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STORIA DELLA MUSICA FUTURISTA – Luci ed ombre di un aspetto poco noto del Futurismo anche in 3 video “musicali”   1 comment







LA MUSICA FUTURISTA
a cura di Tony Kospan

 

Dopo aver esaminato i notevoli successi della pittura, scultura ed architettura futuriste, soprattutto ad opera dei maggiori esponenti della corrente, andiamo ora a conoscere un altro aspetto (tra i tanti… teatro, cinema, poesia etc.) della corrente… la musica.

Tra le tante avanguardie dei primi anni del ‘900 solo il Dadaismo ed il Futurismo si occuparono anche di musica

Il Dadaismo però se ne occupò solo marginalmente e con lo stesso stile della “casualità” proprio della corrente, in pratica la musica doveva nascere dai rumori della cruda realtà  e doveva dissacrare… stupire… provocare.








Fu invece il Futurismo che, pur condividendo alcuni aspetti dadaisti, teorizzò “la musica del futuro” prendendo spunto dai suoni dell’automobile, dell’aeroplano, dei treni etc come simboli di un nuovo mondo tecnologico.

Creò perfino alcuni strumenti musicali e tenne perfino concerti anche se ahimè con esiti non entusiasmanti per l’educatissimo orecchio musicale italiano. 

Ma andiamo con ordine.









STORIA DELLA MUSICA FUTURISTA



L’iniziatore ed il teorizzatore del nuovo linguaggio musicale fu Francesco Balilla Pratella che, secondo lo stile della corrente, scrisse ben 2 manifesti nel 1910 e 1911: Il Manifesto dei musicisti futuristi” e “La musica futurista-Manifesto tecnico“.







Qualche asserzione significativa del Manifesto:
– Convincere i giovani compositori a disertare Licei, Conservatori e Accademie musicali, e a considerare lo studio libero come unico mezzo di rigenerazione.
– Noi futuristi proclamiamo quale progresso e quale vittoria dell’avvenire sul modo cromatico atonale, la ricerca e la realizzazione del modo enarmonico.
– Si concepisca invece la melodia armonicamente; si senta l’armonia attraverso diverse e più complesse combinazioni e successioni di suoni, ed allora si troveranno nuove fonti di melodia. Si finirà così una volta per sempre di essere dei vili imitatori d’un passato che non ha più ragione di essere, e dei solleticatori venali del gusto basso del pubblico.




Francesco Balilla Pratella




Il concetto di fondo era quello di abolire la musica classica, le canzonette amate dal pubblico ed inneggiare alla libertà del musicista e dell’artista creando una nuova musica.
Tuttavia i componimenti del Pratella restarono, in parte, legati ad un linguaggio musicale tradizionale (per lo più alla musica popolare, sua passione giovanile) ma, ciononostante la sua musica non piacque molto al pubblico (subendo qualche sua performance musicale il lancio di uova ed ortaggi) anche se ci fu anche qualche eccezione positiva.
Ma chi poi davvero creò in concreto un nuovo linguaggio musicale fu Luigi Russolo che nel 1913 pubblicò “L’arte dei rumori“.








Nel suo articolo spiegava che la musica non doveva essere armoniosa ma doveva nascere dai rumori dei nuovi oggetti della vita quotidiana e poi mescolati più o meno casualmente. 
Aggiunse quindi alla sua attività di pittore anche quella di compositore.
Sostituì le note con righe continue, che dovevano indicare nell’alzarsi e nell’abbassarsi, l’emissione del rumore.






Resosi conto della difficoltà di scrivere in tal modo brani musicali il Russolo inventò anche degli strumenti che avrebbero dovuto “creare musica“.
Inventò quindi “l’intonarumori” con il compito di “intonare i rumori” nel 1913 e successivamente “il rumorarmonio” che aveva invece quello di modificarli e amplificarli.
Nel video che segue possiamo vedere i vari strumenti dell’intonarumori ed ascoltare i loro suoni



Intonarumori




L’intonarumori era composto da una ventina di “strumenti” diversi ciascuno con un nome indicativo del suo uso (gorgogliatori, fischiatori, bisbigliatori, crepitatori, urlatori, scoppiatori, ronzatori, stropicciatori, sibilatori, scrosciatori etc.) e presentava scatole voluminose nelle quali veniva prodotto il rumore girando una manovella: a seconda della velocità con cui si girava, si incrementava o si diminuiva l’intensità  del rumore. 
Il rumorarmonio invece con una tastiera e due pedali consentiva di regolare intonazione, intensità  e scelta del rumore.




Il Russolo al rumorarmonio



Tuttavia nonostante gli sforzi del Russolo i “concerti” (ohibò) produssero talvolta forti e negative reazioni del pubblico, al punto che a seguito del “Convegno di automobili ed aeroplani” sorse una grossa rissa fra spettatori e futuristi che richiese l’intervento della polizia.
Comunque alle sue “opere” non mancò mai il sostegno dei futuristi.
A differenza del Pratella, che a un certo punto si arrese tornando alla musica popolare romagnola, il Russolo insistette a lungo ma sempre con risultati non esaltanti.
Lo spirito originario della rivoluzionaria musica futurista andò quindi pian piano scemando,
Negli anni ’20 e nei primi anni ’30 altri musicisti cercarono di rivitalizzarla tralasciando però l’estremismo degli strumenti e quello concettuale e tornando alle note ma sempre senza grandi successi anche se le loro opere erano comunque molto meno cacofoniche.
Ascoltiamo un  primo brano di musica futurista: Luigi Russolo – Risveglio di una città – 1913







EREDITA’ DELLA MUSICA FUTURISTA



Era evidente che la totale rottura con la “musica classica”, la “popolare” e la nascente “leggera”, insieme alla disarmonia dei suoni (un’amica a cui la feci ascoltare si offese), non poteva essere molto apprezzata.
Tuttavia le opere del Pratella e del Russolo suscitarono l’interesse di alcuni musicisti d’avanguardia come Stravinsky e Prokofiev anche se poi nessuno di loro giunse mai ad utilizzarle.
Solo nel secondo novecento alcune sperimentazioni musicali riportarono alla luce la musica futurista ma soprattutto per i concetti di libertà e di anticonformismo (ad es. Cageanche se qualche artista ed alcuni complessi presero spunto ed inserirono qualche brano futurista nelle loro musiche.
Comunque si tratta solo di piccolissimi riferimenti e di qualche sporadico brano essendosi la musica nella quasi totalità diretta da tutt’altra parte.
Un secondo esempio di musica futurista: Balilla Pratella – Aviatore Dro – 1914








CONCLUSIONE



In conclusione si può affermare che, nonostante l’impegno dei futuristi, la loro musica è stato un genere artistico tra i meno riusciti della corrente.
Il post nasce solo dalla necessità di far conoscere questo aspetto della corrente di cui si erano perse nel tempo (giustamente a mio parere) le tracce e quindi ha un intento soprattutto storico in quanto all’epoca ebbe comunque una certa notorietà ed in ogni caso l’ammirazione del mondo futurista.

Tony Kospan






Copyright Tony Kospan
Vietata la copia integrale senza indicare autore e blog








LA MUSICA FUTURISTA – Luci ed ombre di un aspetto poco noto del Futurismo… anche in 3 video   6 comments







LA MUSICA FUTURISTA
a cura di Tony Kospan

 

Dopo aver esaminato i notevoli successi della pittura, scultura ed architettura futuriste, soprattutto ad opera dei maggiori esponenti della corrente, andiamo ora a conoscere un altro aspetto (tra i tanti… teatro, cinema, poesia etc.) della corrente… la musica.

Tra le tante avanguardie dei primi anni del ‘900 solo il Dadaismo ed il Futurismo si occuparono anche di musica

Il Dadaismo però se ne occupò solo marginalmente e con lo stesso stile della “casualità” proprio della corrente, in pratica la musica doveva nascere dai rumori della cruda realtà  e doveva dissacrare… stupire… provocare.








Fu invece il Futurismo che, pur condividendo alcuni aspetti dadaisti, teorizzò “la musica del futuro” prendendo spunto dai suoni dell’automobile, dell’aeroplano, dei treni etc come simboli di un nuovo mondo tecnologico.

Creò perfino alcuni strumenti musicali e tenne perfino concerti anche se ahimè con esiti non entusiasmanti per l’educatissimo orecchio musicale italiano. 

Ma andiamo con ordine.









STORIA DELLA MUSICA FUTURISTA



L’iniziatore ed il teorizzatore del nuovo linguaggio musicale fu Francesco Balilla Pratella che, secondo lo stile della corrente, scrisse ben 2 manifesti nel 1910 e 1911: Il Manifesto dei musicisti futuristi” e “La musica futurista-Manifesto tecnico“.







Qualche asserzione significativa del Manifesto:
– Convincere i giovani compositori a disertare Licei, Conservatori e Accademie musicali, e a considerare lo studio libero come unico mezzo di rigenerazione.
– Noi futuristi proclamiamo quale progresso e quale vittoria dell’avvenire sul modo cromatico atonale, la ricerca e la realizzazione del modo enarmonico.
– Si concepisca invece la melodia armonicamente; si senta l’armonia attraverso diverse e più complesse combinazioni e successioni di suoni, ed allora si troveranno nuove fonti di melodia. Si finirà così una volta per sempre di essere dei vili imitatori d’un passato che non ha più ragione di essere, e dei solleticatori venali del gusto basso del pubblico.




Francesco Balilla Pratella




Il concetto di fondo era quello di abolire la musica classica, le canzonette amate dal pubblico ed inneggiare alla libertà del musicista e dell’artista creando una nuova musica.
Tuttavia i componimenti del Pratella restarono, in parte, legati ad un linguaggio musicale tradizionale (per lo più alla musica popolare, sua passione giovanile) ma, ciononostante la sua musica non piacque molto al pubblico (subendo qualche sua performance musicale il lancio di uova ed ortaggi) anche se ci fu anche qualche eccezione positiva.
Ma chi poi davvero creò in concreto un nuovo linguaggio musicale fu Luigi Russolo che nel 1913 pubblicò “L’arte dei rumori“.








Nel suo articolo spiegava che la musica non doveva essere armoniosa ma doveva nascere dai rumori dei nuovi oggetti della vita quotidiana e poi mescolati più o meno casualmente. 
Aggiunse quindi alla sua attività di pittore anche quella di compositore.
Sostituì le note con righe continue, che dovevano indicare nell’alzarsi e nell’abbassarsi, l’emissione del rumore.






Resosi conto della difficoltà di scrivere in tal modo brani musicali il Russolo inventò anche degli strumenti che avrebbero dovuto “creare musica“.
Inventò quindi “l’intonarumori” con il compito di “intonare i rumori” nel 1913 e successivamente “il rumorarmonio” che aveva invece quello di modificarli e amplificarli.
Nel video che segue possiamo vedere i vari strumenti dell’intonarumori ed ascoltare i loro suoni



Intonarumori




L’intonarumori era composto da una ventina di “strumenti” diversi ciascuno con un nome indicativo del suo uso (gorgogliatori, fischiatori, bisbigliatori, crepitatori, urlatori, scoppiatori, ronzatori, stropicciatori, sibilatori, scrosciatori etc.) e presentava scatole voluminose nelle quali veniva prodotto il rumore girando una manovella: a seconda della velocità con cui si girava, si incrementava o si diminuiva l’intensità  del rumore. 
Il rumorarmonio invece con una tastiera e due pedali consentiva di regolare intonazione, intensità  e scelta del rumore.




Il Russolo al rumorarmonio



Tuttavia nonostante gli sforzi del Russolo i “concerti” (ohibò) produssero talvolta forti e negative reazioni del pubblico, al punto che a seguito del “Convegno di automobili ed aeroplani” sorse una grossa rissa fra spettatori e futuristi che richiese l’intervento della polizia.
Comunque alle sue “opere” non mancò mai il sostegno dei futuristi.
A differenza del Pratella, che a un certo punto si arrese tornando alla musica popolare romagnola, il Russolo insistette a lungo ma sempre con risultati non esaltanti.
Lo spirito originario della rivoluzionaria musica futurista andò quindi pian piano scemando,
Negli anni ’20 e nei primi anni ’30 altri musicisti cercarono di rivitalizzarla tralasciando però l’estremismo degli strumenti e quello concettuale e tornando alle note ma sempre senza grandi successi anche se le loro opere erano comunque molto meno cacofoniche.
Ascoltiamo un  primo brano di musica futurista: Luigi Russolo – Risveglio di una città – 1913







EREDITA’ DELLA MUSICA FUTURISTA



Era evidente che la totale rottura con la “musica classica”, la “popolare” e la nascente “leggera”, insieme alla disarmonia dei suoni (un’amica a cui la feci ascoltare si offese), non poteva essere molto apprezzata.
Tuttavia le opere del Pratella e del Russolo suscitarono l’interesse di alcuni musicisti d’avanguardia come Stravinsky e Prokofiev anche se poi nessuno di loro giunse mai ad utilizzarle.
Solo nel secondo novecento alcune sperimentazioni musicali riportarono alla luce la musica futurista ma soprattutto per i concetti di libertà e di anticonformismo (ad es. Cageanche se qualche artista ed alcuni complessi presero spunto ed inserirono qualche brano futurista nelle loro musiche.
Comunque si tratta solo di piccolissimi riferimenti e di qualche sporadico brano essendosi la musica nella quasi totalità diretta da tutt’altra parte.
Un secondo esempio di musica futurista: Balilla Pratella – Aviatore Dro – 1914








CONCLUSIONE



In conclusione si può affermare che, nonostante l’impegno dei futuristi, la loro musica è stato un genere artistico tra i meno riusciti della corrente.
Il post nasce solo dalla necessità di far conoscere questo aspetto della corrente di cui si erano perse nel tempo (giustamente a mio parere) le tracce e quindi ha un intento soprattutto storico in quanto all’epoca ebbe comunque una certa notorietà ed in ogni caso l’ammirazione del mondo futurista.

Tony Kospan






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Vietata la copia integrale senza indicare autore e blog








LA MUSICA FUTURISTA – STORIA E VIDEO   Leave a comment







LA MUSICA FUTURISTA
a cura di Tony Kospan

 

Dopo aver esaminato i notevoli successi della pittura, scultura ed architettura futuriste, soprattutto ad opera dei di maggiori esponenti della corrente, andiamo ora a conoscere un altro aspetto (tra i tanti… teatro, cinema, poesia etc.) della corrente… la musica.

Tra le tante avanguardie dei primi anni del ‘900 solo il Dadaismo ed il Futurismo si occuparono anche di musica

Il Dadaismo però se ne occupò solo marginalmente e con lo stesso stile della “casualità” proprio della corrente, in pratica la musica doveva nascere dai rumori della cruda realtà  e doveva dissacrare… stupire… provocare.








Fu invece il Futurismo che, pur condividendo alcuni aspetti dadaisti, teorizzò “la musica del futuro” prendendo spunto dai suoni dell’automobile, dell’aeroplano, dei treni etc come simboli di un nuovo mondo tecnologico.

Creò perfino alcuni strumenti musicali e tenne perfino concerti anche se ahimè con esiti non entusiasmanti per l’educatissimo orecchio musicale italiano. 

Ma andiamo con ordine.









STORIA DELLA MUSICA FUTURISTA



L’iniziatore ed il teorizzatore del nuovo linguaggio musicale fu Francesco Balilla Pratella che, secondo lo stile della corrente, scrisse ben 2 manifesti nel 1910 e 1911: Il Manifesto dei musicisti futuristi” e “La musica futurista-Manifesto tecnico“.







Qualche asserzione significativa:
– Convincere i giovani compositori a disertare Licei, Conservatori e Accademie musicali, e a considerare lo studio libero come unico mezzo di rigenerazione.
– Noi futuristi proclamiamo quale progresso e quale vittoria dell’avvenire sul modo cromatico atonale, la ricerca e la realizzazione del modo enarmonico.
– Si concepisca invece la melodia armonicamente; si senta l’armonia attraverso diverse e più complesse combinazioni e successioni di suoni, ed allora si troveranno nuove fonti di melodia. Si finirà così una volta per sempre di essere dei vili imitatori d’un passato che non ha più ragione di essere, e dei solleticatori venali del gusto basso del pubblico.




Francesco Balilla Pratella




Il concetto di fondo era quello di abolire la musica classica, le canzonette amate dal pubblico ed inneggiare alla libertà del musicista e dell’artista creando una nuova musica.
Tuttavia i componimenti del Pratella restarono, in parte, legati ad un linguaggio musicale tradizionale (per lo più alla musica popolare, sua passione giovanile) ma, ciononostante la sua musica non piacque molto al pubblico (subendo qualche sua performance musicale il lancio di uova ed ortaggi) anche se ci fu qualche eccezione positiva.
Ma chi poi davvero creò in concreto un nuovo linguaggio musicale fu Luigi Russolo che nel 1913 pubblicò “L’arte dei rumori“.








Nel suo articolo spiegava che la musica non doveva essere armoniosa ma doveva nascere dai rumori dei nuovi oggetti della vita quotidiana e poi mescolati più o meno casualmente. 
Aggiunse quindi alla sua attività di pittore anche quella di compositore.
Sostituì le note con righe continue, che dovevano indicare nell’alzarsi e nell’abbassarsi, l’emissione del rumore.






Resosi conto della difficoltà di scrivere in tal modo brani musicali il Russolo inventò anche degli strumenti che avrebbero dovuto “creare musica“.
Inventò quindi “l’intonarumori” con il compito di “intonare i rumori” nel 1913 e successivamente “il rumorarmonio” che aveva invece quello di modificarli e amplificarli.
Nel video che segue possiamo vedere i vari strumenti dell’intonarumori ed ascoltare i loro suoni



Intonarumori




L’intonarumori era composto da una ventina di “strumenti” diversi ciascuno con un nome indicativo del suo uso (gorgogliatori, fischiatori, bisbigliatori, crepitatori, urlatori, scoppiatori, ronzatori, stropicciatori, sibilatori, scrosciatori etc.) e presentava scatole voluminose nelle quali veniva prodotto il rumore girando una manovella: a seconda della velocità con cui si girava, si incrementava o si diminuiva l’intensità  del rumore. 
Il rumorarmonio invece con una tastiera e due pedali consentiva di regolare intonazione, intensità  e scelta del rumore.




Il Russolo al rumorarmonio



Tuttavia nonostante gli sforzi del Russolo i “concerti” (ohibò) produssero talvolta forti e negative reazioni del pubblico, al punto che a seguito del “Convegno di automobili ed aeroplani” sorse una grossa rissa fra spettatori e futuristi che richiese l’intervento della polizia.
Comunque alle sue “opere” non mancò mai il sostegno dei futuristi.
A differenza del Pratella, che a un certo punto si arrese tornando alla musica popolare romagnola, il Russolo insistette a lungo… ma sempre con risultati non esaltanti.
Lo spirito originario della rivoluzionaria musica futurista andò quindi pian piano scemando,
Negli anni ’20 e nei primi anni ’30 altri musicisti cercarono di rivitalizzarla tralasciando però l’estremismo degli strumenti e quello concettuale e tornando alle note… ma sempre senza grandi successi… anche se le loro opere erano comunque molto meno cacofoniche.
Ascoltiamo un  primo brano di musica futurista: Luigi Russolo – Risveglio di una città – 1913







EREDITA’ DELLA MUSICA FUTURISTA



Era evidente che la totale rottura con la “musica classica”, la “popolare” e la nascente “leggera”, insieme alla disarmonia dei suoni (un’amica a cui la feci ascoltare si offese), non poteva essere molto apprezzata.
Tuttavia le opere del Pratella e del Russolo suscitarono l’interesse di alcuni musicisti d’avanguardia come Stravinsky e Prokofiev… anche se poi nessuno di loro giunse mai ad utilizzarle.
Solo nel secondo novecento alcune sperimentazioni musicali riportarono alla luce la musica futurista ma soprattutto per i concetti di libertà e di anticonformismo (ad es. Cage)
anche se qualche artista ed alcuni complessi presero spunto ed inserirono qualche brano futurista nelle loro musiche.
Comunque si tratta solo di piccolissimi riferimenti e di qualche sporadico brano… essendosi la musica… nella quasi totalità diretta da tutt’altra parte.
Un secondo esempio di musica futurista: Balilla Pratella – Aviatore Dro – 1914








CONCLUSIONE



In conclusione si può affermare che, nonostante l’impegno dei futuristi, la loro musica è stato un genere artistico tra i meno riusciti della corrente.
Il post nasce solo dalla necessità di far conoscere questo aspetto della corrente di cui si erano perse nel tempo (giustamente a mio parere) le tracce e quindi ha un intento soprattutto storico in quanto all’epoca ebbe comunque una certa notorietà ed in ogni caso l’ammirazione del mondo futurista.

Tony Kospan






Copyright Tony Kospan
Vietata la copia integrale senza indicare autore e blog








LA MUSICA DEL FUTURISMO   Leave a comment







LA MUSICA FUTURISTA
a cura di Tony Kospan

 

Dopo aver esaminato i notevoli successi della pittura, scultura ed architettura futuriste, soprattutto ad opera dei di maggiori esponenti della corrente, andiamo ora a conoscere un altro aspetto (tra i tanti… teatro, cinema, poesia etc.) della corrente… la musica.

Tra le tante avanguardie dei primi anni del ‘900 solo il Dadaismo ed il Futurismo si occuparono anche di musica

Il Dadaismo però se ne occupò solo marginalmente e con lo stesso stile della “casualità” proprio della corrente, in pratica la musica doveva nascere dai rumori della cruda realtà  e doveva dissacrare… stupire… provocare.








Fu invece il Futurismo che, pur condividendo alcuni aspetti dadaisti, teorizzò “la musica del futuro” prendendo spunto dai suoni dell’automobile, dell’aeroplano, dei treni etc come simboli di un nuovo mondo tecnologico.

Creò perfino alcuni strumenti musicali e tenne perfino concerti anche se ahimè con esiti non entusiasmanti per l’educatissimo orecchio musicale italiano. 

Ma andiamo con ordine.









STORIA DELLA MUSICA FUTURISTA



L’iniziatore ed il teorizzatore del nuovo linguaggio musicale fu Francesco Balilla Pratella che, secondo lo stile della corrente, scrisse ben 2 manifesti nel 1910 e 1911: Il Manifesto dei musicisti futuristi” e “La musica futurista-Manifesto tecnico“.







Qualche asserzione significativa:
– Convincere i giovani compositori a disertare Licei, Conservatori e Accademie musicali, e a considerare lo studio libero come unico mezzo di rigenerazione.
– Noi futuristi proclamiamo quale progresso e quale vittoria dell’avvenire sul modo cromatico atonale, la ricerca e la realizzazione del modo enarmonico.
– Si concepisca invece la melodia armonicamente; si senta l’armonia attraverso diverse e più complesse combinazioni e successioni di suoni, ed allora si troveranno nuove fonti di melodia. Si finirà così una volta per sempre di essere dei vili imitatori d’un passato che non ha più ragione di essere, e dei solleticatori venali del gusto basso del pubblico.




Francesco Balilla Pratella




Il concetto di fondo era quello di abolire la musica classica, le canzonette amate dal pubblico ed inneggiare alla libertà del musicista e dell’artista creando una nuova musica.
Tuttavia i componimenti del Pratella restarono, in parte, legati ad un linguaggio musicale tradizionale (per lo più alla musica popolare, sua passione giovanile) ma, ciononostante la sua musica non piacque molto al pubblico (subendo qualche sua performance musicale il lancio di uova ed ortaggi) anche se ci fu qualche eccezione positiva.
Ma chi poi davvero creò in concreto un nuovo linguaggio musicale fu Luigi Russolo che nel 1913 pubblicò “L’arte dei rumori“.








Nel suo articolo spiegava che la musica non doveva essere armoniosa ma doveva nascere dai rumori dei nuovi oggetti della vita quotidiana e poi mescolati più o meno casualmente. 
Aggiunse quindi alla sua attività di pittore anche quella di compositore.
Sostituì le note con righe continue, che dovevano indicare nell’alzarsi e nell’abbassarsi, l’emissione del rumore.






Resosi conto della difficoltà di scrivere in tal modo brani musicali il Russolo inventò anche degli strumenti che avrebbero dovuto “creare musica“.
Inventò quindi “l’intonarumori” con il compito di “intonare i rumori” nel 1913 e successivamente “il rumorarmonio” che aveva invece quello di modificarli e amplificarli.
Nel video che segue possiamo vedere i vari strumenti dell’intonarumori ed ascoltare i loro suoni



Intonarumori




L’intonarumori era composto da una ventina di “strumenti” diversi ciascuno con un nome indicativo del suo uso (gorgogliatori, fischiatori, bisbigliatori, crepitatori, urlatori, scoppiatori, ronzatori, stropicciatori, sibilatori, scrosciatori etc.) e presentava scatole voluminose nelle quali veniva prodotto il rumore girando una manovella: a seconda della velocità con cui si girava, si incrementava o si diminuiva l’intensità  del rumore. 
Il rumorarmonio invece con una tastiera e due pedali consentiva di regolare intonazione, intensità  e scelta del rumore.




Il Russolo al rumorarmonio



Tuttavia nonostante gli sforzi del Russolo i “concerti” (ohibò) produssero talvolta forti e negative reazioni del pubblico, al punto che a seguito del “Convegno di automobili ed aeroplani” sorse una grossa rissa fra spettatori e futuristi che richiese l’intervento della polizia.
Comunque alle sue “opere” non mancò mai il sostegno dei futuristi.
A differenza del Pratella, che a un certo punto si arrese tornando alla musica popolare romagnola, il Russolo insistette a lungo… ma sempre con risultati non esaltanti.
Lo spirito originario della rivoluzionaria musica futurista andò quindi pian piano scemando,
Negli anni ’20 e nei primi anni ’30 altri musicisti cercarono di rivitalizzarla tralasciando però l’estremismo degli strumenti e quello concettuale e tornando alle note… ma sempre senza grandi successi… anche se le loro opere erano comunque molto meno cacofoniche.
Ascoltiamo un  primo brano di musica futurista: Luigi Russolo – Risveglio di una città – 1913







EREDITA’ DELLA MUSICA FUTURISTA



Era evidente che la totale rottura con la “musica classica”, la “popolare” e la nascente “leggera”, insieme alla disarmonia dei suoni (un’amica a cui la feci ascoltare si offese), non poteva essere molto apprezzata.
Tuttavia le opere del Pratella e del Russolo suscitarono l’interesse di alcuni musicisti d’avanguardia come Stravinsky e Prokofiev… anche se poi nessuno di loro giunse mai ad utilizzarle.
Solo nel secondo novecento alcune sperimentazioni musicali riportarono alla luce la musica futurista ma soprattutto per i concetti di libertà e di anticonformismo (ad es. Cage)
anche se qualche artista ed alcuni complessi presero spunto ed inserirono qualche brano futurista nelle loro musiche.
Comunque si tratta solo di piccolissimi riferimenti e di qualche sporadico brano… essendosi la musica… nella quasi totalità diretta da tutt’altra parte.
Un secondo esempio di musica futurista: Balilla Pratella – Aviatore Dro – 1914








CONCLUSIONE



In conclusione si può affermare che, nonostante l’impegno dei futuristi, la loro musica è stato un genere artistico tra i meno riusciti della corrente.
Il post nasce solo dalla necessità di far conoscere questo aspetto della corrente di cui si erano perse nel tempo (giustamente a mio parere) le tracce e quindi ha un intento soprattutto storico in quanto all’epoca ebbe comunque una certa notorietà ed in ogni caso l’ammirazione del mondo futurista.

Tony Kospan






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