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L’antico rito Irochese della luce e del buio   Leave a comment

 
 

 

 
 
 


 
 
 
Rinveniamo tanta saggezza dei nativi americani
anche in questo antico


Rituale Irochese


di cui possiamo immaginare l'atmosfera


attraverso questo testo presentato in forma scenografica
 
 



 
 
 

RITUALE IROCHESE
DEL FUOCO E DELL'OSCURITA'

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


 

 

 

 

 

 

I membri della Società Ho-no-tci-no-ga.

 
 
 
Ora lo sciamano getta il sacro tabacco


sulla fiamma della medicina


e canta a voce bassa:

Grande Spirito che ci mandi a dormire nell’oscurità,
ti ringraziamo per i silenzi dell’oscurità.

 

 

(Cantore)

Ora chiedo di benedire e pregare.

 

(Sparge il sacro tabacco sul fuoco. Poi parla all’Invisibile)

Ora do a te il tabacco,
A te, Grande Oscurità!

 

 

(Allo spirito del tuono)

Ecco come facciamo nell’offrirti il tabacco!
Tu lo ami più d’ogni altra offerta.
Ci udrai meglio
e non ti stancherai del parlar nostro
ma ci amerai con tutta la tua forza
oltre ogni tesoro
o parole diffuse nell’aria!
Tutte le genti che vanno sotto i cieli
tu hai invitato, i tuoi nipoti
e tutte le nazioni;
Oh tu, creatore di rumori,
Tu, il grande Tuonante!
I tuoi nipoti vogliono ringraziarti!
Tutti i tuoi nipoti mi hanno chiesto
di offrire a te questo tabacco,
sul monte!

 

 

(Parlando al Grande Spirito)


Tu, l’onnipotente,
l’Altissimo
Ottimo Amico della gente!
Ti chiediamo di aiutarci!
Imploriamo il tuo favore!
Ho detto.

 

 

 

 

– Le luci sono spente, e l’assemblea è nella totale oscurità.

Il Guardiano della Medicina scopre i fastelli, esponendoli all’aria,
e così fa in modo che una debole nube luminosa
volteggi sopra la tavola e sparisca.
 
Ora il Cantore dà il segnale e i membri cantano “il canto dell’Oscurità” –
 
 

 
 
 
Aspetta qui nell’oscurità!
Venite, voi che ascoltate,
Andate al magico viaggio:
ora il cielo è vuoto
del sole e delle stelle brillanti;
Venite, noi perdiamo il cammino.
La notte non è nostra amica;
ha chiuso le sue palpebre.
Chi ha dimenticato la luna
Ci lasci attendere nell’oscurità.
 
 
 
 
 
 
 
 
FINE


 

CIAO DA TONY KOSPAN
 
 



 

AMICI DI PSICHE E SOGNO – GRUPPO DI FB –
POESIA ARTE MUSICA… ETC… INSIEME

 

 

 
 

L’esploratore E. S. Curtis e le foto dell’unico bianco che inquadrò davvero gli Indiani d’America – II PARTE   3 comments

 
 
 

Proseguiamo l'approfondimento della vita reale
degli Indiani d'America che l'opera davvero storico-documentale
 di  Edward Sheriff Curtis ci consente di conoscere.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ma mi pare giusto porre in risalto, con una sua biografia,
l'unico uomo che con coraggio e bravura
si dedicò ad una fatica improba
di ricerca e documentazione fotografica
girando in lungo ed in largo per tutto il Nord America
 
 
 
 
 
 
 

EDWARD SHERIFF CURTIS
L'UNICO BIANCO CHE DAVVERO INQUADRO'
GLI INDIANI D'AMERICA

By Tony Kospan

 
 
II PARTE
 
 
 
 

Edward Sheriff Curtis

 
 
 
 
BREVE BIOGRAFIA
 
 
Nato a Whitewater (Wisconsin) piccola cittadina alla confluenza di due fiumi – il Whitewater Creek e lo Spring Brook il 16 febbraio 1868 dopo un'infanzia tranquilla iniziò ad accompagnare il padre, predicatore e veterano della guerra di Secessione, in canoa per raggiungere i paesi in cui doveva tenere i sermoni.
 
 
 

 
 
 
Nel 1885 si costruì la prima macchina fotografica.
Ebbe quindi diverse esperienze fotografiche e partecipò a diverse spedizioni scientifiche.
Ben presto il suo amore per lo studio dei Nativi americani ed il desiderio di documentarne cultura… abitudini ed identità delle varie tribù mentre il loro destino di protagonisti della storia si avviava al crepuscolo fu irrefrenabile.
 
 
 
 

 
 
 
 
 
La sua lunghissima e continua attività di pioniere dalle fredde lande dell'Alaska a quelle aride del Messico lo portò a conoscere a fondo la vita degli Indiani d'America diventando anche amico di diversi capi che gli consentirono di effettuare fotografie irripetibili ed affascinanti.
Questa sua instancabile attività ebbe diversi finanziatori tra cui Theodore Roosevelt, Andrew Carnegie ed i reali di Inghilterra e Belgio.
La collana fotografica che ne derivò ebbe grandissimi riconoscimenti, fin dal primo volume del 1906, ma gli costò problemi psicologici e la sua rovina economico-familiare.
 
 
 
 
 
 
 
 
.
 
 
 
Le gravi difficoltà economiche però ed i problemi finanziari non gli consentirono, dopo il 1930, di proseguire nella sua libera attività ma dovette accontentarsi di collaborare con altri studi… ed anche di fare il cameraman per Cecil B. DeMille, per il quale avrebbe collaborato anche alle riprese del film I dieci comandamenti.
 
Morì il 21 ottobre 1952 a quasi 85 anni e poco prima che fosse pubblicata la sua autobiografia.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLA SUA OPERA
 
 
 
La ricerca storico-documentaristico-fotografica di Edward Sheriff Curtis ha coinciso con il crepuscolo di una epopea, l'epopea del vecchio west e del popolo pellerossa, e ne è fedele nonché ampia ed unica vera testimonianza.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Egli era così consapevole di quanto stava accadendo (la fine di una storia e di una civiltà) che svolse con grande senso di responsabilità un’attività frenetica per documentare la vita e la cultura del popolo pellerossa riprendendo cerimonie, momenti di vita e di lavoro, volti e luoghi.
 
Infatti scrisse che secondo l'uso pellerossa il suo nome doveva essere
“Uomo che non ebbe mai tempo per giocare”.
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
Davvero non possiamo non ringraziarlo per la sua incredibile e faticosissima ricerca che lo portò
a percorrere quasi 65.000 chilometri, utilizzando per i suoi spostamenti lungo terreni impervi e veloci corsi d'acqua i mezzi più diversi… dal treno, alla canoa, dai carri ai cavalli ed alle marce a piedi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
F I N E
 
 
 
Se desideri legger la I parte del post
 
 
 
 

La pagina culturale di Fb
 
 
 
 
 

 
 

E. S. Curtis e le foto dell’unico bianco che inquadrò davvero gli Indiani d’America   Leave a comment

LA FOTOGRAFIA AL SERVIZIO DI UN PROGETTO:

DOCUMENTARE DAL VERO USI COSTUMI E TRADIZIONI
DEGLI INDIANI D'AMERICA

Eh sì stavolta, grazie a E. S. Curtis, non ci saranno
immagini di fantasia del saggio popolo nativo nordamericano
ma assolutamente reali e capaci così di darci
una precisa visione dei loro usi e costumi.
 
 
 

   


EDWARD SHERIFF CURTIS
L'UNICO BIANCO CHE DAVVERO INQUADRO'
GLI INDIANI D'AMERICA

a cura di Tony Kospan




 
I PARTE



Edward Sheriff Curtis – esploratore, etnologo e fotografo
 
 
 
 
 
E' solo grazie a lui che abbiamo una vera e precisa
documentazione della reale vita degli Indiani d'America
prima che fosse contaminata dagli usi dei bianchi.


 

 
  




  
Tra la fine dell'ottocento e l'inizio del Novecento ritrasse in mirabili immagini gli appartenenti alle varie tribù degli Indiani d'America ancora nei loro tradizionali costumi, gli oggetti del loro artigianato e i grandi spazi del paesaggio americano dove vivevano.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
E' stato uno dei più grandi fotografi americani, fotografò i suoi soggetti muovendo dai deserti del South West per spingersi sino ai banchi di ghiaccio dell'Artico, registrando così, attraverso le immagini e la parola scritta i costumi e la cultura di oltre ottanta tribù.
 
 
 
 
 
 
 
Oggi questo ci appare quasi normale… ma se ci caliamo… nel periodo storico in cui Curtis operò… vicinissimo alle guerre tra bianchi e pellerossa… e se pensiamo quale fosse all'epoca (ahimé) la considerazione di cui godevano i Nativi americani… ci possiamo rendere conto della straordinaria importanza della sua opera.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Si tratta per me di immagini davvero molto affascinanti…
che hanno dentro… il senso e l'anima della realtà storica delle cose…
 
 
 
 
 
 
 
Ma non si tratta solo di documentazione storica per quanto utilissima…
 
Egli grazie alla grande padronanza tecnica ed alla sua arte fotografica…
riesce a penetrare il cuore degli Indiani d'America ed a donarci anche la vera atmosfera in cui essi vivevano.
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan…
 
 
 
continua…
 
 
 
 
   
IL SALOTTO CULTURALE DI FB?
 
samp5873205a0f06c928.jpg PSICHE E SOGNO picture by orsosognante

La descrizione scenografica del rito Irochese della luce e del buio   Leave a comment

 
 

 

 
 
 


 
 
 
Rinveniamo tanta saggezza dei nativi americani
anche in questo antico


Rituale Irochese


di cui possiamo immaginare l'atmosfera


attraverso questo testo presentato in forma scenografica
 
 



 
 
 

RITUALE IROCHESE
DEL FUOCO E DELL'OSCURITA'

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


 

 

 

 

 

 

I membri della Società Ho-no-tci-no-ga.

 
 
 
Ora lo sciamano getta il sacro tabacco


sulla fiamma della medicina


e canta a voce bassa:

Grande Spirito che ci mandi a dormire nell’oscurità,
ti ringraziamo per i silenzi dell’oscurità.

 

 

(Cantore)

Ora chiedo di benedire e pregare.

 

(Sparge il sacro tabacco sul fuoco. Poi parla all’Invisibile)

Ora do a te il tabacco,
A te, Grande Oscurità!

 

 

(Allo spirito del tuono)

Ecco come facciamo nell’offrirti il tabacco!
Tu lo ami più d’ogni altra offerta.
Ci udrai meglio
e non ti stancherai del parlar nostro
ma ci amerai con tutta la tua forza
oltre ogni tesoro
o parole diffuse nell’aria!
Tutte le genti che vanno sotto i cieli
tu hai invitato, i tuoi nipoti
e tutte le nazioni;
Oh tu, creatore di rumori,
Tu, il grande Tuonante!
I tuoi nipoti vogliono ringraziarti!
Tutti i tuoi nipoti mi hanno chiesto
di offrire a te questo tabacco,
sul monte!

 

 

(Parlando al Grande Spirito)


Tu, l’onnipotente,
l’Altissimo
Ottimo Amico della gente!
Ti chiediamo di aiutarci!
Imploriamo il tuo favore!
Ho detto.

 

 

 

 

– Le luci sono spente, e l’assemblea è nella totale oscurità.

Il Guardiano della Medicina scopre i fastelli, esponendoli all’aria,
e così fa in modo che una debole nube luminosa
volteggi sopra la tavola e sparisca.
 
Ora il Cantore dà il segnale e i membri cantano “il canto dell’Oscurità” –
 
 

 
 
 
Aspetta qui nell’oscurità!
Venite, voi che ascoltate,
Andate al magico viaggio:
ora il cielo è vuoto
del sole e delle stelle brillanti;
Venite, noi perdiamo il cammino.
La notte non è nostra amica;
ha chiuso le sue palpebre.
Chi ha dimenticato la luna
Ci lasci attendere nell’oscurità.
 
 
 
 
 
 
 
 
FINE


 

CIAO DA TONY KOSPAN
 
 



 

AMICI DI PSICHE E SOGNO – GRUPPO DI FB –
POESIA ARTE MUSICA… ETC… INSIEME

 

 

 
 

Tutta la vera scena del rituale Irochese della luce e dell’oscurità   1 comment

 
 

 

 
 
 
 
 
 
Rinveniamo tanta saggezza anche in questo antico
Rituale Irochese
di cui possiamo immaginare l'atmosfera
attraverso questo testo presentato in forma scenografica
 
 

 
 
 

RITUALE IROCHESE
DEL FUOCO E DELL'OSCURITA'

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


 

 

 

 

 

 

I membri della Società Ho-no-tci-no-ga.

 
 
 
Ora lo sciamano getta il sacro tabacco
sulla fiamma della medicina
e canta a voce bassa

Grande Spirito che ci mandi a dormire nell’oscurità,
ti ringraziamo per i silenzi dell’oscurità.

 

 

(Cantore)

Ora chiedo di benedire e pregare.

 

(Sparge il sacro tabacco sul fuoco. Poi parla all’Invisibile)

Ora do a te il tabacco,
A te, Grande Oscurità!

 

 

(Allo spirito del tuono)

Ecco come facciamo nell’offrirti il tabacco!
Tu lo ami più d’ogni altra offerta.
Ci udrai meglio
e non ti stancherai del parlar nostro
ma ci amerai con tutta la tua forza
oltre ogni tesoro
o parole diffuse nell’aria!
Tutte le genti che vanno sotto i cieli
tu hai invitato, i tuoi nipoti
e tutte le nazioni;
Oh tu, creatore di rumori,
Tu, il grande Tuonante!
I tuoi nipoti vogliono ringraziarti!
Tutti i tuoi nipoti mi hanno chiesto
di offrire a te questo tabacco,
sul monte!

 

 

(Parlando al Grande Spirito)


Tu, l’onnipotente,
l’Altissimo
Ottimo Amico della gente!
Ti chiediamo di aiutarci!
Imploriamo il tuo favore!
Ho detto.

 

 

 

 

– Le luci sono spente, e l’assemblea è nella totale oscurità.

Il Guardiano della Medicina scopre i fastelli, esponendoli all’aria,
e così fa in modo che una debole nube luminosa
volteggi sopra la tavola e sparisca.
 
Ora il Cantore dà il segnale e i membri cantano “il canto dell’Oscurità” –
 
 

 
 
 
Aspetta qui nell’oscurità!
Venite, voi che ascoltate,
Andate al magico viaggio:
ora il cielo è vuoto
del sole e delle stelle brillanti;
Venite, noi perdiamo il cammino.
La notte non è nostra amica;
ha chiuso le sue palpebre.
Chi ha dimenticato la luna
Ci lasci attendere nell’oscurità.
 
 
 
 
 
 
 
 
FINE
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 



 

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Le foto dell’esploratore E. S. Curtis ci mostrano la vera vita dei Pellerossa – II Parte   Leave a comment

 

 
 
 

Visto l'interesse suscitato dall'opera di… Edward Sheriff Curtis
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ho pensato che era opportuno approfondire la sua conoscenza
attraverso una breve biografia, qualche considerazione ed altre immagini…
che ci fanno ancor meglio comprendere la vita reale dei Pellerossa…
e che ci consentono quasi di immergerci in essa…
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 

EDWARD SHERIFF CURTIS
L'UNICO BIANCO CHE DAVVERO INQUADRO'
GLI INDIANI D'AMERICA

By Tony Kospan

 
 
II PARTE
 
 
 
 

Edward Sheriff Curtis e 2 capi indiani

 
 
 
 
BREVE BIOGRAFIA
 
 
Nato a Whitewater (Wisconsin) piccola cittadina alla confluenza di due fiumi – il Whitewater Creek e lo Spring Brook il 16 febbraio 1868 dopo un'infanzia tranquilla iniziò ad accompagnare il padre, predicatore e veterano della guerra di Secessione, in canoa per raggiungere i paesi in cui doveva tenere i sermoni.
 
 
 

 
 
 
Ebbe Nel 1885 si costruì la prima macchina fotografica.
Ebbe quindi diverse esperienze fotografiche e partecipò a diverse spedizioni scientifiche.
Ben presto il suo amore per lo studio e la documentazione riguardo elle origini culturali ed all'identità dei nativi americani il cui destino si avviava al crepuscolo.
Ebbe per questa sua instanzabile attività diversi finanziatori tra cui Theodore Roosevelt, Andrew Carnegie ed i reali di Inghilterra e Belgio.
La collana fotografica che ne derivò ebbe grandi riconoscimenti, fin dal primo volume del 1906, ma gli costò problemi psicologici e la sua rovina economico-familiare.
La sua lunghissima e continua attività di pioniere dalle fredde lande dell'Alaska a quelle aride del Messico lo portò a conoscere a fondo la vita degli Indiani d'America diventando amico di diversi capi…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
e gli consentirono di immortalare immagini irripetibili ed affascinanti.
 
Le gravi difficoltà economiche però ed i problemi finanziari non gli consentirono dopo il 1930 di proseguire nella sua libera attività ma dovette accontentarsi di collaborare con altri studi… ed anche di fare il cameraman per Cecil B. DeMille, per il quale avrebbe collaborato alle riprese del film I dieci comandamenti.
 
Morì il 21 ottobre 1952 a quasi 85 anni e poco prima che fosse pubblicata la sua autobiografia.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLA SUA OPERA
 
 
 
La ricerca storico-documentaristico-fotografica di Edward Sheriff Curtis ha coinciso con il crepuscolo di una epopea, l'epopea del vecchio west e del popolo pellerossa, e ne è fedele nonché ampia ed unica vera testimonianza.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Egli era così consapevole di quanto stava accadendo (la fine di una storia e di una civiltà) che svolse con grande senso di responsabilità un’attività frenetica per documentare la vita e la cultura del popolo pellerossa riprendendo cerimonie, momenti di vita e di lavoro, volti e luoghi.
 
Infatti scrisse che secondo l'uso pellerossa il suo nome doveva essere
“Uomo che non ebbe mai tempo per giocare”.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
Davvero non possiamo non ringraziarlo per la sua incredibile e faticosissima ricerca che lo portò
a percorrere quasi 65.000 chilometri, utilizzando per i suoi spostamenti lungo terreni impervi e veloci corsi d'acqua i mezzi più diversi… dal treno, alla canoa, dai carri ai cavalli ed alle marce a piedi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
F I N E
 
 
 
Se desideri legger la I parte del post
 
 
 
LA TUA PAGINA
DI POESIA E CULTURA

 
 
 
 
 
 

E. S. Curtis e le sue foto che ci mostrano la vera vita dei Pellerossa prima dell’arrivo dei bianchi   Leave a comment







LA FOTOGRAFIA AL SERVIZIO DI UN PROGETTO:
DOCUMENTARE DAL VERO USI COSTUMI E TRADIZIONI
DEGLI INDIANI D’AMERICA







Eh sì stavolta, grazie a E. S. Curtis, 
non ci saranno le solite immagini di fantasia
del saggio popolo nativo nordamericano
ma assolutamente reali e capaci così di darci
una precisa visione dei loro usi e costumi.
 
 
 



EDWARD SHERIFF CURTIS
L’UNICO BIANCO CHE  INQUADRO’
DAVVERO
GLI INDIANI D’AMERICA

a cura di Tony Kospan

 
I PARTE





Edward Sheriff Curtis – (Whitewater 16.2.1868 – Los Angeles 19.10.1952)
 
 
 
 

E’ solo grazie a lui che abbiamo una vera e precisa
documentazione della reale vita degli Indiani d’America
prima che fosse contaminata dagli usi dei bianchi.



 

 
 




Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del Novecento ritrasse in mirabili immagini gli appartenenti alle varie tribù degli Indiani d’America ancora nei loro tradizionali costumi, gli oggetti del loro artigianato e i grandi spazi del paesaggio americano dove vivevano.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
E’ stato uno dei più grandi fotografi americani, fotografò i suoi soggetti muovendo dai deserti del South West per spingersi sino ai banchi di ghiaccio dell’Artico, registrando così, attraverso le immagini e la parola scritta i costumi e la cultura di oltre ottanta tribù.
 
 
 
 
 
 
 

Oggi questo ci appare quasi normale… ma se ci caliamo… nel periodo storico in cui Curtis operò… vicinissimo alle guerre tra bianchi e pellerossa… e se pensiamo quale fosse all’epoca (ahimé) la considerazione di cui godevano i Nativi americani… ci possiamo rendere conto della straordinaria importanza della sua opera.
 
 
 
 

 
 
 
 
 

Si tratta per me di immagini davvero molto affascinanti…
che hanno dentro… il senso e l’anima della realtà storica delle cose…
 
 
 
 
 
 
 

Ma non si tratta solo di documentazione storica per quanto utilissima…
 
Egli grazie alla grande padronanza tecnica ed alla sua arte fotografica…
riesce a penetrare il cuore degli Indiani d’America ed a donarci anche la vera atmosfera in cui essi vivevano.

 
 
 

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C O N T I N U A




Tony Kospan




IL SALOTTO CULTURALE DI FB?
LA TUA PAGINA D’AMORE PSICHE E SOGNO

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Edward Sheriff Curtis – esploratore, etnologo e fotografo




RITUALE IROCHESE DEL FUOCO E DELL’OSCURITA’   Leave a comment

 
 

 

 
 
 
 
 
 
Rinveniamo tanta saggezza anche in questo antico
Rituale Irochese
di cui possiamo immaginare l'atmosfera
attraverso questo testo presentato in forma scenografica
 
 

 
 
 

RITUALE IROCHESE
DEL FUOCO E DELL'OSCURITA'

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

I membri della Società Ho-no-tci-no-ga.

 
 
 
Ora lo sciamano getta il sacro tabacco
sulla fiamma della medicina
e canta a voce bassa

Grande Spirito che ci mandi a dormire nell’oscurità,
ti ringraziamo per i silenzi dell’oscurità.

 

 

(Cantore)

Ora chiedo di benedire e pregare.

 

(Sparge il sacro tabacco sul fuoco. Poi parla all’Invisibile)

Ora do a te il tabacco,
A te, Grande Oscurità!

 

 

(Allo spirito del tuono)

Ecco come facciamo nell’offrirti il tabacco!
Tu lo ami più d’ogni altra offerta.
Ci udrai meglio
e non ti stancherai del parlar nostro
ma ci amerai con tutta la tua forza
oltre ogni tesoro
o parole diffuse nell’aria!
Tutte le genti che vanno sotto i cieli
tu hai invitato, i tuoi nipoti
e tutte le nazioni;
Oh tu, creatore di rumori,
Tu, il grande Tuonante!
I tuoi nipoti vogliono ringraziarti!
Tutti i tuoi nipoti mi hanno chiesto
di offrire a te questo tabacco,
sul monte!

 

 

(Parlando al Grande Spirito)

Tu, l’onnipotente,
l’Altissimo
Ottimo Amico della gente!
Ti chiediamo di aiutarci!
Imploriamo il tuo favore!
Ho detto.

 

 

 

 

– Le luci sono spente, e l’assemblea è nella totale oscurità.

Il Guardiano della Medicina scopre i fastelli, esponendoli all’aria,
e così fa in modo che una debole nube luminosa
volteggi sopra la tavola e sparisca.
 
Ora il Cantore dà il segnale e i membri cantano “il canto dell’Oscurità” –
 
 


 
 
 
Aspetta qui nell’oscurità!
Venite, voi che ascoltate,
Andate al magico viaggio:
ora il cielo è vuoto
del sole e delle stelle brillanti;
Venite, noi perdiamo il cammino.
La notte non è nostra amica;
ha chiuso le sue palpebre.
Chi ha dimenticato la luna
Ci lasci attendere nell’oscurità.
 
 
 
 
 
 
 
 
FINE
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 

 

 

Barre-papillons

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PSICHE E SOGNO

 
 

 
 

EDWARD SHERIFF CURTIS – IL BIANCO CHE INQUADRO’ DAVVERO I PELLEROSSA – FOTOGRAFIA COME DOCUMENTAZIONE E ARTE – II PARTE   6 comments

 

 
 
 

Visto l'interesse suscitato dall'opera di… Edward Sheriff Curtis
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ho pensato che era opportuno apparofondire la sua conoscenza
attraverso una breve bio, qualche considerazione ed altre immagini…
che ci fanno ancor meglio comprendere la vita reale dei Pellerossa…
e che ci consentono quasi di immergerci in essa…
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 

EDWARD SHERIFF CURTIS
L'UNICO BIANCO CHE DAVVERO INQUADRO'
GLI INDIANI D'AMERICA

By Tony Kospan

 
 
II PARTE
 
 
 
 

Edward Sheriff Curtis

 
 
 
 
BREVE BIOGRAFIA
 
 
Nacque a Whitewater il 16 febbraio 1868.
Il padre era un predicatore e veterano della guerra di Secessione.
Ebbe un'infanzia tranquilla e spesso accompagnava il padre in canoa per raggiungere i paesi in cui doveva tenere i sermoni.
Nel 1885 si costruì la prima macchina fotografica.
Ebbe quindi diverse esperienze fotografiche e partecipò a diverse spedizioni scientifiche.
Ben presto il suo amore per lo studio e la documentazione riguardo elle origini culturali ed all'identità dei nativi americani il cui destino si avviava al crepuscolo.
Ebbe per questa sua instanzabile attività diversi finanziatori tra cui Theodore Roosevelt, Andrew Carnegie ed i reali di Inghilterra e Belgio.
La collana fotografica che ne derivò ebbe grandi riconoscimenti, fin dal primo volume del 1906, ma gli costò problemi psicologici e la sua rovina economico-familiare.
La sua lunghissima e continua attività di pioniere dalle fredde lande dell'Alaska a quelle aride del Messico lo portò a conoscere a fondo la vita degli Indiani d'America diventando amico di diversi capi…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
e gli consentirono di immortalare immagini irripetibili ed affascinanti.
 
Le gravi difficoltà economiche però ed i problemi finanziari non gli consentirono dopo il 1930 di proseguire nella sua libera attività ma dovette aczontentarsi di collaborare con altri studi… ed anche di fare il cameraman per Cecil B. DeMille, per il quale avrebbe collaborato alle riprese del film I dieci comandamenti.
 
Morì il 21 ottobre 1952 a quasi 85 anni e poco prima che fosse pubblicata la sua autobiografia.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLA SUA OPERA
 
 
 
La ricerca storico-documentaristico-fotografica di Edward Sheriff Curtis ha coinciso con il crepuscolo di una epopea, l'epopea del vecchio west e del popolo pellerossa, e ne è fedele nonché ampia ed unica vera testimonianza.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Egli era così consapevole di quanto stava accadendo (la fine di una storia e di una civiltà) che svolse con grande senso di responsabilità un’attività frenetica per documentare la vita e la cultura del popolo pellerossa riprendendo cerimonie, momenti di vita e di lavoro, volti e luoghi.
 
Infatti scrisse che secondo l'uso pellerossa il suo nome doveva essere
“Uomo che non ebbe mai tempo per giocare”.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
Davvero non possiamo non ringraziarlo per la sua incredibile e faticosissima ricerca che lo portò
a percorrere quasi 65.000 chilometri, utilizzando per i suoi spostamenti lungo terreni impervi e veloci corsi d'acqua i mezzi più diversi… dal treno, alla canoa, dai carri ai cavalli ed alle marce a piedi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
F I N E
 
 
 
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EDWARD SHERIFF CURTIS – IL BIANCO CHE DAVVERO INQUADRO’ I PELLEROSSA… – FOTOGRAFIA COME DOCUMENTAZIONE E ARTE – I PARTE   1 comment







LA FOTOGRAFIA AL SERVIZIO DI UN PROGETTO:
DOCUMENTARE DAL VERO USI COSTUMI E TRADIZIONI
DEGLI INDIANI D’AMERICA







Eh sì stavolta, grazie a E. S. Curtis, 
non ci saranno le solite immagini di fantasia
del saggio popolo nativo nordamericano
ma assolutamente reali e capaci così di darci
una precisa visione dei loro usi e costumi.
 
 
 



EDWARD SHERIFF CURTIS
L’UNICO BIANCO CHE  INQUADRO’
DAVVERO
GLI INDIANI D’AMERICA

a cura di Tony Kospan

 
I PARTE





Edward Sheriff Curtis – (Whitewater 16.2.1868 – Los Angeles 19.10.1952)
 
 
 
 

E’ solo grazie a lui che abbiamo una vera e precisa
documentazione della reale vita degli Indiani d’America
prima che fosse contaminata dagli usi dei bianchi.



 

 
 




Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del Novecento ritrasse in mirabili immagini gli appartenenti alle varie tribù degli Indiani d’America ancora nei loro tradizionali costumi, gli oggetti del loro artigianato e i grandi spazi del paesaggio americano dove vivevano.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
E’ stato uno dei più grandi fotografi americani, fotografò i suoi soggetti muovendo dai deserti del South West per spingersi sino ai banchi di ghiaccio dell’Artico, registrando così, attraverso le immagini e la parola scritta i costumi e la cultura di oltre ottanta tribù.
 
 
 
 
 
 
 

Oggi questo ci appare quasi normale… ma se ci caliamo… nel periodo storico in cui Curtis operò… vicinissimo alle guerre tra bianchi e pellerossa… e se pensiamo quale fosse all’epoca (ahimé) la considerazione di cui godevano i Nativi americani… ci possiamo rendere conto della straordinaria importanza della sua opera.
 
 
 
 

 
 
 
 
 

Si tratta per me di immagini davvero molto affascinanti…
che hanno dentro… il senso e l’anima della realtà storica delle cose…
 
 
 
 
 
 
 

Ma non si tratta solo di documentazione storica per quanto utilissima…
 
Egli grazie alla grande padronanza tecnica ed alla sua arte fotografica…
riesce a penetrare il cuore degli Indiani d’America ed a donarci anche la vera atmosfera in cui essi vivevano.

 
 
 

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C O N T I N U A




Tony Kospan




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Edward Sheriff Curtis – esploratore, etnologo e fotografo




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