Archivio per la categoria ‘ARCHEOLOGIA

LA FIBULA PRENESTINA – La storia e la soluzione di un giallo archeologico   Leave a comment




La strana storia della Fibula Prenestina, reperto archeologico dell’antica Roma.









COSA ERA LA FIBULA?


Innanzitutto cerchiamo di capire cosa era una fibula.

La fibula è il nome latino della spilla che veniva utilizzata nell’antichità soprattutto per tenere ferme le vesti sulle spalle ed alla vita.



Vari tipi di fibule dell’antica Roma




LA FIBULA PRENESTINA


E’ una spilla che prende il nome di Prenestina perché fu trovata nella seconda metà dell’800 nella cittadina situata alle porte di Roma.



Prenestina (Oggi Palestrina cittadina vicino Roma)



E’ d’oro, lunga 10,7 cm e presenta una iscrizione in latino arcaico con andamento da destra a sinistra che tradotta si legge così:
Manio mi ha fatto per Numerio“.



Iscrizione sulla fibula


IL DUBBIO


Fin dall’inizio c’era stato qualcuno che ne aveva messo in dubbio l’autenticità soprattutto per le non chiare modalità del ritrovamento.
Ma generalmente veniva ritenuta autentica nelle pubblicazioni di archeologia e fu anche presentata come tale ad una mostra parigina nel 1977.
Tuttavia una nota studiosa, Margherita Guarducci, sostenne nel 1980 con forza la tesi che sia l’iscrizione che la fibula erano false.
La sua tesi era che la fibula era il frutto della collaborazione tra l’archeologo tedesco Wolfgang Helbig e l’antiquario romano Francesco Martinetti rilevando che nella seconda metà dell’800 era nota a Roma l’attività di creazione di falsi reperti archeologici ai danni di acquirenti sprovveduti.
Questa tesi non raccolse grandi consensi ma insinuò un dubbio difficile da cancellare.






LA SOLUZIONE DELL’ENIGMA ARCHEOLOGICO


Nel 2011 è avvenuta la definitiva soluzione dell’annoso problema grazie all’indagine condotta dalla dr. Daniela Ferro dell’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati nonché docente universitaria a Roma e Firenze.
L’analisi della fibula, con microscopio elettronico e microsonda elettronica con spettrometro a raggi X, ha consentito di stabilire sia l’epoca della creazione (7° secolo a C.che la corrispondenza con le tecniche di lavorazione orafa di allora.
Non solo, si è perfino scoperto che, sempre anticamente, c’era stata una piccola riparazione con lamina d’oro per coprire un rottura della spilla.

Tony Kospan



F I N E


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Grazie alle nuove tecnologie è stata scoperta la causa della morte di Tutankhamon e ricostruito il suo volto   Leave a comment



 



La tecnologia moderna ci consente
cose davvero impensabili
fino a pochi decenni fa.


 
 

 
 
 


Abbiamo ora la ricostruzione del volto del mitico faraone
ed anche nuove rivelazioni sulla causa della sua morte:
una cancrena.

 
 
 
 
  

IL CAIRO – Un team di esperti francesi, statunitensi ed egiziani è riuscito a ricostruire il volto di Tutankhamon, attraverso una tomografia computerizzata della mummia del faraone vissuto nel XIV secolo a.C..

Dalla ricostruzione il faraone egiziano appare un uomo giovane, di circa di 19 anni, dalle labbra carnose.
 

 

 

 Il volto del faraone
 
 
 
 
Gli studi sulle spoglie di Tutankamon erano iniziati a gennaio quando un equipe di scienziati sotto la direzione del segretario generale dell’Amministrazione archeologica del Cairo, Zahi Hawwas, ha estratto dal sarcofago che si trova nella Valle dei Re, la mummia del faraone.

Una delle riproduzioni mostra un giovane dalla faccia di bambino, dalle guance paffute e dal mento rotondo, con una rassomiglianza con la famosa maschera d’oro dello stesso regnante, rinvenuta nella sua tomba nel 1922 dall’archeologo britannico Howard Carter.








Gli studiosi hanno realizzato a computer modelli del viso del faraone-ragazzo, basati su circa 1.700 scansioni ad alta risoluzione ricavate dalla tomografia computerizzata della mummia, al fine di rivelare le sembianze dell’antico re al momento della sua morte, circa 3.300 anni fa.

La forma del viso e del teschio sono notevolmente simili ad un famoso ritratto di Tutankhamon da ragazzo – ha precisato Zahi Hawass – , quando fu mostrato come il dio Sole all’alba, sorgente da un germoglio di loto».



Il volto del faraone Tutankhamon ricostruito al computer (Ap)




Le indagini hanno svelato anche che il leggendario re egiziano morì di una cancrena fulminante, dopo essersi rotto una gamba. 

Dopo esserci consultati con esperti italiani e svizzeri e scienziati egiziani – spiegano gli studiosi che hanno realizzato l’impresa – abbiamo concluso che una frattura alla gamba sinistra del re, procurata il giorno precedente la sua morte, era infettata dalla cancrena e fu la causa del decesso.

E ancora: La frattura non si verificò durante il processo di mummificazione né fu il risultato di un danneggiamento della mummia, come sostenuto dall’archeologo britannico Howard Carter, ovvero colui che nel 1922 scoprì il sarcofago del leggendario faraone.

Gli scienziati non hanno trovato prove che il faraone fosse stato colpito alla testa, né che fosse stato ucciso, come è stato detto in passato.



 

 


Testo dal     Impaginaz. e coordinam. T.K. 

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P.S. Non c’è da meravigliarsi del fatto che nella ricostruzione virtuale

del volto il faraone appaia truccato dato che

nell’Antico Egitto il trucco era usato anche dagli uomini. (NTK) 


Ciao da Tony Kospan



 
 
 
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 PER CHI AMA I RICORDI LA STORIA E LE ATMOSFERE DI UN TEMPO
Frecce (174)

 
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L’Inno a Iside è un testo dell’antico Egitto molto sorprendente e con punti di grande modernità   1 comment

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Questo testo dell’Antico Egitto
è a mio parere molto sorprendente
in quanto lo trovo per molti aspetti
incredibilmente modernissimo.


Certo questo antichissimo inno 
ha molte letture e valenze
alcune chiare ed altre criptiche.

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Ma, pur senza approfondire i significati storici e religiosi
del testo, una cosa mi appare a prima vista
davvero stupefacente ed è
la modernissima concezione dell’archetipo femminile
tutto concentrato su accesi e forti contrasti.

Certo il tutto è velato e coperto dalla simbologia
di Iside e Osiride (la luna ed il sole).


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L’inno è stato trovato nel Papiro di Ossirinco 
n.1380, 1. 214-216, risalente al II secolo a.C.
ma ovviamente si ignora 
se sia stato scritto proprio in quell’epoca
o sia stato riportato da scritture di epoche anteriori.
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Ma ora leggiamolo.

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INNO A ISIDE
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Perché io sono la prima e l’ultima,
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure numerosi sono i miei figli.
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono colei che dà la luce e colei che non ha mai procreato,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che mi creò.
Io sono la madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la scandalosa e la magnifica.

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Se ci va possiamo anche ascoltarlo in questo video
in cui viene letto da un’amica del blog.


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Cosa ne pensate?

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Orso Tony
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Stonehenge? Sorpresa! Il sito è stato tutto ricostruito nei primi anni del ‘900! I lavori e le immagini   Leave a comment

 
 

 

Prima pietra, 3000 avanti Cristo.

Ultima pietra, 1964 dopo Cristo!!!!!
 
 
 

 
 
 
 
STONEHENGE
– L’ATTUALE SITO E’ STATO TUTTO RICOSTRUITO –
ANTONIO POLITO
 
 

E’ stato ricostruito in epoca vittoriana

uno dei più famosi siti archeologici del mondo!
 

 
 
 
 

All’alba del solstizio d’estate, quando sacerdoti druidi, guerrieri New Age e hippies randagi fanno a botte per vedere il perfetto allineamento del sole che sorge sulle pietre millenarie di Stonehenge, potrebbero anche mettere su un disco dei Beatles, se proprio vogliono celebrare i mitici costruttori del misterioso circolo.
 
Perché l’ultimo esoterico allineamento è opera di una prosaica gru degli anni ’60.
 
Il velo sul mistero meglio pubblicizzato d’Inghilterra l’ha sollevato un ragazzo di Bristol, Brian Edwards, alle prese con una tesi di storia.
Ha trovato le foto.
Risalgono al 1901, hanno il fascino sabbiato di un dagherrotipo, ma documentano spietate le approssimative tecniche edilizie di un gruppo di operai vittoriani con cazzuola.
Sono solo le prime di una serie: il ’900 è stato tutto un cantiere, che ha rifatto e “migliorato” il volto di Stonehenge, come in una plastica facciale su una signora un po’ invecchiata.

 
 

 
 

Scavatrici, corde e cemento hanno ricostruito, spostato, innalzato, sistemato, riallineato quei monoliti che milioni di “fedeli” presumono intatti, e ne adorano la mistica geometria, credendola un computer preistorico, un orologio neolitico, un osservatorio celtico, o addirittura il regalo fantascientifico di una civiltà superiore, sbarcata da un’astronave sulla Terra cinquemila anni fa per consegnarci la Conoscenza. 
Sistemare un monumento traballante non è un reato.
Gli archeologi l’hanno fatto sempre e dovunque.
Quelli inglesi in modo un po’ più vigoroso degli altri.
Nel 1919, l’anno dopo che Sir Cecil Chubb, proprietario del terreno, vendette il tutto al governo per poco più di 6000 sterline, sei grandi pietre furono rimosse e innalzate in posizione verticale, agli ordini dell’energico Colonnello William Hawley, entusiasta membro della “Stonehenge Society”.
Altri tre monoliti furono spostati da una gru nel 1959, a uno dei giganteschi “trilithons” venne messo un cappello di pietra nel 1958, e ai tempi di John Lennon, 1964 per l’appunto, quattro pilastri neolitici cambiarono di posto.
La Stonehenge che vediamo oggi è un’opera del XX secolo.

 
 

 

Senza tutti questi lavori, ammettono ora gli archeologi dell’English Heritage, «avrebbe un aspetto molto diverso.
Pochissime pietre sono ancora esattamente nel posto dove furono erette millenni fa». 
Non era difficile da sospettare.
Bastava indagare nell’arte, dove il fascino di Stonehenge ha lasciato dettagliate testimonianze, nei dipinti di Constable e Turner, che raffigurano una distesa di enormi pietre rovesciate, sradicate dal tempo, smosse dalle intemperie, e non quel circolo perfetto che pseudoscienziati e creduloni New Age pensano innalzato per calcolare le eclissi lunari, o i solstizi del sole.

 
 

 
 

Gli archeologi seri già lo sapevano, e l’hanno pure scritto nei loro libri.
Ma a noi, poveri mortali, nessuno l’aveva mai detto.
Anzi, ce l’avevano accuratamente nascosto.
Sulle guide e gli audiovisivi del “trust” che cura la conservazione del luogo e incassa i proventi di un milione di turisti all’anno, c’è appena un vago accenno a generici lavori di «rafforzamento delle pietre».
Fino agli anni ’60, per la verità, i depliant erano un po’ più chiari.
Poi, l’esplosione di massa del fenomeno Stonehenge dovette consigliare una robusta censura.

 
 
 

 
 
Il fatto è che il mistero di questa mitica costruzione si gioca tutto in pochi millimetri.
Per essere un osservatorio astronomico preistorico, le pietre devono puntare con precisione matematica al primo sole d’estate, devono riprodurre alla perfezione le costellazioni celesti, devono seguire a intervalli implacabili di 46 mesi le evoluzioni lunari.
Un’intera nuova scienza, la “archeometria”, ha calcolato all’infinito i dettagli di Stonehenge.
Un immenso tam tam su Internet ne ha diffuso il credo in tutto il mondo.
E’ per mettersi in asse con quei pochi millimetri che ogni anno, il 21 di giugno, migliaia di giovani in cerca di un’esotica trascendenza si azzuffano a sangue, abbattono le barriere, si arrampicano sulle pietre, e le cospargono di rifiuti; al punto che per sedici anni l’alba fatale è stata proibita al pubblico dalla polizia in assetto di guerra ed è stata riaperta solo l’anno scorso, in omaggio al Terzo Millennio.
E’ per celebrare quella perfetta geometria che austeri signori gallesi in tunica bianca, sacerdoti druidi, vi si danno convegno come i bossiani in riva al “dio Po”, alla riscoperta delle antiche radici celtiche della loro etnia.
Se quei pochi millimetri sono stati “aggiustati” da una mano umana, il gioco e il business è finito.
Il più gigantesco teatro di posa di “X Files” rischia di essere degradato a quello che è sempre stato, uno straordinario sito archeologico senza particolari messaggi spirituali.

 
 
 

 
 

Intendiamoci, a Stonehenge vale sempre la pena di andare, almeno una volta nella vita. 
La delusione rivelata dallo studente di Bristol non è colpa delle popolazioni primitive che con sforzo sovrumano innalzarono ciò che forse era un luogo di culto: 
non potevano certo prevedere l’esplosione della New Age.
Nonostante i lavori edili del ’900, furono loro, i primi “britons” di cinquemila anni fa, a orientare queste immense pietre verso il sorgere del sole. 
Come l’uomo in preghiera ha sempre fatto.
Anche le chiese cristiane sono allineate all’orizzonte orientale, dove sorge il sole, eppure non sono né osservatori scientifici né templi di adoratori degli astri.
A Stonehenge, per chi la cerca, si può sempre vedere la mano di Dio.
A patto di sapere che il Diavolo si nasconde nei dettagli.
 
 
 

 
 
 
fonte: la Repubblica del 23/02/01 – impaginazione dell’Orso

 

CIAO DA TONY KOSPAN



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Vota e fai votare Lucio Ceio – Ecco un “manifesto elettorale” rinvenuto nell’antica Pompei!   Leave a comment






A volte il maltempo, invece di rovinare i beni archeologici all’aperto, 
può far scoprire aspetti poco noti della vita di una città di 2000 anni fa.

E’ questo il caso di un manifesto elettorale (scritta sul muro
apparso a Pompei qualche anno fa,
dopo insistenti piogge e conseguente sbriciolamento dell’antica calcina.






La scritta, di colore rosso, rinvenuta in Via Dell’Abbondanza, 
(all’epoca ci tenevano a tener puliti i muri della città
era stata coperta da intonaco antico subito dopo le elezioni.



L’epigrafe ed i dintorni



Pur non essendo molto leggibile,
anche perché in parte ancora coperta, 
l’epigrafe è stata letta ed interpretata dagli archeologi 
come l’invito a votare Lucio Ceio 
candidato alla Magistratura degli edifici pubblici.



Affresco della casa di Lucio Ceio

da romanoimpero.com




Lucio Ceio proprietario di una bella abitazione dell’insula 1, 
fu eletto certamente perché qualche anno dopo
poté candidarsi alla carica, 
ancora più prestigiosa, di duoviro.



Pompei – Via dell’Abbondanza




Ora la scritta e la parete sono state messe in sicurezza
per poterne garantire la conservazione.







Ciao da Tony Kospan



fre bia pouce











Un’altra e misteriosa Stonehenge rinvenuta nel nordest del Brasile   1 comment

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Conosciamo tutti le misteriose pietre monumentali di Stonehenge ma ora sappiamo che ne sono state scoperte altre, altrettanto antichissime e poste anch’esse a cerchio, in una zona del Brasile in cui non ci si aspettava proprio di trovar opere del genere.



LA SORPRENDENTE STONEHENGE DEL BRASILE









LA NOTIZIA E LA DOCUMENTAZIONE



Archeologi brasiliani hanno scoperto un’antica struttura di pietra in un angolo remoto della Foresta Amazzonica che potrebbe gettare nuova luce sul passato della regione.

Il sito, che si crede potesse essere un osservatorio astronomico o un luogo di culto, è precedente alla colonizzazione Europea e suggerirebbe una conoscenza sofisticata dell’astronomia.





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L’aspetto della struttura è stato paragonato al sito inglese di Stonehenge.

In precedenza si credeva che, prima della colonizzazione europea, nella Foresta Amazzonica non esistessero civiltà avanzate.

Gli archeologi hanno effettuato la scoperta nello stato brasiliano di Amapa, all’estremo nord del Brasile.







Un totale di 127 grandi blocchi di pietra sono stati trovati conficcati nel terreno sulla cima di una collina.

Ben conservate e ognuna pesante diverse tonnellate, le pietre sono state disposte verticalmente a intervalli regolari.

Non si sa ancora con precisione quando la struttura venne costruita, ma frammenti di ceramica indigena trovati nel sito sono stati datati a 2.000 anni fa.










Ciò che ha impressionato i ricercatori è la raffinatezza della costruzione.

Sembrano essere state disposte per indicare il solstizio d’inverno, nel momento in cui il sole si trova nel punto più basso del cielo.

Si pensa che le antiche popolazioni amazzoniche usassero le stelle e le fasi lunari per determinare il ciclo delle coltivazioni.

Fonte: BBC News, heraedizioni.com









QUALCHE PERSONALE CONSIDERAZIONE



Sappiamo che in America, prima di Colombo, sono fiorite grandissime civiltà con conoscenze incredibili in materia astronomica…

Tra le più note ricordiamo quelle dei Maya, degli Aztechi e degli Inca.

Ma questa è molto più antica e si trova in una zona in cui non si pensava proprio di trovarne.

Per questo la scoperta ha destato sorpresa ed ancora non si conosce nulla del popolo che eresse i megaliti…




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Ritengo, in ogni caso, che sia davvero una scoperta molto affascinante… e sorprendente…

La presenza in varie parti del mondo, ed in forme simili, di antichi megaliti disposti a cerchio, lascia poi molto da pensare… ed appare davvero misteriosa…

Sembra che in zone lontanissime tra loro , addirittura in continenti separati da oceani, millenni fa ci siano state civiltà megalitiche molto ma molto simili.

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Infine queste opere del passato ci dimostrano che l’uomo ha sempre cercato ed amato la conoscenza cercando di guardare oltre la realtà vicina… ed operato quindi in tal senso.

Tony Kospan






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Il Disco di Festo.. uno dei più famosi (e veri) misteri dell’archeologia   Leave a comment

 

 

 

 

IL MISTERO DEL DISCO DI FESTOS


 


Ogni tanto gli archeologi trovano oggetti misteriosi ed enigmatici; con caratteri indecifrabili, con strani glifi, formule  magiche arcaiche, con esseri amorfi e via dicendo.


Oggetti di questo tipo ormai se ne contano a migliaia e alcuni di essi rimangono nascosti e dimenticati nei vari scantinati dei musei.


Uno di questi strani oggetti, sebbene se ne sia discusso parecchio, non ha ancora avuto la fortuna di divenire celebre e ammirato come altri suoi simili.


Si tratta del disco di Festos, trovato a Festos (Creta) dall’ Italiano Luigi Perneri nel 1908.


E’ una tavoletta circolare di terracotta, realizzata nel 1700 a.C., raffigurante geroglifici non ancora interpretati. 

Reperto archeologico piuttosto ambiguo ma bellissimo dal punto di vista estetico.


Mostra sulle due facciate (come possiamo vedere più giù) segni pittografici che rappresentano pietre, uomini, foglie, pesci sconosciuti, e perfino un boomerang, che è un arma di origine oceanica e non greca!





 

 

 

Queste incisioni non furono fatte a mano, ma realizzate con 45 punzoni, fatto incredibile per l’epoca, poiché il primo a usare i punzoni fu un certo Gutenberg solo 3000 anni più tardi. 


Prima di stabilire la sua origine cerchiamo di chiarire che cosa potrebbe rappresentare questo disco.


Per alcuni si tratterrebbe o di un inno religioso o di un canto di guerra, o anche di una profezia magica.

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Secondo l’esperto di lingua micenea Rosario Viene non si tratta di inni o canti poiché non è una scrittura.


Le figure per altri costituirebbero un calendario usato per calcolare la durata dell’anno solare, basato su un ciclo di 128 anni, rivelatosi ancor più preciso persino del calendario gregoriano, studiato nel 1582 e ancora in uso oggi. 


Benché queste teorie siano interessanti, non abbiamo ancora capito di preciso che cosa vogliano rappresentare questi segni, e chi e perché li fece!

 





 

 

 

Il motivo: le parole corrono lungo una spira, sia da un lato che dall’altro; i ricercatori si sono detti: ma dove comincerà la scrittura?

Dal centro? Dalla periferia verso il centro? Andando verso dove?
 
Sommando i segni presenti nelle 61 parole che appaiono, troviamo un totale di 242 segni, una cifra irrisoria paragonata ai 30.000 che hanno permesso di decifrare la scrittura lineare B, i 7.500 della lineare A e i 1.600 della scrittura geroglifica cretese.


Analizzando bene, i segni sono estremamente realistici ottenuti con la stampa di 45 punzoni, su entrambi i lati.
 
Si tratta probabilmente del primo caso nella storia di un’iscrizione realizzata con l’aiuto di caratteri mobili.









Per ora è destinato a conservare il suo mistero.

Si ritiene che sia stato realizzato intorno al 1700 a.c. (ovvero piu di 3700 anni fa). 



Molti lo citano come primo esempio di stampa: infatti sulla argilla ancora umida furono impressi i caratteri con una serie di “sigilli” rappresentanti 45 simboli.
 
I sigilli in altre civiltà come la mesopotamica o l’egiziana venivano invece usati per autenticare ad esempio i documenti o per identificarne gli autori (si usava la cera come base).
 
Questo sistema, usato nel disco, invece è lo stesso o molto simile che userà Gutenberg nell’inventare la stampa moderna a caratteri mobili.
 
Per altri invece potrebbe essere un calendario.
 
Nonostante molti affermino d’aver scoperto l’enigma… in realtà per l’archeologia ufficiale il mistero  fino ad oggi non risulta essere stato svelato.





 
 

Ciao da Tony Kospan
 



 

FONTI:
– Focus Storia, primavera 2005;
 Civiltà Scomparse, viaggio tra gli enigmi dell’umanità; 
– Un interessante studio condotto da studiosi francesi si trova alla pagina: http://disque.phaistos.free.fr
– Pasquale Arciuolo
– Altri siti web
 
IMPAGINAZ. E COORDIN. T.K.

 
 
 
 
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Pompei – La Domus e l’Insula dei Casti Amanti – Storia ed immagini   Leave a comment








E’ stata una delle ultime aree
portate alla luce negli scavi di Pompei.

Ma è anche una delle zone
più emblematiche ed interessanti,
anche se meno viste, dell’antica cittadina.






La principale caratteristica della Domus è invece
la presenza quasi integra del 2° piano cosa unica a Pompei.






Come nasce il nome della Domus?

Nasce da un affresco sulla parete di fondo di un triclinio,
nella stanza da pranzo che mostra un uomo e una donna
che si baciano sdraiati sui letti triclinari
durante il banchetto.

Ecco i “casti amanti” appunto.



L’affresco che ha dato il nome alla Domus




La Domus.. era la casa di un ricco panettiere
comprendente anche il suo laboratorio.

L’Insula invece è di un’area di circa 3.000 metri quadrati
situata nella centrale via dell’Abbondanza, 
che collega il Foro all’Anfiteatro.








Nella strada avanti alla Domus e nella stessa Domus
al momento dell’eruzione del 24 agosto (ma forse era ottobre) del 79 dopo Cristo
(come riferisce nella sua lettera Plinio il Giovane,
testimone oculare di quella tragedia
)
erano in corso lavori di riparazione di fosse settiche danneggiate
da un precedente forte terremoto.









La casa con i suoi affreschi, il panificio,
le stanze, le varie dipendenze
ma anche con gli scheletri degli asini che giravano le macine
e tutta l’area dell’lnsula 12 della Regio IX
è stata restaurata ed è visitabile dal febbraio 2020.








Tony Kospan



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STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
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Kairos.. Kronos e Aion – Ecco i miti che rivelano le originali visioni del tempo nell’Antica Grecia   1 comment




La concezione del tempo per gli antichi greci non era unica né univoca, come potremo ora leggere, e come sempre, per spiegarne i vari significati, si servivano della mitologia.
Kairos (momento favorevole) è in particolare un interessante ed originale aspetto del tempo per la cultura dell’antica Grecia.
Ora lo conosceremo e vedremo i significati e le immagini anche delle altre 2 espressioni del tempo: 
Kronos (il tempo in senso lato) e Aion (il tempo in senso filosofico).






Il tempo, come sappiamo, è un’entità astratta (non si vede e non si sente né si tocca) che però ha effetti reali… e misurabili.
E’ un flusso continuo che nella nostra vita inizia nel momento della nascita e termina in quello della scomparsa.
Questo continuo ed anonimo flusso presenta però numerosissimi momenti particolari (di gioia, di dolore, di noia, di attività, di sorpresa, di emozioni etc. etc.).
Il momento di cui parlerò per primo e che era considerato molto importante dagli antichi greci, è il “Kairos.






KAIROS

Possiamo definirlo momento propizio, momento opportuno, quello in cui bisogna cogliere l’occasione ed anche quello da vivere appieno in ogni modo.
Oggi potremmo chiamarlo anche “momento giusto” ed in certi casi fortunati “momento magico“.



Kronos – Dipinto di Giulia Lama 



KRONOS (O CHRONOS)

Per Eraclito, filosofo greco, Kronos: “E’ un bambino che gioca, che muove le pedine” intendendo, con questa definizione un po’ criptica, che i suoi effetti su di noi sono misteriosi, casuali e paragonabili ad un lancio di dadi.
Ma soprattutto Kronos è la dimensione tempo composta da passato, presente e futuro che non si ferma mai che passa ineluttabile e scivola via.
Era raffigurato come un gigante che divora i figli indicando in tal modo che il tempo crea oggetti, situazioni, emozioni etc. ma poi scorrendo… scorrendo… distrugge tutto quello che crea.
“Tout passe… tout lasse… tout casse” (tutto passa, tutto ci lascia e tutto si cancella) dicono i francesi.
Tutto sommato Kronos si avvicina molto alla nostra moderna concezione del tempo.



Aion



AION

Subordinato a Kronos, e con valenza generale secondaria, era poi “Aion” il cui complesso e misterioso significato era di carattere filosofico ed esoterico.
Era definito in vari modi ma, semplificando al massimo, forse possiamo definirlo “il momento presente, l’eterno presente o il tempo fuori dal tempo“.
Era raffigurato come un uomo con la testa leonina, che ha tra le mani uno scettro (suggestiva e significativa è anche l’altra mano che appare oltre la cornice), ed accanto una chiave ed un fulmine.






KAIROS… SIGNIFICATO E RAFFFIGURAZIONE

Ma torniamo a Kairos che, come abbiamo detto su, indica il tempo favorevole… il tempo positivo… il momento magico per…
Ovviamente per cogliere il momento buono bisogna avere doti di sensibilità, di intuizione e la capacità di valutare bene la situazione per non commettere errori e quindi per non sciuparlo.
Nella mitologia greca era raffigurato come un giovanetto con ali sulla schiena e ai piedi che regge con la mano sinistra una mezzaluna su cui v’è una bilancia, mentre con la destra fa pendere la bilancia dal suo lato (ecco l’azione, anche furba, a volte necessaria per poi cogliere l’occasione).





FINE


Copyright Tony Kospan – Vietata la copia integrale senza indicare autore e blog




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La ruota.. incredibilmente intatta.. di un carro romano ritrovata nel fiume Rodano (FR)   Leave a comment

 
 

Eccezionale, per la sua rarità, il ritrovamento nel fiume Rodano di una ruota di legno intatta di un carro romano.
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Aveva accanto reperti di grande valore: monete d’oro, elementi architettonici, marmi, statue (tra cui uno splendido ritratto di Giulio Cesare), ed una una misteriosa cassa di legno e bronzo.

Eccola



 

 

ANTICA POMPEI

 




La ruota, di circa 1 mt di diametro, presenta dieci raggi. 
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Ci si domanda se sia stata una piena del Rodano a travolgere il carro ed il suo carico prezioso.
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La ruota  rappresenta un ulteriore elemento che consente di conoscere la realtà della Gallia Romana del IV secolo.
 
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Esempio di carro romano
 
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Ruote di carri con dieci raggi non erano frequenti ma erano già state riscontrate nell’antichità .

Si ricordano quella conservata nel mausoleo di Igel in Germania, quella scolpita su una stele in Panonnie (Austria), quelle visibili nel mosaico di Boscéaz Orbe in Svizzera e sull’altare dedicato a Giove nel lapidario di Avignone.
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Il reperto è poi stato rimosso dal fiume con molta cura e molte difficoltà per non danneggiarlo.
 
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E’ stato poi prelevato da specialisti del Museo delle Antichità di Arles e del laboratorio Arc-Nucléart a Grenoble per esser poi lì conservato.
 
 
Tony Kospan
 
 
– Fonti web –



ANTICA POMPEI




 





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