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I segreti dell’Allegoria dell’Amore e del Tempo… mitica opera del Bronzino – I Parte   Leave a comment






Spesso l’Arte ama nascondere pensieri e/o messaggi segreti
che solo pochi poi riescono a individuare e comprendere in modo completo.

Questo, nella Storia dell’Arte, è proprio uno dei dipinti
più emblematici in tal senso.







In verità ciò, a mio parere, non vuol dire
che bisogna conoscer tutto lo scibile umano
per comprender un’opera d’arte
ma solo che ci sono tante letture
quante sono le nostre capacità di comprensione
dello spirito e delle idee dell’autore
nonché del mondo reale ed artistico in cui l’opera nasce.



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ALLEGORIA DELL’AMORE E DEL TEMPO

– ARTE E SEGRETI

 

I PARTE

 

 

Agnolo Bronzino


 

In questo post analizzeremo questo famoso dipinto “manierista” che nasconde, dietro la fantastica ed abbagliante bellezza molto, ma davvero molto…, molto altro…
 
Ogni immagine che vediamo nel dipinto infatti non è per nulla casuale… ma ci lancia in modo evidente una serie di messaggi, per la verità non tutti, e non del tutto, decifrati… o decifrabili.
 
Iniziamo dunque, grazie a quest’ampia analisi del Solimano, ricca anche di accenni storici e mitologici, ad approfondire quello che il Bronzino ci vuol dire.
 
Tony Kospan
 
 
  
 
L’Allegoria dell’Amore e del Tempo – Il dipinto completo
   

 

 
Il quadro più celebre di Agnolo Bronzino è “L’Allegoria dell’Amore e del Tempo“, attualmente esposto alla National Gallery di Londra.
 
Fu eseguito attorno al 1546, ed immediatamente mandato da Cosimo, duca di Firenze, a Francesco, re di Francia.
 
E’ certamente una allegoria, il titolo che ho riportato è quello più diffuso.
 


Così ne narra il Vasari
“Fece un quadro di singolare bellezza, che fu mandato in Francia al re Francesco, dentro il quale era una Venere ignuda con Cupido che la baciava, ed il Piacere da un lato e il Giuoco con altri Amori, e dall’altro la Fraude, la Gelosia et altre passioni d’amore”.
 

C’è qualche inesattezza, ma è comprensibile, il Vasari scriveva a memoria, il quadro era già in Francia da diverso tempo.
 
Se si dovesse scegliere l’emblema del manierismo maturo non c’è alcun dubbio, sarebbe questo quadro, considerato da molti un’opera di sensualità affascinante, ed il re di Francia lo gradì soprattutto per questo motivo, come ben sapeva quella volpe di Cosimo de’ Medici.

 
Ma è proprio così?

 


O, per meglio dire, è solo così?
 
Nel particolare che inserisco si vede un putto bellissimo che va spargendo petali di rose

è il simbolo del Piacere, su questo sono tutti d’accordo, fin dal Vasari, 

ma chi è la fanciulla assai bella – di una bellezza diversa – il cui volto si vede a fianco del putto?

Il grande Erwin Panofsky ha dedicato alcune delle sue pagine più belle a quest’opera.
 
Racconto quale è la sua interpretazione, oggi quasi* (nota di Tony Kospan) universalmente condivisa.


 
 



Il Piacere (partic. by TK)
 
 

La fanciulla il cui bel volto sbuca dietro il putto, è piuttosto strana, se si cerca di guardarne il corpo, che in parte si nasconde sempre dietro il putto, e non è un caso. 

Perché la bella veste verde che indossa è in parte sollevata, ed appare un corpo squamoso, da pesce o da rettile. 

Più in basso, compariranno delle zampe con artigli ed anche una lunga coda. 

In una mano tiene un favo di miele, nell’altra cerca di nascondere un piccolo animale venefico.

Non solo, a ben guardare le due mani sono scambiate: la destra è una sinistra, e la sinistra una destra.








Qualche critico, fermandosi alla pelle squamosa, ha ritenuto che fosse una Arpia, ma sono le mani, a svelare l’identità: 

la mano cattiva che offre il dono, la mano buona che nasconde il veleno: una duplicità vertiginosa.


E’ la
Frode (anche l’Inganno o l’Ipocrisia, secondo gli iconologi del ’500), la cui caratteristica fondamentale è proprio la duplicità: 

per questo il viso è bellissimo ed il corpo orribile, 

per questo le mani sono scambiate, 

per questo non sta in primo piano, ma si nasconde dietro al putto, che è il simbolo del Piacere e del Gioco.

Proprio negli anni in cui opera il Bronzino si diffonde il gusto dei labirinti: 

grafici, scolpiti, realizzati nei giardini, quasi a significare la perdita di senso, la difficoltà di trovare una risposta univoca: 

la Frode è una moderna Sfinge, più insidiosa di quella che incontrò Edipo.


 


L’inganno – La fanciulla dietro al putto (guardate le mani n.T.K.)

 

 

Se si esamina il particolare in basso a destra del quadro del Bronzino, si scoprono altri aspetti di cui alcuni inattesi.

Non lo è il pomo nella mano (splendida!) di Venere, un dono che la dea intende offrire ad Amore o Cupido (si badi, è suo figlio, in quasi tutti i miti, e quindi c’è pure il coté incestuoso); 

tiene il pomo in modo che Cupido lo veda – però con l’altra mano tiene una freccia, che Cupido non può vedere, ma di ciò poi.

Si intravedono anche parte delle gambe della dea, che è di una bellezza non so dire se divina o diabolica, ed il Bronzino a questo voleva portarci, ad una ammirazione tanto forte quanto turbata.



Pomo, Gambe della dea e maschere (partic.)

 

 

Si vede che il putto ha una cavigliera ornata con campanelli, un motivo dell’antichità ellenistica che rimanda al Piacere ed al Gioco.

Si intravedono anche le zampe con gli artigli della bella fanciulla, la Frode, e la sua lunga coda, simile, diremmo noi, a quella di un enorme serpente a sonagli, che presumibilmente il Bronzino non conosceva (ma che strano, sonagli-campanelli!).


– Continua


   Autore del testo Solimano – Impaginazione e presentazione di Tony Kospan



LA TUA PAGINA SPECIALE
Gif Animate Frecce (117)



 


 


Van Gogh mito della pittura – L’uomo… una breve biografia artistica e vari suoi capolavori   Leave a comment


 
 
 



Approfondirò la conoscenza di Van Gogh,
universalmente riconosciuto
come uno dei più grandi pittori di sempre, 
tracciandone un profilo umano ed artistico
in modo sintetico ma, auspicabilmente,
sufficientemente completo e chiaro.
 
 
 
 
Van Gogh ritratto da T. Lautrec (Zundert 30.3.1853 – Auvers sur Oise 29.7.1890)
 
 
 

L’ARTISTA
 
 
 
Vincent Van Gogh è proprio il prototipo dell’artista maledetto… dalla breve e tormentata vita conclusasi con un suicidio.
 
Sue costanti amiche sono angosce ed emarginazione… che lo avvicinano ad artisti e poeti del suo tempo come ad esempio Toulouse-Lautrec e Rimbaud.
 
Questa tradizione “nera” era nata già col romanticismo ma si era ampliata nel mondo artistico di fine ‘800.
 
Eppure da queste sofferenze psicologiche, per la non accettazione delle realtà sociali, sono nate opere immortali…
 
 
 
 
 

Notte stellata sul Rodano
 
 
 
 
 
BREVE BIOGRAFIA
 
 
 
Figlio di un pastore protestante dopo svariati lavori ebbe ad un certo punto anche lui una vocazione religiosa e divenne un predicatore.
 
Nello svolger la sua missione girando per poveri villaggi di minatori si appassionò alle loro lotte per migliorar le loro tremende condizioni di vita.
 
Questo però lo fece ritenere un soggetto socialmente pericoloso e fu licenziato.
 
Dopo un periodo di crisi e di sofferenze psicologiche ormai 27enne iniziò a dipingere.
 
La sua attività di pittore durò 10 anni scanditi da momenti di depressione ed altri di esaltazione.
 
 
 
 

Autoritratto 

 


Innamoratosi di una prostituta nel 1882 andò a convivere con lei poi la lasciò e si trasferì nel nord dell’Olanda sempre consigliato ed assistito dal fratello Theo sia in campo artistico che economico.
 
Il miglior risultato di questo primo periodo è  “I mangiatori di patate” del 1885 che vediamo qui giù.
 
 
 
 
 

Mangiatori di patate

 
 
 
 
L’anno dopo raggiunge il fratello a Parigi che si trovava lì per lavoro e qui frequenta l’atelier Cormon, dove conosce altri giovani pittori come Toulouse – Lautrec ed incontra artisti come Pissarro, Gauguin, Seurat, Signac etc.
 
Questo gli consentì di approfondire la tematica dell’evoluzione dell’impressionismo e di affinare la sua arte soprattutto nell’uso del colore e nel contempo gli diede nuovi entusiasmi.
 
 
 
 
 

La taverna – Paris – 1886

 
 
 
 
Dopo 2 anni si trasferì in una cittadina del sud della Francia… Arles dove lo raggiunse Paul Gauguin.
 
Qui dopo un breve periodo d’intensa e favolosa (dal punto artistico) collaborazione Gauguin andò via ed in quell’occasione accadde la controversa storia del taglio del lobo dell’orecchio di Van Gogh.
 
 
 
 
 

Altro Autoritratto

 
 
 
 
Dopo la partenza di Gauguin entrò di nuovo in una grave crisi psicologica alternata da momenti di euforia ed altri di depressione che ebbero fine col suo suicidio con un colpo di pistola.
 
I suoi quadri più famosi furono realizzati in pochissimi anni ed in vita non ebbe alcun riconoscimento tranne un articolo di giornale.

Subito dopo la morte però la sua arte fu riconosciuta come grandissima e lui divenne ben presto un vero e proprio mito.


 
 
 
 
La camera da letto
 
 
 
 
 
 

LE OPERE
 
 
Il suo primo significativo periodo definito di Nuenen è contaddistinto dal grande interesse per la pittura sociale nella quale il tema principale è quello del mondo degli umili.
 
Significativa in tal senso è, come si diceva su, la tela “I mangiatori di patate“. che abbiamo visto su.
 
 
 
 
 

Notte d’inverno

 
 
 
 
Il periodo parigino segna un totale rinnovamento, come abbiamo accennato su.
 
Van Gogh modifica la tecnica di stendere i colori con rapide pennellate e li rischiara.
 
I soggetti diventano per lo più urbani… sia interni che esterni ma anche i paesaggi.

 
 
 
 

Caffetteria in piazza


 
 
 
 
La stagione di Arles è quella dei suoi capolavori.
 
E’ il periodo breve ma intenso della completa maturazione in cui lascia libero e totale spazio all’esplosione del colore e che termina con la notissima “Camera da letto“.
 
Ecco alcuni capolavori di questo periodo partendo dalla mitica “Notte Stellata“.

 
 
 
 

Notte Stellata

 
 
 
 
La ronda dei carcerati

 
 
 
 
Barche di pescatori

 
 
 
 
Il seminatore

 
 
 
 
 Agostina Segatori al Café du Tambourin – 1887




Passeggiata nei giardinetti di Arles





La casa gialla (quella in cui visse con Gauguin)




Il mandorlo in fiore
 
 
 
 
Infine in questo bel video possiamo ammirare
una bella carrellata di tanti altri suoi capolavori
ascoltando… la grande musica di Mozart.

 
 
 
 
Altro Autoritratto
 
 
 
 
 
 
Tony Kospan


 
 
Chi desiderasse legger la storia della sua breve,
ma grande e difficile amicizia con Gauguin
con le ultime ipotesi sull’orecchio tagliato
può cliccare qui giù.



 
 
Autoritratto con l’orecchio tagliato





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Paul Gauguin – Indipendenza.. purismo.. sogno ed esotismo nell’arte – Vita e opere – II PARTE   Leave a comment



L’arte è un’astrazione,
spremetela dalla natura sognando di fronte ad essa
e preoccupatevi più della creazione che del risultato.
Paul Gauguin







PAUL GAUGUIN
INDIPENDENZA SOGNO
E RICERCA DELLA PUREZZA “PRIMITIVA”
II PARTE




Visione dopo il sermone – 1888




LE OPERE POLINESIANE
LE SCULTURE  E LA CONCLUSIONE




Autoritratto





Tra le opere eseguite in Polinesia, come “Fatata te mouà” o “Ai piedi della montagna” del 1892, tutto il mistero si concentra nella corsa sfrenata di un cavaliere sulla sinistra del quadro e la minaccia che incombe con le nuvole sullo sfondo.




Fatata te mouà o ai piedi della montagna 




Le opere polinesiane di Gauguin sembrano intrattenere un rapporto con la composizione dell’arte occidentale.





Gauguin – La donna dei manghi – 1896




Ricordiamo poi la “Conversazione“ del 1892




Conversazione



Tra le opere che incantano ecco anche il “Povero pescatore” del 1896.




Il povero pescatore




Quest’ultimo dipinto propone uno straordinario momento di riflessione presupponendo la silenziosa contemplazione di un’età dell’oro ritrovata.




Parau api – 1892




L’interesse di Paul Gauguin per la cultura polinesiana si delinea attraverso la sua immensa produzione pittorica, grafica e scultorea nella quale ha affrontato temi del quotidiano, rituali religiosi, la bellezza e il costume locale.




Testa con le corna




Tra le sculture segnaliamo la dolcissima “Maschera di Tehamana“ e la “Testa con le corna“ del 1897 che sorprende per la sua incredibile modernità.

Le sculture di Gauguin preannunciano l’africanismo del primo Novecento che portò agli sviluppi del cubismo.




Notte di Natale




Le opere polinesiane, dipinti e sculture, esprimono la sua visione di questa terra nuova e selvaggia e lo portano, pur nella stilizzazione delle figure, a d esaltare i soggetti rappresentati come i veri protagonisti di una terra “di mito e di sogno“.





Autoritratto




La stessa agognata terra dove Gauguin troverà però una solitaria morte, debilitato nel corpo e fiaccato nello spirito. 

Infine ecco un bel video che ci parla di lui e delle sue opere soprattutto del periodo tahitiano…








Termino questo post su Gauguin, autore fortemente ed intimamente combattuto, celebrandone la grandissima arte e l’indubbio e riconosciuto amore per la libertà di espressione, l’esotismo ed il sogno.




Ararea no varua




FONTI: VARI SITI WEB…
– RICERCHE, LIBERO ADATTAMENTO, COORDINAM. ED IMPAGINAZ. T.K. –



F I N E




Per chi desiderasse legger la
I PARTE




IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE…
I N S I E M E
Ripped Note




Paul Gauguin – L’oro dei loro corpi – 1901


Paul Gauguin – Indipendenza.. purismo.. sogno ed esotismo nell’arte – Vita e opere – I PARTE   Leave a comment





Io dipingo ciò che sento
e non ciò che vedo.






Divertimento dello spirito maligno
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PAUL GAUGUIN
INDIPENDENZA.. ESOTISMO E SOGNO
a cura di Tony Kospan
per il blog
IL MONDO DI ORSOSOGNANTE


I PARTE



Autoritratto




Singolare artista, inizialmente impressionista
e poi animatore del gruppo Simbolista di Pont Aven,
precursore del Fauvismo… ma in realtà
lontano dalla rigidità di schemi prefissati
e con il sogno della purezza e della semplicità…
“primitive“.






Dopo il sermone – 1888




La sua vita… è davvero una sorprendente miscela.

Nascita in Francia, infanzia in Perù, e poi periodi parigini e periodi tahitiani ed ancora il tentativo di stabilirsi (e stabilizzarsi) in Bretagna… infine la morte nelle isole Marchesi.





Paul Gauguin
Parigi 7.6.1848 – Hiva Oa 8.5.1903




Paul Gauguin: ancorato, e avvinghiato, al classicismo – alienazione sedativa contro un presente insoddisfacente – sogno costante, che resiste a tutte le maree dell’esistenza, e riemerge ogni volta più roccioso.

Paul Gauguin: simbolista folgorato dalla poetica di Cézanne e Pissarro, dominato dall’idea di una pittura pura e “sauvage”, e nella ricerca della fusione arte-vita.





Nudo di donna che cuce





Paul Gauguin: rifiutato dalla Francia e considerato sovversivo, parla con macchie di colore e contorni netti in atmosfere rarefatte, e fa abitare i suoi personaggi, primitivi e mitici, in un Eden letterario ed insulare, forse nella continua ossessiva ricerca del Perù dell’infanzia.








Autunno



Le opere di Paul Gauguin offrono sempre allo spettatore contemporaneo un’esperienza affascinante.


A fare presa sarà lo stereotipo dell’artista anticonformista, oppure l’idea di fuga dalla città alla ricerca di primitività e selvatichezza in una civiltà pura.

Oppure, più semplicemente, la bellezza delle opere: lo stile personalissimo, la ricerca cromatica, la composizione innovativa, i soggetti esotici.







Davvero un artista di mito e sogno a partire dalle prime opere, in cui emerge il debito con Pissarro e soprattutto con Cézanne, l’ispirazione delle terre Bretoni e la complicata esperienza ad Arles con Van Gogh, la fuga a Tahiti.

Guardiamolo e comprendiamolo attraverso la sua poetica che risente anche delle vicende vissute.

Come per esempio in Bonjour Monsieur Gauguin, una vicina di Pouldu ricambia il saluto dell’artista con un freddo Bonjour rimanendo al di là della staccionata che li separa: lui, artista parigino, non apparterrà mai a quel luogo di sogno.






Bonjour Monsieur Gauguin




Eppure proprio in Bretagna Gauguin, dedicandosi pienamente all’arte, trova la giusta ispirazione ed elabora la sua particolare tecnica pittorica: linee che definiscono le figure – da qui la definizione di “cloisonnisme” per la ripresa dell’antica lavorazione dello smalto e delle vetrate medievali – a pennellate brevi, l’una vicino all’altra, con effetto zebrato, con uno studiatissimo uso dei colori, distribuiti sulla tela in modo da riproporne sempre la complementarietà, soprattutto tra i rossi e i verdi.

E’ principalmente l’uso del colore che fa la differenza con l’Impressionismo:
Gauguin non cerca l’intensità luminosa ma l’armonia generale dell’opera, compositiva e cromatica.






Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?




E, via via con lo scorrere delle opere, scorre anche il percorso verso l’utopia. è a Tahiti che la ricerca di Gauguin trova finalmente posa – anche se momentanea.

Sotto la luce dei Tropici, la tavolozza si accende e contemporaneamente si semplifica; gli spazi sono definiti da ampie campiture e le linee più marcate;
i soggetti sono quelli più noti: donne, fanciulli, piccoli animali domestici, natura lussureggiante.





Arearea




Mirabili sono alcuni ritratti come Te Avea No Maria o il mese di Maria e Le Parau Parau o la Conversazione in cui emerge a pieno l’eclettico primitivismo della fase più matura:
le donne taitiane, evidentemente esotiche per colori e costumi, vengono occidentalizzate nell’atteggiamento.





La siesta





FONTI: VARI SITI WEB
RICERCHE COORDINAM. LIBERE RIELABORAZ. ED IMPAGINAZIONE: T.K.




FINE I PARTE – CONTINUA…


CIAO DA TONY KOSPAN




IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE
Ripped Note








Van Gogh e Gauguin – La loro amicizia ed il mistero dell’orecchio tagliato – Le ipotesi.. alcuni capolavori e la canzone Vincent   Leave a comment

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Diamo uno sguardo nelle pieghe della storia dell’arte.


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Ripercorriamo la storia dell’amicizia

tra 2 dei più grandi pittori di sempre, Van Gogh e Gauguin,

ed esaminiamo le ultime ipotesi su questo giallo della storia dell’arte.




Gauguin e Van Gogh

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IL GIALLO DELL’ORECCHIO TAGLIATO DI VAN GOGH

a cura di Tony Kospan



I 2 AMICI PITTORI AD ARLES





Che cosa furono le nove settimane (novembre – dicembre 1888) 

in cui Van Gogh e Gauguin vissero fianco a fianco ad Arles?




Van Gogh  (Zundert 30.3.1853 – Auvers-sur-Oise 29.7.1890)





Un disastro! 

Eppure un trionfo, la follia a braccetto del genio, la gioia di creare e la nevrosi di fallire. 

Si conclusero con il primo che rincorreva il secondo con un rasoio, 

con il secondo che saggiamente se ne andava a dormire in albergo, 

con l’orecchio di Van Gogh tagliato dalla sua stessa mano e offerto come dono a una prostituta locale. 

Questa è la classica interpretazione di questo drammatico episodio.




Gauguin (Parigi 7.6.1848 – Hiva Oa 8.5.1903)




Di lì poi il ricovero in clinica, un mesto saluto, un non più rivedersi. 

Vincent morirà due anni dopo, nel 1890, dopo essersi sparato un colpo di pistola al petto, 

in quella Provenza che lo aveva così tanto segnato. 

Paul gli sopravviverà  per un decennio e poco più, e morirà in un’isola delle Marchesi 

dove la sua fuga dalla civiltà lo aveva portato. 

Trentasette anni aveva l’uno, cinquantacinque l’altro.



 

La Casa gialla – Van Gogh




Questo loro sodalizio di amicizia e arte ci viene raccontato ne “La Casa Gialla” 

da Martin Gaylord in una biografia parallela tra i 2 grandi artisti. 

Questo però è solo l’antefatto storico-artistico.

che ci porta a conoscere una nuova ipotesi sulla mutilazione all’orecchio di Van Gogh.




LA NUOVA IPOTESI SULL’ORECCHIO TAGLIATO DI VAN GOGH



Vincent Van Gogh – Autoritratto con l’orecchio tagliato – (1889)




Un accordo segreto, ma anche la prova tangibile di un’amici­zia 

al tempo stesso profonda e complicata tra due giganti dell’arte. 

Il saggio di Hans Kaufmann e Rita Wildegans 

(L’orecchio di Van Go­gh, Paul Gauguin e il patto del silenzio) 

ora propo­ne un’interpretazione inedita di un fatto notissimo. 

Non sarebbe stato Van Gogh a tagliarsi l’orecchio nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 1888, 

ad Arles, ma sarebbe in­vece stato Gauguin a ferire l’amico al ter­mine di un litigio, 

forse non per motivi ar­tistici, ma piuttosto per colpa di «una cer­ta Rachele».








Il saggio con­ferma anche il legame tra Vincent e Paul e quella tensione, 

mista a gelosia, che accomunava i due. 

Una tensione che il critico Flavio Ca­roli definisce 

«ben avvertibile già a partire dall’inverno del 1886, che sembrava nasce­re 

dalla gelosia di Van Gogh per l’amico più ‘forte’ 

e che vedeva come terzo inco­modo il giovane Émile Bernard». 

Secondo Caroli l’interpretazione di Kaufmann e Wil­degans «è possibile», 

anche perché di quell’evento non ci sono documenti certi: 

«Se non quelli ufficiali del sindaco di Ar­les, 

la petizione dei cittadini che non vole­vano quel pittore così scomodo 

e il reso­conto della polizia di un Van Gogh che si presenta in un bordello 

con il suo orec­chio avvolto nella carta di giornale». 

I due ricercatori tedeschi sostengono che 

«l’automutilazione di Van Gogh non è mai stata provata» 

e che, di fatto, «l’unica testimonianza accertata è quella di Gau­guin ». 





Paul Gauguin – Ritratto di Van Gogh mentre dipinge i girasoli


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Infatti Gauguin ce ne parla ampiamente nel libro Avant et après del 1903 e, 

forse non per caso, dopo l’incidente sarebbe precipi­tosamente ritornato a Parigi per poi fuggi­re a Tahiti. 

Gauguin avrebbe mozzato il lo­bo dell’orecchio di Van Gogh con una scia­bola, 

che poi avrebbe gettato nel Rodano, al termine di un litigio «su una prostitu­ta », 

Rachele appunto (e non su problemi d’arte) mentre l’amico 

avrebbe taciuto per proteggerlo (più tardi i due si sarebbero anche scritti). 

La mattina del 24 la polizia avrebbe poi trovato un uomo con il volto insanguinato 

e l’avrebbe fatto ricoverare in ospedale. 

Scrivono Kaufmann e Wildegans: 

«La versione tradizionale, quella finora accre­ditata, 

è basata solo su affermazioni senza prove e sul racconto di Gauguin, 

che non sarebbe nemmeno stato presente al fatto, un racconto pieno di contraddizioni e di punti oscuri.  

Non esiste un’inchiesta uffi­ciale e nemmeno un testimone indipen­dente.  
Van Gogh, per parte sua, non ha mai confermato niente». 
Questa tesi dunque smentirebbe un’au­tomutilazione 

che avrebbe anticipato il suicidio di Van Gogh 2 anni dopo.




Gauguin – I girasoli


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ALCUNE CONSIDERAZIONI



Dunque, nessuna nuova prova.  

Eppure questa lettura può essere convincente. 
Dice Marco Goldin «Sono stupito, ma può essere una lettura co­me un’altra.  
Certo, il fatto che quel litigio non fosse legato all’arte, ma a una donna, era abbastanza noto». 
Vittorio Sgarbi conferma: 

«Quella dell’automutilazione è una leggenda, per cui anche quest’altra ipotesi può essere valida». 

In ogni caso proprio in quella Casa gialla, che fungeva da casa e da studio per i 2 amici, 

furono creati quei capolavori che ammiriamo e che troviamo nei musei di tutto il mondo. 

Nonostante la loro difficile amicizia i 2 in quelle intense settimane 

cambiarono la Storia dell’Arte con le loro intuizioni e sperimentazioni.




 

Camera da letto dell’artista – Van Gogh





L’AMICIZIA TRA I 2 GRANDI ARTISTI CANTATA DA VECCHIONI

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La loro vera e forte amicizia ha fatto nascere questa stupenda mitica poetica canzone scritta da Don McLean e cantata in Italia da Vecchioni col titolo VINCENT.

Consiglio di ascoltarla ammirando nel contempo diversi dipinti dei 2 grandissimi artisti.








TONY KOSPAN

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– Post copiatissimo!!!!


– 

Fonti: immagini e testi da vari siti web


– Impaginazione, libere rielaborazioni e coordinamento.. di Tony Kospan


– 

Per chi copia tutto il post… è vietato tralasciare il nome del blog e l’autore del post.







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IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L’ARTE… INSIEME












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Van Gogh – Giardino ad Auvers – 1890




Paul Gauguin – Indipendenza.. sogno ed esotismo nell’arte – Biografia e opere – II PARTE   Leave a comment



L’arte è un’astrazione,
spremetela dalla natura sognando di fronte ad essa
e preoccupatevi più della creazione che del risultato.
Paul Gauguin







PAUL GAUGUIN
INDIPENDENZA SOGNO
E RICERCA DELLA PUREZZA “PRIMITIVA”
II PARTE




Visione dopo il sermone – 1888




LE OPERE POLINESIANE
LE SCULTURE  E LA CONCLUSIONE




Autoritratto





Tra le opere eseguite in Polinesia, come “Fatata te mouà” o “Ai piedi della montagna” del 1892, tutto il mistero si concentra nella corsa sfrenata di un cavaliere sulla sinistra del quadro e la minaccia che incombe con le nuvole sullo sfondo.




Fatata te mouà o ai piedi della montagna 




Le opere polinesiane di Gauguin sembrano intrattenere un rapporto con la composizione dell’arte occidentale.





Gauguin – La donna dei manghi – 1896




Ricordiamo poi la “Conversazione“ del 1892




Conversazione



Tra le opere che incantano ecco anche il “Povero pescatore” del 1896.




Il povero pescatore




Quest’ultimo dipinto propone uno straordinario momento di riflessione presupponendo la silenziosa contemplazione di un’età dell’oro ritrovata.




Parau api – 1892




L’interesse di Paul Gauguin per la cultura polinesiana si delinea attraverso la sua immensa produzione pittorica, grafica e scultorea nella quale ha affrontato temi del quotidiano, rituali religiosi, la bellezza e il costume locale.




Testa con le corna




Tra le sculture segnaliamo la dolcissima “Maschera di Tehamana“ e la “Testa con le corna“ del 1897 che sorprende per la sua incredibile modernità.

Le sculture di Gauguin preannunciano l’africanismo del primo Novecento che portò agli sviluppi del cubismo.




Notte di Natale




Le opere polinesiane, dipinti e sculture, esprimono la sua visione di questa terra nuova e selvaggia e lo portano, pur nella stilizzazione delle figure, a d esaltare i soggetti rappresentati come i veri protagonisti di una terra “di mito e di sogno“.





Autoritratto




La stessa agognata terra dove Gauguin troverà però una solitaria morte, debilitato nel corpo e fiaccato nello spirito. 

Infine ecco un bel video che ci parla di lui e delle sue opere soprattutto del periodo tahitiano…








Termino questo post su Gauguin, autore fortemente ed intimamente combattuto, celebrandone la grandissima arte e l’indubbio e riconosciuto amore per la libertà di espressione, l’esotismo ed il sogno.




Ararea no varua




FONTI: VARI SITI WEB…
– RICERCHE, LIBERO ADATTAMENTO, COORDINAM. ED IMPAGINAZ. T.K. –



F I N E




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IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE…
I N S I E M E
Ripped Note




Paul Gauguin – L’oro dei loro corpi – 1901


Paul Gauguin – Indipendenza.. sogno ed esotismo nell’arte – Biografia e opere – I PARTE   Leave a comment





Io dipingo ciò che sento
e non ciò che vedo.






Divertimento dello spirito maligno
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PAUL GAUGUIN
INDIPENDENZA.. ESOTISMO E SOGNO
a cura di Tony Kospan
per il blog
IL MONDO DI ORSOSOGNANTE


I PARTE



Autoritratto




Singolare artista, inizialmente impressionista
e poi animatore del gruppo Simbolista di Pont Aven,
precursore del Fauvismo… ma in realtà
lontano dalla rigidità di schemi prefissati
e con il sogno della purezza e della semplicità…
“primitive“.






Dopo il sermone – 1888




La sua vita… è davvero una sorprendente miscela.

Nascita in Francia, infanzia in Perù, e poi periodi parigini e periodi tahitiani ed ancora il tentativo di stabilirsi (e stabilizzarsi) in Bretagna… infine la morte nelle isole Marchesi.





Paul Gauguin
Parigi 7.6.1848 – Hiva Oa 8.5.1903




Paul Gauguin: ancorato, e avvinghiato, al classicismo – alienazione sedativa contro un presente insoddisfacente – sogno costante, che resiste a tutte le maree dell’esistenza, e riemerge ogni volta più roccioso.

Paul Gauguin: simbolista folgorato dalla poetica di Cézanne e Pissarro, dominato dall’idea di una pittura pura e “sauvage”, e nella ricerca della fusione arte-vita.





Nudo di donna che cuce





Paul Gauguin: rifiutato dalla Francia e considerato sovversivo, parla con macchie di colore e contorni netti in atmosfere rarefatte, e fa abitare i suoi personaggi, primitivi e mitici, in un Eden letterario ed insulare, forse nella continua ossessiva ricerca del Perù dell’infanzia.








Autunno



Le opere di Paul Gauguin offrono sempre allo spettatore contemporaneo un’esperienza affascinante.


A fare presa sarà lo stereotipo dell’artista anticonformista, oppure l’idea di fuga dalla città alla ricerca di primitività e selvatichezza in una civiltà pura.

Oppure, più semplicemente, la bellezza delle opere: lo stile personalissimo, la ricerca cromatica, la composizione innovativa, i soggetti esotici.







Davvero un artista di mito e sogno a partire dalle prime opere, in cui emerge il debito con Pissarro e soprattutto con Cézanne, l’ispirazione delle terre Bretoni e la complicata esperienza ad Arles con Van Gogh, la fuga a Tahiti.

Guardiamolo e comprendiamolo attraverso la sua poetica che risente anche delle vicende vissute.

Come per esempio in Bonjour Monsieur Gauguin, una vicina di Pouldu ricambia il saluto dell’artista con un freddo Bonjour rimanendo al di là della staccionata che li separa: lui, artista parigino, non apparterrà mai a quel luogo di sogno.






Bonjour Monsieur Gauguin




Eppure proprio in Bretagna Gauguin, dedicandosi pienamente all’arte, trova la giusta ispirazione ed elabora la sua particolare tecnica pittorica: linee che definiscono le figure – da qui la definizione di “cloisonnisme” per la ripresa dell’antica lavorazione dello smalto e delle vetrate medievali – a pennellate brevi, l’una vicino all’altra, con effetto zebrato, con uno studiatissimo uso dei colori, distribuiti sulla tela in modo da riproporne sempre la complementarietà, soprattutto tra i rossi e i verdi.

E’ principalmente l’uso del colore che fa la differenza con l’Impressionismo:
Gauguin non cerca l’intensità luminosa ma l’armonia generale dell’opera, compositiva e cromatica.






Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?




E, via via con lo scorrere delle opere, scorre anche il percorso verso l’utopia. è a Tahiti che la ricerca di Gauguin trova finalmente posa – anche se momentanea.

Sotto la luce dei Tropici, la tavolozza si accende e contemporaneamente si semplifica; gli spazi sono definiti da ampie campiture e le linee più marcate;
i soggetti sono quelli più noti: donne, fanciulli, piccoli animali domestici, natura lussureggiante.





Arearea




Mirabili sono alcuni ritratti come Te Avea No Maria o il mese di Maria e Le Parau Parau o la Conversazione in cui emerge a pieno l’eclettico primitivismo della fase più matura:
le donne taitiane, evidentemente esotiche per colori e costumi, vengono occidentalizzate nell’atteggiamento.





La siesta





FONTI: VARI SITI WEB
RICERCHE COORDINAM. LIBERE RIELABORAZ. ED IMPAGINAZIONE: T.K.




FINE I PARTE – CONTINUA…


CIAO DA TONY KOSPAN




IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE
Ripped Note








Van Gogh.. uno degli pittori più famosi di sempre – L’uomo… il percorso artistico e diversi capolavori   Leave a comment


 
 
 



Approfondirò la conoscenza di Van Gogh,
universalmente riconosciuto
come uno dei più grandi pittori di sempre, 
tracciandone un profilo umano ed artistico
in modo sintetico ma, auspicabilmente,
sufficientemente completo e chiaro.
 
 
 
 
Van Gogh ritratto da T. Lautrec (Zundert 30.3.1853 – Auvers sur Oise 29.7.1890)
 
 
 

L’ARTISTA
 
 
 
Vincent Van Gogh è proprio il prototipo dell’artista maledetto… dalla breve e tormentata vita conclusasi con un suicidio.
 
Sue costanti amiche sono angosce ed emarginazione… che lo avvicinano ad artisti e poeti del suo tempo come ad esempio Toulouse-Lautrec e Rimbaud.
 
Questa tradizione “nera” era nata già col romanticismo ma si era ampliata nel mondo artistico di fine ‘800.
 
Eppure da queste sofferenze psicologiche, per la non accettazione delle realtà sociali, sono nate opere immortali…
 
 
 
 
 

Notte stellata sul Rodano
 
 
 
 
 
BREVE BIOGRAFIA
 
 
 
Figlio di un pastore protestante dopo svariati lavori ebbe ad un certo punto anche lui una vocazione religiosa e divenne un predicatore.
 
Nello svolger la sua missione girando per poveri villaggi di minatori si appassionò alle loro lotte per migliorar le loro tremende condizioni di vita.
 
Questo però lo fece ritenere un soggetto socialmente pericoloso e fu licenziato.
 
Dopo un periodo di crisi e di sofferenze psicologiche ormai 27enne iniziò a dipingere.
 
La sua attività di pittore durò 10 anni scanditi da momenti di depressione ed altri di esaltazione.
 
 
 
 

Autoritratto 

 


Innamoratosi di una prostituta nel 1882 andò a convivere con lei poi la lasciò e si trasferì nel nord dell’Olanda sempre consigliato ed assistito dal fratello Theo sia in campo artistico che economico.
 
Il miglior risultato di questo primo periodo è  “I mangiatori di patate” del 1885 che vediamo qui giù.
 
 
 
 
 

Mangiatori di patate

 
 
 
 
L’anno dopo raggiunge il fratello a Parigi che si trovava lì per lavoro e qui frequenta l’atelier Cormon, dove conosce altri giovani pittori come Toulouse – Lautrec ed incontra artisti come Pissarro, Gauguin, Seurat, Signac etc.
 
Questo gli consentì di approfondire la tematica dell’evoluzione dell’impressionismo e di affinare la sua arte soprattutto nell’uso del colore e nel contempo gli diede nuovi entusiasmi.
 
 
 
 
 

La taverna – Paris – 1886

 
 
 
 
Dopo 2 anni si trasferì in una cittadina del sud della Francia… Arles dove lo raggiunse Paul Gauguin.
 
Qui dopo un breve periodo d’intensa e favolosa (dal punto artistico) collaborazione Gauguin andò via ed in quell’occasione accadde la controversa storia del taglio del lobo dell’orecchio di Van Gogh.
 
 
 
 
 

Altro Autoritratto

 
 
 
 
Dopo la partenza di Gauguin entrò di nuovo in una grave crisi psicologica alternata da momenti di euforia ed altri di depressione che ebbero fine col suo suicidio con un colpo di pistola.
 
I suoi quadri più famosi furono realizzati in pochissimi anni ed in vita non ebbe alcun riconoscimento tranne un articolo di giornale.

Subito dopo la morte però la sua arte fu riconosciuta come grandissima e lui divenne ben presto un vero e proprio mito.


 
 
 
 
La camera da letto
 
 
 
 
 
 

LE OPERE
 
 
Il suo primo significativo periodo definito di Nuenen è contaddistinto dal grande interesse per la pittura sociale nella quale il tema principale è quello del mondo degli umili.
 
Significativa in tal senso è, come si diceva su, la tela “I mangiatori di patate“. che abbiamo visto su.
 
 
 
 
 

Notte d’inverno

 
 
 
 
Il periodo parigino segna un totale rinnovamento, come abbiamo accennato su.
 
Van Gogh modifica la tecnica di stendere i colori con rapide pennellate e li rischiara.
 
I soggetti diventano per lo più urbani… sia interni che esterni ma anche i paesaggi.

 
 
 
 

Caffetteria in piazza


 
 
 
 
La stagione di Arles è quella dei suoi capolavori.
 
E’ il periodo breve ma intenso della completa maturazione in cui lascia libero e totale spazio all’esplosione del colore e che termina con la notissima “Camera da letto“.
 
Ecco alcuni capolavori di questo periodo partendo dalla mitica “Notte Stellata“.

 
 
 
 

Notte Stellata

 
 
 
 
La ronda dei carcerati

 
 
 
 
Barche di pescatori

 
 
 
 
Il seminatore

 
 
 
 
 Agostina Segatori al Café du Tambourin – 1887




Passeggiata nei giardinetti di Arles





La casa gialla (quella in cui visse con Gauguin)




Il mandorlo in fiore
 
 
 
 
Infine in questo bel video possiamo ammirare
una bella carrellata di tanti altri suoi capolavori
ascoltando… la grande musica di Mozart.

 
 
 
 
Altro Autoritratto
 
 
 
 
 
 
Tony Kospan


 
 
Chi desiderasse legger la storia della sua breve,
ma grande e difficile amicizia con Gauguin
con le ultime ipotesi sull’orecchio tagliato
può cliccare qui giù.



 
 
Autoritratto con l’orecchio tagliato





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Il Pinturicchio – Breve ricordo.. anche con dipinti e video.. del pittore del ‘400   Leave a comment



Ritorno di Ulisse




Il suo vero nome era Bernardino di Betto Betti

ma è sempre stato chiamato… Pinturicchio




(Perugia 1452 c/a – Siena 11.12.1513)




Perché Pinturicchio?


Semplice… perché era di piccola statura…

e tutti lo chiamavano così…

ed a lui il soprannome piaceva così tanto

da firmar dei dipinti proprio in questo modo.




Giulia Farnese



Era un artista della scuola Umbra del ‘400

dalla notevole tecnica e “completo”

nel senso che era bravo in tutti i generi di pittura.


Infatti eccelleva sia nella pittura su tavola,
che nell’affresco e nella miniatura.







Fino all’ottocento tuttavia il nostro non era molto amato dai critici
benché diverse sue opere fossero sempre state celebri.
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Fu ricordato anche dal Vasari… ma in maniera molto negativa.



Madonna della pace




In questo bel video un’ampia serie di suoi dipinti




L’aritmetica



Diversi anni fa il suo nome tornò in auge

quando l’Avvocato Agnelli paragonò il giocatore Del Piero,

artista del pallone, proprio al Pinturicchio.




Papa Pio II




Tony Kospan





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Le mitiche pitture parietali dell’antica Pompei – Storia.. significato.. stili e temi degli affreschi   2 comments


 
 
 
Casa della Venere in conchiglia.
 
 
 
 

La cenere del Vesuvio, in una drammatica vicenda,
ci ha conservato, quasi intatta,
 la realtà della vita di una città di 2000 anni fa,
Pompei,
come una precisa ampia reale fotografia.



 
 



Non parlerò dell’arte considerata “scandalosa”
(ma che per i costumi dell’epoca non lo era affatto)
perché il blog ha una vocazione generalista
e quindi desidero evitare che alcune immagini “forti”
possano dar fastidio a qualcuno…

Dunque affronterò  l’argomento da un punto di vista
archeologico, artistico  e relativo alla vita sociale dell’epoca.
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 

LE PITTURE PARIETALI NELL’ANTICA POMPEI


 
 
La constatazione che tutte le case presentavano dipinti 
di grande interesse alle pareti è l’aspetto più straordinario di Pompei.
 
 
La varietà di stili nella decorazione pittorica
che riveste le pareti delle case pompeiane è evidente.
.

 
 

 
 
 
 


 
 


Essi si estendono dalla sobria ripartizione in riquadri colorati,
a scenari architettonici, talora semplici… talora molto complessi,
fino alla visione di prospettive assolutamente fantastiche,
a scene figurate ed alla ornamentazione pura.
 
 
 
 
 

Coppa con frutti – Casa di Giulia Felice – 79 d.C
 
 

 
La decorazione pittorica non era considerata
un qualcosa in più
ma l’abbellimento della parete era essenziale
in ogni casa.
 
 
 
 
 
La ragazza con l’orecchino di perla
 
 
 

 

Le pareti in tal modo cercano di deliziare, e ci riescono,
facendoci ritenere anche che fosse stato raggiunto
un elevato livello di civiltà visiva, ampiamente generalizzata,
che si estendeva fino ai gradini più bassi della scala sociale.

 
 


 
 
Maschere Dionisiache

 

 

Una civiltà dell’immagine mai superata in alcuna epoca posteriore
e sempre sensibilmente superiore a quanto si possa
oggi trovare in una qualsiasi città di dimensioni paragonabili.

 
 


 
 
Casa dei Vettii

 
  

I dipinti a carattere figurativo di Pompei sono quasi sempre copie,
di solito tratte da altre copie di capolavori celebri dell’arte greca
che purtroppo sono andati perduti.


  

 

Frisso ed Elle
 
 
 
 
Alcuni ritengono che l’arte pompeiana
sia in un certo senso come la proiezione nella Campania Felix
della corrente filoellenica dell’arte romana. 

 

 

Marte e Venere 
 
 
 
 

Ma a causa della notevole varietà degli stili 
sono stati fatti molti studi per decidere
se e quali delle pitture di Pompei, Ercolano, Stabiae e Oplontis
possano dirsi essere sicuramente nate dalle influenze
greche, campane e/o sannitiche.

 

 

 

 
 
 

In realtà esse potrebbero essere definite
come appartenenti a tutt’e tre le scuole, con la considerazione
che mentre alcune tipologie erano conosciute ancora prima
che venissero introdotte a Roma viceversa,
l’arte romana in seguito esercitò
una notevole influenza sugli artisti campani dell’epoca.

 

 

 

Cesto di fichi



 

A mio parere assume, in questo contesto, una certa rilevanza il fatto che 

accanto ad opere rifacentisi certamente all’arte ed alla mitologia greca

molti sono anche i dipinti che rappresentano invece scene di vita quotidiana.


 

 

 Bellerofonte e Pegaso – La casa dei dioscuri


 

 

“La tecnica utilizzata per la realizzazione delle pitture parietali (affresco)
consisteva nell’applicare al muro due o tre strati ben fatti
di intonaco calcareo, mescolato con sabbia e calcite.
Quindi si dipingeva prima il fondo e si lasciava asciugare.
Quando il tutto si era ben essiccato, si aggiungevano le decorazioni.







I colori venivano mescolati con calcare, mentre,
per conferire brillantezza alla superfice,
si aggiungevano anche colla e cera (encausto).
Con tali mezzi le pitture acquistavano durevolezza e lucentezza.

Tra l’altro, i pigmenti usati nell’antichità erano costituiti
soprattutto da terre colorate come le ocre,
da tinte minerali come il carbonato di rame e, infine,
da tinte di origine vegetale e animale.

  

 

 

 

 

 

Non era affatto facile acquistare padronanza della tecnica,
ed era necessaria una grande avvedutezza da parte del pittore,
il quale doveva riuscire a mettere in atto le sue idee
con rapidità per ricoprire la massima superfice nel minor tempo.”
(testo presente in vari siti web)

 

 

 

 

 

 

Tradizionalmente comunque le pitture delle città vesuviane
sono state assegnate a quattro stili diversi,
susseguentisi nel tempo
anche se qualche volta si sono sovrapposti.

 

 

 

 

 

 

Oggi si pensa però che tale suddivisione sia del tutto inadeguata
a rappresentare la grande varietà delle tecniche pittoriche. 

 

 

F I N E


 

 

Fonti: vari siti web – impaginaz. e coordinam. t.k.

 

 

Tony Kospan


 

 


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