Archivio per l'etichetta ‘Carl Gustav Jung

Buon W. E. in poesia “Stringo il cielo..” M. A. Borgatelli – arte.. Manet – canzone “L’emozione non ha voce”   Leave a comment

 

 

Manet

 

 

 

 

 

Manet – Colazione sull'erba

 

 

 


 

Il fiore che sboccia non fa alcun rumore;

la bellezza, la vera felicità ed il genuino eroismo

camminano su suole silenziose!

Wilhelm Raabe

 

 
 
 
 
 
 

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STRINGO IL CIELO TRA LE DITA

M. A. Borgatelli

 

Stringo il cielo tra le dita

mentre passeggio

per la strada dei ricordi.

Vola il pensiero

sulle fronde della spensieratezza

a scandire le ore del mio tempo

nel filo sottile della vita.

Nelle rotte celesti

della mia fantasia

intreccio ghirlande di sogni

e disegno arcobaleni di speranze.

Mentre volano i pensieri

in un cielo senza nuvole

sento palpitare

più forte il mio cuore.

E stringo sempre più forte

il cielo tra le dita

per non lasciarmi sfuggire

questa dolce illusione.

 

 

 

Manet – La ferrovia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a tutti da Orso Tony

 

 

 

 

IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE
I N S I E M E

 
 
 
 
 
 
 
Manet – Chez le père Lathuille
 
 
 

IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE – La ricerca dell’armonia con se stessi e con la natura per i nativi americani   Leave a comment

 

 

 

 

 

Una bella, ed a mio parere, vera, riflessione sulla differente visione della vita
tra i Nativi americani e l’Uomo Bianco, con i primi che appaiono ben più vicini di noi
allo spirito della Natura ed al rispetto per il Pianeta che ci ospita.
 
 
 
 
 
 





IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE…
 
 
Un indiano Taos Pueblo incontrò un giorno il più famoso discepolo di Freud, Carl Gustav Jung, il quale era alla ricerca della propria ombra, e gli disse:
«I bianchi vogliono sempre qualcosa. Ma che cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa. Sono sempre inquieti, turbati. Non sappiamo cosa vogliono. 
Non li comprendiamo. Pensiamo siano pazzi».
Nelle parole dell’indiano Jung trovò conferma di ciò che aveva già da tempo intuito: il mondo dell’uomo bianco è Koyaanisqatsi, un mondo disarmonico, privo di equilibrio.
Un mondo malato al quale la saggezza degli Indiani d’America può recare giovamento. 
Affinché l’uomo bianco possa vivere dentro le stagioni, nel cuore della vita, in armonia con se stesso e con la natura.








Nella cultura indiana il percorso di risanamento dell’anima ha delle tappe ben precise che devono essere rispettate: innanzitutto le quattro direzioni dei punti cardinali e, poi, il rapporto con la terra come madre dell’universo e con il cielo come dimora degli spiriti. 
Il processo si completa nel cerchio sacro, una forma che diventa il simbolo dell’armonia tra gli uomini e ciò che li circonda.
Questo viaggio senza fine, perché il miglioramento fisico, emotivo, mentale e spirituale non può mai essere completato, è lo scopo dell’esistenza di ogni Indiano, qualunque sia il gruppo tribale d’appartenenza.








Le quattrocento nazioni originarie del continente nordamericano erano caratterizzate da differenze marcatissime a livello geografico, sociale, linguistico e culturale. 
I Lakota-Sioux si muovevano liberamente nel grande `oceano d’erba’, le praterie e pianure sconfinate che si estendevano dalla Valle del Mississippi alle Montagne Rocciose. 
Erano nomadi che, spostando le proprie tende (tipi), seguivano le migrazioni del bisonte in cerca di nuovi pascoli. 
Gli Zuni e gli Hopi, stanziati nell’arida terra del sud-ovest americano, ricavarono le loro case dal deserto. 
I Cherokee praticavano l’agricoltura. 
Avevano un sistema sociale preciso basato su principi democratici e si organizzarono in insediamenti piuttosto ampi. 
Gli Tsimshian vivevano sulle coste nordoccidentali del Canada. I Chippewa e i Wintu appartenevano al gruppo degli Indiani dei boschi.









Ma un filo comune emerge dalle loro parole, dal ricchissimo patrimonio orale di canti, miti, leggende, narrazioni sacre e profane: la consapevolezza che la Terra è madre e deve essere rispettata. 
La meta di questa avventura spirituale è la comprensione che l’uomo è parte integrante di un cerchio che comprende le piante, gli animali, i minerali, la Terra, il Cielo, l’acqua, le stelle, la notte e il giorno, la Luna e il Sole. 
Il corpo umano è tutt’uno con la terra che lo nutre e lo sostiene: «Noi siamo la terra. 
Noi le apparteniamo. 
Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi. 
I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. 
Le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia». 
Non c’è separazione tra mondo naturale e mondo umano. 
L’uomo non è il Signore del Creato e il mondo non è a suo beneficio. 
Ogni creatura ha un eguale diritto all’esistenza e merita rispetto semplicemente perché è viva. 
Il ritmo della natura porta la salute, l’equilibrio, l’armonia la bellezza. 
Il ciclo annuale delle stagioni è garanzia di ordine e di benessere: il tepore primaverile verrà sempre a riscattare il gelo invernale.
Non bisogna spezzare il fluire del cielo naturale, altrimenti ne deriveranno malattia, paura, incubi e insicurezza.
La natura batte il tempo, il suo orologio regola la vita del pianeta e dell’uomo.
L’uomo non stabilisce quindi solamente un rapporto equilibrato con la natura ma arriva a conoscere se stesso grazie a questa armonia.




  







Joseph Bruhac ci racconta una storia che riassume questo viaggio interiore:
 «Dopo che Wakan Tanka, il Grande Spirito, ebbe messo in ordine le altre sei direzioni, l’est, il sud, l’ovest, il nord, il cielo e la terra, restava sempre una direzione senza destinazione. 
Ma poiché la settima direzione era la più potente di tutte, in quanto racchiudeva la saggezza e la forza più grandi, Wakan Tanka, il Grande Spirito, desiderò metterla in un luogo dove non sarebbe stato facile trovarla.
Ecco perché la nascose nell’ultimo posto dove gli uomini generalmente pensano di guardare: nel loro cuore».
Nonostante siano stati privati della propria terra, della propria cultura e della propria identità, gli Indiani d’America sono riusciti a trasmettere la loro fede in questo modo di vivere. 
Hanno parlato con il cuore , di padre in figlio, per indicare il sentiero che porta alla rigenerazione e la loro voce è rimasta.
 
Anche con queste parole:








Accanto alla montagna,
spianato
dai nostri passi,
il terreno del campo risuona.
Ti dice: la terra è un tamburo,
pensaci.
Noi, per seguirne il ritmo,
dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.
 

 
TESTO DAL WEB – IMPAGINAZIONE T.K.

 

 




PER LE NOVITA' DEL BLOG

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Buon mercoledì pomer. in poesia “Rondini” di Andrade – arte.. A. Hughes – canzone.. Crederò   Leave a comment

 
 
 
 
Arthur Hughes
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 

 
L’amore è un concetto estensibile

che va dal cielo all’inferno,
riunisce in sé il bene e il male,
il sublime e l’infinito.
Carl Gustav Jung

 

 

Arthur Hughes – Incontro con la nonna

 

 

 

RONDINI

Jorge Carrera Andrade

 
 
Che mi cerchino domani.
Oggi ho appuntamento con le rondini.
Nelle piume bagnate dalla prima pioggia
giunge il messaggio fresco dei nidi celesti.
La luce va cercando un nascondiglio.
Le finestre voltano folgoranti pagine
che si spengono improvvise in vaghe profezie.
Fu un paese fecondo ieri la coscienza.
Oggi campo di rocce.
Mi rassegno al silenzio
ma comprendo il grido degli uccelli
il grido grigio d’angoscia
di fronte alla luce soffocata dalla prima pioggia.
 
 
 
 

Arthur Hughes – Afternoon sleep
 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
a tutti… da Tony Kospan
 
 
 
 

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Arthur Hughes
 
 

Buon W. E. in poesia “Stringo il cielo..” di M. A. Borgatelli – arte.. Manet – canzone.. L’emozione non ha voce   1 comment

 

 

Manet

 

 

 

 

 

Manet – Colazione sull'erba

 

 

 

 

Il fiore che sboccia non fa alcun rumore;

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camminano su suole silenziose!

Wilhelm Raabe

 

 
 
 
 
 
 

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STRINGO IL CIELO TRA LE DITA

M. A. Borgatelli

 

Stringo il cielo tra le dita

mentre passeggio

per la strada dei ricordi.

Vola il pensiero

sulle fronde della spensieratezza

a scandire le ore del mio tempo

nel filo sottile della vita.

Nelle rotte celesti

della mia fantasia

intreccio ghirlande di sogni

e disegno arcobaleni di speranze.

Mentre volano i pensieri

in un cielo senza nuvole

sento palpitare

più forte il mio cuore.

E stringo sempre più forte

il cielo tra le dita

per non lasciarmi sfuggire

questa dolce illusione.

 

 

 

Manet – La ferrovia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a tutti da Orso Tony

 

 

 

 

IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE
I N S I E M E

 
 
 
 
 
 
 
Manet – Chez le père Lathuille
 
 
 

IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE – La ricerca dell’armonia con se stessi e con la natura per i nativi americani   3 comments

 

 

 

 

 

Una bella, ed a mio parere, vera, riflessione sulla differente visione della vita
tra i Nativi americani e l’Uomo Bianco, con i primi che appaiono ben più vicini di noi
allo spirito della Natura ed al rispetto per il Pianeta che ci ospita.
 
 
 
 
 
 





IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE…
 
 
Un indiano Taos Pueblo incontrò un giorno il più famoso discepolo di Freud, Carl Gustav Jung, il quale era alla ricerca della propria ombra, e gli disse:
«I bianchi vogliono sempre qualcosa. Ma che cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa. Sono sempre inquieti, turbati. Non sappiamo cosa vogliono. 
Non li comprendiamo. Pensiamo siano pazzi».
Nelle parole dell’indiano Jung trovò conferma di ciò che aveva già da tempo intuito: il mondo dell’uomo bianco è Koyaanisqatsi, un mondo disarmonico, privo di equilibrio.
Un mondo malato al quale la saggezza degli Indiani d’America può recare giovamento. 
Affinché l’uomo bianco possa vivere dentro le stagioni, nel cuore della vita, in armonia con se stesso e con la natura.








Nella cultura indiana il percorso di risanamento dell’anima ha delle tappe ben precise che devono essere rispettate: innanzitutto le quattro direzioni dei punti cardinali e, poi, il rapporto con la terra come madre dell’universo e con il cielo come dimora degli spiriti. 
Il processo si completa nel cerchio sacro, una forma che diventa il simbolo dell’armonia tra gli uomini e ciò che li circonda.
Questo viaggio senza fine, perché il miglioramento fisico, emotivo, mentale e spirituale non può mai essere completato, è lo scopo dell’esistenza di ogni Indiano, qualunque sia il gruppo tribale d’appartenenza.








Le quattrocento nazioni originarie del continente nordamericano erano caratterizzate da differenze marcatissime a livello geografico, sociale, linguistico e culturale. 
I Lakota-Sioux si muovevano liberamente nel grande `oceano d’erba’, le praterie e pianure sconfinate che si estendevano dalla Valle del Mississippi alle Montagne Rocciose. 
Erano nomadi che, spostando le proprie tende (tipi), seguivano le migrazioni del bisonte in cerca di nuovi pascoli. 
Gli Zuni e gli Hopi, stanziati nell’arida terra del sud-ovest americano, ricavarono le loro case dal deserto. 
I Cherokee praticavano l’agricoltura. 
Avevano un sistema sociale preciso basato su principi democratici e si organizzarono in insediamenti piuttosto ampi. 
Gli Tsimshian vivevano sulle coste nordoccidentali del Canada. I Chippewa e i Wintu appartenevano al gruppo degli Indiani dei boschi.









Ma un filo comune emerge dalle loro parole, dal ricchissimo patrimonio orale di canti, miti, leggende, narrazioni sacre e profane: la consapevolezza che la Terra è madre e deve essere rispettata. 
La meta di questa avventura spirituale è la comprensione che l’uomo è parte integrante di un cerchio che comprende le piante, gli animali, i minerali, la Terra, il Cielo, l’acqua, le stelle, la notte e il giorno, la Luna e il Sole. 
Il corpo umano è tutt’uno con la terra che lo nutre e lo sostiene: «Noi siamo la terra. 
Noi le apparteniamo. 
Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi. 
I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. 
Le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia». 
Non c’è separazione tra mondo naturale e mondo umano. 
L’uomo non è il Signore del Creato e il mondo non è a suo beneficio. 
Ogni creatura ha un eguale diritto all’esistenza e merita rispetto semplicemente perché è viva. 
Il ritmo della natura porta la salute, l’equilibrio, l’armonia la bellezza. 
Il ciclo annuale delle stagioni è garanzia di ordine e di benessere: il tepore primaverile verrà sempre a riscattare il gelo invernale.
Non bisogna spezzare il fluire del cielo naturale, altrimenti ne deriveranno malattia, paura, incubi e insicurezza.
La natura batte il tempo, il suo orologio regola la vita del pianeta e dell’uomo.
L’uomo non stabilisce quindi solamente un rapporto equilibrato con la natura ma arriva a conoscere se stesso grazie a questa armonia.




  







Joseph Bruhac ci racconta una storia che riassume questo viaggio interiore:
 «Dopo che Wakan Tanka, il Grande Spirito, ebbe messo in ordine le altre sei direzioni, l’est, il sud, l’ovest, il nord, il cielo e la terra, restava sempre una direzione senza destinazione. 
Ma poiché la settima direzione era la più potente di tutte, in quanto racchiudeva la saggezza e la forza più grandi, Wakan Tanka, il Grande Spirito, desiderò metterla in un luogo dove non sarebbe stato facile trovarla.
Ecco perché la nascose nell’ultimo posto dove gli uomini generalmente pensano di guardare: nel loro cuore».
Nonostante siano stati privati della propria terra, della propria cultura e della propria identità, gli Indiani d’America sono riusciti a trasmettere la loro fede in questo modo di vivere. 
Hanno parlato con il cuore , di padre in figlio, per indicare il sentiero che porta alla rigenerazione e la loro voce è rimasta.
 
Anche con queste parole:








Accanto alla montagna,
spianato
dai nostri passi,
il terreno del campo risuona.
Ti dice: la terra è un tamburo,
pensaci.
Noi, per seguirne il ritmo,
dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.
 

 
TESTO DAL WEB – IMPAGINAZIONE T.K.

 

 




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Buon mercoledì in poesia.. Rondini di J. C. Andrade – arte.. A. Hughes – canzone.. Straordinaria la vita   1 comment

 
 
 
 
Arthur Hughes
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
L’amore è un concetto estensibile
che va dal cielo all’inferno,
riunisce in sé il bene e il male,
il sublime e l’infinito.
Carl Gustav Jung

 

 

 

Arthur Hughes – Endymion

 

 

 

RONDINI

Jorge Carrera Andrade

 
 
Che mi cerchino domani.
Oggi ho appuntamento con le rondini.
Nelle piume bagnate dalla prima pioggia
giunge il messaggio fresco dei nidi celesti.
La luce va cercando un nascondiglio.
Le finestre voltano folgoranti pagine
che si spengono improvvise in vaghe profezie.
Fu un paese fecondo ieri la coscienza.
Oggi campo di rocce.
Mi rassegno al silenzio
ma comprendo il grido degli uccelli
il grido grigio d’angoscia
di fronte alla luce soffocata dalla prima pioggia.
 
 
 
 

Arthur Hughes – Afternoon sleep
 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
a tutti… da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 

Amicizia, arte, buonumore, musica, poesia,
riflessioni, test, video… etc…
ma in modo più riservato come in un club di amici?
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Buon W. E. in poesia.. Stringo il cielo tra le dita di M. A. Borgatelli – arte.. Manet – canzone.. L’emozione non ha voce   1 comment

 

 

Manet

 

 

 

 

 

 

Manet – Colazione sull'erba

 

 

 

 

Il fiore che sboccia non fa alcun rumore;
la bellezza, la vera felicità
ed il genuino eroismo
camminano su suole silenziose!
Wilhelm Raabe

 

 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
STRINGO IL CIELO TRA LE DITA

M. A. Borgatelli

 

Stringo il cielo tra le dita

mentre passeggio

per la strada dei ricordi.

Vola il pensiero

sulle fronde della spensieratezza

a scandire le ore del mio tempo

nel filo sottile della vita.

Nelle rotte celesti

della mia fantasia

intreccio ghirlande di sogni

e disegno arcobaleni di speranze.

Mentre volano i pensieri

in un cielo senza nuvole

sento palpitare

più forte il mio cuore.

E stringo sempre più forte

il cielo tra le dita

per non lasciarmi sfuggire

questa dolce illusione.

 

 

 


Manet – La ferrovia

 

 

 

 

 

 

 

 

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E DI CHI AMA L'ARTE

 
 
 
 
 
 
 
 

Buon mercoledì in poesia – Rondini di J. C. Andrade – arte… A. Hughes – canzone… Straordinaria la vita – e…   3 comments

 
 
 
 
Hughes –  Midsummer Eve
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
L’amore è un concetto estensibile
che va dal cielo all’inferno,
riunisce in sé il bene e il male,
il sublime e l’infinito.
Carl Gustav Jung

 

 

 

Arthur Hughes – Endymion

 

 

 

RONDINI

Jorge Carrera Andrade

 
 
Che mi cerchino domani.
Oggi ho appuntamento con le rondini.
Nelle piume bagnate dalla prima pioggia
giunge il messaggio fresco dei nidi celesti.
La luce va cercando un nascondiglio.
Le finestre voltano folgoranti pagine
che si spengono improvvise in vaghe profezie.
Fu un paese fecondo ieri la coscienza.
Oggi campo di rocce.
Mi rassegno al silenzio
ma comprendo il grido degli uccelli
il grido grigio d’angoscia
di fronte alla luce soffocata dalla prima pioggia.
 
 
 
 

Arthur Hughes – Afternoon sleep
 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
a tutti… da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 

Amicizia, arte, buonumore, musica, poesia,
riflessioni, test, video… etc…
ma in modo più riservato come in un club di amici?
Vieni… nel nostro gruppo di
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Felice w. e. in poesia – Stringo il cielo tra le dita di M. A. Borgatelli – arte.. Manet – canzone.. L’emozione non ha voce.. e..   Leave a comment

 

 

Manet

 

 

 

 

 

 

Manet- Colazione sull'erba

 

 

 

 

Non rimpiango le persone che ho perso col tempo…

ma rimpiango il tempo che ho perso con certe persone,

perché le persone non mi appartenevano, gli anni sì.

anonimo

 

 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
STRINGO IL CIELO TRA LE DITA

M. A. Borgatelli

 

Stringo il cielo tra le dita

mentre passeggio

per la strada dei ricordi.

Vola il pensiero

sulle fronde della spensieratezza

a scandire le ore del mio tempo

nel filo sottile della vita.

Nelle rotte celesti

della mia fantasia

intreccio ghirlande di sogni

e disegno arcobaleni di speranze.

Mentre volano i pensieri

in un cielo senza nuvole

sento palpitare

più forte il mio cuore.

E stringo sempre più forte

il cielo tra le dita

per non lasciarmi sfuggire

questa dolce illusione.

 

 

 


La ferrovia – Manet

 

 

 

 

 

 

 

 

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IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE – LA DIVERSA VISIONE DELLA NATURA TRA BIANCHI E NATIVI AMERICANI   4 comments

 

 

 

 

 

Una bella ed a mio parere… vera… riflessione
sulla differente visione della vita
tra i Pellerossa e l’Uomo Bianco…
con i primi che appaiono ben più vicini di noi
allo spirito della Natura…
ed al rispetto per il Pianeta che ci ospita…
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 

 

 

IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE…

 
 
Un indiano Taos Pueblo incontrò un giorno il più famoso discepolo di Freud, Carl Gustav Jung, il quale era alla ricerca della propria ombra, e gli disse:
«I bianchi vogliono sempre qualcosa. Ma che cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa. Sono sempre inquieti, turbati. Non sappiamo cosa vogliono. Non li comprendiamo. Pensiamo siano pazzi».

Nelle parole dell’indiano Jung trovò conferma di ciò che aveva già da tempo intuito: il mondo dell’uomo bianco è Koyaanisqatsi, un mondo disarmonico, privo di equilibrio.
Un mondo malato al quale la saggezza degli Indiani d’America può recare giovamento. Affinché l’uomo bianco possa vivere dentro le stagioni, nel cuore della vita, in armonia con se stesso e con la natura.

Nella cultura indiana il percorso di risanamento dell’anima ha delle tappe ben precise che devono essere rispettate: innanzitutto le quattro direzioni dei punti cardinali e, poi, il rapporto con la terra come madre dell’universo e con il cielo come dimora degli spiriti. Il processo si completa nel cerchio sacro, una forma che diventa il simbolo dell’armonia tra gli uomini e ciò che li circonda.
Questo viaggio senza fine, perché il miglioramento fisico, emotivo, mentale e spirituale non può mai essere completato, è lo scopo dell’esistenza di ogni Indiano, qualunque sia il gruppo tribale d’appartenenza.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le quattrocento nazioni originarie del continente nordamericano erano caratterizzate da differenze marcatissime a livello geografico, sociale, linguistico e culturale. I Lakota-Sioux si muovevano liberamente nel grande `oceano d’erba’, le praterie e pianure sconfinate che si estendevano dalla Valle del Mississippi alle Montagne Rocciose. Erano nomadi che, spostando le proprie tende (tipi), seguivano le migrazioni del bisonte in cerca di nuovi pascoli. Gli Zuni e gli Hopi, stanziati nell’arida terra del sud-ovest americano, ricavarono le loro case dal deserto. I Cherokee praticavano l’agricoltura. Avevano un sistema sociale preciso basato su principi democratici e si organizzarono in insediamenti piuttosto ampi. Gli Tsimshian vivevano sulle coste nordoccidentali del Canada. I Chippewa e i Wintu appartenevano al gruppo degli Indiani dei boschi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ma un filo comune emerge dalle loro parole, dal ricchissimo patrimonio orale di canti, miti, leggende, narrazioni sacre e profane: la consapevolezza che la Terra è madre e deve essere rispettata. La meta di questa avventura spirituale è la comprensione che l’uomo è parte integrante di un cerchio che comprende le piante, gli animali, i minerali, la Terra, il Cielo, l’acqua, le stelle, la notte e il giorno, la Luna e il Sole. Il corpo umano è tutt’uno con la terra che lo nutre e lo sostiene: «Noi siamo la terra. Noi le apparteniamo. Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. Le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia». Non c’è separazione tra mondo naturale e mondo umano. L’uomo non è il Signore del Creato e il mondo non è a suo beneficio. Ogni creatura ha un eguale diritto all’esistenza e merita rispetto semplicemente perché è viva. Il ritmo della natura porta la salute, l’equilibrio, l’armonia la bellezza. Il ciclo annuale delle stagioni è garanzia di ordine e di benessere: il tepore primaverile verrà sempre a riscattare il gelo invernale.
Non bisogna spezzare il fluire del cielo naturale, altrimenti ne deriveranno malattia, paura, incubi e insicurezza.
La natura batte il tempo, il suo orologio regola la vita del pianeta e dell’uomo.
L’uomo non stabilisce quindi solamente un rapporto equilibrato con la natura ma arriva a conoscere se stesso grazie a questa armonia.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Joseph Bruhac ci racconta una storia che riassume questo viaggio interiore:
 «Dopo che Wakan Tanka, il Grande Spirito, ebbe messo in ordine le altre sei direzioni, l’est, il sud, l’ovest, il nord, il cielo e la terra, restava sempre una direzione senza destinazione. Ma poiché la settima direzione era la più potente di tutte, in quanto racchiudeva la saggezza e la forza più grandi, Wakan Tanka, il Grande Spirito, desiderò metterla in un luogo dove non sarebbe stato facile trovarla.
Ecco perché la nascose nell’ultimo posto dove gli uomini generalmente pensano di guardare: nel loro cuore».
Nonostante siano stati privati della propria terra, della propria cultura e della propria identità, gli Indiani d’America sono riusciti a trasmettere la loro fede in questo modo di vivere. Hanno parlato con il cuore , di padre in figlio, per indicare il sentiero che porta alla rigenerazione e la loro voce è rimasta.
 
Anche con queste parole:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Accanto alla montagna,
spianato
dai nostri passi,
il terreno del campo risuona.
Ti dice: la terra è un tamburo,
pensaci.
Noi, per seguirne il ritmo,
dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.
 
 
 
 
 
 

 
 
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