Archivio per 21 settembre 2021

Buon martedì sera in poesia “La stazione” W. Szymborska – arte Vettriano – canzone “Michelle” Beatles   Leave a comment

 
 
 
 
Jack Vettriano

 
 
 
 
 
 
 

135135

La forza e la grandezza dell’uomo 
non consistono nel suo avere 
ma nel suo essere
– Michel Quoist –
135135

 
 
 

Jack Vettriano – Danza
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LA STAZIONE 
Wislawa Szymborska
 
Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.
Hai fatto in tempo a non venire
all’ora prevista.
Il treno è arrivato sul terzo binario.
E’ scesa molta gente.
L’assenza della mia persona
si avviava verso l’uscita tra la folla.
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
L’insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
E’ avvenuto perfino
l’incontro fissato.
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità.
Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.
 
 
 
 
 
Jack Vettriano – Filosofi dilettanti
 
 
 
 
fantasy gifs 19
 
 
 

  a tutti da Orso Tony

 

 

 


IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE
I N S I E M E
Frecce (51)
Ripped Note 

 

 

  (Michelle – Beatles)

Jack Vettriano



 

 

22 Settembre ore 20,21.. Equinozio d’autunno e vera festa della Natura – Significato.. storia.. riti.. miti.. dipinti e poesie   Leave a comment

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L’equinozio non è una ricorrenza nata dal pensiero umano
bensì un particolare e ciclico momento del nostro sistema solare
che consente la stessa durata del giorno e della notte sulla Terra.

Questo eccezionale evento naturale, che si verifica da sempre,
avviene 2 volte l’anno
ed ha sempre affascinato ed incuriosito tutta l’Umanità.






EQUINOZIO D’AUTUNNO
ASTRONOMIA – MITI – TRADIZIONI – RIFLESSIONI – POESIE
a cura di Tony Kospan per il blog
IL MONDO DI ORSOSOGNANTE



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22 SETTEMBRE 2021 ORE 20,21
EQUINOZIO D’AUTUNNO








ORIGINE DEL NOME… SIGNIFICATO ED ASTRONOMIA
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La parola “equinozio” deriva dal latino e significa “notte uguale” [al giorno].
Gli equinozi di marzo e settembre sono i due giorni dell’anno nei quali hanno inizio primavera e autunno.
La data in cui cade quello d’autunno varia dal 22 al 23 settembre.
Quest’anno dunque, il 22 settembre alle 20,21, finisce l’estate ed inizia l’autunno in Italia.
Dopo 6 mesi il Sole viene a trovarsi nuovamente sul piano dell’equatore terrestre e il circolo d’illuminazione passa per i poli.
In questo giorno il Sole passa allo zenit all’equatore, sorge al polo sud, tramonta al polo nord e la giornata dura esattamente 12 ore in tutta la terra.
L’equinozio, oltre che dalla durata del giorno e della notte, può essere riconosciuto con una semplicissima esperienza di gnomonica: osservate l’ombra di un chiodo infisso su un muro esposto al Sole.
Il vertice dell’ombra, durante ogni giorno dell’anno, disegna una curva che, agli equinozi, diventa una retta.
Questa retta e almeno le due curve giornaliere dei solstizi sono generalmente presenti su i quadranti degli orologi solari.






UNA CONSIDERAZIONE SU QUESTA RICORRENZA
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Al di là di tutto… al di là d’ipotesi… sogni… riti… credenze… tradizioni… etc… l’equinozio, preciso asse della ruota dell’anno, è solo pura realtà della Natura.
Una realtà che ci parla del nostro pianeta immerso nell’Universo… baciato da una stella, il Sole, che gli consente la vita.
Questa stella, il Sole, precisamente alle ore 20,21 del giorno 22 di questo settembre 2021 , si presenta in un punto ben preciso all’intersezione tra l’eclittica e l’equatore celeste.






EQUINOZIO… CAMBIO DI STAGIONE E RIFLESSIONE

L’Equinozio è dunque davvero un momento particolare della natura che consente la vita sul nostro Pianeta.
Non solo l’Estate lascia il passo all’Autunno, ma accade qualcosa di più importante.
L’Uomo si rende conto che esso rappresenta un momento della propria dimensione di vita, sia sua che di ogni essere vivente sul nostro pianeta, che si svolge lungo le stagioni dalla primavera, attraverso l’estate, per giungere all’autunno, e infine all’inverno.
Si nasce, si cresce, ci si sviluppa e si ritorna alla Madre Terra, nell’eterno ciclo delle rinascite.
Questi momenti di passaggio segnano sempre un punto di svolta, anche quando non ne siamo esplicitamente consapevoli, e dimostrano che noi siamo parte di qualcosa di grandioso, di eterno, di Divino…
Gli Antichi celebravano in modo particolare questi momenti dell’Eterna Trasformazione e anche noi, se riusciamo a trovare un momento di raccoglimento per soffermarci su di essi, possiamo imparare qualcosa dalla parte più profonda della nostra Anima.


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Nils Blommér



LA TRADIZIONE DRUIDICA


Nella tradizione druidica l’Equinozio d’Autunno viene chiamato Alban Elfed (Autunno, o «Elued», Luce dell’Acqua).
Esso rappresenta la seconda festività del raccolto, segnando per parte sua la fine della mietitura, così come Lughnasad ne aveva segnato l’inizio.
Ancora una volta, il giorno e la notte sono in perfetto equilibrio, come lo erano all’Equinozio di Primavera, ma ben presto le notti cresceranno fino ad essere più lunghe dei giorni, e l’inverno sarà di nuovo tra di noi.
L’equilibrio è più intenso in questo momento piuttosto che nel fermento e nell’agitazione della primavera, e questa data autunnale è spesso la più tranquilla tra le feste.







LA TRADIZIONE CELTICA


Nella memoria di queste antiche popolazioni l’Equinozio autunnale veniva festeggiato col nome di Mabon: il giovane dio della vegetazione e dei raccolti.
Scrive Maria Giusi Ricotti nel suo sito: “Mabon, indicato col nome di Maponus nelle iscrizioni romano-britanne, è il figlio di Modron, la Dea Madre: rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato dal Re Artù e dai suoi compagni.
Il suo rapimento è l’equivalente celtico del rapimento greco di Persefone: un simbolo evidente dei frutti della terra che sono immagazzinati in luoghi sicuri e poi sacrificati” per dare la vita agli uomini.”






LE TRADIZIONI CLASSICHE COMUNI ED ESOTERICHE


Poco o nulla è rimasto delle ritualità autunnali classiche.
Con uno sforzo di sintesi che non rende giustizia alla profondità di tali tradizioni, quello che viene rivissuto ciclicamente ad ogni autunno è il sacrificio del dio/dea che, dopo le gioie e glorie amorose della primavera e dell’estate, dopo aver dato con la massima potenza fecondante i frutti a tutti gli esseri viventi, è costretto/a a morire a sé stesso, a declinare nel buio della Terra – intesa come Ventre, Utero, Tomba, Infero – che sta sotto.
La coscienza – conoscenza che se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore produce molto frutto (Giovanni, 12, 24) estende il concetto di fertilità al ciclo eterno di Vita – Morte – Vita e alla consapevolezza che solo dalla morte può nascere una nuova esistenza, solo dalla decomposizione può risorgere il nuovo, il cambiamento.
Non a caso Mabon è il tempo del seme.






E’ il tempo di raccogliere dagli ultimi frutti ben maturi i semi che serviranno l’anno successivo a darci da mangiare.
E’ il tempo di essiccarli all’aria e all’ombra, di conservarli al buio e all’asciutto in sacchetti di carta con scritto il nome, aspettando la primavera per piantarli.
Per queste valenze simboliche in molte culture del passato l’equinozio assumeva valenze esoteriche e venivano celebrati al suo arrivo… riti “misterici”… di cui ben poco si sa… proprio per il loro carattere di segretezza.
Questo d’Autunno in particolare rappresentava per loro l’inizio del dominio delle tenebre (giornate più corte e notti più lunghe) che si sarebbe concluso con il solstizio d’inverno a partire dal quale le ore di luce aumentano…




Guido Reni – San Michele Arcangelo





LA TRADIZIONE CRISTIANA


Per la tradizione cristiana il simbolo dell’equinozio è invece San Michele Arcangelo che separa l’estate dall’autunno… il bene dal male… purificando la natura ed eliminando le scorie negative accumulatesi nel tempo.



Edward Cucuel – Autunno





ORA QUALCHE POESIA



Non sono molte le poesie dedicate agli equinozi, d’altronde sono un fenomeno naturale che interessa di più la scienza, ma qualcuna c’è.
Eccone 2…



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EQUINOZIO


Paloma Germani



Il passo della notte, non è


corsa di lancette.


O ticchettio di rami alla finestra.


Neanche rabbia del vento, che ulula


ferito dalle mura, lame d’umano,


riflessi di rifugio.


è come l’equinozio, di settembre


appeso su lagune, che ozia


sull’uguale tempo,


quello concesso


a luna e sole.





NEL MESE DEL PASSAGGIO


Rosa Carotti



Nel mese del Passaggio


nel difficile varco fra i mondi


l’augurio di custodire


mentre il buio avanza


la memoria della luce.

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a tutti e di tutto cuore



F I N E


Fonti: svariati siti web – impaginazione e rielaborazione…T.K.


TONY KOSPAN




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VIENI, SEMPRE VIENI – Amore intenso e passionale in questa poesia del poeta.. Premio Nobel.. Vicente Aleixandre   Leave a comment

 
 


Una suggestiva poesia carica di passionalità spagnola.


 

 



  



VIENI SEMPRE, VIENI


Poesia sublime di Vicente Aleixandre


 

Questa poesia, pur lunghetta, la si legge tutta d’un fiato.



 E’ una grande poesia d’amore


con sensibilità spagnola  ed accenti di dolore…


che parla un linguaggio universale e profondo.

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Sembra che i pensieri d’amore rotolino insieme ai versi…


 forti e solidi quasi assoluti…


 e la passione è così intrisa di suggestioni di sangue e morte.




 





Se volessi paragonarla ad un’opera d’arte


mi apparirebbe più una scultura che un dipinto.










L’amore viene vissuto come immerso nell’intera natura


quasi in una visione panteistica…


(fiume stella luce astro corteccia pelle carne carbone pietra metallo labbra… etc)



Questo però è in verità uno degli elementi


più caratteristici di tutta la poetica di questo grande autore.




 


Siviglia 26 4 1898 – Madrid 13 12 1984
 
 
 
 


Vicente Aleixandre,

 

poeta spagnolo affetto fin da giovane da grave malattia,

 

è stato premio Nobel per la Letteratura nel 1977.



 

 

 

 






VIENI SEMPRE, VIENI


Vicente Aleixandre



Non avvicinarti.


La tua fronte, la tua infuocata fronte, la tua accesa fronte,


le impronte di certi baci,


questo bagliore che anche di giorno si vede se t’avvicini,


questo bagliore contagioso che mi rimane in mano,


questo fiume luminoso dove immergo le braccia,


dove non oso quasi bere,


per timore poi d’una vita d’ura ornai d’astro brillante.


Non voglio che tu viva in me come vive la luce,


con questo isolamento di stella che si unisce alla sua luce,


cui l’amore è negato attraverso lo spazio


duro e azzurro che separa e non unisce,


dove ogni astro inaccessibile


è una solitudine che, gemebonda, trasmette la sua tristezza.


La solitudine scintilla nel mondo senza amore.


La vita è una vivida corteccia,


una rugosa pelle immobile


dove l’uomo non può trovare il suo riposo,


per quanto scagli i suoi sogni contro un astro spento.


Ma tu non avvicinarti.


La tua fronte sfavillante,


carbone acceso che mi strappa alla stessa coscienza,


duello sfolgorante in cui di colpo provo la tentazione di morire,


di bruciarmi le labbra con il tuo contatto indelebile,


di sentirmi la carne disfarsi contro il tuo diamante rovente.


Non avvicinarti,


perché il tuo bacio si prolunga come l’urto impossibile delle stelle,


come lo spazio che all’improvviso s’incendia,


etere propagante dove la distruzione dei mondi


è un unico cuore che totalmente s’infiamma.


Vieni, vieni, vieni


come il carbone consunto e oscuro che racchiude una morte;


vieni come la notte cieca che mi avvicina il suo volto;


vieni come le due labbra segnate dal rosso,


per quella lunga linea che fonde i metalli.


vieni, vieni, amore mio; vieni, ermetica fronte, rotondità quasi movente


che brilli come un’orbita che nelle mie braccia si estingue;


vieni come due occhi o due profonde solitudini,


come due imperiosi richiami da una profondità che non conosco.


Vieni, vieni, morte, amore: vieni subito, ti distruggerò;


vieni, che voglio ammazzare, o amare, o morire, o darti tutto;


vieni, che tu rotoli come pietra lieve,


confusa come una luna che chiede i miei raggi!






 

 

 

 


CIAO DA TONY KOSPAN

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LA TUA PAGINA DI… SOGNO?


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21 Settembre.. Giornata della pace – Storia e riflessione… insieme ad una grande poesia e ad un mitico dipinto contro la guerra   1 comment




La Giornata internazionale della pace, 
istituita il 30 novembre 1981 dall’ONU,
ricorre il 21 settembre di ogni anno.






Cosa intende rappresentare e significare?

Beh direi che è del tutto ovvio
viste le guerre, i conflitti ed i terrorismi 
che continuano ad essere presenti nel mondo.






In concreto questa giornata dovrebbe portare alla cessazione,
almeno per 1 giorno, delle ostilità
ma anche, con l’intervento di istituzioni pubbliche e/o non governative,
accrescere la consapevolezza in ogni parte del mondo
con marce, convegni, trasmissioni etc..
dell’importanza della pace e della cooperazione tra i popoli.






Oggi poi tutte le scuole dovrebbero dedicare,
con spiegazioni e discussioni, del tempo a questo tema.






Visti i drammi e gli immensi dolori causati dalle guerre
in diverse parti del mondo
pare che l’Umanità non ha proprio compreso
che le guerre non sono uno sport
bensì un concentrato di violenze, tragedie dolori e morti.

Per questo dobbiamo continuare a sostenere
tutti coloro che si impegnano per la pace.



Picasso – La pace





IL PIU’ NOTO DIPINTO CONTRO LE GUERRE



Guernica è un dipinto di Pablo Picasso

realizzato in memoria del bombardamento

avvenuto il 26 aprile 1937

 dell’omonima città

durante la Guerra Civile Spagnola.





Picasso – Guernica




Già il colore monocromatico evidenzia l’urlo di dolore…

ma mi fermo qui nell’analisi di questo eccezionale dipinto

dato che ci porterebbe molto lontano.


Quel che conta però è che questo

è uno dei dipinti più emblematici

degli orrori di tutte le guerre.




LA PIU’ BELLA POESIA CONTRO OGNI GUERRA






UOMO DEL MIO TEMPO

Salvatore Quasimodo
 
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.





Tony Kospan






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