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Oh… pure le mamme finiscono sotto i pungenti e divertenti strali della Littizzetto – Brano sorridente   Leave a comment


 
 
 
 
 
 
 

Potevano mancare le mamme nell’antologia
dissacratrice e controcorrente
della Luciana nazionale? 
 
No!?!? 
 
Ed allora eccole servite! 
 
 (Povere mamme)

 
T.K.


 
 
 
 



 
 

Viva le mamme
(son doni del cielo)
Luciana Littizzetto


 
 
 



 
 
 
 

Pur essendo una donna tanto approssimativa, una cosa l’ho imparata: che le madri sono come i senatori a vita.
Una volta elette, che tu lo voglia o no, continuano a governarti per sempre.
Dal seggiolone fino alle soglie della demenza.
Tua, naturalmente.
Con una tenacia invidiabile. -E stai dritta con la schiena, e mettiti la canottiera, e tagliati la frangia che se no ti rovini la vista, e te l’avevo detto, e assaggia prima di dire che non ti piace, e mastica bene, e bevi piano che è fredda, e non sporgerti dal balcone che la testa è più pesante e cadi giù.
– Questi i capisaldi della loro politica sociale.
Per le madri delle femmine si aggiunge: -Ma quand’è che ti compri un bel tailleur?-.
Mia madre, nonostante io abbia diciannove anni per gamba, quando incontriamo qualcuno per strada riesce ancora a dirmi: -Saluta!-.
Resta inteso che sia la donna moderna, sia il maschio del 2002 alla madre vogliono comunque un sacco di bene.
Le madri son doni del cielo, come i fulmini, i tomadi e la grandine.
Ci sono madri poi che, quando esauriscono le raccomandazioni classiche, si cimentano con avvertimenti che sfiorano la supplica, pericolosamente vicini a patologie della sfera maniacale.
Tipo: «Non scendere dall’aereo prima che sia veramente fermo».
Oppure: «Vai pure a giocare a calcio, ma mi raccomando: non correre e non sudare».
O ancora: «Non aprire il frigo senza il golf addosso che ti prende la polmonite e non stare vicino al camino dalla parte della schiena che ti cuoce il midollo».
Il mio amico Marcello, che tutti i giorni per lavoro è costretto a farsi Milano-Bologna in auto, si deve sorbire quotidianamente la preghiera disperata della madre che gli raccomanda: «Attento nelle gallerie!».
Peccato che quel tratto di autostrada ne sia sprovvista.
E poi aggiunge: «E non posteggiare la macchina dove te la rubano».
Che pazienza…
La madre di Elvira e Rosella, ossessionata dalla verginità delle fìglie, quando sa che escono col fidanzato le minaccia così: «Mi raccomando: aprite gli occhi e stringete il culo».
Che classe.
E quando c’è una mamma, c’è sempre nei paraggi una figlia migliore di tè con la quale fare laceranti paragoni.
Il mio confronto costante era una certa Giosetta, antipatica come la merda. «Guarda Giosetta che s’è fatta i codini!» «Guarda Giosetta che ha già finito i compiti delle vacanze!» «Guarda Giosetta che balla sulle punte!»
Poi verso i sedici anni Giosetta ha cominciato a farsi le pere e mia madre miracolosamente ha smesso di fare paragoni.
Anzi no.
Quando cambio fidanzato mi dice: continua così che fai la fine di Bruc (quella di Beautifui, per capirci).
 
 
 
 
 

 

 

 
 
Poi le madri sono tutte un po’ stregone.
Fanno diagnosi e prescrivono cure con la sicurezza e la professionalità di un primario delle Molinette non indagato.
Mia madre riusciva a sentire se avevo l’alito di acetone a distanza di otto metri e ancora adesso mi dice che quando prude guarisce e mi urla che il naso si soffia prima un buco e poi l’altro.
La madre di Bea, quando lei le disse che non rimaneva incinta per via di una tuba otturata, le rispose: «E sturatela!». Formidabile.
Poi c’è la mamma dei miei amici Linuccia e Saverio che è un monumento all’ironia involontaria. Un donnone pugliese vecchio stampo che cucina tutto il giorno. Ventiquattr’ore su ventiquattro. E la sua unica soddisfazione è che i figli mangino. Basta. Linuccia fa la dieta ormai dal giorno della sua prima comunione, ma la madre pur avendo sotto gli occhi il fisico della figlia, che è sinuoso come un pezzo di torrone Sebaste, non può fare a meno di raccomandarle sempre e quasi in lacrime: «Linu’ non dimagrire troppo che poi ti scende il rene».
Saverio invece ha gettato la spugna. A oggi pesa centodieci chili. Metà muscoli e metà dolci al cucchiaio.
Ma la mamma Zita comunque davanti alle sue betoniere tanto amate, che sono ciccia della sua ciccia, continua con le sue folli raccomandazioni: «E mangia l’insalata che tanto è solo acqua».
Che fin lì può anche essere. «E mangia la verdura che tanto è solo acqua.» Come faccia la caponata a essere solo acqua, è veramente un mistero. «E mangia il pesce che tanto è solo acqua.» Ora, a rigor di logica, una volta che il pesce è pescato, l’acqua non c’è più. E poi lei cucina fritto di mare, mica sogliola al vapore.
Quando invece ti serve la carne e si rende conto che dire «è solo acqua» è un po’ un azzardo, allora temeraria ripete: «E mangia la carne che tanto è solo carne».
Un genio. E quando il figlio la fa arrabbiare? Gli grida così: «Io ti ho dato la vita e io tè la tolgo! Era meglio che mi compravo un maiale invece di comprare a tè. Almeno a Natale l’ammazzavo e ci facevo i salami». Insomma. Qualcosa di culinario c’è sempre.
 
 
 
 





 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

 

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Il piccolo prestito – Simpaticissima e originalissima storia o storiella   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Questo incredibile articolo pare sia stato tratto
da una seria agenzia di notizie di Washington…
(così era presentato nel sito in cui lo trovai)
ma sembra (o è) un simpaticissimo racconto
se non proprio una bella storiella…
 
 
Comunque sia… leggiamolo… merita… eccome…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

IL PICCOLO PRESTITO – VERITA’ O LEGGENDA
 
 
 
 
Un italiano entra in una banca di New York e chiede di parlare con un impiegato addetto ai prestiti.
Dice all’impiegato che deve recarsi in Italia per due settimane e che ha bisogno di un prestito di 5000 dollari. 
Il funzionario gli dice che la banca richiede alcune forme di garanzia per concedere un prestito.

Così l’italiano tira fuori le chiavi di una nuova Ferrari. La macchina parcheggiata in strada di fronte alla banca. 
L’italiano consegna anche il libretto di circolazione e i documenti dell’assicurazione.

Tutto è in perfetta regola.

 

 

 




Il funzionario accetta di ricevere l’auto come garanzia collaterale del prestito. 

Il presidente della banca e i suoi funzionari si fanno quattro risate alle spalle di un italiano che utilizza una Ferrari da 250 mila dollari come garanzia di un prestito di 5mila dollari. 

Un impiegato della banca si mette alla guida della Ferrari e la parcheggia nel garage sotterraneo della banca. 
 Due settimane piu tardi l’italiano ritorna, restituisce i 5000 dollari e paga gli interessi per il prestito pari a 15 dollari e 41 centesimi. 
Il solito funzionario gli chiede:
“Gentile Signore, siamo veramente lieti per averla avuta come cliente e questa operazione andata molto bene. 
Però, ci deve scusare: siamo un po’ confusi. 
Abbiamo assunto qualche informazione sul suo conto e ci siamo resi conto che lei un multimilionario in dollari. 
Quello che ci chiediamo è perchè lei si sia dato la pena di chiedere un prestito per 5000 dollari.” 


L’italiano risponde:
“Secondo lei dove posso trovare a New York un posto dove parcheggiare per due settimane la mia Ferrari per 15 dollari e 41 centesimi e sperare di ritrovarla al mio ritorno?”

 

 

 

 

 

 

Testo dal web
 
Ciaooooooooooooooooooo
 
Orso Tony
 
 
 
 
 
 
a3dip5xq
 
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Come vanno interpretati i testi sacri? Alla lettera o con logica? Questo brano ce lo fa capire con ironia   Leave a comment



 



Questo testo rinvenuto nel web, di autore anonimo, ci ricorda la fatica di Galilei e di tanti altri a far accettare semplici verità scientifiche ad un apparato religioso retrivo ed immobile… al punto da… superare il ridicolo…

Chi ha davvero fede, a mio parere, deve leggere i testi sacri con la luce dell’intelligenza considerando le conoscenze dell’epoca e le tradizioni del periodo in cui furono scritti.






In caso contrario coloro che spingono per una lettura letterale e “cieca” rischiano di esporsi a figure barbine… come quella che abbiamo visto ai tempi di Galilei.

Direi infine che di cose strane, negli antichi testi religiosi, ce ne sono tante ma tante altre… oltre a queste che leggeremo tra poco in questo interessante articolo che affronta la questione in modo simpatico e sorridente.

Tony Kospan




Mike Flan

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L’autore risponde ad una persona che aveva chiesto l’applicazione letterale di un passo biblico.

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UN VERO CAPOLAVORO DI IRONIA

Anonimo




 


Cara Dottoressa Schlesinger, 
le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, ed ho cercato di dividere tale conoscenza con più persone possibile.
 
Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle. Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce Esodo 21,7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
 
Quando sull’altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle Scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lv 1,9). Il problema è con i miei vicini: loro, i blasfemi, sostengono che l’odore non è piacevole. Devo forse percuoterli?
 
So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Lv 15,19-24). Il problema è come faccio a chiederle questa cosa? Molte donne s’offendono.
 
Il Levitico al versetto 25,44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
 
Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35,2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
 
Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è considerato un abominio (Lv 11,10), lo sia meno dell’omosessualità. Non sono affatto d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
 
Sempre il Levitico al versetto 21,20 afferma che non posso avvicinarmi all’altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso gli occhiali per leggere… La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
 
Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Lv 19,27).
In che modo devono esser messi a morte?
 
Ancora nel Levitico (11,6-8) viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
 
Mio zio possiede una fattoria. è andato contro Lv 19,19 poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare.
 
E’ proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Lv 20,14 per le persone che giacciono con consanguinei?
 
So che lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondere a queste semplici domande.

Nell’occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio è eterna ed immutabile.
 
Sempre suo.

Un ammiratore devoto.


 
 




Testo dal web con mini modifiche – Presentazione ed impaginazione T.K.

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I. Pagliani – Uomo che legge




Originale e simpatica mini riflessione del grande scrittore William Faulkner   Leave a comment

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 UNA DIVERTENTE MINI RIFLESSIONE

DI 

WILLIAM FAULKNER
 

 

 

 

 

William Faulkner (1897–1962) 

 

 

 

Lo scrittore statunitense William Faulkner,
vincitore del premio Nobel per la Letteratura,
era solito sostenere che:

Una delle grandi tristezze della vita è che la sola cosa
che l’uomo possa fare tutti i giorni per otto ore consecutive…

non è il 

bere

 

 

 

 

 

nè il

mangiare 






nè tanto meno 

fare all’amore 

 

 

 

 

 

 

 

ma è il… lavorare,
unicamente il… lavorare.
 

 

 

 

 

 

 

 CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

cuorecuorecuorecuorecuorecuorecuore
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Il consiglio del dr. Blander è di mettere l’umorismo nel motore della nostra vita – Eccolo insieme a commenti e vignette super divertenti   Leave a comment


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Ecco il brano di un noto psicologo statunitense

che ci parla della necessità di sorridere

insieme ad un interessante commento

ed infine un mio pensiero sull’argomento.


Il tutto è corredato da vignette per seguire il consiglio.







METTIAMO L’UMORISMO… NEL MOTORE DELLA NOSTRA VITA



Affrontate i problemi con senso dell’umorismo.

Il senso dell’umorismo è una funzione naturale degli esseri umani…

Se si è privi di senso dell’umorismo, si finisce per rifare le stesse cose.

Senza una risata, qualunque cavolata abbiamo fatto, la facciamo di nuovo.

Quando le persone si sentono in colpa, si lamentano e brontolano e rifaranno la stessa cosa.

Possiamo invece sentirci sorpresi, sollevati e contenti di averlo notato e cominciare a ridere.





Allora cosa accade?

Apriamo una porta. Possiamo fuggire a tutto quel mondo.

La gente dice: “Un giorno ci ripenserò e ci riderò sopra”.

Perché aspettare quel giorno? Non serve a niente.

E’ ora che devi ridere…







Con la capacità di ridere, avete la libertà di evadere dal vostro stesso modello del mondo.

Molte volte le persone ridono, ma non evadono.

Cogliete il momento.

Usate l’istante della risata… usatela appieno… abbandonatevi del tutto ad essa… 






Guardate una situazione sembra seria ma attenti…  guardate come è ridicola in realtà.

In un altro contesto o in un altro momento… in una diversa società… in una diversa cultura lo sarebbe.

Potete dunque modificare le vostre percezioni a sufficienza per farlo.






Questo brano. rinvenuto nel web.
è tratto da “Il tempo per cambiare” di Richard Bandler
con qualche mia piccola modifica…





Bandler non è per nulla preoccupato dall’idea di dare un tono serioso alla propria disciplina;
è piuttosto concentrato sull’idea di ottenere risultati e sa che il divertimento rende tutto più facile, tanto da dire che
“se non è divertente, probabilmente non funziona”.

Dati tali presupposti, possiamo capire perché per Bandler l’umorismo sia… libertà.

La libertà di uscire in qualsiasi momento dalla propria situazione contingente per osservarla da un altro punto di vista, la libertà di trovare il lato umoristico di ogni cosa, perfino quella più drammatica, la libertà di fare piazza pulita di rancori, sensi di colpa e di tutti quegli ostacoli che abbiamo posto tra noi e la felicità.





Spesso si è portati ad associare il divertimento all’idea di superficialità; è infatti noto il detto “il riso abbonda sulle labbra degli stolti”.

In realtà saper ridere di sé richiede un grande equilibrio interiore e la capacità di vedere oltre le cose per assaporare il bello della vita. 

Il divertimento è la migliore arma di difesa contro la sofferenza provocata dal comportamento altrui… a volte anche in momenti diificili… in cui ciò appare impossibile!

Figuratevi se noi non abbiamo la possibilità di ridere del collega arrivista, del vicino di casa molesto o della suocera invadente… etc.







Commento dal web – impaginazione modifiche e coord. T.K.







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Non sapevo d’esser un allievo di Bandler… ma in verità l’ho sempre pensata così…

Suvvia dunque cerchiamo sempre (o quasi sempre) il lato comico delle cose…

Ci farà star bene… o quantomeno ci aiuterà molto…

Tony Kospan




LA PREGHIERA DEL.. “BUON UMORE”! Breve.. ma saggia e sorridente.. riflessione che ci giunge dal ‘500   1 comment

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Credevamo che il riconoscimento dell'importanza

del buonumore fosse una conquista moderna ma…

ecco che questo brano d'autore del '500

ci contraddice in pieno ed in modo sorprendente.




 Nicolò dell'Abate


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DAL RINASCIMENTO CI GIUNGE LA…

PREGHIERA DEL “BUON UMORE”

 

 

 

 

Gerard van Honthorst  – Concerto

 

 

L’importanza del buonumore nella nostra vita è ben nota

e non solo per gli effetti benefici sulla salute.


Infatti ci consente anche vivere al meglio i nostri giorni

pochi o molti che saranno.

 

 

 

 

 

 

Ma è sorprendente vedere come già nel ’500

il tema era chiaramente sentito.
Leggiamo quindi come  il buonumore
veniva visto all'epoca… grazie a  questa 

PREGHIERA DEL “BUON UMORE”

di Tommaso Moro,
umanista, scrittore e politico cattolico inglese.
 
 
 
 
Tommaso Moro


 

 

Devo dire che è anche molto simpatica…


ed… attualissima.




Paolo Veronese
 
 


Ma eccola… dunque…
 

 


LA PREGHIERA DEL “BUON UMORE”


 

Dammi, o Signore, una buona digestione ed anche qualcosa da digerire. 
Dammi la salute del corpo, col buon umore necessario per mantenerla. 
Dammi, o Signore, un’anima santa, che faccia tesoro di quello che è buono e puro, affinché non si spaventi del peccato, ma trovi alla sua presenza la via per mettere di nuovo le cose a posto.
Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri e i lamenti, e non permettere che io mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo invadente che si chiama: “IO”. 
Dammi, o Signore, il senso del ridicolo. 
Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia e possa farne parte anche ad altri.
Così sia.
 
 

Tommaso Moro (da una pagina del “Libro d’Oro” – Parigi – 1549)
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Ciao da Tony Kospan




 

 

 

 .

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Pierre Puget



Pure le mamme finiscono sotto i pungenti e divertenti strali della Littizzetto – Brano sorridente   Leave a comment


 
 
 
 
 
 
 

Potevano mancare le mamme nell’antologia
dissacratrice e controcorrente
della Luciana nazionale? 
 
No!?!? 
 
Ed allora eccole servite! 
 
 (Povere mamme)

 
T.K.


 
 
 
 



 
 

Viva le mamme
(son doni del cielo)
Luciana Littizzetto


 
 
 



 
 
 
 

Pur essendo una donna tanto approssimativa, una cosa l’ho imparata: che le madri sono come i senatori a vita.
Una volta elette, che tu lo voglia o no, continuano a governarti per sempre.
Dal seggiolone fino alle soglie della demenza.
Tua, naturalmente.
Con una tenacia invidiabile. -E stai dritta con la schiena, e mettiti la canottiera, e tagliati la frangia che se no ti rovini la vista, e te l’avevo detto, e assaggia prima di dire che non ti piace, e mastica bene, e bevi piano che è fredda, e non sporgerti dal balcone che la testa è più pesante e cadi giù.
– Questi i capisaldi della loro politica sociale.
Per le madri delle femmine si aggiunge: -Ma quand’è che ti compri un bel tailleur?-.
Mia madre, nonostante io abbia diciannove anni per gamba, quando incontriamo qualcuno per strada riesce ancora a dirmi: -Saluta!-.
Resta inteso che sia la donna moderna, sia il maschio del 2002 alla madre vogliono comunque un sacco di bene.
Le madri son doni del cielo, come i fulmini, i tomadi e la grandine.
Ci sono madri poi che, quando esauriscono le raccomandazioni classiche, si cimentano con avvertimenti che sfiorano la supplica, pericolosamente vicini a patologie della sfera maniacale.
Tipo: «Non scendere dall’aereo prima che sia veramente fermo».
Oppure: «Vai pure a giocare a calcio, ma mi raccomando: non correre e non sudare».
O ancora: «Non aprire il frigo senza il golf addosso che ti prende la polmonite e non stare vicino al camino dalla parte della schiena che ti cuoce il midollo».
Il mio amico Marcello, che tutti i giorni per lavoro è costretto a farsi Milano-Bologna in auto, si deve sorbire quotidianamente la preghiera disperata della madre che gli raccomanda: «Attento nelle gallerie!».
Peccato che quel tratto di autostrada ne sia sprovvista.
E poi aggiunge: «E non posteggiare la macchina dove te la rubano».
Che pazienza…
La madre di Elvira e Rosella, ossessionata dalla verginità delle fìglie, quando sa che escono col fidanzato le minaccia così: «Mi raccomando: aprite gli occhi e stringete il culo».
Che classe.
E quando c’è una mamma, c’è sempre nei paraggi una figlia migliore di tè con la quale fare laceranti paragoni.
Il mio confronto costante era una certa Giosetta, antipatica come la merda. «Guarda Giosetta che s’è fatta i codini!» «Guarda Giosetta che ha già finito i compiti delle vacanze!» «Guarda Giosetta che balla sulle punte!»
Poi verso i sedici anni Giosetta ha cominciato a farsi le pere e mia madre miracolosamente ha smesso di fare paragoni.
Anzi no.
Quando cambio fidanzato mi dice: continua così che fai la fine di Bruc (quella di Beautifui, per capirci).
 
 
 
 
 

 

 

 
 
Poi le madri sono tutte un po’ stregone.
Fanno diagnosi e prescrivono cure con la sicurezza e la professionalità di un primario delle Molinette non indagato.
Mia madre riusciva a sentire se avevo l’alito di acetone a distanza di otto metri e ancora adesso mi dice che quando prude guarisce e mi urla che il naso si soffia prima un buco e poi l’altro.
La madre di Bea, quando lei le disse che non rimaneva incinta per via di una tuba otturata, le rispose: «E sturatela!». Formidabile.
Poi c’è la mamma dei miei amici Linuccia e Saverio che è un monumento all’ironia involontaria. Un donnone pugliese vecchio stampo che cucina tutto il giorno. Ventiquattr’ore su ventiquattro. E la sua unica soddisfazione è che i figli mangino. Basta. Linuccia fa la dieta ormai dal giorno della sua prima comunione, ma la madre pur avendo sotto gli occhi il fisico della figlia, che è sinuoso come un pezzo di torrone Sebaste, non può fare a meno di raccomandarle sempre e quasi in lacrime: «Linu’ non dimagrire troppo che poi ti scende il rene».
Saverio invece ha gettato la spugna. A oggi pesa centodieci chili. Metà muscoli e metà dolci al cucchiaio.
Ma la mamma Zita comunque davanti alle sue betoniere tanto amate, che sono ciccia della sua ciccia, continua con le sue folli raccomandazioni: «E mangia l’insalata che tanto è solo acqua».
Che fin lì può anche essere. «E mangia la verdura che tanto è solo acqua.» Come faccia la caponata a essere solo acqua, è veramente un mistero. «E mangia il pesce che tanto è solo acqua.» Ora, a rigor di logica, una volta che il pesce è pescato, l’acqua non c’è più. E poi lei cucina fritto di mare, mica sogliola al vapore.
Quando invece ti serve la carne e si rende conto che dire «è solo acqua» è un po’ un azzardo, allora temeraria ripete: «E mangia la carne che tanto è solo carne».
Un genio. E quando il figlio la fa arrabbiare? Gli grida così: «Io ti ho dato la vita e io tè la tolgo! Era meglio che mi compravo un maiale invece di comprare a tè. Almeno a Natale l’ammazzavo e ci facevo i salami». Insomma. Qualcosa di culinario c’è sempre.
 
 
 
 





 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

 

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I testi sacri devono essere letti in modo “letterale” o interpretati con intelligenza?   Leave a comment



 



Questo testo rinvenuto nel web, di autore anonimo, ci ricorda la fatica di Galilei e di tanti altri a far accettare semplici verità scientifiche ad un apparato religioso retrivo ed immobile… al punto da… superare il ridicolo…

Chi ha davvero fede, a mio parere, deve leggere i testi sacri con la luce dell’intelligenza considerando le conoscenze dell’epoca e le tradizioni del periodo in cui furono scritti.






In caso contrario coloro che spingono per una lettura letterale e “cieca” rischiano di esporsi a figure barbine… come quella che abbiamo visto ai tempi di Galilei.

Direi infine che di cose strane, negli antichi testi religiosi, ce ne sono tante ma tante altre… oltre a queste che leggeremo tra poco in questo interessante articolo che affronta la questione in modo simpatico e sorridente.

Tony Kospan




Mike Flan

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L’autore risponde ad una persona che aveva chiesto l’applicazione letterale di un passo biblico.

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UN VERO CAPOLAVORO DI IRONIA

Anonimo




 


Cara Dottoressa Schlesinger, 
le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, ed ho cercato di dividere tale conoscenza con più persone possibile.
 
Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle. Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce Esodo 21,7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
 
Quando sull’altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle Scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lv 1,9). Il problema è con i miei vicini: loro, i blasfemi, sostengono che l’odore non è piacevole. Devo forse percuoterli?
 
So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Lv 15,19-24). Il problema è come faccio a chiederle questa cosa? Molte donne s’offendono.
 
Il Levitico al versetto 25,44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
 
Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35,2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
 
Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è considerato un abominio (Lv 11,10), lo sia meno dell’omosessualità. Non sono affatto d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
 
Sempre il Levitico al versetto 21,20 afferma che non posso avvicinarmi all’altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso gli occhiali per leggere… La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
 
Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Lv 19,27).
In che modo devono esser messi a morte?
 
Ancora nel Levitico (11,6-8) viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
 
Mio zio possiede una fattoria. è andato contro Lv 19,19 poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare.
 
E’ proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Lv 20,14 per le persone che giacciono con consanguinei?
 
So che lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondere a queste semplici domande.

Nell’occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio è eterna ed immutabile.
 
Sempre suo.

Un ammiratore devoto.


 
 




Testo dal web con mini modifiche – Presentazione ed impaginazione T.K.

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I. Pagliani – Uomo che legge




Simpaticissima… mini riflessione del grande scrittore William Faulkner   Leave a comment

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 UNA DIVERTENTE MINI RIFLESSIONE

DI 

WILLIAM FAULKNER
 

 

 

 

 

William Faulkner (1897–1962) 

 

 

 

Lo scrittore statunitense William Faulkner,
vincitore del premio Nobel per la Letteratura,
era solito sostenere che:

Una delle grandi tristezze della vita è che la sola cosa
che l’uomo possa fare tutti i giorni per otto ore consecutive…

non è il 

bere

 

 

 

 

 

nè il

mangiare 






nè tanto meno 

fare all'amore 

 

 

 

 

 

 

 

ma è il… lavorare,
unicamente il… lavorare.
 

 

 

 

 

 

 

 CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

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Mettiamo l’umorismo nel motore della nostra vita – Il consiglio dello psicologo dr. R. Blander con… commenti e vignette   Leave a comment

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Ecco il brano di un noto psicologo statunitense

che ci parla della necessità di sorridere

insieme ad un interessante commento

ed infine un mio pensiero sull’argomento.







METTIAMO L’UMORISMO… NEL MOTORE DELLA NOSTRA VITA



Affrontate i problemi con senso dell’umorismo.

Il senso dell’umorismo è una funzione naturale degli esseri umani…

Se si è privi di senso dell’umorismo, si finisce per rifare le stesse cose.

Senza una risata, qualunque cavolata abbiamo fatto, la facciamo di nuovo.

Quando le persone si sentono in colpa, si lamentano e brontolano e rifaranno la stessa cosa.

Possiamo invece sentirci sorpresi, sollevati e contenti di averlo notato e cominciare a ridere.





Allora cosa accade?

Apriamo una porta. Possiamo fuggire a tutto quel mondo.

La gente dice: “Un giorno ci ripenserò e ci riderò sopra”.

Perché aspettare quel giorno? Non serve a niente.

E’ ora che devi ridere…







Con la capacità di ridere, avete la libertà di evadere dal vostro stesso modello del mondo.

Molte volte le persone ridono, ma non evadono.

Cogliete il momento.

Usate l’istante della risata… usatela appieno… abbandonatevi del tutto ad essa… 






Guardate una situazione sembra seria ma attenti…  guardate come è ridicola in realtà.

In un altro contesto o in un altro momento… in una diversa società… in una diversa cultura lo sarebbe.

Potete dunque modificare le vostre percezioni a sufficienza per farlo.






Questo brano. rinvenuto nel web.
è tratto da “Il tempo per cambiare” di Richard Bandler
con qualche mia piccola modifica…





Bandler non è per nulla preoccupato dall’idea di dare un tono serioso alla propria disciplina;
è piuttosto concentrato sull’idea di ottenere risultati e sa che il divertimento rende tutto più facile, tanto da dire che
“se non è divertente, probabilmente non funziona”.

Dati tali presupposti, possiamo capire perché per Bandler l’umorismo sia… libertà.

La libertà di uscire in qualsiasi momento dalla propria situazione contingente per osservarla da un altro punto di vista, la libertà di trovare il lato umoristico di ogni cosa, perfino quella più drammatica, la libertà di fare piazza pulita di rancori, sensi di colpa e di tutti quegli ostacoli che abbiamo posto tra noi e la felicità.





Spesso si è portati ad associare il divertimento all’idea di superficialità; è infatti noto il detto “il riso abbonda sulle labbra degli stolti”.

In realtà saper ridere di sé richiede un grande equilibrio interiore e la capacità di vedere oltre le cose per assaporare il bello della vita. 

Il divertimento è la migliore arma di difesa contro la sofferenza provocata dal comportamento altrui… a volte anche in momenti diificili… in cui ciò appare impossibile!

Figuratevi se noi non abbiamo la possibilità di ridere del collega arrivista, del vicino di casa molesto o della suocera invadente… etc.







Commento dal web – impaginazione modifiche e coord. T.K.









Non sapevo d’esser un allievo di Bandler… ma in verità l’ho sempre pensata così…

Suvvia dunque cerchiamo sempre (o quasi sempre) il lato comico delle cose…

Ci farà star bene… o quantomeno ci aiuterà molto…

Tony Kospan






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