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PABLO NERUDA – LA POETICA E LE PIU’ BELLE POESIE D’AMORE   Leave a comment


 

La poetica di Neruda in generale spazia
dal senso di vicinanza alla natura.. all’impegno sociale e politico,
dalla difesa del sud del mondo.. all’amore in ogni suo aspetto.
 
 
E’ però quella che riguarda quest’ultimo tema

 che lo ha reso leggendario.

 

 

 

 

 

NERUDA
LA SUA POETICA D’AMORE
ED ALCUNE GRANDI POESIE
a cura di Tony Kospan

per il blog

 
 
 

 

  

 

LA POETICA DI NERUDA

 

 
Anche se, come abbiamo visto nella sua biografia, il mondo dei suoi versi spazia in molteplici ambiti ai quali poi negli ultimi anni si aggiunsero pure liriche e riflessioni che, sempre in modo sublime, affrontarono temi morali ed indagarono sul senso della vita, qui parleremo soprattutto della sua poetica d’amore pur con un accenno alla sua poetica generale.
 
Il bello (o il curioso) è che poi non era questo genere di poesia che apprezzava di più… in quanto era convinto che le sue poesie più importanti fossero invece quelle di natura sociale.
 
Eh sì… al contrario sono proprio le poesie d’amore che lo fanno ritenere oggi uno dei più grandi poeti di sempre ed in particolare… il più grande cantore dell’amore.
 
Amore che lui canta in ogni suo aspetto… e senza confini… se non quelli… umani.
 
L’amore da vivere in modo intenso, totale, senza riserve, per un’ora, per un giorno o per la vita.
 
 
 
 

 
 

I suoi versi non presentano parole raffinate o difficili… né paroloni… né tantomeno misteriose contorsioni da decifrare… bensì vocaboli e frasi semplici… naturali a volte perfino umili… eppure però capaci di donarci, con la loro armonia e musicalità, insieme alla bellezza delle immagini che evocano, grandiose coinvolgenti emozioni.
 
Tuttavia non possiamo, anche se solo per un attimo, non dare prima uno sguardo anche alla sua tematica poetica complessiva.
 
Egli appare nei suoi versi un osservatore della vita umana nei suoi vari aspetti con passione, intensità ed in modo quasi incantato.
 
Ma è proprio “cantando” la “normalità” del vivere che i suoi versi acquistano significati universali.
 
Infatti viene da molti anche definito “Il profeta dell’Uomo“.
 
Certo l’ideale sarebbe leggere le sue poesie in originale per coglierne al massimo la musicalità – nonostante la massima libertà metrica – ma ritengo che la lettura in italiano non la danneggi poi molto vista la vicinanza linguistica con lo spagnolo.


Tornando alla sua poetica d’amore essa è caratterizzata anche da un ritmo incalzante che ci conquista, ci avvolge, ci coinvolge, ci prende l’anima… con stupore e calore.  
 
 
 
 

 

 

 

Neruda poi non ha alcuna remora a mostrare, denudando il suo cuore ed anche il suo IO, il suo temperamento caldo e passionale.
 
Stupisce infine questo suo cantare l’amore in modo sempre giovanile ed emozionante nonostante le grandi e gravi vicissitudini della sua vita umana e politica di cui abbiamo parlato nella sua biografia.
 
Ma ora è giunto il momento di passare dalla teoria alla… pratica… e cioè di leggere ora diverse sue poesie d’amore da me scelte per questa occasione (tralasciando in questa sede quelle di genere più erotico che saranno eventualmente oggetto di un post ad hoc) alle quali mi piacerebbe che voi ne aggiungeste altre dal suo vastissimo repertorio.
 
 
Tony Kospan




 
 
 
 
 
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LE PIU’ BELLE POESIE D’AMORE DI NERUDA
 
 
 
 
 

 
 
 
E’ OGGI
 


E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.
 
 
 
 
 


 
 
 
IL TUO SORRISO
 
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’ aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’ improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’ aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della
vita.
Amore mio, nell’ ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’ improvviso
vedi che il mio sangue macchina
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera,
amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
 
 
 
 

 
 
 
XLIV SONETTO
 


Saprai che non t’amo e che t’amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.
T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo.

 
da Cento sonetti d’amore

 
 
 
 
 
 
 
XVII SONETTO
 

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
 
da Cento sonetti d’amore
 
 
 
 
 
 
 
 
XLVIII SONETTO
 


Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell’erba,
lascian camminando due ombre che s’unisco,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.
Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s’uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E’ la felicità una torre trasparente.
L’aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.
Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l’eternità della natura.

 
da Cento sonetti d’amore  
 
 
 

 
 
 
 
 
IL RAMO RUBATO


Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.
Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell’ombra.
Ancora non se n’è andato l’inverno,
e il melo appare
trasformato d’improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

 
 
 
 

 
 
 
 
 
SETE DI TE M’INCALZA
 


Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.
Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.
Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.

 
da “Il Fromboliere Entusiasta”
 
 
 
 
 
 
Ed infine in formato  video…
 
 
 
 
 
 
 
 

 

F I N E
 

CIAO DA TONY KOSPAN

 
 
 
 
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Chi desiderasse leggere la romanzesca storia della vita 
di Pablo Neruda con immagini sue ed altre poesie.
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Paul Verlaine – Breve ricordo del grande “Poeta Maledetto” anche con un’analisi della sua poetica ed varie bellissime poesie   Leave a comment







Paul Verlaine è stato uno dei più grandi 

“Poeti maledetti”

mitico gruppo di poeti francesi dell’800

di cui parlò e scrisse anche lui stesso…


..

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BREVE BIOGRAFIA


Paul Verlaine nasce nel 1844
in una famiglia francese benestante.
 
Fin da piccolo inizia a scrivere poesie.
 
Presto mostra una personalità complessa e difficile
fatta insieme di
dolcezza e brutalità
che traspare in modo chiaro, fin dai primi tempi,
anche nella sua poetica.

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Metz 30.3.1844 – Parigi 8.1.1896



La madre, per sottrarlo alla sua vita sregolata
lo fa sposare.

Il matrimonio però dopo un breve periodo di tranquillità,
che ritroviamo nei versi della raccolta
La bonne chanson,
finisce presto per la sua incostanza e soprattutto
per la relazione con l’altro poeta “maledetto”, Rimbaud.

Anche questo rapporto finisce a sua volta dopo 3 anni
con l’esplosione di alcuni colpi di pistola,
per fortuna non gravi, sparati al suo amico.

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Verlaine e Rimbaud

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Questo episodio però lo porta in carcere e qui…
ecco una nuova svolta… stavolta religiosa.
.
Ma di nuovo, dopo un periodo sereno,
ricade nei suoi eccessi di ogni genere.



Verlaine e Rimbaud




Ciononostante a Parigi iniziano i successi
della sua attività poetica e letteraria
e si inserisce bene nei salotti culturali parigini
mentre però la sua vita continua
in una continua alternanza di povertà e benessere.



Il gruppo dei poeti maledetti (nel cerchio Verlaine e Rimbaud)
.



Oltre alle poesie di vario genere scrisse anche un saggio
proprio sui
poeti maledetti
(
Rimbaud, Mallarmé, Corbière ed altri)






in cui parla anche di se stesso,
ma con lo pseudonimo di
Pauvre Lelian.

Morì povero in un ospedale parigino.



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LA SUA POETICA


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La sua poesia, che predilige la musicalità del verso,
è di tipo evocativo e non descrittiva…
cioè ci fa giungere alla verità delle cose
con visioni illuminanti e suggestive.

I suoi versi scorrono senza vincoli con grande fluidità e semplicità
e mostrano una profonda sensibilità che molti associano
 a quella dei pittori Impressionisti.

Considerato, ai suoi tempi, un maestro dai giovani,
è stato un precursore della poesia moderna.








ALCUNE SUE NOTE E BELLISSIME POESIE


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NOI SAREMO


Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,
talvolta, fieri e sempre indulgenti, vero?
Andremo allegri e lenti sulla strada modesta
che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, vero?
Nell’amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,
saranno due usignoli che cantan nella sera.
Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,
non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.
Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.
Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l’anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero?




LE CONCHIGLIE


Ogni incrostata conchiglia che sta
in quella grotta
in cui ci siamo amati
ha la sua propria particolarità. 
Una dell’anima nostra
ha la porpora
che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
quando io brucio e tu
a quel fuoco ardi;
Un’altra imita te
nei tuoi languori
e nei pallori tuoi di quando,
stanca,
ce l’hai con me perché
ho gli occhi beffardi;
Questa fa specchio
a come in te s’avvolge
la grazia del tuo orecchio,
un’altra invece
alla tenera e corta nuca rosa;
Ma una sola, fra tutte,
mi sconvolge.

.

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VOLA CANZONE RAPIDA


Vola, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce un raggio.
Dissipando, santo lume,
le tenebre dell’amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida. La senti?
L’allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti
vani colei che infine torna.

.

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VIVIAMO IN TEMPI…

Viviamo in tempi infami
dove il matrimonio delle anime
deve suggellare l’unione dei cuori;
in quest’ora di orribili tempeste
non è troppo aver coraggio in due
per vivere sotto tali vincitori.
Di fronte a quanto si osa
dovremo innalzarci,
sopra ogni cosa, coppia rapita
nell’estasi austera del giusto,
e proclamare con un gesto augusto
il nostro amore fiero, come una sfida.
Ma che bisogno c’è di dirtelo.
Tu la bontà, tu il sorriso,
non sei tu anche il consiglio,
il buon consiglio leale e fiero,
bambina ridente dal pensiero grave
a cui tutto il mio cuore dice: Grazie!
.


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Al lettore – Manoscritto

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Ciao da Tony Kospan



PER LE NOVITA’
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I S C R I V I T I









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Emily Dickinson – Biografia ed alcune belle poesie della grande poetessa dell’800 che con i suoi versi volava oltre i muri   2 comments

 

 

 

 

Emily Dickinson, poetessa americana…,

è considerata una tra le più grandi del XIX secolo

ed una grande innovatrice del modo di far poesia.

 

Eppure quand’era in vita

nessuno sapeva nulla delle sue opere…

e pochissimi, oltre ai familiari, perfino della sua esistenza .

 

Conosciamo un po’ lei e la sua storia…


 

 

Emily Elizabeth Dickinson (rara foto)

(Amherst 10 12 1830 – Amherst 15 5 1886)

 

 

 

EMILY DICKINSON… LA  VITA… LA  POETICA

ED ALCUNE SUE BELLE POESIE

 

 

Nata in una famiglia molto in vista

 la sua vita si svolse tutta in un ambiente sì… d’élite,

ma ahimè anche molto severo, chiuso e formale

essendo il padre un notissimo avvocato ed affermato politico

nel Massachusetts e non solo.


 

 

Emily (la 1° a sin.) ed i suoi fratelli

 

 


Per questo, e per motivi fisici, dall’età di 25 anni in poi

non uscì più dalla casa paterna, tranne alcuni viaggi,

e negli ultimi anni addirittura neanche dalla sua stanza,

se non con… le ali della sua magica poesia.


 

 

La casa paterna in cui visse




 

MI SON NASCOSTA


Mi son nascosta nel mio fiore,

così che,

quando appassirà dentro il tuo vaso,

per me tu senta,

senza sospettarlo,

quasi una solitudine.




 



L’amore della sua vita, platonico,

fu quello che ebbe verso il Reverendo Charles Wadsworth,

pastore presbiteriano che aveva conosciuto a Washington

in uno dei suoi rarissimi viaggi.

 

 

 

Reverendo Charles Wadsworth



Fu la sorella, dopo la morte, a trovare i 1775 foglietti

su cui erano scritte le sue poesie ed a pubblicarle…

e quindi è lei che dobbiamo ringraziare

per averci fatto conoscere tante fantastiche poesie.




.

.

Esse  pian piano, grazie all’interesse ed all’entusiasmo dei lettori,

 raggiunsero quel grande successo che non è mai più terminato.







In realtà si stima che ne abbia scritte circa 3500

e sui più diversi supporti, perfino su buste per lettere,

ed abbia utilizzato in modo molto particolare la punteggiatura

per accentuare il senso dei suoi versi

ma i primi tipografi purtroppo la cambiarono “per far pulizia”!


 

 




Ci fu però chi comprese la bellezza e la genialità delle sue poesie

quando era in vita, come il suo amico T. W. Higginson,

che però la distolse dall’idea di pubblicarle

dicendole che non sarebbero state capite dal pubblico.




 

 

 


SE POTRO’ IMPEDIRE

 

Se io potrò impedire

a un cuore di spezzarsi

non avrò vissuto invano

Se allevierò il dolore di una vita,

o guarirò una pena,

o aiuterò un pettirosso caduto

a rientrare nel nido,

non avrò vissuto invano.

 

 

 

Fac simile del suo erbario giovanile

 

 

 

DI COSA PARLANO LE SUE POESIE?

 

La sua poetica si sofferma, in modo geniale e sublime,

principalmente sui temi dell’amore, della morte e della natura.




Josephine Wall



HO PERSO UN MONDO


Ho perso un mondo, qualche giorno fa!
Qualcuno l’ha trovato?
Lo si può riconoscere dalla corona di stelle
intorno al capo.
Un ricco  potrebbe non notarlo
eppure ai miei modesti occhi
ha più valore dei ducati.
Oh trovatelo – signore – per me!



Irina Karabi – Carezze




CHE SIA L’AMORE


Che sia l’amore tutto ciò che esiste

è ciò che noi sappiamo dell’amore; 

E può bastare che il suo peso 

sia uguale al solco che lascia nel cuore.


 

 




O FRENETICHE NOTTI! 



O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
Queste notti frenetiche sarebbero
La nostra estasi!
Futili i venti
A un cuore in porto:
Ha riposto la bussola,
Ha riposto la carta.
Vogare nell’Eden!
Ah, il mare!
Se potessi ancorarmi
Stanotte in te!





 

 Ecco infine il trailer del film “A quiet passion” 

del regista Terence Davies che  meravigliosamente descrive

 la sua storia dagli anni della trasgressiva giovinezza 

alla vita adulta di auto reclusione.


 

 

Tony Kospan




Copyright Tony Kospan

VIETATA LA COPIA CON L’OMISSIONE DEL NOME DELL’AUTORE DEL POST E DEL BLOG

 

 

 



POESIE E CULTURA VARIA CON LEGGEREZZA
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Arthur Rimbaud – Breve biografia ed alcune poesie del mitico “poeta maledetto” dal volto di bambino   Leave a comment









Tutti abbiamo sentito parlare dei poeti maledetti
ma spesso ne abbiamo solo una vaghissima conoscenza.

Stavolta parleremo del poeta dalla faccia da bambino,
vero e proprio grande innovatore in poesia
attraverso l’esaltazione senza alcun limite
di ogni genere di emozioni e sensazioni.

 
 
 

Charleville 20.10.1854 – Marsiglia 10.11.1891
 
 
 


BREVE BIOGRAFIA

 
 
Arthur Rimbaud… il più maledetto dei poeti maledetti…
nacque a Charleville nel 1854 in una buona famiglia borghese
ma restò presto senza padre (scappato) e con una madre severissima.
 
 
Ebbe la classica educazione e ben presto,
già a 10 anni iniziò a scriver poesie.

Ma a 16 si rivoltò contro le forme tradizionali
della buona società iniziando a vagabondare per la città
e vivendo esperienze di ogni tipo
comprese quelle della droga, dell’alcool e del carcere
ma anche leggendo di tutto.

 
 
 
 
 
 
 
 

L’incontro con Paul Verlaine, di cui divenne amico,
rapresentò per lui un momento decisivo di consapevolezza
delle sue capacità poetiche e letterarie.
 
 
Nel 1870 fu ospitato a Parigi da Verlaine a casa sua
dove viveva con la moglie.

 
 
 
 
 Verlaine e Rimbaud
 
 
 

Verlaine l’introdusse negli ambienti letterari parigini
(circolo di poeti parnassiani)
ed ecco come lo definì tal Léon Valade
«poeta terrificante e selvaggio più che timido».
 
 
In pratica il poeta dalla faccia di bambino
affascinava e addirittura sconvolgeva il circolo
per le capacità artistiche e per la sua incontenibile depravazione.

 
 
 
 
Henri Fantin Latour  – I poeti maledetti  – (Verlaine e Rimbaud a sinistra)
 
 
 

Proprio dal ’70 e per 5 anni scrisse tutte le sue opere letteriarie
frequentando Verlaine, con cui fece dei viaggi a Londra e Bruxelles,
fino al 1873 quando l’amico poeta mise fine alla loro relazione
sparandogli un colpo di pistola e ferendolo.
 
 
Dopo di ciò abbandonò la poesia ed addirittura distrusse tutti i suoi scritti
iniziando una vita di avventure e peripezie… in giro per il mondo.

 
 
 
 
 
 
 
 

Fece l’insegnante, lo scaricatore di porto, il mercenario,
il capomastro etc… ed infine il commerciante in Abissinia
 
 
Intanto Verlaine pubblicava le sue “Illuminazioni” nel 1886.
 
 
Tornato in Francia per curar un tumore al ginocchio
vi morì a soli 32 anni.

 
 
 
 
 
 
 .
.
.
 
LA SUA RIVOLUZIONARIA POETICA
 
 
Oscillando tra Victor Hugo ed i parnassiani ma soprattutto
volendo cambiare tutti i canoni preesistenti
perfino quelli degli innovatori prima di lui come Baudelaire
giunse ad una poesia detta della sensazione
ovvero delle emozioni totali senza filtri nè controlli.
 
 
Nei suoi versi si uniscono pensieri odori musiche colori…
in modo talmente libero da farlo considerare assolutamente unico
e l’iniziatore dell’audacia assoluta in poesia…
 
 
 

 .
.
.
 
ALCUNE SUE POESIE
 
 
 
 
 
 
 

SOGNATO PER L’INVERNO
 
Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli
posa nei cantucci molli.
Tu chiuderai gli occhi,
per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di demoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
 Poi la tua guancia graffiare si sentirà…
un piccolo bacio, un ragno matto,
ti correrà sul collo…
Intanto tu mi dirai:
“Cerca!”, chinando a me la testa
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto…

 
 
 
 
 
 
 

PRIMA SERATA
 
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…
Seduta sul mio seggiolone,
Seminuda, giungeva le mani.
Al suolo fremevano lieti
i suoi piccolissimi piedi.
Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio di luce
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, mosca al rosaio.
Le baciai le caviglie sottili.
Ebbe un ridere dolce e brutale
Che si sciolse in un limpido trillo,
Un ridere grazioso di cristallo.
I suoi piedini sotto la camicia
Si salvarono: “Beh, vuoi finirla?”.
La prima audacia era stata permessa,
Ma ridendo fingeva di punirla!
Baciai, palpitanti al mio labbro,
I suoi timidissimi occhi;
Lei ritrasse la sua testolina
Esclamando: “Ma questo è ancor meglio!…
Signore, ho qualcosa da dirvi…”
Tutto il resto gettai sul suo seno
In un bacio, del quale ella rise
D’un riso che fu generoso…
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…

 
 
 
Berthe Morisot – Giovane donna
 
 
 
SENSAZIONE
 
Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna.




Ma Boheme – Jean-Paul Surin



LA MIA BOHEME (Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!
I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;
Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

 
 
 
 
F I N E



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G. Apollinaire – Biografia e le più belle poesie del poeta delle avanguardie culturali dei primi del ‘900   Leave a comment

 





GUILLAUME APOLLINAIRE
POETA DELLE AVANGUARDIE
 
 
Breve Biografia ed alcune sue poesie
 
a cura di Tony Kospan



Qui è dipinto da De Chirico
 
 
 
 
Guillaume Apollinaire (ma il suo vero nome era Wilhelm Apollinaire de Kostrowitsky) nacque a Roma il 26 agosto 1880 da un ufficiale italiano ed una signora polacca.
 
Si trasferì giovanissimo a Parigi.

Lì entrò in contatto con le avanguardie culturali dell’epoca… e frequentò personalità quali Maurice de Vlaminck, André Derain, Pablo Picasso, Georges Braque, Henri Matisse e De Chirico… divenendo anche il teorico del movimento pittorico cubista.
 
 
 
 



Già allora appare forte la sua curiosità verso tutto quel che è nuovo… tecnologico e moderno… e questo lo portò anche ad appoggiare il movimento che proprio del modernismo fece la sua bandiera e cioè il futurismo di Marinetti.



 


Roma 26.8.1880 – Parigi 9.11.1918



Nel 1910 iniziò, ormai trentenne, la sua vita letteraria con un libro di sedici racconti “L’eresiarca & C.”, e dopo altre esperienze letterarie pubblicò nel 1913 “Alcools” una raccolta di sua poesie , che ebbe gran successo e influenzò molto tutta la letteratura francese, ed è oggi considerata il suo capolavoro… insieme con “Calligrammes” del 1918.








  

Le poesie di “Alcools” risentono degli influssi del Simbolismo francese e mostrano una bella la musicalità pur in temi legati alla malinconia ed al sogno.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dopo queste, tante altre furono le sue pubblicazioni…, che però si diressero pian piano verso tematiche industriali e tecnologiche dell’epoca come l’automobile, il cinema, etc… esplorando nel contempo nuovi strumenti tecnici ed espressivi come l’eleminazione della punteggiatura, il verso libero, lo sperimentalismo grafico del calligramma.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Morì il 9 novembre 1918, in un modesto attico parigino e fu sepolto insieme ad altri grandi personaggi dell’epoca nel cimitero di Père Lachaise.

 

 
 
 
 

 
 
 
 
Leggiamo ora alcune tra le sue più belle poesie…







NEL LAGO DEI TUOI OCCHI

Nel lago dei tuoi occhi assai profondo
si scioglie il mio povero cuore a fondo
lo disperdono laggiù
nell’acqua di amore e follia
ricordo e malinconia.




Louise de Coligny-Châtillon – Uno dei 5 amori di Apollinaire



1909

La signora aveva un vestito
In ottomano viola scarlatto
E la sua tunica ricamata d’oro
Era composta di due pannelli
Che s’attaccavano sulle spalle
Gli occhi danzanti come angeli
Rideva rideva
Aveva un viso dai colori di Francia
Gli occhi blu i denti bianchi e le labbra molto rosse
Aveva un viso dai colori di Francia
Era scollata in rotondo
E pettinata alla Recamier
Con belle braccia nude
Non si sentirà mai suonare la mezzanotte
La signora nel vestito di ottomano viola scarlatto
E in tunica ricamata d’oro
Scollata in rotondo
Portava a passeggio i suoi riccioli
La sua fascia d’oro
E trascinava le scarpette con le fibbie
Era così bella
Che non avresti osato amarla
Amavo le donne atroci nei quartieri enormi
Dove nasceva ogni giorno qualche essere nuovo
Il ferro era il loro sangue la fiamma il cervello
Amavo amavo il popolo abile delle macchine
Il lusso e la bellezza sono solamente la sua schiuma
Quella donna era così bella
Che mi faceva paura.




Emile Vernon



LA PARTENZA

E i loro volti erano pallidi 
Spezzati i loro singhiozzi. 
Come la neve dai petali puri 
O le tue mani sui miei baci 
Cadevano le foglie autunnali. 



Questa è poi divenuta anche una nota canzone francese…
 
 
 
 
 
 
 
IL PONTE MIRABEAU

 
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia veniva sempre dopo il dolore
 
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango
 
Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
L’onda stanca degli eterni sguardi
 
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango
L’amore se ne va come
L’amore se ne va
Com’è lenta la vita
E come la Speranza è violenta
quest’acqua corrente
 
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango
Passano i giorni e passano le settimane
Né il tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango

 
 

 

 (La versione musicale)

 

 

 

 

Ciao da Tony Kospan




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UN MODO DIVERSO DI VIVER
LA POESIA E LA CULTURA
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Il Signor Bonaventura – Il mitico fumetto ed il suo creatore in un ricordo anche con immagini e video   Leave a comment



UN FUMETTO SIMPATICISSIMO
ED AMATISSIMO DAI RAGAZZI DEL ‘900






Una figura leggera e calviniana, ma simpaticissima,
entrata nel nostro immaginario


LA STORIA DI QUESTO FUMETTO


Personaggio dei fumetti dalla caratteristica marsina e bombetta rossa, i larghi pantaloni bianchi e il fedele cane bassotto al fianco, il Signor Bonaventura era lo strampalato eroe di avventure che lo vedevano quasi sempre squattrinato all’inizio e milionario alla fine.
A caratterizzare maggiormente il fumetto, nato il 28 ottobre 1917 dalla fantasia Sergio Tofano in arte Sto, apparso sulle pagine del Corriere dei Piccoli per svariati decenni, era l’utilizzo esclusivo di testi a rima baciata che iniziavano con le parole «Qui comincia l’avventura del Signor Bonaventura…».
Sergio Tofano era… fumettista, ma anche attore, regista, eclettico e versatile umorista del teatro e del cinema italiano.








Un creatore di fumetti fortunato tanto quanto sui generis è stata la sua nascita. «Mio padre, all’epoca, si occupava di censura militare per i servizi segreti, quindi – ha ricordato Gilberto Tofanoaveva sempre con sé una matita rossa e blu. Durante una pausa, seduto ad un bar di via Nazionale a Roma, a un tavolino di marmo bianco, ha usato la matita rossa per creare il pupazzo che gli era stato commissionato dal Corriere dei Piccoli».
Bonaventura, eroe gentile e fortunato, viene raccontato attraverso le diverse interpretazioni che lo stesso Tofano ne ha offerto nel corso degli anni.
Un autore, ma anche un personaggio a tutto tondo, capace di spaziare dal fumetto al teatro, dall’editoria alla pubblicità fino alla moda.
«Il mio augurio – ha aggiunto Gilberto Tofano – è che questo personaggio bianco, rosso e sempre verde, nato da una disfatta come quella di Caporetto ed una grande promessa tradita come la Rivoluzione d’Ottobre, continui a trasmetterci le sue discrete e ironiche qualità di una elegante sopravvivenza».
«Bonaventura, figura entrata nel mito, nell’immaginario collettivo, leggera e un po’ calviniana nella sua capacità di porsi obliquamente ai problemi della vita. Un personaggio importante che rimanda a fatti storici e che si fa emblema di una certa stagione. Guai a considerarlo un semplice fumetto».
«Sono molto contenta che ci si ricordi del mio padrone», ha dichiarato ironicamente Franca Valeri, ricordando di aver debuttato a teatro nel 1949 nei panni del fedele cane bassotto di Bonaventura.
«Era un attore straordinario, una persona molto particolare – ha aggiunto la Valeri – e anche un po’ snob.
Sono contenta di ricordare che mi voleva bene, cosa non facile.
Tofano aveva l’impressione che sarei diventata qualcuno sulla scena teatrale». (web)




Sergio Tofano (Roma 20.08.1886 – Roma 28.10.1973)


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UN ESEMPIO… PER I PIU’ GIOVANI
ED UN BEL RICORDO PER CHI LO HA CONOSCIUTO…

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BREVE BIOGRAFIA DEL SUO CREATORE
SERGIO TOFANO





Sergio Tofano



Nasce a Roma il 20 agosto 1886. Comincia a disegnare a vent’anni sul Pupazzetto di Yambo, che lo presenterà a suo padre, il celebre attore Ermete Novelli, il quale lo assumerà in compagnia a 6 lire il giorno. Si intrecciano così fin dall’inizio le due anime di questo artista, attore e autore di letteratura disegnata.
Nel 1908 pubblica su Il giornalino della domenica di Vamba, firmandosi con la sigla Sto che manterrà per tutta la vita.
L’eleganza del suo segno lo rende subito popolare e, mentre partecipa ad esposizioni importanti di grafica e di pittura, lavora per la pubblicità, pubblica copertine e tavole di soggetto umoristico ma di grafica sofisticata su Numero (dal n. 3 del 1914), ma anche illustrazioni sul settimanale La Lettura e fumetti sul Corriere dei piccoli (di fumetti si parla, anche se non venivano utilizzate le nuvolette).



Sergio Tofano


 

Per quest’ultima testata crea nel 1917 (n. 43 del 28 ottobre) il Signor Bonaventura, le cui avventure in rima si concludevano inevitabilmente con la fortunata conquista di un premio in denaro pari a un milione! Sempre sul “corrierino” pubblicherà nel 1921 una sua versione della Vispa Teresa e nel 1925 le avventure di Taddeo e Veneranda.
Ma il personaggio di maggiore successo resta il Signor Bonaventura, che continua a essere pubblicato anno dopo anno, con brevi pause, prima e dopo la guerra, e anche dopo la scomparsa del suo autore.
Accanto alla produzione seriale sul “corrierino” e a sporadiche apparizioni su testate diverse (come Carosello nel 1944-1945, diretto dallo stesso Tofano, o il numero unico Corrierino del Prestito nel 1945, per aiutare la ripresa economica nazionale dell’Italia liberata), si pubblicano libri illustrati e se ne traggono film e commedie, mentre il personaggio è utilizzato anche nella pubblicità.




Autocaricatura
 

La produzione teatrale di Sto è varia e complessa, perché Sergio Tofano è anche attore, un grande attore, nonché regista e scenografo, commediografo e costumista.
Dopo l’esordio con Ermete Novelli nel 1909, recita nella compagnia di Virgilio Talli.
Nel 1923 sposa la ventunenne milanese Rosetta Cavallari, che diventa attrice e sarà sua inseparabile compagna nella vita e spesso sulla scena, sia a teatro sia nel cinema (Sergio reciterà in oltre cinquanta pellicole).






Dal 1953 l’artista insegna a Roma all’Accademia di arte drammatica Silvio d’Amico, e con l’avvento della televisione aumenta ancora la propria popolarità con interpretazioni rimaste ineguagliate, a partire da un indimenticabile Firs, l’anziano maggiordomo de “Il giardino dei ciliegi” di Anton Cechov (in onda il 6 aprile 1956, ritrasmessa il 23 settembre 1969), tra le prime commedie in televisione.
L’artista è già pensionato, nel 1960, ma continua a insegnare all’Accademia di Roma, e appare ancora in ruoli televisivi, quando il 7 aprile Rosetta, che da tempo soffre di estenuanti emicranie e crisi depressiva, si toglie la vita, a 58 anni: un gesto tragico che arriva come un fulmine inatteso.
Ancora l’anziano attore reciterà in ruoli cinematografici con Loy, Monicelli, Zampa, Bertolucci, Risi e Pasquale Festa Campanile.
Da quest’ultimo viene chiamato anche nel 1973 per una parte nel “Rugantino”, che con “La colonna infame” di Nelo Risi saranno le sue ultime interpretazioni.
Muore il 28 ottobre 1973.






ECCO COSA SCRIVEVA  DEL SIGNOR BONAVENTURA
UN SUO GRANDE CONTEMPORANEO… LO SCRITTORE E POETA
GIANNI RODARI






LA PROMESSA DI BONAVENTURA
DI GIANNI RODARI



Una volta alla settimana, nella nostra casa ben poco confortevole, arrivava Bonaventura e ci portava, in premio per la nostra attesa, un milione grande come un lenzuolo.
Sapevamo perfettamente in anticipo che all’ultima vignetta le persecuzioni del torvo Barbariccia sarebbero cessate, le goffaggini dell’elegantissimo Cecè si sarebbero ricomposte e Bonaventura, grazie al caso che faceva di lui in continuazione un involontario salvatore di pericolanti, il nemico numero uno dei nemici pubblici, l’agente universale del bene, avrebbe intascato il rituale bigliettone.
Che cosa, allora, ci faceva leggere ogni volta la sua storia come nuova? Come accadeva che il milione destasse sempre la sorpresa del primo?
C’erano, intanto, quei versetti accurati, limpidi, seminati con discrezione di qualche pargoletta rara, di qualche rima acrobatica, insomma, di suoni inattesi: l’effetto della loro musica era quello di un’ infinita serie di variazioni sullo stesso tema. Un effetto di magia.
C’erano poi nelle avventure e nelle sciagure (per fortuna rare) del signor Bonaventura sottili, indirette allusioni al mondo, ai suoi personaggi, ai casi della vita che, come diceva Geppetto, “sono tanti”.






E c’era nel finale ottimistico una promessa generosa di gratificazione, l’assicurazione che ogni speranza, prima o poi, si realizza, che ogni sogno scende in terra. 
La gente si sottovaluta.
Negli anni in cui gli adulti cantavano sospirando: “Se potessi avere mille lire al mese”, Bonaventura, senza alzare la voce, indicava ai bambini una meta mille volte più alta.
Guadagnò il suo primo miliardo ben prima degli “industrialotti” del lavoro a domicilio. Non ignaro di guai e traversie, spesso disoccupato, col tempo anche sinistrato e senzatetto, Bonaventura ha continuato per mezzo secolo a insegnare che c’è sempre una via d’uscita; che Barbariccia è una tigre di carta; che catastrofi, incendi, fughe di di belve dai circhi, briganti da strada, incidenti automobilistici, cavalli imbizzarriti non hanno mai niente di definitivo: più in là c’è sempre il milione, come sopra le nuvole, anche nei giorni di nubifragio, c’è sempre il sole. 
Da bambini abbiamo amato Bonaventura per il suo intrepido candore.
Da grandi abbiamo ammirato Sergio Tofano per la sua discrezione, la sua misura, la sua invisibile, sterminata, ironica pazienza.

Gianni Rodari






IL VIDEO



Infine vediamolo in questo breve video tratto dal mitico CAROSELLO






ed in quest’altro


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Testi ed immagini da vari siti web – rielaborazione ed impaginazione Tony Kospan



 
FINE


verd carino LHDev Copia
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Arthur Rimbaud – Breve biografia ed alcune liriche del mitico “poeta maledetto”.. dal volto di bambino   4 comments









Tutti abbiamo sentito parlare dei poeti maledetti
ma spesso ne abbiamo solo una vaghissima conoscenza.

Stavolta parleremo del poeta dalla faccia da bambino,
vero e proprio grande innovatore in poesia
attraverso l’esaltazione senza alcun limite
di ogni genere di emozioni e sensazioni.

 
 
 

Charleville 20.10.1854 – Marsiglia 10.11.1891
 
 
 


BREVE BIOGRAFIA

 
 
Arthur Rimbaud… il più maledetto dei poeti maledetti…
nacque a Charleville nel 1854 in una buona famiglia borghese
ma restò presto senza padre (scappato) e con una madre severissima.
 
 
Ebbe la classica educazione e ben presto,
già a 10 anni iniziò a scriver poesie.

Ma a 16 si rivoltò contro le forme tradizionali
della buona società iniziando a vagabondare per la città
e vivendo esperienze di ogni tipo
comprese quelle della droga, dell’alcool e del carcere
ma anche leggendo di tutto.

 
 
 
 
 
 
 
 

L’incontro con Paul Verlaine, di cui divenne amico,
rapresentò per lui un momento decisivo di consapevolezza
delle sue capacità poetiche e letterarie.
 
 
Nel 1870 fu ospitato a Parigi da Verlaine a casa sua
dove viveva con la moglie.

 
 
 
 
 Verlaine e Rimbaud
 
 
 

Verlaine l’introdusse negli ambienti letterari parigini
(circolo di poeti parnassiani)
ed ecco come lo definì tal Léon Valade
«poeta terrificante e selvaggio più che timido».
 
 
In pratica il poeta dalla faccia di bambino
affascinava e addirittura sconvolgeva il circolo
per le capacità artistiche e per la sua incontenibile depravazione.

 
 
 
 
Henri Fantin Latour  – I poeti maledetti  – (Verlaine e Rimbaud a sinistra)
 
 
 

Proprio dal ’70 e per 5 anni scrisse tutte le sue opere letteriarie
frequentando Verlaine, con cui fece dei viaggi a Londra e Bruxelles,
fino al 1873 quando l’amico poeta mise fine alla loro relazione
sparandogli un colpo di pistola e ferendolo.
 
 
Dopo di ciò abbandonò la poesia ed addirittura distrusse tutti i suoi scritti
iniziando una vita di avventure e peripezie… in giro per il mondo.

 
 
 
 
 
 
 
 

Fece l’insegnante, lo scaricatore di porto, il mercenario,
il capomastro etc… ed infine il commerciante in Abissinia
 
 
Intanto Verlaine pubblicava le sue “Illuminazioni” nel 1886.
 
 
Tornato in Francia per curar un tumore al ginocchio
vi morì a soli 32 anni.

 
 
 
 
 
 
 .
.
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LA SUA RIVOLUZIONARIA POETICA
 
 
Oscillando tra Victor Hugo ed i parnassiani ma soprattutto
volendo cambiare tutti i canoni preesistenti
perfino quelli degli innovatori prima di lui come Baudelaire
giunse ad una poesia detta della sensazione
ovvero delle emozioni totali senza filtri nè controlli.
 
 
Nei suoi versi si uniscono pensieri odori musiche colori…
in modo talmente libero da farlo considerare assolutamente unico
e l’iniziatore dell’audacia assoluta in poesia…
 
 
 

 .
.
.
 
ALCUNE SUE POESIE
 
 
 
 
 
 
 

SOGNATO PER L’INVERNO
 
Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli
posa nei cantucci molli.
Tu chiuderai gli occhi,
per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di demoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
 Poi la tua guancia graffiare si sentirà…
un piccolo bacio, un ragno matto,
ti correrà sul collo…
Intanto tu mi dirai:
“Cerca!”, chinando a me la testa
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto…

 
 
 
 
 
 
 

PRIMA SERATA
 
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…
Seduta sul mio seggiolone,
Seminuda, giungeva le mani.
Al suolo fremevano lieti
i suoi piccolissimi piedi.
Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio di luce
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, mosca al rosaio.
Le baciai le caviglie sottili.
Ebbe un ridere dolce e brutale
Che si sciolse in un limpido trillo,
Un ridere grazioso di cristallo.
I suoi piedini sotto la camicia
Si salvarono: “Beh, vuoi finirla?”.
La prima audacia era stata permessa,
Ma ridendo fingeva di punirla!
Baciai, palpitanti al mio labbro,
I suoi timidissimi occhi;
Lei ritrasse la sua testolina
Esclamando: “Ma questo è ancor meglio!…
Signore, ho qualcosa da dirvi…”
Tutto il resto gettai sul suo seno
In un bacio, del quale ella rise
D’un riso che fu generoso…
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…

 
 
 
Berthe Morisot – Giovane donna
 
 
 
SENSAZIONE
 
Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna.




Ma Boheme – Jean-Paul Surin



LA MIA BOHEME (Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!
I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;
Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

 
 
 
 
F I N E



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NERUDA – La poetica e le più belle liriche d’amore di un mito mondiale della poesia – II Parte   1 comment


 

La poetica di Neruda in generale spazia
dal senso di vicinanza alla natura.. all’impegno sociale e politico,
dalla difesa del sud del mondo.. all’amore in ogni suo aspetto.
 
 
E’ però quella che riguarda quest’ultimo tema

 che lo ha reso leggendario.

 

 

 

 

 

NERUDA
LA SUA POETICA D’AMORE
ED ALCUNE GRANDI POESIE
a cura di Tony Kospan

per il blog

 
 
 

 

  

 

LA POETICA DI NERUDA

 

 
Anche se, come abbiamo visto nella sua biografia, il mondo dei suoi versi spazia in molteplici ambiti ai quali poi negli ultimi anni si aggiunsero pure liriche e riflessioni che, sempre in modo sublime, affrontarono temi morali ed indagarono sul senso della vita, qui parleremo soprattutto della sua poetica d’amore pur con un accenno alla sua poetica generale.
 
Il bello (o il curioso) è che poi non era questo genere di poesia che apprezzava di più… in quanto era convinto che le sue poesie più importanti fossero invece quelle di natura sociale.
 
Eh sì… al contrario sono proprio le poesie d’amore che lo fanno ritenere oggi uno dei più grandi poeti di sempre ed in particolare… il più grande cantore dell’amore.
 
Amore che lui canta in ogni suo aspetto… e senza confini… se non quelli… umani.
 
L’amore da vivere in modo intenso, totale, senza riserve, per un’ora, per un giorno o per la vita.
 
 
 
 

 
 

I suoi versi non presentano parole raffinate o difficili… né paroloni… né tantomeno misteriose contorsioni da decifrare… bensì vocaboli e frasi semplici… naturali a volte perfino umili… eppure però capaci di donarci, con la loro armonia e musicalità, insieme alla bellezza delle immagini che evocano, grandiose coinvolgenti emozioni.
 
Tuttavia non possiamo, anche se solo per un attimo, non dare prima uno sguardo anche alla sua tematica poetica complessiva.
 
Egli appare nei suoi versi un osservatore della vita umana nei suoi vari aspetti con passione, intensità ed in modo quasi incantato.
 
Ma è proprio “cantando” la “normalità” del vivere che i suoi versi acquistano significati universali.
 
Infatti viene da molti anche definito “Il profeta dell’Uomo“.
 
Certo l’ideale sarebbe leggere le sue poesie in originale per coglierne al massimo la musicalità – nonostante la massima libertà metrica – ma ritengo che la lettura in italiano non la danneggi poi molto vista la vicinanza linguistica con lo spagnolo.


Tornando alla sua poetica d’amore essa è caratterizzata anche da un ritmo incalzante che ci conquista, ci avvolge, ci coinvolge, ci prende l’anima… con stupore e calore.  
 
 
 
 

 

 

 

Neruda poi non ha alcuna remora a mostrare, denudando il suo cuore ed anche il suo IO, il suo temperamento caldo e passionale.
 
Stupisce infine questo suo cantare l’amore in modo sempre giovanile ed emozionante nonostante le grandi e gravi vicissitudini della sua vita umana e politica di cui abbiamo parlato nella sua biografia.
 
Ma ora è giunto il momento di passare dalla teoria alla… pratica… e cioè di leggere ora diverse sue poesie d’amore da me scelte per questa occasione (tralasciando in questa sede quelle di genere più erotico che saranno eventualmente oggetto di un post ad hoc) alle quali mi piacerebbe che voi ne aggiungeste altre dal suo vastissimo repertorio.
 
 
Tony Kospan




 
 
 
 
 
cuorecuorecuorecuorecuorecuore
 
 
 
 
 
 
 
ALCUNE GRANDI POESIE D’AMORE DI NERUDA
 
 
 
 
 

 
 
 
E’ OGGI
 


E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.
 
 
 
 
 


 
 
 
IL TUO SORRISO
 
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’ aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’ improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’ aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della
vita.
Amore mio, nell’ ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’ improvviso
vedi che il mio sangue macchina
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera,
amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
 
 
 
 

 
 
 
XLIV SONETTO
 


Saprai che non t’amo e che t’amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.
T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo.

 
da Cento sonetti d’amore

 
 
 
 
 
 
 
XVII SONETTO
 

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
 
da Cento sonetti d’amore
 
 
 
 
 
 
 
 
XLVIII SONETTO
 


Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell’erba,
lascian camminando due ombre che s’unisco,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.
Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s’uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E’ la felicità una torre trasparente.
L’aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.
Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l’eternità della natura.

 
da Cento sonetti d’amore  
 
 
 

 
 
 
 
 
IL RAMO RUBATO


Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.
Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell’ombra.
Ancora non se n’è andato l’inverno,
e il melo appare
trasformato d’improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

 
 
 
 

 
 
 
 
 
SETE DI TE M’INCALZA
 


Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.
Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.
Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.

 
da “Il Fromboliere Entusiasta”
 
 
 
 
 
 
Ed infine in formato  video…
 
 
 
 
 
 
 
 

 

F I N E
 

CIAO DA TONY KOSPAN

 
 
 
 
Chi desiderasse leggere la romanzesca storia della vita 
di Pablo Neruda con immagini sue ed altre poesie…
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LA TUA PIU’ BELLA PAGINA DI FB

 

 




NERUDA – Biografia ed alcune liriche di un mito mondiale della poesia – I Parte   12 comments

 

 

 

 
 
 

PABLO NERUDA
LA SUA VITA IL SUO MONDO LE SUE POESIE
a cura di Tony Kospan
per il blog
IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
 
 
 
 
Grande figura della letteratura latino americana contemporanea
nonché esponente dell’impegno sociale e politico
ma per me, e per tantissimi,
soprattutto il massimo poetico cantore dell’amore.



 
 
 
 
 


I PARTE
 
 
BIOGRAFIA


In quell’istante ebbero termine i libri,
l’amicizia, i tesori senza sosta accumulati,
la casa trasparente che tu e io costruimmo:
tutto cessò d’esistere, tranne i tuoi occhi.
Pablo Neruda

 
 
 
 
Iniziamo a conoscer questo autore mitico
attraverso una sua breve biografia
ed un primo “assaggio” di sue poesie.
 
 
Molte altre le troveremo poi nella II parte

 
 
 
 
 

(Parral 12. 7. 1904 – Santiago del Cile 23. 9. 1973)

 
 
 

Nacque, col nome di Neftalì Ricardo Reyes, a Parral nel sud del Cile il 12/7/1904 in una modesta famiglia . 

Fu, dopo un mese dalla nascita, abbandonato dalla madre e la sua infanzia fu difficile per i contrasti col padre… che avversava il suo amore per la scrittura.

Ebbe però la fortuna d’aver come insegnante Gabriela Mistral, futuro Premio Nobel, che ne incoraggiò la passione letteraria.

Il suo primo articolo – ENTUSIASMO E PERSEVERANZA – scritto all’età di 13 anni fu pubblicato sul giornale locale IL DOMANI.

Nel 1920 scelse lo pseudonimo,  con cui oggi lo conosciamo, in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891) cantore della povera gente…. 

L’anno dopo si trasferì a Santiago.

 

 

Neruda a 20 anni

 

 

Nel 1923 a 19 anni il suo primo libro “CREPUSCOLARIO” che riscosse subito consensi negli ambienti culturali cileni… Ad esso seguirono altri.

Ma si sa che la scrittura raramente arricchisce… per cui nel 1927 intraprese per necessità la carriera diplomatica e fu inviato in Birmania… dove sposò l’olandese Maryka Antonieta Hagenaar Vogelzang.

 

 

 

 

Nel frattempo non smetteva di scrivere poesie… e di sperimentare nuove tecniche espressive come la poesia surrealista.

Trasferito in Spagna vi incontrò Garcia Lorca (altro immenso poeta ed altro mio mito), Rafael Alberti ed altri grandi scrittori.

La morte della figlia in tenera età portò in crisi il suo matrimonio… ed iniziò la sua storia d’amore con Delia del Carril di vent’anni più grande di lui. 


 

 

 

 


La visione dei soprusi di cui era spettatore nella Spagna di Franco, soprattutto dopo l’uccisione di Garcia Lorca, lo portò ad abbracciare idee marxiste e di sinistra.

Nel 1943 visitò il Machu Picchu e rimase affascinato dalla cultura Inca.

Da ciò nacquero libri e poesie come questa:


 



 



 

PREGHIERA AL SOLE

Padre Viracocha,
tu che dici:
“E giorno sia”;
tu che dici:
“Che albeggi e vi sia luce”;
fà che in pace e libero
tuo figlio il Giorno
inceda,
affinché l’uomo,
tua creatura, sia
illuminato.
Padre Viracocha,
così come il re del giorno
splende in pace e libero,
anche la Luna,
posta da te nella notte,
illumini. Non abbia
alcun male, alcun dolore.
Donale
pace e libertà.


 
 

Nel 1945 fu eletto senatore del Cile e la sua carriera politica fu un alternarsi di successi e delusioni… fino ad esser costretto, dal voltafaccia del Presidente Videla, all’esilio… in Argentina prima, e poi in Europa, Russia e Messico.

Fu in quest’ultima nazione che conobbe Matilde Urrutia, una cantante cilena, con cui iniziò una relazione e che anni dopo sposò.
 
 
 
 

Pablo Neruda e Matilde Urrutia

 

 

 Fu la sua ultima compagna e forse la vera donna della sua vita.

 

 

 

Pablo Neruda e Matilde Urrutia





TI RICORDO COME ERI

Ti ricordo come eri nell’ultimo autunno.
Eri il berretto grigio e il cuore in calma.
Nei tuoi occhi lottavano le fiamme del crepuscolo.
E le foglie cadevano nell’acqua della tua anima.
Stretta alle mie braccia come un rampicante,
le foglie raccoglievano la tua voce lenta e in calma.
Fuoco di stupore in cui la mia sete ardeva.
Dolce giaciglio azzurro attorto alla mia anima.
Sento viaggiare i tuoi occhi ed è distante l’autunno:
berretto grigio, voce d’uccello e cuore di casa
verso cui emigravano i miei profondi aneliti
e cadevano i miei baci allegri come brace.
Cielo da un naviglio. Campo dalle colline:
il tuo ricordo è di luce, di fumo, di stagno in calma!
Oltre i tuoi occhi ardevano i crepuscoli.
Foglie secche d’autunno giravano nella tua anima.




(Qui è ambientato il noto film IL POSTINO con Massimo Troisi nato dal  libro IL POSTINO DI NERUDA di Antonio Skameta.)
 
 
 
 

 
  
 
 
A seguito del crollo della Presidenza Videla, per corruzione, tornò in Cile e riprese la sua attività politica
avversata però in ogni modo – secondo molte fonti – dalla CIA.

 

 

 

 

 

Nel 1956 venendo a conoscere gli orrori di Stalin cambiò molte idee e si pentì d’aver inneggiato al dittatore sovietico… ma rimase ancorato a visioni marxiste.
 
Visse allora tra politica e letteratura girando tra difficoltà e successi per le Americhe.


 
 
 
 

Neruda





MIA BRUTTA… MIA BELLA

Mia brutta, sei una castagna spettinata,

mia bella, sei come il vento,

mia brutta, della tua bocca se ne può far due,

mia bella, son freschi i tuoi baci come angurie.

Mia brutta, dove stan nascosti i tuoi seni?

Son minuscoli come due coppe di frumento.

Mi piacerebbe vederti due lune sul petto:

le torri gigantesche della tua sovranità.

Mia brutta, il mare non ha le tue unghie nella sua bottega,

mia bella, fiore a fiore, stella per stella,

onda per onda, amore, ho contato il tuo corpo:

mia brutta t’amo per la tua cintura d’oro,

mia bella, t’amo per una ruga sulla tua fronte,

amore, t’amo perché sei chiara e perché sei oscura





Fu anche proposto per la Presidenza del Cile.

 
Nel 1971 ottenne il PREMIO NOBEL e fu festeggiato alla grande nello stadio di Santiago.

 
 
 
 
 

Neruda alla cerimonia del ritiro del Premio Nobel

 

 

Morì ufficialmente per malattia nel 1973,  ma le vere circostanze non sono mai state chiarite.

 
Della sua opera oggi giganteggiano non tanto le sue opere politiche o sociali pur molto belle, che tanto amava…,
ma soprattutto la poesia d’amoreche con lui raggiunge vette incredibili… pur con l’uso, magico… fantastico uso, di una terminologia semplice e naturale. 
 
 
 
 
 
Avremo modo di legger 
 altre sue leggendarie poesie d’amore
di seguito… nella II PARTE.
 
 
 
 

 
 
 
 
 
Intanto ascoltiamo la sua famosa poesia
“PER IL MIO CUORE BASTA IL TUO PETTO”
in questo video
 
 
 
 

 

 


Per legger le sue più belle poesie nella II parte




TONY KOSPAN


 

 

FINE I PARTE… CONTINUA…


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VIENI, SEMPRE VIENI – Amore intenso e passionale in questa poesia del poeta.. Premio Nobel.. Vicente Aleixandre   Leave a comment

 
 


Una suggestiva poesia carica di passionalità spagnola.


 

 



  



VIENI SEMPRE, VIENI


Poesia sublime di Vicente Aleixandre


 

Questa poesia, pur lunghetta, la si legge tutta d’un fiato.



 E’ una grande poesia d’amore


con sensibilità spagnola  ed accenti di dolore…


che parla un linguaggio universale e profondo.

.



 


Sembra che i pensieri d’amore rotolino insieme ai versi…


 forti e solidi quasi assoluti…


 e la passione è così intrisa di suggestioni di sangue e morte.




 





Se volessi paragonarla ad un’opera d’arte


mi apparirebbe più una scultura che un dipinto.










L’amore viene vissuto come immerso nell’intera natura


quasi in una visione panteistica…


(fiume stella luce astro corteccia pelle carne carbone pietra metallo labbra… etc)



Questo però è in verità uno degli elementi


più caratteristici di tutta la poetica di questo grande autore.




 


Siviglia 26 4 1898 – Madrid 13 12 1984
 
 
 
 


Vicente Aleixandre,

 

poeta spagnolo affetto fin da giovane da grave malattia,

 

è stato premio Nobel per la Letteratura nel 1977.



 

 

 

 






VIENI SEMPRE, VIENI


Vicente Aleixandre



Non avvicinarti.


La tua fronte, la tua infuocata fronte, la tua accesa fronte,


le impronte di certi baci,


questo bagliore che anche di giorno si vede se t’avvicini,


questo bagliore contagioso che mi rimane in mano,


questo fiume luminoso dove immergo le braccia,


dove non oso quasi bere,


per timore poi d’una vita d’ura ornai d’astro brillante.


Non voglio che tu viva in me come vive la luce,


con questo isolamento di stella che si unisce alla sua luce,


cui l’amore è negato attraverso lo spazio


duro e azzurro che separa e non unisce,


dove ogni astro inaccessibile


è una solitudine che, gemebonda, trasmette la sua tristezza.


La solitudine scintilla nel mondo senza amore.


La vita è una vivida corteccia,


una rugosa pelle immobile


dove l’uomo non può trovare il suo riposo,


per quanto scagli i suoi sogni contro un astro spento.


Ma tu non avvicinarti.


La tua fronte sfavillante,


carbone acceso che mi strappa alla stessa coscienza,


duello sfolgorante in cui di colpo provo la tentazione di morire,


di bruciarmi le labbra con il tuo contatto indelebile,


di sentirmi la carne disfarsi contro il tuo diamante rovente.


Non avvicinarti,


perché il tuo bacio si prolunga come l’urto impossibile delle stelle,


come lo spazio che all’improvviso s’incendia,


etere propagante dove la distruzione dei mondi


è un unico cuore che totalmente s’infiamma.


Vieni, vieni, vieni


come il carbone consunto e oscuro che racchiude una morte;


vieni come la notte cieca che mi avvicina il suo volto;


vieni come le due labbra segnate dal rosso,


per quella lunga linea che fonde i metalli.


vieni, vieni, amore mio; vieni, ermetica fronte, rotondità quasi movente


che brilli come un’orbita che nelle mie braccia si estingue;


vieni come due occhi o due profonde solitudini,


come due imperiosi richiami da una profondità che non conosco.


Vieni, vieni, morte, amore: vieni subito, ti distruggerò;


vieni, che voglio ammazzare, o amare, o morire, o darti tutto;


vieni, che tu rotoli come pietra lieve,


confusa come una luna che chiede i miei raggi!






 

 

 

 


CIAO DA TONY KOSPAN

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LA TUA PAGINA DI… SOGNO?


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