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MADAME D’ORA – Breve biografia e molti scatti artistici della prima grande fotografa del ‘900   Leave a comment




Madame d’Ora prima grande fotografa del ‘900


Anticonformista, liberal, esuberante 
e senza falsi pudori nel suo modo di fare fotografia
 ha immortalato il bel mondo europeo del primo ‘900 
cogliendo sempre i lati migliori dei personaggi da lei ritratti.



Dora Kallmus (Madame d’Ora) 20.3.1881 – 28.10.1963



Non solo è stata un’antesignana della fotografia al femminile 
ma è stata anche la prima ad aprire un atelier con lo pseudonimo
“Madame d’Ora” 
giocando col suo vero nome, Dora Kallmus, 
ed ammiccando alla società altoborghese viennese dei primi del ‘900.

Appartenente ad una ricca famiglia viennese ebraica 
è stata anche la prima donna a frequentare a l’Università.





Klimt



Ha 27 anni, nel 1908, quando Dora fa il suo primo ritratto al grande pittore Klimt 
e lo riprende in modo molto naturale mostrandocelo pensieroso e bohemien.








Già appare chiaro che il suo modo di fotografare, 
rivoluzionario per l’epoca, è spontaneo, senza pose stereotipate,
 ma capace di evidenziare i lati più veri e più belli dei soggetti.







Siamo nella Vienna del 1908, anno della Grande Esposizione,
pervasa da un clima molto vivace e frizzante 
per l’arrivo di persone ed artisti da ogni parte d’Europa.









Il suo modo di fotografare libero da conformismi ed aperto anche a pose osé 
ma sempre capace di evidenziare la bellezza 
affascinava tutti all’epoca
ed appare ancor oggi di sorpendente modernità.









Iniziano così a presentarsi davanti al suo obiettivo 
artisti di ogni genere
e le sue foto ad avere sempre maggiori successi.








Molte star si offrono senza pudori davanti al suo obiettivo.
Arriva a fotografare perfino l’ultimo Imperatore d’Austria.








La sua fama si estende in tutta Europa ma soprattutto a Parigi, 
all’epoca capitale naturale della cultura europea.







Pian piano lei però non svolge più solo il ruolo di fotografa delle star 
ma, dagli anni ’20, pure di fotografa di moda e di stile
aprendo anche uno studio a Parigi
dove poi nel 1927 si trasferisce definitivamente.








Per tutti gli anni ’30, il suo atelier nella “Ville Lumière”
è frequentato da grandi artisti 
come Chagall, Picasso, J. Backer, Tamara de Lempicka etc…



Chagall




Picasso



J. Backer 



Tamara de Lempicka



Il nazismo però interrompe il suo lavoro di successo e, 
per sfuggire alla caccia agli ebrei, si nasconde in un monastero.

Finisce così la sua storia di grande fotografa della “dolce vita”.












Dopo la guerra si dedica invece ad un fotogiornalismo di denuncia 
delle più gravi situazioni ed ingiustizie sociali.











Le sue foto non solo sono foto d’arte 
ma hanno anche un grande valore documentale 
dato che ci consentono oggi di vedere il vero volto 
e l’animo di tanti personaggi del secolo scorso.

Dopo molti anni di silenzio 
la sua arte fotografica è stata riabilitata e le sue foto
 vengono ogni tanto presentate in mostre e retrospettive 
ma sono soprattutto molto presenti nel web.


Tony Kospan



F I N E



Copyright Tony Kospan 
Vietata la copia totale senza l’indicazione dell’autore e del Blog


IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE
I N S I E M E
fre bia pouce
Ripped Note







Lee Miller – La vita romanzesca di una grande fotografa di guerra e non solo ma anche stupenda modella   1 comment

 





Ci sono vite che sono romanzi,
anche se quella di Lee Miller,
per sua stessa ammissione, era stata
un fradicio rompicapo,
le cui tessere ubriache
non combaciano per forma né scopo”.

 

 

 

Elizabeth ‘Lee’ Miller – Lady Penrose
(23 April 1907 – 21 July 1977)

 

 

 

LEE MILLER  UNA VITA CON LA FOTOGRAFIA

– DA MAN RAY A FOTOGRAFA DI GUERRA –

 

 

 


Lee Miller – Autoritratto 

 

 


BELLEZZA AVVENTURA STORIA E ARTE FOTOGRAFICA –

 

 

 

 

 

Certo la bambina Elizabeth Miller, nata nel 1907 a Poughkeepsie, la cittadina sul fiume Hudson ricca d’arte e di storia, dove i magnati di New York, come gli Astor e i Vanderbilt, andavano a costruirsi i palazzi per gli ozii estivi, doveva essere predestinata se il padre Theodore, fotografo dilettante affascinato dalla figlia, la ritraeva costantemente, registrandone e mappandone la crescita.

 Infatti la vita di Lee sarebbe stata segnata dall’arte, dalla fotografia, perfino dagli orrori del secolo, ma sempre con il marchio di quel dono di natura che definiamo, per brevità, fascino.

 

 

 

Lee Miller ritratta da George Hoyningen 1928

 

 

Perché già a vent’anni Elizabeth, anzi Li-Li, e subito Lee, era una modella sulla copertina di Vogue, richiesta dai grandi fotografi.

Bella era, bellissima, anche se dai tratti pronunciati, non aristocratici, “bostoniani”, delle celebrità del tempo. Ma in più aveva la forza interna, il piglio, appreso da ragazza alla scuola di teatro in Europa, a Parigi o, di ritorno a casa, al celebre Vassar College.

 

 

 

 

Ovvio che l’oceano non fosse ostacolo, ma ponte, se nel 1929 Lee era di nuovo a Parigi, a cercare Man Ray, fotografo e artista d’un’arte spregiudicata e inquietante, il Surrealismo, per diventarne l’allieva, la musa, l’amante.

 

 

Lee Miller e Man Ray

 

 

 

Con lui inventerà una tecnica originale, la solarizzazione delle foto, con lui sperimenterà un’estetica sempre carica di allusioni sessuali, come il “Nudo piegato in avanti”, ove la schiena femminile assume contorni fallici.

 

 

 

Nudo piegato in avanti

 

 

Con Man Ray e coi compagni di scuola condividerà vita e vacanze, reciterà (muta) in prove d’arte come il film “Le sang d’un poète”, di Jean Cocteau, con loro disegnerà, scatterà, provocherà.

 

 

Picnic: Nusch and Paul Eluard, Roland Penrose, Man Ray, and Ady Fidelin,
île Sainte-Marguerite, Cannes, France, 1937. Lee Miller.

 

 



 
Ma Lee cresce in fretta, tre anni dopo ha già lasciato Man Ray e ha aperto a New York il proprio studio.

Malgrado la grande depressione, fa ritratti alle personalità dell’epoca, lavora per la pubblicità e su Vogue, caso raro se non unico, appare sia come modella che come fotografa.

 

 

 

 

 

 

Al confine tra arte, cronaca e commercio, riprende gli interpreti di un’opera d’avanguardia su libretto di Gertrude Stein, “Four Saints in Three Acts”, un cast tutto di colore che sarà d’ispirazione a “Porgy and Bess”, di George Gershwin.

Un altro balzo, un’altra sorpresa: Lee sposa, imprevedibilmente, l’egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni.

 

 

 

 

 

 

 Al Cairo, e nel deserto, riscopre la foto d’arte, a volte antropologica, più spesso enigmatica. 

Ma gli anni ’30 volgono al peggio, e la musa del Surrealismo affronta la dura realtà.

 

 

 




Dal ’39 è a Londra, per vivere con un altro uomo, Roland Penrose, che le darà un figlio.

Ma prima ritrae con occhio surrealista la capitale sotto il blitz delle V2 naziste.

 

 

 




Poi, sempre per Vogue (la vanità della moda s’arrende alla guerra), diventa corrispondente dal fronte.

 

 

 

 

 

Lee Miller  – Foto per Vogue

 

 

 Segue l’avanzata delle truppe alleate: St Malo, Parigi, poi l’orrore di Dachau e Buchenwald.


 

 

Lee Miller – Buchenwald concentration camp – 1945

 

 

 Fotografa e scrive: sulle pagine patinate escono immagini e parole dell’inferno, i cadaveri, l’obbrobio.


 

 

Lee Miller – SS morto in un canale – Dachau – Germany – 1945

 

 

La ragazza che aveva scoperto con gioia il surrealismo si confronta al più duro espressionismo.


Ma non si piega: con il suo accompagnatore, David Scherman, il grande fotografo di Life che la fa da mentore (e da amante), arriva nel banale appartamento di Hitler, a Monaco, e ha il guizzo che Man Ray avrebbe amato: 

si spoglia, s’immerge nella vasca da bagno del Fuehrer, si fa fotografare da Scherman davanti ai pesanti scarponi da guerriera.

 

 

Lee Miller nel bagno di Hitler, 1945. David E. Scherman. © 2007 Lee Miller Archives. All rights reserved 

 

 

Il resto è riposo, lungo riposo fino al 1977.


 

 

 Roland Penrose

 

 

Lee si ritira nel Sussex con Penrose, lo sposa, dà alla luce il figlio Antony e continua a scrivere e fotografare per Vogue.

 

 

 

 

 

Riceve ospiti, li fotografa mentre innaffiano il giardino, s’appisola sui divani, diventa finalmente adulta – il Surrealismo è finito… come  la vita meravigliosa di Lee Miller.

.

.

.




Testo dal blog “Chelsea mia” di Alessio Altichieri


Coordinam. e impaginazione Tony Kospan

 

In caso di copia indicare assolutamente il Blog… 

 

 

arte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gifarte-painttool.gif
IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)

.
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.



 

Lee Miller – La vita avventurosa e gli amori di una fotografa di moda e di guerra ma anche.. stupenda modella   Leave a comment

 





Ci sono vite che sono romanzi,
anche se quella di Lee Miller,
per sua stessa ammissione, era stata
un fradicio rompicapo,
le cui tessere ubriache
non combaciano per forma né scopo”.

 

 

 

Elizabeth ‘Lee’ Miller – Lady Penrose
(23 April 1907 – 21 July 1977)

 

 

 

LEE MILLER  UNA VITA CON LA FOTOGRAFIA

– DA MAN RAY A FOTOGRAFA DI GUERRA –

 

 

 


Lee Miller – Autoritratto 

 

 


BELLEZZA AVVENTURA STORIA E ARTE FOTOGRAFICA –

 

 

 

 

 

Certo la bambina Elizabeth Miller, nata nel 1907 a Poughkeepsie, la cittadina sul fiume Hudson ricca d’arte e di storia, dove i magnati di New York, come gli Astor e i Vanderbilt, andavano a costruirsi i palazzi per gli ozii estivi, doveva essere predestinata se il padre Theodore, fotografo dilettante affascinato dalla figlia, la ritraeva costantemente, registrandone e mappandone la crescita.

 Infatti la vita di Lee sarebbe stata segnata dall’arte, dalla fotografia, perfino dagli orrori del secolo, ma sempre con il marchio di quel dono di natura che definiamo, per brevità, fascino.

 

 

 

Lee Miller ritratta da George Hoyningen 1928

 

 

Perché già a vent’anni Elizabeth, anzi Li-Li, e subito Lee, era una modella sulla copertina di Vogue, richiesta dai grandi fotografi.

Bella era, bellissima, anche se dai tratti pronunciati, non aristocratici, “bostoniani”, delle celebrità del tempo. Ma in più aveva la forza interna, il piglio, appreso da ragazza alla scuola di teatro in Europa, a Parigi o, di ritorno a casa, al celebre Vassar College.

 

 

 

 

Ovvio che l’oceano non fosse ostacolo, ma ponte, se nel 1929 Lee era di nuovo a Parigi, a cercare Man Ray, fotografo e artista d’un’arte spregiudicata e inquietante, il Surrealismo, per diventarne l’allieva, la musa, l’amante.

 

 

Lee Miller e Man Ray

 

 

 

Con lui inventerà una tecnica originale, la solarizzazione delle foto, con lui sperimenterà un’estetica sempre carica di allusioni sessuali, come il “Nudo piegato in avanti”, ove la schiena femminile assume contorni fallici.

 

 

 

Nudo piegato in avanti

 

 

Con Man Ray e coi compagni di scuola condividerà vita e vacanze, reciterà (muta) in prove d’arte come il film “Le sang d’un poète”, di Jean Cocteau, con loro disegnerà, scatterà, provocherà.

 

 

Picnic: Nusch and Paul Eluard, Roland Penrose, Man Ray, and Ady Fidelin,
île Sainte-Marguerite, Cannes, France, 1937. Lee Miller.

 

 



 
Ma Lee cresce in fretta, tre anni dopo ha già lasciato Man Ray e ha aperto a New York il proprio studio.

Malgrado la grande depressione, fa ritratti alle personalità dell’epoca, lavora per la pubblicità e su Vogue, caso raro se non unico, appare sia come modella che come fotografa.

 

 

 

 

 

 

Al confine tra arte, cronaca e commercio, riprende gli interpreti di un’opera d’avanguardia su libretto di Gertrude Stein, “Four Saints in Three Acts”, un cast tutto di colore che sarà d’ispirazione a “Porgy and Bess”, di George Gershwin.

Un altro balzo, un’altra sorpresa: Lee sposa, imprevedibilmente, l’egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni.

 

 

 

 

 

 

 Al Cairo, e nel deserto, riscopre la foto d’arte, a volte antropologica, più spesso enigmatica. 

Ma gli anni ’30 volgono al peggio, e la musa del Surrealismo affronta la dura realtà.

 

 

 




Dal ’39 è a Londra, per vivere con un altro uomo, Roland Penrose, che le darà un figlio.

Ma prima ritrae con occhio surrealista la capitale sotto il blitz delle V2 naziste.

 

 

 




Poi, sempre per Vogue (la vanità della moda s’arrende alla guerra), diventa corrispondente dal fronte.

 

 

 

 

 

Lee Miller  – Foto per Vogue

 

 

 Segue l’avanzata delle truppe alleate: St Malo, Parigi, poi l’orrore di Dachau e Buchenwald.


 

 

Lee Miller – Buchenwald concentration camp – 1945

 

 

 Fotografa e scrive: sulle pagine patinate escono immagini e parole dell’inferno, i cadaveri, l’obbrobio.


 

 

Lee Miller – SS morto in un canale – Dachau – Germany – 1945

 

 

La ragazza che aveva scoperto con gioia il surrealismo si confronta al più duro espressionismo.


Ma non si piega: con il suo accompagnatore, David Scherman, il grande fotografo di Life che la fa da mentore (e da amante), arriva nel banale appartamento di Hitler, a Monaco, e ha il guizzo che Man Ray avrebbe amato: 

si spoglia, s’immerge nella vasca da bagno del Fuehrer, si fa fotografare da Scherman davanti ai pesanti scarponi da guerriera.

 

 

Lee Miller nel bagno di Hitler, 1945. David E. Scherman. © 2007 Lee Miller Archives. All rights reserved 

 

 

Il resto è riposo, lungo riposo fino al 1977.


 

 

 Roland Penrose

 

 

Lee si ritira nel Sussex con Penrose, lo sposa, dà alla luce il figlio Antony e continua a scrivere e fotografare per Vogue.

 

 

 

 

 

Riceve ospiti, li fotografa mentre innaffiano il giardino, s’appisola sui divani, diventa finalmente adulta – il Surrealismo è finito… come  la vita meravigliosa di Lee Miller.

.

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Testo dal blog “Chelsea mia” di Alessio Altichieri


Coordinam. e impaginazione Tony Kospan

 

In caso di copia indicare assolutamente il Blog… 

 

 

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IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)

.
.
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MADAME D’ORA… PRIMA GRANDE FOTOGRAFA DEL ‘900 – Breve biografia e molti ritratti di personaggi noti e non   Leave a comment




Madame d’Ora prima grande fotografa del ‘900


Anticonformista, liberal, esuberante 
e senza falsi pudori nel suo modo di fare fotografia
 ha immortalato il bel mondo europeo del primo ‘900 
cogliendo sempre i lati migliori dei personaggi da lei ritratti.



Dora Kallmus (Madame d’Ora) 20.3.1881 – 28.10.1963



Non solo è stata un’antesignana della fotografia al femminile 
ma è stata anche la prima ad aprire un atelier con lo pseudonimo
“Madame d’Ora” 
giocando col suo vero nome, Dora Kallmus, 
ed ammiccando alla società altoborghese viennese dei primi del ‘900.

Appartenente ad una ricca famiglia viennese ebraica 
è stata anche la prima donna a frequentare a l’Università.





Klimt



Ha 27 anni, nel 1908, quando Dora fa il suo primo ritratto al grande pittore Klimt 
e lo riprende in modo molto naturale mostrandocelo pensieroso e bohemien.








Già appare chiaro che il suo modo di fotografare, 
rivoluzionario per l’epoca, è spontaneo, senza pose stereotipate,
 ma capace di evidenziare i lati più veri e più belli dei soggetti.







Siamo nella Vienna del 1908, anno della Grande Esposizione,
pervasa da un clima molto vivace e frizzante 
per l’arrivo di persone ed artisti da ogni parte d’Europa.









Il suo modo di fotografare libero da conformismi ed aperto anche a pose osé 
ma sempre capace di evidenziare la bellezza 
affascinava tutti all’epoca
ed appare ancor oggi di sorpendente modernità.









Iniziano così a presentarsi davanti al suo obiettivo 
artisti di ogni genere
e le sue foto ad avere sempre maggiori successi.








Molte star si offrono senza pudori davanti al suo obiettivo.
Arriva a fotografare perfino l’ultimo Imperatore d’Austria.








La sua fama si estende in tutta Europa ma soprattutto a Parigi, 
all’epoca capitale naturale della cultura europea.







Pian piano lei però non svolge più solo il ruolo di fotografa delle star 
ma, dagli anni ’20, pure di fotografa di moda e di stile
aprendo anche uno studio a Parigi
dove poi nel 1927 si trasferisce definitivamente.








Per tutti gli anni ’30, il suo atelier nella “Ville Lumière”
è frequentato da grandi artisti 
come Chagall, Picasso, J. Backer, Tamara de Lempicka etc…



Chagall




Picasso



J. Backer 



Tamara de Lempicka



Il nazismo però interrompe il suo lavoro di successo e, 
per sfuggire alla caccia agli ebrei, si nasconde in un monastero.

Finisce così la sua storia di grande fotografa della “dolce vita”.












Dopo la guerra si dedica invece ad un fotogiornalismo di denuncia 
delle più gravi situazioni ed ingiustizie sociali.











Le sue foto non solo sono foto d’arte 
ma hanno anche un grande valore documentale 
dato che ci consentono oggi di vedere il vero volto 
e l’animo di tanti personaggi del secolo scorso.

Dopo molti anni di silenzio 
la sua arte fotografica è stata riabilitata e le sue foto
 vengono ogni tanto presentate in mostre e retrospettive 
ma sono soprattutto molto presenti nel web.


Tony Kospan



F I N E



Copyright Tony Kospan 
Vietata la copia totale senza l’indicazione dell’autore e del Blog


IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE
I N S I E M E
fre bia pouce
Ripped Note







Lee Miller.. grande fotografa (moda e guerra) e stupenda modella – La vita avventurosa e le sue artistiche foto   1 comment

 


Lee Miller – Autoritratto




Ci sono vite che sono romanzi,
anche se quella di Lee Miller,
per sua stessa ammissione, era stata
un fradicio rompicapo,
le cui tessere ubriache
non combaciano per forma né scopo”.

 

 

 

Elizabeth ‘Lee’ Miller – Lady Penrose
(23 April 1907 – 21 July 1977)

 

 

 

LEE MILLER – UNA VITA CON LA FOTOGRAFIA

– DA MAN RAY A FOTOGRAFA DI GUERRA –

 

 

 


 

 


BELLEZZA… AVVENTURA… STORIA E ARTE FOTOGRAFICA –

 

 

 

 

 

Certo la bambina Elizabeth Miller, nata nel 1907 a Poughkeepsie, la cittadina sul fiume Hudson ricca d’arte e di storia, dove i magnati di New York, come gli Astor e i Vanderbilt, andavano a costruirsi i palazzi per gli ozii estivi, doveva essere predestinata se il padre Theodore, fotografo dilettante affascinato dalla figlia, la ritraeva costantemente, registrandone e mappandone la crescita.

 Infatti la vita di Lee sarebbe stata segnata dall’arte, dalla fotografia, perfino dagli orrori del secolo, ma sempre con il marchio di quel dono di natura che definiamo, per brevità, fascino.

 

 

 

Lee Miller ritratta da George Hoyningen 1928

 

 

Perché già a vent’anni Elizabeth, anzi Li-Li, e subito Lee, era una modella sulla copertina di Vogue, richiesta dai grandi fotografi.

Bella era, bellissima, anche se dai tratti pronunciati, non aristocratici, “bostoniani”, delle celebrità del tempo. Ma in più aveva la forza interna, il piglio, appreso da ragazza alla scuola di teatro in Europa, a Parigi o, di ritorno a casa, al celebre Vassar College.

 

 

 

 

Ovvio che l’oceano non fosse ostacolo, ma ponte, se nel 1929 Lee era di nuovo a Parigi, a cercare Man Ray, fotografo e artista d’un’arte spregiudicata e inquietante, il Surrealismo, per diventarne l’allieva, la musa, l’amante.

 

 

Lee Miller e Man Ray

 

 

 

Con lui inventerà una tecnica originale, la solarizzazione delle foto, con lui sperimenterà un’estetica sempre carica di allusioni sessuali, come il “Nudo piegato in avanti”, ove la schiena femminile assume contorni fallici.

 

 

 

Nudo piegato in avanti

 

 

Con Man Ray e coi compagni di scuola condividerà vita e vacanze, reciterà (muta) in prove d’arte come il film “Le sang d’un poète”, di Jean Cocteau, con loro disegnerà, scatterà, provocherà.

 

 

Picnic: Nusch and Paul Eluard, Roland Penrose, Man Ray, and Ady Fidelin,
île Sainte-Marguerite, Cannes, France, 1937. Lee Miller.

 

 



 
Ma Lee cresce in fretta, tre anni dopo ha già lasciato Man Ray e ha aperto a New York il proprio studio.

Malgrado la grande depressione, fa ritratti alle personalità dell’epoca, lavora per la pubblicità e su Vogue, caso raro se non unico, appare sia come modella che come fotografa.

 

 

 

 

 

 

Al confine tra arte, cronaca e commercio, riprende gli interpreti di un’opera d’avanguardia su libretto di Gertrude Stein, “Four Saints in Three Acts”, un cast tutto di colore che sarà d’ispirazione a “Porgy and Bess”, di George Gershwin.

Un altro balzo, un’altra sorpresa: Lee sposa, imprevedibilmente, l’egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni.

 

 

 

 

 

 

 Al Cairo, e nel deserto, riscopre la foto d’arte, a volte antropologica, più spesso enigmatica. 

Ma gli anni ’30 volgono al peggio, e la musa del Surrealismo affronta la dura realtà.

 

 

 




Dal ’39 è a Londra, per vivere con un altro uomo, Roland Penrose, che le darà un figlio.

Ma prima ritrae con occhio surrealista la capitale sotto il blitz delle V2 naziste.

 

 

 




Poi, sempre per Vogue (la vanità della moda s’arrende alla guerra), diventa corrispondente dal fronte.

 

 

 

 

 

Lee Miller  – Foto per Vogue

 

 

 Segue l’avanzata delle truppe alleate: St Malo, Parigi, poi l’orrore di Dachau e Buchenwald.


 

 

Lee Miller – Buchenwald concentration camp – 1945

 

 

 Fotografa e scrive: sulle pagine patinate escono immagini e parole dell’inferno, i cadaveri, l’obbrobio.


 

 

Lee Miller – SS morto in un canale – Dachau – Germany – 1945

 

 

La ragazza che aveva scoperto con gioia il surrealismo si confronta al più duro espressionismo.


Ma non si piega: con il suo accompagnatore, David Scherman, il grande fotografo di Life che la fa da mentore (e da amante), arriva nel banale appartamento di Hitler, a Monaco, e ha il guizzo che Man Ray avrebbe amato: 

si spoglia, s’immerge nella vasca da bagno del Fuehrer, si fa fotografare da Scherman davanti ai pesanti scarponi da guerriera.

 

 

Lee Miller nel bagno di Hitler, 1945. David E. Scherman. © 2007 Lee Miller Archives. All rights reserved 

 

 

Il resto è riposo, lungo riposo fino al 1977.


 

 

 Roland Penrose

 

 

Lee si ritira nel Sussex con Penrose, lo sposa, dà alla luce il figlio Antony e continua a scrivere e fotografare per Vogue.

 

 

 

 

 

Riceve ospiti, li fotografa mentre innaffiano il giardino, s’appisola sui divani, diventa finalmente adulta – il Surrealismo è finito… come  la vita meravigliosa di Lee Miller.

.

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Testo dal blog “Chelsea mia” di Alessio Altichieri


Coordinam. e impaginazione Tony Kospan

In caso di copia indicare assolutamente il Blog… 

IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)

.
.
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Lee Miller – La vita romanzesca di una fotografa di moda e di guerra ma anche stupenda modella   2 comments

 





Ci sono vite che sono romanzi,
anche se quella di Lee Miller,
per sua stessa ammissione, era stata
un fradicio rompicapo,
le cui tessere ubriache
non combaciano per forma né scopo”.

 

 

 

Elizabeth ‘Lee’ Miller – Lady Penrose
(23 April 1907 – 21 July 1977)

 

 

 

LEE MILLER  UNA VITA CON LA FOTOGRAFIA

– DA MAN RAY A FOTOGRAFA DI GUERRA –

 

 

 

Lee Miller – Autoritratto 

 

 


BELLEZZA AVVENTURA STORIA E ARTE FOTOGRAFICA –

 

 

 

 

 

Certo la bambina Elizabeth Miller, nata nel 1907 a Poughkeepsie, la cittadina sul fiume Hudson ricca d’arte e di storia, dove i magnati di New York, come gli Astor e i Vanderbilt, andavano a costruirsi i palazzi per gli ozii estivi, doveva essere predestinata se il padre Theodore, fotografo dilettante affascinato dalla figlia, la ritraeva costantemente, registrandone e mappandone la crescita.

 Infatti la vita di Lee sarebbe stata segnata dall’arte, dalla fotografia, perfino dagli orrori del secolo, ma sempre con il marchio di quel dono di natura che definiamo, per brevità, fascino.

 

 

 

Lee Miller ritratta da George Hoyningen 1928

 

 

Perché già a vent’anni Elizabeth, anzi Li-Li, e subito Lee, era una modella sulla copertina di Vogue, richiesta dai grandi fotografi.

Bella era, bellissima, anche se dai tratti pronunciati, non aristocratici, “bostoniani”, delle celebrità del tempo. Ma in più aveva la forza interna, il piglio, appreso da ragazza alla scuola di teatro in Europa, a Parigi o, di ritorno a casa, al celebre Vassar College.

 

 

 

 

Ovvio che l’oceano non fosse ostacolo, ma ponte, se nel 1929 Lee era di nuovo a Parigi, a cercare Man Ray, fotografo e artista d’un’arte spregiudicata e inquietante, il Surrealismo, per diventarne l’allieva, la musa, l’amante.

 

 

Lee Miller e Man Ray

 

 

 

Con lui inventerà una tecnica originale, la solarizzazione delle foto, con lui sperimenterà un’estetica sempre carica di allusioni sessuali, come il “Nudo piegato in avanti”, ove la schiena femminile assume contorni fallici.

 

 

 

Nudo piegato in avanti

 

 

Con Man Ray e coi compagni di scuola condividerà vita e vacanze, reciterà (muta) in prove d’arte come il film “Le sang d’un poète”, di Jean Cocteau, con loro disegnerà, scatterà, provocherà.

 

 

Picnic: Nusch and Paul Eluard, Roland Penrose, Man Ray, and Ady Fidelin,
île Sainte-Marguerite, Cannes, France, 1937. Lee Miller.

 

 


 
Ma Lee cresce in fretta, tre anni dopo ha già lasciato Man Ray e ha aperto a New York il proprio studio.

Malgrado la grande depressione, fa ritratti alle personalità dell’epoca, lavora per la pubblicità e su Vogue, caso raro se non unico, appare sia come modella che come fotografa.

 

 

 

 

 

 

Al confine tra arte, cronaca e commercio, riprende gli interpreti di un’opera d’avanguardia su libretto di Gertrude Stein, “Four Saints in Three Acts”, un cast tutto di colore che sarà d’ispirazione a “Porgy and Bess”, di George Gershwin.

Un altro balzo, un’altra sorpresa: Lee sposa, imprevedibilmente, l’egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni.

 

 

 

 

 

 

 Al Cairo, e nel deserto, riscopre la foto d’arte, a volte antropologica, più spesso enigmatica. 

Ma gli anni ’30 volgono al peggio, e la musa del Surrealismo affronta la dura realtà.

 

 

 




Dal ’39 è a Londra, per vivere con un altro uomo, Roland Penrose, che le darà un figlio.

Ma prima ritrae con occhio surrealista la capitale sotto il blitz delle V2 naziste.

 

 

 




Poi, sempre per Vogue (la vanità della moda s’arrende alla guerra), diventa corrispondente dal fronte.

 

 

 

 

 

Lee Miller  – Foto per Vogue

 

 

 Segue l’avanzata delle truppe alleate: St Malo, Parigi, poi l’orrore di Dachau e Buchenwald.


 

 

Lee Miller – Buchenwald concentration camp – 1945

 

 

 Fotografa e scrive: sulle pagine patinate escono immagini e parole dell’inferno, i cadaveri, l’obbrobio.


 

 

Lee Miller – SS morto in un canale – Dachau – Germany – 1945

 

 

La ragazza che aveva scoperto con gioia il surrealismo si confronta al più duro espressionismo.


Ma non si piega: con il suo accompagnatore, David Scherman, il grande fotografo di Life che la fa da mentore (e da amante), arriva nel banale appartamento di Hitler, a Monaco, e ha il guizzo che Man Ray avrebbe amato: 

si spoglia, s’immerge nella vasca da bagno del Fuehrer, si fa fotografare da Scherman davanti ai pesanti scarponi da guerriera.

 

 

Lee Miller nel bagno di Hitler, 1945. David E. Scherman. © 2007 Lee Miller Archives. All rights reserved 

 

 

Il resto è riposo, lungo riposo fino al 1977.


 

 

 Roland Penrose

 

 

Lee si ritira nel Sussex con Penrose, lo sposa, dà alla luce il figlio Antony e continua a scrivere e fotografare per Vogue.

 

 

 

 

 

Riceve ospiti, li fotografa mentre innaffiano il giardino, s’appisola sui divani, diventa finalmente adulta – il Surrealismo è finito… come  la vita meravigliosa di Lee Miller.

.

.

.




Testo dal blog “Chelsea mia” di Alessio Altichieri


Coordinam. e impaginazione Tony Kospan

 

In caso di copia indicare assolutamente il Blog… 

 

 

IL GRUPPO DI CHI AMA L'ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)

.
.
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MADAME D’ORA… PRIMA GRANDE FOTOGRAFA DEL ‘900 – Breve biografia e molte artistiche foto di personaggi noti e non solo   2 comments




Madame d'Ora prima grande fotografa del '900


Anticonformista, liberal, esuberante 
e senza falsi pudori nel suo modo di fare fotografia
ha immortalato il bel mondo europeo del primo '900
cogliendo sempre i lati migliori dei personaggi da lei ritratti.



Dora Kallmus (Madame d'Ora) 20.3.1881 – 28.10.1963



Non solo è stata un'antesignana della fotografia al femminile
ma è stata anche la prima ad aprire un atelier con lo pseudonimo
“Madame d'Ora” giocando col suo vero nome, Dora Kallmus,
ed ammiccando alla società altoborghese viennese dei primi del '900.

Appartenente ad una ricca famiglia viennese ebraica
è stata anche la prima donna a frequentare a l'Università.





Klimt



Ha 27 anni, nel 1908, quando Dora fa il suo primo ritratto al grande pittore Klimt
e lo riprende in modo molto naturale mostrandocelo pensieroso e bohemien.








Già appare chiaro che il suo modo di fotografare, 
rivoluzionario per l'epoca, è spontaneo, senza pose stereotipate,
 ma capace di evidenziare i lati più veri e più belli dei soggetti.







Siamo nella Vienna del 1908, anno della Grande Esposizione,
pervasa da un clima molto vivace e frizzante 
per l'arrivo di persone ed artisti da ogni parte d'Europa.









Il suo modo di fotografare libero da conformismi ed aperto anche a pose osé
ma sempre capace di evidenziare la bellezza affascinava tutti all'epoca
ed appare ancor oggi di sorpendente modernità.









Iniziano così a presentarsi davanti al suo obiettivo 
artisti di ogni genere
e le sue foto ad avere sempre maggiori successi.








Molte star si offrono senza pudori davanti al suo obiettivo.
Arriva a fotografare perfino l'ultimo Imperatore d'Austria.








La sua fama si estende in tutta Europa ma soprattutto a Parigi,
all'epoca capitale naturale della cultura europea.







Pian piano lei però non svolge più solo il ruolo di fotografa delle star 
ma, dagli anni '20, pure di fotografa di moda e di stile
aprendo anche uno studio a Parigi
dove poi nel 1927 si trasferisce definitivamente.








Per tutti gli anni '30, il suo atelier nella “Ville Lumière”
è frequentato da grandi artisti 
come Chagall, Picasso, J. Backer, Tamara de Lempicka etc…



Chagall




Picasso



J. Backer 



Tamara de Lempicka



Il nazismo però interrompe il suo lavoro di successo e,
per sfuggire alla caccia agli ebrei, si nasconde in un monastero.


Finisce così la sua storia di grande fotografa della dolce vita.












Dopo la guerra si dedica invece ad un fotogiornalismo di denuncia 
delle più gravi situazioni ed ingiustizie sociali.











Le sue foto non solo sono foto d'arte 
ma hanno anche un grande valore documentale
dato che ci consentono oggi di vedere il vero volto 
e l'animo di tanti personaggi del secolo scorso.

Dopo molti anni di silenzio 
la sua arte fotografica è stata riabilitata e le sue foto
 vengono ogni tanto presentate in mostre e retrospettive 
ma sono soprattutto molto presenti nel web.


Tony Kospan



F I N E



Copyright Tony Kospan 
Vietata la copia totale senza l'indicazione dell'autore e del Blog


IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE
I N S I E M E
Ripped Note








Lee Miller – La vita avventurosa di una fotografa di moda e di guerra ma anche stupenda modella   Leave a comment

 





Ci sono vite che sono romanzi,
anche se quella di Lee Miller,
per sua stessa ammissione, era stata
un fradicio rompicapo,
le cui tessere ubriache
non combaciano per forma né scopo”.

 

 

 

Elizabeth ‘Lee’ Miller – Lady Penrose
(23 April 1907 – 21 July 1977)

 

 

 

LEE MILLER  UNA VITA CON LA FOTOGRAFIA

– DA MAN RAY A FOTOGRAFA DI GUERRA –

 

 

 

Lee Miller – Autoritratto 

 

 


BELLEZZA AVVENTURA STORIA E ARTE FOTOGRAFICA –

 

 

 

 

 

Certo la bambina Elizabeth Miller, nata nel 1907 a Poughkeepsie, la cittadina sul fiume Hudson ricca d’arte e di storia, dove i magnati di New York, come gli Astor e i Vanderbilt, andavano a costruirsi i palazzi per gli ozii estivi, doveva essere predestinata se il padre Theodore, fotografo dilettante affascinato dalla figlia, la ritraeva costantemente, registrandone e mappandone la crescita.

 Infatti la vita di Lee sarebbe stata segnata dall’arte, dalla fotografia, perfino dagli orrori del secolo, ma sempre con il marchio di quel dono di natura che definiamo, per brevità, fascino.

 

 

 

Lee Miller ritratta da George Hoyningen 1928

 

 

Perché già a vent’anni Elizabeth, anzi Li-Li, e subito Lee, era una modella sulla copertina di Vogue, richiesta dai grandi fotografi.

Bella era, bellissima, anche se dai tratti pronunciati, non aristocratici, “bostoniani”, delle celebrità del tempo. Ma in più aveva la forza interna, il piglio, appreso da ragazza alla scuola di teatro in Europa, a Parigi o, di ritorno a casa, al celebre Vassar College.

 

 

 

 

Ovvio che l’oceano non fosse ostacolo, ma ponte, se nel 1929 Lee era di nuovo a Parigi, a cercare Man Ray, fotografo e artista d’un’arte spregiudicata e inquietante, il Surrealismo, per diventarne l’allieva, la musa, l’amante.

 

 

Lee Miller e Man Ray

 

 

 

Con lui inventerà una tecnica originale, la solarizzazione delle foto, con lui sperimenterà un’estetica sempre carica di allusioni sessuali, come il “Nudo piegato in avanti”, ove la schiena femminile assume contorni fallici.

 

 

 

Nudo piegato in avanti

 

 

Con Man Ray e coi compagni di scuola condividerà vita e vacanze, reciterà (muta) in prove d’arte come il film “Le sang d’un poète”, di Jean Cocteau, con loro disegnerà, scatterà, provocherà.

 

 

Picnic: Nusch and Paul Eluard, Roland Penrose, Man Ray, and Ady Fidelin,
île Sainte-Marguerite, Cannes, France, 1937. Lee Miller.

 

 


 
Ma Lee cresce in fretta, tre anni dopo ha già lasciato Man Ray e ha aperto a New York il proprio studio.

Malgrado la grande depressione, fa ritratti alle personalità dell’epoca, lavora per la pubblicità e su Vogue, caso raro se non unico, appare sia come modella che come fotografa.

 

 

 

 

 

 

Al confine tra arte, cronaca e commercio, riprende gli interpreti di un’opera d’avanguardia su libretto di Gertrude Stein, “Four Saints in Three Acts”, un cast tutto di colore che sarà d’ispirazione a “Porgy and Bess”, di George Gershwin.

Un altro balzo, un’altra sorpresa: Lee sposa, imprevedibilmente, l’egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni.

 

 

 

 

 

 

 Al Cairo, e nel deserto, riscopre la foto d’arte, a volte antropologica, più spesso enigmatica. 

Ma gli anni ’30 volgono al peggio, e la musa del Surrealismo affronta la dura realtà.

 

 

 




Dal ’39 è a Londra, per vivere con un altro uomo, Roland Penrose, che le darà un figlio.

Ma prima ritrae con occhio surrealista la capitale sotto il blitz delle V2 naziste.

 

 

 




Poi, sempre per Vogue (la vanità della moda s’arrende alla guerra), diventa corrispondente dal fronte.

 

 

 

 

 

Lee Miller  – Foto per Vogue

 

 

 Segue l’avanzata delle truppe alleate: St Malo, Parigi, poi l’orrore di Dachau e Buchenwald.


 

 

Lee Miller – Buchenwald concentration camp – 1945

 

 

 Fotografa e scrive: sulle pagine patinate escono immagini e parole dell’inferno, i cadaveri, l’obbrobio.


 

 

Lee Miller – SS morto in un canale – Dachau – Germany – 1945

 

 

La ragazza che aveva scoperto con gioia il surrealismo si confronta al più duro espressionismo.


Ma non si piega: con il suo accompagnatore, David Scherman, il grande fotografo di Life che la fa da mentore (e da amante), arriva nel banale appartamento di Hitler, a Monaco, e ha il guizzo che Man Ray avrebbe amato: 

si spoglia, s’immerge nella vasca da bagno del Fuehrer, si fa fotografare da Scherman davanti ai pesanti scarponi da guerriera.

 

 

Lee Miller nel bagno di Hitler, 1945. David E. Scherman. © 2007 Lee Miller Archives. All rights reserved 

 

 

Il resto è riposo, lungo riposo fino al 1977.


 

 

 Roland Penrose

 

 

Lee si ritira nel Sussex con Penrose, lo sposa, dà alla luce il figlio Antony e continua a scrivere e fotografare per Vogue.

 

 

 

 

 

Riceve ospiti, li fotografa mentre innaffiano il giardino, s’appisola sui divani, diventa finalmente adulta – il Surrealismo è finito… come  la vita meravigliosa di Lee Miller.

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Testo dal blog “Chelsea mia” di Alessio Altichieri


Coordinam. e impaginazione Tony Kospan

 

In caso di copia indicare assolutamente il Blog… 

 

 

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(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)

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Lee Miller – Affascinante fotografa e… modella – Vita romanzesca… storia e… arte fotografica   1 comment

 





Ci sono vite che sono romanzi,
anche se quella di Lee Miller,
per sua stessa ammissione, era stata
un fradicio rompicapo,
le cui tessere ubriache
non combaciano per forma né scopo”.

 

 

 

Elizabeth ‘Lee’ Miller – Lady Penrose
(23 April 1907 – 21 July 1977)

 

 

 

LEE MILLER  UNA VITA CON LA FOTOGRAFIA

– DA MAN RAY A FOTOGRAFA DI GUERRA –

 

 

 

Lee Miller – Autoritratto 

 

 


BELLEZZA AVVENTURA STORIA E ARTE FOTOGRAFICA –

 

 

 

 

 

Certo la bambina Elizabeth Miller, nata nel 1907 a Poughkeepsie, la cittadina sul fiume Hudson ricca d’arte e di storia, dove i magnati di New York, come gli Astor e i Vanderbilt, andavano a costruirsi i palazzi per gli ozii estivi, doveva essere predestinata se il padre Theodore, fotografo dilettante affascinato dalla figlia, la ritraeva costantemente, registrandone e mappandone la crescita.

 Infatti la vita di Lee sarebbe stata segnata dall’arte, dalla fotografia, perfino dagli orrori del secolo, ma sempre con il marchio di quel dono di natura che definiamo, per brevità, fascino.

 

 

 

Lee Miller ritratta da George Hoyningen 1928

 

 

Perché già a vent’anni Elizabeth, anzi Li-Li, e subito Lee, era una modella sulla copertina di Vogue, richiesta dai grandi fotografi.

Bella era, bellissima, anche se dai tratti pronunciati, non aristocratici, “bostoniani”, delle celebrità del tempo. Ma in più aveva la forza interna, il piglio, appreso da ragazza alla scuola di teatro in Europa, a Parigi o, di ritorno a casa, al celebre Vassar College.

 

 

 

 

Ovvio che l’oceano non fosse ostacolo, ma ponte, se nel 1929 Lee era di nuovo a Parigi, a cercare Man Ray, fotografo e artista d’un’arte spregiudicata e inquietante, il Surrealismo, per diventarne l’allieva, la musa, l’amante.

 

 

Lee Miller e Man Ray

 

 

 

Con lui inventerà una tecnica originale, la solarizzazione delle foto, con lui sperimenterà un’estetica sempre carica di allusioni sessuali, come il “Nudo piegato in avanti”, ove la schiena femminile assume contorni fallici.

 

 

 

Nudo piegato in avanti

 

 

Con Man Ray e coi compagni di scuola condividerà vita e vacanze, reciterà (muta) in prove d’arte come il film “Le sang d’un poète”, di Jean Cocteau, con loro disegnerà, scatterà, provocherà.

 

 

Picnic: Nusch and Paul Eluard, Roland Penrose, Man Ray, and Ady Fidelin,
île Sainte-Marguerite, Cannes, France, 1937. Lee Miller.

 

 


 
Ma Lee cresce in fretta, tre anni dopo ha già lasciato Man Ray e ha aperto a New York il proprio studio.

Malgrado la grande depressione, fa ritratti alle personalità dell’epoca, lavora per la pubblicità e su Vogue, caso raro se non unico, appare sia come modella che come fotografa.

 

 

 

 

 

 

Al confine tra arte, cronaca e commercio, riprende gli interpreti di un’opera d’avanguardia su libretto di Gertrude Stein, “Four Saints in Three Acts”, un cast tutto di colore che sarà d’ispirazione a “Porgy and Bess”, di George Gershwin.

Un altro balzo, un’altra sorpresa: Lee sposa, imprevedibilmente, l’egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni.

 

 

 

 

 

 

 Al Cairo, e nel deserto, riscopre la foto d’arte, a volte antropologica, più spesso enigmatica. 

Ma gli anni ’30 volgono al peggio, e la musa del Surrealismo affronta la dura realtà.

 

 

 




Dal ’39 è a Londra, per vivere con un altro uomo, Roland Penrose, che le darà un figlio.

Ma prima ritrae con occhio surrealista la capitale sotto il blitz delle V2 naziste.

 

 

 




Poi, sempre per Vogue (la vanità della moda s’arrende alla guerra), diventa corrispondente dal fronte.

 

 

 

 

 

Lee Miller  – Foto per Vogue

 

 

 Segue l’avanzata delle truppe alleate: St Malo, Parigi, poi l’orrore di Dachau e Buchenwald.


 

 

Lee Miller – Buchenwald concentration camp – 1945

 

 

 Fotografa e scrive: sulle pagine patinate escono immagini e parole dell’inferno, i cadaveri, l’obbrobio.


 

 

Lee Miller – SS morto in un canale – Dachau – Germany – 1945

 

 

La ragazza che aveva scoperto con gioia il surrealismo si confronta al più duro espressionismo.


Ma non si piega: con il suo accompagnatore, David Scherman, il grande fotografo di Life che la fa da mentore (e da amante), arriva nel banale appartamento di Hitler, a Monaco, e ha il guizzo che Man Ray avrebbe amato: 

si spoglia, s’immerge nella vasca da bagno del Fuehrer, si fa fotografare da Scherman davanti ai pesanti scarponi da guerriera.

 

 

Lee Miller nel bagno di Hitler, 1945. David E. Scherman. © 2007 Lee Miller Archives. All rights reserved 

 

 

Il resto è riposo, lungo riposo fino al 1977.


 

 

 Roland Penrose

 

 

Lee si ritira nel Sussex con Penrose, lo sposa, dà alla luce il figlio Antony e continua a scrivere e fotografare per Vogue.

 

 

 

 

 

Riceve ospiti, li fotografa mentre innaffiano il giardino, s’appisola sui divani, diventa finalmente adulta – il Surrealismo è finito… come  la vita meravigliosa di Lee Miller.

.

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Testo dal blog “Chelsea mia” di Alessio Altichieri


Coordinam. e impaginazione Tony Kospan

 

In caso di copia indicare assolutamente il Blog… 

 

 

IL GRUPPO DI CHI AMA L'ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)

.
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Lee Miller grande fotografa. Bellezza arte avventura guerra ed una vita romanzesca…   2 comments

 





Ci sono vite che sono romanzi,
anche se quella di Lee Miller,
per sua stessa ammissione, era stata
un fradicio rompicapo,
le cui tessere ubriache
non combaciano per forma né scopo”.

 

 

 

Elizabeth ‘Lee’ Miller – Lady Penrose
(23 April 1907 – 21 July 1977)

 

 

 

LEE MILLER  UNA VITA CON LA FOTOGRAFIA

– DA MAN RAY A FOTOGRAFA DI GUERRA –

 

 

 

Lee Miller – Autoritratto 

 

 


BELLEZZA AVVENTURA STORIA E ARTE FOTOGRAFICA –

 

 

 

 

 

Certo la bambina Elizabeth Miller, nata nel 1907 a Poughkeepsie, la cittadina sul fiume Hudson ricca d’arte e di storia, dove i magnati di New York, come gli Astor e i Vanderbilt, andavano a costruirsi i palazzi per gli ozii estivi, doveva essere predestinata se il padre Theodore, fotografo dilettante affascinato dalla figlia, la ritraeva costantemente, registrandone e mappandone la crescita.

 Infatti la vita di Lee sarebbe stata segnata dall’arte, dalla fotografia, perfino dagli orrori del secolo, ma sempre con il marchio di quel dono di natura che definiamo, per brevità, fascino.

 

 

 

Lee Miller ritratta da George Hoyningen 1928

 

 

Perché già a vent’anni Elizabeth, anzi Li-Li, e subito Lee, era una modella sulla copertina di Vogue, richiesta dai grandi fotografi.

Bella era, bellissima, anche se dai tratti pronunciati, non aristocratici, “bostoniani”, delle celebrità del tempo. Ma in più aveva la forza interna, il piglio, appreso da ragazza alla scuola di teatro in Europa, a Parigi o, di ritorno a casa, al celebre Vassar College.

 

 

 

 

Ovvio che l’oceano non fosse ostacolo, ma ponte, se nel 1929 Lee era di nuovo a Parigi, a cercare Man Ray, fotografo e artista d’un’arte spregiudicata e inquietante, il Surrealismo, per diventarne l’allieva, la musa, l’amante.

 

 

Lee Miller e Man Ray

 

 

 

Con lui inventerà una tecnica originale, la solarizzazione delle foto, con lui sperimenterà un’estetica sempre carica di allusioni sessuali, come il “Nudo piegato in avanti”, ove la schiena femminile assume contorni fallici.

 

 

 

Nudo piegato in avanti

 

 

Con Man Ray e coi compagni di scuola condividerà vita e vacanze, reciterà (muta) in prove d’arte come il film “Le sang d’un poète”, di Jean Cocteau, con loro disegnerà, scatterà, provocherà.

 

 

Picnic: Nusch and Paul Eluard, Roland Penrose, Man Ray, and Ady Fidelin,
île Sainte-Marguerite, Cannes, France, 1937. Lee Miller.

 

 


 
Ma Lee cresce in fretta, tre anni dopo ha già lasciato Man Ray e ha aperto a New York il proprio studio.

Malgrado la grande depressione, fa ritratti alle personalità dell’epoca, lavora per la pubblicità e su Vogue, caso raro se non unico, appare sia come modella che come fotografa.

 

 

 

 

 

 

Al confine tra arte, cronaca e commercio, riprende gli interpreti di un’opera d’avanguardia su libretto di Gertrude Stein, “Four Saints in Three Acts”, un cast tutto di colore che sarà d’ispirazione a “Porgy and Bess”, di George Gershwin.

Un altro balzo, un’altra sorpresa: Lee sposa, imprevedibilmente, l’egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni.

 

 

 

 

 

 

 Al Cairo, e nel deserto, riscopre la foto d’arte, a volte antropologica, più spesso enigmatica. 

Ma gli anni ’30 volgono al peggio, e la musa del Surrealismo affronta la dura realtà.

 

 

 




Dal ’39 è a Londra, per vivere con un altro uomo, Roland Penrose, che le darà un figlio.

Ma prima ritrae con occhio surrealista la capitale sotto il blitz delle V2 naziste.

 

 

 




Poi, sempre per Vogue (la vanità della moda s’arrende alla guerra), diventa corrispondente dal fronte.

 

 

 

 

 

Lee Miller  – Foto per Vogue

 

 

 Segue l’avanzata delle truppe alleate: St Malo, Parigi, poi l’orrore di Dachau e Buchenwald.


 

 

Lee Miller – Buchenwald concentration camp – 1945

 

 

 Fotografa e scrive: sulle pagine patinate escono immagini e parole dell’inferno, i cadaveri, l’obbrobio.


 

 

Lee Miller – SS morto in un canale – Dachau – Germany – 1945

 

 

La ragazza che aveva scoperto con gioia il surrealismo si confronta al più duro espressionismo.


Ma non si piega: con il suo accompagnatore, David Scherman, il grande fotografo di Life che la fa da mentore (e da amante), arriva nel banale appartamento di Hitler, a Monaco, e ha il guizzo che Man Ray avrebbe amato: 

si spoglia, s’immerge nella vasca da bagno del Fuehrer, si fa fotografare da Scherman davanti ai pesanti scarponi da guerriera.

 

 

Lee Miller nel bagno di Hitler, 1945. David E. Scherman. © 2007 Lee Miller Archives. All rights reserved 

 

 

Il resto è riposo, lungo riposo fino al 1977.


 

 

 Roland Penrose

 

 

Lee si ritira nel Sussex con Penrose, lo sposa, dà alla luce il figlio Antony e continua a scrivere e fotografare per Vogue.

 

 

 

 

 

Riceve ospiti, li fotografa mentre innaffiano il giardino, s’appisola sui divani, diventa finalmente adulta – il Surrealismo è finito… come  la vita meravigliosa di Lee Miller.

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Testo dal blog “Chelsea mia” di Alessio Altichieri


Coordinam. e impaginazione Tony Kospan

 

In caso di copia indicare assolutamente il Blog… 

 

 

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