Archivio per l'etichetta ‘Napoli

La Cappella Sansevero ed i suoi misteriosi capolavori – La Pudicizia con analisi ed interpretazioni – III Parte   Leave a comment

 
 
 


 
 
 

Quest’opera, con il Cristo velato di cui abbiamo già parlato
ed il Disinganno di cui parleremo più avanti,
forma la triade delle opere della Cappella più apprezzate
fin dal ‘700 dai visitatori e dagli storici dell’arte
ed è oggi un’immagine che vediamo molto spesso nel web.

 
 
 

LE ALTRE OPERE DELLA CAPPELLA
LA PUDICIZIA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
Il Principe Raimondo l’ha dedicata alla memoria
della “incomparabile madre”, la nobildonna Cecilia Gaetani,
morta quando Raimondo aveva meno di un anno.


 
 
 
 
 
 

L’autore, il veneto Antonio Corradini noto per le sue figure velate,
è davvero un grande della scultura dell’epoca.

Aveva lavorato con successo in diverse parti d’Europa
ma morì proprio poco dopo averla terminata.
 
La prima cosa che salta all’occhio nell’osservarla
è che il titolo “La pudicizia” è davvero strano
tanto la statua appare… maestosamente “impudica“!


 
 
 
 
 
 


Anche qui il “velo corradiniano” appare fantastico
con quelle pieghe trasparenti del tessuto
che aderiscono elegantemente e morbidamente alla pelle.
 
L’arte del velo nella scultura era già nota agli antichi
ed era molto amata dal Principe anche per il suo significato esoterico
del… velare e… svelare (la verità).


 
 
 
 
 
 


La donna ha una cintura di rose intrecciate
ed uno sguardo perso nel vuoto ed ha poi accanto a sé
l’albero della vita e una lapide divisa in 2 parti
simbolo indiscusso di una vita troppo presto spezzata
ed ancor più confermato dalla mano lì appoggiata.
 

La base infine su cui essa è situata
mostra un bassorilievo in cui è raffigurato
l’episodio evangelico del Noli me tangere.


 
 
 
 
 
 
 


Abbiamo dunque visto e descritto la statua
sia come “significato familiare“,
omaggio alla madre prematuramente morta,
che da un punto di vista artistico,
la genialità dell’arte del Corradini.
 
Ora esaminiamo le differenti ed opposte interpretazioni
esoteriche e cristiane della stessa.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE ESOTERICA
 
 


Appare chiaro che se la scultura voleva rappresentare
solo un omaggio alla madre morta così giovane
qui c’è molto… ma molto di più
a partire da quel velo di cui abbiamo già parlato,
riferimento alla sapienza nascosta ai non iniziati,
e per la figura accostabile alla dea egizia Iside.
 

Inoltre tanto gli arbusti di quercia,
albero della conoscenza del Bene e del Male per gli antichi,
l’opulenza delle forme, la cintura di rose (Rosa mistica?) etc
evidenziano che l’opera
non è altro che un’allegoria della sapienza esoterica.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE RELIGIOSA O CLASSICA

 
 
Tutti i simboli dell’opera non sono altro
che espressione della fede cristiana.
 

La quercia è anche un simbolo cristiano,
il vaso sotto la statua è  un contenitore di incenso,
la cintura di rose rappresenta la nascita della vita,
la lapide rotta fa riferimento alla resurrezione
(lapide del sepolcro di Cristo trovata rotta )
ed il velo null’altro è che un omaggio
alla nuda castità e/o alla nudità di Eva.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

UNA PERSONALE OPINIONE

 
 
Tanta religiosità nel Principe, noto massone
e duramente perseguitato a più riprese dalla Chiesa
mi sfugge proprio del tutto e mi appare incomprensibile.


Lo stesso Corradini, lo scultore, era poi un iniziato.


Come pure non mi convince l’idea che un figlio
 voglia ricordare la madre precocemente scomparsa
mostrandola con forme così procaci
e coperte solo da un leggero velo trasparente.


 
 
 
 
 
 
 
 


Però penso anche che sia innegabile
la presenza di diversi riferimenti religiosi.
 
Dunque ritengo che nell’opera siano presenti
entrambi gli aspetti che forse sono stati volutamente
tenuti insieme principalmente per 2 motivi.
 
Il primo è quello di renderla ancor più misteriosa
ed il secondo per evitare le ire delle Autorità ecclesiastiche.

In ogni caso è indubitabile che si tratta
di un vero e proprio fantastico capolavoro…


 
 
 
 
 
 

FINE DELLA III PARTE

(LA CAPPELLA SANSEVERO 
E LE 4 INTERPRETAZIONI 
DELLE SUE MISTERIOSE OPERE)
 
 

La visita virtuale della Cappella
continuerà con le altre misteriose opere

 
 
 
 
Chi volesse legger la I parte
– Presentazione e biografia del Principe di Sansevero –
 
 
 
 
Chi volesse legger la II parte
– La Cappella ed il Cristo Velato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PER LE NOVITA’
SE IL BLOG TI PIACE
I S C R I V I T I


.
.
.
.
 
 
.
.
.
.
 
 

IL PRESEPE – La sua lunga storia.. in breve.. da San Francesco ad oggi – Religiosità e piccoli capolavori   Leave a comment

.

.




 

.

Il Presepe e l’Albero di Natale sono i simboli principali

di quella che è la più grande festa della Cristianità.


Ma mentre l’Albero di Natale ha un’origine abbastanza recente

il Presepe vanta un’origine “santa” essendo stato “inventato” da S. Francesco

e presenta una storia lunghetta ma molto interessante

 che in breve ora possiamo conoscere.


 

 
 
 
 
 

LA VERA STORIA DEL PRESEPE

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività.
Nei loro brani c’è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia.
Si narra infatti della umile nascita di Gesù come riporta Luca “in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” (Ev., 2,7) dell’annunzio dato ai pastori, dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re.
Questo avvenimento così famigliare e umano se da un lato colpisce la fantasia dei paleocristiani rendendo loro meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, dall’altro li sollecita a rimarcare gli aspetti trascendenti quali la divinità dell’infante e la verginità di Maria.
Così si spiegano le effigi parietali del III secolo nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma che ci mostrano una Natività e l’adorazione dei Magi, ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma soprattutto si caricano di significati allegorici i personaggi dei quali si va arricchendo l’originale iconografia: il bue e l’asino, aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia, divengono simboli del popolo ebreo e dei pagani; i Magi il cui numero di tre, fissato da S. Leone Magno, ne permette una duplice interpretazione, quali rappresentanti delle tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia e delle tre razze in cui si divide l’umanità, la semita, la giapetica e la camita secondo il racconto biblico; gli angeli, esempi di creature superiori; i pastori come l’umanità da redimere e infine Maria e Giuseppe rappresentati a partire dal XIII secolo, in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalità del nascituro.







 
Anche i doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l’incenso, per la sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l’oro perché dono riservato ai re.
A partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell’arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico: la natività e l’adorazione dei magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo che si ammira nel Duomo di Milano e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e delle Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Maria in Trastevere a Roma.
In queste opere dove si fa evidente l’influsso orientale, l’ambiente descritto è la grotta, che in quei tempi si utilizzava per il ricovero degli animali, con gli angeli annuncianti mentre Maria e Giuseppe sono raffigurati in atteggiamento ieratico simili a divinità o, in antitesi, come soggetti secondari quasi estranei all’evento rappresentato.


 
 
 

Presepe di Arnolfo di Cambio – 1283

 
 
 


Dal secolo XIV la Natività è affidata all’estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche, argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell’intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri.

 

 

 

 
 
 


Il presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce, secondo la tradizione, dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi.
 
Primo esempio di presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Cambio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma.
 
Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della Natività, il tutto collocato all’interno delle chiese.
 
Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.
.
.
 
 
 

 
 
 


Nel ‘600 e ‘700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un’impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobillà, della borghesia e del popolo còlti nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago, nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate.
 
Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare movimento, abbigliati con vesti di stoffe più o meno ricche, adornati con monili e muniti degli strumenti di lavoro tipici dei mestieri dell’epoca e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari.




 



A tali fastose composizioni davano il loro contributo artigiani vari e lavoranti delle stesse corti regie o la nobiltà, come attestano gli splendidi abiti ricamati che indossano i Re Magi o altri personaggi di spicco, spesso tessuti negli opifici reali di S. Lencio.
 


In questo periodo si distinguono anche gli artisti di Genova e quelli siciliani che, fatta eccezione per i siracusani che usano la cera, si ispirano sia per i materiali che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana. Sempre nel ‘700 si diffonde il presepio meccanico o di movimento che ha un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia.
La diffusione a livello popolare si realizza pienamente nel secolo scorso quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali – statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro – forniti da un fiorente artigianato.
 
 

.


 
 
 
A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiavano tra loro nel costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posti sulla sommità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De’ Genovesi riproducente Greccio e la caverna usata da S. Francesco o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme.
 
 
 Oggi dopo l’affievolirsi della tradizione, causata anche dall’introduzione dell’albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all’impegno di religiosi e privati che con associazioni come quella degli amici del presepe, Musei tipo il Brembo di Dalmine vicino Bergamo, Mostre, tipica quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma, una tra le prime in Italia, rappresentazioni dal vivo come quelle di Rivisondoli in Abruzzo o Revine nel Veneto e soprattutto gli artigiani napoletani e siciliani in special modo, eredi delle scuole presepiali del passato, hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d’Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana.

 
 
 
 

 

 


Ora da alcuni decenni il cuore mondiale del presepe… è Via San Gregorio Armeno… la famosissima via del centro di Napoli in cui sono concentrati tantissimi laboratori artigianali (ma che non è esagerato definire talvolta artistici) che creano presepi di ogni tipo e forma…
 
Questa stradina è in ogni stagione, ma soprattutto nel periodo prenatalizio, meta di centinaia di migliaia di turisti e di appassionati del presepe provenienti da ogni parte del  mondo… (N.T.K.)

 
 
 
 

 
 
 

Testo presente in vari siti web – impaginazione e note di Tony Kospan




UNO SPAZIO VIRTUALE COMUNE D’ARTE
POESIA MUSICA SOGNI RACCCONTI
RIFLESSIONI BUONUMORE ETC
NEL GRUPPO…
.
.
.
.
.


.
.
.

LA PIZZA – La storia di un amore mondiale dall’antichità alla Margherita e non solo   1 comment






La regina e la pizza… Margherita



Diamo uno sguardo all’evoluzione, nel corso dei millenni,
della pizza
uno degli alimenti più amati in tutto il  mondo.






Partirò però dalla simpatica storia della nascita
della mitica Margherita, regina delle pizze
e poi parlerò di quella specie di pane schiacciato
che rappresenta l’antichissimo antesignano della pizza.


Il post poi si concluderà…
con una simpatica canzoncina a lei dedicata.








 
 
 
 
LA VERA STORIA DELLA PIZZA MARGHERITA (E NON SOLO)
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 



In verità questa pizza condita da mozzarella, pomodoro e basilico, già esisteva… ed era amata dalla Regina Carolina moglie di Re Ferdinando di Borbone… che, essendone ghiotta, aveva perfino fatto costruire, nella reggia, un bel forno a legna.





 




Non sapeva però la regina borbonica Carolina che i 3 colori sarebbero stati quelli di un’altra dinastia, quella dei Savoia, che avrebbe poi esautorato la sua.

Ma andiamo con ordine









Nell’estate del 1889 il re d’Italia Umberto I e la regina Margherita erano in vacanza a Napoli nella reggia di Capodimonte.


La regina, avendo saputo delle bontà della pizza da qualche personaggio del seguito mandò a chiamare a corte il pizzaiolo Don Raffaele Esposito.

I coniugi Esposito, utilizzando i forni della Reggia, non prepararono solo la pizza in questione ma anche diverse altre… con vari ingredienti: una con sugna, formaggio e basilico; una con l’aglio, olio e pomodoro etc.



 


La Regina Margherita





Ma la Regina Margherita si entusiasmò soprattutto per quella con mozzarella, pomodoro e basilico, cioè con i colori della bandiera italiana, e però… non solo per motivi patriottici.
Don Raffaele, colse al volo l’occasione di farsi pubblicità (e farsi benvolere dai Reali) e quindi chiamò questa pizza, in onore della Regina, “alla Margherita“. 












Nel menu della sua pizzeria, già il giorno dopo, essa troneggiava richiestissima ed al primo posto.

Era nata la pizza Margherita…
.
.
.
.





La storia della pizza – in senso lato – 
però ha origini molto più antiche..
.
.
LE LONTANISSIME ORIGINI DELLA PIZZA

.
.
.
.






Diversi storici ritengono che una specie di pizza, molto simile al pane, era presente già nell’alimentazione etrusca, egizia e di altri popoli antichi con forme e condimenti ovviamente molto diversi.
Era un alimento semplice che necessitava solo di componenti facilmente reperibili: farina, olio, sale e lievito. 
La pizza inizia ad avvicinarsi a quella che intendiamo oggi a Napoli, nel medioevo, per cercare di rendere più saporita e condita la preesistente schiacciata di pane;
Dunque in origine è simile al pane, cotta in forni a legna e condita con aglio, strutto e sale grosso… a cui alcuni poi aggiungevano formaggio (caciocavallo) e basilico.










Bisogna ricordare che fu la pizza, anche nella forma più povera, a far sì che nei territori del Regno delle 2 Sicilie le popolazioni riuscissero a superare,  in modo meno drammatico di altre zone, le tante diverse carestie… avvenute nel corso dei secoli (in Germania questo stesso ruolo lo ebbe invece la patata).











La pizza infine proprio come oggi la conosciamo, e cioè non più simile al pane ma con impasto morbido e gustoso, appare a Napoli tra il ‘500 e il ‘600.


Era preparata a forma di disco sul quale venivano aggiunti i condimenti più diversi disponibili all’epoca.
Il definitivo trionfo della pizza moderna avviene però con la scoperta del pomodoro che, importato dal Perù solo come pianta ornamentale, rivelò poi la sua capacità di trasformarsi in una gustosa salsa.



.
.
.
.
.
.


Dunque solo in un momento successivo qualcuno ebbe l’idea di guarnire la pizza con la salsa… e fu… subito grandissimo amore.

Incomincia cosi l’era della pizza moderna che, partendo da Napoli, si diffonde dappertutto diventando uno dei cibi più amati e… mangiati… nel mondo… assumendo però poi forme,  cotture… spessore… e condimenti d’ogni genere secondo i diversi gusti dei popoli.







Molto recentemente… il 7.12.2017… l’Unesco ha proclamato la pizza napoletana “patrimonio dell’umanità“.


.
.
.



.
.
.


LA PIZZA IN… MUSICA

.

Dopo questo breve excursus storico – pizzaiolo, 

vi saluto con questa canzoncina a lei dedicata…

e fantasticamente interpretata da Aurelio Fierro








e… vado a farmi una bella… pizza.

Mi dispiace non poterla mangiare insieme a voi.


Questo, per ora, non c’è concesso nel mondo virtuale

ma… col pensiero… forse sì.


Ciao da Orso Tony



COPYRIGHT TONY KOSPAN



La tua pagina d’Amore.. Cultura, Psiche e Sogno
per colorare insieme e non banalmente le nostre ore

.
.
.
.

SAN LORENZO MAGGIORE.. LA BASILICA GOTICA DOVE BOCCACCIO INCONTRO’ FIAMMETTA E PETRARCA SI RIPARO’!   Leave a comment

.
.
.


SAN LORENZO MAGGIORE 
– UNA BASILICA GOTICA NEL CUORE DI NAPOLI E… BOCCACCIO E PETRARCA! –


San Lorenzo Maggiore è una delle più antiche basiliche monumentali di Napoli ed è situata nel centro storico.

E’ in assoluto una delle più belle basiliche del ‘300 e fu sorprendentemente frequentata dal Boccaccio e dal Petrarca come leggeremo in seguito.








LA STORIA E L’ARCHITETTURA


La costruzione della Basilica iniziò nel 1270 per volontà del Re Carlo I d’Angiò nel centro di Napoli sulle rovine di una chiesa paleocristiana a sua volta edificata su un prececedente “Macellum” d’epoca latina.

L’abside, unico esempio in Italia di architettura gotica francese, nacque così perché commissionato ad architetti francesi ed è stupendamente simile a quello della Sainte Chapelle di Parigi.

Era l’epoca in cui Napoli, grazie agli Angioini, si ispirava molto agli stili francesi.








Nel tempo però questi architetti lasciarono Napoli e l’opera, per le altre parti della Basilica, fu continuata da architetti italiani… che si ispirarono alle idee francescane.

Nei secoli ha avuto diversi restauri, in parte positivi ed ahimè talvolta negativi, ma la sua bellezza è tuttora altamente emozionante anche perché il nostro pensiero può andare indietro, al ‘300, quando la frequentarono, per motivi diversi, il Boccaccio ed il Petrarca.








BOCCACCIO QUI INCONTRA FIAMMETTA 

 

Ecco come lo scrittore descrive il suo incontro avvenuto il sabato santo del 1331.

“Io…. mi ritrovai in un grazioso e bel tempio in Partenope…;  e quivi con canto pieno di dolce melodia ascoltava l’uficio che in tale giorno si canta, celebrato da sacerdoti successori di lui che prima la corda cinse umilmente…. . Ove io dimorando….  apparve agli occhi miei la mirabile bellezza della prescritta giovane venuta in quel luogo a udire quello c’hio attentamente udiva.”
(Boccaccio – Filocolo).

Possiamo immaginare che l’atmosfera sognante vissuta dal Boccaccio possa essere stata arricchita dalla luce coloratissima che giungeva dalle bellissime vetrate istoriate.





Petrarca



IL RIPARO DEL PETRARCA



E’ noto che il grande poeta Francesco Petrarca vi trovò riparo nel 1343, sconvolto a seguito di un violento maremoto.

Lo raccontò lo stesso poeta in una sua lettera ancora conservata.

Tony Kospan




IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE
I N S I E M E
Ripped Note 








La Cappella Sansevero e le sue magiche.. mitiche e misteriose opere d’arte – Il Cristo velato – III PARTE   Leave a comment

 
 
 
 
 

 
 
 
 


 
 
IL CRISTO VELATO

 
 
 
 
 
 
 
 


E' certo l'opera più bella e nel contempo più misteriosa ed è anche considerata uno dei massimi capolavori dell'arte mondiale.
Basterebbe da sola a giustificare una visita alla straordinaria Cappella.
 
Il grande Canova, quando la vide, ne rimase così entusiasta che era pronto a spender qualunque cifra per poterla acquistare… e studiare… ed affermò che avrebbe dato 10 o 20 anni di vita per poter dire d'esserne stato lui l'autore.

 
 
 
 

 
 
 
 
 
Il motivo di tanta stupefacente bellezza?
 
E' soprattutto la presenza di un velo di marmo che lascia incredibilmente visibile sia il corpo sottostante che perfino le ferite ed i buchi fatti dai chiodi sul corpo di Gesù.
 
Molto si è scritto su quest'opera in quanto ci sono opposte versioni sull'origine di questo velo.
 
Secondo presunte clausole del contratto d'opera che sarebbero state ritrovate nell'Archivio Notarile di Napoli tra il Principe ed il Sammartino (e che potremo leggere nelle note in calce), allora apparirebbe certo che il “velo trasparente di marmo” sia stato un composto alchemico fornito dal Principe allo scultore.

 
 
 
 

 

 

 
 
Tuttavia sulla base di altri documenti c'è anche una tesi opposta e cioè che l'opera sia tutta un unico blocco di marmo finemente e favolosamente lavorato dallo scultore Sammartino.
 
In ogni caso, quando la vidi qualche anno fa, davvero mi sbalordì e mi sconvolse la trasparenza e l'aderenza del velo di marmo capace di mostrar con estrema e realistica precisione tutto quanto è da esso coperto… e cioè… la vena gonfia sulla fronte, i fori dei chiodi sui piedi e sulle mani, il costato scavato e l'aspetto rilassato del Cristo per la sopraggiunta morte liberatrice dal dolore.
Questi incredibili aspetti dell'opera si possono ammirare con stupore soltanto da vicino non potendo le foto dare l'esatta visione del realismo dell'opera.


 
 
 
 

Il foro nel piede

 
 
 
 
Ma cosa voleva dirci il Principe volendo realizzare quest'opera?

Innanzitutto c'è da dire che questa è forse l'unica scultura della Cappella che ha chiaramente un rilievo solo artistico e religioso non potendo ravvisarsi in essa aspetti esoterici (a parte la discussa storia del velo) o riferimenti alla famiglia del Principe.
 
Potrebbe però aver avuto lo scopo di dimostrare la possibilità di una felice unione tra arte ed alchimia oppure richiamare l'attenzione sulla Sindone quale simbolo esoterico di perfezione.
A mio modesto parere, con essa il Principe ha voluto soprattutto evidenziare la grandezza della sua potenza (in tutti i sensi) in quanto capace di pensare e di far realizzare (con o senza alchimie) un'opera davvero mitica ed unica al mondo.
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
NOTE
Tra le virgolette ecco degli estratti dalle clausole del contratto per la realizzazione del Cristo Velato rinvenute in alcuni siti in cui si afferma che siano state ritrovate nell'Archivio Notarile di Napoli ma delle quali non sono in grado di confermare l'autenticità:
 – Lo scultore s'impegna a realizzare una ” statua raffigurante Nostro Signore Morto al Naturale da porre situata nella cappella Gentilizia del Principe, un Cristo Velato steso sopra un materasso che sta sopra un panneggio e appoggia la testa su due cuscini, apprè del medesimo vi stanno scolpiti una Corona di spine tre chiodi e una tenaglia“.
Il Principe s'impegna a fornire il marmo ed a realizzare una “Sindone, una tela tessuta la quale dovrà essere depositata sovra la scultura, dopo che il Principe l'haverà lavorata secondo sua propria creazione e cioè una deposizione di strato minutioso di marmo composito in grana finissima sovrapposta al telo; Il quale strato di marmo da usa idea, farà apparire per la sua finezza il sembiante di Nostro Signore dinotante come fosse scolpito di tutto con la statua“. 
Lo scultore avrebbe però dovuto mantenere il segreto sulla “maniera escogitata dal Principe per la Sindone ricovrente la statua” e però l'opera sarebbe stata attribuita solo allo scultore.
 
 
 
 
 
FINE III PARTE
 
 
 
Chi volesse conoscer la biografia
del misterioso ma geniale Principe e della sua famiglia
(I PARTE) può cliccare qui giù.
.
.
.
.
 Chi volesse conoscer la storia, la composizione 
e le caratteristiche generali della Cappella (II PARTE)
 
 
 
 
 
CONTINUA
Le prossime opere della Cappella di cui parlerò in modo ampio sono:
La pudicizia (IV)
Il disinganno (V)
Le incredibili macchine anatomiche (VI). 
 
 
LE IMMAGINI SONO PRESE DAL WEB E SARANNO SUBITO RIMOSSE SE CHI NE DETIENE IL COPYRIGHT LO CHIEDERA'.
 
 

 

 

 
Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2 
PER LE NOVITA' DEL BLOG
SE TI PIACE… ISCRIVITI 
 
 
 
 
 

 

Goethe.. Hackert e Mozart nel “grand tour” a Napoli – Eccoli con alcune loro opere (poesie.. pensieri.. dipinti.. e musica del ‘700)   1 comment


 


Goethe a Napoli ritratto da J. H. W. Tischbein tra reperti pompeiani da poco portati alla luce 




L’Italia per secoli è stata l’ambita meta
di viaggio per la migliore gioventù europea
che si voleva nutrire
della cultura e dell’arte italiana. 



Wolfgang Goethe – (Francoforte sul Meno 28.8.1749 – Weimar 22.3.1832)



 

HACKERT – GOETHE – MOZART E NAPOLI
 

COS’HANNO IN COMUNE TRA LORO E CON NAPOLI?

 
 


 

Jacob Philipp Hackert – Il Vesuvio visto da Napoli


 
 
 
Direi molto…
 
 
Tutti e tre i grandi personaggi del ‘700
hanno viaggiato per l’italia
ed in particolare hanno vissuto,
chi più tempo chi meno,
a Napoli e negli stessi anni.
 




    Mozart – Medley


Jacob Philipp Hackert – L’isola di capri vista da Posillipo



 


Hackert, amico di Goethe, è il cantore con la pittura
mentre Goethe ci delizia in prosa e poesia
e Mozart in musica.

  
 
 
 
HACKERT E GOETHE


 
 
 
 
 
 
 


Di nascosto e sotto falso nome,
Goethe fuggì da Weimar verso l’Italia
nella notte del 3 settembre 1786.

Voleva godersi l’Italia,
il paese dei suoi desideri e della sua nostalgia,
senza dover rendere conto a nessuno.

 
 
 
 
Jakob Philipp Hackert – (Prenzlau 15.9.1737 – San Pietro di Careggi 28.4.1807)
 
 
A Napoli rimase un mese nel febbraio-marzo 1787
 – e qui conobbe Hackert pittore di corte del Re Ferdinando IV
di cui divenne molto amico –
e poi altri 15 giorni al suo ritorno dalla Sicilia.



Jacob Philipp Hackert – Il lago d’Averno

 
 
Ecco come si esprime in una sua divertita e divertente
descrizione di Napoli:
 
 

 
Il napoletano crede di essere in possesso del Paradiso
ed ha un concetto molto triste dei paesi nordici:
»Sempre neve, case di legno, grande ignoranza, ma danari assai.«
Questa è l’immagine che si sono fatti di noi.
Quanto a Napoli, la città si preannuncia felice, libera e vivace,
un numero infinito di persone si affrettano disordinatamente,
il re è a caccia, la regina in stato interessante,
e meglio di così non può andare.

 

 

 

ed ora 4 sue famose bellissime poesie

 

 

 


 
DA DOVE SIAMO NATI?

 

Da dove siamo nati?
Dall’amore. 
Come saremmo perduti?
Senza amore. 
Cosa ci aiuta a superarci?
L’amore. 
Si può trovare anche l’amore?
Con amore. 
Cosa abbrevia il pianto?
L’amore. 
Cosa deve unirci sempre?
L’amore.



 80x8080x8080x8080x8080x8080x8080x8080x80
 
 
 
 
 
CUPIDO MONELLO TESTARDO!
 
Cupido, monello testardo!
M’hai chiesto un riparo per poche ore,
e quanti giorni e notti sei rimasto!
Adesso il padrone in casa mia sei tu!
Sono scacciato dal mio ampio letto;
sto per terra, e di notte mi tormento;
il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,
brucia le scorte d’inverno e arde me misero.
Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,
io cerco, e sono come cieco e smarrito.
Strepiti senza ritegno, e io temo che l’animula
fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna.



 80x8080x8080x8080x8080x8080x8080x8080x80



LASCIA PURE

Lascia pure che lo splendore
del sole svanisca,
purché spunti il giorno
nella tua anima.
Ciò che vien meno
al mondo intero,
puoi trovarlo dentro il tuo cuore.




 80x8080x8080x8080x8080x8080x8080x8080x80
 


PIACEVOLE INCONTRO

Nell’ampia cappa avvolto fin al mento,
prendevo la via tra le rocce, aspra e grigia,
e poi giù per i prati invernali,
l’animo inquieto, disposto alla fuga.
D’un tratto, il nuovo giorno si spogliò del velo:
giunse una fanciulla, bella come il cielo,
perfetta come quelle donne leggiadre
care ai poeti. La mia ansia s’acquietò.
Ma sviai il passo e la lasciai andare,
mi strinsi più forte nelle pieghe,
come per difendermi nel mio calore.
Eppure la seguii. Mi fermai. Era accaduto!
Nella mia veste non potei più celarmi,
la gettai via. E ci fu lei tra le mie braccia.



 
 
 
 
 
MOZART
 
 
 



Mozart giovanetto
 
 
 

Appena quattordicenne, nel 1769-70,
Mozart viaggiò per tutta l’Italia,
accompagnato dal padre Leopold.
 
 
Il loro percorso li portò da Verona a Milano,
a Firenze e Roma fino a Napoli,
ovunque collezionando grandi trionfi.
 
 
Nella novella “Mozart in viaggio verso Praga” (1856),
Eduard Mörike fa dire a Wolfgang queste parole su Napoli: 

 
 
 



Mozart (Salisburgo 27.1.1756 – Vienna 5.12.1791)
 
 
 
 

 

“Sono passati diciassette anni da quando andai in Italia.

Chi, avendola vista una volta, non la ricorda per tutta la vita,
specialmente Napoli?”

 

 
 
 
 
Mozart – Divertimento n.17- Minuetto
 
 
Jacob Philipp Hackert – Il Golfo di Pozzuoli
(sullo sfondo Procida e Ischia)
 
 
 
 

 
 
 

Ciao da Tony Kospan

 
 

 

Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2

PER LE NOVITA’ DEL BLOG
Gif Animate Frecce (117)
SE TI PIACE… ISCRIVITI




 Jacob Philipp Hackert

La Cappella Sansevero e le sue magiche.. mitiche e misteriose opere d’arte – II PARTE – La Cappella e la sua storia   1 comment

 
 
 
 
 

 
 
 
 


La più importante opera del Principe Raimondo de Sangro è certamente questa Cappella da lui abbellita ed arricchita da eccezionali opere d’arte.


 
 
 
 
STORIA DELLA CAPPELLA DI SANSEVERO 


 
 
 
 
Costruita già nel 1590 per ospitare le tombe della famiglia fu del tutto restaurata nel corso del ‘700 dal Principe.


 
 
 
 

La Cappella in una antica stampa 

 


E’ situata in pieno centro storico a pochi metri dalla piazza San Domenico Maggiore, ed è accanto al palazzo di famiglia dei Principi di Sansevero, ma divisa da un vicoletto che era però sormontato da un ponticello sospeso che consentiva ai membri della famiglia di accedere direttamente alla Cappella.


 
 
 
 

La piantina della Cappella


 
 
 
 
La prima cosa che stupisce è che nella Cappella sono presenti soprattutto sculture ed infatti gli unici dipinti sono:  
il soffitto affrescato da F. M. Russo nel 1749 con le immagini allegoriche dei Santi della famiglia ed i medaglioni monocromatici con i Santi protettori del Casato.
 
Tutti presentano ancor oggi colori vivissimi grazie all’uso di una cd. pittura “oloidrica” che consisterebbe nell’uso, al posto della colla, di sostanze create dal Principe ed il cui segreto avrebbe portato con sé nella tomba.
 
Questa massiccia preponderanza di sculture e di parti architettoniche rappresenta un vero e proprio “unicum” nell’ambito delle Chiese e delle grandi Cappelle (benché questa sia ora sconsacrata).


 
 
 
 

 
 
 


LE 4 CHIAVI DI LETTURA DELLE OPERE
 
 
 
Prima dare un’occhiata alle opere più rappresentative presenti nella Cappella bisogna precisare che esse presentano, a mio parere ma non solo, ben 4 chiavi di lettura:
– La prima è quella religiosa, certo è una Cappella con statue e qualche dipinto di carattere religioso… eppure forse è la chiave meno importante. 
– La seconda è quella della rappresentazione della storia della famiglia del Principe e dei personaggi che più le diedero lustro. 
– La terza è quella artistica, per la presenza di fantastiche opere di grandi maestri dell’epoca inserite in un contesto tutto barocco ed in un trionfo (quasi musicale) di marmi e stucchi. 
– La quarta, la più misteriosa e per molti la più affascinante, è quella esoterica in quanto il Principe avrebbe “fatto nascondere ma non troppo” nelle diverse opere i suoi principi e le sue conoscenze ermetiche ed alchemiche (qualcosa di vero certamente ci deve essere se si pensa alla persecuzione che il Principe subì da parte delle gerarchie ecclesiastiche.


 
 
 
 

 
 
 


Dunque nell’esaminare ciascuna opera, cercherò di evidenziare le diverse chiavi apparenti o nascoste, per quanto è a mia conoscenza.

Le opere di cui parlerò in modo ampio sono:
Il Cristo velato;
La pudicizia;
Il disinganno;
Le incredibili macchine anatomiche. 
 
 
 
 
 
 
 
FINE II PARTE
 
 
 
Chi volesse conoscer la biografia
del misterioso ma geniale Principe e della sua famiglia
(I Parte del post) può cliccare qui giù…
 
 
 
 
 
 
CONTINUA
CON LE  MIRABILI OPERE DELLA CAPPELLA… E NON SOLO…
 
 
LE IMMAGINI SONO PRESE DAL WEB E SARANNO SUBITO RIMOSSE SE CHI NE DETIENE IL COPYRIGHT LO CHIEDERA’
 
 

 

 

 
Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2 
PER LE NOVITA’ DEL BLOG
SE TI PIACE… ISCRIVITI 
 
 
 
 
 

 

La Cappella Sansevero e le sue magiche.. mitiche e misteriose opere d’arte – I PARTE – La storia del Principe   Leave a comment

 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

  

 

L’enigmatica Cappella Sansevero
è uno dei luoghi più visitati di Napoli,
e riscuote notevole interesse e grande curiosità
da oltre duecento anni.
 
E’ altresì considerata, da un sondaggio fatto
tra tutti coloro che hanno visitato dei musei,
il museo più amato d’Italia ed è pure presente
nella top ten dei musei europei.


 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
LA CAPPELLA ED IL PRINCIPE DI SANSEVERO
 
ARTE E… MISTERI…
 
a cura di Tony Kospan
 
 

 

 
 

 

PRESENTAZIONE
 
 
 

 

 
Perché una piccola cappella suscita tanto interesse e tanta curiosità?
 
Perché visitarla è come fare 2 passi… nel mistero, 2 passi… nella grande arte, 2 passi… nella storia del ‘700  e 2 passi… nel mondo umano e familiare di un geniale ed enigmatico principe ed alchimista Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero.
 
 
.
.
 
 

 
 
 
 
 
Pur essendo il tema apparentemente semplice, la biografia di un Principe e la descrizione di una piccola cappella, per la notevole complessità e quantità di aspetti artistici, storici, scientifici, alchemici, esoterici… etc… il post dovrà esser diviso in parecchie parti.
 
Inizieremo ordunque col parlare qui, in breve, della vita del Principe per passare poi ad esaminare la Cappella e le sue opere d’arte, le diverse stranissime invenzioni del Principe e ci soffermeremo anche su alcuni suoi contatti con personaggi altrettanto noti e misteriosi.
 
Questa prima parte, che possiamo definire essenzialmente di presentazione e biografica, è forse la meno affascinante ma è assolutamente necessaria per meglio comprender tutto quanto vedremo e conosceremo dopo…
 
 
 
 
 
I PARTE
 
 
 
 
DISSERO DEL PRINCIPE DI SANSEVERO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ecco cosa scrisse di lui Benedetto Croce:
“Ammazzò sette cardinali e con le loro ossa costruì sette seggiole, mentre con la pelle, opportunamente conciata, ricoprì i sedili”
– Benedetto Croce-Storie e leggende napoletane -.
 
 
Per la gente del luogo era invece una specie di stregone ed ancora secoli dopo, al solo nominarlo, molti si facevano il segno della croce.
 
 
Wikipedia però lo definisce così… semplicemente
“Raimondo di Sangro (Torremaggiore 30.1.1710 – Napoli 22.3.1771) fu il VII principe di San Severo e studioso napoletano”.
 
 
Ma chi era e da dove veniva in verità costui?
 
 
 
 
 

 

 
 
 
LA FAMIGLIA D’ORIGINE DEL PRINCIPE
 
 
 
I conti dei Marsi e di Sangro vantavano, come si può evincere dal loro stemma, una discendenza “borgognona” dallo stesso Carlo Magno.
 
Inoltre la famiglia dei Sangro era molto legata al potente Ordine Benedettino, ed aveva avuto nei suoi ranghi, oltre ad abati ed altissimi prelati, anche i santi Oderisio, Bernardo e Rosalia e ben 4 Papi erano stati loro parenti.
 
 
 
 
 
 

 

 


Innocenzo III (1198-1216), Gregorio IX (1227-1241), Paolo IV Carafa (1555-1559) e Benedetto XIII (1724-1730).
 
Il padre di Raimondo, Antonio di Sangro, fu personaggio poco limpido, libertino e molto controverso. 
Accusato dell’omicidio del padre di una ragazza di Sansevero, che era contrario alla loro relazione, scappò a Vienna dichiarandosi innocente ma, dopo che la Magistratura, forse corrotta, archiviò il caso, tornò e fece uccidere il Sindaco di Sansevero che era stato il suo accusatore.
 
Scappò di nuovo… stavolta a Roma dove infine prese i voti e si ritirò in un convento.

 

 
 
 

 

 

 
 

 

 BIOGRAFIA DEL PRINCIPE RAIMONDO


 
 
A causa di un genitore così scapestrato il ragazzo visse un’infanzia un po’ disorientata con i nonni paterni che a 10 anni lo mandarono a studiare dai Gesuiti a Roma dove brillò negli studi ed acquisì una grande cultura di cui poté far sfoggio quando, tornato a Napoli, primeggiò tra i Nobili dell’epoca che erano molto poco inclini al sapere ed alla cultura.
 
Ma le sue non furono solo conoscenze scolastiche in quanto si estesero anche ad altre discipline ed alle lingue straniere.
 
Già da studente mostrò le sue capacità inventive. 

Infatti quando per uno spettacolo a scuola bisognava smontare presto il palco per consentire un successivo spettacolo equestre superò “primi Ingegneri e valentuomini” creando un palco che “coll’aiuto di alcuni argani e di alcune nascoste rote” spariva in breve tempo.


 
 
 

 

 

 
 
 

 

Tornato all’età di 20 anni a Napoli, divenuta sede principale della famiglia, già con il titolo di  VII° Principe di Sansevero per la morte del nonno, sposò per procura la giovanissima cugina Carlotta Gaetani residente nelle Fiandre che conobbe però solo 6 anni dopo a causa delle continue guerre di quegli anni.
 
Per le sue conoscenze dell’arte militare divenne Colonnello del Reggimento Capitanata e nel 1744 mostrò il suo valore nella Battaglia di Velletri contro gli Austriaci e gli apprezzamenti del Re Carlo di Borbone.
 
 
 
 
 

Il Re alla Battaglia di Velletri contro gli Austriaci

 
 
 
 
Nel frattempo scriveva libri, che editava egli stesso nella tipografia che aveva fatto costruire negli scantinati del suo palazzo, frequentava le migliori Accademie letterarie e culturali dell’epoca ed approfondiva studi, ricerche ed esperimenti in materia chimica ed alchemica.
 
I suoi libri di chiaro stampo massonico venivano spesso censurati dalle Autorità ecclesiastiche mentre la sua tipografia stampava libri di vario genere che nessuno pensava di pubblicare in Italia.
 
 
 
 
 

 

 
 
 
Nel 1744 il Principe iniziò quello che oggi possiamo definire il suo capolavoro principale e cioè il restauro e la risistemazione della Cappella familiare, oggi nota in tutto il mondo come “Cappella Sansevero” per la qual cosa chiamò i più grandi (e costosi) artisti dell’epoca come vedremo in seguito.
 
Sempre nel 1744 si iscrisse alla Massoneria ed in breve scalò tutti i gradini della Loggia Napoletana divenendone il Gran Maestro.


 
 
 
 

 
 
 


Questi sono però anche gli anni un cui, per impulso del Re Carlo III di Borbone, avvengono grandi scoperte archeologiche nelle aree soprattutto di Pompei, Ercolano e Paestum.
 
Scoperte che per la loro straordinarietà rafforzarono negli adepti della Loggia le loro convinzioni esoteriche.
 
Ma Re Carlo III, suo amico, nel 1759 fu chiamato a regnare sulla Spagna per la morte del fratello maggiore e lasciò così il Regno delle due Sicilie al giovane ed inesperto Re Ferdinando IV.

 
 
 
 

 

Re Carlo III di Borbone

 

 

 
 
Quest’ultimo, su consiglio del Ministro della Real Casa (e suo nemico), Bernardo Tanucci, lo fece arrestare perché aveva affittato delle stanze del suo palazzo ad una bisca per pagare i debiti contratti con gli artisti e le maestranze che lavoravano per la Cappella.
 
Dopo qualche mese però per le sue importanti ed aristocratiche amicizie fu liberato.


 
 
 
 

La Cappella in una antica stampa

 
 
 


Allora il Principe, per risolvere una volta per tutte i problemi economici, fece sposare il primogenito con la principessa Gaetana Mirelli di ricca famiglia che gli portò una considerevole dote che, non solo gli consentì di non aver più debiti, ma anche di continuare l’opera di completamento di quella che possiamo definire… la ragione della sua vita.
 
I suoi ultimi anni li passò, oltre che nella cura della Cappella, suo amato gioiello, anche a studiare, a fare esperimenti ed ad inventare come vedremo più avanti.
 
Morì nel 1771


 
 
 
 

 
 
 
 
 
FINE DELLA I PARTE

 

 

continua…

 

  

 
Fonti: vari siti web e… conoscenza diretta (della cappella eh eh)
 
Immagini dal web
.
– Copyright: Tony Kospan
  

 

Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2
PER LE NOVITA’ DEL BLOG 
Gif Animate Frecce (117)

 

 

 

  
 
 
 
 
  
 

Enrico Caruso – L’uomo.. il leggendario tenore e l’omaggio di Lucio Dalla   Leave a comment

.

.

La sua voce, naturalmente travolgente

e nel contempo altamente professionale,

apprezzata ed amata in tutto il mondo 

l’ha reso una leggenda della Storia della Musica.



.

.

.

ENRICO CARUSO

BIOGRAFIA – SUCCESSI – VOCE

.

.

.

Enrico Caruso è stato un grande tenore italiano ed una vera e propria leggenda musicale per la sua magica voce.

Nato a Napoli il 25 febbraio 1873 da una famiglia povera fu avviato da ragazzo a lavori manuali e poi, per la sua bravura, a studi di disegno, ma ben presto la sua voce, esibita nel coro della chiesa ed in spettacoli locali, cominciò ad esser molto ammirata.

Ma il vero colpo di fortuna fu esser notato dal baritono Eduardo Missino che l’indirizzò dal maestro di musica Guglielmo Vergine perché educasse e migliorasse la sua voce (scuola… ben pagata perché pretese il 25% dei guadagni per 5 anni).

Evitato il militare perché migliorasse le sue doti canore… dopo qualche iniziale insuccesso si esibì in varie parti…

Conosciuto il direttore d’orchestra Vincenzo Lombardi accettò di far parte nel suo spettacolo che doveva tenersi a Livorno.

Qui conobbe la soprano Ada Giacchetti con cui ebbe una relazione durata 11 anni da cui nacquero 2 figli ma finita molto male per il tradimento ed i ricatti di lei (che fu anche condannata).

Intanto il numero delle sue esibizioni e la sua notorietà aumentava pian piano sempre più… cantò nel 1900 anche alla Scala sotto la direzione di Arturo Toscanini… ma ebbe anche delle defaillances come al San Carlo di Napoli nel 1901.

Decise allora di tornar a studiare per corregger qualche difetto e migliorar le sue doti canore.

 

 

 

 

 

 

Fu tra i primi cantanti lirici ad utilizzare le nuove tecnologie dell’epoca incidendo nell’aprile del 1902 con una casa inglese 10 dischi cosa che portò notevoli fortune ad entrambi.

Fu il primo a superare il milione di dischi venduti.

Nel novembre del 1903 ebbe un tale successo Metropolitan di New York da diventare una star.

 

 

 

(Napoli, 25 febbraio 1873 – Napoli, 2 agosto 1921)

 

 

 

Iniziava il mito della sua voce… che però insieme alla fama gli causò diversi piccoli processi in USA per varie accuse da parte di invidiosi… che lo umiliarono…

Nel 1909, dopo la separazione da Ada incise una serie di canzoni napoletane presto divenute un successo tra cui “Core ‘ngrato” ispirata proprio alla sua storia. 

Intanto trionfava con le sue interpretazioni nei più importanti teatri lirici del mondo… 

 

 

 

 

 

Nel 1918 sposò Dorothy Benjamin molto più giovane di lui da cui ebbe una figlia, ma presto a partire dal 1920 iniziarono i problemi di salute.

Un brutto male lo stava minando…

 

 

 

Caruso con la moglie a Sorrento al Vittoria Hotel nel 1921

 

 

Nel giugno del 1921 una crociera lo portò a Sorrento… per la convalescenza  dopo un’operazione.

Aggravandosi la salute volle tornare a Napoli ed alloggiò all’Hotel Vesuvio dove fu visitato dai più grandi medici dell’epoca, come il Cardarelli ed il Moscati.

Ma non ci fu nulla da fare..

Moriva a soli 48 anni il 2 agosto 1921…

La sua storia commosse il mondo… 

Il suo mito non è mai tramontato.

Desidero ricordarlo prima riascoltando la sua leggendaria voce con il video di una sua mitica interpretazione di “Una furtiva lacrima”…

 

 

 

 

 

 

e poi con quello della bella canzone di Dalla a lui dedicata.

 

 

 

 

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 

 


stars.gif stars picture by RaiodeLuarstars.gif stars picture by RaiodeLuarstars.gif stars picture by RaiodeLuarstars.gif stars picture by RaiodeLuar

PER LE NOVITA’ DEL BLOG

Gif Animate Frecce (39)

SE IL BLOG TI PIACE
I S C R I V I T I








La mitica Cappella Sansevero e le sue magiche ed enigmatiche opere d’arte – Le incredibili macchine anatomiche – V PARTE   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
LA CAPPELLA SANSEVERO 
– LE INCREDIBILI MACCHINE ANATOMICHE – 
(V PARTE)
 
 
 
Dopo aver descritto la biografia del Principe ed aver esaminato le più importanti ed incredibili opere d’arte della sua mitica e misteriosa Cappella Sansevero (Cristo Velato, Pudicizia e Disingannocontinuiamo la sua visita e veniamo a conoscere altre opere che non possono certo definirsi arte… ma che certamente fanno parte dei molteplici, e spesso arcani, interessi del Principe.
 
 
 
 
 
 
 
 
Nella cripta della cappella si conservano in un armadio e sono visibili due scheletri, uno di sesso maschile e l’altro di sesso femminile, molto particolari definiti… ‘macchine anatomiche‘.
 
In realtà sono modelli anatomici che mostrano con ottima precisione tutto l’apparato circolatorio umano.
 
 
 
 
 
 
 
 
Benché le loro immagini siano molto diffuse e facilmente visibili nel web consiglio alle persone molto sensibili di non procedere oltre per evitare turbamenti.
 
 
 
 
 
 
 
 
Chi le ha “costruite”?
 
Sull’autore delle “macchine” non ci sono dubbi, è il medico palermitano Giuseppe Salerno.
 
Si ignorano però le circostanze del loro arrivo nella Cappella.
 
Ci sono infatti 2 versioni: una parla di un loro acquisto fatto dal principe e l’altra di un incarico dato al Salerno per la loro realizzazione.
 
 
 
 
 
 
 
Cosa sono?
 
L’aspetto un po’ inquietante delle “macchine” ha fatto sorgere nel tempo una marea di congetture popolari molto fantasiose ed alcune, come quella della loro creazione con l’iniezione (ma le siringhe non erano ancora state inventate) di metalli liquidi nelle vene di 2 persone vive, presentano addirittura aspetti un po’ macabri.
 
Altre congetture affermavano che esse erano il risultato di una fallita mummificazione che avrebbe lasciato visibili solo arterie e vene.
 
Prima di darvi la corretta (e scientifica) soluzione sulle modalità della loro creazione osserviamole nei particolari.
 
 
 
 
 
 
 
 
Si tratta di due corpi umani, meglio dire scheletri, dei quali si possono osservare arterie, vene e capillari.
 
Lo scheletro della donna ha il braccio destro alzato ed i bulbi oculari interi ed oltre al fittissimo sistema arterioso e venoso presenta anche gli organi più importanti. 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il cuore è intero e nella bocca si possono vedere persino i vasi sanguigni della lingua. 
 
La donna era incinta: si può notare la placenta aperta ed un tempo era presente anche il feto, che però è stato rubato.
 
 
 
 
 
 
 
 
Il corpo dell’uomo ha più o meno le stesse caratteristiche. Le braccia, però, in questo caso scendono lungo il tronco.
 
Il Principe, appassionato tra l’altro di anatomia e di occultismo come abbiamo visto nelle parti precedenti, così le descrisse in una nota stampata nel 1766:
si veggono due Macchine Anatomiche, o, per meglio dire, due scheletri d’un Maschio, e d’una femmina, ne’ quali si osservano tutte le vene, 
e tutte le arterie de’ Corpi umani, fatte per iniezione, che, per essere tutt’intieri, e, per la diligenza, con cui sono stati lavorati, si possono dire singolari in Europa.
 
Già queste sue parole “macchine ” e “diligente lavorazione” possono darci dei suggerimenti sulla loro composizione.
 
 
 
 
 
 
 
I risultati degli accertamenti scientifici.
 
2 recenti analisi, quella del 2008 dell’University College London e quella del 2014 di un gruppo di medici dell’Ospedale San Gennaro di Napoli hanno affermato che si tratta sì di scheletri autentici ma che il sistema circolatorio è fittizio e costituito da filo metallico, cera colorata e fibre di seta con le tecniche artigianali usate dagli studiosi di anatomia dell’epoca.
 
Se poi pensiamo che lo scheletro della donna era in principio su una pedana girevole che ne consentiva la visione completa questo ci fa capire come il Principe avesse voluto queste “macchine anatomiche”, così da lui stesso definite, sia come oggetto di studio scientifico che per il suo piacere di destare meraviglia nei visitatori della Cappella.
 
Proseguiremo in altro post la conoscenza del Principe e della Cappella con l’elenco delle sue invenzioni e scopriremo i suoi rapporti con un altro famoso principe dell’alchimia del ‘700.
 
 
 
 
FINE V PARTE
 
 
 
 
123gifs010123gifs010123gifs009123gifs009
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: