Archivio per 13 settembre 2021

Buon lunedì sera in poesia “Ho messo la mia anima” M. Guidacci – arte Picasso – canzone “Quando m’innamoro” A. Identici   Leave a comment

 
 

 
 
Picasso


 

 

 

 
 
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Non lasciare che il rumore delle opinioni altrui 

soffochi la tua voce interiore.
(Steve Jobs)
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Picasso – La pace
 
 

HO MESSO LA MIA ANIMA… 
Margherita Guidacci
 
Ho messo la mia anima fra le tue mani. 
Curvale a nido. 
Essa non vuole altro che riposare in te. 
Ma schiudile
se un giorno la sentirai fuggire. 
Fa che siano allora come foglie
e come vento, 
assecondando il suo volo. 
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. 
Rimane uguale e sarà eterno. 
Ma diverse sono talvolta
le vie 
da percorrere
in obbedienza al destino.

 

 
 
 

Picasso – Famiglia di saltimbanchi

 

 

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verd carino LHDev Copia

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fre bia pouce    musicAnimata   (Anna Identici – Quando m’innamoro)

Picasso – 2 donne che corrono sulla spiaggia
 
 
 

L’amore.. anche familiare.. fa bene a chi lo offre ed a chi lo riceve – Brano d’autore significativo e illuminante   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 


Questo bellissimo dolce-malinconico racconto,
oltre ad esser una lettura che ti penetra nell’animo,
può esser spunto di riflessione sulle nostre rigidità emotive
e sulla necessità di aprirci a chi vogliamo bene
ed a chi ci vuol bene.




  



L’AMORE GUARISCE 
SIA CHI LO OFFRE,
SIA CHI LO RICEVE
Harold H. Bloomfield
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
La pelle di mio padre era itterica mentre lui era a letto collegato a monitor e fleboclisi nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale.
Normalmente uomo di robusta costituzione, aveva perso oltre quindici chili.
L’infermità di mio padre era stata diagnosticata come cancro al pancreas, una delle forme più maligne della malattia.
I medici facevano quello che potevano, ma ci dissero che gli restavano appena dai tre a sei mesi di vita.
Il cancro al pancreas non si presta alla radioterapia né alla chemioterapia, per cui i medici potevano offrire poche speranze.
Alcuni giorni più tardi, quando mio padre era seduto a letto, mi avvicinai a lui e gli dissi:
“Papà, provo un sentimento profondo per ciò che ti è successo. Mi ha aiutato a guardare il modo in cui mi sono sempre tenuto lontano e a sentire quanto io ti voglia bene davvero.”
Mi chinai su di lui per abbracciarlo, ma le spalle e le braccia gli si irrigidirono.
“Su, papà, davvero voglio abbracciarti.”
Per un momento apparve sconvolto.
Dimostrare affetto non era il nostro modo consueto di trattarci.
Gli chiesi di tirarsi ancora un po’ più su per poter passare le braccia attorno a lui.
Questa volta, però, era ancora più teso.
Sentivo accumularsi l’antico risentimento, e cominciai a pensare: 
“Questo non serve a niente. Se vuoi morire e lasciarmi con la stessa freddezza di sempre, fai come vuoi.”
Per anni avevo sfruttato ogni esempio delle resistenza e della rigidità di mio padre per incolparlo, per provare risentimento verso di lui, e per dire a me stesso: “Vedi non gli interessa.”






Questa volta, però ci pensai meglio e capii che l’abbraccio andava a vantaggio mio oltre che suo.
Volevo esprimere quanto mi importasse di lui, per quanto difficile fosse per lui lasciarmelo fare.
Mio padre era sempre stato molto germanico e incline al dovere; nella sua infanzia i suoi genitori devono avergli insegnato a tenere dentro di sé i suoi sentimenti, per diventare uomo.
Lasciando perdere il mio vecchio desiderio di incolparlo della nostra lontananza, effettivamente guardavo con impazienza alla sfida di offrirgli più amore.
Dissi: “Su papà, mettimi le braccia attorno.”
Mi inchinai vicino a lui sul bordo del letto con le sue braccia attorno a me.
“Adesso stringi. Ecco. Di nuovo, stringi. Benissimo!”
In un certo senso stavo insegnando a mio padre come abbracciare, e mentre mi stringeva accadde qualcosa.
Per un attimo traboccò un sentimento di “ti voglio  bene”.
Per anni il nostro saluto era stato una stretta di mano fredda, formale che voleva dire: “Ciao, come stai?”
Adesso sia io che lui aspettavamo che quella vicinanza momentanea si ripetesse.
Eppure, proprio nel momento in cui cominciava ad assaporare il sentimento di amore, qualcosa gli si stringeva nella parte superiore del dorso e il nostro abbraccio diventava goffo e strano.
Ci vollero mesi perché la sua rigidità cedesse e lui fosse in grado di lasciare che le emozioni del suo intimo passassero attraverso le braccia e mi avvolgessero.
Toccò a me essere la fonte di tanti abbracci prima che mio padre desse inizio e un abbraccio di sua volontà.
Non lo stavo incolpando, ma sostenendo; dopo tutto stava modificando le abitudini di una vita intera, e questo richiede tempo.
Sapevo che ci stava riuscendo perché sempre più la nostra relazione si basava sull’affetto.
Verso il duecentesimo abbraccio disse spontaneamente ad alta voce, per la prima volta da quando potessi ricordarmi:
“Ti voglio bene”.
  




 

 

Ciao da Tony Kospan




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CONTEMPLO – Pessoa.. pur cultore del sogno.. in questa sublime poesia esprime però dei dubbi   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 

Questa poesia non possiamo considerarla certo un inno al sogno,
anzi, ma è certamente una sofferta riflessione di Pessoa
sul suo (e forse non solo suo) conflittuale rapporto con esso.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CONTEMPLO
– PESSOA –
DUBBIOSA POESIA SUL SOGNO


In questa poesia Pessoa, definito il
POETA DEL SOGNO,
mostra di nutrire verso di esso una specie di amore-odio. 
 






Anche qui, come sempre però, il grande poeta portoghese
osserva e scava in modo profondo dentro se stesso…
andando molto oltre il pensiero comune.


Lo possiamo leggere alla fine della poesia
quando si pone, mi pone e forse ci pone…
(nel “ci” coloro che amano il sogno)
 una tremenda ma inderogabile domanda… 
 
 
 
 
 
 
 
 
In vita Pessoa rimase un autore semi-sconosciuto
ma oggi è considerato
il più grande poeta portoghese moderno.
 
 
E’ uno dei poeti che amo di più,
sia per il culto del sogno che lo pervade
che per la sua atmosfera  intimistica,
anche se venata di pessimismo,
ma soprattutto per la sua capacità
di leggere in profondità nel suo, nel nostro
e nell’animo di tutti…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CONTEMPLO
Pessoa
 
 
Contemplo il lago silenzioso
che la brezza fa rabbrividire.
 
Non so se penso a tutto
o se tutto mi dimentica.
 
Nulla il lago mi dice
né la brezza cullandolo.
 
Non so se sono felice
né se desidero esserlo.
 
Tremuli solchi sorridono
sull’acqua addormentata.
 
Perché ho fatto dei sogni
la mia unica vita?
 
 
 
 
 
  

   


Cosa ne pensate? 
Ciao da Tony Kospan 
 
 
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