Archivio per l'etichetta ‘ARTE ‘600

La sorprendente “Galleria Borromini” a Roma ovvero trionfo della prospettiva – Storia.. immagini e video   Leave a comment








LA STUPEFACENTE GALLERIA BORROMINI DI PALAZZO SPADA A ROMA




In pieno centro. a Roma, alle spalle della mitica piazza Campo de’ Fiori possiamo ammirare uno dei palazzi più originali d’Italia soprattutto per l’incredibile Galleria Borromini… vero trionfo dell’architettura barocca e dell’illusione prospettica.

Il Palazzo, acquistato nel ‘600 dalla famiglia Spada oggi è anche la sede del Consiglio di Stato.









A metà circa del ‘600 il cardinale Bernardino Spada ordinò dei lavori di ampliamento dell’edificio creando una nuova ala.

In questa nuova ala il Borromini, architetto svizzero tra i più grandi del ‘600 che operava a Roma, realizzò una Galleria che stupisce ancora oggi e che attira visitatori di ogni parte del mondo.








L’opera, in perfetto stile barocco, risponde in pieno alla visione dell’epoca che tendeva ad esaltare la meraviglia, l’inganno e l’apparenza.

Questa Galleria è forse, anzi senza forse, uno dei massimi esempi di questa visione.








Il Borromini avendo a disposizione uno spazio disponibile molto ridotto riuscirà, con precisi accorgimenti architettonici, a progettare un colonnato che apparirà lungo 40 metri mentre in realtà è lungo solo 8,82 metri.

In realtà egli fu aiutato in questo dai calcoli del matematico padre agostiniano Giovanni Maria da Bitonto.








L’accorgimento principale consiste nel fatto che i piani del colonnato non procedono in modo parallelo ma convergono in un unico punto di fuga.

Le colonne poi che all’entrata sono alte 5,8 mt alla fine saranno di 2,45 mt.  e la larghezza della galleria, inizialmente di 3,5 mt, diventa in fondo di un solo metro e così pure degradano le lastre geometriche del pavimento ed il soffitto a volta.









Ultimo, ma non ultimo per importanza illusionistica, è l’accorgimento di inserire in fondo al colonnato la statua di Marte, che, alta solo 60 cm, contribuisce a realizzare una perfetta illusione ottica.

Dunque, quando ci fermiamo davanti al colonnato… tutto quel che vediamo… non è reale!








Questo ci lascia sbalorditi… confusi… e perdiamo il senso delle misure.

Proprio questo volevano il committente ed il Borromini… dimostrare che la che la vita è un inganno e che nulla è davvero reale.

Il video qui giù ci consentirà di vedere ancor meglio la Galleria e di vivere le sensazioni che ci può donare.








Tony Kospan



3
IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE
Ripped Note














I BAMBOCCIANTI – Una piccola e singolare corrente artistica del ‘600 – Conosciamola   Leave a comment




Pieter van Laer




L'iniziatore della corrente è unanimemente ritenuto il Bamboccio.

Conosciamolo e potremo farci una prima idea della corrente.




Pieter van Laer – Haarlem 1599 / 1675



IL BAMBOCCIO


Pieter van Laer, detto il Bamboccio, era un pittore olandese in auge a Roma tra il 1625 ed il 1639.

Il soprannome di Bamboccio gli fu dato a Roma, forse per il suo viso tondo e colorito (amava il vino e le osterie) e la piccola statura.

Dopo essersi formato come pittore in Olanda, affinò il suo stile a Roma accanto agli artisti dell'epoca.

Qui frequentò diversi pittori, tra cui altri olandesi, e divenne anche uno dei leader di questi ultimi.



Pieter van Laer



Creò un suo stile, consistente in una versione “morbida” dello stile caravaggesco, che ebbe un buon successo commerciale ed anche dei seguaci.

Riordiamoci che proprio in quell'epoca nasceva e si diffondeva anche a Roma un fiorente mercato dell'arte.

Tornò poi in Olanda, ad Haarlem, dove morì nel 1675.




Johannes Lingelbach – Mercato italiano con dentista ciarlatano (1651)




I BAMBOCCIANTI (O SCUOLA DEI BAMBOCCIANTI)


Questa corrente o scuola ebbe vita breve (con qualche eccezione) ed una limitata estensione territoriale ma una forte presenza nel '600 a Roma.

Nacque, in contrapposizione (o in alternativa) all'arte accademica del tempo, sulle orme del Bamboccio che si era specializzato in piccoli dipinti, quasi dei bozzetti, in cui ritraeva normali scene di vita romana, spesso di gente semplice ed umile.







Pieter van Laer dunque, pur partendo dall'idea del Caravaggio di ritrarre la realtà umana, creò un suo stile che, pur essendo alquanto bozzettistico, ebbe grande successo presso la nobiltà, il clero romano ed i mercanti d'arte.

Le sue opere, quasi sempre di piccole dimensioni, erano chiamate “bambocciate” ed i suoi seguaci “bamboccianti“.



Pieter van Laer



Nei dipinti della corrente non ci fu mai alcun intento di critica o di protesta sociale mentre non mancava invece una più o meno celata presa in giro dei costumi popolari.

I dipinti della “Scuola dei Bamboccianti“, in auge nell'arte del '600 romano, si caratterizzavano dunque per le scene di vita popolare e per la loro ridotta dimensione.







Tuttavia, nonostante i successi romani, la corrente non si estese ad altre regioni né furono creati capolavori degni di nota di cui sia rimasta traccia nel tempo.

I seguaci più noti furono: Andries Both, Karel Dujardin, Johannes Lingelbach, Jan Miel, Jan Asselyn, Keil Eberhard, Michiel Sweerts e tra gli italiani Viviano Codazzi, Michelangelo Cerquozzi e Filippo Gannetto.




Michelangelo Cerquozzi




LA CRITICA DELL'EPOCA E… SALVATOR ROSA


Giuseppe Passeri, un critico d'arte dell'epoca, diede, forse inconsapevolmente, la migliore definizione di questo genere di pittura meravigliandosi che non venivano mai ritratti nobili e clero ma gente del popolo.
Eccola: “perché costui (Pieter Van Laer) era singolare nel rappresentare la verità schietta e pura nell'esser suo, ché i suoi quadri parevano una finestra aperta (sulla realtà).”




Pieter van Laer



Di ben altro avviso però fu il pittore napoletano Salvator Rosa che, da artista davvero controcorrente e semianarchico, pur essendo stato per breve tempo tra i bamboccianti li definì così: “… falsari e guitti facchini, monelli, tagliaborse, stuol d'imbriachi e gente ghiotta, tignosi, tabaccari e barbierie…”.

Non solo, il Rosa se la prese pure con i mercanti d'arte, nobiltà e clero che amavano le bambocciate e li attaccò con una poesia simpatica e satirica che evidenziava come essi amavano spendere molti denari per questi dipinti che ritraevano la povera gente ma poi non spendevano nemmeno un soldo per aiutarla in concreto.



Johannes Lingelbach


Leggiamola.


E questi quadri son tanto apprezzati
che si vedono de' grandi entro gli studi
di superbi ornamenti incorniciati:
così i vivi mendichi, afflitti e nudi
non trovan da coloro un solo denaro
che ne' dipinti poi spendon gli scudi;
così ancor io da quelli stracci imparo
che de' moderni principi l'instinto
prodigo è ai lussi, a la pietade avaro
quel che aborriscon vivo aman dipinto
perch'ormai de le corti è vecchia usanza
d'avere in prezzo solamente il finto.



Michelangelo Cerquozzi – Scena della Commedia dell'arte










LA RESA DI BREDA DI VELAZQUEZ – Un dipinto che inneggia all’umanità ed al rispetto verso i vinti   Leave a comment




L’opera di cui vi parlerò è uno dei più famosi dipinti di Velázquez.

E’ uno dei 12 grandi dipinti commissionati dal Regno di Spagna a vari pittori per ricordare le loro vittorie militari e che attualmente sono allocati nel Museo del Prado a Madrid.







STORIA DEL DIPINTO


Siamo negli anni ’30 del 1600.

A Velazquez viene assegnato un noto episodio bellico avvenuto solo un decennio prima e che aveva fatto stare in ansia la Spagna e tutta l’Europa.

Il lungo, ma alla fine vittorioso, assedio della città olandese di Breda.

L’opera è nota anche col titolo “LE LANCE”.

Tuttavia, osservando il dipinto, vi leggeremo molto di più dell’esaltazione di un trionfo militare perché, come tutti i grandi artisti, il nostro anche qui ci lancia messaggi sublimi.

Ma andiamo con ordine.



L’assedio di Breda – 1625




L’EPISODIO STORICO ED I SUOI PROTAGONISTI


Siamo nell’ambito della lunga guerra (detta degli Ottanta Anni) intrapresa dai Paesi Bassi per ottenere l’indipendenza dalla Spagna.
L’armata olandese protestante, asserragliata nella città di Breda e comandata da Giustino Nassau-Orange, riuscì a resistere per circa 1 anno all’armata spagnola guidata dal grande generale genovese Ambrogio Spinola.
Ma agli inizi del giugno del 1625 gli olandesi furono costretti alla resa ed il 5 dello stesso mese consegnarono ai vincitori le chiavi della città secondo il codice cavalleresco all’epoca in vigore.






IL TEMA DEL DIPINTO


E’ proprio la consegna delle chiavi il tema del dipinto come è evidente in quanto appare in pimo piano e centralmente.

Perché Velazquez scelse quel particolare momento?

Inanzitutto perché su quell’assedio e sul suo epilogo si scrisse molto ma soprattutto perché un melodramma di Pedro Calderon de la Barca, recitato alla corte del Re, già nel novembre del 1625, ed al quale Velazquez, pittore del Re, dovette certamente assistere si concludeva proprio con la consegna delle chiavi della città.






BREVE ANALISI E SIGNIFICATO DELL’OPERA


Appare chiaro che il pittore non ha inteso tanto esaltare la vittoria ma piuttosto l’umanità dei 2 generali.
E se quello olandese cerca di inginocchiarsi davanti al collega, nemico e vincitore, quest’utimo, nel prendere le chiavi, si china verso di lui e con una mano sulla spalla lo ferma come a riconoscere il suo valore ed a rispettarlo.
Lontanissimo è tutto questo dai precedenti e trionfanti dipinti con scene di vittorie in cui si esalta l’umiliazione dei perdenti.
Velazquez conosce bene il generale Ambrogio Spinola e la sua umanità oltre al suo valore.
Anche Calderon nel suo melodramma fa dire allo Spinola “Onorare il vinto è un’azione che la dignità impone a chi è vincitore: esser vinto non è una vergogna”.






Osserviamo poi il contrasto tra le lance spagnole ritte verso il cielo in segno di giubilo e quelle abbassate e con i vessilli slabbrati degli olandesi.
Si nota anche il loro diverso numero ed anche qui Velazquez ci dice che la vittoria forse era già scritta per la netta superiorità dell’armata spagnola.
In tutto questo c’è però forse anche la consapevolezza che l’espansione iberica sta per iniziare a tramontare.






Inoltre Velazquez ritrae con realismo i volti dei soldati alle spalle dei generali ma in particolare quello di un olandese che ci guarda negli occhi come se volesse dirci qualcosa.
Appare chiaro nel dipinto il rispetto anche del pittore verso gli sconfitti ma poi realisticamente non nasconde il disastro ed i lutti della battaglia mostrando in lontananza le fiamme ed il fumo che si levano ancora dalla città conquistata.






CONCLUSIONE


Il pittore con tutta evidenza ed in tanti particolari inneggia all’umanità nella… disumana realtà della guerra.



Tony Kospan


Copyright Tony Kospan – Vietata la copia integrale senza indicare autore e sito.



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Velazquez – Autoritratto


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Dipinti e Musica Classica in tema “Inverno” – Rembrandt e Vivaldi – Arte e Classica   1 comment

 
 
Rembrandt – Paesaggio Invernale

OPERE D’ARTE E MUSICHE
DI 2 GRANDISSIMI ARTISTI… DEL ‘600
DEDICATE… ALL’INVERNO

 
 

 
 

    Rembrandt    e    Vivaldi      

 
 
 
 

REMBRANDT E VIVALDI
 
– ARTE E CLASSICA –

 
 
 

Vivaldi   La Dorilla in Tempe – Ouverture 

Rembrandt – Il ponte di pietra – 1638 – Rijksmuseum – Amsterdam

 
 
 


Questo quadro è uno dei pochi paesaggi della produzione di Rembrandt. è da notare la grande abilità dell’artista di cogliere soprattutto gli effetti atmosferici, caricando l’immagine di una valenza sentimentale che sembra quasi anticipare la pittura romantica del XIX secolo.

Se confrontiamo questo paesaggio con uno di Poussin, si comprende facilmente come Rembrandt si ponga su un piano molto diverso.

Nel pittore francese l’immagine è organizzata con l’intento di permettere allo sguardo di cogliere più elementi che compongono un insieme di grande spettacolarità.

L’immagine tuttavia colpisce soprattutto l’intelletto di chi guarda. Il paesaggio di Rembrandt è invece diretto alla nostra sensibilità, per farci sentire quella particolare sensazione di trovarsi in un luogo anonimo ma carico di luce, aria, umidità, odori, e così via.


 

 

Vivaldi Inverno (video) 

Rembrandt – Hendrickje che si bagna in un fiume – 1654 – National Gallery – Londra

 
 
 



In questo straordinario dipinto, Rembrandt raffigura la moglie Hendrickje che si sta bagnando in un fiume.

Il quadro è straordinario per molti aspetti.

Innanzitutto per un realismo che concede poco a quel decoro bozzettistico molto apprezzato dal pubblico del tempo.

Questa fu infatti una delle cause del venir meno del successo di Rembrandt negli anni successivi, incompreso nella sua eccezionale arte troppo moderna per quei tempi.

Ma straordinaria è anche la tecnica: Rembrandt era un eccezionale disegnatore, e questa sua propensione lo portava a capire l’essenziale dell’immagine e riempire il resto solo con contrasti luminosi.

Anche qui procede in questa maniera.

La figura della donna è soprattutto disegnata, scarna com’è di colori ed effetti cromatici. Intorno, invece, per poter meglio evidenziare la figura, lo sfondo è così scuro che si fa quasi fatica ad immaginare che siamo all’aria aperta.

In pratica l’angolo visivo è molto ristretto, così che si intravede un angolo protetto dall’ombra di alberi che giungono fino alla riva del fiume, mentre su una roccia si vede la veste che la donna si è tolta, per restare solo in camicia.

Straordinaria, infine, è anche la resa veristica dell’acqua e dei riflessi che raggiunge una perfezione che solo Rembrandt poteva ottenere.

 

 

Questa seconda opera mi appare

 davvero incredibile ed affascinante per il suo moderno realismo…

all’epoca assolutamente impensabile… (N.T.K.)




 

 


F I N E

 

 

Testo Francesco Morante (dal web) – Impaginaz. note e mini modifiche T.K.

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 


 

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Domenico Scarlatti e Salvator Rosa artisti legati dal barocco – Musica classica e arte   1 comment



SALVATOR ROSA E DOMENICO SCARLATTI
SONO STATI 2 GRANDI ESPONENTI
DELL’ARTE E DELLA MUSICA CLASSICA DEL ‘600


 
 
 

Domenico Scarlatti

 
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SALVATOR ROSA
 
 
Salvator Rosa…
è stato un pittore, incisore e poeta italiano del ‘600
dal carattere ombroso e dallo spirito ribelle
che operò oltre che a Napoli,
sua città natale, anche a Roma e Firenze.




Salvator Rosa – (Napoli 21.7.1615 – Roma 15.3.1673)



 
 
E’ considerato per diversi aspetti,
sia di tipo artistico che per la sua vita molto movimentata,
un precursore del romanticismo
benché egli si muova tutto nell’ambito del barocco.

 
 
 
 


Salvator Rosa – Veduta del Golfo di Salerno

 
 
 

E non solo i pittori eran poeti,
ma filosofi grandi, e fûr demonii
nel cercar di natura i gran segreti
Salvator Rosa

 
 
 
 
 
Salvator Rosa – Allegoria della Menzogna




Dunque mi fa piacere accostare questo artista dai multiformi interessi
e dalla complessa visione della vita, che ci ha regalato tante opere immerse
in un tripudio di intensi chiaroscuri, alla bella musica di Domenico Scarlatti.



Frine e Xenocrate



DOMENICO SCARLATTI

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Anch’egli infatti,
pur muovendosi nelle atmosfere musicali barocche,
ne sostenne in pieno le innovazioni dell’epoca
in particolare nel campo delle tecniche orchestrali.








E’ però ricordato soprattutto per il suo estro musicale

Le sue opere più note sono le 555 sonate per clavicembalo,
ma ha scritto molte altre opere di diverso genere
a partire da quelle di musica sacra.



Domenico Scarlatti – (Napoli 26.10.1685 – Madrid 23.7.1757)



Anch’egli, come il Rosa è considerato, nel suo campo,
un precursore degli stili della musica classica
che si affermarono in epoca successiva
in quanto le sue opere sono state amate ed apprezzate 
negli ambienti musicali del mondo romantico.

 
 
 

Composizione di Domenico Scarlatti

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Dunque  stavolta il “collegamento” tra… Arte e Classica


è tra 2 artisti partenopei, quasi coevi… del ‘600.
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Infine ecco un altro video
(con bella musica dell’epoca dall’aria spagnoleggiante)
“legato” a questo dipinto del Rosa
che sembra proprio volerci indicare
in modo ideale e simbolico
il collegamento tra pittura e musica classica.




Salvator Rosa – La musica  

 

 



BUON ASCOLTO, SE VI VA, E CORDIALI  SALUTI
DA TONY KOSPAN 
 
 
 
 


IL GRUPPO IN CUI VIVER L’ARTE…
INSIEME



Salvator Rosa – La poesia


 
 
 

Rembrandt.. grande pittore olandese del ‘600 – Breve ricordo anche con alcuni capolavori e l’analisi di 2 dipinti   Leave a comment

 
 
 
..
Breve ricordo di Rembrandt,
grandissimo pittore ed incisore olandese,
con una mini biografia, una breve analisi di 2 dipinti
e le immagini di diversi suoi capolavori.

Infine un bel video con tante sue opere associate 
alle musiche di Vivaldi e di altri grandi compositori classici.
.
.
 
Autoritratto (Leida 15.7.1606 – Amsterdam 4.10.1669)

L’UOMO E L’ARTISTA

Rembrandt è considerato una dei più grandi pittori di sempre
e, dalla maggior parte dei critici, il più grande del ‘600 olandese
definito “L’età d’oro della pittura” dei Paesi Bassi.



Re Sole

La sua arte fu ben presto riconosciuta dai suoi contemporanei
ed ebbe grandi successi soprattutto grazie ai suoi mitici ritratti
ma non tralasciò temi biblici e paesaggistici.



La ronda di notte


Dopo una vita vissuta negli agi 
i suoi ultimi anni furono invece difficili e in miseria
per aver scialacquato le ricchezze accumulate
grazie alla vendita delle sue opere.
.
Ritratto di Saskia Riant
.
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Uomo col cappello



Il dipinto qui sotto ha sorprendenti implicazioni 
bibliche ed artistiche.
Chi volesse approfondirne la conoscenza ed il significato 
può cliccare sull’immagine.


fre bia pouce
Betsabea

.
.


.SINTETICA ANALISI DI 2 DIPINTI

a cura di Francesco Morante

 
 
 
 

Rembrandt – Il ponte di pietra – 1638 – Rijksmuseum – Amsterdam
.
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Questo quadro è uno dei pochi paesaggi della produzione di Rembrandt.

E’ da notare la grande abilità dell’artista nel cogliere soprattutto gli effetti atmosferici, caricando l’immagine anche di una valenza sentimentale che sembra quasi anticipare la pittura romantica del XIX secolo.

Se confrontiamo questo paesaggio con uno di Poussin, si comprende facilmente come Rembrandt si ponga su un piano molto diverso.

Nel pittore francese l’immagine è organizzata con l’intento di permettere allo sguardo di cogliere più elementi che compongono un insieme di grande spettacolarità.

L’immagine tuttavia colpisce soprattutto l’intelletto di chi guarda.

Il paesaggio di Rembrandt è invece diretto alla nostra sensibilità, per farci sentire quella particolare sensazione di trovarsi in un luogo anonimo ma carico di luce, aria, umidità, odori, e così via.

 

 


Rembrandt – Hendrickje che si bagna in un fiume -1654 – National Gallery – Londra




L’opera qui su, mi appare davvero incredibile ed affascinante 

per il suo profondo e direi moderno realismo 

all’epoca assolutamente impensabile 

(N.T.K.)

 

.
.
.

In quest’altro straordinario dipinto, Rembrandt raffigura la moglie Hendrickje che si sta bagnando in un fiume.

Il quadro è straordinario per molti aspetti, innanzitutto per un realismo che concede poco a quel decoro bozzettistico molto apprezzato dal pubblico del tempo.

Questa fu infatti una delle cause del venir meno del successo di Rembrandt negli anni successivi, incompreso nella sua eccezionale arte troppo moderna per quei tempi.

Ma straordinaria è anche la tecnica: Rembrandt era un eccezionale disegnatore, e questa sua propensione lo portava a capire l’essenziale dell’immagine e riempire il resto solo con contrasti luminosi. Anche qui procede in questa maniera.

La figura della donna è soprattutto disegnata, scarna com’è di colori ed effetti cromatici.

Intorno, invece, per poter meglio evidenziare la figura, lo sfondo è così scuro che si fa quasi fatica ad immaginare che siamo all’aria aperta.

In pratica l’angolo visivo è molto ristretto, così che si intravede un angolo protetto dall’ombra di alberi che giungono fino alla riva del fiume, mentre su una roccia si vede la veste che la donna si è tolta, per restare solo in camicia.

Straordinaria, infine, è anche la resa veristica dell’acqua e dei riflessi che crea, con una perfezione che solo Rembrandt poteva ottenere. 





La lezione di anatomia

 

 


Ecco infine un video che associa molte opere 

di Rembrandt con belle musiche classiche.

 

 

  (video)

Gli sposi ebrei

 

 

 

F I N E

 

 

Testo Francesco Morante (dal web) – Impaginaz. e note T.K.

 

 

Ciao da Tony Kospan




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“Porto al tramonto” di Lorrain – Ecco un paesaggio che ha influenzato la storia dell’arte – Vediamo perché!   Leave a comment





Veduta fantastica di un porto al tramonto




Se volessimo creare una antologia dei dipinti più belli dedicati al tramonto 
non potrebbe mancare questa “Veduta fantastica di un porto al tramonto” 
del grande pittore ed ex pasticciere Claude Lorrain.

Esaminiamone brevemente i suoi vari ed interessanti aspetti.








Lorrain dipinge un porto con tante navi, degli edifici ed un faro 
che richiamano costruzioni già note al tempo, 
e soprattutto col sole che sta per inabissarsi nel mare
rendendo, grazie all’uso sapiente dei gialli e degli arancioni,
il tutto davvero meraviglioso.




Gli edifici ed il faro del dipinto




Sono diversi i suoi dipinti in tema tramonto… 
ed alcuni con la particolarità del sole che tramonta nel mare.
  
Questo diede inizio ad un genere che avrà poi illustri seguaci 
come i paesaggisti Monet e Turner.




Monet



Il dipinto non descrive emozioni dirette 
ma coglie magicamente 
la meraviglia e l’emozione dell’occhio umano 
nel preciso momento in cui vede il sole 
abbracciare il mare prima di scomparire.




Turner




Infatti Lorrain non intende creare paesaggi ideali
o collegati agli umori umani…
ma solo fissare sulla tela quelle singolari
condizioni di luce di quel particolare momento
e lo fa in modo geniale.



Un altro “tramonto sul mare” di Lorrain




Questa idea di fissare un momento della realtà in modo poetico 
fu portata avanti, con altro stile, 2 secoli dopo dagli Impressionisti. 




Un altro “tramonto” di Lorrain



La bellezza e le novità pittoriche del dipinto 
furono immediatamente comprese dai suoi contemporanei 
che ne descriserro ampiamente e con precisione tutti i suoi aspetti
e il Giardiniere Reale di Francia, che l’aveva acquistato,
proprio per questo volle donarlo al Re Sole.




Claude Gellée (o Gelée) detto Lorrain  
(Chamagne, 16 dicembre 1600 – Roma, 23 novembre 1682)




Tony Kospan



F I N E




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I N S I E M E
Ripped Note






Rembrandt.. grande pittore olandese – Breve ricordo anche con alcuni capolavori.. l’analisi di 2 noti dipinti ed 1 video   Leave a comment

 
 
 
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Breve ricordo di Rembrandt,
grandissimo pittore ed incisore olandese,
con una mini biografia, una breve analisi di 2 dipinti
e le immagini di diversi suoi capolavori.

Infine un bel video con tante sue opere associate 
alle musiche di Vivaldi e di altri grandi compositori classici.
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Autoritratto (Leida 15.7.1606 – Amsterdam 4.10.1669)

L’UOMO E L’ARTISTA

Rembrandt è considerato una dei più grandi pittori di sempre
e, dalla maggior parte dei critici, il più grande del ‘600 olandese
definito “L’età d’oro della pittura” dei Paesi Bassi.



Re Sole

La sua arte fu ben presto riconosciuta dai suoi contemporanei
ed ebbe grandi successi soprattutto grazie ai suoi mitici ritratti
ma non tralasciò temi biblici e paesaggistici.



La ronda di notte


Dopo una vita vissuta negli agi 
i suoi ultimi anni furono invece difficili e in miseria
per aver scialacquato le ricchezze accumulate
grazie alla vendita delle sue opere.
.
Ritratto di Saskia Riant
.
.
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Uomo col cappello



Il dipinto qui sotto ha sorprendenti implicazioni 
bibliche ed artistiche.
Chi volesse approfondirne la conoscenza ed il significato 
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fre bia pouce
Betsabea

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.SINTETICA ANALISI DI 2 DIPINTI

a cura di Francesco Morante

 
 
 
 

Rembrandt – Il ponte di pietra – 1638 – Rijksmuseum – Amsterdam
.
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Questo quadro è uno dei pochi paesaggi della produzione di Rembrandt.

E’ da notare la grande abilità dell’artista nel cogliere soprattutto gli effetti atmosferici, caricando l’immagine anche di una valenza sentimentale che sembra quasi anticipare la pittura romantica del XIX secolo.

Se confrontiamo questo paesaggio con uno di Poussin, si comprende facilmente come Rembrandt si ponga su un piano molto diverso.

Nel pittore francese l’immagine è organizzata con l’intento di permettere allo sguardo di cogliere più elementi che compongono un insieme di grande spettacolarità.

L’immagine tuttavia colpisce soprattutto l’intelletto di chi guarda.

Il paesaggio di Rembrandt è invece diretto alla nostra sensibilità, per farci sentire quella particolare sensazione di trovarsi in un luogo anonimo ma carico di luce, aria, umidità, odori, e così via.

 

 


Rembrandt – Hendrickje che si bagna in un fiume -1654 – National Gallery – Londra




L’opera qui su, mi appare davvero incredibile ed affascinante 

per il suo profondo e direi moderno realismo 

all’epoca assolutamente impensabile 

(N.T.K.)

 

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In quest’altro straordinario dipinto, Rembrandt raffigura la moglie Hendrickje che si sta bagnando in un fiume.

Il quadro è straordinario per molti aspetti, innanzitutto per un realismo che concede poco a quel decoro bozzettistico molto apprezzato dal pubblico del tempo.

Questa fu infatti una delle cause del venir meno del successo di Rembrandt negli anni successivi, incompreso nella sua eccezionale arte troppo moderna per quei tempi.

Ma straordinaria è anche la tecnica: Rembrandt era un eccezionale disegnatore, e questa sua propensione lo portava a capire l’essenziale dell’immagine e riempire il resto solo con contrasti luminosi. Anche qui procede in questa maniera.

La figura della donna è soprattutto disegnata, scarna com’è di colori ed effetti cromatici.

Intorno, invece, per poter meglio evidenziare la figura, lo sfondo è così scuro che si fa quasi fatica ad immaginare che siamo all’aria aperta.

In pratica l’angolo visivo è molto ristretto, così che si intravede un angolo protetto dall’ombra di alberi che giungono fino alla riva del fiume, mentre su una roccia si vede la veste che la donna si è tolta, per restare solo in camicia.

Straordinaria, infine, è anche la resa veristica dell’acqua e dei riflessi che crea, con una perfezione che solo Rembrandt poteva ottenere. 





La lezione di anatomia

 

 


Ecco infine un video che associa molte opere 

di Rembrandt con belle musiche classiche.

 

 

  (video)

Gli sposi ebrei

 

 

 

F I N E

 

 

Testo Francesco Morante (dal web) – Impaginaz. e note T.K.

 

 

Ciao da Tony Kospan




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Rubens – Breve ricordo.. alcuni capolavori.. il tema dei Satiri e la poesia della Szymborska sulle sue donne   Leave a comment




Rubens – I 4 Continenti




Breve ricordo del grandissimo Pittore fiammingo del ‘600

soprattutto con un accenno alla sua duplice personalità,

religiosissima in privato ed erotica nell’arte,

e poi ad uno dei temi da lui amati, i Satiri.


Infine una poesia della poetessa Premio Nobel, Wislawa Szymborska,

dedicata alle mitiche e formose donne dei suoi dipinti.


 .

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Rubens – Il giardino dell’amore

 

 

RUBENS
I SATIRI… E LA PITTURA SENSUALE
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
Sir Pieter Paul Rubens
(Siegen 28 giugno 1577 – Anversa 30 maggio 1640)

 
 
 
Rubens è certamente tra i massimi pittori fiamminghi del XVII secolo…
 
La sua pittura è definita di genere barocco francese e nord europeo.
 
Desidero però parlare qui soprattutto di un bel contrasto, alquanto eclatante, che si manifestò soprattutto nelle opere della sua maturità.
 
 
 
 

RubensBorea rapisce Orizia

 
 
 
Mi riferisco al contrasto tra
– il personaggio morigerato, compassato, ossequioso verso la religione (andava a messa tutti i giorni) studioso delle opere classiche e dalla vita matrimoniale assolutamente felice e senza intoppi
e
– l’artista che è stato capace di creare opere di una sensualità unica in cui il fuoco dell’erotismo e la tempesta dei sensi sono in modo evidente assolutamente sovrani.
 
 
 
 

Rubens – Il ratto delle figlie di Leucippo

 
 
 
Molte delle sue opere hanno fatto parlare perfino di Sindrome di Rubens per la loro, presunta per alcuni e certa per altri, capacità di scatenare impulsi erotici in chi le osserva.

 
 
 

Rubens – Venere allo specchio

 
 
 
Ricordiamo che i temi classici e mitologici erano per gli artisti il migliore e però forse anche l’unico modo per superare i limiti espressivi imposti dalle severe leggi censorie del tempo e dar così libero sfogo al loro estro.
 
In particolare Rubens scelse per far questo soprattutto il tema dei Satiri e Sileni.
 
Il Satiro è il compagno di Pan e Dioniso abitante dei boschi ed impersonifica la fertilità e la forza vitale della natura mentre i Sileni sono anche loro divinità dei boschi, presenti nella mitologia greca, ma caratterizzate dal carattere selvaggio e lascivo.
 
 
 
 

Rubens – Ninfe e Satiri  1635

 
 
 
Tuttavia la sensualità delle sue opere non emana solo da dipinti con immagini esplicite ma spesso in modo chiaro e forte  anche in quelle in cui non appaiono per quel che esse lasciano invece immaginare.
 
 
Si pensi infatti ad esempio a quest’opera che ha molti ammiratori e che fa molto parlar di sé.

 
 
 
 
 
Rubens – Il satiro e la fanciulla – Collez. Principe del Liechtenstein
 
 
 
 
In questo dipinto, anche se non appare nulla di sensuale in modo esplicito, tuttavia appare evidente che per l’ingenua giovinetta il destino pare ormai tracciato, e certo nessun padre gradirebbe un genero di tal fatta.
 
 
Infatti se esaminiamo con attenzione notiamo:
 
– lo sguardo sì simpatico ma davvero inequivocabile del satiro
– il sorriso mefistofelico da brividi
– il suo corpo nudo benché accostato al cesto “caravaggesco” che pur cerca di attutire un po’ la forza di queste impressioni
 
– la scena poi parla… da sola…
 
 
Ci sono poi diverse altre sue opere in cui il tema dei Satiri è affrontato in modo quasi prepotente come ad esempio la seguente.

 
 
 
 

Rubens – Due Satiri



In realtà le rotondissime forme dei suoi personaggi non riguardavano solo le donne… come ad esempio il dipinto qui giù.



 

Gesù e Giovanni Battista bambini con 2 angeli

 

 

Prima di esporre una mia conclusione mi fa piacere riportare una bella poesia della poetessa Premio Nobel Wislawa Szymborska dedicata proprio alle sue donne…
 
 
 
 
LE DONNE DI RUBENS
 
 
Ercolesse, fauna femminile,
nude come il fragore di botti.
Fanno il nido in letti calpestati,
nel sonno la bocca si apre al chicchirichì.
Le pupille rovesciate all’indietro
Penetrano dentro le ghiandole
da cui i lieviti stillano nel sangue.

Figlie del barocco, l’impasto si gonfia,
vaporano i bagni, s’arrossano i vini,
nel cielo galoppano porcelli di nuvole,
le trombe nitriscono l’allarme carnale.

O cucurbitose, o esorbitanti,
e raddoppiate dal cader dei veli
e triplicate dalla violenza della posa,
grasse pietanze d’amore!

Le loro magre sorelle si alzarono presto,
prima che nel quadro facesse giorno.
E nessuno le vide incamminarsi in fila
dal lato non dipinto della tela.

Esiliate dello stile. Costole contate,
mani e piedi d’uccello.
Provano a volare sulle scapole sporgenti.

Il Duecento gli avrebbe dato un fondo d’oro.
Il Novecento – uno schermo d’argento.
Ma il Seicento non ha nulla per chi è piatto.

Giacché perfino il cielo è convesso
convessi gli angeli e convesso il dio ―
Febo baffuto che su un destriero
sudato irrompe nell’alcova ribollente.
 

 

 


 
Rubens – Le tre Grazie – 1635

 
 
 
Concludo con un accenno ad un altro aspetto della pittura di Rubens la modernità…
 
A mio parere non tanto per la tecnica ma per gli atteggiamenti, i movimenti, la plasticità dei corpi, la naturalezza e la forza delle espressioni davvero sorprendenti dei soggetti dipinti, Rubens anticipa movimenti artistici che si affermarono solo nei secoli successivi.
 
 
 
 

Rubens – Venus frigida



F I N E

 
 

Categoria “Arte” del blog IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
 
Copyright Tony Kospan




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LA “GALLERIA BORROMINI” A ROMA… TRIONFO DELLA PROSPETTIVA – STORIA.. IMMAGINI E VIDEO   Leave a comment








LA STUPEFACENTE GALLERIA BORROMINI DI PALAZZO SPADA A ROMA




In pieno centro… a Roma… alle spalle della mitica piazza Campo de’ Fiori possiamo ammirare uno dei palazzi più originali d’Italia soprattutto per l’incredibile Galleria Borromini… vero trionfo dell’architettura barocca e dell’illusione prospettica.

Il Palazzo, acquistato nel ‘600 dalla famiglia Spada oggi è anche la sede del Consiglio di Stato.









A metà circa del ‘600 il cardinale Bernardino Spada ordinò dei lavori di ampliamento dell’edificio creando una nuova ala.

In questa nuova ala il Borromini, architetto svizzero tra i più grandi del ‘600 che operava a Roma, realizzò una Galleria che stupisce ancora oggi… e che attira visitatori di ogni parte del mondo.








L’opera, in perfetto stile barocco, risponde in pieno alla visione dell’epoca che tendeva ad esaltare la meraviglia… l’inganno… l’apparenza.

Questa Galleria forse è uno dei massimi esempi di questa visione.








Il Borromini avendo a disposizione uno spazio disponibile molto ridotto riuscirà, con precisi accorgimenti architettonici, a progettare un colonnato che apparirà lungo 40 metri mentre in realtà è lungo solo 8,82 metri.

In realtà egli fu aiutato in questo dai calcoli del matematico padre agostiniano Giovanni Maria da Bitonto.








L’accorgimento principale consiste nel fatto che i piani del colonnato non procedono in modo parallelo ma convergono in un unico punto di fuga.

Le colonne poi che all’entrata sono alte 5,8 mt alla fine saranno di 2,45 mt.  e la larghezza della galleria, inizialmente di 3,5 mt, diventa in fondo di un solo metro e così pure degradano le lastre geometriche del pavimento ed il soffitto a volta.









Ultimo, ma non ultimo per importanza illusionistica, è l’accorgimento di inserire in fondo al colonnato la statua di Marte, che, alta solo 60 cm, contribuisce a realizzare una perfetta illusione ottica.

Dunque, quando ci fermiamo davanti al colonnato… tutto quel che vediamo… non è reale!








Questo ci lascia sbalorditi… confusi… e perdiamo il senso delle misure.

Proprio questo volevano il committente ed il Borromini… dimostrare che la che la vita è un inganno e che nulla è davvero reale.

Il video qui giù ci consentirà di vedere ancor meglio la Galleria e di vivere le sensazioni che ci può donare.








Tony Kospan



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