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Le espressioni dei visitatori dei Musei sono il tema del grande fotografo tedesco.. Thomas Struth   Leave a comment




Nel campo della Storia della Fotografia 
alcuni artisti della macchina fotografica 
hanno preferito dedicarsi ad un tema particolare
o ad un particolare aspetto della vita umana.

.


Uno di questo è il fotografo di cui ora vi parlerò che, 

insieme a diversi altri,

ha scelto un genere davvero inconsueto.

.

.

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Infatti ora conosceremo il fotografo tedesco
diventato famoso
soprattutto per l’idea, davvero molto originale,
 di ritrarre i visitatori dei musei
intenti a contemplare opere d’arte.
 
 

 

 

 

 

 

THOMAS STRUTH

IL FOTOGRAFO DEI… VISITATORI DEI MUSEI 

 

 

 

Thomas Struth (nato nel 1954)

 

 

Rielaborazione libera di un articolo di
LAURA LARCAN

da parte di Tony Kospan

 

 

I più importanti musei del mondo sono la sua riserva naturale di caccia.
Si diverte a nascondersi tra la folla di visitatori e a osservare le dinamiche schizofreniche di un mondo umano in balia del fascino dei capolavori dell’arte.
Per poi immortalare i comportamenti di questi piccoli grandi fruitori della cultura di massa.
Ed elaborando un ritratto sociologico dello spirito contemporaneo.
E’ Thomas Struth, uno dei più geniali fotografi di questa alba di terzo millennio, diventato celebre, non solo con riconoscimenti espositivi globali, ma anche con quotazioni da capogiro raggiunte dalle sue opere, con la serie delle “Museum Photographs”, iniziata a partire dal 1989, con cui ha segnato la storia di una nuova tecnica e di un nuovo linguaggio nella fotografia.
A lui musei e gallerie di ogni parte del mondo dedicano mostre antologiche.
 
 
 
 
 

 

 

 

Eppure, il pregio di questa rassegna sta tutta nel non privilegiare esclusivamente il tema blasonato dei suoi musei, che rimane di indubbio fascino, ma di ricostruire tutta la sua folgorante carriera creativa che non ha mai perso colpi.
Thomas Struth si riconferma, dunque, uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea attraverso la visione ravvicinata di circa una cinquantina di lavori, alcuni di grandi dimensioni, che partono dai suoi esordi, alla fine degli anni Settanta – la sua prima personale fu a New York nel 1978 – dedicate al paesaggio urbano in bianco e nero.
Un diario scrupoloso e attento, che non scade mai nella vibrazione poetica, prediligendo l’eleganza della sobrietà, con cui documenta la storia delle città, il suo valore urbano, l’estetica del suo divenire, e annota l’interazione fenomenica tra i suoi abitanti all’interno delle realtà architettoniche. Il suo esordio non fu certo casuale. 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
BREVE BIOGRAFIA DI THOMAS STRUTH
 
 
 
Nato a Gelden, vicino a Colonia, nel 1954, si è formato all’Accademia di Belle Arti di Duesseldorf, ereditando un gusto tutto modernista di impronta concettualistica, se non addirittura minimalista per le immagini.
Gli sono bastate la guida di Gerhard Richter per la pittura e quella di Bernd Becher per la fotografia per puntare il suo estro sull’uso essenziale dell’obiettivo fotografico, spingendosi verso scenari urbani in cui evidenziare il senso della collettività e della quotidianità.
Ambienti pregni di un’atmosfera urbana che lasciassero trasparire non solo il confortevole scorrere della vita ma anche la carica eversiva della modernità.
La sua fantasia creativa, quella che lo ha caratterizzato in maniera universale e che lo ha trasformato letteralmente nel magister di una scuola nuova è quella che si è estrinsecata nella serie di celebri immagini in cui ritrae i visitatori intenti a contemplare le opere all’interno dei musei.
Sono tutte opere di grande formato, a colori, dove l’effetto sovradimensionato sembra trasfigurare l’abituale fruizione della fotografia per aprire nuove percezioni psicologiche nel visitatore.
 
 
 
 

 

 

E’ un gioco teatrale spettacolare, da applauso.

Quello che poteva essere un intento documentario di ambienti museali diventa letteralmente una messinscena.


Thomas Struth può immortalare le sale del museo con i suoi capolavori universali, coinvolgendo gli stessi visitatori, che diventano anche loro elementi perfettamente integrati con l’ambiente circostante, in una sorta di teatralità silenziosa, dove il turista appare trasfigurato in una comparsa della scena.


 

 

 

Ma Struth può anche avvicinarsi di più alle persone, colte nel momento in cui contemplano l’opera d’arte.

Ed è questo il suo segno più arguto e innovativo, scegliendo di ritrarre frontalmente la gente che guarda, vista come dal punto di vista dell’opera: quasi uno studio psicologico dei modi di guardare e di recepire l’arte di persone di diverse età, sesso e provenienza sociale.  

Struth punta così a ritrarre la condizione esistenziale dell’uomo confrontato con la propria immagine nell’opera d’arte.

Ecco, allora, ritrovare nelle sue immagini folle di individui nelle più svariate attività: possono ammirare estatiche l’opera, possono ascoltare la guida, possono distogliere l’attenzione e osservare altre persone.

 

 
 
 

 

 

 

 

Sono veri e propri saggi sull’osservazione, sull’osservare e sull’essere osservati.

Ma Struth affronta con la sua macchina fotografica anche le altre indagini tematiche come quelle legate alle chiese e ai luoghi sacri, dove il fotografo trasfigura la monumentalità architettonica e spaziale, profusa di valori cromatici, nella superficie invasiva di un “pattern” decorativo, come ad esempio realizza con la facciata del Duomo di Milano. 

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Duomo di Milano – interno

 

 


Un altro tema sono i cosiddetti “Paradisi”, scatti fotografici che ritraggono luoghi dove l’uomo non ha mai o ha raramente messo piede. 

Qui scorre l’altro tema caro a Thomas Struth, quello della natura, dei territori incontaminati, delle foreste amazzoniche, di una natura, insomma, che è protagonista assoluta in una dimensione parallela alla realtà urbana, un mondo senza tempo, sospeso in una grandiosità sconosciuta e silenziosa.

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Un tema spiazzante che appare opposto a tutta quella civiltà fatta di arte, di città e architetture finora perlustrate.

D’altronde, l’essenza di questa fotografia la indica lo stesso Struth quando afferma  “cerco un dialogo tra passato e presente e la possibilità di cercare uno spazio di quiete nel nostro mondo frenetico“. 

 

 

ALTRE SUE  OPERE IN TEMA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Testo rielaborato da repubblica.it – immagini da vari siti – impaginazione T.K.

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 
 
 
 
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IL MONDO DEGLI ARTISTI

E DI CHI AMA L’ARTE
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Henri Cartier-Bresson.. occhio attento del ‘900 e leggenda della fotografia artistica   Leave a comment

 

 

 
 
 
Non sono necessarie molte presentazioni per chi è conosciuto come il padre della fotografia e ha fermato nei suoi scatti quasi un secolo di eventi… ma ripercorriamo in breve la sua vita e la sua attività di grande fotografo del ‘900.
 
Henri Cartier-Bresson, è nato il 22 agosto 1908 a Chanteloup (Francia), 30 chilometri ad est di Parigi, da una famiglia alto borghese amica delle arti.

Inizialmente si interessa solo di pittura (grazie soprattutto all’influenza di suo zio, artista affermato, che all’epoca considerava un po’ come un padre spirituale), e diventa allievo di Jaques-Emile Blanche e di André Lhote, frequenta i surrealisti e Triade, il grande editore. 
 
Dagli inizi degli anni ’30 sceglie definitivamente di sposare la fotografia.
 
Nel 1931 infatti, a soli 23 anni, ritornato in Francia dopo un anno in Costa d’Avorio, Henri Cartier-Bresson scopre la gioia di fotografare, compra una Leica e parte per un viaggio che lo porta nel sud della Francia, in Spagna, in Italia e in Messico.



 



La Leica con la sua maneggevolezza e la pellicola 24×36 inaugurano un modo nuovo di rapportarsi al reale, sono strumenti flessibili che si adattano straordinariamente all’occhio sempre mobile e sensibile del fotografo.
 
L’ansia che rode Cartier-Bresson in questo suo viaggio fra le immagini del mondo lo porta ad una curiosità insaziabile, incompatibile con l’ambiente borghese che lo circonda, di cui non tollera l’immobilismo e la chiusura, la piccolezza degli orizzonti.
 
 
 

 
 
 
Nel 1935 negli USA inizia a lavorare per il cinema con Paul Strand e tiene nel 1932 la sua prima mostra nella galleria Julien Levy.
 
Tornato in Francia continua per qualche tempo a lavorare nel cinema con Jean Renoir e Jaques Becker, ma nel 1933 un viaggio in Spagna gli offre l’occasione per realizzare le sue prime grandi fotografie di reportage.
 
 
 

 
 

Ed è soprattutto nel reportage che Cartier-Bresson mette in pratica tutta la sua abilità e ha modo di applicare la sua filosofia del “momento decisivo“.
 
Una strada che lo porterà ad essere facilmente riconoscibile, un marchio di fabbrica che lo distanzia mille miglia dalle confezioni di immagini celebri e costruite.

 
 
 

Chanteloup 22.8.1908 – Parigi 3.8.2004



 

 

 

 

 

 
 
Ormai è diventato un fotografo importante.
 
Catturato nel 1940 dai tedeschi, dopo 35 mesi di prigionia e due tentate fughe, riesce a evadere dal campo e fa ritorno in Francia nel 1943, a Parigi, dove ne fotografa la liberazione.
 
 
 
 

Una collaboratrice dei nazisti viene accusata e giudicata

,

,

Qui entra a far parte dell’MNPGD, un movimento clandestino che si occupa di organizzare l’assistenza per prigionieri di guerra evasi e ricercati.








 




Finita la guerra ritorna al cinema e dirige il film “Le Retour”.
 
Negli anni 1946-47 è negli Stati Uniti, dove fotografa soprattutto per Harper’s Bazaar.



 
 
 

 

 

 

 

Nel 1947 al Museum of Modern Art di New York viene allestita, a sua insaputa, una mostra “postuma”; si era infatti diffusa la notizia che fosse morto durante la guerra.


Nel 1947 insieme ai suoi amici Robert Capa, David “Chim” Seymour, George Rodger e William Vandivert (un manipolo di “avventurieri mossi da un’etica”, come amava definirli), fonda la Magnum Photos, cooperativa di fotografi destinata a diventare la più importante agenzia fotografica del mondo.





  

 







 

 

 

Dal 1948 al 1950 è in Estremo Oriente.




 

 

 




Nel 1952 pubblica “Images à la sauvette“, una raccolta di sue foto (con copertina, nientedimeno, che di Matisse), che ha un’immediata e vastissima eco internazionale. 
 
Nel 1954 fu il primo fotografo occidentale a poter visitare l’allora URSS.

 
 
 
 
 

 

 

 

 



 

 
 
 
Nel 1955 viene inaugurata la sua prima grande retrospettiva, che farà poi il giro del mondo, al Musée des Arts Décoratifs di Parigi.
 
Dopo una serie di viaggi (Cuba, Messico, India e Giappone), dal 1966 si dedica progressivamente sempre più al disegno.
 
Innumerevoli, in questi anni, sono i riconoscimenti ricevuti, così come le esposizioni organizzate e le pubblicazioni che in tutto il mondo hanno reso omaggio alla sua straordinaria produzione di fotografo e di pittore.

 
 
 

 

 

 

 

 

 








 
 
Dal 1988 il Centre National de la Photographie di Parigi ha istituito il Gran Premio Internazionale di Fotografia, intitolandolo a lui.
 
Oltre ad essere universalmente riconosciuto tra i più grandi fotografi del secolo, Henri Cartier-Bresson ha avuto un ruolo fondamentale nella teorizzazione dell’atto del fotografare, tradotto tra l’altro nella già ricordata e celebre definizione del “momento decisivo“.
 
L’occhio magico della sua macchina fotografica ha praticamente catturato le immagini di un secolo in ogni parte del mondo.
 
 
 
 

 
 
 
 
 
Poco prima di raggiungere i 96 anni, morì a Parigi il 3 agosto 2004.
 
La notizia commosse e fece il giro del mondo… ma le sue opere gli sopravvivono come affascinanti, emozionanti ed insuperabili documenti sia storici che artistici. 


 
Testo da Biografieonline.it con mini modifiche ed impaginazione t.k.
 
 
Chi desideri vedere un’ulteriore carrellata di sue fotografie… ecco un video che ne raccoglie parecchie altre… oltre a darci un’altra visione della sua arte. 
 
 
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN



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Henri Cartier-Bresson.. l’occhio attento del ‘900 – Eccelsa arte fotografica a tutto campo   Leave a comment

 

 

 
 
 
Non sono necessarie molte presentazioni per chi è conosciuto come il padre della fotografia e ha fermato nei suoi scatti quasi un secolo di eventi… ma ripercorriamo in breve la sua vita e la sua attività di grande fotografo del ‘900.
 
Henri Cartier-Bresson, è nato il 22 agosto 1908 a Chanteloup (Francia), 30 chilometri ad est di Parigi, da una famiglia alto borghese amica delle arti.

Inizialmente si interessa solo di pittura (grazie soprattutto all’influenza di suo zio, artista affermato, che all’epoca considerava un po’ come un padre spirituale), e diventa allievo di Jaques-Emile Blanche e di André Lhote, frequenta i surrealisti e Triade, il grande editore. 
 
Dagli inizi degli anni ’30 sceglie definitivamente di sposare la fotografia.
 
Nel 1931 infatti, a soli 23 anni, ritornato in Francia dopo un anno in Costa d’Avorio, Henri Cartier-Bresson scopre la gioia di fotografare, compra una Leica e parte per un viaggio che lo porta nel sud della Francia, in Spagna, in Italia e in Messico.



 



La Leica con la sua maneggevolezza e la pellicola 24×36 inaugurano un modo nuovo di rapportarsi al reale, sono strumenti flessibili che si adattano straordinariamente all’occhio sempre mobile e sensibile del fotografo.
 
L’ansia che rode Cartier-Bresson in questo suo viaggio fra le immagini del mondo lo porta ad una curiosità insaziabile, incompatibile con l’ambiente borghese che lo circonda, di cui non tollera l’immobilismo e la chiusura, la piccolezza degli orizzonti.
 
 
 

 
 
 
Nel 1935 negli USA inizia a lavorare per il cinema con Paul Strand e tiene nel 1932 la sua prima mostra nella galleria Julien Levy.
 
Tornato in Francia continua per qualche tempo a lavorare nel cinema con Jean Renoir e Jaques Becker, ma nel 1933 un viaggio in Spagna gli offre l’occasione per realizzare le sue prime grandi fotografie di reportage.
 
 
 

 
 

Ed è soprattutto nel reportage che Cartier-Bresson mette in pratica tutta la sua abilità e ha modo di applicare la sua filosofia del “momento decisivo“.
 
Una strada che lo porterà ad essere facilmente riconoscibile, un marchio di fabbrica che lo distanzia mille miglia dalle confezioni di immagini celebri e costruite.

 
 
 

Chanteloup 22.8.1908 – Parigi 3.8.2004



 

 

 

 

 

 
 
Ormai è diventato un fotografo importante.
 
Catturato nel 1940 dai tedeschi, dopo 35 mesi di prigionia e due tentate fughe, riesce a evadere dal campo e fa ritorno in Francia nel 1943, a Parigi, dove ne fotografa la liberazione.
 
 
 
 

Una collaboratrice dei nazisti viene accusata e giudicata

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Qui entra a far parte dell’MNPGD, un movimento clandestino che si occupa di organizzare l’assistenza per prigionieri di guerra evasi e ricercati.








 




Finita la guerra ritorna al cinema e dirige il film “Le Retour”.
 
Negli anni 1946-47 è negli Stati Uniti, dove fotografa soprattutto per Harper’s Bazaar.



 
 
 

 

 

 

 

Nel 1947 al Museum of Modern Art di New York viene allestita, a sua insaputa, una mostra “postuma”; si era infatti diffusa la notizia che fosse morto durante la guerra.


Nel 1947 insieme ai suoi amici Robert Capa, David “Chim” Seymour, George Rodger e William Vandivert (un manipolo di “avventurieri mossi da un’etica”, come amava definirli), fonda la Magnum Photos, cooperativa di fotografi destinata a diventare la più importante agenzia fotografica del mondo.





  

 







 

 

 

Dal 1948 al 1950 è in Estremo Oriente.




 

 

 




Nel 1952 pubblica “Images à la sauvette“, una raccolta di sue foto (con copertina, nientedimeno, che di Matisse), che ha un’immediata e vastissima eco internazionale. 
 
Nel 1954 fu il primo fotografo occidentale a poter visitare l’allora URSS.

 
 
 
 
 

 

 

 

 



 

 
 
 
Nel 1955 viene inaugurata la sua prima grande retrospettiva, che farà poi il giro del mondo, al Musée des Arts Décoratifs di Parigi.
 
Dopo una serie di viaggi (Cuba, Messico, India e Giappone), dal 1966 si dedica progressivamente sempre più al disegno.
 
Innumerevoli, in questi anni, sono i riconoscimenti ricevuti, così come le esposizioni organizzate e le pubblicazioni che in tutto il mondo hanno reso omaggio alla sua straordinaria produzione di fotografo e di pittore.

 
 
 

 

 

 

 

 

 








 
 
Dal 1988 il Centre National de la Photographie di Parigi ha istituito il Gran Premio Internazionale di Fotografia, intitolandolo a lui.
 
Oltre ad essere universalmente riconosciuto tra i più grandi fotografi del secolo, Henri Cartier-Bresson ha avuto un ruolo fondamentale nella teorizzazione dell’atto del fotografare, tradotto tra l’altro nella già ricordata e celebre definizione del “momento decisivo“.
 
L’occhio magico della sua macchina fotografica ha praticamente catturato le immagini di un secolo in ogni parte del mondo.
 
 
 
 

 
 
 
 
 
Poco prima di raggiungere i 96 anni, morì a Parigi il 3 agosto 2004.
 
La notizia commosse e fece il giro del mondo… ma le sue opere gli sopravvivono come affascinanti, emozionanti ed insuperabili documenti sia storici che artistici. 


 
Testo da Biografieonline.it con mini modifiche ed impaginazione t.k.
 
 
Chi desideri vedere un’ulteriore carrellata di sue fotografie… ecco un video che ne raccoglie parecchie altre… oltre a darci un’altra visione della sua arte. 
 
 
 
 
 
 
 
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Christina Broom.. prima donna fotoreporter inglese e tra le prime al mondo – Storia ed immagini   Leave a comment

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Stavolta vi parlerò di una pioniera della fotografia,
poco nota ai più, ma che ha una notevole importanza
nella storia della fotografia e della documentazione.

Christina Broom è stata infatti
la prima fotoreporter d’Inghilterra
e tra le prime del mondo.




Livingston 28.12.1862 – 5.6.1939


Non fu certamente tra le prime fotografe ma,
a differenza delle sue colleghe,
non rimase chiusa nel suo studio
ma uscì per strada a fotografare la vita londinese
portandosi dietro un non leggero armamentario.



Soldati in partenza per la 1° Guerra Mondiale


La sua carriera nacque per caso allorché il marito,
agli inizi dello scorso secolo,
non poté più andare al lavoro a causa di un incidente.

Lei, che aveva 40 anni, 
si fece allora prestare un apparecchio fotografico
ed imparò a fotografare da autodidatta aiutata dalla figlia.



Manifestazione di suffragette


Iniziò poi a girare per le strade di Londra mettendo in posa
soldati, suffragette, suore, giocatori, canoisti etc. ed i suoi scatti
presto divennero molto richiesti e venivano venduti come cartoline
ma poi anche acquistati da diversi giornali della capitale inglese.






Sono oltre 40.000 le sue foto che hanno anche immortalato,
durante i suoi 30 anni di attività, diversi momenti della vita inglese
come ad es. i soldati in partenza per la 1° guerra mondiale
e le prime iniziative delle donne per l’eguaglianza dei sessi.






Debbo dire anche che le sue foto mostrano
grande cura e precisione
ed il risultato appare sempre gradevole.



Eccola al… lavoro



Vediamo quindi altre sue foto…



































Tony Kospan





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ROBERT CAPA.. IL LEGGENDARIO – Il grande fotografo di guerra (e non solo) in un breve ricordo con immagini e video   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

COGLIERE L’ATTIMO

NELLA BATTAGLIA… NEL DOLORE…
NELLA MORTE… NELLA SPERANZA.
 
 
 
 
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RIPRENDERE LA STORIA… VIVERLA… ESSERCI DENTRO
 
 
 
 

Queste appaiono le spinte interiori verso la sua arte fotografica
che però, ahimè, l’hanno poi portato anche a morire
su di un campo di battaglia a soli 41 anni.

 
 
 
 

 

ROBERT CAPA

IL LEGGENDARIO
 
 
ARTE FOTOGRAFICA E STORIA DI GUERRA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 
 
 
 
Robert Capa (Budapest 22.10.1913 – Thai Binh 25.05.1954)
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA

 
 
 
Endre Friedman (il vero nome di Robert Capa) nasce a Budapest il 22 ottobre 1913.
Esiliato dall’Ungheria nel 1931 per aver partecipato ad attività studentesche di sinistra, si trasferisce a Berlino dove si iscrive al corso di giornalismo.
Alla fine dell’anno apprende  che l’attività della sartoria dei genitori va male ed allora un conoscente ungherese lo aiuta allora a trovare un lavoro di fattorino e aiutante di laboratorio presso Dephot, un’importante agenzia fotografica di Berlino.
Il direttore scopre ben presto il suo talento e comincia ad affidargli dei piccoli servizi fotografici.
Ottiene il primo incarico importante in dicembre, quando Guttam lo manda a Copenaghen per fotografare una lezione di Lev Trotzkij agli studenti danesi.
Nel 1933, al momento dell’ascesa al potere di Hitler, fugge però da Berlino, e precisamente subito dopo il drammatico incendio del Reichstag avvenuto il 27 febbraio.
Si reca dunque a Vienna, dove ottiene il permesso di tornare a Budapest, la città natia. Qui trascorre l’estate ma poi per vivere e per seguire il suo istinto errabondo ed irrequieto parte alla volta di Parigi.


 
 
 
Tumulti a Parigi
 
 
 
Nella città francese incontra Gerda Taro, una profuga tedesca, e se ne innamora. In quel periodo, viene inviato in Spagna per una serie di servizi fotogiornalistici su interessamento di Simon Guttmann.
E’ l’anno 1936 quando, con un colpo di fantasia, si inventa un personaggio di fantasia, spacciando a tutti il suo lavoro come il frutto di un fotografo americano di successo.
 
 
 

Robert Capa e Gerda Taro (Il suo grande amore)

 
 
 

E’ la stessa Gerda, in verità, che vende ai redattori le fotografie di Edward sotto “mentite spoglie”.

Ben presto il trucco viene scoperto, allora cambia il proprio nome con quello di Robert Capa.
Fotografa i tumulti di Parigi, si reca in Spagna con Gerda Taro, per fotografare la guerra civile.
Effettua un secondo viaggio in Spagna in novembre per fotografare la resistenza di Madrid.
E’ presente su vari fronti spagnoli, da solo e con Gerda, diventata nel frattempo una fotogiornalista indipendente.


 
 
 
Sua mitica (e controversa) fotografia
 
 
 
 
Nel luglio del ’37, Gerda va a fotografare da sola la battaglia di Brunete a ovest di Madrid ma durante una ritirata, nella confusione, muore. Capa, che sperava di sposarla non si risolleverà mai dal dolore.
L’anno dopo trascorre sei mesi in Cina per documentare la resistenza contro l’invasione giapponese ma, tornato in Spagna nel ’39, fa in tempo a fotografare la capitolazione di Barcellona.
 Realizza vari servizi in Francia, tra i quali un lungo servizio sul Giro di Francia.
 
 
 
 

Robert Capa

 
 
 
 
Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, in settembre, s’imbarca per New York dove comincia a realizzare vari servizi per conto di ” Life “.
Trascorre allora alcuni mesi in Messico per fotografare la campagna presidenziale e le elezioni.
Non contento, attraversa l’Atlantico con un convoglio di trasporto di aerei americani in Inghilterra, realizzando numerosi servizi sulle attività belliche degli alleati in Gran Bretagna.
Intanto, la guerra mondiale è scoppiata e Capa, da marzo a maggio del ’43, realizza un reportage fotografico sulle vittorie degli alleati in Nord Africa, mentre in Luglio e Agosto, fotografa i successi militari degli alleati in Sicilia.
 
 
 

Bilbao 1937 – Guerra civile spagnola




 

 

 

 

Durante la parte rimanente dell’anno documenta i combattimenti nell’Italia continentale, compresa la liberazione di Napoli.
 
 
 
 
Qui è con un Ufficiale americano nei pressi di Napoli

 
 
 

Gli avvenimenti sono convulsi e si succedono senza sosta.  
Nel Gennaio del 1944, ad esempio, partecipa allo sbarco alleato ad Anzio, mentre il 6 Giugno sbarca con il primo contingente delle forze americane a Omaha-Beach in Normandia.
 
 
 

 La liberazione della Francia – Parigi 26 agosto 1944

 

 

E’ al seguito delle truppe americane e francesi durante la campagna che si conclude con la liberazione di Parigi il 25 agosto. 
In dicembre, fotografa la battaglia di Bulge.
 
 
 
 
Prigionieri tedeschi
 
 
 
Paracadutato poi con le truppe americane in Germania, fotografa l’invasione degli alleati a Lipsia, Norimberga e Berlino.
 
 
 
 
 
Berlino distrutta
 
 
 
 
In giugno incontra Ingrid Bergman a Parigi con cui vive una storia d’amore durata 2 anni.
 
 
 
 

Ingrid Bergman

 

 

Terminato il conflitto mondiale, diventa cittadino americano. 

Trascorre alcuni mesi a Hollywood, scrivendo le sue memorie di guerra.

Nel 1947, insieme con gli amici Henri Cartier-Bresson, David Seymour (detto “Chim” ), George Rodger e William Vandivert fonda l’agenzia fotografica cooperativa “Magnum”.

Per un mese viaggia in Unione Sovietica in compagnia dell’amico John Steinbeck.

 
 
 

Israele – dichiarazione d’indipendenza
 
 
 

La sua opera di testimone del secolo è instancabile: Nei due anni che vanno dal 1948 al ’50 effettua tre viaggi in Israele.
Durante il primo realizza servizi fotografici sulla dichiarazione d’indipendenza e i combattimenti successivi.
Nel corso degli ultimi due viaggi si concentra invece sul problema dell’arrivo dei primi profughi.
Finito di “fare il suo dovere”, si trasferisce nuovamente a Parigi, dove assume il ruolo di presidente della Magnum, dedicando molto tempo al lavoro dell’agenzia.
Purtroppo, quelli sono anche gli anni del maccartismo, della caccia alle streghe scatenata in america.
A causa di false accuse di comunismo, dunque, il governo degli Stati Uniti gli ritira il passaporto per alcuni mesi impedendogli di viaggiare per lavorare.
 
 
 
 

 
 
 
Nel 1954 giunge ad Hanoi attorno al 9 Maggio in veste di inviato di ” Life ” per fotografare la guerra dei francesi in Indocina per un mese.
Il 25 Maggio accompagna una missione militare francese da Namdinh al delta del Fiume Rosso.







Durante una sosta del convoglio lungo la strada, Capa si allontana in un campo insieme con un drappello di militari dove calpesta una mina anti-uomo, rimanendo ucciso.
 
 
 
 
 

 
 
 
 
L’anno dopo, ” Life ” e Overseas Press Club istituiscono il Premio annuale Robert Capa “per la fotografia di altissima qualità sostenuta da eccezionale coraggio e spirito d’iniziativa all’estero”.
 
 
 
 
 
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UN VIDEO CON TANTE ALTRE SUE FOTO
 
 
Possiamo ora anche guardare nel video che segue,
ascoltando le note de “LA VIE EN ROSE“,
altre foto della sua vasta ed importantissima produzione.
 
Produzione importantissima
sia da un punto di vista documentaristico e storico
che artistico.
 
  
 
 
 
 
 
 
 
  
Testi ed immagini dal web liberamente adattati. 
  
 Ciao da Tony Kospan

 
 
 

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Robert Capa fotografa Picasso



GRETE STERN – Pioniera della fotografia di cultura.. arte.. fantasia e sogno   Leave a comment




 


E’ considerata una delle più grandi fotografe tedesche 
e certo ha un posto importante nella Storia della Fotografia

Una fotografa che in un’epoca in cui non c’erano
gli odierni mezzi tecnologici capaci di creare e modificare immagini di ogni tipo
è riuscita a creare vere e proprie opere d’arte fotografiche.



 
Elberfeld 9.5.1904 – Buenos Aires 24.12.1999 (Autoritratto 1935)



GRETE STERN
CULTURA E SOGNO IN FOTOGRAFIA 
a cura di Tony Kospan





BREVE BIOGRAFIA

Grete Stern nacque nel 1904 a Wppertal, Elberfeld, in Germania.
All’inizio si dedicò allo studio del pianoforte e della chitarra… poi passò alle arti grafiche e fu allieva del fotografo Peterhans Walter.
Nel 1929 con la  sua amica Ellen Auerbach aprì uno studio di “graphic design” e fotografia.
Con l’arrivo al potere di Hitler si trasferì prima a Londra e poi in Argentina… dove frequentò con successo gli ambienti artistici d’avanguardia e collaborò con la rivista “Idillio” di Buenos Aires.






Portò al massimo livello la tecnica dei fotomontaggi che chiamava “Suenos” (sogni) anche perché volevano proprio illustrare… evocare…emozioni… intese in tutti i sensi ed in tutti i modi.
Questi “sogni” apparvero subito dei capolavori… in quanto applicavano alla fotografia le concezioni surrealiste e visionarie all’epoca in auge nel mondo nell’arte.







Nel 1936 sposa il fotografo argentino Horacio Coppola e dopo la fine della guerra si dedicò soprattutto alla fotografia d’architettura e di documentazione.
Ricevette pertanto anche importanti incarichi di reportage tra cui la documentazione dal vero di varie popolazioni aborigene e delle loro culture.





Nel 1982 ha ricevuto il premio Konex per l’attività di fotografa.
In verità deve la sua fama  soprattutto alle opere dei 2 decenni antecedenti al secondo conflitto mondiale.



Autoritratto



LA TECNICA E L’ARTE


E’ da tener presente che all’epoca il fotomontaggio non era assolutamente semplice per cui i suoi ingrandimenti… o rimpicciolimenti, le sue scomposizioni delle immagini, i suoi effetti ottici ed i suoi “trucchi” fotografici che componevano quelli che possiamo anche definire dei collages dai risultati sognanti e coinvolgenti erano frutto di un segreto lavoro molto… ma molto… impegnativo e necessario di grande precisione.
Oggi è molto facile con i programmi di foto modificare tutto ma allora… non era proprio così…






Inoltre le sue opere… appaiono molto originali… ironiche e talvolta anche (per l’epoca) trasgressive ma sempre comunque dense di cariche emotive.
Tuttavia la rivista Abril che le pubblicava non ne comprese fino in fondo la genialità e per questo se ne sono perse davvero tantissime ma quelle rimaste, per lo più quelle della rivista Idillio, sono comunque in grado di affascinarci e di farci comprendere il suo mondo.







ORA ECCO UNA PICCOLA “MOSTRA” DI ALTRE SUE FOTO









 
Ojo eterno



 
Artículos eléctricos para el hogar













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Niño-flor – 1948

 

 


Fonti: vari siti web



CIAO DA TONY KOSPAN




 
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Robert Doisneau – La sua arte fotografica appare un poetico ponte tra realtà ed umanità   Leave a comment

 

 
 
Bacio all’Hotel De Ville – 1950
 
 
 
 

Il suo modo di fotografare fu assolutamente innovativo
in quanto amò penetrare, con la sua macchina fotografica,
 la realtà umana viva e cruda delle periferie…
aspetto che allora nessuno prendeva in considerazione.









Questo grandissimo maestro ed artista della fotofrafia…
è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo
al punto che Google qualche anno fa
gli ha dedicato la copertina per il suo centenario.

 
 
 
 

(omaggio Google)

 
 
 
 

Questa sua specialità,
lo scattar foto per strada cogliendo gli aspetti più strani…
ma nello stesso tempo più normali… della società francese…,
lo rese in breve tempo famoso.
 
 
 
 
 
ROBERT DOISNEAU
(Gentilly 14 4 1912 – Montrouge 1° 4 1994)

 
 
 
 
Eh sì… il grande fotografo francese
è stato uno dei padri della fotografia
intesa come arte e documentazione sociale…





 
 
 
 

 
 
 
 
Il suo stile è definito
umanista
in quanto è l’umanità
con i suoi dolori, le sue gioie e la sua quotidianità
l’oggetto della sua arte fotografica




 
 
 
 

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A mio parere, però,
nella sua arte fotografica è ben presente
anche un pizzico di dolce ironia…
e di geniale originalità.













Tra i temi da lui preferiti ci sono i bambini e l’amore…


Una fila durante l’occupazione tedesca di Parigi
 
 
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La foto finale… Bacio all’Hotel De Ville
è certo la sua foto più famosa
ed è considerata il suo capolavoro…
 
 
 
 
 












 
 
 
 
 
Ammiriamo ora in questo bellissimo video
le sue emozionanti opere fotografiche,
vero e proprio omaggio alla sua arte,
e ringraziamolo per le emozioni
che i suoi scatti, ancor oggi, ci donano
insieme ad una affettuosa documentazione
di un mondo che non c’è più.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
 
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MADAME D’ORA – Breve biografia e molti scatti artistici della prima grande fotografa del ‘900   Leave a comment




Madame d’Ora prima grande fotografa del ‘900


Anticonformista, liberal, esuberante 
e senza falsi pudori nel suo modo di fare fotografia
 ha immortalato il bel mondo europeo del primo ‘900 
cogliendo sempre i lati migliori dei personaggi da lei ritratti.



Dora Kallmus (Madame d’Ora) 20.3.1881 – 28.10.1963



Non solo è stata un’antesignana della fotografia al femminile 
ma è stata anche la prima ad aprire un atelier con lo pseudonimo
“Madame d’Ora” 
giocando col suo vero nome, Dora Kallmus, 
ed ammiccando alla società altoborghese viennese dei primi del ‘900.

Appartenente ad una ricca famiglia viennese ebraica 
è stata anche la prima donna a frequentare a l’Università.





Klimt



Ha 27 anni, nel 1908, quando Dora fa il suo primo ritratto al grande pittore Klimt 
e lo riprende in modo molto naturale mostrandocelo pensieroso e bohemien.








Già appare chiaro che il suo modo di fotografare, 
rivoluzionario per l’epoca, è spontaneo, senza pose stereotipate,
 ma capace di evidenziare i lati più veri e più belli dei soggetti.







Siamo nella Vienna del 1908, anno della Grande Esposizione,
pervasa da un clima molto vivace e frizzante 
per l’arrivo di persone ed artisti da ogni parte d’Europa.









Il suo modo di fotografare libero da conformismi ed aperto anche a pose osé 
ma sempre capace di evidenziare la bellezza 
affascinava tutti all’epoca
ed appare ancor oggi di sorpendente modernità.









Iniziano così a presentarsi davanti al suo obiettivo 
artisti di ogni genere
e le sue foto ad avere sempre maggiori successi.








Molte star si offrono senza pudori davanti al suo obiettivo.
Arriva a fotografare perfino l’ultimo Imperatore d’Austria.








La sua fama si estende in tutta Europa ma soprattutto a Parigi, 
all’epoca capitale naturale della cultura europea.







Pian piano lei però non svolge più solo il ruolo di fotografa delle star 
ma, dagli anni ’20, pure di fotografa di moda e di stile
aprendo anche uno studio a Parigi
dove poi nel 1927 si trasferisce definitivamente.








Per tutti gli anni ’30, il suo atelier nella “Ville Lumière”
è frequentato da grandi artisti 
come Chagall, Picasso, J. Backer, Tamara de Lempicka etc…



Chagall




Picasso



J. Backer 



Tamara de Lempicka



Il nazismo però interrompe il suo lavoro di successo e, 
per sfuggire alla caccia agli ebrei, si nasconde in un monastero.

Finisce così la sua storia di grande fotografa della “dolce vita”.












Dopo la guerra si dedica invece ad un fotogiornalismo di denuncia 
delle più gravi situazioni ed ingiustizie sociali.











Le sue foto non solo sono foto d’arte 
ma hanno anche un grande valore documentale 
dato che ci consentono oggi di vedere il vero volto 
e l’animo di tanti personaggi del secolo scorso.

Dopo molti anni di silenzio 
la sua arte fotografica è stata riabilitata e le sue foto
 vengono ogni tanto presentate in mostre e retrospettive 
ma sono soprattutto molto presenti nel web.


Tony Kospan



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Copyright Tony Kospan 
Vietata la copia totale senza l’indicazione dell’autore e del Blog


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Walter Rosenblum.. mito della fotografia come umanità e arte – Biografia e capolavori   Leave a comment

 






QUANDO LA FOTOGRAFIA E’ ARTE
UMANITA’ E DOCUMENTAZIONE STORICA


Walter Rosenblum per oltre mezzo secolo
è stato un punto di riferimento per l’arte fotografica,
sia negli Stati Uniti che nel mondo.

 
 
 
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WALTER ROSENBLUM
ARTE FOTOGRAFICA… E TESTIMONIANZA SOCIALE
 
 
 
 
 
Walter Rosenblum (New York, 1 ottobre 1919 – 23 gennaio 2006)




DIAMO PRIMA UN’OCCHIATA AD ALCUNE TRA LE SUE FOTO PIU’ FAMOSE





 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA
 
 
 
 

Walter Rosenblum fu testimone attivo di alcuni dei più significativi eventi dell’età moderna e sperimentò personalmente, durante gli anni giovanili, le condizioni degli immigrati in America; visse la grande Depressione, la seconda Guerra Mondiale e la repressione del maccartismo.
 
In tempi più recenti poté osservare il mutarsi delle condizioni di vita delle minoranze di New York e la crescita di una consapevolezza politica ed estetica nel Terzo Mondo. Rosenblum usò occhi e apparecchio fotografico per cercare di capire il corso delle vicende umane e celebrare i sentimenti egli uomini.

All’età di diciassette anni entrò a far parte della Photo League di New York dove incontrò Lewis Hine e studiò con Paul Strand, che contribuirono in modo fondamentale alla formazione della sua visione sull’arte e sulla vita.
 
 
 
 
  
 
 
 
 

In particolare egli condivise con Hine la convinzione che con la fotografia fosse possibile dimostrare che la dignità è un sentimento universale, che non si possono fare differenze fra gli uomini in base alla razza, alle religioni, alla nazionalità o alle condizioni economiche.

 
 
 
 

 

 

Fotografo dell’esercito nel corso della seconda guerra mondiale, sbarcò il D Day in Normandia, dove, per la morte di un cineoperatore nel corso dello sbarco, ne dovette prendere il posto per tutto il conflitto attraversando così la Francia, la Germania,l’Austria e realizzando il primo film sul campo di concentramento di Dachau appena liberato.

Per le coraggiose azioni svolte durante il combattimento fu anche insignito della “Silver Star”, della “Bronze Star”, del “Purple Heart” e la Unit Citation presidenziale, divenendo uno dei fotografi più decorati della Seconda Guerra Mondiale.

 

 

Sbarco in Normandia

 

 

 

Prigionieri tedeschi



Ma Rosenblum nel suo percorso professionale non mancò di fotografare i quartieri dove vivevano gli immigrati di New York e del South Bronx con gli insediamenti della nuova immigrazione, e in seguito spingendosi anche ad Haiti, Francia, Italia, Cuba, Cina, nell’ Unione Sovietica e in Brasile.

 
Da quest’immensa ricchezza di esperienze e dal prolungato rapporto con le diverse culture la visione fotografica di Rosenblum divenne testimone della condizione umana come di una comunità globale in cui i bisogni fondamentali, i valori e le aspirazioni esistenziali sono universalmente condivisi.
 

 

 




 

 

Rosenblum cercò così di sottolineare la dignità dell’essere umano, con i suoi soggetti mai semplici vittime, ma persone integre e complesse, la cui umanità sopravvive intatta malgrado le circostanze avverse.

La sua macchina fotografica fu strumento affinché gli uomini si potessero riconoscere nelle loro azioni e comportamenti, nella speranza che la comprensione delle dinamiche interpersonali, potesse estinguere ignoranza e paura e le principali cause di tante ingiustizie sociali.

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
Le opere di Walter Rosenblum sono conservate in prestigiose collezioni, quali il J.Paul Getty Museum di Malibù, alla Library of Congress di Washington, al MoMA, al Metropolitan Museum of Art e all’ICP di New York, alla Bibliotheque Nazionale de France di Parigi ed altri ancora.

 
 
 
FINE
 
 
 
Testi ed immagini dal Web coordinati da T.K.
 
 
 
 
TONY KOSPAN


 
 
 
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Christina Broom.. prima donna fotoreporter inglese e tra le prime al mondo – Storia e immagini   Leave a comment

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Stavolta vi parlerò di una pioniera della fotografia,
poco nota ai più, ma che ha una notevole importanza
nella storia della fotografia e della documentazione.

Christina Broom è stata infatti
la prima fotoreporter d’Inghilterra
e tra le prime del mondo.




Livingston 28.12.1862 – 5.6.1939


Non fu certamente tra le prime fotografe ma,
a differenza delle sue colleghe,
non rimase chiusa nel suo studio
ma uscì per strada a fotografare la vita londinese
portandosi dietro un non leggero armamentario.



Soldati in partenza per la 1° Guerra Mondiale


La sua carriera nacque per caso allorché il marito,
agli inizi dello scorso secolo,
non poté più andare al lavoro a causa di un incidente.

Lei, che aveva 40 anni, 
si fece allora prestare un apparecchio fotografico
ed imparò a fotografare da autodidatta aiutata dalla figlia.



Manifestazione di suffragette


Iniziò poi a girare per le strade di Londra mettendo in posa
soldati, suffragette, suore, giocatori, canoisti etc. ed i suoi scatti
presto divennero molto richiesti e venivano venduti come cartoline
ma poi anche acquistati da diversi giornali della capitale inglese.






Sono oltre 40.000 le sue foto che hanno anche immortalato,
durante i suoi 30 anni di attività, diversi momenti della vita inglese
come ad es. i soldati in partenza per la 1° guerra mondiale
e le prime iniziative delle donne per l’eguaglianza dei sessi.






Debbo dire anche che le sue foto mostrano
grande cura e precisione
ed il risultato appare sempre gradevole.



Eccola al… lavoro



Vediamo quindi altre sue foto…



































Tony Kospan





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