Archivio per l'etichetta ‘ARCHEOLOGIA EGIZIA

Poesie di alcuni millenni fa – Liriche d’amore dall’Antico Egitto – III Stanza (Donna)   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 

DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I
 
 
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 Liriche d’amore dall’Antico Egitto 


STANZA TERZA (donna)


 

 
 
 
 

Spera il mio cuore


di contemplare la sua bellezza,


quando starò seduta nella sua casa.


Là, incontrerò Mehi *


che passa a cavallo sulla strada,


coi suoi amici.


Non so come condurmi davanti a lui:


passerò tranquillamente davanti a lui?


Ecco, la strada è come un fiume,


ignoro la sede dei miei piedi.


Sei molto ignorante, o cuor mio!


Perché vuoi camminare tranquillamente vicino a Mehi?


Ecco, se passo davanti a lui,


gli rivelo i miei sentimenti:


“Ecco, sono tua”.


Ma lui si vanterebbe del mio nome,


e mi darebbe alla casa del primo


di quelli che sono al suo seguito.




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 *(è il nome dell’innamorato, ma anche quello di una divinità che protegge gli amanti, nota tk)


 

 

 

 

 

 

Scritti raccolti da Danny Fan – impagin. t.k.

 

 

 

 

 

– continua –

 

 

Ciao da Tony Kospan




 
 
 

 
 
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PER LEGGER LA POESIA DELLA
I STANZA
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PER LEGGER LA POESIA DELLA
II STANZA

 
 
 
 

Poesie di alcuni millenni fa – Liriche d’amore dall’Antico Egitto – II Stanza (Donna)   Leave a comment

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DAL PAPIRO 45 CHESTER BEATTY I


LIRICHE D’AMORE DELL’ANTICO EGITTO
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STANZA SECONDA (donna)
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Con la sua voce
il mio amato turba il mio cuore,
e fa che di me s’impadronisca la malattia.
Abita vicino alla casa di mia madre,
e tuttavia non so come andare verso di lui.
Potrebbe, per mia fortuna,
essere buona mia madre?
Oh, andrò a trovarla.
Ecco, il mio cuore si rifiuta
di pensare a lui,
anche quando mi prende l’amore di lui.
Ecco, è un insensato (il cuore, ndtk)
ma io sono come lui.
Non conosce il mio desiderio d’abbracciarlo,
non sa che mi ha fatto andare da mia madre.
O amato,
forse ti sono destinata dalla Dorata dea delle donne! (sempre Hathor, ndtk)
Vieni a me,
che veda la tua bellezza,
che siano felici padre e madre,
che tutti gli uomini insieme ti facciano festa e ti festeggino,
o amato!







Scritti raccolti da Danny Fan – web – impagin. t.k.

continua –

Ciao da Tony Kospan


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PER LEGGER LA POESIA DELLA I STANZA…

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IL NUOVO GRUPPO DI STORIA CULTURA ED AMICIZIA






Poesie di alcuni millenni fa – Liriche d’amore dall’Antico Egitto – I Stanza (Uomo)   Leave a comment








Iniziamo un poetico percorso composto da
7 Liriche d’amore (stanze)
scritte da una coppia innamorata dell’antico Egitto
che, a parer mio, sono
di una bellezza e di una freschezza sorprendenti…
e che spero piaceranno a voi come piacciono a me.

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 LIRICHE D’AMORE DALL’ANTICO EGITTO 

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DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I
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STANZA PRIMA (uomo)


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L’unica, l’amata, la senza pari,

la più bella di tutte,

guardala,

è come la stella fulgente

all’inizio di una bella annata.

Lei, che splende di perfezione,

che raggia di pelle,

con gli occhi belli quando guardano,

con le labbra dolci quando parlano,

per la quale non c’è discorso superfluo;

lei, che lungo ha il collo,

il petto luminoso,

con una chioma di vero lapislazzuli,

le cui braccia superano lo splendore dell’oro,

le cui dita sono come calici di loto;

lei, che ha languide le reni,

strette le anche,

le cui gambe difendono la bellezza,

il cui passo è pieno di nobiltà

quando posa i piedi sul suolo,

con il suo abbraccio mi prende il cuore.

Essa fa che il collo di tutti gli uomini

si giri per guardarla.

Ognuno ch’essa abbraccia è felice,

si sente il primo degli uomini.

Quando esce dalla sua casa,

si pensa di vedere Colei che è unica.


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(“colei che è unica” è il soprannome di Hathor, ndtk)

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Scritti raccolti da Danny Fan – impagin. t.k.

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– continua –

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Ciao da Tony Kospan




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Poesie di alcuni millenni fa – Liriche d’amore dell’Antico Egitto – VII Stanza (Uomo)   Leave a comment

 
 
 

DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I




 
 
 



Siamo giunti ormai alla fine
di questo breve viaggio
nella poesia d’amore dell’Antico Egitto







 
  

 

       Liriche d’amore    

dal papiro Chester Beatty I







STANZA SETTIMA (uomo)



 

 



Sono sette giorni


che non ho visto l’amata.


E’ entrata in me la malattia,


sono diventato con le membra pesanti,


ho dimenticato lo stesso mio corpo.


Se i medici vengono da me,


non mi soddisferanno i loro rimedi.


I maghi non trovano espedienti,


non si scopre la mia malattia.


Il dire: “Eccola!” mi rende la vita.


Il suo nome mi risolleva,


l’andirivieni dei suoi messaggeri


fa vivere il mio cuore.


L’amata è per me meglio delle medicine,


è per me meglio di un formulario magico.


La sua venuta è il mio amuleto:


quando la vedo, ritorno in salute.


Quando apre gli occhi,


diventa giovane il mio cuore,


quando parla,


divento forte.


Quando l’abbraccio,


allontana da me la malattia.


Ed è lontana da me da sette giorni.








PER LEGGER LA POESIA DELLA VI STANZA

E DA LI’ TUTTE LE PRECEDENTI…




Scritti raccolti da Danny Fan-impagin. t.k.




F I N E




Ciao da Tony Kospan





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Poesie di alcuni millenni fa – Liriche d’amore dell’Antico Egitto – VI Stanza (Donna)   Leave a comment

 
 
 
DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I
 
 
 
 
 
 
 
 
 


POESIE CHE CI GIUNGONO DALL’ANTICO EGITTO

 

 

 

     Liriche d’amore   

 

 

 

 


STANZA SESTA (DONNA)


Quando passai vicino a casa sua,


trovai il portone spalancato:


il mio amato stava accanto a sua madre,


tutti i suoi fratelli e sorelle erano con lui.


Il cuore di tutti quelli che si fermavano sulla strada


s’infiammava d’amore per lui,


il giovane perfetto e senza eguali,


l’amato, dalle scelte qualità.


Mentre passavo, mi guardò:


fui felice,


col cuore contento, con grande gioia.


Ero sola per rallegrarmi,


o mio amato,


perché ti avevo visto.


Ah, se sua madre conoscesse il mio cuore! 
(i miei sentimenti, ndt)


se questo le venisse subito in mente!


O Dorata, (
La Dea Hathor n.t.k.)


metti ciò nel suo cuore;


allora mi affretterò verso il mio amato,


lo bacerò davanti ai suoi,


non avrò vergogna della gente,


ma mi rallegrerò della loro considerazione,


perché tu mi riconoscerai.


Farò una festa alla mia dea


– batte il mio cuore fino ad uscire –
(dal petto, ndt)


perché faccia ch’io veda il mio amato,


questa notte:


è così bella, quando arriva!


 

 

 

 

 

Scritti raccolti da Danny Fan – impagin. t.k.

 

 

 – continua – 

 

 

Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 

PER LEGGER LA POESIA DELLA
V STANZA
E DA LI’ TUTTE LE PRECEDENTI
 
 
 
 
 
 

IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE
I N S I E M E
Ripped Note

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La Grande Piramide di Giza ed i suoi tanti misteri   Leave a comment


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Ancora oggi sono molti i misteri di questa
che è la più bella piramide in assoluto.

Esaminiamoli… uno per uno

 
 
 
 
 
La Grande Piramide di Giza  – Lo splendore di Khufu

 

 

 

I MISTERI DELLA GRANDE PIRAMIDE

 
 
 
 
 
Interno della Piramide
 

 

 

1 – IL MISTERO DEL MODO IN CUI FU COSTRUITA

 

Come siano riusciti gli antichi Egizi ad edificare una struttura che occupa un’area di 5,3 ettari, che si innalza verso il cielo per circa 145 metri, composta da due milioni e mezzo di massi calcarei e che complessivamente pesa 6 milioni di tonnellate, non è ancora del tutto chiaro, anche perché sull’argomento, stranamente, non sono rimaste moltissime testimonianze.

Di sicuro gli architetti dovevano essere buoni conoscitori delle scienze matematiche, dato che le proporzioni e le misure della piramide sono straordinariamente precise. 

I risultati di tutte le altre misurazioni hanno portato, inoltre, alla convinzione che la Grande Piramide, in realtà, sia stata progettata come un gigantesco schema del tempo, in attesa di essere interpretato dalla civiltà futura.







Si ipotizza che la costruzione di questo straordinario monumento sia durata circa trent’anni con l’impiego di circa quattromila uomini, fra muratori e costruttori.

A differenza di altri antichi monumenti egizi, la Grande Piramide contiene vani e corridoi anche nelle parti alte della struttura. Per 3000 lunghi anni l’interno della piramide è rimasto inviolato.

Fu solo nel 820 d.C. che una spedizione archeologica riuscì finalmente ad individuarne l’entrata.

All’interno, anche il corridoio ascendente era stato chiuso e nascosto attraverso l’utilizzo di blocchi di granito.

Dopo aver aperto un varco attorno ad essi, la spedizione raggiunse la Camera del Re solo per scoprire che il sarcofago del faraone era vuoto.

 

 

 

 

 

 

2 – IL MISTERO DELLA CAMERA DEL RE

 

Attraverso un’entrata praticata appena sopra la base, al centro del lato nord, si accede ad uno stretto passaggio che scende in una camera scavata nella roccia sotto al monumento.

Sempre dallo stesso passaggio parte un altro corridoio che, invece, sale fino a sboccare prima in un piccolo vano, denominato Camera della Regina, e poi nella Grande Galleria, che porta fino alla Camera del Re, la stanza più imponente, che contiene un cofano a sarcofago.

Questa camera di Re: scoperta intorno all’anno 820 d.C. dal Califfo Ma’mun.

Essa è situata a un terzo dell’altezza della Grande Piramide, e cioè a circa 45 mt dalla base.

Ci si aspettava di trovare un  tesoro proporzionato alla grandezza del monarca, ed invece la camera del faraone (funeraria secondo l’egittologia ortodossa) era completamente vuota e spoglia dal qualsiasi decorazione e iscrizione.

Solamente un sarcofago in granito vuoto (oggi tale materiale viene intagliato per la sua durezza, con abrasivi quali la polvere di diamante o di carburo di silicio detto carborundo.

Per accedere alla Camera del Re, si devono superare  percorsi stretti ed impraticabili, corridoi e gallerie piccolissime.

La domanda che ci si pone è come hanno fatto i saccheggiatori di tombe a trafugare tutto (se mai c’è stato un tesoro, ndA) , ma proprio tutto all’interno di una stanza situata a circa 45 mt di altezza, e  il cui unico modo per raggiungerla dalla base è una galleria ascendente (bloccata da pesantissimi tappi in granito) che si collega alla Grande Galleria, lunga circa 46 mt e con una pendenza di 26°?

 

 



 

 

 

3 – IL MISTERO DEI MOTIVI DELLA COSTRUZIONE

 

Ancora oggi nessuno può sapere con esattezza quale fosse la reale destinazione della Grande Piramide, a parte il fatto di essere il prodotto di numerosi e precisi calcoli matematico-astronomici.

Se non era una tomba costruita per ospitare il corpo di Cheope, a cosa serviva?


Chi aveva bloccato il passaggio, in che modo e soprattutto perché, visto che non conteneva nessun tesoro? 

Ma poi… come fu possibile realizzarla in un tempo così remoto?

E’ credibile che una civiltà dell’età del rame abbia accumulato 21 milioni di tonnellate di pietre in circa un secolo, di cui 12 milioni solo a Giza, realizzando qualcosa che si discostava completamente da quanto mai realizzato sia prima che dopo?

 

 

 

 

 

 

Tra gli specialisti in archeologia egizia, è opinione comune che fu costruita come tomba per il faraone della IV Dinastia (2575-2467 a.C.) Khufu (conosciuto come Cheope).

Questa opinione si basa principalmente sul ritrovamento di geroglifici su alcune pietre all’interno della piramide che assomigliano al suo sigillo, e alla testimonianza di Erodoto che vide i monumenti nel V° secolo a.C., cioè più di 2000 anni dopo che erano stati costruiti.

Nonostante il fatto che nessun corpo fu mai trovato all’interno delle sue stanze ben sigillate, gli egittologi persistono nella loro teoria, facendo nascere una storia su decine di migliaia di schiavi costretti al lavoro per decine di anni nella costruzione di una montagna di pietre in cui mettere il cadavere di un solo uomo.

Stranamente, i meticolosi scrivani dell’antico Egitto non hanno lasciato nè una parola ne un geroglifico riguardante la piramide.

Inoltre la più antica immagine conosciuta, un affresco rappresentante degli schiavi forzati a trasportare dei blocchi di pietra su delle slitte di legno, fu dipinto mille anni dopo la data in cui gli egittologi ritengono che la piramide sia stata costruita.

 

 

 

 

 


UN’IPOTESI SULLE MODALITA’ DELLA COSTRUZIONE

 

Per non parlare del metodo utilizzato, così bene descritto da John Baines, professore di Egittologia presso l’Università di Oxford: “Via via che la piramide cresceva in altezza, la lunghezza della rampa e la sua larghezza alla base venivano aumentate per mantenere una pendenza costante (di circa uno a dieci) e impedire che crollasse. Con tutta probabilità vennero utilizzate più rampe accostate alla piramide da vari lati“.

Però per portare un piano inclinato alla cima della Grande Piramide con una pendenza di 1:10  sarebbe stata necessaria una rampa lunga 1460 metri, con un volume più elevato della stessa piramide.

E’ difficile immaginare come, lungo questa chilometrica salita, gli schiavi trascinavano blocchi pesanti diverse tonnellate.

Altri egittologi hanno ipotizzato allora l’utilizzazione di rampe a spirale realizzate in mattoni e fango attaccate ai fianchi della Piramide.

Indubbiamente per queste ci sarebbe voluto meno materiale nella loro costruzione, ma l’idea di squadre di operai che trascinano massi pesantissimi su per curve a gomito è paradossale.  

 

 

 

 

 

 

Testo da vari siti web – coordinamento ed impaginaz. Orso Tony
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN




 


Il tuo gruppo di storia e ricordi







Nell’antico Egitto l’istituto della confessione (con differenze) era già in uso. Conosciamolo.   Leave a comment

 
Molti non sanno che l’istituto della Confessione
è davvero molto antico…
molto più antico di quanto si possa pensare…

Tratteremo qui,
sulla base della documentazione archeologica a noi giunta,
il modo in cui l’istituto della Confessione
giunse nell’antico Egitto
e la particolare forma che aveva presso di loro.

 
 
 
 
 
 
 
 
LA CONFESSIONE
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 


Un primo completo elenco di peccati o meglio ancora…
l’affermazione di non averli commessi si trova tra gli Egizi…
nel famoso Libro dei Morti.
 
 
Questo istituto però era già presente nella religione degli Ittiti
che ebbero frequenti rapporti sia pacifici che bellicosi con gli Egizi.
 
 
Questi ultimi dunque la fecero propria…
riducendola però ad una formula soprattutto rituale
per passare nel miglior modo alla vita ultraterrena.
   




 
 
 
 

Nella religione Ittita il peccato per eccellenza,
anzi il “reato” data la sua punibilità,
era la trasgressione alle norme o agli ordini divini.
 
 
Proprio per la ricerca dei peccati
e per l’espiazione di eventuali trasgressioni,
essendo ciò di fondamentale importanza,
acquistò particolare rilievo tra gli Ittiti l’istituto della confessione. 
 
  



  
 
 



L’idea stessa del peccato fu personificata in un dio, Wastulassis,
che assieme ad altre divinità astratte quali
Hantassas (equità) e Istamanassas (esaudimento),
a differenza degli altri dei che ordinavano il territorio,
regolavano i rapporti tra uomini e dei,
e quindi il comportamento umano.
 
 
 
 


   


Gli Egizi quindi fecero loro questo istituto e ne fecero largo uso…
 
 
Ecco ora il testo completo della formula che gli egizi recitavano…
e che portavano con sé nel sarcofago scritta su amuleti
(in genere lo scarabeo scacro…)
e spesso era inserita tra le bende della mummia…
 
 
 
 
 
 
 
 
La confessione presentava in sè, visti i peccati che l’anima negava d’aver commesso,
un alto carattere morale ma, in realtà, bastava saperla recitare a memoria o leggerla
dopo essersela scritta nella tomba, per essere sicuri di ricevere l’assoluzione
anche nel caso che si fossero commessi tutti i peccati nominati nel corso dell’atto di discolpa:
 
 
 
 

 
 
 
 
 

   LA CONFESSIONE   

 

 


Non ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho commesso atti omosessuali
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto all’ ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato disturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l’immagine di un dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il re
Non ho proceduto a stento nell’acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene
Non ho bestemmiato il nome del dio della città.

 

 

 

 

 

 

Però anche tra i vivi si ha notizia di una confessione dello stesso genere
che veniva pronunciata dal sacerdote dopo l’apertura del naos, al mattino,

 
 
 
 




 
 
 
 
durante il culto divino quotidiano, nell’ora destinata all’adorazione del dio.
 
 
Questo era dunque l’istituto della Confessione nell’antico Egitto
prima della sua successiva profonda trasformazione
avvenuta con il Cristianesimo
 
 
 
 
FINE
 
 


Notizie da vari siti web coordinate ed elaborate liberamente dall’Orso
 
 
 
 
 
 
 

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La scoperta di un sarcofago egizio intatto e dai colori bellissimi – Le immagini e la storia   Leave a comment

 
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Osserveremo le immagini del rinvenimento
di un sarcofago intatto e con i colori originali!!!

 
 
E’ considerato il sarcofago più bello
tra quelli scoperti fino ad ora.
 
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Qualche anno fa è stato scoperto a 60 chilometri dal Cairo
nell’area archeologica di Saqqara.

 
Risalirebbe alla trentesima dinastia e quindi a 2200-2300 anni fa. 








    Mai, negli scavi di Saqqara, si era mai visto un sarcofago in condizioni
    così perfette da essere considerate eccezionali.

     

     


     

     

    Si pensa che si tratti della mummia

    di una persona di alto rango.




      
     
     
     

    In ogni caso è considerato “il più bello” mai trovato lì.  
     
    La mummia dopo i vari accertamenti tecnici è stata portata, 
    su disposizione del famoso archeologo Zahi Hawass, al Museo di Saqqara.


     
     
     
     
     
     
     
     
     – Fonti: Corriere della Sera e Repubblica (con mini modifiche)

    – Impaginazione Orso Tony
     
     


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    DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I

    LIRICHE D’AMORE DALL’ANTICO EGITTO

     
     
     
     

     

     

     


    STANZA QUINTA (UOMO)


     

     


     

     


    Adoro la Dorata,

    lodo la sua maestà,

    esalto la Signora del Cielo,

    canto le lodi di Hathor,

    inneggio alla dea sovrana.

    Mi rivolgo a lei,

    lei ascolta le mie preghiere

    e mi invia la mia signora.


    E’ venuta per vedermi:


    m’è successo qualcosa di grande.

    Fui allegro,

    fui in gioia,

    mi sentii grande,

    quando mi si disse: “Viene, eccola”.


    Ecco, mentre lei avanzava,

    s’inchinavano i giovani,

    per la grandezza d’amore per lei.

    Ho fatto un voto alla mia dea (Hathor, ndt).

    Ella mi ha dato la mia amata,

    dopo tre giorni che ho pregato in suo nome.




    Era (l’amata, ndt) lontana da me da quasi cinque giorni.


     
     
     

     

     

     

     

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    Ciao da Tony Kospan
     




     


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    PER LEGGER LA POESIA DELLA IV STANZA…
    E DA LI’ TUTTE LE PRECEDENTI…
     
     
     


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    DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I

     

     

     




    Liriche d’amore dall'Antico Egitto




     

     

     

    STANZA QUARTA (donna) 


     

     

     



    Galoppa il mio cuore,

    quando penso al mio amore.

    Non mi premette di camminare come una persona umana,

    e trasalisce.

    Ecco, non mi lascia prendere i vestiti,

    trascuro i miei ventagli.

    Non metto più cosmetico sui miei occhi

    non mi profumo più d’odori soavi.

    “Non fermarti,

    raggiungi lo scopo!”, mi dice il mio cuore

    ogni volta che penso a lui.

    O cuor mio, non mi dar pena!

    Perché ti comporti come un folle?

    Attendi con calma:

    l’amato viene verso di te,

    ma anche gli occhi della folla.

    Non far che la gente dica di me:


    “Questa donna è caduta innamorata”.

     

    Resta calmo ogni volta che pensi a lui,

    o cuor mio, e non galoppare.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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