di voi tant’ or[r]anza,
che non credo che Morgana la fata
né la Donna de[l] Lago né Gostanza
né fosse alcuna come voi presc[i]ata;
e di trobare avete nominanza
(ond’eo mi faccio un po[ca] di mirata
c’avete di saver tant’abondanza):
però, se no sdegnaste lo meo dire,
vor[r]ia venire a voi, poi non sia sag[g]io,
a ciò che ‘n tutto mi poria chiarire
di ciò ch’eo dotto ne lo mio corag[g]io;
e so che molto mi poria ‘nantire
aver contia del vostro segnorag[g]io.
Perc’ogni gioia ch’è rara è graziosa,
mi son tardato, Compiuta Donzella,
d’avere scritto a la vostra risposa
la qual faceste a me fresca e novella.
E ben si testimonia, per la losa
che di me usaste, che voi siete quella
in cui altezza e gran valor riposa:
cotal a[l]bor mostr’ alto sua fior bella.
Sua fiore bella e d’amare lo frutto
mostra ‘n altezza com’è d’alto stato:
però in gioia ab[b]o vostro detto tutto,
e pregovi che mi sia perdonato
s’io m’invitai laove sone al postutto
ch’io non son degno d’esser presentato.

 

 

 

 


LE SUE POESIE


 

Ma ora avviciniamoci al suo cuore… leggendo 2 suoi sonetti di contenuti… opposti!

Nel primo sembra disdegnare ogni contaminazione con l’amore umano, desiderando dedicarsi solo a quello divino,
ma poi nel secondo svela invece l’aprirsi del suo cuore, in modo pieno, verso un uomo.

 
 
 
 

 

 

I SONETTO

 

LASCIAR VORRIA LO MONDO E DIO SERVIRE

 

Lasciar vor[r]ia lo mondo e Dio servire

e dipartirmi d’ogne vanitate,

però che veg[g]io crescere e salire

mat[t]ezza e villania e falsitate,

ed ancor senno e cortesia morire

e lo fin pregio e tutta la bontate:

ond’io marito non vor[r]ia né sire,

né stare al mondo, per mia volontate.

Membrandomi c’ogn’om di mal s’adorna,

di ciaschedun son forte disdegnosa,

e verso Dio la mia persona torna.

Lo padre mio mi fa stare pensosa,

ca di servire a Cristo mi distorna:

non saccio a cui mi vol dar per isposa.


 

 

  

 

 


II SONETTO

 

ORNATO DI GRAN PREGIO E DI VALENZA

 

Ornato di gran pregio e di valenza

e risplendente di loda adornata,

forte mi pregio più, poi v’è in plagenza

d’avermi in vostro core rimembrata

ed invitate a mia poca possenza

per acontarvi, s’eo sono insegnata,

come voi dite c’a[g]io gran sapienza;

ma certo non ne son [tanto] amantata.

Amantata non son como vor[r]ia

di gran vertute né di placimento;

ma, qual ch’i’ sia, ag[g]io buono volere

di servire con buona cortesia

a ciascun ch’ama sanza fallimento:

ché d’Amor sono e vogliolo ubidire.


 

 

 

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Tony Kospan



F I N E





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La poesia visiva – Definizione, storia ed esempi di un genere poetico poco noto ma con un grande padre… Apollinaire   Leave a comment

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C’è un genere di poesia del tutto particolare… e poco noto 

è…

la poesia delle (e nelle) immagini.

 

 

 



Non ne parlerò per esaltarla e diffonderla
né per denigrarla o disconoscerla ma solo per approfondire la conoscenza
di un genere poco noto ma che ha illustri genitori
ed in Apollinaire il massimo esponente.

Essa, pur non avendo una grande diffusione,
ha però ancor oggi poeti che si esprimono in tal modo
e diversi gruppi che l’apprezzano.






 
 
 
 
 


LA POESIA VISIVA O VISUALE


– DEFINIZIONE.. STORIA E QUALCHE ESEMPIO –



 
 
 
 
 
 
 
 

DEFINIZIONE

 

 

Essa si può definire come il punto d’incontro tra l’arte figurativa (in ogni suo aspetto) e la poesia così come la conosciamo.

Spesso la poesia visiva si associa anche al sonoro.

Ne tracceremo una sua breve storia a partire dalle prime avanguardie artistiche degli inizi del 20° secolo per giungere alla sua teorizzazione nel secondo dopoguerra fino all’esplosione tecnologica degli ultimi tempi.

 

 

 





La famosa poesia “IL PLEUT” di Apollinaire…

Pioggia di parole… Parole a pioggia…

 

 

 

Poesia visiva di Apollinaire




Poesia visiva di Apollinaire e la sua… musa




Un discorso a parte merita poi il noto poeta del primo ‘900

Thomas Dylan

per la vastità e complessità del suo mondo poetico.











La poesia visuale o poesia visiva, rinasce da sperimentazioni artistiche e letterarie compiute dalle “neoavanguardie”, dagli anni sessanta del XX secolo insieme all’Arte Concettuale ed alla Pop Art.
 
 
 
 
 

Il famoso libro di poesie visuali di Apollinaire “Calligrammes”

 
 
 
 
L’ORIGINE CON LE AVANGUARDIE DELL’INIZIO DEL XX SEC.
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In verità la ricerca di una sintesi verbo-immagine ebbe inizio già con le avanguardie degli inizi del 20° secolo come il Dadaismo… il Futurismo ed il Surrealismo.

Tutte queste avanguardie avevano come scopo principale la ricerca di nuove forme in tutti i campi dell’arte rivoluzionando tutti i canoni che, a parer loro, avevano imprigionato la libera espressione dell’animo umano.
 
 
 
 
 
 
Poesia dadaista
 
 
 
 
 
 
Poesia futurista di Marinetti






 
Poesia futurista… Carlo Belloli – 2 poemi visuali


  
 
 
 
Il più illustre esponente di questa ricerca di sintesi tra immagine e parole fu senz’altro il grande poeta italo-francese Apollinaire che partecipò a tutte le avanguardie della sua epoca.


Ecco alcune sue opere… oltre quelle in alto.
 
  
 
 
 
 
Apollinaire





 
 
Apollinaire 
 



LA POESIA VISUALE OGGI
.
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La poesia visuale attuale anche grazie ai progressi tecnologici, all’enorme diffusione dei media ed in particolare dei pc e di internet si esprime attraverso immagini, sonorità e testi utilizzando anche programmi di video, di grafica, etc..


Bisogna infine dire che quella della poesia visuale tuttavia è, a tutt’oggi, una corrente poco nota alle masse.


Qui di seguito alcuni altri esempi.


 
 
 
 
Poesia di Michele Perfetti





  

A.DeL.- Ne dis rien 2011


  


Poesia di Luciano Ori



Poesia di Maria Luisa Grimani




 

Poesia di Giuliano Bartolozzi







Diamo ora in conclusione un’occhiata a questo video che può aiutarci a comprendere ancor meglio il concetto di poesia visiva.





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Se vi fa piacere esprimete liberamente il vostro pensiero.


 



CIAO DA TONY KOSPAN






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