Archivio per 12 gennaio 2022

Felice mercoledì sera in poesia “Desideri” B. Bruno – arte Beraud – canzone “Se mi perderai” Nico Fidenco   Leave a comment



Jean Beraud – La signora si rende utile







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Se infelice è l’innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore,
mille volte più infelice
è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato.
Italo Calvino

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Jean Beraud – Dopo il misfatto



D E S I D E R I
Baldo Bruno
Desideri
Farfalle che si fermano su idee annebbiate
Uccelli stridenti nel cielo della mente
fantasie
forme brillanti di altre dimensioni
Il cuore li cerca
sogni
singhiozzi di fantasia
con gli occhi lucenti nell’immensità
sospiri
come nella notte fiori impotenti
in attesa della luce.



Jean Beraud – Giornata di brutto tempo



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IL NUOVO GRUPPO IN CUI VIVER L’ARTE
INSIEME
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(Se mi perderai – Nico Fidenco)
 
Jean Beraud

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L’ABBRACCIO – Eccolo nelle poesie.. nell’arte.. nelle canzoni.. negli aforismi e non solo   Leave a comment

 

 


Cari amici della poesia
siamo ormai giunti al termine

di questa piccola antologia dedicata all’iter dell’amore umano

che dunque dopo lo sguardol’incontro, il cuore ed il bacio


ora si conclude con l’abbraccio.


 

 

 

 

L’ABBRACCIO IN POESIA ARTE AFORISMI CANZONI E…

a cura di Tony Kospan 

 

Dopo esser partiti dallo sguardo
ed esser passati per il cuore,
per l’incontro e per il bacio
concludiamo la poetica pentalogia
con l’abbraccio.


Insieme al bacio infatti sono gli abbracci la manifestazione più consueta ed evidente
dell’avvenuto trionfo dell’amore.

 

 

 

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Il senso vero dell’abbraccio
è il congiungersi dei sentimenti,
il fondersi con l’altro,
l’inabissarsi nell’amore
o, se si preferisce, è l’emozione pura vissuta
per l’intima connessione fisica e spirituale
tra due individui. 

 

Non è certo necessario dilungarsi oltre sul tema
tanto è universalmente noto
per cui mi limiterò a lasciar parlare
questi aforismi che mi piacciono molto.

 

 

 

Jean-Honoré Fragonard – Amanti felici

 

 

Il linguaggio dell’amore
è un linguaggio segreto 

e la sua espressione più alta
è un abbraccio silenzioso
 

Roberto Musil

 

 Negli abbracci forsennati o dolcissimi

non era il tuo corpo che cercavo
bensì la tua anima, i

 tuoi pensieri,
i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, le tue poesie. 

Oriana Fallaci

 

 L’amore e l’arte

non abbracciano ciò che è bello, 

ma ciò che grazie al loro abbraccio
diventa bello.
 

Karl Kraus

 

 Siamo angeli con un’ala soltanto

e possiamo volare
solo restando abbracciati. 

Luciano De Crescenzo

 

 

 

 

 


Pur essendo molte le poesie
in cui appare un abbraccio sono però poche quelle in cui
esso ne è l’elemento cardine.



Ma è giunto il momento
di passare alla lettura e, come al solito, sarebbe bello
leggere, sul tema,
le poesie vostre o di altri autori che amate.

 

 

 Abbracciami – Marco Masini


Ron Hicks – L’abbraccio

 

 

ABBRACCIO


~ Carlo Bramanti ~


 
Donami un abbraccio
sincero, luminoso
come un giorno d’estate,
ma che sia lungo,
lungo una vita.

 

 

 Tutto in un abbraccio – Claudio Baglioni
Talantbek Chekirov – Abbraccio
 
 
 

PARIS AT NIGHT


~  Jacques Prevert ~

 


 
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

 

 Abbracciami – Julio Iglesias

Brent Heighton – Abbraccio sotto l’ombrello
 

 

TACI!

~  Jimenez ~


Taci! Gusta lo zenit,
ascolta il sole.
Non parlarmi!
Unisci,
Nel fiore permanente
di un infinito amore,
le tue mani alle mie,
il tuo silenzio al mio.
Taci! Aspira l’azzurro,
Ascolta l’oro.

 

 Marcella Bella – Abbracciati

Anna Rita Barbieri – Abbraccio

 
 

AMORE

~  Alda Merini ~


Amore,
vola da me
con l’aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l’ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d’albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fà delle due braccia
due ali d’angelo
e porta anche a me un pò di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.

 

 Abbracciami – Eros Ramazzotti

Paris Bordone – 2 innamorati

 

 

LA VOCE A TE DOVUTA

~  Pedro Salinas  ~



Il tuo modo di amare
è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perchè io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

 

 Abbracciami – Nek

Ron Hicks – Benarrivata… vieni qua

 

 

SE NON FOSSE

 ~  Pablo Neruda  ~ 


Se non fosse perchè i tuoi occhi hanno color di luna,
di giorno con argilla, con lavoro, con fuoco,
e tieni imprigionata l’agilità dell’aria,
se non fosse perchè sei una settimana d’ambra,
se non fosse perchè sei il momento giallo
in cui l’autunno sale su pei rampicanti
e anche sei il pane che la luna fragrante
elabora passeggiando la sua farina pel cielo,
oh, adorata, io non t’amerei!
Nel tuo abbraccio io abbraccio ciò che esiste,
l’arena, il tempo, l’albero della pioggia,
e tutto vive perchè io viva:
senz’andare sì lungi posso vedere tutto:
vedo nella tua vita tutto ciò che vive.
 

 

 

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Un abbraccio a tutti da Orso Tony




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I teschi di cristallo della leggenda Maya ritrovati appaiono tutti falsi tranne uno.. davvero misterioso   Leave a comment



Un’antica leggenda Maya parla dell’esistenza nel mondo
di 13 teschi di cristallo d’età antichissima.
 
Alcuni sarebbero stati ritrovati
e li possiamo vedere… altri invece mancano. 

Qui, in breve, la loro storia e il mistero,
vero o presunto, che li circonda.
 
Alla fine potremo vedere il video di Voyager.
 
 
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IL MISTERO DEI TESCHI DI CRISTALLO
 
 
 
 
 
1 – IL TESCHIO DI MITCHELL – HEDGES

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
Il primo teschio fu ritrovato per caso nell’estate del 1926 nella città di Lubaatun nello Yucatan da Anna, figlia dell’archeologo Mike Mitchell-Hedges. Si tratta di un teschio di cristallo davvero notevole, privo della mandibola inferiore, che tuttavia fu ritrovata qualche mese dopo a circa dieci metri di distanza. Gli indigeni a seguito della spedizione affermarono sconvolti che “era il dio cui si rivolgevano per essere guariti dalle malattie o per chiedere di morire”. Ad ogni modo, suscitava una strana inquietudine. C’era chi rimaneva incantato nel vederlo, chi giurava di averlo visto muoversi, etc. Anna era talmente affascinata dal teschio al punto di trarne benessere e compagnia (ne è ancora la detentrice); il padre invece non ne sopportava la presenza. Esiste un inquietante passaggio nel racconto autobiografico dell’archeologo che dice: “…portammo con noi anche il sinistro teschio del destino, su cui molto è stato scritto. Ho delle buone ragioni per non rivelare come quest’oggetto venne in mio possesso… è stato descritto come la rappresentazione del male, ma io non desidero spiegare questo fenomeno”.
Il teschio è ricavato da un solo cristallo di quarzo, unico per lucentezza e trasparenza.
La sua superficie è perfettamente levigata e risalirebbe più o meno a 3600 anni fa. è stato oggetto di numerose indagini scientifiche, fisiche, antropologiche e sociologiche che hanno portato a risultati sorprendenti.
Le sue dimensioni sono perfettamente naturali: altezza 13 cm, larghezza 13 cm, profondità 18 cm, peso 5 kg. Il teschio rimase in possesso di Mitchell-Hedges fno alla sua morte, nel 1959, poi passò alla figlia Anna, che ancora lo possiede e lo considera (al contrario di quello che aveva provato suo padre, il quale ne era intimorito) un oggetto meraviglioso e gioioso, capace di trasmettere protezione e affascinare.
Esaminata al microscopio, la superficie levigata del Teschio non presenta graffi o segni di qualsiasi utensile; questo suggerisce che l’oggetto sia stato lavorato con lo sfregamento di sabbia. Ma per completarlo, sarebbe stato richiesto il lavoro, da parte di artigiani esperti, assiduamente, giorno dopo giorno, per almeno 300 anni! Tale infatti è il tempo che occorre per levigare e modellare così con tanta stupefacente precisione, solo con l’ausilio della sabbia, un blocco di quarzo di tale durezza.
Se ne parla anche in una leggenda risalente ai Maya, la quale racconta che al Mondo esistono 13 teschi di cristallo a grandezza naturale e quando tutti saranno riscoperti e riuniti, trasmetteranno agli uomini tutta la loro conoscenza avvertendoci però che accadrà soltanto quando gli uomini saranno sufficientemente evoluti ed integri moralmente.


Quindi… alla ricerca dei teschi del destino!
 
 
 
 

 

 

 

Oltre al teschio di sopra… detto di Mitchell-Hedges, ne esisterebbero quindi altri 12, e alcuni di essi sarebbero già stati trovati.
 
 
 
 
 
2 – IL TESCHIO DEL BRITISH MUSEUM

 
 
 

 


Uno, ad esempio, si trovava già tra i reperti esposti al British Museum a Londra. 
Nel 1936, lo stesso museo chiese di esaminare il teschio trovato da Anna. Il teschio del museo londinese è molto simile all’altro. 
Sempre in grandezza naturale, sempre dal peso di 5 kg ma, per alcuni, meno affascinante, anche se allo stesso modo inquietante. 
Si racconta di persone fuggite urlando per il museo di fronte a tale teschio. Quello di Londra è meno preciso anatomicamente.

Qui, i denti sono appena abbozzati. 
Secondo gli studiosi londinesi, questo teschio è d’origine azteca, d’età incerta, ma probabilmente non più antico del XV secolo d.C. (per via della lavorazione accurata del quarzo).

Si sa di certo che arrivò a Londra dopo esser passato per mani diverse, ma inizialmente fu portato in Europa dal Messico, da un ufficiale spagnolo.
 
 Il sospetto che si tratti di un falso ha fatto decidere i dirigenti del Museo di Londra di toglierlo dall’esposizione… tuttavia è tra i più verosimili.
 
 
 
3 – IL TESCHIO DI SHA-NA-RA
 
 
 
 

 
 
 
 

Anch’esso in cristallo (quarzo bianco), appartiene a JoAnn Parks di Houston, in Texas.

Prima di finire nelle sue mani, apparteneva al tibetano Norbu Chen, ma non si sa niente di più.



LA SITUAZIONE ATTUALE ED ALCUNE LEGITTIME DOMANDE


Quindi alcuni teschi ritrovati presentano delle particolarità che li fanno ritenere presumibilmente attendibili come reperti mentre altri di cui non parlerò sono certamente dei falsi e pure grossolani.
Ma alcune domande sorgono spontanee.
Perché alcuni degli esperti non hanno voluto fornire i risultati delle analisi condotte dal British Museum?
Perché questi studiosi vorrebbero proteggere ad ogni costo i segreti contenuti nel Teschi di Cristallo?
E perché venne scelto proprio il quarzo come materiale da costruzione di questi Teschi?
Il quarzo è il principale costituente del vetro, della porcellana e di altri materiali di uso comune.

 

 

– PROPRIETA’ DEL QUARZO

 

 

 

 


Per la sua durezza, se ne fanno abrasivi.

Ha una grande resistenza al calore, per questo viene usato per fabbricare oggetti destinati a sopportare alte temperature e forti sbalzi termici.

Ma c’è di più.

La più sorprendente proprietà fisica del quarzo è la piezoelettricità, scoperta alla fine dell’800 da Marie Curie.

Se un cristallo di quarzo viene sollecitato da una pressione meccanica, genera elettricità.

La scintilla degli accendini detti “piezoelettrici” è data appunto da questo cristallo. 







 

 – CONSIDERAZIONI VARIE

 

Inizialmente si pensava che i teschi fossero di origine precolombiana.

Ma ci si chiedeva come le popolazioni maya erano state in grado di realizzare simili creazioni con i pochi utensili che avevano a disposizione.

Alcuni sostengono che i teschi sarebbero stati realizzati con frese da gioielliere, strumenti presenti già dall’800.

Altri affermano che quei reperti sarebbero solo una truffa, risalente all’inizio del ‘900, per ricavare denaro a spese dei più grandi musei europei.

Un teschio in particolare, però, smetirebbe l’ipotesi della truffa: quello trovato dall’archeologo Frederick Mike Mitchell-Hedges nel 1927, in Belize.

Secondo le analisi realizzate sul reperto, sembra che il teschio sia stato scolpito lungo l’asse principale del cristallo, cioè con una tecnica molto avanzata.

Inoltre il taglio è estremamente preciso e, secondo gli esperti, avrebbe richiesto oltre 300 anni di lavoro.

Per il professor Freestone, per la precisione della lavorazione di una materia così dura, “Qualunque opinione si abbia in merito a questo, è un oggetto fantastico.

Anche se fosse stato fabbricato in Germania alla fine del 19° secolo.




 

 



– IL VIDEO DA VOYAGER
 
 
 
Consiglio infine, a chi fosse interessato a questo mistero, di guardare questo video che riporta un accurato servizio di VOYAGER – RAI2.
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
– PERSONALE OPINIONE
 
 
A mio parere il mistero continua, tra dubbi e perplessità, in quanto nessun teschio di cui si discute è stato rinvenuto in scavi archeologici ufficiali (mentre gli altri, di cui non abbiamo parlato, sembra certo che siano dei falsi).
 
Tuttavia l’incredibile perfezione della fattura del teschio di Mitchell-Hedges lascia a bocca aperta in quanto all’epoca non c’erano i moderni raffinati sistemi di lavorazione del quarzo e nessuno finora è stato in grado di darci una spiegazione razionale ed esauriente di chi, come e quando l’abbia realizzato.

 
 
 
 
 
 
 
 

FONTI WEB IMPAGINAZIONE NOTE E COORDINAM. T.K.
 
 
 

CIAO DA TONY KOSPAN



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Voglio un amore doloroso – Questa inconsueta poesia di D’Annunzio esalta l’amore… sublime   Leave a comment







Sarà forse per la nota fama
di uomo esageratamente trasgressivo
ma lo ritenevo incapace di visioni così profonde.



Gabriele D’Annunzio
Pescara 12 3 1863 – Gardone Riviera 1º marzo 1938



Questa poesia, che per certi aspetti
precorre la psicanalisi freudiana,
invece smentisce questa “impossibilità”
anche se poi occhieggia comunque quel
letto di porpora”.






Di cosa ci parla dunque questa poesia?
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Ci dice innanzitutto che il vero amore
quello che ti squassa il cuore…
non può non essere… ahimè…
anche doloroso ed inquieto…
e che però l’importante è che alla fine
ci consenta di conoscere e
vivere attimi d’infinito.




Andrew Gonzalez
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Ci dice anche che il poeta desidera far all’amore…
con la donna che ama…
(o, secondo altra interpretazione, che lo sta già facendo).
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Ci parla infine dell’amore come ricerca dell’Assoluto
e che sia capace di andare oltre la morte.
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Mi farebbe piacere conoscere però
anche il vostro pensiero.

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Arthur Hughes

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VOGLIO UN AMORE DOLOROSO
Gabriele D’Annunzio
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Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sia della morte) e senza mutamento.
Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo, che pianga in un silenzio intento.
Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.
Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell’ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro, l’Infinito.


Paolo e Francesca – Amos Cassioli


Ciao da Tony Kospan

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UN MODO DIVERSO DI VIVER LA POESIA E LA CULTURA
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Arthur Hughes



Vasco Pratolini – Biografia e poetica dello scrittore del ‘900.. “dei baci rubati agli angoli della strada”   Leave a comment

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Da giovanetto ho conosciuto Vasco Pratolini,

grande scrittore fiorentino dallo stile semplice ma umanissimo,

attraverso la lettura dei suoi romanzi.



LA POETICA NEOREALISTA






Stile semplice dicevo…

ma in realtà si tratta di una grande capacità d’immersione,

con naturalezza, nella realtà popolare certo molto fiorentina,

ma nel contempo anche universale.



Vasco Pratolini (Firenze 19.10.1913 – Roma 12.1.1991)




Nelle sue opere colpiscono infatti

i reali dialoghi delle persone normali,

le speranze della gente umile e senza pretese

ma pure i loro  amori e le loro passioni…

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Per questo molto bella ed aderente al vero

mi appare la definizione di

scrittore dei baci sulla bocca, dei baci rubati agli angoli della strada

letta nel web.








Ma perché era così attratto da questo mondo?


Soprattutto perché era proprio quello il suo mondo,

essendo molto umili le sue origini,

benché poi fin da ragazzo fosse attratto dalle letture .







BREVE BIOGRAFIA



Persa la madre quand’era piccolo,

fu allevato dai nonni materni

e da giovanetto fece vari mestieri.


Poi iniziò a lavorare in una tipografia

ma qui già sognava di dedicarsi alla scrittura.







Grazie al pittore Ottone Rosai

iniziò a scrivere sulla rivista “Il bargello

e con Alfonso Gatto, poeta salernitano,

creò la rivista “Campo di Marte” 

poi soppressa dal regime fascista.


Partecipò alla Resistenza e dopo la guerra, nel 1948,

 si trasferì a Napoli, dove visse sino al 1951.






Questi ultimi furono gli anni per lui più intensi

in quanto scrisse alcune tra le sue opere più belle

e collaborò alla sceneggiatura di alcuni mitici film neorealisti

come Paisà di Roberto Rossellini,

Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti,

 Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy etc.






Nel 1952 si trasferì a Roma, da dove non si allontanerà più.


Lì scrisse altri bei romanzi

e partecipò fino alla fine alla vita intellettuale italiana

che aveva, all’epoca, il suo fulcro nella capitale.








Vediamo ora una scena del film girato da Carlo Lizzani nel 1953

nato da uno dei suoi più noti romanzi…

che ci consente di conoscere le tipiche “atmosfere

narrate dallo scrittore fiorentino.

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IL VIDEO


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Alcune tra le sue opere più note:

Le amiche(1943), Il quartiere(1944), Cronaca familiare(1947), Cronache di poveri amanti(1947), Le ragazze di San Frediano(1949), La domenica della povera gente (1952), Metello (1955) Diario sentimentale (1956) e Lo scialo (1960)



Tony Kospan

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