Archivio per l'etichetta ‘poesia sublime

Breve ma geniale poesia di Pessoa sul vero senso del… viaggio   Leave a comment

 
 
 


 
 
 

Questa piccola ma significativa poesia
del grande poeta portoghese
ci rivela qualcosa che in fondo già sappiamo…

 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
Il senso vero e profondo del viaggio…
 non consiste nel correre in giro per il mondo
alla ricerca affannosa di chissà che cosa…
ma nel guardarci intorno…
nello scoprire negli altri… anche in quelli accanto a noi…
dei mondi… sì dei nuovi mondi…,
eppur così simili,  per tanti versi al nostro.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
VIAGGIARE
Fernando Pessoa
 
 
Viaggiare?
Per viaggiare basta esistere
passo di giorno in giorno
come di stazione in stazione
nel treno del mio destino
affacciato sulle finestre e sulle piazze
sui gesti e sui volti
sempre uguali e sempre diversi
come in fondo sono i paesaggi



 
 
 
 
 
 
Semplice no?
 
Eppure in pochi pensiamo a questo…
e solo un grande e profondo osservatore dell’animo umano
come Fernando Pessoa poteva dircelo con versi così geniali.






Infine concludo il post con quella che è
una delle più belle canzoni dedicate al viaggio


 (Sì viaggiare – Battisti)
 
 
 
 
Orso Tony



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QUANDO TU SARAI VECCHIA – Sublime ma inconsueta poesia d’amore di Yeats amata da Montale – Storia analisi e video   Leave a comment

 
 

Questa poesia,
che ci riporta al tema dell’amore che va oltre il tempo,
(benché non corrisposto)
è stata amata da molti, tra cui Montale e Branduardi*,
ed è tuttora amata da moltissimi.

*Branduardi l’ha cantata e dopo potremo ascoltarla in video
 
 
E’ considerata un capolavoro ed il titolo originale è
WEN YOU ARE OLD



  
 
 
 
 

QUANDO TU SARAI VECCHIA
– YEATS –
POESIA D’AMORE SUBLIME
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
Stavolta preferisco che la leggiate prima,
che ne gustiate in pieno le emozioni che dà,
e poi ne approfondiremo diversi aspetti.
 

 
 
 




 
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QUANDO TU SARAI VECCHIA
William Butler Yeats
 
 
Quando tu sarai vecchia e grigia,
col capo tentennante
ed accanto al fuoco starai assonnata,
prenderai questo libro.
E lentamente lo leggerai, ricorderai sognando
dello sguardo che i tuoi occhi ebbero allora,
delle loro profonde ombre.
Di quanti amarono la grazia felice
di quei tuoi momenti
e, d’amore falso o a volte sincero,
amarono la tua bellezza.
Ma uno solo di te amò l’anima irrequieta,
uno solo allora amò le pene del volto tuo che muta.
E tu, chinandoti verso le braci, sarai un poco triste,
in un mormorio d’Amore dirai,
di come se ne volò via…
passò volando oltre il confine di questi alti monti
e per sempre poi il suo volto nascose
in una folla di stelle.
 







 
 




E’ chiaro che Yeats con questa poesia
ha il coraggio di guardare all’amore…
in modo originale, ma nel contempo sublime,
immaginando la donna amata ormai anziana.
 

 
 
LA STORIA DI QUESTA POESIA


 
 
 
Wiiliam Butler Yeats – Dublino 13.6.1865 – Roquebrune-Cap-Martin 28.1.1939
 
 

 
Il poeta anglo-irlandese l’ha scritta 
per l’attrice Maud Gonne, da lui amata per la tutta la vita, 
che però non corrispose mai al suo amore.


Il poeta ne è consapevole ma con questi versi,
pur nel dolore,
mostra una grande capacità di amare…
una capacità che supera ogni limite…
perfino il non amore dell’amata.


 
 
 
Maud Gonne
 
 
 
 
 
L’ANALISI DELLA POESIA

 
 
Egli si rivolge alla donna amata prefigurandola
nel momento in cui, col tempo, sfiorita la sua bellezza,
ormai prevarranno le difficoltà fisiche…
e cioè nella vecchiaia.
 
 
La “vede” seduta accanto al fuoco
in una sorta di leggera sonnolenza
e spera che prenda un libro, proprio quel libro,
 in cui ci sono le poesie che lui le ha dedicato.



 Maud Gonne
 



Che lo legga lentamente
riandando con il pensiero ai suoi passati amori,
alcuni sinceri ed altri meno,
riscoprendo in lui
l’unico che l’amò davvero nella sua vera essenza,
adorandone lo spirito irrequieto e non solo la sua bellezza.
 
 

 
 
Yeats and Maud Gonne by Anne Marie ODriscoll
 
 
 
 
L’ultima parte ci riporta alla dolce atmosfera iniziale
e qui il poeta sogna che Lei nel riveder, triste,
le immagini degli amori passati,
che nulla le hanno lasciato,
tra le stelle ritrovi nascosto il volto del poeta che l’ha amata
al di sopra ed al di là di ogni cosa.
 
 
Ovviamente questa è solo la mia interpretazione
e sono curioso di leggere la vostra.

 
 
 

 
 
 
 
 

INFINE LA POESIA IN… VIDEO
 
 
 
Ma non è un video in cui si ascolta un fine dicitore che la legge,
bensì… cliccando qui giù, possiamo ascoltarla cantata da Branduardi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan



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IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
PAFINA DI FB
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J.W. Waterhouse – Lady of Shalott


 
 
 
 

“La ballata delle donne”.. testo di E. Sanguineti e musica di M. D’ambrosio.. è un vero e bell’omaggio al mondo femminile   Leave a comment

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Un piccolo ma ormai classico
e poetico omaggio al mondo femminile






IL TESTO E’ TRATTO DA UNA POESIA DI SANGUINETI


LA BALLATA DELLE DONNE
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Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso alla gioia
pensare al maschio, pensarci mi annoia.


Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso alla pace
pensare al maschio, pensarci non piace.


Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.


Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra
ed è la terra, in cui fui seminato,
vita vissuta che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.


Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, la prendo per mano.







Le parole del testo furono poi musicate 
da Massimiliano D’Ambrosio con ottimi risultati.

Possiamo ora ascoltarla in questo video
che ripropone immagini di donne storiche 
e delle loro battaglie (ahimé non terminate)
per un’effettiva parità.




frecq8h   


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UNO SPAZIO VIRTUALE COMUNE D’ARTE
POESIA MUSICA SOGNI RACCONTI
RIFLESSIONI BUONUMORE ETC
NEL GRUPPO…
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Non respingere i sogni perché sono sogni – Salinas con questi versi inneggia all’importanza del sogno   Leave a comment

 
 

 

 

Torniamo a parlare con questa poesia di uno dei leitmotiv

più ricorrenti ed amati dai poeti e dagli amanti della poesia

IL SOGNO

 

 

 

J. Wall


 

  

NON RESPINGERE I SOGNI PERCHE’ SONO SOGNI

POESIA DI SOGNO E SUL… SOGNO… 

DI

PEDRO SALINAS
 

 

 

 

 

 

 

 

In una fantastica antologia di poesie dedicate al sogno
non può mancare questa famosa poesia di Salinas,
poeta spagnolo, che definirei…
un vero e proprio inno al sogno…
(attenzione… non quello che facciamo dormendo)
 
Il sogno dunque diventa qui per il poeta,
senza esitazione alcuna…,
la vera realtà.

 
 

 

 

 

 
 
 
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Pedro Salinas è un grande poeta ed intellettuale spagnolo
della prima metà del secolo scorso.
 
La sua tematica si muove tra amore e sogno
con accenti davvero nuovi ed originali. 
 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
NON RESPINGERE I SOGNI PERCHE’ SONO SOGNI
Pedro Salinas
 

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno.
Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste il sogno, e dice:
“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola.
Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

 
 
 
Cebarre 

 

 

 

 

 

  

Cosa ne pensate?


Ciao da Tony Kospan 

 

 

 

 
 

LA PAGINA DELLA POESIA E DELLA CULTURA VARIA

CON LEGGEREZZA

 

 
 
 
 

 Cebarre 

 
 
 

“Nessun uomo è un’isola (II)” – John Donne con questi sublimi versi considera l’Umanità un.. “insieme”   1 comment

 



Come vi avevo  preannunciato ecco l’altra poesia di John Donne

che ha lo stesso titolo di quella che abbiamo letto qualche tempo fa.   .

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NESSUN UOMO E’ UN’ISOLA
(Meditation XVII) 
 
 
 
A mio parere anche questa è una poesia profondissima…
 
 
Qui però, più che inneggiare all’amicizia,
il poeta ci porta ad una visione altissima
dell’Umanità… vista come un INSIEME…
di cui ciascuno di noi è parte.




 

Parte importante che, così come un pezzo di un puzzle,

riesce a formare un dipinto (o un ordito) molto più ampio.


Poi però quando questa parte viene meno…

ne soffre… sia tutto l’insieme… che ciascun uomo.

 
 
 
 
 
 
 
 
Il verso finale
Per chi suona la campana
fu usato come titolo
 di un suo famoso romanzo da Ernest Hemingway
 
 



  
  

John Donne, poeta e religioso inglese,
ma anche vivace uomo di mondo,
vissuto a cavallo tra il 1500 ed il 1600
riusciva spesso a raggiungere,
come possiamo vedere in questi versi,
vette di altissima spiritualità.






John Donne (Londra 1572 – 31 marzo 1631) 
 
 


NESSUN UOMO E’ UN’ISOLA (II)
John Donne

Nessun uomo è un’isola,
completo in sé stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.
 

 

 


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Cosa ne pensate?


Ciao da Tony Kospan

 

 

 

LA NUOVA PAGINA DI FB COLLEGATA AL BLOG

IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

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L’ETERNA CANZONE – Romanticissima.. dolcissima poesia francese dell’800 di Rosemond Gérard   Leave a comment


L’ETERNELLE CHANSON
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Non sono frequenti 
le poesie che inneggiano all’amore… in tarda età.


Ma fa eccezione questa ottocentesca
bellissima e dolcissima poesia francese
che invece ci parla di un rapporto d’amore,
o della speranza di un rapporto d’amore,
che possa restar vivo fino alla terza e… quarta età.

 
 
 
 
 
 
 
Una poesia dunque
che inneggia all’amore che dura nel tempo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’ETERNELLE CHANSON
di Rosémonde Gérard
L’ETERNA CANZONE
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 
Noi crediamo d’aver scoperto oggi

che l’amore non ha età…
e che anche gli anziani possono vivere nuovi amori
o continuare ad amare la persona della loro vita.
 


La smentita bella e sorprendente è in questa 
 lunghetta, ma romanticissima, poesia francese dell’800
 che mi appare quasi un affresco o, se si preferisce,
un fantastico mix… di ricordi e di sogni d’amore.
 
 
Di essa non trovai alcuna versione in italiano
per cui mi sono cimentato in una traduzione 
che potesse rendere nel modo migliore
lo spirito e la lettera dei versi.

 
 
 
 
 
 
 
 
La trovai per caso in un sito francese e mi colpì molto…
come penso che potrà colpire tutti coloro
che proprio ragazzini non sono
ma che in fondo ragazzini dentro ancora sono… A bocca aperta
e però anche persone più giovani se consapevoli che col tempo,
quando anche loro raggiungeranno un’età avanzata, 
potranno viver, auspicabilmente, situazioni simili.



 
 


Chi non amerebbe, infatti, l’idea di vivere
una vecchiaia d’amore
così come ce la descrive Rosemonde? 

So bene tuttavia che la poesia descrive più che altro
un sogno, una speranza, che hanno tutti gli innamorati
ma che, ahimè, poi raramente si verifica… nella realtà.

 
 
 
 
 
 
 
 

L’autrice della poesia è Rosemonde Gérard (1871-1953)
poetessa francese,

 
 
 
 
 
 
 
 
nonché moglie nientemeno che di…
 Edmond Rostand,
 
 
 
 
 
 
 
 

il famosissimo poeta e drammaturgo francese
conosciuto soprattutto per esser l’autore autore del
Cyrano de Bergerac.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ma veniamo alla poesia la cui traduzione (libera)
mi ha davvero impegnato molto…
(molti termini ottocenteschi sono ormai in disuso)
sperando che possa piacere a voi…
così come è piaciuta a me…
per la sua immensa grazia e profondità d’amore.



 
 
 
 
 
L’ETERNA CANZONE
Rosémonde Gérard
(traduzione dal francese di Tony Kospan)

Quando sarai vecchio e sarò vecchia anch’io
Quando i miei biondi capelli saranno bianchi
Nel mese di maggio, nel giardino… al sole,
Scalderemo le nostre vecchie membra tremolanti.
 
Così i nostri cuori ringiovaniranno… festanti…
E ci sentiremo allora… ancor giovani amanti,
Ed io ti sorriderò muovendo tutta la testa,
E saremo un’adorabile coppia di vecchietti.
 
Ci guarderemo, seduti sotto il pergolato,
Con occhietti teneri e brillanti.
Quando sarai vecchio e sarò vecchia anch’io
Quando i miei capelli biondi saranno bianchi.
 
Sulla nostra solita panchina, tutta dipinta di verde
Su quella nostra panchina d’un tempo torneremo a chiacchierare;
Avremo una gioia tenera e dolce,
E chiuderemo spesso la frase con un bacio.
 
Quante volte ho potuto dirti un tempo…”T’amo”?
Allora con affetto ce lo racconteremo.
Ci ricorderemo di mille cose,
Anche di cose da nulla ma deliziose, e tra esse ci perderemo.
 
Un raggio, tutto rosa,  come una dolce carezza,
Tra i nostri capelli bianchi scenderà, e vi si adagerà,
Quando, sulla nostra vecchia panchina dipinta di verde,
Su quella panchina d’una volta torneremo a chiacchierare.
 
E come ogni giorno t’amo di più
oggi più di ieri e meno di domani.
Che importanza avranno le rughe del viso?
Il mio amore sarà più forte e più sereno.
 
Sogno che tutti i giorni i ricordi si sommeranno…
I miei ricordi…  tuoi ricordi  saranno
Questi ricordi comuni sempre di più… ci uniranno
E senza fine nuovi legami tra noi stringeranno.
 
E’ vero saremo vecchi, molto vecchi, deboli per l’età…
Ma più forte ogni giorno la tua mano stringerò 
Perché, vedi, ogni giorno t’amo di più
Oggi più di ieri e meno di domani!
 
Di questo caro amore, vissuto come un sogno,
Voglio conservare tutto nel profondo del mio cuore,
E trattenere, se si può, anche la più fugace emozione,
Per riassaporarla poi con più calma.
 
Io raccolgo tutto quel che vien da lui, come fa un avaro,
Conservandolo con passione per i giorni più lontani.
Io sarò ricca allora d’una ricchezza rara,
Perché avrò conservato tutto l’oro del mio giovane amore.
 
Cosi di questa felicità vissuta che va a finire
Il mio ricordo me ne restituirà poi la dolcezza;
E di questo caro amore che vivo come un sogno
Ho conservato tutto nel profondo del mio cuore.
 
Quando sarai vecchio e sarò vecchia anch’io,
Quando i miei biondi capelli saranno bianchi,
Nel mese di maggio, nel giardino… al sole,
Scalderemo le nostre vecchie membra tremolanti. 
 
Il rinnovar l’amor metterà i nostri cuori in festa…
E crederemo di rivivere i giorni felici del passato,
Ed  io ti sorriderò muovendo tutta la testa,
E tu mi mi parlerai d’amor con voce tremula.
 
Ci guarderemo, seduti sotto il pergolato,
Con occhietti lucidi e brillanti.
Quando sarai vecchio e sarò vecchia anch’io,
Quando i miei biondi capelli saranno bianchi!

 
 
 
 

 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 

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Il Signor Bonaventura – Breve ricordo del mitico fumetto e del suo creatore anche con immagini e video   Leave a comment



UN FUMETTO SIMPATICISSIMO
ED AMATISSIMO DAI RAGAZZI DEL ‘900






Una figura leggera e calviniana, ma simpaticissima,
entrata nel nostro immaginario


LA STORIA DI QUESTO FUMETTO


Personaggio dei fumetti dalla caratteristica marsina e bombetta rossa, i larghi pantaloni bianchi e il fedele cane bassotto al fianco, il Signor Bonaventura era lo strampalato eroe di avventure che lo vedevano quasi sempre squattrinato all’inizio e milionario alla fine.
A caratterizzare maggiormente il fumetto, nato il 28 ottobre 1917 dalla fantasia Sergio Tofano in arte Sto, apparso sulle pagine del Corriere dei Piccoli per svariati decenni, era l’utilizzo esclusivo di testi a rima baciata che iniziavano con le parole «Qui comincia l’avventura del Signor Bonaventura…».
Sergio Tofano era… fumettista, ma anche attore, regista, eclettico e versatile umorista del teatro e del cinema italiano.








Un creatore di fumetti fortunato tanto quanto sui generis è stata la sua nascita. «Mio padre, all’epoca, si occupava di censura militare per i servizi segreti, quindi – ha ricordato Gilberto Tofanoaveva sempre con sé una matita rossa e blu. Durante una pausa, seduto ad un bar di via Nazionale a Roma, a un tavolino di marmo bianco, ha usato la matita rossa per creare il pupazzo che gli era stato commissionato dal Corriere dei Piccoli».
Bonaventura, eroe gentile e fortunato, viene raccontato attraverso le diverse interpretazioni che lo stesso Tofano ne ha offerto nel corso degli anni.
Un autore, ma anche un personaggio a tutto tondo, capace di spaziare dal fumetto al teatro, dall’editoria alla pubblicità fino alla moda.
«Il mio augurio – ha aggiunto Gilberto Tofano – è che questo personaggio bianco, rosso e sempre verde, nato da una disfatta come quella di Caporetto ed una grande promessa tradita come la Rivoluzione d’Ottobre, continui a trasmetterci le sue discrete e ironiche qualità di una elegante sopravvivenza».
«Bonaventura, figura entrata nel mito, nell’immaginario collettivo, leggera e un po’ calviniana nella sua capacità di porsi obliquamente ai problemi della vita. Un personaggio importante che rimanda a fatti storici e che si fa emblema di una certa stagione. Guai a considerarlo un semplice fumetto».
«Sono molto contenta che ci si ricordi del mio padrone», ha dichiarato ironicamente Franca Valeri, ricordando di aver debuttato a teatro nel 1949 nei panni del fedele cane bassotto di Bonaventura.
«Era un attore straordinario, una persona molto particolare – ha aggiunto la Valeri – e anche un po’ snob.
Sono contenta di ricordare che mi voleva bene, cosa non facile.
Tofano aveva l’impressione che sarei diventata qualcuno sulla scena teatrale». (web)




Sergio Tofano


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UN ESEMPIO… PER I PIU’ GIOVANI
ED UN BEL RICORDO PER CHI LO HA CONOSCIUTO…

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BREVE BIOGRAFIA DEL SUO CREATORE
SERGIO TOFANO





Sergio Tofano



Nasce a Roma il 20 agosto 1886. Comincia a disegnare a vent’anni sul Pupazzetto di Yambo, che lo presenterà a suo padre, il celebre attore Ermete Novelli, il quale lo assumerà in compagnia a 6 lire il giorno. Si intrecciano così fin dall’inizio le due anime di questo artista, attore e autore di letteratura disegnata.
Nel 1908 pubblica su Il giornalino della domenica di Vamba, firmandosi con la sigla Sto che manterrà per tutta la vita.
L’eleganza del suo segno lo rende subito popolare e, mentre partecipa ad esposizioni importanti di grafica e di pittura, lavora per la pubblicità, pubblica copertine e tavole di soggetto umoristico ma di grafica sofisticata su Numero (dal n. 3 del 1914), ma anche illustrazioni sul settimanale La Lettura e fumetti sul Corriere dei piccoli (di fumetti si parla, anche se non venivano utilizzate le nuvolette).



Sergio Tofano


 

Per quest’ultima testata crea nel 1917 (n. 43 del 28 ottobre) il Signor Bonaventura, le cui avventure in rima si concludevano inevitabilmente con la fortunata conquista di un premio in denaro pari a un milione! Sempre sul “corrierino” pubblicherà nel 1921 una sua versione della Vispa Teresa e nel 1925 le avventure di Taddeo e Veneranda.
Ma il personaggio di maggiore successo resta il Signor Bonaventura, che continua a essere pubblicato anno dopo anno, con brevi pause, prima e dopo la guerra, e anche dopo la scomparsa del suo autore.
Accanto alla produzione seriale sul “corrierino” e a sporadiche apparizioni su testate diverse (come Carosello nel 1944-1945, diretto dallo stesso Tofano, o il numero unico Corrierino del Prestito nel 1945, per aiutare la ripresa economica nazionale dell’Italia liberata), si pubblicano libri illustrati e se ne traggono film e commedie, mentre il personaggio è utilizzato anche nella pubblicità.




Autocaricatura
 

La produzione teatrale di Sto è varia e complessa, perché Sergio Tofano è anche attore, un grande attore, nonché regista e scenografo, commediografo e costumista.
Dopo l’esordio con Ermete Novelli nel 1909, recita nella compagnia di Virgilio Talli.
Nel 1923 sposa la ventunenne milanese Rosetta Cavallari, che diventa attrice e sarà sua inseparabile compagna nella vita e spesso sulla scena, sia a teatro sia nel cinema (Sergio reciterà in oltre cinquanta pellicole).






Dal 1953 l’artista insegna a Roma all’Accademia di arte drammatica Silvio d’Amico, e con l’avvento della televisione aumenta ancora la propria popolarità con interpretazioni rimaste ineguagliate, a partire da un indimenticabile Firs, l’anziano maggiordomo de “Il giardino dei ciliegi” di Anton Cechov (in onda il 6 aprile 1956, ritrasmessa il 23 settembre 1969), tra le prime commedie in televisione.
L’artista è già pensionato, nel 1960, ma continua a insegnare all’Accademia di Roma, e appare ancora in ruoli televisivi, quando il 7 aprile Rosetta, che da tempo soffre di estenuanti emicranie e crisi depressiva, si toglie la vita, a 58 anni: un gesto tragico che arriva come un fulmine inatteso.
Ancora l’anziano attore reciterà in ruoli cinematografici con Loy, Monicelli, Zampa, Bertolucci, Risi e Pasquale Festa Campanile.
Da quest’ultimo viene chiamato anche nel 1973 per una parte nel “Rugantino”, che con “La colonna infame” di Nelo Risi saranno le sue ultime interpretazioni.
Muore il 28 ottobre 1973.






ECCO COSA SCRIVEVA  DEL SIGNOR BONAVENTURA
UN SUO GRANDE CONTEMPORANEO… LO SCRITTORE E POETA
GIANNI RODARI






LA PROMESSA DI BONAVENTURA
DI GIANNI RODARI



Una volta alla settimana, nella nostra casa ben poco confortevole, arrivava Bonaventura e ci portava, in premio per la nostra attesa, un milione grande come un lenzuolo.
Sapevamo perfettamente in anticipo che all’ultima vignetta le persecuzioni del torvo Barbariccia sarebbero cessate, le goffaggini dell’elegantissimo Cecè si sarebbero ricomposte e Bonaventura, grazie al caso che faceva di lui in continuazione un involontario salvatore di pericolanti, il nemico numero uno dei nemici pubblici, l’agente universale del bene, avrebbe intascato il rituale bigliettone.
Che cosa, allora, ci faceva leggere ogni volta la sua storia come nuova? Come accadeva che il milione destasse sempre la sorpresa del primo?
C’erano, intanto, quei versetti accurati, limpidi, seminati con discrezione di qualche pargoletta rara, di qualche rima acrobatica, insomma, di suoni inattesi: l’effetto della loro musica era quello di un’ infinita serie di variazioni sullo stesso tema. Un effetto di magia.
C’erano poi nelle avventure e nelle sciagure (per fortuna rare) del signor Bonaventura sottili, indirette allusioni al mondo, ai suoi personaggi, ai casi della vita che, come diceva Geppetto, “sono tanti”.






E c’era nel finale ottimistico una promessa generosa di gratificazione, l’assicurazione che ogni speranza, prima o poi, si realizza, che ogni sogno scende in terra. 
La gente si sottovaluta.
Negli anni in cui gli adulti cantavano sospirando: “Se potessi avere mille lire al mese”, Bonaventura, senza alzare la voce, indicava ai bambini una meta mille volte più alta.
Guadagnò il suo primo miliardo ben prima degli “industrialotti” del lavoro a domicilio. Non ignaro di guai e traversie, spesso disoccupato, col tempo anche sinistrato e senzatetto, Bonaventura ha continuato per mezzo secolo a insegnare che c’è sempre una via d’uscita; che Barbariccia è una tigre di carta; che catastrofi, incendi, fughe di di belve dai circhi, briganti da strada, incidenti automobilistici, cavalli imbizzarriti non hanno mai niente di definitivo: più in là c’è sempre il milione, come sopra le nuvole, anche nei giorni di nubifragio, c’è sempre il sole. 
Da bambini abbiamo amato Bonaventura per il suo intrepido candore.
Da grandi abbiamo ammirato Sergio Tofano per la sua discrezione, la sua misura, la sua invisibile, sterminata, ironica pazienza.

Gianni Rodari






IL VIDEO



Infine vediamolo in questo breve video tratto dal mitico CAROSELLO






ed in quest’altro







Testi ed immagini da vari siti web – rielaborazione ed impaginazione Tony Kospan



 
FINE


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Tagore.. grande poeta indiano dell’amore e dell’armonia – Breve ricordo anche con alcune sue bellissime poesie   2 comments

 
 
 







Tagore è stato un grande poeta indiano (India),
ma anche drammaturgo, scrittore e filosofo.
 

Le sue poesie sono tuttora amatissime nel web
(e da me pubblicate spessissimo).


 
 
 

Calcutta 6.5.1861 – Santiniketan 7.8.1941

 
 
 
Nato in una ricca famiglia indiana studiò in Inghilterra
ed al suo ritorno in India si dedicò alla cura
delle sue proprietà ed alle sue passioni artistiche.
 
Tagore… è stato baciato dal genio poetico,
universalmente riconosciuto,
nonostante una vita travagliata da tragici lutti.


 
 
 
 
 
 
Definito poeta dell’Armonia e del Sogno
vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1913
ed è stato amatissimo dalla cultura occidentale.

A differenza di Gandhi egli si impegnò molto
nel tentativo di conciliare la cultura del suo paese
con quella del mondo anglosassone.


 
 
 
 
 
 

Visse purtroppo il dolore della perdita
di diversi familiari a lui carissimi.

Nelle sue poesie Tagore esprime i suoi sentimenti
sempre tesi verso il sogno, l’armonia e la bellezza…
nonostante le tante difficoltà
e gli enormi dolori che la vita gli riservò…


 
 
 
 
 
 

E’ stata davvero ammirabile la sua capacità di metabolizzare,
senza perdere mai il suo amore per la vita,
le grandi tragedie che lo colpirono.
 
Questo è avvenuto grazie ad una grandissima forza d’animo
illuminata dalla magica luce del suo stupendo mondo poetico.


 
 
 
 
 


Egli ha una incredibile e rara capacità di…
volare alto… e di farci volare con lui…
con parole semplici e naturali.
 

Ritengo che non ci possa esser miglior omaggio
ad un poeta che ricordarlo attraverso alcune sue poesie.
belle, dolci e delicate… come farfalle.

 
 
 

 
 
 
 

 
 
 

BARCHE DI CARTA
 

Ogni giorno faccio galleggiare
le mie barche di carta a una a una
giù per la corrente del fiume.
Su di esse scrivo il mio nome
e il nome del villaggio dove vivo
in grandi lettere nere.
Io spero che un giorno qualcuno
in qualche paese straniero
le trovi, e sappia chi sono.
Carico le mie barchette con fiori
 di shiuli, colti dal nostro giardino,
e spero che quei fiori del mattino
sian portati nel paese della notte.
Io varo le mie barchette di carta
e osservo nel cielo le nuvolette
che spiegano le loro bianche vele.
Non so quale mio compagno di giochi
su in cielo le mandi giù per l’aria
a gareggiare con le mie barchette! 
 Quando scende la notte affondo la faccia
nelle braccia, e comincio a sognare
che le mie barchette di carta
galleggiano sotto le stelle.
In esse viaggian le fate del sonno,
e il carico è cesti pieni di sogni.
 
 
 
 



 
 
 
TU SEI LA NUVOLA DELLA SERA
 
Tu sei la nuvola della sera
che vaga nel cielo dei miei sogni.
Io ti dipingo e ti modello
con i miei desideri d’amore.
Tu sei mia, solo mia,
l’abitatrice dei miei infiniti sogni!
I tuoi piedi sono rosso-rosati
per la vampa del mio desiderio,
spigolatrice dei miei canti
al tramonto!
Le tue labbra sono dolci-amare
del sapore del mio vino di dolore.
Tu sei mia, solo mia,
abitatrice dei miei solitari sogni!
Ho oscurato i tuoi occhi
con l’ombra della mia passione,
frequentatrice della profondità
del mio sguardo!
T’ho presa e ti stringo, amore mio,
nella rete della mia musica.
Tu sei mia, solo mia,
abitatrice dei miei immortali sogni!
 
 
 
 

 


 

Emile Vernon

 
 


FIORE D’AMORE
 
Qualcuno mi ha segretamente
lasciato in mano un fiore d’amore.
Qualcuno mi ha rubato il cuore
e l’ha sfogliato in cielo.
Io non so se l’ho trovato
o se vado a cercarlo ovunque
e se c’è tremore di gioia o pena

 
 
 


 




 
 
 

TALVOLTA LA MIA GIOIA
 

Talvolta
la mia gioia
ti spaventa
amore mio
nasce dal nulla
e si nutre di poco
di larve invisibili
che il vento trasporta
di frammenti di paura
che si fondono in tepore
di briciole di serenità
cadute
dalla mensa dei poveri
di un raggio di sole
che risveglia lucciole
addormentate
in gocce di rugiada
se mi ami
amore mio
perdona la mia gioia

 
 
 


 
 
 



 
 
 

IL MIO CUORE
 

Il mio cuore, uccello del deserto,
ha trovato il suo cielo nei tuoi occhi.
Essi sono la culla del mattino,
essi sono il regno delle stelle.
I miei canti si perdono nella loro profondità.
Lascia che io squarci le sue nuvole
e stenda le ali al suo sole.




 
 
 



Tony Kospan

 
 
 
 
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UN MODO DIVERSO DI VIVER
LA POESIA E LA CULTURA
NELLA PAGINA FB







 
 
 
 

“Un mistero negli occhi” di A. Machado – Poesia bella ma misteriosa e super simbolica   Leave a comment

 
 
 


Nel fantastico.. immenso mondo della poesia
non manca un genere criptico… arcano.

Questa, a mio parere ma non solo, è una grande poesia
di questo genere per la evidente presenza
di aspetti simbolici e di significati misteriosi
che cercherò (anche col vostro aiuto… se vi va)
di cercar di decifrare.


 
 
 
 
 
 
 
 
L’analisi che propongo qui
si rifà anche a quella ascoltata qualche anno fa
nella trasmissione televisiva notturna di Gabriele La Porta
INCONSCIO E MAGIA
ormai scomparsa e tanto rimpianta.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La vergine in questione può essere la compagna,
la donna vicina al cuore, ma anche la grande madre,
vista nella sua essenza ideale ma nel contempo
duale (duplice)
La sete e l’acqua“.
 
 
Ma non basta, la vergine a cui si rivolge
potrebbe rappresentare qui anche il Fato
(il destino con il suo misterioso futuro)
ma può anche raffigurare invece la sua stessa… anima
(vergine compagna)!

 
 
 
 
 
 

La verginità di cui parla può poi essere
la constatazione che,
 sia per l’uomo che per la donna,
quando ci si trova dinanzi ad un 
nuovo vero grande amore
le emozioni che si vivono appaiono sempre essere
una vera nuova prima volta
che si ripete poi ogni volta
in cui viviamo con emozione un nuovo incontro
perfino anche se fosse con la stessa persona.

 Ma ora leggiamola…

 


 
 
 Leonardo

 .
.

 

 
UN MISTERO NEGLI OCCHI
Antonio Machado
 
Vergine altera, mia compagna, t’arde
un mistero negli occhi.
Non so se odio o amore è questa luce
eterna della tua nera faretra.
Con me verrai finché proietti un’ombra
il corpo e resti ai miei sandali arena.
– La sete o l’acqua sei sul mio cammino?
Dimmi, vergine altera, mia compagna.
 
 
 

 .
.
 
 
Riri Amisani

 
 
 
Ora che l’avete letta…
che impressione vi è rimasta dentro?

Premesso che quel che vale sempre…
e cioè che ogni poesia ci dona emozioni
diverse per ciascuno di noi
dato che abbiamo tutti un diverso vissuto
un diverso modo di vedere le cose…
in questo caso la cosa ha vieppiù valore
per l’evidente e voluta carica di mistero
sparsa a piene mani nei versi.


Mi piacerebbe, se vi va,
conoscere anche il vostro pensiero.


 
 
 

L’autore è un grande poeta spagnolo
vissuto a cavallo tra l’800 ed il ‘900.

 


 
 
Antonio Machado (Siviglia 26.7.1875 – Collioure 22.2.1939)
 
 
 

 
Ciao da Tony Kospan
 


 
 
 
 





 
 
 

La “Religione dell’amore” – Poesia Sufi nota e misteriosa – Forum sui suoi significati   Leave a comment

 

 

 

 

Conobbi anche questa poesia, in verità all’epoca poco nota,
attraverso la trasmissione culturale notturna di RAI 2…
INCONSCIO E MAGIA di Gabriele la Porta… ormai scomparsa…
 
 
 
 
 
 
 
 
E’ una poesia non semplice
che ha tante arcane chiavi di lettura…
dalle più semplici alle più complesse…
 
 
Ci sono infatti diverse ipotesi
dei tanti simboli nescosti nei versi…
 
 
 
 
 
 
 
 
La mia più immediata riflessione fa riferimento
all’esistenza di qualcosa che va oltre le religioni…
oltre le filosofie… oltre le ideologie.
 
 
 
E questo “qualcosa” è
L’AMORE UNIVERSALE
che dovrebbe affratellarci tutti…
 
 
 
Amore universale che va visto però come vera sintesi
sia della complessità che degli apparenti contrasti della natura 
e delle nostre quotidiane ingarbugliate realtà.
 
 
 
 
 

 
 
 
 
Ma provateci, proviamoci insieme,
a scoprire qualche altra chiave nascosta 
con semplicità e senza problemi
così come la “sentite” così come la “sentiamo”…
nel cuore e nella mente.

 
 
 
 

 
 
 

LA RELIGIONE DELL’AMORE
IBN’ ARABI
 
 
Miracolo della natura!
Una gazzella velata indica un giuggiolo
e sbatte le ciglia.
 
Il suo pascolo giace tra le costole e le interiora,
miracolo,
un giardino in mezzo alle fiamme.
 
Il mio cuore può assumere ogni foggia:
Pascolo per le gazzelle,
Convento per i monaci,
Tempio degli idoli,
Caaba dei pellegrini,
Tavole della Torà,
Esemplare del Corano.
 
Credo nella religione dell’amore
ovunque si dirigono i suoi destrieri,
poiché l’amore è la mia religione e la mia fede.

 
 
 
 

 

 

 

Tony Kospan





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