Archivio per la categoria ‘NARRATIVA VARIA

IL GIOIELLO NASCOSTO – Davvero saggio questo raccontino che ci giunge dall’antica cultura Vedica   3 comments

 

 

 

 

Saggio raccontino tratto dal libro Surangama-sutra



che contiene l’essenza degli insegnamenti del Budda



e rappresenta una delle massime espressioni



della cultura Vedica indiana.

 

 



 

 

 

 

IL GIOIELLO NASCOSTO


BEL RACCONTINO BUDDISTA

 

 

 


 

 
 
«Un giorno un uomo, dopo essersi abbuffato in un abbondante banchetto, cadde in un sonno profondo.
Passò un caro amico, restò un po’ di tempo presso di lui e, quando dovette andarsene – temendo che l’amico potesse trovarsi nel bisogno – gli mise un gioiello nel bavero dell’abito.
Quando l’uomo si risvegliò, ignaro del gesto dell’amico, condusse la sua solita vita errabonda, vivendo nella fame e nella miseria.
Passarono gli anni e i due amici si incontrarono di nuovo.
L’amico gli disse del gioiello e l’uomo, rovistando nel suo abito, subito lo trovò.
Incredulo, si rattristò amaramente riflettendo sul fatto che per tutti quegli anni avesse condotto una vita miserabile avendo con sé un gioiello di tale valore.
Allo stesso modo, gli uomini vagano tra le sofferenze di questo mondo, ignari che tra le pieghe più profonde del proprio essere è nascosto il gioiello del pieno risveglio.»
 
 
 


 



 


 


CIAO DA TONY KOSPAN


 



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IL MURO – Davvero saggio questo raccontino che ci parla delle distanze che si creano tra noi e gli altri   Leave a comment



Noi ed i muri intorno a noi….

Un interessante raccontino sulle chiusure nostre
e su quelle degli altri intorno a noi…





IL MURO
Bruno Ferrero


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In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti.

Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all'altra.

Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.

L'altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente.

Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi, e coloro che fuggivano;
tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera, pensava il primo eremita,
che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell'altro.

Per fargli capire in modo visibile quanto fosse ancora lontano dalla santità,
decise di posare una pietra all'imboccatura della propria grotta,
ogni volta che l'altro commetteva una colpa.

Dopo qualche mese davanti alla grotta c'era un muro di pietre grigie e soffocante.

E lui era murato dentro.



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Da ” A volte basta un raggio di sole” di Bruno Ferrero




UNA BREVE RIFLESSIONE



Dobbiamo esser molto attenti quindi a non costruire dei muri intorno al cuore perché potremmo rimaner imprigionati..
Sulla stessa linea anche questo aforisma…
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Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori.
Italo Calvino






Debbo però rilevare che a volte si vede un muro che sembra costruito da qualcun altro… a volte ciò è vero…
ma in altre non ci accorgiamo che l'abbiamo in verità costruito noi e l'altro alla fine non ha fatto altro che prenderne semplicemente atto… sigillandolo





Ciao da Tony Kospan…

POESIE E CULTURA VARIA

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Sono proprio simpatiche e divertenti le letterine inviate dai bambini a Gesù Bambino   Leave a comment


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Sono note le simpaticissime e sorprendenti

espressioni, domande e riflessioni dei bambini.


Non da meno sono quelle rinvenute

nelle letterine a Gesù Bambino

di cui ora possiamo leggere una piccola antologia




 

 


LETTERINE A GESU’





Sono alcune frasi raccolte dal libro

“Caro Gesù, puoi cambiare il sapore degli asparagi?”

Ed. Sonzogno
 

 





* Caro Gesù, per noi la messa è molto noiosa.
Perché non ci aggiungi anche dei cartoni?
(Andrea)

* Caro Gesù, ti prego, prenditi cura del mondo.
Ci sono due grandi problemi, l’inquinamento e la guerra.
Comincia pure con quello che vuoi
(Nicola)

* Caro Gesù, con chi ti vedi nel tempo libero, con gli apostoli?
(Valentina)

* Caro Gesù, sei stato forte ad inventare la religione.
Tutti parlano di te
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Anche io vorrei diventare famoso.
Spero di avere un’idea come la tua.
(Mattia)

* Caro Gesù, che faccia facevano tutti quando facevi i miracoli?
Non ti veniva da ridere?
(Carolina)




* Caro Gesù, posso mandare delle preghiere per il campionato?
(Edoardo)

* Caro Gesù bambino, grazie per i gormiti che mi hai portato, scometto che piacciono anche a te.
Chi è il tuo preferito?
Il mio è helicon
(Leo)

* Caro Gesù, perché hai fatto quelle bestie brutte come gli scarafaggi e i ragni?
Ti servivano a qualcosa?
(Teresa)

* Caro Gesù, cosa ne pensi di chi dice che non esisti?
Li consideri come tifosi di un’altra squadra? Per esempio interisti?
(Paolo)

* Caro Gesù, mi piace tanto disegnare e vorrei farti un ritratto.
Puoi venire giù dal cielo così ti guardo bene da vicino?
(Carolina)



* Caro Gesù bambino, ci vediamo a Natale, non vedo l’ora…
(Clara)

* Caro Gesù Bambino, era bella la sveglia di Pooh che hai portato a me e a mia sorella.
Peccato che era rotta.
La prossima volta puoi controllare prima, per favore?
(Amalia)

* Caro Gesù, secondo me il wrestling è tutto una finta.
Giusto?
(Giovanna)

* Caro Gesù, il papà dice che il calcio è diventato brutto perché girano troppi soldi.
Puoi prenderne un pò?
Così ritorna più bello (non dire che sono stati io a darti l’idea)
(Enrico)

* Caro Gesù, la mamma dice che posso stare fuori fino al tramonto.
Sabato puoi fermare il sole?
(Erica)





* Caro amico Gesù, per me tu sei uno come noi.
Non ci credo che sei morto e risorto.
Magari abiti dalle mie parti.
(Giovanni)

* Caro Gesù, vado in una scuola di suore.
Sono gentili, ma non potevi farle vestire un pò meglio?
I preti invece sono eleganti secondo me
(Lucia)

* Caro Gesù, ti voglio chiedere una cosa: più pace nel mondo.
E già che ci siamo, un paio di Reebok per Natale
(Edoardo)

* Caro Gesù, eri forte quando camminavi sulle acque.
Ma dovresti vedermi sciare
(Debora)

* Caro Gesù, per favore mi fai l’autografo?
Faccio la raccolta
(Cristina)




(LE FRASI SONO STATE RINVENUTE NEL WEB – IMPAGINAZ. TK)



CIAO DA TONY KOSPAN




 
UN MODO DIVERSO DI VIVERE L’ARTE?
(IN SENSO LATO)






Ananda (discepolo di Buddha) ed il torrente – Raccontino breve ma di grande saggezza   Leave a comment

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Davvero molto interessante e profondo

il messaggio insito in questo racconto…

Dirò però il mio parere alla fine.

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ANANDA ED IL TORRENTE

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Un giorno Buddha stava attraversando una foresta.

Era assetato, per cui disse ad Ananda, il suo primo discepolo: “Ananda, torna indietro. A qualche miglio da qui abbiamo attraversato un torrente. Portami un po’ d’acqua”.

Ananda tornò indietro, ma quando raggiunse il torrente vide che alcuni carri che l’avevano attraversato ne avevano agitate le acque che erano ormai diventate fangose.

Ritornò da Buddha a mani vuote…

Ma Buddha insistette, e gli ripeté: “Torna indietro e portami dell’acqua da quel torrente”.

Ananda non comprendeva quell’insistenza, ma ritornò al torrente.

E mentre si stava incamminando, Buddha gli disse: “E non tornare, se l’acqua è ancora sporca. Se è sporca, siediti semplicemente sulla riva, in silenzio. Non fare nulla, non entrare nel torrente. Siedi sulla riva in silenzio e osserva”.

Ananda tornò al torrente.

Buddha aveva ragione. L’acqua era ora quasi limpida, le foglie erano ridiscese sul fondo e il fango si era sedimentato. Ma il torrente ancora non era cristallino, per cui Ananda si sedette sulla riva e osservò semplicemente lo scorrere dell'acqua. Pian piano il torrente diventò limpido come cristallo.

Allora tornò, danzando, porse l’acqua a Buddha e lo ringraziò: “Ora riesco a comprendere il messaggio: era ciò di cui avevo effettivamente bisogno in questo momento. La stessa cosa infatti è vera per la mia mente. Se mi butto nell’acqua tornerò a renderla fangosa. Se mi tuffo nella mente nasceranno più problemi, altri torneranno in superficie. Sedendo di fianco al torrente ho appreso la tecnica… ora mi siederò di fianco alla mia mente, ne osserverò tutta la sporcizia e tutti i problemi e tutte le foglie morte e le ferite e i rancori e i ricordi e i desideri. Senza farmi coinvolgere, distaccato, siederò sulla riva e aspetterò il momento in cui ogni cosa sarà limpida come cristallo”.

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IL MIO PENSIERO


Grande saggezza… certo…


Infatti è vero che quasi tutti (o proprio tutti) ci tuffiamo nei problemi senza sforzarci di guardarli dal di fuori… per vederli da diverse angolazioni…


Se lo facessimo potremmo certo poi affrontare le difficoltà con più calma e più lucidità….

Tuttavia quando siamo immersi… sommersi… dalle avversità ciò in realtà appare davvero difficilissimo.

Consiglio però di tentare almeno.

Ci sarà comunque di sicuro aiuto.

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Cosa ne pensate?

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Ciao da Tony Kospan




LA TUA PAGINA CULTURALE D'AMORE.. PSICHE E SOGNO




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Saper ascoltare – Ecco 3 brevi racconti che ci fanno riflettere sull’importanza dell’ascolto   Leave a comment


Siamo tutti consapevoli (o dovremmo esserlo)
dell’importanza del saper ascoltare…
ma nel contempo però, ahimè,
sempre meno concediamo la nostra attenzione a chi ci parla.
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Ecco allora 3 brevi ma bei racconti che evidenzano
l'importanza dell'ascoltare e del vedersi ascoltati…
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L’IMPORTANZA DELL’ASCOLTO
3 MINI STORIE PER RIFLETTERE

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Camille Pissarro – Due contadine
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I

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Molti anni fa, in Cina, vivevano due amici.
Uno era molto bravo a suonare l’arpa.
L’altro era dotatissimo nella rara arte di saper ascoltare.
Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva:
“Vedo la montagna come se l’avessimo davanti”.
Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, colui che ascoltava prorompeva:
“Sento scorrere l’acqua fra le pietre”.
Ma un brutto giorno, quello che ascoltava si ammalò e morì.
Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più.
Esistiamo veramente se qualcuno ci ascolta.
Il dono più grande che possiamo fare ad una persona é di ascoltarla “veramente”.

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Foto: PD_05_04_01.tif

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II

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Una ragazza molto sensibile parlò con un insegnante di un suo problema molto sentito.
L’insegnante le suggerì di parlarne con i genitori.
La ragazza ci provò, ma, anche di fronte alla sua angoscia e confusione, i suoi avevano minimizzato e avevano cambiato discorso, assicurandole che “stava esagerando”, che “avrebbe superato il problema”, ecc.
Rifiutarono la discussione come se, ignorandolo, il problema potesse risolversi da sé.
Quando la ragazza tentò il suicidio i genitori reagirono:
“Perché non ci hai detto che avevi dei problemi?” le chiesero.
“E voi, perché non avete ascoltato quando ve lo dicevo?”.

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III

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Una bambina ha scritto:
“Alla sera, quando sono a letto, mi volto verso il muro e mi parlo,
perché io… mi ascolto“.

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Cosa ne pensate?
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Ciao da Tony Kospan


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L’ASINO ED IL LEONE – SAGGIA FAVOLETTA DEL GRANDE SCRITTORE RUSSO… TOLSTOJ   Leave a comment







Sagge sì…
ma anche molto simpatiche le sue favolette.

Stavolta ci parla di qualcosa
che quasi certamente sarà capitata anche a noi.








Ci sono persone che si danno molte arie
e si pavoneggiano a più non posso
mostrandosi per quel che non sono…
ma prima o poi commettono qualche errore
e vengono smascherate… (T.K.)








L'ASINO


 Leone Tolstoj




Un asino si mise addosso la pelle di un leone e andava attorno
seminando il terrore fra tutte le bestie.

Vide una volpe e volle provarsi a far paura anche a lei.

Ma quella, che per caso aveva già sentito la sua voce un'altra volta, gli disse:
 – Sta pur sicuro che, se non ti avessi mai sentito ragliare,
avresti fatto paura anche a me -.

 Cosi ci sono degli ignoranti che, grazie alle loro fastose apparenze,
sembrerebbero persone importanti, se la smania di parlare non li tradisse.










L’ALBERO ED IL BAMBINO – Un originale e simpatico racconto che ci parla dell’amore della natura per noi   Leave a comment




Un bellissimo racconto
che ci parla dell’amore della natura per noi…
(che purtroppo la maltrattiamo).

  
  
Foto:
  
 
 

L’ALBERO ED IL BAMBINO 

Shel Silverstein




Foto:

 

 

C’era una  volta un albero che amava un bambino.  
Il bambino veniva a visitarlo tutti i giorni.      
Raccoglieva le sue foglie con le quali intrecciava delle corone per giocare al re della foresta.   Si arrampicava sul suo tronco e dondolava attaccato ai suoi rami.  
Mangiava i suoi frutti e poi, insieme, giocavano a nascondino.
Quando era stanco, il bambino si addormentava all’ombra dell’albero, mentre le fronde gli cantavano la ninna-nanna.
Il bambino amava l’albero con tutto il suo piccolo cuore. L’albero era felice.
Ma il tempo passo’ e il bambino crebbe.
Ora che il bambino era grande, l’albero rimaneva spesso solo. 
Un giorno il bambino venne a vedere l’albero e l’albero gli disse: “Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l’altalena con i miei rami, mangia i miei frutti, gioca alla mia ombra e sii felice”.  
 
Voglio dei soldi
 
“Sono troppo grande per arrampicarmi sugli alberi e per giocare”, disse il bambino.
“Io voglio comprarmi delle cose e divertirmi.  Voglio dei soldi.  Puoi darmi dei soldi?”
“Mi dispiace”, rispose l’albero, “ma io non ho dei soldi. Ho solo foglie e frutti. Prendi i miei frutti, bambino mio, va a venderli in citta’.  Cosi’ avrai dei soldi e sarai felice”.
Allora il bambino si arrampico’ sull’albero, raccolse tutti i frutti e li portò via. 
E l’albero fu felice.     
 
Voglio una casa
 
Ma il bambino rimase molto tempo senza ritornare…. E l’albero divenne triste.
Poi un giorno il bambino torno’; l’albero tremo’ di gioia e disse:  
“Avvicinati  bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l’altalena con i miei rami e sii felice”.
“Ho troppo da fare e non ho tempo di arrampicarmi sugli alberi”, rispose il bambino, “Voglio una casa che  mi ripari”, continuo’ “Voglio una moglie e voglio dei bambini, ho dunque bisogno di una casa. Puoi darmi una casa?”.   
“Io non ho una casa”, disse l’albero: “La mia casa e’ il bosco, ma tu puoi tagliare i miei rami e costruirti una casa.  Allora sarai felice”.      
Il bambino taglio tutti i rami e li porto’ via per costruirsi una casa. 
E l’albero fu felice.
 
Voglio una barca per fuggire
 
Per molto tempo il bambino non venne.  Quando torno’, l’albero era cosi’ felice che riusciva a mala pena a parlare.   
“Avvicinati, bambino mio”, mormoro’, “vieni a giocare”.   
“Sono troppo vecchio e troppo triste per giocare” disse il bambino. 
“Voglio una barca per fuggire lontano di qui.  Tu puoi darmi una barca?”.
“Taglia il mio tronco e fatti una barca”, disse l’albero: “Cosi’ potrai andartene ed essere felice”.     Allora il bambino taglio’ il tronco e si fece una barca per fuggire.
E l’albero fu felice….ma non del tutto.   
 
Voglio riposare 
  
Molto tempo dopo, il bambino tornò ancora.    
“Mi dispiace, bambino mio”, disse l’albero “ma non resta piu’ niente da donarti… Non ho piu’ frutti”.    “I miei denti sono troppo deboli per dei frutti”, disse il bambino.    “Non ho piu’ rami”, continuo’ l’albero “non puoi piu’ dondolarti”..
“Sono troppo vecchio per dondolarmi sui rami”, disse il bambino.  “Non ho piu’ tronco”, disse l’albero. “Non puoi piu’ arrampicarti”.    “Sono troppo stanco per arrampicarmi”, disse il bambino.       “Sono desolato”, sospiro’ l’albero.  “Vorrei tanto donarti qualcosa….ma non ho piu’ niente.  Sono solo un  vecchio ceppo.  Mi rincresce tanto….”.  
“Non ho piu’ bisogno di molto, ormai”, disse il bambino.  “Solo un posticino tranquillo per sedermi e riposarmi.  Mi sento molto stanco”.
“Ebbene”, disse l’albero, raddrizzandosi quanto poteva “ebbene, un vecchio ceppo e quel che ci vuole per sedersi e riposarsi.  Avvicinati, bambino mio, siediti, Siediti e riposati”.      

Così fece il bambino.
E l’albero fu felice.


 

Foto:


 




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