Archivio per 5 settembre 2021

Felice domenica sera in poesia “Talvolta la mia gioia” Tagore – arte Boldini – canzone “Pazza idea” P. Pravo   Leave a comment




Boldini





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Sono le persone che hanno sofferto 
a fare del loro meglio per rendere felici le altre persone.
Perché sanno cosa significa stare male 
e non vogliono che nessun altro si senta in quel modo.
– Robin Williams –
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Boldini



TALVOLTA LA MIA GIOIA

~ Rabindranath Tagore ~


Talvolta

la mia gioia

ti spaventa

amore mio

nasce dal nulla

e si nutre di poco

di larve invisibili

che il vento trasporta

di frammenti di paura

che si fondono in tepore

di briciole di serenità

cadute

dalla mensa dei poveri

di un raggio di sole

che risveglia lucciole

addormentate

in gocce di rugiada

se mi ami

amore mio

perdona la mia gioia.




Boldini



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Boldini




“Le 5 regole dell’impero romano” e tante battute e vignette divertenti romanesche   Leave a comment

 
 
 
 

 
 
 
 
 

E’ notissima l’immensa e direi contagiosa…
ironia romanesca…
seppur a volte molto graffiante.

 
 
 




 


Ecco dunque…
LE 5 REGOLE D’ORO DELL’IMPERO ROMANO
(in romanesco… originale)



 

 


1 – “Lavora sempre un pò meno della tua soglia minima de sopportazione

ricordate de abbassà ciclicamente i livelli di detta soglia.”


 

2 – “Nun te incazza’ coi deboli, nun te incazzà coi forti, NUN TE INCAZZA’ PROPRIO.

E ricorda, i deboli fanno finta, domani saranno forti,

quinni si proprio devi, menaje subito, nu li fà cresce.”


 

3 – “Non tutti i mali vengono pè nuoce, quindi tutte e vorte che hai fatto male a quarcuno,

nun te sembra, ma je hai fatto bene, percio’ nun te sta’ a preoccupa’, che te frega.” 

 

4 – “Aiutati che tanto nun te aiuta nessuno.

Ricorda infatti che Dio è onnipresente, quinni, se voleva te aiutava prima.” 

 

5 – “Nun scajà mai la prima pietra si nun sei sicuro da piallo BENE.

Sinnò è mejo che te la conservi pè dopo.”


 

 

 

 

 

 E’ un divertissement… certo…
ma per caso… non sono anche regole,
che, almeno in parte,
possono farci riflettere un po’?


 
 
 

 

 

 
Ecco ora altri mitici esempi…
del divertente sarcasmo dei romani.



 

 

 

 

 

 

 

 

 


,

,

,

,

 

 

 

 

 

Ciaoooooooooooooo

Orso Tony

  


.



.
 
 
 

SOTTOVOCE – Una poesia inusuale di Alfonso Gatto in quanto ci parla di un amore… mancato   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Stavolta parleremo di una poesia del noto poeta salernitano
Alfonso Gatto (1909 – 1976)
da me conosciuto fugacemente, ai tempi del Liceo,
proprio a Salerno in uno dei suoi ritorni alla città natale.
 
 
 

 
 
 
 


SOTTOVOCE

– ALFONSO GATTO –

POESIA SUBLIME

 
 
 
 
 
 
Alfonso Gatto
 
 
 
 
 
 
Bellissime sono le sue poesie d’amore
per la loro profonda pregnanza
ma ho scelto questa per una sua particolarità.
 
 
 Essa ci parla infatti dei vari aspetti di un amore bloccato,
di un amore che stava per nascere,
ma qualcosa “un (quasi) nulla“,
forse gelosia del passato 
o piuttosto un problema di dialogo
ha bloccato il crescere del sentimento.
 
 
 
 
 

 
 
 
Questa difficoltà di dialogo e di intesa tra il poeta e la donna
viene poeticamente e genialmente descritta, a mio parere,
con quell’evidenziare i tempi diversi da loro usati nel discorrere.
  
 
La qual cosa, 
insieme forse all’orgoglio o al timore d’esporsi
e/o addirittura alla paura d’esser felice
ha generato l’impossibilità del rapporto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ciò però ha lasciato una grande nostalgia
di quel che poteva essere e non è stato
e non sarà mai.
 
 
Ma vivido resta 
ed impresso a fuoco nel cuore resta
lo sguardo d’amore di quel primo incontro.
 
 
 

 
 
 
Da ciò si evince che non deve mai prevalere
l’ego in amore…
ma deve sempre cedere il passo al 
noi
sennò il suo felice evolversi viene bloccato.
 
 
 
Ma ora leggiamola.
 
 
 
 
 
De Nittis – Flirt
 
 
 
 
 
S O T T O V O C E 
Alfonso Gatto
  

 Una sera di nuvole, di freddo 
e di luce che spiega ad altro il senso 
della mia vita, questo vago accordo 
di memorie in sordina, sottovoce 
di me, di te, poveramente assortiti.

 
Si resta a volte soli nella veglia 
di un racconto sospeso, allora soli, 
ignoti l’uno all’altro, ed ora uniti 
dal ricordo che un nulla ci divise.
 
Il rammarico punge, se mi dici: 
“bastava che quel giorno…”, ti sorrido 
con la mesta sfiducia di sapere 
che mai giunsi per tempo, che geloso 
di te, del tuo passato, almeno vedo 
il tuo sguardo d’amore al primo incontro.
 
Ma forse è giusto credere che allora 
tu m’avresti perduto: 
come un ragazzo che si lascia indietro 
nella paura d’esser felice.
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 

Come sempre mi piacerebbe leggere
il vostro parere e le vostre impressioni,
se vi va, sulla poesia.
 
 
 Tony Kospan
 
 
 
 
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 Gotthardt Kuehl 
 
 


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