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Emily Bronte – Biografia.. alcune belle poesie ed un accenno al noto romanzo “Cime tempestose”   Leave a comment

 
 
 
 
 
 

Questa scrittrice e poetessa inglese è famosa
soprattutto per il romanzo “Cime tempestose
 
 
 
(Thornton 30.07.1818 – Haworth 19.12.1848)
 
 
 

Nella numerosa famiglia Bronte però
ben 3 furono le sorelle poetesse e scrittrici.
  
La prima, per età, era Charlotte,
Emily era la seconda e Anne la terza
ma avevano altri fratelli e sorelle.

 
 
Le 3 sorelle Bronte
 
 
 
 
 
Pubblicarono anche diversi libri di poesie insieme.
   
Tornando ad Emily… che era quella con il carattere più riservato
ancor oggi viene ricordata ed amata da molti
per il suo unico ma famosissimo romanzo Cime tempestose.







Personalmente invece amo soprattutto le sue poesie. 

Considerato un classico della letteratura inglese dell’800
il suo romanzo,
per la sua complessa trama e per le suggestioni che dona,
ha avuto molte versioni cinematografiche e televisive.




 
 
 
 

In Italia ebbe molto successo come sceneggiato televisivo
prodotto dalla RAI e diretto da Mario Landi nel nel 1956.


 
Mi fa piacere dunque ricordarla con 3 sue poesie,
in cui sono evidenziati il suo stile e la sua poetica,
 e con un video tratto dall’indimenticabile sceneggiato Rai.
 
 
 
 
ALCUNE POESIE

 
 
 
 
 
 
 




NON DOVRESTI CONOSCERE LA DISPERAZIONE 
Emily Bronte
 
Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione
– seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall’inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d’autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!

 
 
 
 
 
 
 
 
PIU’ FELICE SONO… 
Emily Bronte

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce

Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.

 
 
 
 

 

 

 

L’INFINITO MISTERO


Emily Bronte

Improvviso, il buio della casa

il sole rischiarò,

il canto dei canarini rallegrò,

rianimò il salto del gatto,

ravvivò i fiori del giardino

le lacrime si tramutarono in sorriso,

il pianto in gioia

e la tristezza diventò quasi allegria:

oh, Amore, l’infinito

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
LO SCENEGGIATO TELEVISIVO
 
 
Ed infine il video che è poi anche un ricordo
dei mitici sceneggiati RAI in bianco e nero.

 In particolare di questo ricordo 
quanto mi impressionava soprattutto
il continuo… ululare del vento.

 
 
 
 

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 

Emily Bronte



 
 

L’amaro caso della Baronessa di Carini – La storia.. il mistero.. le ballate e lo sceneggiato tv   Leave a comment

 

 

 

 

 

Non so più quale amica mi raccontò della sua visita

a questo famoso castello e della mano impressa nel muro…

 

Fatto sta che la cosa mi incuriosì… e mi spinse a fare una ricerca 

che mi ha fatto conoscere questa storia simile

a quella di Paolo e Francesca… ma con un mistero in più.

 

 

 

 

La Baronessa di Carini e Luca

 

 

 



LA BARONESSA DI CARINI



LA STORIA – LA CRUDELTA’ – IL MISTERO – LA LEGGENDA

.

 

 

La leggenda narra la morte di Donna Laura Lanza che a soli 14 anni andò sposa, per volere del padre, al barone di Carini.

Ben presto, delusa dalla vita matrimoniale e dai continui abbandoni del marito impegnato nella cura della sua proprietà, la baronessa si innamora di Ludovico Vernagallo, e ne diventa l’amante.

Scoperta dal marito e dal padre, Laura viene uccisa insieme a Ludovico.

La stanza dell’assassinio, situata nell’ala ovest del castello, è crollata completamente e si narra che su una parete vi fosse l’impronta insanguinata della baronessa.

Adesso tutto ciò che resta della leggenda sono: il fantasma di Laura, che si dice si aggiri ancora senza pace nel castello e un’enigma particolare… in una delle metope del torrione principale, proprio in direzione del luogo ove sorgeva l’ala ovest, appare… una manina!!!!

Fuori dalla leggenda si può affermare che Laura era una ragazza che poteva dar lustro sia ai La Grua – Talamanca che ai Vernagallo, ma i La Grua bruciando i tempi la chiedono in sposa per il figlio Vincenzo.

All’età’ di quattordici anni, il 21 dicembre 1543 viene celebrato il matrimonio.

Non era possibile farsi precedere dai Vernagallo, anche se era nota a tutti la grande tenerezza di Laura per Ludovico.

Tuttavia il fatto, almeno in apparenza, non turbò l’amicizia fra le famiglie.

Infatti, nonostante tutto, Ludovico era considerato come uno di famiglia.

A poco a poco però, gelosie e vecchi rancori emersero fra i La Grua, Lanza e Vernagallo, ed ecco le insinuazioni, le calunnie ed infine il tragico evento.

.

.

.

.

.

.

Nella realtà, esistono dei documenti dai quali risulta che il Vicerè di Sicilia, informa, all’epoca, la Corte di Spagna che Cesare Lanza, barone di Trabia e conte di Mussomeli, ha ucciso la figlia Laura e Ludovico Vernagallo.

Questo documento avvalora l’atto di morte della baronessa, redatto il 4 dicembre 1563 e che si conserva nell’archivio della Chiesa Madre di Carini insieme a quello di Ludovico Vernagallo.

Non esiste, invece, alcuna prova che tra Laura Lanza e Ludovico Vernagallo ci fosse qualcosa di diverso dall’amicizia.

Quindi Cesare Lanza di Trabia, complice il genero, uccise per leso onore della famiglia, la figlia Laura e fece uccidere da un sicario Ludovico Vernagallo.

La leggenda racconta che fu un frate del vicino convento, infatti, ad informare il padre ed il marito della sposa, e questi, assieme, freddamente meditarono e prepararono l’assassinio.

Fu preparato l’agguato e quando l’ignobile spia si accorse che i due amanti stavano insieme, avvertì don Cesare Lanza, che corse nella stessa notte a Carini, accompagnato da una sua compagnia di cavalieri, e fatto circondare il castello, per evitare qualsiasi fuga dell’amante di sua figlia, vi irruppe all’improvviso, e sorpresili a letto, li uccise.

L’atto di morte di Laura Lanza e Lodovico Vernagallo, trascritto nei registri della chiesa Madre di Carini, reca la data del 4 dicembre 1563.

Nessun funerale fu celebrato per i due amanti, e la notizia della loro morte, o per paura o per rispetto, fu tenuta segreta.

La cronaca del tempo lo registrò con estrema cautela senza fare i nomi degli uccisori, scrive Luigi Maniscalco Basile, senza dire nemmeno che cosa era accaduto, mentre il Paruta riporta il fatto nel suo diario, così:

“sabato a 4 dicembre. Successe il caso della signora di Carini”.

Ma nonostante la riservatezza d’obbligo, la notizia si divulgò lo stesso ed il “caso” della baronessa di Carini divenne di dominio pubblico.

 

 
 
Castello di Carini

.

.

Il Salomone Marino, nel secolo scorso,

raccolse da un “esaltatore” questi versi

in cui  fa rivivere l’efferatezza del delitto:

 

“Vju viniri ‘na cavalleria
chistu è mè patri chi veni pri mia!
Signuri patri, chi vinistivu a fari?
Signura figghia, vi vegnu a ‘mmazzari.
Signuri patri, aspettatimi un pocu
Quantu mi chiamu lu me cunfissuri.
– Habi tant’anni ch’un t’ha confissatu,
ed ora vai circannu cunfissuri?
E, comu dici st’amari palori,
tira la spata e cassaci lu cori;
tira cumpagnu miu, nun la sgarràri,
l’appressu corpu chi cci hai di tirari!
Lu primu corpu la donna cadìu,
l’appressu corpu la donna muriu.”






Il viceré, appena venuto alla conoscenza dei delitti, immediatamente adottò per don Cesare Lanza ed il barone di Carini i provvedimenti previsti dalla legge; furono banditi ed i loro beni vennero sequestrati.

Don Cesare Lanza ancora una volta si rivolse a re Filippo II; spiegò i motivi che lo avevano portato assieme al genero a trucidare i due amanti ed avvalendosi delle norme, in quel tempo in vigore, sulla flagranza dell’adulterio, chiese il perdono che fu accordato.

Liberato da ogni molestia, don Cesare Lanza riebbe i suoi beni; ancora una volta la Giustizia non lo aveva neanche toccato e, come giustamente scrisse il Dentici, “l’aristocrazia del tempo era al di sopra delle leggi e della giustizia”.

Anche il barone di Carini, marito di Laura, fu assolto con formula piena, e visse indebitato sino alla sua morte, dopo avere portato al Monte dei Pegni gli ultimi gioielli della sua famiglia.


Qui giù il memoriale presentato da Cesare Lanza al Re di Spagna per discolparsi del delitto della figlia Laura

 

Sacra Catholica Real Maestà,don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maestà come essendo andato al castello di Carini a videre la baronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trovò il barone di Carini, suo genero, molto alterato perchè avia trovato in mismo istante nella sua camera Ludovico Vernagallo suo innamorato con la detta baronessa, onde detto esponente mosso da iuxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati.

Don Cesare Lanza conte di Mussomeli




.

.

(testo presente in molti siti web con qualche mia modifica )

.

.

.




QUALCHE CONSIDERAZIONE

.

.

Le ricerche storiche non confermano, ma nemmeno escludono, che tra Laura Lanza e Ludovico Varnagallo ci fosse una relazione d’amore per cui sul punto resta il mistero.

Quel che è certo è che da questo delitto nacquero tante leggende popolari.



LE LEGGENDE SUL CASO DELLA BARONESSA


 

Secondo le fonti e le tradizioni orali dell’epoca la Baronessa appena colpita appoggiò al muro la mano sanguinante creando quel fenomeno che ancor oggi si nota in quel luogo buio.

Così pure molti affermano di aver visto chiaramente il fantasma dell’infelice Baronessa, con un elegante abito del ‘500, girare tra i ruderi del Castello  alla ricerca del padre che l’avrebbe uccisa ingiustamente.

Molti poi raccontano che ogni anno, nella ricorrenza della sua morte, sul muro comparirebbe la sua mano sanguinante e si sentirebbero fra le mura del castello pianti e grida strazianti

 

 

 

Hilde – La baronessa di Carini

 

 

 

LA LEGGENDA NELLE BALLATE E NEL FILM TV


 

Come si può  immaginare questa storia non finisce ancora di colpire la fantasia ed il cuore di tutti…

Essa diventò quindi anche un pezzo forte dei famosi cantastorie siciliani e da essa sono anche nate diverse ballate, dei musical ed infine anche uno sceneggiato tv.

Leggeremo qui giù il testo e vedremo ora la ballata cantata da Gigi Proietti.



 






 

LA BALLATA DELLA BARONESSA DI CARINI 

Cantata da Gigi Proietti

Chianci Palermu…
Chianci Siracusa…
A Carini c’è lu luttu nd’ogni casa…

Attorno allo casteddu di Carini
Ci passa e spassa u beddu cavaleri
Lo Vernagallu, di sangu gentili
Ca di la gioventù l’unuri teni

“Amuri chi mi veni a domanni…
Unni mi porti, duci amuri, unni!”

“Vidu viniri na cavallaria
Chistu è mè patri chi veni pì mia
Tuttu vistutu alla cavallarizza
Chistu è mè patri, chi mi veni ammazza!”

NA NA NA ……

“Signuri patri, chi vinisti a fari?”
“Signura figlia, ti vegnu a ammazzari!”

Lu primu corpu la donna cadiu
L’appressu corpu la donna muriu
Nu corpu a lu cori, nu corpu ‘ntra li rini
Povira Barunissa di Carini…

 

e questo è il video della ballata


 

 

  

Infine qui possiamo vedere alcune scene dello sceneggiato

in cui gli autori fecero prevalere la tesi dell’amore.

 

 


 

 Tony Kospan

 




Fonti: vari siti web – impaginazione  e rielaborazione Tony Kospan…

 

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Emily Bronte – Biografia ed alcune sue belle poesie anche con un accenno a “Cime tempestose” suo noto romanzo   Leave a comment

 
 
 
 
 
 

Questa scrittrice e poetessa inglese è famosa
soprattutto per il romanzo “Cime tempestose
 
 
 
(Thornton 30.07.1818 – Haworth 19.12.1848)
 
 
 

Nella numerosa famiglia Bronte però
ben 3 furono le sorelle poetesse e scrittrici.
  
La prima, per età, era Charlotte,
Emily era la seconda e Anne la terza
ma avevano altri fratelli e sorelle.

 
 
Le 3 sorelle Bronte
 
 
 
 
 
Pubblicarono anche diversi libri di poesie insieme.
   
Tornando ad Emily… che era quella con il carattere più riservato
ancor oggi viene ricordata ed amata da molti
per il suo unico ma famosissimo romanzo Cime tempestose.







Personalmente invece amo soprattutto le sue poesie. 

Considerato un classico della letteratura inglese dell’800
il suo romanzo,
per la sua complessa trama e per le suggestioni che dona,
ha avuto molte versioni cinematografiche e televisive.




 
 
 
 

In Italia ebbe molto successo come sceneggiato televisivo
prodotto dalla RAI e diretto da Mario Landi nel nel 1956.


 
Mi fa piacere dunque ricordarla con 3 sue poesie,
in cui sono evidenziati il suo stile e la sua poetica,
 e con un video tratto dall’indimenticabile sceneggiato Rai.
 
 
 
 
ALCUNE POESIE

 
 
 
 
 
 
 




NON DOVRESTI CONOSCERE LA DISPERAZIONE 
Emily Bronte
 
Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione
– seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall’inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d’autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!

 
 
 
 
 
 
 
 
PIU’ FELICE SONO… 
Emily Bronte

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce

Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.

 
 
 
 

 

 

 

L’INFINITO MISTERO


Emily Bronte

Improvviso, il buio della casa

il sole rischiarò,

il canto dei canarini rallegrò,

rianimò il salto del gatto,

ravvivò i fiori del giardino

le lacrime si tramutarono in sorriso,

il pianto in gioia

e la tristezza diventò quasi allegria:

oh, Amore, l’infinito

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
LO SCENEGGIATO TELEVISIVO
 
 
Ed infine il video che è poi anche un ricordo
dei mitici sceneggiati RAI in bianco e nero.

 In particolare di questo ricordo 
quanto mi impressionava soprattutto
il continuo… ululare del vento.

 
 
 
 

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 

Emily Bronte



 
 

L’amaro caso della Baronessa di Carini – La storia misteriosa.. le leggende.. le ballate e lo sceneggiato tv   Leave a comment

 

 

 

 

 

Non so più quale amica mi raccontò della sua visita

a questo famoso castello e della mano impressa nel muro…

 

Fatto sta che la cosa mi incuriosì… e mi spinse a fare una ricerca 

che mi ha fatto conoscere questa storia simile

a quella di Paolo e Francesca… ma con un mistero in più.

 

 

 

 

La Baronessa di Carini e Luca

 

 

 



LA BARONESSA DI CARINI



LA STORIA – LA CRUDELTA’ – IL MISTERO – LA LEGGENDA

.

 

 

La leggenda narra la morte di Donna Laura Lanza che a soli 14 anni andò sposa, per volere del padre, al barone di Carini.

Ben presto, delusa dalla vita matrimoniale e dai continui abbandoni del marito impegnato nella cura della sua proprietà, la baronessa si innamora di Ludovico Vernagallo, e ne diventa l’amante.

Scoperta dal marito e dal padre, Laura viene uccisa insieme a Ludovico.

La stanza dell’assassinio, situata nell’ala ovest del castello, è crollata completamente e si narra che su una parete vi fosse l’impronta insanguinata della baronessa.

Adesso tutto ciò che resta della leggenda sono: il fantasma di Laura, che si dice si aggiri ancora senza pace nel castello e un’enigma particolare… in una delle metope del torrione principale, proprio in direzione del luogo ove sorgeva l’ala ovest, appare… una manina!!!!

Fuori dalla leggenda si può affermare che Laura era una ragazza che poteva dar lustro sia ai La Grua – Talamanca che ai Vernagallo, ma i La Grua bruciando i tempi la chiedono in sposa per il figlio Vincenzo.

All’età’ di quattordici anni, il 21 dicembre 1543 viene celebrato il matrimonio.

Non era possibile farsi precedere dai Vernagallo, anche se era nota a tutti la grande tenerezza di Laura per Ludovico.

Tuttavia il fatto, almeno in apparenza, non turbò l’amicizia fra le famiglie.

Infatti, nonostante tutto, Ludovico era considerato come uno di famiglia.

A poco a poco però, gelosie e vecchi rancori emersero fra i La Grua, Lanza e Vernagallo, ed ecco le insinuazioni, le calunnie ed infine il tragico evento.

.

.

.

.

.

.

Nella realtà, esistono dei documenti dai quali risulta che il Vicerè di Sicilia, informa, all’epoca, la Corte di Spagna che Cesare Lanza, barone di Trabia e conte di Mussomeli, ha ucciso la figlia Laura e Ludovico Vernagallo.

Questo documento avvalora l’atto di morte della baronessa, redatto il 4 dicembre 1563 e che si conserva nell’archivio della Chiesa Madre di Carini insieme a quello di Ludovico Vernagallo.

Non esiste, invece, alcuna prova che tra Laura Lanza e Ludovico Vernagallo ci fosse qualcosa di diverso dall’amicizia.

Quindi Cesare Lanza di Trabia, complice il genero, uccise per leso onore della famiglia, la figlia Laura e fece uccidere da un sicario Ludovico Vernagallo.

La leggenda racconta che fu un frate del vicino convento, infatti, ad informare il padre ed il marito della sposa, e questi, assieme, freddamente meditarono e prepararono l’assassinio.

Fu preparato l’agguato e quando l’ignobile spia si accorse che i due amanti stavano insieme, avvertì don Cesare Lanza, che corse nella stessa notte a Carini, accompagnato da una sua compagnia di cavalieri, e fatto circondare il castello, per evitare qualsiasi fuga dell’amante di sua figlia, vi irruppe all’improvviso, e sorpresili a letto, li uccise.

L’atto di morte di Laura Lanza e Lodovico Vernagallo, trascritto nei registri della chiesa Madre di Carini, reca la data del 4 dicembre 1563.

Nessun funerale fu celebrato per i due amanti, e la notizia della loro morte, o per paura o per rispetto, fu tenuta segreta.

La cronaca del tempo lo registrò con estrema cautela senza fare i nomi degli uccisori, scrive Luigi Maniscalco Basile, senza dire nemmeno che cosa era accaduto, mentre il Paruta riporta il fatto nel suo diario, così:

“sabato a 4 dicembre. Successe il caso della signora di Carini”.

Ma nonostante la riservatezza d’obbligo, la notizia si divulgò lo stesso ed il “caso” della baronessa di Carini divenne di dominio pubblico.

 

 
 
Castello di Carini

.

.

Il Salomone Marino, nel secolo scorso,

raccolse da un “esaltatore” questi versi

in cui  fa rivivere l’efferatezza del delitto:

 

“Vju viniri ‘na cavalleria
chistu è mè patri chi veni pri mia!
Signuri patri, chi vinistivu a fari?
Signura figghia, vi vegnu a ‘mmazzari.
Signuri patri, aspettatimi un pocu
Quantu mi chiamu lu me cunfissuri.
– Habi tant’anni ch’un t’ha confissatu,
ed ora vai circannu cunfissuri?
E, comu dici st’amari palori,
tira la spata e cassaci lu cori;
tira cumpagnu miu, nun la sgarràri,
l’appressu corpu chi cci hai di tirari!
Lu primu corpu la donna cadìu,
l’appressu corpu la donna muriu.”






Il viceré, appena venuto alla conoscenza dei delitti, immediatamente adottò per don Cesare Lanza ed il barone di Carini i provvedimenti previsti dalla legge; furono banditi ed i loro beni vennero sequestrati.

Don Cesare Lanza ancora una volta si rivolse a re Filippo II; spiegò i motivi che lo avevano portato assieme al genero a trucidare i due amanti ed avvalendosi delle norme, in quel tempo in vigore, sulla flagranza dell’adulterio, chiese il perdono che fu accordato.

Liberato da ogni molestia, don Cesare Lanza riebbe i suoi beni; ancora una volta la Giustizia non lo aveva neanche toccato e, come giustamente scrisse il Dentici, “l’aristocrazia del tempo era al di sopra delle leggi e della giustizia”.

Anche il barone di Carini, marito di Laura, fu assolto con formula piena, e visse indebitato sino alla sua morte, dopo avere portato al Monte dei Pegni gli ultimi gioielli della sua famiglia.


Qui giù il memoriale presentato da Cesare Lanza al Re di Spagna per discolparsi del delitto della figlia Laura

 

Sacra Catholica Real Maestà,don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maestà come essendo andato al castello di Carini a videre la baronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trovò il barone di Carini, suo genero, molto alterato perchè avia trovato in mismo istante nella sua camera Ludovico Vernagallo suo innamorato con la detta baronessa, onde detto esponente mosso da iuxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati.

Don Cesare Lanza conte di Mussomeli




.

.

(testo presente in molti siti web con qualche mia modifica )

.

.

.




QUALCHE CONSIDERAZIONE

.

.

Le ricerche storiche non confermano, ma nemmeno escludono, che tra Laura Lanza e Ludovico Varnagallo ci fosse una relazione d’amore per cui sul punto resta il mistero.

Quel che è certo è che da questo delitto nacquero tante leggende popolari.



LE LEGGENDE SUL CASO DELLA BARONESSA


 

Secondo le fonti e le tradizioni orali dell’epoca la Baronessa appena colpita appoggiò al muro la mano sanguinante creando quel fenomeno che ancor oggi si nota in quel luogo buio.

Così pure molti affermano di aver visto chiaramente il fantasma dell’infelice Baronessa, con un elegante abito del ‘500, girare tra i ruderi del Castello  alla ricerca del padre che l’avrebbe uccisa ingiustamente.

Molti poi raccontano che ogni anno, nella ricorrenza della sua morte, sul muro comparirebbe la sua mano sanguinante e si sentirebbero fra le mura del castello pianti e grida strazianti

 

 

 

Hilde – La baronessa di Carini

 

 

 

LA LEGGENDA NELLE BALLATE E NEL FILM TV


 

Come si può  immaginare questa storia non finisce ancora di colpire la fantasia ed il cuore di tutti…

Essa diventò quindi anche un pezzo forte dei famosi cantastorie siciliani e da essa sono anche nate diverse ballate, dei musical ed infine anche uno sceneggiato tv.

Leggeremo qui giù il testo e vedremo ora la ballata cantata da Gigi Proietti.



 






 

LA BALLATA DELLA BARONESSA DI CARINI 

Cantata da Gigi Proietti

Chianci Palermu…
Chianci Siracusa…
A Carini c’è lu luttu nd’ogni casa…

Attorno allo casteddu di Carini
Ci passa e spassa u beddu cavaleri
Lo Vernagallu, di sangu gentili
Ca di la gioventù l’unuri teni

“Amuri chi mi veni a domanni…
Unni mi porti, duci amuri, unni!”

“Vidu viniri na cavallaria
Chistu è mè patri chi veni pì mia
Tuttu vistutu alla cavallarizza
Chistu è mè patri, chi mi veni ammazza!”

NA NA NA ……

“Signuri patri, chi vinisti a fari?”
“Signura figlia, ti vegnu a ammazzari!”

Lu primu corpu la donna cadiu
L’appressu corpu la donna muriu
Nu corpu a lu cori, nu corpu ‘ntra li rini
Povira Barunissa di Carini…

 

e questo è il video della ballata


 

 

  

Infine qui possiamo vedere alcune scene dello sceneggiato

in cui gli autori fecero prevalere la tesi dell’amore.

 

 


 

 Tony Kospan

 




Fonti: vari siti web – impaginazione  e rielaborazione Tony Kospan…

 

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Emily Bronte – Biografia ed alcune belle poesie dell’autrice inglese con un accenno al suo noto romanzo “Cime tempestose”   Leave a comment

 
 
 
 
 
 

Questa scrittrice e poetessa inglese è famosa
soprattutto per il romanzo “Cime tempestose
 
 
 
(Thornton 30.07.1818 – Haworth 19.12.1848)
 
 
 

Nella numerosa famiglia Bronte però
ben 3 furono le sorelle poetesse e scrittrici.
  
La prima, per età, era Charlotte,
Emily era la seconda e Anne la terza
ma avevano altri fratelli e sorelle.

 
 
Le 3 sorelle Bronte
 
 
 
 
 
Pubblicarono anche diversi libri di poesie insieme.
   
Tornando ad Emily… che era quella con il carattere più riservato
ancor oggi viene ricordata ed amata da molti
per il suo unico ma famosissimo romanzo Cime tempestose.







Personalmente invece amo soprattutto le sue poesie. 

Considerato un classico della letteratura inglese dell’800
il suo romanzo,
per la sua complessa trama e per le suggestioni che dona,
ha avuto molte versioni cinematografiche e televisive.




 
 
 
 

In Italia ebbe molto successo come sceneggiato televisivo
prodotto dalla RAI e diretto da Mario Landi nel nel 1956.


 
Mi fa piacere dunque ricordarla con 3 sue poesie,
in cui sono evidenziati il suo stile e la sua poetica,
 e con un video tratto dall’indimenticabile sceneggiato Rai.
 
 
 
 
ALCUNE POESIE

 
 
 
 
 
 
 




NON DOVRESTI CONOSCERE LA DISPERAZIONE 
Emily Bronte
 
Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione
– seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall’inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d’autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!

 
 
 
 
 
 
 
 
PIU’ FELICE SONO… 
Emily Bronte

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce

Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.

 
 
 
 

 

 

 

L’INFINITO MISTERO


Emily Bronte

Improvviso, il buio della casa

il sole rischiarò,

il canto dei canarini rallegrò,

rianimò il salto del gatto,

ravvivò i fiori del giardino

le lacrime si tramutarono in sorriso,

il pianto in gioia

e la tristezza diventò quasi allegria:

oh, Amore, l’infinito

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
LO SCENEGGIATO TELEVISIVO
 
 
Ed infine il video che è poi anche un ricordo
dei mitici sceneggiati RAI in bianco e nero.

 In particolare di questo ricordo 
quanto mi impressionava soprattutto
il continuo… ululare del vento.

 
 
 
 

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 

Emily Bronte



 
 

Emily Bronte.. poetessa e scrittrice – Un ricordo anche con belle poesie ed un video da “Cime tempestose” sceneggiato RAI anni ’50   Leave a comment

 
 
 
Emily Bronte
 
 
 

Questa scrittrice e poetessa inglese è famosa
soprattutto per il romanzo “Cime tempestose
 
 
 
(Thornton 30 7 1818 – Haworth 19 12 1848)
 
 
 

Nella numerosa famiglia Bronte però
ben 3 furono le sorelle poetesse e scrittrici…
  
La prima, per età, era Charlotte,
Emily era la seconda e Anne la terza…
ma avevano altri fratelli e sorelle.

 
 
Le 3 sorelle Bronte
 
 
 
 
 
Pubblicarono anche diversi libri di poesie insieme…
   
Tornando ad Emily… che era quella con il carattere più riservato
ancor oggi viene ricordata ed amata da molti
per il suo unico ma famoso romanzo Cime tempestose.







Personalmente invece amo soprattutto le sue poesie. 

Considerato un classico della letteratura inglese dell'800
il suo romanzo,
per la sua complessa trama e per le suggestioni che dona,
ha avuto molte versioni cinematografiche e televisive.




 
 
 
 

In Italia ebbe molto successo come sceneggiato televisivo
prodotto dalla RAI e diretto da Mario Landi nel nel 1956.


 
Mi fa piacere dunque ricordarla con 3 sue poesie,
in cui sono evidenziati il suo stile e la sua poetica,
 e con un video tratto dall'indimenticabile sceneggiato Rai
 
 
 
 
ALCUNE POESIE

 
 
 
 
 
 
 




NON DOVRESTI CONOSCERE LA DISPERAZIONE
Emily Bronte
 
Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione
– seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall'inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d'autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!

 
 
 
 
 
 
 
 
PIU' FELICE SONO…
 Emily Bronte

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d'argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l'occhio vaga attraverso mondi di luce
 
Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.
 
 
 
 

 

 

 

L’INFINITO MISTERO


Emily Bronte

Improvviso, il buio della casa

il sole rischiarò,

il canto dei canarini rallegrò,

rianimò il salto del gatto,

ravvivò i fiori del giardino

le lacrime si tramutarono in sorriso,

il pianto in gioia

e la tristezza diventò quasi allegria:

oh, Amore, l’infinito

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
LO SCENEGGIATO TELEVISIVO
 
 
Ed infine il video… che è poi anche un ricordo
dei mitici sceneggiati RAI in bianco e nero…

 In particolare di questo ricordo 
quanto mi impressionava soprattutto
il continuo… ululare del vento…

 
 
 
 

 

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 




 
 

L’amaro caso della Baronessa di Carini – La storia.. le leggende.. le ballate.. e lo sceneggiato tv   Leave a comment

 

 

 

 

 

Non so più quale amica mi raccontò della sua visita

a questo famoso castello e della mano impressa nel muro…

 

Fatto sta che la cosa mi incuriosì… e mi spinse a fare una ricerca 

che mi ha fatto conoscere una storia simile

a quella di Paolo e Francesca… ma con un mistero in più.

 

 

 

 

La Baronessa di Carini e Luca

 

 

 



LA BARONESSA DI CARINI



LA STORIA – LA CRUDELTA' – IL MISTERO – LA LEGGENDA

.

 

 

La leggenda narra la morte di Donna Laura Lanza che a soli 14 anni andò sposa, per volere del padre, al barone di Carini.

Ben presto, delusa dalla vita matrimoniale e dai continui abbandoni del marito impegnato nella cura della sua proprietà, la baronessa si innamora di Ludovico Vernagallo, e ne diventa l'amante.

Scoperta dal marito e dal padre, Laura viene uccisa insieme a Ludovico.

La stanza dell'assassinio, situata nell'ala ovest del castello, è crollata completamente e si narra che su una parete vi fosse l'impronta insanguinata della baronessa.

Adesso tutto ciò che resta della leggenda sono: il fantasma di Laura, che si dice si aggiri ancora senza pace nel castello e un'enigma particolare… in una delle metope del torrione principale, proprio in direzione del luogo ove sorgeva l'ala ovest, appare… una manina!!!!

Fuori dalla leggenda si può affermare che Laura era una ragazza che poteva dar lustro sia ai La Grua – Talamanca che ai Vernagallo, ma i La Grua bruciando i tempi la chiedono in sposa per il figlio Vincenzo.

All'età' di quattordici anni, il 21 dicembre 1543 viene celebrato il matrimonio.

Non era possibile farsi precedere dai Vernagallo, anche se era nota a tutti la grande tenerezza di Laura per Ludovico.

Tuttavia il fatto, almeno in apparenza, non turbò l'amicizia fra le famiglie.

Infatti, nonostante tutto, Ludovico era considerato come uno di famiglia.

A poco a poco però, gelosie e vecchi rancori emersero fra i La Grua, Lanza e Vernagallo, ed ecco le insinuazioni, le calunnie ed infine il tragico evento.

.

.

.

.

.

.

Nella realtà, esistono dei documenti dai quali risulta che il Vicerè di Sicilia, informa, all'epoca, la Corte di Spagna che Cesare Lanza, barone di Trabia e conte di Mussomeli, ha ucciso la figlia Laura e Ludovico Vernagallo.

Questo documento avvalora l'atto di morte della baronessa, redatto il 4 dicembre 1563 e che si conserva nell'archivio della Chiesa Madre di Carini insieme a quello di Ludovico Vernagallo.

Non esiste, invece, alcuna prova che tra Laura Lanza e Ludovico Vernagallo ci fosse qualcosa di diverso dall'amicizia.

Quindi Cesare Lanza di Trabia, complice il genero, uccise per leso onore della famiglia, la figlia Laura e fece uccidere da un sicario Ludovico Vernagallo.

La leggenda racconta che fu un frate del vicino convento, infatti, ad informare il padre ed il marito della sposa, e questi, assieme, freddamente meditarono e prepararono l’assassinio.

Fu preparato l’agguato e quando l’ignobile spia si accorse che i due amanti stavano insieme, avvertì don Cesare Lanza, che corse nella stessa notte a Carini, accompagnato da una sua compagnia di cavalieri, e fatto circondare il castello, per evitare qualsiasi fuga dell’amante di sua figlia, vi irruppe all’improvviso, e sorpresili a letto, li uccise.

L’atto di morte di Laura Lanza e Lodovico Vernagallo, trascritto nei registri della chiesa Madre di Carini, reca la data del 4 dicembre 1563.

Nessun funerale fu celebrato per i due amanti, e la notizia della loro morte, o per paura o per rispetto, fu tenuta segreta.

La cronaca del tempo lo registrò con estrema cautela senza fare i nomi degli uccisori, scrive Luigi Maniscalco Basile, senza dire nemmeno che cosa era accaduto, mentre il Paruta riporta il fatto nel suo diario, così:

“sabato a 4 dicembre. Successe il caso della signora di Carini”.

Ma nonostante la riservatezza d’obbligo, la notizia si divulgò lo stesso ed il “caso” della baronessa di Carini divenne di dominio pubblico.

 

 
 

Castello di Carini

.

.

Il Salomone Marino, nel secolo scorso,

raccolse da un esaltatore questi versi

in cui si fa rivivere l’efferatezza del delitto:

 

“Vju viniri ‘na cavalleria
chistu è mè patri chi veni pri mia!
Signuri patri, chi vinistivu a fari?
Signura figghia, vi vegnu a ‘mmazzari.
Signuri patri, aspettatimi un pocu
Quantu mi chiamu lu me cunfissuri.
– Habi tant’anni ch’un t’ha confissatu,
ed ora vai circannu cunfissuri?
E, comu dici st’amari palori,
tira la spata e cassaci lu cori;
tira cumpagnu miu, nun la sgarràri,
l’appressu corpu chi cci hai di tirari!
Lu primu corpu la donna cadìu,
l’appressu corpu la donna muriu.”






Il viceré, appena venuto alla conoscenza dei delitti, immediatamente adottò per don Cesare Lanza ed il barone di Carini i provvedimenti previsti dalla legge; furono banditi ed i loro beni vennero sequestrati.

Don Cesare Lanza ancora una volta si rivolse a re Filippo II; spiegò i motivi che lo avevano portato assieme al genero a trucidare i due amanti ed avvalendosi delle norme, in quel tempo in vigore, sulla flagranza dell’adulterio, chiese il perdono che fu accordato.

Liberato da ogni molestia, don Cesare Lanza riebbe i suoi beni; ancora una volta la Giustizia non lo aveva neanche toccato e, come giustamente scrisse il Dentici, “l’aristocrazia del tempo era al di sopra delle leggi e della giustizia”.

Anche il barone di Carini, marito di Laura, fu assolto con formula piena, e visse indebitato sino alla sua morte, dopo avere portato al Monte dei Pegni gli ultimi gioielli della sua famiglia.


Qui giù il memoriale presentato da Cesare Lanza al Re di Spagna per discolparsi del delitto della figlia Laura

 

Sacra Catholica Real Maestà,don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maestà come essendo andato al castello di Carini a videre la baronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trovò il barone di Carini, suo genero, molto alterato perchè avia trovato in mismo istante nella sua camera Ludovico Vernagallo suo innamorato con la detta baronessa, onde detto esponente mosso da iuxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati.

Don Cesare Lanza conte di Mussomeli




 

.

.

(testo con qualche modifica presente in molti siti web)

.

.

.




QUALCHE CONSIDERAZIONE

.

.

Le ricerche storiche non confermano, ma nemmeno escludono, che tra Laura Lanza e Ludovico Varnagallo ci fosse una relazione d'amore per cui sul punto resta il mistero.

Quel che è certo è che da questo delitto nacquero tante leggende popolari.



LE LEGGENDE SUL CASO DELLA BARONESSA


 

Secondo le fonti e le tradizioni orali dell'epoca la Baronessa appena colpita appoggiò al muro la mano sanguinante creando quel fenomeno che ancor oggi si nota in quel luogo buio.

Così pure molti affermano di aver visto chiaramente il fantasma dell'infelice Baronessa, con un elegante abito del '500, girare tra i ruderi del Castello  alla ricerca del padre che l'avrebbe uccisa ingiustamente.

Molti poi raccontano che ogni anno, nella ricorrenza della sua morte, sul muro comparirebbe la sua mano sanguinante e si sentirebbero fra le mura del castello pianti e grida strazianti

 

 

 

Hilde – La baronessa di Carini

 

 

 

LA LEGGENDA NELLE BALLATE E NEL FILM TV


 

Come si può  immaginare questa storia non finisce ancora di colpire la fantasia ed il cuore di tutti…

Essa diventò quindi anche un pezzo forte dei famosi cantastorie siciliani e da essa sono anche nate diverse ballate, dei musical ed infine anche uno sceneggiato tv.

Leggeremo qui giù… il testo ed ascolteremo e vedremo ora la ballata cantata da Gigi Proietti.



 






 

LA BALLATA DELLA BARONESSA DI CARINI
Cantata da Gigi Proietti

Chianci Palermu…
Chianci Siracusa…
A Carini c’è lu luttu nd’ogni casa…

Attorno allo casteddu di Carini
Ci passa e spassa u beddu cavaleri
Lo Vernagallu, di sangu gentili
Ca di la gioventù l’unuri teni

“Amuri chi mi veni a domanni…
Unni mi porti, duci amuri, unni!”

“Vidu viniri na cavallaria
Chistu è mè patri chi veni pì mia
Tuttu vistutu alla cavallarizza
Chistu è mè patri, chi mi veni ammazza!”

NA NA NA ……

“Signuri patri, chi vinisti a fari?”
“Signura figlia, ti vegnu a ammazzari!”

Lu primu corpu la donna cadiu
L’appressu corpu la donna muriu
Nu corpu a lu cori, nu corpu ‘ntra li rini
Povira Barunissa di Carini…

 

e questo è il video della ballata

 

 

  

 

 

 

Infine qui possiamo vedere alcune scene dello sceneggiato

in cui gli autori fecero prevalere la tesi dell'amore.

 

 


 

 Tony Kospan

 




Fonti: vari siti web – impaginazione  e rielaborazione Tony Kospan…

 

 

 

cuorecuorecuorecuorecuorecuorecuore

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L’amaro caso della Baronessa di Carini tra storia.. leggende.. ballate.. e lo sceneggiato tv   3 comments

 

 

 

 

 

Non so più quale amica mi raccontò della sua visita

a questo famoso castello e della mano impressa nel muro…

 

Fatto sta che la cosa mi incuriosì… e mi spinse a fare una ricerca 

che mi ha fatto conoscere questa storia simile

a quella di Paolo e Francesca… ma con un mistero in più.

 

 

 

 

La Baronessa di Carini e Luca

 

 

 



LA BARONESSA DI CARINI



LA STORIA – LA CRUDELTA’ – IL MISTERO – LA LEGGENDA

.

 

 

La leggenda narra la morte di Donna Laura Lanza che a soli 14 anni andò sposa, per volere del padre, al barone di Carini.

Ben presto, delusa dalla vita matrimoniale e dai continui abbandoni del marito impegnato nella cura della sua proprietà, la baronessa si innamora di Ludovico Vernagallo, e ne diventa l’amante.

Scoperta dal marito e dal padre, Laura viene uccisa insieme a Ludovico.

La stanza dell’assassinio, situata nell’ala ovest del castello, è crollata completamente e si narra che su una parete vi fosse l’impronta insanguinata della baronessa.

Adesso tutto ciò che resta della leggenda sono: il fantasma di Laura, che si dice si aggiri ancora senza pace nel castello e un’enigma particolare… in una delle metope del torrione principale, proprio in direzione del luogo ove sorgeva l’ala ovest, appare… una manina!!!!

Fuori dalla leggenda si può affermare che Laura era una ragazza che poteva dar lustro sia ai La Grua – Talamanca che ai Vernagallo, ma i La Grua bruciando i tempi la chiedono in sposa per il figlio Vincenzo.

All’età’ di quattordici anni, il 21 dicembre 1543 viene celebrato il matrimonio.

Non era possibile farsi precedere dai Vernagallo, anche se era nota a tutti la grande tenerezza di Laura per Ludovico.

Tuttavia il fatto, almeno in apparenza, non turbò l’amicizia fra le famiglie.

Infatti, nonostante tutto, Ludovico era considerato come uno di famiglia.

A poco a poco però, gelosie e vecchi rancori emersero fra i La Grua, Lanza e Vernagallo, ed ecco le insinuazioni, le calunnie ed infine il tragico evento.

.

.

.

.

.

.

Nella realtà, esistono dei documenti dai quali risulta che il Vicerè di Sicilia, informa, all’epoca, la Corte di Spagna che Cesare Lanza, barone di Trabia e conte di Mussomeli, ha ucciso la figlia Laura e Ludovico Vernagallo.

Questo documento avvalora l’atto di morte della baronessa, redatto il 4 dicembre 1563 e che si conserva nell’archivio della Chiesa Madre di Carini insieme a quello di Ludovico Vernagallo.

Non esiste, invece, alcuna prova che tra Laura Lanza e Ludovico Vernagallo ci fosse qualcosa di diverso dall’amicizia.

Quindi Cesare Lanza di Trabia, complice il genero, uccise per leso onore della famiglia, la figlia Laura e fece uccidere da un sicario Ludovico Vernagallo.

La leggenda racconta che fu un frate del vicino convento, infatti, ad informare il padre ed il marito della sposa, e questi, assieme, freddamente meditarono e prepararono l’assassinio.

Fu preparato l’agguato e quando l’ignobile spia si accorse che i due amanti stavano insieme, avvertì don Cesare Lanza, che corse nella stessa notte a Carini, accompagnato da una sua compagnia di cavalieri, e fatto circondare il castello, per evitare qualsiasi fuga dell’amante di sua figlia, vi irruppe all’improvviso, e sorpresili a letto, li uccise.

L’atto di morte di Laura Lanza e Lodovico Vernagallo, trascritto nei registri della chiesa Madre di Carini, reca la data del 4 dicembre 1563.

Nessun funerale fu celebrato per i due amanti, e la notizia della loro morte, o per paura o per rispetto, fu tenuta segreta.

La cronaca del tempo lo registrò con estrema cautela senza fare i nomi degli uccisori, scrive Luigi Maniscalco Basile, senza dire nemmeno che cosa era accaduto, mentre il Paruta riporta il fatto nel suo diario, così:

“sabato a 4 dicembre. Successe il caso della signora di Carini”.

Ma nonostante la riservatezza d’obbligo, la notizia si divulgò lo stesso ed il “caso” della baronessa di Carini divenne di dominio pubblico.

 

 
 
Castello di Carini

.

.

Il Salomone Marino, nel secolo scorso,

raccolse da un “esaltatore” questi versi

in cui  fa rivivere l’efferatezza del delitto:

 

“Vju viniri ‘na cavalleria
chistu è mè patri chi veni pri mia!
Signuri patri, chi vinistivu a fari?
Signura figghia, vi vegnu a ‘mmazzari.
Signuri patri, aspettatimi un pocu
Quantu mi chiamu lu me cunfissuri.
– Habi tant’anni ch’un t’ha confissatu,
ed ora vai circannu cunfissuri?
E, comu dici st’amari palori,
tira la spata e cassaci lu cori;
tira cumpagnu miu, nun la sgarràri,
l’appressu corpu chi cci hai di tirari!
Lu primu corpu la donna cadìu,
l’appressu corpu la donna muriu.”






Il viceré, appena venuto alla conoscenza dei delitti, immediatamente adottò per don Cesare Lanza ed il barone di Carini i provvedimenti previsti dalla legge; furono banditi ed i loro beni vennero sequestrati.

Don Cesare Lanza ancora una volta si rivolse a re Filippo II; spiegò i motivi che lo avevano portato assieme al genero a trucidare i due amanti ed avvalendosi delle norme, in quel tempo in vigore, sulla flagranza dell’adulterio, chiese il perdono che fu accordato.

Liberato da ogni molestia, don Cesare Lanza riebbe i suoi beni; ancora una volta la Giustizia non lo aveva neanche toccato e, come giustamente scrisse il Dentici, “l’aristocrazia del tempo era al di sopra delle leggi e della giustizia”.

Anche il barone di Carini, marito di Laura, fu assolto con formula piena, e visse indebitato sino alla sua morte, dopo avere portato al Monte dei Pegni gli ultimi gioielli della sua famiglia.


Qui giù il memoriale presentato da Cesare Lanza al Re di Spagna per discolparsi del delitto della figlia Laura

 

Sacra Catholica Real Maestà,don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maestà come essendo andato al castello di Carini a videre la baronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trovò il barone di Carini, suo genero, molto alterato perchè avia trovato in mismo istante nella sua camera Ludovico Vernagallo suo innamorato con la detta baronessa, onde detto esponente mosso da iuxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati.

Don Cesare Lanza conte di Mussomeli




.

.

(testo presente in molti siti web con qualche mia modifica )

.

.

.




QUALCHE CONSIDERAZIONE

.

.

Le ricerche storiche non confermano, ma nemmeno escludono, che tra Laura Lanza e Ludovico Varnagallo ci fosse una relazione d’amore per cui sul punto resta il mistero.

Quel che è certo è che da questo delitto nacquero tante leggende popolari.



LE LEGGENDE SUL CASO DELLA BARONESSA


 

Secondo le fonti e le tradizioni orali dell’epoca la Baronessa appena colpita appoggiò al muro la mano sanguinante creando quel fenomeno che ancor oggi si nota in quel luogo buio.

Così pure molti affermano di aver visto chiaramente il fantasma dell’infelice Baronessa, con un elegante abito del ‘500, girare tra i ruderi del Castello  alla ricerca del padre che l’avrebbe uccisa ingiustamente.

Molti poi raccontano che ogni anno, nella ricorrenza della sua morte, sul muro comparirebbe la sua mano sanguinante e si sentirebbero fra le mura del castello pianti e grida strazianti

 

 

 

Hilde – La baronessa di Carini

 

 

 

LA LEGGENDA NELLE BALLATE E NEL FILM TV


 

Come si può  immaginare questa storia non finisce ancora di colpire la fantasia ed il cuore di tutti…

Essa diventò quindi anche un pezzo forte dei famosi cantastorie siciliani e da essa sono anche nate diverse ballate, dei musical ed infine anche uno sceneggiato tv.

Leggeremo qui giù il testo e vedremo ora la ballata cantata da Gigi Proietti.



 






 

LA BALLATA DELLA BARONESSA DI CARINI 

Cantata da Gigi Proietti

Chianci Palermu…
Chianci Siracusa…
A Carini c’è lu luttu nd’ogni casa…

Attorno allo casteddu di Carini
Ci passa e spassa u beddu cavaleri
Lo Vernagallu, di sangu gentili
Ca di la gioventù l’unuri teni

“Amuri chi mi veni a domanni…
Unni mi porti, duci amuri, unni!”

“Vidu viniri na cavallaria
Chistu è mè patri chi veni pì mia
Tuttu vistutu alla cavallarizza
Chistu è mè patri, chi mi veni ammazza!”

NA NA NA ……

“Signuri patri, chi vinisti a fari?”
“Signura figlia, ti vegnu a ammazzari!”

Lu primu corpu la donna cadiu
L’appressu corpu la donna muriu
Nu corpu a lu cori, nu corpu ‘ntra li rini
Povira Barunissa di Carini…

 

e questo è il video della ballata


 

 

  

Infine qui possiamo vedere alcune scene dello sceneggiato

in cui gli autori fecero prevalere la tesi dell’amore.

 

 


 

 Tony Kospan

 




Fonti: vari siti web – impaginazione  e rielaborazione Tony Kospan…

 

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Emily Bronte.. autrice di Cime tempestose – Ricordo.. belle poesie e video del mitico sceneggiato RAI.. anni ’50   Leave a comment

 
 
 
Emily Bronte
 
 
 

Questa scrittrice e poetessa inglese è famosa
soprattutto per il romanzo “Cime tempestose
 
 
 
(Thornton 30 7 1818 – Haworth 19 12 1848)
 
 
 

Nella numerosa famiglia Bronte però
ben 3 furono le sorelle poetesse e scrittrici…
  
La prima, per età, era Charlotte,
Emily era la seconda e Anne la terza…
ma avevano altri fratelli e sorelle.

 
 
Le 3 sorelle Bronte
 
 
 
 
 
Pubblicarono anche diversi libri di poesie insieme…
   
Tornando ad Emily… che era quella con il carattere più riservato
ancor oggi viene ricordata ed amata da molti
per il suo unico ma famoso romanzo Cime tempestose.







Personalmente invece amo soprattutto le sue poesie. 

Considerato un classico della letteratura inglese dell’800
il suo romanzo,
per la sua complessa trama e per le suggestioni che dona,
ha avuto molte versioni cinematografiche e televisive.




 
 
 
 

In Italia ebbe molto successo come sceneggiato televisivo
prodotto dalla RAI e diretto da Mario Landi nel nel 1956.


 
Mi fa piacere dunque ricordarla con 3 sue poesie,
in cui sono evidenziati il suo stile e la sua poetica,
 e con un video tratto dall’indimenticabile sceneggiato Rai
 
 
 
 
ALCUNE POESIE

 
 
 
 
 
 
 




NON DOVRESTI CONOSCERE LA DISPERAZIONE
Emily Bronte
 
Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione
– seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall’inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d’autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!

 
 
 
 
 
 
 
 
PIU’ FELICE SONO…
 Emily Bronte

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce
 
Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.
 
 
 
 

 

 

 

L’INFINITO MISTERO


Emily Bronte

Improvviso, il buio della casa

il sole rischiarò,

il canto dei canarini rallegrò,

rianimò il salto del gatto,

ravvivò i fiori del giardino

le lacrime si tramutarono in sorriso,

il pianto in gioia

e la tristezza diventò quasi allegria:

oh, Amore, l’infinito

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
LO SCENEGGIATO TELEVISIVO
 
 
Ed infine il video… che è poi anche un ricordo
dei mitici sceneggiati RAI in bianco e nero…

 In particolare di questo ricordo 
quanto mi impressionava soprattutto
il continuo… ululare del vento…

 
 
 
 

 

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 




 
 

La Baronessa di Carini e la mano impressa sul muro – La storia.. la leggenda.. le ballate..   Leave a comment

 

 

 

 

 

Non so più quale amica mi raccontò della sua visita

a questo famoso castello e della mano impressa nel muro…

 

Fatto sta che la cosa mi incuriosì… e mi spinse a fare una ricerca 

che mi ha fatto conoscere questa storia simile

a quella di Paolo e Francesca… ma con un mistero in più.

 

 

 

 

La Baronessa di Carini e Luca

 

 

 



LA BARONESSA DI CARINI



LA STORIA – LA CRUDELTA’ – IL MISTERO – LA LEGGENDA

.

 

 

La leggenda narra la morte di Donna Laura Lanza che a soli 14 anni andò sposa, per volere del padre, al barone di Carini.

Ben presto, delusa dalla vita matrimoniale e dai continui abbandoni del marito impegnato nella cura della sua proprietà, la baronessa si innamora di Ludovico Vernagallo, e ne diventa l’amante.

Scoperta dal marito e dal padre, Laura viene uccisa insieme a Ludovico.

La stanza dell’assassinio, situata nell’ala ovest del castello, è crollata completamente e si narra che su una parete vi fosse l’impronta insanguinata della baronessa.

Adesso tutto ciò che resta della leggenda sono: il fantasma di Laura, che si dice si aggiri ancora senza pace nel castello e un’enigma particolare… in una delle metope del torrione principale, proprio in direzione del luogo ove sorgeva l’ala ovest, appare… una manina!!!!

Fuori dalla leggenda si può affermare che Laura era una ragazza che poteva dar lustro sia ai La Grua – Talamanca che ai Vernagallo, ma i La Grua bruciando i tempi la chiedono in sposa per il figlio Vincenzo.

All’età’ di quattordici anni, il 21 dicembre 1543 viene celebrato il matrimonio.

Non era possibile farsi precedere dai Vernagallo, anche se era nota a tutti la grande tenerezza di Laura per Ludovico.

Tuttavia il fatto, almeno in apparenza, non turbò l’amicizia fra le famiglie.

Infatti, nonostante tutto, Ludovico era considerato come uno di famiglia.

A poco a poco però, gelosie e vecchi rancori emersero fra i La Grua, Lanza e Vernagallo, ed ecco le insinuazioni, le calunnie ed infine il tragico evento.

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Nella realtà, esistono dei documenti dai quali risulta che il Vicerè di Sicilia, informa, all’epoca, la Corte di Spagna che Cesare Lanza, barone di Trabia e conte di Mussomeli, ha ucciso la figlia Laura e Ludovico Vernagallo.

Questo documento avvalora l’atto di morte della baronessa, redatto il 4 dicembre 1563 e che si conserva nell’archivio della Chiesa Madre di Carini insieme a quello di Ludovico Vernagallo.

Non esiste, invece, alcuna prova che tra Laura Lanza e Ludovico Vernagallo ci fosse qualcosa di diverso dall’amicizia.

Quindi Cesare Lanza di Trabia, complice il genero, uccise per leso onore della famiglia, la figlia Laura e fece uccidere da un sicario Ludovico Vernagallo.

La leggenda racconta che fu un frate del vicino convento, infatti, ad informare il padre ed il marito della sposa, e questi, assieme, freddamente meditarono e prepararono l’assassinio.

Fu preparato l’agguato e quando l’ignobile spia si accorse che i due amanti stavano insieme, avvertì don Cesare Lanza, che corse nella stessa notte a Carini, accompagnato da una sua compagnia di cavalieri, e fatto circondare il castello, per evitare qualsiasi fuga dell’amante di sua figlia, vi irruppe all’improvviso, e sorpresili a letto, li uccise.

L’atto di morte di Laura Lanza e Lodovico Vernagallo, trascritto nei registri della chiesa Madre di Carini, reca la data del 4 dicembre 1563.

Nessun funerale fu celebrato per i due amanti, e la notizia della loro morte, o per paura o per rispetto, fu tenuta segreta.

La cronaca del tempo lo registrò con estrema cautela senza fare i nomi degli uccisori, scrive Luigi Maniscalco Basile, senza dire nemmeno che cosa era accaduto, mentre il Paruta riporta il fatto nel suo diario, così:

“sabato a 4 dicembre. Successe il caso della signora di Carini”.

Ma nonostante la riservatezza d’obbligo, la notizia si divulgò lo stesso ed il “caso” della baronessa di Carini divenne di dominio pubblico.

 

 
 
Castello di Carini

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Il Salomone Marino, nel secolo scorso,

raccolse da un “esaltatore” questi versi

in cui  fa rivivere l’efferatezza del delitto:

 

“Vju viniri ‘na cavalleria
chistu è mè patri chi veni pri mia!
Signuri patri, chi vinistivu a fari?
Signura figghia, vi vegnu a ‘mmazzari.
Signuri patri, aspettatimi un pocu
Quantu mi chiamu lu me cunfissuri.
– Habi tant’anni ch’un t’ha confissatu,
ed ora vai circannu cunfissuri?
E, comu dici st’amari palori,
tira la spata e cassaci lu cori;
tira cumpagnu miu, nun la sgarràri,
l’appressu corpu chi cci hai di tirari!
Lu primu corpu la donna cadìu,
l’appressu corpu la donna muriu.”






Il viceré, appena venuto alla conoscenza dei delitti, immediatamente adottò per don Cesare Lanza ed il barone di Carini i provvedimenti previsti dalla legge; furono banditi ed i loro beni vennero sequestrati.

Don Cesare Lanza ancora una volta si rivolse a re Filippo II; spiegò i motivi che lo avevano portato assieme al genero a trucidare i due amanti ed avvalendosi delle norme, in quel tempo in vigore, sulla flagranza dell’adulterio, chiese il perdono che fu accordato.

Liberato da ogni molestia, don Cesare Lanza riebbe i suoi beni; ancora una volta la Giustizia non lo aveva neanche toccato e, come giustamente scrisse il Dentici, “l’aristocrazia del tempo era al di sopra delle leggi e della giustizia”.

Anche il barone di Carini, marito di Laura, fu assolto con formula piena, e visse indebitato sino alla sua morte, dopo avere portato al Monte dei Pegni gli ultimi gioielli della sua famiglia.


Qui giù il memoriale presentato da Cesare Lanza al Re di Spagna per discolparsi del delitto della figlia Laura

 

Sacra Catholica Real Maestà,don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maestà come essendo andato al castello di Carini a videre la baronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trovò il barone di Carini, suo genero, molto alterato perchè avia trovato in mismo istante nella sua camera Ludovico Vernagallo suo innamorato con la detta baronessa, onde detto esponente mosso da iuxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati.

Don Cesare Lanza conte di Mussomeli




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(testo presente in molti siti web con qualche mia modifica )

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QUALCHE CONSIDERAZIONE

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Le ricerche storiche non confermano, ma nemmeno escludono, che tra Laura Lanza e Ludovico Varnagallo ci fosse una relazione d’amore per cui sul punto resta il mistero.

Quel che è certo è che da questo delitto nacquero tante leggende popolari.



LE LEGGENDE SUL CASO DELLA BARONESSA


 

Secondo le fonti e le tradizioni orali dell’epoca la Baronessa appena colpita appoggiò al muro la mano sanguinante creando quel fenomeno che ancor oggi si nota in quel luogo buio.

Così pure molti affermano di aver visto chiaramente il fantasma dell’infelice Baronessa, con un elegante abito del ‘500, girare tra i ruderi del Castello  alla ricerca del padre che l’avrebbe uccisa ingiustamente.

Molti poi raccontano che ogni anno, nella ricorrenza della sua morte, sul muro comparirebbe la sua mano sanguinante e si sentirebbero fra le mura del castello pianti e grida strazianti

 

 

 

Hilde – La baronessa di Carini

 

 

 

LA LEGGENDA NELLE BALLATE E NEL FILM TV


 

Come si può  immaginare questa storia non finisce ancora di colpire la fantasia ed il cuore di tutti…

Essa diventò quindi anche un pezzo forte dei famosi cantastorie siciliani e da essa sono anche nate diverse ballate, dei musical ed infine anche uno sceneggiato tv.

Leggeremo qui giù il testo e vedremo ora la ballata cantata da Gigi Proietti.



 






 

LA BALLATA DELLA BARONESSA DI CARINI 

Cantata da Gigi Proietti

Chianci Palermu…
Chianci Siracusa…
A Carini c’è lu luttu nd’ogni casa…

Attorno allo casteddu di Carini
Ci passa e spassa u beddu cavaleri
Lo Vernagallu, di sangu gentili
Ca di la gioventù l’unuri teni

“Amuri chi mi veni a domanni…
Unni mi porti, duci amuri, unni!”

“Vidu viniri na cavallaria
Chistu è mè patri chi veni pì mia
Tuttu vistutu alla cavallarizza
Chistu è mè patri, chi mi veni ammazza!”

NA NA NA ……

“Signuri patri, chi vinisti a fari?”
“Signura figlia, ti vegnu a ammazzari!”

Lu primu corpu la donna cadiu
L’appressu corpu la donna muriu
Nu corpu a lu cori, nu corpu ‘ntra li rini
Povira Barunissa di Carini…

 

e questo è il video della ballata


 

 

  

Infine qui possiamo vedere alcune scene dello sceneggiato

in cui gli autori fecero prevalere la tesi dell’amore.

 

 


 

 Tony Kospan

 




Fonti: vari siti web – impaginazione  e rielaborazione Tony Kospan…

 

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