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Salvatore Quasimodo.. premio Nobel per la letteratura – Breve biografia ed alcune sue belle poesie   3 comments




E' stato uno dei più noti ed apprezzati
esponenti della corrente poetica
definita dell'ermetismo






BREVE BIOGRAFIA


Dopo esser vissuto in diverse citta siciliane
seguendo il padre capostazione
s'iscrive alla facoltà d'Ingegneria a Roma.

Presto però la lascia per lavorare come tecnico
girando per varie regioni ma è a Firenze
che, grazie al supporto del cognato Elio Vittorini,
pubblica la sua prima raccolta di poesie “Acque e terre”.



Modica 20.8.1901 – Napoli 14.6.1968

.

.

Ciò gli consente d'esser subito riconosciuto
come uno dei maggiori rappresentati dell'Ermetismo.

Trasferitosi a Milano inizia con successo l'attività
di traduttore dei grandi poeti dell'Antica Grecia.






Seguono diversi libri di poesie in cui forte appare
l'omaggio alla Resistenza ed il suo impegno civile.

Nel 1959 riceve il premio Nobel per la letteratura.



Salvatore Quasimodo con la principessa Margaretha di Svezia per il Nobel
.


.
LA SUA POETICA
.
.
.
.
.
I suoi versi, oltre a rievocare i colori mediterranei
della sua gioventù, evidenziano le inquietudini,
le incertezze e le contraddizioni della moderna società.

Le sue poesie, spesso brevi, presentano versi intensi,
forti, decisi ma anche ricchi di metafore e simboli.
In lui appare concreto il desiderio di contribuire,
con le sue opere, ad una nuova società
in cui prevalgano pace e solidarietà umana.






Il suo approdo all'ermetismo non avvenne
a tavolino o per un ragionamento
bensì in modo naturale e spontaneo.

E' considerato tra i grandi poeti italiani del '900.







ALCUNE SUE NOTE POESIE
.
.
.
.
.
.
.
ESTATE

Cicale, sorelle, nel sole
con voi mi nascondo
nel folto dei pioppi
e aspetto le stelle.






SPECCHIO

Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul declivio
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.



Dipinto di C. C. Curran



VOGLIO PENSARE AL CUORE CHE HAI

Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi,
e scavi le braccia
e il capo sollevi come a donarti intera all’aria.
Quel cuore io cerco;
con esso raggiungerai il gesto preciso
che ti farà alta nell’arte che ami,
e per la quale, come me, consumi ogni fuoco.
Ma come sei distante nel tempo!
Mi pare talvolta,
e lo temo fino all’angoscia nella mia solitudine di uomo,
che tu possa scomparire
come sei apparsa improvvisamente quella sera
con un po’ di fuoco nei capelli e sulla fronte.
Penso anche che andrai ora dove non posso vederti,
ancora più distaccata da me.
La memoria mi aiuterà a soffrire ancor più;
perché in fondo noi siamo della razza di coloro
che hanno per legge questa assidua pena
di cercare armonia
conquistando il dolore.








ALLE FRONDE DEI SALICI

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.






NON HO PERDUTO NULLA

Sono ancora qui, il sole gira
alle spalle come un falco e la terra
ripete la mia voce nella tua.
E ricomincia il tempo visibile
nell’occhio che riscopre la luce.
Non ho perduto nulla.
Perdere è andare di là
da un diagramma del cielo
lungo movimenti di sogni, un fiume
pieno di foglie.
.






ED E' SUBITO SERA

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera



Quasimodo con Neruda
.


F I N E

.



Copyright Tony Kospan

.

.

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UN MODO DIVERSO DI VIVER
LA POESIA E LA CULTURA
NELLA PAGINA FB




“Quando 40 inverni” – Questo sublime sonetto di Shakespeare mal si adatta.. in parte.. alle quarantenni di oggi   1 comment




Questa volta la poesia di cui desidero parlare,
e che propongo anche alla vostra riflessone,
è del sommo Shakespeare…



Elizabeth Sonrel




QUANDO QUARANTA INVERNI…

Il sonetto di Shakespeare ed una mia piccola riflessione


In questi versi, prima di dare uno sguardo al loro significato,
possiamo subito osservare come l’idea di una donna quarantenne 
piena di rughe (e forse di acciacchi…) oggi stride e stupisce…
anzi ci appare quasi incomprensibile.




Elizabeth Sonrel




Oggi la donna quarantenne è poco più che giovanetta…
e dunque opterei in questo caso,
date le modifiche avvenute nel corso degli ultimi secoli
riguardo alla durata e tenuta della nostra vita,
per una diversa rappresentazione,
delle immagini poetiche del Sommo.

La donna oggi non sarebbe quarantenne ma settantenne
ed il piccolo sarebbe… il nipotino… eh eh.

Se ci guardiamo intorno, anche nel nostro mondo web,
il numero di nonne giovani e pimpanti
è in incredibile e costante aumento…
(ma in verità anche di nonni). 

Fatte queste mie opinabilissime (ma non credo) premesse
passiamo alla poesia.




Elizabeth Sonrel




QUANDO QUARANTA INVERNI
~  Sonetto 2° ~ William Shakespeare ~

Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l’orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch’essi s’adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: “Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni”,
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand’esso nelle tue vene è freddo.




Elizabeth Sonrel




Il grande William consiglia alla donna ultraquarantenne
di non preoccuparsi per lo sfiorir “di sua giovanile gran beltà”
ma anzi d’esser felice dato che la sua grazia
sta passando al/la figlio/a.

(Nella mia versione dalla nonna… al/la nipotino/a)

Però il Sommo, anche stavolta,
nonostante i 40 inverni ormai non siano più validi
ci dona un esempio di profondità di pensiero. 








Non possiamo non scorgere in questi versi 
anche il consiglio d’accettar lo scorrer del tempo
in modo sereno… anche perché diversamente
vivremmo molto male gli anni… 
pochi o molti…c he ci restano.

Infatti se ci fermassimo a rimpianger
la bellezza e la forza della nostra gioventù
che giorno per giorno s’allontana sempre più
rischieremmo di cadere nella depressione.

Come sempre, cari amici,
la mia è una personalissima interpretazione
e come sempre sono curioso di legger
vostre diverse impressioni e valutazioni.

Tony Kospan




F I N E 




PER LE NOVITA’ DEL BLOG
frebiapouce.gif
SE… IL BLOG TI PIACE… I S C R I V I T I




G. G. Savoldo


“Quando 40 inverni” – Questo sublime sonetto del sommo Shakespeare però mal si adatta alle quarantenni di oggi   Leave a comment




Questa volta la poesia di cui desidero parlare,
e che propongo anche alla vostra riflessone,
è del sommo Shakespeare…



Elizabeth Sonrel




QUANDO QUARANTA INVERNI…

Il sonetto di Shakespeare ed una mia piccola riflessione


In questi versi, prima di dare uno sguardo al loro significato,
possiamo subito osservare come l’idea di una donna quarantenne 
piena di rughe (e forse di acciacchi…) oggi stride e stupisce…
anzi ci appare quasi incomprensibile.




Elizabeth Sonrel




Oggi la donna quarantenne è poco più che giovanetta…
e dunque opterei in questo caso,
date le modifiche avvenute nel corso degli ultimi secoli
riguardo alla durata e tenuta della nostra vita,
per una diversa rappresentazione,
delle immagini poetiche del Sommo.

La donna oggi non sarebbe quarantenne ma settantenne
ed il piccolo sarebbe… il nipotino… eh eh.

Se ci guardiamo intorno, anche nel nostro mondo web,
il numero di nonne giovani e pimpanti
è in incredibile e costante aumento…
(ma in verità anche di nonni). 

Fatte queste mie opinabilissime (ma non credo) premesse
passiamo alla poesia.




Elizabeth Sonrel




QUANDO QUARANTA INVERNI
~  Sonetto 2° ~ William Shakespeare ~

Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l’orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch’essi s’adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: “Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni”,
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand’esso nelle tue vene è freddo.




Elizabeth Sonrel




Il grande William consiglia alla donna ultraquarantenne
di non preoccuparsi per lo sfiorir “di sua giovanile gran beltà”
ma anzi d’esser felice dato che la sua grazia
sta passando al/la figlio/a.

(Nella mia versione dalla nonna… al/la nipotino/a)

Però il Sommo, anche stavolta,
nonostante i 40 inverni ormai non siano più validi
ci dona un esempio di profondità di pensiero. 








Non possiamo non scorgere in questi versi 
anche il consiglio d’accettar lo scorrer del tempo
in modo sereno… anche perché diversamente
vivremmo molto male gli anni… 
pochi o molti…c he ci restano.

Infatti se ci fermassimo a rimpianger
la bellezza e la forza della nostra gioventù
che giorno per giorno s’allontana sempre più
rischieremmo di cadere nella depressione.

Come sempre, cari amici,
la mia è una personalissima interpretazione
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Tony Kospan




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Questa volta la poesia di cui desidero parlare,
e che propongo anche alla vostra riflessone,
è del sommo Shakespeare…



Elizabeth Sonrel




QUANDO QUARANTA INVERNI…

Il sonetto di Shakespeare ed una mia piccola riflessione


In questi versi, prima di dare uno sguardo al loro significato,
possiamo subito osservare come l’idea di una donna quarantenne 
piena di rughe (e forse di acciacchi…) oggi stride e stupisce…
anzi ci appare quasi incomprensibile.




Elizabeth Sonrel




Oggi la donna quarantenne è poco più che giovanetta…
e dunque opterei in questo caso,
date le modifiche avvenute nel corso degli ultimi secoli
riguardo alla durata e tenuta della nostra vita,
per una diversa rappresentazione,
delle immagini poetiche del Sommo.

La donna oggi non sarebbe quarantenne ma settantenne
ed il piccolo sarebbe… il nipotino… eh eh.

Se ci guardiamo intorno, anche nel nostro mondo web,
il numero di nonne giovani e pimpanti
è in incredibile e costante aumento…
(ma in verità anche di nonni). 

Fatte queste mie opinabilissime (ma non credo) premesse
passiamo alla poesia.




Elizabeth Sonrel




QUANDO QUARANTA INVERNI
~  Sonetto 2° ~ William Shakespeare ~

Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l’orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch’essi s’adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: “Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni”,
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand’esso nelle tue vene è freddo.




Elizabeth Sonrel




Il grande William consiglia alla donna ultraquarantenne
di non preoccuparsi per lo sfiorir “di sua giovanile gran beltà”
ma anzi d’esser felice dato che la sua grazia
sta passando al/la figlio/a.

(Nella mia versione dalla nonna… al/la nipotino/a)

Però il Sommo, anche stavolta,
nonostante i 40 inverni ormai non siano più validi
ci dona un esempio di profondità di pensiero. 








Non possiamo non scorgere in questi versi 
anche il consiglio d’accettar lo scorrer del tempo
in modo sereno… anche perché diversamente
vivremmo molto male gli anni… 
pochi o molti…c he ci restano.

Infatti se ci fermassimo a rimpianger
la bellezza e la forza della nostra gioventù
che giorno per giorno s’allontana sempre più
rischieremmo di cadere nella depressione.

Come sempre, cari amici,
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e come sempre sono curioso di legger
vostre diverse impressioni e valutazioni.

Tony Kospan




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G. G. Savoldo


“Quando 40 inverni” – Un sonetto del sommo Shakespeare che però mal si adatta alle quarantenni di oggi   Leave a comment


 
 
 

Questa volta la poesia di cui desidero parlare,
e che propongo anche alla vostra riflessone,
è del sommo Shakespeare.

 
 
 
 
Elizabeth Russell
 
 
 
 
 
QUANDO QUARANTA INVERNI…

 
Il sonetto di Shakespeare
ed una mia piccola riflessione

 

 

 

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 In questi versi, prima di dare uno sguardo al suo significato,

possiamo subito osservare come l’idea di una donna quarantenne 


piena di rughe (e forse di acciacchi…) oggi stride e stupisce,
anzi ci appare quasi incomprensibile…
 
 
Oggi la donna quarantenne è poco più che giovanetta
e dunque opterei in questo caso,
date le modifiche avvenute nel corso degli ultimi secoli
riguardo alla durata e tenuta della nostra vita,
per una diversa rappresentazione,
delle immagini poetiche del Sommo.
 
 
 
 
 
 
 La donna oggi non sarebbe quarantenne ma settantenne
ed il piccolo sarebbe… il nipotino… eh eh.
 
 
Se ci guardiamo intorno, anche nel nostro mondo web,
il numeno di nonne giovani e pimpanti
è in incredibile e costante aumento…
(ma in verità anche di nonni).
 
 
Fatte queste mie opinabilissime (ma non credo) premesse
passiamo alla poesia…
 
 
 
 
 
 
 
 Il grande William consiglia alla donna ultraquarantenne
di non preoccuparsi per lo sfiorir “di sua giovanile gran beltà”
ma anzi d’esser felice dato che la sua grazia
sta passando al/la figlio/a…
 
 
(Nella mia versione dalla nonna… al/la nipotino/a)

Dunque il Sommo anche stavolta,
nonostante i “40 inverni” ormai non siano più validi
ci dona un esempio di profondità di pensiero. 
 
 
 
 
 
 
 
 
Leggo inoltre in questi versi anche il consiglio
d’accettar lo scorrer del tempo
in modo sereno… anche perché diversamente
vivremmo molto male gli anni, 
pochi o molti che ci restano.
 
 
Infatti se ci fermassimo a rimpianger
la bellezza e la forza della nostra gioventù
che giorno per giorno s’allontana sempre più 
rischieremmo solo la depressione.
 
 
Come sempre, cari amici,
la mia è una personalissima interpretazione
e come sempre sono curioso di legger
 vostre diverse impressioni e valutazioni.

 
 
 
 
 
 
 
 
QUANDO QUARANTA INVERNI
Sonetto 2° ~ William Shakespeare ~
 
Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l’orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch’essi s’adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: “Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni”,
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand’esso nelle tue vene è freddo.


 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan 
 
 
 



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Salvatore Quasimodo – Biografia.. poetica.. e diverse belle poesie del grande poeta.. premio Nobel   Leave a comment




E' stato uno dei più noti ed apprezzati esponenti 
della corrente poetica definita dell'ermetismo







BREVE BIOGRAFIA


Dopo esser vissuto in diverse citta siciliane
seguendo il padre capostazione
s'iscrive alla facoltà d'Ingegneria a Roma.

Presto però la lascia per lavorare come tecnico
girando per varie regioni ma è a Firenze
che, grazie al supporto del cognato Elio Vittorini,
pubblica la sua prima raccolta di poesie “Acque e terre”.



Modica 20.8.1901 – Napoli 14.6.1968

.

.

Ciò gli consente d'esser subito riconosciuto
come uno dei maggiori rappresentati dell'Ermetismo.

Trasferitosi a Milano inizia con successo l'attività
di traduttore dei grandi poeti dell'Antica Grecia.







Seguono diversi libri di poesie in cui forte appare

l'omaggio alla Resistenza ed il suo impegno civile.


Nel 1959 riceve il premio Nobel per la letteratura.




Salvatore Quasimodo con la principessa Margaretha di Svezia per il Nobel
.


.
LA SUA POETICA
.
.
.
.
.
I suoi versi, oltre a rievocare i colori mediterranei
della sua gioventù, evidenziano le inquietudini,
le incertezze e le contraddizioni della moderna società.

Le sue poesie, spesso brevi, presentano versi intensi,
forti, decisi ma anche ricchi di metafore e simboli.
In lui appare concreto il desiderio di contribuire,
con le sue opere, ad una nuova società
in cui prevalgano pace e solidarietà umana.







Il suo approdo all'ermetismo non avvenne
a tavolino o per un ragionamento
bensì in modo naturale e spontaneo.

E' considerato tra i grandi poeti italiani del '900.







ALCUNE SUE NOTE POESIE
.
.
.
.
.
.
.
ESTATE

Cicale, sorelle, nel sole
con voi mi nascondo
nel folto dei pioppi
e aspetto le stelle.






SPECCHIO

Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul declivio
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.






VOGLIO PENSARE AL CUORE CHE HAI

Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi,
e scavi le braccia
e il capo sollevi come a donarti intera all’aria.
Quel cuore io cerco;
con esso raggiungerai il gesto preciso
che ti farà alta nell’arte che ami,
e per la quale, come me, consumi ogni fuoco.
Ma come sei distante nel tempo!
Mi pare talvolta,
e lo temo fino all’angoscia nella mia solitudine di uomo,
che tu possa scomparire
come sei apparsa improvvisamente quella sera
con un po’ di fuoco nei capelli e sulla fronte.
Penso anche che andrai ora dove non posso vederti,
ancora più distaccata da me.
La memoria mi aiuterà a soffrire ancor più;
perché in fondo noi siamo della razza di coloro
che hanno per legge questa assidua pena
di cercare armonia
conquistando il dolore.







ALLE FRONDE DEI SALICI

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.






NON HO PERDUTO NULLA

Sono ancora qui, il sole gira
alle spalle come un falco e la terra
ripete la mia voce nella tua.
E ricomincia il tempo visibile
nell’occhio che riscopre la luce.
Non ho perduto nulla.
Perdere è andare di là
da un diagramma del cielo
lungo movimenti di sogni, un fiume
pieno di foglie.






ED E' SUBITO SERA

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera



Quasimodo con Neruda
.

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.

F I N E

.



Copyright Tony Kospan



LA TUA PAGINA DELLA POESIA
 






Quando 40 inverni – Il sonetto di Shakespeare ed i 40 anni delle donne di oggi   1 comment


 
 
 

Questa volta la poesia di cui desidero parlare,
e che propongo anche alla vostra riflessone,
è del sommo Shakespeare…

 
 
 
 
Elizabeth Russell
 
 
 
 
 
QUANDO QUARANTA INVERNI…

 
Il sonetto di Shakespeare
ed una mia piccola riflessione

 

 

 

,

,

,

.

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.

 In questi versi, prima di dare uno sguardo al suo significato,

possiamo subito osservare come l’idea di una donna quarantenne 


piena di rughe (e forse di acciacchi…) oggi stride e stupisce…
anzi ci appare quasi incomprensibile…
 
 
Oggi la donna quarantenne è poco più che giovanetta…
e dunque opterei in questo caso,
date le modifiche avvenute nel corso degli ultimi secoli
riguardo alla durata e tenuta della nostra vita,
per una diversa rappresentazione,
delle immagini poetiche del Sommo.
 
 
 
 
 
 
 La donna oggi non sarebbe quarantenne ma settantenne
ed il piccolo sarebbe… il nipotino… eh eh…
 
 
Se ci guardiamo intorno, anche nel nostro mondo web…,
il numeno di nonne giovani e pimpanti
è in incredibile e costante aumento…
(ma in verità anche di nonni).
 
 
Fatte queste mie opinabilissime (ma non credo) premesse
passiamo alla poesia…
 
 
 
 
 
 
 
 Il grande William consiglia alla donna ultraquarantenne
di non preoccuparsi per lo sfiorir “di sua giovanile gran beltà”
ma anzi d’esser felice dato che la sua grazia
sta passando al/la figlio/a…
 
 
(Nella mia versione dalla nonna… al/la nipotino/a)

Dunque il Sommo anche stavolta,
nonostante i 40 inverni ormai non più validi
ci dona un esempio di profondità di pensiero. 
 
 
 
 
 
 
 
 
Leggo inoltre in questi versi anche il consiglio
d’accettar lo scorrer del tempo
in modo sereno… anche perché diversamente
vivremmo molto male gli anni… pochi o molti…
che ci restano…
 
 
Infatti se ci fermassimo a rimpianger
la bellezza e la forza della nostra gioventù…
che giorno per giorno s’allontana sempre più…
rischieremmo solo la depressione…
 
 
Come sempre, cari amici,
la mia è una personalissima interpretazione
e come sempre sono curioso di legger
 vostre diverse impressioni e valutazioni.
 
 
 
 
 
 
 
 
QUANDO QUARANTA INVERNI
Sonetto 2° ~ William Shakespeare ~
 
Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l’orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch’essi s’adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: “Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni”,
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand’esso nelle tue vene è freddo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 



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UN MODO DIVERSO DI VIVER
LA POESIA (E NON SOLO)
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Ugo Foscolo – Breve biografia ed alcune poesie del grande poeta e patriota   1 comment

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Il Foscolo è stato tra i principali letterati italiani

nel periodo a cavallo tra ‘700 e ‘800

e nel contempo tra i pochi poeti amati a scuola,

per la sua vena neoclassica e nel contempo romantica.


Mi piace ricordarlo con una breve biografia,

con alcune tra le sue poesie più note

e con un bel video dedicato alla sua opera più importante

I SEPOLCRI.






BREVE BIOGRAFIA



Nato da madre greca e padre veneziano a Zante,

isola ionica della Repubblica di Venezia,

si trasferì con la famiglia in Italia prima a Spoleto,

dove iniziò i suoi studi, e poi a Venezia dopo la morte del padre.

.

.

.




Si riconobbe ben presto negli ideali di libertà e uguaglianza

della Rivoluzione Francese e pertanto visse la difficile,

ma gloriosa, vita dei patrioti risorgimentali per lo più tutti

letterati… artisti ed intellettuali.






Rifugiatosi a Milano, lì conobbe tra gli altri G. Parini e V.zo Monti

e scrisse articoli sul giornale “Il Monitore italiano”.


Combatté nel 1804 nelle armate di Napoleone.


Successivamente fu nominato professore a Pavia per poco tempo

e rifiutò poi, per coerenza, incarichi letterari perché proposti dagli Austriaci

e quindi fu costretto all’esilio vivendo prima in Svizzera e poi a Londra.


Il suo esilio però non fu felice perché rimase solo e povero…

ma nonostante tutto non tradì mai i suoi ideali.


Morì a Londra a soli 49 anni

.

.

LE POESIE





Forse perché della fatal quïete


Tu sei l’immago a me sí cara vieni,


O sera! E quando ti corteggian liete


Le nubi estive e i zeffiri sereni,


E quando dal nevoso aere inquïete


Tenebre e lunghe all’universo meni


Sempre scendi invocata, e le secrete


Vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme


Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge


Questo reo tempo, e van con lui le torme


Delle cure onde meco egli si strugge;


E mentre io guardo la tua pace, dorme


Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
.

.





Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo 

di gente in gente, me vedrai seduto 

su la tua pietra, o fratel mio, gemendo 

il fior de’ tuoi gentili anni caduto. 


La Madre or sol suo dì tardo traendo 

parla di me col tuo cenere muto, 

ma io deluse a voi le palme tendo 

e sol da lunge i miei tetti saluto. 


Sento gli avversi numi, e le secrete 

cure che al viver tuo furon tempesta, 

e prego anch’io nel tuo porto quïete. 


Questo di tanta speme oggi mi resta! 

Straniere genti, almen le ossa rendete 

allora al petto della madre mesta.






Né più mai toccherò le sacre sponde

ove il mio corpo fanciulletto giacque,

Zacinto mia, che te specchi nell’onde

del greco mar da cui vergine nacque


Venere, e fea quelle isole feconde

col suo primo sorriso, onde non tacque

le tue limpide nubi e le tue fronde

l’inclito verso di colui che l’acque


cantò fatali, ed il diverso esiglio

per cui bello di fama e di sventura

baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.


Tu non altro che il canto avrai del figlio,

o materna mia terra; a noi prescrisse

il fato illacrimata sepoltura.




 

 


.

Oltre ad altre sue belle poesie debbo dire

che anche questo piccolo poema,

nonostante il tema, allora mi piaceva moltissimo.

 

L’opera trae origine dall’importante decreto napoleonico

che vietava la sepoltura nelle chiese per motivi igienici e sanitari

ma lui, con questa opera, andava molto oltre 

proponendo una soluzione davvero più naturale e sognante.

 

 

 

 

 

 

A mio parere, una delle spiegazioni del fatto che

a noi ragazzi il Foscolo piacesse tanto,

 è che appariva, ed ancor appare,

tra i meno pomposi… i meno paludati…


 

Ma ecco il video

 

 

 

 

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 

 







 
 
 

QUANDO 40 INVERNI – II SONETTO DEL SOMMO SHAKESPEARE ED UNA RIFLESSIONE   Leave a comment


 
 
 

Questa volta la poesia di cui desidero parlare,
e che propongo anche alla vostra riflessone,
è del sommo Shakespeare…

 
 
 
 
Elizabeth Russell
 
 
 
 
 
QUANDO QUARANTA INVERNI…

 
Il 2° sonetto di Shakespeare
ed una mia piccola riflessione

 

 

 

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.

.

 In questi versi, prima di dare uno sguardo al suo significato,

possiamo subito osservare come l’idea di una donna quarantenne 


piena di rughe (e forse di acciacchi…) oggi stride e stupisce…
anzi ci appare quasi incomprensibile…
 
 
Oggi la donna quarantenne è poco più che giovanetta…
e dunque opterei in questo caso,
date le modifiche avvenute nel corso degli ultimi secoli
riguardo alla durata e tenuta della nostra vita,
per una diversa rappresentazione,
delle immagini poetiche del Sommo.
 
 
 
 
 
 
 La donna oggi non sarebbe quarantenne ma settantenne
ed il piccolo sarebbe… il nipotino… eh eh…
 
 
Se ci guardiamo intorno, anche nel nostro mondo web…,
il numeno di nonne giovani e pimpanti
è in incredibile e costante aumento…
(ma in verità anche di nonni).
 
 
Fatte queste mie opinabilissime (ma non credo) premesse
passiamo alla poesia…
 
 
 
 
 
 
 
 Il grande William consiglia alla donna non più giovane
di non preoccuparsi per lo sfiorir di sua giovanile gran beltà
e d’esser felice di poter dire che la grazia sua
sta passando al/la figlio/a…
 
 
(Nella mia versione dalla nonna… al/la nipotino/a)
 
 
 
 
 
 
 
 
Leggo  poi in questi versi
anche la necessità da parte di ciascuno
d’accettar lo scorrer del tempo
in modo sereno… anche perché diversamente
vivremmo molto male gli anni… pochi o molti…
che ci restano…
 
 
Infatti se ci fermassimo a rimpianger
la bellezza e la forza della nostra gioventù…
che giorno per giorno s’allontana sempre di più…
rischieremmo solo la depressione…
 
 
Come sempre, cari amici,
la mia è una personalissima interpretazione
e come sempre sono curioso di legger
 vostre diverse impressioni e valutazioni.
 
 
 
 
 
 
 
 
QUANDO QUARANTA INVERNI
Sonetto 2° ~ William Shakespeare ~
 
Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l’orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch’essi s’adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: “Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni”,
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand’esso nelle tue vene è freddo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
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