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Canova – Breve ricordo del grande scultore anche con le immagini dei suoi capolavori   Leave a comment





Antonio Canova è stato il massimo esponente della scultura neoclassica,
e per questo definito il nuovo Fidia.


Mi fa piacere ricordarlo con un accenno alle sue attività artistiche
e poi mostrando alcuni tra i suoi capolavori più noti.





Antonio Canova (Possagno 1.11.1757 – Venezia 13.10.1822)

 
  
 
 
In verità Canova non è stato solo uno grandissimo scultore,
ma anche un interessante pittore
ed un “ambasciatore dell'arte italiana”.



Un suo dipinto – Le 3 Grazie danzano davanti a Marte




Infatti grandemente meritoria fu la sua attività diplomatica
presso Napoleone Bonaparte per far rientrare in Italia
numerosi capolavori artistici (purtroppo non tutti)
saccheggiati dalle truppe imperiali francesi.



La statua del principino Henryk Lubomirski nelle vesti di Eros




A parte questo è stato uno dei massimi artisti italiani
vissuti a cavallo tra la fine del '700 e l'inizio dell'ottocento.


A differenza di molti altri artisti Antonio Canova 
è stato ammirato ed osannato già in vita.

Nobili, papi, principi etc hanno voluto opere scolpite da lui nel marmo 
e la sua fama da allora non si è mai interrotta.




Adone e Venere



Nato a Possagno in una zona ricca di cave 
fin da piccolo usò lo scalpellino per scolpire.

I suoi maestri, o meglio gli artisti che lo ispirarono, 
furono i grandi scultori classici ed il barocco ma geniale Bernini.

L'amore per le letture dei classici antichi (greci e latini)
 gli consentì di farsi una grande cultura
 che gli servì poi nelle sue sculture con temi mitologici.




Ercole e Lica



Nel 1779 recatosi a Roma per studiare
dal vivo le tantissime sculture antiche lì esistenti 
venne a conoscenza delle idee
dell'archeologo tedesco Johann Joachim Winckelmann.


Questi sosteneva che l'arte greca era il massimo della bellezza, 
e che gli scultori dovevano cercare di avvicinarsi con le loro opere 
allo stile deciso ma semplice e sereno delle antiche sculture.




Le tre Grazie



Ammiriamo ora alcuni suoi capolavori 
e qualche leggiadro dipinto 
(dipingere era però per lui soprattutto un gioco).



Amore e Psiche



Cliccando qui giù potremo leggere la storia
di questa sua opera che però, pur essendo
uno dei nudi più belli della storia della scultura,
non piacque a Napoleone.


 fre bia pouce

Napoleone



Amorino alato



Cliccando qui giù potremo leggere la storia
di questo suo capolavoro “Eros”
che fece innamorare l'Europa intera.


fre bia pouce
Henryk Lubomirski





Paolina Borghese





Amore e Psiche



Infine altri suoi leggiadri dipinti.













F I N E



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IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE… 
INSIEME
Ripped Note






AMORE E PSICHE – Il grande mito classico.. il suo significato e vari capolavori ad esso dedicati   Leave a comment






La storia, che leggeremo e che illustrerò con diversi capolavori, è giunta a noi attraverso “Le Metamorfosi“, opera di Apuleio scrittore latino, ma si pensa che abbia origini molto più antiche.
E’ una storia molto bella che ha affascinato tantissimi artisti nel corso dei secoli che ad essa si sono ispirati per le loro opere… di cui potremo ammirarne ora qui alcune tra le più note.
Conosceremo infine anche il suo più noto ed importante significato.



C. G. Kratzenstein-Stub

 

 
LA FAVOLA ANTICA DI AMORE E PSICHE



Psiche era una bellissima principessa, così bella da causare l’invidia di Venere.
La dea inviò suo figlio Eros perché la facesse innamorare dell’uomo più brutto e avaro della terra, in modo che Psiche poteva esser ricoperta dalla vergogna di una simile relazione. 
Ma il dio, Eros, si innamorò della bella mortale, e con l’aiuto di Zefiro (il dio del vento), la trasportò al suo palazzo, dove, imponendo che gli incontri avvenissero al buio per non incorrere nelle ire della madre Venere, la fece sua.
Ogni notte dunque Eros andava alla ricerca di Psiche ed ogni notte i due bruciavano la loro passione in un amore che mai nessun mortale aveva conosciuto.



Antoon van Dyck




Psiche era dunque prigioniera nel castello di Eros, legata da una passione che le travolgeva i sensi.
Una notte Psiche, istigata dalle sorelle, decise di vedere il volto del suo amante, pronta a tutto, anche all’uomo più orripilante, pur di conoscerlo.
Fu questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale: una goccia cadde dalla lampada e ustionò il suo amante.
Allora Eros volò via e Venere scagliò la sua punizione sottoponendola a diverse prove.
Nella prima, dovette suddividere un mucchio di granaglie con diverse dimensioni in tanti mucchietti uguali e Psiche disperata, non provò nemmeno ad assolvere il compito che le era stato assegnato, ma ricevette un aiuto inaspettato da un gruppo di formiche, che intendevano ingraziarsi il suo innamorato.
 L’ultima e più difficile prova consistette nel discendere negli inferi e chiedere alla dea Proserpina (dea del regno dei morti) un po’ della sua bellezza.
Psiche meditò allora addirittura il suicidio arrivando molto vicino a gettarsi dalla cima di una torre. Improvvisamente, però, la torre si animò e le indicò come assolvere la sua missione.
Durante il ritorno, però Psiche mossa dalla solita curiositò a lei tanto cara, aprì l’ampolla (data da Venere) contenente il dono di Proserpina,.
Ma il dono in realtà  conteneva il sonno più profondo.
 
 

 John William Waterhouse 
 
 

Ancora una volta però venne in suo aiuto Eros (Amore) che la risvegliò dopo aver rimesso a posto la nuvola del sonno  che era uscita dall’ampolla.
Solo alla fine, lacerata nel corpo e nella mente,
Psiche ricevette l’aiuto di Giove. Mosso da compassione il padre degli dei fece in modo che gli amanti si riunissero.
Psiche divienne anche lei una dea e sposò Amore.




Burne Jones
 
 

La favola termina con un grande banchetto al quale parteciparono tutti gli dei, alcuni anche in funzioni inusuali: per esempio, Bacco fece da coppiere, le tre Grazie suonarono e il dio Vulcano si occupò di cucinare il ricco pranzo.

Al termine del banchetto i due giovani bruciarono per tutta la notte la loro incontenibile passione e da questa unione nacque un figlio, Piacere, identificato dai latini con il termine Voluttà (Voluptas).



Jacques Louis David



IL SIGNIFICATO


Uno dei più importanti significati, che proverò a descrivere secondo il mio vedere, è che il mito ci vuol rivelare che viviamo in un continuo dinamico dualismo.
La luce ed il buio, in particolare.
Psiche è la creatura del giorno, Amore è presente solo di notte.
Eros rappresenta l’amore fisico e Psiche l’amore del cuore.
Entrambi dovranno superare molte prove nel mondo reale per raggiungere l’agognata fusione tra corpo e anima… e solo allora si raggiungerà quello che la favola definisce Piacere o Voluttà ma che potremmo anche definire Estasi o Fusione con l’Infinito.





Lo spagnolo



F I N E



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Canova



“EROS” – La stupenda scultura del Canova che fece innamorare l’Europa – Storia ed immagini   Leave a comment




Può una statua esser oggetto di culto… e perfino d’amore?
No? 
Ed invece sì… leggete e… guardate qua!
 
 

 

 

 

La statua del principino Henryk Lubomirski,

ritratto nelle vesti di Eros, capolavoro del Canova,

è, per la sua estrema bellezza,

da secoli un vero oggetto di culto in Europa.




 EROS (AMORE)


LA STATUA DEL CANOVA OGGETTO DI… AMORE






“Nel mirarti, ed ammirarti, o vezzoso fanciullo,

che con sì bella leggiadrìa te ne stai,

bellissimo di volto, e di membra,

io sento correre con rapido movimento

spinta dal cuore la mano a careggiare quel tuo vago,

e delicatissimo visetto, modellato dalle Grazie”.



Versi di totale rapimento, quelli della poetessa veneziana Isabella Teotochi Albrizzi che cadde vittima – ma non fu la sola – del fascino abbagliante del principino tredicenne Henryk Lubomirski, immortalato nel bianco e prezioso marmo da Antonio Canova alla fine del Settecento.

 

La scrittrice, il cui ricercatissimo circolo lagunare era frequentato da letterati e artisti come Pindemonte, Alfieri, Byron, Foscolo e lo stesso Canova, fu sedotta platonicamente da quelle labbra “alquanto umidette”, come ebbe a scrivere, e “dal bellissimo corpicciolo e dall’acerba fanciullezza che traspare in quelle membra composte”.

 

Una visione di grazia e di squisita mollezza di tocco, con cui Canova concepì la testa piegata dolcemente verso destra, con i capelli acconciati i vezzosi riccioli scapigliati, con i grandi occhi contagiati da un velo di malinconia e con la chiacchieratissima bocca minuta.




 

 



Quello realizzato dal grande scultore veneto non fu un semplice ritratto diplomatico.


Dietro il singolare ritratto, diventato oggetto di culto in tutta Europa, c’era una committenza illustre,

la bella e colta principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova,

aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo.


L’opera fu ordinata al Canova nell’autunno del 1785 quando la principessa Elzbieta faceva tappa a Roma con il nipote Henryk durante il suo Grand Tour dell’Italia. 

Fu un viaggio in carrozza come numerosi intellettuali, aristocratici e studiosi facevano da tutta Europa verso l’Italia, a partire dal Seicento. 

E per i polacchi, in particolare, che nella seconda metà del XVIII secolo partivano in massa per visitare principalmente Roma. 

Un viaggio che consentiva l’acquisto di gran quantità di opere d’arte per soddisfare i loro gusti personali e per aumentare il prestigio delle loro collezioni e delle loro famiglie.



 

Henryk Lubomirski



La principessa era legata al principino Henryk, che il 24 maggio 1807 sposerà sua nipote Teresa Czartoriska, da una lontana parentela e da un’autentica infatuazione per la sua insolita bellezza, tanto che le più importanti imprese artistiche da lei promosse furono volte ad eternare le sembianze del fanciullo. 

Oltre che da Canova, l’efebo polacco fu infatti effigiato nello stesso torno d’anni da Angelica Kauffmann, Elisabeth Vigée-Lebrun e Mary Cosway.

 

L’eccentrica attenzione della principessa diede adito a discussioni e perplessità, tanto che un contemporaneo ebbe a scrivere: “A Lancut sul soffitto vola come un angelo-nudo; sta in piedi come Ercole; lancia la freccia come Apollo; sospira come Adone; soffia come Zeffiro”.




Canova  (Possagno 1.11.1757 – Venezia 13.10.1822)




L’artista ne fece un Tadzio ante litteram, anticipando in arte quella bellezza efebica che Thomas Mann celebrerà nelle pagine di “Morte a Venezia“. 

Henryk fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. 

Per la timidezza del ragazzo, l’artista riuscì a modellare dal vero solo il volto, mentre per il corpo nudo dovette prendere spunto da una statua antica. 

Per la sua esecuzione l’artista modellò un ritratto, eseguì un modello in gesso e scolpì un marmo preziosissimo. 

Fu subito grande ed entusiastica passione per questo inedito “Amore”.






Copie in marmo e gesso vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi. 

Il Principe Henryk Lubomirski si inserisce in una delicata stagione artistica di Canova, dibattuto tra le teorie classiciste di Winckelmann, la creatività di Raffaello Mengs e una buona dose di invidia e di rivalità che non mancava mai nel complicato, felpato e raffinato ambiente artistico romano.

 

Quando l’opera rientrò in Polonia nel Castello Lubomirski, fu collocata in una sorta di santuario. Sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Henryk.

E quella che scatenò in tutta Europa fu una vera e propria erosmania.




Copia romana – Musei Capitolini




Il colonnello inglese John Campbell, visitando nel 1787 lo studio romano di Canova, cui aveva commissionato l’Amore e Psiche, rimase affascinato dalla statua del Lubomirski e ne chiese una copia che fu terminata nel 1789 e pagata 600 zecchini. 

L’opera giunse a Londra nel 1790 – prima opera di Canova ad arrivare in Inghilterra – e il colonnello lo trasferì nella sua casa diStackpole Court nel Galles, certo com’era che quell’opera avrebbe fatto “sospirare più di qualche ragazza“.

 

Il successo fu tale chenel 1792, il principe viennese d’Auersperg volle una copia del busto dell’Amorino per le sue collezioni, mentre un’altra replica in marmo dell’Amorino fu commissionata per 550 zecchini per il figlio diciassettenne del banchiere irlandese David La Touche, John. Il ragazzo, in viaggio in Italia, rientrato a Roma, aveva visitato lo studio canoviano e vedendo l’Amorino lo aveva giudicato “exellent”.


L’amorino alato – Canova




Nel 1794, Canova escogitò la scultura dell’Amorino alato, una replica del Lubomirski ma dotato di grandi ali.

 

La commissione era arrivata dal principe russo Nikolaj Jussupov per 700 zecchini.




Apollo – Canova




Infine, nel 1797, Canova realizzò per il francese Juliot una replica in marmo con alcune varianti dell’Amorino che Canova chiamò Apollo e che giudicò migliore di tutti gli altri Amorini, pagata 700 zecchini e passò, in seguito, nella proprietà di Sommariva, a Parigi.

 

LAURA LARCAN – Repubblica.it – 2007 con mini modifiche 

Impaginazione, ricerche e coordinamento T. K. 



In onore (e per amore) di questa scultura si sono fatte mostre anche in Italia.



CIAO DA TONY KOSPAN

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IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L’ARTE –  E NON SOLO –
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Afrodite ed Eros – La duplice visione dell’amore nella mitologia greca ed il rapporto col mare anche in dipinti antichi e classici   Leave a comment





AFRODITE… EROS ED IL MARE
– La duplice visione dell’amore nella mitologia greca –









Per gli antichi greci l’amore era rappresentato da 2 divinità pagane, Afrodite ed Eros (Venere e Cupido per i romani).

Afrodite era nata dal mare ma, a parte la truculenta fecondazione marina, sappiamo solo che nacque dalle parti di Citera.









Tutti conosciamo il bellissimo dipinto del Botticelli in cui vediamo Venere sbucare da una conchiglia in mezzo al mare ma sorprende il ritrovamento di un dipinto simile nell’antica Pompei (vedi qui giù).








Il rapporto di Afrodite col mare non è secondario in quanto i marinai greci amavano lei più di Poseidone (Nettuno) dio del mare. 

Infatti è noto che si affidavano a lei prima di iniziare una navigazione affinché fosse sicura e tranquilla anche se poi, avendo paura dell’ira del dio del mare, facevano sacrifici a lui.








Nella mitologia le relazioni fra il mare l’amore sono tante e sono moltissime le storie ed i miti dell’antica Grecia che associano il mare all’amore (Giasone e Medea, Elena di Troia e Paride, Teseo e Arianna etc..).

Non mancano in queste storie situazioni erotiche, parole spinte, allegorie poetiche, bagni sensuali… e via dicendo. 






Infatti il mito (come tutti i miti pagani anche questo è in sintonia con la realtà) vuol ricordarci che il mare può sorprenderci e nascondere pericoli, ma anche farsi scoprire tesori di bellezza e di armonia, proprio come l’amore e viceversa.

Tornando alla duplice visione dell’amore da parte dei greci antichi veniamo ora ad esaminare Eros.








Eros nasce dal rapporto sessuale tra Poros e Penia (dio dell’abbondanza con la dea della mancanza) avvenuto durante il banchetto per la nascita di Afrodite.

Però benché nei testi più antichi egli sembra rappresentare solo l’amore fisico… pian piano verrà concepito dai greci antichi sempre più come amore travolgente e passionale che ti fa sentire con il cuore “pieno” quando si è con l’amata/o e però con una forte sensazione di mancanza quando si è lontani.

Dunque Eros era il dio che ti fa essere sempre un po’ in tensione ora in modo sublime… ora doloroso.








Egli pure era associabile al mare ma in modo diverso…  e direi opposto.

Con lui il mare viene visto come fantastico, emozionante ma anche tumultuoso e pericoloso.

Se Afrodite era la dea del mare sereno, del mare accogliente ed amico e dunque potremmo definirlo una eterna, absit iniura verbis, bonaccia, Eros era invece il dio del mare agitato che vola in alto come la spuma dei grandi cavalloni ma che poi si scaglia con violenza sulle rocce o sulla riva.








Da ciò si evince che mentre Afrodite rappresentava l’amore sensuale senza problemi, ma anche senza grandi emozioni, e quindi vissuto solo con gioia e per il piacere, Eros invece rappresentava la passione travolgente che ti fa vedere le stelle ma ti può anche far precipitare in un buco nero (gioia e dolore).

In realtà questo evidente dualismo narrato dalla mitologia greca non ha mai cessato di esistere se ancora oggi viviamo l’amore in queste due diversissime modalità.








Il mare dunque può rappresentare sia l’una che l’altra tipologia.

Chi volesse approfondire l’affascinante argomento può  leggere il recente libro “Il mare d’amore” di Giorgio Ieranò editore Laterza


Tony Kospan

Copyright Tony Kospan (Vietata la copia senza far riferimento all’autore del post ed al blog)










AMORE E PSICHE – Il mito classico… il suo significato e diversi capolavori ad esso dedicati   Leave a comment






La storia, che leggeremo e che illustrerò con diversi capolavori, è giunta a noi attraverso “Le Metamorfosi“, opera di Apuleio scrittore latino, ma si pensa che abbia origini molto più antiche.
E' una storia molto bella che ha affascinato tantissimi artisti nel corso dei secoli che ad essa si sono ispirati per le loro opere… di cui potremo ammirarne ora qui alcune tra le più note.
Conosceremo infine anche il suo più noto ed importante significato.



C. G. Kratzenstein-Stub

 

 
LA FAVOLA ANTICA DI AMORE E PSICHE



Psiche era una bellissima principessa, così bella da causare l’invidia di Venere.
La dea inviò suo figlio Eros perché la facesse innamorare dell’uomo più brutto e avaro della terra, in modo che Psiche poteva esser ricoperta dalla vergogna di una simile relazione. 
Ma il dio, Eros, si innamorò della bella mortale, e con l’aiuto di Zefiro (il dio del vento), la trasportò al suo palazzo, dove, imponendo che gli incontri avvenissero al buio per non incorrere nelle ire della madre Venere, la fece sua.
Ogni notte dunque Eros andava alla ricerca di Psiche ed ogni notte i due bruciavano la loro passione in un amore che mai nessun mortale aveva conosciuto.



Antoon van Dyck




Psiche era dunque prigioniera nel castello di Eros, legata da una passione che le travolgeva i sensi.
Una notte Psiche, istigata dalle sorelle, decise di vedere il volto del suo amante, pronta a tutto, anche all’uomo più orripilante, pur di conoscerlo.
Fu questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale: una goccia cadde dalla lampada e ustionò il suo amante.
Allora Eros volò via e Venere scagliò la sua punizione sottoponendola a diverse prove.
Nella prima, dovette suddividere un mucchio di granaglie con diverse dimensioni in tanti mucchietti uguali e Psiche disperata, non provò nemmeno ad assolvere il compito che le era stato assegnato, ma ricevette un aiuto inaspettato da un gruppo di formiche, che intendevano ingraziarsi il suo innamorato.
 L’ultima e più difficile prova consistette nel discendere negli inferi e chiedere alla dea Proserpina (dea del regno dei morti) un po’ della sua bellezza.
Psiche meditò allora addirittura il suicidio arrivando molto vicino a gettarsi dalla cima di una torre. Improvvisamente, però, la torre si animò e le indicò come assolvere la sua missione.
Durante il ritorno, però Psiche mossa dalla solita curiositò a lei tanto cara, aprì l’ampolla (data da Venere) contenente il dono di Proserpina,.
Ma il dono in realtà  conteneva il sonno più profondo.
 
 

 John William Waterhouse 
 
 

Ancora una volta però venne in suo aiuto Eros (Amore) che la risvegliò dopo aver rimesso a posto la nuvola del sonno  che era uscita dall’ampolla.
Solo alla fine, lacerata nel corpo e nella mente,
Psiche ricevette l’aiuto di Giove. Mosso da compassione il padre degli dei fece in modo che gli amanti si riunissero.
Psiche divienne anche lei una dea e sposò Amore.




Burne Jones
 
 

La favola termina con un grande banchetto al quale parteciparono tutti gli dei, alcuni anche in funzioni inusuali: per esempio, Bacco fece da coppiere, le tre Grazie suonarono e il dio Vulcano si occupò di cucinare il ricco pranzo.

Al termine del banchetto i due giovani bruciarono per tutta la notte la loro incontenibile passione e da questa unione nacque un figlio, Piacere, identificato dai latini con il termine Voluttà (Voluptas).



Jacques Louis David



IL SIGNIFICATO

Uno dei più importanti significati, che proverò a descrivere secondo il mio vedere, è che il mito ci vuol rivelare che viviamo in un continuo dinamico dualismo.
La luce ed il buio, in particolare.
Psiche è la creatura del giorno, Amore è presente solo di notte.
Eros rappresenta l'amore fisico e Psiche l'amore del cuore.
Entrambi dovranno superare molte prove nel mondo reale per raggiungere l'agognata fusione tra corpo e anima… e solo allora si raggiungerà quello che la favola definisce Piacere o Voluttà ma che potremmo anche definire Estasi o Fusione con l'Infinito.





Lo spagnolo



F I N E



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Canova



Storia e immagini di “Eros”… la stupenda scultura del Canova… che fece innamorare l’Europa   Leave a comment




Può una statua esser oggetto di culto… e perfino d’amore?
No? 
Ed invece sì… leggete e… guardate qua!
 
 

 

 

 

La statua del principino Henryk Lubomirski,

ritratto nelle vesti di Eros, capolavoro del Canova,

è, per la sua estrema bellezza,

da secoli un vero oggetto di culto in Europa.




 EROS (AMORE)


LA STATUA DEL CANOVA OGGETTO DI… AMORE






“Nel mirarti, ed ammirarti, o vezzoso fanciullo,

che con sì bella leggiadrìa te ne stai,

bellissimo di volto, e di membra,

io sento correre con rapido movimento

spinta dal cuore la mano a careggiare quel tuo vago,

e delicatissimo visetto, modellato dalle Grazie”.



Versi di totale rapimento, quelli della poetessa veneziana Isabella Teotochi Albrizzi che cadde vittima – ma non fu la sola – del fascino abbagliante del principino tredicenne Henryk Lubomirski, immortalato nel bianco e prezioso marmo da Antonio Canova alla fine del Settecento.

 

La scrittrice, il cui ricercatissimo circolo lagunare era frequentato da letterati e artisti come Pindemonte, Alfieri, Byron, Foscolo e lo stesso Canova, fu sedotta platonicamente da quelle labbra “alquanto umidette”, come ebbe a scrivere, e “dal bellissimo corpicciolo e dall’acerba fanciullezza che traspare in quelle membra composte”.

 

Una visione di grazia e di squisita mollezza di tocco, con cui Canova concepì la testa piegata dolcemente verso destra, con i capelli acconciati i vezzosi riccioli scapigliati, con i grandi occhi contagiati da un velo di malinconia e con la chiacchieratissima bocca minuta.




 

 



Quello realizzato dal grande scultore veneto non fu un semplice ritratto diplomatico.


Dietro il singolare ritratto, diventato oggetto di culto in tutta Europa, c’era una committenza illustre,

la bella e colta principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova,

aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo.


L’opera fu ordinata al Canova nell’autunno del 1785 quando la principessa Elzbieta faceva tappa a Roma con il nipote Henryk durante il suo Grand Tour dell’Italia. 

Fu un viaggio in carrozza come numerosi intellettuali, aristocratici e studiosi facevano da tutta Europa verso l’Italia, a partire dal Seicento. 

E per i polacchi, in particolare, che nella seconda metà del XVIII secolo partivano in massa per visitare principalmente Roma. 

Un viaggio che consentiva l’acquisto di gran quantità di opere d’arte per soddisfare i loro gusti personali e per aumentare il prestigio delle loro collezioni e delle loro famiglie.



 

Henryk Lubomirski



La principessa era legata al principino Henryk, che il 24 maggio 1807 sposerà sua nipote Teresa Czartoriska, da una lontana parentela e da un’autentica infatuazione per la sua insolita bellezza, tanto che le più importanti imprese artistiche da lei promosse furono volte ad eternare le sembianze del fanciullo. 

Oltre che da Canova, l’efebo polacco fu infatti effigiato nello stesso torno d’anni da Angelica Kauffmann, Elisabeth Vigée-Lebrun e Mary Cosway.

 

L’eccentrica attenzione della principessa diede adito a discussioni e perplessità, tanto che un contemporaneo ebbe a scrivere: “A Lancut sul soffitto vola come un angelo-nudo; sta in piedi come Ercole; lancia la freccia come Apollo; sospira come Adone; soffia come Zeffiro”.




Canova  (Possagno 1.11.1757 – Venezia 13.10.1822)




L’artista ne fece un Tadzio ante litteram, anticipando in arte quella bellezza efebica che Thomas Mann celebrerà nelle pagine di “Morte a Venezia“. 

Henryk fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. 

Per la timidezza del ragazzo, l’artista riuscì a modellare dal vero solo il volto, mentre per il corpo nudo dovette prendere spunto da una statua antica. 

Per la sua esecuzione l’artista modellò un ritratto, eseguì un modello in gesso e scolpì un marmo preziosissimo. 

Fu subito grande ed entusiastica passione per questo inedito “Amore”.






Copie in marmo e gesso vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi. 

Il Principe Henryk Lubomirski si inserisce in una delicata stagione artistica di Canova, dibattuto tra le teorie classiciste di Winckelmann, la creatività di Raffaello Mengs e una buona dose di invidia e di rivalità che non mancava mai nel complicato, felpato e raffinato ambiente artistico romano.

 

Quando l’opera rientrò in Polonia nel Castello Lubomirski, fu collocata in una sorta di santuario. Sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Henryk.

E quella che scatenò in tutta Europa fu una vera e propria erosmania.




Copia romana – Musei Capitolini




Il colonnello inglese John Campbell, visitando nel 1787 lo studio romano di Canova, cui aveva commissionato l’Amore e Psiche, rimase affascinato dalla statua del Lubomirski e ne chiese una copia che fu terminata nel 1789 e pagata 600 zecchini. 

L’opera giunse a Londra nel 1790 – prima opera di Canova ad arrivare in Inghilterra – e il colonnello lo trasferì nella sua casa diStackpole Court nel Galles, certo com’era che quell’opera avrebbe fatto “sospirare più di qualche ragazza“.

 

Il successo fu tale chenel 1792, il principe viennese d’Auersperg volle una copia del busto dell’Amorino per le sue collezioni, mentre un’altra replica in marmo dell’Amorino fu commissionata per 550 zecchini per il figlio diciassettenne del banchiere irlandese David La Touche, John. Il ragazzo, in viaggio in Italia, rientrato a Roma, aveva visitato lo studio canoviano e vedendo l’Amorino lo aveva giudicato “exellent”.


L’amorino alato – Canova




Nel 1794, Canova escogitò la scultura dell’Amorino alato, una replica del Lubomirski ma dotato di grandi ali.

 

La commissione era arrivata dal principe russo Nikolaj Jussupov per 700 zecchini.




Apollo – Canova




Infine, nel 1797, Canova realizzò per il francese Juliot una replica in marmo con alcune varianti dell’Amorino che Canova chiamò Apollo e che giudicò migliore di tutti gli altri Amorini, pagata 700 zecchini e passò, in seguito, nella proprietà di Sommariva, a Parigi.

 

LAURA LARCAN – Repubblica.it – 2007 con mini modifiche 

Impaginazione, ricerche e coordinamento T. K. 



In onore (e per amore) di questa scultura si sono fatte mostre anche in Italia.



CIAO DA TONY KOSPAN

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Afrodite.. Eros ed il mare – La duplice visione dell’amore nella mitologia greca.   Leave a comment





AFRODITE… EROS ED IL MARE
– La duplice visione dell’amore nella mitologia greca –









Per gli antichi greci l’amore era rappresentato da 2 divinità pagane, Venere ed Eros (Afrodite e Cupido per i romani).

Afrodite era nata dal mare ma, a parte la truculenta fecondazione marina, sappiamo solo che nacque dalle parti di Citera.









Tutti conosciamo il bellissimo dipinto del Botticelli in cui vediamo Venere sbucare da una conchiglia in mezzo al mare ma sorprende il ritrovamento di un dipinto simile nell’antica Pompei (vedi qui giù).








Il rapporto di Afrodite col mare non è secondario in quanto i marinai greci amavano lei più di Poseidone (Nettuno) dio del mare. 

Infatti è noto che si affidavano a lei prima di iniziare una navigazione affinché fosse sicura e tranquilla anche se poi, avendo paura dell’ira del dio del mare, facevano sacrifici a lui.








Nella mitologia le relazioni fra il mare l’amore sono tante e sono moltissime le storie ed i miti dell’antica Grecia che associano il mare all’amore (Giasone e Medea, Elena di Troia e Paride, Teseo e Arianna etc..).

Non mancano in queste storie situazioni erotiche, parole spinte, allegorie poetiche, bagni sensuali… e via dicendo. 






Infatti il mito (come tutti i miti pagani anche questo è in sintonia con la realtà) vuol ricordarci che il mare può sorprenderci e nascondere pericoli, ma anche farsi scoprire tesori di bellezza e di armonia, proprio come l’amore e viceversa.

Tornando alla duplice visione dell’amore da parte dei greci antichi veniamo ora ad esaminare Eros.








Eros nasce dal rapporto sessuale tra Poros e Penia (dio dell’abbondanza con la dea della mancanza) avvenuto durante il banchetto per la nascita di Afrodite.

Però benché nei testi più antichi egli sembra rappresentare solo l’amore fisico… pian piano verrà concepito dai greci antichi sempre più come amore travolgente e passionale che ti fa sentire con il cuore “pieno” quando si è con l’amata/o e però con una forte sensazione di mancanza quando si è lontani.

Dunque Eros era il dio che ti fa essere sempre un po’ in tensione ora in modo sublime… ora doloroso.








Egli pure era associabile al mare ma in modo diverso…  e direi opposto.

Con lui il mare viene visto come fantastico, emozionante ma anche tumultuoso e pericoloso.

Se Afrodite era la dea del mare sereno, del mare accogliente ed amico e dunque potremmo definirlo una eterna, absit iniura verbis, bonaccia, Eros era invece il dio del mare agitato che vola in alto come la spuma dei grandi cavalloni ma che poi si scaglia con violenza sulle rocce o sulla riva.








Da ciò si evince che mentre Afrodite rappresentava l’amore sensuale senza problemi, ma anche senza grandi emozioni, e quindi vissuto solo con gioia e per il piacere, Eros invece rappresentava la passione travolgente che ti fa vedere le stelle ma ti può anche far precipitare in un buco nero (gioia e dolore).

In realtà questo evidente dualismo narrato dalla mitologia greca non ha mai cessato di esistere se ancora oggi viviamo l’amore in queste due diversissime modalità.








Il mare dunque può rappresentare sia l’una che l’altra tipologia.

Chi volesse approfondire l’affascinante argomento può  leggere il recente libro “Il mare d’amore” di Giorgio Ieranò editore Laterza


Tony Kospan

Copyright Tony Kospan (Vietata la copia senza far riferimento all’autore del post ed al blog)










AMORE E PSICHE – Il mito classico… il significato e diverse opere d’arte ad esso dedicate   1 comment






La storia, che leggeremo e che illustrerò con diversi capolavori, è giunta a noi attraverso “Le Metamorfosi“, opera di Apuleio scrittore latino, ma si pensa che abbia origini molto più antiche.
E' una storia molto bella che ha affascinato tantissimi artisti nel corso dei secoli che ad essa si sono ispirati per le loro opere… di cui potremo ammirarne ora qui alcune tra le più note.
Conosceremo infine anche il suo più noto ed importante significato.



C. G. Kratzenstein-Stub

 

 
LA FAVOLA ANTICA DI AMORE E PSICHE



Psiche era una bellissima principessa, così bella da causare l’invidia di Venere.
La dea inviò suo figlio Eros perché la facesse innamorare dell’uomo più brutto e avaro della terra, in modo che Psiche poteva esser ricoperta dalla vergogna di una simile relazione. 
Ma il dio, Eros, si innamorò della bella mortale, e con l’aiuto di Zefiro (il dio del vento), la trasportò al suo palazzo, dove, imponendo che gli incontri avvenissero al buio per non incorrere nelle ire della madre Venere, la fece sua.
Ogni notte dunque Eros andava alla ricerca di Psiche ed ogni notte i due bruciavano la loro passione in un amore che mai nessun mortale aveva conosciuto.



Antoon van Dyck




Psiche era dunque prigioniera nel castello di Eros, legata da una passione che le travolgeva i sensi.
Una notte Psiche, istigata dalle sorelle, decise di vedere il volto del suo amante, pronta a tutto, anche all’uomo più orripilante, pur di conoscerlo.
Fu questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale: una goccia cadde dalla lampada e ustionò il suo amante.
Allora Eros volò via e Venere scagliò la sua punizione sottoponendola a diverse prove.
Nella prima, dovette suddividere un mucchio di granaglie con diverse dimensioni in tanti mucchietti uguali e Psiche disperata, non provò nemmeno ad assolvere il compito che le era stato assegnato, ma ricevette un aiuto inaspettato da un gruppo di formiche, che intendevano ingraziarsi il suo innamorato.
 L’ultima e più difficile prova consistette nel discendere negli inferi e chiedere alla dea Proserpina (dea del regno dei morti) un po’ della sua bellezza.
Psiche meditò allora addirittura il suicidio arrivando molto vicino a gettarsi dalla cima di una torre. Improvvisamente, però, la torre si animò e le indicò come assolvere la sua missione.
Durante il ritorno, però Psiche mossa dalla solita curiositò a lei tanto cara, aprì l’ampolla (data da Venere) contenente il dono di Proserpina,.
Ma il dono in realtà  conteneva il sonno più profondo.
 
 

 John William Waterhouse 
 
 

Ancora una volta però venne in suo aiuto Eros (Amore) che la risvegliò dopo aver rimesso a posto la nuvola del sonno  che era uscita dall’ampolla.
Solo alla fine, lacerata nel corpo e nella mente,
Psiche ricevette l’aiuto di Giove. Mosso da compassione il padre degli dei fece in modo che gli amanti si riunissero.
Psiche divienne anche lei una dea e sposò Amore.




Burne Jones
 
 

La favola termina con un grande banchetto al quale parteciparono tutti gli dei, alcuni anche in funzioni inusuali: per esempio, Bacco fece da coppiere, le tre Grazie suonarono e il dio Vulcano si occupò di cucinare il ricco pranzo.

Al termine del banchetto i due giovani bruciarono per tutta la notte la loro incontenibile passione e da questa unione nacque un figlio, Piacere, identificato dai latini con il termine Voluttà (Voluptas).



Jacques Louis David



IL SIGNIFICATO

Uno dei più importanti significati, che proverò a descrivere secondo il mio vedere, è che il mito ci vuol rivelare che viviamo in un continuo dinamico dualismo.
La luce ed il buio, in particolare.
Psiche è la creatura del giorno, Amore è presente solo di notte.
Eros rappresenta l'amore fisico e Psiche l'amore del cuore.
Entrambi dovranno superare molte prove nel mondo reale per raggiungere l'agognata fusione tra corpo e anima… e solo allora si raggiungerà quello che la favola definisce Piacere o Voluttà ma che potremmo anche definire Estasi o Fusione con l'Infinito.





Lo spagnolo



F I N E



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Canova



La storia di “Eros”.. la stupenda opera del Canova.. che fece innamorare l’Europa   Leave a comment




Può una statua esser oggetto di culto… e perfino d’amore?
No? 
Ed invece sì… leggete e… guardate qua!
 
 

 

 

 

La statua del principino Henryk Lubomirski,

ritratto nelle vesti di Eros, capolavoro del Canova,

è, per la sua estrema bellezza,

da secoli un vero oggetto di culto in Europa.




 EROS (AMORE)


LA STATUA DEL CANOVA OGGETTO DI… AMORE






“Nel mirarti, ed ammirarti, o vezzoso fanciullo,

che con sì bella leggiadrìa te ne stai,

bellissimo di volto, e di membra,

io sento correre con rapido movimento

spinta dal cuore la mano a careggiare quel tuo vago,

e delicatissimo visetto, modellato dalle Grazie”.



Versi di totale rapimento, quelli della poetessa veneziana Isabella Teotochi Albrizzi che cadde vittima – ma non fu la sola – del fascino abbagliante del principino tredicenne Henryk Lubomirski, immortalato nel bianco e prezioso marmo da Antonio Canova alla fine del Settecento.

 

La scrittrice, il cui ricercatissimo circolo lagunare era frequentato da letterati e artisti come Pindemonte, Alfieri, Byron, Foscolo e lo stesso Canova, fu sedotta platonicamente da quelle labbra “alquanto umidette”, come ebbe a scrivere, e “dal bellissimo corpicciolo e dall’acerba fanciullezza che traspare in quelle membra composte”.

 

Una visione di grazia e di squisita mollezza di tocco, con cui Canova concepì la testa piegata dolcemente verso destra, con i capelli acconciati i vezzosi riccioli scapigliati, con i grandi occhi contagiati da un velo di malinconia e con la chiacchieratissima bocca minuta.




 

 



Quello realizzato dal grande scultore veneto non fu un semplice ritratto diplomatico.


Dietro il singolare ritratto, diventato oggetto di culto in tutta Europa, c’era una committenza illustre,

la bella e colta principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova,

aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo.


L’opera fu ordinata al Canova nell’autunno del 1785 quando la principessa Elzbieta faceva tappa a Roma con il nipote Henryk durante il suo Grand Tour dell’Italia. 

Fu un viaggio in carrozza come numerosi intellettuali, aristocratici e studiosi facevano da tutta Europa verso l’Italia, a partire dal Seicento. 

E per i polacchi, in particolare, che nella seconda metà del XVIII secolo partivano in massa per visitare principalmente Roma. 

Un viaggio che consentiva l’acquisto di gran quantità di opere d’arte per soddisfare i loro gusti personali e per aumentare il prestigio delle loro collezioni e delle loro famiglie.



 

Henryk Lubomirski



La principessa era legata al principino Henryk, che il 24 maggio 1807 sposerà sua nipote Teresa Czartoriska, da una lontana parentela e da un’autentica infatuazione per la sua insolita bellezza, tanto che le più importanti imprese artistiche da lei promosse furono volte ad eternare le sembianze del fanciullo. 

Oltre che da Canova, l’efebo polacco fu infatti effigiato nello stesso torno d’anni da Angelica Kauffmann, Elisabeth Vigée-Lebrun e Mary Cosway.

 

L’eccentrica attenzione della principessa diede adito a discussioni e perplessità, tanto che un contemporaneo ebbe a scrivere: “A Lancut sul soffitto vola come un angelo-nudo; sta in piedi come Ercole; lancia la freccia come Apollo; sospira come Adone; soffia come Zeffiro”.




Canova  (Possagno 1.11.1757 – Venezia 13.10.1822)




L’artista ne fece un Tadzio ante litteram, anticipando in arte quella bellezza efebica che Thomas Mann celebrerà nelle pagine di “Morte a Venezia“. 

Henryk fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. 

Per la timidezza del ragazzo, l’artista riuscì a modellare dal vero solo il volto, mentre per il corpo nudo dovette prendere spunto da una statua antica. 

Per la sua esecuzione l’artista modellò un ritratto, eseguì un modello in gesso e scolpì un marmo preziosissimo. 

Fu subito grande ed entusiastica passione per questo inedito “Amore”.






Copie in marmo e gesso vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi. 

Il Principe Henryk Lubomirski si inserisce in una delicata stagione artistica di Canova, dibattuto tra le teorie classiciste di Winckelmann, la creatività di Raffaello Mengs e una buona dose di invidia e di rivalità che non mancava mai nel complicato, felpato e raffinato ambiente artistico romano.

 

Quando l’opera rientrò in Polonia nel Castello Lubomirski, fu collocata in una sorta di santuario. Sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Henryk.

E quella che scatenò in tutta Europa fu una vera e propria erosmania.




Copia romana – Musei Capitolini




Il colonnello inglese John Campbell, visitando nel 1787 lo studio romano di Canova, cui aveva commissionato l’Amore e Psiche, rimase affascinato dalla statua del Lubomirski e ne chiese una copia che fu terminata nel 1789 e pagata 600 zecchini. 

L’opera giunse a Londra nel 1790 – prima opera di Canova ad arrivare in Inghilterra – e il colonnello lo trasferì nella sua casa diStackpole Court nel Galles, certo com’era che quell’opera avrebbe fatto “sospirare più di qualche ragazza“.

 

Il successo fu tale chenel 1792, il principe viennese d’Auersperg volle una copia del busto dell’Amorino per le sue collezioni, mentre un’altra replica in marmo dell’Amorino fu commissionata per 550 zecchini per il figlio diciassettenne del banchiere irlandese David La Touche, John. Il ragazzo, in viaggio in Italia, rientrato a Roma, aveva visitato lo studio canoviano e vedendo l’Amorino lo aveva giudicato “exellent”.


L’amorino alato – Canova




Nel 1794, Canova escogitò la scultura dell’Amorino alato, una replica del Lubomirski ma dotato di grandi ali.

 

La commissione era arrivata dal principe russo Nikolaj Jussupov per 700 zecchini.




Apollo – Canova




Infine, nel 1797, Canova realizzò per il francese Juliot una replica in marmo con alcune varianti dell’Amorino che Canova chiamò Apollo e che giudicò migliore di tutti gli altri Amorini, pagata 700 zecchini e passò, in seguito, nella proprietà di Sommariva, a Parigi.

 

LAURA LARCAN – Repubblica.it – 2007 con mini modifiche 

Impaginazione, ricerche e coordinamento T. K. 



In onore (e per amore) di questa scultura si sono fatte mostre anche in Italia.



CIAO DA TONY KOSPAN

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IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L’ARTE –  E NON SOLO –
I N S I E M E

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Breve ricordo del mitico Canova con la storia di Eros… la sua scultura che fece innamorare… l’Europa   1 comment



Nell'anniversario della scomparsa di Antonio Canova…
massimo esponente della scultura neoclassica,
e per questo definito il nuovo Fidia,
mi fa piacere ricordarlo con questo post dedicato ad una sua famosa scultura
che ha fatto innamorare tante persone nel corso dei secoli



 Antonio Canova
 
  
 
 
Può una statua esser oggetto di culto…
e perfino d'amore?

No?
 
 
Ed invece sì… leggete e… guardate qua…
 
 

 

 

 

 

La statua del principino Henryk Lubomirski ritratto nelle vesti di Eros,

capolavoro del Canova,

è davvero diventata da secoli un vero oggetto di culto in Europa per la sua estrema bellezza…

 

 

 

 EROS… 

LA STATUA DEL CANOVA…

OGGETTO DI… AMORE

 

 

 

 

 

 

“Nel mirarti, ed ammirarti, o vezzoso fanciullo,

che con sì bella leggiadrìa te ne stai,

bellissimo di volto, e di membra,

io sento correre con rapido movimento

spinta dal cuore la mano a careggiare quel tuo vago,

e delicatissimo visetto, modellato dalle Grazie”.

 

Versi di totale rapimento, quelli della poetessa veneziana Isabella Teotochi Albrizzi che cadde vittima – ma non fu la sola – del fascino abbagliante del principino tredicenne Henryk Lubomirski, immortalato nel bianco e prezioso marmo da Antonio Canova alla fine del Settecento.

 

La scrittrice, il cui ricercatissimo circolo lagunare era frequentato da letterati e artisti come Pindemonte, Alfieri, Byron, Foscolo e lo stesso Canova, fu sedotta platonicamente da quelle labbra “alquanto umidette”, come ebbe a scrivere, e dal bellissimo corpicciolo e dall'”acerba fanciullezza che traspare in quelle membra composte”.

 

Una visione di grazia e di squisita mollezza di tocco, con cui Canova concepì la testa piegata dolcemente verso destra, con i capelli acconciati i vezzosi riccioli scapigliati, con i grandi occhi contagiati da un velo di malinconia, e con la chiacchieratissima bocca minuta.

 

 

 

 

Quello realizzato dal grande scultore veneto non fu un semplice ritratto diplomatico.


Dietro il singolare ritratto, diventato oggetto di culto in tutta Europa, c'era una committenza illustre,

la bella e colta principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova,

aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo.


L'opera fu ordinata al Canova nell'autunno del 1785 quando la principessa Elzbieta faceva tappa a Roma con il nipote Henryk durante il suo Grand Tour dell'Italia. Fu un viaggio in carrozza come numerosi intellettuali, aristocratici e studiosi facevano da tutta Europa verso l'Italia, a partire dal Seicento. E per i polacchi, in particolare, che nella seconda metà del XVIII secolo partivano in massa per visitare principalmente Roma. Un viaggio che consentiva l'acquisto di gran quantità di opere d'arte per soddisfare i loro gusti personali e per aumentare il prestigio delle loro collezioni e delle loro famiglie.

 

Henryk Lubomirski



La principessa era legata al principino Henryk, che il 24 maggio 1807 sposerà sua nipote Teresa Czartoriska, da una lontana parentela e da un'autentica infatuazione per la sua insolita bellezza, tanto che le più importanti imprese artistiche da lei promosse furono volte ad eternare le sembianze del fanciullo. Oltre che da Canova, l'efebo polacco fu infatti effigiato nello stesso torno d'anni da Angelica Kauffmann, Elisabeth Vigée-Lebrun e Mary Cosway.

 

L'eccentrica attenzione della principessa diede adito a discussioni e perplessità, tanto che un contemporaneo ebbe a scrivere: “A Lancut sul soffitto vola come un angelo-nudo; sta in piedi come Ercole; lancia la freccia come Apollo; sospira come Adone; soffia come Zeffiro”.

 

 

Canova  (Possagno 1.11.1757 – Venezia 13.10.1822)




L'artista ne fece un Tadzio ante litteram, anticipando in arte quella bellezza efebica che Thomas Mann celebrerà nelle pagine di “Morte a Venezia“.

 

Henryk fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. Per la timidezza del ragazzo, l'artista riuscì a modellare dal vero solo il volto, mentre per il corpo nudo dovette prendere spunto da una statua antica. Per la sua esecuzione l'artista modellò un ritratto, eseguì un modello in gesso e scolpì un marmo preziosissimo.

 

Fu subito passione per questo inedito “Amore”.




Copie in marmo e gesso vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi. Il Principe Henryk Lubomirski si inserisce in una delicata stagione artistica di Canova, dibattuto tra le teorie classiciste di Winckelmann, la creatività di Raffaello Mengs e una buona dose di invidia e di rivalità che non mancava mai nel complicato, felpato e raffinato ambiente artistico romano.

 

Quando l'opera rientrò in Polonia nel Castello Lubomirski, fu collocata in una sorta di santuario. Sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Henryk.

 

E quella che scatenò in tutta Europa fu una vera e propria erosmania.

 

 

 

Copia romana

 

 

 Il colonnello inglese John Campbell, visitando nel 1787 lo studio romano di Canova, cui aveva commissionato l'Amore e Psiche, rimase affascinato dalla statua del Lubomirski e ne chiese una copia che fu terminata nel 1789 e pagata 600 zecchini. L'opera giunse a Londra nel 1790 – prima opera di Canova ad arrivare in Inghilterra – e il colonnello lo trasferì nella sua casa diStackpole Court nel Galles, certo com'era che quell'opera avrebbe fatto “sospirare più di qualche ragazza“.

 

Il successo fu tale chenel 1792, il principe viennese d'Auersperg volle una copia del busto dell'Amorino per le sue collezioni, mentre un'altra replica in marmo dell'Amorino fu commissionata per 550 zecchini per il figlio diciassettenne del banchiere irlandese David La Touche, John. Il ragazzo, in viaggio in Italia, rientrato a Roma, aveva visitato lo studio canoviano e vedendo l'Amorino lo aveva giudicato “exellent”.

L'amorino alato – Canova

 

 

Nel 1794, Canova escogitò la scultura dell'Amorino alato, una replica del Lubomirski ma dotato di grandi ali.

 

La commissione era arrivata dal principe russo Nikolaj Jussupov per 700 zecchini. 

 

 

Apollo – Canova

 

 

Infine, nel 1797, Canova realizzò per il francese Juliot una replica in marmo con alcune varianti dell'Amorino che Canova chiamò Apollo e che giudicò migliore di tutti gli altri Amorini, pagata 700 zecchini e passò, in seguito, nella proprietà di Sommariva, a Parigi.

 

 

LAURA LARCAN – Repubblica.it – 2007 – Impaginazione T. K.

 

 

 

 

 

In onore (e per amore) di questa scultura si sono fatte mostre anche in Italia.



CIAO DA TONY KOSPAN 

 

 

IL GRUPPO DEGLI ARTISTI
E DI CHI AMA L'ARTE
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