Archivio per 7 aprile 2022

Giovedì sera in poesia “Sono arrivata fino a te” G. Belli – arte K. Razumov – canzone “Mi fido di te”   Leave a comment





Konstantin Razumov – Donna e fiori






barrafiorita
Tutti siamo alla ricerca della felicità,
ma la coloriamo di tali e tante sfumature e pretese
da non riuscire mai a conseguirla.
La felicità è qualcosa di interiore,
per questo è dentro di noi
che dobbiamo inabissarci per trovarla.
(Osho)
barrafiorita



  (Mi fido di te – Jovanotti)
Konstantin Razumov – Donna e bici tra i fiori 



IO SONO ARRIVATA FINO A TE…
– Gioconda Belli –

Io sono arrivata fino a te
vestita di pioggia e di ricordi,
 ridendo la risata immutabile degli anni.
 Io sono l’inesplorata strada,
 la chiarezza che rompe la tenebra.
 Io metto stelle tra la tua pelle e la mia
 e ti percorro completamente,
 sentiero dopo sentiero,
 scalzando il mio amore,
 denudando la mia paura.
 Io sono un nome che canta e si innamora
 dall’altro lato della luna,
 sono il prolungamento del tuo sorriso e del tuo corpo.
 Io sono qualcosa che cresce,
 qualcosa che ride e piange.
 Io,
 quella che ti ama.



Konstantin Razumov



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Image du Blog mamietitine.centerblog.netImage du Blog mamietitine.centerblog.net



Konstantin Razumov


Prima della mezzanotte tra il 7 e l’8 aprile del 1300 Dante entra nella… “SELVA OSCURA”   Leave a comment








NELLA NOTTE TRA IL SETTE E L’OTTO APRILE DEL 1300 DANTE ENTRA NELLA “SELVA OSCURA”



E’ stato possibile datare il momento iniziale dell’opera più famosa della letteratura italiana benché il Sommo non lo dica mai apertamente.

Come?







E’ stato (ed è) sufficiente per persone di buona cultura, ed ovviamente soprattutto per gli studiosi della Divina Commedia, incrociare le informazioni scientifiche, storiche ed astronomiche che lo stesso Dante ha inserito qua e là nella Commedia.





William-Adolphe Bouguereau




Dante dunque inizia il suo viaggio, che durerà una settimana, nella notte tra il 7 e l’8 aprile in compagnia di Virgilio.
Cercherò ora con più precisione di dire come si è giunti a questa conclusione.





Daniele Albatici

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COME SI E’ SCOPERTO L’ANNO

Dante dice “nel mezzo del cammin di nostra vita”.
La durata media della vita all’epoca era di 70 anni.
Quindi egli perde la “retta via” a 35 anni ed essendo nato nel 1265, l’anno non può che essere il 1300.
L’anno poi è confermato anche dal richiamo al Giubileo che si tenne nel 1300.


COME SI E’ SCOPERTO IL GIORNO

Il diavolo Malacoda dice a Dante che il ponte che univa la V alla VI Bolgia infernale era crollato il giorno della morte di Cristo per il terremoto avvenuto su tutta la Terra.
Ma il punto decisivo è che per il diavolo erano passate 5 ore dal 1266° (Ier, più oltre cinqu’ ore che quest’otta, mille dugento con sessanta sei anni compié che qui la via fu rotta) anniversario del crollo.
Siccome per tradizione e per il Vangelo di Luca, Cristo sarebbe morto a mezzogiorno di venerdì, lo smarrimento del Sommo era avvenuto la notte precedente.
Le date possibili erano quindi il 25 marzo o il 7 aprile di notte e quest’ultima, data vicina alla Pasqua simbolo di rinascita, ha finito per essere considerata quella più attendibile dagli studiosi.









Ecco infine un bel video dedicato a… quel fatidico momento.




Daniele Albatici



Ciao da Tony Kospan










Scopriamo i significati nascosti nelle involontarie espressioni del viso e cosa rivelano   Leave a comment


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Penso che questo studio possa esserci molto utile…
in diverse (e forse molte) occasioni…

 
 
 Charles Le Brun – Espressioni del viso – 1698
 
 



COME SCOPRIRE
DALLE ESPRESSIONI FACCIALI
SE UNA PERSONA E’ SINCERA


 

   
 

 

 

 

 

Paul Eckman ha studiato per molti anni le espressioni facciali, raccogliendo una grande quantità di dati: attraverso i suoi studi è stato possibile arrivare ad una descrizione particolareggiata del comportamento di molti muscoli facciali, scoprendone la straordinaria complessità che può far si che sul volto, nel giro di pochi secondi, possano comparire delle ‘microemozioni’ che la maggior parte degli osservatori non riescono nemmeno a cogliere, data la durata molto breve della loro apparizione. 

Le emozioni segnalate dal volto sono state studiate attraverso l’osservazione attenta di fotografie e videofilmati, esaminati al rallentatore.


I dati raccolti sono stati identificati in modo simile anche all’interno di culture molto diverse.

Per esempio anche in un gruppo della Nuova Guinea, di cultura primitiva, le espressioni facciali relative a particolari emozioni somigliano molto a quelle delle società più avanzate; ciò accade in particolare per l’emozione della rabbia, del disgusto, della felicità, della tristezza, della paura e della sorpresa, che sembrano universalmente espresse allo stesso modo, probabilmente perché biologicamente più primitive e dunque universali.

Le espressioni del volto sono complesse e ambigue in quanto provengono da un sistema duplice, volontario e involontario, capace di mentire e di dire la verità, spesso contemporaneamente.

Le espressioni vere, sentite, si presentano perché il movimento dei muscoli facciali è automatico, quelle false compaiono invece perché l’evoluzione della specie ha portato l’uomo ad avere un controllo volontario sul proprio viso, che consente di inibire la mimica autentica e assumere al suo posto un’espressione non realmente sentita.

 

 

 

 

 

 

Eckman ha individuato tre tecniche che normalmente le persone utilizzano per sviare l’interlocutore dal comprendere l’emozione che prova:

  1.  La dissimulazione. L’espressione spontanea viene dissimulata, fatta scomparire dal volto. Il soggetto sembra accorgersi di quello che rischia di manifestare, per cui interrompe bruscamente l’emozione che gli si sta stampando sul viso, coprendola con una espressione diversa. Chi si trova spesso a mentire per ragioni professionali, tipo avvocati, politici, venditori, giocatori d’azzardo impara l’arte della dissimulazione con grande perizia, tanto da poterla esercitare anche quando si trova a dover guardare negli occhi l’interlocutore, il che è piuttosto difficile, per chi non è allenato, da mettere in pratica. 

L’attiva falsificazione. Quando nasce una emozione i muscoli facciali si attivano in maniera automatica : per abitudine o per scelta si può riuscire ad impedire queste espressioni nascondendole attraverso una maschera, una ‘emozione finta’, che in genere è il sorriso. E’ più facile fingere emozioni positive che negative: la maggior parte delle persone trova infatti difficilissimo imparare a muovere volontariamente i muscoli che sono necessari per fingere realisticamente dolore e paura; va un pò meglio per la rabbia e per il disgusto.







    Nel suo libro, I volti della menzogna, Eckman ci fornisce almeno tre indizi per poter ritenere che una espressione non sia sincera : asimmetria, tempo e collocazione nel corso della conversazione.

    Asimmetria. In una espressione facciale asimmetrica le stesse azioni compaiono nelle due metà del viso, ma sono più intense su una parte anziché nell’altra. Una spiegazione di questa asimmetria potrebbe essere cercata nel fatto che l’emisfero cerebrale destro sia più specializzato del sinistro nel trattamento delle emozioni: dato che l’emisfero destro controlla gran parte dei muscoli della metà sinistra del viso e il sinistro quelli della metà destra, le emozioni si mostrano con maggiore intensità sulla parte sinistra del volto. In questo senso le espressioni contorte, in cui l’azione dei muscoli è un po’ più accentuata su una metà  del viso possono essere un segno rivelatore della falsitã  del sentimento manifestato. L’asimmetria è indizio di una emozione poco sentita, un’espressione volontaria della muscolatura. 

    1. Tempo. Le espressioni di lunga durata (dai 10 secondi in su) sono probabilmente false perché le espressioni autentiche non durano così a lungo : la mimica che esprime emozioni davvero sentite non resta sul viso più di qualche secondo. Se la sorpresa è autentica tutti i tempi, di attacco e di stacco,  sono brevissimi, inferiori al secondo.
    2. Collocazione. Se qualcuno finge di arrabbiarsi e dice ad esempio ‘non ne posso più di come ti comporti’ dobbiamo guardare attentamente alla mimica : se i segni di collera nell’espressione facciale vengono dopo le parole, la persona non è poi così adirata come invece sarebbe se l’espressione della collera si stampasse sul viso prima della pronuncia della frase. In ogni caso le espressioni del viso non sincronizzate coi movimenti del corpo costituiscono probabili indizi di falso. 

     

     

     

     

     

     

    DAL WEB – IMPAGINAZ. T.K.

     

     

     

    CIAO DA TONY KOSPAN




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    COME PIOVEVA – La storia.. l’atmosfera del 1918 e l’antica.. poetica canzone in 2 versioni   Leave a comment

     
      



    Ecco un’altra famosissima
    storica, poetica, indimenticabile canzone
    che fin da piccolo mi colpiva
    per la sua dolcissima profondissima malinconia.

     
     
     

      



    ATMOSFERE E NOTE DI UN TEMPO
    a cura di Tony Kospan

    COME PIOVEVA

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    E’ una canzone del 1918


     
     
     
     


     
     
     
     


    Sta, finalmente, finendo
    la prima tremenda guerra mondiale.

    La vita nelle città e nelle campagne
    va avanti comunque…
    nonostante gli immensi lutti.

     
     
     
     
     
     
     
     

    Queste immagini ci rendono un po’
    l’atmosfera di quell’anno.

     
     
     
     
    La spagnola
     
     
     
     
    Donne nelle fabbriche mentre gli uomini sono in guerra

     
     
     
     







     Modigliani – Fotografia con dedica donata da Amedeo a Jeane Hébuterne, 1918

     


    L’autore della canzone è Armando Gill,
    (pseudonimo di Michele Testa Piccolomini)
    primo vero cantautore italiano.

     
     
     
     

    Armando Gill (Napoli 23.7.1877 – Napoli 1.1.1945)
     
     


    “Versi di Armando, musica di Gill,
    cantati da Armando Gill”
     
    era il suo simpatico motto.
     
     
     
    Fu infatti l’inventore di un linguaggio diretto
    anticipatore di un genere che si affermò
    solo molti anni dopo.

     
     
     
     
     Donna al lavoro 
     
     

    C’è un simpaticissimo aneddoto
    su questa canzone e sullo spirito del suo autore.
     
     
    Alcuni giorni prima del lancio Gill, non avendo fiducia
    nelle capacità promozionali della sua casa discografica,
    tappezzò la città di Napoli.

     
     
     
     
     
     
     
     

    … con manifesti raffiguranti degli ombrelli
    e qualche giorno dopo con i manifesti della canzone.

     
     
     
     
    Manifesto della canzone originale dell’epoca
     
     
     
     
     
    Tornando alla canzone,
    a mio parere, essa è viva e bella
    oggi come allora… e lo sarà sempre.

     
     
     
     



    Ascoltiamola ora,
    cantata da uno dei suoi massimi interpreti,
    Achille Togliani
    potendo leggere qui anche il poetico testo.

     
     




     
      
     

    o se preferiamo… in questo bel video…
    che ci consente d’ascoltarla
    proprio con la voce di Gill
    insieme a bellissime immagini d’epoca.
     
     
     
     




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    L’orso e gli amici – L’originale e simpatico racconto di Bruno Ferrero ci dona anche uno spunto di saggezza   2 comments



     

      

    Questo raccontino, davvero carino
    e con un piccolo, ma significativo, spunto di saggezza
    mi fu fatto conoscere da un’amica
    che conosceva la mia passione per gli orsi, gli orsetti,
    come pure il mio nik orsosognante, etc etc…
     
     
     
    L’ho ritrovato per caso 
    e lo ripropongo con piacere…
     
     
     
     
     

     
     
     
    GLI AMICI E L’ORSO

     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Due amici facevano la stessa strada che attraversava una tenebrosa e pericolosa foresta.
    Improvvisamente un orso ennorme e ringhiante si parò davanti ai due uomini.
    Uno, in preda alla paura, si arrampicò su un albero e si nascose; l’altro non fece in tempo, ed accorgendosi di non essere in grado di sfuggire alla bestia feroce, si lasciò cadere a terra, fingendo di essere morto.
    Sapeva infatti che gli orsi non toccano i morti.
    Quando l’orso gli arrivò vicino, lo annusò, gli grugnì negli orecchi, provò a smuoverlo con il muso.
    Il poveretto tratteneva il respiro con tutte le sue forze.
    L’orso lo credette effettivamente morto e se ne andò.
    Appena vide l’orso sparire tra gli alberi , l’altro scese dall’albero su cui si era arrampicato e chiese all’amico:
    ” Che cosa ti ha detto l’orso nell’orecchio?”.
    “Mi ha detto di non viaggiare più insieme a certi amici, 
    che nel momento del pericolo invece di aiutarmi se la danno a gambe levate”


     
     
     

     
     
     




    Da Bruno Ferrero, Il canto del grillo, Ed. Elledici





     
     
     
     
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    Gabriela Mistral.. grande poetessa cilena (e maestra di Neruda) – Breve ricordo e le sue più belle poesie   Leave a comment




    Gabriela Mistral è stata l’unica donna sudamericana 
    ad avere ricevuto il premio Nobel per la Letteratura  (nel 1945)
    ed anche la prima a riceverlo tra tutti i letterati sudamericani.







    Di origini basche ed ebree,
    ha vissuto un’infanzia molto povera
    nel paese andino di Montegrande, 
    cominciando a scrivere poesie, come autodidatta,
     fin da bambina ed ottenendo le prime pubblicazioni
    sui giornali locali a soli quindici anni.




    Vicuña 7 aprile 1889 – New York 10 gennaio 1957




    Fin da allora non usava mai il suo vero nome,
    Lucila Godoy Alcayaga, ma vari pseudonimi.

    Alla fine scelse lo pseudonimo con cui divenne famosa, 
    Gabriela Mistral
    dopo avere vinto un importante premio di poesia nazionale, 
    per il suo amore per i poeti
    Gabriele D’Annunzio e Frédéric Mistral.



    Gabriela Mistral e Pablo Neruda




    Insegnante prima alle elementari e poi alle superiori
    ebbe tra i suoi alunni
    nientepopodimeno che Pablo Neruda.

    Svolse per il governo cileno importanti incarichi di tipo culturale
    sia in patria che all’estero.







    Fonte “IL POST” con molte modifiche




    Il Doodle che le dedicò, qualche anno fa, Google




    ALCUNE SUE POESIE



    MADRE PIU’ DI UNA MADRE

    Fa che io sia più madre di una madre
    nel mio amore e nella difesa del bambino
    che non è sangue del mio sangue.
    Aiutami affinché ognuno dei “miei” bambini
    diventi la poesia migliore.
    E nel giorno in cui non canteranno più le mie labbra,
    lascia dentro di lui o di lei,
    la più melodiosa delle melodie.



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    NINNA NANNA

    Il mare le sue mille onde
    culla divino;
    odo i mari innamorati
    mentre cullo il mio piccino.
    L’errabondo vento, a notte,
    culla le spighe;
    odo i venti innamorati
    mentre cullo il mio piccino.
    Iddio Padre i mille mondi
    culla senza un brusio.
    Sento il gesto suo nell’ombra
    mentre cullo il bimbo mio.

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    DAMMI LA MANO


    Dammi la mano e danzeremo

    Dammi la mano e mi amerai

    come un solo fior saremo

    come un solo fiore e niente più.

    Lo stesso verso canteremo

    allo stesso passo danzerai

    Come una spiga onduleremo

    come una spiga e niente più.

    Ti chiami rosa e io speranza

    ma il tuo nome dimenticherai

    perchè saremo una danza

    sulla collina e niente più.

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    AMO LE COSE CHE NON EBBI MAI


    Amo le cose che mai non ebbi,

    insieme alle altre che non ho più:

    tocco un’acqua silenziosa,

    distesa su freddi prati,

    che senza vento rabbrividiva

    in un orto che era il mio orto.

    La guardo come la guardavo;

    mi viene uno strano pensiero

    e lenta gioco con quest’acqua

    come con pesce o mistero.



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    F I N E




    Ciao da Tony Kospan






    La sua immagine in un murale







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