Archivio per la categoria ‘NARRATIVA VARIA E LIBRI

SERENATA AL MONDO – Breve… ma poetico e simpatico… brano di Romano Battaglia   Leave a comment




De Blaas
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Davvero una bella riflessione questa
e penso faccia bene allo spirito… di noi tutti.

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SERENATA AL MONDO
Romano Battaglia






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Un giorno volevo descrivere il dolore che provai nel veder tagliare gli alberi di un giardino, ma ci riuscì meglio un bambino in sole poche righe.

Una volta volevo rendere la bellezza della neve caduta sulla terra, ma ci riuscì meglio un bambino che abitava sulle montagne.

Un giorno cercai di tradurre in parole il pianto del fiume inquinato, ma le parole più giuste furono quelle di un bambino che abitava sul fiume.

Una sera cercai di scrivere una poesia per un cielo di stelle, ma l’aveva già scritta un bambino che guardava sempre il cielo.

Una volta piansi per la cattiveria e le ingiustizie del mondo, ma le lacrime più vere furono quelle di un bambino.

Le parole di quei bambini, i loro sogni, i loro pensieri sono messaggi di verità:
li affido agli abitanti della terra, spesso stanca e malata, affinché sappiano trarne un insegnamento.

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Ciao da Tony Kospan


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Fabio Fiorese 
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Raccontino d’autore che ci parla di una distrazione record… ma di classe!   1 comment






Un raccontino d’autore davvero fortissimo e sorridente…
che ci dimostra come la distrazione
non sia un problema solo delle persone comuni
ma anche di grandi personaggi…
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DISTRAZIONE… RECORD… MA… D’ELITE….

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In previsione di dover cambiare casa e quindi il percorso per andare e tornare dal lavoro,


la famiglia di N. Wiener, uno dei padri della cibernetica,


preoccupata per la sua estrema distrazione


lo prepara facendogli provare più volte il percorso dalla nuova fermata dell’autobus.




Ma, com’era prevedibile, il primo giorno Wiener scende alla solita fermata.




Appena si rende conto dell’errore prova a ritrovare la strada per la nuova casa ma si perde.




A un certo punto vede una ragazza che gli viene incontro e le chiede:


– Scusi, sai se oggi da queste parti c’è stato un trasloco di un professore del MIT?




– Sì, papà, mamma mi ha mandato a cercarti, vieni che ti accompagno a casa.


Gabriele Lolli




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Dal web – Fonte: Gabriele Lolli, Il riso di Talete, Bollati Boringheri, Torino, 1999, p. 15.

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CIAO DA TONY KOSPAN (NON IMMUNE DALLA DISTRAZIONE)








INVITI SUPERFLUI – Racconto sublime di Dino Buzzati – Quando la prosa è… poesia!   1 comment

 
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 Paul Gustave Fischer
 
 
 


Questo racconto, letto casualmente, mi entusiasmò subito 
apparendomi davvero fantastico.

Però in fondo è un brano notissimo

L’autore è il grande scrittore (ma anche stimato pittore) del ‘900
Dino Buzzati.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Mi ha quindi fatto venir il desiderio ed il piacere
di condividerlo con voi.

Ma non voglio anticipare giudizi,
posso solo dirvi di leggerlo con calma
e di gustarlo fino in fondo.
 
 
 
 

Dino Buzzati 

(San Pellegrino di Belluno 16.10.1906 – Milano 28.1.1972)

 
 
 

INVITI SUPERFLUI
Dino Buzzati
 
 
 
Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.

Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi.


Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava.

Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento.

 
 
 


 

 Claudio Tesser – Viandante nella nebbia



Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati.

Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra.

Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.

Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi, e in date ore vaga la poesia congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene.

 
 
 
 

 

 



Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione.

Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care.

Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, le avventure, i vagheggiati romanzi.

E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola.

Ma tu – adesso mi ricordo – mai mi dicesti cose insensate, stupide e care.

Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l’anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all’ora giusta l’incantesimo delle città, né le speranze che scendono dal settentrione.

Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna.

Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro.

Vorrei anche andare con te d’estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate.

Fermarci sul ponte di legno a guardare l’acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai.

E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull’erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne.

 
 
 

Claude Theberge

 

 


Tu diresti “Che bello!”.

Niente altro diresti perché noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora.

Ma tu – ora che ci penso – tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata a esaminare una calza, mi chiederesti un’altra sigaretta, impaziente di fare ritorno.

E non diresti “Che bello! “, ma altre povere cose che a me non importano.

Perché purtroppo sei fatta così.

 E non saremmo neppure per un istante felici.

Vorrei pure – lasciami dire – vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo.

Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini.

Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sé una specie di musica. 



Paul Cornoyer

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Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto.

Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell’uomo.

Ma tu – lo capisco bene – invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall’estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine.

E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa.

Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni.

Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d’oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi.

Ed io sarei solo. è inutile.

Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita.

Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti.

Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia.

Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda.

 
 
 
 
 

 
 

Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare – ti prometto – gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento.

Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo.

Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi.

Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore.

Ma io ti avrò vicina.

E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.

Ma tu – adesso ci penso – sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare.

Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati.

Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me.

Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre.

Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

 
 
 
 

 

Richard Macneil




Sì certo è un racconto…

ma come non accostarlo alle poesie sublimi?


Per me è straordinario il modo in cui,
pur senza darlo a vedere e quasi in sordina,
il racconto susciti in noi emozioni e visioni bellissime
in un’alternanza di suggestioni romantiche ed amare.

Ciao da Orso Tony


frecq8h




Haddon Sundblom


IL BAMBINO CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA – Breve.. dolce e suggestivo racconto d’autore   Leave a comment



Un dolcissimo raccontino che ci farà bene al cuore…









IL BAMBINO CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA



Un bambino, tutti i giorni, si recava in spiaggia e scriveva sulla sabbia: ”Mamma ti amo”; 
poi guardava il mare cancellare la scritta e correva via sorridendo.










Un vecchio triste passeggiava tutti i giorni su quel litorale, e lo vedeva giorno dopo giorno scrivere la stessa frase, e guardare felice il mare portagliela via. 

Fra sé e sé pensava: “Questi bambini sono così stupidi ed effimeri!”









Un giorno si decise ad avvicinare il bambino, non avrà avuto più di dieci anni e gli chiese: 
“Ma che senso ha che tu scriva sulla sabbia che poi il mare te la porta via? Diglielo tu che le vuoi bene.”

Il bambino si alzò, e guardando l’ennesima scritta cancellata dall’acqua salata, disse al vecchio: 
“Io non ce l’ho la mamma! Me l’ha portata via Dio come fa il mare con le mie scritte. 
Eppure torno qui, ogni giorno, a ricordare alla mamma e a Dio che non si può cancellare l’amore di un figlio per la propria madre”.










Il vecchio s’inginocchiò, e con le lacrime agli occhi scrisse: 
“Nora. Ti amo!”, era il nome della moglie appena morta.

Poi, prese il bimbo per mano e assieme guardarono la scritta sparire.


Alessandro Bon






La bellezza dello star insieme (anche in gruppo) in questo raccontino-riflessione di Leo Buscaglia   Leave a comment




Questo breve.. semplice ma bel brano ci parla
della superiorità delle esperienze vissute in 2 o più persone.
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Ma leggiamolo… poi dirò il mio pensiero.


 
 
 
 
 .
 


LA BELLEZZA DELL’ESSERE INSIEME
Leo Buscaglia


 
 
 
 

  
 




Andare al parco e guardare gli alberi da soli
può essere bellissimo;
ma avere al braccio qualcuno che dice:
Guarda quelli violacei
mentre voi state guardando quelli blu,
e così non vi lasciate sfuggire
né gli alberi violacei né quelli blu,
è… fantastico!



 



  


Non lasciatevi sfuggire…
 questo essere insieme,
perché è vostro,
perché è a vostra disposizione.



 
 
 
 
Questo pensiero di Buscaglia, che condivido,
mostra la superiorità del vivere
delle esperienze insieme… in gruppo
piuttosto che da soli.
 
Questo essere.. sentirsi.. insieme
e parte di qualcosa più grande di noi
ma che vive anche grazie a noi
è una vera ricchezza da non disperdere…
che ci consente anche di limitare individualismi esagerati.

Non dimentichiamolo mai.





 
 
Questo brano poi può anche esser letto 
come un inno al ritrovarsi 
GLI UNI ACCANTO AGLI ALTRI
 in uno stesso spazio virtuale come il nostro…
e dunque mi appare come un vero inno ai nostri gruppi.
 
 
 

 
 
 
Cosa ne pensate? 
 


Ciao da Tony Kospan

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Siddharta di H. Hesse – Un accenno ad uno dei libri più famosi di sempre ed alcuni suggestivi estratti   Leave a comment


 

 

 

 

 

  


Non sono moltissimi i libri che hanno influenzato la storia umana…

ma il… SIDDHARTA è uno di questi.


 

 

 

 

 

 

 

Ne parlerò ora prima brevemente

e poi pubblicherò alcuni brevi

ma significativi brani tratti dal libro.
 

 

 

 

 

 

 

IL ROMANZO

 

 

Siddharta è un romanzo ambientato in India e pubblicato per la prima volta nel lontano 1922.
 
E’ una tra le opere più famose di Hermann Hesse



(Calw 2.7.1877 – Montagnola 9.8.1962) 


 


Narra la vita del giovane indiano Siddharta, figlio di un ricco bramino, alla ricerca della sua strada nei modi più disparati.


 
 
 

 
 
 
 

CHI E’ DUNQUE SIDDHARTA?

 


E’ uno che cerca, e cerca soprattutto di vivere intera la propria vita.

Passa di esperienza in esperienza, dal misticismo alla sensualità, dalla meditazione filosofica alla vita degli affari, e non si ferma presso nessun maestro, non considera definitiva nessuna acquisizione, perché ciò che va cercato è il tutto, il misterioso tutto che si veste di mille volti cangianti. 

E alla fine quel tutto, la ruota delle apparenze, rifluirà dietro il perfetto sorriso di Siddharta, che ripete il «costante, tranquillo, fine, impenetrabile, forse benigno, forse schernevole, saggio, multirugoso sorriso di Gotama, il Buddha, quale egli stesso l′aveva visto centinaia di volte con venerazione».


 

 

 

 

 

 

STORIA E DIFFUSIONE DELL’OPERA

 


Siddharta è senz′altro l′opera di Hesse più universalmente nota.

Questo breve romanzo di ambiente indiano, pubblicato per la prima volta nel 1922, ha avuto infatti in questi ultimi anni una strepitosa fortuna.

Prima in America, poi in ogni parte del mondo, i giovani lo hanno riscoperto come un loro testo, dove non trovavano solo un grande scrittore moderno ma un sottile e delicato saggio, capace di dare, attraverso questa parabola romanzesca, un insegnamento sulla vita che evidentemente i suoi lettori non incontravano altrove.


 

 

 

 


E’ un libro adatto a chi si pone tante domande, a chi cerca risposte, a chi è alla ricerca di se stesso ed a chi vuole trovare la propria essenza e i propri valori.

Che possa piacere o no… che possa essere condiviso o no… il pensiero di Hesse che si esprime attraverso il libro è certamente un geniale e sublime tentativo di vedere oltre l’apparenza materiale delle cose… e può rappresentare una grande lezione di vita.


 

 

 

ALCUNI SIGNIFICATIVI ESTRATTI

 

 

Ma leggiamo ora alcuni passi di questo famosissimo libro
ascoltando, se ci va, un  po’ di buona musica… new age.


 
 







 

 

 

“Povero io sono” disse Siddharta: “non possiedo niente, se è questo che intendi dire.
Certamente sono povero, ma lo sono volontariamente, quindi non sono in miseria”.
 
 

viola nocca hb

 

 

Se vuoi conoscere il tuo passato, sapere che cosa ti ha causato, allora osservati nel presente, che è l’effetto del passato. Se vuoi conoscere il tuo futuro, sapere che cosa ti porterà, allora osservati nel presente, che è la causa del futuro.

 

viola nocca hb

 

 
Tu sei un sapiente Siddharta; ebbene, impara anche questo:
“L’amore si può mendicare, comprare, regalare, si può trovarlo per caso sulla strada, ma non si può estorcere”.
 
 

viola nocca hb

 

 
“Dimmi, amico: tu non educhi tuo figlio? non lo costringi? non lo picchi? non lo castighi?”
 “No, Vasudeva, non faccio nulla di tutto questo”.
“Lo sapevo. Tu non lo costringi, non lo picchi, non gli dai ordini, perchè sai che c’è più forza nel molle che nel duro, sai che l’acqua è più forte della pietra, che l’amore è più forte della violenza….”
 
 

viola nocca hb

 

 
”… A lui, che in amore era ancora un ragazzo, e perciò incline a precipitarsi ciecamente e insaziabilmente nel piacere come in un abisso, ella insegnò a fondo la dottrina che non si ottiene piacere senza dare piacere, e che ogni gesto, ogni carezza, ogni contatto, ogni sguardo, ogni minima posizione del corpo ha il suo segreto, la cui scoperta avvia alla consapevole felicità. Gli insegnò che, dopo una festa d’amore, gli amanti non debbono separarsi se non compresi di reciproca ammirazione, se non vinti e vincitori a un tempo, cosicchè in nessuno dei due insorgano sazietà e squallore e il sentimento cattivo d’avere abusato o d’aver subìto un abuso. ..”
 

viola nocca hb

 

“La realtà dell’esistenza personale e del mondo esteriore è dolore, consistente nell’invarianza delle sue condizioni:
nascita, malattia, morte, mancanza di ciò che si desidera, unione con ciò che dispiace, separazione da ciò che si ama;
l’origine del dolore è il desiderio di esistere, il bisogno del piacere e anche il suo rifiuto.
La retta via sta nel mezzo.
Il segreto della felicità sta nell’accettarsi così come si è, rinunciando ai desideri, la cui consapevolezza rende infelici non meno della loro realizzazione.
Infatti ogni desiderio soddisfatto porta a maturarne un altro ancora più grande.”

 

viola nocca hb

 

 

“L’amore, mi sembra di tutte la cosa principale.

Penetrare il mondo, spiegarlo, disprezzarlo, può essere l’opera dei grandi filosofi.

Ma a me importa solo di poter amare il mondo, non disprezzarlo, non odiare il mondo e me;

a me importa solo di poter considerare il mondo, e me, e tutti gli esseri, con amore, ammirazione e rispetto”

 

viola nocca hb

 

 

E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia,

tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo.

Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita.

 

 

 




TONY KOSPAN




(ESTRATTI DA VARI SITI WEB – IMPAGINAZ. E COORDINAM. T.K.)





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IL MURO – Un raccontino di Bruno Ferrero che ci parla delle chiusure che si creano tra noi e gli altri   Leave a comment



Noi ed i muri intorno a noi.

Un interessante raccontino sulle chiusure nostre
e su quelle degli altri intorno a noi.





IL MURO 
Bruno Ferrero


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In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti.

Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all’altra.

Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.

L’altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente.

Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi, e coloro che fuggivano;
tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera, pensava il primo eremita,
che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell’altro.

Per fargli capire in modo visibile quanto fosse ancora lontano dalla santità,
decise di posare una pietra all’imboccatura della propria grotta,
ogni volta che l’altro commetteva una colpa.

Dopo qualche mese davanti alla grotta c’era un muro di pietre grigie e soffocante.

E lui era murato dentro.



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Da ” A volte basta un raggio di sole” di Bruno Ferrero




UNA BREVE RIFLESSIONE



Dobbiamo esser molto attenti quindi a non costruire dei muri intorno al cuore perché potremmo rimaner imprigionati..
Sulla stessa linea anche questo aforisma…
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Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori. 
Italo Calvino







Debbo però rilevare che a volte si vede un muro che sembra costruito da qualcun altro… a volte ciò è vero…
ma in altre non ci accorgiamo che l’abbiamo in verità costruito noi e l’altro alla fine non ha fatto altro che prenderne semplicemente atto… sigillandolo.






Ciao da Tony Kospan

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IN RIVA AL MARE – Inusuale ma poetico racconto che ci parla della magia della nascita di un amore tra persone mature   1 comment




Frederic Leighton – Idillio



IN RIVA AL MARE 

PROSA-POETICA DI SOGNO E D’AMORE MATURO






Questa prosa-poetica (che scambiai per poesia) mi piacque subito.
Non parlava di amori giovanili o di amori tout court, ma di un amore tra persone mature… cosa alquanto rara… non nella realtà… ma nel panorama generale delle poesie e della narrativa.
E’ poi molto bella, a mio parere, anche per la freschezza e la semplicità delle immagini evocate… e l’atmosfera dolce e romantica.
Debbo dire che per me il titolo giusto sarebbe… IL GRANDE SOGNO… e cioè la prima frase.

Essa ci rivela anche che, finché vivremo, non dovremmo smettere di sognare… mai!

Ma ora leggiamola…







IN RIVA AL MARE 
Riccardo Spelta

Il grande sogno.
S’erano cercati a lungo.
Vite trascorse con tutti gli alti e bassi di chi non si accontenta di un semplice rapporto, ma non trova mai di meglio.
Ormai erano convinti che le loro aspirazioni sarebbero rimaste per sempre un sogno nel cassetto.
Rassegnati a lasciarsi vivere, dedicavano i loro tempi ad altre effimere soddisfazioni.
Finì l’estate e le vacanze, trascorse nella stessa pensione, senza conoscersi nè mai incontrarsi, se non all’ora di pranzo.
Quell’ultimo giorno, triste come tutti gli ultimi giorni di piacevole vacanza, ebbero la stessa idea: un ultimo saluto al mare.
Ognuno di loro si recò alla spiaggia e si sdraiò a gustare quell’ultima brezza.
Poi i loro sguardi s’incrociarono.
Un semplice sorriso.
Le prime frasi di convenienza.
Ma la chiacchierata si ampliò, toccando temi sempre più personali ed intimi.
Avvicinarono le sdraio, con la scusa dell’ascoltare meglio.
Tante affinità emersero d’incanto.
La piacevolezza reciproca era incontestabile.
L’attrazione irresistibile.
Moriva un’estate, ma nasceva una storia, che sicuramente era quella tanto sognata.
Il sole tramontò senza che loro se ne rendessero conto e la brezza si fece pungente.
Lui le prestò la giacca per coprirsi e la invitò a rientrare.
Lei lo prese sottobraccio, con un gesto così spontaneo e naturale come di una intera vita insieme.








E voi cosa ne pensate?


Orso Tony



Frecce2039







Saper ascoltare – 3 raccontini che ci fanno riflettere sull’importanza dell’ascolto   Leave a comment

 



Siamo tutti consapevoli (o dovremmo esserlo)
dell’importanza di saper ascoltare
ma nel contempo però, ahimè, 
sempre meno concediamo la nostra attenzione a chi parla.



 


 Ecco allora 3 brevi ma bei racconti che parlano
della necessità d’ascoltare e di essere ascoltati.


In questo campo infatti noi tutti possiamo esser
di volta in volta vittime o colpevoli

 
 
 
 


L’IMPORTANZA DELL’ASCOLTO
 
3 MINI STORIE PER RIFLETTERE



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I



Camille Pissarro – Due contadine


 

 
Molti anni fa, in Cina, vivevano due amici.
Uno era molto bravo a suonare l’arpa.
L’altro era dotatissimo nella rara arte di saper ascoltare.
Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva:
“Vedo la montagna come se l’avessimo davanti”.
Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, colui che ascoltava prorompeva:
“Sento scorrere l’acqua fra le pietre”.
Ma un brutto giorno, quello che ascoltava si ammalò e morì.
Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più.
Esistiamo veramente se qualcuno ci ascolta. 

Il dono più grande che possiamo fare ad una persona é di ascoltarla “veramente”.





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II



POST VARI ARTE E NON CLASSIFIC,



 

 
Una ragazza molto sensibile parlò con un insegnante di un suo problema molto sentito.
L’insegnante le suggerì di parlarne con i genitori.
La ragazza ci provò, ma, anche di fronte alla sua angoscia e confusione, i suoi avevano minimizzato e avevano cambiato discorso, assicurandole che “stava esagerando”, che “avrebbe superato il problema”, ecc.
Rifiutarono la discussione come se, ignorandolo, il problema potesse risolversi da sé.
Quando la ragazza tentò il suicidio i genitori reagirono:
“Perché non ci hai detto che avevi dei problemi?” le chiesero. 
“E voi, perché non avete ascoltato quando ve lo dicevo?”.

 

 


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III




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Una bambina ha scritto:
“Alla sera, quando sono a letto, mi volto verso il muro e mi parlo,
perché io… mi ascolto“…
 

 




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Cosa ne pensate?
 
Ciao da Tony Kospan




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UN MODO DIVERSO DI VIVER LA POESIA E LA CULTURA
Frecce (174)








Istanti – Piccola ma bella e profonda riflessione di Paulo Coelho – Forum   Leave a comment

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Un piccolo, ma nello stesso tempo grande,


pensiero sul senso della vita… di Paulo Coelho…


che condivido.


Dopo averlo letto mi farebbe piacere conoscere


il vostro pensiero.

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ISTANTI



Paulo Coelho (L’Aleph)





 La nostra vita è un viaggio ininterrotto


dalla nascita fino alla morte.



Il paesaggio muta, le persone cambiano,


i bisogni si trasformano, ma il treno prosegue.



La vita è il treno, non la stazione ferroviaria.





 


POST VARI ARTE E NON CLASSIFIC,

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Cosa ne pensate? 


CIAO DA TONY KOSPAN 
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LA POESIA E LA CULTURA 
IN TUTTE LE LORO FORME
Frecce (51)









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