Archivio per la categoria ‘ARCHEOLOGIA

La ruota.. incredibilmente intatta.. di un carro romano ritrovata nel fiume Rodano (FR)   Leave a comment

 
 

Eccezionale, per la sua rarità, il ritrovamento nel fiume Rodano di una ruota di legno intatta di un carro romano.
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Aveva accanto reperti di grande valore: monete d’oro, elementi architettonici, marmi, statue (tra cui uno splendido ritratto di Giulio Cesare), ed una una misteriosa cassa di legno e bronzo.

Eccola



 

 

ANTICA POMPEI

 




La ruota, di circa 1 mt di diametro, presenta dieci raggi. 
. 
Ci si domanda se sia stata una piena del Rodano a travolgere il carro ed il suo carico prezioso.
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La ruota  rappresenta un ulteriore elemento che consente di conoscere la realtà della Gallia Romana del IV secolo.
 
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Esempio di carro romano
 
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Ruote di carri con dieci raggi non erano frequenti ma erano già state riscontrate nell’antichità .

Si ricordano quella conservata nel mausoleo di Igel in Germania, quella scolpita su una stele in Panonnie (Austria), quelle visibili nel mosaico di Boscéaz Orbe in Svizzera e sull’altare dedicato a Giove nel lapidario di Avignone.
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Il reperto è poi stato rimosso dal fiume con molta cura e molte difficoltà per non danneggiarlo.
 
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E’ stato poi prelevato da specialisti del Museo delle Antichità di Arles e del laboratorio Arc-Nucléart a Grenoble per esser poi lì conservato.
 
 
Tony Kospan
 
 
– Fonti web –



ANTICA POMPEI




 





L’istituto della confessione (con differenze) era già in uso nell’antico Egitto. Conosciamolo.   Leave a comment

 
Molti non sanno che l’istituto della Confessione
è davvero molto antico
molto più antico di quanto si possa pensare.

Tratteremo qui,
sulla base della documentazione archeologica a noi giunta,
il modo in cui l’istituto della Confessione
giunse nell’antico Egitto
e la particolare forma che ebbe presso di loro.

 
 
 
 
 
 
 
 
LA CONFESSIONE
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 


Un primo completo elenco di peccati o meglio ancora…
l’affermazione di non averli commessi si trova tra gli Egizi…
nel famoso Libro dei Morti.
 
 
Questo istituto però era già presente nella religione degli Ittiti
che ebbero frequenti rapporti sia pacifici che bellicosi con gli Egizi.
 
 
Questi ultimi dunque la fecero propria…
riducendola però ad una formula soprattutto rituale
per passare nel miglior modo alla vita ultraterrena.

   




 
 
 
 

Nella religione Ittita il peccato per eccellenza,
anzi il “reato” data la sua punibilità,
era la trasgressione alle norme o agli ordini divini.
 
 
Proprio per la ricerca dei peccati
e per l’espiazione di eventuali trasgressioni,
essendo ciò di fondamentale importanza,
acquistò particolare rilievo tra gli Ittiti l’istituto della confessione. 

 
  



  
 
 



L’idea stessa del peccato fu personificata in un dio, Wastulassis,
che assieme ad altre divinità astratte quali
Hantassas (equità) e Istamanassas (esaudimento),
a differenza degli altri dei che ordinavano il territorio,
regolavano i rapporti tra uomini e dei,
e quindi il comportamento umano.
 
 
 
 


   


Gli Egizi quindi fecero loro questo istituto e ne fecero largo uso
 
 
Ecco ora il testo completo della formula che gli egizi recitavano
e che portavano con sé nel sarcofago scritta su amuleti
(in genere lo scarabeo scacro)
e spesso era inserita tra le bende della mummia.
 
 
 
 
ARCHEOLOGIA EGIZIA E PRECOLOMBIANA
 
 
 
 
La confessione presentava in sé, visti i peccati che l’anima negava d’aver commesso,
un alto carattere morale ma, in realtà, bastava saperla recitare a memoria o leggerla
dopo essersela scritta nella tomba, per essere sicuri di ricevere l’assoluzione
anche nel caso che si fossero commessi tutti i peccati nominati nel corso dell’atto di discolpa:
 
 
 
 
ARCHEOLOGIA EGIZIA E PRECOLOMBIANA

 
 
 
 
 

   LA CONFESSIONE   

 

 


Non ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho commesso atti omosessuali
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto all’ ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato disturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l’immagine di un dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il re
Non ho proceduto a stento nell’acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene
Non ho bestemmiato il nome del dio della città.

 

 

 

 

 

 

Però anche tra i vivi si ha notizia di una confessione dello stesso genere
che veniva pronunciata dal sacerdote dopo l’apertura del naos, al mattino,

 
 
 
 




 
 
 
 
durante il culto divino quotidiano, nell’ora destinata all’adorazione del dio.
 
 
Questo era dunque l’istituto della Confessione nell’antico Egitto
prima della sua successiva profonda trasformazione
avvenuta con il Cristianesimo.
 
 
 
 
FINE
 
 


Notizie da vari siti web coordinate ed elaborate liberamente dall’Orso
 
 
 
 
 
 
 

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Accertata l’enorme importanza delle 3 donne che furono accanto all’imperatore Traiano   Leave a comment







Talvolta, come in questo caso, la conoscenza dell’importanza storica di alcune persone non avviene grazie agli storici bensì grazie ad altri elementi archeologici o documentali.




LA GRANDE INFLUENZA DELLE TRE DONNE CHE FURONO ACCANTO A TRAIANO




L’imperatore Traiano





Traiano, primo imperatore non romano in quanto adottivo di origine ispanica, fu colui che portò alla massima estensione i confini dell’impero.













Esaltato già in vita è ricordato dagli storici antichi come il migliore tra gli imperatori romani.
Morì l’8.8.117 d. C. a Selinus in Cilicia (oggi Gazipasa, nella Turchia meridionale) forse per una malattia infettiva.





Plotina




LE 3 DONNE




Plotina, insieme alla sorella ed alla nipote di Traiano, Marciana e Matidia furono figure di grande rilievo ed influenza nella vita dell’imperatore… e dell’Impero.

Queste donne per secoli sono state pochissimo considerate e perfino Plinio ne accennò appena la presenza accanto a Traiano.

Ma in aiuto della verità storica per fortuna stavolta interviene l’archeologia…




Plotina – Marciana – Matidia




Le signore in questione furono ricchissime, proprietarie di fabbriche di mattoni (appaiono i loro nomi nei bolli sui mattoni), grandi proprietarie terriere in varie parti d’Italia… da Vicenza alla Calabria ed in Africa dove l’Imperatore dedicò alla sorella la città attuale di Timgad dandole il nome di Marciana Ulpia Traiana.

Esse poi, con la creazione dell’Istituzione degli “Alimenta”, furono grandi benefattrici soprattutto dei bambini poveri (ce l’attestano alcune monete).










Inoltre furono molto attive nel far erigere statue e Matidia in particolare fece ricostruire l’attuale Sessa Aurunca in Campania.

Plotina ebbe perfino un ruolo diplomatico come si evince dal suo intervento per dirimere una controversia tra Ebrei e la Città di Alessandria d’Egitto e, oltre a far adottare Adriano, costrinse quest’ultimo a sposare Sabina.

Adriano, successore di Traiano, è considerato uno dei buoni imperatori. 
Colto e appassionato ammiratore della cultura greca, viaggiò per tutto l’impero e valorizzò le province.




L’imperatore Adriano





Marciana, infine, fu addirittura divinizzata cosa mai avvenuta prima alla sorella di un imperatore.

Ma forse il sigillo definitivo del loro rilievo e della loro potenza può esser la presenza di Plotina e Marciana accanto a Traiano nell’Arco di Ancona.

Oggi possiamo quindi considerare il ruolo speciale di queste 3 donne quasi come un vero e proprio “triumvirato” accanto al mitico imperatore Traiano.









Tony Kospan




Copyright Tony Kospan
Vietata la copia integrale senza la citazione dell’autore e del blog







Un sarcofago egizio intatto e coloratissimo – Vediamo le immagini e le modalità del ritrovamento   Leave a comment

 
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Osserveremo le immagini del rinvenimento
di un sarcofago intatto e con i colori originali!!!

 
 
E’ considerato il sarcofago più bello
tra quelli scoperti fino ad ora.
 
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Qualche anno fa è stato scoperto a 60 chilometri dal Cairo
nell’area archeologica di Saqqara.

 
Risalirebbe alla trentesima dinastia e quindi a 2200-2300 anni fa. 








    Mai, negli scavi di Saqqara, si era mai visto un sarcofago in condizioni
    così perfette da essere considerate eccezionali.

     

     


     

     

    Si pensa che si tratti della mummia

    di una persona di alto rango.




      
     
     
     

    In ogni caso è considerato “il più bello” mai trovato lì.  
     
    La mummia dopo i vari accertamenti tecnici è stata portata, 
    su disposizione del famoso archeologo Zahi Hawass, al Museo di Saqqara.


     
     
     
     
     
     
     
     
     – Fonti: Corriere della Sera e Repubblica (con mini modifiche)

    – Impaginazione Orso Tony
     

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    La battaglia più antica della storia avvenne 5500 anni fa in Siria… con le pietre   Leave a comment

     
     
     
    La città della Mesopotamia assediata e distrutta 
    da una pioggia di palle d’argilla e di materiale incendiario
     
     
     
     

     

    Hamoukar, Siria, 5.500 anni fa 

    la battaglia più antica della Storia

     

     

    Ma ancora non si sa ancora da chi venne attaccata 

    LUIGI BIGNAMI

     

     
     

     

     

     


    LA BATTAGLIA PIU’ ANTICA DELLA STORIA

     


    Forse fu la prima guerra – o comunque tra le prime – che l’umanità combattè in modo organizzato e che causò la distruzione di una città sotto il “fuoco” di palle di argilla e materiale incendiario.
    Le testimonianze di quell’evento sono venute alla luce in Siria, là dove un tempo si estendeva la Mesopotamia.
    La città si chiama Hamoukar.
    La battaglia che la mise sotto assedio e la distrusse si svolse circa 3.500 anni prima di Cristo.

     

     

    Scavi di Hamoukar


     


    La scoperta è stata realizzata dall’Oriental Institute dell’Università di Chicago e dal Dipartimento delle Antichità della Siria. 

    Hamoukar era un centro dove si costruivano manufatti in ossidiana (una roccia derivata da lave vulcaniche) forse già 4.500 anni prima di Cristo (una delle città più antiche mai costruite dall’umanità) e questo le diede una certa prosperità. 
    Si trova nel nord est della Siria a meno di 10 chilometri dal confine con l’Iraq, ma ovviamente a quel tempo questi confini non avevano alcun valore. 

    Il lavoro dei ricercatori era quello di capire quale fosse il ruolo delle città di quest’area che fino ad oggi si pensava ricoprissero un posizione periferica rispetto a quelle presenti nel sud dell’Iraq, che erano ancor più antiche e potenti e che alcune si erano riunite in imperi. 

    Le ricerche, ancora in corso, hanno dimostrato che anche quelle siriane, invece, avevano un ruolo culturale e spesso anche economico molto importante, tant’è che con esse si era aperto un vero e proprio commercio che a volte aveva portato anche a conflitti di una certa intensità.


     
     Le armi di pietra

     
     

     
    Spiega Clemens Reichel dell’Università di Chicago: “Ciò che accadeva nelle città del nord non può essere spiegato come semplice espansione delle culture del sud dell’Iraq, ma che al loro interno si è avuto una propria evoluzione culturale”. 
    Le città portate alla luce fino ad oggi, come Tell Brak, Habuba Kabira e la stessa Hamoukar erano molto più grandi e più antiche di quanto ci si aspettava e lo dimostrerebbe anche l’industria dell’ossidiana sorta a Hamoukar. 
    Le ricerche in quest’ultima città sono attive dal 1999 e hanno messo in luce che i 160mila metri quadrati che formavano la città erano circondati da mura spesse 3,5 m. Tuttavia la presenza di materiale derivato dalla produzione di ossidiana si estende per oltre 3 milioni di metri quadrati.

     
     

     


     

     

    Ora Reichel ha portato alla luce le testimonianze che un giorno la città venne posta sotto assedio e che una vera e propria battaglia fece collassare gli edifici e causò incendi che andarono presto fuori controllo che bruciarono quasi l’intera città. 

    Secondo lo studioso, la città venne bersagliata da una vera pioggia di pallottole di argilla compressa di alcuni decimetri di diametro. In un solo edificio, considerato di importanza amministrativa, ne sono stati trovati più di 1.000 e almeno uno era riuscito a perforare le mura composte da fango compresso.



     
     

     

     



    Sicuramente vi furono numerosi morti, tant’è che sono state trovate una dozzina di tombe successive alla battaglia al cui interno vennero deposte alcune vittime. 

    Fino ad oggi si pensava che la città fosse stata distrutta da un terremoto, ma la scoperta delle “pallottole” sconfessa questa ipotesi.

    Ma chi invase la città? Ad oggi il nemico rimane un mistero, anche se Secondo Reichel dato il tipo di armi esso doveva provenire dal Sud.



    (da repubblica.it – impaginaz. t.k. 

     

     

     

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    Le armi di pietra rinvenute




     

    SFATATO UN MITO! Il DNA degli Etruschi non è diverso dal DNA dei latini.. ma resta il mistero della lingua.   Leave a comment




    Sorprendente scoperta! Gli Etruschi erano nostri cugini e quindi… italiani.

    Sfatato quindi il mito del loro arrivo in Italia dall’Oriente e dunque, i dominatori dell’Italia prima dei Romani, erano comunque popoli italici.







    Il loro DNA è stato a lungo studiato, ed il confronto con quello dei Latini ha dato questo verdetto.

    Resta però il mistero della loro lingua che dovrà essere ancora studiata per capirne l’origine in quanto i caratteri sono comunque non indoeuropei!







    Dunque lo scenario degli inizi della grande cultura Etrusca resta ancora complesso e non chiaro.

    La loro lingua poi col tempo fu molto influenzata da quella latina e perse molti caratteri originari.







    Resta però il fatto certo che il mistero di chi fossero gli Etruschi, capaci di creare una grande civiltà, prima dell’esplosione di quella romana è stato risolto con questi recenti studi genetici effettuati, in modo congiunto, da diverse università internazionali.







    Una personalissima spiegazione di questo contrasto tra il riscontrato DNA italico e la loro lingua misteriosa è questa:
    in una fase storica antichissima un piccolo gruppo di cultura superiore e “di origine misteriosa” si mescolò facilmente, forse anche grazie alla forza bellica superiore, con i popoli italici preeesitenti nei territori toscani ed insieme poi crearono e diffusero la Civiltà Etrusca in buona parte dell’Italia.







    Essendo avvenuto questo “mescolamento” in epoca protostorica, ritrovare il loro DNA sarà quasi impossibile.

    Ovviamente la mia è solo una personale supposizione sulla base delle mie conoscenze.

    Tony Kospan





    Lalibela è la “Gerusalemme d’Etiopia” – La sua storia e le incredibili chiese scavate nella roccia   Leave a comment

     
     






    Lalibela è una piccola città dell’ Etiopia
    situata a 2700 mt di altezza nota perché è
    uno dei luoghi sacri più sorprendenti del mondo.
     
    Visitiamola e conosciamola almeno virtualmente


     
     
     
     

     

     

     

    LALIBELA


    IL SORPRENDENTE… MEDIEVALE…


    CENTRO RELIGIOSO ETIOPE

     

     

    Perché sorprendente?

    Perché la cittadina dell’Etiopia presenta undici chiese rupestri non costruite bensì scolpite interamente da un unico blocco di granito ed il cui tetto è situato al livello del suolo.

     

     

     

     
     
     


    LA STORIA




    La cittadina anticamente si chiamava Roha.
     
    Cambiò il nome nel 12 ° secolo quando il Re Lalibela volle che si scolpissero queste chiese straordinarie e pertanto la città prese il nome di chi volle creare queste incredibili architetture.
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    Narra la leggenda che il Re, da bambino, andò in coma per un tentativo di avvelenamento per cui una volta salvatosi decise di creare un grande complesso religioso.
     
    Il Re però non volle copiare alcun tipo di chiesa precedente bensì creare solo costruzioni completamente diverse dalle altre… assolutamente uniche.
     

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    Per realizzare ciascuna chiesa il lavoro consisteva prima nell’isolare un enorme pezzo di roccia, scavandovi tutto intorno, e poi passare ad un enorme lavoro di scalpello e martello per creare e cesellare gli interni.
     
    La chiesa più grande è alta 40 mt.
     

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    Un’altra leggenda vuole che di notte l’immane lavoro fosse continuato dagli angeli per aiutare gli esausti operai.
     
    Una delle chiese contiene un pilastro in cui sono nascosti i segreti ed i progetti di costruzione visibili solo dai sacerdoti.
     

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    Il desiderio del Re era anche quello di creare una Nuova Gerusalemme per evitare ai sudditi il lungo pellegrinaggio in Terra Santa e di costruire una nuova Città sacra che potesse competere con la famosa Axum che nasconde o nasconderebbe la vera ed originale Arca dell’Alleanza.
     
    Lo stile delle decorazioni è di tipo bizantino.
     
    Il risultato come possiamo vedere da queste immagini è stupefacente.

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    F I N E





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    STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
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    CESTIA.. LA PIRAMIDE DI ROMA ANTICA – E’ sorprendente sia la storia della costruzione che del recente restauro   2 comments







    Questa non enorme piramide situata al centro di Roma
    mi stupiva sempre quando, nelle mie “scappate” romane,
    mi capitava di vederla.

    Sì perché è quasi impossibile non scorgerla
    dato che si trova in pieno centro accanto a strade trafficatissime…

    Ogni volta però mi stupiva e mi affascinava…
    mentre mi disorientava il fatto che per gli altri
    fosse come… invisibile.





    Me n’ero in verità completamente dimenticato
    quando m’è saltata davanti all’improvviso la notizia
    dell’originale storia del suo recente restauro
    che si affianca all’originale storia della sua origine.

    Accennerò quindi in breve prima alla nascita
    di questa, ad oggi, unica piramide italiana
    e poi a come è potuta tornare alla condizione originaria
    insieme ad immagini e dipinti recenti ed antichi






    LA NASCITA DELLA PIRAMIDE


    La Piramide nasce qualche decennio dopo la conquista dell’Egitto
    da parte di Roma.

    Il contatto con quella antichissima e grandissima civiltà
    conquistò i Romani che se ne innamorarono per cui
    i simboli… immagini… e la cultura egizia divennero di gran moda.

    La piramide Cestia non è stata, come molti pensano, ricostruita
    a Roma con materiale portato dall’Egitto ma fu costruita ex novo
    per volere del Pretore Cestio importante uomo politico romano
    tra il 18 ed il 12 a. C. come monumento funerario
    per conservare le sue ceneri.






    La piramide, alta 36 metri e con la base quadrata formata
    da lati di 30 metri ciascuno fu costruita con mattoni e marmi di Carrara
    in soli 330 giorni dagli eredi di Gaio Cestio Epulone perché,
    se non ce l’avessero fatta,
    avrebbero perso la sua cospicua eredità.

    Questo è confermato anche da una scritta,
    che ancora si legge, su entrambi i lati della camera interna
    così come la storia della costruzione.






    All’interno v’è un’unica camera sepolcrale, di 5,95 × 4,10 ed alta 4,80 metri

    La camera sepolcrale che presenta una volta a botte come nelle piramidi egizie
    e pareti bianche con alcuni dipinti di tipo decorativo simili a quelli pompeiani.






    Lì dove dovevano essere conservate le ceneri ed il ritratto del defunto
    ora c’è solo un foro certamente causato da ladri in cerca di tesori.

    In origine v’erano 4 colonne ai 4 angoli.






    LA PIRAMIDE NEL CORSO DEI SECOLI

    Nei secoli successivi la Piramide fu ritenuta la tomba di Remo
    così come l’altra Piramide distrutta da Papa Alessandro VI nel 1499
    era considerata la tomba di Romolo e fu molto poco considerata.

    A partire dal Seicento però iniziò a ricevere attenzioni dalle Autorità Pontificie
    e furono così trovate 2 statue di Cestio e scoperta la camera interna.






    Nello stesso periodo molti artisti giunti a Roma vollero dipingerla.

    Ci fu poi anche un progetto per trasformarla in chiesa ma senza esito.





    LA STORIA DEL RESTAURO


    Un grande imprenditore giapponese della moda, Yuzo Yagi,
    un giorno d’ottobre del 2010 si presenta al Ministero dei Beni Culturali
    affermando di voler restaurare la Piramide offrendo un milione di euro.

    I funzionari rimasero sorpresi e quasi non ci credevano.

    Gli offrirono di pensare ad altri monumenti romani in cattive condizioni…
    ma nulla… egli voleva assolutamente ripristinare la Piramide Cestia.






    L’imprenditore, di cui si sa molto poco… se non che ama l’Italia,
    avendo letto tempo prima di una Piramide a Roma
    si era incuriosito e se ne era “innamorato”.

    Nel marzo 2012 fu firmato il contratto nel quale
    la Soprintendenza ai Beni Culturali
    si impegnava a concludere i lavori in un anno.






    Quando vuole anche un Ente Pubblico lavora bene ed alacremente
    ed infatti il primo lotto dei lavori fu completato presto e bene
    ma il milione era ormai stato già speso per sistemare la parte alta.

    Fu comunicata la cosa a Yuzo Yagi che non rispose.

    Allora gli fu inviata una lettera di ringraziamento comunque
    per la sua disponibilità.






    Ma ecco che sorprendentemente l’imprenditore comunicò
    che avrebbe provveduto a finanziare anche i lavori per il 2° lotto
    con un ulteriore milione di euro.

    Ora la Piramide è tornata come nuova e
     splende nel suo bianco colore.

    L’imprenditore non ha chiesto nè ricevuto nulla in cambio
    e ne ricaverà forse solo un ritorno pubblicitario
    anche se poi in Italia non ha i suoi principali interessi.







    Tony Kospan

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    Nazca.. il più grande (e vero) mistero archeologico – Storia.. interpretazioni e le ultime novità   Leave a comment

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Sul Mistero delle linee di Nazca molto si è scritto
     
    e molti credono (o credevano) che era stata trovata la soluzione…
     
    ma in effetti… come possiamo leggere in questo articolo,
     
    che mi appare serio e completo, pur senza esser pesante o noioso,
     
    ahimé non sembra affatto che sia così.
     
     
     
     
     
     
     
    NAZCA
     
    – UN MISTERO ANCORA IRRISOLTO –
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Le mani
     
      
     
     
     
     
     
     Gli enormi geoglifi dell’altopiano peruviano:
     
    chi li ha tracciati? E perché?
     
      
    Dario Massara 
     
     

     

     
    Nel sud del Perù, in un’area desertica di quattrocento chilometri quadrati, le linee di Nazca sono un complesso di oltre 13.000 tracce continue e quasi 300 tra disegni e figure geometriche, ciascuna con un’estensione variabile da un minimo di 25 a un massimo di 275 metri.
     
    Avvistate per la prima volta nel 1927, a tutt’oggi costituiscono uno dei più grandi misteri dell’archeologia moderna.
    Difficile stabilire con certezza chi le abbia tracciate, quando e con quali tecniche.
    Persino più arduo decifrare il loro significato intrinseco. 
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Ufficialmente gli archeologi attribuiscono la paternità dei geoglifi ai Nazca, una civiltà preincaica vissuta tra il 300 a.C. e il 700 d.C. circa.
     
    Invero, trattandosi di opere fatte di pietra e sabbia, stimarne una datazione precisa con l’esame al carbonio è una strada non percorribile.
     
    Di certo si sa che esse furono realizzate mediante la rimozione dello strato superficiale e dei ciottoli del deserto, lasciando così scoperto il fondo giallino sottostante. 
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Del tutto inspiegabile, però, il meccanismo con cui gli autori poterono seguire il buon andamento dei lavori e la corretta esecuzione delle figure, posto che esse risultano ben visibili solo da un’altezza di almeno di 300 metri.
     
    Negli anni Settanta qualche studioso aveva addirittura teorizzato che i Nazca, già 2.500 anni fa, fossero in grado di costruire oggetti volanti simili alle attuali mongolfiere.
     
    Un’ipotesi suggestiva, ma ben lungi dall’essere suffragata da prove certe. 
     
     
     
     
     
     
     
     
    La balena
     
     
     
     
      
     
    Per convenzione i disegni presenti sull’altopiano peruviano vengono suddivisi in tre categorie: gli antropomorfi, gli zoomorfi e le forme geometriche pure.
     
    Il loro stato di conservazione appare pressoché perfetto.
     
    Un fatto di per se straordinario, se si considera che i sassi e la sabbia siano materiali mobili, non cementati con alcun tipo di malta. 
     
     
     
     
      
     
     

    Ecco come appaiono le linee viste da vicino

     

     

     

    Secondo l’archeologo Josué Lancho Rojas la spiegazione risiederebbe in una particolarità dell’area.

    “L’incidenza del sole su un terreno altamente mineralizzato crea un vuoto termico di quasi un metro d’altezza.

    Per tale motivo i venti non riescono ad avere un’incidenza diretta sul paesaggio, lasciandolo immutato”.
     
    A ciò si aggiunga un’ulteriore peculiarità della zona, la quasi totale assenza di precipitazioni: ogni anno la durata complessiva delle piogge non supera mai i venti minuti. 
     
     
     
     
     
     
     

    Il ragno 

     
     
     
     

    Una delle figure più complesse e controverse è quella del ragno.
     
    Si tratta di un aracnide particolarmente raro, appartenente alla famiglia dei Ricinulei, che vive solo all’interno della foresta amazzonica.
     
    La sua caratteristica principale è la presenza di un organo genitale minuscolo localizzato su una delle zampe, osservabile in via esclusiva attraverso l’uso del microscopio.
     
     
     

     

     



    Di qui l’insorgere di diversi interrogativi.
     
    – Uno: come facevano i Nazca a conoscere un animale così raro, che per giunta viveva a centinaia di chilometri da loro?
     
    – Due: come hanno potuto rappresentarlo con precisione assoluta, considerando che non disponevano di strumenti d’osservazione minimamente paragonabili ai moderni microscopi?
     
    – Tre: perché raffigurare proprio tale specie di ragno e in quella data posizione?

     
     
     

     

     

     


    Tra i primi tentativi di fornire delle risposte, quello della ricercatrice tedesca Maria Reiche all’inizio degli anni Quaranta.
     
    A suo avviso lo schema dell’aracnide rappresentava gli spostamenti delle stelle della cintura di Orione nel firmamento a partire dal III secolo avanti Cristo.
     
    L’intero complesso di Nazca, poi, era da considerare come un gigantesco calendario astronomico, volto a spiegare il processo degli equinozi.
     
    Pur interessante sul piano teorico, la teoria astronomica della Reiche venne però contraddetta quasi trent’anni dopo da uno studio del professor Gerald Hawkins.
     
    Questi, infatti, dall’analisi computerizzata di circa 200 geoglifi, dimostrò che solo un 20% di essi risultava orientato secondo la posizione dei principali corpi celesti, tra cui il Sole e le stelle dell’Orsa Maggiore. 
     
     
     
     
     
     
     
     

    La scimmia

     

     
     
     
    Agli studi della Reiche ne fecero seguito diversi altri, sovente piuttosto fantasiosi e arditi. Johan Reinard suppose che i geoglifi costituissero una sorta di calendario solare, per tenere sotto controllo lo scorrere del tempo.
     
    Simone Waisbard, invece, avanzò l’idea che essi potessero rappresentare una stazione meteorologica, per prevedere in anticipo il livello annuo delle precipitazioni.
     
    Addirittura, nel 1968, lo scrittore svizzero Erich von Daeniken sostenne che le raffigurazioni sudamericane fossero dei veri e propri segnali di richiamo per velivoli extraterrestri, predisposti per favorire atterraggi in condizioni di sicurezza.
     
    Di tutte le tesi sin qui elaborate, la più realistica appare quella presentata nel 2001 dall’archeologo italiano Giuseppe Orefici, secondo cui le linee di Nazca erano dei lunghissimi viali consacrati dagli indigeni alle divinità dell’acqua e della fertilità.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    In particolare, Orefici ritenne che la loro esecuzione ebbe inizio a partire dal 350 a.C., ossia dopo il terribile terremoto che distrusse Cahuachi, l’antica capitale religiosa dei Nazca.

    “Il loro era un mondo senza scrittura – osservò Orefici – comunicavano attraverso i segni dipinti su ceramiche o stoffe”.
    In piccolo si trattava degli stessi segni riportati sul terreno e aventi le sembianze del ragno, del condor, del colibrì e delle innumerevoli altre immagini antropomorfe.
     
    Tutte dotate di una forte carica esoterica, tutte deputate a proteggere l’uomo dai disastri naturali e dalla siccità.
     
    In conclusione, nonostante i notevoli passi avanti nella conoscenza degli stili di vita e delle capacità e competenze della civiltà Nazca, il mistero delle linee appare ancora di difficile decifrazione.
     
    Forse, come sostiene qualcuno, non è poi così assurdo vedere in esso un possibile anello di congiunzione tra il mondo primitivo e quello antico.
     
    Il frutto, cioè, di una qualche antica civiltà molto evoluta, di cui purtroppo si sono perse completamente le tracce.
     
     
     
     
     
    DAL WEB – IMPAGINAZ. T.K.
     
     
    LE ULTIME NOVITA’
     
     
    Non ci sono delle vere novità interpretative ma recentemente sono state avvistate nuove linee e dunque nuovi geoglifi dal ricercatore Eduardo Herrán Gómez de la Torre forse grazie a tempeste di sabbia che le hanno rese visibili.

    Esse rappresentano un serpente lungo circa 60 metri, un uccello ed un camelide… probabilmente un lama.
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    LE LINEE DI NAZCA IN VIDEO
     
     
     
    Infine un interessantissimo video con immagini davvero nuove dei misteriosi geoglifi.


     
     

    fre bia pouce     (COME NON LE AVETE MAI VISTE)

     

     

     
     

    Ciao da Tony Kospan


     

     

     

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    Il condor 
     
     


    Ecco il mitico.. favoloso Tesoro di Tutankamon.. vera archeologia di sogno.. in immagini e video   Leave a comment

     
     
     
     
     
     

     


     

     

    Il tesoro, scoperto solo nel 1922 da un archeologo inglese,

    è costituito da oggetti raffinatissimi e di gran pregio, 

    come letti e sedie, dorati, intarsiati e disegnati.

     

     

     

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    Inoltre vi sono monili ed oggettistica d’oro, 

    insieme a mobili, giochi, statue, etc. 

     

     

     

     

     

     

     

    Lo stesso sarcofago, di oltre cento kg, è d’oro

    come anche la famosissima maschera sul volto di Tutankhamon 

    di una bellezza superba.

     

     

     

     
     
     
     
    Ora possiamo ammirar questo tesoro ancor meglio grazie
    a questo video davvero bellissimo per chi ama l’antico Egitto.
     
     
     
     

     
     
     
     
    Qui potremo ammirare non solo reperti archeologici
    ma anche oggetti di immensa bellezza e senza tempo.
     
     
     
     
     
     
     
    Nel video, insieme ad una bella musica, ci sono le immagini classiche,
    che ben conosciamo di Tutankhamon,
    ma anche tante altre del tutto nuove e sorprendenti.
     
     
     
     
     
     
    Il video è fantastico e davvero imperdibile…
    e ci consente di approfondire la conoscenza del tesoro.
     
    Buona visione 
     
     
     

     

     fre bia pouce
     
     
     
     
     
     
     CIAO DA TONY KOSPAN

     

     
     
     
     
     
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