Archivio per l'etichetta ‘RACCONTINO DI SAGGEZZA

In questo video posssiamo assistere forse alla nascita in diretta di un nuovo pianeta   Leave a comment

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Per la prima volta fotografato,

grazie al telescopio Very Large Telescope,

“un embrione di pianeta”

che si sta formando intorno alla sua stella

situata a 335 anni luce da noi.

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Si tratta di un disco formato da gas e pulviscolo spaziale

che si stanno lentamente,

rispetto ai tempi terrestri, aggregando.

Alla fine di questo processo avremo un pianeta simile,

per dimensione e composizione, a Giove.

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HD 100546

questo è il nome (provvisorio) che gli è stato dato.

L'eccezionale scoperta è stata resa pubblica

dalla rivista Astrophysical Journal Letters.

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Tuttavia ancora resta qualche margine di dubbio

essendo possibile che le immagini

siano state causate da qualche effetto di sfondo.

Se l'esattezza della scoperta sarà confermata

il pianeta “cucciolo” potrà divenire

una specie di dimostrazione in diretta

della formazione di un pianeta nel cosmo.

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ECCO IL VIDEO

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Fonti web – Impaginaz. Tony Kospan


UNO SPAZIO VIRTUALE COMUNE

D’ARTE POESIA MUSICA HUMOUR
RACCCONTI RIFLESSIONI ETC

AMICI DI PSICHE E SOGNO

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L’ONDA ED IL MARE – Un bellissimo raccontino che ci dà dei consigli per… amare senza fine!   4 comments



Questo bel raccontino… potrebbe darci una dritta…
per evitar la routine nei sentimenti,
per sempre nuove grandi emozioni,
ed in tal modo, per non smetter mai d'amare.
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SENZA FINE
– OVVERO IL GIOCO DELLE EMOZIONI –

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L'ONDA ED IL MARE
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Un giorno l’onda chiese al mare: “mi vuoi bene?”.
Ed il mare le rispose:
“Il mio bene è così forte che ogni volta che t’allontani verso la terra io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia. Senza te la mia vita sarebbe insignificante. Sarei un mare piatto, senza emozione. Tu sei l’ essenza del mio esistere”.
L’onda fu felice. Tra le braccia del mare.
Facendo finta, ogni volta di volare via, per dare quel senso di precarietà alle cose, per renderle preziose.
Ed ogni volta il mare la riprendeva, con le sue braccia grandi, per riportarla a sé.
Raccontano che una notte la luna illuminava il mondo, e l’onda bianca lentamente, in un ballo infinito, scivolava tra un prendersi e un lasciarsi, col mare che stendeva le braccia per poi ritirarle, facendo finta a volte di non poterlo fare, perché l’onda potesse assaporare anch’essa quella precarietà che rende le cose preziose.
L’onda ed il mare sono ancora lì, nel gioco infinito delle emozioni.
E fanno finta che sarà l’ultima volta che l’onda partirà verso la terra, per non tornare più, ma poi, alla fine, è più forte su tutto il bisogno di riprendersi.
Nel sogno di un bene senza fine.

TESTO WEB

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Mi fa piacere legare a questo raccontino – pensiero…
una canzone… mitica… con lo stesso titolo…

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Nota SENZA FINE (GINO PAOLI) Nota
Dalì

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CIAO DA TONY KOSPAN




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PERCHE’ LA GENTE GRIDA? Ce lo spiega questa saggia favoletta zen   Leave a comment







Un bellissimo saggio raccontino zen…




                   




PERCHE' LA GENTE GRIDA?




Un maestro domanda ai suoi discepoli:

“Perché la gente grida quando è arrabbiata?”



I discepoli pensano per un attimo e poi rispondono:

“Perché perdono la calma maestro!”



Il maestro aggiunge:

”Ma, perché gridare se l’altra persona è proprio davanti a te?

Non sarebbe possibile parlare a bassa voce??

Perché gridare proprio quando si è arrabbiati?”

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I discepoli davano delle risposte

ma purtroppo non soddisfacevano il maestro.


Il maestro allora rispose:

“Quando due persone si arrabbiano, i loro cuori si allontanano troppo.

Per coprire questa distanza debbono gridare e così poter ascoltarsi.

Quindi… più arrabbiati si è, più si deve alzare la voce per ascoltarsi.”








Dopo il maestro fa un’altra domanda:

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“Cosa succede quando 2 si innamorano??

Essi si parlano sottovoce, perchè? 

Perché i loro cuori sono molto vicini e la distanza fra di loro è piccola.


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E quando si innamorano di più, cosa succede?

Non parlano, sussurrano e si sente ancor più vicino il loro amore.

Infine non hanno più bisogno di sussurrare, si guardano solo negli occhi e basta.

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Quando discutiamo, non permettiamo che i nostri cuori si allontanino.

Non diciamo parole che ci possano distanziare ancora di più,
perché un giorno la distanza sarà così grande
che non riusciremo a trovare il cammino del ritorno…
il cammino del dialogo sereno.

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CIAO… A BASSA VOCE… DA TONY KOSPAN







Ananda (discepolo di Buddha) ed il torrente – Raccontino breve ma di grande saggezza   Leave a comment

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Davvero molto interessante e profondo

il messaggio insito in questo racconto…

Dirò però il mio parere alla fine.

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ANANDA ED IL TORRENTE

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Un giorno Buddha stava attraversando una foresta.

Era assetato, per cui disse ad Ananda, il suo primo discepolo: “Ananda, torna indietro. A qualche miglio da qui abbiamo attraversato un torrente. Portami un po’ d’acqua”.

Ananda tornò indietro, ma quando raggiunse il torrente vide che alcuni carri che l’avevano attraversato ne avevano agitate le acque che erano ormai diventate fangose.

Ritornò da Buddha a mani vuote…

Ma Buddha insistette, e gli ripeté: “Torna indietro e portami dell’acqua da quel torrente”.

Ananda non comprendeva quell’insistenza, ma ritornò al torrente.

E mentre si stava incamminando, Buddha gli disse: “E non tornare, se l’acqua è ancora sporca. Se è sporca, siediti semplicemente sulla riva, in silenzio. Non fare nulla, non entrare nel torrente. Siedi sulla riva in silenzio e osserva”.

Ananda tornò al torrente.

Buddha aveva ragione. L’acqua era ora quasi limpida, le foglie erano ridiscese sul fondo e il fango si era sedimentato. Ma il torrente ancora non era cristallino, per cui Ananda si sedette sulla riva e osservò semplicemente lo scorrere dell'acqua. Pian piano il torrente diventò limpido come cristallo.

Allora tornò, danzando, porse l’acqua a Buddha e lo ringraziò: “Ora riesco a comprendere il messaggio: era ciò di cui avevo effettivamente bisogno in questo momento. La stessa cosa infatti è vera per la mia mente. Se mi butto nell’acqua tornerò a renderla fangosa. Se mi tuffo nella mente nasceranno più problemi, altri torneranno in superficie. Sedendo di fianco al torrente ho appreso la tecnica… ora mi siederò di fianco alla mia mente, ne osserverò tutta la sporcizia e tutti i problemi e tutte le foglie morte e le ferite e i rancori e i ricordi e i desideri. Senza farmi coinvolgere, distaccato, siederò sulla riva e aspetterò il momento in cui ogni cosa sarà limpida come cristallo”.

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IL MIO PENSIERO


Grande saggezza… certo…


Infatti è vero che quasi tutti (o proprio tutti) ci tuffiamo nei problemi senza sforzarci di guardarli dal di fuori… per vederli da diverse angolazioni…


Se lo facessimo potremmo certo poi affrontare le difficoltà con più calma e più lucidità….

Tuttavia quando siamo immersi… sommersi… dalle avversità ciò in realtà appare davvero difficilissimo.

Consiglio però di tentare almeno.

Ci sarà comunque di sicuro aiuto.

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Cosa ne pensate?

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Ciao da Tony Kospan




LA TUA PAGINA CULTURALE D'AMORE.. PSICHE E SOGNO




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LA MINESTRA DI SASSI – Questo racconto ci svela la bellezza ed il vero senso dell’esser insieme in un gruppo   Leave a comment

Cosa fare quando le cose vanno male? Ce lo dice dice questo bel raccontino   Leave a comment

 

 

 

 

 

LA STRATEGIA SERVE
SPLENDIDA STORIELLA

 

 

 

 

 

Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: “Sono cieco, aiutatemi per favore”.

Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello.

Si chinò e versò altre monete, poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase.

Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote.

Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo: chiese se non fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto.

Il pubblicitario rispose “Niente che non fosse vero, ho solo riscritto il tuo in maniera diversa”, sorrise e andò via.

Il non vedente non seppe mai che ora sul suo cartello c'era scritto:

“Oggi è primavera… ed io non la posso vedere”.


 

 

 

 

Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene
e vedrai che quasi certamente le cose andranno meglio.
 
 

Ciao da Tony Kospan



Foto:


Raccontino dal web – Impaginaz. T.K.
 

IL GRUPPO DI FB
D'ARTE POESIA MUSICA HUMOUR ETC.
COLLEGATO ALLA PAGNA






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Le lacrime di Mago Magone – Una favola fantasy davvero bella e saggia   Leave a comment

 
 

Una favola destinata solo a coloro che amano
testi che possono donarci pensieri di saggezza


 
 
 
 
 
 

 

 

LE LACRIME DI MAGO MAGONE


 

Il Mago Magone era sempre tanto triste; bastava che una nuvola oscurasse il sole e cominciava a piangere e se gli si slacciava una stringa della scarpa gli venivano i lustrini agli occhi; piangeva perfino ogni volta che starnutiva, gli veniva il mestolino qualunque notizia sentisse alla radio e si affliggeva terribilmente quando guardava tramontare il sole.
 
Insomma: non gli andava mai bene niente, sia che avesse la pancia piena oppure vuota.

 

 

 

 

Finché un giorno si accorse di aver finito le lacrime, ma ciò non lo fece piangere: lo preoccupò talmente che perse anche l’uso della parola.
Allora si diede a correre in lungo e in largo per il suo enorme castello; era disperato e guardò in tutti i cassetti in cerca di una preoccupazione, dentro tutti gli armadi per trovare un dispiacere, sotto tutti i letti per scovare un mal di pancia, ma niente da fare; mise a soqquadro la casa, ma dentro ai cassetti trovò solo chili di salute, negli armadi tonnellate di lavoro e sotto i letti monete d’oro a non finire.
La cosa brutta era che non poteva chiedere aiuto a nessuno visto che era diventato muto, e comunque, a forza di piangere, col tempo la gente lo aveva lasciato solo, quindi doveva risolvere questo problema per conto suo.
Si sedette davanti al camino e, a forza di fissare quelle fiamme che guizzavano allegramente, assicurandogli che in fondo la vita è bella anche se brucia, giunse in breve alla conclusione che prima di parlare bisogna pensare (cosa che lui non aveva mai fatto) e a forza di pensare riuscì, dopo qualche giorno, a dire delle cose sensate.
Per la prima volta in vita sua, il Mago Magone era contento!
Non lo preoccupava più il fatto di aver finito le lacrime così, non sapendo che fare, si recò al fossato, ai piedi del castello e il coccodrillo, appena vide il Mago Magone che correva a gambe levate verso di lui, incominciò a piangere; aveva appena mangiato un’anatra e gli dispiaceva molto (del resto in quel castello piangevano tutti, e spesso non sapevano neppure perché, così piangevano anche per questo).
Il Mago Magone – che era un mago vero – si affrettò a raccogliere le lacrime del coccodrillo (il quale probabilmente pensava invece che avrebbe ricevuto un sonoro rimprovero), in una boccettina di vetro, e le portò in cima alla torre più alta, nel suo laboratorio; non si era mai domandato di che cosa fossero fatte le lacrime.








Lui pensava che fossero senz’altro costituite più d’acqua salata che di buon vino bianco, ma fu proprio in quella strana circostanza che gli venne la curiosità di accertarsene; lui non ne possedeva più neanche una goccia, perciò depositò sotto la lente del microscopio (s’inizia sempre così) quel prezioso campione.
Ma cosa vide!
Vide che cos’erano la fame, la malattia e la sofferenza; vide la guerra, l’odio e la morte; vide madri disperate piangere per i loro bambini e bambini piangere per le loro paure. I vecchi piangevano per i loro rimpianti e i giovani per i loro rimorsi.
Poi guardò in faccia l’invidia e la gelosia mentre danzavano, ridendo fino alle lacrime, intorno al mondo.
Vide che anche molti animali piangevano, specialmente quelli chiusi in prigione; piangevano i fiori recisi, i pesci nel mare sporco, e anche le montagne quando venivano scavate con le trivelle fin nel loro cuore.
L’aria stessa lacrimava a causa del fumo degli incendi che facevano piangere i boschi.
Vide infine piangere gli occhi di Gesù e quelli di Buddha.
Scoprì così che esistono diverse specie di lacrime: molte sono causate dal dolore, altre dalla compassione, alcune perfino dalla gioia oppure dal sollievo.
Certe, come quelle che sgorgavano fino a qualche tempo prima dai suoi propri occhi, addirittura sembrava non avessero una causa apparente, e invece erano pur’esse lacrime di sofferenza: perché anche il vuoto è dolore; forse, quel dolore, è persino più acuto perché non si sa come spiegarlo a sé stessi o agli altri.
Il Mago Magone capì che le lacrime di tutte le creature contengono queste cose poiché esse non sono affatto semplice acqua salata oppure buon vino bianco; sono il sangue dell’anima ferita.
Mentre pensava a ciò non si accorse – tanto era immerso in quelle visioni – che due lacrimoni gli rigavano le guance, scorrevano lungo la sua folta barba bianca e cadevano ai suoi piedi, trasformandosi in due enormi diamanti.
Perché fu in quel tormento che il suo cuore si aprì per far sbocciare il fiore dell’amore.
Quando se ne accorse si vergognò molto per tutto il tempo che aveva perduto a piangere per niente, anche se quel niente lo aveva spinto a farsi queste stupefacenti domande.

 

 

Sergio Fasolini – Il Mago dei Rovi

 

 

 

 

FINE


DAL WEB – IMPAGINAZIONE ORSO TONY

 

 

 

LA TUA NUOVA PAGINA DI SOGNO
PER COLORARE AL MEGLIO LE TUE ORE
Foto animata
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