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FEDE GALIZIA – Riscoperta un’altra “mirabile pittoressa” italiana del 500/600 – Biografia ed opere   Leave a comment







Spesso l’arte ci propone belle sorprese con nuove scoperte o, come in questo caso, riscoperte.

Esce finalmente dal buio, in cui l’aveva inspiegabilmente costretta la Storia dell’arte, un’altra notevole pittrice italiana del 500/600.

In verità Fede Galizia non è stata solo una pittrice notissima ed apprezzatissima ai suoi tempi ma anche tanto altro.



(Milano, 1578 – Milano, 1630) Busto su Palazzo Ranzi a Trento



Bella, artista a tuttotondo, imprenditrice d’arte, donna indipendente e “single” per decisione (lei stessa spiega che il motivo era la sua libertà ben sapendo che non sarebbe stata mai accettata da nessun marito).

Tutto questo avvenne in un’epoca severa e oscura come quella della “Controriforma” in cui le difficoltà per le donne, anche se artiste, non erano poche.

E’ però strano che il suo percorso artistico, pur simile a quello di altre grandissime pittrici più o meno coeve come Lavinia Fontana, Sofonisba Anguissola e Elisabetta Sirani, si sia perso nei meandri del tempo e sia quasi scomparso dalla Storia dell’arte.

Di questo però parleremo alla fine dopo aver conosciuto meglio un  po’ lei e le sue opere.

E’ da premettere che di lei si conosce più la sua attività artistica che la vita privata… ma alcune notizie le abbiamo.






BREVE BIOGRAFIA


Nata nel 1578 (o giù di lì) a 12 anni già lavorava nella bottega del padre Nunzio, attivo artista trentino, dove oltre alla pittura imparava l’arte dell’incisione e della miniatura.

Si sa anche che si esercitava nel creare ritratti dei suoi familiari e conoscenti di cui però si sono perse le tracce.

La sua prima opera nota è l’incisione del volto dello storico milanese Gherardo Borgogni, per alcune sue pubblicazioni, ed ora alla Pinacoteca Ambrosiana.



Gherardo Borgogni



Già in questo ritratto si ammira l’estrema precisione nei dettagli in particolare sia del volto che degli occhiali su cui appare perfino il riflesso delle finestre (il che mostra la conoscenza dell’arte fiamminga).






Questa precisione ancor meglio la possiamo notare nell’altra sua opera giovanile “Giuditta con la testa di Oloferne”, dove l’accurata descrizione della veste e dei gioielli ed il volto deciso e fiero di Giuditta quasi nascondono il significato drammatico dell’episodio biblico.



Giuditta con la testa di Oloferne



Non solo, in questo dipinto, che rimane il suo più ammirato, sulla lama del coltello lei inserisce il suo nome e la data (1596).

Per tutto questo la maggior parte degli storici d’arte vede nel volto di Giuditta dipinto proprio il volto della pittrice di cui non risulta noto alcun autoritratto.







Dopo questo dipinto la sua fama aumentò ed anche grazie all’appoggio del mitico Arcimboldo, alla giovanissima Galizia vennero commissionate alcune pale d’altare, come “Noli me tangere”, ma anche altri dipinti.

La sua attività artistica continuò poi, sempre con successo ed ammirazione sia all’estero (corte di Rodolfo II d’Asburgo) che in Italia (corte dei Savoia), con ritratti, dipinti, pale e soprattutto nature morte.



Noli me tangere



Ma da artista poliedrica qual era non tralasciò le incisioni, i disegni, le medaglie, la creazione di ventagli alla moda etc.

Fu poi anche un’imprenditrice d’arte ante litteram creando pale d’altare in serie da inviare alle chiese di mezza Italia.

La sua vita laboriosa continuò così senza particolari scossoni o avvenimenti degni di nota fino al 1630 (epoca della famosa peste manzoniana) quando redasse il testamento e si presume che morì.



Federico Zuccari




STILE E TEMI


Lo stile di Fede Galizia, pur essendo un’autodidatta, è quello classico dell’epoca… il Barocco… ma legato al Manierismo emiliano-lombardo di fine Cinquecento.

Non mancano comunque gli influssi del Correggio e del Parmigianino e di altri artisti dell’epoca come si evince dal suo testamento in cui parla anche di Leonardo.

Da un punto di vista tecnico lei opera “a punta di pennello” ed usa colori accesi ma con una resa sobria ed austera secondo la tradizione italiana del tempo.






La maggior parte delle sue opere è legata alle nature morte… tema che iniziava ad affermarsi nel tardo manierismo… ma non mancano numerosi soggetti religiosi e ritratti di personaggi dell’epoca come quello di Ludovico Settala, il medico della peste di cui parla il Manzoni.

Un’altra sua caratteristica era quella di firmare sempre le sue opere.



Ludovico Settala




I POSSIBILI MOTIVI DEL SUO OBLIO


E’ stata un’artista paragonabile senz’altro alle 3 grandi pittrici sue contemmporanee su elencate. Ma come mai il suo ricordo ha avuto un esito così diverso?

Certo la sua vita tranquilla dedita solo all’arte ed all’azienda familiare senza accadimenti clamorosi, benché con tantissime frequentazioni con personaggi ed artisti dell’epoca (tra cui il su ricordato Arcimboldo che la fece conoscere all’imperatore asburgico Rodolfo II).

Forse il motivo del suo oblio nel secoli successivi può esssere ravvisato nel fatto che, mentre Sofonisba Anguissola fu chiamata alla Corte del Re di Spagna, Lavinia Fontana alla Corte dei Papi e Artemisia Gentileschi fu notissima a causa dello stupro, la nostra artista, nonostante i successi, rimase ai margini delle cronache eclatanti.

Finalmente una recente mostra, tenutasi al Castello del Buonconsiglio di Trento (Fede Galizia. Mirabile pittoressa), l’ha riportata agli onori che merita.

Vediamo infine alcune sue nature morte.

















Tony Kospan

Copyright Tony Kospan – Vietata copia del post senza indicare autore e blog



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