Archivio per la categoria ‘ARCHEOLOGIA

I teschi di cristallo della leggenda Maya ritrovati appaiono tutti falsi tranne uno.. davvero misterioso   Leave a comment



Un’antica leggenda Maya parla dell’esistenza nel mondo
di 13 teschi di cristallo d’età antichissima.
 
Alcuni sarebbero stati ritrovati
e li possiamo vedere… altri invece mancano. 

Qui, in breve, la loro storia e il mistero,
vero o presunto, che li circonda.
 
Alla fine potremo vedere il video di Voyager.
 
 
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IL MISTERO DEI TESCHI DI CRISTALLO
 
 
 
 
 
1 – IL TESCHIO DI MITCHELL – HEDGES

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
Il primo teschio fu ritrovato per caso nell’estate del 1926 nella città di Lubaatun nello Yucatan da Anna, figlia dell’archeologo Mike Mitchell-Hedges. Si tratta di un teschio di cristallo davvero notevole, privo della mandibola inferiore, che tuttavia fu ritrovata qualche mese dopo a circa dieci metri di distanza. Gli indigeni a seguito della spedizione affermarono sconvolti che “era il dio cui si rivolgevano per essere guariti dalle malattie o per chiedere di morire”. Ad ogni modo, suscitava una strana inquietudine. C’era chi rimaneva incantato nel vederlo, chi giurava di averlo visto muoversi, etc. Anna era talmente affascinata dal teschio al punto di trarne benessere e compagnia (ne è ancora la detentrice); il padre invece non ne sopportava la presenza. Esiste un inquietante passaggio nel racconto autobiografico dell’archeologo che dice: “…portammo con noi anche il sinistro teschio del destino, su cui molto è stato scritto. Ho delle buone ragioni per non rivelare come quest’oggetto venne in mio possesso… è stato descritto come la rappresentazione del male, ma io non desidero spiegare questo fenomeno”.
Il teschio è ricavato da un solo cristallo di quarzo, unico per lucentezza e trasparenza.
La sua superficie è perfettamente levigata e risalirebbe più o meno a 3600 anni fa. è stato oggetto di numerose indagini scientifiche, fisiche, antropologiche e sociologiche che hanno portato a risultati sorprendenti.
Le sue dimensioni sono perfettamente naturali: altezza 13 cm, larghezza 13 cm, profondità 18 cm, peso 5 kg. Il teschio rimase in possesso di Mitchell-Hedges fno alla sua morte, nel 1959, poi passò alla figlia Anna, che ancora lo possiede e lo considera (al contrario di quello che aveva provato suo padre, il quale ne era intimorito) un oggetto meraviglioso e gioioso, capace di trasmettere protezione e affascinare.
Esaminata al microscopio, la superficie levigata del Teschio non presenta graffi o segni di qualsiasi utensile; questo suggerisce che l’oggetto sia stato lavorato con lo sfregamento di sabbia. Ma per completarlo, sarebbe stato richiesto il lavoro, da parte di artigiani esperti, assiduamente, giorno dopo giorno, per almeno 300 anni! Tale infatti è il tempo che occorre per levigare e modellare così con tanta stupefacente precisione, solo con l’ausilio della sabbia, un blocco di quarzo di tale durezza.
Se ne parla anche in una leggenda risalente ai Maya, la quale racconta che al Mondo esistono 13 teschi di cristallo a grandezza naturale e quando tutti saranno riscoperti e riuniti, trasmetteranno agli uomini tutta la loro conoscenza avvertendoci però che accadrà soltanto quando gli uomini saranno sufficientemente evoluti ed integri moralmente.


Quindi… alla ricerca dei teschi del destino!
 
 
 
 

 

 

 

Oltre al teschio di sopra… detto di Mitchell-Hedges, ne esisterebbero quindi altri 12, e alcuni di essi sarebbero già stati trovati.
 
 
 
 
 
2 – IL TESCHIO DEL BRITISH MUSEUM

 
 
 

 


Uno, ad esempio, si trovava già tra i reperti esposti al British Museum a Londra. 
Nel 1936, lo stesso museo chiese di esaminare il teschio trovato da Anna. Il teschio del museo londinese è molto simile all’altro. 
Sempre in grandezza naturale, sempre dal peso di 5 kg ma, per alcuni, meno affascinante, anche se allo stesso modo inquietante. 
Si racconta di persone fuggite urlando per il museo di fronte a tale teschio. Quello di Londra è meno preciso anatomicamente.

Qui, i denti sono appena abbozzati. 
Secondo gli studiosi londinesi, questo teschio è d’origine azteca, d’età incerta, ma probabilmente non più antico del XV secolo d.C. (per via della lavorazione accurata del quarzo).

Si sa di certo che arrivò a Londra dopo esser passato per mani diverse, ma inizialmente fu portato in Europa dal Messico, da un ufficiale spagnolo.
 
 Il sospetto che si tratti di un falso ha fatto decidere i dirigenti del Museo di Londra di toglierlo dall’esposizione… tuttavia è tra i più verosimili.
 
 
 
3 – IL TESCHIO DI SHA-NA-RA
 
 
 
 

 
 
 
 

Anch’esso in cristallo (quarzo bianco), appartiene a JoAnn Parks di Houston, in Texas.

Prima di finire nelle sue mani, apparteneva al tibetano Norbu Chen, ma non si sa niente di più.



LA SITUAZIONE ATTUALE ED ALCUNE LEGITTIME DOMANDE


Quindi alcuni teschi ritrovati presentano delle particolarità che li fanno ritenere presumibilmente attendibili come reperti mentre altri di cui non parlerò sono certamente dei falsi e pure grossolani.
Ma alcune domande sorgono spontanee.
Perché alcuni degli esperti non hanno voluto fornire i risultati delle analisi condotte dal British Museum?
Perché questi studiosi vorrebbero proteggere ad ogni costo i segreti contenuti nel Teschi di Cristallo?
E perché venne scelto proprio il quarzo come materiale da costruzione di questi Teschi?
Il quarzo è il principale costituente del vetro, della porcellana e di altri materiali di uso comune.

 

 

– PROPRIETA’ DEL QUARZO

 

 

 

 


Per la sua durezza, se ne fanno abrasivi.

Ha una grande resistenza al calore, per questo viene usato per fabbricare oggetti destinati a sopportare alte temperature e forti sbalzi termici.

Ma c’è di più.

La più sorprendente proprietà fisica del quarzo è la piezoelettricità, scoperta alla fine dell’800 da Marie Curie.

Se un cristallo di quarzo viene sollecitato da una pressione meccanica, genera elettricità.

La scintilla degli accendini detti “piezoelettrici” è data appunto da questo cristallo. 







 

 – CONSIDERAZIONI VARIE

 

Inizialmente si pensava che i teschi fossero di origine precolombiana.

Ma ci si chiedeva come le popolazioni maya erano state in grado di realizzare simili creazioni con i pochi utensili che avevano a disposizione.

Alcuni sostengono che i teschi sarebbero stati realizzati con frese da gioielliere, strumenti presenti già dall’800.

Altri affermano che quei reperti sarebbero solo una truffa, risalente all’inizio del ‘900, per ricavare denaro a spese dei più grandi musei europei.

Un teschio in particolare, però, smetirebbe l’ipotesi della truffa: quello trovato dall’archeologo Frederick Mike Mitchell-Hedges nel 1927, in Belize.

Secondo le analisi realizzate sul reperto, sembra che il teschio sia stato scolpito lungo l’asse principale del cristallo, cioè con una tecnica molto avanzata.

Inoltre il taglio è estremamente preciso e, secondo gli esperti, avrebbe richiesto oltre 300 anni di lavoro.

Per il professor Freestone, per la precisione della lavorazione di una materia così dura, “Qualunque opinione si abbia in merito a questo, è un oggetto fantastico.

Anche se fosse stato fabbricato in Germania alla fine del 19° secolo.




 

 



– IL VIDEO DA VOYAGER
 
 
 
Consiglio infine, a chi fosse interessato a questo mistero, di guardare questo video che riporta un accurato servizio di VOYAGER – RAI2.
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
– PERSONALE OPINIONE
 
 
A mio parere il mistero continua, tra dubbi e perplessità, in quanto nessun teschio di cui si discute è stato rinvenuto in scavi archeologici ufficiali (mentre gli altri, di cui non abbiamo parlato, sembra certo che siano dei falsi).
 
Tuttavia l’incredibile perfezione della fattura del teschio di Mitchell-Hedges lascia a bocca aperta in quanto all’epoca non c’erano i moderni raffinati sistemi di lavorazione del quarzo e nessuno finora è stato in grado di darci una spiegazione razionale ed esauriente di chi, come e quando l’abbia realizzato.

 
 
 
 
 
 
 
 

FONTI WEB IMPAGINAZIONE NOTE E COORDINAM. T.K.
 
 
 

CIAO DA TONY KOSPAN



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L’ISOLA DI PASQUA – La storia.. il mistero e gli strani moai di questa sperduta isola del Pacifico   Leave a comment

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Non tutti sanno che i  Moai della misteriosa Isola di Pasqua
 nascondono sotto il terreno un enorme corpo scolpito!

 
 
 
 
 
 
 
 
 

L’ISOLA DI PASQUA… ED I SUOI MISTERI
Tony Kospan 


 
 

 
 
 
 
 
 
Ma cosa sono i Moai
e perché è interessante quest’Isola?
 
 Cerchiamo però prima di conoscere, in breve,
la lontanissima isola in cui si trovano
 
 
 
 
 
 
 

L’ISOLA DI PASQUA
 
 
 
In verità l’isola ha altri 2 nomi…
Rapa Nui (isola di roccia) e
Te Pito o Te Henua (ombelico del mondo)
 
 E’ un’isola più piccola dell’Elba con i suoi 171 kmq…
situata in pieno OCEANO PACIFICO
ed è anche uno dei luoghi più isolati del mondo….
dato che la località più vicina si trova a circa 2000 km…

 
 
 

 
 
 
 
Ha forma triangolare, presenta diversi vulcani
ed ha un clima subtropicale.
 
 Al momento della sua scoperta
vi vivevano circa 4000 abitanti…
e non c’era alcun albero… ma solo arbusti

 
 
 
 
 
 

Gli abitanti, di origine polinesiana,
 si nutrivano di polli e praticavano il cannibalismo
e per questo diversi esploratori preferirono non esplorarla…
 
 Ma l’isola ha avuto nei secoli precedenti alla sua scoperta
una fase di grande splendore ed una civiltà abbastanza evoluta.

 
 
 
 
 
 
 

Poi però una serie di errori (disboscamento insensato),
guerre interne e forse altre cause ancora ignote…
portarono alla scomparsa degli alberi
e dunque alla rovina dell’ecosistema dell’isola.
 
 La conseguenza fu che la popolazione dell’Isola
era quasi estinta quando, nel 1722,  Jacob Roggeveen,
un ammiraglio olandese, superato lo sconcerto 
per le incredibili abitudini degli isolani
decise di esplorarla…


 
 
 
 
 
 

Dopo una serie di varie vicende storiche
oggi l’isola fa parte del Cile…
  
Quello che però rende affascinante quest’isola
è la presenza di poco meno di un migliaio di Moai
oltre al mistero della scomparsa degli alberi.

 
 
 
 
 
 
 

COSA SONO I MOAI ?
 
 
Sono statue  monolitiche,
cioè ricavate e scavate da un unico blocco di pietra.
 
Di essi sono visibili solo le teste… o  poco più…

 
 
 
 
 
 
 

ECCO LA PARTE INTERRATA DEI MOAI
 
 

Contrariamente a quanto si pensava,
i Moai presentano anche un corpo interrato altrettanto scolpito
che rende queste statue altissime (in media 10 metri)
e pesantissime (in media dalle 75 alle  86 tonnellate).

Sui corpi, che recenti scavi hanno portato alla luce,
sono stati poi rintracciati dei simboli in “rongorongo”.


 
 
 
 
 
 
 

IL SIGNIFICATO DEI MOAI
 
 
Il loro significato è ancora incerto
e ci sono diverse teorie .
 
 
La più diffusa è che i Moai
sono stati scolpiti  tra il XII e il XVII secolo,
come omaggio verso gli antenati,
in modo che il loro potere soprannaturale
fosse di aiuto ai loro discendenti.

 
 
 
 
 
 
 

I MISTERI DELL’ISOLA
 
 
In ogni caso…,
nonostante la scoperta dei geroglifici e dei disegni
nelle parti interrate dei Moai…
 e diverse altre nuove scoperte,
i misteri di quest’isola sono più fitti che mai.

 
 
 
 
 
 

Tony Kospan
 
 
 

FONTI: VARI SITI WEB
 
 
Copiryght Tony Kospan


 

 

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L’istituto della confessione (con diversità) era già in uso nell’antico Egitto. Conosciamolo.   Leave a comment

 
Molti non sanno che l’istituto della Confessione
è davvero molto antico…
molto più antico di quanto si possa pensare…

Tratteremo qui,
sulla base della documentazione archeologica a noi giunta,
il modo in cui l’istituto della Confessione
giunse nell’antico Egitto
e la particolare forma che aveva presso di loro.

 
 
 
 
 
 
 
 
LA CONFESSIONE
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 


Un primo completo elenco di peccati o meglio ancora…
l’affermazione di non averli commessi si trova tra gli Egizi…
nel famoso Libro dei Morti.
 
 
Questo istituto però era già presente nella religione degli Ittiti
che ebbero frequenti rapporti sia pacifici che bellicosi con gli Egizi.
 
 
Questi ultimi dunque la fecero propria…
riducendola però ad una formula soprattutto rituale
per passare nel miglior modo alla vita ultraterrena.
   




 
 
 
 

Nella religione Ittita il peccato per eccellenza,
anzi il “reato” data la sua punibilità,
era la trasgressione alle norme o agli ordini divini.
 
 
Proprio per la ricerca dei peccati
e per l’espiazione di eventuali trasgressioni,
essendo ciò di fondamentale importanza,
acquistò particolare rilievo tra gli Ittiti l’istituto della confessione. 
 
  



  
 
 



L’idea stessa del peccato fu personificata in un dio, Wastulassis,
che assieme ad altre divinità astratte quali
Hantassas (equità) e Istamanassas (esaudimento),
a differenza degli altri dei che ordinavano il territorio,
regolavano i rapporti tra uomini e dei,
e quindi il comportamento umano.
 
 
 
 


   


Gli Egizi quindi fecero loro questo istituto e ne fecero largo uso…
 
 
Ecco ora il testo completo della formula che gli egizi recitavano…
e che portavano con sé nel sarcofago scritta su amuleti
(in genere lo scarabeo scacro…)
e spesso era inserita tra le bende della mummia…
 
 
 
 
 
 
 
 
La confessione presentava in sè, visti i peccati che l’anima negava d’aver commesso,
un alto carattere morale ma, in realtà, bastava saperla recitare a memoria o leggerla
dopo essersela scritta nella tomba, per essere sicuri di ricevere l’assoluzione
anche nel caso che si fossero commessi tutti i peccati nominati nel corso dell’atto di discolpa:
 
 
 
 

 
 
 
 
 

   LA CONFESSIONE   

 

 


Non ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho commesso atti omosessuali
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto all’ ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato disturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l’immagine di un dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il re
Non ho proceduto a stento nell’acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene
Non ho bestemmiato il nome del dio della città.

 

 

 

 

 

 

Però anche tra i vivi si ha notizia di una confessione dello stesso genere
che veniva pronunciata dal sacerdote dopo l’apertura del naos, al mattino,

 
 
 
 




 
 
 
 
durante il culto divino quotidiano, nell’ora destinata all’adorazione del dio.
 
 
Questo era dunque l’istituto della Confessione nell’antico Egitto
prima della sua successiva profonda trasformazione
avvenuta con il Cristianesimo
 
 
 
 
FINE
 
 


Notizie da vari siti web coordinate ed elaborate liberamente dall’Orso
 
 
 
 
 
 
 

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Un sarcofago egizio intatto e dai colori bellissimi – Vediamo le immagini e conosciamo la storia del ritrovamento   2 comments

 
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Osserveremo le immagini del rinvenimento
di un sarcofago intatto e con i colori originali!!!

 
 
E’ considerato il sarcofago più bello
tra quelli scoperti fino ad ora.
 
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Qualche anno fa è stato scoperto a 60 chilometri dal Cairo
nell’area archeologica di Saqqara.

 
Risalirebbe alla trentesima dinastia e quindi a 2200-2300 anni fa. 








    Mai, negli scavi di Saqqara, si era mai visto un sarcofago in condizioni
    così perfette da essere considerate eccezionali.

     

     


     

     

    Si pensa che si tratti della mummia

    di una persona di alto rango.




      
     
     
     

    In ogni caso è considerato “il più bello” mai trovato lì.  
     
    La mummia dopo i vari accertamenti tecnici è stata portata, 
    su disposizione del famoso archeologo Zahi Hawass, al Museo di Saqqara.


     
     
     
     
     
     
     
     
     – Fonti: Corriere della Sera e Repubblica (con mini modifiche)

    – Impaginazione Orso Tony
     
     


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    SFATATO UN MITO! GLI ETRUSCHI ERANO ITALIANI!   Leave a comment




    Sorprendente scoperta! Gli Etruschi erano nostri cugini e quindi… italiani.

    Sfatato quindi il mito del loro arrivo in Italia dall’Oriente e dunque, i dominatori dell’Italia prima dei Romani, erano comunque popoli italici.







    Il loro DNA è stato a lungo studiato, ed il confronto con quello dei Latini ha dato questo verdetto.

    Resta però il mistero della loro lingua che dovrà essere ancora studiata per capirne l’origine in quanto i caratteri sono comunque non indoeuropei!







    Dunque lo scenario degli inizi della grande cultura Etrusca resta ancora complesso e non chiaro.

    La loro lingua poi col tempo fu molto influenzata da quella latina e perse molti caratteri originari.







    Resta però il fatto certo che il mistero di chi fossero gli Etruschi, capaci di creare una grande civiltà, prima dell’esplosione di quella romana è stato risolto con questi recenti studi genetici effettuati, in modo congiunto, da diverse università internazionali.







    Una personalissima spiegazione di questo contrasto tra il riscontrato DNA italico e la loro lingua misteriosa è questa:
    in una fase storica antichissima un piccolo gruppo di cultura superiore e “di origine misteriosa” si mescolò facilmente, forse anche grazie alla forza bellica superiore, con i popoli italici preeesitenti nei territori toscani ed insieme poi crearono e diffusero la Civiltà Etrusca in buona parte dell’Italia.







    Essendo avvenuto questo “mescolamento” in epoca protostorica, ritrovare il loro DNA sarà quasi impossibile.

    Ovviamente la mia è solo una personale supposizione sulla base delle mie conoscenze.

    Tony Kospan





    CESTIA.. LA PIRAMIDE DI ROMA ANTICA – Sono sorprendenti le storie sia della sua costruzione che del recente restauro   Leave a comment







    Questa non enorme piramide situata al centro di Roma
    mi stupiva sempre quando, nelle mie “scappate” romane,
    mi capitava di vederla.

    Sì perché è quasi impossibile non scorgerla
    dato che si trova in pieno centro accanto a strade trafficatissime…

    Ogni volta però mi stupiva e mi affascinava…
    mentre mi disorientava il fatto che per gli altri
    fosse come… invisibile.





    Me n’ero in verità completamente dimenticato
    quando m’è saltata davanti all’improvviso la notizia
    dell’originale storia del suo recente restauro
    che si affianca all’originale storia della sua origine.

    Accennerò quindi in breve prima alla nascita
    di questa, ad oggi, unica piramide italiana
    e poi a come è potuta tornare alla condizione originaria
    insieme ad immagini e dipinti recenti ed antichi






    LA NASCITA DELLA PIRAMIDE


    La Piramide nasce qualche decennio dopo la conquista dell’Egitto
    da parte di Roma.

    Il contatto con quella antichissima e grandissima civiltà
    conquistò i Romani che se ne innamorarono per cui
    i simboli… immagini… e la cultura egizia divennero di gran moda.

    La piramide Cestia non è stata, come molti pensano, ricostruita
    a Roma con materiale portato dall’Egitto ma fu costruita ex novo
    per volere del Pretore Cestio importante uomo politico romano
    tra il 18 ed il 12 a. C. come monumento funerario
    per conservare le sue ceneri.






    La piramide, alta 36 metri e con la base quadrata formata
    da lati di 30 metri ciascuno fu costruita con mattoni e marmi di Carrara
    in soli 330 giorni dagli eredi di Gaio Cestio Epulone perché,
    se non ce l’avessero fatta,
    avrebbero perso la sua cospicua eredità.

    Questo è confermato anche da una scritta,
    che ancora si legge, su entrambi i lati della camera interna
    così come la storia della costruzione.






    All’interno v’è un’unica camera sepolcrale, di 5,95 × 4,10 ed alta 4,80 metri

    La camera sepolcrale che presenta una volta a botte come nelle piramidi egizie
    e pareti bianche con alcuni dipinti di tipo decorativo simili a quelli pompeiani.






    Lì dove dovevano essere conservate le ceneri ed il ritratto del defunto
    ora c’è solo un foro certamente causato da ladri in cerca di tesori.

    In origine v’erano 4 colonne ai 4 angoli.






    LA PIRAMIDE NEL CORSO DEI SECOLI

    Nei secoli successivi la Piramide fu ritenuta la tomba di Remo
    così come l’altra Piramide distrutta da Papa Alessandro VI nel 1499
    era considerata la tomba di Romolo e fu molto poco considerata.

    A partire dal Seicento però iniziò a ricevere attenzioni dalle Autorità Pontificie
    e furono così trovate 2 statue di Cestio e scoperta la camera interna.






    Nello stesso periodo molti artisti giunti a Roma vollero dipingerla.

    Ci fu poi anche un progetto per trasformarla in chiesa ma senza esito.





    LA STORIA DEL RESTAURO


    Un grande imprenditore giapponese della moda, Yuzo Yagi,
    un giorno d’ottobre del 2010 si presenta al Ministero dei Beni Culturali
    affermando di voler restaurare la Piramide offrendo un milione di euro.

    I funzionari rimasero sorpresi e quasi non ci credevano.

    Gli offrirono di pensare ad altri monumenti romani in cattive condizioni…
    ma nulla… egli voleva assolutamente ripristinare la Piramide Cestia.






    L’imprenditore, di cui si sa molto poco… se non che ama l’Italia,
    avendo letto tempo prima di una Piramide a Roma
    si era incuriosito e se ne era “innamorato”.

    Nel marzo 2012 fu firmato il contratto nel quale
    la Soprintendenza ai Beni Culturali
    si impegnava a concludere i lavori in un anno.






    Quando vuole anche un Ente Pubblico lavora bene ed alacremente
    ed infatti il primo lotto dei lavori fu completato presto e bene
    ma il milione era ormai stato già speso per sistemare la parte alta.

    Fu comunicata la cosa a Yuzo Yagi che non rispose.

    Allora gli fu inviata una lettera di ringraziamento comunque
    per la sua disponibilità.






    Ma ecco che sorprendentemente l’imprenditore comunicò
    che avrebbe provveduto a finanziare anche i lavori per il 2° lotto
    con un ulteriore milione di euro.

    Ora la Piramide è tornata come nuova e
     splende nel suo bianco colore.

    L’imprenditore non ha chiesto nè ricevuto nulla in cambio
    e ne ricaverà forse solo un ritorno pubblicitario
    anche se poi in Italia non ha i suoi principali interessi.







    Tony Kospan

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    Il mitico e favoloso Tesoro di Tutankamon.. vera archeologia di sogno.. in immagini e video   Leave a comment

     
     
     
     
     
     

     


     

     

    Il tesoro, scoperto solo nel 1922 da un archeologo inglese,

    è costituito da oggetti raffinati e di gran pregio, 

    come letti e sedie, dorati, intarsiati e disegnati.

     

     

     

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    Inoltre vi sono monili ed oggettistica d’oro, 

    insieme a mobili, giochi, statue, etc. 

     

     

     

     

     

     

     

    Lo stesso sarcofago, di oltre cento kg, è d’oro

    come anche la famosissima maschera sul volto di Tutankhamon 

    di una bellezza superba.

     

     

     

     
     
     
     
    Ora possiamo ammirar questo tesoro ancor meglio grazie
    a questo video davvero bellissimo per chi ama l’antico Egitto.
     
     
     
     

     
     
     
     
    Qui potremo ammirare non solo reperti archeologici
    ma anche oggetti di immensa bellezza e senza tempo.
     
     
     
     
     
     
     
    Nel video, insieme ad una bella musica, ci sono le immagini classiche,
    che ben conosciamo di Tutankhamon,
    ma anche tante altre del tutto nuove e sorprendenti.
     
     
     
     
     
     
    Il video è fantastico e davvero imperdibile…
    e ci consente di approfondire la conoscenza del tesoro.
     
    Buona visione 
     
     
     

     

     
     
     
     
     
     
     
     
    CIAO DA TONY KOSPAN

     

     
     
     
     
     
     
    IL GRUPPO DI CHI AMA LA STORIA ED I RICORDI

     

     



     



     


     
     

    IL TUFFATORE DI PAESTUM – I misteri del dipinto di 2.500 anni fa che nessuno avrebbe dovuto vedere e le varie ipotesi   2 comments








    IL MISTERO DEL TUFFATORE DI PAESTUM








    Sono ormai passati oltre 50 anni dalla sua scoperta (1968) in una tomba risalente al decennio compreso tra il 480 e il 470 a.C, a circa 2 km dai famosi Templi di Paestum, ma il mistero sul suo significato è più fitto che mai.

    Insieme agli altri presenti nella tomba rappresenta l’unica testimonianza di pittura greca figurativa realizzata con la tecnica dell’affresco.

    Innanzitutto il dipinto non era destinato ad esser visto da alcuno se non dai parenti del defunto per qualche giorno prima della chiusura della tomba.

    Questo però era normale nell’antichità.








    Il dipinto era in una delle 5 lastre trovate nella tomba, in particolare su quella di copertura della tomba, ed è l’unico che fin da subito suscitò interrogativi dato che gli altri rappresentano invece normali scene di vita quotidiana classica del mondo greco.

    Nella tomba poi fu trovato un semplice corredo formato da 1 vaso allungato ed una “lyra” (strumento musicale) fatta con un guscio di tartaruga.









    Questo strumento musicale è visibile negli altri dipinti della tomba (nelle scene dei banchetti) per cui è evidente il collegamento con la vita del defunto che quasi certamente amava suonarlo.

    Torniamo al dipinto.

    Le analisi e gli studi hanno escluso la presenza di artigiani etruschi e rimandano alle maestranze locali, forse le stesse che erano impegnate all’epoca nella costruzione dei templi.

    Quel corpo maschile nudo ed agile che si lancia dal trampolino di mattoni squadrati, quell’albero stilizzato e quello specchio d’acqua colpirono fin da subito non solo gli archeologi ma anche personaggi ed intellettuali come Montale, Fellini ed altri… che in qualche modo ne ricavarono anche spunti per le loro opere.








    Cosa significa dunque questo dipinto?

    Le teorie principali sono 2:

    L’archeologo che per primo si occupò dell’esame della tomba ritenne che il dipinto rientrasse tra i messaggi orfico pitagorici… mentre un altro vi vedeva solo lo stesso tema delle altre pareti, ovvero scene di vita quotidiana.


    Per comprendere meglio la tesi del primo dobbiamo ricordare che nel 6° secolo a. C. nel mondo greco e nella Magna Grecia, anche grazie ai filosofi Parmenide e Pitagora, iniziavano a diffondersi tra le sette iniziatiche le idee di una vita oltre la morte, e si sa, per testimonianze scritte ed altra documentazione, che all’epoca a Paestum c’erano i pitagorici.




    Il gioco del cottabo




    Dunque il mistero è destinato a rimanere ma una cosa è certa, se questo dipinto è legato ai culti misterici, non potremo mai saperne di più proprio perché essi erano notoriamente segretissimi.

    Personalmente ritengo che se il dipinto fosse stato in una lastra laterale, allora poteva essere considerato certamente una scena di vita, ma lì in alto sul soffitto, appare posizionata in modo che il defunto potesse “vederla” ed allora in me prevale la tesi misterica.


    Tony Kospan




    PER CHI AMA LA STORIA ED I RICORDI DEL PASSATO









    I mitici dipinti parietali dell’antica Pompei – Storia.. significato.. stili e temi degli affreschi   Leave a comment


     
     
     
    Casa della Venere in conchiglia.
     
     
     
     

    La cenere del Vesuvio, in una drammatica vicenda,
    ci ha conservato, quasi intatta,
     la realtà della vita di una città di 2000 anni fa,
    Pompei,
    come una precisa ampia reale fotografia.



     
     



    Non parlerò dell’arte considerata “scandalosa”
    (ma che per i costumi dell’epoca non lo era affatto)
    perché il blog ha una vocazione generalista
    e quindi desidero evitare che alcune immagini “forti”
    possano dar fastidio a qualcuno…

    Dunque affronterò  l’argomento da un punto di vista
    archeologico, artistico  e relativo alla vita sociale dell’epoca.
     
     
     
     
     
     
     
     

     
     

    LE PITTURE PARIETALI NELL’ANTICA POMPEI


     
     
    La constatazione che tutte le case presentavano dipinti 
    di grande interesse alle pareti è l’aspetto più straordinario di Pompei.
     
     
    La varietà di stili nella decorazione pittorica
    che riveste le pareti delle case pompeiane è evidente.
    .

     
     

     
     
     
     


     
     


    Essi si estendono dalla sobria ripartizione in riquadri colorati,
    a scenari architettonici, talora semplici… talora molto complessi,
    fino alla visione di prospettive assolutamente fantastiche,
    a scene figurate ed alla ornamentazione pura.
     
     
     
     
     

    Coppa con frutti – Casa di Giulia Felice – 79 d.C
     
     

     
    La decorazione pittorica non era considerata
    un qualcosa in più
    ma l’abbellimento della parete era essenziale
    in ogni casa.
     
     
     
     
     
    La ragazza con l’orecchino di perla
     
     
     

     

    Le pareti in tal modo cercano di deliziare, e ci riescono,
    facendoci ritenere anche che fosse stato raggiunto
    un elevato livello di civiltà visiva, ampiamente generalizzata,
    che si estendeva fino ai gradini più bassi della scala sociale.

     
     


     
     
    Maschere Dionisiache

     

     

    Una civiltà dell’immagine mai superata in alcuna epoca posteriore
    e sempre sensibilmente superiore a quanto si possa
    oggi trovare in una qualsiasi città di dimensioni paragonabili.

     
     


     
     
    Casa dei Vettii

     
      

    I dipinti a carattere figurativo di Pompei sono quasi sempre copie,
    di solito tratte da altre copie di capolavori celebri dell’arte greca
    che purtroppo sono andati perduti.


      

     

    Frisso ed Elle
     
     
     
     
    Alcuni ritengono che l’arte pompeiana
    sia in un certo senso come la proiezione nella Campania Felix
    della corrente filoellenica dell’arte romana. 

     

     

    Marte e Venere 
     
     
     
     

    Ma a causa della notevole varietà degli stili 
    sono stati fatti molti studi per decidere
    se e quali delle pitture di Pompei, Ercolano, Stabiae e Oplontis
    possano dirsi essere sicuramente nate dalle influenze
    greche, campane e/o sannitiche.

     

     

     

     
     
     

    In realtà esse potrebbero essere definite
    come appartenenti a tutt’e tre le scuole, con la considerazione
    che mentre alcune tipologie erano conosciute ancora prima
    che venissero introdotte a Roma viceversa,
    l’arte romana in seguito esercitò
    una notevole influenza sugli artisti campani dell’epoca.

     

     

     

    Cesto di fichi



     

    A mio parere assume, in questo contesto, una certa rilevanza il fatto che 

    accanto ad opere rifacentisi certamente all’arte ed alla mitologia greca

    molti sono anche i dipinti che rappresentano invece scene di vita quotidiana.


     

     

     Bellerofonte e Pegaso – La casa dei dioscuri


     

     

    “La tecnica utilizzata per la realizzazione delle pitture parietali (affresco)
    consisteva nell’applicare al muro due o tre strati ben fatti
    di intonaco calcareo, mescolato con sabbia e calcite.
    Quindi si dipingeva prima il fondo e si lasciava asciugare.
    Quando il tutto si era ben essiccato, si aggiungevano le decorazioni.







    I colori venivano mescolati con calcare, mentre,
    per conferire brillantezza alla superfice,
    si aggiungevano anche colla e cera (encausto).
    Con tali mezzi le pitture acquistavano durevolezza e lucentezza.

    Tra l’altro, i pigmenti usati nell’antichità erano costituiti
    soprattutto da terre colorate come le ocre,
    da tinte minerali come il carbonato di rame e, infine,
    da tinte di origine vegetale e animale.

      

     

     

     

     

     

    Non era affatto facile acquistare padronanza della tecnica,
    ed era necessaria una grande avvedutezza da parte del pittore,
    il quale doveva riuscire a mettere in atto le sue idee
    con rapidità per ricoprire la massima superfice nel minor tempo.”
    (testo presente in vari siti web)

     

     

     

     

     

     

    Tradizionalmente comunque le pitture delle città vesuviane
    sono state assegnate a quattro stili diversi,
    susseguentisi nel tempo
    anche se qualche volta si sono sovrapposti.

     

     

     

     

     

     

    Oggi si pensa però che tale suddivisione sia del tutto inadeguata
    a rappresentare la grande varietà delle tecniche pittoriche. 

     

     

    F I N E


     

     

    Fonti: vari siti web – impaginaz. e coordinam. t.k.

     

     

    Tony Kospan


     

     


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    LA TUA PAGINA DI FB DI SOGNO



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    Pubblicato 7 agosto 2021 da tonykospan21 in ARCHEOLOGIA

    La storia della nascita delle scarpe e come hanno modificato le ossa dei nostri piedi   Leave a comment

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    LA NASCITA DELLE… SCARPE…
     
     
    Uno studio affronta il problema 
    del periodo in cui gli uomini primitivi
    iniziarono ad usare scarpe…
     
     
     
     
     Sandali egizi di papiro intrecciato

     
     

    Lo studio dimostra che le prime rudimentali scarpe
    apparvero circa 40.000 anni fa
    e modificarono le ossa dei piedi dei nostri antenati



     
    Una delle calzature ritrovate nelle grotte di Promontory nello Utah (Foto: Wikimedia)
     
     

    ESAME DELLE OSSA DEI PRIMITIVI

     

    Ossa di un piede primitivo (Bbc on line)

     

     

    Esaminando le ossa dei piedi dei primi uomini primitivi (Homo neanderthalensis) e di quelli successivi (Homo sapiens) vissuti rispettivamente 100.000 e 10.000 anni fa, lo scienziato ha stabilito che i primitivi vissuti nel periodo intermedio del Paleolitico (tra i 100.000 e 40.000 anni fa) avevano ossa più pesanti e più forti, mentre coloro che trascorsero la loro esistenza 26.000 anni fa, nell’epoca del Paleolitico superiore, avevano ossa messo spesse e meno resistenti.

     

    Per testare questa teoria lo scienziato ha preso come riferimento anche i primi nativi americani che andavano scalzi e i contemporanei Inuiti, popolazione che vive in Alaska e che invece indossavano stivali di foca.

     

     
     
    EVOLUZIONE E… SCARPE

     
     
     
     
     
     
     
    L’apparizione delle prime scarpe coincide con un periodo storico ricco di progressi per il genere umano.
     
    Secondo il professore Paul Mellas, ordinario di storia primitiva all’Università di Cambridge, in quest’epoca ci furono «drammatici cambiamenti» nella vita dei nostri antenati.

    «Circa 35.000 anni fa e via di seguito gli uomini producono le prime forme d’arte, i primi arnesi in pietra, le prime decorazioni personali e i primi gioielli.

    Non sarebbe una sorpresa scoprire che la comparsa delle prime scarpe sia avvenuta proprio in queste epoca».



    ALCUNE IMMAGINI DI SCARPE USATE NELL’ANTICHITA’


    Scarpa di Otzi 
    (l’uomo scoperto qualche anno fa sulle Alpi tra Italia e Austria)




    Scarpe dell’antico Egitto




    I sandali di Tutankamon




    Sandalo di legionario romano


     
     
     
     
    F I N E


     
     
    testo dal Corriere della Sera con mini modifiche – Immagini dal web – Impaginazione t.k.







     
     
     
     
     
     
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