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Giorgio Vasari.. pennello e penna – Pittore ed architetto rinascimentale ma soprattutto creatore della Storia dell’Arte   3 comments

 
 
 
 
 
Convito di Ester e Assuero
 
 
 
 

Pittore, architetto, scrittore, ma anche scenografo, decoratore, costruttore di apparati effimeri per i carnevali, matrimoni, etc. il versatile aretino però è stato, e resta, soprattutto una miniera di informazioni storiche, tecniche ed artistiche sul mondo dell'arte rinascimentale oltre che l'inventore del linguaggio dell'arte.

Possiamo dire in poche parole che dopo di lui l'Arte, soprattutto come conoscenza, analisi e storia, non fu più la stessa.

Cercheremo di analizzare, in breve come sempre, la sua figura e le sue opere.

 
 
 
 

(Arezzo 30.7.1511 – Firenze 27.6.1574)


 

 

GIORGIO VASARI
PENNELLO E… PENNA…
a cura di Tony Kospan


 
 
 
 
 
Vasari dipinge – Casa di Arezzo




BREVE BIOGRAFIA

 

 

Iniziò giovanissimo a frequentare la bottega d'arte di Guglielmo di Marcillat dove incontrò Rosso Fiorentino che ebbe poi grande influenza nelle sue opere.

A soli 13 anni si trasferisce a Firenze, massimo centro culturale ed artistico dell'epoca, dove conobbe diversi grandi artisti tra cui Michelangelo e Andrea del Sarto che completarono la sua formazione artistica.

 

 

San Giorgio e il Drago

 

 

Qui strinse un sodalizio artistico con il quasi coetaneo Del Salviati Cecchino insieme al quale affrescò, per il cardinale Salviati a Palazzo Salviati, “La vita di Giovanni il Battista” che portò fama soprattutto al Cecchino e col quale fece un viaggio per ammirare opere d'arte in varie città d'Italia tra cui Roma, Napoli e Bologna, ma nelle quali operò anche.


 

 

I sei poeti toscani

 

 


Il centro principale della sua attività però restò Firenze dove fondò l'Accademia delle arti e del disegno, insieme ad altri artisti, e dove conobbe Cosimo I dei Medici che gli commissionò delle opere architettoniche e, dal 1560 in poi, fu incaricato della Costruzione del Palazzo degli Uffizi, della ristrutturazione di Palazzo Vecchio e del Palazzo degli Anziani di Pisa.


 

 

La nascita di Venere

 

 

Sue caratteristiche sono in primis il piacere di lavorare in compagnia di altri artisti, al punto che da alcuni è anche stato definito una specie di talent scout, ed un'altra, come dirà egli stesso, è la sua grande celerità nel dipingere.

In tutto il corso della sua vita alternò la creazione di opere d'arte con quella di “opere effimere”.

Cioè curava anche l'organizzazione e le scenografie per matrimoni nobiliari, per manifestazioni teatrali, carnevalesche etc..

Morì nel 1574 a Firenze.

 

 

 

 

LO STILE DEL VASARI PITTORE

 

 

Caino e Abele – Dipinto a Napoli

 

Può essere considerato fra i maggiori manieristi tosco-romani ma possiamo forse meglio definire il suo stile come una combinazione tra il manierismo, le visioni michelangiolesche e la vivacità dei colori di Rosso Fiorentino.

Il Manierismo è la corrente artistica che si distinse per la ricerca di uno stile fatto di eleganza, armonia e sicurezza che ebbe vita dal 1525 fino al 1563 anche se il termine fu usato dal Vasari principalmente per descrivere il virtuosismo del pittore.
 
 
 

La fucina di Vulcano

 

 

In effetti la pittura vasariana è incredibilmente precisa e ricchissima di particolari, anche minimi, come possiamo accorgerci esaminando ad es. capelli, mani, occhi, vesti, oggetti etc…, ed i colori sono sempre vivaci,vari e stupendamente applicati.
.
.



Sala di Cosimo il Vecchio – Palazzo Vecchio – Firenze



 
Tuttavia la sua pittura, pur elegantissima, appare non manifestare quel pathos, quel calore, che caratterizza le opere dei grandissimi del Rinascimento.
 
 
 
 
“LE VITE”
E LA NASCITA DELLA STORIA DELL'ARTE

 
 
 
 
 
 

Come si diceva all'inizio, pur essendo stato un valente (ma non geniale) pittore, architetto e non solo, tuttavia la sua fama principale oggi gli viene dalla sua opera letteraria che rappresenta una vera e propria pietra miliare nel campo della storiografia e del linguaggio nel campo dell'Arte.
 
Eppure il Vasari, in una lettera ad un amico, si lamentava di non esser così bravo con la penna come col pennello!!!!

 
 
 

Allegoria della giustizia

 

 

 

Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, da Cimabue insino a’ tempi nostri è il titolo originale dell'opera che ebbe 2 edizioni, la prima nel 1550 e la seconda nel 1568, ma che per brevità ormai è da tutti chiamata “Le vite“.
 
L'opera contiene oltre 160 biografie di artisti ed è quindi un'opera che possiamo definire “monumentale” e la sua importanza è immensa al di là della condivisione o meno di diversi suoi giudizi sugli artisti di cui scrive ed altresì al di là di diversi errori.
 
Inizia, proprio grazie a “Le vite”, l'interesse per le biografie degli artisti, per la critica e l'analisi delle opere, per le conoscenze delle tecniche pittoriche e per la storia delle “scuole” dal duecento in poi.

Infine appare evidente la consapevolezza, in lui, di tutto quello che il suo secolo rappresentava per l'evoluzione dell'Arte mondiale dato che proprio a lui si deve la creazione del termine “Rinascita“.
 
 
 

Battaglia di Marciano

 

 

Ne “Le vite” il Vasari parla anche di se stesso come “Novello Giotto“ e racconta, in alcuni casi con dovizia di particolari (come per il periodo napoletano), ed in altri con strategici silenzi o strategiche amplificazioni la sua vita e le sue opere…
 
Il testo, a dire il vero, contiene anche diversi e marchiani errori in quanto il Vasari prendeva per buone anche le dicerie e le leggende createsi intorno alle vite degli artisti vissuti nei secoli precedenti ma tuttavia queste inesattezze, che per lungo tempo hanno inficiato l'attendibilità dell'opera, non possono danneggiarne nè l'impianto complessivo nè la precisione e la cura dei “suoi” giudizi estetici e critici come concordemente oggi la critica ha finalmente riconosciuto.
 
 
 

 

 

 
In ogni caso non possiamo sottacere 2 importanti aspetti:
 
1 – che le vite degli artisti temporalmente a lui più vicini appaiono abbastanza corrette e precise…
 
2 – che alla sua epoca non c'erano certo i moderni strumenti tecnologici che avrebbero potuto consentirgli più precise ricerche ed analisi scientifiche.
 
Pertanto, in considerazione dell'assoluta innovazione rispetto al preesistente “vuoto” (o quanto meno “grande dispersione“) di conoscenze nel mondo dell'arte, al Vasari ed alle sue “VITE” va riconosciuto un merito davvero incommensurabile…

 
Tony Kospan
 
 
Copyright Tony Kospan – Tutti i diritti riservati




 
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IL GRUPPO DEGLI AMANTI DELL'ARTE (SU FB)

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Casa Vasari – Storie di Zeus




E. B. Browning.. mini biografia e 2 sublimi poesie della grande poetessa inglese amica dell’Italia   Leave a comment




Una donna inglese dell’800 dalla vita difficile,
autrice di poesie davvero sublimi,
sostenitrice del nostro Risorgimento
ma anche dell’emancipazione delle donne
 

 
 
 
 
Elizabeth Barrett Browning
 
 
.
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ELIZABETH BARRET BROWNING

BREVE BIOGRAFIA E 2 GRANDI POESIE
a cura di Tony Kospan




(Durham 6.3.1806 – Firenze 29.6.1861)


 
 
Elizabeth Barret nacque in una ricca famiglia che però poi ebbe grossi problemi economici. 

Ben presto iniziò a scrivere e pubblicare con successo poesie e traduzioni dal greco. 

A 32 anni incappò in una grave malattia che le creò gravi difficoltà di deambulazione ma nello stesso periodo s’innamorò del poeta Robert Browning dopo una intensa corrispondenza.
 
 
 
 
 

Robert Browning

 
 
 
 
A causa dell’opposizione paterna lo sposò di nascosto e con lui scappò in Italia. 

A circa 43 anni a sua salute migliorò e divenne madre di un bimbo. 

Visse sempre a Firenze.

 

 

 

Firenze nell’800

 
 
 
 
 
Fu anche una sostenitrice del nostro Risorgimento ed in particolare di Camillo Benso di Cavour. 

La sua opera più ampia è il lungo poema Aurora Leigh, del 1857, in cui esalta in modo poetico la necessità dell’emancipazione femminile. 

Morì a 54 anni ed è sepolta nel Cimitero degli Inglesi.




 
 
 
 

2 SUE POESIE SUBLIMI
 
 
 


Tornando alle poesie esse sono un inno sincero e profondo al suo amore per Robert. 

 

I suoi versi, come sempre accade quando una poesia è davvero sublime, ci inoltrano, con parole semplici ma precise e suggestive, in una dimensione assoluta e ultraterrena in cui il sentimento più bello che c’è… brilla d’immensità.
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Il Vero Amore, ci dice Elizabeth, non può esser legato a fattori esterni o concreti o a nostre comodità… o interessi… ma si nutre di assoluta interiorità… al di là di ogni contingenza… ed in tal modo esso potrà non aver mai fine… 


 


 


John Everett Millais


 
Ma ora leggiamole… 
 
 
 

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SE DEVI AMARMI


Se devi amarmi,

per null’altro sia che per amore.

Mai non dire:

“L’amo per il sorriso, per lo sguardo,

la gentilezza del parlare,

il modo di pensare così conforme al mio,

che mi rese sereno un giorno”.

Queste son tutte cose che posson mutare.

Amore mio, in sé stesso o per te,

un amore così nato potrebbe poi morire.

E non amarmi per pietà di lacrime

che bagnino il mio volto.

Può scordare il pianto

chi ebbe a lungo il tuo conforto,

e perderti.

Soltanto per amore amami

per sempre e per l’eternità.




John Everett Millais





COME TI AMO?


Come ti amo? – Come ti amo?

Lascia che ti annoveri i modi.

Ti amo fino agli estremi di profondità,

di altura e di estensione che l’anima mia

può raggiungere, quando al di là del corporeo

tocco i confini dell’Essere e della Grazia Ideale.

Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,

alla luce del giorno e al lume di candela.

Ti amo liberamente,

come gli uomini che lottano per la Giustizia;

Ti amo con la stessa purezza con cui essi

rifuggono dalla lode;

Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze

e quella che fanciulla mettevo nella fede;

Ti amo con quell’amore

che credevo aver smarrito coi miei santi perduti,

– ti amo col respiro,

i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita! – e,

se Dio vuole, ancor meglio t’amerò dopo la morte.







Tony Kospan






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STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
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Giorgio Vasari.. pennello e penna – Pittore ed architetto del ‘500 ma soprattutto creatore della Storia dell’Arte   Leave a comment

 
 
 
 
 
Convito di Ester e Assuero
 
 
 
 

Pittore, architetto, scrittore, ma anche scenografo, decoratore, costruttore di apparati effimeri per i carnevali, matrimoni, etc. il versatile aretino però è stato, e resta, soprattutto una miniera di informazioni storiche, tecniche ed artistiche sul mondo dell'arte rinascimentale oltre che l'inventore del linguaggio dell'arte.

Possiamo dire in poche parole che dopo di lui l'Arte, soprattutto come conoscenza, analisi e storia, non fu più la stessa.

Cercheremo di analizzare, in breve come sempre, la sua figura e le sue opere.

 
 
 
 

(Arezzo 30.7.1511 – Firenze 27.6.1574)


 

 

GIORGIO VASARI
PENNELLO E… PENNA…
a cura di Tony Kospan


 
 
 
 
 
Vasari dipinge – Casa di Arezzo




BREVE BIOGRAFIA

 

 

Iniziò giovanissimo a frequentare la bottega d'arte di Guglielmo di Marcillat dove incontrò Rosso Fiorentino che ebbe poi grande influenza nelle sue opere.

A soli 13 anni si trasferisce a Firenze, massimo centro culturale ed artistico dell'epoca, dove conobbe diversi grandi artisti tra cui Michelangelo e Andrea del Sarto che completarono la sua formazione artistica.

 

 

San Giorgio e il Drago

 

 

Qui strinse un sodalizio artistico con il quasi coetaneo Del Salviati Cecchino insieme al quale affrescò, per il cardinale Salviati a Palazzo Salviati, “La vita di Giovanni il Battista” che portò fama soprattutto al Cecchino e col quale fece un viaggio per ammirare opere d'arte in varie città d'Italia tra cui Roma, Napoli e Bologna, ma nelle quali operò anche.


 

 

I sei poeti toscani

 

 


Il centro principale della sua attività però restò Firenze dove fondò l'Accademia delle arti e del disegno, insieme ad altri artisti, e dove conobbe Cosimo I dei Medici che gli commissionò delle opere architettoniche e, dal 1560 in poi, fu incaricato della Costruzione del Palazzo degli Uffizi, della ristrutturazione di Palazzo Vecchio e del Palazzo degli Anziani di Pisa.


 

 

La nascita di Venere

 

 

Sue caratteristiche sono in primis il piacere di lavorare in compagnia di altri artisti, al punto che da alcuni è anche stato definito una specie di talent scout, ed un'altra, come dirà egli stesso, è la sua grande celerità nel dipingere.

In tutto il corso della sua vita alternò la creazione di opere d'arte con quella di “opere effimere”.

Cioè curava anche l'organizzazione e le scenografie per matrimoni nobiliari, per manifestazioni teatrali, carnevalesche etc..

Morì nel 1574 a Firenze.

 

 

 

 

LO STILE DEL VASARI PITTORE

 

 

Caino e Abele – Dipinto a Napoli

 

Può essere considerato fra i maggiori manieristi tosco-romani ma possiamo forse meglio definire il suo stile come una combinazione tra il manierismo, le visioni michelangiolesche e la vivacità dei colori di Rosso Fiorentino.

Il Manierismo è la corrente artistica che si distinse per la ricerca di uno stile fatto di eleganza, armonia e sicurezza che ebbe vita dal 1525 fino al 1563 anche se il termine fu usato dal Vasari principalmente per descrivere il virtuosismo del pittore.
 
 
 

La fucina di Vulcano

 

 

In effetti la pittura vasariana è incredibilmente precisa e ricchissima di particolari, anche minimi, come possiamo accorgerci esaminando ad es. capelli, mani, occhi, vesti, oggetti etc…, ed i colori sono sempre vivaci,vari e stupendamente applicati.
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Sala di Cosimo il Vecchio – Palazzo Vecchio – Firenze



 
Tuttavia la sua pittura, pur elegantissima, appare non manifestare quel pathos, quel calore, che caratterizza le opere dei grandissimi del Rinascimento.
 
 
 
 
“LE VITE”
E LA NASCITA DELLA STORIA DELL'ARTE

 
 
 
 
 
 

Come si diceva all'inizio, pur essendo stato un valente (ma non geniale) pittore, architetto e non solo, tuttavia la sua fama principale oggi gli viene dalla sua opera letteraria che rappresenta una vera e propria pietra miliare nel campo della storiografia e del linguaggio nel campo dell'Arte.
 
Eppure il Vasari, in una lettera ad un amico, si lamentava di non esser così bravo con la penna come col pennello!!!!

 
 
 

Allegoria della giustizia

 

 

 

Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, da Cimabue insino a’ tempi nostri è il titolo originale dell'opera che ebbe 2 edizioni, la prima nel 1550 e la seconda nel 1568, ma che per brevità ormai è da tutti chiamata “Le vite“.
 
L'opera contiene oltre 160 biografie di artisti ed è quindi un'opera che possiamo definire “monumentale” e la sua importanza è immensa al di là della condivisione o meno di diversi suoi giudizi sugli artisti di cui scrive ed altresì al di là di diversi errori.
 
Inizia, proprio grazie a “Le vite”, l'interesse per le biografie degli artisti, per la critica e l'analisi delle opere, per le conoscenze delle tecniche pittoriche e per la storia delle “scuole” dal duecento in poi.

Infine appare evidente la consapevolezza, in lui, di tutto quello che il suo secolo rappresentava per l'evoluzione dell'Arte mondiale dato che proprio a lui si deve la creazione del termine “Rinascita“.
 
 
 

Battaglia di Marciano

 

 

Ne “Le vite” il Vasari parla anche di se stesso come “Novello Giotto“ e racconta, in alcuni casi con dovizia di particolari (come per il periodo napoletano), ed in altri con strategici silenzi o strategiche amplificazioni la sua vita e le sue opere…
 
Il testo, a dire il vero, contiene anche diversi e marchiani errori in quanto il Vasari prendeva per buone anche le dicerie e le leggende createsi intorno alle vite degli artisti vissuti nei secoli precedenti ma tuttavia queste inesattezze, che per lungo tempo hanno inficiato l'attendibilità dell'opera, non possono danneggiarne nè l'impianto complessivo nè la precisione e la cura dei “suoi” giudizi estetici e critici come concordemente oggi la critica ha finalmente riconosciuto.
 
 
 

 

 

 
In ogni caso non possiamo sottacere 2 importanti aspetti:
 
1 – che le vite degli artisti temporalmente a lui più vicini appaiono abbastanza corrette e precise…
 
2 – che alla sua epoca non c'erano certo i moderni strumenti tecnologici che avrebbero potuto consentirgli più precise ricerche ed analisi scientifiche.
 
Pertanto, in considerazione dell'assoluta innovazione rispetto al preesistente “vuoto” (o quanto meno “grande dispersione“) di conoscenze nel mondo dell'arte, al Vasari ed alle sue “VITE” va riconosciuto un merito davvero incommensurabile…

 
Tony Kospan
 
 
Copyright Tony Kospan – Tutti i diritti riservati




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Casa Vasari – Storie di Zeusi

 

Breve ricordo di Odoardo Spadaro.. mito della canzone italiana del 1° 900.. anche con “Porta un bacione a Firenze” e “Sulla carrozzella”   Leave a comment

.

Questo grande cantante, ma anche cantautore,

ha lasciato un grande segno

nella storia della musica leggera italiana.



Cercherò di tracciare un breve ricordo dell’artista

anche grazie ad una sua canzone mitica

che ebbe successo in tutto il mondo…

e che ci fa ancor oggi rivivere le belle atmosfere di un tempo

e ad un altro suo successo amato soprattutto dai fiorentini.

 

 

 

 

Odoardo Spadaro

è considerato il secondo vero cantautore italiano,

dopo Armando Gill,

essendo stato l’autore di molte delle sue canzoni…


Conosciamo un po’ l’atmosfera del 1938 prima di ascoltar

2 suoi grandi successi.

 

 
 
 
(Firenze 16 1 1893 – Careggi 26 6 1965)
 
 
.
 
PORTA UN BACIONE A FIRENZE


Di Lazzaro – Bruno (1938)
   
 
Siamo nell’anno in cui l’Italia vince il suo secondo
Campionato del Mondo di calcio…



 



 
 
 .
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ma anche nell’anno in cui vengono emanate le leggi razziali…






 

.
.
. 
 
Il “bacione” era realmente legato alla nostalgia dei nostri emigranti.
che Spadaro, all’epoca del fascismo,
frequentava moltissimo preferendo andare in giro per il mondo,
piuttosto che stare in Italia,
in quanto insofferente al peso della dittatura.




 
 
 
 
 
 
 
Fu, anche grazie a ciò,
che egli fu uno dei primi (ed ancor oggi pochi) artisti italiani
ad avere un grande successo internazionale.




 
 
 
 
La canzone poi nel 1955 divenne anche un fim…

 
 
 



 
 
 


ed in epoca più recente è stata riportata in auge da Nada.
 
 
 Veniamo ora alla canzone
che possiamo ascoltare cantata proprio da O. Spadaro.

 
 
 
   


 
 
 

Altra sua mitica canzone è poi certamente “Sulla carrozzella”,
che, come scrisse Enzo Biagi,
 nacque all’epoca del razionamento della benzina
che aveva causato la scomparsa dalle strade delle macchine.
 
 
 
 
 
 
 

 
Al suo funerale tutta la folla cantò proprio…
Porta un bacione a Firenze

 

 

F I N E

 

 





  

POESIA ARTE MUSICA ETC
I N S I E M E 
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IL LEVRIERO DEL CELLINI – Storia ed analisi di una scultura che è un “piccolo gioiello”   Leave a comment




Il levriero


Questa che ora conosceremo
è una mini scultura che possiamo definire… poetica.

E’ opera di Benvenuto Cellini, nata senza commissione alcuna,
ma solo per pura fantasia e con l’unico intento di saggiare,
sia i materiali da utilizzare che il miglior sistema di fusione,
al fine di ceare poi la mitica grande scultura del Perseo
di Piazza della Signoria a Firenze.





Perseo




Praticamente era solo una prova…
ed è raro che nelle prove si riesca a creare dei capolavori.

Ma invece il Cellini ci riesce.

Egli si sente, ed è, del tutto libero di creare senza alcun vincolo
se non la propria fantasia, il proprio piacere e la propria arte.

Chi ce lo dice?








Il Cellini stesso nel suo brogliaccio in cui annotava,
come su un diario, le sue cose:
“Lo illustrissimo signor duca Cosimo de’ Medici di Firenze
dé dare a dì 25 agosto scudi 10, sono per fattura e bronzo
di un cane di basso rilievo, di grandezza di mezzo braccio in circa.
Lo quale cane si fece per una pruova per conoscere le terre
per potere gittare il Perseo ed ebbelo Sua Eccellenza.”


La piccola scultura, “Levriero”
è custodita presso il Museo Nazionale del Bargello
a Firenze (cm.19×27,8) ed è del 1545 circa.

Il tipo di scultura, è un genere molto diffuso nel rinascimento.

Si tratta di  placchette di metalli di vario tipo,
spesso anche preziosi, e di varie forme, ma sempre piccole,
che si aggiungevano come ornamenti agli abiti dei nobili.




Esempio di placchetta


 

ANALISI DELLA PICCOLA OPERA


Vediamo un cane, un levriero,in particolare un Saluki (o Levriero persiano),
molto ricercato dai Signori dell’epoca per la sua bellezza, velocità e resistenza
di origine antichissima ed originario del Medio Oriente.




Levrieri


Cellini ce lo rende… vero, vivo e sembra quasi che respiri.

Occupa interamente ed imperiosamente lo spazio all’interno della cornice
con la quale appare in perfetta sintonia e con cui sembra dialogare.

E’ nota la cura maniacale dei particolari che il Cellini,
valente orafo oltre che grande scultore, metteva nelle sue opere
ed essa ci appare evidente anche in questo suo piccolo gioiello.





Perseo – Particolare




Tony Kospan



Fonti: Tomaso Montanari e diversi siti




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Curiosità di antiche… pandemie. Le Buchette del vino di Firenze.   2 comments







Curiosità di antiche… pandemie. 
Le Buchette del Vino di Firenze.


L’attuale pandemia ci fa, tra l’altro,  riscoprire alcuni metodi 
che i nostri antenati hanno usato per difendersi da quelle dei secoli scorsi.

Ora vi parlerò delle “buchette del vino” di Firenze.






Penso che non ne avete mai sentito parlare.

No… no… non preoccupatevi non è colpa vostra… 

Oltre ai veri fiorentini pochi altri al mondo 
conoscono questa originale antica usanza.

Cosa sono? Sono piccole aperture di alcune decine di centimetri nelle mura 
di alcuni palazzi simili a finestrelle ma con la forma di portoncini.






Sono situate a piano terra e collocate verso la strada.

In verità non sono più, o meglio non erano più, aperte… 
dato che nel tempo erano state tutte murate 
avendo perso la loro originaria funzione.






LA STORIA DELLE BUCHETTE

La loro origine risale alla fine del Medioevo, intorno al XV secolo.

E’ il momento della massima espansione dell’economia 
ma anche dell’arte, della cultura e della politica fiorentina.

In particolare i grandi possidenti, mercanti, banchieri e nobili 
iniziano ad investire nelle campagne 
ed a produrre grandi quantità di prodotti, soprattutto vino, 
acquisendo anche una moderna cultura enologica.






I risultati furono ottimi ma poi decisero, per non condividere i guadagni 
con locande e commercianti, di venderlo direttamente ai clienti.

All’inizio ciò avvenne per strada, poi la vendita si svolse nei loro palazzi 
(ovviamente ad opera dei servitori) in duplice modo.






Dalla porta principale per quantità non piccole 
o dalla… buchetta che abbiamo descritto su 
e che possiamo considerare un antesignano del “drive.in-fast food”.

Perché la buchetta? 
Per favorire l’anonimato dei clienti 
che anche a tarda ora potevano bussare e chiedere.






L’avventore bussava alla porticina, la buchetta veniva aperta 
ed il compratore poggiava sul mini davanzale le monete
insieme ad un bicchiere o a una bottiglia.

A sua volta il servitore incassava il danaro e restituiva, 
riempiti di vino, il bicchiere o la bottiglia.






LE BUCHETTE IN PANDEMIA

Ma l’uso delle buchette si affermò ancor di più durante le varie pandemie, 
soprattutto in quella del ‘600… con queste diverse modalità precauzionali.

Il servitore prendeva le monete con una paletta, 
poi le versava in un contenitore pieno di aceto, 
le controllava e poi consegnava quanto richiesto.






LE BUCHETTE OGGI

Con l’arrivo dei tempi moderni questa tradizione scomparve. 

Oggi però a seguito dell’arrivo del coronavirus molte sono state riaperte
 per continuare la vendita in sicurezza 
ma stavolta non più solo di vino ma anche di cocktail, gelati, pane etc.






C’è anche un’Associazione Culturale, sorta qualche anno fa, 
che si occupa di conservarle, salvaguardarle e farle conoscere.

La buchetta più originale, o più bella, 
è forse quella del Palazzo Antinori a Borgo Pinti.






Ogni tanto vengono poi scoperte nuove buchette.

Beh, se per caso andiamo a Firenze,
cercheremo di trovarle, e perché no, utilizzarle, anche noi.








Ciao da Tony Kospan innamorato anche di Firenze.



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Elizabeth Browning – Mini biografia della grande poetessa inglese amica dell’Italia anche con 2 sue sublimi poesie   Leave a comment




Una donna inglese dell'800 dalla vita difficile,
autrice di poesie davvero sublimi,
sostenitrice del nostro Risorgimento
ma anche dell'emancipazione delle donne
 

 
 
 
 
Elizabeth Barrett Browning
 
 
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ELIZABETH BARRET BROWNING

BREVE BIOGRAFIA E 2 GRANDI POESIE
a cura di Tony Kospan



(Durham 6.3.1806 – Firenze 29.6.1861)


 
 
Elizabeth Barret nacque in una ricca famiglia che però poi ebbe grossi problemi economici. 

Ben presto iniziò a scrivere e pubblicare con successo poesie e traduzioni dal greco. 

A 32 anni incappò in una grave malattia che le creò gravi difficoltà di deambulazione ma nello stesso periodo s'innamorò del poeta Robert Browning dopo una intensa corrispondenza.
 
 
 
 
 

Robert Browning

 
 
 
 
A causa dell'opposizione paterna lo sposò di nascosto e con lui scappò in Italia. 

A circa 43 anni a sua salute migliorò e divenne madre di un bimbo. 

Visse sempre a Firenze.

 

 

 

Firenze nell'800

 
 
 
 
 
Fu anche una sostenitrice del nostro Risorgimento ed in particolare di Camillo Benso di Cavour. 

La sua opera più ampia è il lungo poema Aurora Leigh, del 1857, in cui esalta in modo poetico la necessità dell'emancipazione femminile. 

Morì a 54 anni ed è sepolta nel Cimitero degli Inglesi.




 
 
 
 

2 SUE POESIE SUBLIMI
 
 
 


Tornando alle poesie esse sono un inno sincero e profondo al suo amore per Robert. 

 

I suoi versi, come sempre accade quando una poesia è davvero sublime, ci inoltrano, con parole semplici ma precise e suggestive, in una dimensione assoluta e ultraterrena in cui il sentimento più bello che c’è… brilla d'immensità.
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Il Vero Amore, ci dice Elizabeth, non può esser legato a fattori esterni o concreti o a nostre comodità… o interessi… ma si nutre di assoluta interiorità… al di là di ogni contingenza… ed in tal modo esso potrà non aver mai fine… 


 


 


John Everett Millais

 


 

 
Ma ora leggiamole…


 
 
 
 

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SE DEVI AMARMI


Se devi amarmi,

per null’altro sia che per amore.

Mai non dire:

“L’amo per il sorriso, per lo sguardo,

la gentilezza del parlare,

il modo di pensare così conforme al mio,

che mi rese sereno un giorno”.

Queste son tutte cose che posson mutare.

Amore mio, in sé stesso o per te,

un amore così nato potrebbe poi morire.

E non amarmi per pietà di lacrime

che bagnino il mio volto.

Può scordare il pianto

chi ebbe a lungo il tuo conforto,

e perderti.

Soltanto per amore amami

per sempre e per l’eternità.




John Everett Millais




COME TI AMO?


Come ti amo? – Come ti amo?

Lascia che ti annoveri i modi.

Ti amo fino agli estremi di profondità,

di altura e di estensione che l’anima mia

può raggiungere, quando al di là del corporeo

tocco i confini dell’Essere e della Grazia Ideale.

Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,

alla luce del giorno e al lume di candela.

Ti amo liberamente,

come gli uomini che lottano per la Giustizia;

Ti amo con la stessa purezza con cui essi

rifuggono dalla lode;

Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze

e quella che fanciulla mettevo nella fede;

Ti amo con quell’amore

che credevo aver smarrito coi miei santi perduti,

– ti amo col respiro,

i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita! – e,

se Dio vuole, ancor meglio t’amerò dopo la morte.







Tony Kospan





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STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
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Breve ricordo di Odoardo Spadaro.. mitico cantautore del primo ‘900 anche con “Porta un bacione a Firenze” e “Sulla carrozzella”   Leave a comment

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Questo grande cantante, ma anche cantautore,

ha lasciato un grande segno

nella storia della musica leggera italiana.



Cercherò di tracciare un breve ricordo dell’artista

anche grazie ad una sua canzone mitica

che ebbe successo in tutto il mondo…

e che ci fa ancor oggi rivivere le belle atmosfere di un tempo

e ad un altro suo successo amato soprattutto dai fiorentini.

 

 

 

 

Odoardo Spadaro

è considerato il secondo vero cantautore italiano,

dopo Armando Gill,

essendo stato l’autore di molte delle sue canzoni…


Conosciamo un po’ l’atmosfera del 1938 prima di ascoltar

il suo più grande successo.

 

 
 
 
(Firenze 16 1 1893 – Careggi 26 6 1965)
 
 
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PORTA UN BACIONE A FIRENZE


Di Lazzaro – Bruno (1938)
   
 
Siamo nell’anno in cui l’Italia vince il suo secondo
Campionato del Mondo di calcio…



 



 
 
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ma anche nell’anno in cui vengono emanate le leggi razziali…






 

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. 
 
Il “bacione” era realmente legato alla nostalgia dei nostri emigranti.
che Spadaro, all’epoca del fascismo,
frequentava moltissimo preferendo andare in giro per il mondo,
piuttosto che stare in Italia,
in quanto insofferente al peso della dittatura.




 
 
 
 
 
 
 
Fu, anche grazie a ciò,
che egli fu uno dei primi (ed ancor oggi pochi) artisti italiani
ad avere un grande successo internazionale.




 
 
 
 
La canzone poi nel 1955 divenne anche un fim…

 
 
 



 
 
 


ed in epoca più recente è stata riportata in auge da Nada.
 
 
 Veniamo ora alla canzone
che possiamo ascoltare cantata proprio da O. Spadaro.

 
 
 
   


 
 
 

Altra sua mitica canzone è poi certamente “Sulla carrozzella”,
che, come scrisse Enzo Biagi,
 nacque all’epoca del razionamento della benzina
che aveva causato la scomparsa dalle strade delle macchine.
 
 
 
 
 
 
 

 
Al suo funerale tutta la folla cantò proprio…
Porta un bacione a Firenze

 

 

F I N E

 

 





  

POESIA ARTE MUSICA ETC
I N S I E M E 
NEL GRUPPO DI FB






Vasco Pratolini – Biografia e poetica dello scrittore del ‘900.. “dei baci rubati agli angoli della strada”   Leave a comment

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Da giovanetto ho conosciuto Vasco Pratolini,

grande scrittore fiorentino dallo stile semplice ma umanissimo,

attraverso la lettura dei suoi romanzi.



LA POETICA NEOREALISTA






Stile semplice dicevo…

ma in realtà si tratta di una grande capacità d’immersione,

con naturalezza, nella realtà popolare certo molto fiorentina,

ma nel contempo anche universale.



Vasco Pratolini (Firenze 19.10.1913 – Roma 12.1.1991)




Nelle sue opere colpiscono infatti

i reali dialoghi delle persone normali,

le speranze della gente umile e senza pretese

ma pure i loro  amori e le loro passioni…

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Per questo molto bella ed aderente al vero

mi appare la definizione di

scrittore dei baci sulla bocca, dei baci rubati agli angoli della strada

letta nel web.








Ma perché era così attratto da questo mondo?


Soprattutto perché era proprio quello il suo mondo,

essendo molto umili le sue origini,

benché poi fin da ragazzo fosse attratto dalle letture .







BREVE BIOGRAFIA



Persa la madre quand’era piccolo,

fu allevato dai nonni materni

e da giovanetto fece vari mestieri.


Poi iniziò a lavorare in una tipografia

ma qui già sognava di dedicarsi alla scrittura.







Grazie al pittore Ottone Rosai

iniziò a scrivere sulla rivista “Il bargello

e con Alfonso Gatto, poeta salernitano,

creò la rivista “Campo di Marte” 

poi soppressa dal regime fascista.


Partecipò alla Resistenza e dopo la guerra, nel 1948,

 si trasferì a Napoli, dove visse sino al 1951.






Questi ultimi furono gli anni per lui più intensi

in quanto scrisse alcune tra le sue opere più belle

e collaborò alla sceneggiatura di alcuni mitici film neorealisti

come Paisà di Roberto Rossellini,

Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti,

 Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy etc.






Nel 1952 si trasferì a Roma, da dove non si allontanerà più.


Lì scrisse altri bei romanzi

e partecipò fino alla fine alla vita intellettuale italiana

che aveva, all’epoca, il suo fulcro nella capitale.








Vediamo ora una scena del film girato da Carlo Lizzani nel 1953

nato da uno dei suoi più noti romanzi…

che ci consente di conoscere le tipiche “atmosfere

narrate dallo scrittore fiorentino.

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IL VIDEO


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Alcune tra le sue opere più note:

Le amiche(1943), Il quartiere(1944), Cronaca familiare(1947), Cronache di poveri amanti(1947), Le ragazze di San Frediano(1949), La domenica della povera gente (1952), Metello (1955) Diario sentimentale (1956) e Lo scialo (1960)



Tony Kospan

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SE DEVI AMARMI – La mitica.. sublime poesia di Elizabeth Browning ci rivela il senso del.. vero amore   Leave a comment



Nell’ambito della personale antologia delle poesie sublimi…
non può mancare questa che forse, ad una lettura frettolosa,
può nascondere il tesoro insito nei suoi versi.



Elizabeth Barrett Browning (Durham, 6.3.1806 – Firenze, 29.06.1861)

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SE DEVI AMARMI
ELIZABETH BROWNING
POESIA SUBLIME



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La poesia non è che un inno sublime della poetessa inglese al suo amore per Robert Browning di cui si innamorò a 32 anni, nonostante una grave malattia, e con il quale si trasferì a Firenze a causa dell’opposizione della famiglia.

Lì poi, oltre a sostenere il Risorgimento italiano, Elizabeth a 42 anni migliorando la malattia  divenne  anche madre di un bimbo.
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Robert Browning



Essa come sempre accade quando una poesia è sublime, con parole semplici ma precise e suggestive, ci inoltra in questo mondo assoluto e celeste in cui far viver il sentimento più bello che c’è…

Il Vero Amore, ci dice Elizabeth, non può esser legato a fattori esterni o concreti o a nostre comodità… o interessi… ma si nutre di assoluta interiorità… al di là di ogni contingenza… ed in tal modo esso potrà non aver mai fine…






E’ a parer mio una poesia che… fa davvero volare…

Ma ora leggiamola… e, se vi va,
mi farebbe piacere conoscere il vostro parere

Tony Kospan








SE DEVI AMARMI

Elizabeth Barrett Browning


Se devi amarmi,

per null’altro sia che per amore.

Mai non dire:

“L’amo per il sorriso, per lo sguardo,

la gentilezza del parlare,

il modo di pensare così conforme al mio,

che mi rese sereno un giorno”.

Queste son tutte cose che posson mutare.

Amore mio, in sé stesso o per te,

un amore così nato potrebbe poi morire.

E non amarmi per pietà di lacrime

che bagnino il mio volto.

Può scordare il pianto

chi ebbe a lungo il tuo conforto,

e perderti.

Soltanto per amore amami

per sempre e per l’eternità.




John William Waterhouse

 

 

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