Archivio per 15 novembre 2021

IL PRIMO INCONTRO D’AMORE – Eccolo nelle poesie.. negli aforismi.. nelle canzoni e nei dipinti   4 comments




IL PERCORSO DELL’AMORE UMANO 

II PARTE

L’INCONTRO

 
 
 
Federico Andreotti

 
 
 
Care amiche ed amici amanti della poesia
proseguiamo, dopo aver parlato dello SGUARDO,
 in questa mini antologia poetica sul percorso dell’amore umano.
 
 
L’INCONTRO… IN POESIA ARTE AFORISMI CANZONI E…
a cura di Tony Kospan 
 
 
 
Dunque dopo che gli occhi ed i cuori
hanno provocato la… scintilla d’amore
cos’avviene se non… l’incontro?
 
 
L’incontro, il primo incontro,
è uno dei momenti fondamentali in ogni storia d’amore.
 
 
 
 
 
Sir Luke Fildes
 
 
 
 
E’ il momento della prima vera verifica…
tra le nostre impressioni e le emozioni reali…
 
 
Esso può concludersi con l’entusiasmante perdersi…
in una calda nuvola d’amore… o ahimé
con il riconoscer d’aver vissuto solo un abbaglio.
 

Prima di passare alle poesie, come sempre,
leggiamo qualche aforisma sul tema.
 

 

C. E. Perugini

 
 
 
 
Gli incontri più importanti 
sono già combinati dalle anime 
prim’ancora che i corpi si vedano. 
Paulo Coelho

Come ti vidi mi innamorai. 
E tu sorridi perché lo sai. 
Arrigo Boito
 

Camminavamo senza cercarci 
pur sapendo che camminavamo per incontrarci. 
Julio Cortázar

 
 
 

 

William-Adolphe Bouguereau

 
 
 
 
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Le poesie prescelte sono di autori noti e non noti 
e come sempre
mi piacerebbe leggere quelle che, sul tema, amate voi.

 
 
 
 
 Sir James Jebusa Shannon
 
 
 
INCONTRO D’AMORE 

Rosalba Satta Ceriale
  
Per ridere
ho tracciato un viso nel quaderno.
Una fronte qualunque
una bocca qualunque
un mento qualunque:
un profilo qualunque
di in qualunque tipo.
Adesso
è rimasta quella fronte
quel naso
quella bocca
quel mento
quel profilo
ma è scomparso il “qualunque”
e soprattutto quel “qualunque tipo”
perché ti ho conosciuto
… e quel viso ti appartiene.
 
 
 

Ron Hicks

 
 
 
E TU STAI LI’ 

Elgreco
 
E tu stai lì a guardarmi con gli occhi accesi,
spaventata dal trovarti
ad amarmi,
e tu stai in silenzio
le mani che cercano le mani,
le parole che cercano
le parole,
e tu stai li con respiro
lento ad assaporare
il desiderio di un bacio,
guardando labbra
che sorridono,
e tu stai li a sognare
di volare,
mentre gli occhi
si chiudono a sognare,
e tu stai li
all’angolo della strada,
con la mano aperta
a salutare,
tu stai li
ed io mi fermo
mi volto
e torno con te a volare.
 
 
 
E. de Blaas
 
 
L’INCONTRO 
Anna Andreevna Achmatova
 
Al collo un filo di esili grani,
celo le mani nel largo manicotto,
gli occhi guardano distratti
e non piangeranno mai più.
Sembra il volto più pallido
per la seta che tende al lilla,
arriva quasi alle sopracciglia
la mia frangetta non ondulata.
E non somiglia ad un volo
questa lenta andatura, quasi avessi
sotto i piedi una zattera
e non i quadretti del parquet.
La bocca bianca è socchiusa,
ineguale il respiro affannato,
e sul mio petto tremano i fiori
dell’incontro che non c’è stato.
 
 
 
Brent Lynch
 
 
 
TI HO INCONTRATA 
Mario Vecchione
  
Ti ho incontrata
lungo la vita
che suonavi
le corde del vento
e cantavi canzoni di sole
canzoni d’amore
io pifferaio senza topi
tu in cerca
dell’ultimo fiore
siam caduti
nell’argento dei rimpianti;
ti ho incontrata
lungo la vita
che scrivevi
su foglie di gelso
e parlavi di storie di stelle
di storie d’amore
io don chisciotte senza mulini
tu violinista senza un archetto
siam caduti
nel buco nero dell’amore;
e adesso che
siamo vicini
pure lontani
come due poli
non indosso più gilè
grigio scuri
la tua mano nella mia
come un messaggio planetario
con il nettare di dio
nei nostri cuori.
 
 
 

Rob Hefferan

 

 

SECONDO RICORDO 
Rafael Alberti
 
Anche prima,
molto prima della rivolta delle ombre,
e che nel mondo cadessero piume incendiate
e un uccello potesse essere ucciso da un giglio.
Prima,
prima che tu mi domandassi
il numero e il sito del mio corpo.
Assai prima del corpo.
Nell’epoca dell’anima.
Quando tu apristi nella fronte non coronata del cielo,
la prima dinastia del sogno.
Allorché,
contemplandomi nel nulla,
inventasti la prima parola.
Allora,
il nostro incontro.

 

 

 

 

Auguro infine un felice incontro
a chi ancora deve incontrare l’amore
e buon  proseguimento a chi lo ha già… incontrato.
 
 Tony Kospan
 
 

 
 
 
 
 
 

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Federico Andreotti


STORIA DELLA MUSICA FUTURISTA – Luci ed ombre di un aspetto poco noto del Futurismo anche in 3 video “musicali”   1 comment







LA MUSICA FUTURISTA
a cura di Tony Kospan

 

Dopo aver esaminato i notevoli successi della pittura, scultura ed architettura futuriste, soprattutto ad opera dei maggiori esponenti della corrente, andiamo ora a conoscere un altro aspetto (tra i tanti… teatro, cinema, poesia etc.) della corrente… la musica.

Tra le tante avanguardie dei primi anni del ‘900 solo il Dadaismo ed il Futurismo si occuparono anche di musica

Il Dadaismo però se ne occupò solo marginalmente e con lo stesso stile della “casualità” proprio della corrente, in pratica la musica doveva nascere dai rumori della cruda realtà  e doveva dissacrare… stupire… provocare.








Fu invece il Futurismo che, pur condividendo alcuni aspetti dadaisti, teorizzò “la musica del futuro” prendendo spunto dai suoni dell’automobile, dell’aeroplano, dei treni etc come simboli di un nuovo mondo tecnologico.

Creò perfino alcuni strumenti musicali e tenne perfino concerti anche se ahimè con esiti non entusiasmanti per l’educatissimo orecchio musicale italiano. 

Ma andiamo con ordine.









STORIA DELLA MUSICA FUTURISTA



L’iniziatore ed il teorizzatore del nuovo linguaggio musicale fu Francesco Balilla Pratella che, secondo lo stile della corrente, scrisse ben 2 manifesti nel 1910 e 1911: Il Manifesto dei musicisti futuristi” e “La musica futurista-Manifesto tecnico“.







Qualche asserzione significativa del Manifesto:
– Convincere i giovani compositori a disertare Licei, Conservatori e Accademie musicali, e a considerare lo studio libero come unico mezzo di rigenerazione.
– Noi futuristi proclamiamo quale progresso e quale vittoria dell’avvenire sul modo cromatico atonale, la ricerca e la realizzazione del modo enarmonico.
– Si concepisca invece la melodia armonicamente; si senta l’armonia attraverso diverse e più complesse combinazioni e successioni di suoni, ed allora si troveranno nuove fonti di melodia. Si finirà così una volta per sempre di essere dei vili imitatori d’un passato che non ha più ragione di essere, e dei solleticatori venali del gusto basso del pubblico.




Francesco Balilla Pratella




Il concetto di fondo era quello di abolire la musica classica, le canzonette amate dal pubblico ed inneggiare alla libertà del musicista e dell’artista creando una nuova musica.
Tuttavia i componimenti del Pratella restarono, in parte, legati ad un linguaggio musicale tradizionale (per lo più alla musica popolare, sua passione giovanile) ma, ciononostante la sua musica non piacque molto al pubblico (subendo qualche sua performance musicale il lancio di uova ed ortaggi) anche se ci fu anche qualche eccezione positiva.
Ma chi poi davvero creò in concreto un nuovo linguaggio musicale fu Luigi Russolo che nel 1913 pubblicò “L’arte dei rumori“.








Nel suo articolo spiegava che la musica non doveva essere armoniosa ma doveva nascere dai rumori dei nuovi oggetti della vita quotidiana e poi mescolati più o meno casualmente. 
Aggiunse quindi alla sua attività di pittore anche quella di compositore.
Sostituì le note con righe continue, che dovevano indicare nell’alzarsi e nell’abbassarsi, l’emissione del rumore.






Resosi conto della difficoltà di scrivere in tal modo brani musicali il Russolo inventò anche degli strumenti che avrebbero dovuto “creare musica“.
Inventò quindi “l’intonarumori” con il compito di “intonare i rumori” nel 1913 e successivamente “il rumorarmonio” che aveva invece quello di modificarli e amplificarli.
Nel video che segue possiamo vedere i vari strumenti dell’intonarumori ed ascoltare i loro suoni



Intonarumori




L’intonarumori era composto da una ventina di “strumenti” diversi ciascuno con un nome indicativo del suo uso (gorgogliatori, fischiatori, bisbigliatori, crepitatori, urlatori, scoppiatori, ronzatori, stropicciatori, sibilatori, scrosciatori etc.) e presentava scatole voluminose nelle quali veniva prodotto il rumore girando una manovella: a seconda della velocità con cui si girava, si incrementava o si diminuiva l’intensità  del rumore. 
Il rumorarmonio invece con una tastiera e due pedali consentiva di regolare intonazione, intensità  e scelta del rumore.




Il Russolo al rumorarmonio



Tuttavia nonostante gli sforzi del Russolo i “concerti” (ohibò) produssero talvolta forti e negative reazioni del pubblico, al punto che a seguito del “Convegno di automobili ed aeroplani” sorse una grossa rissa fra spettatori e futuristi che richiese l’intervento della polizia.
Comunque alle sue “opere” non mancò mai il sostegno dei futuristi.
A differenza del Pratella, che a un certo punto si arrese tornando alla musica popolare romagnola, il Russolo insistette a lungo ma sempre con risultati non esaltanti.
Lo spirito originario della rivoluzionaria musica futurista andò quindi pian piano scemando,
Negli anni ’20 e nei primi anni ’30 altri musicisti cercarono di rivitalizzarla tralasciando però l’estremismo degli strumenti e quello concettuale e tornando alle note ma sempre senza grandi successi anche se le loro opere erano comunque molto meno cacofoniche.
Ascoltiamo un  primo brano di musica futurista: Luigi Russolo – Risveglio di una città – 1913







EREDITA’ DELLA MUSICA FUTURISTA



Era evidente che la totale rottura con la “musica classica”, la “popolare” e la nascente “leggera”, insieme alla disarmonia dei suoni (un’amica a cui la feci ascoltare si offese), non poteva essere molto apprezzata.
Tuttavia le opere del Pratella e del Russolo suscitarono l’interesse di alcuni musicisti d’avanguardia come Stravinsky e Prokofiev anche se poi nessuno di loro giunse mai ad utilizzarle.
Solo nel secondo novecento alcune sperimentazioni musicali riportarono alla luce la musica futurista ma soprattutto per i concetti di libertà e di anticonformismo (ad es. Cageanche se qualche artista ed alcuni complessi presero spunto ed inserirono qualche brano futurista nelle loro musiche.
Comunque si tratta solo di piccolissimi riferimenti e di qualche sporadico brano essendosi la musica nella quasi totalità diretta da tutt’altra parte.
Un secondo esempio di musica futurista: Balilla Pratella – Aviatore Dro – 1914








CONCLUSIONE



In conclusione si può affermare che, nonostante l’impegno dei futuristi, la loro musica è stato un genere artistico tra i meno riusciti della corrente.
Il post nasce solo dalla necessità di far conoscere questo aspetto della corrente di cui si erano perse nel tempo (giustamente a mio parere) le tracce e quindi ha un intento soprattutto storico in quanto all’epoca ebbe comunque una certa notorietà ed in ogni caso l’ammirazione del mondo futurista.

Tony Kospan






Copyright Tony Kospan
Vietata la copia integrale senza indicare autore e blog








“Historia de un amor”.. mitica e poetica canzone in lingua spagnola – La sua storia e l’interpretazione di Julio Iglesias   Leave a comment




Stavolta parlerò di una canzone in lingua spagnola
e della sua storia.

Historia de un amor (Storia di un amore)
è una famosa canzone scritta nel ’56
dal cantautore panamense Carlos Eleta Almarán
al ritmo di bolero.








Fu scritta dal cantautore
immedesimandosi nel  grande dolore del fratello
per la morte dell’amata moglie.

Nello stesso anno poi, per il gran successo della canzone,
nacque un film di cui la musica fu la colonna sonora.







E’ stata cantata da grandi artisti in tutto il mondo 
ed in Italia da Laura Pausini, Iva Zanicchi e Nicola di Bari.








TESTO IN ITALIANO

Non sei più accanto a me, cuore,
nell’anima ho solo… solitudine
e se non riesco più a vederti
è perché Dio ha voluto che ti amassi
per farmi soffrire di più.
Eri la ragione della mia vita
ed adorarti per me era una religione.
Nei tuoi baci ho trovato
un gran calore che m’ha donato
Amore e Passione
E’ la storia d’un amore senza eguali
che mi ha fatto capire
tutto il bene e tutto il male
e che ha dato la luce alla mia vita.
Or che è spento…
com’è buia la mia vita!
Senza l’amor tuo… viver non potrò.

(Traduzione non letterale di T.K.)






Prima di passare all’ascolto della canzone
alcune immagini che ricordano l’atmosfera di quell’anno



La famosa nevicata del 56



Il matrimonio di Grace Kelly e Ranieri di Monaco








Ma è giunto il momento di ascoltarla…
nell’interpretazione di Julio Iglesias







Ciao da Tony Kospan




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Francesco Rosi.. mito del cinema d’impegno sociale – Breve ricordo del grande regista anche con video   Leave a comment



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E’ stato un grande personaggio del cinema italiano
noto ed apprezzato in tutto il mondo



Francesco Rosi

 Napoli 15.11.1922 – Roma 10.1.2015



Il suo è stato un cinema di denuncia civile forte e passionale 
ed effettuata con un lucido affresco sul degrado e sul malaffare,
valido certo (eccome) per l’Italia
ma anche per ogni parte del mondo.







Il suo film capolavoro è certamente
Mani sulla città
 assolutamente ancora attualissimo
come ben sappiamo dalla cronaca.







Ma in verità molti sono stati i suoi film di successo
da Cadaveri eccellenti a Lucky Luciano
dal Caso Mattei con Gian Maria Volonté
al neorealistico I Magliari con Alberto Sordi
fino al mitico Salvatore Giuliano.







 
Rosi ha ricevuto 2 “Leoni d’Oro”
1 per per «Mani sulla città» ed 1 alla carriera






Per ricordare il grande cinema di impegno civile
che ci ha donato…
possiamo vedere questo breve trailer
 del suo film più famoso



Immagine dal film “Le mani sulla città”


LA TUA PAGINA PER SOGNARE







Anna de Noailles – Mini biografia ed alcune belle poesie della brillante poetessa francese del 1° Novecento   Leave a comment



Ci sono poesie che, non so per quale misterioso motivo,
ti prendono… ti sorprendono… ti colpiscono al cuore
e ti fanno venir la voglia di conoscerne l’autore.


Proprio questo mi è capitato leggendo la poesia
Scrivo perché” postata in “Psiche e Sogno
da un’amica.




Qui è dipinta da Ignacio de Zuloaga
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ANNA DE NOAILLES
– LA POETESSA DEI GIARDINI –
a cura di Tony Kospan
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Questa poetessa e romanziera parigina
vissuta a cavallo tra il 19° e 20° secolo
ha un posto non secondario nella letteratura francese.

Conosciamola un po’…



Anna-Élisabeth de Noailles
(Parigi 15.11.1876 – Parigi 30.4.1933)



BREVE BIOGRAFIA


La contessa Anna de Noailles nasce a Parigi
in una nobile famiglia rumena molto in vista
e molto introdotta negli ambienti dell’alta società.

A 21 anni sposa un rampollo del duca de Noailles
dal quale avrà un unico figlio.

A partire dal 1900 il suo salotto culturale
inizia ad esser frequentato dall’élite intellettuale ed artistica
della capitale francese
soprattutto grazie al suo fascino ed al suo charme.



Parigi a fine ‘800



Nel 1901 pubblica il suo primo libro di poesie “Il cuore infinito
che ebbe immediato e grande successo.

L’innata classe, la grande cultura ed il suo estro
resero il suo salotto uno dei ritrovi culturali
più famosi dell’epoca contando tra gli ospiti personaggi del calibro
di Edmond Rostand, Colette, Jean Cocteau, Mauriac,
Maurice Barrés, Marcel Proust, Paul Valéry etc.
tutti innamorati delle sue poesie.




Qui è dipinta da Jean Louis Forain



Si narra che avesse il portamento di una principessa greca,
che fosse molto volubile e che, come Proust,
riceveva coloro che l’andavano a trovare… stando a letto.

Dai numerosi dipinti in cui fu ritratta
appare evidente il suo fascino orientaleggiante.

Ebbe per le sue opere (poesie e romanzi)
numerosi premi e riconoscimenti.
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In particolare fu nominata Commendatore della Legion d’onore
e L’Académie Française creò in suo onore il Premio Anna de Noailles
per dare risalto a donne che avessero brillato come letterate.

Morì nel 1933.









LA POETICA


La sua attività di poetessa e scrittrice iniziò  molto presto.

Fin dalle sue prime opere rivela la sua aderenza
ai temi del Parnassianesimo
che, in opposizione al romanticismo,
esaltava la bellezza e l’impersonalità.




Victor Hugo



Ma il suo faro appare esser soprattutto il grande Victor Hugo,
di cui da molti è considerata l’erede al femminile,
essendo chiara la vicinanza ai suoi temi ed al suo stile…
anche se lei poi se ne distaccò accentuando i temi naturalistici.

Infine già la sua prima pubblicazione
rivela un’anima dolce e malinconica
insieme al suo amore per la vita e per la natura.








Penso che, leggendo alcune sue poesie,
 ancor meglio possiamo comprendere il suo mondo poetico .

Le prime 2 parlano d’amore, le 2 successive ci mostrano
il suo affetto per la natura e con le ultime 2 lei ci svela
quale sia il suo rapporto con lo scrivere e con i lettori.

A mio parere… son tutte belle…
ciascuna a suo modo.

Leggiamole.






ALCUNE SUE POESIE



STAVO ZITTA

Stavo zitta, avevo fatto voto
di non rimproverarti mai
il tuo spirito squadrato, vuoto, negato
a ogni slancio, a ogni sfogo;
ma questa sera che il cielo d’autunno
sfoglia un sole struggente,
lascia che la mia voce si abbandoni
a tradire i segreti del sangue:
– Lo sai tu, caro cuore senza dolcezza,
cara anima insensibile e ostinata,
in questo giorno che io ti confesso
la mia nativa e fiera tristezza,
quante volte mi sono ammazzata?





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SE QUALCUNO TI PIACE

Se qualcuno ti piace, non lottare, abborda
il volto nuovo dove a posarsi è andato
il sole dei tuoi occhi ingenui;
qualsiasi cosa ti attragga, il mio dolore te l’accorda.
– Ed io, da lungi, il cuore sostenuto dal tuo,
mescolando al tuo piacere la mia misericordia,
ti benedirò la fronte poggiata su nude braccia,
la fronte pugnalata che più distesa diventa,
e i baci setosi che sognano e mordono …
– Non mi lamenterò, perché li ho conosciuti.


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LA CALDA CANZONE

La chitarra amorosa e la canzone ardente
piangono di voluttà, languore e forza
sotto l’albero dove il sole indora l’erba e la corteccia,
e davanti al muretto caldo della casa.
Come fiori che vibrano sullo stelo,
tremolanti i desideri dondolano al vento,
e l’anima, che si mette a sospirare e sognare,
sembra che muoia di speranza, attesa e vertigini.
– Ah! Che svenimento d’azzurro morbido e chiaro!
Respira bene, cuore mio, in questa calda esplosione,
la musica che fa il vivace canto delle cicale,
e la canzone che vola come il polline per l’aria…
(traduz. t.k.)



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LA VITA PROFONDA

Essere nella natura come albero umano,
dispiegare i propri desideri come fitto fogliame,
e sentire, dalla pacifica notte e dalla burrasca,
la linfa universale affluire nelle mani.
Vivere, avere i raggi del sole in viso,
bere il sale ardente della salsedine e delle lacrime
e gustare intensamente la gioia e il dolore
che creano un vapore umano nello spazio.
Sentire nel proprio cuore l’aria, il fuoco e il sangue vivi
turbinare come fa il vento sulla terra;
– elevarsi al reale e chinarsi al mistero,
essere il giorno che sale e l’ombra che discende.
Come la sera imporpora il colore della ciliegia,
lasciar colare dal cuore vermiglio la fiamma e l’acqua,
e come l’alba luminosa appoggiata al colle
avere l’anima che sogna, seduta al confine del mondo…
 


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OFFERTA

I miei libri, io li ho fatti per voi, giovani amici,
e vi ho lasciato dentro,
come fanno i bambini che mordono le mele,
il segno dei denti.
Ho lasciato le mani sulla pagina stese,
e, la testa in avanti,
ho pianto, come piange nel mezzo del viale
un temporale estenuante.
Vi lascio, nell’ombra amara del mio libro,
la fronte e lo sguardo,
e l’anima sempre che arde e ubriaca:
lì vi andranno le mani.
Vi lascio il chiaro sole del mio viso,
i suoi milioni di raggi,
e il mio cuore debole, che ebbe tanto coraggio
per i suoi desideri.
Vi lascio questo cuore e tutta la sua storia,
la sua dolcezza di lino,
e l’alba del mio viso, e la notte blu e nera
che mi riempie i capelli.
Vedete come a voi, in un misero vestito,
è venuto il mio Destino.
I più poveri viandanti, sulle più tristi sabbie,
non hanno così nudi i piedi.
– E vi lascio, col fogliame e le sue rose,
il giardino caldo brillante
che vi dicevo sempre; – e la mia pena immotivata
che non è mai finita…



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SCRIVO PERCHE’

Scrivo perché il giorno in cui non vivrò più
si sappia quanto l’aria – e il piacere – mi piacquero,
perché il mio libro sveli alla folla futura
come ho amato la vita e la felice natura….
Attenta alle opere del campo e della casa,
annotai ogni giorno la forma delle stagioni,
perché l’acqua, la terra e la fiamma nascente
solo nella mia anima fossero tanto belle.
Ho scritto quel che ho visto e quello che ho sentito
di un cuore, per cui il vero non fu mai troppo audace.
L’ardore che ho provato fu l’amore ad impormelo
perché io – dopo la morte – possa essere riamata:
perché quel giorno un giovane, leggendo quanto scrissi
senta per me il suo cuore commuoversi turbato,
e, dopo aver obliato le dilette del giorno,
m’accolga nel suo cuore, preferendomi a loro.







Ciao da Tony Kospan




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