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Le linee di Nazca – Ecco il più grande (e vero) mistero archeologico – Storia.. interpretazioni e.. ultime novità   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Sul Mistero delle linee di Nazca molto si è scritto
 
e molti credono (o credevano) che era stata trovata la soluzione…
 
ma in effetti… come possiamo leggere in questo articolo,
 
che mi appare serio e completo, pur senza esser pesante o noioso,
 
ahimé non sembra affatto che sia così.
 
 
 
 
 
 
 
NAZCA
 
– UN MISTERO ANCORA IRRISOLTO –
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le mani
 
  
 
 
 
 
 
 Gli enormi geoglifi dell’altopiano peruviano:
 
chi li ha tracciati? E perché?
 
  
Dario Massara 
 
 

 

 
Nel sud del Perù, in un’area desertica di quattrocento chilometri quadrati, le linee di Nazca sono un complesso di oltre 13.000 tracce continue e quasi 300 tra disegni e figure geometriche, ciascuna con un’estensione variabile da un minimo di 25 a un massimo di 275 metri.
 
Avvistate per la prima volta nel 1927, a tutt’oggi costituiscono uno dei più grandi misteri dell’archeologia moderna.
Difficile stabilire con certezza chi le abbia tracciate, quando e con quali tecniche.
Persino più arduo decifrare il loro significato intrinseco. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ufficialmente gli archeologi attribuiscono la paternità dei geoglifi ai Nazca, una civiltà preincaica vissuta tra il 300 a.C. e il 700 d.C. circa.
 
Invero, trattandosi di opere fatte di pietra e sabbia, stimarne una datazione precisa con l’esame al carbonio è una strada non percorribile.
 
Di certo si sa che esse furono realizzate mediante la rimozione dello strato superficiale e dei ciottoli del deserto, lasciando così scoperto il fondo giallino sottostante. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Del tutto inspiegabile, però, il meccanismo con cui gli autori poterono seguire il buon andamento dei lavori e la corretta esecuzione delle figure, posto che esse risultano ben visibili solo da un’altezza di almeno di 300 metri.
 
Negli anni Settanta qualche studioso aveva addirittura teorizzato che i Nazca, già 2.500 anni fa, fossero in grado di costruire oggetti volanti simili alle attuali mongolfiere.
 
Un’ipotesi suggestiva, ma ben lungi dall’essere suffragata da prove certe. 
 
 
 
 
 
 
 
 
La balena
 
 
 
 
  
 
Per convenzione i disegni presenti sull’altopiano peruviano vengono suddivisi in tre categorie: gli antropomorfi, gli zoomorfi e le forme geometriche pure.
 
Il loro stato di conservazione appare pressoché perfetto.
 
Un fatto di per se straordinario, se si considera che i sassi e la sabbia siano materiali mobili, non cementati con alcun tipo di malta. 
 
 
 
 
  
 
 

Ecco come appaiono le linee viste da vicino

 

 

 

Secondo l’archeologo Josué Lancho Rojas la spiegazione risiederebbe in una particolarità dell’area.

“L’incidenza del sole su un terreno altamente mineralizzato crea un vuoto termico di quasi un metro d’altezza.

Per tale motivo i venti non riescono ad avere un’incidenza diretta sul paesaggio, lasciandolo immutato”.
 
A ciò si aggiunga un’ulteriore peculiarità della zona, la quasi totale assenza di precipitazioni: ogni anno la durata complessiva delle piogge non supera mai i venti minuti. 
 
 
 
 
 
 
 

Il ragno 

 
 
 
 

Una delle figure più complesse e controverse è quella del ragno.
 
Si tratta di un aracnide particolarmente raro, appartenente alla famiglia dei Ricinulei, che vive solo all’interno della foresta amazzonica.
 
La sua caratteristica principale è la presenza di un organo genitale minuscolo localizzato su una delle zampe, osservabile in via esclusiva attraverso l’uso del microscopio.
 
 
 

 

 



Di qui l’insorgere di diversi interrogativi.
 
– Uno: come facevano i Nazca a conoscere un animale così raro, che per giunta viveva a centinaia di chilometri da loro?
 
– Due: come hanno potuto rappresentarlo con precisione assoluta, considerando che non disponevano di strumenti d’osservazione minimamente paragonabili ai moderni microscopi?
 
– Tre: perché raffigurare proprio tale specie di ragno e in quella data posizione?

 
 
 

 

 

 


Tra i primi tentativi di fornire delle risposte, quello della ricercatrice tedesca Maria Reiche all’inizio degli anni Quaranta.
 
A suo avviso lo schema dell’aracnide rappresentava gli spostamenti delle stelle della cintura di Orione nel firmamento a partire dal III secolo avanti Cristo.
 
L’intero complesso di Nazca, poi, era da considerare come un gigantesco calendario astronomico, volto a spiegare il processo degli equinozi.
 
Pur interessante sul piano teorico, la teoria astronomica della Reiche venne però contraddetta quasi trent’anni dopo da uno studio del professor Gerald Hawkins.
 
Questi, infatti, dall’analisi computerizzata di circa 200 geoglifi, dimostrò che solo un 20% di essi risultava orientato secondo la posizione dei principali corpi celesti, tra cui il Sole e le stelle dell’Orsa Maggiore. 
 
 
 
 
 
 
 
 

La scimmia

 

 
 
 
Agli studi della Reiche ne fecero seguito diversi altri, sovente piuttosto fantasiosi e arditi. Johan Reinard suppose che i geoglifi costituissero una sorta di calendario solare, per tenere sotto controllo lo scorrere del tempo.
 
Simone Waisbard, invece, avanzò l’idea che essi potessero rappresentare una stazione meteorologica, per prevedere in anticipo il livello annuo delle precipitazioni.
 
Addirittura, nel 1968, lo scrittore svizzero Erich von Daeniken sostenne che le raffigurazioni sudamericane fossero dei veri e propri segnali di richiamo per velivoli extraterrestri, predisposti per favorire atterraggi in condizioni di sicurezza.
 
Di tutte le tesi sin qui elaborate, la più realistica appare quella presentata nel 2001 dall’archeologo italiano Giuseppe Orefici, secondo cui le linee di Nazca erano dei lunghissimi viali consacrati dagli indigeni alle divinità dell’acqua e della fertilità.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

In particolare, Orefici ritenne che la loro esecuzione ebbe inizio a partire dal 350 a.C., ossia dopo il terribile terremoto che distrusse Cahuachi, l’antica capitale religiosa dei Nazca.

“Il loro era un mondo senza scrittura – osservò Orefici – comunicavano attraverso i segni dipinti su ceramiche o stoffe”.
In piccolo si trattava degli stessi segni riportati sul terreno e aventi le sembianze del ragno, del condor, del colibrì e delle innumerevoli altre immagini antropomorfe.
 
Tutte dotate di una forte carica esoterica, tutte deputate a proteggere l’uomo dai disastri naturali e dalla siccità.
 
In conclusione, nonostante i notevoli passi avanti nella conoscenza degli stili di vita e delle capacità e competenze della civiltà Nazca, il mistero delle linee appare ancora di difficile decifrazione.
 
Forse, come sostiene qualcuno, non è poi così assurdo vedere in esso un possibile anello di congiunzione tra il mondo primitivo e quello antico.
 
Il frutto, cioè, di una qualche antica civiltà molto evoluta, di cui purtroppo si sono perse completamente le tracce.
 
 
 
 
 
DAL WEB – IMPAGINAZ. T.K.
 
 
LE ULTIME NOVITA’
 
 
Non ci sono delle vere novità interpretative ma recentemente sono state avvistate nuove linee e dunque nuovi geoglifi dal ricercatore Eduardo Herrán Gómez de la Torre forse grazie a tempeste di sabbia che le hanno rese visibili.

Esse rappresentano un serpente lungo circa 60 metri, un uccello ed un camelide… probabilmente un lama.
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LE LINEE DI NAZCA IN VIDEO
 
 
 
Infine un interessantissimo video con immagini davvero nuove dei misteriosi geoglifi.


 
 

 (COME NON LE AVETE MAI VISTE)

 

 

 
 

Ciao da Tony Kospan


 

 

 

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Il condor 
 
 


IL QUADRATO MAGICO.. MISTERO LATINO – Storia.. caratteristiche.. traduzione e varie interpretazioni della strana iscrizione   Leave a comment


Conosciamo l’originale quadrato magico scoperto a Pompei nel 1936,
ma presente anche in altre parti d’Italia e non solo, 
che, nonostante le tante ipotesi, resta ancora misterioso.



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IL MISTERO DEL QUADRATO MAGICO
 DI POMPEI (MA NON SOLO)




A Pompei, nel novembre del 1936, un noto studioso di graffiti italiano, Pompeo Della Corte, scoprì il  “quadrato” graffito in una colonna della Grande Palestra, non distante dall’Anfiteatro.

Si trattava di un quadrato magico fatto di parole.

Eccolo reso ancor più leggibile




R O T A S
O P E R A
T E N E T
A R E P O
S A T O R





Ma in verità di quadrati magici simili ce ne sono diversi in Italia ed in Europa.

In Abruzzo, tra Capestrano e Bussi, c’è la chiesa di S. Pietro ad Oratorium.

Sulla facciata della chiesa fa bella mostra di sé il quadrato magico SATORAREPOTENET… di cui si è parlato… ma in versione… sottosopra infatti la pietra, di 45-50 cm di lato, è posta in modo rovesciato.






Particolari e diverse sono poi le versioni circolari di Aosta.






e Valvisciolo (LT).

Ma torniamo ad esaminare le particolarità del quadrato che, come si diceva, non è poi una rarità.



LE CARATTERISTICHE DEL QUADRATO MAGICO







Ciò che è scritto può essere letto indifferentemente in orizzontale dalla prima alla quinta riga oppure in verticale dalla prima alla quinta colonna oppure, ancora, in orizzontale dalla quinta riga alla prima (da destra verso sinistra) o, infine, di nuovo in verticale (dal basso in alto) dalla quinta alla prima colonna.

Ma questa è soltanto la più semplice delle caratteristiche che rendono questo quadrato interessante e “magico”.



TRADUZIONE ED INTERPRETAZIONI



Quadrato della Chiesetta di San Pietro Ad Oratorium



Veniamo infatti alle traduzioni ed ai significati:




Traduzione letterale:


Se proviamo a tradurre letteralmente le parole del quadrato, possiamo ottenere risultati come questi.


•Iddio (SATOR, il creatore) – domina e regge (TENET) – le opere del creato (ROTAS OPERA) e quanto la terra produce (AREPO, aratro).

•Il seminatore (SATOR) sul suo carro (AREPO è parola di origine celtica il cui significato è simile a carro) dirige (TENET) con perizia (OPERA) le ruote (ROTAS, qui le ruote stanno a significare le orbite dei corpi celesti).



 
Acquaviva Collecroce (CB) – Chiesa di S. Maria Ester (XI sec.)




Significato della traduzione letterale:

Il Seminatore (Dio creatore) Areopago (che giudica) dirige con cura le ruote (le sfere celesti e le orbite dei pianeti)
Forse c’è sottintesa l’analogia tra il seminatore che dirige le ruote del proprio carro per spargere i semi controllando, poi, per eliminare le eventuali erbacce e Dio creatore e giudice, che dirige l’intero universo…

Dubbi restano sulla parola “AREPO”.



Interpretazione secondo una versione magica:
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Queste parole avrebbero avuto in quei tempi molto successo soprattutto fra gli ammalati, che lo consideravano una sorta di formula guaritrice da tutti i mali.









Versione religiosa molto accreditata:
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E’ chiaro che il seminatore è Dio mentre il carro è il suo trono.
Con tutte e sole le venticinque lettere che formano questo quadrato magico, fu composto un altro diagramma:








dove due PATERNOSTER appaiono intersecandosi, entrambi preceduti da A e seguiti da O, lettere che stanno per alfa e omega cioè i simboli dell’inizio e della fine di tutto.



Versione ermetica:

Una studiosa italiana, la prof. Bianca Capone, attraverso una approfondita analisi dei siti in cui sono stati rinvenute vestigia del Quadrato Sator, arriva a sostenere che dietro alla diffusione del misterioso sigillo ci sia stata l’opera dei Cavalieri Templari.


Versione “bustrofedica”:

Un’altra congettura suggestiva è quella formulata dalla scrittrice Silvana Zanella che propone una lettura “bustrofedica” del quadrato, vale a dire effettuata cambiando verso di percorrenza alla fine di ogni riga (o di ogni colonna),e la frase diventa “SATOR OPERA TENET AREPO ROTAS”. L’oscuro termine AREPO viene preso come contrazione di Areopago (nel senso di tribunale supremo). In questo modo si arriva a questa traduzione:
Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, ma il tribunale supremo decide il suo destino.
Con ciò s’intende ovviamente che
L’uomo decide le sue azioni quotidiane, ma Dio decide il suo destino.
Una tale congettura ovviamente non spiega tutto anzi…in particolare non spiega quelle iscrizioni in cui – come in quella di Aosta – le parole del Sator non sono disposte nella forma canonica del quadrato, impedendone una lettura bustrofedica.



Versione… Poste Antiche

Una ulteriore spiegazione proposta è quella per cui il quadrato Sator sarebbe una mappa universale per la distribuzione della posta nei primi secoli dell’impero romano.
In questo senso la croce centrale TENET+TENET veniva fatta coincidere col Cardo e il Decumanus degli accampamenti militari e di molte cittadine a base quadrata.
Il Quadrato sarebbe stato una vista da Nord del modello di città, con il lato superiore corrispondente al Sud e il lato sinistro all’Est.
Ad esempio: all’indirizzo Arepo-Opera corrispondeva l’incrocio tra la riga Arepo e la colonna Opera, che coincideva con un punto preciso della mappa della città al centro del settore Sud-Ovest.




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Mah… a parer mio il mistero continua.


Ciao da Tony Kospan




Fonti: notizie ed immagni da vari siti web… rielaborate da Tony Kospan






PER CHI AMA LA STORIA ED I RICORDI



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Il noto e misterioso Manoscritto Voynich – Vero enigma o ben costruita bufala di un tempo?   Leave a comment

 

 

 

 

I libri sono, per definizione, destinati a essere letti.

Ma questo non è certamente il caso del misterioso ”Manoscritto Voynich”, che prende il nome da Wilfred Voynich, un libraio antiquario americano, che acquistò la singolare opera nel 1912 da una scuola di gesuiti vicino Roma.

 

 

 

 

 
 
 
 
IL MISTERIOSO MANOSCRITTO DI VOYNICH

 

 

 

 

 


Le sue origini e il suo autore restano ignoti, sebbene esso fosse accompagnato da una lettera del 19 agosto del 1666, di Johannes Marcus Marci, rettore dell’Università di Praga, ad Atanasio Kircher, uno studioso gesuita.

Secondo la lettera, il manoscritto era opera dello scienziato del XIII secolo Ruggero Bacone.

 


 


 


 

Il manoscritto, un volume in ottavo, di soli 15×23 cm, consiste in 204 pagine (altre 28 pagine sono andate perdute), ciascuna piena di disegni a colori e di annotazioni scritte a mano in un codice segreto.

Nonostante gli sforzi degli studiosi, non si sa in che lingua sia scritto o cifrato, o quale fosse l’intento del suo autore.

 

 

 

 

 

A prima vista si direbbe un erbario medievale, che descrive la raccolta e la preparazione delle piante medicinali, con numerose mappe astronomiche e diagrammi, il tutto decorato da curiosi piccoli nudi femminili.

Ma la maggior parte delle piante illustrate è immaginaria, una flora di pura invenzione.

 

 

 
 

 

Nel 1912, un collezionista di libri rari, Wilfrid M. Voynich, acquistò dal Collegio dei gesuiti di Villa Mondragone, a Frascati, questo manoscritto medievale di 235 pagine, scritto in un alfabeto sconosciuto ed in quella che parrebbe essere una lingua sconosciuta o cifrata.

Voynich desiderava far decrittare il manoscritto e ne fece avere delle copie fotografiche a una serie di esperti: crittologhi, linguisti, storici

 

 

 

 

Ma nonostante tutti gli sforzi, il libro, a tutt’oggi, non è ancora stato decifrato.

Venne poi venduto ad un antiquario newyorkese nel 1961 per la “modica” somma di 24.500 dollari.

Questi valutò il volume a 160.000 dollari, ma non fece un buon affare, perchè non riuscì a trovare un compratore.

 

 

 

 

Alla fine lo donò all’università di Yale, dove è tuttora conservato alla Beinecke Rare Book Library con il numero di catalogo MS 408.

Forse consultando una delle tantissime copie del manoscritto sareste in grado di decifrare questo puzzle storico

Provateci… 

Chissà…

Secondo molti però non c’è alcun arcano ma solo la fantasia sfrenata dell’autore e la sua volontà di far impazzire coloro che si sarebbero avvicinati alla sua opera… (nel qual caso c’è riuscito in pieno).

 

 

 

 

Cosa ne pensate?

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

FONTI TESTO: VARI SITI WEB

LIBERO ADATTAMENTO, IMPAGINAZ. E COORDIN. T.K.




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La spada nella roccia è solo una leggenda? No! Esiste ed è in Italia! Vediamola e conosciamone la storia!   Leave a comment




Molti pensano che si tratti solo di una leggenda medievale
ma la spada nella roccia la possiamo ammirare davvero
ed è in Italia nell’Abbazia di San Galgano.








“Un Cavaliere è devoto al valore,
il suo cuore conosce solo la virtù,
la sua spada difende i bisognosi,
la sua forza sostiene i deboli,
le sue parole dicono solo verità,
la sua ira si abbatte sui malvagi.”








LA SPADA NELLA ROCCIA
– LA LEGGENDA E’… REALTA’ –




Ma andiamo con ordine.
Tra le tante leggende quella di Re Artù è sicuramente una delle più affascinanti.
Tanti sono i personaggi e le storie che ruotano intorno al Re, nato, secondo la leggenda, grazie ad un incantesimo di Merlino.
Il mago permise infatti a Uther Pendragon, re di Britannia, di giacere con la bella Igerna, trasformando i suoi lineamenti in quelli del marito di lei.






La spada nella roccia di San Galgano



Merlino pretese che, in cambio dell’incantesimo, Re Uther gli consegnasse il bambino non appena fosse nato. 
Al momento della nascita, Merlino reclamò il neonato e lo affidò ad una famiglia per allevarlo. 
Ma il mago aveva grandi progetti per il piccolo, che infatti, apparentemente per caso divenne Re di Britannia, dopo essere riuscito a estrarre la Spada nella Roccia. 
Fin qui la leggenda arturiana, ma la leggenda della spada nella roccia si intreccia in maniera decisamente affascinante con la realtà, e per l’esattezza con una realtà tutta italiana.
Siamo nella Toscana del XII secolo, poco lontani da Siena, in un paesino chiamato Chiusdino. 
Qui, nel 1148, nasce Galgano Guidotti. 
La cavalleria lo affascina al punto che, dopo una prima visione di San Michele, decide di diventare egli stesso un cavaliere, e la sua vita viene segnata da un comportamento libertino e dissoluto. 
I suoi genitori avevano per lungo tempo atteso l’arrivo di un figlio, tanto da recarsi in pellegrinaggio verso la Basilica di San Michele sul Monte Gargano in Puglia, (da qui forse il nome del santo).
Ma si abbandonano allo sconforto per i suoi comportamenti. 
Il destino ha, però, riservato loro una sorpresa.





Un’antica immagine raffigurante Galgano e la sua spada nella roccia




Galgano, dopo una seconda visione di San Michele, si interroga sulla sua vita e decide di dedicare i suoi anni a venire a Dio e di vivere come un eremita.
Impugnata la sua spada, la conficca in una roccia, e davanti all’elsa, che si erge come una croce, egli pregherà (una variante della storia narra che fu lo stesso San Michele a conficcare la spada).
Era il 1180 e l’intero anno successivo viene segnato dai miracoli di Galgano, che muore di stenti nel 1181. 
La sua beatificazione avviene in soli 3 giorni e nel 1185 papa Urbano III lo proclama Santo.
Di lui rimane solo il teschio, conservato nella chiesa di Chiusdino, da cui si racconta crescessero capelli biondi, tanto da nominare San Galgano protettore dei calvi.
Il resto del corpo non è mai stato trovato, sebbene alcuni testi indichino come luogo di sepoltura l’area intorno alla spada.
Sul luogo è stata poi costruita una chiesetta, con una particolare volta dipinta con cerchi concentrici bianchi e neri.






Si potrebbe pensare ad una variazione della leggenda Arturiana, ma c’è una testimonianza incontestabile: la spada è ancora oggi conficcata nella roccia.
E su questo mistero sono iniziate le indagini di alcuni ricercatori delle Università di Pavia, Milano, Padova e Siena.
I risultati hanno confermato che l’elsa che emerge dalla roccia appartiene a una intera spada realmente conficcata nella roccia. 
Le ricerche hanno anche permesso di datare con precisione la chiesa e alcuni resti ossei trovati in una piccola scatola, anche se purtroppo i risultati non sono stati resi pubblici.
La cronologia degli eventi, e delle diverse opere che hanno reso celebre Re Artù, testimoniano come in realtà si potrebbe vedere in Galgano un vero e proprio ispiratore del famoso ciclo Arturiano.
Lo stesso nome Galgano pare sia stato mutato in Galvano, uno dei cavalieri della tavola rotonda. 
Il ciclo Arturiano inoltre risale alla fine del XII secolo, esattamente dopo la morte del santo senese.





I resti dell’Abbazia di San Galgano 




Se ci si fa trasportare dalla leggenda non si può ignorare uno dei sogni fatti da Galgano, in cui egli incontrò Gesù e i dodici Apostoli seduti intorno ad una tavola rotonda e vide il Santo Graal.
Coincidenze si potrebbe dire, ma è facile cedere al fascino dei miti celtici e ambientazioni medievali che fanno da sfondo alla storia e di Galgano. 
A poca distanza dalla collinetta su cui sorge la chiesetta, infatti, si trovano i resti di un’antica abbazia cistercense, ormai senza tetto, a causa del crollo del campanile, e con un prato al posto del pavimento.
Un paesaggio che sembra essere tratto dalle più antiche e famose leggende dei cavalieri medievali, un luogo quasi magico in cui circa 750 anni fa si svolsero eventi straordinari.


TESTO DI GIANLUCA MARRAS 


C O N T I N U A




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STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
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Un’altra sorprendente e misteriosa Stonehenge rinvenuta nel nordest del Brasile   1 comment

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Conosciamo tutti le misteriose pietre monumentali di Stonehenge ma ora sappiamo che ne sono state scoperte altre, altrettanto antichissime e poste anch’esse a cerchio, in una zona del Brasile in cui non ci si aspettava proprio di trovar opere del genere.



LA SORPRENDENTE STONEHENGE DEL BRASILE









LA NOTIZIA E LA DOCUMENTAZIONE



Archeologi brasiliani hanno scoperto un’antica struttura di pietra in un angolo remoto della Foresta Amazzonica che potrebbe gettare nuova luce sul passato della regione.

Il sito, che si crede potesse essere un osservatorio astronomico o un luogo di culto, è precedente alla colonizzazione Europea e suggerirebbe una conoscenza sofisticata dell’astronomia.





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L’aspetto della struttura è stato paragonato al sito inglese di Stonehenge.

In precedenza si credeva che, prima della colonizzazione europea, nella Foresta Amazzonica non esistessero civiltà avanzate.

Gli archeologi hanno effettuato la scoperta nello stato brasiliano di Amapa, all’estremo nord del Brasile.







Un totale di 127 grandi blocchi di pietra sono stati trovati conficcati nel terreno sulla cima di una collina.

Ben conservate e ognuna pesante diverse tonnellate, le pietre sono state disposte verticalmente a intervalli regolari.

Non si sa ancora con precisione quando la struttura venne costruita, ma frammenti di ceramica indigena trovati nel sito sono stati datati a 2.000 anni fa.










Ciò che ha impressionato i ricercatori è la raffinatezza della costruzione.

Sembrano essere state disposte per indicare il solstizio d’inverno, nel momento in cui il sole si trova nel punto più basso del cielo.

Si pensa che le antiche popolazioni amazzoniche usassero le stelle e le fasi lunari per determinare il ciclo delle coltivazioni.

Fonte: BBC News, heraedizioni.com









QUALCHE PERSONALE CONSIDERAZIONE



Sappiamo che in America, prima di Colombo, sono fiorite grandissime civiltà con conoscenze incredibili in materia astronomica…

Tra le più note ricordiamo quelle dei Maya, degli Aztechi e degli Inca.

Ma questa è molto più antica e si trova in una zona in cui non si pensava proprio di trovarne.

Per questo la scoperta ha destato sorpresa ed ancora non si conosce nulla del popolo che eresse i megaliti…




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Ritengo, in ogni caso, che sia davvero una scoperta molto affascinante… e sorprendente…

La presenza in varie parti del mondo, ed in forme simili, di antichi megaliti disposti a cerchio, lascia poi molto da pensare… ed appare davvero misteriosa…

Sembra che in zone lontanissime tra loro , addirittura in continenti separati da oceani, millenni fa ci siano state civiltà megalitiche molto ma molto simili.

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Infine queste opere del passato ci dimostrano che l’uomo ha sempre cercato ed amato la conoscenza cercando di guardare oltre la realtà vicina… ed operato quindi in tal senso.

Tony Kospan






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Le linee di Nazca – Questo è il più grande (e vero) mistero archeologico – La storia.. le interpretazioni e le novità   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il condor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Sul Mistero delle linee di Nazca molto si è scritto
 
e molti credono (o credevano) che era stata trovata la soluzione
 
ma in effetti… come possiamo leggere in questo articolo,
 
che mi appare serio e completo, pur senza esser pesante o noioso,
 
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NAZCA
 
– UN MISTERO ANCORA IRRISOLTO –
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le mani
 
  
 
 
 
 
 
 Gli enormi geoglifi dell’altopiano peruviano:
 
chi li ha tracciati? E perché?
 
  
Dario Massara 
 
 

 

 
Nel sud del Perù, in un’area desertica di quattrocento chilometri quadrati, le linee di Nazca sono un complesso di oltre 13.000 tracce continue e quasi 300 tra disegni e figure geometriche, ciascuna con un’estensione variabile da un minimo di 25 a un massimo di 275 metri.
 
Avvistate per la prima volta nel 1927, a tutt’oggi costituiscono uno dei più grandi misteri dell’archeologia moderna.
Difficile stabilire con certezza chi le abbia tracciate, quando e con quali tecniche.
Persino più arduo decifrare il loro significato intrinseco. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ufficialmente gli archeologi attribuiscono la paternità dei geoglifi ai Nazca, una civiltà preincaica vissuta tra il 300 a.C. e il 700 d.C. circa.
 
Invero, trattandosi di opere fatte di pietra e sabbia, stimarne una datazione precisa con l’esame al carbonio è una strada non percorribile.
 
Di certo si sa che esse furono realizzate mediante la rimozione dello strato superficiale e dei ciottoli del deserto, lasciando così scoperto il fondo giallino sottostante. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Del tutto inspiegabile, però, il meccanismo con cui gli autori poterono seguire il buon andamento dei lavori e la corretta esecuzione delle figure, posto che esse risultano ben visibili solo da un’altezza di almeno di 300 metri.
 
Negli anni Settanta qualche studioso aveva addirittura teorizzato che i Nazca, già 2.500 anni fa, fossero in grado di costruire oggetti volanti simili alle attuali mongolfiere.
 
Un’ipotesi suggestiva, ma ben lungi dall’essere suffragata da prove certe. 
 
 
 
 
 
 
 
 
La balena
 
 
 
 
  
 
Per convenzione i disegni presenti sull’altopiano peruviano vengono suddivisi in tre categorie: gli antropomorfi, gli zoomorfi e le forme geometriche pure.
 
Il loro stato di conservazione appare pressoché perfetto.
 
Un fatto di per se straordinario, se si considera che i sassi e la sabbia siano materiali mobili, non cementati con alcun tipo di malta. 
 
 
 
 
  
 
 

Ecco come appaiono le linee viste da vicino

 

 

 

Secondo l’archeologo Josué Lancho Rojas la spiegazione risiederebbe in una particolarità dell’area.

“L’incidenza del sole su un terreno altamente mineralizzato crea un vuoto termico di quasi un metro d’altezza.

Per tale motivo i venti non riescono ad avere un’incidenza diretta sul paesaggio, lasciandolo immutato”.
 
A ciò si aggiunga un’ulteriore peculiarità della zona, la quasi totale assenza di precipitazioni: ogni anno la durata complessiva delle piogge non supera mai i venti minuti. 
 
 
 
 
 
 
 

Il ragno 

 
 
 
 

Una delle figure più complesse e controverse è quella del ragno.
 
Si tratta di un aracnide particolarmente raro, appartenente alla famiglia dei Ricinulei, che vive solo all’interno della foresta amazzonica.
 
La sua caratteristica principale è la presenza di un organo genitale minuscolo localizzato su una delle zampe, osservabile in via esclusiva attraverso l’uso del microscopio.
 
 
 

 

 



Di qui l’insorgere di diversi interrogativi.
 
– Uno: come facevano i Nazca a conoscere un animale così raro, che per giunta viveva a centinaia di chilometri da loro?
 
– Due: come hanno potuto rappresentarlo con precisione assoluta, considerando che non disponevano di strumenti d’osservazione minimamente paragonabili ai moderni microscopi?
 
– Tre: perché raffigurare proprio tale specie di ragno e in quella data posizione?

 
 
 

 

 

 


Tra i primi tentativi di fornire delle risposte, quello della ricercatrice tedesca Maria Reiche all’inizio degli anni Quaranta.
 
A suo avviso lo schema dell’aracnide rappresentava gli spostamenti delle stelle della cintura di Orione nel firmamento a partire dal III secolo avanti Cristo.
 
L’intero complesso di Nazca, poi, era da considerare come un gigantesco calendario astronomico, volto a spiegare il processo degli equinozi.
 
Pur interessante sul piano teorico, la teoria astronomica della Reiche venne però contraddetta quasi trent’anni dopo da uno studio del professor Gerald Hawkins.
 
Questi, infatti, dall’analisi computerizzata di circa 200 geoglifi, dimostrò che solo un 20% di essi risultava orientato secondo la posizione dei principali corpi celesti, tra cui il Sole e le stelle dell’Orsa Maggiore. 
 
 
 
 
 
 
 
 

La scimmia

 

 
 
 
Agli studi della Reiche ne fecero seguito diversi altri, sovente piuttosto fantasiosi e arditi. Johan Reinard suppose che i geoglifi costituissero una sorta di calendario solare, per tenere sotto controllo lo scorrere del tempo.
 
Simone Waisbard, invece, avanzò l’idea che essi potessero rappresentare una stazione meteorologica, per prevedere in anticipo il livello annuo delle precipitazioni.
 
Addirittura, nel 1968, lo scrittore svizzero Erich von Daeniken sostenne che le raffigurazioni sudamericane fossero dei veri e propri segnali di richiamo per velivoli extraterrestri, predisposti per favorire atterraggi in condizioni di sicurezza.
 
Di tutte le tesi sin qui elaborate, la più realistica appare quella presentata nel 2001 dall’archeologo italiano Giuseppe Orefici, secondo cui le linee di Nazca erano dei lunghissimi viali consacrati dagli indigeni alle divinità dell’acqua e della fertilità.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

In particolare, Orefici ritenne che la loro esecuzione ebbe inizio a partire dal 350 a.C., ossia dopo il terribile terremoto che distrusse Cahuachi, l’antica capitale religiosa dei Nazca.

“Il loro era un mondo senza scrittura – osservò Orefici – comunicavano attraverso i segni dipinti su ceramiche o stoffe”.
In piccolo si trattava degli stessi segni riportati sul terreno e aventi le sembianze del ragno, del condor, del colibrì e delle innumerevoli altre immagini antropomorfe.
 
Tutte dotate di una forte carica esoterica, tutte deputate a proteggere l’uomo dai disastri naturali e dalla siccità.
 
In conclusione, nonostante i notevoli passi avanti nella conoscenza degli stili di vita e delle capacità e competenze della civiltà Nazca, il mistero delle linee appare ancora di difficile decifrazione.
 
Forse, come sostiene qualcuno, non è poi così assurdo vedere in esso un possibile anello di congiunzione tra il mondo primitivo e quello antico.
 
Il frutto, cioè, di una qualche antica civiltà molto evoluta, di cui purtroppo si sono perse completamente le tracce.
 
 
 
 
 
DAL WEB – IMPAGINAZ. T.K.
 
 
LE ULTIME NOVITA’
 
 
Non ci sono delle vere novità interpretative ma recentemente sono state avvistate nuove linee (e dunque nuovi geoglifi) dal ricercatore Eduardo Herrán Gómez de la Torre.
Ciò è stato possibile grazie a tempeste di sabbia che le hanno rese visibili.

Esse rappresentano un serpente lungo circa 60 metri, un uccello ed un camelide… probabilmente un lama.
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LE LINEE DI NAZCA IN VIDEO
 
 
 
Infine un interessantissimo video con immagini davvero nuove dei misteriosi geoglifi.


 
 

 (COME NON LE AVETE MAI VISTE)

 

 

 
 

Ciao da Tony Kospan


 

 

 

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IL QUADRATO MAGICO – Storia.. caratteristiche.. traduzione e le varie interpretazioni della misteriosa iscrizione latina   Leave a comment


Conosciamo l’originale quadrato magico scoperto a Pompei nel 1936,
ma presente anche in altre parti d’Italia e non solo, 
che, nonostante le tante ipotesi, resta ancora misterioso.



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IL MISTERO DEL QUADRATO MAGICO
 DI POMPEI (MA NON SOLO)




A Pompei, nel novembre del 1936, un noto studioso di graffiti italiano, Pompeo Della Corte, scoprì il  “quadrato” graffito in una colonna della Grande Palestra, non distante dall’Anfiteatro.

Si trattava di un quadrato magico fatto di parole.

Eccolo reso ancor più leggibile




R O T A S
O P E R A
T E N E T
A R E P O
S A T O R





Ma in verità di quadrati magici simili ce ne sono diversi in Italia ed in Europa.

In Abruzzo, tra Capestrano e Bussi, c’è la chiesa di S. Pietro ad Oratorium.

Sulla facciata della chiesa fa bella mostra di sé il quadrato magico SATORAREPOTENET… di cui si è parlato… ma in versione… sottosopra infatti la pietra, di 45-50 cm di lato, è posta in modo rovesciato.






Particolari e diverse sono poi le versioni circolari di Aosta.






e Valvisciolo (LT).

Ma torniamo ad esaminare le particolarità del quadrato che, come si diceva, non è poi una rarità.



LE CARATTERISTICHE DEL QUADRATO MAGICO







Ciò che è scritto può essere letto indifferentemente in orizzontale dalla prima alla quinta riga oppure in verticale dalla prima alla quinta colonna oppure, ancora, in orizzontale dalla quinta riga alla prima (da destra verso sinistra) o, infine, di nuovo in verticale (dal basso in alto) dalla quinta alla prima colonna.

Ma questa è soltanto la più semplice delle caratteristiche che rendono questo quadrato interessante e “magico”.



TRADUZIONE ED INTERPRETAZIONI



Quadrato della Chiesetta di San Pietro Ad Oratorium



Veniamo infatti alle traduzioni ed ai significati:




Traduzione letterale:


Se proviamo a tradurre letteralmente le parole del quadrato, possiamo ottenere risultati come questi.


•Iddio (SATOR, il creatore) – domina e regge (TENET) – le opere del creato (ROTAS OPERA) e quanto la terra produce (AREPO, aratro).

•Il seminatore (SATOR) sul suo carro (AREPO è parola di origine celtica il cui significato è simile a carro) dirige (TENET) con perizia (OPERA) le ruote (ROTAS, qui le ruote stanno a significare le orbite dei corpi celesti).



 
Acquaviva Collecroce (CB) – Chiesa di S. Maria Ester (XI sec.)




Significato della traduzione letterale:

Il Seminatore (Dio creatore) Areopago (che giudica) dirige con cura le ruote (le sfere celesti e le orbite dei pianeti)
Forse c’è sottintesa l’analogia tra il seminatore che dirige le ruote del proprio carro per spargere i semi controllando, poi, per eliminare le eventuali erbacce e Dio creatore e giudice, che dirige l’intero universo…

Dubbi restano sulla parola “AREPO”.



Interpretazione secondo una versione magica:
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Queste parole avrebbero avuto in quei tempi molto successo soprattutto fra gli ammalati, che lo consideravano una sorta di formula guaritrice da tutti i mali.









Versione religiosa molto accreditata:
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E’ chiaro che il seminatore è Dio mentre il carro è il suo trono.
Con tutte e sole le venticinque lettere che formano questo quadrato magico, fu composto un altro diagramma:








dove due PATERNOSTER appaiono intersecandosi, entrambi preceduti da A e seguiti da O, lettere che stanno per alfa e omega cioè i simboli dell’inizio e della fine di tutto.



Versione ermetica:

Una studiosa italiana, la prof. Bianca Capone, attraverso una approfondita analisi dei siti in cui sono stati rinvenute vestigia del Quadrato Sator, arriva a sostenere che dietro alla diffusione del misterioso sigillo ci sia stata l’opera dei Cavalieri Templari.


Versione “bustrofedica”:

Un’altra congettura suggestiva è quella formulata dalla scrittrice Silvana Zanella che propone una lettura “bustrofedica” del quadrato, vale a dire effettuata cambiando verso di percorrenza alla fine di ogni riga (o di ogni colonna),e la frase diventa “SATOR OPERA TENET AREPO ROTAS”. L’oscuro termine AREPO viene preso come contrazione di Areopago (nel senso di tribunale supremo). In questo modo si arriva a questa traduzione:
Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, ma il tribunale supremo decide il suo destino.
Con ciò s’intende ovviamente che
L’uomo decide le sue azioni quotidiane, ma Dio decide il suo destino.
Una tale congettura ovviamente non spiega tutto anzi…in particolare non spiega quelle iscrizioni in cui – come in quella di Aosta – le parole del Sator non sono disposte nella forma canonica del quadrato, impedendone una lettura bustrofedica.



Versione… Poste Antiche

Una ulteriore spiegazione proposta è quella per cui il quadrato Sator sarebbe una mappa universale per la distribuzione della posta nei primi secoli dell’impero romano.
In questo senso la croce centrale TENET+TENET veniva fatta coincidere col Cardo e il Decumanus degli accampamenti militari e di molte cittadine a base quadrata.
Il Quadrato sarebbe stato una vista da Nord del modello di città, con il lato superiore corrispondente al Sud e il lato sinistro all’Est.
Ad esempio: all’indirizzo Arepo-Opera corrispondeva l’incrocio tra la riga Arepo e la colonna Opera, che coincideva con un punto preciso della mappa della città al centro del settore Sud-Ovest.




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Mah… a parer mio il mistero continua.


Ciao da Tony Kospan




Fonti: notizie ed immagni da vari siti web… rielaborate da Tony Kospan






PER CHI AMA LA STORIA ED I RICORDI



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Il Manoscritto Voynich.. libro misterioso ed incomprensibile – Vero enigma o ben costruita bufala di un tempo?   Leave a comment

 

 

 

 

I libri sono, per definizione, destinati a essere letti.

Ma questo non è certamente il caso del misterioso ”Manoscritto Voynich”, che prende il nome da Wilfred Voynich, un libraio antiquario americano, che acquistò la singolare opera nel 1912 da una scuola di gesuiti vicino Roma.

 

 

 

 

 
 
 
 
IL MISTERIOSO MANOSCRITTO DI VOYNICH

 

 

 

 

 


Le sue origini e il suo autore restano ignoti, sebbene esso fosse accompagnato da una lettera del 19 agosto del 1666, di Johannes Marcus Marci, rettore dell’Università di Praga, ad Atanasio Kircher, uno studioso gesuita.

Secondo la lettera, il manoscritto era opera dello scienziato del XIII secolo Ruggero Bacone.

 


 


 


 

Il manoscritto, un volume in ottavo, di soli 15×23 cm, consiste in 204 pagine (altre 28 pagine sono andate perdute), ciascuna piena di disegni a colori e di annotazioni scritte a mano in un codice segreto.

Nonostante gli sforzi degli studiosi, non si sa in che lingua sia scritto o cifrato, o quale fosse l’intento del suo autore.

 

 

 

 

 

A prima vista si direbbe un erbario medievale, che descrive la raccolta e la preparazione delle piante medicinali, con numerose mappe astronomiche e diagrammi, il tutto decorato da curiosi piccoli nudi femminili.

Ma la maggior parte delle piante illustrate è immaginaria, una flora di pura invenzione.

 

 

 
 

 

Nel 1912, un collezionista di libri rari, Wilfrid M. Voynich, acquistò dal Collegio dei gesuiti di Villa Mondragone, a Frascati, questo manoscritto medievale di 235 pagine, scritto in un alfabeto sconosciuto ed in quella che parrebbe essere una lingua sconosciuta o cifrata.

Voynich desiderava far decrittare il manoscritto e ne fece avere delle copie fotografiche a una serie di esperti: crittologhi, linguisti, storici

 

 

 

 

Ma nonostante tutti gli sforzi, il libro, a tutt’oggi, non è ancora stato decifrato.

Venne poi venduto ad un antiquario newyorkese nel 1961 per la “modica” somma di 24.500 dollari.

Questi valutò il volume a 160.000 dollari, ma non fece un buon affare, perchè non riuscì a trovare un compratore.

 

 

 

 

Alla fine lo donò all’università di Yale, dove è tuttora conservato alla Beinecke Rare Book Library con il numero di catalogo MS 408.

Forse consultando una delle tantissime copie del manoscritto sareste in grado di decifrare questo puzzle storico

Provateci… 

Chissà…

Secondo molti però non c’è alcun arcano ma solo la fantasia sfrenata dell’autore e la sua volontà di far impazzire coloro che si sarebbero avvicinati alla sua opera… (nel qual caso c’è riuscito in pieno).

 

 

 

 

Cosa ne pensate?

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

FONTI TESTO: VARI SITI WEB

LIBERO ADATTAMENTO, IMPAGINAZ. E COORDIN. T.K.




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La spada nella roccia.. solo una leggenda? No! Esiste ed è in Italia! Vediamola e conosciamone la storia! I PARTE   Leave a comment




Molti pensano che si tratti solo di una leggenda medievale
ma la spada nella roccia la possiamo ammirare davvero
ed è in Italia nell’Abbazia di San Galgano.








“Un Cavaliere è devoto al valore,
il suo cuore conosce solo la virtù,
la sua spada difende i bisognosi,
la sua forza sostiene i deboli,
le sue parole dicono solo verità,
la sua ira si abbatte sui malvagi.”








LA SPADA NELLA ROCCIA
– LA LEGGENDA E’… REALTA’ –




Ma andiamo con ordine.
Tra le tante leggende quella di Re Artù è sicuramente una delle più affascinanti.
Tanti sono i personaggi e le storie che ruotano intorno al Re, nato, secondo la leggenda, grazie ad un incantesimo di Merlino.
Il mago permise infatti a Uther Pendragon, re di Britannia, di giacere con la bella Igerna, trasformando i suoi lineamenti in quelli del marito di lei.






La spada nella roccia di San Galgano



Merlino pretese che, in cambio dell’incantesimo, Re Uther gli consegnasse il bambino non appena fosse nato. 
Al momento della nascita, Merlino reclamò il neonato e lo affidò ad una famiglia per allevarlo. 
Ma il mago aveva grandi progetti per il piccolo, che infatti, apparentemente per caso divenne Re di Britannia, dopo essere riuscito a estrarre la Spada nella Roccia. 
Fin qui la leggenda arturiana, ma la leggenda della spada nella roccia si intreccia in maniera decisamente affascinante con la realtà, e per l’esattezza con una realtà tutta italiana.
Siamo nella Toscana del XII secolo, poco lontani da Siena, in un paesino chiamato Chiusdino. 
Qui, nel 1148, nasce Galgano Guidotti. 
La cavalleria lo affascina al punto che, dopo una prima visione di San Michele, decide di diventare egli stesso un cavaliere, e la sua vita viene segnata da un comportamento libertino e dissoluto. 
I suoi genitori avevano per lungo tempo atteso l’arrivo di un figlio, tanto da recarsi in pellegrinaggio verso la Basilica di San Michele sul Monte Gargano in Puglia, (da qui forse il nome del santo).
Ma si abbandonano allo sconforto per i suoi comportamenti. 
Il destino ha, però, riservato loro una sorpresa.





Un’antica immagine raffigurante Galgano e la sua spada nella roccia




Galgano, dopo una seconda visione di San Michele, si interroga sulla sua vita e decide di dedicare i suoi anni a venire a Dio e di vivere come un eremita.
Impugnata la sua spada, la conficca in una roccia, e davanti all’elsa, che si erge come una croce, egli pregherà (una variante della storia narra che fu lo stesso San Michele a conficcare la spada).
Era il 1180 e l’intero anno successivo viene segnato dai miracoli di Galgano, che muore di stenti nel 1181. 
La sua beatificazione avviene in soli 3 giorni e nel 1185 papa Urbano III lo proclama Santo.
Di lui rimane solo il teschio, conservato nella chiesa di Chiusdino, da cui si racconta crescessero capelli biondi, tanto da nominare San Galgano protettore dei calvi.
Il resto del corpo non è mai stato trovato, sebbene alcuni testi indichino come luogo di sepoltura l’area intorno alla spada.
Sul luogo è stata poi costruita una chiesetta, con una particolare volta dipinta con cerchi concentrici bianchi e neri.






Si potrebbe pensare ad una variazione della leggenda Arturiana, ma c’è una testimonianza incontestabile: la spada è ancora oggi conficcata nella roccia.
E su questo mistero sono iniziate le indagini di alcuni ricercatori delle Università di Pavia, Milano, Padova e Siena.
I risultati hanno confermato che l’elsa che emerge dalla roccia appartiene a una intera spada realmente conficcata nella roccia. 
Le ricerche hanno anche permesso di datare con precisione la chiesa e alcuni resti ossei trovati in una piccola scatola, anche se purtroppo i risultati non sono stati resi pubblici.
La cronologia degli eventi, e delle diverse opere che hanno reso celebre Re Artù, testimoniano come in realtà si potrebbe vedere in Galgano un vero e proprio ispiratore del famoso ciclo Arturiano.
Lo stesso nome Galgano pare sia stato mutato in Galvano, uno dei cavalieri della tavola rotonda. 
Il ciclo Arturiano inoltre risale alla fine del XII secolo, esattamente dopo la morte del santo senese.





I resti dell’Abbazia di San Galgano 




Se ci si fa trasportare dalla leggenda non si può ignorare uno dei sogni fatti da Galgano, in cui egli incontrò Gesù e i dodici Apostoli seduti intorno ad una tavola rotonda e vide il Santo Graal.
Coincidenze si potrebbe dire, ma è facile cedere al fascino dei miti celtici e ambientazioni medievali che fanno da sfondo alla storia e di Galgano. 
A poca distanza dalla collinetta su cui sorge la chiesetta, infatti, si trovano i resti di un’antica abbazia cistercense, ormai senza tetto, a causa del crollo del campanile, e con un prato al posto del pavimento.
Un paesaggio che sembra essere tratto dalle più antiche e famose leggende dei cavalieri medievali, un luogo quasi magico in cui circa 750 anni fa si svolsero eventi straordinari.


TESTO DI GIANLUCA MARRAS 


C O N T I N U A




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STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
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Nel nordest del Brasile rinvenuta un’altra sorprendente e misteriosa… Stonehenge!   Leave a comment

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Conosciamo tutti le misteriose pietre monumentali di Stonehenge ma ora sappiamo che ne sono state scoperte altre, altrettanto antichissime e poste anch'esse a cerchio, in una zona del Brasile in cui non ci si aspettava proprio di trovar opere del genere.



LA SORPRENDENTE STONEHENGE DEL BRASILE









LA NOTIZIA E LA DOCUMENTAZIONE



Archeologi brasiliani hanno scoperto un’antica struttura di pietra in un angolo remoto della Foresta Amazzonica che potrebbe gettare nuova luce sul passato della regione.

Il sito, che si crede potesse essere un osservatorio astronomico o un luogo di culto, è precedente alla colonizzazione Europea e suggerirebbe una conoscenza sofisticata dell’astronomia.





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L’aspetto della struttura è stato paragonato al sito inglese di Stonehenge.

In precedenza si credeva che, prima della colonizzazione europea, nella Foresta Amazzonica non esistessero civiltà avanzate.

Gli archeologi hanno effettuato la scoperta nello stato brasiliano di Amapa, all’estremo nord del Brasile.







Un totale di 127 grandi blocchi di pietra sono stati trovati conficcati nel terreno sulla cima di una collina.

Ben conservate e ognuna pesante diverse tonnellate, le pietre sono state disposte verticalmente a intervalli regolari.

Non si sa ancora con precisione quando la struttura venne costruita, ma frammenti di ceramica indigena trovati nel sito sono stati datati a 2.000 anni fa.










Ciò che ha impressionato i ricercatori è la raffinatezza della costruzione.

Sembrano essere state disposte per indicare il solstizio d’inverno, nel momento in cui il sole si trova nel punto più basso del cielo.

Si pensa che le antiche popolazioni amazzoniche usassero le stelle e le fasi lunari per determinare il ciclo delle coltivazioni.

Fonte: BBC News, heraedizioni.com









QUALCHE PERSONALE CONSIDERAZIONE



Sappiamo che in America, prima di Colombo, sono fiorite grandissime civiltà con conoscenze incredibili in materia astronomica…

Tra le più note ricordiamo quelle dei Maya, degli Aztechi e degli Inca.

Ma questa è molto più antica e si trova in una zona in cui non si pensava proprio di trovarne.

Per questo la scoperta ha destato sorpresa ed ancora non si conosce nulla del popolo che eresse i megaliti…




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Ritengo, in ogni caso, che sia davvero una scoperta molto affascinante… e sorprendente…

La presenza in varie parti del mondo, ed in forme simili, di antichi megaliti disposti a cerchio, lascia poi molto da pensare… ed appare davvero misteriosa…

Sembra che in zone lontanissime tra loro , addirittura in continenti separati da oceani, millenni fa ci siano state civiltà megalitiche molto ma molto simili.

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Infine queste opere del passato ci dimostrano che l’uomo ha sempre cercato ed amato la conoscenza cercando di guardare oltre la realtà vicina… ed operato quindi in tal senso.

Tony Kospan






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