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LA FAMIGLIA DELL’INFANTE DON LUIS DI BORBONE – Storia.. analisi.. personaggi ed enigmi del primo capolavoro di Goya   Leave a comment





Questo dipinto, di cui ora vi parlerò, è il primo capolavoro di Goya,  il suo primo grande ritratto e tra le sue pochissime opere esistenti in Italia!

Ne conosceremo la storia.. i personaggi.. i misteri e ne farò una breve analisi. 

Personalmente amo molto i dipinti in cui sono presenti numerosi soggetti perché mi appaiono suggestivi in quanto rappresentano spesso l’unica documentazione di un’epoca, di una società, di un ambiente e di un’atmosfera.

Questo poi, oltre a contenere tutto quanto appena detto, vi aggiunge anche un preciso aspetto storico, ma presenta pure dei lati arcani, quasi divertenti e  geniali.

Ma andiamo con ordine.

Il dipinto è LA FAMIGLIA DELL’INFANTE DON LUIS DI BORBONE creato da Goya nel 1783-1784 e conservato presso la Fondazione Magnani-Rocca di Parma.




Goya – Autoritratto giovanile
Francisco José de Goya y Lucientes (Fuendetodos, 30.3.1746 – Bordeaux, 16.04.1828)



STORIA DEL DIPINTO


Siamo nella seconda metà del ‘700, Goya è un pittore non ancora affermato ed il committente Don Luis, è il fratello del Re di Spagna Carlo III.

Don Luis, fratello minore del Re già ad 8 anni era stato nominato arcivescovo di Toledo e poi cardinale ma a 28 anni aveva rinunciato alla carriera ecclesiastica per poter vivere senza freni da grande libertino.

Pur considerato non molto “sveglio”, infatti fin da giovanissimo era andato a caccia di donne e di selvaggina nonché di altri piaceri, approfittando del suo potere regale dato che, a detta di Casanova, era uno degli uomini più brutti della Spagna.



Don Luis e la moglie



A circa 50 anni però aveva deciso di mettere la testa a posto, di tirare i remi in barca e di ritirarsi nel suo Palazzo di Arenas de San Pedro, a 140 km a ovest di Madrid.

Si era sposato, innamorato, con una donna molto più giovane di lui di ben 32 anni, María Teresa de Vallabriga y Rozas, ma di una nobiltà minima che gli aveva fatto perdere, con il decreto (non casuale) del Re “Pragmatica de matrimonios desiguales”, ogni diritto al trono per lui ed i suoi eredi.

Comunque manteneva la possibilità di mantenere una piccola corte nel suo Palazzo insieme ad altri privilegi.

Era però molto svampito e la moglie lo riprendeva pubblicamente e duramente e si vociferava che talvolta lo menasse perfino.

Tuttavia il nostro mostrava anche dei lati positivi dato che da amante dell’arte aveva deciso di avere una piccola corte di pittori, musicisti… etc. per onorare lui e la sua famiglia.

Tra i vari pittori contattati per selezionare il pittore “di corte” la sua scelta era caduta su Goya, pittore promettente ma ancora semisconosciuto e squattrinato.

Lo evinciamo dalle parole di gioia dello stesso Goya alla notizia, consapevole che per lui questo poteva essere, come poi sarà, il primo passo di una grande carriera: 
Sua Altezza mi ha coperto di doni, io ho fatto il suo ritratto, quello della moglie, del figlio e della figlia, con un successo insperato perché altri pittori si erano già misurati, senza riuscirci, in questa impresa”.

Infatti qualche anno dopo ormai noto ed apprezzato, persa la protezione di Don Luis a causa della sua morte, troverà facilmente nuovi committenti.







IL DIPINTO 


L’artista dunque riceve alla fine del 1783, quando da Don Luis ha 56 anni (ma ne dimostra tanti di più), l’invito a dipingere tutta la sua famiglia e la sua piccola corte.

Il dipinto, a lungo poco apprezzato, è ora invece considerato il primo vero capolavoro del pittore spagnolo ed è tra i pochissimi conservati in Italia.

Goya per la prima volta dipinge un grande ritratto (248 x 328 cm) con molti personaggi e mette insieme, senza alcuna distinzione, principi e domestici, funzionari ed artisti.

Luigi Magnani, che lo comprò a caro prezzo negli anni ’70 dalla famiglia Ruspoli, era convinto che nascondesse un segreto.

Il gruppo appare in riunione prima di ritirarsi nelle stanze per la notte ma appare immobile come se fosse su di un palcoscenico… il che è evidenziato anche dalle grandi tende alle loro spalle.

Il tutto è poi illuminato da una piccola ed inadeguata candela che accentua un’atmosfera poco allegra anche se con lati tragicomici come la risata del segretario di Donna Maria Teresa (e non solo).

Le uniche 2 persone che appaiono “vive” sono l’anzidetto segretario giulivo e la piccola María Teresa.

Goya ritrae anche se stesso mentre dipinge il gruppo e questo escamotage ci riporta al mitico “Las Meninas” di Velazquez.

Qui però non si vede lo specchio che tuttavia, secondo una corrente interpretazione, il pittore immagina e lascia immaginare che sia di fronte al gruppo.









I PERSONAGGI



Il personaggio principale, Don Luis, non è al centro ma appare di lato e sembra guardare nel vuoto quasi inebetito, mentre sul tavolo ci sono delle carte da gioco (l’asso di denari, il due e il re di bastoni) che indicano un “solitario” il più triste tra i giochi con le carte.

Centrale è invece la moglie che in vestaglia si fa pettinare dal suo parrucchiere.

E’ lei, con lo sguardo ed il portamento, che ci mostra chi sia la personalità forte del gruppo anche se non appare molto interessata alla scena.







Partendo dalla sinistra vediamo prima lo stesso Goya che sta dipingendo il gruppo, poi due cameriere con accanto, vestito di azzurro, il piccolo don Luis María (futuro cardinalee la piccola María Teresa (futura moglie di Godoy e contessa di Chinchón) che guarda il pittore dipingere.








Dopo il parrucchiere e la moglie di don Luis notiamo in braccio alla bambinaia l’altra figlia, la piccola María Josefa, che diverrà contessa di San Fernando.

Identifichiamo infine i 4 uomini sulla destra tra cui spicca quello che ride apertamente e che buca tutta la scena.






Il primo è don Manuel Moreno responsabile della Segreteria ed accanto a lui, molto elegante, il musicista e violoncellista italiano Luigi Boccherini che faceva parte della piccola corte e che visse a lungo in Spagna.

Gli altri 2, alle loro spalle, sono Francisco del Campo, il segretario particolare (e molto… molto intimo) di donna María Teresa che è l’unico del gruppo a ridere apertamente e don Alejandro de la Cruz, pittore da camera di sua Altezza.







IL SIGNIFICATO


Innanzitutto cosa esprime il dipinto?

Una nobiltà che dopo secoli di potere appare stanca, formale, vuota, ingessata e prossima alla fine.

Ce lo dice Goya con quel “tavolino impossibile” dato che ha una sola gamba, con quel lume così piccolo e scadente, con lo sguardo vuoto del fratello del Re e tanti altri piccoli particolari come ad es. le carte da gioco che per i tarocchi significherebbero perdita e cambiamento.

Don Luis morirà qualche anno dopo e la Rivoluzione Francese è molto vicina ed anche se non avrà riflessi diretti sulla Spagna tuttavia provocherà un gran bello scossone.

Tuttavia Goya qui, così come in tutta la sua produzione, dipinge una doppia realtà pur se senza alcun intento satirico né moraleggiante.

La prima realtà è quella che vede con gli occhi… la seconda è quella che da artista percepisce.








I SEGRETI O  GLI ENIGMI



Penso che non si sbagliasse il Magnani quando diceva dei segreti del dipinto.

Vediamone alcuni.

Il principale è il tavolino con una gamba sola indicante quasi certamente una situazione ed un ambiente traballante ma che potrebbe avere anche altre spiegazioni.

Soprattutto però è enigmatica la figura del segretario bendato e che se la ride tanto (perché è bendato?  perché se la ride?).

Alcuni studiosi hanno intravisto in lui la figura di un popolano che sbeffeggia la poco nobile situazione.

Questa tesi non mi convince molto (in relazione a quanto detto prima sul modus operandi del pittore) e ritengo quindi che il Goya volesse solo “rivelare in modo criptico” qualcosa della regale combriccola che non poteva mostrare chiaramente, ma che lui conosceva bene.








Ma non finiscono qui le stranezze di questo personaggio, se osservate bene, ha anche una mano aperta dietro di sé come per ricevere qualcosa che l’uomo alle sue spalle sta prendendo dal panciotto.

Cosa? Le chiavi della camera di Donna Maria Teresa, una sua lettera, o?








CONCLUSIONE


La Fondazione Magnani-Rocca di Parma merita certo una visita, per ammirare questo dipinto, ma non solo.


FINE


Copyright Tony Kospan
In caso di copia… indicare blog ed autore.




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Buona domenica sera in poesia “La traversata” M. L. Spaziani – arte Goya – canzone “Io vorrei” Battisti   Leave a comment

 

 

Goya


 

  

 

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Noi non siamo solo quel che mangiamo e l’aria che respiriamo.

Siamo anche le storie che abbiamo sentito,

le favole con cui ci  hanno addormentati da bambini,

i libri che abbiamo letto,

la musica che abbiamo ascoltato

e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.

Tiziano Terzani

 

 

Goya – La lattaia di Bordeaux




 


    


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LA TRAVERSATA DELL'OASI
Maria Luisa Spaziani


 Ibernati, incoscienti, inesistenti,
proveniamo da infiniti deserti.
Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.
Ma qui ora c’è l’oasi, catena
di delizie e tormenti. Le stagioni
colorate ci avvolgono, le mani
amate ci accarezzano.
Un punto infinitesimo nel vortice
che cieco ci avviluppa. C’è la musica
(altrove sconosciuta), c’è il miracolo
della rosa che sboccia, e c’è il mio cuore.


 

    

Danza in Andalusia – Goya 

 
 

 da Tony Kospan 

 

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Goya – La Maya vestita


Buona domenica sera in poesia “La traversata” M. L. Spaziani – arte Goya – canzone “Io vorrei” di Battisti   Leave a comment

 

 

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Siamo anche le storie che abbiamo sentito,

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la musica che abbiamo ascoltato

e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.

Tiziano Terzani

 

 

L'autunno – Goya

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Foto:


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LA TRAVERSATA DELL'OASI
Maria Luisa Spaziani


 Ibernati, incoscienti, inesistenti,
proveniamo da infiniti deserti.
Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.
Ma qui ora c’è l’oasi, catena
di delizie e tormenti. Le stagioni
colorate ci avvolgono, le mani
amate ci accarezzano.
Un punto infinitesimo nel vortice
che cieco ci avviluppa. C’è la musica
(altrove sconosciuta), c’è il miracolo
della rosa che sboccia, e c’è il mio cuore.


 

    
Danza in Andalusia – Goya

 
 
 
 
 

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Goya – La Maya vestita



Buon martedì in poesia – Non amare il florido ramo di J. Krishnamurti – arte.. Goya – canzone.. Io vorrei di Battisti.. – e   1 comment

 

 

La lattaia di Bordeaux – Goya

 

 

 

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ai nostri cari che ci hanno lasciato ed a tutti i defunti
affinché il loro ricordo ed i loro esempi positivi
possano aiutarci ed illuminarci nel nostro cammino
in questa difficilissima epoca…

 

 

 

 

 

 

 

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Noi non siamo solo quel che mangiamo e l’aria che respiriamo.
Siamo anche le storie che abbiamo sentito,
le favole con cui ci  hanno addormentati da bambini,
i libri che abbiamo letto, l
a musica che abbiamo ascoltato
e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.”
Tiziano Terzani

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La processione dei flagellanti – Goya

 

 
      
 

 

     

 
 
NON AMARE IL FLORIDO RAMO
J. Krishnamurti
 
Non amare il florido ramo,
non mettere nel tuo cuore
la sua immagine sola;
essa avvizzisce.
Ama l’albero intero,
così amerai il florido ramo,
la foglia tenera e la foglia morta,
il timido bocciolo ed il fiore aperto,
il petalo caduto e la cima ondeggiante,
lo splendido riflesso dell’Amore pieno.
Ama la vita nella sua pienezza,
essa non conosce decadimento.
 

 
     
 
L’aquilone – Goya
 
 
da Orso Tony
 
 
 
 

 

 

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Tiziano Terzani

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L'aquilone – Goya
 
 
 
 
 
 
 
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da Tony Kospan
 
 
 
 
 

 

 

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L'ombrellino – Goya

 

 

 

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e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.”
Tiziano Terzani


 

 

 

     

 
NON AMARE IL FLORIDO RAMO
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Non amare il florido ramo,
non mettere nel tuo cuore
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Ama l’albero intero,
così amerai il florido ramo,
la foglia tenera e la foglia morta,
il timido bocciolo ed il fiore aperto,
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lo splendido riflesso dell’Amore pieno.
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Gruppo sul balcone – Goya
 
 
da Orso Tony
 
 
 
 

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IL VINO IN POESIA AFORISMI ARTE MUSICA E…   7 comments

 

 

Care amiche ed amici stavolta affronteremo un tema

che s’intona perfettamente con questo mese…


 

 
 
 
 

Scena di simposio da un vaso greco a figure rosse

 

 

 

IL VINO IN POESIA AFORISMI ARTE MUSICA

E… NON SOLO… (2012)

a cura di Tony Kospan

 

 

 

 

 

 

Il rapporto tra vino e poesia è stato sempre stretto

sin dai tempi più antichi… come ci mostrano questi versi

di quasi 3000 anni fa.

 

 

 

 

IL VINO

Omero

 

Il vino mi spinge

il vino folle

che fa cantare anche l’uomo più saggio

e lo fa ridere mollemente

e lo costringe a danzare

e tira fuori la parola

che sta meglio non detta

 


 

Come la poesia, il vino è cultura… cultura millenaria…
Come il vino,
 la poesia per esser sublime… dev'esser genuina…
Come la poesia,
 il vino è vita… sia per chi lo produce che per chi se ne nutre
Come il vino,
 la poesia… porta al dialogo…
Come la poesia,
 il vino… è capace di colorare la vita…

Tony Kospan

 

 

 

 

Vincent van Gogh, “The Drinkers,” 1890.

Vincent van Gogh – Bevitori – 1890

 

Ed ora alcuni brevi aforismi:

 

 

Chi ben beve ben dorme,
chi ben dorme mal no pensa,
chi mal no pensa mal no fa.
Chi mal no fa in Paradiso va.
Ora ben bevè che el Paradiso avarè…
Brindisi veneziano del XIV sec.

 

Grande è la fortuna di colui che possiede
una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico.
Molière

 

Il miglior vino è il più vecchio,
l’acqua migliore è la più nuova.
William Blake

 

Chi non ama le donne il vino e il canto,
è solo un matto non un santo.
Arthur Schopenhauer

 

 

Il vino ha anche notevole importanza nei riti religiosi…

antiche feste bacchiche… Ultima Cena… etc…

ma anche nella moderna medicina

(ovviamente sempre bevuto con moderazione).

 

 

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Davero incredibile il numero delle poesie e delle opere d'arte che,

direttamente o indirettamente, ci parlano del vino e del suo mondo…

 

 

Come sempre mi piacerebbe leggere quelle che sul tema amate voi…

 

 

Cena in Emmaus – Caravaggio

 

 

SONETTO AL VINO

Jorge Luis Borges

 

 

In quale regno o secolo

e sotto quale tacita

congiunzione di astri,

in che giorno segreto

non segnato dal marmo,

nacque la fortunata

e singolare idea

di inventare l’allegria?

Con autunni dorati

fu inventata.

Ed il vino

fluisce rosso

lungo mille generazioni

come il fiume del tempo

e nell’arduo cammino

ci fa dono di musica,

di fuoco e di leoni.

Nella notte del giubilo

e nell’infausto giorno

esalta l’allegria

o attenua la paura,

e questo ditirambo nuovo

che oggi gli canto

lo intonarono un giorno

l’arabo e il persiano.

Vino, insegnami come vedere

la mia storia

quasi fosse già fatta

cenere di memoria.

 

Nicolas Tournier – Buona società a tavola

 

SETE PERENNE

Alda Merini

 

Vino, gagliardo come la dea ragione.

In te l’idea si fa suono e

si colora il Mito.

Appaiono vestali tinte di giada,

il periplo del canto si snoda in

veli che ricordano l’anima.

O vino che canti il mio dolore,

vino che sei il precipizio estremo,

vino che dai l’illusione della morte e

fai solo dormire

fino al nuovo dolore.

 

Francisco Goya – La vendemmia

 

 

OTTOBRE*

Vincenzo Cardarelli

 

Un tempo, era d'estate,

era a quel fuoco, a quegli ardori,

che si destava la mia fantasia.

Inclino adesso all'autunno

dal colore che inebria,

amo la stanca stagione

che ha già vendemmiato.

Niente più mi somiglia,

nulla più mi consola,

di quest'aria che odora

di mosto e di vino,

di questo vecchio sole ottobrino

che splende sulla vigne saccheggiate.

(*1°  STROFA)

 


Edouard Manet – Chez le Père Lathuille

 

IL VINO DEGLI AMANTI

Charles Baudelaire (da “I fiori del male”)

 

 

Oggi lo spazio che meraviglia!

senza morso, speroni o briglia,

partiamo a cavallo del vino

verso un cielo magico e divino!

 

Come due angeli sotto il martellare

di un'implacabile febbre solare,

nell'azzurro cristallo del mattino

seguiamo il miraggio lontano!

 

Cullati così mollemente

sull'aia d'un turbine intelligente,

in un delirio parallelo,

 

nuotando affiancati, sorella,

fuggiremo senza bisogno

di riposarci, al paradiso dei miei sogni!

 

Ian Vermeer – Giovinetta con bicchiere di vino

 

 

ACCANTO AD UN BICCHIERE DI VINO

Wislawa Szymborska

 

Con uno sguardo mi ha reso più bella,

e io questa bellezza l’ho fatta mia.

Felice, ho inghiottito una stella.

 

Ho lasciato che mi immaginasse

a somiglianza del mio riflesso

nei suoi occhi. Io ballo, io ballo

nel battito di ali improvvise.

 

Il tavolo è tavolo, il vino è vino

nel bicchiere che è un bicchiere

e sta lì dritto sul tavolo.

Io invece sono immaginaria,

immaginaria fino al midollo.

 

Gli parlo di tutto ciò che vuole:

delle formiche morenti d’amore

sotto la costellazione del soffione.

Gli giuro che una rosa bianca,

se viene spruzzata di vino, canta.

 

Mi metto a ridere, inclino il capo

con prudenza, come per controllare

un’invenzione. E ballo, ballo

Nella pelle stupita, nell’abbraccio

che mi crea.

 

Eva dalla costola, Venere dall’onda,

Minerva dalla testa di Giove erano più reali.

 

Quando lui non mi guarda,

cerco la mia immagine

sul muro. E vedo solo

un chiodo, senza il quadro.

 

 

 

Auguro a me ed a tutti, nonostante tutto,

una serena  ma anche “inebriante” settimana…

 

 

Tony Kospan

 

 

 

IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER
L'ARTE
(E NON SOLO)
I N S I E M E

 

 

BISOGNA METTERE IN ORDINE LE COSE – C. YANEZ – FELICE GIOVEDI’ IN POESIA… ARTE… E…   1 comment

 
Monet – Donna con parasole
 
 
buonagiornata.jpg buona giornata image by alexpax
 

 
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Chi parla?
– Io –
Chi sei tu?
– Il tuo cuore-
François Villon
 
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Monet – Nel prato

 

 
 

 
BISOGNA METTERE IN ORDINE LE COSE
~ Carmen Yanez ~
 
L'albero del susino,
laggiù le gardenie a sinistra,
più in là il blù.
Il mare.
Dove, amore,
metteremo il mare?
Gli anni in quaderni gialli
e la risata dorata quando badiamo ai gatti.
In quale cofanetto dell'inverno
metteremo il temporale?
In solaio le ore della tua assenza.
Gli allori, i gerani,
la menta ai piedi
di questa promessa.
Vedrai
com'è imprevedibile la terra, amore,
se solo esisti.
 
 
Monet – Signora in giardino
 
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a tutti da Orso Tony
 
 
 

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