Archivio per 27 aprile 2022

Mercoledì sera in poesia “Come te” R. Dalton – arte W. M. Paxton – canzone “Lei” (Adamo)   1 comment

 
 
 
 
 William McGregor Paxton
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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 Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo,
allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno.
Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo,
allora abbiamo entrambi due idee.
– George Bernard Shaw –
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William McGregor Paxton
 
 
 

COME TE 
Roque Dalton

 

Io, come te,
amo l’amore, la vita, il dolce incanto
delle cose, il paesaggio
celeste dei giorni di gennaio.
 
Anche il mio sangue freme
e rido attraverso occhi
che hanno conosciuto il germinare delle lacrime.
 
Credo che il mondo è bello,
che la poesia è come il pane, di tutti.
 

E che le mie vene non finiscono in me
ma nel sangue unanime
di coloro che lottano per la vita,
l’amore,
le cose,
il paesaggio e il pane,
la poesia di tutti.

 
 
 
 
 
 
 William McGregor Paxton ~ Il filo di perle – 1908
 
 
 

 

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 William McGregor Paxton



 
 
 

I BAMBOCCIANTI – Piccola ma molto singolare corrente artistica del ‘600 – Conosciamola   Leave a comment




Pieter van Laer




L’iniziatore della corrente è unanimemente ritenuto il Bamboccio.

Conosciamolo e potremo farci una prima idea della corrente.




Pieter van Laer – Haarlem 1599 / 1675



IL BAMBOCCIO


Pieter van Laer, detto il Bamboccio, era un pittore olandese in auge a Roma tra il 1625 ed il 1639.

Il soprannome di Bamboccio gli fu dato a Roma, forse per il suo viso tondo e colorito (amava il vino e le osterie) e la piccola statura.

Dopo essersi formato come pittore in Olanda, affinò il suo stile a Roma accanto agli artisti dell’epoca.

Qui frequentò diversi pittori, tra cui altri olandesi, e divenne anche uno dei leader di questi ultimi.



Pieter van Laer



Creò un suo stile, consistente in una versione “morbida” dello stile caravaggesco, che ebbe un buon successo commerciale ed anche dei seguaci.

Riordiamoci che proprio in quell’epoca nasceva e si diffondeva anche a Roma un fiorente mercato dell’arte.

Tornò poi in Olanda, ad Haarlem, dove morì nel 1675.




Johannes Lingelbach – Mercato italiano con dentista ciarlatano (1651)




I BAMBOCCIANTI (O SCUOLA DEI BAMBOCCIANTI)


Questa corrente o scuola ebbe vita breve (con qualche eccezione) ed una limitata estensione territoriale ma una forte presenza nel ‘600 a Roma.

Nacque, in contrapposizione (o in alternativa) all’arte accademica del tempo, sulle orme del Bamboccio che si era specializzato in piccoli dipinti, quasi dei bozzetti, in cui ritraeva normali scene di vita romana, spesso di gente semplice ed umile.







Pieter van Laer dunque, pur partendo dall’idea del Caravaggio di ritrarre la realtà umana, creò un suo stile che, pur essendo alquanto bozzettistico, ebbe grande successo presso la nobiltà, il clero romano ed i mercanti d’arte.

Le sue opere, quasi sempre di piccole dimensioni, erano chiamate “bambocciate” ed i suoi seguaci “bamboccianti“.



Pieter van Laer



Nei dipinti della corrente non ci fu mai alcun intento di critica o di protesta sociale mentre non mancava invece una più o meno celata presa in giro dei costumi popolari.

I dipinti della “Scuola dei Bamboccianti“, in auge nell’arte del ‘600 romano, si caratterizzavano dunque per le scene di vita popolare e per la loro ridotta dimensione.







Tuttavia, nonostante i successi romani, la corrente non si estese ad altre regioni né furono creati capolavori degni di nota di cui sia rimasta traccia nel tempo.

I seguaci più noti furono: Andries Both, Karel Dujardin, Johannes Lingelbach, Jan Miel, Jan Asselyn, Keil Eberhard, Michiel Sweerts e tra gli italiani Viviano Codazzi, Michelangelo Cerquozzi e Filippo Gannetto.




Michelangelo Cerquozzi




LA CRITICA DELL’EPOCA E… SALVATOR ROSA


Giuseppe Passeri, un critico d’arte dell’epoca, diede, forse inconsapevolmente, la migliore definizione di questo genere di pittura meravigliandosi che non venivano mai ritratti nobili e clero ma gente del popolo.
Eccola: “perché costui (Pieter Van Laer) era singolare nel rappresentare la verità schietta e pura nell’esser suo, ché i suoi quadri parevano una finestra aperta (sulla realtà).”




Pieter van Laer



Di ben altro avviso però fu il pittore napoletano Salvator Rosa che, da artista davvero controcorrente e semianarchico, pur essendo stato per breve tempo tra i bamboccianti li definì così: “… falsari e guitti facchini, monelli, tagliaborse, stuol d’imbriachi e gente ghiotta, tignosi, tabaccari e barbierie…”.

Non solo, il Rosa se la prese pure con i mercanti d’arte, nobiltà e clero che amavano le bambocciate e li attaccò con una poesia simpatica e satirica che evidenziava come essi amavano spendere molti denari per questi dipinti che ritraevano la povera gente ma poi non spendevano nemmeno un soldo per aiutarla in concreto.



Johannes Lingelbach


Leggiamola.


E questi quadri son tanto apprezzati
che si vedono de’ grandi entro gli studi
di superbi ornamenti incorniciati:
così i vivi mendichi, afflitti e nudi
non trovan da coloro un solo denaro
che ne’ dipinti poi spendon gli scudi;
così ancor io da quelli stracci imparo
che de’ moderni principi l’instinto
prodigo è ai lussi, a la pietade avaro
quel che aborriscon vivo aman dipinto
perch’ormai de le corti è vecchia usanza
d’avere in prezzo solamente il finto.



Michelangelo Cerquozzi – Scena della Commedia dell’arte



Frecce2039







Pubblicato 27 aprile 2022 da tonykospan21 in ARTE

I BAMBOCCIANTI – Una piccola e singolare corrente artistica del ‘600 – Conosciamola   Leave a comment




Pieter van Laer




L’iniziatore della corrente è unanimemente ritenuto il Bamboccio.

Conosciamolo e potremo farci una prima idea della corrente.




Pieter van Laer – Haarlem 1599 / 1675



IL BAMBOCCIO


Pieter van Laer, detto il Bamboccio, era un pittore olandese in auge a Roma tra il 1625 ed il 1639.

Il soprannome di Bamboccio gli fu dato a Roma, forse per il suo viso tondo e colorito (amava il vino e le osterie) e la piccola statura.

Dopo essersi formato come pittore in Olanda, affinò il suo stile a Roma accanto agli artisti dell’epoca.

Qui frequentò diversi pittori, tra cui altri olandesi, e divenne anche uno dei leader di questi ultimi.



Pieter van Laer



Creò un suo stile, consistente in una versione “morbida” dello stile caravaggesco, che ebbe un buon successo commerciale ed anche dei seguaci.

Riordiamoci che proprio in quell’epoca nasceva e si diffondeva anche a Roma un fiorente mercato dell’arte.

Tornò poi in Olanda, ad Haarlem, dove morì nel 1675.




Johannes Lingelbach – Mercato italiano con dentista ciarlatano (1651)




I BAMBOCCIANTI (O SCUOLA DEI BAMBOCCIANTI)


Questa corrente o scuola ebbe vita breve (con qualche eccezione) ed una limitata estensione territoriale ma una forte presenza nel ‘600 a Roma.

Nacque, in contrapposizione (o in alternativa) all’arte accademica del tempo, sulle orme del Bamboccio che si era specializzato in piccoli dipinti, quasi dei bozzetti, in cui ritraeva normali scene di vita romana, spesso di gente semplice ed umile.







Pieter van Laer dunque, pur partendo dall’idea del Caravaggio di ritrarre la realtà umana, creò un suo stile che, pur essendo alquanto bozzettistico, ebbe grande successo presso la nobiltà, il clero romano ed i mercanti d’arte.

Le sue opere, quasi sempre di piccole dimensioni, erano chiamate “bambocciate” ed i suoi seguaci “bamboccianti“.



Pieter van Laer



Nei dipinti della corrente non ci fu mai alcun intento di critica o di protesta sociale mentre non mancava invece una più o meno celata presa in giro dei costumi popolari.

I dipinti della “Scuola dei Bamboccianti“, in auge nell’arte del ‘600 romano, si caratterizzavano dunque per le scene di vita popolare e per la loro ridotta dimensione.







Tuttavia, nonostante i successi romani, la corrente non si estese ad altre regioni né furono creati capolavori degni di nota di cui sia rimasta traccia nel tempo.

I seguaci più noti furono: Andries Both, Karel Dujardin, Johannes Lingelbach, Jan Miel, Jan Asselyn, Keil Eberhard, Michiel Sweerts e tra gli italiani Viviano Codazzi, Michelangelo Cerquozzi e Filippo Gannetto.




Michelangelo Cerquozzi




LA CRITICA DELL’EPOCA E… SALVATOR ROSA


Giuseppe Passeri, un critico d’arte dell’epoca, diede, forse inconsapevolmente, la migliore definizione di questo genere di pittura meravigliandosi che non venivano mai ritratti nobili e clero ma gente del popolo.
Eccola: “perché costui (Pieter Van Laer) era singolare nel rappresentare la verità schietta e pura nell’esser suo, ché i suoi quadri parevano una finestra aperta (sulla realtà).”




Pieter van Laer



Di ben altro avviso però fu il pittore napoletano Salvator Rosa che, da artista davvero controcorrente e semianarchico, pur essendo stato per breve tempo tra i bamboccianti li definì così: “… falsari e guitti facchini, monelli, tagliaborse, stuol d’imbriachi e gente ghiotta, tignosi, tabaccari e barbierie…”.

Non solo, il Rosa se la prese pure con i mercanti d’arte, nobiltà e clero che amavano le bambocciate e li attaccò con una poesia simpatica e satirica che evidenziava come essi amavano spendere molti denari per questi dipinti che ritraevano la povera gente ma poi non spendevano nemmeno un soldo per aiutarla in concreto.



Johannes Lingelbach


Leggiamola.


E questi quadri son tanto apprezzati
che si vedono de’ grandi entro gli studi
di superbi ornamenti incorniciati:
così i vivi mendichi, afflitti e nudi
non trovan da coloro un solo denaro
che ne’ dipinti poi spendon gli scudi;
così ancor io da quelli stracci imparo
che de’ moderni principi l’instinto
prodigo è ai lussi, a la pietade avaro
quel che aborriscon vivo aman dipinto
perch’ormai de le corti è vecchia usanza
d’avere in prezzo solamente il finto.



Michelangelo Cerquozzi – Scena della Commedia dell’arte



Frecce2039







Lalibela è la “Gerusalemme d’Etiopia” – La sua storia e le sorprendenti chiese scavate nella roccia   3 comments

 
 






Lalibela è una piccola città dell’ Etiopia
situata a 2700 mt di altezza nota perché è
uno dei luoghi sacri più sorprendenti del mondo.
 
Visitiamola e conosciamola almeno virtualmente


 
 
 
 

 

 

 

LALIBELA


IL SORPRENDENTE… MEDIEVALE…


CENTRO RELIGIOSO ETIOPE

 

 

Perché sorprendente?

Perché la cittadina dell’Etiopia presenta undici chiese rupestri non costruite bensì scolpite interamente da un unico blocco di granito ed il cui tetto è situato al livello del suolo.

 

 

 

 
 
 


LA STORIA




La cittadina anticamente si chiamava Roha.
 
Cambiò il nome nel 12 ° secolo quando il Re Lalibela volle che si scolpissero queste chiese straordinarie e pertanto la città prese il nome di chi volle creare queste incredibili architetture.
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Narra la leggenda che il Re, da bambino, andò in coma per un tentativo di avvelenamento per cui una volta salvatosi decise di creare un grande complesso religioso.
 
Il Re però non volle copiare alcun tipo di chiesa precedente bensì creare solo costruzioni completamente diverse dalle altre… assolutamente uniche.
 

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Per realizzare ciascuna chiesa il lavoro consisteva prima nell’isolare un enorme pezzo di roccia, scavandovi tutto intorno, e poi passare ad un enorme lavoro di scalpello e martello per creare e cesellare gli interni.
 
La chiesa più grande è alta 40 mt.
 

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Un’altra leggenda vuole che di notte l’immane lavoro fosse continuato dagli angeli per aiutare gli esausti operai.
 
Una delle chiese contiene un pilastro in cui sono nascosti i segreti ed i progetti di costruzione visibili solo dai sacerdoti.
 

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Il desiderio del Re era anche quello di creare una Nuova Gerusalemme per evitare ai sudditi il lungo pellegrinaggio in Terra Santa e di costruire una nuova Città sacra che potesse competere con la famosa Axum che nasconde o nasconderebbe la vera ed originale Arca dell’Alleanza.
 
Lo stile delle decorazioni è di tipo bizantino.
 
Il risultato come possiamo vedere da queste immagini è stupefacente.

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F I N E





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STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
Gif Animate Frecce (39)


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La forchetta – Questo raccontino sublime ci dona una… speranza   Leave a comment





UN SEMPLICISSIMO… MA NEL CONTEMPO…

SIMPATICISSIMO RACCONTO MORALE









LA FORCHETTA



Una giovane donna ha appena saputo di avere una malattia terribile e che le restano solo tre mesi di vita.

Chiama il parroco per le sue ultime volontà.

Sceglie gli abiti che indosserà, la musica, le parole e le canzoni.

 Quando il parroco sta  per andarsene lo trattiene per un braccio.

– “C’è un’altra cosa …”

– “Dica”

– “Questo è importante. Voglio che mi si sotterrino con una forchetta nella mano destra!” 

Il parroco è molto sorpreso…

– “La cosa la meraviglia, vero?”

– “Per essere sincero sono piuttosto perplesso dalla sua richiesta”

– “Dunque! Mia nonna mi ha raccontato questa storia ed io ho sempre provato a trasmettere questo messaggio a tutti quelli che amo ed hanno bisogno di incoraggiamento.

” In tutti i miei anni di partecipazione ad eventi sociali e pranzi ricordo che sempre c’era qualcuno che piegandosi verso di me diceva – tenga la sua forchetta! – ed era il momento che preferivo perché sapevo che qualcosa di meglio sarebbe arrivato, come una torta, una mousse al cioccolato od una torta di mele. Qualcosa di meraviglioso e di sostanza.”

Quando la gente mi vedrà nella cassa da morto con una forchetta nella mano, voglio che si chiedano:

– Perché quella forchetta? – ed allora lei potrà rispondere:

– Tenete sempre la vostra forchetta perché il meglio deve ancora arrivare! -”

Il parroco, con le lacrime agli occhi, stringe forte la giovane donna per darle l’arrivederci.

Sa che non la rivedrà mai più viva.

E sa che quella donna aveva un’idea del paradiso molto migliore sia della sua che di tanta altra gente.

Lei SAPEVA che qualcosa di meglio sarebbe successo.

Ai funerali la gente sfilava davanti alla cassa della giovane donna e vedevano sia il suo bel vestito che la forchetta nella mano destra.

Tutt’a un tratto il parroco sentì l’attesa domanda:

– “Perché la forchetta?” e sorrise.

Durante la predica, il parroco raccontò la conversazione avuta con la giovane donna alla vigilia della sua morte e raccontò loro la storia della forchetta dicendo che non riusciva a smettere di pensarci e che da allora in poi anche loro, ogni volta che avessero avuto nella mano una forchetta, avrebbero dovuto permetterle di ricordar loro che il meglio doveva ancora avvenire.









TESTO DAL WEB – IMPAG. T.K.








SPERIAMO CHE DAVVERO…
IL MEGLIO CI SARA’ RISERVATO
DOPO LA NOSTRA… DIPARTITA.


CIAO DA TONY KOSPAN











Renato Rascel – L’attore.. il cantante e lo showman del 2° ‘900 in una breve biografia e 2 video   Leave a comment

 

 

 


 

 

 

Il mitico piccoletto dello spettacolo italiano

per i giovani d’oggi è forse un illustre sconosciuto

eppure è stato un vero e proprio mito degli anni 50 e 60.


 

 

Torino 27.4.1912 – Roma 2.1.1991

 

 

Nato per caso a Torino dove i suoi genitori,

cantanti di operetta, si trovavano per degli spettacoli,

il padre, romano, ci terrà però poi a farlo battezzare a Roma

per dargli il certificato di… romanità

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Ed in effetti romanissima… ma non solo…

è stata la sua brillante carriera…

che iniziò fin da giovanissimo…

 

 

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Dopo un buona gavetta nell’avanspettacolo prima della guerra…

il successo vero gli arriva solo negli anni 50 grazie al sodalizio artistico

con i mitici autori Garinei e Giovannini.






I suoi successi sono stati tanti ma i principali risultano

 “E’ arrivata la bufera“,  “Il corazziere

ed in particolare  Attanasio cavallo vanesio

che diventa anche un film.








Nel 1957 diventa famoso in campo internazionale

per l’interpretazione di Arrivederci Roma

che diventa anche un film “americano”

in cui appare insieme al tenore Mario Lanza e Marisa Allasio.






Nel 1960, in coppia con Dallaravince il Festival di Sanremo



con la canzone
Romantica, da lui musicata.




 





In verità il successo fu dovuto soprattutto


all’interpretazione “urlata” di Dallara
.







L’ultimo suo grande successo è la serie di telefilm per la RAI


I racconti di padre Brown” tratta dai libri di G. K. Chesterton







E’ stato, con i suoi tanti show  teatrali e soprattutto televisivi,

uno di quegli artisti amatissimi  che ci hanno accompagnato ed allietato 

per diversi decenni della 2° parte del secolo scorso.


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Qui con il Quartetto Cetra

 

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Mi fa piacere infine ricordarlo

con alcuni suoi aforismi…

ed un video che è un vero cimelio storico.


 

Le verità sono come le medicine:
hanno il sapore cattivo e nessuno le vuole prendere,
però fanno bene.


Il pubblico è come un bambino.
Se gli si lascia un bel giocattolo lo rompe subito.
Bisogna aver pazienza, giocare assieme.




Sono così distratto, ma tanto distratto,
che mi sono dimenticato di crescere
.



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Infine il bel video d’epoca… del…

PICCOLO CORAZZIERE

 

 

 


 

 

 

CIAO DA ORSO TONY…

 

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Luisa Conte – Breve ricordo anche con bel video dell’attrice che impersonava l’anima popolare di Napoli   Leave a comment



Desidero oggi ricordare brevemente
l’attrice teatrale Luisa Conte,
definita unanimemente la donna del popolo
che meglio interpretava a teatro la realtà di Napoli
nel bene e nel male
e dotata di una verve comica davvero unica.

La sua morte sorprese e sconvolse la città
che l’amava tanto.






A Donna Luisa,
così era da tutti chiamata con rispetto ed ammirazione,
infatti la città riservò un saluto ed un omaggio indimenticabile
sia per l’enorme numero di persone che partecipò ai funerali
che per la grande commozione che si diffuse in città e non solo.



BREVE BIOGRAFIA



Nata in una famiglia povera e numerosa
 già a 5 anni era sul palcoscenico del Trianon
ed a 14 era già in una Compagnia teatrale.



Luisa Conte
Napoli 27.4.1925 – Napoli 30.1.1994
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Iniziava così una luminosa, fantastica,
ma anche estremamente varia, carriera di attrice teatrale
toccandone quasi tutte le corde…
dalla sceneggiata alle grandi commedie di Eduardo
e di tanti altri grandi autori comici e non.

Ha recitato, tra gli altri, 
con il grande Eduardo e con Nino Taranto



Qui è con Nino Taranto



Ma era soprattutto amata per il piglio recitativo
ed il grande carisma che emanava dalle tavole dei palcoscenici
facendo innamorare ed estasiare il pubblico.



Qui è con Eduardo



Infatti al solo suo apparire sulla scena…
ed alle sue prime parole
dette con un’espressività ed un’intonazione così particolari,
ma nel contempo così partenopee,
una scossa elettrizzante colpiva gli spettatori…

Ma non è stata solo un’attrice perché ha svolto
anche il ruolo di impresaria teatrale.



Luisa Conte ed il fotografo Augusto De Luca



Negli ultimi anni essendo ormai diventata un mito
e già ammalata di cuore,
al suo entrar in scena lunghissimi applausi
fermavano per un po’ la recitazione.

Ha lasciato un enorme vuoto
negli ambienti teatrali napoletani
ma anche un’eredità che potrebbe esser stata raccolta
dall’amatissima nipote Lara Sansone.






IL VIDEO

Ricordiamola ed omaggiamola con questo video…
in cui possiamo riconoscere ed ammirare
la sua stupenda recitazione…
insieme a Nino Taranto e non solo…






Tony Kospan



UNO SPAZIO VIRTUALE COMUNE D’ARTE
POESIA MUSICA SOGNI RACCCONTI
RIFLESSIONI BUONUMORE ETC
NEL GRUPPO FB…

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Foto di Augusto De Luca


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