Archivio per 31 luglio 2021

Felice sabato sera in poesia “Poesia d’amore” A. Gatto – arte N. Rockwell – canzone “Sarà perché ti amo”   Leave a comment

 
 
 

Norman Rockwell
 
 
 

Siamo ormai nel cuore dell’Estate
ed in tanti siete sparpagliati per i mondi vacanzieri
ma in moltissimi avete dispositivi mobili per connettervi comunque
e dunque, a tutti voi che mi vorrete leggere,
va il mio augurio di un…

 
 
 
 
 
 
 
 
Se per baciarti dovessi andare all’inferno, lo farei. 
Così potrò poi vantarmi con i diavoli 
di aver visto il paradiso senza mai entrarci. 
– W. Shakespeare –

 
 
 
 

Norman Rockwell

 
 
 

POESIA D’AMORE 
– Alfonso Gatto –
 
Le grandi notti d’ estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.
Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l’ anima.
E baci perdutamente
sino a che l’ arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.
Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch’ esisti è vero.
Da quanto t’ ho cercata.
Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.
E il bacio che cerco è l’ anima. 

 

 
 
 
 
 
Norman Rockwell
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“Vedere entrambi i lati” – L’originale e suggestivo racconto della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto   Leave a comment

 

 

Penso possa esser interessante conoscere

questa scrittrice giapponese,

i cui libri sono tradotti in tutto il mondo,

attraverso questo suo racconto che ci mostra

una narrazione per noi davvero inconsueta

ma certamente affascinante.

 

 

Banana Yoshimoto  – Tokio 24.7.1964 – Scrittrice Giapponese


 




VEDERE ENTRAMBI I LATI

Banana Yoshimoto
  
 
 
 


 
 
 
 Io cerco dei vestiti che siano perfetti per me, ma non li trovo da nessuna parte forme, tessuti e colori capaci di esprimere tutto quello che ho dentro vestiti che dicano che sono viva qui, in questo momento provo a mettere insieme tutte le immagini che conosco, ma non funziona in questo paese, oggi, nemmeno i miei genitori riescono a trovarli.


 
 
Come una bambola kokeshi
come un uovo sodo senza il guscio
come un feto in attesa di venire alla luce
aspetto qualcosa come un pulcino appena nato ancora bagnato
ho il presentimento delle cose lieti
e delle cose tristi che stanno per accadere
neanche questo riesco a esprimere in parole, non ancora
ma mi batte il cuore, sono viva. 


 


In questo paese, indipendentemente da dove si nasce siamo pressati, incalzati, costretti in una forma anche nella più remota campagna, è un susseguirsi di stradoni diritti e anonimi ed enormi negozi di cattivo gusto ma se guardo il verde delle montagne fitte di alberi mi vengono le lacrime agli occhi una piccola cascata che mi sembra un giocattolo il colore grigio del mare tranquillo come un lago amo questa natura delicata che c’è solo qui da noi.
.
.


 
 
 


 
 
  


Sono tempi in cui può accadere di tutto si organizzano con grande impegno convegni in difesa degli uccellini mentre i bambini uccidono i gatti la gente partecipa con gioia a un’antica festa popolare portando a spalle il palanchino sacro, e intanto qualcuno mette il veleno nel cibo di tutti molti dicono che non sanno più in cosa credere.
Forse non c’entra molto, ma c’è la madre di una mia amica che ha sempre le unghie perfettamente in ordine la sua cucina, che non viene mai usata, è tutta scintillante da loro si mangiano solo cibi comprati già pronti in raffinati negozi di gastronomia e pane francese che si fanno recapitare a casa appena sfornato ma la mia amica è amata.
Mia madre è di famiglia contadina, la mia cucina è sempre schizzata di grasso lei fa da mangiare riso bianco, tempura e verdure in salamoia, 챔 una cuoca fantastica anch’io sono amata. Più che gli aspetti negativi delle differenze conta la possibilità di coltivare l’amore e di capirsi l’uno con l’altro la possibilità di crescere in quest’epoca che si muove vertiginosamente, non faccio che vedere gente, tante persone tutte diverse e posso incontrarle senza paura, da qualunque posto vengano, qualunque sia il loro aspetto seguendo l’istinto, abbandonando i pregiudizi la nostra anima diventa sempre più meravigliosa.

 
 
Mi piace mangiare,
prendermela comoda,
stare in salute,
essere approvata dagli altri, il denaro,
evitare di vedere le cose brutte,
ma non è per questo che vivo.
Per fare quello che mi interessa davvero
posso anche non mangiare, avere guai,
ammalarmi,
essere criticata, restare senza un soldo,
vedere un sacco di cose brutte
fa lo stesso.


 


Sono fiera di questa mia convinzione, per infantile che sia vivere è vedere entrambi i lati delle cose non è mica roba da poco vorrei che tv e giornali smettessero di raccontare solo cose tristi in questo mio nuovo viaggio che è ancora appena all’inizio.

 
 

 
 
 

Banana Yoshimoto (dal libro Bambole Kokeshi)



F I N E



LA TUA PAGINA DI FB DI SOGNO




Primo Levi – Lo scrittore che ha vissuto e narrato.. l’orrore dei lager – Breve ricordo anche con un suo mitico.. poetico brano   4 comments

 

 

Doveroso ritengo, nell'anniversario della sua nascita,

tracciare un breve ritratto dell'uomo e dello scrittore che,

più e meglio di ogni altro,

è stato capace di narrare la tragica realtà dei lager

trasmettendola alla memoria nostra e delle future generazioni.

 

 

 

(Torino 31.7 .1919 – Torino 11.4.1987)

 

 

 

PRIMO LEVI…
TESTIMONE… SCRITTORE E… VERO UOMO

 

 

 

 

 
 
 
Nato a Torino da genitori di religione ebraica, fu brillante studente del liceo classico Massimo D’Azeglio e si laureò in modo encomiabile in Chimica con una tesi però di Fisica per l'ostracismo dei professori nei suoi confronti a seguito delle famigerate e vergognose Leggi Razziali.

Lavorava a Milano come chimico quando nel '43 fu catturato dai Tedeschi che dopo un  pò lo trasferirono ad Auschwitz… luogo di cui lui (come gli altri prigionieri) ignorava tutto…

 
 
«Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione.
Auschwitz: un nome privo di significato, allora e per noi»
(P. Levi – Se questo è un uomo)
 
 
 


Primo Levi giovane con amici (ultimo a dx)

 

Essendo giovane e valido non scomparve subito nel nulla come i vecchi… le donne ed i bambini… ma assegnato ad una fabbrica di gomma.
 
Nonostante fosse rasato a zero, con vestito a righe, costretto a rigidissime regole e con un numero cucito sulla giacca…, il suo era 174517,  all'inizio non capiva quel che davvero stava accadendo.
 
In breve tempo però la tremenda realtà gli apparve chiara…
 
 
 

Primo Levi con la sorella Anna Maria nel 1947


 
 
 
Le sue conoscenze di tedesco e di chimica… gli consentirono però di evitare lavori troppo duri… ma l'esperienza vissuta nei campi di concentramento tra rapporti di grande amicizia tra prigionieri e per converso di incredibile violenza fisica e spirituale lo segnarono profondamente.
 
Fu liberato il 27 gennaio 1945 dai Russi, anche grazie a circostanze fortunate, (era stato spostato nel campo di Buna-Monowitz perché ammalato di scarlattina) ma riuscì a tornar in patria solo nell'ottobre successivo.
 
Primo Levi è stato dunque tra i pochissimi a tornare dai campi di concentramento.
 
 
 

 
 
 
In Italia, essendo stato testimone di tanta assurda e cieca violenza, sentì l'obbligo di rivelare al mondo quel che nessuno poteva immaginare e quindi nemmeno credere.
 
In questo modo poteva poi anche elaborare l'immenso dolore da cui non riusciva a liberarsi.
 
 
 

Primo Levi e Philip Roth


 
 
 Da ciò nacque l'ormai mitico libro  “Se questo è un uomo” che in un primo tempo piacque solo ai critici ma poi pian piano venne tradotto in diverse lingue ed apprezzato in tutto il mondo.
 
Con il libro “La Tregua” vinse la prima edizione del Premio Campiello.

Seguì negli anni la pubblicazione di tante altre sue opere.

 
Morì l'11 aprile del 1987.
 
Dirà di lui il letterato Claudio Toscani:
«L’ultimo appello di Primo Levi non dice… non dimenticatemi, bensì non dimenticate».
 
 
 
 

 
 
Infine, come omaggio al suo ricordo, ecco questo notissimmo suo poetico brano…

 
 
 

 

 
 
 

SE QUESTO E’ UN UOMO
Primo Levi
 
«Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi».

 

 

 


 

 

Grazie… Primo…

 

Tony Kospan

 
 
 

Romano Battaglia – Breve ricordo ed un omaggio con la sua “Serenata al mondo”   1 comment

 
.
 
 
 
 
 
Anche se non ha ricevuto grandi omaggi da parte della critica
a me, Romano Battaglia noto giornalista e scrittore da poco scomparso
,
è sempre piaciuto per l’arguzia, la leggerezza mai banale e la serena fantasia
con cui scriveva racconti poesie riflessioni… etc…
ed infatti spesso pubblico suoi brevi ma “sognanti” brani.








E stato anche un apprezzato conduttore televisivo
ed ha ricevuto diversi premi per le sue opere.

Forse per la sua serena visione delle cose ed
il suo originale e simpatico modo di raccontare,
piacevole e leggero ma mai banale,
la critica è sempre stata fredda nei suoi confronti.


 
 
 
Romano Battaglia
(Marina di Pietrasanta 31.7.1933 – Marina di Pietrasanta 22.7.2012)
 
 
 
 
 
 
 
 

Per questo desidero rendergli omaggio
con questo suo breve, leggiadro eppur significativo brano.

Ritengo che sia davvero una bella riflessione questa
e penso che faccia bene allo spirito… di noi tutti.


 

 




  
SERENATA AL MONDO


Romano Battaglia





 
 
  
 

Un giorno volevo descrivere il dolore che provai nel veder tagliare gli alberi di un giardino, ma ci riuscì meglio un bambino in sole poche righe.
 
Una volta volevo rendere la bellezza della neve caduta sulla terra, ma ci riuscì meglio un bambino che abitava sulle montagne.
 
Un giorno cercai di tradurre in parole il pianto del fiume inquinato, ma le parole più giuste furono quelle di un bambino che abitava sul fiume.
 
Una sera cercai di scrivere una poesia per un cielo di stelle, ma l’aveva già scritta un bambino che guardava sempre il cielo.
 
Una volta piansi per la cattiveria e le ingiustizie del mondo, ma le lacrime più vere furono quelle di un bambino.
 
Le parole di quei bambini, i loro sogni, i loro pensieri sono messaggi di verità:
li affido agli abitanti della terra, spesso stanca e malata, affinchè sappiano trarne un insegnamento.
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 


Ciao da Tony Kospan

 
 
 
 
 

 

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Romano Battaglia


Guido Crepax.. il grande fumettista e la sua mitica creazione… “Valentina”… anche in video   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
Guido Crepax, al secolo Guido Crepas, è stato il disegnatore
che ha profondamente innovato il fumetto erotico europeo 

nella seconda metà del XX secolo
soprattutto con la sua… Valentina.


 
 
 
Milano 15.7.1933 – Milano 31.7.2003 

 

LA STORIA DI… VALENTINA

 
Valentina (Rosselli) nasce nel 1965 sulle pagine della rivista Linus
ed è all'inizio un personaggio secondario in un fumetto di fantascienza.

L'immagine di Valentina s'ispira in modo evidente
all'attrice Louise Brooks mitica star degli anni venti.






Valentina, visto il successo, diviene ben presto
un personaggio autonomo la cui fama coinvolge
diversi ambienti, grazie ad apparizioni pubblicitarie.

Immagini e storie di questo fumetto colpiscono 
per il taglio moderno, spigliato e quasi cinematografico, 
ed entusiasmano i lettori che diventano sempre più numerosi.






Di lei Crepax ci fa conoscere tutto, il lavoro (fa la fotografa),
la data di nascita e lo stato civile grazie alla carta di identità… etc.






Spesso è anche nuda e sensuale.

I contenuti delle storie spaziano nei campi più diversi
come l'arte, la storia, l'attualità… etc.
 
 
 
 
 
 
 
 
Valentina è anche la rappresentazione
dello spirito hippy degli anni sessanta.
 
 
 
 
 
 
 
 
I fumetti di Valentina sono ancor oggi rinomati
per il sofisticato disegno e per le psichedeliche…
erotiche (ma senza mai esagerazionie sognanti trame.
 
 
 
 
 

 
 
 
Rendiamo infine omaggio a Crepax
anche con questo video
dedicato anch'esso alla mitica Valentina 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

Ciao da Tony Kospan







FRANZ LISZT – Il grande compositore e super virtuoso del pianoforte e la sua amata… “Tarantella”   Leave a comment








Franz Liszt, musicista ungherese, 

viene universalmente riconosciuto 

come il più grande pianista della sua epoca.



Il suo magico virtuosismo, 

spesso attribuito alle sue dita anormalmente lunghe, 

si manifestava nel totale dominio della tastiera 

e in un livello di destrezza tecnica 

raggiunto solo dai migliori prestidigitatori.







Prima di dedicarsi alla composizione,

cosa che avvenne quando era più in là negli anni,

Liszt tenne una notevole serie di concerti in tutta Europa,

usando la sua tecnica sensazionale 

e con risultati così eccezionali da abbagliare il pubblico.



Infatti riusciva ad esprimere al massimo

le capacità sinfoniche del pianoforte

con l’esecuzione anche di grandi opere nate per orchestra.




Franz von Liszt (Raiding 22.10.1811 – Bayreuth 31.7.1886)




La sua sensibilità estetica e musicale

era considerata all’epoca rivoluzionaria rispetto al passato

e capace di portare in alto l’arte musicale dl 19° secolo

in linea con le tendenze impressionistiche e moderniste dell’epoca.




LA MAGIA DI LISZT AL PIANO







La suonata al piano di Liszt è vero esibizionismo acrobatico.
 

Immaginate dita che si posano sui tasti del pianoforte
spiccando salti acrobatici
e pensate a mani che s’incrociano
con risultati musicali fantastici.

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LA TARANTELLA DI… LISZT





 
 
Il grande musicista ungherese ha amato
e si è divertito molto con un mitico ballo popolare
 la… tarantella.
 

Sì la cosa è davvero sorprendente,
almeno per me, ma è proprio così
Liszt ne era proprio affascinato!


 
 
 
 




Dunque ora per voi, per noi, 
ecco la sua TARANTELLA in versione MUSICA CLASSICA
ed ascoltate, ascoltiamo, anche
il volo delle mani sul pianoforte.

 

 

 

    (video)

 
 
 
 

Spero che vi piaccia come piace a me.
 
Ciao dall’Orso







 
 
 
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