Archivio per 13 aprile 2022

Mercoledì sera in poesia “Mistero” D. H. Lawrence – arte Sargent – canzone “Call me”   Leave a comment

 
 

 
 
Sargent John Singer



 


Quando si è innamorati, basta un niente
per essere ridotti alla disperazione
o per toccare il cielo con un dito.
– Giacomo Casanova –

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Sargent John Singer – Nel giardino di Corfù 

 
 

MISTERO
David Herbert  Lawrence
 
Ora io sono tutto
Una tazza di baci,
Come le alte
Snelle vestali
D’Egitto, ricolme
dei divini eccessi.
A te alzo
La mia coppa di baci
e per i recessi
Azzurri del tempio,
Verso te grido
Tra sfrenate carezze.
Dal lucido contorno
Cremisi delle mie labbra
Si libera la passione
Giù per l’agile corpo
Bianco stilla
L’inno commovente.
E immobile
Davanti all’altare
Elevo il calice
Colmo, gridandoti
di genufletterti
e bere, Altissima.
Ah, bevimi, su,
Che possa esser io
entro la tua coppa
Come un mistero,
Quello del vino calmo
In estasi.
Luccicando immoti,
In estasi
I vini di me
E di te mescolati
In uno còmpiano
il mistero.

 
 
 
John Singer Sargent – Jennie Jerome 

 

 mini fleurmini fleurmini fleurmini fleurmini fleurmini fleurmini fleurmini fleur     

 

 

da Orso Tony




PER LE NOVITA’ DEL BLOG

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I S C R I V I T I


 
 
 
John Singer Sargent – La siesta


LA VITA? E’ UNA RUOTA! – Una comica descrizione della.. creazione del mondo.. solo per sorridere   Leave a comment

 

 

 

 

 LA CREAZIONE DEL MONDO (PER SORRIDERE)

 
 
 
 
 

Il Primo giorno, Dio creò la Mucca e disse:

– Dovrai andare nei campi con il contadino, soffrire tutto il giorno sotto il sole, figliare in continuazione e farti spremere tutto il latte possibile. Ti concedo un’aspettativa di vita di 60 anni. 

La Mucca rispose:


– Una vita così disgraziata me la vuoi far vivere per 60 anni? Guarda, 20 vanno benissimo, tieniti pure gli altri 40! 

– E così fu. 


Il secondo giorno, Dio creò il Cane e disse: 

– Dovrai sedere tutto il giorno dietro l’ingresso della casa dell’uomo, abbaiando a chiunque si avvicini. Ti assegno un’aspettativa di vita di 20 anni. 

Il Cane replicò:

– 20 anni a rompermi le scatole e a romperle agli altri? Guarda, 10 sono più che sufficienti, tieniti pure gli altri! 

– E così fu. 

Il terzo giorno, Dio creò la Scimmia e disse: 

– Dovrai divertire la gente, fare il pagliaccio ed assumere le espressioni più idiote per farla ridere. Vivrai 20 anni. 

La scimmia obiettò:

– 20 anni a fare il cretino? Mi associo al cane e te ne restituisco 10! 

– E così fu








Infine, Dio creò l’Uomo e disse: 

– Tu non lavorerai, non farai altro che mangiare, dormire, fare all’amore e divertirti. Ti assegno 20 anni di vita! 

E l’Uomo, implorante:

– Come, 20 anni?!? solo 20 anni di questo Bengodi? 

Senti, ho saputo che la Mucca ti ha restituito 40 anni, il Cane 10 e la Scimmia altri 10, sommati ai miei 20 farebbero 80, dalli tutti a me!!! 

 E così fu.








Ecco perché per i primi 20 anni della nostra vita non facciamo altro che mangiare, dormire, giocare, godercela e non fare un cavolo, per i successivi 40 lavoriamo come bestie per mantenere la famiglia, per gli ulteriori 10 facciamo i cretini per far divertire i nipotini e gli ultimi 10 li passiamo dando problemi a tutti.

Testo dal web





Ciao da Tony Kospan

 

 

 

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LA PREGHIERA DI YELLOW LARK – La spiritualità dei nativi americani e la loro “comunione” con la natura.   Leave a comment






Penso che sia davvero bellissima
e per questo la propongo.

Dopo dirò un mio pensiero ma ora leggiamola.






LA PREGHIERA DI YELLOW LARK


O Grande Spirito,
la cui voce sento nei venti 
ed il cui respiro dà vita a tutto il mondo, ascoltami!

Vengo davanti a Te, uno dei tuoi tanti figli.

Sono piccolo e debole.
Ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.

Lasciami camminare tra le cose belle 
e fà che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro.

Fà che le mie mani rispettino ciò che Tu hai creato,
e le mie orecchie siano acute nell’udire la Tua voce.

Fammi saggio,
così che io conosca le lezioni che hai nascosto in ogni foglia,
in ogni roccia.

Cerco forza, non per essere superiore ai miei fratelli,
ma per essere abile a combattere il mio più grande nemico:
me stesso.

Fà che io sia sempre pronto a venire da Te,
con mani pulite ed occhi diritti,
così che quando la vita svanisce, come la luce al tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna.






Al di là del credo personale di ciascuno, 
penso che questa preghiera sia sempre attuale 
perché ci invita a riflettere sul rispetto per noi stessi 
e per ciò che la natura ci offre.

Inoltre conferma,
se ce ne fosse ancora bisogno,
la grande spiritualità dei nativi americani
la loro grande vicinanza,
 anzi direi comunione con la realtà della natura.

Tony Kospan






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“Signora scriverebbe una poesia per me?” Racconto d’autore suggestivo… poetico e molto emozionante   Leave a comment


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Questo mi appare uno dei racconti più belli
che ho avuto la fortuna di leggere.
 
Debbo dire che mi emoziona sempre nel rileggerlo.
 
Qui emozioni, poesia, amore ed amore filiale
s’intrecciano in modo davvero sublime
e non esito a definirlo… poetico.
 
Consiglio di leggerlo anche
perché penso faccia bene al nostro animo.
 
 

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SIGNORA SCRIVEREBBE UNA POESIA PER ME?
Margaret E. Sangster


 
Se ci va possiamo leggerlo ascoltando
Face of love
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Molte persone che hanno una storia da raccontare sono capaci di metterla sulla carta, quasi tutti coloro che vorrebbero scrivere una poesia non riescono a trovare le rime o a scrivere versi che scorrano.
Ecco perché una volta redassi per una rivista una rubrica che intitolai : Una poesia vostra e mia.
A tutti coloro che avevano in mente una poesia, chiedevo di comunicarmi l’idea e promettevo che avrei pubblicato la loro lettera e scritto la poesia secondo le loro richieste. 
Ricevetti migliaia di lettere da persone che avevano un poema nel cuore.
Ce ne fu una che ricorderò sempre.
Era di una ragazza, una certa Mary. 
Non ne ho mai saputo il cognome.
Un giorno, in un cestino colmo di posta, trovai una lettera espresso contenente un foglio di carta rigata da poco prezzo e, in mezzo al foglio, un consunto biglietto da un dollaro.
Leggendo la lettera, mi sembrava quasi di sentire la voce di Mary.

 
 
 
Gianni Strino

 

 
 
“Voi dite, signora, che scriverete una poesia per chi desidera averne una scritta e pubblicata nella rivista. Io vorrei che me ne scriveste una e me la mandaste invece di pubblicarla.
Ecco perché accludo un dollaro.
Non voglio che vi disturbiate senza compenso.
Credo che vorrete sapere qualcosa di me.
Fui lasciata sui gradini di un orfanotrofio quand’ero in fasce, e nessuno mi adottò perché non ero bella né molto intelligente. 
Perciò rimasi all’orfanotrofio finché non ebbi l’età d’andarmene e allora mi trovarono un lavoro in una fabbrica. 
Lavoravo sei giorni la settimana perché eravamo in tempo di guerra e in fabbrica c’era molto da fare, ma la domenica ero libera e andavo a passeggiare nel parco. 
Una domenica un soldato mi rivolse la parola; mi chiese se ero sola, io risposi di si, ed egli disse che anche lui era solo. 
Aggiunse che non era di quella città e che sperava di poter passeggiare un po’ con me. 
Era un giovane in uniforme e mi parve che non ci fosse niente di male. 
Cosi, passeggiando e discorrendo, mi disse che era d’una regione rurale e che era in una caserma dall’altra parte del fiume. 
Mi disse che al suo paese abitava con la madre e che era figlio unico; non era sposato, e non aveva nemmeno l’innamorata, perché se la madre avesse saputo che s’interessava a qualche ragazza avrebbe fatto il diavolo a quattro. 
Quindi mi chiese se quella sera volevo cenare con lui e poi andare al cinema.” Fu cosi che Mary conobbe Ross, il soldato, e fu al cinema che senti la mano di lui cercare la sua… 
E capì, senza ombra di dubbio, d’essere innamorata. 
Passò un mese, e un’altra domenica, mentre erano al parco, si misero a sedere su una panchina e parlarono dell’avvenire. 
“Non avevo mai avuto un avvenire fino a quella domenica, perché fu allora che Ross mi disse che mi amava e che voleva sposarmi. 
Naturalmente gli risposi di si, e poi Ross si rannuvolò in viso e spiegò che non osava dirlo alla madre, perciò non avrebbe potuto far assegnare a me la quota della paga destinata alla persona a carico, ne farmi beneficiaria della sua assicurazione. 
Ma a me non importava. Volevo soltanto lui e il suo amore. Volevo soltanto qualcuno che m’appartenesse. 
Quando glielo dissi, il viso gli si rischiarò.” Cosi Mary e Ross si sposarono, e appena Ross aveva un permesso andava nella camera ammobiliata di Mary.
Le comprò il primo vestito di seta della sua vita, le scarpe con il tacco alto e una vestaglia. 
Ma il regalo più importante fu l’anello nuziale. 
E quando Ross fu mandato oltremare, Mary gli scrisse tutte le sere ed egli ogni volta che poteva. 
Passò il tempo, e poi un giorno Mary svenne mentre era in fabbrica. Il medico della Società le disse che avrebbe avuto un bambino. 
Fu proprio mentre scriveva a Ross la più bella notizia del mondo che la sorte volle colpirla in modo crudele. 
Ricevette un telegramma dalle autorità militari. “Ne fui sconvolta, signora” mi scrisse Mary “Mio marito era morto. 
Non avrei più sentito le sue labbra sulle mie, ma avevo una consolazione. Non ero più sola come prima. 
Sebbene Ross non fosse più mio, m’aveva lasciato qualcosa che sarebbe stata mia per sempre. 
Mary lavorò fin quando poté e risparmiò ogni centesimo (non aveva l’assicurazione di Ross, ricordate?). 
Sulla polizza c’era il nome della madre. Non scrisse alla madre di Ross perché, come mi disse nella sua lettera, non le avrebbe creduto. 
La bambina di Mary nacque nel reparto maternità d’un ospedale e quando Mary ne usci, si trovò a dover affrontare un problema. 
Adesso doveva guadagnare da vivere non soltanto per sé, ma anche per la sua creatura. 
E cosi decise di mettere la bimba in un nido per l’infanzia, non in uno gratuito, ma in uno di cui i suoi mezzi le permettessero di pagare la retta. 
“Tutte le mattine portavo la piccola al nido, e tutte le sere, dopo il lavoro, andavo a prenderla e la portavo a casa. 
La vedevo sveglia di rado, tranne la domenica. 
Siccome tutto quello che guadagnavo serviva per il vitto, per la pigione e per il nido, la piccola non aveva belle vestine o giocattoli. 
Gli abitini che portava durante il giorno appartenevano al nido, e cosi i giocattoli. Io avevo soltanto il cesto di vimini nel quale dormiva, le coperte e un sonaglio di celluloide. 
Ma ero felice perché, mentre lavoravo, sapevo che l’avrei portata a casa la sera e l’avrei tenuta tra le braccia finché si fosse addormentata. 
Un pomeriggio mi telefonarono dal nido e mi dissero di accorrere subito… ma non arrivai in tempo.”

E cosi Mary si ritrovò sola come prima : una giovane donna non molto bella, non molto intelligente, una donna che aveva soltanto la gran dote di amare e di dare.
La sua lettera finiva cosi : “Siccome la mia piccola non aveva bei vestiti o giocattoli, o nessuna delle cose che i bimbi di solito hanno, io non avrò nulla di lei da conservare. 
E temo che, con il passare degli anni, il suo ricordo svanirà, e chiudendo gli occhi non riuscirò più a vederne il viso.
Ecco perché voglio che scriviate una poesia su di lei, una poesia bella come era lei, una poesia che me la riporti vicina ogni volta che la leggerò, che mi faccia sentire ch’è ancora accanto a me, non tra le mie braccia, ma nel mio cuore.
Vi prego spedite la poesia a Mary, Fermo Posta, e io passerò all’ufficio postale tutti i giorni finché arriverà.“

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Scrivere quella poesia fu uno dei compiti più difficili che abbia mai avuto e, per quanto sembri un paradosso, uno dei più facili.
Non ne ho tenuto una copia perché temevo che, prima o poi, potessi essere tentata di pubblicarla, e allora la poesia non avrebbe più appartenuto soltanto a Mary.
Quando misi la poesia nella busta, fui sul punto di mettervi anche il biglietto da un dollaro, ma poi mi resi conto che sarebbe stata una crudeltà.
Mi resi conto che Mary comprava un ultimo regalo per la sua creatura.
Sì, cercai di rintracciare Mary, ma non fu possibile; aveva ritirato la lettera, e poi era scomparsa.
Sebbene questo sia accaduto parecchio tempo fa, conservo ancora il dollaro, nella speranza che un giorno, non so dove, mi capiti d’incontrare Mary.
Se m’avverrà d’incontrarla, le darò il dollaro e le spiegherò che un ricordo non si può comprare.
Deve essere sempre un dono.

 
 
 
 
 

Suhair Sibai – Introvert – 2011 

 

 
 
 
 

(dal Reader’s Digest – Impaginazione Orso Tony)




PER LE NOVITA’ DEL BLOG
I S C R I V I T I







Venezia.. nel 1938 – Ammiriamola grazie a questo fantastico video – documento (HD)   2 comments

 






Non so a voi… ma a me fanno davvero sognare
le vere immagini
che ci mostrano le reali atmosfere di un tempo
ed ancor di più se ci giungono da un video.




 



Questo è un fantastico video documento… che ci mostra 
come era la città più sognante del mondo nel 1938!






Chi ama le atmosfere di un tempo
ed il fascino di Venezia non può proprio perderselo.



 
 
 
 

Ciao da Tony Kospan




ARANCIO divfar
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LIBRI – H. Hesse con questa bella e suggestiva poesia esalta l’importanza della lettura   Leave a comment

 

 


  




Le poesie di Hesse son tutte belle
e l’autore è assolutamente geniale e profondo
nonché riconosciuto da tutti come tale.

Ma non solo, molte di esse
ci inducono anche ad interessanti riflessioni
come questa.


 

 

 
 
 
 

LIBRI – H. HESSE – POESIA SUBLIME

 
 
 
 
 
(Calw 2.7.1877 – Montagnola 9.8.1962) scrittore, poeta e pittore tedesco
 
 
 


L’importanza della cultura, dei libri,
ovviamente nessuno può scoprirla
tanto essa è evidente.

Ma Hesse ci vuol dire che la loro importanza
non sta tanto nell’accumulare conoscenze, nozioni etc.
bensì nella loro capacità e potenzialità
d’aiutarci a ricercare in noi stessi la nostra luce, 
il nostro universo, la nostra saggezza, la nostra verità. 

 
 
 


 
 
 


L I B R I
 
Hermann Hesse

 
 

Tutti i libri del mondo


non ti danno la felicità,


però in segreto


 ti rinviano a te stesso.

 

 Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,


 sole stelle luna.


 Perché la luce che cercavi


 vive dentro di te.

 

 La saggezza che hai cercato


 a lungo in biblioteca


 ora brilla in ogni foglio,


 perché adesso è tua.






 

 

 

da La felicità, versi e pensieri





Hesse tra l’altro è stato anche un apprezzato pittore

ed ecco allora anche un suo dipinto proprio in tema.. libri.

 

 

 

 

Hermann Hesse – Sedia con libri (1921)


 

 

 

Penso che possiate condividere questa mia opinione

sulla poesia, ma, se vi va, 

mi farebbe piacere leggere anche la vostra.

 

 

 

 

 



Ciao da Orso Tony






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UN MODO DIVERSO DI VIVER LA POESIA E LA CULTURA
NELLA PAGINA FB








 

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