Archivio per la categoria ‘AMORE AMICIZIA

Messaggini.. sms e whatsapp d’amore che arrivano dal passato ma che sono sempre attuali   Leave a comment

 

 

 

 

 

Messaggini d’amore…  e d’autore… (in verità aforismi)

sempre utili in quanto validi in ogni tempo…

 

 

 
 
 
SMS E WHATSAPP D’AMORE
CHE VENGONO DAL PASSATO… E NON SOLO.
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
1 – Ama e fai quel che vuoi S.Agostino
 
 
2 – Amano davvero, quelli che tremano a dire che amano Ph.Sidney
 
 

3 – Amare è gioire, mentre crediamo di gioire solo se siamo amati – Aristotele

 

4 – Amare è mettere la nostra felicità nella felicità di un altro – G.W.von Leibnitz

 

5 – Amico mio, non pensiamo al domani e cogliamo insieme quest’attimo della vita che trascorre – Kyyam

 

6 – Amare è scegliere, baciare è la sigla della scelta – Anonimo

 

7 – Amore non è guardarsi a vicenda; è guardare insieme nella stessa direzione – A. de Saint-Exupery

 

 

 

 

8 – Amore guarda non con gli occhi ma con l’anima… – Shakespeare

 

9 – Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze – Paul Valery

 

10 – Amore! Ecco un volume in una parola, un oceano in una lacrima, un turbine in un sospiro, un millennio in un secondo – Tupper

 

11 – Baci uguali non esistono: ogni bacio ha un suo sapore – Anonimo

 

12 – Baci ardenti come il sole, baci profondi come la notte – Anonimo

 

13 – Bocca dolcissima, se parli o taci sei tutta amori, sei tutta grazie e sempre affabili, sempre vivaci – Rolli

 

14 – Baci: parole che non si possono scrivere – Anonimo

 

 

 

 

15 – Celami in te, dove cose più dolci son celate, fra le radici delle rose e delle spezie – Swinburne

 

16 – Ci si trova per caso, ci si incontra con un bacio – Anonimo

 

17 – Come ti vidi mi innamorai. E tu sorridi perché lo sai – Arrigo Boito  

 

18 – Con te conversando, dimentico ogni tempo e le stagioni e i loro mutamenti: tutte mi piacciono allo stesso modo – Milton
 
 

19 – Dall’amicizia all’amore c’è la distanza di un bacio – Anonimo

 

20 – Cos’è un tuo bacio? Un lambire di fiamma… – Victor Hugo

 

21 – Dolce, rossa, spendida bocca che bacia – A.C. Swindburne

 

 

 

 

22 – Dammi 1000 baci e quindi 100 e quindi altri 1000 ed altri 100 e poi di nuovo 1000 e ancora 100 – Catullo

 

23 – E’ dolce quello che tu mi dici, ma più dolce è il bacio che ho rubato alla tua bocca – H. Heine

 

24 – E’ preferibile l’aver amato e aver perso l’amore al non aver amato affatto – Lord Tennyson

 

25 – Fortunato quanto gli dei, a me pare, colui che siede di fronte a te e da vicino ode la tua voce e il riso melodioso – Saffo

 

26 – Fu il tuo bacio, amore, a rendermi immortale – M. Fuller

 

 

 

 

27 – Il bacio è un dolce trovarsi dopo essersi a lungo cercati – Anonimo

 

28 – Il silenzio di un bacio vale più di mille parole – Anonimo

 

29 – Il vero amore non ha mai conosciuto misura – Properzio 

 

30 – La gelosia è il pepe dell´amore: un pizzico gli dà più sapore, troppo rende il piatto immangiabile – Anonimo

 

31 – La gioia non è nelle cose, è in noi – Richard Wagner


 

 


 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN





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Poesie di alcuni millenni fa – Liriche d’amore dell’Antico Egitto – V Stanza (Uomo)    Leave a comment

 



DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I

LIRICHE D’AMORE DALL’ANTICO EGITTO

 
 
 
 

 

 

 


STANZA QUINTA (UOMO)


 

 


 

 


Adoro la Dorata,

lodo la sua maestà,

esalto la Signora del Cielo,

canto le lodi di Hathor,

inneggio alla dea sovrana.

Mi rivolgo a lei,

lei ascolta le mie preghiere

e mi invia la mia signora.


E’ venuta per vedermi:


m’è successo qualcosa di grande.

Fui allegro,

fui in gioia,

mi sentii grande,

quando mi si disse: “Viene, eccola”.


Ecco, mentre lei avanzava,

s’inchinavano i giovani,

per la grandezza d’amore per lei.

Ho fatto un voto alla mia dea (Hathor, ndt).

Ella mi ha dato la mia amata,

dopo tre giorni che ho pregato in suo nome.




Era (l’amata, ndt) lontana da me da quasi cinque giorni.


 
 
 

 

.

.

scribascribascribascribascriba

 

 

 




Scritti raccolti da Danny Fan – impagin. t.k.

 

 – continua –

 

 


Ciao da Tony Kospan
 




 


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PER LEGGER LA POESIA DELLA IV STANZA…
E DA LI’ TUTTE LE PRECEDENTI
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Ciao da Tony Kospan





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Questa simpatica favola ci dona una particolare visione della forza dell’amore – Cosa ne pensate?   Leave a comment


 

 



Davvero una bella… simpatica… favola

che ci parla di un aspetto,

in verità controverso, dell’amore

 

La trovai nel web tempo fa

 ma… parliamone solo dopo averla letta.

 

 






 

 LA FAVOLA DELL’AMORE



 

 
 
 


Una donna stava innaffiando il giardino della sua casa quando vide tre vecchietti con i loro anni di esperienza che stavano di fronte al suo giardino.  
Ella non li conosceva e disse:
“Non mi sembra di conoscervi, ma dovrete essere affamati.
Vi prego, entrate in casa così che mangiate qualcosa.” 
 
Essi domandarono: “Non c’è  l’uomo di casa?”   
“No!” – rispose lei- “non è in casa”. – “In tal caso, non possiamo entrare” dissero.
All’imbrunire, quando il marito rincasò, ella gli raccontò tutto ciò che le era capitato. 
“Allora, dì loro che son rientrato e, dunque, invitali pure ad entrare!”
La donna uscì per invitare i tre uomini a casa. “Non possiamo entrare tutti e tre insieme in una casa”,  spiegarono i vecchietti. “
“Perché?”  volle sapere lei.
Uno degli uomini indicò uno dei suoi amici e spiegò:
“Il suo nome è Ricchezza”.
Subito dopo indicò l’altro. “Il suo nome è Successo ed io mi chiamo Amore.
Adesso va’ dentro e decidi con tuo marito quale di noi tre desiderate invitare a casa vostra.”  
La donna entrò n casa e raccontò suo marito tutto ciò he i tre uomini le avevano detto.
 Lui si rallegrò e disse: “Che bello! Se è così, allora invitiamo Ricchezza, che venga, e riempia la nostra casa!”
Sua moglie non era d’accordo:
“Caro, perché non invitiamo Successo?” 
 
La figlia della coppia stava ascoltando dall’altra parte della casa ed entrò di corsa.
“Non sarebbe meglio far entrare
Amore? Così la nostra famiglia sarebbe piena di amore.”
 
“Prendiamo in considerazione il consiglio di nostra figlia”’, disse il marito alla moglie.
“Va’ fuori ed invita Amore perché sia nostro ospite.”

La moglie uscì chiese loro:
“Chi di voi è Amore?
Che venga, per favore, e sia il nostro invitato.” 
Amore si sedette sulla sua sedia e cominciò d avanzare in direzione della casa.
Anche gli altri due si alzarono e lo seguirono.  
Alquanto sorpresa, la signora chiese a Ricchezza e a Successo:
“Io ho invitato solo Amore: perché venite anche voi?”
 
I tre replicarono insieme:
“Se avessi invitato Ricchezza o Successo gli altri due sarebbero rimasti fuori, ma poiché hai invitato Amore, dovunque egli vada, noi andiamo con lui.”

 
 
 
Laddove c’è amore,
c’è anche ricchezza e successo.
 
 
 
 
 
Anthony Van Dyk – Amore e Psiche


Personalmente non è che mi convinca molto questa favola
a meno che non la si voglia interpretare solo come speranza o auspicio
dato che nella realtà
vedo coppie rimaste povere e senza successo amarsi felicemente
e coppie ricche e di successo amarsi solo per modo di dire.

 
 
Cosa ne pensate? 

 
Ciao da Tony Kospan










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ARTE MUSICA POESIA HUMOUR
E CULTURA IN GENERE
NEL GRUPPO DI FB
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“A te si giunge solo attraverso te” – Salinas con questi sublimi versi ci dona una bella visione del vero amore   2 comments

.
.
.
Questa poesia di Salinas, 
un altro dei grandissimi poeti del ventesimo secolo, 
ha molti contatti con la poesia Sufi
SIAMO UNA SOLA ANIMA TU ED IO* 
di cui abbiamo parlato non molto tempo fa.






Anche questa è infatti una poesia
molto intensa e densa di contenuti simbolici… 
in quanto riconosce anch’essa il mescolamento
nel sentimento d’amore
dell’IO e del TU per divenire una cosa sola.





.
.
Sembra dirci infatti che,
dopo la prima nascita, noi ne viviamo una seconda… 
che è quella che avviene
attraverso l’incontro con il vero grande amore.

Essa dunque ci fa conoscere e penetrare
il senso più intimo dell’amore…
che si manifesta in uno “stupore” senza fine e mai uguale…
nell’esser vicini alla persona amata…






Questa poesia l’ho conosciuta come altre… 
nella trasmissione notturna ormai scomparsa 
INCONSCIO E MAGIA di Gabriele La Porta e, 
come sempre,
mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero…

Se ci va possiamo leggerla
ascoltando questa musica new age.
 
 
fre bia pouce

 


A TE SI GIUNGE SOLO ATTRAVERSO DI TE 
Pedro Salinas

.

A te si giunge solo
attraverso di te. Ti aspetto.
Io certo so dove sono,
la mia città, la strada, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Ma non so dove sono stato
con te.
Lì mi hai portato tu.
Come potevo imparare il cammino
se non guardavo altro che te,
se il cammino erano i tuoi passi,
e il suo termine
l’istante che tu ti fermasti?
Cosa ancora poteva esserci
oltre a te che mi guardavi?
Ma ora,
quale esilio, che assenza
essere dove si è!
Aspetto, passano treni,
il caso, gli sguardi.
Mi condurrebbero forse
dove mai sono stato.
Ma io non voglio i cieli nuovi.
Voglio stare dove sono già stato.
Con te, tornare.
Quale immensa novità
tornare ancora,
ripetere, mai uguale,
quello stupore infinito!
E finché tu non verrai
io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni,
delle scie, immobile.
Perché so che là dove sono stato
né ali, né ruote, né vele
conducono.
Hanno tutte smarrito il cammino.
Perché so che là dove sono stato
si giunge solo
con te, attraverso di te.









CIAO DA TONY KOSPAN



CUORI rosannw6CUORI rosannw6


 
* Se ti fa piacere legger la poesia Sufi 
di cui parlavo in alto clicca qui giù
SIAMO UNA SOLA ANIMA TU ED IO*
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Se ami anche tu il mondo della poesia e della cultura
Frecce (51)






 

Pessoa e Vecchioni divisi sulle “lettere d’amore” – La poesia del primo e la canzone del secondo   2 comments

 


Il poeta ed il cantante affrontano con calore
un tema forse oggi divenuto fuori moda
ma paragonabile in fondo
alle nostre @ o ai nostri sms o wp d’amore.






 
 
 

 .
.

 
 
TUTTE LE LETTERE D’AMORE
– LA POESIA DI PESSOA –
E
LE LETTERE D’AMORE
– LA CANZONE DI VECCHIONI –
 
 
.
.

 
 
Pessoa 
 
 
 

 
TUTTE LE LETTERE D’AMORE
Pessoa

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente ridicole).

 
 
 


 
 
 
 

Questa originale poesia ha ispirato,
anche se in senso molto critico,
 Roberto Vecchioni
nella creazione di questa bellissima canzone-omaggio
al grande poeta portoghese. 
 
 Vecchioni non è nuovo a questi omaggi a grandi artisti
del  passato come, ad esempio, la bellissima “Vincent”
dedicata al mitico pittore Van Gogh.

 
 

 
 
Roberto Vecchioni
 
 

 
Questa canzone è però anche un’affettuosa, ma decisa,
 critica alle solitarie e spesso pessimistiche 
– seppur poetiche – visioni di Pessoa
ed è anche un (seppur ormai tardivo) invito al poeta
a viver l’amore senza timore… d’esser ridicolo. 
 
 Ma ora leggiamo il testo della canzone e dopo
ascoltiamola in un poetico-musical video.
 
 
 
 
 
 
 
F. Martin-Kavel – La lettera
 
 

 
 
LE LETTERE D’AMORE (Chevalier De Pas) 
Roberto Vecchioni
 
Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo…
così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì
di fingere fogli
di fare male ai fogli…
e la finì di mascherarsi
dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c’è
e alla fine chiederle “scusa
se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me…”
e le lettere d’amore,
le lettere d’amore
fanno solo ridere:
le lettere d’amore
non sarebbero d’amore
se non facessero ridere;
anch’io scrivevo un tempo
lettere d’amore,
anch’io facevo ridere:
le lettere d’amore
quando c’è l’amore,
per forza fanno ridere.
E costruì un delirante universo
senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena
di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano…
e capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c’era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo…
e scrivere d’amore,
e scrivere d’amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere;
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere.
Le lettere d’amore,
le lettere d’amore,
di un amore invisibile;
le lettere d’amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d’amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
per potertele scrivere…

 
 
 
 
Fragonard – Lettera d’amore





Eccoci infine alla canzone in questo bellissimo video…






 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Come sempre
mi piacerebbe leggere il vostro pensiero.
 
 
Ciao da Tony Kospan 
 
 
 


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L’AMICIZIA – Ecco come appare negli aforismi e nei pensieri più belli.. d’autore e non   4 comments

 
 
 

 

 

 

Una piccola ma significativa antologia

di aforismi sull’Amicizia


 

 
 

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L’AMICIZIA
 
PENSIERI E PENSIERINI… D’AUTORE E NON

 

 

 


La vera amicizia è come la salute, non 

sappiamo apprezzarla finché non la perdiamo.

 

 

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Il vero amico è colui che arriva,

quando gli altri se ne vanno.

 

 

 

 

Se tutti i miei amici si buttassero dal ponte

io non mi butterei

ma starei sotto per poterli prendere.

 

 

Barra21CAhomeiwao

 

 

Tutti sentono quello che dici.

Gli Amici ascoltano, ciò che racconti.

I migliori amici sentono anche, ciò che non dici.

 

 

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Nella vita scegliamo strade diverse,

ma indipendentemente da dove andiamo,

portiamo sempre un pezzettino dell’altro con noi.

 

 

 

Barra21CAhomeiwao

 

 

Un amico è uno che sa tutto di te

e nonostante questo gli piaci

E. Hobbard

 

 

 

 

Le amicizie non sono spiegabili

e non bisogna spiegarle

se non si vuole ucciderle.

Max Jacob

 

 

Barra21CAhomeiwao

 

 

Chi è amico di tutti non è amico di nessuno.

Arthur Schopenhauer

 

 

 

 

 

 

L’unico modo per farti un amico è essere un amico.

Ralph Waldo Emerson

 

 

Barra21CAhomeiwao

 

 

II massimo che posso fare per un amico

è semplicemente essergli amico.

Henry David Thoreau

 

 

 

 

Il falso amico è come l’ombra

che ci segue finché dura il sole.

Dossi

 

 

Barra21CAhomeiwao

 

 

L’amicizia è il vino della vita.

Edward Young

 

 

 

 

 

 

Per raro che sia il vero amore,

è meno raro della vera amicizia.

La Rochefoucauld

 

 

Barra21CAhomeiwao

 

 

Tutti vogliono avere un amico,

nessuno si occupa d’essere un amico.

Karr

 

 

 

 

Riprendi l’amico in segreto e lodalo in palese.

Leonardo da Vinci

 

 

Barra21CAhomeiwao

 

 

L’amicizia è come la musica:

due corde parimenti intonate che vibreranno insieme

anche se ne toccate una sola.

J. Quarles



 

 

 


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CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

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“Amare una persona è…” sublime poesia di Omar Falworth che ci svela il giusto modo d’amare   1 comment

 

 
 
 
 
 


La poesia d’amore è davvero un immenso universo.
 
Per questo possiamo (e forse dobbiamo), per poterne godere
con tutte le sfumature le grandi emozioni che ci dà,
suddividerla secondo vari filoni che vedono l’amore
come magia, mistero, nascita, desiderio, trionfo, emozione,
riflessione, gelosia, addio,  dolore, ricordo… etc. etc.
 
Questa, che a mio parere è davvero sublime,
vuol indicarci qual è il modo migliore d’amare
e cioè ci consiglia di farlo in assoluta libertà
ma nel contempo con massimo rispetto
e pari dignità.

 
 
 
 


 
 
 

LE GRANDI POESIE D’AMORE


AMARE UNA PERSONA E’
DI OMAR FALWORTH
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 

Chagall
 
 
 
 
So bene che l’idea di fondo di questa poesia,
difficilissima da realizzare, 
è più un obiettivo,un traguardo,
e forse perfino solo un’utopia.

Ma anche se ci avviciniamo solo un po’
a questi concetti, a questi principi,
allora possiamo viver l’amore
davvero in modo sublime… e felice.







E quanto questo sia necessario, in un Paese
in cui è quasi del tutto ignota l’educazione sentimentale,
ed in cui le violenze familiari ed i femminicidi imperversano
lascio a tutti immaginare.

Ma veniamo alla poesia.

 
 
 
 








   

AMARE UNA PERSONA E’
Omar Falworth
 
 
Amare una persona
è…
Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé
senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei,
pur essendo liberi.
Essere un tutt’uno con lei,
pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò,
la cosa più importante da fare è…
accettarla così com’è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe.

 
 
 
 
 
 




Cosa ne pensate?
 
 
Ciao da Tony Kospan





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Per coloro che si amano – Piccola ma “grande” poesia di Andrèe Chedid e vera chicca   Leave a comment


 
 
 
 
 
 
 
Questa, a mio parere è una fantastica poesia,
quasi una preghiera,  
che ci racconta, in pochi versi,  
come deve evolvere la storia  di un amore vero
e lo fa con immagini semplici ma incisive.







 
 
Le metafore, quasi delle pennellate,
hanno l’intento di dar a noi tutti
consigli al fine di mantener puro ed intatto,
superando le subdole trappole della vita,
un vero sentimento d’amore.






Questa poesia l’ “incontrai” tempo fa
nella trasmissione notturna di Rai2/Rai3
INCONSCIO E MAGIA – PSICHE
di Gabriele La Porta… ormai scomparsa…
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
PER COLORO CHE SI AMANO
Andrèe Chedid*
 
 
Che tra le loro mani, il fiume si meravigli
Che tra le loro labbra, i respiri siano stellati.
E prodiga la brezza al loro accordo.
Che parlino lo stesso linguaggio.
Che partano e poi si sveglino.
Che soprattutto veglino
Le trappole son tese.
Fin dentro al loro cuore.
 
 
  
  
 
 
Dante Gabriel Rossetti – Paolo e Francesca



 

*Andrèe Chedid:  Cairo 20 marzo 1920 – Parigi 06.02. 2011 
è stata una poetessa egiziana naturalizzata francese.






Andrèe Chedid

 
 
 
 

CIAO DA TONY KOSPAN



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Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti – Il difficile amore tra i 2 poeti ed alcune loro lettere   1 comment




Amalia e Guido




Stavolta parliamo di una storia d’amore tra poeti e cioè tra Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano.
Le storie d’amore tra poeti in realtà sono rare… ma non rarissime.





Amalia Guglielminetti




Spesso però… sono anche storie “difficili”.
Ma in fondo forse non sono dissimili affatto da quelle di altre persone che poeti non sono quando l’amore, anche grande, è di uno solo dei due come capiremo, leggendo qui di seguito, alcune loro lettere.
La loro storia inizialmente calorosa dopo un po’ diviene sempre più rarefatta a causa di Guido che tende pian piano a staccarsi da lei.
Ma, nonostante questi che si suol chiamare “alti e bassi”, la loro relazione  è stata sì breve ma non brevissima.
Nel 1907, all’inizio della loro relazione nata negli ambienti letterari torinesi, Gozzano inizia ad aver successo come poeta ma purtroppo scopre, proprio nello stesso periodo, anche di avere una lesione ad un polmone che circa 9 anni dopo lo porta alla morte ancora giovanissimo.
Leggiamo una prima lettera.








DA AMALIA A GUIDO
Martedì – 24 marzo 1908


Perché mi fate piangere, Guido, perché mi fate rimpiangere quel poco che v’ho dato di me?
Non dovevo venire con Voi quel giorno per soffrirne dopo, così, per vedermi tolta anche la piccola dolcezza di sentirvi qualche volta vicino.
E così poca cosa la vita e così breve per negarci qualche poco della sua bellezza per tormentarci volontariamente anche quella piccola parte di bene che ci concede?
Voi vi dite corazzato anzi insensibile ad ogni ferita. Io no, mio dolce Amico, o vi voglio bene e soffro crudelmente di sentirvi tanto lontano.
Mi pare di trovarmi più sola in quest’ombra grigia di banalità che ci circonda, sento d’aver smarrito qualche cosa di più leggero, di più chiaro, di più elevato, l’amico che mi comprende, il fratello che sogna i miei sogni e gioisce della mia gioia, la tenerezza che blandisce e riscalda il cuore.
Io non voglio che tu mi sfugga, Guido, io non voglio che tu mi segua di lontano come un estraneo, che tu mi riveda ancora un giorno lontano quando forse i miei capelli non saranno più tanto bruni e la mia bocca fresca e i miei occhi lucenti.
Lascia ch’io ti dica tu come un compagno, ch’io non senta fra noi il gelo di quella parola dura.
Io ti sono compagna ora senza tremori e senza fremiti, sorella della tua anima.
Io ti saprei baciare la fronte con un sorriso sereno come si bacia un bambino.
No, noi non abbiamo ancora sepolto nulla di noi stessi.
Io sono per te come il primo giorno che ti vidi, non sazia, né stanca, né oppressa dalla più piccola parte di te.
Sei nuovo e fresco al mio spirito come allora che m’eri ignoto.
Ogni tua parola è come una piccola luce che ti rischiara un momento e ch’io guardo risplendere con gioia nuova ogni volta che tu parli.
E un senso strano ch’io non so dire, ma che non ho mai sentito per altri, una malia, quasi, che è credo, una occulta profonda fraternità, un oscuro legame spirituale che ci unisce anche nostro malgrado.
Ma tu non provi questo fascino, lo so, poiché mi respingi dopo alcune ore di comune vita, mi allontani con un gesto che mi pare un urto di disdegno.
Forse io non sono stata con te, quel giorno, quella della tua attesa.





Marco Reviglione – Ritratto di Amalia Guglielminetti




Ora leggeremo l’amara risposta di Guido.
Facciamolo con attenzione.
E’ chiara ed evidente, anche se davvero elegante, la volontà di staccarsi da parte del poeta.
Però debbo dire che, nonostante appaia ben descritta la spiegazione della sua decisione, forse ne ignoriamo i veri motivi. 








DA GUIDO AD AMALIA 
30 marzo 1908


Rileggo ogni giorno la tua lettera, mia buona Amalia, con una grande malinconia.
E indugio nella risposta, preso da un’indolenza dolorosa: forse perché non so bene come dirti…
Da molti giorni sono in casa ed ho l’anima morbosamente assopita, incerta di tutto come in un sogno.
Penso a tante cose, sopra tutto, avvenire; e penso anche a te, con molta tenerezza e con molta serenità.
Sento in fondo all’anima una specie di fiera tristezza, per aver saputo essere crudele con me e forse — perdonami — anche un po’ con te…Io provo una soddisfazione speciale quando rifiuto qualche bella felicità che m’offre il Destino.
E quale felicità, Amica mia!
Il nostro amore che sarebbe fiorito con tutti i fiori della primavera torinese! (così dolce per l’esule che ritorna!) anche la stagione sarebbe stata propizia alla nostra follia! 
E quanti mesi di serenità, di sole, di profumo! E quanti sogni! 
Avremmo voluto pellegrinare la nostra passione in tutti i dintorni favorevoli al sentimento: quanti sogni!
Io li ho già sognati tutti e t’ho già vista in tutti: con a sfondo i paesi sconosciuti, le viuzze di provincia dove si sarebbe delineata al mio fianco la tua svelta parigina figura primaverile.
Io non vedrò le tue vesti nuove.
Sarò lontano, solo, con la mia ambizione taciturna: una compagna ben più crudele della tua malinconia…
Perché non confessartelo, mia buona sorella?
L’ambizione da qualche tempo mi artiglia in un modo atroce.
Non sento non vedo non godo non soffro di altro.
Come puoi tu, che pure hai tra le mani i germi di mille speranze e segni la stessa mia via, come puoi rivolgere ancora le forze della tua giovinezza verso altri destini?
Per me, camminando diritto, con l’occhio fisso alla mia meta lontana (o quanto!) tutto è secondario e trascurabile: gioie e dolori: tutto, perfino la tua bellezza sulla quale mi sono chinato un istante, come su un fiore, al margine del sentiero, ma dalla quale mi separo tosto, perché arresterebbe di troppo il mio passo tranquillo…
Ah! Se io potessi darti una parte soltanto di questo mio orgoglio latente, anche il dolore che tu dici di avere in te impallidirebbe e l’amore ti apparirebbe qual è: un inganno della giovinezza e un episodio trascurabile in un destino come il mio e come il tuo.
E mai come in questi tempi che tale smania mi fa soffrire, ho avuto tanto disprezzo per le mie attitudini artistiche e ho tanto sentito la necessità di affinarle con lo studio, con la meditazione, col silenzio. 
Tu hai ancora l’avidità di cogliere fiori e di godere l’ora che passa: per me anche la lusinga del piacere mi è intollerabile come un ostacolo sul mio sentiero.
Amalia, mio buon amico, quante di queste cose t’avrei detto e ti vorrei dire se tu non fossi giovine e bella! 
Ma hai degli occhi luminosi ed una bocca tentatrice ed è impossibile starti vicino senza diventare irriverenti con te come con una crestaia od una cortigiana qualunque…
Ho rilette queste sei pagine, amica mia: ohimè!
Parlo, parlo, e, sopra tutto, ragiono: quanto devo farti soffrire! E anche sdegnare. Perdonami. Perdonami.
Ragiono, perché non amo: questa è la grande verità. Io non t’ho amata mai.
E non t’avrei amata nemmeno restando qui, pur sotto il fascino quotidiano della tua persona magnifica; no: avrei goduto per qualche mese di quella piacevole vanità estetico-sentimentale che dà l’avere al proprio fianco una donna elegante ed ambita.
Non altro. Già altre volte l’ho confessata la mia grande miseria: nessuna donna mai mi fece soffrire; non ho amato mai; con tutte non ho avuto che l’avidità del desiderio, prima, ed una mortale malinconia, dopo.
Ora con te, che sei il più eletto spirito femminile ch’io abbia incontrato mai, e con te che dici di amarmi, sono stato sempre e voglio essere ancora sincero: non ti amo.
E la risoluzione più leale da parte mia è il distacco.
Partirei pur non dovendo partire.
Invece il Destino è propizio: m’impone l’esiglio anche per altre cause ch’io tolgo a pretesto.
Rivederci? A che scopo?
Un colloquio di più nulla aggiungerebbe (o sottrarrebbe forse) alla fraterna benevolenza che noi dobbiamo portare l’uno dell’altro.
Addio, mia buona amica! Ti bacio.




Guido Gozzano




Nella terza ed ultima parte leggeremo infine la risposta (scritta in 2 momenti) di Amalia che ci porta a “sentire” l’immensa forza del suo amore… dolorosamente unita però all’abisso di sofferenza per la consapevolezza che esso non è ricambiato.
Eppur vediamo che lotta ancora come una leonessa.








DA AMALIA A GUIDO
30 marzo 1908 – risposta immediata


Caro Amico, vi pensavo più buono di quanto vi dimostrate.
Credevo di meritare almeno una parola di risposta se vi pareva troppa concessione accordarmi una visita come vi chiedevo.
Un’amicizia come la nostra non deve morire così fra la vostra indifferenza inerte e la mia esasperata tristezza.
Perché io non credo possibile per Voi e per me una fedeltà che resista alle lontananze e agli oblii.
Siamo entrambi troppo egoisti per i culti essenzialmente spirituali.
Mi costringete a mendicare dagli amici vostri le vostre notizie con parola leggera e anima febbrile.
Mi costringete a mendicare da Voi una condiscendenza che non dovrebbe esservi grave. 
E mi è duro, sapete, curvarmi così.
Vorrei parlarvi di cosa che non posso affidare a una lettera.
V’aspetterò a casa mia mercoledì fra le quattro e le cinque, o, se preferite un luogo aperto, giovedì alle tre e mezza laggiù a’ piedi della collina dove già v’ho atteso una volta soffrendo.
Non rispondetemi se vi pesa, ricordate solo ch’io v’aspetterò con intenso desiderio, e che vi prego di venire.

……………………….

Stamani io scrivevo questo mentre tu forse aggiungevi per me tristezza a tristezza nello otto pagine della tua lettera.
Non distruggo e non disdico il mio biglietto.
Ho troppa sete di te per saziarmi delle tue parole amare.
Non è vero ch’io abbia cose segrete a dirti, era una menzogna per indurti a venire.
Porta pure con te la tua ambizione, la tua freddezza, la diffidenza che hai verso di me.
Sarà meglio, forse mi guarirai; ma non inasprire ancora il mio male con un rifiuto.
Se anche non mi ami perché vuoi ch’io ti perda?
Perché vuoi farmi sentire così nera così crudele la mia solitudine, così completo il mio isolamento?
Ah! La gloria, Guido, come ne sogghigno!
Io non so come tu possa amare sognare darti a una così vacua cosa.
Io voglio più bene a te che alla gloria, quella non mi farà mai piangere né aspettare in ansia.









UNA PERSONALE CONSIDERAZIONE

In un primo tempo, quando lessi queste lettere per la prima volta, non apprezzavo affatto le fredde parole di Gozzano, anzi.
Mi sembravano troppo aride e distaccate e solo una scusa per tagliare la corda.
Poi conoscendo meglio la vita del poeta e soprattutto il suo delicato stato di salute (è morto a soli 33 anni) sono giunto a pensare che la sua decisione di troncare la loro storia non era forse originata da futili motivi di comodità bensì da altri e più gravi che, forse per pudore, il grande poeta del crepuscolarismo non se la sentiva di confessare all’amata.
Non so cosa ne pensiate voi ma mi piacerebbe saperlo.



F I N E







Amalia e Guido



Rodin e Claudel – Arte e passione tra 2 grandi scultori ed i loro capolavori – I PARTE   Leave a comment



Tutta la vera storia di un grande, ma complicato, 

amore tra 2 grandissimi scultori

nella vivacissima ed affascinante Parigi di fine ‘800

solo da qualche decennio venuta alla luce.





 
 
 
RODIN E CLAUDEL
– STORIA D’ARTE.. AMORE E DOLORE –
Tony Kospan



Jean Beraud – Ballo al parco

 
 
 
 

Una storia d’amore… una storia di grande passione… tra 2 artisti… tra 2 grandi artisti della medesima arte… la scultura.
Un tipo di storia quindi non frequentissima ma anche una storia caduta nel massimo oblio benché all’epoca in cui si svolse fosse notissima nel mondo dell’arte e dei salotti culturali parigini.
Eppure questa è davvero una grande storia d’amore… seppur proibita… seppur tormentata… che durò ben 10 anni.
Possiamo ora raccontarla sia grazie alle cronache dell’epoca che grazie alle stesse opere dei 2 grandi artisti.
 
 
 
 
 

Auguste Rodin e Camille Claudel
 
 
 
 
 
Parleremo dunque della storia d’amore tra lo scultore Auguste Rodin, uno dei massimi artisti del suo tempo, e Camille Claudel sua allieva, sua musa ed a sua volta grande scultrice, dall’inizio fino al suo doloroso epilogo e ci soffermeremo anche sul come e perché questa storia, in anni recenti, sia tornata alla ribalta.
E’ il mondo dell’arte ed in particolare della scultura, dunque, il palcoscenico in cui è ambientato questo amore. 

 

LA STORIA D’AMORE

 

Siamo nel 1882 a Parigi… allora capitale della cultura europea e mondiale.



  
 
Renoir 




Lo scultore Auguste Rodin  ha iniziato ad avere bei successi con le sue opere… ed ad avere incarichi di vario genere tra cui quello di dare lezioni all’Accademia d’Arte “Colarossi”  la sola, all’epoca, aperta anche alle donne… 
 
 
 
 

 

Rodin da giovane lavora al busto di Padre Eymard

 

 

Rodin è un uomo di 42 anni dalla taglia forte ed un po’ tarchiata, capelli chiari e barba rossiccia, un naso “importante” ed occhi da miope che però sembrano osservare tutto, e con la massima attenzione ma con un modo di fare che sembra timido e silenzioso.
Camille Claudel è una studentessa di 18 anni che da poco frequenta l’Accademia ed è desiderosa di apprendere i rudimenti dell’arte.
 
 
 
 
 

Claudel Camille – (Fère-en-Tardenois, 8.12.1864 – Montfavet, 19.10.1943)


 

E’ una giovane donna splendida, dal viso armonioso, dalla bocca grande e sensuale, dagli occhi di un azzurro inteso, dallo sguardo vivace, dai lunghi capelli castani e con un corpo tutto ben proporzionato.
Il fratello Paul Claudel, celebre poeta dell’epoca e diplomatico, così descrive la sorella Camille:
“Un front superbe, surplombant des yeux magnifiques, de ce rare bleu si rare à rencontrer ailleurs que dans les romans.” (Fronte superba su occhi magnifici di un blu così raro che non si trova che nei romanzi).







Scatta inesorabile il colpo di fulmine tra il professore e l’allieva che ben presto inizia a frequentare lo studio dello scultore  posando anche come modella.
Rodin ben presto diviene il suo maestro personale ed il grande amore della sua vita.
Intanto Rodin, che per la  gran mole di incarichi ha bisogno di assistenti, si rende anche conto che questa sua allieva ha un grande talento e può aiutarlo.
 
 
 
 
 
 
 Auguste Rodin – (Parigi, 12.11.1840 – Meudon, 17.11.1917)

 
 
 
Dirà di lei: “le ho insegnato a scoprire l’oro dentro la materia, ma l’oro era dentro di lei”.
Camille a sua volta si consegna a lui totalmente venendo incontro a tutti i suoi desideri anche i più incredibili.
Il loro rapporto è nel contempo d’amore e d’arte… ed è proprio lei che scolpisce in quegli anni le mani ed i piedi delle opere del suo Maestro.
 
 
 
 
 
 
Camille posa come modella
 
 
 
 
 
Attività non da poco ma di grande valore artistico al punto che Delacroix affermò: “E’ dai piedi e dalle mani che si riconosce un grande artista”.
Camille lavora in modo instancabile dalle 7 di mattina alle 7 di sera in perfetta simbiosi artistica con il maestro.
Simbiosi dunque ma anche assoluta “fusione stilistica” come la critica ha evidenziato nell’esame delle loro opere di quel periodo.


 
Claudel Camille – “Jeune femme aux yeux clos” – 1885
 
 
 
 

Tuttavia non possono non notarsi delle leggere differenze… apparendo che Rodin “avvolga” i corpi, mentre Camille “fonda” gli animi.

I corpi di Rodin mostrano la loro sensualità attraverso tratti potenti… mentre quelli di Camille, attraverso forme in movimento.

In quel periodo, Rodin non è ancora quello dell’Esposizione Universale dei Parigi del 1900 ma è già un artista che si sta affermando sempre di più.




Danaid




Ma anche Camille aspira al successo e pertanto si inserisce nei circoli culturali, prende contatti con galleristi e compratori e cerca anche di ottenere delle commesse da strutture pubbliche.
Per giungere a vivere di luce propria ella stessa dice alle sue amiche di lavorare come un uomo.
Siamo nel 1886 quando Rodin le offre un singolarissimo contratto in cui sono mischiati ancora una volta amore ed arte.
Infatti egli le scrive “ti proteggerò e ti introdurrò nella cerchia di amici potenti…ed eleverò le tue capacità artistiche” e si impegna anche a lasciare la sua convivente promettendola di sposarla.
 
 
 
 
 
Camille Claudel – La valse
 
 
 
 
 
In realtà Rodin non lascerà mai Rose Beuret, la “sartina di bell’aspetto” che quand’era giovane era stata la sua modella preferita e che gli aveva anche dato un figlio solo di qualche anno più giovane di Camille. 
 
 
Il loro rapporto tormentato e passionale è raccontato dallo scultore in decine e decine di disegni, ora conservati al Museo Rodin di Parigi, anche nei risvolti erotici, come del resto fece Camille nelle sue sculture, dando vita ad un kamasutra artistico ispirato al famoso poema indiano.

Nel 1888 Rodin scolpisce quella che viene considerata una delle sue maggiori opere… e certamente quella che oggi imperversa in modo assoluto nel web… IL BACIO.



  
Rodin – Il bacio – 1891 –  (il suo più noto capolavoro ) – (partic.)
 
 
 
 
 
Inizialmente la scultura era intitolata Francesca da Rimini e raffigura l’unione tra Paolo e Francesca, (V Canto della Divina Commedia) e per questo doveva essere inserita nel battente sinistro della Porta dell’Inferno ma poi, per la sublime e plastica esaltazione della passione, ci si rese conto che essa contrastava con la sobrietà degli altri battenti e quindi rimase un’opera a parte prendendo anche il titolo “Il bacio“.
 

Sembra poi certo che sia stata proprio Camille Claudel la modella della figura di Francesca.
 
 
 
 
 
 

Camille Claudel


 

In questo periodo la loro passione è al massimo e la loro fusione intellettuale e creativa è vivissima, al punto che Rodin le scrive ancora:
“…tu che mi dai dei godimenti così elevati, così ardenti, vicino a te, mia anima, nel furore dell’amore mantengo sempre il rispetto per la tua persona e per il tuo carattere, mia Camille, non mi trattare senza pietà, io ti chiedo così poco…”.



FINE I PARTE
 
 
 
 
 
 
TONY KOSPAN – CONTINUA
 
 
 
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