Archivio per 11 dicembre 2021

Felice sabato sera in poesia “Ti adoro” Baudelaire – arte Crane – canzone “La nostra vita” E. Ramazzotti   Leave a comment

 
 
 
 
Walter Crane
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Che io possa avere la forza di cambiare

le cose che posso cambiare,

che io possa avere la pazienza di accettare

le cose che non posso cambiare,

che io possa avere soprattutto l’intelligenza

di saperle distinguere.

Tommaso Moro (Thomas More) 



Walter Crane – La belle dame sans merci

 

 

 

 

TI ADORO

Charles Baudelaire

 

T’adoro al pari della volta notturna,

o vaso di tristezza, o grande taciturna!

E tanto più t’amo quanto più mi fuggi,

o bella, e sembri, ornamento delle mie notti,

ironicamente accumulare la distanza

che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.

Mi porto all’attacco, m’arrampico all’assalto

come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,

fiera implacabile e cruda, sino la freddezza

che ti fa più bella ai miei occhi.

 

 


Walter Crane – I cavalli di Nettuno


 

 

 

 

 

da Tony Kospan

 
 


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 Walter Crane

 
 

“NON JE NE REGRETTE RIEN” DI EDITH PIAF – Storia.. significato.. testo e 2 versioni video della mitica canzone-poesia   2 comments

 
 
 
 
 
 
 

Stavolta è il turno di… un’altra famosissima… storica
indimenticabile canzone-poesia francese
che spero vi piacerà ascoltare o riascoltare. 
 
E’ uno degli ultimi grandi successi dalla mitica Edith Piaf…
che nel poetico testo ci dice di non rimpiangere nulla, 
e che si perdona e perdona tutto, il bene ed il male, fatto e ricevuto,
e che vuole ripartire di nuovo.  

 
 
 
 
 
 
 
 
 


NON, JE NE REGRETTE RIEN
ATMOSFERE E NOTE… DI UN TEMPO…
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
E’ del 1956…  un anno di cui possiamo vedere
qualche significativa immagine…
 per immergerci nella sua atmosfera.

 
 
 
 
IMMAGINI DEL 1956

 
 
 
 
Olimpliadi di Melbourne

 
 
 
 

La famosa nevicata del 56

 
 
 
 
Rivolta di Budapest 
 
 

 
 
 
 
Fiat 600  del 1956
 
 
 
 

STORIA DELLA CANZONE

 
 
La canzone è sì del 1956,
musica di Charles Dumont e parole di Michel Vaucaire,
ma divenne famosa grazie a Édith Piaf
che l’incise nel 1960.

 
La presentò poi all’all’Olympia nello stesso anno

con l’intento di dire al mondo
che si ritirava dalle scene per poter guarire.
 

Per lei era l’occasione di voltar del tutto pagina 
dopo un brutto periodo di cedimento alle droghe
che ne avevano fortemente minato la salute
tuttavia dopo soli 3 anni scomparve.

 
 
 

 
 
 
 
 


IL SIGNIFICATO DEL TESTO

 
 
Debbo dire che a mio parere la canzone
ha accenti poetici e moderni…
parlandoci di una donna che accetta
tutto quel che ha vissuto nelle sue storie passate,
senza rimpianti, delusioni o rabbie,
ed ora è pronta a ricominciare
con un nuovo amore.




 
 
 
 
 
 


NON, JE NE REGRETTE RIEN
NO, NON RIMPIANGO NULLA
 
IL TESTO
 

No, non rimpiango nulla
No! Niente di niente
Non ho alcun rimpianto.
Né per il bene né per il male
che mi è stato fatto.
Tutto mi è proprio uguale !
No! Niente di niente
Non ho alcun rammarico
No! Je ne regrette rien …
Tutto è stato pagato spazzato
dimenticato.
Me ne frego del passato!
Con i miei ricordi
ho acceso il fuoco e bruciato
i miei dolori, i miei piaceri
Non ho più bisogno di loro!
Ho spazzato tutti i miei amori
e tutte le palpitazioni
Spazzati per sempre
Riparto da zero.
No! Niente di niente
Non ho alcun rimpianto.
Né per il bene né per il male
che mi è stato fatto.
Tutto mi è proprio uguale !
No! Niente di niente
Non ho alcun rammarico
perché la mia vita
perché le mie serate
ora cominciano con te!

Traduz. Tony Kospan
 
 
 
 

Ma ora ascoltiamola… riascoltiamola







 
 
 
.
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.
.

e, se ci va, anche in questo video originale dell’epoca…
che mi fa venir i brividi per le emozioni che dona e
per la sua capacità di immergerci nell’atmosfera del tempo.

 
 
 
 

 

 


Tony Kospan




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LA FAMIGLIA DELL’INFANTE DON LUIS DI BORBONE – Storia.. analisi.. personaggi ed enigmi di questo dipinto di Goya conservato in Italia   Leave a comment





Questo dipinto, di cui ora vi parlerò, è il primo capolavoro di Goya,  il suo primo grande ritratto e tra le sue pochissime opere esistenti in Italia!

Ne conosceremo la storia.. i personaggi.. i misteri e ne farò una breve analisi. 

Personalmente amo molto i dipinti in cui sono presenti numerosi soggetti perché mi appaiono suggestivi in quanto rappresentano spesso l’unica documentazione di un’epoca, di una società, di un ambiente e di un’atmosfera.

Questo poi, oltre a contenere tutto quanto appena detto, vi aggiunge anche un preciso aspetto storico, ma presenta pure dei lati arcani, quasi divertenti e  geniali.

Ma andiamo con ordine.

Il dipinto è LA FAMIGLIA DELL’INFANTE DON LUIS DI BORBONE creato da Goya nel 1783-1784 e conservato presso la Fondazione Magnani-Rocca di Parma.




Goya – Autoritratto giovanile
Francisco José de Goya y Lucientes (Fuendetodos, 30.3.1746 – Bordeaux, 16.04.1828)



STORIA DEL DIPINTO


Siamo nella seconda metà del ‘700, Goya è un pittore non ancora affermato ed il committente Don Luis, è il fratello del Re di Spagna Carlo III.

Don Luis, fratello minore del Re già ad 8 anni era stato nominato arcivescovo di Toledo e poi cardinale ma a 28 anni aveva rinunciato alla carriera ecclesiastica per poter vivere senza freni da grande libertino.

Pur considerato non molto “sveglio”, infatti fin da giovanissimo era andato a caccia di donne e di selvaggina nonché di altri piaceri, approfittando del suo potere regale dato che, a detta di Casanova, era uno degli uomini più brutti della Spagna.



Don Luis e la moglie



A circa 50 anni però aveva deciso di mettere la testa a posto, di tirare i remi in barca e di ritirarsi nel suo Palazzo di Arenas de San Pedro, a 140 km a ovest di Madrid.

Si era sposato, innamorato, con una donna molto più giovane di lui di ben 32 anni, María Teresa de Vallabriga y Rozas, ma di una nobiltà minima che gli aveva fatto perdere, con il decreto (non casuale) del Re “Pragmatica de matrimonios desiguales”, ogni diritto al trono per lui ed i suoi eredi.

Comunque manteneva la possibilità di mantenere una piccola corte nel suo Palazzo insieme ad altri privilegi.

Era però molto svampito e la moglie lo riprendeva pubblicamente e duramente e si vociferava che talvolta lo menasse perfino.

Tuttavia il nostro mostrava anche dei lati positivi dato che da amante dell’arte aveva deciso di avere una piccola corte di pittori, musicisti… etc. per onorare lui e la sua famiglia.

Tra i vari pittori contattati per selezionare il pittore “di corte” la sua scelta era caduta su Goya, pittore promettente ma ancora semisconosciuto e squattrinato.

Lo evinciamo dalle parole di gioia dello stesso Goya alla notizia, consapevole che per lui questo poteva essere, come poi sarà, il primo passo di una grande carriera: 
Sua Altezza mi ha coperto di doni, io ho fatto il suo ritratto, quello della moglie, del figlio e della figlia, con un successo insperato perché altri pittori si erano già misurati, senza riuscirci, in questa impresa”.

Infatti qualche anno dopo ormai noto ed apprezzato, persa la protezione di Don Luis a causa della sua morte, troverà facilmente nuovi committenti.







IL DIPINTO 


L’artista dunque riceve alla fine del 1783, quando da Don Luis ha 56 anni (ma ne dimostra tanti di più), l’invito a dipingere tutta la sua famiglia e la sua piccola corte.

Il dipinto, a lungo poco apprezzato, è ora invece considerato il primo vero capolavoro del pittore spagnolo ed è tra i pochissimi conservati in Italia.

Goya per la prima volta dipinge un grande ritratto (248 x 328 cm) con molti personaggi e mette insieme, senza alcuna distinzione, principi e domestici, funzionari ed artisti.

Luigi Magnani, che lo comprò a caro prezzo negli anni ’70 dalla famiglia Ruspoli, era convinto che nascondesse un segreto.

Il gruppo appare in riunione prima di ritirarsi nelle stanze per la notte ma appare immobile come se fosse su di un palcoscenico… il che è evidenziato anche dalle grandi tende alle loro spalle.

Il tutto è poi illuminato da una piccola ed inadeguata candela che accentua un’atmosfera poco allegra anche se con lati tragicomici come la risata del segretario di Donna Maria Teresa (e non solo).

Le uniche 2 persone che appaiono “vive” sono l’anzidetto segretario giulivo e la piccola María Teresa.

Goya ritrae anche se stesso mentre dipinge il gruppo e questo escamotage ci riporta al mitico “Las Meninas” di Velazquez.

Qui però non si vede lo specchio che tuttavia, secondo una corrente interpretazione, il pittore immagina e lascia immaginare che sia di fronte al gruppo.









I PERSONAGGI



Il personaggio principale, Don Luis, non è al centro ma appare di lato e sembra guardare nel vuoto quasi inebetito, mentre sul tavolo ci sono delle carte da gioco (l’asso di denari, il due e il re di bastoni) che indicano un “solitario” il più triste tra i giochi con le carte.

Centrale è invece la moglie che in vestaglia si fa pettinare dal suo parrucchiere.

E’ lei, con lo sguardo ed il portamento, che ci mostra chi sia la personalità forte del gruppo anche se non appare molto interessata alla scena.







Partendo dalla sinistra vediamo prima lo stesso Goya che sta dipingendo il gruppo, poi due cameriere con accanto, vestito di azzurro, il piccolo don Luis María (futuro cardinalee la piccola María Teresa (futura moglie di Godoy e contessa di Chinchón) che guarda il pittore dipingere.








Dopo il parrucchiere e la moglie di don Luis notiamo in braccio alla bambinaia l’altra figlia, la piccola María Josefa, che diverrà contessa di San Fernando.

Identifichiamo infine i 4 uomini sulla destra tra cui spicca quello che ride apertamente e che buca tutta la scena.






Il primo è don Manuel Moreno responsabile della Segreteria ed accanto a lui, molto elegante, il musicista e violoncellista italiano Luigi Boccherini che faceva parte della piccola corte e che visse a lungo in Spagna.

Gli altri 2, alle loro spalle, sono Francisco del Campo, il segretario particolare (e molto… molto intimo) di donna María Teresa che è l’unico del gruppo a ridere apertamente e don Alejandro de la Cruz, pittore da camera di sua Altezza.







IL SIGNIFICATO


Innanzitutto cosa esprime il dipinto?

Una nobiltà che dopo secoli di potere appare stanca, formale, vuota, ingessata e prossima alla fine.

Ce lo dice Goya con quel “tavolino impossibile” dato che ha una sola gamba, con quel lume così piccolo e scadente, con lo sguardo vuoto del fratello del Re e tanti altri piccoli particolari come ad es. le carte da gioco che per i tarocchi significherebbero perdita e cambiamento.

Don Luis morirà qualche anno dopo e la Rivoluzione Francese è molto vicina ed anche se non avrà riflessi diretti sulla Spagna tuttavia provocherà un gran bello scossone.

Tuttavia Goya qui, così come in tutta la sua produzione, dipinge una doppia realtà pur se senza alcun intento satirico né moraleggiante.

La prima realtà è quella che vede con gli occhi… la seconda è quella che da artista percepisce.








I SEGRETI O  GLI ENIGMI



Penso che non si sbagliasse il Magnani quando diceva dei segreti del dipinto.

Vediamone alcuni.

Il principale è il tavolino con una gamba sola indicante quasi certamente una situazione ed un ambiente traballante ma che potrebbe avere anche altre spiegazioni.

Soprattutto però è enigmatica la figura del segretario bendato e che se la ride tanto (perché è bendato?  perché se la ride?).

Alcuni studiosi hanno intravisto in lui la figura di un popolano che sbeffeggia la poco nobile situazione.

Questa tesi non mi convince molto (in relazione a quanto detto prima sul modus operandi del pittore) e ritengo quindi che il Goya volesse solo “rivelare in modo criptico” qualcosa della regale combriccola che non poteva mostrare chiaramente, ma che lui conosceva bene.








Ma non finiscono qui le stranezze di questo personaggio, se osservate bene, ha anche una mano aperta dietro di sé come per ricevere qualcosa che l’uomo alle sue spalle sta prendendo dal panciotto.

Cosa? Le chiavi della camera di Donna Maria Teresa, una sua lettera, o?








CONCLUSIONE


La Fondazione Magnani-Rocca di Parma merita certo una visita, per ammirare questo dipinto, ma non solo.


FINE


Copyright Tony Kospan
In caso di copia… indicare blog ed autore.




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LOMBARD STREET – ECCO LA VIA PIU’ TORTUOSA.. MA BELLA E FIORITA.. DEL MONDO   Leave a comment







In verità, a mio parere, non è interessante solo perché è considerata la più tortuosa ma anche per altri aspetti.








LOMBARD STREET LA VIA PIU’ TORTUOSA DEL MONDO


Lombard Street è una via di San Francisco in California.

Il tratto più celebre di Lombard Street è Russian Hill, tra Hyde Street e Leavenworth Street, dove la carreggiata ha otto ripidissimi tornanti che hanno regalato alla via la fama di “strada più tortuosa del mondo“.








Questo tratto, istituito nel 1922, è nato per la necessità di ridurre la pendenza della collina che è del 51% .








E’ lungo 400 mt, presenta una pavimentazione di mattoni rossi, ha ai lati fantastiche coloratissime aiuole ed è percorribile dalle vetture solo in discesa.








Il limite di velocità consentito in questo tratto è di 8 km/h ma è stato superato spesso nelle scene di inseguimento con auto di vari film polizieschi americani di cui questa strada è stata spesso il set.




Il panorama di San Francisco visto dalla sommità di Lombard Street





Eccola anche in questo mio mini video FB






CULTURA CON LEGGEREZZA
E… SETI PIACE… I S C R I V I T I









Pubblicato 11 dicembre 2021 da tonykospan21 in PAESAGGI EDIFICI VIAGGI

Il Pinturicchio – Breve ricordo del pittore del ‘400 di scuola umbra anche con dipinti e video   Leave a comment



Ritorno di Ulisse




Il suo vero nome era Bernardino di Betto Betti

ma è sempre stato chiamato… Pinturicchio




(Perugia 1452 c/a – Siena 11.12.1513)




Perché Pinturicchio?


Semplice… perché era di piccola statura…

e tutti lo chiamavano così…

ed a lui il soprannome piaceva così tanto

da firmar dei dipinti proprio in questo modo.




Giulia Farnese



Era un artista della scuola Umbra del ‘400

dalla notevole tecnica e “completo”

nel senso che era bravo in tutti i generi di pittura.


Infatti eccelleva sia nella pittura su tavola,
che nell’affresco e nella miniatura.







Fino all’ottocento tuttavia il nostro non era molto amato dai critici
benché diverse sue opere fossero sempre state celebri.
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Fu ricordato anche dal Vasari… ma in maniera molto negativa.



Madonna della pace




In questo bel video un’ampia serie di suoi dipinti




L’aritmetica



Diversi anni fa il suo nome tornò in auge

quando l’Avvocato Agnelli paragonò il giocatore Del Piero,

artista del pallone, proprio al Pinturicchio.




Papa Pio II




Tony Kospan





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IL GRUPPO DI CHI AMA
VIVER L’ARTE… INSIEME
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Ripped Note
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Pubblicato 11 dicembre 2021 da tonykospan21 in ARTE

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