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CESTIA.. LA PIRAMIDE DI ROMA ANTICA – Sono sorprendenti le storie sia della sua costruzione che del recente restauro   Leave a comment







Questa non enorme piramide situata al centro di Roma
mi stupiva sempre quando, nelle mie “scappate” romane,
mi capitava di vederla.

Sì perché è quasi impossibile non scorgerla
dato che si trova in pieno centro accanto a strade trafficatissime…

Ogni volta però mi stupiva e mi affascinava…
mentre mi disorientava il fatto che per gli altri
fosse come… invisibile.





Me n’ero in verità completamente dimenticato
quando m’è saltata davanti all’improvviso la notizia
dell’originale storia del suo recente restauro
che si affianca all’originale storia della sua origine.

Accennerò quindi in breve prima alla nascita
di questa, ad oggi, unica piramide italiana
e poi a come è potuta tornare alla condizione originaria
insieme ad immagini e dipinti recenti ed antichi






LA NASCITA DELLA PIRAMIDE


La Piramide nasce qualche decennio dopo la conquista dell’Egitto
da parte di Roma.

Il contatto con quella antichissima e grandissima civiltà
conquistò i Romani che se ne innamorarono per cui
i simboli… immagini… e la cultura egizia divennero di gran moda.

La piramide Cestia non è stata, come molti pensano, ricostruita
a Roma con materiale portato dall’Egitto ma fu costruita ex novo
per volere del Pretore Cestio importante uomo politico romano
tra il 18 ed il 12 a. C. come monumento funerario
per conservare le sue ceneri.






La piramide, alta 36 metri e con la base quadrata formata
da lati di 30 metri ciascuno fu costruita con mattoni e marmi di Carrara
in soli 330 giorni dagli eredi di Gaio Cestio Epulone perché,
se non ce l’avessero fatta,
avrebbero perso la sua cospicua eredità.

Questo è confermato anche da una scritta,
che ancora si legge, su entrambi i lati della camera interna
così come la storia della costruzione.






All’interno v’è un’unica camera sepolcrale, di 5,95 × 4,10 ed alta 4,80 metri

La camera sepolcrale che presenta una volta a botte come nelle piramidi egizie
e pareti bianche con alcuni dipinti di tipo decorativo simili a quelli pompeiani.






Lì dove dovevano essere conservate le ceneri ed il ritratto del defunto
ora c’è solo un foro certamente causato da ladri in cerca di tesori.

In origine v’erano 4 colonne ai 4 angoli.






LA PIRAMIDE NEL CORSO DEI SECOLI

Nei secoli successivi la Piramide fu ritenuta la tomba di Remo
così come l’altra Piramide distrutta da Papa Alessandro VI nel 1499
era considerata la tomba di Romolo e fu molto poco considerata.

A partire dal Seicento però iniziò a ricevere attenzioni dalle Autorità Pontificie
e furono così trovate 2 statue di Cestio e scoperta la camera interna.






Nello stesso periodo molti artisti giunti a Roma vollero dipingerla.

Ci fu poi anche un progetto per trasformarla in chiesa ma senza esito.





LA STORIA DEL RESTAURO


Un grande imprenditore giapponese della moda, Yuzo Yagi,
un giorno d’ottobre del 2010 si presenta al Ministero dei Beni Culturali
affermando di voler restaurare la Piramide offrendo un milione di euro.

I funzionari rimasero sorpresi e quasi non ci credevano.

Gli offrirono di pensare ad altri monumenti romani in cattive condizioni…
ma nulla… egli voleva assolutamente ripristinare la Piramide Cestia.






L’imprenditore, di cui si sa molto poco… se non che ama l’Italia,
avendo letto tempo prima di una Piramide a Roma
si era incuriosito e se ne era “innamorato”.

Nel marzo 2012 fu firmato il contratto nel quale
la Soprintendenza ai Beni Culturali
si impegnava a concludere i lavori in un anno.






Quando vuole anche un Ente Pubblico lavora bene ed alacremente
ed infatti il primo lotto dei lavori fu completato presto e bene
ma il milione era ormai stato già speso per sistemare la parte alta.

Fu comunicata la cosa a Yuzo Yagi che non rispose.

Allora gli fu inviata una lettera di ringraziamento comunque
per la sua disponibilità.






Ma ecco che sorprendentemente l’imprenditore comunicò
che avrebbe provveduto a finanziare anche i lavori per il 2° lotto
con un ulteriore milione di euro.

Ora la Piramide è tornata come nuova e
 splende nel suo bianco colore.

L’imprenditore non ha chiesto nè ricevuto nulla in cambio
e ne ricaverà forse solo un ritorno pubblicitario
anche se poi in Italia non ha i suoi principali interessi.







Tony Kospan

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Il mitico e favoloso Tesoro di Tutankamon.. vera archeologia di sogno.. in immagini e video   Leave a comment

 
 
 
 
 
 

 


 

 

Il tesoro, scoperto solo nel 1922 da un archeologo inglese,

è costituito da oggetti raffinati e di gran pregio, 

come letti e sedie, dorati, intarsiati e disegnati.

 

 

 

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Inoltre vi sono monili ed oggettistica d’oro, 

insieme a mobili, giochi, statue, etc. 

 

 

 

 

 

 

 

Lo stesso sarcofago, di oltre cento kg, è d’oro

come anche la famosissima maschera sul volto di Tutankhamon 

di una bellezza superba.

 

 

 

 
 
 
 
Ora possiamo ammirar questo tesoro ancor meglio grazie
a questo video davvero bellissimo per chi ama l’antico Egitto.
 
 
 
 

 
 
 
 
Qui potremo ammirare non solo reperti archeologici
ma anche oggetti di immensa bellezza e senza tempo.
 
 
 
 
 
 
 
Nel video, insieme ad una bella musica, ci sono le immagini classiche,
che ben conosciamo di Tutankhamon,
ma anche tante altre del tutto nuove e sorprendenti.
 
 
 
 
 
 
Il video è fantastico e davvero imperdibile…
e ci consente di approfondire la conoscenza del tesoro.
 
Buona visione 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN

 

 
 
 
 
 
 
IL GRUPPO DI CHI AMA LA STORIA ED I RICORDI

 

 



 



 


 
 

IL TUFFATORE DI PAESTUM – I misteri del dipinto di 2.500 anni fa che nessuno avrebbe dovuto vedere e le varie ipotesi   2 comments








IL MISTERO DEL TUFFATORE DI PAESTUM








Sono ormai passsati oltre 50 anni dalla sua scoperta (1968) in una tomba risalente al decennio compreso tra il 480 e il 470 a.C, a circa 2 km dai famosi Templi di Paestum, ma il mistero sul suo significato è più fitto che mai.

Insieme agli altri presenti nella tomba rappresenta l’unica testimonianza di pittura greca figurativa realizzata con la tecnica dell’affresco.

Innanzitutto il dipinto non era destinato ad esser visto da alcuno se non dai parenti del defunto per qualche giorno prima della chiusura della tomba.

Questo però era normale nell’antichità.








Il dipinto era in una delle 5 lastre trovate nella tomba, in particolare su quella di copertura della tomba, ed è l’unico che fin da subito suscitò interrogativi dato che gli altri rappresentano invece normali scene di vita quotidiana classica del mondo greco.

Nella tomba poi fu trovato un semplice corredo formato da 1 vaso allungato ed una “lyra” (strumento musicale) fatta con un guscio di tartaruga.









Questo strumento musicale è visibile negli altri dipinti della tomba (nelle scene dei banchetti) per cui è evidente il collegamento con la vita del defunto che quasi certamente amava suonarlo.

Torniamo al dipinto.

Le analisi e gli studi hanno escluso la presenza di artigiani etruschi e rimandano alle maestranze locali, forse le stesse che erano impegnate all’epoca nella costruzione dei templi.

Quel corpo maschile nudo ed agile che si lancia dal trampolino di mattoni squadrati, quell’albero stilizzato e quello specchio d’acqua colpirono fin da subito non solo gli archeologi ma anche personaggi ed intellettuali come Montale, Fellini ed altri… che in qualche modo ne ricavarono anche spunti per le loro opere.








Cosa significa dunque questo dipinto?

Le teorie principali sono 2:

L’archeologo che per primo si occupò dell’esame della tomba ritenne che il dipinto rientrasse tra i messaggi orfico pitagorici… mentre un altro vi vedeva solo lo stesso tema delle altre pareti, ovvero scene di vita quotidiana.


Per comprendere meglio la tesi del primo dobbiamo ricordare che nel 6° secolo a. C. nel mondo greco e nella Magna Grecia, anche grazie ai filosofi Parmenide e Pitagora, iniziavano a diffondersi tra le sette iniziatiche le idee di una vita oltre la morte, e si sa, per testimonianze scritte ed altra documentazione, che all’epoca a Paestum c’erano i pitagorici.




Il gioco del cottabo




Dunque il mistero è destinato a rimanere ma una cosa è certa, se questo dipinto è legato ai culti misterici, non potremo mai saperne di più proprio perché essi erano notoriamente segretissimi.

Personalmente ritengo che se il dipinto fosse stato in una lastra laterale, allora poteva essere considerato certamente una scena di vita, ma lì in alto sul soffitto, appare posizionata in modo che il defunto potesse “vederla” ed allora in me prevale la tesi misterica.


Tony Kospan




PER CHI AMA LA STORIA ED I RICORDI DEL PASSATO









I mitici dipinti parietali dell’antica Pompei – Storia.. significato.. stili e temi degli affreschi   Leave a comment


 
 
 
Casa della Venere in conchiglia.
 
 
 
 

La cenere del Vesuvio, in una drammatica vicenda,
ci ha conservato, quasi intatta,
 la realtà della vita di una città di 2000 anni fa,
Pompei,
come una precisa ampia reale fotografia.



 
 



Non parlerò dell’arte considerata “scandalosa”
(ma che per i costumi dell’epoca non lo era affatto)
perché il blog ha una vocazione generalista
e quindi desidero evitare che alcune immagini “forti”
possano dar fastidio a qualcuno…

Dunque affronterò  l’argomento da un punto di vista
archeologico, artistico  e relativo alla vita sociale dell’epoca.
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 

LE PITTURE PARIETALI NELL’ANTICA POMPEI


 
 
La constatazione che tutte le case presentavano dipinti 
di grande interesse alle pareti è l’aspetto più straordinario di Pompei.
 
 
La varietà di stili nella decorazione pittorica
che riveste le pareti delle case pompeiane è evidente.
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Essi si estendono dalla sobria ripartizione in riquadri colorati,
a scenari architettonici, talora semplici… talora molto complessi,
fino alla visione di prospettive assolutamente fantastiche,
a scene figurate ed alla ornamentazione pura.
 
 
 
 
 

Coppa con frutti – Casa di Giulia Felice – 79 d.C
 
 

 
La decorazione pittorica non era considerata
un qualcosa in più
ma l’abbellimento della parete era essenziale
in ogni casa.
 
 
 
 
 
La ragazza con l’orecchino di perla
 
 
 

 

Le pareti in tal modo cercano di deliziare, e ci riescono,
facendoci ritenere anche che fosse stato raggiunto
un elevato livello di civiltà visiva, ampiamente generalizzata,
che si estendeva fino ai gradini più bassi della scala sociale.

 
 


 
 
Maschere Dionisiache

 

 

Una civiltà dell’immagine mai superata in alcuna epoca posteriore
e sempre sensibilmente superiore a quanto si possa
oggi trovare in una qualsiasi città di dimensioni paragonabili.

 
 


 
 
Casa dei Vettii

 
  

I dipinti a carattere figurativo di Pompei sono quasi sempre copie,
di solito tratte da altre copie di capolavori celebri dell’arte greca
che purtroppo sono andati perduti.


  

 

Frisso ed Elle
 
 
 
 
Alcuni ritengono che l’arte pompeiana
sia in un certo senso come la proiezione nella Campania Felix
della corrente filoellenica dell’arte romana. 

 

 

Marte e Venere 
 
 
 
 

Ma a causa della notevole varietà degli stili 
sono stati fatti molti studi per decidere
se e quali delle pitture di Pompei, Ercolano, Stabiae e Oplontis
possano dirsi essere sicuramente nate dalle influenze
greche, campane e/o sannitiche.

 

 

 

 
 
 

In realtà esse potrebbero essere definite
come appartenenti a tutt’e tre le scuole, con la considerazione
che mentre alcune tipologie erano conosciute ancora prima
che venissero introdotte a Roma viceversa,
l’arte romana in seguito esercitò
una notevole influenza sugli artisti campani dell’epoca.

 

 

 

Cesto di fichi



 

A mio parere assume, in questo contesto, una certa rilevanza il fatto che 

accanto ad opere rifacentisi certamente all’arte ed alla mitologia greca

molti sono anche i dipinti che rappresentano invece scene di vita quotidiana.


 

 

 Bellerofonte e Pegaso – La casa dei dioscuri


 

 

“La tecnica utilizzata per la realizzazione delle pitture parietali (affresco)
consisteva nell’applicare al muro due o tre strati ben fatti
di intonaco calcareo, mescolato con sabbia e calcite.
Quindi si dipingeva prima il fondo e si lasciava asciugare.
Quando il tutto si era ben essiccato, si aggiungevano le decorazioni.







I colori venivano mescolati con calcare, mentre,
per conferire brillantezza alla superfice,
si aggiungevano anche colla e cera (encausto).
Con tali mezzi le pitture acquistavano durevolezza e lucentezza.

Tra l’altro, i pigmenti usati nell’antichità erano costituiti
soprattutto da terre colorate come le ocre,
da tinte minerali come il carbonato di rame e, infine,
da tinte di origine vegetale e animale.

  

 

 

 

 

 

Non era affatto facile acquistare padronanza della tecnica,
ed era necessaria una grande avvedutezza da parte del pittore,
il quale doveva riuscire a mettere in atto le sue idee
con rapidità per ricoprire la massima superfice nel minor tempo.”
(testo presente in vari siti web)

 

 

 

 

 

 

Tradizionalmente comunque le pitture delle città vesuviane
sono state assegnate a quattro stili diversi,
susseguentisi nel tempo
anche se qualche volta si sono sovrapposti.

 

 

 

 

 

 

Oggi si pensa però che tale suddivisione sia del tutto inadeguata
a rappresentare la grande varietà delle tecniche pittoriche. 

 

 

F I N E


 

 

Fonti: vari siti web – impaginaz. e coordinam. t.k.

 

 

Tony Kospan


 

 


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Pubblicato 7 agosto 2021 da tonykospan21 in ARCHEOLOGIA

La storia della nascita delle scarpe e come hanno modificato le ossa dei nostri piedi   Leave a comment

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LA NASCITA DELLE… SCARPE…
 
 
Uno studio affronta il problema 
del periodo in cui gli uomini primitivi
iniziarono ad usare scarpe…
 
 
 
 
 Sandali egizi di papiro intrecciato

 
 

Lo studio dimostra che le prime rudimentali scarpe
apparvero circa 40.000 anni fa
e modificarono le ossa dei piedi dei nostri antenati



 
Una delle calzature ritrovate nelle grotte di Promontory nello Utah (Foto: Wikimedia)
 
 

ESAME DELLE OSSA DEI PRIMITIVI

 

Ossa di un piede primitivo (Bbc on line)

 

 

Esaminando le ossa dei piedi dei primi uomini primitivi (Homo neanderthalensis) e di quelli successivi (Homo sapiens) vissuti rispettivamente 100.000 e 10.000 anni fa, lo scienziato ha stabilito che i primitivi vissuti nel periodo intermedio del Paleolitico (tra i 100.000 e 40.000 anni fa) avevano ossa più pesanti e più forti, mentre coloro che trascorsero la loro esistenza 26.000 anni fa, nell’epoca del Paleolitico superiore, avevano ossa messo spesse e meno resistenti.

 

Per testare questa teoria lo scienziato ha preso come riferimento anche i primi nativi americani che andavano scalzi e i contemporanei Inuiti, popolazione che vive in Alaska e che invece indossavano stivali di foca.

 

 
 
EVOLUZIONE E… SCARPE

 
 
 
 
 
 
 
L’apparizione delle prime scarpe coincide con un periodo storico ricco di progressi per il genere umano.
 
Secondo il professore Paul Mellas, ordinario di storia primitiva all’Università di Cambridge, in quest’epoca ci furono «drammatici cambiamenti» nella vita dei nostri antenati.

«Circa 35.000 anni fa e via di seguito gli uomini producono le prime forme d’arte, i primi arnesi in pietra, le prime decorazioni personali e i primi gioielli.

Non sarebbe una sorpresa scoprire che la comparsa delle prime scarpe sia avvenuta proprio in queste epoca».



ALCUNE IMMAGINI DI SCARPE USATE NELL’ANTICHITA’


Scarpa di Otzi 
(l’uomo scoperto qualche anno fa sulle Alpi tra Italia e Austria)




Scarpe dell’antico Egitto




I sandali di Tutankamon




Sandalo di legionario romano


 
 
 
 
F I N E


 
 
testo dal Corriere della Sera con mini modifiche – Immagini dal web – Impaginazione t.k.







 
 
 
 
 
 

Poesie di alcuni millenni fa – Liriche d’amore dall’Antico Egitto – I Stanza (Uomo)   Leave a comment








Iniziamo un poetico percorso composto da
7 Liriche d’amore (stanze)
scritte da una coppia innamorata dell’antico Egitto
che, a parer mio, sono
di una bellezza e di una freschezza sorprendenti…
e che spero piaceranno a voi come piacciono a me.

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 LIRICHE D’AMORE DALL’ANTICO EGITTO 

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DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I
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STANZA PRIMA (uomo)


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L’unica, l’amata, la senza pari,

la più bella di tutte,

guardala,

è come la stella fulgente

all’inizio di una bella annata.

Lei, che splende di perfezione,

che raggia di pelle,

con gli occhi belli quando guardano,

con le labbra dolci quando parlano,

per la quale non c’è discorso superfluo;

lei, che lungo ha il collo,

il petto luminoso,

con una chioma di vero lapislazzuli,

le cui braccia superano lo splendore dell’oro,

le cui dita sono come calici di loto;

lei, che ha languide le reni,

strette le anche,

le cui gambe difendono la bellezza,

il cui passo è pieno di nobiltà

quando posa i piedi sul suolo,

con il suo abbraccio mi prende il cuore.

Essa fa che il collo di tutti gli uomini

si giri per guardarla.

Ognuno ch’essa abbraccia è felice,

si sente il primo degli uomini.

Quando esce dalla sua casa,

si pensa di vedere Colei che è unica.


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(“colei che è unica” è il soprannome di Hathor, ndtk)

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Scritti raccolti da Danny Fan – impagin. t.k.

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– continua –

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Ciao da Tony Kospan




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I BRONZI DI RIACE – CONOSCIAMOLI E VEDIAMOLI DA VICINO – ARCHEOLOGIA SPETTACOLARE   Leave a comment





La storia dei due mitici Bronzi è composta di una parte antica e classica, del tutto ignota o quasi, 
ed una moderna che inizia il 16 Agosto del 1972, giorno della loro scoperta nel mare di Riace, 
che pure presenta aspetti poco chiari, come l’assenza di qualsiasi altro reperto antico accanto.

Conosciamoli un po’







I Bronzi di Riace sono due statue di bronzo del V secolo a. C. giunte a noi in eccezionale stato di conservazione.

Una viene denominata “IL GUERRIERO” (o “IL GIOVANE”) e l’altra IL GUERRIERO B (o “IL VECCHIO”).










Rinvenuti in mare il 16 agosto 1972 nei pressi di Riace Marina (RC) sono considerati tra i capolavori assoluti della scultura della Grecia (o Magna Grecia) classica.

L’origine e gli autori delle statue sono ancora avvolti nel mistero.











I Bronzi si trovano ora, dopo una perfetta liberazione dalle incrostazioni marine formatesi lungo 25 secoli, nel Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.










Le 2 sculture sono diventate un simbolo di Reggio Calabria e della Calabria tutta.








(VEDIAMOLI DA VICINO E SCOPRIAMO QUANTO SIANO EMOZIONANTI)
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LA TUA PAGINA DI FB DI SOGNO




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LA CISTA FICORONI – ECCEZIONALE ED ARTISTICO OGGETTO ETRUSCO CHE CI PARLA DELL’ITALIA DI 2400 ANNI FA   Leave a comment







LA CISTA FICORONI

Spesso la conoscenza della vita e delle abitudini dei popoli antichi non ci giunge da documenti scritti ma da oggetti di uso comune e talvolta anche artistici come nel caso di cui ora parlerò.
Non solo, l’osservazione di questo eccezionale manufatto ci fa anche comprendere quali fossero all’epoca le relazioni tra le città in questa parte d’Italia oltre 23 secoli fa.




Una parte dei fregi esistenti sulla cista




L’OGGETTO… LA CISTA

E’ un cofanetto metallico di forma cilindrica alto 77 cm., cesellato in modo raffinato e con un coperchio sormontato da 3 piccole sculture.
Rappresenta un contenitore molto in uso presso gli Etruschi e quasi certamente utilizzato per la conservazione di gioielli, ornamenti e/o cosmetici.








E’ uno dei reperti etruschi meglio conservati in quanto non ha subito, 

se non in modo lieve, l’usura del tempo.

Prese il nome Ficoroni dall’antiquario che nel 1738 ne venne in possesso 
dopo il ritrovamento avvenuto in Prenestina, comune vicino Roma.

Attualmente si trova nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.




Prima scena – 2 uomini tra anfore




LA STORIA E LA… FIRMA!

La Cista, del 4° secolo A.C.,  presenta anche un’iscrizione che ci consente di conoscere da chi, dove e perché fu creata.
L’iscrizione in latino arcaico “DINDIA MACOLNIA FILEAI DEDIT NOVIOS PLAUTIOS MED ROMAI FECID” (Dindia Macolnia (mi) donò alla figlia / Novio Plauzio mi fece a Roma) ci dice infatti che fu creata a Roma per una ricca matrona prenestina, forse come dote per la figlia, da un artista-artigiano quasi certamente di origini napoletane o campane.
L’origine greca dell’autore si desume oltre che dal nome, dal complesso delle immagini del mito classico cesellato sulla superficie della Cista.
Bisogna ricordare che all’epoca Napoli, Neapolis, era allora una città della Magna Graecia.








LE SCENE ISTORIATE E QUELLA PIU’ SORPRENDENTE

Le 3 scene presenti sono quasi certamente la riproposizione di una serie di opere pittoriche greche perdute e riguardanti il ciclo del mito degli Argonauti.
Ma soffermiamoci un attimo sulla scena che appare più sorprendente che non solo è di una raffinatezza unica ma che ci colpisce anche per la sua simpatica ironia.
Sembra una scena presa pari pari da uno dei classici film in cui la boxe è protagonista.
Vediamo infatti un uomo dal fisico prestante che dà dei pugni ad un sacco sospeso… mentre gli è accanto un altro basso e grasso che, in modo ridicolo, imita l’altro… lanciando pugni in aria.
Sorprendono, su di un oggetto in fondo non molto grande, la vastità, la complessità e la precisione delle scene istoriate, a cui si debbono poi aggiungere le 3 piccole sculture in alto, i rilievi posti sopra i piedini oltre a vari altri decori.
Tutto questo, unito alla qualità e bellezza del risultato,  mostra l’elevata perfezione raggiunta dai disegnatori e cesellatori greci.




La simpaticissima scena




QUALCHE CONSIDERAZIONE SU QUESTO CAPOLAVORO DI 2400 ANNI FA

L’opera, creata a Roma da un artigiano di Neapolis per una famiglia etrusca, ci dice una cosa che spesso non prendiamo in considerazione.
All’epoca Roma era solo una città in fase di forte espansione, Prenestina, come tutta l’Etruria, era in difficoltà rispetto ai tentativi di annessione operati dalla città capitolina e più giù, sulla costa era ancora viva e vivace la cultura della Magna Graecia.
Dunque ci troviamo al cospetto di 3 mondi molto diversi (se non in conflitto) ma che, nonostante le difficoltà “politiche”, interagivano tranquillamente… nei periodi in cui non c’erano guerre.
Tuttavia, quest’ultimo aspetto non è esclusivo anzi.
Si può infatti ritenere con certezza che analoghe relazioni sociali, economiche e culturali avvenivano con tutti gli altri popoli vicini, laziali e non solo.

Tony Kospan 




Rilievo sul piede della cista















Il racconto del naufrago – Dall’Antico Egitto ci giunge una favola di saggezza di 4.000 anni fa!   Leave a comment

 

 

 

 
 

Favola trovata in un unico manoscritto…
il papiro 1115, dell’Ermitage di Leningrado, in scrittura ieratica,
risalente alla XII dinastia (ca. 2000 a.C.)
 
 
I suoi significati sono di vario tipo
ma il racconto riesce soprattutto a donarci l’atmosfera
di quell’antichissima epoca.
 

 

  

 

 


IL RACCONTO DEL NAUFRAGO

 

 

Disse allora l’ottimo cortigiano:
“Gioisci, o principe, vedi, abbiamo raggiunto la patria, afferrato il martello, il paletto è stato fissato.
La cima di prua è stata gettata in terra, si levano inni di lode, si ringrazia Dio, ognuno abbraccia il suo compagno.
Poichè il nostro equipaggio è tornato sano e salvo, non ci sono state perdite fra la nostra truppa.
 Abbiamo raggiunto il confine della Nubia, abbiamo passato l’isola Bigga.
Vedi, siam tornati felicemente, la nostra terra, l’abbiamo raggiunta.
Ma ascoltami, o principe,  non esagero: lavati, versa acqua sulle tue dita, rispondi a ciò che ti si chiede, parla al re con cuore raccolto, rispondi senza balbettio, perchè la bocca dell’uomo è in grado di salvarlo. Il suo discorso gli guadagna indulgenza.
Ma agisci come vuoi, è stancante consigliarti.

 
 
 

 
 
 

Piuttosto ti racconto qualcosa di simile, una cosa a me stesso accaduta: ero partito per le miniere del re, ero uscito in mare con una nave.
Era lunga centoventi cubiti e larga quaranta, imbarcava centoventi mariani,l’élite d’Egitto.
Osservavano il cielo, osservavano la terra e il loro cuore era impavido più di quello dei leoni.
Allora annunciarono una tempesta, prima ancora che giungesse, e un temporale, prima che scoppiasse.
La tempesta ci colse che eravamo ancora in mare prima che potessimo raggiungere la terraferma.
Ancora veleggiavamo, quando il vento raddoppiò e sospinse un’onda di otto cubiti.
Mi scagliò addosso un pezzo di legno, la nave affondò.
Non si salvò nessuno dell’equipaggio, io solo fui gettato su un’isola da un’onda.
Vi trascorsi tre giorni in solitudine, col mio cuore unico compagno.
Dormii nell’incavo di un albero e (di giorno) cercavo l’ombra.
Mi accinsi poi a cercare qualcosa da poter mettere in bocca.
Trovai lì dei fichi e dell’uva e ogni sorta di porri, sicomori, maturi e acerbi e cetrioli, come fossero stati piantati.
C’erano anche pesci e uccelli, in breve: nulla vi mancava.
Mangiai a sazietà e qualcosa la gettai via, perchè avevo troppo sulle mie braccia.
Feci poi un bastoncino per il fuoco, ne accesi uno e bruciai un olocausto agli dèi.
Udii poi il rimbombo di un tuono e pensai:” E’ un’onda del mare”.
Alberi si schiantavano, la terrra tremò.
Mi scoprii il volto e lo riconobbi: era un serpente (un dio serpente), che si avvicinava.
Era lungo trenta cubiti la sua barba era lunga più di due cubiti.
Il suo corpo era rivestito d’oro le sue ciglia di vero lapislazzuli… 
Spalancò la sua bocca su di me mentre io ero sdraiato sulla pancia dinnanzi a lui.
Mi disse:”Chi ti ha portato, chi ti ha portato bricconcello, chi ti ha portato (qui)?
Se esiti a dirmi chi ti ha portato in quest’isola, farò in modo che ti  trovi incenerito, diventato un qualcosa che non si può guardare”.
(Io risposi:) “E’ a me che parli, ma non riesco a sentirti. Sono davanti a te, ma non mi riconosco più”.
Allora mi afferrò con la bocca, mi trascinò nella sua tana. 
Lì mi posò, illeso, ero sano e salvo, non mi aveva staccato nulla. Spalancò la sua bocca verso di me, mentro io ero prostrato davanti a lui.
Poi mi parlò: “Chi ti ha portato, chi ti ha portato? Bricconcello, chi ti ha portato su quest’isola del mare che sta in mezzo alle acque?”.
Allora gli risposi, le mie mani rispettosamente piegate. Gli dissi:” Andò così: ero uscito per raggiungere le miniere su incarico del re
(ero in mare con una nave).
Era lunga centoventi cubiti e larga quaranta, imbarcava centoventi marinai, l’élite d’Egitto. Osservavano il cielo, osservavano la terra e il loro cuore era impavido più di quello dei leoni. Allora preannunciarono una tempesta, prima ancora che giungesse, e un temporale prima che si formasse.
Ognuno di loro era più coraggioso e forte del proprio camerata. Fra di loro non c’era un balordo. La tempesta arrivò che eravamo ancora in mare prima che potessimo raggiungere la costa.
Quando ancora navigavamo, il vento raddoppiò e formò un’onda di otto cubiti che mi rovesciò addosso un pezzo di legno.
La nave affondò. Nessuno dell’equipaggio si salvò, a parte me, ed eccomi da te.
Fui portato su quest’isola da un’onda del mare”.
Allora mi disse: “Non temere, non temere, bricconcello, il tuo viso non deve impallidire, perchè è da me che tu sei giunto. Vedi, è stato un dio che ti ha fatto sopravvivere e che ti ha portato su quest’isola paradisiaca. Non c’è nulla che vi manchi, è piena di buone cose. Ebbene: vi trascorrerai un mese dopo l’altro fin quando non ne saranno trascorsi quattro. Allora verrà una nave dalla tua patria, con marinai che tu conosci.
Con loro navigherai verso casa, e potrai morire nella tua città.
Com’è felice chi può raccontare quello che ha passato, una volta superato il pericolo!
Adesso ti voglio raccontare qualcosa di simile accaduto su quell’isola.

 
 
 

 
 
 

Ero su di essa con la mia stirpe, fra di loro dei bambini; tutti insieme eravamo settantacinque serpenti, i miei bambini e la mia schiatta.
Nulla ti dirò di una figlioletta, donatami in seguito a una preghiera. Allora una stella cadde (dal cielo) e tutti perirono tra le fiammme!
Ma accadde che io non fossi tra quelli bruciati, perchè in quel momento non ero con loro:
Quando perciò li vidi tutti morti, su un unico mucchio, fu come se fossi morto anche’io.
Se saprai essere forte e vincerai il tuo cuore, allora riabbraccerai i tuoi bambini… bacerai  tua moglie e rivedrai la tua casa.
E’ la cosa più bella di tutte, ritornare nella tua patria; raggiungere la tua stirpe”.
Allora mi prosternai e toccai la terra dinnanzi a lui.
Gli dissi: “Parlerò della tua gloria al mio signore e gli racconterò della tua grandezza.
Ti farò portare ladano, oli di Hekenu, profumo, balsamo, incenso per il tempio, con i quali ogni dio si fa benigno.
Racconterò quello che mi è succeso e quello che ho visto del tuo potere.
Sì (il re) loderà dio per te nella sua residenza, davanti ai funzionari di tutto il paese.
Sacriferò dei tori in tuo onore e li brucerò, tirerò  il collo alle oche. Ti invierò delle navi, cariche di tutti i tesori d’Egitto, come si fa per un dio che ama gli uomini in un paese straniero, sconosciuto agli uomini”.
Allora egli rise per colpa mia, (più precisamente) per ciò che avevo detto e che per lui era così stolto.
Mi disse:” Non sei affatto ricco di mirra o di altri tipi di incenso.
Io sono il signore di Punt e la mirra mi appartiene.
Quell’olio di Hekenu che promettevi di portarmi è proprio il tesoro di quest’isola.
Inoltre, quando lascerai questo posto non lo rivedrai mai più, perchè diverrà acqua.

 
 
 

 
 
 
 
 
 
Poi venne quella nave, come egli aveva predetto. mi incamminai verso un grande albero e riconobbi quelli che erano a bordo.
Tornai indietro per informarlo, ma vidi che già sapeva.
Allora mi disse:”Ritorna sano e salvo a casa, bricconcello, per rivedere i tuoi bambini.
Parla bene di me nella tua città: vedi, questo è ciò che desidero da te”.
Allora mi prosternai dinnanzi a lui, con le braccia rispettosamente piegate.
Mi diede un carico di mirra, oli di Hekenu, profumo e balsamo; erbe di Tischepse, essenze e ombretto, code di giraffa, grandi pezzi d’incenso e zanne d’elefante, levrieri, cercopitechi, babbuini e ogni sorta di oggetti preziosi.
Caricai tutto sulla nave e mi prosternai per ringraziarlo.
Allora mi disse:”Vedi, fra due mesi raggiungerai la tua patria, abbraccerai i tuoi bambini e potri ringiovanire nella tua bara”.
A quel punto scesi verso la riva, vicino alla nave e parlai all’equipaggio.
Lungo la riva intonai poi un inno di ringraziamento al signore dell’isola e quelli che erano sulla nave fecero la stessa cosa.
Navigammo dunque verso nord, verso la residenza del signore che raggiungemmo dopo due mesi, proprio come lui aveva predetto.
Entrai poi (nel palazzo), mi presentai al cospetto del signore e gli diedi i doni che avevo portato dall’isola.
Allora di fronte a tutti i funzionari egli mi ringraziò, mi promosse suo cortigiano e mi diede duecento schiavi.
Pensa a come stavo dopo aver raggiunto la terra, quando mi voltavo a guardare ciò che avevo passato.
Ascoltami! E’ bene che gli uomini ascoltino.

 
 
 
 

 

 

 

Lui però (il principe) rispose soltanto: ” Non ti sforzare troppo amico mio.
Chi dà da mangiare a un’oca prima dell’alba, quando il mattino stesso le tireranno il collo?”.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

DAL WEB – IMPAGINAZIONE T.K.
 
 
 

CIAO DA TONY KOSPAN



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E’ di una stupenda bellezza e di una sorprendente modernità l’argenteria dell’antica Pompei   Leave a comment

 
 
 
 
Dal Tesoro di Boscoreale
 
 
 
 


Il fascino discreto, ma elegante,
delle argenterie d’età romana




Dal Tesoro di Boscoreale

 
 
 
 
 

GLI ARGENTI DI POMPEI
E… DINTORNI

 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
Non c’è luogo al mondo più adatto di Pompei e dell’area vesuviana per poter illustrare questa classe di preziosi:
si può contare che circa la metà del vasellame in argento di età romana scoperto negli ultimi secoli proviene da qui, conservato in ottimo stato grazie alla lava del Vesuvio che nel 79 d.C. ha sepolto Pompei ed Ercolano.

 
 
 
 



 
 
 
 

I tesori di argenterie vesuviani sono conservati in vari musei di tutto il mondo ma in particolare nel Museo Archeologico di Napoli ed al Louvre e ci consentono di immaginare una ricostruzione del servizio tipico del banchetto in età romana.
 
 
 
 
 
Tesoro di Boscoreale (ritratto di Cleopatra Selene) I secolo d.C. 
 
 
 


Essi sono stati raccolti grazie a numerosi ed eccezionali ritrovamenti avvenuti a partire dai primi anni dell’800 che si sono susseguiti nel corso degli ultimi duecento anni.


 
 
 

 
 
 
 
 

L’ultimo, in ordine di tempo, mai esposto fino ad ora, costituito da 20 pezzi, è emerso nel 2000 da una gerla in vimini ritrovata tra i reperti recuperati nel complesso dei triclini di Moregine (Pompei) nel corso del lavori per la III corsia autostradale della Napoli-Salerno.
 
 
 
 




 
 
 
 
 

Esso si aggiunge agli altri grandi “tesori” già noti, tra cui, quello più ricco quanto a numero di pezzi (ben 118) è stato rinvenuto nel 1930 in una cassa di legno della casa del Menandro di Pompei. 
 
 
 




Dal Tesoro di Boscoreale
 
 
 
 

Conosciuto invece in precedenza solo da fonti di archivio e per lungo tempo dimenticato, tanto da non essere mai stato ricostruito ed esposto nella sua totalità, è il “tesoro” della casa di Inaco ed Io di Pompei, scoperto nel 1836 e costituito da 65 pezzi, articolati in set omogenei.

 
 
 
 
 
Dal Tesoro di Boscoreale
 
 
 
 

Ben più note sono invece le argenterie del “Tesoro di Boscoreale“, rinvenuto nel 1895 nella cisterna per il vino della grande villa rustica detta “della Pisanella”;
composto da 109 pezzi di oro e di argento, esso fu portato clandestinamente in Francia subito dopo la scoperta ed ora è conservato al Museo del Louvre.
 
 
 
 
 
 
Dal Tesoro di Boscoreale
 
 
 
 
  
 
Quello che è stupefacente, fatemelo dire, è la loro modernità… così come la capacità degli artigiani d’allora di creare della argenteria di tanta bellezza ed eleganza.
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
(Orso… pompeiano)
 
 
 
 
 
 
 

Testo da vari siti Web – Coordinam. e impaginaz. T.K.

 
 
 
 








 
 
 
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