Archivio per 18 gennaio 2022

Buon martedì sera in poesia “Ad un’ignota” G. Gozzano – arte Champney – canzone “La vita mia” Minghi   Leave a comment

 

 

 

James Wells Champney – The Coquette – 1885


 

 

 
 
 
 

 

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Chi desidera vedere l’arcobaleno, 
deve imparare ad amare la pioggia. 
– Paulo Coelho –  

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magic ponte bridge by heedheed d7fwxti

 

 
 
 

James Wells Champney – La statuetta cinese

 

     

 

AD UN’IGNOTA 
Guido Gozzano
 
Tutto ignoro di te: nome, cognome,
l’occhio, il sorriso, la parola, il gesto;
e sapere non voglio, e non ho chiesto
il colore nemmen delle tue chiome.

…Ma so che vivi nel silenzio;
come care ti sono le mie rime:
questo ti fa sorella nel mio sogno mesto,
o amica senza volto e senza nome.

Fuori del sogno fatto di rimpianto
forse non mai, non mai c’incontreremo,
forse non ti vedrò, non mi vedrai.
 
Ma più di quella che ci siede accanto
cara è l’amica che non mai vedremo;
supremo è il bene che non giunge mai!
 
 
 

 

 

James Wells Champney – Donna che copia il Cantico dei Cantici

 
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       stella azzurr starstella azzurr starstella azzurr starstella azzurr star        

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da Orso Tony 

 

  

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  La vita mia – A. Minghi

James Wells Champney – Il ventaglio

 
 
 
 

 

La Madonnina del Ferruzzi – Storia e misteri di un dipinto notissimo ed amatissimo ma scomparso   Leave a comment






Questo quadro fino a pochi decenni fa era presente, con le cornici più disparate, in quasi tutte le case italiane
(spesso era situato in camera da letto sopra il letto matrimoniale).

Ma penso che pochi ne conoscono storia e misteri.




(Dalmazia 1853 – Luvigliano, Colli Euganei, 1934)



LA STORIA DEL DIPINTO E L’AUTORE


Roberto Ferruzzi era figlio di un avvocato e studente di giurisprudenza ma appassionato di pittura.
Un giorno vide una ragazza dei Colli Euganei, Angelina Cian, che aveva in braccio un fratellino che dormiva.
L’immagine della ragazza, secondogenita di quindici figli, e del fratellino Giovanni colpì la fantasia del Ferruzzi che decise di dipingerli.
Il dipinto presentato poi alla II Biennale di Venezia nel 1897 con il titolo “Maternità” fu premiato ed ebbe subito un grande successo popolare.





IL CAMBIO DEL TITOLO – PRIMO MISTERO


Perché, chi e come cambiò il titolo del dipinto?
Il motivo forse sta nella grande emozione che il dipinto suscitava in tutti coloro che lo vedevano.
Dunque ci fu una forte pressione popolare, anche di natura religiosa, ed alla fine il Ferruzzi, o qualcuno del suo entourage, cambiò il titolo in “Madonnina”.






Il dipinto poi fu acquistato e rivenduto più volte finché non divenne di proprietà dei F.lli Alinari noti fotografi fiorentini che a loro volta lo vendettero ma mantennero il diritto di utilizzare l’immagine per farne copie, santini, biglietti, opuscoli religiosi etc.
Il dipinto, copiato sia in modo legale che illegale, ebbe un’enorme diffusione, in tutta Italia e non solo, durata fino a qualche decennio fa.






I CAMBI DI PROPRIETA’ ED IL MISTERO DELLA SCOMPARSA


Dopo ulteriori cambi di proprietà a cifre sempre più alte fu infine acquistato dall’ambasciatore americano in Francia, John G.A. Leishman, che, durante la II Guerra Mondiale lo spedì negli Usa dove però non arrivò mai perché la nave fu affondata.
Secondo un’altra versione invece il dipinto fu salvato e per questa, o per altre vie, sarebbe finito in Pennsylvania in una collezione privata .
Quel che è certo è che del dipinto si persero del tutto perse le tracce.
Intorno al 2000 apparve in circolazione una versione ad olio considerata molto vicina all’originale.



Foto varie dei F.lli Alinari



L’AMARA STORIA DELLA RAGAZZA DEL DIPINTO


La ragazza del dipinto dopo il matrimonio raggiunse il marito negli USA, a Oakland, ove ebbe 10 figli.
Poi, a seguito dell’inattesa morte del marito, cadde in una forte depressione e finì in manicomio, dove morì nel 1972.
I suoi figli furono accolti in un orfanotrofio.






Tony Kospan


F I N E



Copyright Tony Kospan – Vietata la copia senza indicare autore e sito.




Frecce (174)







La Cappella Sansevero ed i suoi misteriosi capolavori – La Pudicizia con analisi ed interpretazioni – III Parte   Leave a comment

 
 
 


 
 
 

Quest’opera, con il Cristo velato di cui abbiamo già parlato
ed il Disinganno di cui parleremo più avanti,
forma la triade delle opere della Cappella più apprezzate
fin dal ‘700 dai visitatori e dagli storici dell’arte
ed è oggi un’immagine che vediamo molto spesso nel web.

 
 
 

LE ALTRE OPERE DELLA CAPPELLA
LA PUDICIZIA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
Il Principe Raimondo l’ha dedicata alla memoria
della “incomparabile madre”, la nobildonna Cecilia Gaetani,
morta quando Raimondo aveva meno di un anno.


 
 
 
 
 
 

L’autore, il veneto Antonio Corradini noto per le sue figure velate,
è davvero un grande della scultura dell’epoca.

Aveva lavorato con successo in diverse parti d’Europa
ma morì proprio poco dopo averla terminata.
 
La prima cosa che salta all’occhio nell’osservarla
è che il titolo “La pudicizia” è davvero strano
tanto la statua appare… maestosamente “impudica“!


 
 
 
 
 
 


Anche qui il “velo corradiniano” appare fantastico
con quelle pieghe trasparenti del tessuto
che aderiscono elegantemente e morbidamente alla pelle.
 
L’arte del velo nella scultura era già nota agli antichi
ed era molto amata dal Principe anche per il suo significato esoterico
del… velare e… svelare (la verità).


 
 
 
 
 
 


La donna ha una cintura di rose intrecciate
ed uno sguardo perso nel vuoto ed ha poi accanto a sé
l’albero della vita e una lapide divisa in 2 parti
simbolo indiscusso di una vita troppo presto spezzata
ed ancor più confermato dalla mano lì appoggiata.
 

La base infine su cui essa è situata
mostra un bassorilievo in cui è raffigurato
l’episodio evangelico del Noli me tangere.


 
 
 
 
 
 
 


Abbiamo dunque visto e descritto la statua
sia come “significato familiare“,
omaggio alla madre prematuramente morta,
che da un punto di vista artistico,
la genialità dell’arte del Corradini.
 
Ora esaminiamo le differenti ed opposte interpretazioni
esoteriche e cristiane della stessa.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE ESOTERICA
 
 


Appare chiaro che se la scultura voleva rappresentare
solo un omaggio alla madre morta così giovane
qui c’è molto… ma molto di più
a partire da quel velo di cui abbiamo già parlato,
riferimento alla sapienza nascosta ai non iniziati,
e per la figura accostabile alla dea egizia Iside.
 

Inoltre tanto gli arbusti di quercia,
albero della conoscenza del Bene e del Male per gli antichi,
l’opulenza delle forme, la cintura di rose (Rosa mistica?) etc
evidenziano che l’opera
non è altro che un’allegoria della sapienza esoterica.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE RELIGIOSA O CLASSICA

 
 
Tutti i simboli dell’opera non sono altro
che espressione della fede cristiana.
 

La quercia è anche un simbolo cristiano,
il vaso sotto la statua è  un contenitore di incenso,
la cintura di rose rappresenta la nascita della vita,
la lapide rotta fa riferimento alla resurrezione
(lapide del sepolcro di Cristo trovata rotta )
ed il velo null’altro è che un omaggio
alla nuda castità e/o alla nudità di Eva.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

UNA PERSONALE OPINIONE

 
 
Tanta religiosità nel Principe, noto massone
e duramente perseguitato a più riprese dalla Chiesa
mi sfugge proprio del tutto e mi appare incomprensibile.


Lo stesso Corradini, lo scultore, era poi un iniziato.


Come pure non mi convince l’idea che un figlio
 voglia ricordare la madre precocemente scomparsa
mostrandola con forme così procaci
e coperte solo da un leggero velo trasparente.


 
 
 
 
 
 
 
 


Però penso anche che sia innegabile
la presenza di diversi riferimenti religiosi.
 
Dunque ritengo che nell’opera siano presenti
entrambi gli aspetti che forse sono stati volutamente
tenuti insieme principalmente per 2 motivi.
 
Il primo è quello di renderla ancor più misteriosa
ed il secondo per evitare le ire delle Autorità ecclesiastiche.

In ogni caso è indubitabile che si tratta
di un vero e proprio fantastico capolavoro…


 
 
 
 
 
 

FINE DELLA III PARTE

(LA CAPPELLA SANSEVERO 
E LE 4 INTERPRETAZIONI 
DELLE SUE MISTERIOSE OPERE)
 
 

La visita virtuale della Cappella
continuerà con le altre misteriose opere

 
 
 
 
Chi volesse legger la I parte
– Presentazione e biografia del Principe di Sansevero –
 
 
 
 
Chi volesse legger la II parte
– La Cappella ed il Cristo Velato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Ecco tutti i segreti dell’orologio del corpo (bioritmi)! Scopriamo se siamo allodole o gufi   Leave a comment

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Tutti noi abbiamo sentito parlare dei bioritmi…

Ma cosa sono? Cosa significano?

Questo articolo ci aiuta a conoscerli
ed a vivere meglio cercando di rispettarli
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Gli orari del corpo:
i segreti della cronobiologia 
Claudia Bortolato

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La vita quotidiana? Un’estenuante corsa contro il tempo.
Tutto sembra sfuggire come se seguisse un moto proprio fatto di velocità, velocità e ancora velocità.
Così, l’orologio è diventato il nuovo padre padrone, detta ritmi forsennati in nome dell’efficienza e del diktat “fare più cose possibili”.
Tutto questo è risaputo e sperimentato un po’ da tutti, come è risaputo che gli affanni contro il tempo, l’essere sempre in azione (spesso contro la propria volontà), il non rispettare il naturale bisogno che ha l’organismo di avvicendamento tra attività e passività, azione e riposo, producono stress, ansia, tensione cronica, insonnia e altre manifestazioni più o meno patologiche.
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Cosa si potrebbe fare per riprendere contatto con una dimensione più umana del tempo, per gestire in modo più consono e, perché no, produttivo in termini di benessere, i ritmi della vita?

La cosa più naturale sarebbe imparare a fermarsi ogni tanto, per dedicarsi non solo al “fare”, ma anche al “non fare”, a quella giusta dose di ozio, o di gioco, inteso pure come cura dei propri hobby, che ricaricano e ritemprano.

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Ma non solo. Si potrebbero seguire le indicazioni fornite dalla Cronobiologia, una branca relativamente nuova della medicina, che valuta il funzionamento del corpo, dell’organismo, in rapporto al tempo. «è assodato che negli organismi viventi diversi fenomeni fisiologici, come la fluttuazione della temperatura corporea, le variazioni della pressione arteriosa, la produzione di ormoni, si ripetono periodicamente, ovvero a intervalli di tempo prevedibili. La cronobiologia si occupa proprio dello studio di queste, e di altre periodicità dell’organismo», sottolinea Francesco Portaluppi, ricercatore cronobiologo dell’Università di Ferrara.

«Tutto dipende dall’interazione tra l’ambiente, l’alternarsi della luce e del buio, e l’orologio biologico, che si trova nel nucleo soprachiasmatico, alla base del cervello, ed è dotato di suoi precisi ritmi».

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A muovere le lancette dell’orologio biologico, però, non sono solo le condizioni ambientali esterne, soprattutto il ritmo luce buio, ma anche i programmi iscritti nel patrimonio genetico di ciascuno.


Per questo alcune persone sono mattutine categoria alla quale appartengono

le cosiddette “allodole

e altre serotine i cosiddetti gufi“.

Fonte Kataweb

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Questa teoria dei bioritmi,

ormai universalmente accettata dalla psicologia,

divide quindi il mondo in 2 grandi categorie.




ALLODOLE E GUFI

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Le allodole sono le persone che vanno a letto presto…

si alzano presto e sono presto in forma…

ma la sera crollano…

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I gufi sono coloro che vanno a letto molto tardi,

si alzano (se possono) tardi

e sono in gran forma solo dal pomeriggio in poi.

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E voi a quale categoria appartenete?


Orso Tony

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IL BAMBINO CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA – Breve.. suggestivo e dolcissimo racconto d’autore   Leave a comment



Un dolcissimo raccontino che ci farà bene al cuore…









IL BAMBINO CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA



Un bambino, tutti i giorni, si recava in spiaggia e scriveva sulla sabbia: ”Mamma ti amo”; 
poi guardava il mare cancellare la scritta e correva via sorridendo.










Un vecchio triste passeggiava tutti i giorni su quel litorale, e lo vedeva giorno dopo giorno scrivere la stessa frase, e guardare felice il mare portagliela via. 

Fra sé e sé pensava: “Questi bambini sono così stupidi ed effimeri!”









Un giorno si decise ad avvicinare il bambino, non avrà avuto più di dieci anni e gli chiese: 
“Ma che senso ha che tu scriva sulla sabbia che poi il mare te la porta via? Diglielo tu che le vuoi bene.”

Il bambino si alzò, e guardando l’ennesima scritta cancellata dall’acqua salata, disse al vecchio: 
“Io non ce l’ho la mamma! Me l’ha portata via Dio come fa il mare con le mie scritte. 
Eppure torno qui, ogni giorno, a ricordare alla mamma e a Dio che non si può cancellare l’amore di un figlio per la propria madre”.










Il vecchio s’inginocchiò, e con le lacrime agli occhi scrisse: 
“Nora. Ti amo!”, era il nome della moglie appena morta.

Poi, prese il bimbo per mano e assieme guardarono la scritta sparire.


Alessandro Bon






Renato Guttuso – Breve ricordo del grande pittore del ‘900.. i temi della sua pittura e vari capolavori   Leave a comment




Spes contra spem – 1982 – (La visione, in sintesi, del suo mondo)



Renato Guttuso è stato, con le sue opere,
attivo testimone delle principali vicende,
artistiche e non solo, del XX secolo.





La strada



La sua pittura,
tesa all’esaltazione dei temi sociali,
ma anche di quelli genericamente umani
e talvolta anche politici,
è stata definita neorealista.
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Bagheria 26.12.1911 – Roma 18.1.1987



La tematica della sua opera pittorica è caratterizzata,
inoltre fin dalle opere giovanili, dal suo amore per la Sicilia.





 
Contadini al lavoro – 1950



In primo piano nella sua ricerca artistica
appaiono poi sia il mondo contadino
che la vita dei quartieri di Palermo.



Autoritratto



Questo suo sentimento raggiunge il suo apice
nel suo capolavoro Vucciria del 1974.





Vucciria




Molto presenti nelle sue opere anche i temi sociali,
esaltati dalla sua adesione al Partito Comunista Italiano,
di cui disegnò anche il simbolo,
fino al cambiamento del 1991.



Guttuso – Occupazione delle terre


Negli anni ’60 entrano nel suo mondo pittorico
in modo potente anche le figure femminili





Donne



E’ stato anche un notevole esponente
del mondo intellettuale e culturale italiano
del 2° novecento



Donna alla finestra

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Molto nota è poi anche la sua lunga relazione
con Marta Marzotto








che fu anche la sua musa di tanti dipinti
e che gli fu vicino fino alla fine.




Melancholia nova (Marta Marzotto)




F I N E



MARRONE CHIARO
IL GRUPPO DI CHI AMA L’ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)









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