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Quando la moda diventa arte. Alcuni dei 111 capi di abbigliamento che hanno segnato il XX e l’inizio del XXI sec.   Leave a comment








L’arte è moda? O la moda è arte?


Certo esse sono accomunate dalla creatività… e dal “design”.








Certo non tutta la moda è arte… ma talvolta essa supera i confini del semplice abbigliamento e diventa… oggetto di culto.


Questo rapporto è stato riconosciuto da alcuni musei e sono nate mostre in cui o sono state esposte famose opere d’arte in cui l’abbigliamento ha un ruolo importante, anche come documentazione storica, o al contrario sono stati esposti abiti che per le loro linee ed il loro fascino hanno conquistato il mondo.







Di questo secondo aspetto si è interessata la recente mostra del MoMA di New York “Items:Is fashion Modern?” che ha approfondito questo tema con una mostra in cui sono stati esposti 111 oggetti di abbigliamento mitici del XX e XXI secolo.


Essi sono stati scelti per aver contribuito a plasmare la cultura della moda superando i confini del tempo.









Questa recente mostra è stata interamente dedicata a loro per evidenziarne l’impatto sociale, culturale, estetico, tecnologico ed economico.

Solo un’altra volta, oltre 70 anni fa nel 1944, con la mostra “Are Clothes Modern?” curata dall’architetto e designer Bernard Rudofsky, il MoMA aveva dedicato le sue sale al rilievo “artistico” (in senso lato) della moda.

Ma ora passiamo dalla pura teoria ad esaminare ed a mostrare alcuni casi concreti presenti nella mostra.




LA GIACCA “PERFECTO” (CHIODO)







E’ il  giubbotto di pelle indossato da Marlon Brando nel film “Il selvaggio” in cui interpretava Johnny… il “bello e dannato”… che era a capo di un gruppo di motociclisti.

Marlon Brando grazie al film divenne un mito… ma lo divenne pure il giubbotto.








Il giubbotto il cui vero nome era “Perfecto” ed era stato creato nel 1928 dalla “Scott Nyc” divenne nel tempo, pur assumendo varie altre forme, la divisa di anticonformisti, scapigliati, e centauri prima di diventare col tempo così diffuso da esser perfino usato dalle signore a passeggio.




ALL STARS o CHUK TAYLOR







Sono le scarpe di tela e gomma prodotte dalla Converse col nome “Alla Stars” prodotte per la prima volta nel 1917 per entrare nel mercato delle scarpe per il basket.








Divennero molto popolari perché scelte dal famoso cestista statunitense Chuck Taylor come sue calzature preferite e da ciò presero il nome attuale di Chuk Taylor.




LEVI’S 501 (JEANS)








Sono i pantaloni da lavoro creati nel 1850 da Levi Strauss nella sua fabbrica di San Francisco utilizzando il denim.









Questi però pian piano sono divenuti i mitici jeans usati in tutto il mondo.





TUBINO NERO (PETIT ROBE NOIRE)








E’ l’abito femminile creato da Coco Chanel per esser comodo ed usabile in ogni occasione che fu definito “uniforme per ogni tipo di donna” da Vogue.









Poi però col tempo è diventato invece simbolo di eleganza.




LA MARINIERE







E’ la maglia a manica lunga in jersey di cotone con strisce orizzontali blu e bianche inizialmente usata nei quartieri portuali e dai marinai.

Da abbigliamento militare divenne oggetto di moda dopo la 1° guerra mondiale quando Coco Chanel  ebbe l’idea di utilizzarla (ovviamente abbellendola e migliorandola) per una sua linea di moda “marinara”.








Divenne poi una maglia “cult” perché amata ed usata da personaggi come James Dean, Brigitte Bardot, e soprattutto Picasso.


Tony Kospan


Copyright Tony Kopspan



IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE

INSIEME











Edward Hopper – Breve ricordo e diversi dipinti del noto pittore dell’incomunicabilità nella moderna società   2 comments

 
 
 
 
 
 

Nighhawks (Nottambuli)

 
 
 
 
 
Parlerò ora di questo grande pittore americano del ‘900
nonché della sua arte “del silenzio” o “dell’incomunicabilità”
e mostrerò le immagini di diversi suoi noti e significativi dipinti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


EDWARD HOPPER
OVVERO 
LA POESIA SILENZIOSA NELLA PITTURA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 
(Nyack 22.7.1882 – New York 15.5.1967)
 
 
 
 
Edward Hopper è stato un pittore statunitense
divenuto famoso soprattutto per la sua capacità
di ritrarre il senso della solitudine
nella società americana contemporanea.

Il suo mondo artistico è lontano dalle tendenze
astratte o surreali in auge nella prima metà del 900.






Il suo stile si forma in modo assolutamente indipendente
ma non senza lo studio dei grandi artisti europei dell’800
ed in particolare degli impressionisti.

Per questa sua lontananza dalle grandi mode artistiche dell’epoca
 i suoi dipinti non ebbero, per lungo tempo,
la considerazione che meritavano.




Prima fila




Il vero grande successo gli arrise infatti solo verso i 50 anni
e precisamente dopo il 1933
anno in cui il MoMa di New York gli dedicò la prima retrospettiva.


 
 
 
Chop Suey (1929)




ANALISI DELLA SUA PITTURA


Le opere di Edward Hopper definito “Pittore del silenzio“, con le loro grandi valenze simboliche esplorano ed anticipano le difficili realtà comunicative della moderna società.

La sua è una pittura “semplice” e lontana da ogni virtuosismo o raffinatezza ma trasmette con forza dei messaggi, anche spirituali, grazie all’uso intenso del colore.

Ogni suo dipinto “fissa” un particolare momento emblematico di una situazione ma può anche esser visto da molte diverse angolazioni.


 
 
 


 Hopper – Autoritratto 




Il tema principale  delle sue opere è l’atmosfera di solitudine soprattutto delle grandi città dei suoi tempi ma che tuttavia, a ben vedere, è la stessa di oggi nonostante l’esplosione del web e le nuove tecnologie di comunicazione anche se celata, o coperta, dal boom dei social network.
 
 
 
 
 
 
Hopper – Sole di mattina
 
 
 

 
 
IL SUO MONDO PITTORICO

 
 
Nei suoi esordi fu molto vicino alla pittura impressionista soprattutto nel suo soggiorno europeo dei primi anni del secolo scorso ed in quelli successivi.
 
Poi però, pian piano, la “rarefazione” della sua pennellata,  in evidente contrasto con la vivacità dei colori, donando un senso di inquietudine, porta a definire la sua… una pittura metafisica.
 
La scena dei suoi quadri è sempre silenziosa ed i personaggi dipinti appaiono fermi come se ripresi nell’attimo di un pensiero o di un momento di solitaria riflessione.
 
 



.
.
.



 

New York Movie 1939


 
 



 
I suoi dipinti rappresentano quello che appariva già evidente nell’America del primo 900 e cioè il senso di vuoto, di alienazione, di grave incomunicabilità soprattutto nelle classi medie delle grandi città americane.
 
Presento ora altri suoi dipinti per meglio evidenziare quel che dicevo e cioè la sua rappresentazione di un mondo sempre più moderno, sempre più avanzato, sempre più veloce ma che, proprio per questo, gli appare (ed è) moltiplicatore di solitudine ed incomunicabilità.
 
Quel che è certo è che egli coglieva nel segno.

Oggi i suoi dipinti sono amatissimi e vanno per la maggiore ed anzi dirò di più essi sono anche diventati mitici ed emblematici del “male di vivere” di montaliana memoria.
 
 
 
 
 
 
Automat

 
 
 

 
Escursione nella filosofia
 
 
 
 
 
Compartment C Car 293




Sole al bar





The long leg – 1935
.






 
Sera blu




Stanza d’albergo



Sera d’estate




Guardare il mare


 
 
 
 Tony Kospan 
 

 
 
IL SALOTTO DEGLI ARTISTI
E DI CHI AMA L’ARTE
frebiapouce.gif
Ripped Note


.

.

.

.

 Autoritratto 

 
 
 

Il “4,33” di John Cage con il più incredibile brano musicale di sempre il silenzio irrompe nella musica   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 

Un artista ricordato soprattutto per un brano musicale
assolutamente “sui generis“.

 

 


 
(Los Angeles 5.9.1912 – New York 12.8.1992)
 
 
 
 

John Cage è stato un grande musicista statunitense ma anche
uno dei grandi protagonisti della ricerca musicale del secolo scorso.

 
 
 
 
 
 
 
 

Come accennavo su, non vi parlerò di una sua composizione classica,
ma di un brano che sconvolse il mondo musicale…
4,33

E’ il suo brano più famoso… ma anche il più discusso.

Esso rappresenta anche il più lungo silenzio
nella storia della musica.


 
 
 
 
 
 
 
 

Il brano fu eseguito da (si fa per dire) tutti gli strumenti musicali
il 29 agosto 1952 a New York alla Meverick Concert Hall.

 
 
 
 
 
 
 
 

Il numero fa riferimento ai minuti ed ai secondi di… silenzio.

 
 
Si compone di 3 movimenti il primo di 30 secondi,
il secondo di 2 minuti e 23 secondi,
ed il terzo di 1 minuto e 40 secondi per un totale di 4 minuti e 33 secondi
che è poi anche il titolo all’opera.

 
 
 
 
 
 
 
 

E’ un inno al silenzio che fa parte della tematica del nulla che Cage,
rappresentante delle avanguardie artistiche del secolo scorso, amava.
 
 
Il brano, che vuole richiamarci all’ascolto dei suoni della quotidianità e della vita,
costituisce la sintesi della sua idea di musica
ed era considerato dall’autore la sua opera più importante.

 
 
 
 
 
 
 
 

In questo video possiamo ascoltare lo stesso musicista
spiegarci il senso profondo e quasi filosofico di quel brano di silenzio.

Il video è in inglese ma è sottotitolato in italiano.

 
 
 
 

 
 
 
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 

Copyright Tony Kospan – Vietata la copia integrale omettendo autore del post e nome del blog.

    

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Nighhawks (Nottambuli)

 
 
 
 
 
Parlerò ora di questo grande pittore americano del ‘900
nonché della sua arte “del silenzio” o “dell’incomunicabilità”
e mostrerò le immagini di diversi suoi noti e significativi dipinti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


EDWARD HOPPER
OVVERO 
LA POESIA SILENZIOSA NELLA PITTURA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 
(Nyack 22.7.1882 – New York 15.5.1967)
 
 
 
 
Edward Hopper è stato un pittore statunitense
divenuto famoso soprattutto per la sua capacità
di ritrarre il senso della solitudine
nella società americana contemporanea.

Il suo mondo artistico è lontano dalle tendenze
astratte o surreali in auge nella prima metà del 900.






Il suo stile si forma in modo assolutamente indipendente
ma non senza lo studio dei grandi artisti europei dell’800
ed in particolare degli impressionisti.

Per questa sua lontananza dalle grandi mode artistiche dell’epoca
 i suoi dipinti non ebbero, per lungo tempo,
la considerazione che meritavano.




Prima fila




Il vero grande successo gli arrise infatti solo verso i 50 anni
e precisamente dopo il 1933
anno in cui il MoMa di New York gli dedicò la prima retrospettiva.


 
 
 
Chop Suey (1929)




ANALISI DELLA SUA PITTURA


Le opere di Edward Hopper definito “Pittore del silenzio“, con le loro grandi valenze simboliche esplorano ed anticipano le difficili realtà comunicative della moderna società.

La sua è una pittura “semplice” e lontana da ogni virtuosismo o raffinatezza ma trasmette con forza dei messaggi, anche spirituali, grazie all’uso intenso del colore.

Ogni suo dipinto “fissa” un particolare momento emblematico di una situazione ma può anche esser visto da molte diverse angolazioni.


 
 
 


 Hopper – Autoritratto 




Il tema principale  delle sue opere è l’atmosfera di solitudine soprattutto delle grandi città dei suoi tempi ma che tuttavia, a ben vedere, è la stessa di oggi nonostante l’esplosione del web e le nuove tecnologie di comunicazione anche se celata, o coperta, dal boom dei social network.
 
 
 
 
 
 
Hopper – Sole di mattina
 
 
 

 
 
IL SUO MONDO PITTORICO

 
 
Nei suoi esordi fu molto vicino alla pittura impressionista soprattutto nel suo soggiorno europeo dei primi anni del secolo scorso ed in quelli successivi.
 
Poi però, pian piano, la “rarefazione” della sua pennellata,  in evidente contrasto con la vivacità dei colori, donando un senso di inquietudine, porta a definire la sua… una pittura metafisica.
 
La scena dei suoi quadri è sempre silenziosa ed i personaggi dipinti appaiono fermi come se ripresi nell’attimo di un pensiero o di un momento di solitaria riflessione.
 
 



.
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.



 

New York Movie 1939


 
 



 
I suoi dipinti rappresentano quello che appariva già evidente nell’America del primo 900 e cioè il senso di vuoto, di alienazione, di grave incomunicabilità soprattutto nelle classi medie delle grandi città americane.
 
Presento ora altri suoi dipinti per meglio evidenziare quel che dicevo e cioè la sua rappresentazione di un mondo sempre più moderno, sempre più avanzato, sempre più veloce ma che, proprio per questo, gli appare (ed è) moltiplicatore di solitudine ed incomunicabilità.
 
Quel che è certo è che egli coglieva nel segno.

Oggi i suoi dipinti sono amatissimi e vanno per la maggiore ed anzi dirò di più essi sono anche diventati mitici ed emblematici del “male di vivere” di montaliana memoria.
 
 
 
 
 
 
Automat

 
 
 

 
Escursione nella filosofia
 
 
 
 
 
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The long leg – 1935
.






 
Sera blu




Stanza d’albergo



Sera d’estate




Guardare il mare


 
 
 
 Tony Kospan 
 

 
 
IL SALOTTO DEGLI ARTISTI
E DI CHI AMA L’ARTE
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.

.

.

.

 Autoritratto 

 
 
 

Quando la moda diventa… arte. Ecco alcuni dei 111 capi di abbigliamento che hanno segnato il XX e l’inizio del XXI sec.   Leave a comment








L'arte è moda? O la moda è arte?


Certo esse sono accomunate dalla creatività… e dal “design”.








Certo non tutta la moda è arte… ma talvolta essa supera i confini del semplice abbigliamento e diventa… oggetto di culto.


Questo rapporto è stato riconosciuto da alcuni musei e sono nate mostre in cui o sono state esposte famose opere d'arte in cui l'abbigliamento ha un ruolo importante, anche come documentazione storica, o al contrario sono stati esposti abiti che per le loro linee ed il loro fascino hanno conquistato il mondo.







Di questo secondo aspetto si è interessata la recente mostra del MoMA di New York “Items:Is fashion Modern?” che ha approfondito questo tema con una mostra in cui sono stati esposti 111 oggetti di abbigliamento mitici del XX e XXI secolo.


Essi sono stati scelti per aver contribuito a plasmare la cultura della moda superando i confini del tempo.









Questa recente mostra è stata interamente dedicata a loro per evidenziarne l'impatto sociale, culturale, estetico, tecnologico ed economico.

Solo un'altra volta, oltre 70 anni fa nel 1944, con la mostra “Are Clothes Modern?” curata dall'architetto e designer Bernard Rudofsky, il MoMA aveva dedicato le sue sale al rilievo “artistico” (in senso lato) della moda.

Ma ora passiamo dalla pura teoria ad esaminare ed a mostrare alcuni casi concreti presenti nella mostra.




LA GIACCA “PERFECTO” (CHIODO)







E' il  giubbotto di pelle indossato da Marlon Brando nel film “Il selvaggio” in cui interpretava Johnny… il “bello e dannato”… che era a capo di un gruppo di motociclisti.

Marlon Brando grazie al film divenne un mito… ma lo divenne pure il giubbotto.








Il giubbotto il cui vero nome era “Perfecto” ed era stato creato nel 1928 dalla “Scott Nyc” divenne nel tempo, pur assumendo varie altre forme, la divisa di anticonformisti, scapigliati, e centauri prima di diventare col tempo così diffuso da esser perfino usato dalle signore a passeggio.




ALL STARS o CHUK TAYLOR







Sono le scarpe di tela e gomma prodotte dalla Converse col nome “Alla Stars” prodotte per la prima volta nel 1917 per entrare nel mercato delle scarpe per il basket.








Divennero molto popolari perché scelte dal famoso cestista statunitense Chuck Taylor come sue calzature preferite e da ciò presero il nome attuale di Chuk Taylor.




LEVI'S 501 (JEANS)








Sono i pantaloni da lavoro creati nel 1850 da Levi Strauss nella sua fabbrica di San Francisco utilizzando il denim.









Questi però pian piano sono divenuti i mitici jeans usati in tutto il mondo.





TUBINO NERO (PETIT ROBE NOIRE)








E' l'abito femminile creato da Coco Chanel per esser comodo ed usabile in ogni occasione che fu definito “uniforme per ogni tipo di donna” da Vogue.









Poi però col tempo è diventato invece simbolo di eleganza.




LA MARINIERE







E' la maglia a manica lunga in jersey di cotone con strisce orizzontali blu e bianche inizialmente usata nei quartieri portuali e dai marinai.

Da abbigliamento militare divenne oggetto di moda dopo la 1° guerra mondiale quando Coco Chanel  ebbe l'idea di utilizzarla (ovviamente abbellendola e migliorandola) per una sua linea di moda “marinara”.








Divenne poi una maglia “cult” perché amata ed usata da personaggi come James Dean, Brigitte Bardot, e soprattutto Picasso.


Tony Kospan


Copyright Tony Kopspan




IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE

INSIEME









“4,33” di John Cage… ecco il più incredibile brano musicale di sempre! il silenzio irrompe nella musica!   1 comment

 
 
 
 
 
 
 
 

Un artista ricordato soprattutto per un brano musicale
assolutamente “sui generis“.

 

 


 
(Los Angeles 5.9.1912 – New York 12.8.1992)
 
 
 
 

John Cage è stato un grande musicista statunitense ma anche
uno dei grandi protagonisti della ricerca musicale del secolo scorso.

 
 
 
 
 
 
 
 

Come accennavo su, non vi parlerò di una sua composizione classica,
ma di un brano che sconvolse il mondo musicale…
4,33

E’ il suo brano più famoso… ma anche il più discusso.

Esso rappresenta anche il più lungo silenzio
nella storia della musica.


 
 
 
 
 
 
 
 

Il brano fu eseguito da (si fa per dire) tutti gli strumenti musicali
il 29 agosto 1952 a New York alla Meverick Concert Hall.

 
 
 
 
 
 
 
 

Il numero fa riferimento ai minuti ed ai secondi di… silenzio.

 
 
Si compone di 3 movimenti il primo di 30 secondi,
il secondo di 2 minuti e 23 secondi,
ed il terzo di 1 minuto e 40 secondi per un totale di 4 minuti e 33 secondi
che è poi anche il titolo all’opera.

 
 
 
 
 
 
 
 

E’ un inno al silenzio che fa parte della tematica del nulla che Cage,
rappresentante delle avanguardie artistiche del secolo scorso, amava.
 
 
Il brano, che vuole richiamarci all’ascolto dei suoni della quotidianità e della vita,
costituisce la sintesi della sua idea di musica
ed era considerato dall’autore la sua opera più importante.

 
 
 
 
 
 
 
 

In questo video possiamo ascoltare lo stesso musicista
spiegarci il senso profondo e quasi filosofico di quel brano di silenzio.

Il video è in inglese ma è sottotitolato in italiano.

 
 
 
 

 
 
 
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 

Copyright Tony Kospan – Vietata la copia integrale omettendo autore del post e nome del blog.

    

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Edward Hopper – Breve ricordo.. l’analisi della sua arte e vari dipinti del pittore della solitudine nella moderna società   Leave a comment

 
 
 
 
 
 

Nighhawks (Nottambuli)

 
 
 
 
 
Parlerò ora di questo grande pittore americano del ‘900
nonché della sua arte “del silenzio” o “dell’incomunicabilità”
e mostrerò le immagini di diversi suoi noti e significativi dipinti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


EDWARD HOPPER
OVVERO 
LA POESIA SILENZIOSA NELLA PITTURA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 
(Nyack 22.7.1882 – New York 15.5.1967)
 
 
 
 
Edward Hopper è stato un pittore statunitense
divenuto famoso soprattutto per la sua capacità
di ritrarre il senso della solitudine
nella società americana contemporanea.

Il suo mondo artistico è lontano dalle tendenze
astratte o surreali in auge nella prima metà del 900.






Il suo stile si forma in modo assolutamente indipendente
ma non senza lo studio dei grandi artisti europei dell’800
ed in particolare degli impressionisti.

Per questa sua lontananza dalle grandi mode artistiche dell’epoca
 i suoi dipinti non ebbero, per lungo tempo,
la considerazione che meritavano.




Prima fila




Il vero grande successo gli arrise infatti solo verso i 50 anni
e precisamente dopo il 1933
anno in cui il MoMa di New York gli dedicò la prima retrospettiva.


 
 
 
Chop Suey (1929)




ANALISI DELLA SUA PITTURA


Le opere di Edward Hopper definito “Pittore del silenzio“, con le loro grandi valenze simboliche esplorano ed anticipano le difficili realtà comunicative della moderna società.

La sua è una pittura “semplice” e lontana da ogni virtuosismo o raffinatezza ma trasmette con forza dei messaggi, anche spirituali, grazie all’uso intenso del colore.

Ogni suo dipinto “fissa” un particolare momento emblematico di una situazione ma può anche esser visto da molte diverse angolazioni.


 
 
 


 Hopper – Autoritratto 




Il tema principale  delle sue opere è l’atmosfera di solitudine soprattutto delle grandi città dei suoi tempi ma che tuttavia, a ben vedere, è la stessa di oggi nonostante l’esplosione del web e le nuove tecnologie di comunicazione anche se celata, o coperta, dal boom dei social network.
 
 
 
 
 
 
Hopper – Sole di mattina
 
 
 

 
 
IL SUO MONDO PITTORICO

 
 
Nei suoi esordi fu molto vicino alla pittura impressionista soprattutto nel suo soggiorno europeo dei primi anni del secolo scorso ed in quelli successivi.
 
Poi però, pian piano, la “rarefazione” della sua pennellata,  in evidente contrasto con la vivacità dei colori, donando un senso di inquietudine, porta a definire la sua… una pittura metafisica.
 
La scena dei suoi quadri è sempre silenziosa ed i personaggi dipinti appaiono fermi come se ripresi nell’attimo di un pensiero o di un momento di solitaria riflessione.
 
 



.
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.



 

New York Movie 1939


 
 



 
I suoi dipinti rappresentano quello che appariva già evidente nell’America del primo 900 e cioè il senso di vuoto, di alienazione, di grave incomunicabilità soprattutto nelle classi medie delle grandi città americane.
 
Presento ora altri suoi dipinti per meglio evidenziare quel che dicevo e cioè la sua rappresentazione di un mondo sempre più moderno, sempre più avanzato, sempre più veloce ma che, proprio per questo, gli appare (ed è) moltiplicatore di solitudine ed incomunicabilità.
 
Quel che è certo è che egli coglieva nel segno.

Oggi i suoi dipinti sono amatissimi e vanno per la maggiore ed anzi dirò di più essi sono anche diventati mitici ed emblematici del “male di vivere” di montaliana memoria.
 
 
 
 
 
 
Automat

 
 
 

 
Escursione nella filosofia
 
 
 
 
 
Compartment C Car 293




Sole al bar





The long leg – 1935
.






 
Sera blu




Stanza d’albergo



Sera d’estate




Guardare il mare


 
 
 
 Tony Kospan 
 

 
 
IL SALOTTO DEGLI ARTISTI
E DI CHI AMA L’ARTE
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Ripped Note


.

.

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.

 Autoritratto 

 
 
 

Quando la moda è… arte! Ecco alcuni dei 111 oggetti di abbigliamento che hanno segnato il XX e l’inizio del XXI sec.   1 comment








L’arte è moda? O la moda è arte?


Certo esse sono accomunate dalla creatività… e dal “design”.








Certo non tutta la moda è arte… ma talvolta essa supera i confini del semplice abbigliamento e diventa… oggetto di culto.


Questo rapporto è stato riconosciuto da alcuni musei e sono nate mostre in cui o sono state esposte famose opere d’arte in cui l’abbigliamento ha un ruolo importante, anche come documentazione storica, o al contrario sono stati esposti abiti che per le loro linee ed il loro fascino hanno conquistato il mondo.







Di questo secondo aspetto si è interessata la recente mostra del MoMA di New York “Items:Is fashion Modern?” che ha approfondito questo tema con una mostra in cui sono stati esposti 111 oggetti di abbigliamento mitici del XX e XXI secolo.


Essi sono stati scelti per aver contribuito a plasmare la cultura della moda superando i confini del tempo.









Questa recente mostra è stata interamente dedicata a loro per evidenziarne l’impatto sociale, culturale, estetico, tecnologico ed economico.

Solo un’altra volta, oltre 70 anni fa nel 1944, con la mostra “Are Clothes Modern?” curata dall’architetto e designer Bernard Rudofsky, il MoMA aveva dedicato le sue sale al rilievo “artistico” (in senso lato) della moda.

Ma ora passiamo dalla pura teoria ad esaminare ed a mostrare alcuni casi concreti presenti nella mostra.




LA GIACCA “PERFECTO” (CHIODO)







E’ il  giubbotto di pelle indossato da Marlon Brando nel film “Il selvaggio” in cui interpretava Johnny… il “bello e dannato”… che era a capo di un gruppo di motociclisti.

Marlon Brando grazie al film divenne un mito… ma lo divenne pure il giubbotto.








Il giubbotto il cui vero nome era “Perfecto” ed era stato creato nel 1928 dalla “Scott Nyc” divenne nel tempo, pur assumendo varie altre forme, la divisa di anticonformisti, scapigliati, e centauri prima di diventare col tempo così diffuso da esser perfino usato dalle signore a passeggio.




ALL STARS o CHUK TAYLOR







Sono le scarpe di tela e gomma prodotte dalla Converse col nome “Alla Stars” prodotte per la prima volta nel 1917 per entrare nel mercato delle scarpe per il basket.








Divennero molto popolari perché scelte dal famoso cestista statunitense Chuck Taylor come sue calzature preferite e da ciò presero il nome attuale di Chuk Taylor.




LEVI’S 501 (JEANS)








Sono i pantaloni da lavoro creati nel 1850 da Levi Strauss nella sua fabbrica di San Francisco utilizzando il denim.









Questi però pian piano sono divenuti i mitici jeans usati in tutto il mondo.





TUBINO NERO (PETIT ROBE NOIRE)








E’ l’abito femminile creato da Coco Chanel per esser comodo ed usabile in ogni occasione che fu definito “uniforme per ogni tipo di donna” da Vogue.









Poi però col tempo è diventato invece simbolo di eleganza.




LA MARINIERE







E’ la maglia a manica lunga in jersey di cotone con strisce orizzontali blu e bianche inizialmente usata nei quartieri portuali e dai marinai.

Da abbigliamento militare divenne oggetto di moda dopo la 1° guerra mondiale quando Coco Chanel  ebbe l’idea di utilizzarla (ovviamente abbellendola e migliorandola) per una sua linea di moda “marinara”.








Divenne poi una maglia “cult” perché amata ed usata da personaggi come James Dean, Brigitte Bardot, e soprattutto Picasso.


Tony Kospan


Copyright Tony Kopspan




IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE

INSIEME










E’ “4,33” di John Cage il più incredibile brano musicale! il silenzio irrompe nella musica!   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 

Un artista ricordato soprattutto per un brano musicale
assolutamente “sui generis“.

 

 


(Los Angeles 5.9.1912 – New York 12.8.1992)
 
 
 
 

John Cage è stato un grande musicista statunitense ma anche
uno dei grandi protagonisti della ricerca musicale del secolo scorso.

 
 
 
 
 
 
 
 

Come accennavo su non vi parlerò di una sua composizione classica
ma di un brano che sconvolse il mondo musicale…
4,33

E' il suo brano più famoso… ma anche il più discusso.

Esso rappresenta anche il più lungo silenzio
nella storia della musica.


 
 
 
 
 
 
 
 

Il brano fu eseguito da (si fa per dire) tutti gli strumenti musicali
il 29 agosto 1952 a New York alla Meverick Concert Hall.

 
 
 
 
 
 
 
 

Il numero fa riferimento ai minuti ed ai secondi di… silenzio.

 
 
Si compone di 3 movimenti il primo di 30 secondi,
il secondo di 2 minuti e 23 secondi,
ed il terzo di 1 minuto e 40 secondi per un totale di 4 minuti e 33 secondi
che è poi anche il titolo all’opera.

 
 
 
 
 
 
 
 

E' un inno al silenzio che fa parte della tematica del nulla che Cage,
rappresentante delle avanguardie artistiche del secolo scorso, amava.
 
 
Il brano, che vuole richiamarci all'ascolto dei suoni della quotidianità e della vita,
costituisce la sintesi della sua idea di musica
ed era considerato dall'autore la sua opera più importante.

 
 
 
 
 
 
 
 

In questo video possiamo ascoltare lo stesso musicista
spiegarci il senso profondo e quasi filosofico di quel brano di silenzio.

Il video è in inglese ma è sottotitolato in italiano.

 
 
 
 

 
 
 
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 

Copyright Tony Kospan – Vietata la copia integrale omettendo autore del post e nome del blog.

 

 

 


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Walter Rosenblum – Biografia e capolavori di un mito della fotografia del ‘900 – Umanità e arte fotografica   Leave a comment

 


QUANDO LA FOTOGRAFIA E' ARTE
UMANITA' E DOCUMENTAZIONE STORICA


Walter Rosenblum per oltre mezzo secolo
è stato un punto di riferimento per l'arte fotografica,
sia negli Stati Uniti che nel mondo.

 
 
 
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WALTER ROSENBLUM
ARTE FOTOGRAFICA… E TESTIMONIANZA SOCIALE…
 
 
 
 
 
Walter Rosenblum (New York, 1 ottobre 1919 – 23 gennaio 2006)




DIAMO PRIMA UN'OCCHIATA AD ALCUNE TRA LE SUE FOTO PIU' FAMOSE





 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA
 
 
 
 

Walter Rosenblum fu testimone attivo di alcuni dei più significativi eventi dell’età moderna e sperimentò personalmente, durante gli anni giovanili, le condizioni degli immigrati in America; visse la grande Depressione, la seconda Guerra Mondiale e la repressione del maccartismo.
 
In tempi più recenti poté osservare il mutarsi delle condizioni di vita delle minoranze di New York e la crescita di una consapevolezza politica ed estetica nel Terzo Mondo. Rosenblum usò occhi e apparecchio fotografico per cercare di capire il corso delle vicende umane e celebrare i sentimenti egli uomini.

All’età di diciassette anni entrò a far parte della Photo League di New York dove incontrò Lewis Hine e studiò con Paul Strand, che contribuirono in modo fondamentale alla formazione della sua visione sull’arte e sulla vita.
 
 
 
 
  
 
 
 
 

In particolare egli condivise con Hine la convinzione che con la fotografia fosse possibile dimostrare che la dignità è un sentimento universale, che non si possono fare differenze fra gli uomini in base alla razza, alle religioni, alla nazionalità o alle condizioni economiche.

 
 
 
 

 

 

Fotografo dell’esercito nel corso della seconda guerra mondiale, sbarcò il D Day in Normandia, dove, per la morte di un cineoperatore nel corso dello sbarco, ne dovette prendere il posto per tutto il conflitto attraversando così la Francia, la Germania,l’Austria e realizzando il primo film sul campo di concentramento di Dachau appena liberato.

Per le coraggiose azioni svolte durante il combattimento fu anche insignito della “Silver Star”, della “Bronze Star”, del “Purple Heart” e la Unit Citation presidenziale, divenendo uno dei fotografi più decorati della Seconda Guerra Mondiale.

 

 

 

Sbarco in Normandia

 

 

 

Prigionieri tedeschi



Ma Rosenblum nel suo percorso professionale non mancò di fotografare i quartieri dove vivevano gli immigrati di New York e del South Bronx con gli insediamenti della nuova immigrazione, e in seguito spingendosi anche ad Haiti, Francia, Italia, Cuba, Cina, nell’ Unione Sovietica e in Brasile.

 
Da quest’immensa ricchezza di esperienze e dal prolungato rapporto con le diverse culture la visione fotografica di Rosenblum divenne testimone della condizione umana come di una comunità globale in cui i bisogni fondamentali, i valori e le aspirazioni esistenziali sono universalmente condivisi.
 

 

 




 

 

Rosenblum cercò così di sottolineare la dignità dell’essere umano, con i suoi soggetti mai semplici vittime, ma persone integre e complesse, la cui umanità sopravvive intatta malgrado le circostanze avverse.

La sua macchina fotografica fu strumento affinché gli uomini si potessero riconoscere nelle loro azioni e comportamenti, nella speranza che la comprensione delle dinamiche interpersonali, potesse estinguere ignoranza e paura e le principali cause di tante ingiustizie sociali.

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
Le opere di Walter Rosenblum sono conservate in prestigiose collezioni, quali il J.Paul Getty Museum di Malibù, alla Library of Congress di Washington, al MoMA, al Metropolitan Museum of Art e all’ICP di New York, alla Bibliotheque Nazionale de France di Parigi ed altri ancora.
 
 
 
Possiamo infine ancor meglio approfondire la conoscenza sua e delle sue opere attraverso questo bel video…
 
 
 
 



 
 
 
FINE
 
 
 
Testi ed immagini dal Web coordinati da T.K.
 
 
 
 
TONY KOSPAN


 
 
 
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