Archivio per 22 agosto 2021

Felice domenica sera in poesia “L’incontro” K. Mansfield – arte J. Lavery – canzone “Almeno tu nell’Universo”   Leave a comment

 

 

 

 

John Lavery

 

 

 

 

 

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Amo le cose belle, le belle storie che dicono qualcosa, 
mi piace tutto ciò che fa palpitare il cuore. 
E’ bello aver la pelle d’oca, significa che stai vivendo. 
– Josè Saramago –
 
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John Lavery – L’amaca rossa

 

 

 

L’INCONTRO

Katherine Mansfield

 

E iniziammo a parlare,

guardandoci un attimo, schivi,

con imbarazzo.

La tristezza chiamava lacrime,

ma non piangevo; desideravo

prenderti la mano, ma un tremito diffuso

me lo impediva.

Contavi i giorni che mancavano

a un altro appuntamento,

ma entrambi sentivamo nel cuore,

che soli ce ne andavamo per sempre.

Il suono acuto di una campana riempì la stanza.

“Ascolta” dissi “batte forte come un cavallo

che galoppa su una strada deserta

e che si perde nella notte scura.”

Tacqui stretta tra le tue braccia

finché il rintocco

vinse anche il battito dei nostri cuori.

“Non posso andarmene” dicesti,

“la mia vita è qui, in eterno.”

Ma te ne andasti.

Tutto era cambiato.

Il rintocco giunse sopito,

debole, sempre più fioco.

Dissi alla notte: “Se smette devo morire”.

 

 

 

John Lavery – Tennis
 
 
 
 
 
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IL SALOTTO DEGLI ARTISTI
E DI CHI AMA L’ARTE
fre bia pouce
Ripped Note

 

 

 

John Lavery


 

 

 

I tralicci evolveranno in nuove forme in linea con l’ambiente? Vediamo come potrebbero diventare…   2 comments

 
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Visioni strane certo ma forse con molti lati positivi…
 
 
Sempre tralicci elettrici certo… ma molto più… naturali…
 
 
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Per evitar di danneggiar l’immagine di un paesaggio,
 come fanno in genere le alte torri elettriche,
installazioni comunque necessarie,
alcuni progettisti di varie parti del mondo
hanno realizzato l’idea di tralicci che hanno forme particolari.








In genere essi appaiono ricordarci grandi animali
o figure umane come possiamo vedere qui…








 
Direi che questo tipo di tralicci, rispetto a quelli classici,
appare più naturale ed in grado di non disturbare l’ambiente
ed anzi forse di renderlo più interessante.


 
 
 

 
 
 
Cosa ne pensate?
 
 
Ciao da Tony Kospan



Notte del 22 agosto ed il fenomeno della “Luna blu”. Bellezza e significato   Leave a comment







Stasera il cielo sarà illuminato da una bella Luna Piena.
Osserviamola bene questa luna piena di agosto perchè sarà una Luna… Blu!







No… no… la luna non diventerà blu.
Semplicemente si definisce “Luna blu” la seconda luna piena in un mese.







Il nostro calendario, a differenza di quello dei Maya, è alquanto irregolare e non in linea con le fasi lunari.
Quindi, per dirla in modo ancora più chiaro, noi abbiamo in genere 1 luna piena al mese ma ogni tanto abbiamo una luna piena in più.
Si tratta di un fenomeno raro, ma non rarissimo, che avviene ogni 3/5 anni circa.








La luna piena d’agosto è chiamata anche “Luna dello Storione” così chiamata dai nativi americani algonchini che, grazie al grande chiarore notturno, ad agosto potevano pescare con maggiore facilità questi grandi pesci.








Non solo, stanotte avremo un’altra interessante particolarità.
La Luna piena ci farà vedere meglio e più grandi del solito i pianeti Giove e Saturno.








Tony Kospan


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William Butler Yeats.. grande poeta.. ci parla delle fate e dei folletti irlandesi   Leave a comment


Il grande poeta


Una simpatica analisi… del tutto fantasy…

del grande poeta e scrittore…

 

 

 
 

FATE E FOLLETTI
William Butler Yeats

 

 

 

 

 

 

La parola irlandese per fata è sheehogue (sidheog), diminutivo di “shee” in banshee.
Le fate sono deenee shee (daoine sidhe), che vuol dire popolo fatato.
Chi sono?
“Angeli caduti in peccato, non buoni abbastanza per essere salvati, né cattivi al punto da essere dannati”, dice la tradizione popolare.

 
 
 
 
 
 



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“Gli dei della terra”, dice il libro di Armagh. “Gli dei dell’Irlanda pagana”, dicono gli studiosi delle antiche tradizioni irlandesi, “i Tuatha De Danann, che, non più venerati e alimentati con offerte, sono andati rimpicciolendosi nell’immaginazione
popolare e sono ora alti solo poche spanne”. […]

 
 
 

 

 


D’altra parte esistono molti aspetti che inducono a ritener i folletti angeli caduti.
Ne sono dimostrazione la natura di questi esseri, la loro estrosità, il loro modo di essere buoni con i buoni e cattivi con i cattivi, i loro mille tratti incantevoli uniti alla mancanza di senso di responsabilità – all’instabilità di carattere.
Creature così suscettibili che bisogna assolutamente evitare di parlarne spesso, e che non possono essere nominate altro che come i “signori”, o daoine maithe, che significa “buon popolo”, e tuttavia così facili da compiacere, che faranno ogni cosa per tenere lontano da voi la sfortuna se solo lasciate per loro un po’ di latte sul davanzale della finestra durante la notte.
 
 
 
 
 

 

Tutto sommato, la credenza popolare dice quanto di essi è possibile sapere quando racconta come caddero in peccato e tuttavia non furono dannati, poiché il male compiuto era del tutto privo di malizia. [….]
Forse queste creature del capriccio sono anime umane alla prova.
Non pensate che i folletti siano sempre piccoli.
Ogni cosa è mutevole in loro, anche la grandezza.
Sembra che assumano ogni dimensione o forma desiderata.
Le loro principali occupazioni sono far festa, lottare, fare all’amore e suonare la musica più bella.
 
 
 

 

 

C’è solamente una persona industriosa in mezzo a loro, il leprecano, il calzolaio fatato.

Forse i folletti consumano le scarpe a forza di ballare. […]

Quando sono allegri, cantano.

Molte sventurate fanciulle li hanno sentiti e, per amore di quel canto, si sono consumate di dolore e sono morte.

 

 

 
 
 
 
Molte delle vecchie melodie irlandesi sono semplicemente le loro musiche, afferrate da orecchie indiscrete.[…]
Carolan, l’ultimo dei bardi irlandesi, dormì su una fortezza e per sempre, da allora, le melodie incantate si ripeterono nella sua mente e fecero di lui quel grande uomo che fu.
Muoiono forse?
 
 
 

 
 
 

 
Blake vide il funerale di un folletto… ma in Irlanda diciamo che sono immortali.



 
 
 
da “Fiabe Irlandesi” di William Butler Yeats 

Impaginazione T.K.
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN



Cocco bellooooo – Bontà.. proprietà salutari.. usi e dolcezze del mitico frutto da spiaggia   1 comment


 



Ricorda il mare, ricorda l’estate.
 Ricorda una cesta di vimini e un letto morbido di foglie verdi.
 Chi non ha mai udito il suo nome echeggiare sulle spiagge?
 Chi non ha mai assaporato la sua freschezza sotto i raggi del sole?






 
 
Conosciamo allora un po’ di più…
sia il frutto che le sue proprietà salutari… ed “estetiche”
ed infine ascoltiamo una canzoncina a lui dedicata.

 
 
 
 
 

 

 

 

COCCO BELLOOOOO!
Un Frutto non solo da Spiaggia!

 


 .
 
 
 
Il cocco è uno dei frutti tropicali

ormai ampiamente integrati nella nostra tradizione alimentare.

 

Originario della Malesia,

è considerato sacro per via della sua forma che ricorda quella del cranio umano.

 

Non è un caso che il cocco sia anche “venerato”

quale omaggio benaugurale nelle cerimonie nuziali dell’India.

 

 

 

 

 

Le noci di cocco vengono prodotte dalle palme,

e ciascuna arriva a pesare fino a due chili.

 

All’interno della noce si trova il cosiddetto ‘seme’,

bianco e carnoso, che è il frutto che mangiamo,

e del liquido, il “latte di cocco”, dal sapore dolce e molto dissetante.

 

 

 

 

 

 

QUALI LE SUE PROPRIETA’?

 

 

La sua polpa bianca, dolciastra e dissetante,

viene in soccorso a coloro che cercano un alimento fresco e gustoso,

dall’ottimo apporto calorico

e in grado di sostituirsi ad un normale spuntino del pomeriggio.

 

 

 

 

 

L’importanza del cocco a livello nutrizionale

oltrepassa la sfera prettamente degustativa.

 

La noce di cocco è ricca di potassio,

per questo è ideale d’estate per reintegrare i sali minerali persi,

il frutto orientale è infatti consigliato anche per chi pratica sport

ed ha necessità di reintegrare i sali minerali perduti.

 

 

 

 

E’ inoltre ricca di proteine e di grassi e per questo, ai tropici,

il cocco è considerato il re dei vegetali.

 

Molti non assaporano il latte della noce perché sembra ‘sporco’,

assomiglia ad un siero, mentre in realtà è molto dolce,

ricco di zuccheri, sali minerali e vitamine,

in particolare C e B, ma anche di proteine di facile assimilazione.

 

 

 

 

E’ utile nel trattamento dei disturbi urinari e molto nutriente.

 

E’ utile per aumentare di peso per cui è opportuno non abusare dell’alimento:

un solo etto fornisce ben 360 calorie.

 

 

 

 

 

 

Questo significa che è indicata per le persone debilitate,

mentre è sconsigliata per chi vuole dimagrire

e per chi deve sottoporsi ad una dieta povera di grassi,

dato che la quota calorica

è data fondamentalmente dalla presenza di una notevole quantità di lipidi,

è dunque il tipico alimento da gustare una tantum!

 

 




 


 

E’ una bevanda buona anche per le ossa e i denti

e con grandi poteri nel trattamento di cattiva digestione,

costipazione, vomito, fatica, nervosismo e debolezza generale.

 

 

 

IL COCCO E LA… BELLEZZA

 

 

Oltre che buono e salutare da mangiare,

il cocco è protagonista in alcuni trattamenti di bellezza

che risalgono ad una saggezza indiana

ora fortemente apprezzata anche nel resto del mondo.

 

 

 

 

Con l’olio di cocco, le donne orientali usano massaggiarsi la pelle

per renderla giovane e soffice,

applicando anche sui capelli il magico liquido di questo frutto.

 

 

 

 

 

 

Avete dunque voglia di cocco?
 
Eliminate un cucchiaino di olio nell’arco della giornata e mangiatelo!
 
Ne vale la pena!
 

 

 

Dr.ssa Viviana Meli – Miadieta.it

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Ascoltiamo infine questa canzoncina dedicata a lui 

sì… proprio a lui… al Cocco Fresco… Cocco Bello…

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DAL WEB – IMPAGINAZIONE ED AGGIUNTE TONY KOSPAN



LA TUA PAGINA PER SOGNARE

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Henri Cartier-Bresson – Mito della foto d’arte ed occhio attento del ‘900   Leave a comment

 

 

 
 
 
Non sono necessarie molte presentazioni per chi è conosciuto come il padre della fotografia e ha fermato nei suoi scatti quasi un secolo di eventi… ma ripercorriamo in breve la sua vita e la sua attività di grande fotografo del ‘900.
 
Henri Cartier-Bresson, è nato il 22 agosto 1908 a Chanteloup (Francia), 30 chilometri ad est di Parigi, da una famiglia alto borghese amica delle arti.
 
Henri Cartier-Bresson
 
Inizialmente si interessa solo di pittura (grazie soprattutto all’influenza di suo zio, artista affermato, che all’epoca considerava un po’ come un padre spirituale), e diventa allievo di Jaques-Emile Blanche e di André Lhote, frequenta i surrealisti e Triade, il grande editore. 
 
Dagli inizi degli anni ’30 sceglie definitivamente di sposare la fotografia.
 
Nel 1931 infatti, a soli 23 anni, ritornato in Francia dopo un anno in Costa d’Avorio, Henri Cartier-Bresson scopre la gioia di fotografare, compra una Leica e parte per un viaggio che lo porta nel sud della Francia, in Spagna, in Italia e in Messico.
 
La Leica con la sua maneggevolezza e la pellicola 24×36 inaugurano un modo nuovo di rapportarsi al reale, sono strumenti flessibili che si adattano straordinariamente all’occhio sempre mobile e sensibile del fotografo.
 
L’ansia che rode Cartier-Bresson in questo suo viaggio fra le immagini del mondo lo porta ad una curiosità insaziabile, incompatibile con l’ambiente borghese che lo circonda, di cui non tollera l’immobilismo e la chiusura, la piccolezza degli orizzonti.
 
 
 

 
 
 
Nel 1935 negli USA inizia a lavorare per il cinema con Paul Strand e tiene nel 1932 la sua prima mostra nella galleria Julien Levy.
 
Tornato in Francia continua per qualche tempo a lavorare nel cinema con Jean Renoir e Jaques Becker, ma nel 1933 un viaggio in Spagna gli offre l’occasione per realizzare le sue prime grandi fotografie di reportage.
 
 
 

 
 

Ed è soprattutto nel reportage che Cartier-Bresson mette in pratica tutta la sua abilità e ha modo di applicare la sua filosofia del “momento decisivo“.
 
Una strada che lo porterà ad essere facilmente riconoscibile, un marchio di fabbrica che lo distanzia mille miglia dalle confezioni di immagini celebri e costruite.

 
 
 

Chanteloup 22.8.1908 – Parigi 3.8.2004



 

 

 

 

 

 
 
Ormai è diventato un fotografo importante.
 
Catturato nel 1940 dai tedeschi, dopo 35 mesi di prigionia e due tentate fughe, riesce a evadere dal campo e fa ritorno in Francia nel 1943, a Parigi, dove ne fotografa la liberazione.
 
 
 
 

Una collaboratrice dei nazisti viene accusata e giudicata

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Qui entra a far parte dell’MNPGD, un movimento clandestino che si occupa di organizzare l’assistenza per prigionieri di guerra evasi e ricercati.








 




Finita la guerra ritorna al cinema e dirige il film “Le Retour”.
 
Negli anni 1946-47 è negli Stati Uniti, dove fotografa soprattutto per Harper’s Bazaar.



 
 
 

 

 

 

 

Nel 1947 al Museum of Modern Art di New York viene allestita, a sua insaputa, una mostra “postuma”; si era infatti diffusa la notizia che fosse morto durante la guerra.


Nel 1947 insieme ai suoi amici Robert Capa, David “Chim” Seymour, George Rodger e William Vandivert (un manipolo di “avventurieri mossi da un’etica”, come amava definirli), fonda la Magnum Photos, cooperativa di fotografi destinata a diventare la più importante agenzia fotografica del mondo.





  

 







 

 

 

Dal 1948 al 1950 è in Estremo Oriente.




 

 

 




Nel 1952 pubblica “Images à la sauvette“, una raccolta di sue foto (con copertina, nientedimeno, che di Matisse), che ha un’immediata e vastissima eco internazionale. 
 
Nel 1954 fu il primo fotografo occidentale a poter visitare l’allora URSS.

 
 
 
 
 

 

 

 

 



 

 
 
 
Nel 1955 viene inaugurata la sua prima grande retrospettiva, che farà poi il giro del mondo, al Musée des Arts Décoratifs di Parigi.
 
Dopo una serie di viaggi (Cuba, Messico, India e Giappone), dal 1966 si dedica progressivamente sempre più al disegno.
 
Innumerevoli, in questi anni, sono i riconoscimenti ricevuti, così come le esposizioni organizzate e le pubblicazioni che in tutto il mondo hanno reso omaggio alla sua straordinaria produzione di fotografo e di pittore.

 
 
 

 

 

 

 

 

 








 
 
Dal 1988 il Centre National de la Photographie di Parigi ha istituito il Gran Premio Internazionale di Fotografia, intitolandolo a lui.
 
Oltre ad essere universalmente riconosciuto tra i più grandi fotografi del secolo, Henri Cartier-Bresson ha avuto un ruolo fondamentale nella teorizzazione dell’atto del fotografare, tradotto tra l’altro nella già ricordata e celebre definizione del “momento decisivo“.
 
L’occhio magico della sua macchina fotografica ha praticamente catturato le immagini di un secolo in ogni parte del mondo…
 
 
 
 

 
 
 
 
 
Poco prima di raggiungere i 96 anni, morì a Parigi il 3 agosto 2004.
 
La notizia commosse e fece il giro del mondo… ma le sue opere gli sopravvivono come affascinanti, emozionanti ed insuperabili documenti sia storici che artistici. 


 
Testo da Biografieonline.it con mini modifiche ed impaginazione t.k.
 
 
Chi desideri vedere un’ulteriore carrellata di sue fotografie… ecco un video che ne raccoglie parecchie altre… oltre a darci un’altra visione della sua arte. 
 
 
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN





IL GRUPPO IN CUI POSSIAMO VIVER L’ARTE…
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