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L’ARCHITETTURA FUTURISTA – STORIA.. LINEE GUIDA… ASPETTI E MASSIMI ESPONENTI (IV PARTE)   Leave a comment








Tra le innumerevoli discipline in cui il futurismo si esercitò non poteva mancare l’architettura.
In questo campo però molti furono i progetti ma pochissime le realizzazioni.
Tuttavia l’architettura futurista ha lasciato un’impronta non secondaria nella storia.








L’ARCHITETTURA FUTURISTA



Anche l’architettura futurista segue le linee guida del movimento ed anch’essa ebbe il suo “Manifesto”.
Fu scritto da Antonio Sant’Elia, uno dei suoi massimi esponenti, e di cui possiamo ora leggere alcuni punti significativi:
 – “ L’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; 
l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza”.
– “Il valore decorativo dell’architettura Futurista dipende solamente dall’uso e dalla sistemazione originale di materiali grezzi o scoperti o violentemente colorati.”








Non ci sono, come accennavo su, a differenza delle altre discipline, molte realizzazioni ma i molti progetti rimasti possono farci intravedere come si prevedeva l’inserimento, rivoluzionario per l’epoca, delle costruzioni futuriste nelle città.
L’intento era di realizzare il loro concetto di “città nuove”.




GLI ARCHITETTI FUTURISTI







Il massimo esponente dell’architettura futurista fu il su nominato Antonio Sant’Elia autore di progetti visionari e monumentali diretti proprio alla realizzazione dell’anzidetto nuovo modello di città.
Questi suoi elaborati e avveniristici disegni, che in molti casi hanno preceduto le idee dell’architettura del dopoguerra, non furono però mai realizzati, anche e soprattutto per la sua prematura morte.
Un altro notevole esponente dell’architettura futurista fu Mario Chiattone che, dopo la morte dell’amico e collega Sant’Elia, si rititrò nel Canton Ticino dove però tornò a creare opere più… classiche.
Conosciamo un po’ meglio (seppur molto brevemente) questi due architetti futuristi osservando anche i loro elaborati.








BREVE BIOGRAFIA DEI 2 ARCHITETTI


ANTONIO SANT’ELIA



(Como, 30 aprile 1888 – Monfalcone, 10 ottobre 1916)



Antonio Sant’Elia nasce il 30 aprile 1888 a Como e nel 1906 si diploma nella scuola di Arti e Mestieri “G. Castellini” sempre di Como.
Si trasferisce poi a Milano dove frequenta fino al 1909 l’Accademia di Belle Arti di Brera. 
Qui ha modo di conoscere tra gli altri Carlo Carrà, Leonardo Dudreville e Mario Chiattone.
Il suo primo impiego è partecipare, con altri, al completamento del Canale Villoresi e l’anno successivo riceve un incarico presso l’ufficio tecnico comunale di Milano.




Sant’Elia – Casa comunicante con ascensori e ponte esterno





Nel 1913 insegna disegno architettonico a Bologna e, contemporaneamente, apre, con l’amico Chiattone, uno studio di architettura a Milano. 
Si avvicina in questi anni al movimento futurista a cui aderisce nel 1914 grazie, probabilmente, alle sollecitazioni di Umberto Boccioni e Carlo Carrà che aveva conosciuto nel mondo culturale milanese.





Sant’Elia – Stazione per treni ed aerei





Tra il 1912 ed il 1914, influenzato dalla visione delle immagini delle città industriali USA e dagli studi degli architetti viennesi Otto Wagner e Josef Maria Olbrich, inizia una serie di disegni per una “Città Nuova” che poi non era altro che la visione futuristica di Milano.
Molti di questi disegni furono esposti nel maggio/Giugno 1914 alla prima e unica mostra del gruppo delle Nuove Tendenze, di cui faceva parte, nella galleria della “Famiglia Artistica”.





Sant’Elia – Palazzo con ascensore esterno





Sempre del 1914 è il Manifesto dell’architettura futurista scritto da lui riprendendo quasi del tutto il testo che aveva pubblicato in precedenza nel catalogo della mostra Nuove Tendenze.








La sua idea di architettura parte dalla visione di una città del futuro estremamente industrializzata e meccanizzata che non considerava una prevalenza di edifici singoli ma una immensa concatenazione urbana, oggi diremmo “multi-livello”,  collegata al centro dei molteplici interessi e delle varie caratteristiche della città.
Cioè, in parole povere, gli edifici dovevano essere tutti uniti tra loro per collegare in modo funzionale ed efficiente tutte le attività delle città.
I suoi disegni, estremamente coinvolgenti, ci mostrano grattacieli monolitici ed enormi con terrazzi, ponti, passerelle ed aree comuni che hanno poi rappresentato le più suggestive ed affascinanti linee dell’architettura moderna.




Sant’Elia –  Diga e centrale elettrica




Nel 1915, condividendo lo spirito interventista della corrente si arruola da volontario nel Regio Esercito, ottenendo i gradi da sotto-tenente.
Col suo reparto combatté sul fronte delle alpi vicentine e, nel luglio del 1916, durante un attacco sul Monte Zebio, si guadagnò la sua prima Medaglia d’Argento al valor militare.
Pochi mesi dopo, il 10 ottobre, il Sant’Elia si trovava schierato col suo reparto sul Monte Hermada, nella zona di Monfalcone quando si lanciava col suo plotone all’assalto di una trincea nemica e lì morì colpito in fronte e per questo gli fu assegnata una seconda Medaglia d’Argento al valor militare. 
Non fu il solo futurista a morire in guerra in nome della visione esageratamente bellicista della corrente così privando ahimé, l’Italia degli anni successivi delle sue grandissime qualità artistiche.
Proprio partendo da un suo progetto fu poi edificato da Enrico Prampolini e Giuseppe Terragni il sacrario di Como con il Monumento ai caduti costituito da un grande monolito in granito dal peso di 40 tonnellate e posto all’interno di una torre alta 33 metri.
Sul fianco del sacrario rivolto verso il lago fu scolpita una sua frase: “Stanotte si dorme a Trieste o in paradiso con gli eroi”.




Sant’Elia – Monumento ai Caduti Como






MARIO CHIATTONE




(Como, 30.4.1888 – Monfalcone, 10.10.1916) Mario Chiattone ritratto da A. Funi




Altro elemento di spicco dell’architettura futurista fu Mario Chiattone, amico e collaboratore del Sant’Elia.
Mario Chiattone fu tra i primi aderenti al gruppo Nuove Tendenze, movimento artistico milanese riconosciuto dalla critica quale precursore del futurismo architettonico.




Chiattone – Cattedrale




Anche i disegni realizzati da Mario Chiattone negli anni Dieci e si confrontano con la produzione di Antonio Sant’Elia e la poetica futurista.
La morte dell’amico lo convinse ad emigrare nel Canton Ticino e ad abbandonare le tesi futuriste.





Chiattone – Studio su città futurista




Tony Kospan





FONTI: VARI SITI WEB
Copyright Tony Kospan per il blog Il Mondo di Orsosognante
Vietata la copia senza indicare autore e blog




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L’ARCHITETTURA FUTURISTA – LA STORIA… LE LINEE GUIDA… ED I MASSIMI ESPONENTI (IV PARTE)   7 comments








Tra le innumerevoli discipline in cui il futurismo si esercitò non poteva mancare l’architettura.
In questo campo però molti furono i progetti ma pochissime le realizzazioni.
Tuttavia l’architettura futurista ha lasciato un’impronta non secondaria nella storia.








L’ARCHITETTURA FUTURISTA



Anche l’architettura futurista segue le linee guida del movimento ed anch’essa ebbe il suo “Manifesto”.
Fu scritto da Antonio Sant’Elia, uno dei suoi massimi esponenti, e di cui possiamo ora leggere alcuni punti significativi:
 – “ L’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; 
l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza”.
– “Il valore decorativo dell’architettura Futurista dipende solamente dall’uso e dalla sistemazione originale di materiali grezzi o scoperti o violentemente colorati.”








Non ci sono, come accennavo su, a differenza delle altre discipline, molte realizzazioni ma i molti progetti rimasti possono farci intravedere come si prevedeva l’inserimento, rivoluzionario per l’epoca, delle costruzioni futuriste nelle città.
L’intento era di realizzare il loro concetto di “città nuove”.




GLI ARCHITETTI FUTURISTI







Il massimo esponente dell’architettura futurista fu il su nominato Antonio Sant’Elia autore di progetti visionari e monumentali diretti proprio alla realizzazione dell’anzidetto nuovo modello di città.
Questi suoi elaborati e avveniristici disegni, che in molti casi hanno preceduto le idee dell’architettura del dopoguerra, non furono però mai realizzati, anche e soprattutto per la sua prematura morte.
Un altro notevole esponente dell’architettura futurista fu Mario Chiattone che, dopo la morte dell’amico e collega Sant’Elia, si rititrò nel Canton Ticino dove però tornò a creare opere più… classiche.
Conosciamo un po’ meglio (seppur molto brevemente) questi due architetti futuristi osservando anche i loro elaborati.








BREVE BIOGRAFIA DEI 2 ARCHITETTI


ANTONIO SANT’ELIA



(Como, 30 aprile 1888 – Monfalcone, 10 ottobre 1916)



Antonio Sant’Elia nasce il 30 aprile 1888 a Como e nel 1906 si diploma nella scuola di Arti e Mestieri “G. Castellini” sempre di Como.
Si trasferisce poi a Milano dove frequenta fino al 1909 l’Accademia di Belle Arti di Brera. 
Qui ha modo di conoscere tra gli altri Carlo Carrà, Leonardo Dudreville e Mario Chiattone.
Il suo primo impiego è partecipare, con altri, al completamento del Canale Villoresi e l’anno successivo riceve un incarico presso l’ufficio tecnico comunale di Milano.




Sant’Elia – Casa comunicante con ascensori e ponte esterno





Nel 1913 insegna disegno architettonico a Bologna e, contemporaneamente, apre, con l’amico Chiattone, uno studio di architettura a Milano. 
Si avvicina in questi anni al movimento futurista a cui aderisce nel 1914 grazie, probabilmente, alle sollecitazioni di Umberto Boccioni e Carlo Carrà che aveva conosciuto nel mondo culturale milanese.





Sant’Elia – Stazione per treni ed aerei





Tra il 1912 ed il 1914, influenzato dalla visione delle immagini delle città industriali USA e dagli studi degli architetti viennesi Otto Wagner e Josef Maria Olbrich, inizia una serie di disegni per una “Città Nuova” che poi non era altro che la visione futuristica di Milano.
Molti di questi disegni furono esposti nel maggio/Giugno 1914 alla prima e unica mostra del gruppo delle Nuove Tendenze, di cui faceva parte, nella galleria della “Famiglia Artistica”.





Sant’Elia – Palazzo con ascensore esterno





Sempre del 1914 è il Manifesto dell’architettura futurista scritto da lui riprendendo quasi del tutto il testo che aveva pubblicato in precedenza nel catalogo della mostra Nuove Tendenze.








La sua idea di architettura parte dalla visione di una città del futuro estremamente industrializzata e meccanizzata che non considerava una prevalenza di edifici singoli ma una immensa concatenazione urbana, oggi diremmo “multi-livello”,  collegata al centro dei molteplici interessi e delle varie caratteristiche della città.
Cioè, in parole povere, gli edifici dovevano essere tutti uniti tra loro per collegare in modo funzionale ed efficiente tutte le attività delle città.
I suoi disegni, estremamente coinvolgenti, ci mostrano grattacieli monolitici ed enormi con terrazzi, ponti, passerelle ed aree comuni che hanno poi rappresentato le più suggestive ed affascinanti linee dell’architettura moderna.




Sant’Elia –  Diga e centrale elettrica




Nel 1915, condividendo lo spirito interventista della corrente si arruola da volontario nel Regio Esercito, ottenendo i gradi da sotto-tenente.
Col suo reparto combatté sul fronte delle alpi vicentine e, nel luglio del 1916, durante un attacco sul Monte Zebio, si guadagnò la sua prima Medaglia d’Argento al valor militare.
Pochi mesi dopo, il 10 ottobre, il Sant’Elia si trovava schierato col suo reparto sul Monte Hermada, nella zona di Monfalcone quando si lanciava col suo plotone all’assalto di una trincea nemica e lì morì colpito in fronte e per questo gli fu assegnata una seconda Medaglia d’Argento al valor militare. 
Non fu il solo futurista a morire in guerra in nome della visione esageratamente bellicista della corrente così privando ahimé, l’Italia degli anni successivi delle sue grandissime qualità artistiche.
Proprio partendo da un suo progetto fu poi edificato da Enrico Prampolini e Giuseppe Terragni il sacrario di Como con il Monumento ai caduti costituito da un grande monolito in granito dal peso di 40 tonnellate e posto all’interno di una torre alta 33 metri.
Sul fianco del sacrario rivolto verso il lago fu scolpita una sua frase: “Stanotte si dorme a Trieste o in paradiso con gli eroi”.




Sant’Elia – Monumento ai Caduti Como






MARIO CHIATTONE




(Como, 30.4.1888 – Monfalcone, 10.10.1916) Mario Chiattone ritratto da A. Funi




Altro elemento di spicco dell’architettura futurista fu Mario Chiattone, amico e collaboratore del Sant’Elia.
Mario Chiattone fu tra i primi aderenti al gruppo Nuove Tendenze, movimento artistico milanese riconosciuto dalla critica quale precursore del futurismo architettonico.




Chiattone – Cattedrale




Anche i disegni realizzati da Mario Chiattone negli anni Dieci e si confrontano con la produzione di Antonio Sant’Elia e la poetica futurista.
La morte dell’amico lo convinse ad emigrare nel Canton Ticino e ad abbandonare le tesi futuriste.





Chiattone – Studio su città futurista




Tony Kospan





FONTI: VARI SITI WEB
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Vietata la copia senza indicare autore e blog




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